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La nonviolenza e' in cammino. 1145



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1145 del 15 dicembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Mao Valpiana: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
2. La rivista di Aldo Capitini
3. Tonino Bello: Condivisione e solidarieta', vie alla pace (parte prima)
4. Ida Dominijanni: Le segrete dell'impero del bene
5. Letture: Gabriella Ebano, Felicia e le sue sorelle
6. Letture: Giuliana Sgrena, Fuoco amico
7. Letture: Vandana Shiva: Le nuove guerre della globalizzazione
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI DI LAVORO. MAO VALPIANA: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la
redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax  0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) per questo intervento. Mao (Massimo) Valpiana e' una
delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato
nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista;
fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e'
diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di
intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale
del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di
Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel
1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese
militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il
riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega
obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante
la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta
per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e'
stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di
solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in
Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto con
grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

Anche per il 2006 mi abbono ad "Azione nonviolenta".
*
per proposta:
di una nonviolenza organizzata
di una cultura della nonviolenza
di una politica della nonviolenza
di una storia della nonviolenza
di un cinema della nonviolenza
di una musica della nonviolenza
di una bibliografia della nonviolenza
di un'educazione della nonviolenza
di un'economia della nonviolenza
di esempi della nonviolenza.
*
Per protesta:
contro l'informazione che disinforma
contro la televisione che inquina la mente
contro la politica degli affaristi
contro la storia scritta dai vincitori
contro il cinema che violenta la fantasia
contro la musica spazzatura ridotta a merce industriale
contro i libri spazzatura ridotti a merce industriale
contro la scuola finalizzata al mondo del lavoro
contro l'economia che uccide il sud del mondo
contro la guerra.
*
Mi abbono ad "Azione nonviolenta", perche' farlo e' gia' un'azione
nonviolenta.

2. STRUMENTI DI LAVORO. LA RIVISTA DI ALDO CAPITINI
"Azione nonviolenta" e' la rivista mensile del Movimento Nonviolento fondata
da Aldo Capitini nel 1964, e costituisce un punto di riferimento per tutte
le persone amiche della nonviolenza.
La sede della redazione e' in via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org
L'abbonamento annuo e' di 29 euro da versare sul conto corrente postale n.
10250363, oppure tramite bonifico bancario o assegno al conto corrente
bancario n. 18745455 presso BancoPosta, succursale 7, agenzia di Piazza
Bacanal, Verona, ABI 07601, CAB 11700, intestato ad "Azione nonviolenta",
via Spagna 8, 37123 Verona, specificando nella causale: abbonamento ad
"Azione nonviolenta".

3. MAESTRI. TONINO BELLO: CONDIVISIONE E SOLIDARIETA', VIE ALLA PACE (PARTE
PRIMA)
[Ringraziamo Fabio Ragaini del "Gruppo Solidarieta'" (per contatti:
grusol at grusol.it) per averci messo a disposizione il testo della relazione
che monsignor Tonino Bello tenne a Castelplanio il 4 febbraio 1988, testo
poi pubblicato dal "Gruppo Solidarieta'" in un quaderno ormai esaurito, e
successivamente ripubblicato in "Appunti sulle politiche sociali", n. 4,
2003, disponibile anche nel sito www.grusol.it
La trascrizione del testo, non rivista dall'autore, mantiene
l'immediatezza - la vividezza - del linguaggio parlato, delle parole cosi'
come furono pronunciate, comprese le citazioni a memoria, le semplificazioni
che divengono scorciatoie, ed anche gli errori e le sviste fattuali che
tuttavia aprono a incontri inediti - e sorprendenti, commoventi nessi,
inaudite invenzioni ermeneutiche, ed ulteriori aperture.
Fabio Ragaini e' impegnato nell'esperienza del "Gruppo Solidarieta'" di
Castelplanio (Ancona), un'esperienza di volontariato che opera nel
territorio della provincia di Ancona dal 1980; oltre all'azione concreta di
solidarieta' con persone in situazioni di disagio o difficolta', promuove
incontri formativi e svolge un valido servizio di informazione e
documentazione; dal 1982 pubblica il periodico cartaceo "Appunti", e
successivamente ha anche attivato un utile sito nella rete telematica:
www.grusol.it
Tonino Bello e' nato ad Alessano nel 1935, vescovo di Molfetta, presidente
nazionale di Pax Christi, e' scomparso nel 1993; costantemente impegnato
dalla parte degli ultimi, promotore di iniziative di solidarieta' con gli
immigrati, per il disarmo, per i diritti dei popoli e la dignita' umana,
ideatore ed animatore di grandi iniziative nonviolente, e' stato un grande
costruttore di pace e profeta di nonviolenza. Opere di Tonino Bello:
segnaliamo particolarmente, tra le molte sue pubblicazioni, I sentieri di
Isaia, La Meridiana, Molfetta 1989; Il vangelo del coraggio, San Paolo,
Cinisello Balsamo (Mi) 1996; e' in corso la pubblicazione di tutte le opere
in Scritti di mons. Antonio Bello, Mezzina, Molfetta 1993 sgg., volumi vari.
Opere su Tonino Bello: cfr. per un avvio Luigi Bettazzi, Don Tonino Bello.
Invito alla lettura, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2001; la biografia di
Claudio Ragaini, Don Tonino, fratello vescovo, Edizioni Paoline, Milano
1994; Alessandro D'Elia, E liberaci dalla rassegnazione. La teologia della
pace in don Tonino Bello, La Meridiana, Molfetta (Ba) 2000. Nella rete
telematica materiali utili di e su Tonino Bello sono nel sito di Pax
Christi: www.peacelink.it/users/paxchristi, in quello de La Meridiana:
www.lameridiana.it e in molti altri ancora]

Sono contentissimo di trovarmi in mezzo a voi anche se mi e' costato un
tantino; pero' se non c'e' un po' di costo personale non si riesce a far
nulla di buono nella vita. Anche voi chissa' quanto spendete in termini di
tempo, di affetti, di sentimenti, per poter costruire qualcosa, per poter
dar corpo ad una leggera speranza, per poter far fiorire le attese. Quindi
figurarsi! Sono poi molto contento, anche perche' vedo che c'e' tanta gente,
c'e' il vescovo e mi sento incoraggiato perche' vedere un vescovo che
solidarizza anche su certe tematiche mi da' motivo per disseminare la
speranza.
Quando si mettono insieme dei vescovi, anche sul tema della pace, nasce un
modulo nuovo di pensare. Io non so se voi avete saputo dalla stampa quello
che abbiamo fatto io e altri sei vescovi della metropolia di Bari poco prima
di Natale. E' la prima volta, un avvenimento storico: abbiamo preso
posizione contro la militarizzazione del territorio della provincia di Bari
e contro il megapoligono di tiro che vogliono installare nella Murgia: hanno
sottratto 10.000 ettari di terreno ai contadini con una delibera regionale
discussa e approvata.
Noi abbiamo detto no perche' altrimenti che senso avrebbe la parola di
Isaia: "Trasformeranno le loro spade in falci, le loro lance in vomeri: un
popolo non muovera' piu' guerra contro un altro popolo e non si esercitera'
nell'arte della guerra". Che senso avrebbe ? C'e' un contro-Isaia oggi che
si sta realizzando: sono i vomeri che si trasformano in spade. Negli Mx di
Gioia del Colle, nei Tornado di Brindisi, nella Garibaldi che viene ospitata
nel porto ingrandito di Taranto. Il terreno viene tolto ai contadini perche'
ci si eserciti nell'arte della guerra: capite, allora, di fronte a questo
modulo un altro modulo: quello scelto dalle comunita' ecclesiali,
rappresentate in modo particolare dai loro pastori, che hanno fatto proprio
una dichiarazione pubblica.
Io andando in giro un po' per l'Italia vedo che c'e' una speranza
fortissima, una speranza sotterranea, c'e' un'economia sommersa della
speranza che e' incredibile. Quindi a voi che vi battete per questi temi
grossi della pace, giustizia, liberta', convivialita', solidarieta', tanti e
tanti auguri perche' non abbiate mai a demordere. Non vi dico questo
sull'onda dell'entusiasmo perche' non sono piu' un adolescente da scaldarmi
per le cose fatue, ma non abbiate mai paura di sognare, perche' il guaio non
e' che al mondo ci sono troppi sognatori, ma che ce ne sono troppo pochi.
Noi dobbiamo tenere alte queste calde utopie e dobbiamo avere, come disse
Gramsci, il "brivido della passione".
Un incidente mi e' capitato il giorno in cui ho fatto l'ingresso in diocesi,
in cattedrale. All'omelia mi capito' di citare pure Gramsci, era molto
azzeccato. Dissi che manca in noi credenti il "brivido della passione", non
sappiamo soffrire, con-patire, con-gioire. A me parve una cosa molto
garbata, solo che due giorni dopo ricevetti una lettera, la prima lettera
anonima (non e' che ne abbia ricevute molte) che mi colpi', e da cui rimasi
scoraggiato. Diceva: "prima nella chiesa si citavano i Santi Padri, adesso
si cita Gramsci: dove siamo arrivati?".
Comunque volevo dirvi, amici miei, anche voi giovani, non abbiate paura di
scaldarvi alle calde utopie. Da vecchi vi scalderete alla brace del fuoco
che e' divampato nella vostra giovinezza. Prenderete le molle per togliere
la cenere e troverete qualche carboncino ancora acceso, quello che e'
divampato nella vostra giovinezza, per scaldarvi un pochino.
Ci sono cose bellissime oggi in Italia, nel mondo. Pochi giorni fa, spero
che non venga mutilato, a noi vescovi hanno mandato un dossier
pro-manoscritto dalla Caritas: "Il servizio della carita' in Italia". Un
testo formidabile, bellissimo, specie dove si parla della condivisione con i
poveri, della condivisione e della sorte degli ultimi, sopratutto dove si
parla di pace: un testo veramente profetico, deciso, carico di parresia
(coraggio profetico di chi non ha peli sulla lingua e dice pane al pane e
vino al vino). Un documento veramente eccezionale.
L'hanno mandato in visione ai vescovi per correzioni, aggiustamenti di tiro,
probabilmente, mi auguro, per rincaro di dose, e poi probabilmente
diventera' pubblico e quando sara' pubblicato non si dira' piu': "... e voi
vescovi italiani siete sempre col carro, state sempre dietro, non avete
ancora prodotto nulla sui temi della pace" (che poi non e' molto vero!). Ma
quando uscira' questo documento sui temi del servizio, della condivisione,
gratuita', giustizia, pace, vedrete che ci saranno della cose meravigliose.
Bene, io stasera quando sono stato con questi ragazzi che hanno organizzato
l'incontro e ho sentito parlare delle loro esperienze, ho mandato all'aria
un po' tutti gli schemi che mi ero prefabbricato per questo incontro.
*
Tifare per l'uomo
Vorrei cominciare con una suggestione che a me piace moltissimo. Avrete
sentito parlare di un grande filosofo morto 45-46 anni fa, Walter Beniamin,
di origine ebraica che viveva in Germania: si ammazzo' perche' era braccato
dalla polizia tedesca. Prima di ammazzarsi pero' scrisse su dei foglietti
volanti dodici o quattordici tesi.
In una di queste tesi racconta una parabola: c'era una volta un automa che
giocava a scacchi con un uomo e vinceva sempre; si alzava un campione, si
sedeva un altro e perdeva. Vinceva sempre l'automa. La spiegazione:
all'interno dell'automa c'era un nano di intelligenza diabolica, goffo,
brutto, storpio, il quale attraverso una serie di apparecchi, rele',
specchi, riusciva a vedere la scacchiera e suggeriva tutti i movimenti
adatti, sicche' vinceva sempre lui. Nella parabola di Walter Beniamin
l'automa e' la storia dei potenti, dei signori, dei ricchi, dei garantiti,
di quelli che vincono sempre; il nano e' la teologia, il sapere, la scienza
asservita al carro dei potenti.
L'uomo perde sempre: e' il simbolo dei poveri, degli indifesi, dei
non-garantiti, di coloro che le prendono sempre. Allora, dice Walter
Beniamin, noi dobbiamo tifare per l'uomo; verra' il momento in cui l'uomo
finalmente si alzera' vincitore da questo torneo. Come fare? Lui dice cosi'
(sono delle tesi che hanno il valore quasi di un testamento): "ogni uomo in
tutto il cosmo, nell'universo, rappresenta una porticina, una fessura
attraverso la quale la fede, la speranza, possono entrare nell'umanita' e
alla fine l'uomo avra' partita vinta". Io penso che noi non dobbiamo
stancarci di tifare per l'uomo: l'uomo avra' partita vinta!
Vorrei fare ora un po' di pulitura sul termine pace.
C'era un pensatore orientale che diceva: "Se io per un attimo avessi
l'onnipotenza del Padre Eterno, l'unico miracolo che farei sarebbe quello di
ridare il significato perduto alle parole". Ci sono parole multiuso,
inflazionate, specie quelle di serie A, aristocratiche, come pace,
giustizia, liberta', solidarieta', amore. Bisognerebbe dare il significato
primitivo a queste parole.
*
Ridare il significato alle parole
Alla parola pace e' capitata questa sorte perche' capita che i significati
sottesi da questo vocabolo sono molteplici, alcuni anche in contrasto tra di
loro. Credo che sul vocabolario dei signori di Pretoria la parola pace ha un
significato completamente diverso da quello che c'e' sul vocabolario dei
violentati dall'aparthaid; pace per i proprietari delle multinazionali ha
senza dubbio un significato molto diverso da quella degli oppressi. Ci sono
quindi queste parole multiuso e allora noi dovremmo vedere che cosa e'
questa pace per la quale ci dobbiamo battere.
Non e' che si possono fare linee di demarcazione molto precise perche' pace
piu' che un vocabolo e' un vocabolario, piu' che una stella e' una galassia,
piu' che un'isola e' un arcipelago, non e' una spiga ma un covone. Per cui
ci sono dei vocaboli affini come pace, giustizia, solidarieta', liberta',
che si rassomigliano tanto, pero' noi dovremmo farla un po' di questa
ricezione. Io vi indico alcune linee.
*
Dalla pace della coscienza alla coscienza della pace
Dovremmo fare delle transumanze, cioe' dei passaggi (transumanza e' un
vocabolo che adoperano i pastori; trans- humus: passare da una terra
all'altra. Quando i pastori nel mese di settembre vanno verso il mare dai
monti): passare dalla pace della coscienza alla coscienza della pace. Cos'e'
la pace della coscienza? Quando stiamo quieti in casa nostra, nessuno ci
scomoda, ci sentiamo tranquilli con Dio, con la gente, con la natura; ci
sentiamo innocenti, cioe' che non nuociamo ne' a Dio ne' agli altri, ne'
alla terra. Questa e' la pace della coscienza: quella pace che ci coccoliamo
in termini domestici, quella pace che qualche volta viviamo anche nelle
nostre chiese ("Pace in terra agli uomini di buona volonta'"); pero' dalla
pace della coscienza dobbiamo passare alla coscienza della pace. Allora per
acquisire quest'ultima dobbiamo non scommettere sulla pace che non venga
dall'alto: e' inquinata.
Io sono un vescovo e vi parlo come credente, ma il discorso e' molto vicino
anche a coloro che non si riconoscono nell'aree cristiana, che non vedono in
Gesu' di Nazareth il punto di convergenza di tutta la loro vita e di tutti i
loro affetti. Ripeto: non scommettere su una pace che non venga dall'alto
perche' e' una pace inquinata.
Per noi credenti la pace viene da Dio, cioe' ce l'ha data Gesu' Cristo
quando e' risorto, e' entrato nel cenacolo e ha detto: "La pace sia con voi,
pace a voi"; l'ha detto due volte e poi ha mostrato i pozzi da dove
scaturisce la pace, ha mostrato le piaghe delle mani, del costato dei piedi.
Ha mostrato le sue ferite, quello e' il pozzo da cui nasce la pace. Cioe' la
pace viene dall'alto, e' dono di Dio; il pozzo artesiano l'ha scavato Lui, a
noi tocca tirar su l'acqua per farla affiorare, farla venire in superficie,
e canalizzarla, distribuirla e portarla fino ai confini della terra.
Quest'opera di canalizzazione, di affioramento dell'acqua della pace, di
abbeveraggio, e' l'opera che tocca a noi. E' un'opera difficile, che ci deve
vedere sempre solerti, pero' ricordiamoci noi credenti che la pace e' "made
in cielo" e' fabbricata nel cielo, viene da Dio. E allora ci dobbiamo
mettere accanto a coloro che non credono, ma che si battono pure con un
animo sincero per ottenere la pace. Ci dobbiamo mettere accanto a loro per
indicare l'al di la' che c'e'. "Al di la'" delle loro attese, delle loro
conquiste, lotte, c'e' un al di la', c'e' qualcosa che travalica i loro
sforzi.
Noi dobbiamo essere il segno della loro finitudine e dobbiamo essere quasi
la nostalgia del resto, dell'altro che non e' stato ancora catturato. Questa
e' una prima idea per passare dalla pace della coscienza alla coscienza
della pace. Una seconda: non scommettere su una pace non connotata da scelte
storiche concrete perche' e' un bluff. Di discorsi ne stiamo facendo tanti,
e' venuta l'ora di passare veramente sui crinali della prassi, di
impegnarsi, di sporcarsi le mani, gli abiti, non il cuore.
Il cuore deve rimanere intemerato. Bisogna passare ormai armi e bagagli sui
crinali della prassi, immergendosi veramente nelle scelte storiche concrete,
prendendo posizione. Non possiamo rimanere neutrali, ambigui, dire e non
dire; qualche volta ci lasciamo prendere dal fascino della previdenza per
cui diciamo delle cose che possono essere buone per tutte le stagioni. Sono
buone perche', a seconda di come spira il vento, noi abbiamo sempre ragione:
questa e' furbizia. Fare scelte storiche concrete che significa allora?
Significa darsi da fare per sanare anche le situazioni di ingiustizia che ci
sono nel mondo.
Sapete come e' distribuita la ricchezza sulla terra, no? Questo e' un
tavolo; le ricchezze sono i cento pani che mettiamo sul tavolo. Tutti gli
abitanti della terra sono i 100 commensali che stanno a questo tavolo.
Trenta persone mettono le mani su 88 pezzi di pane, le altre 70 devono
accontentarsi dei rimanenti 12 pezzi di pane. Cosi' e' distribuita la
ricchezza. Allora, che stiamo a guardare? stiamo zitti? subiamo questo
fatto? Il mondo e' diviso in due parti, diceva Josue' de Castro: quelli che
non dormono perche' hanno fame e quelli che non dormono perche' hanno paura
di quelli che hanno fame.
La cosa piu' tragica non e' la distribuzione cosi' ingenerosa, ingiusta,
della ricchezze, la cosa piu' tragica e' che i poveri diventano sempre piu'
poveri e i ricchi sempre piu' ricchi. Anzi, i ricchi diventano sempre piu'
ricchi a spese dei poveri che diventano sempre piu' poveri. Questo e' un
assioma che vale non tanto perche' l'ha proclamato Paolo VI nella Populorum
Progressio e l'hanno ribadito anche altri pontefici e anche tanti
economisti, ma e' un assioma che ci fa inorridire perche' lo stiamo
sperimentando oggi storicamente. Quindi capite le scelte di campo.
Non possiamo proclamare la "pace in terra agli uomini di buona volonta'",
non possiamo cantare in chiesa "se qualcuno ha dei beni in questo mondo e
chiudesse il cuore agli altri nel dolore, come potrebbe la carita' di Dio
rimanere in lui" se poi quando usciamo fuori non sappiamo prendere
decisioni, siamo tentennanti, indecisi, abbiamo paura di comprometterci, non
partecipiamo alla marcia perche' poi dicono che siamo sovversivi, non
partecipiamo con quelli perche' se no ci dicono che siamo di destra, di
sinistra. Come ti pronunci sempre sarai assoggettato alle
strumentalizzazioni, alle visioni di parte.
Ma se nel cuore c'e' bisogno veramente di solidarizzare con i piu' poveri
noi non avremmo paura di prendere posizione.
Poi: non scommettere su una pace che prenda le distanze dalla giustizia: e'
peggio della guerra quella pace. E' una scoperta recente questo abbinamento
che si e' fatto anche in campo ecclesiale della pace con la giustizia. C'e'
un passo di Isaia "Opera della giustizia e' la pace" che in latino suona
benissimo "Opus iustitiae pax": la pace e' frutto della giustizia. C'e' poi
un salmo, il 35, il quale parla di baci fra la pace e la giustizia.
Come si fa a rimanere inerti di fronte alla situazione di un mondo in cui 50
milioni di persone muoiono ogni anno per fame? Questo, tradotto in numeri,
significa che ogni due secondi muoiono tre persone per fame. Noi stiamo qui
a parlare; ogni due secondi sulla terra muoiono tre persone per fame, non di
fame. Da noi "si muore di fame" quando a scuola si fa tardi, quando dal
lavoro rincasiamo tardi, si muore di fame... Ma muoiono per fame 50 milioni
di persone. Quante ce ne sono di queste poverta'.
Mentre il pane manca alla gente abbiamo per contro 5 tonnellate a testa di
tritolo disponibili, compresi quelli che muoiono per fame. Se qualcuno ci
dicesse che hanno depositato 1 kg di tritolo sotto questo palco, tutti
prenderemo la sedia e ce ne andremmo velocemente. Ognuno di noi ha 5
tonnellate di tritolo a disposizione: c'e' tanto materiale che la terra
potrebbe scoppiare 20 volte, essere distrutta, azzerata. Ci sono 80.000
testate nucleari; pensate alla bomba di Nagasaki che e' un giocattolo
rispetto alle testate nucleari che ci sono oggi.
In media una testata nucleare tradotta in tritolo, ne ha tanto quanto
basterebbe per riempire un treno che ha la coda nella stazione centrale di
Milano e la locomotiva nella stazione Termini di Roma, 650 km, una sola
testata nucleare! ce ne sono 80.000 sulla terra!
Perche' queste cifre? Perche' probabilmente solo la riduzione in termini
plastici di questo genere puo' far capire la situazione difficile in cui ci
troviamo. Ecco perche' il nostro impegno si dovrebbe sperimentare in termini
anche piu' forti.
Per un altro verso c'e' l'indebitamento dei paesi del Terzo Mondo: 1.000
miliardi di dollari, tanti quanti se ne spendono in un anno per la corsa
alle armi! Sapete che il 40% delle spese totali per la ricerca scientifica
e' diretto a scopi militari? il 25% del personale addetto alla ricerca
scientifica e' impegnato nelle ricerche di carattere militare. E intanto si
continua a parlare di difesa strategica. Dopo i fatti dell'8 dicembre
abbiamo tutti applaudito perche' e' un segno di speranza: Reagan e Gorbaciov
con il caminetto dietro che ardeva.
Quel caminetto per me e' un simbolo, quasi per dire che, se arde il fuoco
della coscienza popolare che tiene deste certe vibrazioni, forse alla pace
si puo' arrivare. Pero' quel caminetto sta anche a dire che tutti quei
trattati sono pezzi di carta che da un momento all'altro possono essere
bruciati. Comunque l'Iniziativa di difesa strategica continua ancora; lo
scudo bucato, lo scudo stellare viene a costare 1.800.000 lire a testa per
ogni abitante della terra: e' una follia, una pazzia (parlo ancora da
credente).
Noi credenti dovremmo dire con piu' chiarezza queste cose con maggiore
"parresia" dicevano negli Atti degli Apostoli. "Parresia" significa
coraggio. Per misurare in termini accessibili l'assurdo di certe cifre,
pensate la Garibaldi, portaerei italiana: costa tanto quanto potrebbero
costare 10 ospedali moderni con 1.000 posti letto l'uno.
*
Dai segni del potere al potere dei segni
Sulle Murge baresi da cui provengo, ho visto passare cingolati, carri armati
di media stazza: 3 miliardi l'uno! Si costruirebbero caseggiati con 35
alloggi per ospitare 35 famiglie senza tetto. Non ci sarebbe bisogno degli
episcopi per tamponare; qualcuno dice: "Cosa fai? metti negli episcopi gli
sfrattati, va be', ma cosa fai? due, tre, cinque famiglie nelle chiese... ma
sono tanti gli sfrattati!".
Vedete, noi come credenti ma anche come non-credenti non abbiamo piu' i
segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli
sfrattati, dei drogati, dei marocchini, dei terzomondiali, i problemi di
tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei
disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo
i segni del potere, pero' ci e' rimasto il potere dei segni, il potere di
collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della societa'
contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire
verso quali traguardi stiamo andando e se non e' il caso di operare qualche
inversione di marcia. Ecco il potere dei segni e i segni del potere. I segni
del potere non ne abbiamo piu', non dobbiamo averne; ecco perche' non
dobbiamo neanche affliggerci.
Io come vescovo adesso non mi debbo affliggere piu' che tanto perche' ci
sono 3.000 marittimi nella mia citta' di Molfetta che sono sbarcati perche'
ormai le compagnie navali sono in crisi, imbarcano i terzomondiali ecc. Non
devo risolvere io il problema ma le istituzioni; pero' io devo esprimere
solidarieta' con questa gente, devo dividere cioe' il loro pane nero. Non
devo dividere soltanto la mia ricchezza ma devo dividere anche la loro
miseria, la poverta' di quella gente, lo stile, la sofferenza, tutti grossi
problemi.
La pace che si disgiunga dalla giustizia e' peggio della guerra. I problemi
della segregazione razziale, il vilipendio dei diritti umani, non so se qui
il fenomeno dei terzomondiali sia conclamato. Io vedo nel barese, in una
citta' della mia diocesi, Ruvo, ci sono 46 marocchini. Mi accorsi di loro
dopo tre, cinque anni che stavo in diocesi, l'anno scorso, sapete quando?
che Vescovo distratto che sono... quando c'e' stata la settimana del
congresso nazionale della Acli, e allora probabilmente per non offuscare il
"look" della citta' le autorita' decisero di mandar fuori questi marocchini
che stanno li' senza permessi per il soggiorno, senza autorizzazioni della
Camera di commercio per vendere chincaglierie, cinturini, orologi... e sono
stati mandati tutti fuori.
Mi hanno chiamato, stavano sotto la pensilina della Esso. Ho parlato con le
autorita' perche' non era possibile che stessero li'; siamo andati dal
questore e siamo in pratica addivenuti ad un compromesso. Io avrei fatto di
tutto perche' non superassero il numero, un certo livello di guardia, cioe'
45-46 e non piu'. Povera gente... le leggi sono quello che sono, non voglio
discutere, pero' dobbiamo essere pure coscienza critica per certe
situazioni. Uno di loro, Mohamed, mi ha mostrato una foto: otto figli, come
le foto dei cugini di mio zio. La sera contano anche loro il denaro per
vedere quanto hanno guadagnato e poi lo mandano a casa. C'e' un altro
ragazzo che ha la fidanzata a Casablanca. L'anno scorso venne da noi don
Luigi Ciotti; da noi non nevica mai ma quell'anno ha nevicato anche a Ruvo.
E' venuto da me Mohamed e ha detto: "vescovo, fai qualcosa per i miei
compagni marocchini che dormono in un modo...". Andammo prima da lui che
dormiva in un garage, ma disse: "non per me, io qua sto benissimo, l'unico
inconveniente e' quell'odore di benzina delle macchine che ti rimane tutto
il giorno; per il bagno vado fuori, pero' dormo", lo diceva con tanto amore
come se avesse un attico ai Parioli. Andammo a vedere i suoi compagni: in
una stalla c'erano otto persone; don Ciotti "e' rimasto"... stavano seduti
uno sui piedi dell'altro per scaldarsi, perche' non potevano accendere il
fuoco, c'era la paglia e le finestre erano di cartone. Queste sono le cose
che ho visto io e percio' ve le racconto, non e' per la mozione degli
affetti o per rincretinire la gente col sentimentalismo, perche' questa e'
la realta', e' inutile che ci portiamo in giro. Ricordo che Mohamed appena
entrato la' dentro ando' a smorzare la radiolina che trasmetteva nenie
orientali, perche' la' si capta bene anche la radio del Marocco, poi mi
disse: "Fai qualcosa per questi miei compagni".
Io ho poi esortato i sacerdoti di Ruvo che avevano degli appartamenti; ne
abbiamo dati tre a questi marocchini che si sono messi li' in 36. Gli altri
li abbiamo alloggiati altrove. Per questi appartamenti, 16 o 18 non ricordo
bene, la gente aveva fatto a gara, pressioni dal sindaco, dai carabinieri,
dal vescovo, per averli in affitto. Si era dovuta fare una graduatoria.
Sapete che quando abbiamo messo i marocchini hanno lasciato tutti... con
tutti i nostri canti che facciamo in chiesa, con tutte le liturgie! Ecco
allora la condivisione, la gratuita', il servizio, la solidarieta' con la
gente. "Onorate l'orfano, lo straniero, perche' anche voi siete stati
stranieri in terra d'Egitto", c'e' scritto nella Bibbia.
Pero' sta crescendo anche una sensibilita' nuova: noi sacerdoti in modo
particolare ci siamo impegnati a coscientizzare la gente perche' i problemi
della povera gente sono problemi nostri.
L'altro giorno e' morto un ragazzo marocchino in un incidente stradale. Sono
andato a trovarlo questo ragazzo all'obitorio del cimitero; c'era un raduno
di tutti i marocchini della provincia (quanti ce ne erano!) e facevano quei
canti lugubri dell'oriente... sembravano piovere da altri mondi. Hanno preso
poi 12 metri di tela ed hanno avvolto questo ragazzo ed e' stato molto bello
che i cittadini di Ruvo hanno fatto subito una colletta, la domenica in
chiesa, per mandare il corpo alla vecchia madre di quel povero giovane in
Marocco.
Qualche cosa cresce adesso in quella citta', da piu' di un anno in una
chiesa che e' un salone, ogni domenica c'e' la mensa e vengono tutti quelli
che hanno fame. Questo ogni domenica inesorabilmente. Allora direte: "che
cosa avete risolto? con la minestrina pensate di poter risolvere i problemi
colossali del mondo?". Non importa, non ci sono i segni del potere ma il
potere dei segni.
La gente intanto si coscientizza sul dovere dell'accoglienza, della
solidarieta', della condivisione, e questo e' molto bello. Ecco perche' non
bisogna aver paura di queste cose; noi come credenti dobbiamo esprimere
l'atteggiamento del samaritano, dell'ora giusta. Questo lo dico anche per
quelli che si impegnano nel volontariato e si sentono a volte le orecchie
fischiare perche' c'e' chi li critica: "Cosa volete fare voi con il
riciclaggio delle vostre esuberanze emotive? con i panni che mandate alla
Caritas pensate di poter risolvere i problemi della gente? con la piccola
raccomandazione, con il posticino che trovate di straforo, con la minestra
che scaldate per i poveri... cosi' non si risolve il problema".
*
La strategia dell'ora giusta
Attenzione perche' questo non e' vero. Dobbiamo mettere in atto la stessa
strategia del samaritano, dell'ora giusta. La sapete, no, la parabola del
buon samaritano che arriva sul ciglio della strada, vede un povero che sta
perdendo sangue e gli tampona subito le ferite, versa olio e aceto e poi gli
fascia le ferite. Eccolo il pronto intervento, e' inutile che ti metti a
discutere sulle cause della sofferenza planetaria quando devi tamponare te
ferite.
Pero' il samaritano si accorge che da solo non ce la fa: vede che quello
continua a perdere sangue, lo porta all'ospedale piu' vicino e gli fa fare
la Tac, le analisi, e trascorre la notte con lui perche' il Vangelo dice:
"Il giorno dopo levatosi diede una moneta al primario, all'oste, e disse:
'Prenditi cura di lui, al mio ritorno ti rifondero' il resto'". Qui c'e' il
secondo momento dell'analisi delle situazioni: vedere da dove arrivano tutte
le situazioni perverse che giungono a noi come le ultime branchie di un
polipo che ha la testa in chissa' quale bottega oscura della terra; chissa'
quali Cagliostri macchinano queste ingiustizie planetarie di cui a noi
giungono gli ultimi tentacoli.
Il credente o l'uomo di buona volonta' che oggi vuole impegnarsi a
condividere la sofferenza degli altri, non deve limitarsi a mettere il
borotalco sulle ferite, a sanare le pustole superficiali, epidermiche, ma
deve andare a fare l'analisi della situazione perversa da cui derivano
quelle manifestazioni esantematiche.
Qui noi siamo carenti anche come comunita' cristiana perche' abbiamo
tantissima esuberanza, veniamo incontro con i pacchi dono, con la S.
Vincenzo, ecc. tanta esuberanza, tanta buona volonta', pero' chiaramente
dobbiamo impegnarci come credenti, questa e' la piazzola nuova o il ring
nuovo dove dobbiamo combattere la battaglia: l'analisi della situazione.
Cosi' si condivide veramente, cosi' ci si batte per la giustizia che e' il
prologo della pace: fare l'analisi della situazione.
Quindi il samaritano dell'ora giusta, il samaritano dell'ora dopo, ma c'e'
anche il samaritano dell'ora prima! questo lo invento io, non c'e' sul
Vangelo. Se il samaritano fosse partito un'ora prima, fosse giunto sul luogo
del delitto un'ora prima, al momento dell'aggressione, il crimine non
sarebbe stato compiuto sulla strada, cioe' bisogna giocare d'anticipo.
Una comunita' cristiana, ma anche un'istituzione pubblica, oggi deve
prevedere a lunga gittata come andranno le cose. Dove va a finire la
gioventu' di oggi: i ragazzi quando escono dalla scuola quali sbocchi
occupazionali troveranno? Questo scrutare l'aurora e' proprio delle
sentinelle, degli episcopi; coloro che sorvegliano stanno solo per vegliare,
vegliare nella notte.
Nel Vangelo di Natale abbiamo letto: "C'erano dei pastori che vegliavano
nella notte facendo la guardia al gregge". Questo e' compito dei sindaci,
dei vescovi, dei sacerdoti, di tutti gli uomini di buona volonta': "C'erano
dei pastori che vegliavano nella notte facendo la guardia al gregge". Questo
giocare d'anticipo deve far parte del nostro stile di credenti, perche'
altrimenti siamo solo dei romantici che fanno dei discorsi, delle belle
manifestazioni, delle lotterie, pero' la condivisione non si scatena mai in
termini credibili e forti.
Cosi' per tutte le altre cose: per i problemi della tossicodipendenza, degli
sfrattati; a volte bisogna avere il coraggio della denuncia pubblica. Quante
situazioni ci sono, non so se sto dando piu' spazio alla speranza o alla
lamentela! Ma non importa, quando la lamentela e' intrisa di accenni di
risurrezione e' sempre uno stimolo.
In chiesa c'e' un canone bellissimo, una preghiera che dice: "Donaci Signore
occhi per vedere le necessita' e le sofferenze dei poveri". Se lo chiediamo
come preghiera e' perche' veramente non ce ne accorgiamo, abbiamo gli occhi
chiusi, non riusciamo a vedere le situazioni di poverta'. Ci sono delle cose
incredibili.
*
Gennaro l'ubriaco
L'anno scorso, ricordo, una sera d'inverno mi ero ritirato in episcopio e
vidi un uomo che veniva di giorno continuamente a suonare il campanello, a
chiedere l'elemosina; quella sera era ubriaco fradicio. Dico: "Che cosa
vuoi? A quest'ora cosa stai a fare qui?", "Dammi qualche cosa", "Dove vai a
dormire?", "Sotto la barca", "Andiamo". Pioveva; presi l'ombrello e andai
sul porto dove ci sono delle barche capovolte. Sollevo una barca e lui dice:
"Io qui dormo": c'erano dei cartoni, al posto del guanciale un ammasso di
giornali, una bottiglia, una candela. Dormiva davvero sotto una barca.
Gennaro si chiama.
Lo condussi da me; veniva ogni sera, a volte brillo. Dopo 3-4 mesi, ancora
non mi diceva i suoi dati precisi: come si chiamasse, di dove era. Poi seppi
che era di Bari, il cognato e la sorella lo rintracciarono e lui comunque si
era gia' rimesso a nuovo. Torno' a casa a Bari, mi invitarono anche a casa
loro... Gennaro... sotto la barca... Sono passati tanti mesi e l'avevo perso
di vista.
Nel mese di giugno a Pentecoste e' venuto il cardinale Maier a nobilitare la
chiesa della Madonna dei Martiri col titolo di basilica. La notte di
Pentecoste c'erano tantissimi giovani nella chiesa, abbiamo pregato oltre
mezzanotte. Ad un certo momento un giovane ha chiesto al Cardinale: "Perche'
si chiama Basilica minore?" Il Cardinale ha risposto: "Perche' basiliche
maggiori sono le chiese che stanno a Roma, le altre si chiamano basiliche
minori". Io poi ho rincarato la dose dicendo: "Questa si chiama basilica
minore perche' la basilica maggiore sei tu; basilica significa casa del Re:
tu sei casa del Re, non catapecchia di periferia, non spelonca da trivio. Tu
con la tua persona, la tua vita, per quanto squallida sia, sei basilica
maggiore". Poi ce ne siamo andati. Sono passati dei giovani in macchina, mi
hanno dato un passaggio e siamo andati all'episcopio. Davanti al portone, a
terra, disteso, c'era Gennaro, ubriaco. Quello che guidava ha detto: "Don
Tonino, basilica minore o maggiore?" Ho detto: "Basilica maggiore".
(Parte prima - segue)

4. RIFLESSIONE. IDA DOMINIJANNI: LE SEGRETE DELL'IMPERO DEL BENE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 13 dicembre 2005. Ida Dominijanni,
giornalista e saggista, docente a contratto di filosofia sociale
all'Universita' di Roma Tre, e' una prestigiosa intellettuale femminista.
Tra le opere di Ida Dominijanni: (a cura di), Motivi di liberta', Angeli,
Milano 2001; (a cura di, con Simona Bonsignori, Stefania Giorgi), Si puo',
Manifestolibri, Roma 2005]

Di Mohamed Daki, il marocchino che il ministro degli interni italiano ha
espulso per "pericolosita'" dopo che i giudici italiani lo avevano assolto
in primo e secondo grado dall'accusa di terrorismo internazionale, non si sa
che fine abbia fatto una volta sbarcato a Casablanca e si teme che sia stato
sbattuto nel carcere di Kenitra, a 200 km da Casablanca, tristemente noto
per la durezza delle condizioni di detenzione.
Il suo avvocato ricorda al nostro ministro che l'Italia non puo' consegnare
nessuno a stati in cui il rispetto dei diritti umani non e' garantito, ma il
nostro ministro sa quello che fa, vanta "indizi e elementi probatori"
insufficienti per la magistratura ma piu' che sufficienti per lui, ed e'
coperto dalle leggi speciali antiterrorismo che il parlamento ha votato
qualche mese fa. E' coperto anche dal giudice di Milano che due settimane fa
aveva assolto Daki, e che oggi da' il suo ok a mezzo stampa alla doppia
corsia della via crucis di Daki: il potere giudiziario agisce valutando le
prove e se le prove non ci sono deve assolvere, il potere esecutivo
"previene" valutando la pericolosita' in base a "parametri diversi", dio sa
quali.
Contraddizioni ordinarie quando l'eccezione diventa la regola, ovvero quando
le leggi speciali e l'esecutivo prevalgono sulla Costituzione e la
giurisdizione.
*
E l'eccezione, dopo l'11 settembre, e' diventata la regola per ogni dove
nell'Occidente che esporta democrazia e diritti. Si comincio' con
Guantanamo, la "detenzione infinita" e le corti speciali
dell'amministrazione Usa, e si sapeva che si sarebbe finiti chissa' dove.
Per ora siamo approdati alle extraordinary renditions, gli arresti
sbrigativi dei sospetti terroristi e ai voli fantasma della Cia per portarli
a destinazione in centri di detenzione segreti sparsi nei paesi dell'ex
blocco sovietico, con Condoleeza Rice che giura e spergiura sulla
Costituzione americana e sull'osservanza dei diritti fondamentali e richiama
all'ordine i governi europei al grido di "siamo tutti nella stessa barca
contro il terrorismo", spalleggiata dal consigliere della sicurezza Hadley
che invita i governi europei medesimi a "non fare il gioco del nemico".
Regole violate? Costituzioni e costituzionalismo nella cantina della storia?
Macche', "abbiamo solo salvato delle vite umane".
Anche in Iraq, va da se', il gioco del massacro continua per impiantare
democrazia e salvare vite umane, anche se le vittime irachene sono ormai
30.000 e quelle americane 2.140, conti di Bush alla mano, e si suppone che
pure i seicento prigionieri perlopiu' sunniti ammassati, denutriti,
maltrattati e torturati (elettroshock, ossa spezzate, unghie strappate)
scoperti in un campo di detenzione di Baghdad gestito da iracheni siano solo
un incidente di percorso, l'ennesimo: Baghdad aprira' un'inchiesta, Bush
garantisce che le mele marce pagheranno.
*
La guerra in Iraq intanto e' diventata un gioco di societa', The battle to
Baghdad: the fight for freedom, in vendita in internet, 29 dollari di cui
uno viene devoluto alle famiglie dei caduti, dadi bianchi per i willing,
dadi gialli per Saddam, perdite fino a 200 uomini con una autobomba e fino a
100 come penalita' per eventuali torture inflitte ai prigionieri. Eventuali.
Rick Medina, imprenditore edile dell'Oregon che s'e' inventato il gioco, non
ci trova niente di male, ha 33 anni, si e' pure opposto alla guerra ma "come
americano sono stato educato a pensare che dobbiamo fare affari con le idee
che abbiamo". Il prossimo gioco potrebbe avere come scenario il mondo intero
e chiamarsi Underground, come un vecchio magnifico film di Kusturica che
parlava di quello che viveva, rimosso, nei sotterranei reali e inconsci
dell'impero comunista. Nelle segrete reali dell'impero democratico adesso
vive, nascosta detenuta e torturata, e se aggiungiamoi i "Centri di
permanenza temporanea" per gli ordinari migranti semplicemente ammassata,
una popolazione intera di sospetti e di reietti, il rimosso dello stato
d'eccezione che non turba i nostri sonni.

5. LETTURE. GABRIELLA EBANO: FELICIA E LE SUE SORELLE
Gabriella Ebano, Felicia e le sue sorelle, Ediesse, Roma 2005, pp. 374, euro
15. "Dal secondo dopoguerra alle stragi del '92-'93: venti storie di donne
contro la mafia". L'autrice attraverso venti interviste ricostruisce le
figure, le riflessioni, le memorie, le esperienze di venti donne parenti di
persone assassinate dalla mafia, o ad esse legate da rapporti di stretta
collaborazione e intenso affetto; "le donne raccontano e si raccontano,
andando al di la' del dolore e affrontando anche temi di stringente
attualita': l'impegno per la legalita' e la convivenza civile, la difesa dei
diritti di liberta' e giustizia, la lotta alla connivenza e all'omerta'"
(dalla quarta di copertina). Aperto da una prefazione di Giuseppe Casarrubea
e da un'introduzione dell'autrice, impreziosito da una serie di fotografie
che integrano i testi, il libro contiene ampie interviste a (ed in alcuni
casi su, quando le donne erano defunte prima che l'autrice potesse
incontrarle) Antonella Azoti, figlia di Nicolo' Azoti; Tatiana Klimenco,
moglie di Accursio Miraglia (ricordata dal figlio Nico); Graziella Di Blasi,
moglie di Giuseppe Casarrubea (ricordata dal figlio Giuseppe); Pina
Rizzotto, sorella di Placido Rizzotto; Francesca Serafino, moglie di
Calogero Cangelosi; Felicia Bartolotta, madre di Giuseppe Impastato; Michela
Buscemi, sorella di Salvatore e Rodolfo Buscemi; Maria Sagona, moglie di
Mario Francese; Giovanna Giaconia, moglie di Cesare Terranova; Simona Dalla
Chiesa, figlia di Carlo Alberto Dalla Chiesa; Elena Fava, figlia di Giuseppe
Fava; Laura Iacovoni, moglie di Ninni Cassara'; Pina Campagna, sorella di
Graziella Campagna; Ida Abate, insegnante di Rosario Livatino; Pina Maisano,
moglie di Libero Grassi; Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone; Rita
Borsellino, sorella di Paolo Borsellino; Piera Aiello, cognata di Rita
Atria; Vita D'Angelo, moglie di Paolo Ficalora; suor Carolina,
collaboratrice di don Pino Puglisi; ed una serie di schede biografiche sulle
vittime della mafia ricordate nel testo.

6. LETTURE. GIULIANA SGRENA: FUOCO AMICO
Giuliana Sgrena, Fuoco amico, Feltrinelli, Milano 2005, pp. 160, euro 12.
Una testimonianza lucida, intensa, acuminata. Una lettura necessaria.

7. LETTURE. VANDANA SHIVA: LE NUOVE GUERRE DELLA GLOBALIZZAZIONE
Vandana Shiva: Le nuove guerre della globalizzazione. Sementi, acqua e forme
di vita, Utet, Torino 2005, pp. 132, euro 13. Ancora un appassionante volume
di Vandana Shiva, che sintetizza - con la consueta dovizia di
documentazione - i temi fondamentali del suo lavoro di denuncia e proposta;
aperto da una breve introduzione, il libro e' articolato in cinque capitoli
su: Le guerre della biodiversita'; Le guerre dei semi (La presa di controllo
sulle sementi da parte delle multinazionali); Le guerre dell'acqua;
Biopirateria (La brevettazione del sapere e delle biodiversita' locali);
Earth Democracy: per una democrazia planetaria.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1145 del 15 dicembre 2005

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