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La nonviolenza e' in cammino. 1037



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1037 del 29 agosto 2005

Sommario di questo numero:
1. Una persona, un voto
2. Clotilde Nyssens ricorda frere Roger
3. Rosa Luxemburg: Il risultato
4. Benito D'Ippolito: En arche'
5. Sergio Sinigaglia: Julia Hill
6. Massimiliano Fortuna: Liquidita' e solitudine: scorci sul pensiero di
Zygmunt Bauman
7. Celebrato il LXII anniversario del martirio di Franz Jaegerstaetter
8. Riletture. Neera, Le idee di una donna
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. UNA PERSONA, UN VOTO
Sarebbe ora che ogni essere umano contasse per un essere umano su tutte le
questioni che l'intera umanita' riguardano.
E sarebbe ora che chiunque vive in un luogo avesse sempre pieno diritto di
parola e di rappresentanza in quel luogo in cui vive.
Sarebbe ora che in materia di diritto di voto si uscisse dall'arcaico e
crudele principio dello jus sanguinis e si applicasse invece quello
ragionevole e solidale dello jus soli.
Sarebbe ora che chiunque vive in Italia, in Italia lavora, in Italia
contribuisce con la sua fatica e la sua intelligenza al benessere comune si
vedesse riconosciuto il diritto all'elettorato attivo e passivo, dai Comuni
al Parlamento.
Una persona, un voto: e' lo storico motto delle grandi lotte per i diritti
civili che aprirono la via al riconoscimento dell'inerenza di tutti i
diritti umani ad ogni essere umano.
Una persona, un voto: e' il programma della democrazia contro tutte le
dittature.
Una persona, un voto: per me che scrivo queste righe e' cio' che mi ha
insegnato Nelson Mandela, e un'altra cosa ancora mi ha insegnato: che il
regime dell'apartheid puo' e deve essere abbattuto, e solo allora comincia
una vera, civile, umana convivenza, che tutti accoglie, e tutti libera. E
una terza cosa mi ha insegnato ancora: che finche' tu resisti alla barbarie,
l'umanita' non e' ancora sconfitta.
Una persona, un voto: e' ora che sia cosi' anche in Italia.

2. MEMORIA. CLOTILDE NYSSENS RICORDA FRERE ROGER
[Ringraziamo di cuore Eugenio Lenardon (per contatti:
Eugenio.Lenardon at amm.units.it) per avere chiesto e ottenuto per il nostro
foglio dalla sua amica Clotilde Nyssens questa preziosa testimonianza su
frere Roger.
Clotilde Nyssens e' nata il 7 giugno 1953 a Wilrijk (Anversa), sposata da 25
anni con Enrico Traversa, oggi giurista presso la Commissione Europea, e
madre di tre figli: Edoardo, Eleonora e Jean-Baptiste. Ha seguito studi
umanistici (greco-latino) presso i Domenicani a Schaerbeek. Laurea in
diritto (prima presso la Facolta' Universitaria Saint-Luis e quindi presso
l'Universita' Cattolica di Lovanio); diploma in relazioni internazionali
presso la Johns Hopkins University a Bologna; laurea in diritto in italiano
presso la Facolta' di Diritto di Bologna. Rientrata a Bruxelles dopo i suoi
studi in Italia, Clotilde esercita la professione di avvocato per dieci
anni. Nel 1988 viene reclutata per il gruppo parlamentare del Psc presso la
Camera dei rappresentanti dove ha seguito i lavori della Commissione per la
Giustizia. Dal 1999 e' senatrice nelle liste del Cdh (Centre Democrate
Humaniste), partito belga di matrice cristiano democratica. Da allora e'
stata sempre al Senato, dove si e' fatta conoscere per la sua preparazione
soprattutto nei dibattiti sulla giustizia e sulla bioetica.
Contemporaneamente e' pure consigliere comunale nella cittadina di
Schaerbeek. Fin da ragazza, e poi con tutta la sua famiglia, ha frequentato
Taize' riportandone poi lo stile non solo nei vari gruppi di preghiera
giovanili che ha frequentato in Belgio, ma anche nel ricercare sempre
l'incontro con chi proviene da altri paesi e culture. Attualmente frequenta
anche la Fraternita' Secolare Charles de Foucauld. Su di lei si veda il sito
http://www.lecdh.be/nyssens/
Roger Schutz, per tutti "frere Roger", una delle grandi figure della
nonviolenza del XX secolo, nato nel 1905, fondatore della Comunita' di
Taize', infaticabile animatore dell'incontro ecumenico e della solidarieta'
con gli oppressi, e' stato ucciso alcuni giorni fa]

L'assassinio di fratel Roger e' uno shock per tutte le generazioni di
giovani passati da Taize' durante tutti questi anni. Perche' un principe
della pace, un artefice cosi' grande della riconciliazione e' stato vittima
di un atto di violenza cosi' gratuito? I testimoni della nonviolenza
disturbano. Ci sono altri esempi nella storia. Che paradosso!
Conosciamo bene Taize'. Ci siamo stati soli o in famiglia varie volte. E' un
luogo straordinario dove tutti fanno un'esperienza di comunione e di
profonda preghiera.
Condividere la preghiera in gruppo, celebrare nella chiesa della
riconciliazione, cantare i canti di Taize', guardare le luci dei lumini,
mettersi a sedere per terra per lodare il Signore... che dono
indimenticabile!
Fermarsi a Taize' aiuta a dare un senso alla vita. Tutti i giovani scoprono
in quel luogo come arricchire la loro vita interiore.
Ascoltiamo le parole di fratel Roger: "Accettarci come siamo. Non
precipitare niente, sapendo che la nostra piccola fede ci basta per cogliere
una presenza misteriosa che e' quella di Colui che e' risuscitato per ogni
uomo. E che abita in ogni uomo, senza eccezione. Bonum est confitere in
Domino, bonum sperare in Domino".

3. MAESTRE. ROSA LUXEMBURG: IL RISULTATO
[Da Rosa Luxemburg, La crisi della socialdemocrazia, in Eaderm, Scritti
politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, p. 536. Rosa Luxemburg,
1871-1919, e' una delle piu' limpide figure del movimento dei lavoratori e
dell'impegno contro la guerra e contro l'autoritarismo. Assassinata, il suo
cadavere fu gettato in un canale e ripescato solo mesi dopo; ci sono due
epitaffi per lei scritti da Bertolt Brecht, che suonano cosi': Epitaffio
(1919): "Ora e' sparita anche la Rosa rossa, / non si sa dov'e' sepolta. /
Siccome ai poveri ha detto la verita' / i ricchi l'hanno spedita
nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948): "Qui giace sepolta /
Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in difesa dei lavoratori
tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi. Oppressi, / Seppellite la
vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg: segnaliamo almeno due
fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti scelti, Einaudi,
Torino; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma (con una ampia, fondamentale
introduzione di Lelio Basso). Opere su Rosa Luxemburg: Lelio Basso (a cura
di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano; Paul Froelich, Rosa
Luxemburg, Rizzoli, Milano; P. J. Nettl, Rosa Luxemburg, Il Saggiatore;
Daniel Guerin, Rosa Luxemburg e la spontaneita' rivoluzionaria, Mursia,
Milano; AA. VV., Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista,
Mazzotta, Milano]

Tutto questo insieme crea, come risultato della guerra, ancora prima di
qualsiasi decisione militare sulla vittoria o la sconfitta, un fenomeno
sconosciuto alle guerre precedenti dell'evo moderno: la rovina economica di
tutti i paesi partecipanti e, in misura sempre maggiore, anche dei paesi
ufficialmente non partecipanti...
Che anche lo Stato piu' vittorioso non possa pensare a una indennita' di
guerra che sia lontanamente in grado di guarire le ferite inferte dalla
guerra, e' cosa evidente anche per l'osservatore piu' superficiale.

4. RIFLESSIONE. BENITO D'IPPOLITO: EN ARCHE'
[Come si deve scrivere un notiziario per la nonviolenza? Un altro
intervento]

Tu parola che agisci nel mondo
che sei il fare piu' proprio dell'uomo
tu miscuglio di labbra e di vento
tu fantasma di sguardi e di sogni

tu parola che sgorghi dal cuore
tu tempesta di sabbia e di spade
tu che ordini morte ed amore
tu che il mondo fai esistere ancora

tu che uccidi, che sani, che doni
volto e luce, e di sale e di sasso
puoi tremenda negare la vita
puoi far nascere il nuovo e la quiete

rompi ancora una volta le sbarre
fammi uscire da questa prigione
sii benigna, sii lieve, sii amica
tendi un ponte, un sentiero ci apri.

5. ESPERIENZE. SERGIO SINIGAGLIA: JULIA HILL
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 agosto 2005.
Sergio Sinigaglia e' giornalista, redattore del settimanale "Carta", e
rappresentante del Marche Social Forum. Opere di Sergio Sinigaglia: Di lunga
durata, Affinita' elettive, Ancona; Fuori linea, Affinita' elettive, Ancona.
Julia Hill e' l'ecologista americana che ha vissuto per 738 giorni su una
sequoia; una vicenda che sarebbe assai piaciuta a Cosimo Piovasco di Rondo']

Julia Hill era una giovane manager americana in carriera. Laureata in
economia al college con ottimi voti era avviata verso un brillante successo.
Poi nel 1996 un grave incidente automobilistico la fece stare per molte
settimane tra la vita e la morte. I dieci mesi di lenta guarigione le
consentirono di riflettere su molte cose. E alla fine decise che la vita
valeva la pena impiegarla per cause sicuramente piu' nobili che la carriera
personale e il business.
Cosi' quando si trovo un po' per caso in quella grande foresta di sequoie di
Headwaters, nei pressi della piccola cittadina di Stafford, si aggrego' al
gruppo di ecologisti che stava portando avanti una mobilitazione contro la
distruzione degli alberi. L'azione della compagnia multinazionale Pacific
Lumber's, la piu' potente negli Usa per il settore, era arrivata a buon
punto e una gran parte dell'aerea era stata cancellata. Tra le poche sequoie
in piedi resisteva quella piu' alta ribattezzata Luna, sessanta metri da far
venire le vertigini.
Julia vi sali' il 10 dicembre 1997, con l'intento di stare poco tempo sulla
piccola e traballante piattaforma creata ad hoc. Vi rimase 738 giorni. La
sua lotta fece il giro del mondo. Ebbe il sostegno di tutto il movimento
ecologista internazionale. La comunita' locale fu al suo fianco anche
perche' proprio a causa della furia devastatrice della Pacific Stafford era
stata investita da una frana che aveva distrutto molte case. Addirittura
diversi taglialegna scelsero di passare dall'altra parte della barricata e
solidarizzarono con la Hill. Il 18 dicembre 1999 Julia scese dalla sua
sequoia perche' un'apposita legge federale sconfesso' la grande
multinazionale e decise di tutelare Luna dall'abbattimento. Una sentenza
fondamentale che apri' la strada a battaglie legali dello stesso tipo in
diversi stati americani.
*
Sono passati quasi sei anni e la vita della giovane americana, oggi
trentunenne, e' ormai dedicata alle campagne ecologiste e non solo. In
questo momento e' impegnata in un lungo tour con un pullman ecologico (il
carburante e' di olio di colza) per promuovere l'importanza di una politica
sostenibile ed ecocompatibile. L'obiettivo dell'iniziativa e' incontrare le
comunita' locali, per cercare di sensibilizzarle sulle tematiche ambientali,
visto che la comunicazione ufficiale e' piu' sensibile agli interessi delle
multinazionale che alle istanze ecologiste che in America, nonostante tutto,
non mancano. "La mia esperienza - spiega Julia - e' servita perche' al di
la' dell'effetto emulazione ha favorito la nascita di gruppi di cittadini
che si sono attivati contro la distruzione delle foreste. Inoltre a partire
dal 1999 tanti giovani si sono collegati al mio sito interessati non tanto
alla mia vicenda, ma ai problemi che ha posto". Julia Hill ha creato una
fondazione, Circle of life, il "Circolo della vita", che si mantiene sul
sostegno dei cittadini e sui soldi che sono arrivati dal successo dei due
libri che la militante ha scritto in questi anni. E' in programma anche un
film che servira' ad aiutare le iniziative della fondazione.
"Diverse aziende in questi anni si sono fatte avanti per utilizzare la mia
immagine, ma alla maggior parte ho detto di no perche' si tratta di imprese
dedite solo alla ricerca del profitto e non in sintonia con une economia
sostenibile". Recentemente Julia ha vinto una causa contro una di queste
aziende e ha devoluto la somma ai movimenti pacifisti che anche nel suo
paese si stanno mobilitando per il ritiro delle truppe dall'Iraq. La
percentuale che doveva andare al governo come tasse (circa il 30%) e' stata
"bloccata" dall'ecologista come azione concreta di disobbedienza, tramite
l'obiezione fiscale, nei confronti del governo Bush. In sostanza non un
soldo per chi usa i soldi dei cittadini per fare la guerra.
Questa scelta ha fatto arrabbiare il governo Bush e i mass media ufficiali.
Qualche organo di stampa ha dipinto Julia come una terrorista. Una
dimostrazione ulteriore del clima che si vive negli Usa dopo l'undici
settembre.

6. RIFLESSIONE. MASSIMILIANO FORTUNA: LIQUIDITA' E SOLITUDINE: SCORCI SUL
PENSIERO DI ZYGMUNT BAUMAN
[Dall'eccellente sito del Centro studi "Domenico Sereno Regis" (sito:
www.cssr-pas.org) riprendiamo il seguente articolo.
Massimiliano Fortuna e' redattore della rivista mensile torinese "Il foglio"
e collaboratore del Centro studi "Sereno Regis", nel cui sito e' possibile
leggere anche un suo acuto saggio sulla "religione aperta" di Aldo Capitini.
Zygmunt Bauman, illustre sociologo, intellettuale democratico, ha insegnato
a Varsavia, a Tel Aviv e Haifa, a Leeds; e' il marito di Janina Bauman.
Opere di Zygmunt Bauman: segnaliamo almeno Cultura come prassi, Il Mulino,
Bologna 1976; Modernita' e olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999; La
decadenza degli intellettuali, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il teatro
dell'immortalita', Il Mulino, Bologna 1995; Le sfide dell'etica,
Feltrinelli, Milano 1996; La societa' dell'incertezza, Il Mulino, Bologna;
Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari 1999; Voglia di comunita',
Laterza, Roma-Bari 2001; Modernita' liquida, Laterza, Roma-Bari 2002;
Intervista sull'identita', Laterza, Roma-Bari 2003; La societa' sotto
assedio, Laterza, Roma-Bari 2003; Vite di scarto, Laterza, Roma-Bari 2005]

Modernita' liquida suona il titolo di un libro fra i piu' recenti di Zygmunt
Bauman. E liquido puo' considerarsi anche il pensiero del suo autore: tende
ad espandersi, assorbe con voracita' gli umori del mondo reale, non
cristallizza forme definite. Perche' di definito, e definitivo, in Bauman
non si trova che il pungolo dell'etica: le domande in perenne riaffiorare
sulla societa' giusta, sul male da evitare e sui contorni sovente sfumati
del bene.
Ma cosa annuncia invece l'esser divenuta liquida della modernita'? Innanzi
tutto che il nostro mondo e' ancora moderno, non si colloca in un "dopo"
indistinto a seguito della modernita'. Non e' da molto che Bauman ha
cominciato a prediligere questa metafora della "liquidita'" per designare,
con maggior incisivita' semantica rispetto al generico "postmodernita'",
quel complesso di processi economici, politici, sociali, esistenziali e
culturali in genere attorno ai quali sta ruotando il tempo che ci troviamo a
vivere; cosi' come Anthony Giddens ha parlato di una "tarda modernita'",
Ulrich Beck di "seconda modernita'" o Georges Balandier di "surmodernita'".
*
Assi portanti del mondo moderno, sostiene Bauman, sono in primo luogo stati
la fiducia nella capacita' umana di poter incessantemente riplasmare un
mondo migliore, l'impulso ad affrancarsi dalle necessita' del tempo e dello
spazio, la convinzione che l'identita' non equivalga ad un calco inciso a
priori ma sia opera in divenire, luogo in costruzione - progetto e non dato.
Idea del progredire ed euforia della mobilita' corrispondono insomma, con
buona approssimazione, ai due numi tutelari di quella rivoluzione culturale
che ha preso il nome di modernita', ne costituiscono rispettivamente, non di
rado intersecati, l'attributo storico-temporale e quello
geografico-spaziale. Ma la radice profonda del moderno per Bauman si presta
ancor meglio ad essere intesa alla stregua di un processo di
individualizzazione. La scoperta, e parallelamente l'agevolazione, della
capacita' di autodeterminazione dell'individuo rappresentano il vettore
della modernita', il suo codice genetico. Ma alla prima fase della
modernita' - quella pesante e solida - apparteneva il tentativo di
incorniciare la posizione dell'individuo e le sue capacita' progettuali
all'interno di leggi fondanti la razionalita' umana, e di conseguenza
inglobarle nel corpo dello Stato, che di tale razionalita' costituiva il
primo riflesso tangibile. Connaturato a questa modernita' era un anelito
geometrico, una sorta di impulso a ripartire gli elementi del reale entro un
ordine misurabile: "La modernita' pesante fu, in fin dei conti, l'epoca in
cui la realta' venne modellata sulla falsariga di un'opera architettonica;
la realta' conforme ai verdetti della ragione andava 'costruita'... Fu
un'era che sperava di inculcare per legge la ragione nella realta', di
riformulare gli interessi in gioco in modo da stimolare una condotta
razionale e rendere qualsiasi comportamento contrario alla ragione troppo
oneroso" (1).
Definendo liquida l'attuale modernita' Bauman intende, in prima istanza,
evidenziare che la pressione dell'individualizzazione sta via via usurando
gli argini costituiti da strutture alle quali in passato era delegato il
compito di fondare stabilita' e riconoscimento reciproco. In breve: il
baricentro viene a trovarsi sempre piu' prossimo all'individuo e sempre piu'
distante dalla societa'. Mentre un'altra cesura epocale si va delineando nel
"declino delle illusioni della prima eta' moderna: l'illusione, in
particolare, che la strada che percorriamo possa avere una fine, uno stato
di perfezione che sara' raggiunto domani, l'anno prossimo o nel prossimo
millennio; qualcosa come una societa' buona, una societa' giusta" (2), se la
modernita' pesante aveva corroso l'idea di eternita', quella liquida sta
compiendo qualche cosa di analogo con il concetto di progresso, o meglio con
la possibilita' di una sua coerente rappresentabilita'.
*
Abbozzato questo quadro di riferimento, si puo' di seguito affermare che il
nucleo della sociologia critica di Bauman si condensa nella preoccupata
osservazione che nella presente enfasi individualizzatrice un numero sempre
maggiore di persone, per infelice contrappasso, rischia di smarrire il
proprio concreto diritto all'individualita', con l'apertura di un solco, che
va approfondendosi, tra l'astratta potenzialita' di definirsi individui de
iure e la reale possibilita' di esserlo de facto.
L'individualizzazione non e' scindibile - ed anzi la si puo' adeguatamente
intendere solo in relazione con - dall'altro grande processo scaturito dalla
modernita' liquida: la globalizzazione. Globalizzazione e' per Bauman - nel
suo senso cardine, attorno a cui tutta l'ulteriore costellazione di
significati ruota - il progressivo abdicare della politica a quella
centralita' del potere che la contraddistingueva nella precedente modernita'
ed il conseguente defluire di questo potere in direzione della sfera
economica. Sulla scia degli studi di Manuel Castells sulla "societa'
informatica" Bauman enuncia quello che gli appare un fatto, se non compiuto,
nell'imminenza del compimento: il mercato e' divenuto globale ma la politica
e' rimasta locale (3). O meglio, la politica seguita in prevalenza a
muoversi entro quell'ambito che nella modernita' solida era sinonimo di
dominio e di controllo, vale a dire lo spazio fisico, il possesso di
territorio visibile e quantitativamente misurabile, mentre l'economia e' in
grado di spostarsi a velocita' enormemente superiori attraverso i canali
extraterritoriali delle reti elettroniche, il suo non-terreno e' il
cyberspazio, il suo occhio vigile Internet.
*
Effetti tangibili di questa dislocazione si possono notare facilmente
all'opera nei rapporti fra capitale e lavoro. Se nella modernita' pesante,
infatti, questi rapporti erano all'insegna di una reciproca dipendenza, oggi
il capitale e' sempre meno legato ad un territorio, in viaggio costante e
libero di investire dove migliori condizioni si presentino, animato dalla
volonta' di svincolarsi senza obblighi dall'area scelta in precedenza. La
fabbrica fordista costituiva il luogo in cui padroni e operai possedevano un
interesse comune, era "la dimora di entrambi: da un lato lo scenario di una
guerra di trincea, dall'altro la sede naturale di sogni e speranze" (4),
ambito magari di scontri sociali molto aspri, ma comunque spazio fisico di
riconoscimento reciproco (5), sfera delle rispettive rivendicazioni e sede
di contrattazione deputata alla plasmazione stessa del diritto. L'azienda
della nuova modernita', invece, non ha piu' bisogno di dipendere da un
determinato spazio fisico, potendo avere l'intero pianeta a disposizione per
spostare rapidamente i propri interessi ha perso di vista l'esigenza di
tutelare con assiduita' i lavoratori di un'area determinata. Se un tempo "il
capitale era inchiodato al suolo quanto i lavoratori che assumeva", oggi
"viaggia liberamente, portandosi dietro il solo bagaglio a mano contenente
poco piu' che una cartellina portadocumenti, un telefono cellulare e un
computer portatile. Puo' fermarsi ovunque e non e' costretto a restare in
alcun posto se non fino a quando gli aggrada. Il lavoro, per contro, resta
immobilizzato come lo era in passato, ma il luogo a cui si presumeva dovesse
restare legato una volta e per sempre ha perso la sua passata solidita'...
Alcuni degli abitanti del mondo sono in perpetuo movimento; per tutti gli
altri, e' il mondo che si rifiuta di stare fermo" (6). All'attuale lingua
franca dell'economia, che parrebbe riconoscersi in un termine come
"flessibilita'", Bauman, con l'istintiva sicurezza del bambinetto di
Andersen che avverte immediatamente la nudita' dell'imperatore, ricorda con
insistenza che un lavoro flessibile e' semplicemente un lavoro che non
possiede alcuna ragionevole garanzia di esser presente anche in futuro.
Flessibilita' puo' dirsi sinonimo di liberta' creativa per una elite dedita
ad occupazioni in largo senso intellettuali, ma per tutti gli altri sembra
esserlo solo di precarieta'.
*
Parallelamente, anche il legame fra Stato e welfare si sta ricostituendo
all'insegna di un indebolimento e di parziale disimpegno. Ad
un'esasperazione dell'idea di individuo faber del proprio destino appartiene
come ricaduta lo smagliarsi di alcune reti di protezione sociale, visto che
si direbbe sempre piu' affidato all'opera ed all'iniziativa del singolo quel
che prima era compito eminente della societa': la costruzione della certezza
del futuro.
Con la mano del sociologo di classe Bauman tratteggia l'arretrare
inquietante della sfera pubblica e sembra volerci segnalare che l'affiorare
irrefrenabile di parole d'ordine quali "privatizzazione" o
"deregolamentazione" evoca il sinistro presentimento che, assieme a
quell'elefantiasi della legge che e' la burocrazia, si intenda ridurre
l'imprescindibilita' stessa della legge, palesandosi il rischio di gettar
via assieme all'acqua sporca anche il bambino.
*
Lo spettro che aleggia con insistenza sul nostro mondo e' lo spettro
dell'Unsicherheit, crede Bauman. Nella parola tedesca Unsicherheit si
saldano tre sfumature di significato: l'insicurezza lavorativa
(flessibilita', etc.), l'incertezza esistenziale (ad esempio l'acuita
fragilita' dei legami interpersonali) e la vulnerabilita' fisica (innanzi
tutto in relazione ad atti criminali). Il crescere di questo sciame di
paure, in particolar modo nei paesi economicamente piu' progrediti, non
sarebbe che il frutto degli effetti combinati di individualizzazione e
globalizzazione.
Secondo Bauman l'unica paura che gli Stati-nazione si ingegnano ad
affrontare con tangibile risolutezza e' l'ultima delle tre, quella
imperniata sulla sicurezza personale. Ma non solo: cercano anche di ridurre
a quest'unica forma di insicurezza le restanti due, che rimangono
sostanzialmente inattaccate, rapide a diffondersi. La persistente incertezza
che prolifera all'ombra di un mercato sempre piu' mobile e sempre piu'
libero sembra non trovare invece antidoti adeguati (7). Il "progresso
tecnologico - al pari dello stesso processo di razionalizzazione del
lavoro - tende a creare sempre meno, non piu', posti di lavoro": e' questa
l'ipotesi di ricerca che raramente si osa formulare a voce alta, perche'
risulterebbe poi implicito ammettere che nel "mondo della disoccupazione
strutturale nessuno puo' sentirsi completamente garantito. I lavori sicuri
in aziende sicure sembrano ormai un ricordo del passato; ne' esistono
specializzazioni ed esperienze che, una volta acquisite, possano garantire
un posto di lavoro certo e, soprattutto, duraturo. Nessuno puo'
ragionevolmente pensare di essere al riparo dalla prossima ondata di
'ridimensionamento', 'ottimizzazione', o 'razionalizzazione'" (8). Nella
societa' che alcuni economisti tedeschi hanno definito dei "due terzi" (e
che si teme abbia maggiori probabilita' di abbassarsi ad un terzo solo
piuttosto che salire a tre) sembra una condizione di vita remota quella
routine lavorativa nella quale Richard Sennett, senza sottacerne gli indubbi
disagi, ha intravisto anche una fonte di protezione e rassicurazione (9).
L'arduo equilibrio di liberta' e sicurezza, sul quale la modernita' ha
sempre inteso radicarsi, risulta oggi ampiamente usurato dal gravare
preponderante del primo termine sul secondo. E' contro la natura ancipite
della liberta' individuale che Bauman prova a mettere in guardia,
illuminandone la consistenza ambigua, i risvolti piu' cupi. Entro lo spazio
di una liberta' divenuta unico, o di gran lunga predominante, valore
fondante della societa' si annida almeno una tentazione demoniaca: quella di
poter fare a meno degli altri.
*
L'individualizzazione e' tale anche perche' il fluttuare della realta' rende
difficoltoso il coagularsi della protesta attorno ad un epicentro
agevolmente individuabile e condiviso: "Paure, ansie e afflizioni dell'epoca
contemporanea sono fatte per essere patite in solitudine. Non si sommano,
non si cumulano in una 'causa comune', non hanno alcun indirizzo specifico,
e tanto meno ovvio. Cio' priva la politica solidaristica del suo passato
carattere di tattica razionale e suggerisce una strategia di vita del tutto
diversa da quella che porto' alla creazione delle difensivistiche e
militanti organizzazioni operaie" (10).
L'uomo nel quale ci si imbatte al culmine dell'attuale modernita' sembra
essere innanzi tutto un uomo solo, ridotto a se stesso, nell'euforia non
meno che nella disperazione. Un uomo che osserva lo sfilacciarsi delle
tradizionali forme di coesione e non puo' forse evitare di dedicarsi a quel
rito che si celebra all'interno di quei veri e propri templi della
solitudine contemporanea che sono gli ipermercati: consumare. Quante
critiche generiche infatti, magari incidentalmente appropriate, si possono
sentire sulla societa' dei consumi, ma Bauman riesce ad inquadrarle nel
centro della sua analisi del moderno: il consumo e lo shopping rappresentano
una cartina di tornasole del mondo liquido perche' sono essenzialmente
"passatempi individuali", simulacri di realta' solida di cui l'uomo solo ama
circondarsi.
*
Nelle loro anticipazioni letterarie di una societa' futura Aldous Huxley e
George Orwell non concordavano pressoche' su nulla. Ma in questo
"pressoche'" e' confinato un cardine essenziale tanto a Il mondo nuovo che a
1984: la persuasione che gli uomini a venire sarebbero stati uomini sempre
piu' controllati, con vite destinate a scorrere entro canali
puntigliosamente pianificati, costretti in spazi di movimento ristretti,
drasticamente mutilati nelle liberta' individuali. L'incubo che sino a
qualche decennio fa gravava sul mondo futuro sfociava nella visione di Stati
che serravano i propri abitanti in una vigilanza tentacolare: un Leviatano
compiuto, rigidamente e "solidamente" totalitario. Lo scenario che ci
troviamo al momento di fronte attesta invece, secondo Bauman, un radicale
capovolgimento delle piu' note distopie del ventesimo secolo. E' il privato
ad esser sempre piu' prossimo a divorare la societa', non il contrario; e'
l'individuale che si e' smisuratamente accresciuto a danno del pubblico.
Nel Panopticon di Bentham e Foucault non si fatica a riconoscere un emblema
del totalitarismo statale: un luogo chiuso, nel quale chiunque puo' essere
scrutato in ogni sua azione, seguito in qualsiasi, pur minimo, spostamento.
Pochi sono in grado di controllare tutti: vedono, proprio come il Grande
Fratello orwelliano, senza essere visti, sorvegliano senza venir
sorvegliati. Contro un simile modello totalitario, che ha avuto nel lager la
sua massima condensazione di distruttivita', si e' battuta la teoria critica
del Novecento. Ma non e' piu' questo il modello di condizionamento oggi
maggiormente diffuso: il "sinottico" ha preso il posto del "panottico", al
controllo diretto di un corpo centrale del potere che "osserva" un insieme
di dominati e' venuto sostituendosi un meccanismo regolato dalla seduzione,
nel quale la direzione del vedere si e' invertita: i molti guardano i pochi.
Ed in questo guardare vengono soggiogati, perdono la capacita' di agire
ancor piu' drasticamente del condannato ad una costrizione fisica. Il
pericolo che Bauman intende sottolineare consiste nel fatto che lo spazio
dell'agire pubblico, luogo per eccellenza della politica, non viene piu'
conculcato da una forza che se ne appropria inglobandolo, come nei
totalitarismi fascisti e comunisti, ma svuotato del significato di sfera
degli interessi comuni per essere occupato da "problemi privati di figure
pubbliche" (11) - l'attenzione che si dovrebbe ai principali temi sociali
defluisce verso l'ultimo matrimonio di grido, e via dicendo. Il venir meno
della necessita' stessa di un controllo diretto e' forse il tratto
maggiormente riconoscibile di quel disimpegno delle elites che puntella per
Bauman l'intero arco della modernita' liquida.
*
Uno Stato che ha smarrito il potenziale di principale agente della
coercizione va dunque tutelato piu' di quanto non vada attaccato: "Oggi il
principale contributo dello Stato all'infelicita' umana e' il gesto di
lavarsi le mani compiuto da Pilato anziche' sporcarsele tentando di
introdurre un po' di logica nel caos dell'umanita'. Lo Stato e' una
catastrofe, ma al tempo stesso, in un certo senso, lo e' troppo poco" (12).
In una difesa della, e non piu' dalla, societa' dovrebbe condensarsi
l'impegno dell'odierna teoria critica, se si considera che la forza di
oppressione a disposizione degli attuali Stati nazionali va divenendo -
fatte le indispensabili tare - sempre meno devastante, trasportata altrove,
migrata verso inediti centri di potere: "Quello che si e' chiuso e'
destinato a passare alla storia come un secolo di violenze perpetrate dagli
stati-nazione a danno dei loro sudditi. Quello che e' appena iniziato sara'
probabilmente un altro secolo violento, questa volta un secolo di violenze
stimolate dalla progressiva esautorazione degli stati-nazione a opera dei
poteri globali scatenati" (13).
*
Agora' e non comunita'. Questa, a condensarla in slogan, potrebbe dirsi la
tesi politica di riferimento di Bauman a contrasto degli sconquassi
dell'individualizzazione. Da evitare accuratamente e' la tentazione di
volersi parte di un organismo nel quale sentirsi protetti da tutto cio' che
e' "altro". Un luogo di radicale coesione ed assoluta comunione sociale, ma
raggiunte a spese di ogni reale differenza, cristallizzate in un'unita'
priva di mutamento. Questa forma di convivenza comunitaria oltre che
minacciosa per la sua vocazione a fondarsi sull'esclusione, puo' di fatto
considerarsi un anacronismo storico, o comunque contraddittorio in termini
il progetto politico di creazione di un "sentire" comunitario: "poiche'
'comunita'' e' sinonimo di 'naturale' e 'tacita' comprensione comune, non
sopravvivera' al momento in cui tale comprensione diventa autocosciente e
viene dunque conclamata... Allorche' inizia a esaltare la peculiarita' dei
propri valori, a incensare la propria pura bellezza e ad affiggere ovunque
prolissi manifesti in cui incita i propri membri ad apprezzare le sue
meraviglie e intima a tutti gli altri di ammirarle o tacere, si puo' esser
certi che la comunita' non esiste piu'" (14).
L'edificazione che sta invece a cuore a Bauman e' quella di uno spazio
pubblico pienamente politico. Se l'individuo, come credeva Tocqueville, deve
ritenersi il piu' accanito nemico del cittadino, la prima incombenza
politica consistera' nel tentativo di riesumare la figura del cittadino,
traendola fuori da quel corpo di consumatore nel quale si e' oggi incarnata.
Il proposito di Bauman, non troppo dissimile da quello della Arendt ad
esempio, si dispiega nella preminenza attribuita all'idea di polis ed in
essa al ruolo dell'agora': "quel sito intermedio, pubblico e privato, in cui
la 'politica della vita' incontra la Politica con la 'P' maiuscola: in cui i
problemi vengono tradotti in questioni pubbliche e si cercano, negoziano e
concordano soluzioni pubbliche per le difficolta' private" (15). L'agora' e'
il luogo della politica poiche' luogo dell'atto rivelativo di quanto
appartiene originariamente al politico: necessita' del confronto dialettico
e arte della mediazione. Questo spazio Bauman ritiene sia necessario
difendere o strategicamente riconquistare: eterogeneo rispetto
all'omogeneita' della comunita', pubblico contro la spirale privatistica del
moderno. E se su scala nazionale si tratta di recuperare e salvaguardare
l'ambito tradizionale del politico, su scala planetaria occorre invece
erigerlo ex novo; alla dimensione globale dell'economia dovrebbero
corrispondere politiche altrettanto globali, capaci di contenerne le derive
piu' esiziali per gli equilibri della convivenza. Del resto, indurre a forme
di convivenza sempre piu' pacifiche e' proprio quel che la sociologia a
Bauman ha insegnato, assieme alla consapevolezza che nulla e' ineluttabile e
che nessun futuro si sottrae ad una sua riscrittura, poiche' non si da'
strada, come nel prediletto racconto di Borges, che non possa biforcarsi in
sentieri alternativi.
*
Note
1. Z. Bauman, Modernita' liquida, Laterza, Roma-Bari 2002, p. 43 (trad. it.
di Liquid Modernity, 2000).
2. Z. Bauman, La societa' individualizzata, il Mulino, Bologna 2002, p. 135
(trad. it. di The Individualized Society, 2001).
3. Piu' estesamente si puo' dire che "il termine 'globalizzazione' si e'
inserito nel discorso corrente al posto occupato per tutta la durata
dell'eta' moderna dal termine 'universalizzazione', e cio' soprattutto in
quanto la 'globalizzazione' si riferisce a cio' che ci sta accadendo
anziche' - come 'universalizzazione' - a cio' che abbiamo bisogno, dovremmo
o speriamo di fare. La globalizzazione segnala una sorta di
'naturalizzazione' del corso che gli affari mondiali stanno prendendo: il
loro essere essenzialmente svincolati e incontrollati, l'acquisizione di un
carattere quasi elementare, non pianificato, imprevisto, spontaneo e
contingente. Proprio come gli utenti del world wide web possono solo
scegliere tra le opzioni possibili e non sono in grado di influire sulle
regole in base alle quali funziona Internet o di allargare la gamma di
opzioni disponibili in base a tali regole, cosi' i singoli stati-nazione
calati in un ambiente globalizzato devono giocare secondo le regole o
rischiare una severa punizione, o come minimo la totale inefficacia delle
loro iniziative, se ignorano quelle regole", Ivi, p. 154.
4. Ivi, p. 32.
5. Infatti la "sopravvivenza dei lavoratori dipendeva dall'avere un lavoro;
la riproduzione del capitale dipendeva dalla capacita' di assumere
manodopera. Il loro punto di incontro aveva un indirizzo fisso; nessuno dei
due poteva trasferirsi facilmente altrove: le massicce mura delle fabbriche
stringevano e asserragliavano entrambi i partner in una prigione comune", Z.
Bauman, Modernita' liquida, cit., p. 166.
6. Ivi, p. 57.
7. "Contrariamente a quanto suggerisce il supporto metafisico della 'mano
invisibile' il mercato non persegue la certezza, ne' puo' evocarla, e tanto
meno garantirla. Il mercato prospera sull'incertezza..., e ne produce sempre
piu' per il proprio nutrimento. Lungi dall'essere la rovina di una
razionalita' forgiata sul mercato, l'incertezza ne e' una condizione
necessaria e un prodotto inevitabile", Z. Bauman, La solitudine del
cittadino globale, Feltrinelli, Milano 2000, p. 38 (trad. it. di In Search
of Politics, 1999).
8. Z. Bauman, Modernita' liquida, cit., p. 187; ibidem cit. precedente.
9. Anche le "nazioni e la famiglia hanno cessato, oggigiorno, di
esemplificare la durata infinita... Nazioni e famiglia erano i porti sicuri
della perpetuita' in cui ancorare i fragili vascelli della vita mortale, i
solidi passaggi verso la durata che avrebbero resistito piu' di qualsiasi
loro utente a condizione che venissero tenuti in buone condizioni. Oggi
pero' non possono piu' vantare ne' l'una ne' l'altra di queste qualita'", Z.
Bauman, La societa' individualizzata, cit., p. 304.
10. Z. Bauman, Modernita' liquida, cit., pp. 170-1.
11. Ivi, p. 72.
12. Z. Bauman, K. Tester, Societa', etica, politica, Raffaello Cortina,
Milano 2002, p. 143 (trad. it. di Conversations with Zygmunt Bauman, 2001).
13. Z. Bauman, La societa' individualizzata, cit., p. 274.
14. Z. Bauman, Voglia di comunita', Laterza, Roma-Bari 2001, p. 12 (trad.
it. di Missing Comunity, 2001).
15. Z. Bauman, La societa' individualizzata, cit., p. 138.

7. INIZIATIVE. CELEBRATO IL LXII ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DI FRANZ
JAEGERSTAETTER
[Riportiamo la newsletter di agosto dell'associazione "Franz Jaegerstaetter
Italia" (per contatti: franzitalia at infinito.it), e ringraziamo il curatore
Giampiero Girardi per l'invio.
Giampiero Girardi e' animatore di "Franz Jaegerstaetter Italia" e curatore
dell'edizione italiana del libro di Erna Putz su Jaegerstaetter, autore e
curatore di ricerche e pubblicazioni per una cultura della pace, attivo
nella promozione della nonviolenza.
Erna Putz, storica e amica della nonviolenza, e' biografa, studiosa e
animatrice delle iniziative in memoria di Franz Jaegerstaetter. Tra le opere
di Erna Putz: Franz Jaegerstaetter. Un contadino contro Hitler, Berti,
Piacenza 2000.
Franz Jaegerstaetter, contadino cattolico, condannato a morte ed ucciso il 9
agosto 1943 per essersi rifiutato di prestare servizio militare
nell'esercito nazista. Opere su Franz Jaegerstaetter: Gordon Zahn, Il
testimone solitario. Vita e morte di Franz Jaegerstaetter, Gribaudi, Torino
1968, poi: Franz Jaegerstaetter, il testimone solitario, Editoria
Universitaria, Venezia 2002; Erna Putz, Franz Jaegerstaetter. Un contadino
contro Hitler, Berti Piacenza, 2000; segnaliamo anche l'articolo di Enrico
Peyretti riprodotto sul n. 637 di questo notiziario, articolo che segnalava
anche i seguenti materiali: Alfons Riedl, Josef Schwabeneder (Hg), Franz
Jaegerstaetter - Christlicher Glaube und politisches Gewissen [Fede
cristiana e coscienza politica], Verlag Taur, 1997; videocassetta Franz
Jaegerstaetter: un contadino contro Hitler, (27 minuti, in vhs) prodotta
dall'Associazione Franz Jaegerstaetter, via Endrici 27, 38100 Trento (tel.
0461233777, oppure 810441); il capitolo Un nemico dello Stato (pp. 76-86),
in Thomas Merton, Fede e violenza, prefazione di Ernesto Balducci,
Morcelliana, Brescia 1965; una nota di Paolo Giuntella in "Adista", n. 11,
13 febbraio 1993, pp. 9-10.
Josef Mayr-Nusser, nato nel 1910, impegnato nell'Azione Cattolica, "nel
1944, benche' sudtirolese con cittadinanza italiana, viene illegalmente
richiamato nelle SS e mandato, insieme ad altri ottanta sudtirolesi, a
Konitz, nella Prussia occidentale. Josef rifiuta il giuramento a Hitler.
Viene sottoposto a carcerazione preventiva a Danzica e di qui destinato al
campo di concentramento di Dachau. Josef non ci arrivera' mai: il 24
febbraio del 1945 viene trovato morto su un carro bestiame fermo alla
stazione di Erlangen" (Comina). Opere su Josef Mayr-Nusser: Francesco
Comina, Non giuro a Hitler. La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, San
Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; Reinhold Iblacker, Non giuro a questo
Fuehrer, Sono, Bolzano 1990]

Le celebrazioni per il sessantaduesimo anniversario della morte di Franz
Jaegerstaetter hanno avuto luogo a Ostermiething e St. Radegund il 9 agosto
2005. Anche quest'anno e' stata presente una delegazione di "Franz
Jaegerstaetter Italia".
Fitta la presenza di persone, arrivate ad oltre 250, con provenienze da ogni
parte d'Europa e dagli Stati Uniti.
Sotto la rigorosa regia dell'instancabile Erna Putz, il programma si e'
svolto come previsto. Unica eccezione: non e' potuto intervenire, come
preannunciato, il presidente della repubblica austriaca, Heinz Fischer, a
causa di un infortunio occorsogli tre giorni prima.
I saluti sono stati portati dal sindaco di Ostermiething e dal vescovo
diocesano, mons. Maximilian Aichern, uomo di grande affabilita' ed umanita'.
Nell'incontro della mattina sono state presentate due articolate relazioni.
La prima e' stata affidata al decano della facolta' teologica di Innsbruck,
il professor Niewiadomski, che ha intitolato il suo intervento riferendosi
al noto passo in cui Franz Jaegerstaetter paragona il nazismo ad un treno su
cui tutti vogliono salire ma che corre verso il baratro... Lo stile
discorsivo e la dizione teatrale ha facilitato l'ascolto dell'ampio
intervento.
Dopo la pausa e' toccato al professor don Josef Innerhofer, della diocesi di
Bolzano, esperto di comunicazione e postulatore della causa di
beatificazione di Josef Mayr-Nusser. La sua relazione, dal titolo "Rimase
fedele a se stesso. Josef Mayr-Nusser, guida dei giovani, fratello della san
Vincenzo, testimone della fede", ha tratteggiato l'esperienza del martire
bolzanino, che presenta molti tratti in comune con quella di Franz.
La pausa pranzo e' servita per riprendere le fila di contatti, amicizie,
collaborazioni con amici di varie nazioni.
Il pomeriggio si e' aperto con la tavola rotonda, impostata su domande ed
interventi dal pubblico diretti ai due relatori della mattinata. E' stata
moderata da mons. Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck, presidente di Pax
Christi Austria e gia' postulatore della causa di beatificazione di
Jaegerstaetter.
Alle 15,30 e' iniziata l'ora di preghiera, culminata con il ricordo della
morte, alle ore 16. La riflessione e' stata aiutata da alcuni brani musicali
dal vivo con marimba, percussioni e clarinetto.
*
Al termine si e' avviata la marcia-pellegrinaggio verso St. Radegund,
distante circa 11 chilometri. Favorito dalla temperatura fresca (le piogge
dai giorni precedenti avevano decisamente rinfrescato l'aria) il corteo di
persone si e' incamminato nel verde brillante della campagna, dietro la
croce portata a turno dai pellegrini.
Due ore di cammino, con una sosta per dissetarsi, hanno permesso di arrivare
alla frazione natale di Franz. Qui la chiesetta non e' riuscita a contenere
tutti i presenti, una parte dei quali ha seguito la messa dall'esterno
grazia agli altoparlanti.
La celebrazione, iniziata alle 19,30, e' stata officiata da numerosi
sacerdoti ed e' stata presieduta da tre vescovi. Oltre ai gia' citati
diocesani di Linz e di Innsbruck era infatti presente anche il vescovo
ausiliare di Detroit.
Assistevano anche Franziska e le tre figlie, con i loro parenti. La moglie
di Franz e' stata chiamata all'altare per comunicarsi insieme ai celebranti
e, al termine, e' toccato a lei il compito di proclamare "la messa e'
finita, andate in pace".
Mentre calavano ormai le ombre della sera, si e' svolta la sempre suggestiva
cerimonia dei lumini. Ad ogni partecipante alla messa e' stato consegnato un
lumino acceso. Uscendo processionalmente e cantando insieme, i lumini
venivano depositati ai piedi della tomba, proprio fuori della chiesa. A poco
a poco la tomba si e' accesa di una luce intensa, che ha voluto significare
il valore della testimonianza di Franz nei tempi bui della dittatura, ma
anche il senso del suo messaggio per i nostri giorni.
Un saluto cordiale e pieno di affetto a Franziska, vigile e in forma
nonostante i 92 anni, ha concluso una giornata che non e' solo azione di
ricordo ma e' dimostrazione di considerazione, stima ed affetto per una
persona che ha dato una grande prova di se', e per coloro che ad essa hanno
contribuito.
Prima della cena comunitaria, un simpatico fuori programma e' servito per
offrire alcuni doni al vescovo Scheuer, in occasione del suo cinquantesimo
compleanno. I gruppi e le persone da lui incontrati nella sua attivita'
pastorale hanno offerto ognuno un dono simbolico.
*
La due giorni in terra d'Austria si e' conclusa la mattina del 10 agosto,
con una messa celebrata, alla presenza di Franziska e delle figlie, nella
cucina del maso Jaegerstaetter, dove Franz e la moglie vissero i sette anni
del loro breve matrimonio.
*
E' imminente l'uscita del volume con gli scritti di Franz Jaegerstaetter
Si intitola Scrivo con le mani legate, consta di 235 pagine e viene edito da
Berti, l'editore piacentino che ha pubblicato anche la biografia. Il testo
e' curato da Giampiero Girardi e tradotto da Lucia Togni. E' previsto in
libreria per i primi di settembre. Sara' inviata comunicazione ufficiale.
*
Materiale disponibile
Cassetta vhs: Franz Jaegerstaetter, un contadino contro Hitler. Vita e morte
di un uomo che ha agito secondo coscienza, durata 27 min., costo 15 euro.
Richiedere a: Caritas diocesana, via Endrici 27, 38100 Trento, tel.
0461261166, fax: 0461266176, e-mail: caritas at arcidiocesi.trento.it.
Volumi :
- Franz Jaegerstaetter, un contadino contro Hitler, di Erna Putz, edizione
italiana a cura di Giampiero Girardi, Berti, Piacenza 2000, 252 pagine, 13
euro. Rintracciabile in libreria (a Trento: Ancora, via S. Croce 35) oppure
presso l'Editrice Berti, via Legnano 1, 29100 Piacenza, tel. 0523321322;
fax: 0523335866; e-mail: info at bertilibri.it
- Franz Jaegerstaetter, il testimone solitario, di Gordon Zahn, Editoria
universitaria, Venezia 2002, 200 pagine. Rintracciabile presso l'Editore
Albert Gardin, c. p. 570, 30100 Venezia, tel. 0415246242, sito:
www.editoriauniversitaria.com, e-mail: euvenezia at libero.it
- Non giuro a Hitler. La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, di Francesco
Comina, prefazione di Albert Mayr, San Paolo, Alba 2000, 116 pagine.
- Sophie Scholl e la Rosa Bianca, di Paolo Ghezzi, Morcelliana, Brescia
2003, 230 pagine.
- La Rosa Bianca: un gruppo di resistenza al nazismo in nome della liberta',
di Paolo Ghezzi, Paoline, 1993, 307 pagine.
*
Per ricevere la newletter dell'associazione "Franz Jaegerstaetter - Italia"
Chi desidera ricevere questa newsletter (o segnalare indirizzi di persone
interessate) la richieda a: franzitalia at infinito.it
Il rilancio in altre mailing list e' consentito: si prega di darne cenno a:
franzitalia at infinito.it
La newsletter dell'associazione "Franz Jaegerstaetter - Italia" e' a cura di
Giampiero Girardi, via del Forte 44/B, 38040 Martignano (Trento), tel.
3474185755 (mobile), 0461829526 (fisso), e-mail: gia.gir at tin.it

8. RILETTURE. NEERA: LE IDEE DI UNA DONNA
Neera, Le idee di una donna, Vallecchi, Firenze 1977, pp. XX + 156, lire
6.000. Presentati da Francesca Sanvitale, due saggi del 1891 e del 1903 -
documento di un'epoca e un ambiente, certo, e da interpretare e discutere
ancora, anche - di una scrittrice (Anna Radius Zuccari, Milano 1846-1918)
che ben meriterebbe una riscoperta editoriale e una rivalutazione critica
adeguate: il fatto che Benedetto Croce l'apprezzasse al punto da curarne
un'antologia degli scritti saggistici significhera' pur qualcosa.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1037 del 29 agosto 2005

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