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La nonviolenza e' in cammino. 1063



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1063 del 24 settembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Carla Cohn: Con tutto il cuore, che vinca il si'
2. Mauro Furlan: Alcuni dati dell'Unesco e un estratto da un libro sulla
violenza a Rio de Janeiro
3. Pierluca Gaglioppa: Si'
4. Alcuni riferimenti utili per sostenere il referendum che salva le vite
5. Donne in nero: Oggi da Washington a Roma contro la guerra
6. Cena della solidarieta' il 24 settembre ad Attigliano
7. Gerard Lutte: Lettera dalla strada, settembre 2005
8. Federica K. Clementi ricorda Simon Wiesenthal
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. CARLA COHN: CON TUTTO IL CUORE, CHE VINCA IL SI'
[Ringraziamo Carla Cohn (per contatti: carlacohn at tele2.it) per questo
intervento. Carla (Carola) Cohn, nata a Berlino nel 1927, deportata e
sopravvissuta ai campi di sterminio, e' psicoterapeuta e testimone della
Shoah. Alcune sue straordinarie testimonianze sono nei numeri 883, 890 e 895
di questo notiziario]

Sostengo pienamento il referendum brasiliano contro il commercio degli armi.
Mi sembra ovvio di essere contro il commercio d'armi di qualsiasi tipo.
Per esempio sto pensando alle micidiali mine anti-uomo che, rimaste nascoste
e mai del tutto rimosse, tuttora distruggono le vite di tanti bambini ed
altri innocenti.
Sto pensando anche alla libera vendita delle armi negli Stati Uniti, dove
sono a disposizione di tutti "per l'autodifesa" con disastrosi risultati -
per esempio le stragi nelle varie scuole, ecc.
Il referendum brasiliano mi sembra un esempio di grande civilta', e spero
con tutto il cuore che vinca il si'.

2. LETTERE DAL BRASILE. MAURO FURLAN: ALCUNI DATI DELL'UNESCO E UN ESTRATTO
DA UN LIBRO SULLA VIOLENZA A RIO DE JANEIRO
[Ringraziamo di cuore Gaetano Farinelli, dell'associazione Macondo (per
contatti: farinelli at macondo.it) per aver chiesto per noi e per averci
trasmesso questo intervento di Mauro Furlan.
Gaetano Farinelli, prete operaio, educatore, e' uno dei principali animatori
dell'esperienza di "Macondo", associazione per l'incontro e la comunicazione
tra i popoli (per contatti: via Romanelle 123, 36020 Pove del Grappa (Vi),
tel. 0424808407, e-mail: posta at macondo.it, sito: www.macondo.it). Tra le
opere di Gaetano Farinelli: Attraversare il deserto, Macondo Libri - Citta'
Aperta, Troina (En) - Pove del Grappa (Vi) 2001.
Mauro Furlan, amico e socio dell'associazione di solidarieta' internazionale
Macondo, vive e lavora nelle favelas Rio de Janeiro, collabora a
"Peacereporter"]

Carissimi amici,
vi traduco e vi invio due testi che possono essere utili per la nostra
riflessione e il nostro impegno a sostegno della campagna per il disarmo e
per il si' al referendum.
Il primo e' il rapporto dell'Unesco sulla situazione delle morti per arma da
fuoco in Brasile, e il secondo e' un estratto da un libro che a me sembra
straordinario.
*
1. Il documento dell'Unesco (nel sito www.Unesco.org.br)
In Brasile si registrano piu' morti per arma da fuoco che in un guerra
armata.
Negli ultimi dieci anni i morti per arma da fuoco registrati in Brasile
superano il numero delle vittime di 23 conflitti armati, passando al secondo
posto dopo le guerre civili di Angola e Guatemala.
In questo periodo sono morte 325.551 persone, una media di 32.555 morti per
anno. I dati fanno parte dello studio "Mortes Matadas por armas de fogo no
Brasil 1979-2003",  che e' stato diffuso il 27 giugno dal rappresentante
Unesco in Brasile, Jorge Werthein, e dal Presidente del Senato Federale,
Renan Calheiros, al Senato, a Brasilia (DF).
Questo studio ha come obiettivo sensibilizzare la societa' brasiliana
sull'importanza del disarmo della popolazione e l'approvazione del
referendum per restringere il libero commercio delle armi da fuoco.
Lo studio rivela che tra il 1979 e il 2003 le armi da fuoco hanno ucciso
550.000 persone, che significa 35.000 vittime all'anno, ovvero 100 al
giorno.
La ricerca conferma che i giovani tra i 15 e i 24 anni sono le principali
vittime delle armi da fuoco: del totale delle vittime sono 206.000 i giovani
in questa fascia di eta'. Solo nell'anno 2003 il 41,6% dei casi erano
giovani.
La ricerca e' stata realizzata in base ai dati del sistema di informazione
sulla mortalita' brasiliano (Datasus del Ministero della salute), poi
confrontati con i dati internazionali. I dati sono stati comparati anche con
altre tipologie di morti (incidente stradale, malattie, ecc.). Inoltre
queste morti sono state confrontate con il numero delle vittime di 26
conflitti armati di 25 paesi del mondo in diversi periodi.
Quello che risulta impressionante e' che in Brasile, anche senza esserci un
conflitto religioso, una guerra con un paese confinante, o una lotta
politica armata interna, si verificano piu' vittime per armi da fuoco
rispetto a nazioni colpite da un conflitto bellico dichiarato.
Per promuovere una cultura della pace in Brasile si deve passare
necessariamente per la riduzione delle armi in circolazione e la proibizione
della loro vendita.
*
Alcuni dei dati principali della ricerca:
1) Tra il 1979 e il 2003 piu' di 550.000 persone sono morte in Brasile per
arma da fuoco in un crescendo continuo. In questi 24 anni le morti violente
sono cresciute del 461,8%, mentre la popolazione e' cresciuta del 51,8%.
La spinta e' stata data  dalla crescita degli omicidi del 542,7%. I suicidi
con armi da fuoco sono cresciuti del 75%, e le morti per incidente con arma
da fuoco sono cadute del 16,1%.
2) Dei 550.000 morti, 205.722, ossia il 44,1%, sono giovani della fascia tra
i 15 e 24 anni. Considerando che questi giovani rappresentano il 20% della
popolazione brasiliana si conclude che in questa eta' muore il doppio di
persone rispetto alle altre fasce.
3) Tra i giovani la crescita e' stata piu' mortale arrivando al 640,3%. Gli
omicidi sono aumentati del 742,9%, i suicidi sono cresciuti del 61%.
4) E' aumentato il numero di giovani come vittime. Nel '79 i morti giovani
nel Brasile sono stati 2.208 cioe' il 31,6% del totale delle vittime. Nel
2003, i 16.345 giovani morti per armi da fuoco rappresentano il 41,6% del
totale delle vittime.
5) In Brasile considerando il totale della popolazione la principale causa
di morte e' quella cardiaca, seconda la cerebrovascolare, e al terzo posto
le armi da fuoco. Tra i giovani invece le armi da fuoco sono la prima, con
una incidenza molto maggiore rispetto alla seconda causa che e' la morte in
incidenti stradali.
6) Nel 2003 sono morte di aids 11.276 persone, di cui 606 giovani. Questa
epidemia occupa l'undicesima posizione nella popolazione totale, e la sesta
nell'eta' tra i 14 e i 24 anni.
7) Tra il 1993 e il 2003, sono morti in Brasile 325.551 persone, una media
di 32.555 morti all'anno per armi da fuoco. Confrontando con la mortalita'
di 25 conflitti armati nel mondo il Brasile rappresenta la maggior media per
anno.
8) In termini assoluti il Brasile e' appena dietro la guerra civile in
Angola che avrebbe causato 550.000 morti in 27 anni di conflitto, e della
guerra civile in Guatemala che tra il 1970 e il 1994 avrebbe fatto 400.000
vittime.
9) Il Brasile presenta in media un numero di morti piu' elevato delle guerra
del Golfo, l'insieme della prima e seconda Intifada, e il conflitto
dell'Irlanda del Nord.
10) Dei 57 paesi analizzati, il Brasile rispetto alla popolazione totale e'
al secondo posto dopo il Venezuela, e tra i giovani e' al terzo posto dopo
Venezuela e Porto Rico.
11) Tra la popolazione giovane il Brasile e' al terzo posto per morti e
omicidio da armi da fuoco, e al terzo posto per morti la cui causa per arma
e' indeterminata. Per quanto riguarda gli incidenti con arma da fuoco occupa
la quindicesima posizione e la ventesima in relazione ai suicidi.
12) Sono pochi i paesi nel mondo, come il Brasile, dove le morti per arma da
fuoco superano le morti per incidenti stradali. Tra i 57 paesi analizzati
solo in sei casi questo succede, e cinque di questi sono paesi dell'America
Latina: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela.
13) Sono anche una minoranza i paesi in cui le morti per armi da fuoco
superano il numero dei suicidi. Dei paesi analizzati sono 15 che si trovano
in questa situazione, e la maggioranza sono dell'America Latina.
*
2. Interludio
Da questa breve sintesi che vi ho presentato potere capire come la
situazione in Brasile (ma anche di tutta l'America Latina) sia veramente
drammatica. Quando in passato ho scritto che i giovani qui a Rio parlano di
Iraq per descrivere la situazione in cui vivono, non e' uno scherzo o un
paragone forzato. Queste cose le abbiamo denunciate nella camminata per la
pace, ma sappiamo che la realta' e' complicata, i fattori in gioco sono
molti, la soluzione sembra impossibile.
Per continuare questa riflessione vi riporto un estratto da un libro da poco
uscito. Il libro ( che a mio giudizio e' di una ricchezza straordinaria) si
intitola "Cabeca de porco", che letteralmente significa "testa di maiale",
ma che qui a Rio, nel gergo delle favelas, ha preso il senso di confusione,
strada senza uscita. Il libro e' scritto a sei mani. Un sociologo (Luiz
Eduardo Soares), un famoso cantante hip-hop (MV Bill) e un produttore di hip
hop (Celso Athayde) che ha creato il Cufa (Centrale unica delle favelas).
Luis Eduardo si e' assunto il compito di riflettere sulle testimonianze
raccolte in vari anni di ricerca, inoltre e' stato protagonista di una
singolare vicenda. Dal gennaio all'ottobre del 2003 e' stato segretario
nazionale di sicurezza pubblica, cercando di mettere in atto delle azioni
congiunte per la diminuzione delle morti violente a Rio. Avendo intaccato
principalmente gli interessi della polizia corrotta, e' stato dimesso con un
annuncio televisivo da parte del governatore dello stato. Questo libro aiuta
ad entrare nei meandri della violenza a Rio e in Brasile, a scoprirne i vari
significati e ad indicare delle possibili soluzioni.
Adesso passo alla mia traduzione di alcune pagine, sperando di tradurre
altri piccoli spezzoni, questo per darvi l'opportunita' di capire un mondo
che sembra irreale.
*
3. I significati della violenza: la criminalita' in Brasile e a Rio de
Janeiro (dal libro "Cabeca de porco")
Rio de Janeiro continua ad essere una bellissima citta', ma nel frattempo
Rio de Janeiro ("fiume di gennaio") continua ad essere gennaio, febbraio,
marzo, tutto l'anno attraversato dalla paura, dalle pallottole, dal fuoco
incrociato. Questo non e' un libro sullo situazione o la citta' di Rio de
Janeiro, perche' i problemi di cui si parla sono nazionali e qualcuno supera
anche i confini del Brasile. Ma Rio ha anticipato la traiettoria brasiliana
lungo la direzione della violenza armata, e probabilmente rende visibile il
futuro probabile del paese. Per questo e' importante pensare alla sua storia
recente per esorcizzare i suoi mali, aiutarci a vincerli e prevenire la
nazionalizzazione del suo dramma. Il traffico delle armi e della droga da
molto tempo ha abbandonato il suo confino in una periferia lontana,
convertendosi nella principale fonte brasiliana di violenza criminale. Forse
c'e' ancora speranza che la dimensione assunta dalla tragedia qui a Rio, non
si ripeta nelle altre citta' e stati brasiliani.
Non ho la pretesa di raccontare la storia del narcotraffico di Rio, alcuni
lo hanno fatto meglio di quanto potrei fare io, pero' mi piacerebbe
completare la conoscenza gia' accumulata, richiamando l'attenzione su alcuni
aspetti, prima pero' faccio alcune considerazioni generali.
*
Violenza e' una parola che solo in apparenza e' semplice. In verita'
contiene molti significati differenti. Puo' descrivere un'aggressione
fisica, un insulto, un gesto che umilia, uno sguardo non rispettoso, un
assassinio commesso con le proprie mani, un modo ostile di raccontare una
storia con disprezzo, l'indifferenza di fronte alla sofferenza degli altri,
la negligenza verso gli anziani, la decisione politica che provoca
conseguenze sociali drammatiche, la svalorizzazione dei figli da parte dei
genitori e delle donne da parte dei mariti, le pressioni psicologiche in
relazioni di oppressione, le scelte economiche che si abbattono come un
disastro naturale su certi settori della  popolazione, e la stessa natura
quando supera i suoi limiti naturali e provoca catastrofi, per questo
parliamo della violenza dell'acqua, del vento e del fuoco; e ci riferiamo
anche alle disuguaglianze sociali ingiuste o all'abbandono dei bambini di
strada come forme di violenza.
Ma dall'altra parte, quando un padre lotta contro qualcuno per salvare la
vita del figlio, non lo descriviamo come violento e neanche intendiamo come
un esempio di violenza l'uso difensivo e ben intenzionato che lui fa della
propria forza.
*
Se riuniamo un qualsiasi gruppo di persone e chiediamo che scelgano dei
fatti che esemplifichino forme gravi di violenza, probabilmente otterremmo
risposte molto differenti, organizzate secondo gerarchie diverse: alcuni
faranno riferimento alle guerre tra nazioni e alle forme planetarie di
ingiustizia e squilibrio, altri probabilmente alla prostituzione infantile o
al flagello della fame e alla mancanza di lavoro, la gravidanza precoce, le
condizioni abitative, della sanita', dei trasporti, il latifondo
improduttivo chiuso ai senza terra, l'ingiustizia, l'impunita', la
distruzione dell'ambiente, la corruzione, il razzismo, l'invasione
culturale, il contrasto tra l'automobile di importazione e il mendicante
sulle strade, l'omofobia, la situazione delle prigioni superaffollate e le
condizioni disumane dei detenuti, la discriminazione delle donne,
l'abbandono dei giovani, l'ipocrisia arrogante dei tecnocrati, la tortura,
le stragi, la brutalita' della polizia, il salario dei poliziotti, il
quotidiano delle periferie nelle grandi metropoli brasiliane.
E' anche chiaro che la maggioranza non tralascer' di evidenziare i crimini,
soprattutto le aggressioni contro la persona, specialmente quelle il cui
esito e' la morte della vittima.
Per la popolazione , i crimini non sono le trasgressioni della legge penale,
ma sono le violazioni colpevoli della legge morale, piu' ampia di quella
penale e spesso non coincidente con le sue determinazioni e il suo spirito.
Il concetto popolare di crimine e' tanto variabile e inglobante quanto il
concetto popolare di violenza. Siccome non c'e' consenso nella societa'
riguardo la legge morale, la legge penale deve essere rispettata come
l'accordo pratico possibile, che diventa il riferimento delle istituzioni
responsabili del mantenimento dell'ordine pubblico democratico orientandone
le azioni.
*
Il Brasile e' ricco in manifestazioni di violenza nelle sue forme piu'
diverse, inclusa la crescente criminalita' violenta. La societa' brasiliana
nella sua totalita' e' stata raggiunta dalla violenza. Tutte le classi,
etnie, fasce di eta' condividono il rischio di diventare l'obiettivo di
qualche atto criminoso. In questo senso si puo' dire che la violenza
criminale brasiliana, nelle sue molteplici forme, "e' democratica", colpisce
uomini e donne, poveri e ricchi, neri e bianchi, indistintamente. Ma nello
stesso tempo, se osserviamo attentamente i dati relativi ai morti, cioe' i
crimini che provocano la morte della vittima, troveremo un quadro molto
differente.
In Brasile la morte violenta intenzionale si distribuisce in modo
concentrato. Allo stesso modo del reddito, educazione, abitazione, salute,
fognature, accesso al divertimento e beni pubblici, i morti a causa della
violenza anche questi sono un privilegio, anche se perverso, ma in questo
caso con il capovolgimento della piramide distributiva: chi piu' ne soffre
sono i piu' poveri. E neanche i poveri in generale. Le vittime tipiche della
violenza brasiliana sono i giovani, di sesso maschile, di eta' tra i 14 e i
24 anni (anche se la fascia di eta' si estende rapidamente sia verso il
basso che verso l'alto), che vivono in quartieri o nelle favelas alla
periferia delle metropoli, e frequentemente sono neri. Anche se ci sono
tanti casi di persone di altri gruppi sociali colpiti, l'obiettivo secondo
le statistiche piu' probabile delle forme piu' gravi di violenza  ha eta',
colore, sesso, indirizzo e classe sociale. In altri termini, la criminalita'
violenta e' un problema di tutti i brasiliani, ma e' soprattutto il dramma
dei giovani, specialmente poveri e particolarmente neri.
*
E' chiaro che ci sono tante tragedie che coinvolgono anche i giovani della
classe media. Ma tutte le analisi convergono nell'indicare la stessa
concentrazione, senza ombra di dubbio. Il problema e' cosi' grave che ha
gia' lasciato un segno nella struttura demografica.
C'e' un deficit di giovani, tra i 15 e i 24 anni, nella societa' brasiliana
(fenomeno che si verifica solo nelle strutture demografiche delle societa'
che sono in guerra). Si puo' affermare che il Brasile vive le conseguenze di
una guerra non dichiarata, e un settore sociale piu' di altri sta pagando
con la vita il prezzo di questa tragedia.
Questo processo puo' essere descritto, senza alcuna esagerazione retorica,
come genocidio: un genocidio paradossale, autofagico e fratricida.
Giovani poveri uccidono giovani poveri, in una dinamica che non conoscono e
non controllano, in cui tutti sono vittime, anche quelli che
provvisoriamente svolgono il ruolo di torturatori, nel circolo vizioso che
li portera' a una morte precoce e crudele.
Quando completano il percorso e assumono la posizione di vittime, infine
sono gettati via, nella dinamica torbida che ri-alimenta il gioco della
violenza e li sostituisce come pezzi di una macchina e ricomincia il
circuito perverso della violenza.
*
Varie sono le matrici della criminalita', e le sue manifestazioni variano a
secondo delle regioni del paese. Il Brasile e' tanto diversificato, che
nessuna generalizzazione e' sostenibile. La sua molteplicita' lo fa
diventare refrattario anche a  soluzioni uniformi. La societa' brasiliana a
causa della sua complessita' non ammette semplificazioni, ne' camicie di
forza.
A San Paulo, la maggioranza degli omicidi rivela conflitti interpersonali,
il cui risultato sarebbe meno grave se non ci fossero cosi' tante armi in
circolazione.
Nello stato dello Spirito Santo e nel Nordeste, l'assassinio su commissione
di persone scomode e' prevalente, alimentando l'industria della morte, il
cui affare coinvolge "pistoleros" professionali che agiscono individualmente
o si riuniscono in "gruppi di sterminio" ai quali con frequenza partecipano
poliziotti.
*
Nella misura in cui prospera il "crimine organizzato" i mercanti di morte
tendono ad essere inglobati dalla rete clandestina che penetra le
istituzioni pubbliche, che si vincola ad interessi politici ed economici
specifici, ai quali non e' mai estraneo il riciclaggio di denaro, principale
mediazione delle dinamiche che rendono possibile e riproducono la corruzione
e le piu' diverse pratiche illegali veramente redditizie.
Ci sono investimenti del crimine in rapine e furti di macchine e camion
carichi di merce, entrambe le modalita' chiedono una articolazione stretta
con le strutture della ricettazione, sia per rivendere, sia per smontare,
sia per il recupero finanziario. Assalti alle banche, alle case di
residenza, agli autobus di breve o lunga percorrenza, cosi' come i
sequestri, specie i sequestri lampo, che sono diventati comuni e pericolosi,
perche' in funzione (anche in questo caso) della disponibilita' di armi,
questa pratica che ha come obiettivo il patrimonio, si e' convertita con
paurosa frequenza in crimine contro la vita (l'espansione delle aggressioni
che si concludono con la morte o il ferimento costituisce il ritratto di
questa tendenza).
*
La violenza domestica, specialmente la violenza contro le donne, cosi' come
le piu' diverse aggressione contro i bambini, si sono rivelate piu' intense
e costanti quanto piu' si approfondisce la conoscenza dei casi. Il dato piu'
sorprendente riguarda l'autore: in piu' del 60% dei casi osservati nelle
ricerche realizzate in Brasile, chi perpetra la violenza e' conosciuto dalla
vittima (parente, marito, amante, padre, patrigno, ecc.). Questo significa
che questa matrice della violenza, a cui dobbiamo la massima attenzione e
che costituisce una problematica della massima gravita' per quelli che
soffrono violenza o ne sono testimoni (sia per le conseguenze immediate, sia
per gli effetti futuri), non e' azionata generalmente da criminali
professionali o da persone che stanno costruendo una carriera criminale. Lo
stesso si puo' dire per quanto riguarda altre forme di violenza...

3. 23 OTTOBRE. PIERLUCA GAGLIOPPA: SI'
[Ringraziamo Pierluca Gaglioppa (per contatti: pierlucagaglioppa at libero.it)
per questo intervento. Pierluca Gaglioppa, dottore forestale ed esperto di
questioni ambientali, cooperante internazionale di vasta esperienza, con una
lunga esperienza di formatore e responsabile degli obiettori di coscienza in
servizio civile presso l'Arci provinciale di Viterbo, tra i principali
collaboratori del Centro di ricerca per la pace, e' impegnato in molte
attivita' di pace, di difesa dell'ambiente, di solidarieta', per la
nonviolenza; e' autore di varie pubblicazioni scientifiche]

Credo che il referendum brasiliano per l'abolizione delle armi sia un
esempio per tutto il mondo; il solo fatto che sia stato proposto e che si
tenga e' un risultato incoraggiante per tutti i popoli della terra.
Senza retorica, mi piacerebbe che tale scelta venisse fatta anche in Italia
e che anche nel nostro paese si provi effettivamente a promuovere una
cultura nonviolenta.
In questi nostri tempi in cui sempre piu' gli insegnamenti si discostano da
ideali di pace, integrazione e conoscenza, e' fondamentale tornare a
ribadire quali debbano essere le nostre azioni e i nostri obiettivi di
progresso.
Tanto merito va dato agli amici brasiliani se proprio da quella terra nasce
questa rivolta contro la violenza e contro i poteri economici che fanno
profitti sulla sofferenza e sulla morte.
La sola sofferenza fisica di alcune fasce di popolazione costrette alla fame
e agli stenti e' sufficientemente violenta; annientiamo la violenza tra i
poveri e i diseredati dove trova terreno fertile ma soprattutto eliminiamola
ovunque; creiamo le basi nei nostri figli perche' sappiano distinguere e
scegliere pace e nonviolenza.
Per questo noi piu' degli altri dobbiamo sostenere la campagna per far
vincere i si' nel referendum brasiliano contro le armi.
Per noi, per tutti. E grazie ancora agli amici brasiliani.

4. MATERIALI. ALCUNI RIFERIMENTI UTILI PER SOSTENERE IL REFERENDUM CHE SALVA
LE VITE
Per promuovere iniziative in Italia per sostenere la campagna per il "si'"
al referendum brasiliano si  puo' contattare Francesco Comina in Italia
(e-mail: f.comina at ladige.it) e padre Ermanno Allegri in Brasile (e-mail:
ermanno at adital.com.br, sito: www.adital.com.br).
Alcuni altri riferimenti utili in Italia: il Centro per la pace del Comune
di Bolzano (tel. 0471402382, e-mail: welapax at hotmail.com); la Rete italiana
per il disarmo (segreteria at disarmo.org); il Centro di ricerca per la pace di
Viterbo che cura il notiziario "La nonviolenza e' in cammino" (e-mail:
nbawac at tin.it) che ogni giorno propone interventi e materiali.
Utilissime informazioni sul referendum brasiliano sono nel fondamentale sito
www.referendosim.com.br (in lingua portoghese-brasiliana).
*
Tutti gli interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per
proibire il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni ospitati su
questo foglio compaiono anche in una apposita pagina web del sito di
Peacelink (www.peacelink.it), curata da Giacomo Alessandroni:
http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_12631.html
Nel sito di Peacelink e' anche possibile consultare tutti i fascicoli di
questo foglio a partire dal dicembre 2004 alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html
*
Invitiamo nuovamente tutte le persone che ci leggono sia ad inviarci
interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per abolire il
commercio delle armi, sia a scrivere a giornali, riviste, siti, mass-media,
a istituzioni, movimenti, associazioni, a persone amiche, per diffondere
l'informazione e la sensibilizzazione sul referendum brasiliano, e chiamare
tutte le persone di volonta' buona ad esprimere sostegno alle sorelle e ai
fratelli che in Brasile sono impegnati a far vincere il si' al diritto a
vivere, il si' al disarmo, il si' alla civilta' umana, il si' alla gestione
nonviolenta dei conflitti, il si' alla pace fra tutti gli esseri umani, il
si' alla convivenza di tutte e tutti sull'unica terra che abbiamo.
*
Alcuni utili contatti in Brasile:
Adital: pelapaz2 at adital.com.br
"Forum comunitario di lotta alla violenza" di Bahia: fccv at ufba.br
Instituto "Gota de Orvalho" di Sao Paulo: gotadeorvalho at gmail.com
Instituto Sou da Paz: sp at referendosim.com.br
*
Alcuni siti particolarmente utili
a) in Brasile:
www.referendosim.org.br
www.adital.com.br
www.desarme.org
www.soudapaz.org.br
www.vivario.org.br
b) in Italia:
www.amnesty.it
www.archiviodisarmo.it
www.controlarms.org
www.disarmo.org
www.disarmonline.org
www.exa.it
www.ildialogo.org
www.nonviolenti.org
www.paxchristi.it
www.peacelink.it
www.retelilliput.net

5. INIZIATIVE. DONNE IN NERO: OGGI DA WASHINGTON A ROMA CONTRO LA GUERRA
[Ringaziamo Nadia Cervoni (per contatti: giraffan at tiscali.it) per averci
trasmesso questo testo elaborato dalle Donne in Nero della Casa delle Donne
di Torino (si veda. anche il sito www.donneinnero.it). Nadia Cervoni e'
impegnata nelle Donne in nero ed in numerose iniziative di pace,
solidarieta', nonviolenza; dal 2002 e' impegnata particolarmente sulla
questione kurda/turca. Opere di Nadia Cervoni: con Liana Bonelli, Teresa
Quattrociocchi, Micaela Serino (a cura di), Con la forza della nonviolenza.
Voci di donne curde e turche, Promograph, Roma 2002]

Sabato 24 settembre sono state indette manifestazioni negli Stati Uniti, in
Europa, in Israele e Palestina da parte di cittadine e cittadini che
intendono chiedere il ritiro delle forze militari di occupazione, la fine
della guerra in Iraq e la fine dell'occupazione coloniale ovunque.
A Washington marceranno insieme il gruppo di United for Peace and Justice,
Gold Star families for Peace (famiglie dei caduti in guerra), Answer,
Veterans against the war, Veterans for Peace e il gruppo di Cindy Sheehan.
Cindy Sheehan e' la madre di un soldato morto nel 2004 in Iraq, che nei mesi
di luglio e agosto ha dato vita a un campo pacifista di fronte al ranch del
presidente Bush per chiedergli conto della morte del proprio figlio e di
tanti altri giovani. In una lettera aperta di inizio settembre, Cindy ha
scritto: "I terribili eventi che sono avvenuti a New Orleans e in altre
parti della Louisiana, del Mississipi e dell'Alabama a causa dell'uragano
Katrina, sono un brutale avvertimento su quanto rovesciate siano le
priorita' della nostra nazione. Risorse che avrebbero potuto essere usate
per salvare vite, sono invece bloccate in una guerra che continua a uccidere
iracheni e statunitensi. La nostra nazione e' a un bivio: continueremo a
gettare risorse e vite in una guerra che non sarebbe mai dovuta iniziare, o
ci impegneremo nella ricostruzione della costa del Golfo e nell'aiuto alle
vite scosse da Katrina? E' chiaro che non si possono fare entrambe le cose
contemporaneamente, e in questo contesto la nostra richiesta pressante di
far cessare la guerra in Iraq deve essere forte e chiara come sempre".
Ci saranno manifestazioni anche a Los Angeles, San Francisco, Seattle,
Londra, Parigi, Madrid, Dublino, Shannon e Roma.
Nello stesso giorno gruppi israeliani e palestinesi hanno concordato
manifestazioni simultanee a Ramallah e Gerusalemme per chiedere la fine
dell'occupazione, la ripresa dei negoziati che portino alla creazione di uno
stato palestinese indipendente nei territori occupati nel 1967 con
Gerusalemme capitale, una giusta soluzione per i rifugiati palestinesi;
chiedono inoltre la fine del muro dell'apartheid, della segregazione e lo
smantellamento delle colonie israeliane in Cisgiordania.
Noi, Donne in nero, insieme a tutta la rete internazionale delle Donne in
nero, condividiamo e sosteniamo l'opposizione ad ogni guerra e occupazione
coloniale e ci uniamo alla manifestazione internazionale partecipando e
promuovendo sit-in in molte citta' italiane.

6. INCONTRI. CENA DELLA SOLIDARIETA' IL 24 SETTEMBRE AD ATTIGLIANO
[Dagli amici di "Sulla strada" (per contatti: sullastrada at iol.it) riceviamo
e volentieri diffondiamo. Per ulteriori informazioni e per sostenere le
attivita' di solidarieta' in America Latina e in Africa dell'associazione
"Sulla strada": via Ugo Foscolo 11, 05012 Attigliano (Tr), tel. 0744992760,
cell. 3487921454, e-mail: sullastrada at iol.it, sito: www.sullastradaonlus.it;
l'associazione promuove anche un periodico, "Adesso", diretto da Arnaldo
Casali, che si situa nel solco della proposta di don Primo Mazzolari; per
contattare la redazione e per richiederne copia: c. p. 103, 05100 Terni,
e-mail: adesso at reteblu.org, sito: www.reteblu.org/adesso]

Anche quest'anno, come da diversi anni, ci incontreremo ad Attigliano per la
nostra cena della solidarieta'.
E' un'occasione unica durante tutto l'anno per riunirci da tutta Italia e
per scambiarci idee e opinioni. Potremo parlare delle nostre missioni e
delle iniziative che porteremo avanti nel futuro.
Durante il nostro ultimo viaggio in Guatemala, tra le altre tantissime cose,
abbiamo sviluppato insieme ai maestri e ai bambini, il "progetto del deseo
(desiderio)". Cioe' abbiamo chiesto ai bambini quale fosse il loro desiderio
piu' profondo. Con nostro stupore abbiamo visto dai loro disegni che
moltissimi, quasi la totalita', desideravano fiori, fiumi, laghi, mare,
cielo e stelle, che stessero proprio li', fuori della porta di casa loro.
Che bella lezione e' stata per noi che siamo pieni di finti desideri e di
bisogni indotti da un sistema che ci costringe al consumo sfrenato anche
delle nostre aspirazioni piu' intime. Per questo proponiamo a tutti, in
occasione e in preparazione della cena, di esprimere, con poche parole, qual
e' il nostro desiderio piu' profondo. Facciamolo attraverso una e-mail e
mandiamolo all'indirizzo dell'associazione: sullastrada at iol.it
Prima della cena, alle 16,30, ci sara' un momento in cui leggeremo questi
segreti dei nostri cuori, li condivideremo, li approfondiremo, ne parleremo
in modo concreto, e sapremo che l'umanita' ha ancora la capacita' di sognare
e di impegnarsi per realizzare questi sogni.
*
Quando abbiamo chiesto ai bambini del nostro villaggio in Guatemala che cosa
desideravano per la loro comunita', tantissimi hanno scritto pace,
fratellanza, allegria, felicita', e anche casa.
Sono infatti la maggioranza, i bambini del nostro villaggio che ancora
dormono sotto capanne di legno e bambu', coperti solo da una lamiera.
In Guatemala il tempo della pioggia torrenziale dura diversi mesi l'anno; e'
una benedizione per il mais e per i campi ma e' anche un gran problema per
le case che si riempiono d'acqua e per gli abitanti che si ammalano
facilmente.
Due anni fa abbiamo comprato almeno un letto per ogni capanna, cosi' almeno
i nostri amici non dormono piu' per terra. Oggi pero' si sente di piu'
l'esigenza di una casa dove vivere: una casa con degli spazi separati per
dormire e per mangiare, una casa dove ci sia anche un bagno. Questo e' un
periodo particolarmente favorevole perche' il governo guatemalteco ha messo
a disposizione delle risorse a fondo perduto per far costruire delle case a
chi vive nelle capanne. Pero' le famiglie devono mettere una grossa parte di
contributo: 500 euro per una casa.
Nel villaggio ci sono circa 20 case da costruire e noi vorremmo aiutare
tutti ad avere una propria casa.
*
Il programma dell'incontro
Ore 16,30, nella sala teatrale della parrocchia di Attigliano, riflessione e
condivisione sul tema: "Il luogo del nostro desiderio".
Ore 18: Santa Messa animata dal coro polifonico "Schola cantorum don Bruno
Medori".
Ore 20: cena insieme nei locali adiacebti alla stazione ferroviaria di
Attigliano (per prenotarsi: tel. 3487921454, 0744992213, 0744 994274; costo:
20 euro per gli adulti, 15 euro per ragazze e ragazzi da 7 a 15 anni,
bambini fino a 6 anni gratis).
Durante la serata vedremo foto e filmati delle missioni.
Nella sala saranno allestite:una mostra fotografica delle nostre missioni,
una mostra dei disegni e dei temi fatti dai nostri bambini del Guatemala,
uno stand del commercio equo e solidale e dei prodotti tipici guatemaltechi.
Due ragazze intratterranno i bambini piu' piccoli in uno spazio a loro
dedicato per i giochi e il divertimento.

7. ESPERIENZE. GERARD LUTTE: LETTERA DALLA STRADA, SETTEMBRE 2005
[Da Manila D'Angelomaria (per contatti: manilita at libero.it) riceviamo la
seguente lettera di Gerard Lutte da Citta' del Guatemala, che volentieri
diffondiamo. Gerard Lutte (per contatti:gerardlutte at tin.it), di origine
belga, da molti anni in Italia, docente universitario di psicologia
dell'eta' evolutiva, ha partecipato a Roma alla vita e alle lotte degli
abitanti di una borgata di baraccati e di un quartiere popolare e ad un
lavoro sociale con i giovani piu' emarginati; collabora con movimenti di
solidarieta' ed esperienze di accoglienza; ha promosso iniziative mirate e
concrete di solidarieta' internazionale dal basso e di auto-aiuto, con
particolar riferimento alla situazione centroamericana, di impegno di
liberazione con i giovani e soprattutto le bambine e i bambini di strada.
Tra le opere di Gerard Lutte: Quando gli adolescenti sono adulti... I
giovani in Nicaragua, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Sopprimere
l'adolescenza?, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Psicologia degli
adolescenti e dei giovani, Il Mulino, Bologna 1987; Dalla religione al
vangelo, Kappa, Roma 1989; Cinquantanove ragazze e ragazzi di strada con
Gerard Lutte, Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala, Kappa, Roma
1994 (ne e' stata successivamente pubblicata una seconda edizione
aggiornata). Il sito della Rete di amicizia con le ragazze e i ragazzi di
strada del Guatemala, che contiene progetti, testimonianze, ricerche, libri,
bollettini e centinaia di foto, sezioni francese, italiana, spagnola ed
inglese, e' www.reteamicizia.net]

Care amiche ed amici delle ragazze e ragazzi di strada,
non avevo mai visto tanti bambini, ragazze e ragazzi, nella casa del
movimento qui a Citta' del Guatemala.
Oggi, sabato 3 settembre, eravamo piu' di 150 a partecipare all'assemblea ge
nerale dei giovani del movimento che doveva eleggere tre loro rappresentati
nel comitato di gestione: una ragazza al posto di Jennifer, tornata in
strada, e due ragazzi, Oscar, che ha finito il suo mandato di due anni, e
Pochis che e' diventato accompagnante responsabile della scuola. Erano in
sei a presentarsi: due quetzalitas, Evelyn e Lubi, e Ines che fa parte del
gruppo della Bolivar; e tre ragazzi, Oscar, Raul, un garifona (discendente
di schiavi africani deportati dagli Inglesi) di Puerto Barrios, e Leonel, da
poco uscito dalla strada con la sua compagna Diana, incinta da cinque mesi.
Le candidate ed i candidati sono stati presentati agli elettori e hanno
parlato all'assemblea: Ines, che ancora vive in strada, ha fatto
l'intervento meglio strutturato e piu' emozionante. Poi sono stati aperti
due seggi per le votazioni segrete. Mirna aveva preparato due schede con le
foto delle candidate e candidati. Le votazioni si sono svolte con buonumore
e ordine. Lo spoglio delle schede si e' fatto in pubblico: Raul ha raccolto
il 95 % dei voti seguito da Oscar. Per le ragazze lo scrutinio e' stato piu'
serrato e Lubi e' stata eletta con il 51% dei voti, seguita da Ines. I
neoeletti hanno ringraziato i loro elettori, poi si sono radunati con i tre
che erano stati eletti lo scorso anno, Glenda, Ana Maria e Mauricio (Lorena
si e' presa 15 giorni di riflessione per decidere se rimanere o meno nel
gruppo dei coordinatori), per designare la o il presidente e vicepresidente.
Hanno scelto Glenda (la ragazza della copertina del libro "Principesse e
Sognatori"), scelta che e' stata ratificata all'unanimita' dall'assemblea.
Le ragazze e ragazzi hanno dato prova di maturita' scegliendo le persone che
offrivano le maggiori garanzie di impegno, stabilita' e responsabilita'. Un
passo importante verso una maggiore autogestione del movimento e' stato
compiuto con la decisione di celebrare ogni mese un'assemblea generale che
dovra' approvare o meno le proposte del comitato di gestione e in cui ognuno
avra' la possibilita' di proporre iniziative e di esprimere critiche.
*
Ho iniziato la lettera con questa notizia che ci fa capire che il movimento
dei giovani di strada sta facendo notevoli progressi, grazie all'impegno di
molti e alla guida sapiente e amorevole della nostra coordinatrice Patty
Garcia e del nostro accompagnante Rene' Cordero.
Avrei tanto da raccontarvi. Accennero' solo alle notizie piu' importanti che
sviluppero' nella nostra vicina assemblea del 15 ottobre a Roma. Spero di
avere la gioia di incontrarti in questo momento importante della nostra rete
di amicizia.
*
Domenica 21 agosto: festa dei bambini della strada e delle figlie e figli
delle quetzalitas: 70 bambini e le loro mamme si sono divertiti con i giochi
preparati da Chiara di Roma, Chiara di Lucca e Magali del Belgio, con lo
spettacolo di un pagliaccio, la pignatta e i deliziosi dolci di panna e
fragole preparati dalle pasticciere e dai pasticcieri del movimento.
Abbiamo avuto la gioia di accogliere Elena e Emilio del gruppo di
solidarieta' di Potenza che assicura l'adozione a distanza di 50 bambini, e
di Cristina, Francesca e Michele del gruppo di Mani Tese di Firenze che
sovvenziona la scuola e le borse di studio.
Grazie al lavoro di Glenda, Ana Maria, Karina, la nostra psicologa, e di
Chiara, la formazione delle quetzalitas e l'appoggio ai bambini piccoli sono
nettamente migliorati. Due bambinaie si occupano dei piu' piccoli. Siamo
particolarmente vigili per prevenire i maltrattamenti e intervenire in caso
di necessita'.
*
Il venerdi' seguente era la giornata di prevenzione dell'aids (chiamato sida
in spagnolo e francese, come dovrebbe essere anche in italiano dove
stranamente si preferisce l'acronimo americano). Un'ottantina di giovani
hanno partecipato ai quattro seminari dinamici sull'argomento e molti hanno
accettato di fare gli esami del sangue per sapere se erano sieropositivi e
negativi.
La popolazione della strada e' ad alto rischio e diamo la massima importanza
alla salute. Sta per venire un gruppo di 15 giovani professionisti
dall'Andalusia che faranno un mese di volontariato con il movimento. Quattro
di loro sono medici e tutto il mese sara' dedicato alla salute e all'igiene
nei gruppi di strada e nella casa del movimento. L'appoggio della tavola
valdese ci ha permesso di progredire molto nella cura della salute.
*
L'assunzione di Pochis o Carlos Garcia, al posto di Mario Reynoso dimesso,
come responsabile della scuola, ha rilanciato l'alfabetizzazione in strada e
in casa. Con Glenda e Ana Maria, quest'ultima incaricata delle borse di
studio e della biblioteca, formano un gruppo unito che fa un eccellente
lavoro in casa e in strada. Hanno firmato un accordo con Conalfa, organismo
del Ministero dell'educazione, che riconosce i titoli di studio anche di chi
ha seguito i corsi in strada, e fornisce il materiale didattico necessario.
L'inchiesta in corso ha rivelato che, nei gruppi dove si fa scuola, e'
l'attivita' maggiormente apprezzata. L'incremento della scuola, che abbiamo
l'intenzione di duplicare nel prossimo anno, e' stato possibile grazie
all'appoggio di Mani Tese. Pochis si iscrivera' a gennaio alla facolta' di
scienze dell'educazione per migliorare la sua preparazione pedagogica.
*
Il "Comitato lecchese per la pace e la cooperazione tra i popoli" ci ha
permesso di aumentare l'aiuto al reinserimento sociale, particolarmente
delle coppie con bambini.
*
Abbiamo finito la raccolta delle interviste - piu' di 150 - con le ragazze e
ragazzi di strada, quelli che ne sono usciti, gli educatori, maestri e
volontari. Il tema della ricerca partecipativa era il movimento, i suoi
pregi e difetti. L'aiuto di Nora, delle due Chiara e anche di Laura,
Valentina e Raffaella, e' stato prezioso. Ci rimane da elaborare i dati,
lavoro che gia' hanno iniziato Nora e Chiara Ferroni. Anche i giovani del
coordinamento e anche ragazze di strada, in modo particolare Ines e Blenda,
hanno lavorato con impegno a questa importante inchiesta, la prima fatta con
la partecipazione delle ragazze e ragazzi di strada.
*
Abbiamo anche iniziato un seminario sul nostro metodo di lavoro, un esame
critico che ci permettera', assieme alla ricerca, di migliorare la nostra
azione, rafforzare gli aspetti positivi, tentare di diminuire quelli
negativi.
*
Un gruppo di amici di don Gabriele Perfetti assume l'impegno della
ristrutturazione della casa. Tra l'altro, la costruzione fatiscente che
stava nel secondo patio della casa, verra' abbattuta, e al suo posto
sorgera' un nuovo edificio con la pasticceria al pianterreno e gli uffici al
piano superiore.
*
Ora stiamo cercando una casa per aprire l'albergo delle ragazze e dei
bambini piccoli. E' necessario, e' urgente. Per le ragazze incinte, per
quelle che vivono in strada con figli piccoli che trafficanti di bambini, il
freddo o malattie possono strappare loro, per le ragazze che vogliono uscire
dalla strada, per quelle che subiscono violenze in famiglia e che sono state
violentate.
*
Vi ho parlato di realizzazioni e di progetti senza dirvi l'essenziale: le
relazioni quotidiane con le ragazze ed i ragazzi, la meraviglia di fronte
alla loro generosita' e alla loro solidarieta', la gioia dell'amicizia con
loro, la felicita' per i loro progressi: come per Rita, una donna-bambina
incinta che si sforza di uscire dalla strada. Ed anche le sofferenze: quando
ragazze o ragazzi, a volte del coordinamento, abbandonano lo sforzo e
ritornano pesantemente alla strada e alla droga. Non le abbandoniamo, le
cerchiamo di nuovo, la casa e' sempre aperta per loro.
*
Con la speranza di vedervi all'assemblea del 15 ottobre, vi mando un
affettuoso abbraccio dal cuore della strada che batte, insieme al mio, delle
sofferenze e delle speranze, dell'amicizia che ci lega alle bambine, bambini
e giovani di strada,
Gerard Lutte
*
Nota: programma dell'assemblea di Roma del 15 ottobre
Ci vediamo il 15 ottobre, dalle ore 15 fino alle ore 22, in Via Ostiense
152b (linea B della metro, stazione Garbatella) a Roma, presso i locali
della cooperativa "Spazio comune" per la nostra assemblea generale.
rogramma dei lavori:
- ore 15: apertura dell'assemblea, Remo Marcone;
- ore 15,30: relazione di Gerard Lutte di ritorno dal Guatemala;
- ore 16,30: progetto albergo;
- ore 17: pausa;
- ore 17,30: situazione finanziaria, Manila D'Angelomaria;
- ore 18: la parola ai gruppi;
- ore 19,30, varia ed eventuali;
- ore 20: cena e festa.
Chiunque necessitasse di ospitalita' per la notte e' pregato di farne
richiesta il prima possibile (e-mail di riferimento: manilita at libero.it).

8. MEMORIA. FEDERICA K. CLEMENTI RICORDA SIMON WIESENTHAL
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 21 settembre 2005.
Federica K. Clementi ha studiato all'Universita' di Roma e alla Brandeis
University in Massachusetts; profonda conoscitrice dell'opera di Wislawa
Szymborska, e' giornalista, saggista, traduttrice, acuta studiosa del
linguaggio poetico e della pratica della traduzione, ed autrice di un
apprezzato dizionario italiano-inglese ed inglese-italiano. Nel n. 824 di
questo foglio abbiamo riprodotto una sua intervista ad Elie Wiesel.
Simon Wiesenthal, sopravvissuto a Mauthausen, ha dedicato la sua vita
all'impegno per rendere giustizia alle vittime della Shoah ed a tenerne viva
la memoria; alla ricerca degli assassini affinche' fossero consegnati alla
giustizia e processati per i loro crimini; all'impegno vigile e costante,
limpido e tenace, affinche' non si riproducano mai piu' le condizioni che
favoriscano i perpetratori dell'orrore. Opere di Simon Wiesenthal:
Giustizia, non vendetta, Mondadori, Milano 1989]

"Chi nega l'esistenza dei crimini e genocidi del passato, pavimenta la
strada per gli assassinii del futuro": in queste parole e' racchiuso il
mezzo secolo d'attivita' di Simon Wiesenthal - sopravvissuto ai campi di
sterminio e fondatore del Centro di documentazione per la cattura dei
nazisti perpetratori di crimini contro l'umanita' - che si e' spento a 96
anni nella sua modesta casa di Vienna. L'annuncio e' stato dato ieri dal
rabbino Marvin Hier, fondatore del Simon Wiesenthal Center di Los Angeles,
che ha definito Wiesenthal come "la coscienza dell'Olocausto". Nato nel 1908
a Buczacz in quello che era l'impero austro-ungarico, Wiesenthal divenne
ingegnere e nel 1936 sposo' la viennese Cyla Mueller, imparentata con la
famiglia di Sigmund Freud, conosciuta al liceo di Leopoli. A Buczacz, una
minuscola cittadina galiziana, all'inizio della guerra vivevano seimila
ebrei - la maggioranza della popolazione locale. La guerra non ne vide
tornare nemmeno uno, e lo stesso Wiesenthal non fece mai ritorno in Galizia.
*
Qualche anno fa, nel corso di un'intervista davanti a uno dei computer del
Museo dell'Olocausto di Washington, Wiesenthal spiego' cosa accadde il 6
luglio del 1941 su quella stradina piena di prigionieri civili inquadrata
nel monitor. Era la Kazmierowska Strasse a Leopoli, e il giovane Wiesenthal
si trovava insieme agli altri ebrei della citta' rastrellati dalle forze
d'occupazione naziste, quando un SS inizio' a sparare alla tempia dei civili
in fila. Mancava una dozzina di persone prima che il turno toccasse a lui,
quando le campane suonarono le 6 e l'SS disse: "Per oggi basta cosi'". I
sopravvissuti a quella prima selezione furono internati nel carcere locale
dove piu' tardi ricevettero la visita di un civile ucraino, un certo Bodnar
che - riconosciuto in Wiesenthal l'ingegnere ebreo che gli aveva trovato
lavoro - gli promise di aiutarlo. Malgrado le buone intenzioni, pero',
Bodnar non pote' evitare che Wiesenthal insieme a milioni di altri
percorresse la tragica odissea che lo porto' attraverso vari lager nazisti,
fino a Mauthausen, dove si trovava, completamente debilitato dalla fame,
quando nel maggio 1945 gli americani liberarono il campo.
*
Nei giorni successivi, ancora debolissimo, Wiesenthal visito' ripetutamente
gli uffici allestiti dagli americani in Austria per offrire il proprio
aiuto: "Ma questi - ricordava - mi rispondevano: 'Sei libero, tornatene a
casa, e' tutto finito'. A casa? In Polonia? Dove ogni pietra, ogni albero,
ogni strada mi avrebbe ricordato dell'accaduto?". Cosi' Wiesenthal, che
pesava 35 chili e non aveva piu' niente e nessuno a cui tornare (nel maggio
'45 non sapeva ancora che la moglie era sopravvissuta come lui ai campi di
concentramento), stilo' un piano di ricostruzione della memoria, con nomi,
date, fatti, che consegno' al colonnello Siebel, un ufficiale dell'XI Army
che aveva aperto a Mauthausen un ufficio contro i crimini di guerra. Come
incipit per questo prezioso documento per l'intelligence statunitense (che
non aveva nemmeno sentito parlare di molti dei nomi elencati), Wiesenthal
scelse le parole: "Giustizia, non vendetta".
Gli americani gli fornirono allora una tessera di identificazione che gli
permise di proseguire le sue investigazioni. Ma nel dopoguerra gli assi
degli interessi politici slittarono, e i nazisti diventarono meno importanti
mentre cresceva la paranoia della guerra fredda. Wiesenthal divento'
scomodo. Decise allora di parlare con alcuni altri sopravvissuti e di
convincerli all'azione: con un gruppo di trenta persone, e un piccolo
ufficio di tre stanze nella capitale austriaca, impianto' il suo primo
Centro di documentazione dal quale prese avvio la sua missione di "Nazi
hunter", grazie alla quale riusci' a portare 1.100 criminali di guerra
davanti alla giustizia. Un lavoro inventato dal niente, una vita impiantata
sull'esperienza della morte, una missione perche' "ci possa essere un futuro
per i nostri discendenti", come egli stesso dichiaro' in una celebrazione
dedicatagli a Los Angeles nel 1993, perche' "i nostri figli e i figli dei
nostri figli possano imparare da questa lezione: informazione significa
difesa"...

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1063 del 24 settembre 2005

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