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La nonviolenza e' in cammino. 977



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 977 del 30 giugno 2005

Sommario di questo numero:
1. Assassinato Andres Arrojo Segura, difensore dell'ambiente e dei diritti
umani
2. Martin Luther King: La scelta della nonviolenza
3. Umberto Santino: Mafie e Mediterraneo
4. Patricia Lombroso intervista Michael Ratner
5. Con "Qualevita", la lezione di Pedro Casaldaliga
6. Letture: AA. VV., Una vita piu' semplice. Biografia e parole di Alexander
Langer
7. Letture: Susanna Ripamonti (a cura di), Prescrizione e corruzione
8. Riletture: Marthe Robert, L'antico e il nuovo
9. Riletture: Marthe Robert, Da Edipo a Mose'
10. Riletture: Marthe Robert, Solo come Kafka
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. ECUADOR. ASSASSINATO ANDRES ARROJO SEGURA, DIFENSORE DELL'AMBIENTE E DEI
DIRITTI UMANI
[Dalla redazione di "A Sud" (per contatti: redazione at asud.net) riceviamo e
diffondiamo]

La redazione di "A Sud" denuncia all'opinione pubblica l'ondata di violenza
e le aggressioni contro ecologisti, leader indigeni e difensori dei diritti
umani che in Ecuador lottano contro la costruzione dei megaprogetti e la
violazione dei diritti umani.
Lunedi' 20 giugno il leader comunitario Andres Arrojo Segura, membro della
Red Nacional en Defensa de la Naturaleza, Vida y Dignidad, e' stato
assassinato. L'autopsia ha confermato il decesso per aggressione violenta.
Andres Arrojo Segura tentava di raggiungere la citta' costiera di Guajaquil
per un incontro con l'avvocato Felix Rodriguez. Il corpo e' stato ritrovato
nel Rio Baba nei pressi della comunita' Seiba, esattamente nel punto in cui
e' stata progettata la costruzione di un'imponente diga.
Andres Arrojo Segura era fortemente impegnato in una tenace lotta di
resistenza contro l'esecuzione del progetto. Aveva iniziato una raccolta di
firme tra le comunita' locali contro la diga sul Rio Baba, considerando la
sua costruzione "disastrosa" sul piano ambientale e sociale: migliaia di
ettari di terreno fertile delle comunita' contadine verrebbero sommersi
dalle acque. La settimana passata aveva presentato una denuncia alla
Comision Ecumenica de Derechos Humanos (Cedhu) per indagare sui reali
interessi delle grandi imprese connesse alla costruzione della diga. La
stessa Cedhu ha denunciato che in Ecuador, nella foresta amazzonica  e nella
zona costiera di  Esmeraldas, vari leader indigeni, attivisti ed ecologisti
impegnati nella difesa dell'ambiente e dei diritti umani dall'aggressione
delle multinazionali, hanno gia' perso la vita in "circostanze misteriose" o
sono stati minacciati e aggrediti.

2. MAESTRI. MARTIN LUTHER KING: LA SCELTA DELLA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Fulvio Cesare Manara (per contatti: philosophe0 at tin.it) per
averci messo a disposizione l'antologia di scritti e discorsi di Martin
Luther King da lui curata, Memoria di un volto: Martin Luther King,
Dipartimento per l'educazione alla nonviolenza delle Acli di Bergamo,
Bergamo 2002, che reca traduzioni di discorsi e scritti del grande maestro
della nonviolenza. Il testo seguente e' tratto da La forza di amare, Torino,
Sei, 1968, 1973 e successive ristampe, pp. 268-274 (la traduzione e'
dell'indimenticabile padre Ernesto Balducci).
Martin Luther King, nato ad Atlanta in Georgia nel 1929, laureatosi
all'Universita' di Boston nel 1954 con una tesi sul teologo Paul Tillich, lo
stesso anno si stabilisce, come pastore battista, a Montgomery nell'Alabama.
Dal 1955 (il primo dicembre accade la vicenda di Rosa Parks) guida la lotta
nonviolenta contro la discriminazione razziale, intervenendo in varie parti
degli Usa. Premio Nobel per la pace nel 1964, piu' volte oggetto di
attentati e repressione, muore assassinato nel 1968. Opere di Martin Luther
King: tra i testi piu' noti: La forza di amare, Sei, Torino 1967, 1994
(edizione italiana curata da Ernesto Balducci); Lettera dal carcere di
Birmingham - Pellegrinaggio alla nonviolenza, Movimento Nonviolento, Verona
1993; L'"altro" Martin Luther King, Claudiana, Torino 1993 (antologia a cura
di Paolo Naso); "I have a dream", Mondadori, Milano 2001; cfr. anche: Marcia
verso la liberta', Ando', Palermo 1968; Lettera dal carcere, La Locusta,
Vicenza 1968; Il fronte della coscienza, Sei, Torino 1968; Perche' non
possiamo aspettare, Ando', Palermo 1970; Dove stiamo andando, verso il caos
o la comunita'?, Sei, Torino 1970. Presso la University of California Press,
e' in via di pubblicazione l'intera raccolta degli scritti di Martin Luther
King, a cura di Clayborne Carson (che lavora alla Stanford University). Sono
usciti sinora cinque volumi (di quattordici previsti): 1. Called to Serve
(January 1929 - June 1951); 2. Rediscovering Precious Values (July 1951 -
November 1955); 3. Birth of a New Age (December 1955 - December 1956); 4.
Symbol of the Movement (January 1957 - December 1958); 5. Threshold of a New
Decade (January 1959 - December 1960); ulteriori informazioni nel sito:
www.stanford.edu/group/King/ Opere su Martin Luther King: Arnulf Zitelmann,
Non mi piegherete. Vita di Martin Luther King, Feltrinelli, Milano 1996;
Sandra Cavallucci, Martin Luther King, Mondadori, Milano 2004. Esistono
altri testi in italiano (ad esempio Hubert Gerbeau, Martin Luther King,
Cittadella, Assisi 1973), ma quelli a nostra conoscenza sono perlopiu' di
non particolare valore: sarebbe invece assai necessario uno studio critico
approfondito della figura, della riflessione e dell'azione di Martin Luther
King (anche contestualizzandole e confrontandole con altre contemporanee
personalita', riflessioni ed esperienze di resistenza antirazzista in
America). Una introduzione sintetica e' in "Azione nonviolenta" dell'aprile
1998 (alle pp. 3-9), con una buona bibliografia essenziale]

Dopo aver letto Rauschenbusch [Cristianesimo e crisi sociale] mi volsi ad
uno studio serio delle teorie sociali ed etiche dei grandi filosofi. Durante
quel periodo, disperai quasi del potere dell'amore di risolvere i problemi
sociali. La filosofia del porgere-l'altra-guancia e
dell'amare-i-propri-nemici sono valide, pensavo, solo quando individui sono
in conflitto con altri individui; ma quando sono in con­flitto gruppi
razziali e nazioni, e' necessario un compor­tamento piu' realistico.
Allora, venni in contatto con la vita e con l'insegnamento del Mahatma
Gandhi. Leggendo le sue opere, rimasi profondamente affascinato dalle sue
campagne di resistenza nonviolenta. Tutto il concetto gandhiano di
satyagraha (satya e' verita' che equivale ad amore e agraha e' forza;
satyagraha, percio', significa verita'-forza, o amore-forza) era
profondamente significativo per me. Via via che scavavo a fondo nella
filosofia di Gandhi, il mio scetticismo riguardo al potere dell'amore
diminuiva gradualmente, ed io arrivai a vedere per la prima volta che la
dottrina cristiana dell'amore, operante attraverso il metodo gandhiano della
nonviolenza, e' una delle armi piu' potenti a disposizione di un popolo
oppresso nella sua lotta per la liberta'. A quel tempo, comunque, io
acquistai solo una comprensione intellettuale ed una stima di quella
posizione, e non avevo alcuna ferma decisione di organizzarla in una
situazione socialmente effettiva.
Quando, nel 1954, mi recai a Montgomery, Alabama, come pastore, non avevo la
minima idea che piu' tardi mi sarei trovato coinvolto in una crisi in cui la
resistenza nonviolenta avrebbe potuto essere applicabile. Dopo che ebbi
vissuto in quella comunita' per circa un anno, ebbe inizio il boicottaggio
degli autobus. I neri di Montgomery, esasperati dalle umilianti esperienze
che avevano costantemente subito negli autobus, espressero con una massiccia
azione di noncooperazione la loro decisione di essere liberi: giunsero ad
accorgersi che, in fin dei conti, era piu' onorevole camminare
dignitosamente per le strade che farsi trasportare in autobus in quella
forma umiliante. All'inizio della protesta, essi si rivolsero a me perche'
servissi loro da portavoce. Accettando tale responsabilita', il mio
pensiero, consciamente o inconsciamente, veniva riportato al Discorso della
Montagna e al metodo gandhiano della resistenza nonviolenta: questo
principio divenne la luce che guidava il nostro movimento: Cristo forniva lo
spirito e i motivi, Gandhi forniva il metodo.
L'esperienza di Montgomery servi' a chiarire il mio pensiero riguardo alla
questione della nonviolenza piu' di tutti i libri che avevo letti. Via via
che i giorni si susseguivano, mi convincevo sempre piu' del potere della
nonviolenza. La nonviolenza divenne piu' che un metodo a cui io davo il mio
assenso intellettuale: divenne dedizione ad una forma di vita. Molte
questioni che non avevo chiarito intellettualmente riguardo alla nonviolenza
venivano ora risolte entro la sfera dell'azione pratica.
Il privilegio che ebbi di fare un viaggio in India lascio' una grande
impronta su di me personalmente, perche' era corroborante vedere di prima
mano gli impressionanti risultati di una lotta nonviolenta per la conquista
dell'indipendenza. La messe di odio e di risentimento che ordinariamente
segue una campagna violenta non si riscontrava da nessuna parte in India, e
un'amicizia reciproca, basata sulla completa ugua­glianza, esisteva tra
indiani e inglesi entro il Commonwealth.
*
Non vorrei dare l'impressione che la nonviolenza possa compiere miracoli da
oggi a domani: gli uomini non si lasciano facilmente smuovere dai loro
binari mentali o liberare dai loro sentimenti irrazionali, frutto di
pregiudizi. Quando i non privilegiati chiedono liberta', i privilegiati
dapprima reagiscono con risentimento e resistenza: anche quando le richieste
sono presentate in termini nonviolenti, la risposta iniziale e'
sostanzialmente la stessa. Io sono sicuro che molti dei nostri fratelli
bianchi a Montgomery e attraverso il Sud sono ancora pieni di risentimento
contro i dirigenti neri, anche se questi hanno cercato di seguire una via di
amore e di nonviolenza. Ma l'azione nonviolenta ha un'influenza sui cuori e
sulle anime di coloro che sono impegnati in essa: da' loro un nuovo rispetto
di se stessi; suscita risorse di forza e di coraggio che essi non sapevano
di possedere; infine, scuote a tal punto la coscienza dell'oppositore che la
riconciliazione diviene una realta'.
*
Piu' recentemente, sono giunto a riconoscere la necessita' del metodo della
nonviolenza nelle relazioni internazionali. Pur non essendo convinto della
sua efficacia nei conflitti tra nazioni, io pensavo che, pur non potendo mai
essere un bene positivo, la guerra potrebbe servirci come bene negativo,
prevenendo la diffusione e la crescita di una forza malvagia: la guerra, per
quanto orribile potrebbe essere preferibile all'arrendersi ad un sistema
totalitario. Ora, pero', io vedo che la distruttivita' potenziale delle armi
moderne elimina totalmente la possibilita' che la guerra rappresenti mai
piu' un bene negativo. Se ammettiamo che l'umanita' ha il diritto di
sopravvivere, allora dobbiamo trovare un'alternativa alla guerra ed alla
distruzione. Nella nostra epoca di veicoli spaziali e di missili balistici
telecomandati, la scelta e' tra la nonviolenza e la nonesistenza.
Io non sono un pacifista dottrinario, ma ho cercato di abbracciare un
pacifismo realistico, che considera la posizione pacifista come il male
minore nelle circostanze attuali. Io non proclamo di essere libero dal
dilemma morale che il cristiano non pacifista deve affrontare, ma sono
convinto che la Chiesa non puo' rimanere in silenzio mentre il genere umano
e' di fronte alla minaccia dell'annientamento nucleare. Se e' fedele alla
sua missione, la Chiesa deve chiedere la fine della gara degli armamenti.
*
Alcune mie personali sofferenze di questi ultimi anni sono pure servite a
formare il mio pensiero. Esito sempre a menzionare tali esperienze, per
timore di suscitare una falsa impressione: una persona che  continuamente
richiama l'attenzione sulle sue prove e sofferenze, corre il rischio di
acquistare un complesso di martire e di dare agli altri l'impressione di
cercare consapevolmente simpatia. E' possibile che uno sia egocentrico nel
sacrificio di se'. Percio' sono sempre riluttante a citare i miei sacrifici
personali. Mi sento, pero', in certo modo giustificato di menzionarli in
questo saggio, a motivo dell'influenza che essi hanno avuto sul mio
pensiero.
A causa del mio impegno nella lotta per la liberta' della mia gente, in
questi ultimi anni ho conosciuto ben pochi giorni tranquilli. Sono stato
rinchiuso nelle prigioni dell'Alabama e della Georgia dodici volte; due
volte la mia casa e' stata colpita dalle bombe. Raramente passa un giorno
che la mia famiglia ed io non riceviamo minacce di morte; io sono stato
vittima di un'aggressione quasi fatale: in senso molto reale, dunque, sono
stato percosso dalle tempeste della persecuzione. Devo ammettere di aver
pensato, a volte, che non potevo piu' sopportare un cosi' pesante fardello,
e di essere stato tentato di ritirarmi ad una vita piu' tranquilla e serena.
Ma, ogni volta che mi si e' presentata una tale tentazione, qualcosa veniva
a rafforzare e a sorreggere la mia decisione. Ormai ho imparato che la soma
del Maestro e' leggera precisamente quando noi prendiamo su di noi il suo
giogo.
Le prove personali mi hanno anche insegnato il valore di una immeritata
sofferenza. Quando le mie sofferenze aumentarono, io mi resi subito conto
che vi erano due maniere in cui potevo rispondere alla mia situazione: o
reagire con risentimento, o cercare di trasformare la sofferenza in una
forza costruttiva. Decisi di seguire la seconda maniera. Riconoscendo la
necessita' della sofferenza, avevo cercato di fame una virtu': foss'anche
solo per salvarmi dall'amarezza, avevo cercato di vedere le mie prove
personali come un'occasione per trasfigurare me stesso e per salvare il
popolo implicato nella tragica situazione che ora prevale. Ho vissuto questi
ultimi anni con la convinzione che la sofferenza immeritata e' redentiva. Vi
sono alcuni che ancora considerano la croce come un ostacolo, altri la
considerano follia, ma io sono convinto, piu' di quanto lo sia mai stato
prima, che essa e' la potenza di Dio per la salvezza sociale e individuale.
Cosi', come l'apostolo Paolo, io posso dire, umilmente ma con fierezza: "Io
porto nel mio corpo i segni del Signore Gesu'".
*
Gli angosciosi momenti che ho passati durante questi ultimi anni mi hanno
anche portato piu' vicino a Dio. Piu' che mai prima, sono convinto della
realta' di un Dio personale. Certo, ho sempre creduto nella personalita' di
Dio: ma, in passato, l'idea di un Dio personale era poco piu' di una
categoria metafisica che io trovavo teologicamente e filosoficamente
soddisfacente; ora, essa e' una realta' vivente che e' stata convalidata
dall'esperienza della vita quotidiana. Negli ultimi anni, Dio e' stato
profondamente reale per me. In mezzo ai pericoli esterni, ho sentito una
calma interiore; in mezzo a giorni desolati e a notti di terrore, ho udito
una voce interiore che diceva: "Ecco, io saro' con te". Quando le catene
della paura e i ceppi della frustrazione avevano quasi ridotto all'impotenza
i miei sforzi, ho sentito la potenza di Dio che trasformava il travaglio
della disperazione nell'allegria della speranza. Io sono convinto che
l'universo e' sotto il controllo di un'intenzione amorosa e che nella lotta
per la giustizia l'uomo ha alleati cosmici. Dietro le dure apparenze del
mondo, vi e' un potere benigno. Dire che questo Dio e' personale non
significa renderlo un oggetto finito accanto ad altri oggetti o attribuirgli
le limitazioni della personalita' umana: significa prendere quello che vi e'
di piu' alto e di piu' nobile nella nostra coscienza e affermarne la
perfetta esistenza in lui. E' certamente vero che la personalita' umana e'
limitata, ma la personalita' in quanto tale non implica necessariamente
delle  limitazioni: essa significa semplicemente autocoscienza e
autodirezione. Cosi', nel piu' vero senso della parola, Dio e' un Dio
vivente. In lui sono sentimento e volonta', responsivi alle piu' profonde
emozioni del cuore umano: questo Dio evoca la preghiera e insieme vi
risponde.
*
L'ultima decade e' stata quanto mai eccitante. A dispetto delle tensioni e
incertezze di questo periodo, qualcosa di profondamente significativo si sta
facendo strada. I vecchi sistemi di sfruttamento e di oppres­sione stanno
scomparendo; nuovi sistemi di giustizia e di uguaglianza stanno nascendo.
Realmente, questo e' un gran tempo per vivere. Percio', io non sono ancora
scoraggiato riguardo al futuro. D'accordo che il facile ottimismo di ieri e'
impossibile; d'accordo che ci tro­viamo di fronte ad un  a crisi mondiale
che cosi' spesso ci lascia eretti in mezzo al crescente mormorio
dell'agi­tato mare della vita. Ma ogni crisi ha al tempo stesso i suoi
rischi e le sue possibilita': puo' significare salvezza o condanna. In un
mondo buio e confuso, il Regno di Dio puo' ancora regnare nel cuore degli
uomini.

3. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: MAFIE E MEDITERRANEO
[Dal sito del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" (per
contatti: via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax:
091348997, e-mail: csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it) riprendiamo
il testo della relazione di Umberto Santino su "Mafie e Mediterraneo"
presentata il 16 giugno 2005 al seminario "Democrazia, giustizia sociale,
diritti: costruire societa', contro le mafie e l'illegalita'" durante il
Forum sociale del Mediterraneo svoltosi a Barcellona dal 16 al 19 giugno
2005. Umberto Santino (per contatti: csdgi at tin.it) ha fondato e dirige il
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da
decenni e' uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i
suoi complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di
questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra
economia, politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura
di), L'antimafia difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza
programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi,
Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa
mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio
Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote.
Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli,
Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro
la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra,
progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia
mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per
l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi,
paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti
nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La
democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione
delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la
legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e
il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni
nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento
antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo
studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000. Su
Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve
rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su questo stesso
foglio nei nn. 931-934]

Premessa
In questo intervento trattero' sinteticamente i seguenti temi: 1) mafia,
gruppi criminali di tipo mafioso e globalizzazione; 2) ruolo dell'area
mediterranea prima e dopo la caduta del muro di Berlino; 3) mafie e traffici
illegali nell'area mediterranea; 4) esperienze e proposte.
*
1. Dalla mafia alle mafie
Il termine mafia prima usato solo per la criminalita' organizzata siciliana
ormai da anni viene usato per designare anche altri gruppi criminali, per
cui si rende necessaria una precisazione.
La mafia siciliana e' una realta' complessa, risultato dell'interazione di
vari aspetti: essa e' composta da un insieme di gruppi criminali
organizzati, che svolgono attivita' illegali e legali al fine di accumulare
ricchezza e acquisire e gestire posizioni di potere, che agiscono
all'interno di un sistema di rapporti con vari soggetti (professionisti,
imprenditori, amministratori, politici: borghesia mafiosa), si avvalgono di
un codice culturale e godono di un certo consenso sociale.
Si puo' parlare di mafie soltanto per i gruppi criminali anch'essi complessi
che operano in un contesto di relazioni, che vanno dall'economia alla
politica. Questi fenomeni si connotano per la loro capacita' di controllare
il territorio (signoria territoriale) e per il loro polimorfismo.
Le mafie si collocano negli spazi in cui i diritti o non sono riconosciuti o
sono calpestati: diritto alla liberta', alla vita politica, a un reddito
adeguato, al lavoro, all'istruzione, alla salute... Le mafie al contempo
violano i diritti e ne ostacolano il riconoscimento e offrono canali e
occasioni per l'arricchimento facile, per il conseguimento di posizioni di
potere e il soddisfacimento con mezzi illegali di diritti-bisogni
insoddisfatti, come quello di emigrare. Cio' spiega il loro proliferare e il
loro potere nel contesto della globalizzazione neoliberista, che e' insieme
una grande macchina di integrazione (per i paesi a economia forte, in grado
di reggere la competizione del libero mercato) e di esclusione (per tutti
gli altri), che condanna all'emarginazione intere aree del pianeta, per le
quali l'unica accumulazione possibile e' quella illegale, svolta da soggetti
criminali.
La globalizzazione ha effetti criminogeni anche per un altro aspetto: la
finanziarizzazione dell'economia, con la riduzione dell'attivita' produttiva
di beni e servizi e il prevalere del capitale speculativo (alcune migliaia
di miliardi di dollari sono ogni giorno in circuitazione) e le convenienze
offerte al mescolarsi di capitali illegali e legali, per l'opacita' del
sistema finanziario (con il segreto bancario, i paradisi fiscali, le
innovazioni finanziarie), inefficacemente contrastata dalle misure
antiriciclaggio (1).
*
2. Il Mediterraneo: un mare piu' frontiera che ponte
Come si colloca l'area mediterranea all'interno dei processi di
globalizzazione? Come vedremo essa e' insieme teatro dell'integrazione e
dell'esclusione. I continui sbarchi di immigrati sulle coste siciliane,
spesso conclusi tragicamente con la morte di centinaia di persone, sono
l'aspetto piu' eclatante di drammi personali e collettivi e di
contraddizioni che tutto lascia prevedere si aggraveranno nei prossimi anni,
se non ci sara' un drastico mutamento delle politiche dei Paesi europei, a
cominciare dall'Italia che sull'argomento ha adottato una linea di
esclusione e di intolleranza.
Contrariamente alla retorica imperante, il Mare Mediterraneo e' piu' una
frontiera che divide i paesi rivieraschi che un ponte che li unisce. La
stessa espressione "Mare nostrum" non ha mai indicato uno spazio comune, una
sorta di condominio tra eguali, ma un regime proprietario, in cui i Romani
facevano da padroni e gli altri popoli erano o schiavi o sudditi.
Gia' prima dell'implosione del socialismo reale, il Mediterraneo era ben
lontano dall'essere una realta' unitaria o in via di unificazione. Ne
facevano parte 18 paesi e si potevano individuare quattro subregioni:
subregione europea-occidentale: Portogallo, Spagna, Francia, Italia;
subregione europea orientale: Jugoslavia, Albania, Grecia, Turchia, Cipro;
subregione nordafricana: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto;
subregione Vicino Oriente: Siria, Libano, Israele, Giordania. A meta' degli
anni '80 Portogallo e Spagna erano appena usciti da dittature e avevano
pesanti distacchi da Francia e Italia. La Jugoslavia era ancora a economia
collettivistica e l'Albania era un'isola di comunismo ortodosso arroccata
nella riproduzione della miseria, la Turchia era sotto un regime
dittatoriale, Cipro era lacerata da contrasti tra greci e turchi. Il Vicino
Oriente era insanguinato dalla guerra civile tra le varie componenti
etnico-religiose libanesi e dal conflitto israelo-palestinese.
Dopo il crollo del muro di Berlino sono nati nuovi Stati e si sono aggravate
tensioni gia' presenti nell'area. Il cambiamento piu' vistoso si e'
verificato nei Balcani, con la dissoluzione della Jugoslavia, le feroci
guerre etniche e la formazione di cinque nuovi Stati: Slovenia, Croazia,
Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro, Macedonia, mentre resta ancora
irrisolto il problema dell'indipendenza del Kosovo. E' continuato ed e'
ancora lontano da una ipotesi di possibile soluzione il conflitto
israelo-palestinese.
Si collocano nell'area mediterranea Paesi diversissimi, con differenze
enormi, sia dal punto di vista economico che culturale, politico e
religioso. I Paesi sono attualmente 22 e utilizzando la divisione in
subregioni, rispetto alla situazione precedente riscontriamo che nella
subregione europea-occidentale il Portogallo e la Spagna hanno colmato il
distacco con i paesi piu' industrializzati, Francia e Italia. La subregione
europea orientale e' piu' frammentata di prima, con la formazione dei nuovi
Stati. Alcuni Paesi fanno parte dell'Unione europea, altri aspirano ad
entrarvi (come per esempio la Turchia, uscita dalla dittatura ma con un
governo in cui figurano uomini che facevano parte della banda
politico-criminale dei Lupi grigi) e debbono fare i conti con una realta' in
cui lo smantellamento del socialismo reale ha finito con il collocarli in
un'area di poverta' e sottosviluppo, in cui la competitivita' con le aree di
capitalismo maturo si gioca soprattutto sul terreno di un costo del lavoro
piu' basso e di diritti non riconosciuti o malgarantiti.
Nelle subregioni nordafricana e del Vicino Oriente abbiamo assistito negli
ultimi anni alla diffusione del cosiddetto fondamentalismo islamico che lega
vocazioni identitarie e fanatismo religioso: una miscela esplosiva che porta
all'uso della violenza suicida-omicida contro un Occidente considerato come
il nemico satanico e che si oppone a processi di modernizzazione
occidentaleggiante in nome della legge coranica e della teocrazia. I diritti
umani piu' elementari, a cominciare da quelli delle donne, vengono
calpestati e la conflittualita' si configura come guerra permanente.
*
3. Mutamento delle relazioni internazionali dopo la caduta del muro di
Berlino e dopo l'11 settembre e conseguenze nell'area euro-mediterranea
A livello internazionale dopo il crollo dell'impero sovietico si e'
affermata una sola superpotenza e si e' scatenata la violenza, sotto forma
di guerra etnica, preventiva e ricorso al terrorismo, con la crisi del
diritto internazionale e una globalizzazione come sistema di esclusione e di
marginalizzazione di gran parte del pianeta. L'attentato alle torri gemelle
ha accentuato lo scontro guerra-terrorismo che rischia di generalizzare una
conflittualita' permanente. In questo contesto, dal Forum di Seattle a
quelli piu' recenti di Porto Alegre, si e' formata una societa' civile
internazionale che si muove su una linea programmatica, non di mera
opposizione ai processi in atto ma anche con l'indicazione di possibili
alternative, ma siamo solo all'inizio di un cammino che non e' ne' breve ne'
facile.
Le conseguenze nell'area mediterranea sono evidenti: l'Europa accelera
l'unita' mercantile e monetaria ma e' ben lontana dall'avere un ruolo
internazionale sul piano politico, i divari con i Paesi rivieraschi piu'
poveri si accentuano, i flussi migratori diventano sempre piu' massicci,
nonostante o anzi in forza di proibizioni tanto odiose quanto inutili.
A fronte di questi nodi strutturali si profilano i primi tentativi di una
politica euromediterranea. Il 28 novembre del 1995 si e' svolta la
Conferenza di Barcellona con i ministri degli esteri dei 15 Stati membri
dell'Unione piu' quelli di Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele,
Giordania, Autorita' Palestinese, Libano, Siria, Turchia, Malta, Cipro e si
e' innescato il cosiddetto "processo di Barcellona", che dovrebbe portare a
un'area mediterranea di libero scambio nel 2010 e ha come obiettivi la
collaborazione in campo politico e in materia di sicurezza e la cooperazione
culturale, sociale, umanitaria. Si e' costituita una Fondazione
euromediterranea per il dialogo fra le culture, che dovrebbe diffondere i
valori e i principi d'azione del dialogo e gettare le basi per una coscienza
civica allargata. Vengono poste delle condizioni per l'accesso ai Fondi
europei: rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto (in parecchi Paesi
non sanno cosa siano), sviluppare i diritti umani, promuovere un'economia di
mercato sostenibile.
Come si vede, si tratta di una versione temperata del verbo neoliberista,
sulla base del principio dato per scontato che non c'e' altro modello di
sviluppo che quello euro-occidentale. Il richiamo alla sostenibilita' (che
e' gia' concetto da problematizzare) non puo' impedire che sul terreno
economico la penetrazione delle grandi imprese europee abbia un impatto
devastante in economie poverissime e di mera sopravvivenza, mentre sui
terreni sociale, ambientale, politico il modello euro-occidentale e'
totalmente estraneo a molte realta'. I tentativi di esportazione potranno
avere l'effetto di rinfocolare resistenze e avversioni. Democrazia e
riconoscimento dei diritti umani non si esportano ne' con la guerra ne' per
decreto: si tratta di processi che sono stati lunghissimi e costosissimi
gia' in Occidente e non si vede perche' non debbano esserlo in altre aree
del pianeta.
Il rischio e' che queste politiche possano essere ulteriore fonte di
emarginazione. Per intanto gia' nell'Europa a 25 notiamo il profilarsi di
contraddizioni: entrano Paesi ex socialisti e filoamericani, con aree piu'
povere di altre aree "assistite", come il Mezzogiorno italiano, che saranno
escluse dai benefici di cui finora hanno goduto, spesso senza nessun reale
giovamento.
*
4. Mafie e traffici illegali
Negli anni scorsi ha lavorato proficuamente sul terreno dei traffici
illegali l'Ogd (Observatoire Geopolitique des Drogues) con sede centrale a
Parigi, e in Italia aveva avviato un lavoro di analisi e ricerca soprattutto
sui flussi migratori, che faceva tutt'uno con il suo impegno politico, Dino
Frisullo. L'Ogd si e' sciolto per problemi economici e Dino ci ha lasciato.
Immigrazione e tratta degli esseri umani, traffici di droghe, di armi, di
rifiuti tossici, di organi, spesso vanno a braccetto, seguono le stesse
rotte e sono gestiti dalle stesse organizzazioni criminali ma vanno sempre
piu' emergendo nuovi soggetti.
Per cio' che riguarda in particolare uno dei traffici piu' odiosi ma anche
piu' dotati di futuro, se persistono le condizioni attuali, cioe' la tratta
di esseri umani, Frisullo in un suo articolo pubblicato su "Narcomafie", nel
settembre del 1997, poneva al centro la mafia turca, affiancata da greci,
pakistani, irakeni, albanesi, maltesi, ciprioti. Avrebbe avuto un ruolo
marginale la mafia italiana, interessata solo quando la tratta si
accompagnava al traffico di droga. I traffici di clandestini, di armi e
droga approdavano in Sicilia e Calabria e in vista delle coste siciliane
com'e' noto si e' consumata una delle tragedie dell'immigrazione
clandestina: il naufragio della Yohan nel Natale del 1996, con la morte di
circa trecento persone (2).
Successivamente i flussi di emigrazione clandestina sono continuati e sono
destinati a intensificarsi. Una Relazione della Commissione parlamentare
antimafia italiana del dicembre del 2000 considerava l'emigrazione
clandestina sotto un duplice profilo: il favoreggiamento all'emigrazione
(smuggling) e lo sfruttamento degli immigrati (trafficking), con il lavoro
nero o la prostituzione. Il numero dei moderni schiavi oscillerebbe tra i 27
e i 200 milioni di persone e i profitti criminali sarebbero compresi tra i 7
e i 13 miliardi di dollari l'anno. L'emigrazione clandestina sarebbe gestita
da un sistema criminale integrato, formato da organizzazioni etniche che
operano al livello piu' alto e da altre organizzazioni che agiscono al
livello intermedio e al livello piu' basso. Connesso con questi traffici
sarebbe il traffico d'organi (3).
Le porte d'ingresso in Europa degli immigrati clandestini sono molteplici:
in Italia, la Sicilia, la Puglia, Gorizia; le coste spagnole, i paesi
dell'Est.
Sulla produzione e sul traffico di droghe un rapporto dell'Unodc (United
Nations Office on Drugs and Crime) del dicembre 2003 indicava il Marocco
come il maggior produttore di hashish e la Spagna come porta d'ingresso
della sostanza in Europa. Anche per la cocaina che si consuma in Europa
Marocco e Spagna hanno un ruolo decisivo. L'eroina europea continua ad
arrivare principalmente dall'Afghanistan che ha intensificato le
coltivazioni del papavero da oppio (nel 2004 la produzione e' aumentata del
6% e le terre coltivate a papavero sono cresciute dell'8% rispetto all'anno
precedente) (4).
La produzione e l'uso di droghe sintetiche negli ultimi anni sono aumentati
e anche la produzione e commercializzazione di queste sostanze e' sotto il
controllo di gruppi criminali. Una recente ricerca su tre citta' europee
(Amsterdam, Barcellona, Torino) ha rilevato la presenza a Barcellona di
trafficanti locali in connessione con altri soggetti operanti a livello
nazionale e internazionale (5).
Com'e' noto, le droghe procurano la moneta per l'acquisto di armi e
esplosivi usati nelle guerre in corso e nelle azioni terroristiche (6).
Sui rifiuti tossici indagava Ilaria Alpi, la giornalista uccisa in Somalia
nel 1994, e Legambiente in Italia pubblica ogni anno un rapporto sulle
"ecomafie", in gran parte impegnate nella raccolta e nello smaltimento dei
rifiuti tossici e pericolosi. E' un traffico in espansione per la crescente
produzione di rifiuti pericolosi che non si riesce a smaltire per le vie
legali, offrendo nuove convenienze alle organizzazioni criminali. Nel
recente passato la Spagna e' stata coinvolta in questo traffico: fin dalla
prima meta' degli anni '90 in Catalogna, in Galizia e in Andalusia
arrivavano rifiuti speciali provenienti dalla Germania; a tale traffico
erano interessati imprenditori spagnoli collegati con soggetti che formavano
una rete internazionale (7).
*
5 Proposte
Se vogliamo raccogliere le informazioni necessarie per avere un quadro
adeguato e produrre analisi che ci permettano di capire i processi in atto,
da cui ricavare indicazioni concrete di azioni possibili, dobbiamo
costituire una rete informativa, diffusa in tutta l'area euro-mediterranea e
in collegamento con altre strutture internazionali.
Non so se e' possibile costituire un Osservatorio euromediterraneo sul
crimine organizzato e se, e fino a che punto, si possono utilizzare le
strutture esistenti, come l'Emcdda (European Monitoring Centre for Drugs and
Drug Addiction) o in corso di formazione, come la Fondazione
euromediterranea per il dialogo fra le culture e i Centri di studi
euro-mediterreanei della Rete Braudel-Ibn Khaldoun. Anche a Catania si e'
formato un Centro Braudel ma non so se sia attivo e disponibile.
Nel dicembre 2004 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla
strategia antidroga dal 2005 al 2012 che dovrebbe segnare un'inversione di
rotta nella politica rigidamente proibizionista perseguita fin qui. Non c'e'
da farsi illusioni, pero' possono aprirsi spazi utili, se siamo in grado di
dare vita o rivitalizzare strutture e organismi di analisi e di proposta.
Penso in particolare all'Encod (European Ngo Council on Drugs &
Development), un organismo che raggruppa Organizzazioni non governative,
finora privo di mezzi. Possiamo chiedere un suo adeguato potenziamento come
pure possiamo avviare delle campagne che diffondano conoscenze e
contribuiscano all'elaborazione di progetti alternativi. Esempi: la
ripubblicazione del volume Dietro la droga, pubblicato dal Ciss
(Cooperazione internazionale Sud-Sud) e dal Centro Impastato nel 1993,
destinato alle scuole e agli operatori sociali, e una mostra sugli effetti
delle varie sostanze psicoattive, illegali e legali. Una risposta seria alla
totale mancanza di scientificita' dei progetti di legge in corso di
approvazione in Italia, fondati sulla demonizzazione delle droghe e sulla
criminalizzazione dei tossicodipendenti.
Dal punto di vista istituzionale la legislazione italiana a cominciare dagli
anni '80, dopo i grandi delitti e le stragi di mafia, ha registrato
significativi passi in avanti: la legge antimafia del 1982 e le leggi sulla
confisca dei beni. Queste norme sono entrate a far parte del testo della
Convenzione internazionale sul crimine transnazionale presentata a Palermo
nel dicembre del 2000, che ancora attende la firma di molti Stati, tra cui
l'Italia.
I limiti della legislazione italiana e dell'attivita' giudiziaria degli
ultimi anni: non si affrontano le cause del crimine (questo e' anche il
limite della Convenzione internazionale), che possono essere affrontate solo
con politiche adeguate, necessariamente radicali, ed e' rimasto irrisolto il
problema dei rapporti tra mafia e politica.
Significative le esperienze della societa' civile: lavoro nelle scuole,
costituzione di associazioni antimafia, contro il racket, uso sociale dei
beni confiscati, con la formazione di cooperative giovanili. Su queste basi
possiamo lavorare a un progetto europeo, che coniughi analisi, educazione,
rispetto dei diritti umani, diritto al lavoro, uso razionale delle risorse,
partecipazione democratica. Un progetto che rilanci l'Europa dei cittadini,
in alternativa all'Europa dei governi e delle burocrazie.
*
Note
1. Su questi temi rimando a U. Santino, Modello mafioso e globalizzazione,
www.centroimpastato.it
2. D. Frisullo, Mafia & immigrazione, in "Narcomafie", Anno V, n. 9,
settembre 1997, pp. 3-9.
3. Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle
altre organizzazioni criminali similari, Relazione sul traffico degli esseri
umani, dicembre 2000.
4. Cfr. L. Vastano, Dossier Asia centrale, in "Narcomafie", Anno XII, n. 9,
settembre 2004, pp. 3-21.
5. Cfr. Gruppo Abele, Syntetic Drug Trafficking in Three European Cities:
major trends and the involvement of Organised Crime, edizioni Gruppo Abele,
Torino 2003, pp. 97-165.
6. L. Vastano, op. cit.
7. Cfr. Dossier Traffico di rifiuti, in "Narcomafie", Anno XII, n. 1,
gennaio 2004, pp. 3-17.

4. DIRITTI. PATRICIA LOMBROSO INTERVISTA MICHAEL RATNER
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 26 giugno 2005.
Patricia Lombroso e' corrispondente da New York del quotidiano; ha
pubblicato in volume una raccolta di sue interviste a Noam Chomsky dal 1975
al 2003: Noam Chomsky, Dal Vietnam all'Iraq. Colloqui con Patricia Lombroso,
Manifestolibri, Roma 2003.
Michael Ratner e' il presidente del Center for Constitutional Rights]

"Il mandato d'arresto spiccato dal giudice di Milano nei confronti di 13
agenti della Cia per il 'sequestro aggravato' di Abu Omar, rappresenta un
gesto inedito e importante da parte della magistratura italiana. Pur
rimanendo l'Italia uno dei piu' fedeli alleati di George Bush nella guerra
in Iraq, la sua magistratura ha ora stabilito che la guerra globale al
terrorismo condotta dal governo Usa non comporta l'impunita' per gli agenti
americani che violano le leggi italiane - per esempio sequestrando e facendo
scomparire delle persone come nel caso di Abu Omar". Cosi' esordisce,
nell'intervista al "Manifesto", il presidente del Center for Constitutional
Rights, Michael Ratner, visibilmente compiaciuto per il modo in cui la
Procura milanese ha impresso una svolta all'inchiesta sulla scomparsa di Abu
Omar.
*
- Patricia Lombroso: Lei era al corrente del rapimento di Abu Omar da parte
degli americani e del suo trasferimento in Egitto, dove e' stato torturato?
- Michael Ratner: Conosco bene il caso di Abu Omar. La nostra
organizzazione, creata per la protezione costituzionale dei diritti umani,
denuncia da anni il comportamento dell'amministrazione Usa e chiede
un'inchiesta indipendente del Congresso sulle gravi illegalita' dei metodi
usati nella "lotta globale al terrorismo" lanciata dopo l'11 settembre da
George Bush, Donald Rumsfeld, Alberto Gonzales (il nuovo segretario alla
giustizia). Sono metodi che il nostro governo ha adottato e continua
sistematicamente a utilizzare in violazione delle piu' elementari norme del
diritto internazionale e dello stesso sistema giudiziario americano. Normali
cittadini vengono rapiti e fatti sparire nelle prigioni segrete
dell'Afghanistan, a Guantanamo, oppure trasferiti in Egitto, Marocco, Arabia
Saudita, dove vengono interrogati e sottoposti a torture nel tentativo di
estorcere informazioni su collegamenti con terroristi di al Qaeda. Molto
spesso si tratta di cittadini innocenti che nulla hanno a che fare con il
terrorismo.
*
- Patricia Lombroso: Dov'e' ora Abu Omar?
- Michael Ratner: Nessuno lo sa. Potrebbe essere morto in seguito alle
torture. E' possibile che sia stato riconsegnato agli americani, o spostato
in un altro paese per essere nuovamente torturato in qualche prigione
segreta. L'unica certezza che abbiamo e' che Abu Omar e' scomparso quando
era in Egitto. Personalmente ritengo che sia ancora la'.
*
- Patricia Lombroso: Che cosa sapete, per certo, della vicenda di Abu Omar?
- Michael Ratner: La Cia lo ha sequestrato il 17 febbraio 2003 a Milano. Lo
ha caricato su un furgone e portato segretamente nella base militare di
Aviano. Da li', con un aereo commerciale noleggiato dal governo americano,
e' stato trasportato in Germania e quindi in Egitto, uno dei paesi terzi
dove i nostri servizi segreti trasferiscono i sospetti che si vogliono
interrogare o far collaborare usando "tecniche" illegali negli Usa, cioe'
torture ancora piu' abominevoli di quelle in uso a Guantanamo, ad Abu Ghraib
o in Afghanistan. Dalla nostra documentazione risulta che Omar sia riuscito
a chiamare sua moglie, in Italia, dall'Egitto dove nel marzo 2004 era stato
messo in semiliberta' per ragioni mediche. Alla moglie disse che era stato
torturato; e in seguito a quella telefonata, nel maggio 2004 e' stato di
nuovo preso e fatto sparire dalle autorita' egiziane, su pressioni Usa. Da
allora non ne sappiamo piu' niente.
*
- Patricia Lombroso: E' un cittadino egiziano?
- Michael Ratner: E' di origine egiziana, ma viveva da molti anni in Italia.
In quanto residente aveva diritto ad essere protetto dalle autorita'
italiane, e l'intervento da parte della magistratura milanese serve a
mettere in chiaro le norme legali internazionali ignorate dal nostro
governo. Anche Svezia e Germania hanno timidamente mostrato qualche
opposizione alla prassi del nostro governo di riternersi al di sopra di ogni
sistema giuridico, nazionale e internazionale.
*
- Patricia Lombroso: Perche' ritiene che questa vicenda costituisca una
svolta importante per la lotta globale di Bush al terrorismo?
- Michael Ratner: Perche' la presa di posizione del magistrato italiano
evidenzia la bancarotta democratica degli Stati Uniti: di fronte alla quale
invece, in America, molti magistrati preferiscono cooperare in pieno con i
servizi segreti mettendo in atto norme assolutamente illegali e al di fuori
dei principi fondamentali del diritto e della stessa Costituzione del nostro
paese.
*
- Patricia Lombroso: Il sequestro in Italia di Abu Omar non fa pensare a una
complicita' di Roma nelle illegalita' compiute dagli americani?
- Michael Ratner: Senza dubbio. Ma, anche se ritengo possibile che il
governo italiano fosse stato messo al corrente del rapimento, non ne ho la
certezza. I servizi segreti di un paese agiscono ed hanno relazioni con
altri servizi segreti in modo autonomo. Senza che gli organi governativi
vengano messi al corrente. A volte questi sequestri avvengono davvero senza
che i governi lo sappiano.
*
- Patricia Lombroso: Come si dovrebbe procedere ora in Italia verso gli
agenti della Cia incriminati?
- Michael Ratner: Dovrebbero essere portati in Italia e processati per
sequestro, come si farebbe ovunque.

5. RIVISTE. CON "QUALEVITA", LA LEZIONE DI PEDRO CASALDALIGA
Abbonarsi a "Qualevita" e' un modo per sostenere la nonviolenza. Ponendosi
all'ascolto della lezione di Pedro Casaldaliga.
*
"Tutti i popoli della terra hanno una vocazione profetica, qualcosa di
originale da dire nella storia, perche' hanno una loro identita' e possono e
debbono contribuire al bene, alla crescita, alla pienezza degli altri
popoli" (Pedro Casaldaliga, Il volo del quetzal, La Piccola Editrice,
Celleno (Vt) 1989, p. 36).
*
"Qualevita" e' il bel bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta
che insieme ad "Azione nonviolenta", "Mosaico di pace", "Quaderni
satyagraha" e poche altre riviste e' una delle voci piu' qualificate della
nonviolenza nel nostro paese. Ma e' anche una casa editrice che pubblica
libri appassionanti e utilissimi, e che ogni anno mette a disposizione con
l'agenda-diario "Giorni nonviolenti" uno degli strumenti di lavoro migliori
di cui disponiamo.
Abbonarsi a "Qualevita", regalare a una persona amica un abbonamento a
"Qualevita", e' un'azione buona e feconda.
Per informazioni e contatti: Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2, 67030
Torre dei Nolfi (Aq), tel. 3495843946, o anche 0864460006, o ancora
086446448; e-mail: sudest at iol.it o anche qualevita3 at tele2.it; sito:
www.peacelink.it/users/qualevita
Per abbonamenti alla rivista bimestrale "Qualevita": abbonamento annuo: euro
13, da versare sul ccp 10750677, intestato a "Qualevita", via Michelangelo
2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), specificando nella causale "abbonamento a
'Qualevita'".

6. LETTURE. AA. VV.: UNA VITA PIU' SEMPLICE. BIOGRAFIA E PAROLE DI ALEXANDER
LANGER
AA. VV., Una vita piu' semplice. Biografia e parole di Alexander Langer,
Terre di Mezzo - Altreconomia, Milano 2005, pp. 168, euro 10. Realizzato in
collaborazione con la Fondazione Alexander Langer Stiftung di Bolzano, il
libro comprende una prefazione di Giuseppina Ciuffreda, una biografia
scritta da Giulia Allegrini, un'intervista di Adriano Sofri, un'antologia di
scritti, interventi e interviste di Alexander Langer, un intervento di
Gianni Tamino, una notizia sulla Fondazione a cura di Edi Rabini. Per
richieste alla casa editrice: e-mail: segreteria at altreconomia.it, sito:
www.altreconomia.it

7. LETTURE. SUSANNA RIPAMONTI (A CURA DI): PRESCRIZIONE E CORRUZIONE
Susanna Ripamonti (a cura di), Prescrizione e corruzione. Il processo
Sme-Ariosto, suppl. a "L'Unita'", Roma 2005, pp. 202, euro 5,90. Alcuni atti
del processo Sme, il dispositivo della sentenza di primo grado con
riferimento all'imputato Silvio Berlusconi, ampi estratti della requisitoria
del pubblico ministero Ilda Boccassini, e delle arringhe degli avvocati di
parte civile (Giuliano Pisapia, Domenico Salvemini) e della difesa (Gaetano
Pecorella, Niccolo' Ghedini). Una lettura assai istruttiva.

8. RILETTURE. MARTHE ROBERT: L'ANTICO E IL NUOVO
Marthe Robert, L'antico e il nuovo, Rizzoli, Milano 1969, pp. 288. Una
straordinaria, finissima, illuminante lettura del Chisciotte cervantino e
del Castello di Kafka. Un libro che vivamente raccomandiamo.

9. RILETTURE. MARTHE ROBERT: DA EDIPO A MOSE'
Marthe Robert, Da Edipo a Mose'. Freud e la coscienza ebraica, Sansoni,
Firenze 1981, pp. 176. Sigmund Freud letto da Marthe Robert, una festa dello
spirito.

10. RILETTURE. MARTHE ROBERT: SOLO COME KAFKA
Marthe Robert, Solo come Kafka, Editori Riuniti, Roma 1982, pp. X + 214. Una
delle piu' belle monografie disponibili su Kafka.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 977 del 30 giugno 2005

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