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La nonviolenza e' in cammino. 1086



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1086 del 17 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Luciano Corradini: Si' al referendum brasiliano
2. Luciano Dottarelli: Si'
3. Luciana Marcolini: Si'
4. Marianella Sclavi: Si'
5. Rete italiana per il disarmo: Iniziative in corso e in programma
6. Giuseppe Moscati: Quale aggiunta? In dialogo con Aldo Capitini
7. Giuliana Sgrena: Iraq, il voto del paese spezzato
8. Marina Forti: Siccita'
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. 23 OTTOBRE. LUCIANO CORRADINI: SI' AL REFERENDUM BRASILIANO
[Ringraziamo Luciano Corradini (per contatti: luciano.corradini at libero.it)
per questo intervento. Luciano Corradini (Reggio Emilia, 1935), gia'
ordinario di pedagogia generale nella facolta' di scienze della formazione
dell'Universita' di Roma Tre, insegna ora nell'ambito del dottorato di
ricerca della stessa Universita'; e' presidente nazionale dell'Uciim, Unione
cattolica italiana insegnanti dirigenti e formatori, dell'Aidu, associazione
italiana docenti universitari, e dell'Ardep, associazione per la riduzione
del debito pubblico. Dopo la laurea e il perfezionamento in filosofia
nell'Universita' Cattolica di Milano ha insegnato in diversi tipi di scuole
secondarie e nelle universita' di Parma, Cattolica di Brescia, Statale di
Milano, "La Sapienza" di Roma. E' stato per undici anni presidente
dell'Irrsae della Lombardia, per sette anni vicepresidente pro ministro del
Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, per sedici mesi
sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione, per dieci anni membro del
Comitato di valutazione del sistema scolastico della Provincia autonoma di
Trento; ha fatto parte di associazioni, di delegazioni e di comitati
ministeriali e internazionali, in sede di Unione Europea e Consiglio
d'Europa; presso l'Ufficio Studi del Ministero della Pubblica Istruzione ha
promosso e coordinato, dal 1989 al 1996, il Progetto Giovani '93, il
Progetto Ragazzi 2000 e il Progetto Genitori, con delega, fra l'altro, per
l'educazione alla salute. Ha presieduto, come sottosegretario, il Comitato
tecnico scientifico previsto dalla legge contro le tossicodipendenze e il
Comitato di studio incaricato di riscrivere i programmi di educazione civica
(Dm 8 febbraio 1996 n. 58). Ha fondato e diretto il Bollettino dell'Irrsae
Lombardia, e "Studenti & C.", mensile del Ministero della Pubblica
Istruzione per i giovani e viceversa. E' socio onorario della Societa'
italiana di psicologia e cittadino onorario della citta' di Praia a Mare; ha
ricevuto dal Presidente della Repubblica la medaglia d'oro dei benemeriti
della scuola, della cultura e dell'arte (1999). Giornalista pubblicista,
membro dei comitati direttivi e collaboratore di diverse riviste, italiane e
straniere, dirige "La scuola e l'uomo", mensile dell'Uciim,  la collana
"Educazione scuola e societa' presso l'editrice Seam, e la collana Uciim
Aimc"Professione scuola" presso Armando (con M. Prioreschi). Tra le opere di
Luciano Corradini: La difficile convivenza. Dalla scuola di stato alla
scuola della comunita', La Scuola, Brescia 1975 (sesta ed. 1983); Democrazia
Scolastica, La Scuola, Brescia 1976 (settima ed. 1995); La comunita'
incompiuta, Vita e Pensiero, Milano 1979; Educare nella scuola. Cultura
comunita' curricolo, La Scuola, Brescia 1983 (terza ed. 1987); La scuola e i
giovani verso il Duemila, Giunti e Lisciani, Teramo 1987; Educazione e
giovani tra scuola e societa', La Scuola, Brescia 1989 (con altri); Vivere
senza guerra. La pace nella ricerca universitaria, Guerini e Associati,
Milano 1989 (con altri); Progetto Giovani: identita' e solidarieta' nel
vissuto giovanile, Ministero della Pubblica Istruzione, Istituto della
Enciclopedia Italiana, La documentazione educativa n. 8, Roma 1991 (con
altri); Essere scuola nel cantiere dell'educazione, Seam, Roma 1995 (seconda
ed. 1996, vincitore dello "Stilo d'oro", 1997); Educazione alla salute, La
Scuola, Brescia 1997 (con P. Cattaneo); Competizione e solidarieta', Da solo
o con gli altri?, Fondazione italiana per il volontariato, Roma 1998;
Professione docente e autonomia delle scuola, La Scuola, Brescia 2001 (con
G. Macchia, A. Milletti, S. Cicatelli); "Suscitare uomini e donne piu'
saggi: l'Europa passa anche di qui", in Quale Europa per i giovani, I
quaderni di Athenaeum, Roma, Edigraf 2003, pp. 95-99: "L'Europa
dell'educazione e l'educazione all'Europa", in L. Lezzi e C. Mirabelli (a
cura di), Verso una costituzione europea, 9, II/6, pp. 679-697; Sport e
educazione, in Enciclopedia dello sport, Arte scienza storia, Istituto della
Enciclopedia italiana, Roma 2003, pp. 160-186; La tunica e il mantello.
Debito pubblico e bene comune: provocare per educare, Euroma, Roma 2003; ha
curato: Il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione nel periodo
1989-1997, in Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione,
75-76, 1996, Le Monnier, Roma 1997; La dimensione affettiva nella scuola e
nella formazione dei docenti, Seam, Roma 1998; Educazione civica e cultura
costituzionale. La via italiana alla cittadinanza europea, Il Mulino,
Bologna 1999 (con G. Refrigeri); Il corpo a scuola, Seam, Roma 1999 (con I.
Testoni); Pedagogia: ricerca e formazione, Saggi in onore di Mauro Laeng,
Seam, Roma 2000; Educazione alla convivenza civile. Educare istruire formare
nella scuola italiana, Armando, Roma,  2003  (con W. Fornasa e S. Poli);
Insegnare perche'? Orientamenti, motivazioni valori di una professione
difficile, Armando, Roma 2004]

Comunico la mia totale adesione al referendum brasiliano e alle ragioni che
avete ampiamente illustrato.
Sono stato a Fortaleza, luogo dove don Alfredo Nesi ha fondato una "Barbiana
Pequena" e seguo con aiuti di vario tipo alcune persone che lavorano
laggiu'.

2. 23 OTTOBRE. LUCIANO DOTTARELLI: SI'
[Ringraziamo Luciano Dottarelli (per contatti: ldottarelli at libero.it) per
questo intervento. Luciano Dottarelli, docente e saggista, apprezzatissimo
pubblico amministratore, gia' sindaco del Comune di Bolsena e attualmente
direttore generale dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo, e' uno dei
collaboratori piu' autorevoli, e degli amici piu' cari, di questo foglio.
Tra le opere di Luciano Dottarelli: Popper e il gioco della scienza, Erre
Emme, Roma 1992; Kant e la metafisica come scienza, Erre Emme, Roma 1995;
con Elena Liotta e Lilia Sebastiani, Le ragioni della speranza in tempi di
caos, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2004]

Quando sono venuto a conoscenza del referendum che si svolgera' il 23
ottobre in Brasile per la proibizione della vendita di armi da fuoco, ho
provato una sensazione di spiazzamento.
Quella che si prova quando, d'un tratto, si realizza che schemi di pensiero
tanto radicati da imporsi come ovvii ed irrinunciabili possono essere messi
in crisi da azioni semplici, nette, che non temono di apparire addirittura
"ingenue".
In realta' la campagna per il disarmo in Brasile fa appello alla buona
universalita', quella che sa parlare al cuore e alla ragione di tutti gli
uomini e che sola e' in grado di scacciare la moneta falsa dell'ovvieta' e
della ripetitivita' irriflessa, indizi certi della cattiva universalita'.
Azioni come questa sono segnacoli che possono orientare in modo sicuro chi
si sente in cammino sulla strada della nonviolenza.

3. 23 OTTOBRE. LUCIANA MARCOLINI: SI'
[Ringraziamo Luciana Marcolini (per contatti: lucianaspotorno at libero.it) per
questo intervento. Luciana Marcolini e' impegnata per la pace, la dignita'
umana, la civile convivenza]

Sono con voi nell'impegno per questo voto.

4. 23 OTTOBRE. MARIANELLA SCLAVI: SI'
[Ringraziamo Marianella Sclavi (per contatti:
marianellasclavi at fastwebnet.it) per questo intervento. Marianella Sclavi,
docente universitaria al Politecnico di Milano, antropologa, si occupa
particolarmente di progettazione urbana partecipata e di formazione alla
gestione nonviolenta dei conflitti. Tra le opere di Marianella Sclavi: La
signora va nel Bronx, Anabasi, Milano; A una spanna da terra, Feltrinelli,
Milano; Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori, Milano 2003]

Dicendo si' il 23 ottobre, voi brasiliani vi comporterete  da pazzi.
Sara' una pazzia che illuminera' le nostre menti e i nostri cuori e che
provochera' un improvviso  e sorprendente sbalzo di energia e di speranza.
Cari amici brasiliani, se sarete cosi' pazzi da votare contro la produzione
e il commercio di armi, io mi sentiro', grazie  a voi, cittadina del mondo.

5. INIZIATIVE. RETE ITALIANA PER IL DISARMO: INIZIATIVE IN CORSO E IN
PROGRAMMA
[Dalla segreteria della Rete italiana per il disarmo (per contatti: e-mail:
segreteria at disarmo.org, sito: www.disarmo.org) riceviamo e volentieri
diffondiamo]

La Settimana delle Nazioni Unite per il disarmo
Istituita da una sessione speciale sul disarmo dell'Assemblea generale nel
1978, prende sempre inizio dal 24 ottobre, anniversario della fondazione
delle Nazioni Unite. Da allora gli stati membri sono invitati a mettere in
evidenza il pericolo della corsa alle armi, a propagandare la necessita' di
una loro riduzione e a incrementare la comprensione pubblica del disarmo
come scelta di fondo. Dal 1995 l'Assemblea generale dell'Onu ha invitato i
soggetti della societa' civile ad essere parte attiva della Settimana sul
disarmo.
L'intenzione della Rete italiana per il disarmo e' di rendere piu'
conosciuta e diffusa questa Settimana internazionale, cercando di
organizzare diversi momenti sui temi del disarmo per le giornate che vanno
dal 24 al 30 ottobre. Qualsiasi iniziativa organizzata nel periodo puo'
essere segnalata ed entrare a far parte del calendario nazionale della
Settimana
*
Campagna "Control Arms"
Tutte le notizie su questa campagna si trovano facilmente alla pagina web
www.disarmo.org/controlarms
La campagna sta avendo un grande successo e si sta diffondendo in maniera
sempre piu' capillare. In Italia siamo gia' arrivati a quasi 20.000 immagini
raccolte per la foto-petizione da un milione di volti (lo strumento di
pressione scelto internazionalmente) e molti saranno da ora gli eventi e le
mobilitazioni ad essa collegati.
Per sostenre l'iniziativa:
- diffondere la foto-petizione aggiungendo la propria immagine e
raccogliendo quella delle persone vicine (anche on-line);
- organizzare "Check point per la pace" sul modello di quanto fatto alla
marcia Perugia-Assisi nei propri territori e in collaborazione con
associazioni ed enti locali;
- interagire con la campagna segnalandosi come gruppo locale di sostegno e
di raccolta di immagini per la foto-petizione;
- coinvolgere nella campagna il maggior numero di enti locali, sia facendo
approvare una mozione apposita, sia cercando di organizzare sul proprio
territorio l'allestimento della mostra fotografica "Controlla le armi!";
- estendere per quanto possibile la diffusione dei materiali della Campagna.
*
Parliamo di disarmo durante la Giornata missionaria mondiale
Domenica 23 ottobre si celebra la Giornata missionaria mondiale. Per questo
motivo la Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (in sigla: Cimi),
che aderisce alla Rete italiana per il disarmo, ha pensato di concentrare la
propria azione informativa e di riflessione sull'impatto negativo delle armi
in tutto il mondo.
L'intento e' quello di agire congiuntamente fra varie realta' (del mondo
missionario, della Rete italiana per il disarmo) per riproporre
all'attenzione dell'opinione pubblica i temi del disarmo ed una lettura piu'
attenta degli squilibri e delle ingiustizie causate dalla diffusione di armi
nel mondo.
Anche la scelta del periodo e' importante, rientrando nei giorni dal 24 al
30 di ottobre che coincidono con la Settimana delle Nazioni Unite per il
disarmo.
*
Il referendum brasiliano contro il commercio di armi: dire si' alla vita
Da tempo la Rete italiana per il disarmo e molte organizzazioni ad essa
collegate (in particolare Pax Christi e il Centro di ricerca per la pace di
Viterbo) stanno portando avanti una campagna informativa forte riguardo a
questo appuntamento democratico (che si terra' il 23 ottobre), importante
non solo per il Brasile ma per tutte le organizzazioni che nel mondo si
battono per una politica di disarmo.
Invitiamo tutti i singoli e tutti i gruppi italiani a continuare l'opera di
informazione e sensibilizzazione anche dopo la votazione referendaria, il
cui risultato potra' avere un impatto forte su altri percorsi simili.
Infatti per la prima volta nella storia viene condotto un referendum atto ad
abolire integralmente la vendita di armi in un paese. Non lasciamo soli gli
amici brasiliani del disarmo.
*
La Campagna "Abolition Now" contro le armi nucleari
Svariate sono state in tutto il mondo le iniziative condotte per il
sessantesimo anniversario del lancio degli ordigni atomici sul Giappone alla
fine della seconda guerra mondiale. In Italia punto di riferimento per le
iniziative sono stati i "Beati i costruttori di pace" (aderenti alla Rete
italiana per il disarmo). Anche ora le azioni continuano, per non lasciar
cadere il livello di sensibilizzazione e di attenzione nei confronti delle
armi di distruzione totale.
Durante la settimana per il disamo indetta dall'Onu e' in programma in
Italia (a Milano) il primo incontro internazionale per la costruzione di una
Rete europea di giovani per il disarmo nucleare.
*
L'obiezione alle spese militari
La campagna di obiezione alle spese militari (in sigla: osm) ragiona da
tempo sul tema delle spese che il nostro stato destina in misura copiosa
all'ambito militare, e sull'opportunita' di dire no con una scelta di
obiezione civile a questo continuo spreco. La si puo' sostenere operando in
prima persona l'obiezione, ed anche aiutandone il percorso e le
elaborazioni, in particolare nel prossimo seminario autunnale della campagna
(previsto per il 12-13 novembre).
*
E poi?
Moltissime altre sono le iniziative e le campagne che si possono seguire, e
che la Rete italiana per il disarmo ospita fra le sue campagne e che
promuove continuamente. Tutte le informazioni si trovano sul sito
www.disarmo.org
Tra le altre ricordiamo per importanza: la Campagna italiana contro le mine
e la Campagna di pressione alle "Banche armate".

6. RIFLESSIONE. GIUSEPPE MOSCATI: QUALE AGGIUNTA? IN DIALOGO CON ALDO
CAPITINI
[Ringraziamo Giuseppe Moscati (per contatti: giuseppe.moscati at tiscalinet.it)
per questo intervento.
Giuseppe Moscati e' dottore di ricerca presso l'Universita' degli Studi di
Perugia dove svolge attivita' di collaboratore scientifico, tutore di
sostegno e cultore della materia presso le cattedre di filosofia morale e
storia della filosofia morale del professor Mario Martini, con cui condivide
tra l'altro gli studi capitiniani. Formatore sui temi dell'intercultura,
della pace, del dialogo tra i popoli e della cooperazione allo sviluppo, e'
segretario e membro supplente del Premio di laurea "Aldo Capitini". Ha
pubblicato numerosi articoli su riviste specializzate occupandosi in
particolar modo degli aspetti etico-politici dell'opera di Capitini e in
generale del pensiero nonviolento, tra cui: "Il libero-socialismo di Aldo
Capitini", in AA. VV., Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco
Angeli, Milano 2001; La presenza alla persona nell'etica di Aldo Capitini.
Considerazioni su alcuni scritti "minori", "Kykeion", n. 7, Firenze
University Press, Firenze 2002; Mazzini, Capitini, Gandhi. Intervista a
Mario Martini, "Pensiero Mazziniano", nuova serie LVII, n. 4, Bologna
University Press, Bologna 2002; Pensare la pace, scacco matto alla guerra.
Una riflessione filosofica su conflitto e dintorni, "Foro ellenico", VI, n.
53/2003; Dietrich Bonhoeffer: Essere-per-gli-altri, "Rocca", LXIII, n.
8/2004; E il settimo giorno ando' alla guerra. Religioni tra scenari di
guerra e orizzonti di pace, "Apulia", XXX, n. 4/2004; Capitini, la
nonviolenza e il dialogo tra i popoli, "L'altrapagina", XXII, n. 5/2005;
Maria Zambrano, violenza e creazione, "Rocca", LXIV, n. 12/2005; Simone
Weil: dal mito al cuore dell'uomo, "Rocca", LXIV, nn. 16-17/2005.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recentissima antologia degli scritti Le
ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di
"Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito:
www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi
ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i
fondamentali Elementi di un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di
tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di
opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza,
Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi,
Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo
Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo Capitini: oltre alle introduzioni alle
singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le
pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci,
Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini,
Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni
cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La
pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb,
Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi
dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi)
1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia
intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998,
2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico
de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta'
liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia
1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Federica
Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella,
Assisi 2004; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi,
Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una
bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito
citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito
dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it,
altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai utile mostra e un
altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a
Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni:
l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803,
e-mail: azionenonviolenta at sis.it]

Con Aldo Capitini credo ci sia un forte bisogno, oggi, di dialogare.
Non possiamo sprecare la grande opportunita' che il suo pensiero e la sua
azione, e allo stesso tempo il suo paradigmatico esempio di estrema coerenza
di pensiero e azione, ci offrono. Si tratta di un'opportunita' in chiave
dialogica, appunto, perche' Capitini non si presta alle ricostruzioni
sistematiche, alle sintesi sbrigative o alle riduzioni a formule e slogans.
Dialogare con Aldo Capitini non e' solo necessario e auspicabile, ma
evidentemente urgente: la sua eredita' ci provoca a interrogarci sui
problemi di oggi, sulle indifferenze e sugli altri tipi di violenza propri
della nostra quotidianita' e che spesso, purtroppo, entrano a far parte
della nostra abitudine. La dimenticanza delle tante realta' di
emarginazione, la rimozione (non si sa bene a volte quanto inconscia) di
come la stragrande maggioranza delle persone al mondo in questo momento viva
in condizioni miserrime, in condizioni di schiavita' e di poverta' - che poi
finiscono per coincidere -, per non parlare delle condizioni di terrificante
privazione della dignita' umana: tutta questa serie di forme di dimenticanza
costituisce giocoforza la molla a pensare, a indignarsi, si', ma solo
attraverso la presa di consapevolezza critica, o meglio attraverso un
pensiero costantemente allenato alla disposizione critica e che non si lasci
facilmente annebbiare da un'informazione parziale o addirittura assente.
*
Un nuovo ottimismo
Questo non tanto per ribadire la necessita' di chissa' quale forma di
pessimismo, radicale o cosmico che sia, bensi' piuttosto proprio per poter
riscoprire una nuova forma di ottimismo. Se l'ottimismo e' di superficie, se
esso si ferma al gradino della presunta pura ingenuita', allora non
contribuisce minimamente a cambiare il mondo, a migliorare le cose, a
trasformare le coscienze, e anzi si rende complice del processo di
autodistruzione che alcuni sembrano desiderare a danno di tutti. Se invece
l'ottimismo si pone come seria riflessione, al contempo, della gravita'
della situazione e della impossibilita' sostanziale di abbandonare la
speranza, se cioe' ci facciamo consapevoli che il realismo dei fatti e'
necessario eppure non sufficiente, ma che ha da accompagnarsi ad un suo
superamento in vista di una rinnovata attenzione ai valori, allora sento e
voglio dichiararmi ottimista. Ottimista con Capitini, grazie a Capitini,
attraverso la sua pagina e la sua testimonianza attiva, ancor oggi e forse
ancor piu' oggi compresente.
"Quale aggiunta?", ci chiediamo oggi: ovvero, quale aggiunta siamo chiamati
a portare, tutti, nessuno escluso, proprio come piaceva esprimersi a
Capitini? Le sue parole erano e sono rivolte a tutti perche' essenzialmente
tutti siamo in grado, in quanto portatori di valore, di collaborare alla
creazione e direi ri-creazione di cio' che e' comunita', di cio' che e'
condivisione, di cio' che e' il pensare e il fare in comune. Ma lo stesso
termine di cooperazione sembra oggi caduto in disuso, dinanzi
all'esaltazione della capacita' imprenditoriale del singolo, dinanzi -
possiamo dire senza troppi indugi - all'illusione che l'individuo possa
bastare a se stesso e pensare esclusivamente al proprio, senza appunto
condividere, co-ideare, costruire insieme agli altri. E l'aggiunta
capitiniana e' un qualcosa che va a integrare, a piu' livelli, una realta'
sofferente proprio perche' non autosufficiente, impossibilitata per sua
natura a bastare a se stessa.
L'esempio che trovo piu' calzante per chiarire meglio questo punto mi viene
(non troppo curiosamente) dalla riflessione sulla teologia come ricerca
delle modalita' di rapportarsi dell'uomo alla trascendenza. Per Capitini,
come del resto per altri autori tra cui mi piace citare Ludwig Feuerbach, e'
interessante andare a vedere come in generale abbia maggiore presa sulle
coscienze quella forma di teologia che privilegia il rapporto individuale
con Dio. Nella misura in cui l'individuo si riferisce solo per via singolare
e in qualche modo esclusivamente privata a Dio, egli opera una cesura
fondamentale: non e' l'umanita' che riflette su se stessa, sull'esistenza
comune, sulle comuni potenzialita' e sui comuni limiti, grandezze e
debolezze, ma e' l'individuo specifico che cerca di conquistarsi una
salvezza appunto privata. La stessa idea di immortalita' dell'anima
individuale testimonia questo aspetto cosi' cruciale: si arriva a elaborare
un colloquio posticcio con la divinita' per guadagnarsi una tutela
personale, indipendentemente dalle sorti della restante parte degli uomini e
delle donne.
Questa teologia della singolarita', figlia con ogni evidenza di una
sostanziale logica dell'esclusione e per esempio lontanissima dall'etica
cristiana del sacrificio e dell'attenzione ai deboli, sfocia poi
inevitabilmente nell'individualismo piu' chiuso. Essa rappresenta insomma il
segno che l'aggiunta in senso capitiniano deve intervenire con grande
tenacia e senza cadere in fin troppo facili, varie forme di rassegnazione.
L'aggiunta, pero', come dicevamo, deve lavorare a piu' livelli e deve farlo
sostenuta da un'azione corale di tutti.
*
L'apertura del sentimento religioso
Dal punto di vista religioso, l'aggiunta che Capitini ci suggerisce e'
proprio quella dell'operare una trasformazione radicale, riportando la
religione al sentimento religioso, estendendo il "diritto di cittadinanza"
all'interno della dimensione allargata della religiosita', facendo si' che
la religione stessa possa farsi, dirsi oltre che scoprirsi aperta, quindi
cambiando sostanzialmente il punto di vista. Non piu' l'istituzione che
detta legge nel foro delle coscienze - e tra un'imposizione e l'altra si
accorda con il regime di turno o arma i suoi fedeli contro l'infedele ad est
o a ovest, a sud o a nord del proprio territorio materiale, fisico, e
dottrinario, cosiddetto spirituale -; non piu' la cristallizzazione del
sentimento religioso in formule vuote che sanno molto di retorica e molto
poco di affratellamento; non piu', a maggior ragione, una concezione povera
del potere come indiscutibile e intoccabile auctoritas.
La religione arricchita dall'aggiunta di ognuno e' pertanto quella religione
che sa fare a meno della forza - intesa come violenza sulle coscienze o come
crociata o in generale come intolleranza e chiusura in chiave
antiecumenica - e che invece sa farsi interprete di un dialogo tra i popoli.
E' quella religione che si sforza di avvicinarsi alla societa' civile piu'
vera, alla societa' aperta di cui avrebbe poi parlato anche Popper, una
societa' non patinata dalle svariate ricostruzioni mass-mediatiche piu' o
meno volutamente distorte. Un simile avvicinamento la religione veramente
aperta lo fa senza imporre il proprio punto di vista in quanto tende a
raccogliere in se' tutti i punti di vista nella consapevolezza che la
trascendenza ognuno la guarda e la scruta e la ricerca dall'angolatura
particolare della propria visuale. Che poi e' dettata dalle proprie
condizioni di vita, dalle proprie aspirazioni, dalle proprie attese nonche'
dalle "disattese" cui andiamo incontro giorno per giorno e per le quali
tuttavia non possiamo abbandonarci ad un presunto destino scritto una volta
per tutte, che grava minaccioso sulle nostre teste e non ci permette di
amare liberamente, di conoscere, di conoscersi, di scoprire ogni volta un
entusiasmo rinnovato.
*
La nonviolenza e' religiosa
Muovendo la sua critica alla posizione del pacifista di tipo tradizionale,
Capitini da' una connotazione religiosa a quella stessa idea di nonviolenza
per cui soprattutto viene ricordato: ma in che senso e' religiosa la
nonviolenza? Come ha chiarito Mario Martini, curando un'antologia degli
scritti capitiniani dedicata appunto alla nonviolenza (1), Capitini in
questo e' stato pionieristico: del resto le stesse pagine di Religione
aperta, libro che e' del 1955 e che sarebbe andato incontro alla messa
all'indice ad opera di Pio XII, avevano ribadito un inedito "lato religioso
del rifiuto della violenza", dove veniva sottolineato con mirabile lucidita'
che dobbiamo rigettare la violenza "in nome dell'amore" come liberazione dai
limiti, e non in nome della condizione dello "star bene", che non farebbe
altro che riproporre la realta' cosi' come essa ci e' data, vale a dire in
tutta la sua insufficienza. E aggiungerei: in tutta la sua violenta
insufficienza...
In questo senso e' religioso lo sguardo d'intesa con l'altro, e' religioso
il dono della confidenza, e' religiosa la condivisione di una
responsabilita', e religiosa e', ancora, la stessa fiducia che diamo e ci
aspettiamo nel relazionarci al prossimo di oggi, che non necessariamente e'
l'affamato o il malato: e' l'amico o l'amica con cui ci si confida, appunto,
e' anche il vicino che ha bisogno di parlare, e' il collega che ci stimola a
non fermarci alla realta' di comodo del "buongiorno e buonasera" o delle
immancabili notazioni di carattere meteorologico ("questa pioggia non
finisce mai", "che bel sole che c'e' oggi", e cosi' via).
*
Tornare a partecipare. Tutti
Passando ad un punto di vista piu' squisitamente politico, poi, l'aggiunta
cui siamo chiamati e' senza dubbio quella della partecipazione, un
ingrediente fondamentale di ogni comunita' e di ogni forma di vivere sociale
e civile, ma una realta' che e' oggi piuttosto latitante. Proprio la
democrazia contemporanea, che nella partecipazione dovrebbe avere il suo
perno primario, pare essere pericolosamente carente in questo e tale
debolezza si avverte. Si partecipa sempre meno alla politica come "ideare e
fare comune", credo massimamente a causa della scarsita' dei luoghi fisici
di condivisione delle idee e delle azioni: senza andare lontano ed entrare
in un discorso di orizzonte internazionale, si pensi al vuoto lasciato dalla
chiusura delle tante sezioni che animavano fino a non tanti anni fa la vita
pubblica del nostro paese. A volte si ha l'impressione che siamo passati da
una critica sfrenata al modo di gestire la politica alla decisione avventata
di buttare anche il bambino con l'acqua sporca.
E dunque l'aggiunta di cui ha bisogno la politica e' aggiunta di
partecipazione attiva di tutti, da cui l'idea di omnicrazia - il potere di
tutti - che Capitini vede come la possibile ottimizzazione della democrazia
perche' crede nella realta' di tutti e nell'esigenza morale di far muovere
quel potere dal basso e senza discriminazioni sessuali, sociali, politiche,
economiche... Ma d'altra parte la vera democrazia, la democrazia nella sua
accezione piu' ricca, e' quella che non accetta costituzionalmente la
violenza, nessun tipo di violenza, neanche quella che nasce
dall'emarginazione provocata da qualsivoglia pregiudizio.
Vediamo da vicino cosa intende Capitini quando parla della "realta' di
tutti": "Quando dico che l'esaurimento, la vecchiaia, la cecita', la pazzia
sono momentanei, e che la realta' di tutti e' eterna, intendo... arricchire
il presente. Nella illusione della mia individualita' faccio due piani, ora
e dopo... ma realmente qui nel presente c'e' l'uno e l'altro; il momentaneo
e l'eterno e il primo e' momentaneo perche' nell'intimo ha l'altro (il pazzo
non e' eterno pazzo). Io esaurito, egualmente coopero - continua il filosofo
perugino - alla presenza dell'Uno-Tutti, e cosi' il pazzo. Quanto piu' vinco
l'illusione della individualita', che si crede tutto e non sa di essere
intimamente presenza dell'Uno-Tutti, tanto piu' comprendo e vivo questa
presenza" (2). E' proprio grazie a tutto cio' che possiamo conquistare la
consapevolezza dell'avere qui e ora tutti i mezzi necessari per interpretare
il mondo stando "dalla parte dell'eterna presenza" (e non dalla parte della
"individualita' assolutizzata"). Ed e' proprio cosi' che giungiamo a
considerare la realta' di tutti come un "mondo in progresso", cioe' come una
realta' in grado di accrescersi sempre piu', crescendo il valore e la
presenza dei soggetti che la animano.
*
Liberta' nella socialita'
Concentrando la nostra attenzione sulla stessa idea di liberta', del resto,
abbiamo l'opportunita' di chiarire ulteriormente la natura politica in senso
lato dell'aggiunta di Capitini: la liberta' e' tale solo se coniugata con la
socialita'; essa puo' essere una liberta' che libera per davvero, infatti,
se e solo se viene vissuta pienamente nel suo intreccio con la socialita',
altra componente fondamentale di cio' che intendiamo per comunita'. Se
potenziassimo il solo elemento della liberta' a discapito di quello della
socialita' avremmo nient'altro che una falsa liberta', mentre se guardassimo
esclusivamente alla dimensione della socialita' la nostra politica scadrebbe
a dittatura. Siamo liberi nella misura in cui riusciamo ad essere sociali:
ecco il segreto, se ce n'e' uno, della politica come ideazione e azione
comune. Ma la politica deve avere come sorella gemella la nonviolenza nel
segno della persuasione (3): la scelta nonviolenta e', infatti, prima intima
convinzione e poi tecnica, prima convincimento in qualche modo "religioso" e
poi metodo prettamente politico di risoluzione dei conflitti.
Ma ecco anche che giungiamo finalmente all'aspetto piu' universale della
riflessione capitiniana, dove universale non va preso come astratto,
teoretico, ne' tantomeno come lontano dalla realta', anzi tutt'altro:
parliamo di un autore in cui teoria e prassi sono elementi indivisibili. Con
forza, ancora una volta, Capitini ci richiama all'integralita' dell'uomo, ci
invita a riferirci a una realta' allargata che non escluda, che non lasci
fuori, che non operi delle selezioni, come invece fa la natura se appunto
non integrata, se lasciata priva di qualsiasi aggiunta. Da un lato,
pertanto, siamo chiamati a non scindere l'uomo in spirito e materia e a non
ricreare rischiosi dualismi; dall'altro, poi, la nostra attenzione va ad
ogni vivente, fino al piu' piccolo e silenzioso, e non solo: Capitini
estende il mondo proprio a tutti, compresi i morti. Non piu' due mondi
separati e incomunicabili, quello dei vivi e quello dei morti, bensi' un
unico grande mondo fatto di tante collaborazioni quanti sono gli esseri
passati, presenti e futuri, tutti in vario modo responsabili delle sorti di
un mondo comune. Non bisogna pensare ad un aldila' e un aldiqua separati
nello spazio e nel tempo: siamo tutti compresenti e corresponsabili, chi ci
ha preceduto per il mondo che ci ha lasciato, noi per quello che andremo a
consegnare e chi ci seguira' per come sapra' e vorra' vivere e interpretare
la nostra eredita'; ma non solo: compresenti e corresponsabili lo siamo
tutti quanti, i passati e i presenti e i futuri allo stesso tempo, appunto
come soggetti della storia - il soggetto della storia capitiniano coincide
esattamente con tutti - e come soggetti che condividono questa storia
comune.
Credo sia rintracciabile qui il messaggio principale di Capitini da
raccogliere oggi: a partire dall'atteggiamento esistenziale dell'aggiunta,
che abbiamo visto essere declinabile a piu' livelli (dal religioso
all'etico, dal conoscitivo al sociale, al politico...), dobbiamo farci e
riconoscerci presenti e compresenti.
Presenti perche' l'aggiunta richiede partecipazione, entusiasmo, persuasione
come capacita' di vedere le cose per come esse possono essere cambiate e
migliorate; compresenti perche' tutti, anche i morti con cui rimaniamo
legati e che "non se ne vanno mai del tutto" - non ci abbandonano poiche'
noi non li abbandoniamo - proprio tutti partecipiamo a quella che e' la
nostra infinita creazione.
*
Note
Cfr. M. Martini, Capitini e l'attualita' della nonviolenza, in A. Capitini,
Le ragioni della nonviolenza. Antologia degli scritti, a cura di M. Martini,
Ets, Pisa 2004, in particolare p. 21.
2. A. Capitini, La realta' di tutti (1948), in Id, Scritti filosofici e
religiosi, a cura di M. Martini, Fondazione Centro Studi Aldo Capitini,
Perugia 1998 (prima edizione: Protagon, Perugia 1994), p. 201.
3. Significative in merito le parole di Goffredo Fofi: "Nel segno della
persuasione capitiniana, e' il bisogno della dignita' della coscienza e la
risposta al nostro sentimento dei doveri che sappiamo di avere verso gli
altri, verso chi non sa o non puo' avere la nostra stessa liberta' di
rispondere, verso i sofferenti, verso gli oppressi, verso i morti, verso gli
animali e le piante, verso i non ancora nati, verso tutto cio' che vive e
vivra' o potrebbe vivere e puo' perire per la violenza del potere ma anche
per la poverta' e imprecisione delle nostre reazioni" (G. Fofi, Ancora con
Capitini, in A. Capitini, Opposizione e liberazione. Una vita nella
nonviolenza, a cura di P. Giacche', L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003,
p. 7).

7. MONDO. GIULIANA SGRENA: IRAQ, IL VOTO DEL PAESE SPEZZATO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 ottobre 2005. Giuliana Sgrena,
giornalista, intellettuale e militante femminista e pacifista tra le piu'
prestigiose, e' tra le maggiori conoscitrici italiane dei paesi e delle
culture arabe e islamiche; autrice di vari testi di grande importanza, e'
stata inviata del "Manifesto" a Baghdad, sotto le bombe, durante la fase
piu' ferocemente stragista della guerra tuttora in corso. A Baghdad e' stata
rapita il 4 febbraio 2005; e' stata liberata il 4 marzo, sopravvivendo anche
alla sparatoria contro l'auto dei servizi italiana in cui viaggiava ormai
liberata, sparatoria in cui e' stato ucciso il suo liberatore Nicola
Calipari. Opere di Giuliana Sgrena: (a cura di), La schiavitu' del velo,
Manifestolibri, Roma 1995, 1999; Kahina contro i califfi, Datanews, Roma
1997; Alla scuola dei taleban, Manifestolibri, Roma 2002; Il fronte Iraq,
Manifestolibri, Roma 2004]

Il paradosso e' grottesco. A rappresentarlo e' il referendum costituzionale
che si svolge oggi [sabato 15 ottobre] in Iraq. Gli iracheni devono avallare
con il loro voto un testo costituzionale che in maggioranza non conoscono.
Di quale costituzione si parla? Le Nazioni Unite avrebbero dovuto
diffonderne cinque milioni di esemplari che pero' solo in pochi sono
riusciti a vedere. Alla vigilia del voto, per problemi di sicurezza, non si
conoscevano nemmeno i seggi. E si votera' sotto coprifuoco, in un clima di
tensione e di paura. Perche' anche questa volta alcuni gruppi armati -
soprattutto a Ramadi - hanno minacciato chi osera' avvicinarsi alle urne. Un
copione gia' sperimentato nel "triangolo sunnita" il 30 gennaio scorso. Ma a
differenza delle elezioni legislative c'e' chi sostiene - anche gruppi
radicali di Falluja - che questa volta si puo' approfittare delle urne per
respingere una costituzione che ha escluso la minoranza sunnita e che
porterebbe alla spartizione del paese. I sunniti potrebbero approfittare di
un emendamento concesso ai kurdi nella legge di transizione e che permette
di respingere la costituzione con la maggioranza di due terzi raggiunta in
tre province. Una eventualita' non remota se temuta anche dal governo che, a
pochi giorni dal voto, aveva tentato di cambiare la legge elettorale.
Tentativo fallito anche per l'opposizione dell'Onu. Ma la comunita' sunnita
e' troppo divisa per poter approfittare di questo emendamento, che sulla
carta e' una garanzia per le minoranze, e si presenta in ordine sparso.
Il Partito islamico iracheno - legato ai Fratelli musulmani e gia' parte del
governo in passato - e' stato recuperato all'ultimo momento dal presidente
Jalal Talabani (sotto forte pressione americana) con promesse che il futuro
governo potra' cambiare la costituzione, non ancora avallata dal voto
popolare. Gli ulema (i leader religiosi sunniti) hanno condannato questo
voltafaccia e invitano a votare no, cosi' come altri leader sunniti anche
radicali. Mentre altri, per reazione, hanno scelto il boicottaggio. Un test
importante sara' Falluja, da sempre il simbolo della resistenza dove
numerosi si sarebbero iscritti alle liste elettorali. Anche se i partiti -
ci aveva detto Mohammed Abdullah del "Centro studi per i diritti umani e la
democrazia" di Falluja - non hanno permesso la costituzione di comitati
indipendenti che, come osservatori durante il voto, avrebbero anche potuto
essere una garanzia contro i brogli. Che molti temono. E proprio per questo
c'e' chi pensa che non valga la pena rischiare.
Contro la costituzione dovrebbero votare anche i seguaci del leader radicale
sciita Muqtada al Sadr. Ma, come sempre in questi casi, molti sciiti alla
fine potrebbero non restare insensibili all'indicazione della loro massima
autorita' religiosa, il grande ayatollah Ali al Sistani, che ha detto di
votare si'. O semplicemente perche' pur essendo contrari al federalismo,
previsto dalla costituzione e difeso strenuamente dai kurdi, non sono
insensibili alla possibilita' di potersi appropriare del petrolio prodotto
dai giacimenti di Bassora (il 60% della produzione nazionale).
*
Comunque vada, anche se oggi non ci saranno attentati spettacolari, il
risultato della giornata sara' certo disastroso e portera' alla
frantumazione del paese. Spartizione in tre zone in base alla scelta
federalista - Kurdistan al nord, centro sunnita e sud sciita -, tutti uniti
dalla identita' islamica, che fara' della sharia la fonte principale di
legge.
Sconfitti in partenza non sono solo i sunniti - emarginati dalla politica,
epurati dal processo di debathizzazione ed esclusi dalla spartizione del
petrolio, il triangolo sunnita non dispone di pozzi -, ma anche i laici e
soprattutto le donne. Che inutilmente hanno protestato contro
l'islamizzazione e che hanno gia' visto ridurre i propri diritti. E prima
ancora dell'entrata in vigore della costituzione sono gia' arrivare le
milizie religiose a imporre i loro diktat.
La costituzione sara' approvata, come conviene all'agenda di Washington, le
priorita' di Bush sono sempre prevalse su quelle di Baghdad, poco importa se
l'Iraq fa un salto indietro nella storia. E se la democrazia in Iraq muore
sul nascere.

8. AMBIENTE. MARINA FORTI: SICCITA'
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 14 ottobre 2005. Marina Forti,
giornalista particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, dei diritti
umani, del sud del mondo, della globalizzazione, scrive per il quotidiano
"Il manifesto" sempre acuti articoli e reportages sui temi dell'ecologia
globale e delle lotte delle persone e dei popoli del sud del mondo per
sopravvivere e far sopravvivere il mondo e l'umanita' intera. Opere di
Marina Forti: La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel
Sud del mondo, Feltrinelli, Milano 2004]

Il governo brasiliano ha inviato l'esercito nello stato di Amazonas, il piu'
grande tra quelli che occupano il bacino del Rio delle Amazzoni, grande
circa quanto l'Alaska. I militari dovranno distribuire acqua potabile, cibo
e medicinali nei villaggi lungo l'intricata rete di affluenti del grande
fiume, per aiutarli a far fronte alla piu' grave siccita' da almeno 40 anni.
Suona perfino incredibile: siccita' nel bacino fluviale piu' grande del
mondo, con un fiume (il Rio delle Amazzoni) che nasce e scorre appena a sud
dell'equatore ma riceve anche affluenti che scendono da nord (dunque ha un
complicato doppio regime di piena e secca), dove gran parte della vita
quotidiana dipende dall'acqua. Eppure e' cosi'. Da due mesi non cade pioggia
nel bacino amazzonico. Nella citta' peruviana di Iquitos il Rio delle
Amazzoni e' al livello piu' basso degli ultimi 35 anni, con una portata
d'acqua dimezzata rispetto alla media normale di stagione (nel tratto
peruviano e' il culmine della stagione secca). Centinaia di chilometri e una
decina di giorni di navigazione piu' a valle e' in secca anche Manaus,
capitale dello stato di Amazonas, metropoli industriale con due milioni di
abitanti nel cuore della foresta. Nel porto fluviale che di solito puo'
ricevere piccole navi transoceaniche ora decine di imbarcazioni sono arenate
sulle rive del fiume Solimoes (i brasiliani chiamano cosi' questo tratto del
rio delle Amazzoni). Il Rio Negro, grande affluente che scende da
nord-ovest, dalla Colombia, non e' piu' navigabile per lunghi tratti. Cosi'
il Rio Madeira, un altro affluente: le imbarcazioni fluviali che portano il
diesel da Manaus per rifornire le piccole citta' piu' a monte faticano a
passare perche' rischiano di arenarsi.
In molti villaggi i pozzi si sono seccati, e resta da bere solo l'acqua dei
fiumi: con l'ovvio rischio di malattie. La siccita' costringe gli abitanti
dei villaggi piu' remoti a camminare decine di chilometri per acquistare
cibo. Le piccole coltivazioni sono a secco, e questo significa anche che
molti abitanti non hanno piu' che cosa vendere al mercato, oltre che il cibo
per se'. Molti villaggi hanno chiuso le scuole per mancanza di viveri, acqua
potabile e trasporti (i fiumi sono l'equivalente delle strade, nella
foresta: fiumi non navigabili sono strade bloccate). Migliaia, forse milioni
di pesci stanno morendo perche' gli manca spazio, o perche' soffocano in
pozze che si prosciugano non piu' alimentate dai fiumi - o perche' non
possono raggiungere i fiumi, dove avviene la riproduzione. L'impatto sulla
pesca, dicono gli amministratori locali, si fara' sentire per almeno un paio
d'anni.
Qualche giorno fa dunque il governatore dello stato di Amazonas ha
dichiarato lo stato d'emergenza, prima in 16 municipalita' e poi in 19. E
l'altro ieri il dipartimento per la difesa civile del governo nazionale, a
Brasilia, ha chiesto l'intervento dell'esercito per sostenere l'intervento
di emergenza.
I meteorologi ora discutono quali siano le cause della siccita' nel bacino
amazzonico: l'aumento della temperatura superficiale del Pacifico, che
cambia l'equilibrio delle piogge nelle fasce tropicali, oppure l'aumento
della temperatura della superficie dell'Atlantico che ha provocato la serie
di uragani nel Golfo del Messico mandando flussi di aria discendente piu' a
sud, sulle Amazzoni. Una causa certa e' la deforestazione, che continua a
progredire a ritmi impressionanti: nel solo 2004 e' scomparsa un'area di
foresta pari al Belgio. E quando scompare la copertura arborea il terreno
resta piu' esposto ai raggi solari e diminuisce l'umidita' dell'aria. La
foresta rimane cosi' piu' esposta agli incendi: nelle normali stagioni di
secca, quando nelle zone coltivate si usa bruciare le sterpaglie (e' vietato
ma lo fanno in molti), le piogge sono comunque abbastanza da spegnere le
fiamme che a volte sfuggono al controllo di chi le ha accese. Quest'anno non
e' cosi', e la foresta prende fuoco come un cerino: nello stato di Acre, sul
versante meridionale del rio delle Amazzoni, centomila ettari di foresta
sono bruciati solo negli ultimi due mesi. E' il segno di una catastrofe di
portata globale.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1086 del 17 ottobre 2005

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