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La nonviolenza e' in cammino. 1146



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1146 del 16 dicembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Michele Meomartino: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
2. Dal 1964 la voce della nonviolenza in Italia
3. Riccardo Orioles: Generazioni
4. Tonino Bello: Condivisione e solidarieta', vie alla pace (parte seconda e
conclusiva)
5. Simone Weil: I significati
6. Vandana Shiva: Per reagire alla frammentazione
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI DI LAVORO. MICHELE MEOMARTINO: MI ABBONO AD "AZIONE
NONVIOLENTA" PERCHE'...
[Ringraziamo Michele Meomartino (per contatti: michelemeomartino at tiscali.it)
per questo intervento. Michele Meomartino amico della nonviolenza, scultore,
coltivatore biologico, coordinatore della Rete nonviolenta Abruzzo e
referente del nodo di Pescara-Chieti della Rete Lilliput, e' impegnato anche
nel coordinamento di Libera, ed in molte iniziative di pace, equosolidali ed
ecologiche]

Mai come in questo momento, in cui si parla tanto di lotta nonviolenta, e'
importante abbonarsi ad un giornale che ha radici antiche.
Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche' e' un luogo dov'e' possibile
informarsi, dove c'e' abbastanza attenzione agli approfondimenti e ai fatti
che riguardano il variegato mondo della pace.
Ma noi amici della nonviolenza non dobbiamo limitarci solo ad abbonarci, ma,
nei limiti del possibile, anche promuoverla e diffonderla.

2. STRUMENTI DI LAVORO. DAL 1964 LA VOCE DELLA NONVIOLENZA IN ITALIA
"Azione nonviolenta" e' la rivista mensile del Movimento Nonviolento fondata
da Aldo Capitini nel 1964, e costituisce un punto di riferimento per tutte
le persone amiche della nonviolenza.
La sede della redazione e' in via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org
L'abbonamento annuo e' di 29 euro da versare sul conto corrente postale n.
10250363, oppure tramite bonifico bancario o assegno al conto corrente
bancario n. 18745455 presso BancoPosta, succursale 7, agenzia di Piazza
Bacanal, Verona, ABI 07601, CAB 11700, intestato ad "Azione nonviolenta",
via Spagna 8, 37123 Verona, specificando nella causale: abbonamento ad
"Azione nonviolenta".

3. RIFLESSIONE. RICCARDO ORIOLES: GENERAZIONI
[Dalla rivista elettronica di Riccardo Orioles "La Catena di San Libero"
(per contatti e richieste: riccardoorioles at sanlibero.it) n. 313 del 12
dicembre 2005. Riccardo Orioles e' giornalista eccellente ed esempio
pressoche' unico di rigore morale e intellettuale (e quindi di limpido
impegno civile); militante antimafia tra i piu' lucidi e coraggiosi, ha
preso parte con Pippo Fava all'esperienza de "I Siciliani", poi e' stato tra
i fondatori del settimanale "Avvenimenti", cura attualmente in rete "Tanto
per abbaiare - La Catena di San Libero", un eccellente notiziario che puo'
essere richiesto gratuitamente scrivendo al suo indirizzo di posta
elettronica; ha formato al giornalismo d'inchiesta e d'impegno civile
moltissimi giovani. Per gli utenti della rete telematica vi e' anche la
possibilita' di leggere una raccolta dei suoi scritti (curata dallo stesso
autore) nel libro elettronico Allonsanfan. Storie di un'altra sinistra.
Sempre in rete e' possibile leggere una sua raccolta di traduzioni di lirici
greci, ed altri suoi lavori di analisi (e lotta) politica e culturale,
giornalistici e letterari. Due ampi profili di Riccardo Orioles sono in due
libri di Nando Dalla Chiesa, Storie (Einaudi, Torino 1990), e Storie
eretiche di cittadini perbene (Einaudi, Torino 1999)]

Questa e' la terza generazione del movimento antimafioso. La prima, a meta'
Ottanta, era "il partito di Falcone e dei ragazzini". La seconda, primi anni
Novanta, fu quella che poi conflui' nella Rete. Questa terza, che andava
crescendo - per chi voleva vederla - da quasi due anni, si aggrega attorno
all'associazionismo "apartitico", in particolare Libera e l'Arci.
Rispetto alle prime due, e' cresciuta meno nel dramma e piu' nel lavoro
quotidiano. Il suo capolavoro non e' una fiaccolata o un corteo ma la
paziente, e vincente, opera per la gestione sociale dei beni sequestrati ai
mafiosi. A poco a poco, con cifre piccole ma via via sempre piu'
consistenti, ha tradotto in realta' visibile la grande intuizione degli anni
Ottanta ("I Siciliani", il Centro Impastato) secondo cui il sistema mafioso,
meccanismo non eversivo ma di classe e di potere, si batteva essenzialmente
con la mobilitazione sociale. E questo, essenzialmente, e' il filo di tutti
questi vent'anni.
Sia i "vecchi" che il nuovo movimento antimafioso sono cresciuti
essenzialmente fuori dai partiti. All'inizio era ancora fortissimo (la prima
manifestazione per dalla Chiesa parti' dalla Fgci di Palermo) il peso della
tradizione comunista, che pero' non coincideva esattamente con quella del
partito nazionale (Licausi e Togliatti non erano la stessa cosa); la
"politica" e il "partito" furono assunti dunque nei loro aspetti migliori,
abbastanza marginali rispetto alle tendenze "modernizzatrici" del resto
della sinistra italiana.
La Rete fu un partito, si', ma alle origini non voleva esserlo affatto:
piuttosto una specie di confederazione fra tante realta' di base,
espressioni spontanee della "societa' civile", con una forte partecipazione
di cattolici (che proprio in quel momento cambio' il baricentro della
politica italiana). Di solito, quando si parla - fra "vecchi" - della Rete,
la nostalgia riguarda quel momento fondante, e non l'infelice esperienza del
vero e proprio partito, travolto da innocenti (ma pestifere) ambizioni
personali e da un ingenuo desiderio di farsi "riconoscere" a tutti i costi
dalla politica ufficiale. Alla fine, coi leader in lite per le candidature e
i militanti ormai privi di timone, proprio a Palermo il candidato della
destra (un vecchio arnese dell'estremismo fascista, Lo Porto) batte'
pesantemente il candidato della Rete, l'anziano e rispettatissimo giudice
Caponetto. La crisi era morale, e profonda; e riguardava non tanto i
politici quanto il rattrappirsi civile della popolazione. La Rete tuttavia,
e il movimento antimafioso di cui essa era in gran parte rappresentante, non
s'era attrezzata ne' politicamente ne' culturalmente ad attraversare questo
riflusso. E collasso'.
La fine della Rete (il nuovo Ds non essendo neanche lontanamente all'altezza
dei vecchi "communisti") lascio' campo aperto al tipico riflusso ciclico
della storia siciliana. Fallito Garibaldi (o Spartaco, o Giuseppe Alessi, o
Licausi, o Orlando) l'ordine torna indiscusso e piu' feroce di prima. Pochi
resistono, molti si chiudono nel privato, e la massa dei "sorci" torna a
galla. Tale e' la folla dei postulanti davanti al palazzo del nuovo vicere',
Cuffaro, che a un certo punto costui e' costretto a dileguarsi attraverso
l'antico sotterraneo costruito, nel palazzo reale, dai vecchi vicere'
spagnoli. Resistono, nelle citta' e nei paesi, gruppi isolati di militanti.
Resistono, apparentemente, piu' per dignita' e per morale che per realismo.
Eppure, anche questo sarebbe stato giustificato: il movimento antimafioso,
cioe' per la redistribuzione dei poteri in Sicilia, aveva toccato corde
tanto profonde, aveva lanciato - con tutti i suoi limiti - un messaggio
talmente radicale, da rendere assolutamente impossibile cancellarlo del
tutto. Alla sua cancellazione dalla vita pubblica (per opera della destra,
ma con la complicita' di quasi tutta la sinistra ufficiale) corrispondeva
anzi un suo piu' doloroso radicamento nella coscienza individuale.
*
La crisi Borsellino, adesso, e' stata rapidissima. La destra andava verso
una  svelta e indiscussa vittoria elettorale, con l'unica incertezza sulla
ripartizione dei posti fra destri puri (Cuffaro), destri frondisti
(Lombardo) e centristi da acquisire in corso d'opera (Bianco), e si
adoperava anzi per anticipare il piu' possibile la data delle elezioni. La
sinistra ufficiale, reduce da sconfitte elettorali una piu' disastrosa
dell'altra, proponeva affannosamente improbabili candidature di notabili,
presentatori tv, industriali dei liquori e chi piu' ne ha piu' ne metta:
buio fitto.
Improvvisamente, prima dall'Arci e da Libera e poi ripresa dal "pool" dei
piccoli partiti, spunta la parola d'ordine: "Borsellino!". E altrettanto
improvvisamente torna il sole. I militanti si mobilitano, la gente
ricomincia a parlare di politica, la destra comincia a sollevare eccezioni
sulle regole del gioco. Quella che sembrava una pacifica elezione di
provincia diventa improvvisamente una scadenza politicca minacciosa e
centrale, un caso Vendola moltiplicato per dieci.
Miracolosamente (o forse no: poiche' nel dna della nostra sinistra c'e'
anche questo sapersi sollevare al di sopra delle proprie miserie nei momenti
cruciali) i leader tradizionali della sinistra, dapprima impappinati e
confusi, stanno al gioco; i vari notabili fanno atto di sottomissione uno
dopo l'altro. In questa fase e' decisivo il ruolo di Claudio Fava, Leoluca
Orlando e Beppe Lumia, i capi storici (veramente un po' logori)
dell'antimafia dei partiti. Improvvisamente ritornano i capipolo della loro
bella stagione: appoggiano la Borsellino con tutte le loro forze, lasciando
anche capire che se i partiti non ci staranno potrebbero andare avanti da
soli. Intanto, in tutta l'isola, i comitati pro-Borsellino spuntano come
funghi. Il resto e' storia di ora. Si comincia a parlare - in pochi: ma se
ne parla - di un governo regionale non bilanciato fra notabili di partito ma
esemplarmente composto da tutti i capi riconosciuti dell'antimafia vecchia e
nuova: da Orlando a Fava, da Tano Grasso alla Siracusa, da Lumia a Umberto
Santino, tutti umilmente e orgogliosamente "comisarios" di un governo che da
quel momento cesserebbe di appartenere a una sola regione per diventare
prefigurazione ed esempio su scala nazionale.
*
E adesso? Fino a una settimana fa, bisognava parlare bene degli
antimafiosi - del loro entusiasmo, del loro coraggio, del loro ostinatissimo
rifiorire nelle condizioni piu' avverse - e dei piu' giovani specialmente,
un vero dono di Dio a questa Sicilia dalla memoria lenta. Adesso pero',
adesso che - ecco, ora osiamo scriverlo - forse si vince, e' il momento di
dare uno sguardo severo, di cercare di individuare il piu' possibile i punti
di debolezza, quelli che ci hanno fatto perdere l'altra volta (qualcuno deve
pur farlo, e tanto di laudatori "adesso" ce n'e' piu' che abbastanza).
Il primo problema riguarda la mancanza di disciplina, di organizzazione e di
coordinamento. I comitati sono sorti dappertutto, e hanno lavorato
benissimo, ognuno nella sua zona. Ma questo non basta. E' bastato per
vincere le primarie, probabilmente bastera' per vincere le elezioni, ma non
bastera' assolutamente per governare.
Per governare - per governare davvero, per "rivoluzionare" un assetto
sociale che, con aggiornamenti minimi, e' ancora quello del feudo e dei
baroni - ci sono tutte le forze tranne quella, culturale ed etica, che nei
decenni forma il common sense politico e l'organizzazione. Non bastano i
sostituti: non basta - non bastera' - affidarsi alle strutture (peraltro
mediocri) dei partiti ufficiali, non bastera' neanche ripetere l'errore
della Rete e tentare, in mancanza di meglio, un ennesimo partito
tradizionale. No. L'organizzazione politica nuova, che per vent'anni e'
stata in maturazione e di cui si riscontrano finalmente le condizioni, deve
sorgere qui e ora. Non un altro partito, non contro i partiti, non al
rimorchio dei partiti ma una rete, flessibile e complessa, egualitaria e
competente, di cittadini profondamente pari fra loro, senza famiglie di
notabili, senza palazzi.
*
Chi e contro chi. "Non sono la candidata dell'antimafia", "Folle la sfida
antimafia contro mafia", "Non bisogna scatenare la vecchia battaglia
antimafia che non risolve niente". Va bene: pero' per me la Borsellino e'
esattamente la candidata dell'antimafia, ne' piu' ne' meno, e la battaglia
e' essenzialmente fra movimento antimafia e poteri mafiosi. Non e'
"politico"? Non sta bene? Ok: ma anche Solidarnosc, che in teoria si batteva
per aumenti salariali e cose del genere, in realta' era prima di tutto -
volerlo o no - antisovietica. E per buone ragioni: gli aumenti salariali (e
la liberta') non potevano arrivare se prima non se ne andavano i carri
armati sovietici, che purtroppo erano li', qualunquisti, impolitici,
sfuggenti a qualsiasi articolo di Merlo o Stella, ma estremamente concreti.
Cosi', se la mafia non se ne va, tutto il resto e' poesia. Non illudiamoci
di votare a Stoccolma.

4. MAESTRI. TONINO BELLO: CONDIVISIONE E SOLIDARIETA', VIE ALLA PACE (PARTE
SECONDA E CONCLUSIVA)
[Ringraziamo Fabio Ragaini del "Gruppo Solidarieta'" (per contatti:
grusol at grusol.it) per averci messo a disposizione il testo della relazione
che monsignor Tonino Bello tenne a Castelplanio il 4 febbraio 1988. Testo
poi pubblicato dal "Gruppo Solidarieta'" in un quaderno, ormai esaurito, e
successivamente ripubblicato in "Appunti sulle politiche sociali", n. 4,
2003, disponibile anche nel sito www.grusol.it
La trascrizione del testo, non rivista dall'autore, mantiene
l'immediatezza - la vividezza - del linguaggio parlato, delle parole cosi'
come furono pronunciate, comprese le citazioni a memoria, le semplificazioni
che divengono scorciatoie, le sviste fattuali che tuttavia aprono a incontri
inediti - e sorprendenti, commoventi nessi, inaudite invenzioni
ermeneutiche, ed ulteriori aperture.
Fabio Ragaini e' impegnato nell'esperienza del "Gruppo Solidarieta'" di
Castelplanio (Ancona), un'esperienza di volontariato che opera nel
territorio della provincia di Ancona dal 1980; oltre all'azione concreta di
solidarieta' con persone in situazioni di disagio o difficolta', promuove
incontri formativi e svolge un valido servizio di informazione e
documentazione; dal 1982 pubblica il periodico cartaceo "Appunti", e
successivamente ha anche attivato un utile sito nella rete telematica:
www.grusol.it
Tonino Bello e' nato ad Alessano nel 1935, vescovo di Molfetta, presidente
nazionale di Pax Christi, e' scomparso nel 1993; costantemente impegnato
dalla parte degli ultimi, promotore di iniziative di solidarieta' con gli
immigrati, per il disarmo, per i diritti dei popoli e la dignita' umana,
ideatore ed animatore di grandi iniziative nonviolente, e' stato un grande
costruttore di pace e profeta di nonviolenza. Opere di Tonino Bello:
segnaliamo particolarmente, tra le molte sue pubblicazioni, I sentieri di
Isaia, La Meridiana, Molfetta 1989; Il vangelo del coraggio, San Paolo,
Cinisello Balsamo (Mi) 1996; e' in corso la pubblicazione di tutte le opere
in Scritti di mons. Antonio Bello, Mezzina, Molfetta 1993 sgg., volumi vari.
Opere su Tonino Bello: cfr. per un avvio Luigi Bettazzi, Don Tonino Bello.
Invito alla lettura, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2001; la biografia di
Claudio Ragaini, Don Tonino, fratello vescovo, Edizioni Paoline, Milano
1994; Alessandro D'Elia, E liberaci dalla rassegnazione. La teologia della
pace in don Tonino Bello, La Meridiana, Molfetta (Ba) 2000. Nella rete
telematica materiali utili di e su Tonino Bello sono nel sito di Pax
Christi: www.peacelink.it/users/paxchristi, in quello de La Meridiana:
www.lameridiana.it e in molti altri ancora]

Giuseppe, avanzo di galera
L'altro giorno scrissi una lettera ad un giovane di 37 anni, Giuseppe, che
entra ed esce dal carcere, ha fatto 19 anni di galera. Lo incontrai una sera
perche' venne a raccontarmi la sua storia, poi l'hanno rimesso di nuovo in
carcere. La lettera diceva cosi':
"Caro Giuseppe, non ce l'abbiamo fatta ne' tu ne' io. Non ce l'hai fatta tu,
perche' a tre mesi esatti da quando sei uscito dal supercarcere di Trani,
ieri ci sei tornato di nuovo. Non ce l'ho fatta io, perche' avrei dovuto
dare ben altro credito alla tua parola d'onore. Ricordo quella sera del 25
marzo quando venisti da me stringendo con fierezza il foglio di congedo
dalla prigione come se fosse un diploma di laurea; era il foglio della tua
liberta'. A cena mi dicesti che in galera non saresti ritornato piu', che
stavolta ce l'avresti messa tutta perche' a 35 anni uno, anche se ha
sbagliato, la vita puo' rifarsela da capo.
Brindammo alla tua liberta'. Da quel giorno sei venuto ogni mattina a
trovarmi per dirmi sempre le stesse cose, che le sedie della sala d'aspetto
della stazione erano dure per dormirci la notte ma erano sempre meglio delle
brande di una cella; che quelle quattro lire che giornalmente ti concedevo
ti bastavano appena per non morire di fame, ma che comunque un panino e una
birra del bar ti saziano piu' delle minestre calde del carcere; che un
giorno se avessi trovato uno straccio di lavoro saresti andato a vedere dopo
tanti anni la tua bambina chiusa in un collegio di Catanzaro.
Ai servizi sociali e al Centro di igiene mentale ci assicurarono che si
sarebbe fatto qualcosa e questa lusinga e' servita per un po' a non far
cessare le speranze che si riducevano progressivamente da quando sopratutto
capimmo che per te il buco di un alloggio non lo avremmo trovato mai,
perche', diciamocelo brutalmente, una faccia come la tua uno non la vuole
incontrare ne' di giorno ne' di notte. Braccato da tutti, un po' di pieta'
l'hai trovata solo in ospedale, dove per qualche giorno ti hanno accolto
senza fiatare dopo che al medico di turno ho indicato i tuoi piedi gonfi.
Ma ormai il tuo destino era segnato. Mi ripetevi sempre che, nella tua lunga
carriera di galeotto, ogni volta che uscivi dal carcere, dopo tre giorni ci
tornavi di nuovo. Una sera ti dissi che stavolta dovevi resistere almeno tre
mesi; dovevi farlo per me. Mi desti la tua parola d'onore anche se ormai a
star fuori non ce la facevi piu' e hai mantenuto la tua promessa meglio di
un galantuomo. Ieri, alla scadenza, ti hanno arrestato mentre rubavi un
motorino. I ragazzi ai quali da qualche tempo impartivi le prime lezioni del
mestiere, piu' svelti del maestro, hanno fatto in tempo a fuggire.
Caro Giuseppe, stasera sono contento, ma non perche' la citta' si e'
liberata di un essere pericoloso come te, non fraintendermi, e neppure
perche' ti so disteso finalmente su un materasso meno romantico della
panchina della stazione ma senza dubbio piu' comodo, e neanche perche' sei
al riparo dalle violenze dei piu' violenti di te, se e' vero che l'altra
notte ti iniettarono a forza una dose di eroina mentre cercavi di prendere
sonno su una panchina.
Sono contento perche' ho capito che se tu dai una parola la sai mantenere ed
ora quasi mi pento di non averti chiesto tre anni invece che questi tre
squallidi mesi che sono passati lenti per te come una eternita' e dolorosi
come un calvario. Ma forse e' meglio che sia finita cosi'. Tutto sommato la
tua liberta' si e' frantumata non contro le sbarre del supercarcere di
Trani, ma contro quelle del nostro perbenismo borghese, delle nostre
ipocrite paure dietro le quali siamo tutti prigionieri, dalle cui pareti non
sappiamo evadere, non dico per tre mesi come te, ma neppure per tre giorni.
Coraggio Giuseppe, siamo tutti pezzi di galera ma prepariamoci ad uscirne.
Tu coprendo, sotto la tutela della tua parola d'onore, non un frammento di
tempo, ma tutto l'arco della tua vita; noi ritrovando nel Vangelo, nella
gioia di un'accoglienza che ci faccia intuire, se non per tutto l'arco della
vita, almeno per un frammento di tempo, anche sotto l'amarezza di uno
sguardo fosco come il tuo, la dolcezza del volto di Cristo. Sono in attesa
di questo incontro, verra' presto, lo sento. E allora, ridiventato uomo,
brinderemo di nuovo senza piu' paure, alla tua liberta', anzi alla nostra.
Alla salute Giuseppe, uomo d'onore".
*
La gente comune della nostra citta' sa che non sono solo elucubrazioni
letterarie, la gente che dorme nelle stazioni; qui lo so che la situazione
sociale a' molto diversa, ci sono forse poverta' diverse, non ci saranno i
poveri di denaro, ma c'e' la gente povera perche' non ha motivo per vivere,
ha magari il portafogli gonfio ma il cuore vuoto; c'e' tanta gente che vive
in solitudine, capite allora la solidarieta', la condivisione, e' avere
occhi per scorgere i poveri; non so se vi ricordate "Il muro" di Sartre o di
Camus.
L'episodio e' questo: C'e' un commesso che andava da una citta' all'altra a
vendere; quando arrivava la sera nella citta' nuova, andava in un albergo,
prendeva il pasto, poi il giorno dopo andava a vendere e poi cambiava. Un
sera arriva in una grande citta' e va in un albergo e chiede un posto per
dormire. Era un uomo molto triste perche' dalla vita non aveva avuto nulla,
era solo, non aveva figli, moglie, non aveva affetti, non sapeva piu' che
farsene della vita. Ad un certo momento, appoggiato al bancone, mentre sta
fornendo la carta di identita', arriva una coppia di sposi. Si vedeva che
erano sposi, perche' erano vestiti tutti e due in blue jeans, si
abbracciavano ogni tanto, avevano una grossa valigia, erano in viaggio di
nozze. Anche loro hanno chiesto una stanza per dormire.
L'albergatore ha preso anche i loro documenti e ha dato loro le chiavi.
All'anziano commesso viaggiatore, che intanto non si stancava di contemplare
quei due giovani, da' la chiave n. 23; ai due sposi la n. 24. Vanno a
dormire. Il vecchio commesso viaggiatore non riesce a chiudere occhio, si
gira e rigira nel letto, prima di tutto per il caldo, poi perche' pensa
sempre alla sua sorte cosi' malinconica, e poi perche' effettivamente, al di
la' della parete, sente un rumore di sedie, di pianto, di lamenti.
Alla sua fantasia accesa non e' difficile immaginare quale festa d'amore si
celebrasse al di la' della parete. Poi finalmente riesce a chiudere occhio,
ma per poco tempo, perche' si sveglia di soprassalto perche' c'e' un via vai
nel corridoio, un rumore nell'albergo. Si alza, apre la porta, tira fuori il
capo e a una domestica che passa chiede cosa sia successo. Quella li' fa un
gesto come per dire lascia stare, possibile che tu non ti sia accorto di
nulla, e va via.
Passa un cameriere e gli chiede cosa sia successo. "Come, tu non sai niente?
E' morto un uomo stanotte qui nell'albergo, nella camera n. 24. C'era un
vecchio, si e' sentito male nella notte e non e' riuscito a chiedere aiuto,
ha cercato di muovere un tavolino, si e' lamentato, ha pianto, abbiamo visto
sedie mosse, ha cercato di far giungere i segnali della sua sofferenza, ma
non gli e' riuscito di farli intendere a nessuno ed e' morto", "Un vecchio?
Dove?", "Qui accanto, nella stanza n. 24", "Ma non c'era una coppia di
sposi?", Il cameriere: "S', n. 24, ma del piano di sopra".
La conclusione, nell'amarezza dell'esistenzialismo francese di quell'epoca,
e' che quando vogliamo giudicare una persona ci sbagliamo sempre di un
piano; pensiamo che nella stanza accanto ci sia una festa d'amore e invece
c'e' un uomo che sta morendo. Cosi' anche noi passiamo davanti alla gente,
la vediamo sorridere, ci sbagliamo di un piano...
E' vero che e' un tipo di letteratura sorta in un ambiente particolare,
quando andava di moda anche nella cinematografia l'incomunicabilita',
ricordate la canzone di Modugno "L'uomo in frac": il vecchio che cammina
lungo il fiume e saluta tutti quanti, dice addio alla vita, vestito con il
frac, un candido gile', un papillon di seta blu e dice addio al mondo. Al
mattino sul pelo dell'acqua si vede galleggiare un cilindro, un fiore e un
frac... un uomo che ha finito di vivere perche' non ha trovato la
possibilita' di comunicare con nessuno.
Capite, sara' diversa la situazione, non ci saranno quelli che hanno bisogno
del denaro, di una casa, qui da voi sara' diverso, ma dovunque andiate,
amici miei, ricordatevi che ci sara' sempre qualcuno con cui bisogna pur
condividere la propria gioia e col quale bisogna spartire la di lui
sofferenza; dovunque andiate, potete andare dove volete. Capite allora
questa transumanza che dobbiamo fare dalla pace della coscienza, dalla
tranquillita', dalla pace che non implica itinerari, scavalcamenti di
barriere, alla coscienza della pace.
*
Dall'obiezione di coscienza alla coscienza dell'obiezione
Un'altra transumanza che bisognerebbe fare e' dall'obiezione di coscienza
alla coscienza dell'obiezione. Non entriamo a discutere dell'obiezione di
coscienza perche' questo problema lo stanno discutendo a livello teologico,
e' proibito l'accesso ai non addetti ai lavori. Io spero comunque che le
risposte che si daranno oggi anche dalla Congregazione della fede, saranno
veramente profetiche.
Questo libro pro-manoscritto della Caritas e' eccezionale anche per
l'obiezione di coscienza. Pensate quanto coraggio si e' espresso da parte
della Caritas su questo problema; alcuni anni fa, nel 1982, il presidente
della Caritas diceva (forse poi abbiamo fatto un pochettino di marcia
indietro): "Dobbiamo sfidare il potere a non costruire piu' armi con i soldi
del contribuente". I soldi devono essere destinati ad opere di pace per
togliere la fame nel mondo, per la vita, non per uccidere. Allora dobbiamo
anche essere pronti unitariamente a non dare contributi per le armi, ma
darli ugualmente con forme che indichino la nostra opposizione agli
armamenti e la nostra opera di costruzione della pace.
Dobbiamo quindi passare dall'obiezione di coscienza alla coscienza
dell'obiezione, cioe' al rifiuto di fronte a certe cose, di fronte al quadro
delle ingiustizie planetarie, del quale abbiamo dato solo qualche
rapidissimo abbozzo; di fronte a questo quadro non possiamo rimanere inerti.
Le stelle non possono stare a guardare, noi non possiamo rimanere li' a
guardare se veramente vogliamo condividere la sofferenza dei poveri, non
possiamo stare a guardare quando vediamo soprattutto quello che sta
succedendo in Italia; lo sapete che le armi italiane uccidono in tutto il
mondo? Oggi nel mondo si spara italiano, si veste italiano, si calza
italiano... oggi si spara italiano... Avete tutti quanti seguito la vicenda
su "Nigrizia", sulla stampa, l'anno scorso soprattutto, su questo problema.
Io non voglio entrarci dentro, pero' capite che basterebbe solo questa
verita' per farci insorgere tutti quanti contro un commercio che subordina
al profitto il sacro diritto alla vita. E voi sapete che l'Italia e' al
quarto posto nei paesi che esportano armi in tutto il mondo, anzi al terzo
posto tra quelli che le esportano nel Terzo Mondo.
Sicche' con una mano diamo gli aiuti per lo sviluppo economico e con l'altra
ci prendiamo questi soldi attraverso le armi che smerciamo in Iran, Iraq,
Sud Africa e Afghanistan (le prime in classifica). Sapete come Pax Christi,
Acli, "Missione oggi", Mlal, Mani Tese, con il cartello "Contro i mercanti
della morte" abbiano parlato, gridato da due anni a questa parte perche'
finalmente ci sia una legge che abolisca il segreto che copre tutto questo
osceno commercio di morte, perche' e' coperto dal silenzio, e' tabu', non si
sa il fatturato, niente. C'e' un antico regolamento del 1941 che regola
ancora tutta questa storia. Abbiamo convocato i parlamentari, siamo stati
piu' volte ricevuti da Nilde Jotti, dalla Commissione difesa della Camera,
del Senato... poi la legislatura cade e si riprende tutto da capo...
Adesso stiamo vivendo un momento di scoraggiamento; d'altra parte capite, ci
stiamo accorgendo che non vale la spesa battersi solo contro il commercio
clandestino, bisogna battersi contro il commercio delle armi, anzi, contro
la fabbricazione delle armi: qui c'e' la parresia, il coraggio profetico.
"Trasformeranno le loro spade in vomeri", e non: accorceranno le loro spade
a coltello a serramanico, perche' sempre arma rimane. Un'altra cosa vorrei
che capissimo a fondo e cioe' il fatto che adesso anche nei gruppi
cattolici, nella chiesa, questo problema della pace sta diventando cosi'
forte; non dipende dalla planetarieta' dell'olocausto finale perche' qui
c'e' poco da illudersi; la parola guerra e' scomparsa dal vocabolario, c'e'
solo la parola olocausto, apocalisse, distruzione totale. Oggi una guerra
trascina nella morte, non solo il drago, ma anche il cavaliere, Giorgio e il
serpente.
Se noi prendiamo coscienza del fatto che ci stiamo battendo contro il
commercio di armi, di morte, ci stiamo battendo per la pace, tutto questo
non deve derivare dalla planetarieta' dell'olocausto come se fosse proprio
questa de-creazione, anti-genesi, a provocare il nostro impegno. L'impegno
per la pace deve essere dettato dall'amore e non dalla paura, per cui anche
una scaramuccia in paese per noi non puo' essere accettata. In Italia ci
sono 85.000 operai che lavorano nelle fabbriche d'armi, ci sono tantissime
fabbriche d'armi, dappertutto, anche a Bari; noi vescovi lo abbiamo detto in
quel documento ed e' per questo che non e' stato pubblicato sull'organo
locale piu' diffuso: anche il potere dell'informazione e' terribile.
*
Dalla nonviolenza della strategia alla strategia della nonviolenza
Avviandoci alla conclusione: queste sono le transumanze forti che dobbiamo
fare. Ho detto: dalla pace della coscienza alla coscienza della pace,
dall'obiezione di coscienza alla coscienza dell'obiezione, dalla nonviolenza
della strategia alla strategia della nonviolenza. Anche qui c'e' tutta una
scoperta che dobbiamo compiere come credenti, per cui in questi gruppi di
solidarieta' il tema della nonviolenza dovrebbe essere meglio studiato,
approfondito. La nonviolenza: "Rimetti la spada nel fodero. Chi di spada
ferisce di spada perira'"; con questa espressione Gesu' Cristo ha disarmato
per sempre tutti gli eserciti della terra: volenti o nolenti come cristiani
dobbiamo prendere atto di questo fatto.
Quando ci dicono: "Ma cosi' disarmando gli eserciti come si difende la
patria?" La difesa non si fa solo con le armi, c'e' anche la difesa popolare
nonviolenta: Gesu' Cristo ci ha dato un esempio e non siamo utopici. Noi
credenti non dobbiamo avere paura di questa accusa; Gesu' Cristo ha
disarmato uno schiaffo; al soldato che lo ha schiaffeggiato di fronte al
sommo sacerdote non ha risposto con un altro schiaffo, ma dicendo: "Se ho
parlato male dimmelo, se ho parlato bene perche' mi percuoti?". Chissa' come
si e' sentito incenerire quel soldato.
Concludo davvero dicendo che se noi ci facciamo carico di tutte le
sofferenze del mondo, se le assumiamo come sofferenze nostre e se lo
facciamo anche con uno stile cristiano sull'esempio di Gesu' Cristo che ha
condiviso in tutto e per tutto la nostra condizione umana eccetto il
peccato, Lui che ebbe l'icona della condivisione nel modo piu' totale, se
noi facciamo questo sono convinto che i grovigli della speranza cominceremo
a sentirli anche percettibilmente sulla nostra schiena.
Sono stato due anni fa in Argentina a trovare un parroco della mia diocesi
che a 51 anni ha lasciato tutto ed e' andato in missione la'. In un ritiro
del clero mi sfuggi': "Nonostante tutto, se qualcuno volesse partire
missionario non troverei nessuna difficolta'"; lui il giorno dopo viene da
me e dice che vuole andare via. Sta in Patagonia; sono andato a trovarlo
perche' non stava molto bene; un giorno siamo andati in una citta', forse la
piu' bella dell'Argentina (un po' come la nostra Cortina D'Ampezzo), luogo
di villeggiatura dei "big", che si chiama Bariloche.
Attorno alla citta' dei ricchi sfondati c'e' la cintura della miseria,
incredibile... Io non ho visitato la Bariloche "bene" ma quella della
poverta', delle baracche fatte di cartoni, di lamiere contorte. Era il mese
di ottobre che corrisponde al nostro mese di marzo, c'erano alberi innevati
e c'erano bambini scalzi nonostante il freddo, il fango, che facevano volare
gli aquiloni.
Io ne ho "catturato" uno con le lusinghe del "signorotto" e gli ho chiesto
dove abitasse: mi ha indicato una capanna. Siamo entrati dentro, una casa
misera, terribilmente misera, con un donna di 30 anni che aveva 12 figli,
una donna che doveva essere molto bella; solo gli occhi le erano rimasti
belli... C'era un tavolino con un libro: il Santo Evangelio. Ho chiesto a
quella signora in italiano - capiva perche' era cilena - se leggeva il
Vangelo; la signora ha risposto: "Unico consuelo por nuestra povereza"
(unico conforto per la nostra poverta'). Quando sono uscito fuori ho visto
gli aquiloni nell'aria e mi sembrava che fossero stati ritagliati sulle
pagine del Vangelo e che andassero a portare annunci di liberazione agli
estremi confini della terra.
Io credo che se noi non tiriamo i remi in barca, se non ci lasciamo
abbattere da tante contraddizioni, avversita', perche' e' faticoso, la
speranza ancora puo' rinascere su questa vecchia terra. Percio' vi faccio
tanti auguri perche' il vostro impegno non demorda e perche' possiate anche
suscitare in tutti coloro che vi accompagnano in questo cammino tanto
coraggio e tanta buona volonta'.
*
Dibattito
- Domanda: Dato che si e' parlato di parresia, cerchero' di fare una domanda
sincera, quindi anche un po' critica, ma senza intenti polemici. Una domanda
che mi sgorga dal cuore perche' a volte mi crea, come credo un po' a tutti
che a volte siamo impegnati su questi temi, un po' di sofferenza, amarezza.
Mi sembra che all'interno di questo movimento che si e' creato in questi
ultimi anni, che da' molta speranza a tutti noi, intorno a Pax Christi,
"Missione oggi", "Nigrizia", Mani Tese, Caritas, ci sia una contraddizione:
vedo tanto coraggio, tanta parresia, tanta profezia all'esterno per il
rinnovamento, vedi obiezione di coscienza, pace, giustizia, liberta', pero'
mi sembra che ci sia una carenza nel versante ecclesiale, cioe' non c'e'
questo coraggio nei rapporti tra di noi, nella comunita' cristiana. Questa
per me e' incoerenza. E' una domanda che forse non dovevo fare a lei perche'
se c'e' una persona che e' coraggiosa e' proprio lei, pero' la faccio a lei
per quello che rappresenta. Io in questo movimento vedo una contraddizione,
vedi per esempio l'abolizione dei cappellani militari come graduati
all'interno della struttura militare: e' un fatto gravissimo eppure le voci
sono debolissime. Oppure il caso Zanotelli, Boff... Cosa ne pensa di questa
situazione? Perche' manca la parresia di S. Paolo che rimprovera S. Pietro?
- Risposta: La parresia e' questo coraggio profetico. C'e' un'icona,
un'immagine bellissima, negli Atti degli Apostoli, che dice cosi'': "Pietro
allora si levo' a parlare, insieme con gli altri undici e disse ad alta
voce...". Questa e' la parresia: si levo' a parlare, il coraggio. Con gli
altri undici indica la fermezza, la grinta, la forza. Questa e' la parresia.
All'interno della chiesa vorrei ricordarvi non e' che stiamo facendo spreco
di coraggio, pero' ci sono prese di posizione molto forti, come per esempio
la scelta della poverta'.
*
Vi posso dire quest'episodio, a cui ho accennato, della citta' di Ruvo con i
suoi appartamenti, del capitolo cattedratico: abbiamo fatto una scelta
fortissima, bellissima.
Erano successi dei diverbi proprio all'interno della chiesa che sono durati
piu' di un anno ed io avevo scritto ai sacerdoti:
"Mi sembra gia' di vedere nella nostra citta' l'emergere di una chiesa piu'
libera, sobria, vigilante, non ubriaca di potere, una chiesa di viandanti
con la cintura ai fianchi e le lampade accese, una chiesa che ama la
mobilita' delle tende e la leggerezza dello zaino piu' che la
pietrificazione delle sue dimore e i Tir delle sue stupide suppellettili.
Una chiesa che alla corazza di Golia preferisce la fionda di David, senza
neppure i ciottoli del torrente. Una chiesa povera, non omologata alla
logica del denaro, non garantita ne' dall'oro ne' dall'argento ma ricca
unicamente del nome di Gesu'. Una chiesa che non attende all'accumulo delle
cose e dei campi ma che attende il regno di Dio e lo annuncia come un nuovo
raccolto di speranza.
Una chiesa che non si limita a fare beneficenza ma che diventa coinquilina
degli oppressi, abitando nei sotterranei della storia piuttosto che nei
palazzi del potere.
Coraggio miei cari sacerdoti, non abbiate paura di assumere la poverta' come
principio ermeneutico della vostra strategia pastorale. Ecco allora quello
che vi propongo. (Proponevo ai sacerdoti proprietari di tanti appartamenti,
di consegnarne gratuitamente cinque alle famiglie piu' povere della nostra
citta').
Coraggio, se il vescovo non e' stato seguito sui sentieri del cosiddetto
buon senso non c'e' da rammaricarsi piu' che tanto. Il vescovo non e'
specialista in buon senso; non seguitelo pero' sulla strada della rinuncia
profetica, potrebbe lasciarvi il rimorso di non aver dato ascolto al
Vangelo. Oggi e' San Lorenzo, il diacono martire della Caritas romana;
all'imperatore che gli chiedeva di consegnargli i tesori della chiesa
indicando i suoi poveri esclamo': Ecco i tesori eterni che non diminuiscono
mai e che fruttano sempre.
Miei cari fedeli, questi tesori, i poveri, teniamoceli, siamone gelosi,
facciamo carte false per non perderli, curiamone l'accatastamento presso le
nostre comunita', non permettiamone in nessun modo la messa in liquidazione
e contestiamo contro tutti gli uffici della terra che vogliono intestarli
sotto altra ditta. Gli altri tesori, quelli di pietra, diamoli senza paura.
Il Signore che non ha fatto mancare la sua presenza in questa chiesa quando
era ricca, non potra' lasciarla sola ora che, per seguire Lui piu' da
vicino, si spoglia di tutti i suoi beni. Non temere piccolo gregge,
sopraggiungono tempi nuovi lo sento; forse questa lacerazione sta
addirittura accelerando l'arrivo e un giorno la vedremo come una semplice
crisi di crescita che ci ha fatto soffrire, si', ma in fondo ci ha fatto
diventare piu' uniti, anche nella fede. Apriamoci alla novita' imprevedibile
di Dio, la nostra non e' la strada della sicurezza ma la strada della
graticola, il cui fuoco lento brucera' tutte le nostre cupidigie".
*
Nella chiesa si stanno facendo cose incredibili. Io vedo che ci sono gesti
favolosi all'interno della comunita', questo volontariato che sta scoppiando
da tutte le parti...
Per quanto riguarda certe scelte, la scelta dei cappellani militari, penso
che arriveremo anche li' al momento in cui i nostri soldati saranno serviti
pastoralmente all'interno del territorio dove si trovano. Dico "penso",
perche' e' opinabile. Non saranno piu' inseriti nel contesto della gerarchia
militare, perche' effettivamente e' una cosa che fa un pochettino soffrire.
Comunque dobbiamo accettare anche la lentezza della maturazione di certi
temi, dobbiamo far maturare la base.
Giorni fa e' venuta una signora:
- Aiutami sono stata sfrattata da casa. Ero li' da 19 anni... ora mia figlia
ne ha 18, e' nata li' e fra giorni si sposa. Io vorrei chiedere alla
proprietaria che mi lasci stare almeno un mese perche' mia figlia vuole
uscire con l'abito da sposa dalla casa in cui e' nata!
- Signora, ma lei ha il diritto alla proroga...
- No, perche' e' l'ultima ingiunzione che mi e' arrivata, pero' se
interviene lei...
- Ma io non la conosco...
Ho telefonato: Pronto?
- Pronto
- Sono il vescovo...
-Come mai? Mi dica...
-Vorrei chiederle un favore; c'e' la signora...
-Non me ne parli.
- Mi ascolti, signora, almeno la proroga di un mese...
- Non c'e' niente da fare.
Non c'e' stato niente da fare, ho abbassato il telefono sconsolato... la
signora era in lacrime... poi pero' abbiamo trovato una casa.
Due giorni dopo sono andato a celebrare in una parrocchia. Dopo la
celebrazione e' arrivata in sagrestia una signora che ha detto: Mi deve
scusare, sa, sono la padrona della casa; non c'e' niente da fare.
- Va be', ma per un mese...
- Si', lo so, ma se a questa gente non si da' una lezione non impara mai.
Poi ha detto: Scusi, ho fatto la comunione questa mattina, la posso ripetere
stasera?
Ho detto: Signora, ma lei vuole tutto doppio? Lasci fare, una basta...
Non ho avuto la prudenza del vescovo perche' c'era anche altra gente; penso
che qualcuno, almeno il sagrestano, abbia imparato che certe cose bisogna
dirle nella chiesa senno' Gesu' Cristo, nel quale crediamo, il nostro
indefettibile amore Gesu' Cristo, non puo' essere contento; dice: voi dite
in un modo e poi fate in un altro, ma che razza di cristiani siete? Queste
maturazioni avvengono dalla base. Adesso per quanto riguarda i cappellani
militari c'e' anche tutto un movimento; con l'andare del tempo io sono
convinto che ci saranno veramente tempi nuovi, di maggiore liberta'.
Acceleriamo anche con il nostro impegno e per chi crede anche con la nostra
preghiera.
*
- Domanda: Lei ha parlato anche di disarmo; io sono pero' convinto che il
disarmo unilaterale non sia praticabile...
- Risposta: Il disarmo unilaterale a livello di nazioni corrisponde al
perdono a livello individuale. Nel Vangelo si parla di perdono. Il perdono
e' il disarmo unilaterale incondizionato. La via profetica oggi laddove non
e' possibile altra soluzione, e' predicare anche il disarmo unilaterale
perche' non e' la quantita' delle armi ma la logica stessa della violenza
che Gesu' Cristo ha bocciato in radice. Io non capisco come mai ci siano
tanti che non derivano da matrice cristiana e sono predicatori della
nonviolenza e noi credenti facciamo fatica. Quel documento che ho detto
della Caritas speriamo possa uscire presto, perche' cadrebbe cosi' anche
l'obiezione dei cappellani militari. In questo documento si dice che e'
scandaloso come mai oggi nelle comunita' cristiane il discorso della
nonviolenza attiva non sia ancora penetrato. Su questo discorso e' chiaro
che bisogna fare delle scelte molto precise.
(Parte seconda - fine)

5. MAESTRE. SIMONE WEIL: I SIGNIFICATI
[Da Simone Weil, Quaderni, IV, Adelphi, Milano 1993, p. 413. Simone Weil,
nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante
sindacale e politica della sinistra classista e libertaria, operaia di
fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice
agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a lavorare per la
Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione, sofferenze,
muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna come quella
che precede non rende pero' conto della vita interiore della Weil (ed in
particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora:
radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del
1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe
imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli
o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come
vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil:
tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti
pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici
(e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stanti
le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu' importanti in edizione
italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La
condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita',
SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni
precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e
dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi),
Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali
i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo
Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone
Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr.
AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985;
Gabriella Fiori, Simone Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone
Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie
Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna
1997; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994]

L'azione su se stessi, l'azione sugli altri consiste nel trasformare i
significati.

6. MAESTRE. VANDANA SHIVA: PER REAGIRE ALLA FRAMMENTAZIONE
[Da Vandana Shiva, Le nuove guerre della globalizzazione, Utet, Torino 2005,
pp. 119-120. Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, direttrice di
importanti istituti di ricerca e docente nelle istituzioni universitarie
delle Nazioni Unite, impegnata non solo come studiosa ma anche come
militante nella difesa dell'ambiente e delle culture native, e' oggi tra i
principali punti di riferimento dei movimenti ecologisti, femministi, di
liberazione dei popoli, di opposizione a modelli di sviluppo oppressivi e
distruttivi, e di denuncia di operazioni e programmi scientifico-industriali
dagli esiti pericolosissimi. Tra le opere di Vandana Shiva: Sopravvivere
allo sviluppo, Isedi, Torino 1990; Monocolture della mente, Bollati
Boringhieri, Torino 1995; Biopirateria, Cuen, Napoli 1999, 2001; Vacche
sacre e mucche pazze, DeriveApprodi, Roma 2001; Terra madre, Utet, Torino
2002 (edizione riveduta di Sopravvivere allo sviluppo); Il mondo sotto
brevetto, Feltrinelli, Milano 2002. Le guerre dell'acqua, Feltrinelli,
Milano 2003; Le nuove guerre della globalizzazione, Utet, Torino 2005]

Per reagire alla frammentazione provocata dalle varie forme di
fondamentalismo abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, di un nuovo movimento
che ci permetta di passare dalla cultura imperante e onnipresente della
violenza, della distruzione e della morte a quella della nonviolenza, della
pace creativa e della vita.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1146 del 16 dicembre 2005

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