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La nonviolenza e' in cammino. 1060



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1060 del 21 settembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Benito D'Ippolito: in memoria di Simon Wiesenthal
2. Forum comunitario di lotta alla violenza: Perche' quest'arma? Un appello
per il si' al referendum
3. Ariel Ricci: Inviateci le vostre riflessioni
4. Ermanno Allegri: Carissime e carissimi
5. Francesco Comina: Sostenere il si'
6. Umberto Cinalli: Si'
7. Nicoletta Crocella: Si'
8. Alessio Di Florio: Si'
9. Patrizia Farronato: Si'
10. Carlo Gubitosa: Si'
11. Fabio Pipinato: Si'
12. Anna Puglisi e Umberto Santino: Si'
13. Tomaso Zanda: Si'
14. Raccolte 15.000 firme a sostegno della riconversione dell'industria
bellica in Lombardia
15. Fabio Corazzina: Le armi uccidono. I cristiani e la scelta del disarmo
16. Simone Weil: Il crimine di Agamennone
17. La "Carta" del Movimento Nonviolento
18. Per saperne di piu'

1. LUTTI. BENITO D'IPPOLITO: IN MEMORIA DI SIMON WIESENTHAL

Giustizia e non vendetta, l'intero
senso della nostra lotta e' qui.

Di questa pieta', di questo dovere
nessuno seppe essere operatore
come Simon Wiesenthal.

Tutti gli esseri umani assassinati
ovunque si trovino, oggi
lo stanno abbracciando.

L'umanita' intera si leva in piedi
per rendergli omaggio, per ringraziarlo ancora.

2. LETTERE DAL BRASILE. FORUM COMUNITARIO DI LOTTA ALLA VIOLENZA: PERCHE'
QUEST'ARMA? UN APPELLO PER IL SI' AL REFERENDUM
[Ringraziamo Maria Eunice Kalil (per contatti: mabice at terra.com.br) per
averci inviato questo appello per il si' al referendum del 23 ottobre per la
proibizione del commercio delle armi diffuso dal "Forum comunitario di lotta
alla violenza" di Bahia. Maria Eunice Kalil e' responsabile del "Forum
comunitario di lotta alla violenza" di Bahia, Brasile (per contatti:
fccv at ufba.br)]

Perche quest'arma?
Ora, perche'? Non si sa...

Strano oggetto che protegge perche' ferisce
che da' sicurezza perche' minaccia
che ripara perche' spaventa.

Perche' quest'arma?

*
"Nel 2003 39.325 persone sono morte uccise da armi da fuoco, 108 persone al
giorno, due persone ogni due ore (...). Il 2004 e' stato il primo anno, dal
1992, in cui si e' rilevata una diminuzione del numero di decessi per arma
da fuoco... In questo anno vi sono stati 3.234 morti in meno. Il rischio di
morire per arma da fuoco e' diminuito: il tasso di mortalita' per arma da
fuoco e' calato del 10% tra il 2003 e il 2004, passando ad essere di 20,3
per 100.000 abitanti" (Fonte: Ministero della salute, Impatto della Campagna
per il disarmo sull'indice nazionale delle morti per arma da fuoco,
Brasilia, agosto 2005).
*
Il 23 ottobre vota si'.

3. LETTERE DAL BRASILE. ARIEL RICCI: INVIATECI LE VOSTRE RIFLESSIONI
[Ringraziamo Ariel Ricci (per contatti: gotadeorvalho at gmail.com) per questo
intervento. Ariel Ricci dirige l'esperienza educativa dell'Istituto "Gota de
Orvalho", nello stato di Sao Paulo, in Brasile, ed e' tra i soggetti
promotori e referenti del movimento impegnato per il si' al referendum del
23 ottobre]

Cari amici,
grazie per i vostri messaggi di sostegno e per il vostro impegno ad
appoggiare e far conoscere la lotta del popolo brasiliano per il si', per la
pace e per la vita.
Coscienti del momento storico che stiamo vivendo, stiamo raccogliendo e
conservando la documentazione di questo momento per la futura corretta
interpretazione di questa lotta.
Pertanto vi saremo grati se ci invierete le vostre riflessioni sulla nostra
lotta e la sua importanza storica. I vostri interventi li diffonderemo ai
mezzi di comunicazione nazionali e li conserveremo nei nostri archivi.
Recapito: Instituto Gota de Orvalho, Av. Monteiro Lobato 520, 12050-730 -
Taubate' - SP, Brasil, e-mail: gotadeorvalho at gmail.com

4. LETTERE DAL BRASILE: ERMANNO ALLEGRI: CARISSIME E CARISSIMI
[Ringraziamo padre Ermanno Allegri (per contatti: ermanno at adital.com.br) per
questo intervento. "Ermanno Allegri, sacerdote bolzanino da trent'anni in
Brasile, gia' segretario nazionale della Commissione Pastorale della Terra e
ora direttore di un'agenzia continentale (Adital, sito: www.adital.com.br),
nata come strumento per portare all'attenzone della grande informazione
latinoamericana i temi delle comunita' di base e l'impegno contro la
poverta'. Allegri e' stato chiamato a contribuire al coordinamento delle
azioni di sensibilizzazione in vista del referendum che si terra' in Brasile
alla fine di ottobre che ha come tema la messa al bando del commercio delle
armi da fuoco che in tutta l'America Latina costituisce un rilevante fattore
di violenza (omicidi, rapine, ecc.). E' una battaglia civile e di diritto
importantissima per tutto il Brasile, ma anche per il movimento per la pace
di tutto il mondo. La posta in gioco e' grande ma i poteri che contano (le
multinazionali delle armi) sono gia' all'opera per vincere, mettendo in
campo enormi fondi. Allegri chiede che questo tema venga messo nell'agenda
anche del movimento per la pace italiano e chiede anche un aiuto finanziario
per coordinare da qui a ottobre l'attivita' di sensibilizzazione di Adital"
(Francesco Comina)]

Carissime amiche e carissimi amici,
circa un mese fa ho mandato poche righe sulla campagna per il disarmo e sul
referendum che si terra' il 23 ottobre in Brasile a Francesco Comina, amico
giornalista di Bolzano, e stanno causando una valanga di adesioni. Vedo
questo fatto come un elemento straordinario all'interno del momento politico
e sociale che stiamo vivendo.
"Adital", l'agenzia di notizie che coordino, sta investendo molto in questi
due mesi per diffondere al massimo notizie e materiali, perche', come voi
capite benissimo, il prossimo referendum per il suo valore reale e simbolico
oltrepassa i confini del Brasile per diventare un precedente di rilevanza
mondiale.
Per questo vedo che la vostra risposta a questo annuncio sta prendendo una
consistenza di peso imprevedibile.
*
Vi scrivo, adesso, prima di tutto, per ringraziarvi del fatto di
moltiplicare l'interesse e le adesioni alla Campagna per il disarmo (che
vuol dire anche referendum, e' chiaro...). Ma vorrei anche trovare il modo
per arrivare a informare i brasiliani di questa mobilitazione: lo ritengo
indispensabile perche' questo movimento, raggiunga la sua finalita'.
Suggerisco alcune attivita' possibili, ma vedete voi se altre, forse piu'
opportune, possono essere avviate:
1. Potreste mobilitare le entita' nazionali e internazionali (come ad
esempio Pax Christi e altre, e le loro omologhe in altri paesi), per mandare
lettere di solidarieta' e congratulazioni per i risultati ottenuti dal
governo Lula con la Campagna per il disarmo...
2. Potreste mettervi in contatto con vari soggetti e amici che avete in
Brasile per stimolare la partecipazione alla campagna, perche', dato il
momento politico che viviamo, ci sono settori sociali e di sinistra che non
hanno ancora investito le loro energie in questo referendum. E chiedere loro
che vi informino sulle loro attivita' per diffonderle.
3. Per la legge elettorale non potete mandare a soggetti istituzionali
brasiliani adesioni al si' referendario (potrebbe essere considerata
ingerenza straniera nella politica interna brasiliana); ma inviare messaggi
per sostenere la Campagna per il disarmo si puo': migliaia di adesioni, da
piu' paesi, se fosse possibile, a favore della Campagna per il disarmo.
Questo tipo di adesioni lo possiamo anche diffondere come notizia.
Potreste mandare ad esempio testi brevi del seguente tenore:
"Esprimo a questo Ministero le mie congratulazioni per la Campagna del
disarmamo volontario in corso in Brasile e per il risultato raggiunto in
favore della vita e della pace".
In portoghese: "Parabenizo este Ministerio pela Campanha pelo Desarmamento
Voluntario, em ato no Brasil e pelos resultados alcancados em favor da vida
e da paz".
Indirizzando a:
- Ministerio da Justica - Ministro Marcio Thomaz Bastos
e-mail: gabinete.mj at mj.gov.br
- Casa Civil - Ministra Dilma Rousseff
e-mail: casacivil at planalto.gov.br
- Ministerio da Saude - Ministro Jose' Saraiva Felipe
e-mail: gabimin at saude.gov.br
e naturalmente mandare copia a:
- "Adital", e-mail: pelapaz2 at adital.com.br
- Instituto Sou da Paz, e-mail: sp at referendosim.com.br
*
Consultate i siti specifici sulla Campagna per il disarmo e sul referendum:
- www.adital.com.br
- www.referendosim.org
- www.desarme.org
*
Mi impegno a mandarvi per e-mail, attraverso "Adital", notizie in italiano
per informare di quello che succede qui in queste settimane.
Ho una lista fatta a partire dalle vostre adesioni. Voi poi ridiffondete...

5. EDITORIALE. FRANCESCO COMINA: SOSTENERE IL SI'
[Francesco Comina (per contatti: f.comina at ladige.it) e' il principale punto
di riferimento in Italia della campagna di sostegno al si' al referendum
brasiliano per proibire il commercio delle armi. Giornalista e saggista,
pacifista nonviolento, e' impegnato nel movimento di Pax Christi; nato a
Bolzano nel 1967, laureatosi con una tesi su Raimon (Raimundo) Panikkar,
collabora a varie riviste. Opere di Francesco Comina: Non giuro a Hitler,
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; (con Marcelo Barros), Il
sapore della liberta', La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; ha contribuito al
libro di AA. VV., Le periferie della memoria, Anppia - Movimento
Nonviolento, Torino-Verona; e a AA. VV., Giubileo purificato, Emi, Bologna]

Se ne parla pochissimo in Europa, ma la partita che si svolgera' in Brasile
il prossimo 23 ottobre avra' un effetto concreto su tutta l'America Latina e
il mondo intero. E' una partita che vale molto di piu' delle qualificazioni
ai mondiali, perche' il tema che fa da sfondo a quella partita politica,
giuridica, sociale mette il dito sulla grande piaga brasiliana: la violenza.
Il 23 ottobre i brasiliani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito
referendario molto semplice eppure molto difficile: "Il commercio delle armi
da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?".
*
"Si'", dicono i movimenti di base, le organizzazioni non governative, le
associazioni per la pace e per i diritti dell'uomo, le comunita' di base...
"No", affermano invece le fabbriche di armi, i gruppi di potere, i ricchi
proprietari terrieri, l'oligarchia politica, l'opposizione al presidente
Lula.
La posta in gioco e' grande, perche' gli interessi sono enormi.
Chi si batte per il si' guarda la situzione con gli occhi delle vittime, fa
il bilancio degli ammazzati nell'ultimo anno, controlla le cifre spaventose
di una carneficina che si consuma nella quasi totale impunita'. Muoiono
giovani sindacalisti, muoiono preti che coraggiosamente denunciano i
criminali, muoiono ragazzi, si consumano le vendette incrociate fra le
bande, aumentano le rapine accompagnate da omicidi, crescono i regolamenti
di conti, impazza la violenza armata che si diffonde come un gioco del
videogame.
Chi affila la lama del no utilizza la spaventosa carneficina per dire che le
armi servono per difendersi da tanta violenza, che il commercio delle armi
serve al Prodotto interno lordo, che senza la pistola sotto il cuscino tutti
diventiamo ostaggio di chi quella pistola se la tiene incollata alla cintura
dei pantaloni. E ancora - dicono i signori delle armi - che "mentre
disarmiamo i buoni cittadini, armiamo la mano dei cattivi ai quali liberiamo
il campo per agire indisturbatamente contro di noi, contro i buoni che sono
buoni perche' sanno come utilizzare le armi per difendersi dai cattivi che,
invece, le usano per abusare degli altri, per ammazzarli, per annullare la
societa' civile brasiliana".
Il si' possiede pochi mezzi, poche risorse, poche possibilita' di diffondere
i motivi per cui il rifiuto del commercio armato diventa fondamentale per la
societa'.
Il no possiede grandi capitali, ha in mano i grandi mezzi di comunicazione,
sa come arrivare direttamente nelle case dei cittadini e nei centri del
potere finanziario.
*
Il si' ha dalla sua la maggioranza dei cittadini, ma una maggioranza
difficile da raggiungere perche' e' una maggioranza di "esuberi", come
vengono definiti i poveri piu' poveri secondo i parametri economici. Sono i
favelados, gli abitanti delle tante favelas, sono gli analfabeti
dell'interno, gli anziani senza nulla, i tanti senza (terra, lavoro, casa,
ecc). Sono le vite rifiutate, travolte dal destino, interrate dallo
squilibrio nord-sud, ammalate di poverta', perseguitate dalla violenza
armata.
La campagna per il si' deve penetrare dentro questi anfratti, deve lavorare
sui molti livelli, deve contrastare la violenza dell'altra parte, deve
esserci in televisione, nelle radio, sui giornali. Non puo' perdere colpi
perche', a fronte di un sistema organizzatissimo, la forza del si' si
diffonde nell'orizzontale della societa' civile, mettendo in moto i muscoli
disarticolati delle varie componenti sociali.
*
L'appoggio che puo' venire dall'Europa puo' essere fondamentale. I movimenti
per la pace, per i diritti, le associazioni che si battono per una
democrazia dal basso, singoli individui, possono fare la loro parte per
aiutare i gruppi di base brasiliani in questa importante partita
referendaria. Servono appelli, lettere, contributi vari, adesioni alla
campagna, finanziamenti per dar man forte al si'.
Uno dei referenti piu' importanti della campagna nazionale per il si' al
referendum e' un missionario bolzanino da quasi quarant'anni in Brasile. Si
chiama Ermanno Allegri. E' direttore di "Adital" (sito: www.adital.com.br),
un'agenzia di stampa che "copre" tutta l'America Latina. Allegri e' stato
incaricato di coordinare, attraverso la sua agenzia che tiene i collegamenti
con le comunita' di base in tutto il Brasile, le attivita' di
sensibilizzazione della campagna per il si'. Ma serve un aiuto concreto da
parte dell'Italia e dell'Europa.
"I movimenti per la pace e i diritti umani in tutto il mondo - scrive
Allegri - potrebbero fare delle campagne di appoggio al referendum e ai
gruppi che lavorano in Brasile per il si'. L'agenzia di stampa "Adital" puo'
giocare un importante ruolo all'interno di questa campagna. Pero' serve un
aiuto finanziario dall'Italia e dall'Europa per mettere in campo un'azione
di sensibilizzazione forte delle comunita' di base in tutto il Brasile.
Aiutateci, la posta in gioco in grande. Se vincessero i si' al referendum
potrebbe partire dal Brasile un vento virtuoso di disarmo per tutta
l'America Latina e il mondo".
Chi fosse interessato a prendere parte a questa campagna e ad impegnarsi
dall'Italia puo' mettersi in contatto con il Centro per la pace del Comune
di Bolzano, e-mail: welapax at hotmail.com, tel. 0471402382.

6. 23 OTTOBRE. UMBERTO CINALLI: SI'
[Ringraziamo Umberto Cinalli (per contatti: ucinalli at libero.it) per questo
intervento. Umberto Cinalli, formatore ed educatore interculturale, e'
impegnato in vari centri del viterbese in attivita' in collaborazione con
scuole, biblioteche ed associazioni; collabora alle attivita' del Centro di
educazione alla mondialita'; impegnato nell'esperienza dell'Associazione
universitaria per la cooperazione allo sviluppo (Aucs) e nella Legambiente;
ha condotto esperienze di solidarieta' concreta e condivisione di vita in
casa-famiglia con persone in situazioni di difficolta']

Vi sono ragioni innumerevoli per sostenere il si' all'abolizione del
commercio delle armi in Brasile, opportunita' concreta con il prossimo
referendum.
Vi sono ragioni evidenti per chiedere che questo avvenga in tutti i paesi
del mondo, a difesa della vita e della dignita delle persone e dei popoli.
Oltre cento i morti che quotidianamente cadono sulle strade del Brasile
colpiti da armi da fuoco. Ma non e' solo questo dato, seppur sconvolgente,
che deve motivare le persone di volonta' buona a sostenere il referendum.
Vi sono momenti nella storia dei popoli in cui i popoli stessi si
riappropriano della storia e la cambiano, la svelano. Abbiamo il dovere di
credere nella possibilita' di cambiare le regole, di sovvertire l'ordine
delle cose, di rendere giustizia agli oppressi.
Che privilegio essere "scolari" del maestro don Milani: tra oppressori e
oppressi occorre sempre e con coraggio essere dalla parte di questi ultimi.
In Brasile e' possibile qui e ora fermare gli oppressori mercanti di armi.

7. 23 OTTOBRE. NICOLETTA CROCELLA: SI'
[Ringraziamo Nicoletta Crocella (per contatti: stellecadenti at tiscali.it) per
questo intervento. Nicoletta Crocella, poetessa, artista, operatrice
culturale, e' impegnata nell'associazione "Stelle cadenti" e nella casa
editrice omonima. Tra i suoi libri segnaliamo particolarmente Attraverso il
silenzio, Stelle Cadenti, Bassano in Teverina (Vt) 2000; Icone, Stelle
Cadenti, Bassano in Teverina (Vt) 2002]

Si parla poco di un evento epocale come il referendum in Brasile per il
divieto di commercio delle armi.
Il Brasile e' uno dei paesi piu' popolosi del mondo, e se esso si dotasse di
una tale legge questo potrebbe avere un effetto dirompente mettendo in forse
il dogma del diritto di offendere per difendersi e difendere il proprio
patrimonio.
Soltanto il fatto di porre la domanda mette anche in discussione che sia
realistica l'equazione armi disponibili eguale sicurezza. Cio' e' d'altronde
confermato dalle statistiche di morti e ferite per incidenti domestici
dovuti al possesso delle armi, statistiche che provano come sia insicuro
proprio il possedere un'arma. Ma tant'e', la cultura con cui si e' costruito
il "progresso" e' questa: piu' sei forte, piu' sei armato, piu' sei potente
e piu' vali. Cosi' i nostri contemporanei pensano di perdere dignita' e
potere se viene anche soltanto limitato l'uso delle armi. Percio' e'
importante che si ponga la domanda se vietare l'uso delle  armi: gia' il
fatto di porla fa camminare il pensiero, e fa prendere in esame la
possibilita' che l'arma non sia la soluzione. Rende evidente che le armi
sono pericolose, dannose, e quindi inopportune.
Non siamo ancora alla soluzione definitiva della nonviolenza in tutti i
rapporti umani. Forse verra' il giorno che vedremo nei musei, come cimeli di
periodi oscuri della storia, le armi che ora tanto sconsideratamente
circolano, ma in attesa che questo avvenga, facciamo dei passi avanti
introducendo la domanda, ponendo il problema, in modo che le coscienze non
si addormentino sul fatto che le armi ci sono, e vengono usate...
Dovremo affrontare molti argomenti e molti discorsi per uscire di qui, non
ultimo la strada per una riconversione delle fabbriche di armi, e quindi del
lavoro, del senso del lavoro, della giustizia. Si pone un nodo
rivoluzionario di non poca entita', e allora si', ancora si' al bando della
vendita di armi in Brasile, per poi camminare oltre, costruire possbilita'
perche' si allarghi l'onda e tocchi tutte le rive.

8. 23 OTTOBRE. ALESSIO DI FLORIO: SI'
[Ringraziamo Alessio Di Florio (per contatti: ahimsashalom at yahoo.it) per
questo intervento. Alessio Di Florio, amico della nonviolenza vive in
Abruzzo ed e' impegnato in varie iniziative di pace e per i diritti, in
particolare nell'esperienza di Peacelink; cura il notiziario elettronico
"Mare nostrum" per l'abolizione dei cosiddetti "centri di permanenza
temporanea" (campi di concentramento che violano gravemente i diritti umani
delle persone migranti)]

La prima volta che ebbi la notizia del referendum brasiliano fu un anno fa.
In quell'occasione scrissi un articolo pubblicato nel sito di Peacelink.
Adesso che il referendum e' realta' lo ripropongo.
*
Un articolo del 26 agosto 2004
Il Brasile e' uno dei Paesi con enormi sacche di poverta'. Mentre un'esigua
parte della popolazione viaggia verso la modernita' e la ricchezza, in
moltissimi vivono ancora in favelas poverissime. Per questo all'inizio del
suo mandato il presidente Lula ha lanciato il programma "Fame zero". Ma allo
stesso tempo il Brasile e' anche uno dei paesi piu' armati al mondo. Secondo
un rapporto delle Nazioni Unite e' addirittura al quarto posto per numero di
omicidi dovuti ad armi da fuoco.
Contro la proliferazione delle armi il governo ha deciso di intervenire con
energia. Per cinque mesi e' stato sperimentato nello Stato di Parana' un
programma di acquisto dai cittadini delle armi in loro possesso. Il
programma e' stato un successo: nel periodo considerato sono state tolte
dalla circolazione 20.000 armi e gli omicidi sono diminuiti del 30%. Forte
di questo risultato il governo verdeoro ha deciso di estendere il programma
a tutta la nazione. Il programma prevede l'acquisto dei fucili al prezzo di
100 dollari e di 33 per una pistola. Si calcola che fino a dicembre grazie a
questo programma 80.000 armi saranno tolte dalla circolazione e distrutte,
con una spesa complessiva che si dovrebbe aggirare intorno ai 3,3 milioni di
dollari. Ma il piano per il disarmo dei brasiliani non si ferma qui.
Contemporaneamente alla eliminazione di un numero altissimo di armi da fuoco
in circolazione, il governo di Lula vuole evitare anche che il numero possa
aumentare nuovamente. Per questo dall'inizio di luglio 2004 e' iniziato un
giro di vite che prevede regole rigidissime per il rilascio delle licenze,
la creazione di un registro nazionale e il divieto di detenzione di armi nei
luoghi pubblici. Il piano di Lula terminera' nel prossimo anno quando i
cittadini saranno chiamati per referendum a scegliere se vietare per legge
il commercio di armi.
L'insicurezza e la violenza dilagante hanno fatto si' che anche i poveri si
siano armati per paura dei pericoli per la propria vita. E per una famiglia
povera poter ricevere un corrispettivo in denaro e la certezza che anche
altri si stanno disarmando hanno decretato il successo del programma di
Lula. Ma la stessa situazione e' comune anche a molti altri paesi. Se
l'esempio di Lula fosse stato seguito dalla coalizione americana in Iraq un
anno fa, probabilmente oggi l'Iraq non vivrebbe questa situazione di
violenza e di scontri armati. Perche' le armi del regime non si sarebbero
diffuse tra la popolazione. E dal business delle armi, in un paese sull'orlo
della poverta', si sarebbe passati al business del disarmo. Sicuramente un
business migliore. Ma molti altri, anche latinoamericani, si trovano in
situazioni anche peggiori del Brasile. E da Lula per questi paesi viene oggi
una lezione e una speranza.

9. 23 OTTOBRE. PATRIZIA FARRONATO: SI'
[Ringraziamo Patrizia Farronato (per contatti: patrof at tin.it) per questo
intervento. Patrizia Farronato, amica della nonviolenza, filosofa, e'
impegnata nell'esperienza delle Comunita' di base, dei Beati i costruttori
di pace, e in molte altre esperienze di pace e di solidarieta'; e'
responsabile del Coordinamento Nord-Sud altovicentino]

In Brasile, specialisti che lavorano nell'area della pubblica sicurezza
hanno lanciato un manifesto a sostegno della campagna, in atto nel loro
paese, contro le armi leggere; essi affermano che e' proprio a partire dal
controllo di esse e da misure ampie e articolate nel tessuto della societa'
che si puo' vincere la violenza che l'attraversa e che costituisce la prima
causa di morte dei giovani brasiliani.
Tale iniziativa nasce in un paese del sud del mondo di recente democrazia,
di grandi potenzialita' economiche ma attraversato da un'intollerabile
disuguaglianza nella distribuzione del reddito, da soprusi, oppressioni e
corruzioni ancestralmente impuniti, da una miseria che coinvolge un terzo
della popolazione.
Mentre il "grande fratello" del Nord legittima una sicurezza privata fondata
sul possesso delle armi - modello a cui non sono insensibili frange della
politica e del "buon senso" nostrani - ed "esporta democrazia" a suon di
bombardieri, e' una grande affermazione di civilta',  e' un coraggioso atto
di fiducia nella democrazia intraprendere la strada in salita della
rimozione delle cause della violenza, battersi perche' la nonviolenza sia il
cardine della legalita' collettiva e perche' la giustizia si trasformi in
"cosa pubblica", agita con gli strumenti del diritto e della politica.
Si tratta di una lezione oggi quanto mai necessaria e urgente anche per le
nostre societa' opulente, attraversate dalla tentazione di criminalizzare
ogni diversita', di reprimere il disagio sociale, e del farsi giustizia da
se', mentre la fiducia nelle istituzioni diventa sempre piu' labile e la
logica dei privilegi affonda in sacche sociali senza alcun diritto di
cittadinanza.
Una lotta contro le armi che va ribadita all'interno delle societa' e nelle
relazioni tra i popoli per dare voce, strumenti ed efficacia all'unica
sicurezza davvero reale e possibile: quella fondata sul concreto diritto a
vivere con dignita' di ogni essere umano, sulla giustizia tra classi sociale
e nazioni, sulla nonviolenza come universale modalita' di relazione umana.

10. 23 OTTOBRE. CARLO GUBITOSA: SI'
[Ringraziamo Carlo Gubitosa (per contatti: c.gubitosa at peacelink.it) per
questo intervento. Carlo Gubitosa e' segretario di "Peacelink" (la
principale rete telematica pacifista italiana, sito: www.peacelink.it),
collabora con varie testate ed e' uno dei piu' noti operatori
dell'informazione di area pacifista e nonviolenta. Tra le opere di Carlo
Gubitosa: (con Enrico Marcandalli e Alessandro Marescotti), Telematica per
la pace, Apogeo, Milano 1996; Oltre internet, Emi, Bologna 1997;
L'informazione alternativa, Emi, Bologna 2002; Genova, nome per nome, Berti,
Piacenza 2003]

Don Milani ci ha insegnato a guardare al di la' di quella che ci viene
descritta come "patria", per sentirci cittadini di quella patria universale
formata da tutte le persone di buona volonta', che si prendono per mano per
difendersi dalla violenza, dall'avidita' e da tutte le forme di oppressione
che ci chiudono gli occhi di fronte alle alternative possibili.
Il 23 ottobre, il Brasile viene chiamato a scegliere tra la vita e la morte,
tra la civilta' e la barbarie, tra il disarmo e la violenza, e questa scelta
non e' un "problema interno" di un paese, ma un bivio che puo' condizionare
anche il nostro futuro, un piccolo sassolino in grado di spostare grandi
onde che, nel bene e nel male, arriveranno fino a noi.
"Volete che il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni venga
proibito in Brasile?". E' questa la domanda a cui dovranno rispondere 170
milioni di brasiliani, un quesito di fronte al quale nessuno puo' delegare
la propria risposta, un interrogativo di fronte al quale i veri amici della
democrazia, della pace e della nonviolenza possono dare una sola risposta:
vogliamo che il commercio delle armi da fuoco e munizioni venga bandito in
tutti i paesi del mondo.
*
Per fare la nostra parte, qui in Italia, basta seguire il filo rosso che
collega il referendum brasiliano al referendum regionale che chiamera' i
cittadini della Lombardia ad esprimersi sul progetto di rilancio
dell'agenzia di riconversione dell'industria bellica, un organismo
dimenticato dalle istituzioni di ogni colore e colpevolmente assente anche
da molte riflessioni dell'area pacifista, uno strumento conquistato con
grandi lotte di civilta' che hanno visto in prima fila gli operai obiettori
di coscienza e tanti lavoratori ed ex-lavoratori che hanno saputo lanciare
il loro no alle armi dall'interno di fabbriche di morte chiamate Aermacchi,
Agusta, Valsella, Alenia. Per ottenere questo referendum bastavano 5.000
firme, ma ne sono arrivate il triplo.
Ora e' il momento di dire che queste consultazioni referendarie non sono
delle "questioni interne" di un Paese o di una regione, ma possono diventare
una grande opportunita' per scrivere una pagina di storia del mondo, per
gettare sabbia negli ingranaggi di un mercato che vive di guerre.
Io non sono un cittadino della Lombardia, ne' tantomeno del Brasile, ma mi
sento un cittadino del mondo, e sento che il mondo potra' essere cambiato se
tante persone di volonta' buona abbracceranno i cittadini di Milano e di San
Paolo, che con grande fatica e dignita' cercano di dare una speranza di
futuro al nostro piccolo pianeta trasformando le spade in aratri.

11. 23 OTTOBRE. FABIO PIPINATO: SI'
[Ringraziamo Fabio Pipinato (per contatti:
fabio.pipinato at fondazionefontana.org) per questo intervento. Fabio Pipinato,
volontario internazionale, amico della nonviolenza, giornalista per varie
testate missionarie e della solidarieta'; e' stato direttore dell'eccellente
sito di "Unimondo", cooperante in Africa, testimone del genocidio in Ruanda;
e' presidente della cooperativa Mandacaru' per il commercio equo e solidale,
ed e' impegnato nella Fondazione Fontana]

E' stato opportunamente ricordato che un esponente dell'industria armiera
italiana affermava, pochi anni fa, che "un'arma non e' piu' pericolosa di
un'automobile, dipende da come si usa"; e che Il presidente di un importante
ente pubblico - promotore della mostra-mercato armiera "Exa" - sosteneva che
"si possono compiere massacri con una pietra. In Rwanda il genocidio di
migliaia di persone e' stato compiuto coi machete. Chi chiede il controllo,
o peggio, la riconversione delle industrie armiere e' certamente in
malafede".
Non e' affatto vero.
*
Ho vissuto il genocidio ruandese in prima persona (cfr.
http://www.polemos.it/paperab/paper19.html) e posso testimoniare che a
fianco di ogni banda di Interhamwe genocidari v'era un soldato armato che
garantiva l'incolumita' al gruppo in un connubbio esercito-genocidari ben
descritto anche dal film "Hotel Rwanda". L'arma bianca e' stata usata per
risparmiare costosi proiettili.
Ricordo inoltre che durante l'evacuazione del centro dove operavo come
cooperante v'erano alcuni ospiti della provincia di Brescia che si son
fermati per un brevissimo periodo in Rwanda. In visita. Ebbene, nei pochi
giorni di loro permanenza hanno sempre difeso le industrie d'armi del
bresciano che danno larga occupazione. Dopo il 6 aprile il Ministro
plenipotenziario della Farnesina ci ha elencato tutte le difficolta' da
parte dei diversi eserciti di intervenire per liberarci dall'inferno. Tra
queste le mine anticarro e antiuomo, peraltro, allora, in parte, di
fabbricazione italiana. Ricordo che allora e solo allora i graditi ospiti
furono disposti a mettere in discussione la produzione e lo smercio d'armi.
La cosa tristissima quanto il genocidio e' che una volta messo piede sul
suolo italiano hanno ripreso le tesi pre-genocidio. Come se nulla fosse
successo.
Il pensiero e' talmente radicato che in un'intervista che ho fatto
personalmente a Pierferdinando Casini, la terza carica dello Stato affermo',
candidamente, che prima dobbiamo pensare all'occupazione.
*
Senza parole. Anzi, una la dico anch'io. Si' al referendum brasiliano per
proibire il commercio delle armi.

12. 23 OTTOBRE. ANNA PUGLISI E UMBERTO SANTINO: SI'
[Ringraziamo Anna Puglisi e Umberto Santino del Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo (per contatti: csdgi at tin.it)
per questo intervento.
Anna Puglisi (per contatti: csdgi at tin.it), prestigiosa studiosa e militante
antimafia, e' impegnata nell'esperienza del Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato" di cui e' una delle fondatrici. Tra le
opere di Anna Puglisi: con Umberto Santino (a cura di), La mafia in casa
mia, intervista a Felicia Bartolotta Impastato, La Luna, Palermo 1986; con
Antonia Cascio (a cura di), Con e contro. Le donne nell'organizzazione
mafiosa e nella lotta antimafia, Centro siciliano di documentazione Giuseppe
Impastato, Palermo 1988; Sole contro la mafia, La Luna, Palermo 1990; Donne,
mafia e antimafia, Centro Impastato, Palermo 1998, Di Girolamo, Trapani
2005; con Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia Bartolotta
Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo
2005.
Umberto Santino (per contatti: csdgi at tin.it) ha fondato e dirige il Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e'
uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i suoi
complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di questioni
concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia,
politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di),
L'antimafia difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza
programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi,
Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa
mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio
Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote.
Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli,
Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro
la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra,
progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia
mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per
l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi,
paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti
nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La
democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione
delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la
legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e
il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni
nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento
antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo
studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000. Su
Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve
rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su questo stesso
foglio nei nn. 931-934]

Ovviamente ci auguriamo che vinca il si' nel referendum sulle armi in
Brasile.
Ma, a prescindere dall'esito del referendum, occorre una politica nazionale
e internazionale sulla produzione e sul commercio delle armi, che disarmi
gli assassini a tutti i livelli, dalla violenza individuale a quella delle
mafie e delle istituzioni.
Su questo terreno dobbiamo ancora cominciare.

13. 23 OTTOBRE. TOMASO ZANDA: SI'
[Ringraziamo Tomaso Zanda (per contatti: tomasozanda at libero.it) per questa
dichiarazione. Tomaso Zanda e' impegnato in Pax Christi a Milano ed in molte
iniziative di pace, solidarieta', per il disarmo e la nonviolenza. Opere di
Tomaso Zanda: Tortillas, riso e erbe amare. Samuel Ruiz e il popolo del
Chiapas, Emi, Bologna 2003]

Per un Brasile disarmato: si'.

14. INIZIATIVE. RACCOLTE 15.000 FIRME A SOSTEGNO DELLA RICONVERSIONE
DELL'INDUSTRIA BELLICA IN LOMBARDIA
[Da: "Disarmo Lombardia" (per contatti:
appello.riconversione at disarmolombardia.org) riceviamo e volentieri
diffondiamo]

Si e' chiusa la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge
regionale per la riconversione dell'industria bellica in Lombardia. Lunedi'
19 settembre sono state consegnate alla Regione Lombardia le 15.000 firme
raccolte (10.000 in piu' di quelle richieste).
Per sei mesi, in 308 iniziative locali (ma di molte iniziative in paesi,
parrocchie, feste di associazioni e di partito ne siamo venuti a conoscenza
solo nel momento della restituzione delle firme raccolte), centinaia di
persone, gruppi e associazioni, si sono attivati per dare l'opportunita'
alla Lombardia di compiere un passo concreto verso la costruzione di un
futuro di pace.
Ma con la consegna delle firme la campagna non e' finita. Anzi, inizia
adesso la fase piu' impegnativa. E' importante ora mantenere una costante
pressione sugli organi regionali per arrivare al piu' presto alla
discussione della legge in Consiglio Regionale.
Discussione che deve portare all'approvazione della nuova legge per la
riconversione dell'industria bellica ed al rifinanziamento dell' Agenzia
regionale per la riconversione dell'industria bellica.
*
La campagna prosegue.
C'e' ancora bisogno dell'aiuto di tutti.
Per definire come proseguire la campagna ci incontreremo mercoledi' 5
ottobre alle ore 17,30 presso la sede della Regione Lombardia.
Per adesioni, per partecipare o per informazioni: e-mail:
info at disarmolombardia.org, sito: www.disarmolombardia.org

15. RIFLESSIONE. FABIO CORAZZINA: LE ARMI UCCIDONO. I CRISTIANI E LA SCELTA
DEL DISARMO
[Da "Azione nonviolenta" n. 8-9 di agosto-settembre 2005 (sito:
www.nonviolenti.org). Don Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax
Christi, impegnato anche nella Rete Lilliput ed in molte iniziative di pace
e di solidarieta', e' una delle piu' prestigiose figure dell'impegno
nonviolento in Italia]

Scrivendo un appello ai responsabili della guerra nella ex-Jugoslavia don
Tonino Bello diceva: "Mettetevi dalla parte della gente, non di chi specula
sulla guerra, sul mercato delle armi, sul mercato nero, ma della grande
massa che soffre, che muore. Deponete le armi, sottraetevi all'oppressione
dei mercanti della guerra, afferrate strumenti di pace".
Perche' occorre rifiutare la logica delle armi e del riarmo?
*
Perche' le armi generano cattivi sogni
"Le armi, quelle terribili specialmente, che la scienza moderna vi ha date,
ancora prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni,
alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi,
esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarieta' e di utile lavoro,
falsano la psicologia dei popoli" diceva Paolo VI all'Onu il 4 ottobre 1965.
Ben altro da quello generato dalle armi e dal riarmo globale e' il sogno del
profeta Isaia: "Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo al monte
del Signore. Perche' ci indichi le sue vie e possiamo camminare sui suoi
sentieri... Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. Un
popolo non alzera' piu' la spada contro un altro popolo. Non si
eserciteranno piu' nell'arte della guerra".
*
Perche' le armi sponsorizzano il potere del piu' forte
"La corsa agli armamenti costituisce in realta' una violazione del diritto
mediante la forza, l'accumulazione delle armi diviene il pretesto per la
corsa ad aumentare la forza al potere" (Pontificia Commissione Justitia et
Pax, "La Santa Sede e il disarmo generale", 1976).
Infatti le armi in generale e quelle nucleari in particolare non servono a
difendere la liberta' ma la posizione di privilegio iniquo di cui gode il
mondo nord-occidentale. "Rinunciare ad esse significherebbe rinunciare al
nostro vantaggio economico sugli altri popoli. La pace e la giustizia
procedono insieme. Sulla strada che seguiamo attualmente, la nostra politica
economica verso gli altri paesi ha bisogno delle armi nucleari. Abbandonare
queste armi significherebbe abbandonare qualcosa di piu' che i nostri
strumenti di terrore globale; significherebbe abbandonare le ragioni di tale
terrore: il nostro posto privilegiato in questo mondo" (R. Hunthousen,
arcivescovo di Seattle).
*
Perche' le armi sono un crimine contro i poveri
"La corsa agli armamenti anche quando e' dettata da una preoccupazione di
legittima difesa... costituisce in realta' un furto, perche' i capitali
astronomici destinati alla fabbricazione e alle scorte delle armi
costituiscono una vera distrazione dei fondi da parte dei gerenti delle
grandi nazioni e dei blocchi meglio favoriti. La contraddizione manifesta
fra lo spreco della sovrapproduzione delle attrezzature militari e la somma
dei bisogni vitali non soddisfatti (paesi in via di sviluppo, emarginati e
poveri delle societa' abbienti) costituisce una aggressione verso quelli che
ne sono vittime. Aggressione che si fa crimine: gli armamenti, anche se non
messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire
di fame" (Pontificia Commissione Justitia et Pax, "La Santa Sede e il
disarmo generale", 1976). E' chiaro che la ricerca di interessi privati o
collettivi a breve termine non puo' legittimare imprese che fomentano la
violenza e i conflitti tra le nazioni e che compromettono l'ordine giuridico
internazionale.
*
Perche' le armi minacciano la pace e la convivenza
"L'enorme aumento delle armi rappresenta una minaccia grave per la
stabilita' e la pace. Il principio di sufficienza, in virtu' del quale uno
stato puo' possedere unicamente i mezzi necessari alla sua legittima difesa,
deve essere applicato sia dagli stati che comprano armi, sia da quelli che
le producono e le forniscono" (Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, "Il
commercio internazionale delle armi", 1994). Non c'e' giustificazione morale
ad un accumulo eccessivo di armi e al loro commercio generalizzato. Le armi
non devono mai essere considerate alla stregua di altri beni scambiati sul
mercato interno o a livello mondiale.
*
Perche' le armi non allontanano la guerra
C'e' anche chi sostiene, ancora oggi, nonostante lo storico fallimento, il
principio della deterrenza. Le politiche della deterrenza tipiche del
periodo della guerra fredda vanno sostituite con concrete misure di disarmo,
basate sul dialogo, sui trattati di non proliferazione e sul disarmo
unilaterale e multilaterale. Grave e' infatti il giudizio morale sul
principio di deterrenza: "L'accumulo delle armi sembra a molti un modo
paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Riguardo a tale
mezzo di dissuasione vanno fatte severe riserve morali. La corsa agli
armamenti non assicura la pace. Lungi dall'eliminare le cause delle guerre,
rischia di aggravarle" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2315).
*
Ci resta la scelta del disarmo
La dottrina sociale della chiesa propone la meta di un "disarmo generale,
equilibrato e controllato" (Giovanni Paolo II, messaggio per il XL
anniversario dell'Onu, 1985).
Un obiettivo ben lontano da raggiungere se i dati che abbiamo valutato ci
mostrano che oggi, come mai nella storia umana, il pianeta terra e' un
"pianeta armato", un pianeta in cui non ci sono stati o zone che non siano
provvisti di pericolosissimi sistemi d'arma e dunque con la possibilita' di
scatenare una guerra; inoltre le armi moderne, le quali invecchiano presto,
sono sostituite in continuazione e con estrema rapidita' da armi nuove,
assai piu' micidiali.
Questa "necessita'" di rinnovare continuamente le vecchie armi e di
inventarne di nuove fa si' che i maggiori sforzi che oggi compie
l'intelligenza umana siano diretti a creare sempre nuovi e piu' raffinati
strumenti di morte. E' questa una delle maggiori offese che l'uomo di oggi
fa a Dio e a se stesso, perche' Dio ha donato l'intelligenza affinche'
l'essere umano se ne serva per promuovere la vita e non per dare la morte.
(cfr. "Civilta' Cattolica", quaderno 3713, 2005).
In questo comune impegno per il disarmo (economico, culturale, spirituale,
politico) e la pace, e insieme per i poveri del mondo, le varie chiese
cristiane sembrano ritrovare un loro sano protagonismo. In primo piano non
tanto una "verita'" - dogmatica o etica - che si contrappone ad altre, ma un
volto, quello del povero e della vittima, dovunque si trovi e qualunque sia
la sua fede.
Giovera' questo impegno delle chiese a fermare le armi? E' difficile dirlo:
la strada e' tracciata e i riferimenti chiari, ma i tempi nei quali le
chiese benedicevano bandiere, eserciti e cannoni sono ancora troppo vicini.

16. MAESTRE. SIMONE WEIL: IL CRIMINE DI AGAMENNONE
[Da Simone Weil, Riflessioni sulle cause della liberta' e dell'oppressione
sociale, Adelphi, Milano 1983, 1984, pp. 52-53. Simone Weil, nata a Parigi
nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante sindacale e politica
della sinistra classista e libertaria, operaia di fabbrica, miliziana nella
guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice agricola, poi esule in
America, infine a Londra impegnata a lavorare per la Resistenza. Minata da
una vita di generosita', abnegazione, sofferenze, muore in Inghilterra nel
1943. Una descrizione meramente esterna come quella che precede non rende
pero' conto della vita interiore della Weil (ed in particolare della svolta,
o intensificazione, o meglio ancora: radicalizzazione ulteriore, seguita
alle prime esperienze mistiche del 1938). Ha scritto di lei Susan Sontag:
"Nessuno che ami la vita vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio, o se
l'augurerebbe per i propri figli o per qualunque altra persona cara.
Tuttavia se amiamo la serieta' come vita, Simone Weil ci commuove, ci da'
nutrimento". Opere di Simone Weil: tutti i volumi di Simone Weil in realta'
consistono di raccolte di scritti pubblicate postume, in vita Simone Weil
aveva pubblicato poco e su periodici (e sotto pseudonimo nella fase finale
della sua permanenza in Francia stanti le persecuzioni antiebraiche). Tra le
raccolte piu' importanti in edizione italiana segnaliamo: L'ombra e la
grazia (Comunita', poi Rusconi), La condizione operaia (Comunita', poi
Mondadori), La prima radice (Comunita', SE, Leonardo), Attesa di Dio
(Rusconi), La Grecia e le intuizioni precristiane (Rusconi), Riflessioni
sulle cause della liberta' e dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla
Germania totalitaria (Adelphi), Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla
guerra (Pratiche). Sono fondamentali i quattro volumi dei Quaderni,
nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo Gaeta. Opere su Simone Weil:
fondamentale e' la grande biografia di Simone Petrement, La vita di Simone
Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr. AA. VV., Simone Weil, la
passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985; Gabriella Fiori, Simone
Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone Weil, Edizioni cultura
della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie Muller, Simone Weil.
L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994; Angela
Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna 1997; Maurizio Zani,
Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994]

Agamennone che immola sua figlia rivive nei capitalisti che, per conservare
i propri privilegi, accettano a cuor leggero guerre che possono rapire loro
i propri figli

17. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

18. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1060 del 21 settembre 2005

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