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La nonviolenza e' in cammino. 997



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 997 del 20 luglio 2005

Sommario di questo numero:
1. Movimento Nonviolento: Con la nonviolenza, contro l'aggressione fascista
a Verona
2. Giuliano Pontara: La globalizzazione della violenza e la violenza della
globalizzazione (1997)
3. Un appello per il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq
4. Sara Ongaro: Ora
5. Adrienne Rich: Essenziale
6. Una notizia biobibliografica su Osvaldo Gnocchi-Viani
7. Riletture: bell hooks, Elogio del margine
8. Riletture: bell hooks, Tutto sull'amore. Nuove visioni
9. Riletture: Anna Maria Mori, Il silenzio delle donne e il caso Moro
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. APPELLI. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CON LA NONVIOLENZA, CONTRO L'AGGRESSIONE
FASCISTA A VERONA
[Da Mao Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta" ed animatore della "Casa
della nonviolenza" di Verona, riceviamo e diffondiamo il seguente appello
del Movimento Nonviolento (per contatti: e-mail: azionenonviolenta at sis.it,
sito: www.nonviolenti.org). Mao (Massimo) Valpiana (per contatti:
mao at sis.it, e anche presso la redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna
8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax  0458009212, e-mail:
an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) e' una delle figure piu'
belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona
dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista; fin da
giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con
una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel
sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale del Movimento
Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore
della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo
Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha
partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento
dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di
coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima
guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare
un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato
assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; nello scorso mese di giugno ha promosso il
digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana
rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto
con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

I fatti
Nelle primissime ore di domenica 17 luglio 2005 nel pieno centro di Verona
una trentina di persone armate di bastoni, catene, cinghie, caschi e
coltelli stavano rincorrendo tre persone colpendole con calci e pugni; in
quel momento cinque giovani, di cui tre donne, una delle quali minorenne, a
bordo di un'autovettura che stava transitando per Corso Porta Nuova, vista
l'aggressione, si sono fermate gridando di smetterla, ma, riconosciute come
"di sinistra", sono state estratte a forza dalla macchina, devastata a colpi
di calci e di caschi delle moto, e vigliaccamente colpite.
Una persona e' stato ripetutamente accoltellata, ha riportato gravissime
lesioni, tra cui una coltellata a una gamba che ha sfiorato l'arteria
femorale, rimarginata con oltre 80 punti di sutura, e un colpo alla base del
collo a pochi centimetri dalla giugulare; un'altra persona e' stata
raggiunta da numerose bastonate e calci che le hanno causato fratture tra
cui quella della mandibola ed e' ancora ricoverata in ospedale per traumi
alla testa e alle costole; una delle ragazze e' stata violentemente colpita
con calci e cinghiate.
Si e' trattato, come dimostrano le armi trovate in possesso dei violenti e
le gravissime ferite riportate dagli inermi aggrediti, di un tentato
omicidio perpetrato a freddo; la vile aggressione e' durata alcuni minuti
prima che le forze dell'ordine intervenissero, e all'arrivo degli agenti,
nel fuggi fuggi generale, del branco iniziale sono rimaste solo sei persone,
di cui cinque arrestati (due della provincia di Verona e tre di altre
provincie) e un minorenne denunciato (e trovato in possesso di coltello a
serramanico e manganello telescopico), tutti estremisti di destra
provenienti dalla festa della "Curva Sud" tenuta sabato sera nel piazzale
antistante il Palazzetto dello Sport in zona Stadio di Verona e a passeggio
per la citta' con spranghe, bastoni e coltelli a caccia degli indesiderati
di turno.
Questo episodio dimostra una volta di piu' lo stretto legame tra frange del
tifo organizzato dell'Hellas Verona ed estrema destra, come piu' volte
denunciato dalla Verona democratica.
*
La risposta
Reagire con la nonviolenza all'aggressione fascista: la manifestazione di
sabato 23 luglio sia pacifica e di popolo.
La nonviolenza e' l'unica possibile risposta alla brutale violenza scatenata
da un branco di fanatici ai danni di alcuni giovani veronesi.
La reazione violenta innescherebbe una spirale senza fine, e metterebbe le
persone solidali con gli aggrediti sullo stesso piano degli aggressori.
Il silenzio e la paura sarebbero conniventi con la violenza, e la
legittimerebbero.
Dunque, la nonviolenza e' l'unica via per affrontare il crimine commesso.
Reagire e' giusto e doveroso. La citta' deve svegliarsi e non voltare le
spalle a questo cancro violento che si porta dentro.
Reagire, si', ma non con gli stessi metodi. Reagire con la denuncia, con la
moralita', con la cultura, con la civilta', con la parola, con il
pensiero... strumenti che i teppisti non conoscono e non sanno contrastare.
La manifestazione antifascista convocata a Verona per sabato 23 luglio sia
pacifica, composta, silenziosa. Essa deve servire a dialogare con la citta',
per richiamare i veronesi tutti a condannare ed isolare le frange pericolose
dell'estremismo fascista e violento. Sia una manifestazione di dialogo.
Musiche  e letture per ricollegarsi idealmente a quella Resistenza che
sconfisse il mostro nazifascista. Vengano manifestati lo sdegno e
l'indignazione, non la rabbia o la vendetta. Niente slogan urlati, ma solo
testimonianze ragionate. Nessuno strumento, se non le mani nude e le bocche
per parlare e cantare.
Una manifestazione che sappia esprimere una reazione civile, nonviolenta.
*
Le bella poesia scritta da Martin Niemoeller [pastore e teologo animatore
della "Chiesa confessante" che si oppose al nazismo], potrebbe essere il
manifesto di convocazione della manifestazione:
"Essi vennero contro i comunisti
e io nulla obiettai
perche' non ero comunista;
essi vennero contro i socialisti
e io nulla obiettai
perche' non ero socialista;
essi vennero contro i dirigenti sindacali
e io nulla obiettai
perche' non ero dirigente sindacale;
essi vennero contro gli ebrei
e io nulla obiettai
perche' non ero ebreo;
essi vennero contro di me
ma ormai non era rimasto nessuno ad obiettare".
*
La risposta alla violenza deve essere corale. Tutti i veronesi devono
sentirsi interpellati. Sia una manifestazione con la presenza di tutte le
generazioni. Venga il sindaco a rappresentare la citta'.

2. RIFLESSIONE. GIULIANO PONTARA: LA GLOBALIZZAZIONE DELLA VIOLENZA E LA
VIOLENZA DELLA GLOBALIZZAZIONE (1997)
[Da "Azione nonviolenta" di ottobre 1997 (disponibile anche nel sito
www.nonviolenti.org) riprendiamo il testo della prolusione di Giuliano
Pontara al V corso internazionale dell'Unip-Iupip, Rovereto, 22 settembre
1997. Giuliano Pontara (per contatti: giuliano.pontara at philosophy.su.se) e'
uno dei massimi studiosi della nonviolenza a livello internazionale,
riproduciamo di seguito una breve notizia biografica gia' apparsa in passato
su questo notiziario (e nuovamente ringraziamo di tutto cuore Giuliano
Pontara per avercela messa a disposizione): "Giuliano Pontara e' nato a Cles
(Trento) il 7 settembre 1932. In seguito a forti dubbi sulla eticita' del
servizio militare, alla fine del 1952 lascia l'Italia per la Svezia dove poi
ha sempre vissuto. Ha insegnato Filosofia pratica per oltre trent'anni all'
Istituto di filosofia dell'Universita' di Stoccolma. E' in pensione dal
1997. Negli ultimi quindici anni Pontara ha anche insegnato come professore
a contratto in varie universita' italiane tra cui Torino, Siena, Cagliari,
Padova, Bologna, Imperia, Trento. Pontara e' uno dei fondatori della
International University of Peoples' Institutions for Peace (Iupip) -
Universita' Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace (Unip),
con sede a Rovereto (Tn), e dal '94 e' coordinatore del Comitato scientifico
della stessa e direttore dei corsi [si e' ora dimesso, insieme all'intero
comitato scientifico - ndr]. Dirige per le Edizioni Gruppo Abele la collana
"Alternative", una serie di agili libri sui grandi temi della pace. E'
membro del Tribunale permanente dei popoli fondato da Lelio Basso e in tale
qualita' e' stato membro della giuria nelle sessioni del Tribunale sulla
violazione dei diritti in Tibet (Strasburgo 1992), sul diritto di asilo in
Europa (Berlino 1994), e sui crimini di guerra nella ex Jugoslavia (sessioni
di Berna 1995, come presidente della giuria, e sessione di  Barcellona
1996). Pontara ha pubblicato libri e saggi su una molteplicita' di temi di
etica pratica e teorica, metaetica  e filosofia politica. E' stato uno dei
primi ad introdurre in Italia la "Peace Research" e la conoscenza
sistematica del pensiero etico-politico del Mahatma Gandhi. Ha pubblicato in
italiano, inglese e svedese, ed alcuni dei suoi lavori sono stati tradotti
in spagnolo e francese. Tra i suoi lavori figurano: Etik, politik,
revolution: en inledning och ett stallningstagande (Etica, politica,
rivoluzione: una introduzione e una presa di posizione), in G. Pontara (a
cura di), Etik, Politik, Revolution, Bo Cavefors Forlag,  Staffanstorp
1971, 2 voll., vol. I, pp. 11-70; Se il fine giustifichi i mezzi, Il Mulino,
Bologna 1974; The Concept of Violence, Journal of Peace Research , XV, 1,
1978, pp. 19-32; Neocontrattualismo, socialismo e giustizia internazionale,
in N. Bobbio, G. Pontara, S. Veca, Crisi della democrazia e
neocontrattualismo, Editori Riuniti, Roma 1984, pp. 55-102; tr. spagnola,
Crisis de la democracia, Ariel, Barcelona 1985; Utilitaristerna, in
Samhallsvetenskapens klassiker, a cura di M. Bertilsson, B. Hansson,
Studentlitteratur, Lund 1988, pp. 100-144; International Charity or
International Justice?, in Democracy State and Justice, ed. by. D.
Sainsbury, Almqvist & Wiksell International, Stockholm 1988, pp. 179-93;
Filosofia pratica, Il Saggiatore, Milano 1988; Antigone o Creonte. Etica e
politica nell'era atomica, Editori Riuniti, Roma 1990; Etica e generazioni
future, Laterza, Bari 1995; tr. spagnola, Etica y generationes futuras,
Ariel, Barcelona 1996; La personalita' nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1996; Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo
Abele,  Torino 1996; Breviario per un'etica quotidiana, Pratiche, Milano
1998; Il pragmatico e il persuaso, Il Ponte, LIV, n. 10, ottobre 1998, pp.
35-49. E' autore delle voci Gandhismo, Nonviolenza, Pace (ricerca
scientifica sulla), Utilitarismo, in Dizionario di politica, seconda
edizione, Utet, Torino 1983, 1990 (poi anche Tea, Milano 1990, 1992). E'
pure autore delle voci Gandhi, Non-violence, Violence, in Dictionnaire de
philosophie morale, Presses Universitaires de France, Paris 1996, seconda
edizione 1998. Per Einaudi Pontara ha curato una vasta silloge di scritti di
Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, nuova edizione, Torino
1996, cui ha premesso un ampio studio su Il pensiero etico-politico di
Gandhi, pp. IX-CLXI". Una piu' ampia bibliografia degli scritti di Giuliano
Pontara (che comprende circa cento titoli) puo' essere letta nel n. 380 del
10 ottobre 2002 di questo notiziario]

Il nostro secolo e' cominciato con un processo di rapida globalizzazione
della violenza che e' sfociato in due guerre mondiali e l'invenzione e
costruzione in massa di armi termonucleari con le quali e' possibile
obliterare l'intero genere umano; si sta chiudendo con un processo di rapida
globalizzazione violenta.
La globalizzazione comporta l'integrazione in un unico mercato mondiale dei
flussi internazionali del commercio, del capitale, della finanza e
dell'informazione. Questo processo di globalizzazione avviene in nome del
nuovo paradigma neoliberista - l'ideologia che dalla caduta dei sistemi
comunisti e' uscita enormemente rafforzata. Di ideologia infatti si tratta,
perche' non e' mica da credere che il mercato mondiale sia libero; al
contrario, esso e controllato da circa 750 onnicomprensive corporazioni
multinazionali e da potentissime forze finanziarie, e risente pesantemente
delle politiche interventiste del Fondo Monetario Internazionale e della
Banca Mondiale. Queste due istituzioni sono il braccio lungo dei potenti
interessi economici che "regolano il processo di accumulazione del capitale
a livello globale". Da esse emanano gli imperativi delle privatizzazioni,
della deregolamentazione dei mercati globali, dei movimenti di capitale, e
degli aggiustamenti strutturali - imperativi oggi accettati dalla stragrande
maggioranza dei governi, quale che sia la loro composizione politica.
*
In conseguenza di questi imperativi, ed in particolar modo dei processi di
deregolamentazione, i flussi finanziari hanno raggiunto proporzioni
incredibili: ogni ventiquattro ore, oltre mille miliardi di dollari si
spostano in cerca di profitti massimi su un mercato finanziario globale che
non conosce frontiere. Le forze che agiscono su questo mercato finanziario
globale sono potentissime: esse sono in grado di condizionare pesantemente
le politiche finanziarie degli stati, anche dei piu' forti, limitando il
loro potere di determinazione dei tassi di interesse e dei tassi di cambio.
Per farsi un'idea del potere di queste forze si pensi che nel 1994 il totale
delle vendite di ciascuna delle tre maggiori multinazionali del mondo -
nell'ordine, la General Motors, la Ford e la Toyota - superava il Prodotto
interno lordo [in sigla: Pil] di molti paesi, inclusi Danimarca, Africa del
Sud, Norvegia, Polonia, Portogallo, Venezuela, Pakistan, Egitto e molti
altri. Il totale delle vendite delle cinque maggiori multinazionali -
General Motors, Ford, Toyota, Exxon e Royal Dutch / Shell - fu, nel 1994,
871 miliardi di dollari: vale a dire piu' del triplo del Pil di tutti i
paesi dell'Africa sub-sahariana presi assieme (246 miliardi di dollari) e
quasi il doppio del Pil aggregato di tutti i Paesi dell'Asia del Sud (451
miliardi).
*
La globalizzazione nell'ambito del nuovo paradigma neoliberista e'
strettamente correlata con un acuirsi delle disuguaglianze e della poverta',
sia a livello globale, sia a livelli regionali e nazionali.
Infatti, dal 1960 in poi la disuguaglianza economica globale non ha fatto
che aumentare e, come denunciato nel Rapporto sullo sviluppo umano per il
1997 (pubblicato dall'Undp), ha raggiunto oggi "una soglia mai sperimentata
in passato". I dati che corroborano questo giudizio sono moltissimi. Ne
indico subito alcuni a solo titolo di esempio: altri verranno fuori man mano
che procedo nel mio discorso.
- Dal 1960 al 1990 i paesi poveri con una popolazione complessiva pari al
20% della popolazione mondiale hanno registrato un calo nella loro parte del
commercio mondiale da un gia' basso 4% ad un misero 1%. Parallelamente,
nello stesso trentennio, il 20% piu' ricco della popolazione mondiale ha
visto la propria quota del reddito globale salire dal 70 all'85%, mentre la
quota del reddito globale del 20% piu' povero della popolazione mondiale ha
subito una caduta da un gia' misero 2,3% ad un miserrimo 1,4%. Cio'
significa che dal 1960 ad oggi la proporzione del reddito del 20% piu' ricco
rispetto al reddito del 20% piu' povero della popolazione mondiale non ha
fatto che aumentare: da 30 a 1 nel 1960, a 61 ad 1 nel 1991, per giungere
alla proporzione di 78 a 1 nel 1994.
- Negli ultimi quindici anni lo sviluppo economico nel mondo si e'
verificato in modo estremamente disuguale. In 15 paesi esso e stato molto
forte ed ha portato ad un rapido aumento di reddito per vari settori del
miliardo e mezzo di persone che costituiscono la popolazione complessiva di
questi paesi. Ma nello stesso quindicennio stagnazione o recessione
economica hanno colpito piu' di cento paesi di cui fanno parte vari stati
dell'Europa orientale ex comunista e gran parte dei paesi in via di
sviluppo. Non a caso si tratta spesso di paesi con un grande debito estero e
quindi sottoposti in modo molto duro al "programma di aggiustamenti
strutturali" imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario
Internazionale. In questi cento paesi, che complessivamente hanno un quarto
della popolazione mondiale, il reddito medio e' caduto al di sotto di quello
che era nel 1980.
Nel frattempo, il numero delle persone piu' ricche del mondo - i miliardari
del dollaro - e' salito da 157 nel 1989 a 358 nel 1996. L'anno scorso,
questi 358 miliardari avevano assieme un reddito netto pari al reddito
complessivo del 45% piu' povero della popolazione mondiale, costituito da 2
miliardi e mezzo di persone. Nel giro dell'ultimo anno il numero di
miliardari e' ulteriormente aumentato di 89, giungendo a 447: la ricchezza
netta dei dieci piu' ricchi di questo gruppo e' stata stimata a 133 miliardi
di dollari, cifra che supera di una volta e mezzo il reddito complessivo di
tutti i paesi meno avanzati.
*
Forte aumento di disuguaglianza economica si registra anche a livelli
regionali. Qui i dati piu' drammatici riguardano i paesi ex comunisti
dell'Europa dell'Est e dell'ex Unione Sovietica - le cosiddette "economie in
transizione". In questa regione del mondo dall'89 in poi le disuguaglianze
nella distribuzione dei redditi sono cresciute vertiginosamente: e - e'
importante notarlo - questo aumento di disuguaglianza coincide in tutti i
paesi di questa regione con un aumento di ricchezza per una classe di nuovi
ricchi e un drammatico aumento di poverta' per strati molto vasti di
popolazione.
Posta una soglia di poverta' di reddito pari a 4 dollari al giorno, in tutti
i paesi dell'Est ex comunista si e' registrata una fortissima crescita della
percentuale di popolazione al di sotto di questa soglia; dal 4% del 1988 al
32% del 1994, ossia da 14 milioni di individui a 119 milioni. All'interno di
questa enorme massa di poveri, i piu' colpiti, quelli la cui poverta' di
reddito e' molto al di sotto dei 4 dollari giornalieri, sono le donne, i
bambini e gli anziani.
Va aggiunto che l'introduzione dell'economia di mercato in chiave
neoliberista e la politica degli "aggiustamenti strutturali" hanno portato
in tutti questi paesi a grossi ridimensionamenti della spesa pubblica per i
servizi sociali e alla drastica diminuzione dei sussidi familiari: tutto
cio', assieme alla grande disoccupazione, ha condotto ad un aumento di
malnutrizione e sottonutrizione, specie tra i bambini, e ad un aumento di
malattie, morti, suicidi e criminalita'. In Russia, la speranza di vita per
i maschi, che tra il 1950-'60 era salita da 58 a 63 anni, e' oggi caduta di
nuovo a 58 anni, ed e' piu' bassa di quella dell'India.
*
Anche nei paesi industrializzati, la deregolamentazione finanziaria, lo
smantellamento del settore pubblico, le privatizzazioni e gli altri
"aggiustamenti strutturali" segnano la fine del welfare state e sono
dovunque accompagnati da un forte aumento di disuguaglianza e poverta';
tutti questi fattori, assieme alla rivoluzione informatica, stanno anche
rimodellando il mercato del lavoro con un conseguente forte aumento di
disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani, le donne, gli immigrati e
le minoranze etniche. Anche i salari reali sono stati tagliati, introducendo
lavori part-time ed occupazioni temporanee, insicure e malpagate. A causa di
questa nuova poverta', dell'incertezza per il posto di lavoro,
dell'emarginazione sociale cui la disoccupazione di lungo periodo conduce,
milioni di persone stanno fisicamente e psichicamente male: ma le parcelle
dei medici cui si rivolgono vanno ad ingrossare il Pil e incidono
positivamente sull'indice di crescita economica!
Superficiale e' la tesi che la nuova poverta' nei paesi industrializzati sia
in gran parte dovuta ad una debole crescita economica. E falsa e' la tesi
che la crescita economica comporti necessariamente un miglioramento per
tutti ed in modo particolare per gli strati piu' poveri. Dipende piuttosto
dai modelli di crescita e dalle politiche distributive adottate. A questo
proposito e' assai istruttivo un paragone tra Inghilterra e Svezia. Nel
ventennio che va dal 1968 al 1988, in tutti e due questi paesi il Pil reale
pro capite aumenta del 2,2%. In Inghilterra, pero', il reddito pro capite
del 20% piu' povero della popolazione in questo periodo aumenta soltanto
dello 0,3%, mentre in Svezia, invece, aumenta del 6%. Ma in Svezia in questo
periodo la socialdemocrazia e' impegnata nella "politica solidale dei
salari", mentre in Inghilterra fiorisce e si consolida il tatcherismo. Quasi
nello stesso periodo (1971-1989), il Costarica, con un tasso di crescita del
Pil pro capite inferiore a quello inglese (meno dell'1%), vede pero' il
reddito pro capite del 20% piu' povero della sua popolazione crescere del
5%. In Norvegia, invece, nonostante una crescita economica del 3,4%, recenti
dati mostrano che per il settore piu' povero della popolazione la situazione
economica e sociale sta peggiorando.
*
La globalizzazione dell'economia nell'ambito del nuovo paradigma
neoliberista e' fondata sullo sfruttamento ed e' intrisa di violenza
strutturale. Esiste sfruttamento quando si traggono iniquamente vantaggi da
altri; esiste violenza strutturale quando la gente muore di fame o conduce
una vita grama a causa dei meccanismi e della logica delle strutture
economiche, sociali, politiche dominanti.
Si consideri, ad esempio, la sovvenzione delle esportazioni agricole ed i
sussidi concessi all'agricoltura negli Stati Uniti e in Europa che dominano
il mercato globale dei prodotti agricoli. Questa politica di sovvenzioni
crea una concorrenza iniqua per i paesi poveri e in via di sviluppo i quali
si vedono esclusi dai grandi mercati agricoli dei paesi ricchi. Nel 1995 i
paesi industrializzati hanno speso un totale di 182 miliardi di dollari in
sussidi e sovvenzioni alla propria agricoltura. E' stato calcolato che una
riduzione del 30% delle sovvenzioni dei paesi industrializzati alla propria
agricoltura comporterebbe un guadagno per i paesi in via di sviluppo di 45
miliardi di dollari all'anno.
Lo sfruttamento e la violenza strutturale insiti nella logica della
globalizzazione in chiave neoliberista si colgono forse meglio di tutto nel
sistema globale dei prestiti agli stati in via di sviluppo e dell'incasso
degli interessi da parte dei grandi creditori del Nord. Il debito estero
totale di tutti i paesi in via di sviluppo - tra cui vengono fatti rientrare
anche la Russia e gli altri paesi ex comunisti - e' giunto oggi alla cifra
astronomica di due bilioni di dollari.
I tassi di interesse imposti ai paesi piu' poveri sui prestiti loro concessi
dal grande capitale internazionale sono stati, per tutti gli anni Ottanta,
il quadruplo degli interessi sui prestiti concessi ai paesi ricchi. In
conseguenza di questa politica da usurai, il debito estero di molti paesi
poveri e' diventato un circolo vizioso che li dissangua e li rende preda
delle condizioni poste dai grandi creditori del Nord e delle politiche
neoliberiste di "aggiutamento strutturale" da essi imposte. Un esempio
particolare ne sono i paesi dell'Africa sub-sahariana: questi paesi hanno
tutti assieme un debito estero di 150 miliardi di dollari, per il quale
continuano a pagare ai grandi creditori del Nord una somma superiore di
quattro volte a quella che congiuntamente impiegano nel settore sociale per
la tutela della salute delle loro popolazioni. Secondo calcoli dell'Unicef,
con una spesa addizionale di 9 miliardi di dollari all'anno si potrebbe far
fronte ai bisogni essenziali di tutta la popolazione dei paesi sub-sahariani
nei settori della nutrizione e dell'istruzione: ma gli interessi sul debito
estero costano a questi paesi 13 miliardi di dollari all'anno.
In molti dei paesi indebitati soltanto una piccola parte dei crediti
ottenuti viene investita in progetti favorevoli alla crescita economica
nazionale; notevole parte e' invece spesa nell'importazione di beni di
consumo dai paesi industrializzati per una minoritaria classe agiata di
consumatori locali e nell'acquisto di armi; armi poi usate in guerre civili
e conflitti armati interni che aumentano maggiormente la poverta' tra le
popolazioni colpite. Dalla Somalia al Peru', dal Rwanda alla ex Yugoslavia,
alla base dei conflitti violenti, delle guerre civili, dei massacri etnici,
dello sfascio della societa' civile, vi e' il tracollo delle economie locali
travolte dal debito estero e dalle politiche destabilizzanti imposte dai
grandi creditori del Nord. E su questi conflitti i mercanti - legali e
illegali - di armi fanno affari d'oro.
*
Il grande mercato delle armi - che come ogni mercato ha le sue lobby, e la
sua pubblicita', e le sue grandi fiere internazionali, e le sue tangenti -
e' oggi dominato al 51% dagli Stati Uniti, che nel 1995 hanno venduto armi
per quasi 10 miliardi di dollari (9 miliardi 894 milioni). Segue, a
distanza, la Russia che nel 1995 rispondeva del 13% delle esportazioni
mondiali (3.905 miliardi); ma e' di questi giorni la notizia che la Russia
prevede nuove esportazioni di armi per circa 7 miliardi di dollari. Al terzo
posto nei paesi esportatori di armi si colloca la Germania la quale con l'8%
delle esportazioni globali supera l'Inghilterra che risponde del 6% e la
Francia che risponde del 5%. L'Italia, nel 1995, ha venduto armi per 324
milioni di dollari equivalenti al 2% delle esportazioni globali. Assieme, i
paesi industrializzati rispondono del 94% delle esportazioni di armi nel
mondo.
Una delle conseguenze di questo enorme mercato di armi - e una delle
dimensioni della globalizzazione della violenza - e' che in una settantina
di paesi martoriati da conflitti violenti si trovano oggi sparse piu' di
cento milioni di mine anti-uomo: ogni venti minuti un essere umano inciampa
in una di esse e viene ucciso o invalidizzato, e le altre sono li' in attesa
di uccidere, storpiare, invalidizzare altre decina di migliaia di persone,
molte di esse oggi non ancora nate. Sino ad oggi il numero delle mine non ha
fatto che crescere; ogni anno ne vengono disinnescate centomila, ma ne
vengono piazzate due milioni di nuove. E abbiamo tutti letto in questi
giorni come il presidente Clinton si e' rifiutato di apporre la sua firma al
patto anti mine approvato alla conferenza di Oslo da cento paesi.
*
La globalizzazione nel contesto del nuovo paradigma neoliberista ha dunque i
suoi vincitori e i suoi vinti - ma in un processo ed in una gara che sono
iniqui, perche' sono dominati dallo strapotere delle forze congiunte del
grande capitale e della grande finanza internazionale (Club di Parigi, Club
di Londra) alleati con i gruppi piu' potenti dei paesi piu' ricchi e piu'
forti (i G 7).
Quale che sia il principio della giustizia con cui la si giudica, l'attuale
distribuzione delle risorse mondiali risulta profondamente ingiusta. Risulta
ingiusta in base al principio utilitarista che prescrive la massimizzazione
del benessere generale: questo principio richiede, infatti, una
ridistribuzione molto ugualitaria delle risorse, in base alla legge di
diminuzione dell'utilita' marginale di esse: in parole povere, sottraendo
parte della loro ricchezza ai ricchi e ridistribuendola ai poveri si
diminuisce di poco il benessere dei ricchi ma si aumenta di molto quello dei
poveri, e conseguentemente il benessere generale risulta massimizzato.
Parimenti, l'attuale distribuzione mondiale delle risorse e' incompatibile
con i principi in cui si articola la concezione liberale della giustizia.
Questi principi - come formulati dal filosofo americano John Rawls, il
maggiore esponente odierno della concezione liberale della giustizia -
richiedono l'affermazione dei diritti e delle liberta' democratiche
fondamentali a livello mondiale; richiedono altresi' una ridistribuzione
delle risorse economiche tale da massimizzare le aspettative di vita decente
delle popolazioni piu' povere del pianeta. Si consideri anche la concezione
libertaria della giustizia - di cui uno dei piu' noti fautori e' il filosofo
americano Robert Nozick: questa concezione insiste sui diritti fondamentali
alla vita, alla salute, alla liberta'; inoltre, essa fa valere un diritto
pressoche' assoluto di proprieta' su cio' di cui si e' entrati in possesso,
a patto che non si siano violati i diritti fondamentali di altri. Vale a
dire a patto che non si sia usata frode, violenza o coercizione. Ma
l'attuale distribuzione delle risorse a livello mondiale e' in gran parte
proprio il risultato di politiche colonialiste e neocolonialiste di
conquista, sfruttamento, violenza, coercizione e frode: e' dunque ingiusta.
E la dottrina libertaria della giustizia esige che tali ingiustizie siano
rettificate - appunto attraverso una ridistribuzione delle risorse mondiali
a favore delle vittime o dei discendenti piu' poveri, piu' deboli e piu'
indifesi di esse.
Nel mondo d'oggi i piu' deboli e i piu' vulnerabili sono il miliardo e 300
milioni di esseri umani che vivono in condizioni di poverta' assoluta, con
meno dell'equivalente di un dollaro al giorno - seguiti da quell'altro
miliardo e 700 milioni che si trova in condizioni di grande poverta'.
Ai grandi attori del mercato, alle grosse multinazionali, al capitale e alla
finanza internazionale, questi tre miliardi di esseri umani senza alcuna
capacita' di acquisto non interessano, neanche come riserva di forza lavoro
a costi minimi; al Mercato basta quell'altra meta' della popolazione
mondiale, ed in particolare quel 15% di essa che ha i mezzi economici per
consumare quei beni sempre piu' di lusso verso cui la produzione
nell'economia capitalista globale e' sempre piu' indirizzata.
Se poi, in seguito all'introduzione dell'economia di mercato in Cina, 250
milioni di cinesi - meno di un quarto della popolazione di quel paese - si
arricchiscono e diventano efficaci consumatori, le "magnifiche sorti e
progressive" del Mercato sono piu' che assicurate. Mezza umanita' basta -
una parte minore di essa come grande mostro consumatore, e una parte
maggiore di essa come grande serbatoio di forza lavoro a basso costo.
L'altra meta' puo' morire nella miseria: e cosi, infatti, e' - per usare il
titolo di un validissimo libro di Susan George - "come muore l'altra meta
del mondo" ("How the Other Half Dies").
L'alternativa al processo di globalizzazione violenta in corso e' costituita
dalle politiche di sviluppo umano sostenibile, pace positiva e uguaglianza
reale di opportunita'. La realizzazione di queste politiche - che sono
interdipendenti e si rinforzano tra di loro - comporta una strenua lotta
contro gli enormi interessi finanziari che oggi governano il mondo: la lotta
e' globale, e' essenzialmente dal basso e passa necessariamente attraverso
l'empowerment dei poveri della terra. A questa lotta stanno dando un
fondamentale apporto decine di migliaia di organizzazioni popolari non
governative e di movimenti sociali di promozione umana impegnati per
l'implementazione dei diritti umani fondamentali, per le economie
alternative, per il disarmo globale, per la protezione dell'ambiente e gli
interessi vitali delle generazioni future... E' nell'ambito di questo
sistema - diverso da quello interstatale e veramente internazionale - che si
elabora e verifica la nuova cultura della pace per il ventunesimo secolo.
Ed e' in questo ambito che opera l'Unip, impegnata per la diffusione a
livello locale, nazionale e globale della nuova cultura della pace, e per la
formazione a quei ruoli attivi di diplomazia popolare e di lotta nonviolenta
dal basso essenziali per bloccare la violenza della globalizzazione e la
globalizzazione della violenza.
*
Bibliografia
- Undp, Rapporti sullo sviluppo umano, 1996 e 1997.
- Aiken,W., La Folette, H. (a cura di), World Hunger and Moral Obligation,
Prentice Hall, Englewood Cliffs, N. J. 1977.
- Chossudosky, M., The Globalization of Poverty, Third World Network,
Penang, Malaysia, 1997.
- Dalla Costa, M., Dalla Costa, G. (a cura di), Donne e politiche del
debito, Franco Angeli, Milano 1993.
- Fondazione Internazionale Lelio Basso (a cura di), Violazioni dei diritti
dei bambini, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995.
- Gandhi, M. K., Teoria e pratica della nonviolenza, a cura di G. Pontara,
Einaudi, Torino 1996.
- George, S., How the Other Half Dies.
- George, S., Il debito del Terzo Mondo, Edizioni Lavoro, Roma 1988.
- Nozick, R., Anarchy, State and Utopia, Basil Blackwell, Oxford 1974, tr.
it. Anarchia, stato e utopia, Le Monnier, Firenze 1980.
- Pontara, G., Etica e generazioni future, Laterza, Roma-Bari 1995.
- Pontara, G., Il pensiero etico-politico di Gandhi, in Gandhi, M. K, Teoria
e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1996, pp. IX-CXXXII.
- Pontara, G., La personalita' nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1996.
- Rawls, J., A theory of Justice, Harvard University Press, Cambridge, Mass.
1971, tr. it. Una teoria della giustizia, Feltrinelli, Milano 1982.
- Sath-Anand, C., Islam e nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino.
- Sharoni, S., La logica della pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1997.

3. APPELLI. UN APPELLO PER IL RITIRO DEI SOLDATI ITALIANI DALL'IRAQ
[Da varie associazioni e persone amiche riceviamo e diffondiamo il seguente
appello. Per adesioni: www.paceiniraq.org Ancora un appello doveroso e
corretto, ma rituale e reticente: non basta chiedere che l'Italia cessi di
partecipare all'occupazione militare straniera in iraq, e quindi alla guerra
duplicemente terroristica in corso in quel teatro di combattimenti; non
basta chiedere che l'Italia rientri nella legalita' costituzionale e nel
diritto internazionale; occorre anche aggiungere che si deve muovere subito
verso i Corpi civili di pace, verso la scelta dell'intervento nonviolento
alternativo al militare, verso il disarmo, verso una politica
inrernazionale, della cooperazione e della sicurezza comune fondata sulla
scelta della nonviolenza; altrimenti anche una scelta giusta e necessaria,
come la cessazione della partecipazione italiana all'occupazione militare
straniera in Iraq restera' un gesto simbolico, certo importante come gia'
quello spagnolo, ma non sara' utile per contrastare il terrorismo dei
governi e degli eserciti, dei gruppi criminali, dei singoli: perche' per
contrastare la guerra globale attuale non basta una ritirata - comunque
doverosa, necessaria, urgente - che alcuni interpreteranno come meramente
tattica e altri come ennesima ignominiosa fuga determinata da pura vilta',
occorre invece la scelta della nonviolenza come proposta politica che
ridefinisca le relazioni internazionali, come modello di difesa e
cooperazione tra i popoli e le persone in un nuovo patto fondato sulla
consapevolezza che il destino dell'umanita' e' ormai unificato, e che
l'alternativa e' ancora una volta quella che con terminologia del secolo
scorso fu detta tra socialismo o barbarie, e nei termini adeguati alla
situazione odierna e' ormai quella tra nonviolenza o guerra onnicida.
Finche' negli appelli si continuera' ad essere reticenti sulla necessita'
della scelta - anche politica e istituzionale, giuriscostituente - della
nonviolenza, essi purtroppo serviranno a ben poco, resteranno subalterni e
quindi inani poiche' non indicheranno la via dell'alternativa necessaria:
questa via e' la nonviolenza. E' da un bel pezzo che ce ne stiamo accorgendo
tutte e tutti, peche' si continua a non dirlo? Quale complesso di colpa o di
inferiorita', quale pusillanimita' ce lo impedisce? Non e' a tutte e tutti
evidente che finche' non proclamiamo gridandola dai tetti la necessita' e
l'urgenza della scelta nonviolenta (da parte delle persone, dei movimenti,
delle organizzazioni, delle istituzioni e degli stati, e soprattutto da
parte degli stati), restiamo comunque complici dei signori della guerra?
(severino vardacampi)]

Da mesi le nostre Forze Armate sono in Iraq. Questa presenza non ha prodotto
nessun risultato concreto per la costruzione della pace e la lotta al
terrorismo, ha invece assimilato il nostro Paese alle forze responsabili del
conflitto.
La supposta funzione "umanitaria" della nostra missione militare e'
vanificata dalla decisione di tutte le Ong italiane di rifiutare ogni
collaborazione con le truppe e le autorita' di occupazione.
La guerra prosegue tragicamente ogni giorno con il suo tributo di sangue e
di lutti. Lutti e sangue che non hanno risparmiato neanche i soldati
italiani dei quali piangiamo il sacrificio e anche in nome dei quali
ribadiamo con ancora piu' forza il nostro "mai piu'".
Ritirare il nostro contingente militare non e' un atto di codardia o una
fuga davanti al terrorismo. E' un atto che puo' ridare la parola alla
diplomazia, all'Onu, a quella "risoluzione di conflitti con altri mezzi"
solennemente sancita dall'articolo 11 della nostra Costituzione. E' un atto
di coraggio. Il piu' nobile perche' rompe il fronte di coloro che hanno
eletto la guerra infinta e preventiva a moderno paradigma di governo del
pianeta. E' un atto di civilta' contro la barbarie, perche' svuota i
giacimenti di odio e conseguentemente contrasta in modo efficace la follia
dei terroristi. E' un atto di giustizia, perche' ripropone l'urgenza di
edificare un diverso ordine economico basato sull'equa e solidale
ripartizione delle risorse. E' un atto di pace, il solo che puo' costruire
il futuro estirpando dalla storia guerre e terrorismi.
Al Parlamento, chiediamo di non restare sordo e di compiere con convinzione
questo atto.
*
Primi firmatari: don Luigi Ciotti, monsignor Raffaele Nogaro, Massimiliano
Fuksas, Raniero La Valle, Michele Santoro, Piero Sansonetti, Rossana
Rossanda, Edoardo Sanguineti, Mario Tronti, Marco Revelli, Haidi Giuliani,
Teresa De Sio, Dario Vergassola, Leo Gullotta, Alessandro Curzi, Valentino
Parlato, Alex Zanotelli, Lidia Menapace, Lisa Clark

4. RIFLESSIONE. SARA ONGARO: ORA
[Da Sara Ongaro, Le donne e la globalizzazione, Rubbettino, Soveria Mannelli
2001, p. 85. Sara Ongaro "e' nata a Lodi nel 1971, si e' laureata in
filosofia con indirizzo antropologico a Siena e ha conseguito un master in
Women and Development a York. Vive e sogna in Sicilia dove si e' trasferita
per amore del Sud e dove lavora intorno alle tematiche della globalizzazione
insieme ad altre antropologhe, riunite nella cooperativa Daera, e al suo
compagno. Ha pubblicato Le donne e la globalizzazione, Domande di genere
all'economia globale della ri-produzione, Rubbettino, Soveria Mannelli
2001"]

Credo tuttavia che per lavorare con le donne e per la liberazione di tutte
sia imprescindibile oggi in primo luogo lavorare contro l'esternalizzazione
e la delega della propria riproduzione ad altri, cioe' innescare un processo
di riappropriazione della nostra vita e del nostro tempo contro
l'espropriazione cui lo stile di vita contemporaneo, i ritmi della
produzione e la tecnologia pervasiva ci costringono. Questa e' probabilmente
anche la via per ridare valore sociale al lavoro di riproduzione e di cura.
Restituire centralita' ad esso significa promuovere il rispetto del ciclo
della vita,  privilegiando cioe' le attivita' che si autorigenerano, che
creano socialita', che non sfruttano la natura, che hanno una dimensione
locale; da queste strategie puo' svilupparsi il nuovo legame sociale ora che
possiamo dire e' tramontato il modello nel quale esso era garantito
dall'alleanza fra la fabbrica e lo Stato sociale.

5. MAESTRE. ADRIENNE RICH: ESSENZIALE
[Da Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 2000, p. 398.
Adrienne Rich e' una grandissima poetessa e saggista femminista americana,
di straordinaria intensita' e profondita'. Tra le sue opere: Nato di donna,
Garzanti, Milano 1977, 2000; Esplorando il relitto, Savelli, Roma 1979;
Segreti silenzi bugie, La tartaruga, Milano 1982]

Ricercare visioni, sognare sogni, e' essenziale, come pure essenziale e'
tentare nuovi modi di vivere, lasciar spazio a seri esperimenti, rispettare
i tentativi anche quando falliscono.

6. PROFILI. UNA NOTIZIA BIOBIBLIOGRAFICA SU OSVALDO GNOCCHI-VIANI
[Dal sito www.unacitta.it riprendiamo la seguente scheda bio-bibliografica
su Osvaldo Gnocchi-Viani tratta da: Osvaldo Gnocchi-Viani. Dieci anni di
Camere del lavoro, con un saggio di Pino Ferraris, Ediesse, Roma]

1837. Osvaldo Gnocchi-Viani nasce ad Ostiglia (Mantova) da Giuseppe Gnocchi
e Teresa Viani.
1859. Iscritto alla facolta' di Giurisprudenza dell'Universita' di Padova,
partecipa attivamente a una manifestazione anti-austriaca. Ricercato dalla
polizia fugge a Pavia.
1861. Si laurea in Giurisprudenza a Pavia, dove aveva animato l'attivita'
dei circoli studenteschi progressisti.
1863. Si trasferisce a Genova. Inizia a collaborare con il giornale
mazziniano "Il Dovere" e aderisce alla "Consociazione operaia genovese". La
"questione operaia" e' al centro delle sue riflessioni e della sua
attivita'. Incominciano i dissensi con l'"ortodossia" mazziniana soprattutto
sul problema dello sciopero.
1868. Diventa direttore de "Il Dovere".
1870. Nel mese di novembre parte per la Francia al seguito di Garibaldi
nella "campagna dei Vosgi" contro i prussiani e in difesa della Repubblica
francese.
1871. Ritorna dalla Francia e si trasferisce a Roma. Organizza e partecipa,
pur dissentendo, al XII Congresso delle Societa' operaie mazziniane.
1872. Lavora come correttore di bozze. E' tra i fondatori della Lega operaia
di arti e mestieri che, nel mese di luglio, aderisce alla Prima
Internazionale. Entra in contatto con la Societa' dei compositori tipografi
con i quali prepara il loro primo sciopero stroncato dall'intervento della
polizia.
1873. La Lega, oltre che tra i tipografi, si attiva tra i muratori romani.
Gnocchi-Viani prepara una piattaforma rivendicativa per i muratori. L'8
marzo e' espulso dalle Societa' mazziniane per aver aderito alla Prima
Internazionale. Il 15 maggio e' arrestato per "cospirazione contro la
sicurezza interna dello Stato". Ottiene la liberta' provvisoria il 9 agosto.
Da Roma inizia la collaborazione con la "Plebe" di Bignami. Si scontra con
gli anarchici e trasferisce il suo impegno nella Societa' dei compositori
tipografi; e' redattore del periodico "Il Tipografo". Prende collegamenti
con la Lega universale delle corporazioni operaie di Ginevra.
1876. Lascia Roma e si trasferisce a Milano. Diventa redattore-capo della
"Plebe".
1877. E' relatore al Congresso della Federazione dell'Alta Italia
dell'Internazionale (Milano 17-18 febbraio).
1882. Sostiene e presenta all'opinione pubblica la prima sezione del Partito
operaio italiano di cui e' l'ispiratore. Accetta la candidatura alle
elezioni politiche in opposizione al candidato "democratico" Antonio Maffi.
Appoggia attivamente la formazione della Lega per la tutela degli interessi
femminili.
1883. Si "guadagna il pane" come redattore del giornale "Il Sole", organo
della Camera di commercio di Milano. Collabora con giornali socialisti,
anarchici e operai di tutta Italia.
1884-1885. Si impegna nella preparazione del I Congresso del Partito operaio
italiano. Elabora progetti, allarga i contatti politici, soprattutto con
gruppi anarchici di Romagna e Veneto.
1886. E' candidato a Milano, Parma e Reggio Emilia nelle elezioni politiche.
Con Turati difende e sostiene gli "operaisti" colpiti dalla repressione. Ha
contatti con i primi organizzatori dei Fasci siciliani.
1887-1889. Come redattore del giornale "Il Sole" si reca in Francia dove
studia le forme dell'associazione operaia e le relazioni industriali. Segue
soprattutto la nascita delle Borse del lavoro francesi.
1890. E' nominato dal Comune di Milano presidente della commissione
incaricata di esaminare i problemi della disoccupazione. E' eletto il 23
giugno consigliere comunale di Milano. Lancia un "Appello agli operai
siciliani".
1891. Con iniziative del Consiglio comunale, con una intensa attivita'
pubblicistica e con un lavoro di raccordo e di mediazione tra forze
politiche e sindacali, promuove la fondazione della Camera del lavoro di
Milano. Porta avanti un preciso progetto per estendere la nuova istituzione
operaia a livello nazionale.
1892. Da' la sua adesione critica al nuovo Partito dei lavoratori italiani.
E' candidato alle elezioni politiche ad Ostiglia, Parma e Milano. La sua
attivita' e' soprattutto rivolta ad estendere la presenza delle Camere del
lavoro in tutta Italia. A questo fine propone e sostiene la Federazione
nazionale delle Camere del lavoro da costituire con il Congresso che si
terra' l'anno successivo.
1893. Gnocchi-Viani fonda la Societa' Umanitaria di Milano. Ricopre la
carica di segretario della Societa' che conservera' sino al 1908.
1899. E' eletto al Consiglio comunale di Milano. Stila la "memoria" da
inviare al ministro Fortis per la riapertura delle disciolte Camere del
lavoro.
1900. E' relatore al III Congresso della Federazione delle Camere del
lavoro. Avanza, con una iniziativa pubblica, la proposta di costituire a
Milano l'Universita' popolare.
1901. Fonda, con Filippetti, a Milano, l'Universita' popolare.
1905. E' membro del Comitato esecutivo per soccorrere le vittime del
terremoto in Calabria.
1906. Sostiene attivamente la Societa' pro-suffragio femminile; sara'
consigliere delegato della Lega per la tutela degli interessi femminili.
1910. Con i socialisti "intransigenti" sottoscrive un manifesto contro il
militarismo e il nazionalismo
1914. Prende ferma e pubblica posizione contro la guerra.
1917. Da tempo malato e sofferente, muore a Milano l'8 gennaio.
*
Gli scritti piu' importanti di Osvaldo Gnocchi- Viani
- La Comune di Parigi e l'Internazionale, Piacenza, 1874.
- Le tre Internazionali, Lodi, 1875.
- I nostri contadini, Milano, 1879.
- Il collettivismo nel socialismo, Milano, 1879.
- Citta' e campagna, Milano, 1880.
- La rivoluzione nei partiti, Ravenna, 1884.
- Il Partito operaio italiano (1882-1885), Milano, 1885.
- Il socialismo moderno, Milano, 1886.
- Il proletariato e noi, Milano, 1888.
- I partiti politici e il Partito operaio, Alessandria, 1888.
- Le Borse del lavoro, Alessandria, 1889.
- Il socialismo e le sue scuole, Milano, 1892.
- Dal mazzinianesimo al socialismo, Colle Val d'Elsa, 1893.
- L'influenza economica della classe lavoratrice, Firenze, 1895.
- La marcia delle fasi, in "Critica sociale", 1895-1896.
- Dieci anni di Camere del lavoro, Bologna, 1899.
- L'Umanitaria e la sua opera, Milano, 1906.
- Coscienza nuova, Cusano sul Seveso, 1909.
- Ricordi di un internazionalista (a cura di L. Briguglio), Padova.
*
Alcune opere su Osvaldo Gnocchi-Viani:
- Giovanna Angelini, Il socialismo del lavoro, Franco Angeli, Milano.
- Giovanna Angelini, Oltre la politica, Franco Angeli, Milano.
- Osvaldo Gnocchi-Viani. Dieci anni di Camere del Lavoro, con un saggio di
Pino Ferraris, Ediesse, Roma.

7. RILETTURE. BELL HOOKS: ELOGIO DEL MARGINE
bell hooks, Elogio del margine. Razza, sesso e mercato culturale,
Feltrinelli, Milano 1998, pp. 160, lire 32.000. Una raccolta di saggi della
pensatrice femminista americana di cui sarebbe bene finalmente tradurre le
molte opere - come dire - di pensiero e di poesia.

8. RILETTURE. BELL HOOKS: TUTTO SULL'AMORE. NUOVE VISIONI
bell hooks, Tutto sull'amore. Nuove visioni, Feltrinelli, Milano 2000, 2003,
pp. 176, euro 6,50. Questo libro, tu lo rileggi, e lo apprezzi ancor piu'.

9. RILETTURE. ANNA MARIA MORI: IL SILENZIO DELLE DONNE E IL CASO MORO
Anna Maria Mori, Il silenzio delle donne e il caso Moro, Lerici, Cosenza
1978, pp. 84. Dopo la tragedia del rapimento di Aldo Moro, della strage
delle persone della scorta, della detenzione  e dell'omicidio dello
statista, l'autrice dialoga con Ida Magli, Maria Magnani Noya, Rossana
Rossanda, Mariella Gramaglia, Sandra Bonsanti e Silvana Mazzocchi,
invitandole a riflettere insieme sul dramma consumatosi e sul dibattito
svoltosi nel mondo politico e giornalistico nei cinquantacinque giorni della
tragedia e del ricatto terroristico, ma anche sulla disumanita' dominante
nella discussione pubblica e nella cultura diffusa; e chiedendo loro: "cosa
avrebbero detto le donne se fossero state chiamate a parlare, a scegliere, a
decidere?". In appendice la sintesi (estrema) di una ricerca sugli
interventi di donne apparsi sui principali quotidiani italiani nei
cinquantacinque giorni tra il rapimento e l'assassinio di Moro.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 997 del 20 luglio 2005

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