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La nonviolenza e' in cammino. 1057



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1057 del 18 settembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Ettore Masina: Si', con il Brasile nel cuore
2. Angelo Buccarello: Si', dal Brasile al mondo
3. Il Forum comunitario di lotta contro la violenza vota si'
4. Movimento Internazionale della Riconciliazione - Movimento Nonviolento
del Piemonte e Valle d'Aosta: Si'
5. Alessandra Amicone: Si'
6. Paola Mancinelli: Si'
7. Vittorio Rapetti: Si'
8. Claudio Riolo: Si'
9. Tutti i si' in una pagina web
10. Alcune anticipazioni di "Mosaico di pace" di settembre
11. Assia Djebar: Il grido
12. Luce Fabbri: L'inconcepibile
13. Emilia Ferreiro: la necessita' dell'indignazione
14. Rosa Luxemburg: Casa
15. Fatema Mernissi: New York e Teheran
16. Enrico Peyretti: La lotta politica puo' essere morale
17. Riccardo Orioles ricorda padre Ennio Pintacuda
18. La "Carta" del Movimento Nonviolento
19. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ETTORE MASINA: SI', CON IL BRASILE NEL CUORE
[Ringraziamo Ettore Masina (per contatti: e-mail: ettore at ettoremasina.it,
sito: www.ettoremasina.it) per questo intervento. Ettore Masina, nato a
Breno (Bs) il 4 settembre 1928, giornalista, scrittore, fondatore della Rete
Radie' Resch, gia' parlamentare, e' una delle figure piu' vive della cultura
e della prassi di pace. Sulle sue esperienze e riflessioni si vedano
innanzitutto i suoi due libri autobiografici: Diario di un cattolico
errante. Fra santi, burocrati e guerriglieri (Gamberetti, 1997) e Il
prevalente passato. Un'autobiografia in cammino (Rubbettino, 2000). Tra gli
altri suoi libri: Il Vangelo secondo gli anonimi (Cittadella, 1969, tradotto
in Brasile), Un passo nella storia (Cittadella, 1974), Il ferro e il miele
(Rusconi, tradotto in serbo-croato), El Nido de Oro. Viaggio all'interno del
terzo Mondo: Brasile, Corno d'Africa, Nicaragua (Marietti, 1989), Un inverno
al Sud: Cile, Vietnam, Sudafrica, Palestina (Marietti, 1992), L'arcivescovo
deve morire. Monsignor Oscar Romero e il suo popolo (Edizioni cultura della
pace, 1993 col titolo Oscar Romero, poi in nuova edizione nelle Edizioni
Gruppo Abele, 1995), Comprare un santo (Camunia, 1994); Il Volo del passero
(San Paolo, tradotto in greco), I gabbiani di Fringen (San Paolo, 1999), Il
Vincere (San Paolo, 2002). Un piu' ampio profilo di Ettore Masina, scritto
generosamente da lui stesso per il nostro foglio, e' nel n. 418]

Una povera sala del seminario di Goias, nel Centro-Ovest del Brasile; un
gruppo di uomini  e di donne giunti da tutte le parti del paese. Fra loro,
preti, suore, pastori protestanti, vescovi: indistinguibili gli uni dagli
altri per abito e portamento, Non e' un convegno di studio, nonostante i
relatori affrontino problemi ardui e citino  statistiche; il grande cartello
alle loro spalle elenca nomi di persone brutalmente assassinate. "Os nossos
martires", i nostri martiri, dice il cartello. I nomi sono 253 e l'ultimo e'
quello di un italiano, padre Ezechiele Ramin, massacrato venti giorni prima.
I campesinos che siedono in quel convegno nazionale della Commissao Pastoral
da Terra, associazione  dei contadini cristiani, conoscono ormai a memoria
la liturgia  delle esequie: sanno bene che chi si ribella all'ingiustizia ha
vita breve: se non lo uccide la fame, lo raggiungono i pistoleiros. Amici
comuni mi mostrano padre Josimo Tavares, un altro evangelizzatore di poveri.
Scivola lungo i muri ed io penso: "Ecco un uomo che muore di paura". Mi
dicono: "e' sopravvissuto a due attentati degli agrari, si e' salvato per
miraolo". Pochi mesi piu' tardi sapro' che il terzo attentato e' riuscito.
L'uomo che mi era parso terrorizzato, in quei mesi aveva portato avanti la
sua denunzia delle violenze inflitte  ai poveri.
Queste note risalgono al 1985. Sono passati vent'anni ma i leaders contadini
continuano ad essere falciati dagli jacungos, gli assassini prezzolati dai
grandi terratenientes; e, qualche volta, dalla polizia militare.
*
Agosto 1991. Torniamo a Rio de Janeiro, meravigliosa citta'. Davanti a una
delle piu' antiche chiese, in piazza della Candelaria, si vedono ancora le
chiazze di sangue di otto bambini trucidati una notte, metre dormivano, a
colpi di pistola. Assassini, tre poliziotti: "quei vagabondi sporcavano le
strade". Il cardinale di Rio, dom Eugenio Sales, andra' a vedere quel luogo,
ormai ripulitto, soltanto per espressa sollecitazione degli altri vescovi.
Dopo tutto, in alcune zone della sua diocesi massacrano ogni giorno due,
tre, quattro meninos da rua. Qualche volta i piccoli cadaveri vengono
lasciati  per le strade, come ammoizione ai bambini: "Sparite!". Qualche
volta, a  sparire, sono i corpi degli uccisi: di quando in quando,
soprattutto nela "baixada fluminense", la zona intorno a Rio, la polizia
scopre cimiteri clandestini  di bambini. Il presidente del  Brasile, Itamar
Franco (nel 2003 diventera' ambasciatore a Roma) redarguisce pesantemente e
pubblicamente i diplomatici  del paese: e' colpa loro se l'opinione pubblica
si scandalizza tanto per il genocidio dei piccoli, dovrebbero sforzarsi con
piu' impegno di illustrare i progressi sociali del Brasile.
*
Negli stessi giorni, a Sao Paulo, un diciottenne uccide a colpi di pistola
un coetaneo.  Voleva rubargli un paio di scarpe Adidas.
*
Il Brasile e' un immenso arsenale; non come gli Stati Uniti, naturalmente,
ne' la Colombia, ma pur sempre un inferno di violenza armata. Ma e' anche un
paese percorso da novita', da impulsi generosi, da utopie che spesso
diventano realta'; un paese che in tanti amiamo perche' vi troviamo
realizzati certi nostri sogni: la violenza non solo si scontra con l'onesta'
di tanta gente, ma anche con il crescere di conquiste sociali; non e'
soltanto il paese del genocidio dei piccoli, e' anche lo stato che, primo in
tutto il mondo, ha inserito nella propria costituzione lo Statuto Onu per la
difesa dei bambini.
Non si vedono ancora i segni di questo progresso? Forse no, sui grandi
numeri: ma sono stati posti principi che, poco a poco ma irresistibilmente,
cambiano la giurisprudenza  e la cultura del paese.
Sentiamo con forza queste testarde speranze e questo amore per il Brasile
mentre il grande paese e' chiamato, da persone che non si arrendono alla
violenza costituita, a un grande referendum per il disarmo dei civili.

2. EDITORIALE. ANGELO BUCCARELLO: DAL BRASILE AL MONDO
[Ringraziamo padre Angelo Buccarello (per contatti: a.buccarello at tiscali.it)
per questo intervento. Padre Angelo Buccarello, missionario trinitario, nel
Madagascar dal 1969 ed ora temporaneamente in Italia per un mandato di 6
anni come consigliere generale; nel Madagascar ha fondato il gruppo di
"Aumonerie Catholique des Prisons" per l'aiuto dei carcerati piu' poveri,
l'umanizzazione delle carceri e la difesa dei diritti dei carcerati,
iniziativa intorno alla quale si sono sviluppate molte altre opere di
solidarieta'; e' presidente di Solidarieta' Internazionale Trinitaria (sito:
www.liberar.info)]

Carissimi,
sono presidente di Solidarieta' Internazionale Trinitaria, un organismo
che - in linea con l'Ordine dei Padri Trinitari da otto secoli impegnati per
la liberazione degli schiavi - vuole operare per liberare gli schiavi,
combattere l'oppressione, promuovere solidarieta' e comunione.
Ammiro per l'impegno di sensibilizzazzione e cultura per la pace e sono
totalmente con voi per appoggiare l'opposizione ad ogni forma di violenza.
Nel Madagascar abbiamo operato per dimostrare l'inutilita' e le ingiustizie
del carcere cosi' com'e' tenuto oggi.
A nome dell'organismo che rappresento sono contento di esprimere tutto
l'appoggio e il sostegno al referendum per la soppressione del commercio
delle armi nel Brasile.
E spero che il refendum abbia successo e segni un passo fondamentale per la
eliminazione di tutte le guerre.
Cordialmente
padre Angelo

3. 23 OTTOBRE. IL FORUM COMUNITARIO DI LOTTA CONTRO LA VIOLENZA VOTA SI'
[Ringraziamo gli  amici del "Forum Comunitario de Combate a' Violencia" di
Salvador de Bahia (per contatti: fccv at ufba.br) per questo intervento]

Il "Forum comunitario di lotta contro la violenza" (Fccv) di Salvador
(Bahia) e' una istanza permanente di coordinamento di volonta', sforzi e
risorse di ogni tipo per contrastare la violenza.
E' uno spazio di incontro di entita' istituzionali, di organizzazioni della
societa' civile e di esperienze comunitarie che si impegnano a
sensibilizzare e mobilitare la societa' su questo problema - che ritengono
sia anche un problema prioritario di sicurezza e di tutela dell'incolumita'
e della salute -, ed a svolgere iniziative strategiche, collettive e
pedagogiche nella direzione della costruzione di percorsi condivisi per
contrastare la violenza, cercando di proporre e accompagnare la
formulazione, la realizzazione e l'implementazione di politiche pubbliche
che affrontino il problema nelle sue diverse espressioni.
Tra queste politiche particolare rilievo hanno quelle volte a diminuire le
diseguaglianze sociali, a rafforzare l'esercizio della cittadinanza ed a
garantire la giustizia.
Il Forum ritiene che competa allo stato la prerogativa dell'uso della forza
per garantire la sicurezza, la legge e l'ordine nella societa', e che l'uso
criminale delle armi da fuoco deve essere combattuto attraverso l'azione
piu' efficiente e adeguata delle forze di polizia.
Il Forum ritiene anche che le armi da fuoco non garantiscono ne' protezione
ne' successo in caso di aggressioni personali. La loro disponibilita' ed il
loro uso, per i cittadini comuni e' stato dimostrato che ha avuto come
risultato piu' morti e serie lesioni all'incolumita' fisica e alla stessa
vita per se' e per i propri familiari e conoscenti, anziche' essere - come
si pretenderebbe di far credere - una protezione contro la violenza.
Oltre a cio', lo squilibrio di potere nelle relazioni interpersonali
conseguente al possesso e all'uso di armi da fuoco, e il loro potenziale
distruttivo, hanno prodotto un numero signifdicativo di "incidenti" fatali,
ed hanno favorito esiti tragici a conflitti interpersonali che potevano
essere gestiti con altri mezzi.
Per queste ragioni il "Forum comunitario di lotta contro la violenza" si
impegna nella campagna per il si' alla proibizione del commercio delle armi
da fuoco in Brasile.

4. 23 OTTOBRE. MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE - MOVIMENTO
NONVIOLENTO DEL PIEMONTE E VALLE D'AOSTA: SI'
[Attraverso Piercarlo Racca (per contatti: piercarlo.racca at fastwebnet.it)
riceviamo questo intervento del Movimento Internazionale della
Riconciliazione - Movimento Nonviolento del Piemonte e Valle d'Aosta, che
ringraziamo]

La segreteria regionale del MIR - Movimento Nonviolento del Piemonte e Valle
d'Aosta e' fermamente convinta che una vittoria del si', al referendum che
si terra' in Brasile il prossimo 23 ottobre per la proibizione del commercio
delle armi, rappresentera' uno dei piu' grandi segni di civilta' di questo
ultimo decennio.

5. 23 OTTOBRE. ALESSANDRA AMICONE. SI'
[Ringraziamo Alessandra Amicone (per contatti: antonietta.niballi at tin.it)
per questo intervento. Alessandra Amicone, studentessa universitaria, e'
stata una delle partecipanti ed animatrici del corso di educazione alla pace
2004-2005 presso il liceo scientifico di Orte (Vt), e principale promotrice
delle iniziative concrete realizzate in quell'istituto a sostegno di alcuni
progetti di solidarieta' internazionale di "Mani Tese"  e di "Sulla strada"]

Tra poco piu' di un mese, il 23 ottobre, i cittadini brasiliani saranno
chiamati ad esprimere il loro parere riguardo la proibizione del commercio
delle armi da fuoco e delle munizioni.
E' quasi scontato che a favore del si' si siano schierati tutti quei gruppi
che si battono per la pace e per la nonviolenza, le associazioni umanitarie
ed anche la maggioranza della popolazione; purtroppo pero' come succede
spessissimo nel mondo non sempre le buone idee e i progetti fatti per
migliore la vita dei singoli riescono ad avere la meglio; i sostenitori del
no, infatti, possono contare su di un forte dispiegamento di fondi e di
pubblicita',  dal momento che rivestono ruoli importanti nell'economia del
paese e non solo; tra le fila di questo schieramento emergono grandi
imprenditori, produttori di armi, uomini di potere che ora vedono vacillare
una cospicua parte dei  loro capitali.
E' proprio per questo motivo che risulta importante il ruolo della
solidarieta' di tutti i cittadini del mondo forniti di buon senso: e'
doveroso appoggiare e contribuire alla lotta contro le armi da fuoco, anche
attraverso lettere, e-mail ed appelli da inviare a istituzioni, movimenti e
mass-media nel proprio paese e in Brasile, ed anche ai movimenti, le
associazioni, i rappresentanti istituzionali brasiliani che si battono a
favore del referendum.
A tutti e' noto che le armi da fuoco sono una delle piu' grandi calamita'
mondiali, ma in Brasile la situazione e' a dir poco spaventosa: e' terribile
pensare al numero delle morti causate da queste, soprattutto fra i
giovanissimi: un adolescente ogni quindici minuti e' ucciso da armi da
fuoco. Altrettanto preoccupante e' che dei 18 milioni di armi da fuoco
presenti in Brasile piu' della meta' non sono registrate, e che circa 40.000
fra quelle legali finiscono nelle mani di banditi o di organizzazioni
criminali; non solo: ma molte uccisioni avvengono fra le mura domestiche,
causate da incidenti o da un uso improprio delle armi stesse, e cio' prova
chiaramente che non solo le armi non costituiscono una fonte di difesa, ma
arrecano lesioni irreversibili anche ai propri familiari.
I danni pagati dalla comunita' brasiliana in termini economici sono
esorbitanti, la sanita' pubblica ha speso tra i centotrenta e i
centoquaranta milioni di reali (tra i quarantacinque e i cinquantacinque
milioni di euro) per curare persone vittime di lesioni da arma da fuoco.
In questo particolare caso e' opportuno considerare lo straordinario lavoro
svolto dal governo Lula, che gia' nei primi mesi del 2004 ha approvato un
decreto piu' restrittivo in materia, che ha aumentato i controlli sulle
vendite e le esportazioni delle armi. Inoltre, a meta' luglio dello stesso
anno e' stata lanciata una campagna per la consegna volontaria delle armi,
che ha riscosso un successo enorme, ne sono state riconsegnate piu' di
400.000, e la restituzione era promossa anche dal premio in denaro di 300
reali che riceveva chiunque avesse riconsegnato la propria arma; di
conseguenza l'iniziativa e' stata prolungata fino al giorno del referendum.
E' stato gia' fatto molto, ma per dare una svolta decisiva il si' deve
vincere.

6. 23 OTTOBRE. PAOLA MANCINELLI: SI'
[Ringraziamo Paola Mancinelli (per contatti: mancinellipaola at libero.it) per
questo intervento. Paola Mancinelli, nata ad Osimo (An) il 28 giugno 1963,
dottore di ricerca in filosofia teoretica e docente di scuola superiore,
saggista e poetessa, si e' occupata tra l'altro del rapporto fra mistica e
filosofia e la violenza del sacro in Rene' Girard, del pensiero di
Rosenzweig e dell'influenza dell'ebraismo nel rinnovamento dell'ontologia;
collabora alle riviste "Filosofia e teologia" e "Quaderni di scienze
religiose" ed alla rivista telematica di filosofia "Dialeghestai". La sua
tesi dottorale ha per argomento Fra le opere di Paola Mancinelli:
Vibrazioni, Pentarco, Torino 1985; Come memoria di latente nascita, Edizioni
del Leone, Venezia, 1989; Oltre Babele, Edizioni del Leone, Venezia, 1991;
Cristianesimo senza sacrificio. Filosofia e teologia in Rene' Girard,
Cittadella, Assisi 2001; Homo revelatus, homo absconditus, di alcune tracce
kierkegaardiane in Rene' Girard, in AA. VV., "Nota Bene, Quaderni di studi
kierkegaardiani", Citta' Nuova, Roma 2002; La metafisica del silenzio,
Stamperia dell'Arancio, Grottammare, 2003; Rivelazione e linguaggio.
Ripensare l'essere con Franz Rosenzweig (di prossima pubblicazione)]

Aderisco all'inziativa di sostegno al referendum in Brasile per la messa al
bando delle armi.
Non possiamo prescindere, oggi piu' che mai, da una grammatica della pace
che contribuisca a mutare paradigmi e categorie filosofiche, dando alla
stessa pace uno statuto ontologico proprio. In effetti, finora la ragione
occidentale non riesce a parlare di pace se non in modo privativo e, dato
che il linguaggio e' la casa dell'essere, una nuova koine' ecumenica e' a
mio avviso necessaria.
La prassi vissuta, ponendosi in una sorta di ribaltamento metafisico che
pone in primo piano l'etica (e' il caso in questione) puo' davvero avere un
preziosissimo ruolo per un ripensamento delle categorie filosofiche come
dignita, differenze, relazione.

7. 23 OTTOBRE. VITTORIO RAPETTI: SI'
[Ringraziamo Vittorio Rapetti (per contatti: vittorio_rap at libero.it) per
questo intervento. Vittorio Rapetti (per contatti: vittorio_rap at libero.it),
costruttore di pace, amico della nonviolenza, impegnato nell'Azione
Cattolica, voce sempre autorevole per la ponderatezza, l'equilibrio, la
sensibilita' e la pietas delle sue valutazioni, cura il "Servizio di
informazione e documentazione per responsabili e assistenti" dell'Azione
Cattolica Italiana, delegazione regionale Piemonte Valle d'Aosta]

Il discorso in se' e' semplice e di tutta evidenza: il commercio delle armi
da fuoco, specie quando si tratti di armi da guerra, e' un elemento che alza
il livello di pericolosita' in una societa'. Quindi accresce il pericolo. Se
poi si tratta di societa' in cui esiste una organizzazione politica e
sociale che prevede di affidare agli organismi di polizia la protezione dei
cittadini, delegando ad essi l'uso della violenza e delle armi in un quadro
di regole precise, la motivazione al commercio di armi perde qualsiasi
"schermo".
Purtroppo noi oggi viviamo in un clima culturale che tende ad evidenziare
conflitti e violenze, alimentando la paura e quindi il legittimo desiderio
di protezione. Questi atteggiamenti sono del tutto comprensibili in alcune
situazioni particolarmente difficili, mentre in altri casi sono evidente
risultato di una manipolazione che sollecita la paura per sostenere
"soluzioni forti" (che in realta' sono apparentemente forti, ma segnano una
diffusa debolezza sociale). Comunque, se tali atteggiamenti vengono poi
incanalati nella ricerca di una situazione "privata", i guai si
moltiplicano.
E' il caso del provvedimento in discussione in questi giorni in Italia che
amplia le possibilita' di difesa personale con arma da fuoco. Oltre agli
effetti specifici, c'e' infatti un riflesso sulla mentalita': il "farsi
giustizia da soli" viene in qualche misura legittimato. Se potra' servire da
deterrente in qualche caso, in molti altri produrra' rischi e violenze anche
peggiori e alimentera' quel fascino per l'arma individuale e per i noti
effetti psicologici che essa produce, specie in chi non e' addestrato al suo
uso per fini precisi, circoscritti, controllati (e tutto cio' e' il minimo,
non certo il massimo, ma sovente non si raggiunge neppure questo minimo).
*
Il problema e' certo il commercio delle armi, ma a monte il modo di
intendere la societa', la gerarchia di valori (le persone contano piu' dei
beni), il ruolo degli organismo statali e di polizia, oltre che la forza
politica ed economica per poter contrastare un commercio assai redditizio e
potente.
Un tessuto sociale sempre piu' sfilacciato e anonimo, una crescita delle
differenze sociali e l'allargarsi delle fasce di poverta' e disagio, sono
fenomeni che poco sollecitano l'organizzazione collettiva di movimenti di
cambiamento, ma oggi tendono ad alimentare un substrato di violenza. Ci sono
poi casi limite (e' forse il caso di New Orleans) dove cio' si sfoga, ma
rispetto a cui in termini immediati non resta che la Guardia nazionale. Il
punto e' non arrivare a questo livello e fornire risposte reali prima e su
altri livelli.
*
L'esempio del referundum brasiliano certo ci insegna qualcosa: di non
rassegnarsi alla crescita della violenza, ma di contrastarla con azioni di
mobilitazione e di riflessione.
Dovremmo prender esempio per individuare qui, da noi, in un contesto
politico e culturale diverso, quali azioni analoghe siano efficaci. Forse e'
uno dei modi per esprimere una solidarieta' reale agli amici brasiliani. E
forse e' anche uno dei modi piu' scomodi, perche' da noi, specie tra i
giovani, c'e' un diffuso fascino per le soluzioni violente, semplici,
dirette, alimentato non tanto dalla "cattiveria" dei giovani, ma da un
pesante atteggiamento degli adulti, a loro volta preda dell'intolleranza che
si diffonde tramite i mass-media.
Nella  mia esperienza di insegnante mi trovo in notevole difficolta' a
contrastare tali atteggiamenti, proprio per il prevalre degli slogan, della
"pancia", rispetto alla riflessione critica e all'approfondimento dei
problemi. Mi pare che sul tema della violenza ci sia un troppo di
"ideologismo" rispetto alla comprensione effettiva dei problemi e delle
cause, per cui si oscilla tra il non voler vedere e la pura e semplice
richiesta di repressione. La giusta riprovazione per gli atteggiamenti
intolleranti ed evidentemente propagandistici (tipo quelli leghisti) a volte
pero' ci esime dal fare i conti con la durezza della realta', con la
difficolta' a comprendere e gestire le dinamiche concrete del conflitto e
della violenza; e cio' paradossalente non fa che portare acqua al mulino di
chi predica a favore di muri e separazioni.
Ritengo che occorra continuare a lavorare semplicemente nel quotidiano,
nella formazione di base, ma che sia indispensabile anche un'azione energica
sul piano dei mass-media, perche' attualmente la lotta e' piuttosto impari.

8. 23 OTTOBRE. CLAUDIO RIOLO: SI'
[Ringraziamo Claudio Riolo (per contatti: clriolo at tin.it) per questo
intervento. Claudio Riolo, nato ad Agrigento nel 1951, autorevole militante
e dirigente politico ed acuto studioso, gia' direttore del Cepes (Centro
studi di politica economica in Sicilia), insegna Scienza politica
all'Universita' di Palermo; collabora a vari periodici. Tra le opere di
Claudio Riolo: L'identita' debole, La Zisa, Palermo 1989; Istituzioni e
politica: il consociativismo siciliano nella vicenda del Pci e del Pds
(1993); Chi decide a Palermo? Il processo decisionale per il risanamento
della costa orientale (1994); Politiche di industrializzazione e gruppi di
pressione negli anni cinquanta (1995); (a cura di) Dossier sulle riforme
istituzionali in Italia (1998); (a cura di), Liberta' di informazione, di
critica e di ricerca nella transizione italiana, La Zisa, Palermo 2004]

Naturalmente anch'io voterei si' se fossi brasiliano e sarebbe superfluo,
qui, motivarne le ragioni, dato che condivido in pieno le cose scritte da
Pontara (e da molti altri).
Credo che la cosa piu' utile da fare, raccogliendo l'invito di Lidia
Menapace, sia quella di fare pressione sui media perche' se ne parli.
Non sono (ahime') un conoscitore della realta' brasiliana e non sono in
grado di valutare le possibilita' di vittoria del si' al referendum. Un
esito positivo avrebbe certamente un grande valore, ben al di la' delle
frontiere brasiliane.
Ma cio' che mi domando - e approfitto dell'occasione per girare la domanda a
chi e' in grado di rispondere - e' se e quali ripercussioni interne potrebbe
avere l'esito referendario sul quadro politico brasiliano, in una fase cosi'
critica per il governo Lula.

9. MATERIALI. TUTTI I SI' IN UNA PAGINA WEB
Tutti gli interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per
proibire il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni ospitati su
questo foglio compaiono anche in una apposita pagina web del sito di
Peacelink (www.peacelink.it), curata da Giacomo Alessandroni:
http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_12631.html
Nel sito di Peacelink e' anche possibile consultare tutti i fascicoli di
questo foglio a partire dal dicembre 2004 alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html
Vari altri siti italiani ospitano utili materiali sia sul referendum
brasiliano che per il disarmo; tra essi segnaliamo almeno www.disarmo.org e
www.ildialogo.org
Ricordiamo nuovamente che molte utilissime informazioni sul referendum
brasiliano sono nel fondamentale sito www.referendosim.com.br (in lingua
portoghese-brasiliana).
Per promuovere iniziative in Italia per sostenere la campagna per il "si'"
al referendum brasiliano si  puo' contattare Francesco Comina in Italia
(e-mail: f.comina at ladige.it) e padre Ermanno Allegri in Brasile (e-mail:
ermanno at adital.com.br, sito: www.adital.com.br).
Invitiamo nuovamente tutte le persone che ci leggono ad inviarci interventi
a sostegno del si' al referendum brasiliano per abolire il commercio delle
armi.
Rinnoviamo anche l'invito a tutte e tutti a scrivere a giornali, riviste,
siti, mass-media, a istituzioni, movimenti, associazioni, a persone amiche,
per diffondere l'informazione e la sensibilizzazione sul referendum
brasiliano, e chiamare tutte le persone di volonta' buona ad esprimere
sostegno alle sorelle e ai fratelli che in Brasile sono impegnati a far
vincere il si' al diritto a vivere, il si' al disarmo, il si' alla civilta'
umana, il si' alla gestione nonviolenta dei conflitti, il si' alla pace fra
tutti gli esseri umani, il si' alla convivenza di tutte e tutti sull'unica
terra che abbiamo.
Si' all'umanita', vittoria al mondo.

10. RIVISTE. ALCUNE ANTICIPAZIONI DI "MOSAICO DI PACE" DI SETTEMBRE
[Dagli amici di "Mosaico di pace" (per contatti:
ufficiostampa at mosaicodipace.it) riceviamo e volentieri diffondiamo queste
anticipazioni dal fascicolo di "Mosaico di pace" di settembre 2005. "Mosaico
di pace" e' la bella rivista mensile promossa da Pax Christi, segreteria di
redazione: via Petronelli 6, 70052 Bisceglie (Bari), tel. 0803953507, fax:
0803953450, e-mail: info at mosaicodipace.it, sito: www.mosaicodipace.it]

Problemi di morale
Con un articolo del teologo Giannino Piana, "Mosaico di pace" prosegue la
riflessione sull'eredita' di Woityla e le sfide di papa Benedetto.
Parliamo di morale, di etica. Problemi di morale, pubblica e privata, che
interrogano le coscienze, la Chiesa e le Chiese, il mondo tutto: "Papa
Giovanni Paolo II non ha mancato di affrontare, con una certa linearita' (se
si esclude la preclusione nei confronti della teologia della liberazione) le
tematiche sociali e politiche, attribuendo grande rilievo alla promozione
dei diritti umani, alla costruzione della solidarieta' tra i popoli e al
perseguimento della pace. Meno duttili si sono, invece, rivelate le
posizioni assunte (non solo dal Pontefice ma anche dalle Congregazioni
romane) a proposito di tematiche come la bioetica, la sessualita' e la
famiglia. In questi ambiti le prospettive dottrinali innovative aperte dal
Vaticano II - si pensi soltanto al richiamo al primato della coscienza, alla
centralita' assegnata alla persona (e non alla natura) nella valutazione
dell'agire e al concetto di paternita' responsabile - non hanno soltanto
subito una battuta di arresto, ma sono state drasticamente ridimensionate (e
qualche volta persino rinnegate)".
L'articolo di Piana e' accompagnato da una riflessione breve di Adriana
Zarri per esprimere il desiderio di un'etica che non sia espressione di
norme e divieti ma di valorizzazione e di promozione della persona umana.
http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_12659.html
*
Il terrore e' islamico? No.
Il fondamentalismo e' spesso una forma di nazionalismo rivestito di
religione. Ovunque. "Mosaico di pace" vuol contribuire allo smantellamento
di un pregiudizio diffuso nelle nostre comunita' e legato ad affermazioni
errate sull'Islam. Ne' l'Islam per l'Occidente, ne l'Occidente per i
musulmani sono nemici implacabili. Un bell'articolo quello di Karen
Armstrong, esperta in questioni religiose in Gran Bretagna e negli Stati
Uniti, che invita a "evitare di trasformare potenziali amici in nemici".
"Gli atti terroristici" - dichiara l'autrice - "possono essere commessi da
persone che si dichiarano musulmane ma che violano i principi essenziali
dell'Islam". Il Corano, come tutte le grandi religioni, infatti, invita alla
misericordia e alla compassione.
http://italy.peacelink.org/mosaico/articles/art_12657.html
*
Dossier: Primo, non uccidere
12 pagine dedicate a don Primo Mazzolari. Un dossier, a cura di Sergio
Paronetto, per rileggere don Mazzolari alla luce degli eventi attuali, "per
rinnovare lo spirito del Concilio, per promuovere una concreta
teologia-pratica della nonviolenza, per dichiarare la nostra disponibilita'
come popolo di Dio a convertirci tutti alla pace di Cristo". Nel dossier
sono pubblicate riflessioni di Emilio Butturini, sul dibattito e il clima
culturale che ha generato il volumetto "tanto esiguo quando scomodo", Tu non
uccidere; di Luigi Lorenzetti perche' le proposte nonviolente di Mazzolari
siano oggetto di una  valutazione e di una valorizzazione teologica attuale;
di Peppe Sini che ci aiuta nella rilettura di uno dei piu' grandi manifesti
della scelta nonviolenta.
*
Per informazioni o per richiedere copie saggio: info at mosaicodipace.it

11. MAESTRE. ASSIA DJEBAR: IL GRIDO
[Da Assia Djebar, Vaste est la prison, Albin Michel, Paris 1995, Livre de
poche, Paris 2002, p. 339. Assia Djebar e' una illustre intellettuale
algerina impegnata per i diritti umani, scrittrice, storica, antropologa,
docente universitaria, cineasta. Opere di Assia Djebar: cfr. almeno Donne
d'Algeri nei loro appartamenti, Giunti, Firenze 1988; Lontano da Medina.
Figlie d'Ismaele, Giunti, Firenze 1993, 2001; L'amore, la guerra, Ibis,
1995; Vaste est la prison, Albin Michel, Paris 1995; Bianco d'Algeria, Il
Saggiatore, Milano 1998; Nel cuore della notte algerina, Giunti, Firenze
1998; Ombra sultana, Baldini & Castoldi, Milano 1999; Le notti di
Strasburgo, Il Saggiatore, Milano 2000; Figlie d'Ismaele nel vento e nella
tempesta, Giunti, Firenze 2000; La donna senza sepoltura, Il Saggiatore,
Milano 2002. Opere su Assia Djebar: cfr. il libro-intervista di Renate
Siebert, Andare ancora al cuore delle ferite, La Tartaruga, Milano 1997]

Io non grido, io sono il grido.

12. MAESTRE. LUCE FABBRI: L'INCONCEPIBILE
[Dall'intervista a Luce Fabbri di Cristina Valenti, Vivendo la mia vita, in
"A. Rivista anarchica", anno 28, n. 247, estate 1998 (disponibile anche
nella rete telematica nel sito www.arivista.org). Luce Fabbri, pensatrice e
militante anarchica, educatrice profonda e generosa, un punto di riferimento
per tutti gli amici della dignita' umana e della nonviolenza. Nata il 25
luglio 1908, figlia di Luigi Fabbri (il grande militante e teorico
libertario collaboratore di Errico Malatesta), dal 1929 in esilio dapprima a
Parigi, poi a Bruxelles e via Anversa in America Latina, a Montevideo in
Uruguay, ove da allora risiedera' (ma ancora sovente molto viaggiando); la
morte la coglie il 19 agosto 2000, operosa fino alla fine, sempre attiva,
generosa, mite, accogliente; sempre lucida, sempre limpida, per sempre Luce.
Opere di Luce Fabbri: per un primo avvio segnaliamo l'ampia e preziosa
intervista  a cura di Cristina Valenti: Luce Fabbri, vivendo la mia vita,
apparsa su "A. rivista anarchica" dell'estate 1998 (disponibile anche nella
rete telematica alla pagina web:
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/247/22.htm; ora anche nel sito:
www.arivista.org). Tra le sue opere in volume ed in opuscolo segnaliamo: a)
scritti politici: Camisas negras, Ediciones Nervio, Buenos Aires 1935; (con
lo pseudonimo Luz D. Alba), 19 de julio. Antologia de la revolucion
espanola, Coleccion Esfuerzo, Montevideo 1937; (con Diego Abad de
Santillan), Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Carlo Frigerio Editore,
Lugano 1938; La liberta' nelle crisi rivoluzionarie, Edizioni Studi Sociali,
Montevideo 1947; El totalitarismo entre las dos guerras, Ediciones Union
Socialista Libertaria, Buenos Aires 1948; L'anticomunismo, l'antimperialismo
e la pace, Edizioni di Studi Sociali, Montevideo 1949; La strada, Edizioni
Studi Sociali, Montevideo 1952; Sotto la minaccia totalitaria, Edizioni RL,
Napoli 1955; Problemi d'oggi, Edizioni RL, Napoli 1958; La libertad entre la
historia y la utopia, Ediciones Union Socialista Libertaria, Rosario 1962;
El anarquismo: mas alla' de la democracia, Editorial Reconstruir, Buenos
Aires 1983; Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, BFS, Pisa 1996; Una
strada concreta verso l'utopia, Samizdat, Pescara 1998; La libertad entre la
historia y la utopia. Tres ensayos y otros textos del siglo XX, Barcelona
1998; b) volumi di poesia: I canti dell'attesa, M. O. Bertani, Montevideo
1932; Propinqua Libertas, di prossima pubblicazione; c) scritti di storia e
di critica letteraria: Influenza della letteratura italiana sulla cultura
rioplatense (1810-1853), Ediciones Nuestro Tiempo, Montevideo 1966;
L'influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense
(1853-1915), Editorial Lena & Cia. S. A., Montevideo 1967; La poesia de
Leopardi, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1971; Machiavelli
escritor, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1972; La Divina Comedia
de Dante Alighieri, Universidad de la Republica, Montevideo 1994. Ad essi si
aggiungono i saggi pubblicati nella "Revista de la Facultad de Humanidad y
Ciencias" di Montevideo, e gli interventi e le interviste su molte
pubblicazioni, e le notevoli traduzioni - con impegnati testi propri di
introduzione e commento - (tra cui, in volume: di opere di Nettlau, di
Malatesta, del padre Luigi Fabbri, e l'edizione bilingue commentata del
Principe di Machiavelli). Opere su Luce Fabbri: un punto di partenza e'
l'utilissimo dossier, Ricordando Luce Fabbri, in "A. rivista anarchica", n.
266 dell'ottobre 2000, pp. 28-41]

Quello che ha influito moltissimo e che penso sia stato il vero punto di
partenza del mio anarchismo fu la prima guerra mondiale... soprattutto mi
indignava il fatto che ci fosse un potere capace di obbligare una persona
non solo a farsi ammazzare, ma ad ammazzare. Mi sembrava inconcepibile che
ci fosse qualcuno che potesse dire ad un altro "ammazza uno che non ti ha
mai fatto niente altrimenti ti fucilo".

13. MAESTRE: EMILIA FERREIRO: LA NECESSITA' DELL'INDIGNAZIONE
[Da Emilia Ferreiro, Alfabetizzazione. Teoria e pratica, Raffaello Cortina
Editore, Milano 2003, pp. 165-166.
Emilia Ferreiro, argentina, docente in Messico, psicolinguista e
psicopedagogista illustre, e' una delle piu' grandi studiose viventi del
processi di alfabetizzazione; e' di fondamentale importanza il suo
contributo sul tema dell'apprendimento della lettura e della scrittura da
parte dei bambini. Per un suo profilo cfr. il n. 16 de "La domenica della
nonviolenza". Tra le molte opere di Emilia Ferreiro si veda in primo luogo
l'ormai classico volume scritto in collaborazione con Ana Teberosky, La
costruzione della lingua scritta nel bambino, Giunti, Firenze 1985. Opere su
Emilia Ferreiro: Maria Luigia Casieri, Il contributo di Emilia Ferreiro alla
comprensione dei processi di apprendimento della lingua scritta, 5 voll.,
Viterbo 2004.
Paulo Freire e' nato a Recife (Brasile) nel 1921; nel 1961 ha fondato il
Movimento di cultura popolare, cominciando ad elaborare ed applicare il
metodo di alfabetizzazione legato al suo nome; nel 1964 dopo il colpo di
stato militare e' imprigionato; successivamente e' costretto all'esilio; tra
i massimi esperti di problematiche educative (con particolar riferimento al
Sud del mondo), ha continuato la ricerca e l'attivita' di alfabetizzazione
in varie parti del pianeta; e' deceduto nel 1997. Opere di Paulo Freire: La
pedagogia degli oppressi, Mondadori, Milano 1980; L'educazione come pratica
della liberta', Mondadori, Milano 1977; Pedagogia in cammino, Mondadori,
Milano 1979. Cfr. anche il libro-intervista a cura di Edson Passetti,
Conversazioni con Paulo Freire, Eleuthera, Milano 1996. Opere su Paulo
Freire: Moacir Gadotti, Leggendo Paulo Freire, Sei, Torino 1995; Leandro
Rossi, Paulo Freire profeta di liberazione, Edizioni Qualevita, Torre dei
Nolfi 1998. Per un rapido avvio alla conoscenza cfr. anche Stefano Del
Grande (a cura di), Memorabilia: Paulo Freire, fascicolo monografico del
"Notiziario Cdp" n. 161, gennaio-febbraio 1999, Centro di documentazione di
Pistoia]

C'e' ancora molto da fare, perche' si prenda coscienza della gravita' della
situazione e di quanto siano scandalose certe situazioni; perche' si
ribadisca la necessita' dell'indignazione della quale parlava Paulo Freire.

14. MAESTRE: ROSA LUXEMBURG: CASA
[Da Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919, Editori Riuniti, Roma 1979, p. 223
(e' un frammento da una lettera dal carcere a Mathilde Wurm del 16 febbraio
1917). Rosa Luxemburg, 1871-1919, e' una delle piu' limpide figure del
movimento dei lavoratori e dell'impegno contro la guerra e contro
l'autoritarismo. Assassinata, il suo cadavere fu gettato in un canale e
ripescato solo mesi dopo; ci sono due epitaffi per lei scritti da Bertolt
Brecht, che suonano cosi': Epitaffio (1919): "Ora e' sparita anche la Rosa
rossa, / non si sa dov'e' sepolta. / Siccome ai poveri ha detto la verita' /
i ricchi l'hanno spedita nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948):
"Qui giace sepolta / Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in
difesa dei lavoratori tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi.
Oppressi, / Seppellite la vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg:
segnaliamo almeno due fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti
scelti, Einaudi, Torino; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma (con una
ampia, fondamentale introduzione di Lelio Basso). Opere su Rosa Luxemburg:
Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano;
Paul Froelich, Rosa Luxemburg, Rizzoli, Milano; P. J. Nettl, Rosa Luxemburg,
Il Saggiatore; Daniel Guerin, Rosa Luxemburg e la spontaneita'
rivoluzionaria, Mursia, Milano; AA. VV., Rosa Luxemburg e lo sviluppo del
pensiero marxista, Mazzotta, Milano]

Mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci siano nubi, uccelli e
lacrime umane.

15. MAESTRE: FATEMA MERNISSI: NEW YORK E TEHERAN
[Da Fatema Mernissi, L'harem e l'Occidente, Giunti, Firenze 2000, p. 175.
Fatema Mernissi (ma il nome puo' essere traslitterato anche in Fatima) e'
nata a Fez, in Marocco, nel 1940, acutissima intellettuale, docente
universitaria di sociologia a Rabat, studiosa del Corano, saggista e
narratrice; tra i suoi libri disponibili in italiano: Le donne del Profeta,
Ecig, 1992; Le sultane dimenticate, Marietti, 1992; Chahrazad non e'
marocchina, Sonda, 1993; La terrazza proibita, Giunti, 1996; L'harem e
l'Occidente, Giunti, 2000; Islam e democrazia, Giunti, 2002; Karawan. Dal
deserto al web, Giunti, 2004. Il sito internet di Fatema Mernissi e'
www.mernissi.net]

Il tempo e' usato contro le donne a New York allo stesso modo in cui a
Teheran lo spazio e' usato dagli Ayatollah iraniani: per fare sentire le
donne non gradite e inadeguate.

16. LIBRI. ENRICO PEYRETTI: LA LOTTA POLITICA PUO' ESSERE MORALE
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questa
recensione.
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di questo foglio,
ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno di pace e di
nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con
altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio",
che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi
"Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research
Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi
per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della
rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro
Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e
del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie
prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; e' disponibile nella rete telematica la
sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia
storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente
edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il
principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha
curato la traduzione italiana), e una recente edizione aggiornata e' nei nn.
791-792 di questo notiziario; vari suoi interventi sono anche nei siti:
www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario.
Mark Juergensmeyer e' docente di sociologia e direttore del Dipartimento di
studi globali e internazionali dell'Universita' della California. Opere di
Mark Juergensmeyer: Terroristi in nome di Dio. La violenza religiosa nel
mondo, Laterza, Roma-Bari 2003; Come Gandhi. Un metodo per risolvere i
conflitti, Laterza, Roma-Bari 2004]

Gandhi fu un lottatore politico, non, come molti ancora credono, un santone
che si tiene fuori dalla violenza, lavandosene le mani e lasciandola ai
politici, violenti per professione. Egli seppe congiungere politica e
morale, lottando per la giustizia con le armi della giustizia, con la forza
dell'anima e della verita', che e' vita e non offesa. Sui metodi e le forme
di lotta da lui usate, abbiamo ora anche in italiano il libro di Mark
Juergensmeyer, Come Gandhi. Un metodo per risolvere i conflitti (Laterza,
Roma-Bari 2004, pp. X + 204, euro 16; edizione originale Gandhi's Way. A
Handbook of Conflict Resolution, University of California Press, 1984).
Juergensmeyer (autore anche di Terroristi in nome di Dio. La violenza
religiosa nel mondo, Laterza, Roma-Bari 2003), espone i principi del
satyagraha, indica Gandhi come precursore della soluzione dei conflitti
win-win game, cioe' a somma positiva, con vantaggi per entrambi i
contendenti, invece che a somma zero, con vantaggi per il vincitore e danni
per il vinto, cio' che sempre e' seme del successivo conflitto.
Indico i titoli significativi di alcuni dei dieci capitoli della prima parte
del libro: Combattere una battaglia gandhiana; Come fare a sapere quando si
e' nel giusto?; Cosa fare con un avversario recalcitrante; L'arma: il fine
stesso; La forza della non-cooperazione; Come fare a sapere quando si e'
vinto?; Alcune regole base.
Nella seconda parte, l'Autore propone come casi di studio cinque casi reali:
un conflitto familiare; uno di lavoro; la decisione su un caso personale di
significato generale, tra prudenza e riserbo oppure l'uscire allo scoperto;
la battaglia contro i missili Trident nell'Ohio, nel 1982; la resistenza
tragica degli ebrei al nazismo, specialmente nel ghetto di Varsavia, a
confronto col consiglio di Gandhi di opporre una resistenza nonviolenta, e
le relative discussioni (Martin Buber, Greenberg), di cui si trova una messa
a punto nel quinto saggio (Gandhi, il sionismo e la persecuzione degli
ebrei) nel volume di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile,
nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996.
Nella terza parte del libro troviamo alcune illuminanti discussioni
immaginarie di Gandhi con Marx, Freud, Niebuhr, e infine Mohandas contro
Mahatma.
Anche se l'originale e' di 21 anni fa, mi pare ancora utile per conoscere le
alternative oneste ed efficaci alla violenza senza rinunciare alla lotta
giusta.
Alla fine, dopo alcune questioni di strategia ancora aperte, Juergensmeyer
ci dice: se la verita' e' il vostro scopo, il metodo gandhiano funziona e
permette di combattere ed essere morali nello stesso tempo. "Se anche
nient'altro dovesse cambiare, forse cambierete voi. E ci avrete guadagnato
non poco".

17. MEMORIA. RICCARDO ORIOLES RICORDA PADRE ENNIO PINTACUDA
[Dalla rivista elettronica di Riccardo Orioles "La Catena di San Libero"
(per contatti e richieste: riccardoorioles at sanlibero.it) n. 301 del 13
settembre 2005, riprendiamo questo ricordo.
Riccardo Orioles e' giornalista eccellente ed esempio pressoche' unico di
rigore morale e intellettuale (e quindi di limpido impegno civile);
militante antimafia tra i piu' lucidi e coraggiosi, ha preso parte con Pippo
Fava all'esperienza de "I Siciliani", poi e' stato tra i fondatori del
settimanale "Avvenimenti", cura attualmente in rete "Tanto per abbaiare - La
Catena di San Libero", un eccellente notiziario che puo' essere richiesto
gratuitamente scrivendo al suo indirizzo di posta elettronica; ha formato al
giornalismo d'inchiesta e d'impegno civile moltissimi giovani. Per gli
utenti della rete telematica vi e' anche la possibilita' di leggere una
raccolta dei suoi scritti (curata dallo stesso autore) nel libro elettronico
Allonsanfan. Storie di un'altra sinistra. Sempre in rete e' possibile
leggere una sua raccolta di traduzioni di lirici greci, ed altri suoi lavori
di analisi (e lotta) politica e culturale, giornalistici e letterari. Due
ampi profili di Riccardo Orioles sono in due libri di Nando Dalla Chiesa,
Storie (Einaudi, Torino 1990), e Storie eretiche di cittadini perbene
(Einaudi, Torino 1999).
Padre Ennio Pintacuda, gesuita, teologo, nato a Prizzi (Palermo) nel 1933,
laurea in giurisprudenza alla Cattolica di Milano, studi di teologia alla
Gregoriana a Roma, e specializzazione in sociologia alla New York
University, dal 1968 docente e ricercatore sociale a Palermo, tra gli
animatori del movimento cattolico democratico e tra i protagonisti
dell'esperienza antimafia della "primavera di Palermo", e' deceduto alcuni
giorni fa. Tra le opere di Ennio Pintacuda: Breve corso di politica,
Rizzoli, Milano 1988; La scelta, Piemme, Casale Monferrato (Al) 1993. Opere
su Ennio Pintacuda: Pierluigi Diaco, Andrea Scrosati (a cura di), Padre
Ennio Pintacuda. Un prete e la politica, Bonanno, Acireale 1992]

Compagni. Subire l'ingiustizia non rende migliori. C'e' quella che si
subisce dai nemici (i mafiosi che ti vogliono ammazzare, Cossiga che
intrallazza per farti rimuovere) e quella che si puo' subire dagli amici,
prima o poi. Padre Ennio Pintacuda ha subito l'una e l'altra. Alla prima ha
resistito gloriosamente, con un sorriso ironico e un coraggio da leone. Alla
seconda no. E in realta', nessuno ti puo' ferire come un compagno, nessuno
ti puo' cambiare cosi' profondamente. Come reagisce ognuno, non e' questione
di merito - io credo - ma di fortuna. Quella di Pintacuda e' stata amara,
morto lontano da noi.
Tuttavia, quando uno muore, e' l'intera sua vita che va pesata. Quella di
padre Ennio e' stata buona, utile, umana e - nel momento decisivo -
risplendente. "Nell'ora tragica della Patria, di fronte al barbaro nemico,
il Corpo Volontari della Liberta'...". Ecco. Quel che si e' fatto dopo, ha
molto meno importanza.
Si', e' vero, ci siamo divisi. E' vero, alla fine ci siamo feriti fra noi -
per stanchezza, per insufficienza, per troppo dolore: non lo so - e non
abbiamo portato a termine il compito che ci avevate dato. Ricordatevene - ne
avete il diritto - e analizzateci spietatamente, e non ci imitate. Ma
ricordatevi anche come eravamo quand'eravamo ancora noi stessi. La tirannia
imperversava, tra assassini mafiosi e ladroni di palazzo. Fummo noi ad
alzare la testa, a chiamare il popolo alla rivolta. Orlando che passa
pallido fra la scorta, Carmine al coordinamento antimafia, Angela accanto a
lui, Galasso che scandisce: "Chiedo l'incriminazione del teste Andreotti!",
Cimino che organizza la fiaccolata, Carlo Palermo, Diego, Resca, Fabio
Passiglia, e Nando, e Claudio e Miki e tutti gli altri di noi... E padre
Ennio che ha appena detto qualcosa, incoraggiandoci tutti, andando avanti. E
dietro di loro centinaia e migliaia di siciliani, di italiani, di persone
oneste e buone che hanno appena capito di essere insieme una forza, e che si
puo' cambiare.
Ricordateci cosi', tutti insieme. Nessuno di noi e' stato un eroe o un
genio, ma ciascuno, nel momento piu' difficile, e' stato un soldato. Siamo
stati superbi, impazienti, disorganizzati, rissosi, ma abbiamo amato questro
paese, e abbiamo lottato per esso, come nessuno aveva piu' fatto dai tempi
dei partigiani. Non imitateci nelle divisioni, ma imitateci nel coraggio di
allora e nel fare rete. E ricordatevi di padre Ennio, che ha lottato per
voi.

18. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

19. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1057 del 18 settembre 2005

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