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La nonviolenza e' in cammino. 1069



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1069 del 30 settembre 2005

Sommario di questo numero:
0. Comunicazione di servizio
1. Dario Bossi: Si'
2. Alessio Ciacci: Si'
3. Claudio Giusti: Si'
4. Adriano Moratto: Si'
5. Antonio Parisella: Si'
6. Bruno Segre: Si'
7. Patricia Lombroso intervista Jimmy Massey
8. Oreste Benzi: Un appello a lenire ferite e costruire ponti di pace con
l'"Operazione Colomba"
9. Marina Zenobio: Le voci dei desaparecidos nella memoria dei figli
10. Maurizio Matteuzzi presenta "Montevideo-Stoccolma" di Luisa Di Gaetano
11. Un corso di accostamento alla nonviolenza a Narni
12. Dallo statuto dell'associazione "Mani sporche"
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Per problemi tecnici del server che gestisce la mailing list di
distribuzione del nostro notiziario in queste settimane vi sono state alcune
difficolta', rispetto alle quali non e' in nostro potere di intervenire.
Nella speranza che essi vengano risolti al piu' presto, ci scusiamo con
tutte le lettrici e i lettori per i ritardi e la confusione negli invii del
nostro quotidiano. Chi non avesse ricevuto qualcuno degli ultimi numeri puo'
richiederli alla redazione, che provvedera' all'invio ad personam
direttamente.

1. 23 OTTOBRE. DARIO BOSSI: SI'
[Ringraziamo padre Dario Bossi (per contatti: gimpadova at giovaniemissione.it)
per questo intervento. Padre Dario Bossi, gia' missionario comboniano in
Brasile, ora in Italia accompagna i giovani del gruppo "Giovani d'impegno
missionario"; insieme hanno promosso rilevanti iniziative nonviolente di
pace e di solidarieta']

Ho imparato a vivere con la gente della periferia di Sao Paulo, Brasile. Ho
condiviso con loro la speranza delle Comunita' cristiane di base e
l'organizzazione dei movimenti popolari.
Tornato in Italia, accompagno i giovani in cammini di formazione missionaria
e scelte d'impegno e di vita (cfr. il sito: www.giovaniemissione.it).
Condivido questo breve testo.
*
Nando e' un giovane della favela Paulo Rosa, estrema periferia est di Sao
Paulo: la maggiore citta' dell'America Latina. Due figli e una compagna
giovanissima come lui.
Ricordo di un giorno in casa sua: mi faceva tastare nella sua gamba la
pallottola rimastagli dentro, dopo una sparatoria con la polizia. "Non fa
male, si gonfia solo ogni tanto". In quell'occasione un suo amico era stato
ucciso dalla polizia. In certi casi, in favela la morte e' continuamente al
tuo fianco, ha la stessa familiarita' con cui incontri i tuoi figli.
Ricordo ancora di una notte in cui la polizia fece incursione nella Paulo
Rosa, proprio per cercare Nando. Auto piazzate davanti a tutte gli ingressi
della favela, e poi uomini e cavalli che entrano nei vicoletti, fino a
sfondare con violenza la porta di casa.
Nando si era accorto in tempo, e' fuggito all'ultimo istante dal tetto,
scoperchiandolo.
La violenza aveva fatto irruzione di nuovo in casa sua; incontenibile,
traboccante, ha scoperchiato il tetto.
Entra piano piano, la violenza: suadente, con la promessa di qualche
trafficante, un primo "colpo" che va in porto, armi nascoste dagli occhi
delle mamme dentro casa, i primi scontri, le vendette tra gruppi rivali, i
regolamenti di conti... vita e morte hanno i confini confusi.
*
Mi e' venuta in mente la parabola di Gesu' quando alcuni amici scoperchiano
il tetto dall'alto per far entrare il paralitico fin nel centro della casa,
in mezzo a tutti, perche' sia guarito.
La comunita' trova tutte le forme per aprire varchi alla vita.
La violenza e le armi, al contrario, espellono la vita, la costringono a
fuggire e nascondersi.
Il referendum contro la vendita delle armi in Brasile e' un primo passo
perche' a Nando e a tutti gli altri come lui siano offerte altre
opportunita' disarmate e ricche di prospettive.
Ne seguano altri che aiutino i corpi di polizia legittimamente armati a fare
uso debito e giusto della loro forza.

2. 23 OTTOBRE. ALESSIO CIACCI: SI'
[Ringraziamo Filippo Mannucci (per contatti: filippo at arcetri.astro.it) per
averci trasmesso il seguente intervento di Alessio Ciacci.
Filippo Mannucci, astronomo, e' un illustre scienziato, impegnato presso
l'Osservatorio di Arcetri, autore di molte prestigiose pubblicazioni;
all'impegno scientifico che gli ha dato fama internazionale unisce un
altrettanto rigoroso impegno per i diritti umani di tutti gli esseri umani,
di solidarieta', per la pace.
Alessio Ciacci e' impegnato nell'esperienza della organizzazione non
governativa "Mani Tese"; e' autore di molti articoli, interviste, interventi
sull'America Latina]

Due mani che spezzano un'arma da fuoco.
Questo uno dei simboli piu' conosciuti del movimento nonviolento in Italia e
nel mondo.
Il 23 ottobre l'intero popolo brasiliano sara' chiamato ad esprimersi, per
il primo referendum nella sua storia, proprio sulla possibilita' di rendere
illegale il commercio delle armi da fuoco.
"Volete che il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni venga bandito
in Brasile?" questo il quesito a cui, secondo recenti sondaggi, gia' oltre
il 70% degli intervistati ha dichiarato che rispondera' si'.
Secondo dati dell'Unesco in dieci anni, dal 1993 al 2003, sono 325.551
brasiliani uccisi da armi da fuoco. Una cifra impressionante, addirittura
superiore, ad esempio, alle 200.000 vittime indigene del genocidio in
Guatemala. Basti pensare che tra i giovani brasiliani le armi da fuoco sono
la prima causa di morte e rappresentano la causa di oltre il 61% dei casi di
lesioni invalidanti.
Sono cifre paragonabili a quelle di uno stato in guerra
*
Anche in Italia dobbiamo sentirci responsabili perche' il nostro paese e' il
secondo produttore al mondo di armi e, come scrive Riccardo Troisi della
rete italiana per il disarmo, ogni anno l'Italia esporta in Brasile armi da
fuoco e munizioni per un valore di oltre 10 milioni di dollari.
Mani Tese, da oltre 40 anni, promuove una solidarieta' che parte
dall'incontro tra popoli e culture.
In Brasile collaboriamo da anni con i Sem Terra, il movimento contadino dei
senza terra che promuove occupazioni di terre incolte, combatte la violenza
del sistema latifondista e lotta da anni per una equa riforma agraria.
Il Movimento Sem Terra (in sigla: Mst) dichiara: "Siamo contrari alla
vendita di armi in Brasile e ci uniamo a tutte le forze progressiste della
nostra societa' per impedire legalmente questo processo di violenza sociale.
Ogni anno la vita di 40.000 brasiliani e brasiliane e' spezzata, per la
maggior parte sono giovani, poveri, neri e mulatti, che vivono nelle
periferie delle citta'. Per il Movimento Sem Terra il disarmo e' una
necessita' per la civilta' della nostra societa'".
In un documento diffuso dal Mst leggiamo: "La lotta per il disarmo e'
fondamentale per la costruzione di una cultura per la valorizzazione della
vita ed il rispetto della dignita' umana. Questa e' fondamentale per la
lotta contro la cultura di violenza, contro l'intolleranza e contro le
disuguaglianze, in tutte le loro manifestazioni".
Quello brasiliano e' il primo referendum al mondo che chiede ai cittadini di
un'intera nazione di mettere al bando le armi.
*
Rocco Altieri nei "Quaderni Satyagraha" scrive che il cammino nonviolento e'
esigenza d'incontro, rispetto, giustizia, accettazione dell'altro e
solidarieta', Enrico Peyretti in una recente pubblicazione scrive che punto
fondamentale della nonviolenza e' la lotta alla violenza diretta e a quella
strutturale.
Il tema delle armi risulta quindi centrale perche' strumenti di morte, di
lucri immorali e illegali, e al servizio delle mafie.
Appoggiamo con decisione, dunque, la proposta di Nanni Salio, una delle voci
piu' importanti del movimento nonviolento in Italia, che recentemente ha
scritto "L'iniziativa del referendum brasiliano e' lodevole e dovrebbe
essere proposta in ogni paese. Potrebbero essere le stesse Nazioni Unite a
farsene carico su larga scala".
*
Il Comitato brasiliano per il si' conclude il documento di lancio del
referendum scrivendo: "La sola proibizione del commercio delle armi da fuoco
e delle munizioni non puo' risolvere il problema della criminalita'. Ma e'
un passo fondamentale nella direzione di una societa' piu' sicura. Dobbiamo
continuare a lavorare per accordi internazionali per il disarmo, per
migliorare il sistema giustiziario e per la riduzione della disuguaglianza
sociale nel nostro paese. Ma per questo e' necessario fare un primo passo:
il giorno 23 ottobre ci sara' il primo referendum nella storia del Brasile.
E' la nostra opportunita' per mostrare in che tipo di societa' vogliamo
vivere. La vittoria del si' puo' essere l'inizio di una nuova storia che
comincia dal 'voltar pagina' sull'(in)sicurezza in Brasile".
*
Mani Tese e' al fianco del Movimento Sem Terra e di tutte le organizzazioni
del Comitato per il si', esprime loro un forte incoraggiamento ad andare
avanti nella campagna, ed augura una grande vittoria a tutto il popolo
brasiliano che crede in una societa' migliore.
La vittoria di questo referendum e' importante ben oltre i confini nazionali
e continentali.
La nonviolenza e' in cammino verso una societa' piu' giusta.

3. 23 OTTOBRE. CLAUDIO GIUSTI: SI'
[Ringraziamo Claudio Giusti (per contatti: giusticlaudio at aliceposta.it) per
questo intervento. Claudio Giusti, animatore del Comitato 3 luglio 1848,
membro fondatore della World Coalition Against Death Penalty, esperto di
diritti umani, e' fortemente impegnato nella lotta contro la pena di morte,
su cui ha scritto vari testi]

Come contributo all'iniziativa a sostegno del si' al referendum brasiliano
per il disarmo metto a disposizione la seguente nota.
*
La violenza americana e il mito del selvaggio West
"Gli storici non hanno mai trovato prove a sostegno delle numerose morti per
armi da fuoco mostrate nei film western. Si ritiene ad esempio che Wyatt
Earp, nei suoi anni come uomo di legge a Dodge City, abbia ucciso un solo
uomo" (Mark Carnes, a cura di, Past Imperfect. History According to the
Movies, Henry Holt & Co., New York 1995)..
Una delle "spiegazioni" che pretendono di "giustificare" l'enorme numero di
armi in circolazione e l'alto tasso di omicidi negli Usa, e' quella secondo
cui cio' deriva dalla storia degli Stati Uniti, nella cui tradizione vi sono
la Frontiera e il selvaggio West. L'uso delle armi e la violenza dei
pionieri avrebbe segnato per sempre l'anima americana. La violenza attuale
altro non sarebbe se non la continuazione di questa tradizione ormai
profondamente radicatasi nella societa' americana.
Non e' vero: e' un mito costruito a posteriori.
Canada e Australia hanno avuto anche loro la Frontiera e non si trovano oggi
nella stessa situazione americana, mentre il West selvaggio, mitizzato in
tanti film, era in realta' molto meno selvaggio e violento di quanto
crediamo.
In proposito e' interessante una notizia storica apparsa sulla rivista
"Newsweek" in un articolo che comparava Wichita e Belfast. Wichita e' una
citta' di 300.000 abitanti del Kansans che aveva, dieci anni fa, un tasso di
omicidi doppio di quello di Belfast, la capitale dell'Irlanda del Nord con
lo stesso numero di abitanti e afflitta da una lunga guerra civile. Belfast
aveva una media di circa venti omicidi l'anno, mentre Wichita ne aveva avuti
41 nei primi otto mesi del 1993. Wichita e' interessante perche', negli anni
settanta dell'Ottocento, questa citta' di allevatori, ritenendo
insopportabile il numero di omicidi che la affliggevano, ricorse ai servigi
di Wyatt Earp, lo sceriffo di ferro immortalato in tanti film per via della
sparatoria all'O. K. Corral (vedi ad esempio Sfida Infernale di John Ford
con Henry Fonda e Victor Mature): Earp risolse il problema vietando il
possesso di armi da fuoco in citta'. E' interessante scoprire che il numero
di omicidi che tanto aveva preoccupato i bravi cittadini di Wichita era
stato di uno all'anno. ("Newsweek", 27 settembre 1993).
Anche l'immancabile duello alla pistola tipico di innumerevoli film western
non trova una conferma storica. Nel West vero la gente non sprecava soldi in
inutili pistole, ma comperava fucili. Probabilmente il mito del duello e'
stato creato nel racconto "The Virginian" (1902) di Owen Wister e di li'
passato in tutti i racconti ed in tutti i film (per non parlare dei
fumetti). Il passaggio del mito nel cinema hollywoodiano e' almeno in parte
attribuibile allo stesso Wyatt Earp. Costui negli ultimi anni di vita (mori'
nel 1929) ebbe modo di frequentare gli Studios della nascente Hollywood e di
accrescere il suo mito. In particolare voglio ricordare che le pistole Colt
45 erano degli aggeggi estremamente imprecisi e pesanti con le quali sarebbe
stato fisicamente impossibile centrare il proprio avversario a tanti metri
di distanza come siamo invece abituati a vedere al cinema.
*
Si ritiene che oggi ci siano 200 milioni di armi da fuoco negli Usa, di cui
70 milioni di pistole.

4. 23 OTTOBRE. ADRIANO MORATTO: SI'
[Ringraziamo Adriano Moratto (per contatti: mir.brescia at libero.it) per
questo intervento. Adriano Moratto e' impegnato nel Centro per la
nonviolenza di Brescia, nella Rete di Lilliput, in molte iniziative di pace
e di solidarieta', ed e' una delle figure piu' note e autorevoli
dell'impegno nonviolento in Italia]

Sollecitato personalmente, posso solo dire come io ho "sentito" la notizia
di un referendum in Brasile contro il commercio delle armi da fuoco: "Ma
come, Lula ci scavalca su un tema che e' 'nostro'?". Poi un po' di
autocritica, un rapido bagno di sana umilta' che manca cosi' spesso a noi
sedicenti vestali della nonviolenza.
Una breve riflessione curiosa sulle strade cosi' diverse per ciascuno, che
poi a ben guardare finiscono per collegarsi in momenti ed iniziative diverse
ma comuni, e poi..
*
E poi come farci coinvolgere da questa proposta cosi' semplice e cosi'
straordinaria? Come?
Proprio qui a Brescia, citta' armiera per eccellenza, dove un tema come
quello delle armi da fuoco e' sempre di attualita'.
Qui a Brescia dove 20.000 persone visitano Exa, la fiera delle armi, e solo
in 400 protestano scrivendo coi propri corpi: "No Exa".
Qui a Brescia dove Comune e sindacato sono nell'ente fiera che organizza
Exa.
Qui a Brescia dove non si riesce ancora ad ottenere una
precisazione-modifica del regolamento che limiti l'esposizione di Exa alle
sole armi sportive.
Qui a Brescia dove "anche un bambino lo capisce": un progetto educativo per
disinnescare la cultura delle armi e del loro "uso difensivo" si e'
ripetutamente arenato  perche', "tanto a scuola parliamo gia' della pace"
(sic).
Allora cosa fare, come recuperare, rimpastare la proposta brasiliana nella
nostra realta'?
Ma avete visto: cento punti per dire si' all'abolizione del commercio delle
armi. Me ne basterebbero dieci da approfondire, da adeguare alla nostra
situazione: quanto ci costa in termini economici e di vite umane la cultura
delle armi? Chi sono le vittime? Perche'? Anche noi abbiamo avuto, abbiamo
campagne contro le armi, sulle mine, la 865, le banche armate, controllarm,
l'obiezione alle spese militari, ma direi piu' prudenti, piu' "realistiche"
o, come dire, piu' di nicchia.
*
L'intuizione felice di questo referendum, al di la' del suo positivo esito
in Brasile, e' di smascherare il mito della difesa armata con le sue pesanti
contraddizioni, e di porci il problema nella nostra vita quotidiana. Su
questo dobbiamo lavorare a farci fecondamente "impollinare".

5. 23 OTTOBRE. ANTONIO PARISELLA: SI'
[Ringraziamo Antonio Parisella (per contatti: antonio.parisella at unipr.it)
per questo intervento. Antonio Parisella (Roma 1945), professore di storia
contemporanea e storia dei movimenti e dei partiti politici all'Universita'
degli studi di Parma e di storia sociale urbana alla Lumsa di Roma,
vicepresidente dell'Istituto nazionale di sociologia rurale e presidente del
Museo storico della liberazione (via Tasso 145, Roma). Gia' impegnato nei
movimenti terzomondisti e in esperienze di solidarieta' sociale ed educativa
nella periferia romana e nei movimenti studenteschi e politici universitari
degli anni '70. Ha partecipato a incontri e confronti internazionali sulle
riforme agrarie e sulla questione contadina. Ha fatto parte della segreteria
nazionale del movimento dei Cristiani per il socialismo. E' stato
collaboratore della rivista interconfessionale "Com-nuovi tempi", de "Il
tetto", "Testimonianze", "Idoc-internazionale". Dagli anni '80 si e'
impegnato nelle iniziative culturali, educative e d'aggiornamento didattico
dell'Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza
(Irsifar) e della rete degli istituti federati con l'Istituto nazionale per
la storia del movimento di liberazione (Insmli) sui temi della Resistenza,
dei diritti civili e della pace. Dal 1993, con Giorgio Giannini, Anna Bravo,
Tonino Drago, Lidia Menapace ed Enrico Peyretti, e' stato tra i promotori -
inizialmente inascoltati ed ostacolati - dello studio e della ricerca in
Italia sulla lotta non armata nella Resistenza (detta anche Resistenza
civile), oggi divenuta elemento imprescindibile dei nuovi orientamenti
scientifici e didattici sul tema. Suoi scritti al riguardo sono in vari
volumi con atti di convegni promossi dal Centro studi difesa civile e dal
Comitato scientifico della Difesa popolare nonviolenta. Come presidente del
Museo storico della Liberazione, ha promosso in Italia con Amnesty
International la campagna contro la tortura "Mai piu' un'altra Via Tasso".
Tra le opere di Antonio Parisella: Sopravvivere liberi. Riflessioni sulla
storia della Resistenza a cinquant'anni dalla Liberazione, Gangemi, Roma
1997; Cattolici e Dc in Italia. Analisi di un consenso politico, Gangemi,
Roma 2000; Resistenza e cultura cattolica nell'Italia repubblicana, Ave,
Roma in corso di pubblicazione]

Il referendum brasiliano sul commercio delle armi leggere e delle munizioni
e' un atto di grande civilta', al pari dell'Italia dopo la Resistenza e del
Nicaragua dopo la rivoluzione che abolirono la pena di morte. Non vi e'
dubbio che se il problema si ponesse in Italia, voterei come Giuliano
Pontara, prima che per le considerazioni precise e puntuali da lui esposte
in maniera convincente o per le motivazioni politiche espresse da Domenico
Jervolino (con il quale - per antica amicizia e sodalita' - concordo persino
nel linguaggio e nelle argomentazioni), per la stessa ragione di fondo e di
civilta' per la quale nel XXI secolo si e' contro e si lotta contro la pena
di morte, la tortura, la detenzione politica, le violenze istituzionalizzate
sugli inermi, gli sfruttamenti, la guerra.
*
Ma questo non puo' farmi ignorare due grossi problemi politici aggiuntivi e
conseguenti.
Il primo e' quello dell'eventuale disarmo reale di quel gran numero di
privati che in Brasile detiene il 90% delle armi leggere: certo, lo Stato ha
il monopolio delle armi pesanti, ma la mobilitazione di carri armati e dei
corpi speciali darebbe alle forze armate un evidente ruolo politico che (in
un momento non proprio felice del governo democratico di Lula) potrebbe
anche rivelarsi preoccupante. Ne', nelle condizioni attuali, e' pensabile e
ipotizzabile che tale ruolo, nel caso, possa essere dalle autorita'
brasiliane delegato e affidato ad una forza di polizia internazionale messa
in piedi in ambito Onu o Osa da stati terzi. Occorre non dimenticare che in
paesi nei quali le forze armate e di polizia, fino ad epoca molto recente,
sono state parte attiva di un conflitto politico e sociale non spento,
schierata non a difesa degli interessi della collettivita' nazionale e dei
diritti dei cittadini, il principio del monopolio statale della forza (sul
quale si basa lo Stato di diritto), per una quota consistente della
popolazione, assume un carattere molto diverso che in Europa.
Il secondo e' quello del "disarmo delle culture e degli spiriti", cioe' dei
problemi e degli ostacoli che, in Brasile e altrove (compresi la nostra
societa' e il nostro ordinamento, che hanno ampliato oltre ogni limite
ragionevole il principio dell'uso legittimo delle armi e della legittima
difesa) incontra l'affermazione della cultura della legalita' prima ancora
di quella della nonviolenza. Primo fra tutti quello, di recente
drammaticamente emerso, della praticabilita' reale dell'alternativa ai
regimi politici nei quali storicamente la violenza sulle masse e la
corruzione diffusa erano aspetti della stessa realta' e si sostenevano
reciprocamente.
A questo si potrebbero aggiungere - se se ne avesse lo spazio - alcune
riflessioni convergenti (facilmente comprensibili) sulla corsa alle armi che
ha visto correre a saccheggiare le armerie i disperati di New Orleans.

6. 23 OTTOBRE. BRUNO SEGRE: SI'
[Ringraziamo Bruno Segre (per contatti: linc at marte.aerre.it) per questo
intervento. Bruno Segre, giurista, storico avvocato difensore di obiettori
di coscienza al servizio militare, direttore del mensile "L'incontro", e'
fortemente impegnato nella difesa dei diritti umani, della liberta' di
coscienza, dei valori della Resistenza e della Costituzione]

Il presidente degli Usa, Bush, conosce bene la Bibbia, spesso citata nei
suoi discorsi, ma ignora i principii della nonviolenza (ahimsa) proclamati
da Gandhi. In particolare, dovrebbe conoscere il seguente pensiero del
Mahatma: "Non c'e' una via di mezzo fra la verita' e la nonviolenza da un
lato e la falsita' e la violenza dall'altro. Forse non saremo mai abbastanza
forti da essere del tutto nonviolenti nel pensiero, nella parola,
nell'azione. Tuttavia dobbiamo continuare ad avere come meta la nonviolenza.
E progredire costantemente nella sua direzione. Il conseguimento della
liberta', sia essa quella di una persona, di una nazione o del mondo intero,
e' direttamente proporzionale al conseguimento della nonviolenza da parte di
ciascuno".
Bush, se avesse ascoltato questo insegnamento, non avrebbe mentito per
giustificare l'invasione dell'Iraq (come i suoi predecessori per il
Viet-Nam) e non proseguirebbe una guerra che aumenta i lutti e non assicura
una civile convivenza.
Ne' le madri dei soldati caduti nell'Iraq, ne' le grandi manifestazioni
popolari a Washington, Parigi, Londra, riescono a indurre Bush ad una
riflessione sul conflitto iracheno, ne' sul turpe commercio delle armi da
fuoco. Questa attivita', assai fruttuosa per industrie e governi, alimenta
il terrorismo in Palestina, in Cecenia, in Afghanistan e in Occidente.
Il disarmo degli Stati - gia' predicato dalla vecchia Societa' delle Nazioni
a Ginevra - comincia dal proibire la vendita di armi soprattutto a gruppi e
a privati per sostituire alla forza della violenza  il ricorso al dialogo e
l'applicazione delle leggi.

7. TESTIMONI. PATRICIA LOMBROSO INTERVISTA JIMMY MASSEY
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 25 settembre 2005.
Patricia Lombroso e' corrispondente da New York del quotidiano; ha
pubblicato in volume una raccolta di sue interviste a Noam Chomsky dal 1975
al 2003: Noam Chomsky, Dal Vietnam all'Iraq. Colloqui con Patricia Lombroso,
Manifestolibri, Roma 2003.
Jimmy Massey, marine reduce dalla guerra in Iraq e testimone delle atrocita'
li' commesse, e' autore del libro Cowboys from hell]

"A tutt'oggi i nostri superiori del Pentagono continuano a dichiarare che e'
'inumano' usare armi chimiche e di distruzione di massa in Iraq, perche' 'si
uccidono dei civili'. Di fatto noi abbiamo usato e continuiamo a usare
fosforo bianco e uranio impoverito. Siamo responsabili del massacro continuo
di civili iracheni". E' con questa dichiarazione che il marine Jimmy Massey,
rientrato dal fronte, disabile, autore di "Cowboys from hell", inizia
l'intervista al "Manifesto" durante il tour in 27 stati e 40 citta'
dell'organizzazione "Iraq veterans against the war" che ieri ha partecipato
alla manifestazione di Washington.
*
- Patricia Lombroso: Lei ha dichiarato di essere stato testimone oculare
dell'impiego di fosforo bianco durante i bombardamenti americani in Iraq.
- Jimmy Massey: Si'. Lo utilizziamo nelle ogive dei missili lanciati dagli
elicotteri e nei proiettili sparati da terra dall'artiglieria.
*
- Patricia Lombroso: Il fosforo bianco e' un agente chimico utilizzato,
durante il conflitto in Vietnam, nelle bombe al napalm. E' la stessa
sostanza - bandita nel 1980 - che viene usato in Iraq?
- Jimmy Massey: Si'. E' quello che impieghiamo nelle ogive dei missili.
*
- Patricia Lombroso: E quale effetto provoca dopo l'impatto con l'obiettivo
colpito?
- Jimmy Massey: Quest'arma di sterminio ha la capacita' di ridurre in cenere
un intero veicolo militare.
*
- Patricia Lombroso: Lei ha assistito agli effetti di queste bombe al
fosforo bianco?
- Jimmy Massey: Si'. Ed ho visto tanti civili innocenti colpiti morire
bruciati vivi: scene d'orrore che ricordero' per tutta la vita. In Iraq sono
stato testimone oculare delle conseguenze dell'uso delle armi al napalm,
proprio come quelle utilizzate in Vietnam.
*
- Patricia Lombroso: Il Pentagono sostiene che non si tratta di bombe al
napalm, ma di "una versione simile che non inquina l'ambiente".
- Jimmy Massey: Ho visto incenerire tanti civili.
*
- Patricia Lombroso: Queste armi venivano utilizzate per colpire specifici
obiettivi o in maniera indiscriminata?
- Jimmy Massey: Le bombe al fosforo bianco sono state impiegate di notte e
di giorno, continuamente, ed ho assistito alla morte di tanti civili
innocenti - donne e bambini inclusi - bruciati vivi: immagini impossibili da
raccontare.
*
- Patricia Lombroso: Siete stati informati dai vostri superiori che durante
l'invasione sarebbero state usate queste armi di sterminio?
- Jimmy Massey: No. Nessuno ci ha messo al corrente. Poi ho cominciato a
fare domande ai miei superiori: la risposta e' stata il mio licenziamento
dai marines.
*
- Patricia Lombroso: Ma non si parla di bombe "di precisione e ad alta
tecnologia" nel colpire il bersaglio?
- Jimmy Massey: Si'. Vengono chiamate bombe di precisione, ma io ho visto i
missili al fosforo bianco e all'uranio impoverito colpire tanti veicoli,
autobus e auto pieni di civili. Ho visto tanti civili inceneriti,
carbonizzati, bruciare vivi con gli effetti del fosforo bianco. Si tratta di
bombe da 44 pounds di polysterene-like gel e 63 galloni di propellente.
*
- Patricia Lombroso: Le bombe al fosforo bianco vengono denunziate dagli
esperti della Global security organization come "bombe al napalm", sostanza
che in Vietnam serviva per distruggere la giungla. In Iraq dove e' stata
utilizzata?
- Jimmy Massey: In Iraq, a terra, viene usata dall'artiglieria: reduci
giovanissimi da Falluja dichiarano che il fosforo bianco e' stato usato nel
massacro di Falluja, nell'aprile del 2004.
*
- Patricia Lombroso: Ma le armi di distruzione di massa non sono state il
movente addotto da Bush per intervenire in Iraq?
- Jimmy Massey: Gia'. E invece proprio noi americani siamo quelli che
abbiamo impiegato armi di distruzione di massa contro la popolazione
irachena. Ci stiamo rendendo responsabili di un genocidio in Iraq.
*
- Patricia Lombroso: Veniamo all'uranio impoverito, e' stato usato anche in
questa seconda invasione dell'Iraq da parte degli americani?
- Jimmy Massey: Certamente, e il quantitativo di uranio impoverito gia'
impiegato in Afghanistan ed ora in Iraq e' il doppio delle tonnellate
impiegate per la prima guerra del Golfo.
*
- Patricia Lombroso: Voi soldati americani sapevate anche che in Iraq
l'impiego di armi di sterminio viola non soltanto le leggi in vigore a
livello internazionale, ma anche le norme di protocollo del codice penale di
guerra Usa?
- Jimmy Massey: Io sapevo che tutto quanto stiamo facendo per quanto
riguarda l'uso della violenza e l'utilizzo delle armi di sterminio contro
gli iracheni rappresenta una violazione della convenzione di Ginevra, ma i
nostri superiori operavano su ordini del presidente e dei suoi legali
(Alberto Gonzales, attuale ministro della giustizia Usa). In Iraq, i nostri
superiori ci dissero che, poiche' lottavamo contro "terroristi", la
convenzione di Ginevra non trovava applicazione.

8. ESPERIENZE. ORESTE BENZI: UN APPELLO A LENIRE FERITE E COSTRUIRE PONTI DI
PACE CON L'"OPERAZIONE COLOMBA"
[Da Antonio De Filippis, responsabile dell'Operazione Colomba (per contatti:
operazione.colomba at apg23.org) riceviamo e volentieri diffondiamo.
Su don Oreste Benzi riproduciamo questa scheda redatta qualche anno fa:
sacerdote cattolico, animatore della "Comunita' Papa Giovanni XXIII",
infaticabile promotore di iniziative di pace e di solidarieta'. La Comunita'
ha attualmente 1.310 membri, e' presente in 16 regioni italiane e in 13
stati esteri, ha promosso 163 case-famiglia che accolgono 551 minori e 350
adulti; 27 comunita' terapeutiche per il recupero di tossicodipenti che
accolgono 450 giovani; 15 cooperative sociali in cui sono inserite circa 300
persone con handicap o disagio; 8 case della fraternita' e 4 case di
preghiera; l'azione della Comunita' ha liberato circa 1.200 ragazze
straniere dal racket della prostituzione. Ha promosso l'"Operazione Colomba"
di interposizione nonviolenta, condivisione e riconciliazione in aree di
conflitto. Pubblica il mensile "Sempre". Opere di Oreste Benzi e della
Comunita' Papa Giovanni XXIII: di Oreste Benzi: Per la famiglia, Guaraldi,
Rimini 1992; Contro l'ovvio dei popoli, Guaraldi, Rimini 1992; Il
meraviglioso dialogo della vita, Esperienze, Fossano 1995; Dietro
l'angolo... Gesu', Esperienze, Fossano 1997; Con questa tonaca lisa, San
Paolo, 1997; Una nuova schiavitu', Paoline, Milano 1999. Alcuni libri di
membri della comunita' o scaturiti da esperienze della comunita': G. P.
Ramonda, Una comunita' che condivide, Esperienze, Fossano 1992; G. P.
Ramonda, Terapia della realta', Esperienze, Fossano 1994; Comunita' Papa
Giovanni XXIII, Operazione Colomba: abitare il conflitto, Alfazeta, Parma
1994; Ambrogio Amati, Maddalena, Maddalena, San Paolo, 1996; Ambrogio Amati,
Meretrici, Esperienze, Fossano 1996]

Kossovo: Serbi ed Albanesi si combattono. La pace non e' impossibile. Ci
vuole chi con intelligenza e  amore  li "costringa" a fare passi in avanti.
Palestina: tra settlers, i coloni, ed i pastori arabi incomprensioni e
violenza. Ci vuole chi protegga dagli attacchi dei coloni i bambini arabi
quando vanno a scuola ed i pastori arabi quando portano le greggi al pascolo
nelle loro terre. Ci vuole chi provi ad aprire spazi di dialogo tra i coloni
israeliani ed i pastori palestinesi.
Uganda del Nord: il mondo sta a guardare: 1.500.000 sfollati  in condizioni
disumane, 30.000 bambini rapiti e trasformati in soldati dai ribelli. Questi
bambini se fuggono vengono uccisi, e quelli che rimangono devono uccidere
coloro che hanno tentato la fuga. Ci vuole chi "abiti" questo conflitto per
immettervi semi di riconciliazione.
In Italia la mafia uccide. Ci vuole chi provi ad abbassare il livello di
virulenza  di questo fenomeno.
Ho chiesto una volta a monsignor Romero se aveva paura, e lui mi rispose:
"si', tanta, ma non fino al punto di abbandonare i miei campesinos".
Il coraggio non sta nel non aver paura ma nel vincere la paura per un amore
piu' grande. Dai: ci stai anche tu? Unisciti allora ai giovani
dell'Operazione Colomba per lenire le ferite, gettare ponti, e costruire
cosi' una nuova umanita'.
*
L'Operazione Colomba
L'operazione Colomba nasce nel 1992 con la guerra jugoslava dal desiderio di
provare a vivere la nonviolenza in zone di guerra e di condividere la vita
di chi e' costretto a subire la violenza dei conflitti. I volontari che ne
fanno parte hanno vissuto sui diversi fronti, riunendo le famiglie,
proteggendo con la nostra presenza le minoranze etniche, provando a guarire
le ferite e gettando ponti. Dopo la guerra nei Balcani, questa modalita' di
"abitare il conflitto", e' stato esportata anche in Chiapas, in Kossovo, in
Cecenia, in Congo, in Sierra Leone, in Albania, con la convinzione che dal
vivere con le vittime delle guerre nascano delle strade per la pace
inaspettate.
Attualmente i volontari dell'Operazione Colomba sono presenti in Kossovo, in
Israele/Palestina e in Nord Uganda.
L'Operazione Colomba nasce dalla Comunita' Papa Giovanni XXIII e accoglie al
suo interno credenti e non credenti, nel rispetto reciproco, nella comunanza
di valori condivisi, uniti nella ricerca concreta di cammini nonviolenti di
pace, di dialogo e di perdono.
In un messaggio al congresso "Uomini e religioni" svoltosi  in questo
periodo a Lione il papa Benedetto XVI chiede "agli uomini del nostro tempo,
e in particolare ai giovani, di avere il coraggio di impegnarsi sempre piu'
attivamente a favore della pace e del dialogo, gli unici che possono
permettere di guardare con speranza al futuro del pianeta".
*
Nota tecnica sul training formativo per i candidati volontari
dell'Operazione Colomba
Per i candidati volontari dell'Operazione Colomba il training e' di cinque
settimane di intensa formazione che hanno come obiettivo di presentare, far
conoscere e far sperimentare le modalita' dell'intervento nonviolento in
zona di guerra, l'esperienza diretta di un progetto in zona di guerra,
l'incontro con culture differenti, la costruzione e la gestione di un gruppo
e la quotidianita' della vita in zona di guerra. Il training prevede:
- 2 settimane di partecipazione concreta ai nostri progetti all'estero
(subito prima o subito dopo la formazione teorica);
- 3 settimane di lavoro su: linee guida e stile dell'Operazione Colomba e
della Comunita' Papa Giovanni XXIII, dinamiche di gruppo, vivere in zone di
conflitto,  spiritualita' e fondamenti della nonviolenza, metodi decisionali
e nozioni generali.
Il periodo: per le due settimane di esperienza, possibilmente prima del
training o subito dopo; per le tre settimane settimane di formazione teorica
e addestrativa, dal 14 novembre al 3 dicembre 2005.
*
Per saperne di piu'
Per maggiori informazioni: sito: www. operazionecolomba.org, e-mail:
operazione.colomba at apg23.org, tel. 0541751498, fax: 0541751624, cell. 348
2488102.

9. LIBRI. MARINA ZENOBIO: LE VOCI DEI DESAPARECIDOS NELLA MEMORIA DEI FIGLI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 25 settembre 2005.
Marina Zenobio, giornalista, segretaria di redazione del quotidiano "Il
manifesto", scrive particolarmente su ambiente, diritti umani, America
Latina.
Lino Gambacorta vive e lavora a Firenze dove e' docente di filosofia e
storia; dopo la laurea in filosofia all'universita' di Firenze ha conseguito
il d.e.a. all'Ehess di Parigi. Opere di Lino Gambacorta: Corpo sacro,
occidente, modernita', 1995; Il vino nuovo, 2001; Storia di un hijo, 2005]

Gli orrori che hanno devastato il Cile e l'Argentina durante le dittature
militari sono al centro di Storia di un hijo. La voce di un figlio di
desaparecidos tra presente e memoria (Citta del sole, pp. 158, euro 10), un
saggio con cui Lino Gambacorta, docente di storia e filosofia a Firenze,
porta all'attenzione dei lettori sofferenze che sembrano rifuggire la
comprensione umana ma che proprio per questo - per il peso di avvenimenti
storici che hanno colpito al tempo stesso collettivita' e individualita' -
non si devono ne' si possono rimuovere. Attraverso la voce dei protagonisti,
il lavoro di Gambacorta ripercorre avvenimenti fatti di lacerazioni
improvvise e radicali, componendo il resoconto di "una esperienza
individuale immersa in una vicenda storica complessiva". Il volume
ricostruisce cosi' la sorte di Hugo Silva Soto, maestro elementare che,
"tornato al mondo" dopo la detenzione e le torture nello stadio di Santiago
del Cile, non perde occasione per ricordare. O quella di Andrea, studentessa
argentina costretta per mesi a nascondersi in uno stato di panico crescente
mentre i suoi compagni sparivano nel nulla, che rievoca l'oscenita' dei
mondiali di calcio tenutisi in Argentina nel 1978, in piena mattanza.
L'ultima parte del volume e' dedicata a Lucio, venticinquenne argentino
attualmente residente in Francia e membro dell'associazione "Hijos-Paris",
la cui storia e' pero' atipica: i suoi genitori non sono desaparecidos, ma
appartenevano ai montoneros, gruppo guerrigliero di tendenza peronista. La
madre, assassinata nel 1978, fu tra le poche persone uccise in casa propria,
in un agguato che veniva definito "eliminazione diretta". Il padre,
arrestato pochi mesi prima, subi' le fasi tipiche della detenzione all'Esma
(la Scuola di meccanica della marina militare argentina ora Museo della
memoria a Buenos Aires) ma sopravvisse e riusci' a ricongiungersi con il
figlio. All'epoca dei fatti Lucio aveva due anni: "Ricordo una vecchia foto
di mia madre che mia sorella aveva accanto al suo tavolo da studio ma non ho
piu' chiesto di vedere la sua immagine". Un vuoto che reclamava il bisogno
di ricucire una storia, ricostruita con fatica da Lucio, grazie ai racconti
dei parenti e a quelli (molto reticenti, forse per la rimozione della
sofferenza vissuta) del padre. Oggi pero' il giovane hijo manifesta amarezza
per le distinzioni che separano le associazioni dei parenti dei
desaparecidos: madri, nonne, figli, "una montagna di persone che hanno
esattamente le stesse idee ma che si dividono per niente... Il fatto di aver
distrutto una generazione ha creato un vuoto che si e' allargato in questa
epoca". Ed esprime un desiderio: "riunificare questo movimento".
In una recente presentazione del volume all'Istituto Italo-Latinoamericano
di Roma (cui hanno partecipato, fra gli altri, Hugo Silva Soto, ora
rappresentante in Italia del Comitato lavoratori cileni esiliati, e
l'argentino Giovanni Miglioli, autore di Desaparecidos, edito nel 2002 da
Manifestolibri), il console italiano in Argentina all'epoca del golpe Enrico
Calamai ha ricordato come l'Italia in quegli anni si sia preoccupata solo
dei suoi interessi economici in Argentina, mentre la politica restava muta e
cieca davanti alla tragedia in atto.

10. LIBRI. MAURIZIO MATTEUZZI PRESENTA "MONTEVIDEO-STOCCOLMA" DI LUISA DI
GAETANO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 27 settembre 2005.
Maurizio Matteuzzi, giornalista e saggista, e' un profondo conoscitore della
realta' latinoamericana.
Luisa Di Gaetano, delle Donne in nero di Roma, e' intellettuale e artista
multimediale, fotogiornalista e performer teatrale, ha preso parte a molte
iniziative di solidarieta', per i diritti e la pace]

Zulma, Armonia e Maria Emilia, dice Luisa Di Gaetano nella premessa, "non
hanno nulla in comune, se non la lingua, il genere femminile e il luogo
d'appartenenza". Armonia Silvera, Maria Emilia Parola e Zulma Martinez sono
tre donne uruguayane costrette all'esilio in Svezia dalla violenza della
dittatura militare che fra il '73 e l'85 sprofondo' nell'orrore e nel sangue
anche quella che era conosciuta come "la Svizzera dell'America latina". Poi,
le vicende di una vita difficile - ma loro sono fra chi, come dice Armonia
verso la fine del suo racconto-testimonianza, ha "avuto fortuna" e sono
sopravvissute - le hanno portate a una condizione per molti versi
angosciosa: quella di persone scisse fra due mondi diversi. Non a caso Luisa
Di Gaetano, che ha raccolto le loro testimonianze, ha intitolato il suo
libro Montevideo-Stoccolma A/R (Editrice Filef, pp. 99). Andata e ritorno
fra l'Uruguay e la Svezia, perche', anche quando l'incubo e' finito e le
donne sono potute tornare in un Uruguay formalmente democratizzato prima (ma
ridotto a una "Repubblica delle banane", come dice Rodolfo Panfilio nella
introduzione storica), e ora con il governo progressista del presidente
Tabare' Vazquez, non sono piu' riuscite a staccarsi del tutto dalla Svezia
che le aveva accolte (bene), in cui i loro figli erano cresciuti e di cui
loro stesse ormai si sentivano parte. Una condizione di scissione e
straniamento che tante migliaia di esuli in fuga dall'Argentina, dal Cile,
dal Brasile, dall'Uruguay e dagli altri paesi dell'America latina negli anni
delle dittature militari fasciste (anche se erano filo-americane) hanno
vissuto con esiti sempre traumatici e a volte tragici.
Anche le tre madri coraggio uruguayane hanno sofferto a lungo gli effetti
della contraddizione e dello sradicamento. La loro storie, che idealmente
nella loro unicita' rappresentano quelle di migliaia e migliaia di esuli,
sono piccole e grandiose nello stesso tempo. Fatte di ideali e militanza
personale o per interposti figli (come nel caso di Zulma), di dedizione alla
causa e prezzi spaventosi: arresti, fughe, torture, anni di carcere,
l'angoscia per i figli, i mariti, i fratelli.
Per questo le loro storie sono storie personali ma anche generali, e qui sta
il senso vero del libro di Luisa Di Gaetano. Storie diverse che poi
diventano un'unica grande storia, anche se, ad esempio, Armonia e Maria
Emilia militavano nella lotta armata e nel caso di Zulma i militanti erano i
suoi quattro figli, i suoi generi e le nuore, suo marito.

11. INCONTRI. UN CORSO DI ACCOSTAMENTO ALLA NONVIOLENZA A NARNI
[Dagli amici di "Narni per la pace" (per contatti:
narniperlapace at cesvol.net) riceviamo e volentieri diffondiamo]

L'associazione Narni per la pace, in collaborazione con Arciragazzi e
Associazione Freelife, organizza il primo corso di  educazione alla
nonviolenza.
Venerdi' 30 settembre con inizio alle ore 18 si terra' il primo incontro,
dedicato alle premesse metodologiche.
Il corso prevede dieci incontri di due ore ciascuno (orario: 18-20) tutti i
venerdi' fino al 2 dicembre, e un incontro finale di un'intera giornata
(sabato 17 dicembre).
Il corso e' aperto a tutte le persone interessate ed e' rivolto in
particolare ad insegnanti e a volontari di associazioni che operano sulle
tematiche della pace e della giustizia sociale ed economica; si svolge
presso la sede universitaria di Narni, in via Mazzini 30 ed e' gratuito; ai
partecipanti verra' rilasciato un attestato di partecipazione.
Tra i relatori e le relatrici che prenderanno parte via via ai diversi
incontri: Giancarla Codrignani, Andrea Morinelli, Antonio Papisca, Lidia
Menapace, Maurizio Spedaletti, Alberto Castagnola, Valentina Galluzzi,
Giovanna Pagani, Massimo De Santi, Michele Prospero, Natalia Biffi, Ruben
Dario Pardo Santa Maria, Marisa Galli, Anna Maria Civico.
Per informazioni: e-mail: narniperlapace at cesvol.net - o telefonare
all'Arciragazzi di Narni (Consuelo): 3395795901.

12. DOCUMENTAZIONE. DALLO STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE "MANI SPORCHE"
[Dal n. 652 di questo stesso foglio riprendiamo e riproponiamo il seguente
documento]

1. E' costituito, col patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri
di questa imperial-regia repubblica, il sodalizio denominato Associazione
'"Mani sporche".
2. Ad essa associazione possono aderire tutte le persone di dimostrata
larghezza di vedute in campo morale, civile e penale, di provata attitudine
ai giochi di destrezza, di spiccata propensione ad emergere costi quel che
costi, di serena disponibilita' alla commissione e all'avallo di ogni sorta
di azione giovevole al progresso e alle fortune del sodalizio, dei suoi
associati, e massime del leader suo.
3. Ragione sociale dell'Associazione "Mani sporche" e':
a) redigere ed emanare leggi che depenalizzino i crimini commessi da
aderenti al sodalizio;
b) ottenere in appalto funzioni legislative, agenzie di diporto, traffici di
spezie psicoattive e di strumenti (anche NBC) per la security, milizie
private, commerci con le Indie, encomiendas nelle Americhe, colonie in
Africa ed Asia, concessioni di schiavi, grandi opere (costruzione di nuove
piramidi ed altre meraviglie del mondo), servizi pubblici privatizzati, reti
televisive e tranci di pubblicita';
c) abolire i codici residuo della sovversione illuministica e napoleonica e
sostituirli con la legge dei signori Colt, Lynch, Clint & Bush;
d) confezionare e propalare barzellette aventi ad oggetto la magistratura
cosi' da rendere questa - che e', la sciagurata, una abominevole congrega
sovversiva di scellerati persecutori della piu' nobile figura oltre che piu'
generoso figlio ed illuminato statista e sublime procacciatore d'affari e
provvidenziale riformatore dei costumi e inarrivabile bricoleur della nostra
terra - piu' simpatica al pubblico, come gia' avviene con altri corpi dello
stato;
e) ripristinare il culto dovuto all'imperatore in carica;
f) e per quanto non previsto dal presente articolo valga la volonta' e
l'ingegno del grazioso sovrano del sodalizio.
4. E' compito di ogni aderente al sodalizio partecipare alla cerimonia
quotidiana dei Due Minuti d'Odio (il kit specifico con tutte le facili
istruzioni e l'onomastica gia' calendarizzata con relativi epiteti puo'
essere richiesto alla sede centrale).
5. Inno ufficiale dell'Associazione "Mani sporche" e' La societa' dei
magnaccioni; in particolari ricorrenze sono tuttavia ammessi altri inni,
quali Giovinezza, Padania ueber alles, la sigla di Beautiful, Nessuno mi
puo' giudicare; e' invece in ogni caso tassativamente vietata la Canzone di
Mackie Messer, essendosi appurato che gli autori di essa erano mostri
comunisti e che e' stata sovente interpretata da tal Armstrong di origine
non ariana (sebbene americano e in quanto tale grande amico del nostro
paese).
6. Motto ufficiale (cosa tocca fare per darsi un tono culturale) sono i
versi 11-12 della scena prima dell'atto primo del Macbeth di tal William
Shakespeare (N. B.: trovandosi in un libro e' probabile che essi siano
inaccessibili a gran parte degli aderenti al sodalizio; si potra' provvedere
a un'adeguata diffusione tramite messaggino su cellulare, musicato con
apposito jingle - ricordarsi di cercare uno sponsor); motto ufficioso, di
piu' facile memorizzazione e di non minor spessore storico e di recupero
delle tradizioni popolari: "Me ne frego".
7. Per adesioni inviare apposita richiesta con allegata fedina penale sporca
e mazzetta di banconote (N. B.: non contraffatte) all'apposito ufficio di
reclutamento presso l'imperial-regia Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Sono previsti sconti speciali per chi e' gia' iscritto alla loggia
Propaganda 2, al Ku klux klan, ai fasci di combattimento (iscrizione
gratuita per gli antemarcia), o possa esibire un attestato di benemerenza
della Cupola, un autografo di uno o piu' membri del Caf, o possa vantare una
passata appartenenza alla sinistra storica o rivoluzionaria allegando
dichiarazione di abiura debitamente autenticata con atto notarile (o
videocassetta amatoriale del richiedente l'iscrizione mentre e' scosso da
conati di vomito dinanzi a riproduzione dell'opera d'arte degenerata
denominata Il quarto stato del noto sovversivo Pellizza da Volpedo).
Che domineddio salvi l'imperatore.

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1069 del 30 settembre 2005

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