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La nonviolenza e' in cammino. 1152



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1152 del 22 dicembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Per Marco Mariani, educatore
2. Giovanni Benzoni: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
3. Giancarla Codrignani: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
4. Sergio Labate: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
5. Patrizio Loprete: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
6. Massimiliano Pilati: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
7. Nella bisaccia
8. Luigi Ferrajoli: Costituzione e democrazia
9. Anna Maria Civico: Una lettera a una e a tutte
10. Marina Forti intervista Malalai Joya
11. Mohandas Gandhi: La via
12. Hannah Arendt: Non possiamo rinviare
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. LUTTI. PEPPE SINI: PER MARCO MARIANI, EDUCATORE

Zum Sehen geboren,
Zum Schauen bestellt,
Dem Turme geschworen,
Gefaellt mir die Welt.
Ich blick in die Ferne,
Ich seh in der Naeh,
Den Mond und die Sterne,
Den Wald und das Reh.
So seh ich in allen
Die ewige Zier,
Und wie mirs gefallen,
Gefall ich auch mir.
Ihr gluecklichen Augen,
Was je ihr gesehn,
Es sei, wie es wolle,
Es war doch so schoen!
(Goethe, Faust, II, V, 11288-11303)

Quando ti muore un amico piu' giovane di te ne provi uno sbigottimento e
un'amarezza maggiori di quando a lasciarti e' qualcuno piu' carico d'anni; e
una vergogna ne provi, per essere tu ancor vivo, e lui non piu'.
*
Alcuni giorni fa e' improvvisamente deceduto Marco Mariani, e quando comuni
amici mi hanno telefonato per darmi la notizia non riuscivo a crederci: era
cosi' giovane, e cosi' buono, gli occhi gli sorridevano sempre; qualche
giorno prima avevamo ancora una volta scherzato insieme sulle gioie e i
disdori nostri e di tutti, i guasti e la meraviglia del mondo.
*
Lunedi', al termine di un'assemblea, gli studenti e gli insegnanti del liceo
di Orte hanno osservato un minuto di silenzio in memoria di Marco,
sciogliendosi poi in un applauso al suo indirizzo, e molti occhi erano
lucidi di lacrime a stento trattenute. Come ne avrebbe riso di cuore: me lo
immagino con la sua aria sorniona a sbuffare e a dirci di pensare a fare
bene il bene, a fare la cosa giusta non una volta ogni tanto ma sempre; ma
penso che in cuor suo quel tributo gli avrebbe fatto piacere, sapeva che
tutti gli volevamo bene, che era il beniamino del nostro accampamento.
*
Da un po' d'anni coordino presso il liceo scientifico di Orte una cosa che
negli atti amministrativi e' pomposamente definita "corso di educazione alla
pace e alla legalita'", e che taluni dicono essere uno dei fiori
all'occhiello del piano dell'offerta formativa della scuola; ma con le
persone amiche con cui cola' lavoro (studenti e lavoratori di quella scuola,
e non solo) siamo soliti chiamare questa nostra esperienza incontri di
accostamento alla nonviolenza. Leggiamo e commentiamo antichi testi ardui e
fecondi, e discutiamo dei compiti dell'ora. Talora invitiamo persone amiche
che vengono da forti esperienze a parlarne con noi, a farcene partecipi.
Quando capita la volta buona cantiamo anche insieme; ed insieme talvolta
scriviamo versi. Cerchiamo di dirci parole vere, cerchiamo di costruire tra
noi relazioni di pace. Quando riusciamo, ci guardiamo negli occhi e amiamo
dire: questa e' una buona scuola.
*
Marco Mariani era uno degli educatori migliori di quel liceo.
Non era un professore, era un bidello: era il principale punto di
riferimento per tutti, insegnava ai giovani l'arte piu' difficile e piu'
necessaria: ascoltarsi reciprocamente, ridere insieme e insieme soffrire, a
chi annaspa e vacilla tendere sempre la mano; insegnava a rispettare l'altra
persona, l'altrui pensiero, e tutto sempre mettere in discussione.
Io dico che Marco era un costruttore di pace, e un amico della nonviolenza
(e ancora una volta me lo immagino scuotere la testa, e allargare le
braccia, e fare una smorfia e schermirsi: ma era davvero un costruttore di
pace, e un amico della nonviolenza).
*
Da qualche anno era stato trasferito dal liceo al ragioneria (le due scuole
adesso fanno parte di un unico istituto, e gli edifici che le ospitano si
trovano a poche decine di metri di distanza, e taluni corsi pomeridiani del
liceo - come il mio - si svolgono ora nell'edificio del ragioneria); quel
trasferimento lui lo aveva vissuto come un'ingiustizia: e io credo che
avesse ragione. Ma nessuno al liceo lo aveva dimenticato: quel trasferimento
era sentito da tutti come un'offesa a tutti noi fatta, a tutti noi inferta
una ferita.
*
Nell'immediatezza della scomparsa, ad affrontare se non a lenire l'angoscia
per la perdita di un amico, mi attentai a scrivere qualche riga di non piu'
pronunciabile saluto, non riuscendo more solito a farlo se non nella
stilizzazione e nel distanziamento di quella lingua arcaica e laboriosa che
mi sgorga non spontanea ma convulsa quando devo dire cio' che piu' mi sta a
cuore e che quindi piu' mi opprime, la lingua dei lutti e degli addii, che
rifletta la fatica di darsi ragione dell'orrore della morte, e lo sforzo di
dire comunque - contro la morte che tutto travolge e annienta - la
gratitudine per un amico che ti ha reso la vita piu' bella e piu' degna. Le
trascrivo ora qui a mo' di chiusa di questo ricordo.

Cosi' trascorre questa notte oscura
che passo dopo passo nel deserto
verso il nulla dell'orco s'infutura
la nostra carovana, ed alcun serto

lenira' mai il dolore della dura
penosa traversata, e senza merto
l'artiglio della morte strappa e fura
le vite nostre ad una ad una, il certo

inesorabile comune fato
della piu' lieve foglia e del piu' carco
di ansie e glorie spirto umano, dato

questo ci fu dei giorni al breve arco
termine, e la bellezza del creato.
Addio per sempre buon amico Marco.

2. STRUMENTI DI LAVORO. GIOVANNI BENZONI: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Giovanni Benzoni (per contatti: giovannibenzoni at fastwebnet.it)
per questo intervento. Giovanni Benzoni, amico della nonviolenza, animatore
di innumerevoli rilevanti iniziative, di vasta esperienza amministrativa,
giornalistica ed editoriale, suscitatore di impegno civile e promotore di
cultura, e' responsabile del "progetto Iride" per la Fondazione Venezia per
la ricerca sulla pace; e' in gran parte merito suo la realizzazione
dell'annuale "Salone dell'editoria di pace" a Venezia, e dell'Annuario della
pace, volume che costutuisce un prezioso e irrinunciabile strumento di
riflessione e di lavoro. Un suo profilo autobiografico, scritto con
amabilissima verve e autoironia e generosamente messo a nostra disposizione,
e' nel n. 1070 di questo foglio]

Il mio abbonamento ad "Azione nonviolenta" scade a febbraio del 2006 e io
nel passato ho provato a fare l'abituale (almeno per me, piu' nel mio
immaginario che nella realta') giochetto di "saltare" l'anno, tanto
l'abbonamento dura. Nella gestione delle riviste si sa succede spesso cosi',
pur di non perdere un nome e un indirizzo ci si sovraccarica di abbonati
morosi, di morti e via dicendo. Dai miei calcoli pagando due si puo'
ottenere tre: mi e' andata bene con tante testate, ma non con "Azione
nonviolenta": Mao e Marco sono amministratori oculati e veritieri. E gia'
questo e' un motivo che impone un rapporto chiaro che insomma ti fa tirare
fuori i soldi con una certa fierezza. Sai che servono.
Inoltre mi abbono perche' non c'e' nermmeno un ammiccamento al lettore
potenziale autore, come mi ritengo e talvolta sono. Niente da fare con
"Azione nonviolenta", sai gia' in anticipo che se scrivi non e' che  prima o
poi ti ci buttino dentro, se cio' avviene una ragione ci deve essere meno
peregrina di quella di far piacere o di togliersi di torno questo aspirante
collaboratore insistente. Non e' con questo che quanto pubblica "Azione
nonviolenta" sia sempre oro colato, almeno per me: ma serve, e per una
rivista questo e' il massimo.

3. STRUMENTI DI LAVORO. GIANCARLA CODRIGNANI: MI ABBONO AD "AZIONE
NONVIOLENTA" PERCHE'...
[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at libero.it) per
questo intervento. Giancarla Codrignani, presidente della Loc (Lega degli
obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista,
impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e'
tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace
e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai
telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le
altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994]

Ieri ero a Ferrara, al congresso della funzione pubblica della Cgil per una
relazione sui diritti del lavoro e la laicita'. Quel sindacato non solo ha
avuto l'intelligenza di aprire i lavori con una conferenza pubblica sulla
riforma berlusconiana della Costituzione e sui diritti, ma ha anche invitato
a partecipare gruppi della societa' civile ferrarese, tra cui il Movimento
Nonviolento.
A rappresentarlo e' intervenuto Daniele Lugli, che ha ricordato memorie di
cui non sempre si cerca la documentazione: nei primi anni della Repubblica a
Ferrara erano attivi i Centri di Orientamento Sociale nati sulla scorta
della lezione di Aldo Capitini; in uno di essi nel 1947 si tenne un incontro
sull'obiezione di coscienza e il dibattito si trasferi', poi, in tre
fabbriche.
La storia e' in grado di farci capire che non sempre, quando si va avanti
per il normale transito cronologico, si progredisce. Sessant'anni fa il
bisogno e la voglia di partecipare non erano in concorrenza con la
televisione, mezzo comunicativo certamente eccezionale se non fosse stato
utilizzato per alienare il pubblico e non per renderlo, invece, piu'
informato e piu' consapevole dei propri interessi.
Molto bene, dunque, che un sindacato capisca che le preoccupazioni del
popolo-sovrano non vanno lasciate nella depressione e abbandonate a nuove,
immancabili strumentalizzazioni: c'e' un risveglio di interessamento per
cio' che e' politica, per le prossime elezioni, per il referendum
costituzionale per il quale si raccolgono le firme in queste settimane, e
vale la pena di credere che non faccia male aprire il dialogo con gli ambiti
sociali piu' diversi e alzare lo sguardo verso i principi civili e gli
ideali ancorche' utopistici.
Perche' racconto questo mentre dico perche' rinnovo il mio abbonamento ad
"Azione nonviolenta"?
Intanto perche' mi ha fatto un gran piacere trovare un rappresentante della
funzione pubblica che non solo fa parte dei nonviolenti, ma ha il gusto
della ricerca di fondamenti e accadimenti di questa nostra cultura che,
nonostante gli anni, resta minoritaria.
Poi perche' vorrei che di gente come Daniele ce ne fosse tanta. Mi rendo
conto che e' sempre piu' difficile proporre iniziative e realizzare incontri
per discutere di nonviolenza. Per me, che sono ancora presidente della Lega
degli obiettori di coscienza,  e' sempre un tormento vedere che la fine del
servizio militare obbligatorio pone la parola fine all'obiezione, proprio
poco dopo che e' diventata "diritto" del cittadino. Si dovrebbe rinnovarne i
modi, perche' l'obiettore non era uno "cosi' fine" da non voler toccare
un'arma, ma prefigurava la scelta nonviolenta che, una volta diventata
mondiale, puo' eliminare guerre e arsenali.
Davvero sarebbe necessario ragionare di una nuova filosofia dell'obiezione a
tutti i miltarismi e della smilitarizzazione delle menti.
Ma come? Dove?
Intanto abbonandosi ad "Azione nonviolenta"... Che, tra l'altro, e'diventata
piu' appetibile non solo nei contenuti, ma anche nella veste.
Visto l'ultimo numero?
Non ve lo racconto... abbonatevi!

4. STRUMENTI DI LAVORO. SERGIO LABATE: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Sergio Labate (per contatti: sergiolabate at virgilio.it) per
questo intervento. Sergio Labate, amico della nonviolenza e di essa
acutissimo studioso, e' docente di ermeneutica filosofica all'Universita' di
Macerata. Tra le pubblicazioni di Sergio Labate: La sapienza dell'amore. In
dialogo con Emmanuel Levinas, Cittadella, Assisi 2000; La verita' buona.
Senso e figure del dono nel pensiero contemporaneo, Cittadella, Assisi 2004;
"Volto e donazione. Il tema dell'evidenza in Levinas", in P. Ventura (ed.),
Ri-pensando al diritto, Giappichelli, Torino 2001; "Dono o abbandono.
Interrogando il libro II di Dato che", in G. Ferretti (ed.), Fenomenologia
della donazione: a proposito di Dato che di Jean-Luc Marion, Morlacchi,
Perugia 2002; Presenza e reciprocita'. Linee di ricerca tra Levinas e il
dono, in "Firmana. Quaderni di teologia e pastorale", n. 2, 2002; "Liberta'
e gratuita' nel pensiero di Emmanuel Levinas", in G. Ferretti, R. Mancini
(edd.), La dignita' della liberta', Istituti Editoriali e Poligrafici
Internazionali, Pisa-Roma 2003; "Donare in sostanza. Sul potere ontologico
del dono", in G. Ferretti (ed.), Il codice del dono. Verita' e gratuita'
nelle ontologie del Novecento, Istituti Editoriali e Poligrafici
Internazionali, Pisa-Roma 2003]

Le parole sono oggi una forma di resistenza, e la loro fatica lo e' ancor di
piu'. Scelgo di abbonarmi ad "Azione nonviolenta" perche' nelle parole che
vi leggo vi trovo una pazienza infinita, che e' quella di tentare e
ritentare percorsi per non cedere ne' all'anestesia dell'impotenza ne'
all'arroganza del dogmatismo.
E' solo attraversando insieme e con questa pazienza percorsi di senso sempre
in resistenza che sento che ogni parola si fa azione, e ogni utopia della
nonviolenza si fa prassi politica. Nella concretezza di quella carta, nel
dire e disdire degli amici della nonviolenza e nel tempo che trascorre tra
il dire e il risuonare della parola.
Cosi' quella rivista diviene cenacolo di resistenza - luogo in cui le parole
si manifestano come materia vivente e si approssimano al mondo per
cambiarlo, veramente. Senza necessita' di casse di risonanza, di pubblicita'
o di prostituzioni televisive.
E cosi', con l'intelligenza della speranza e la lucidita' della nonviolenza,
ci aiutano veramente a credere e progettare un altro mondo possibile.
Un po' di anni fa, Levinas scriveva: "il nostro tempo non ha certo bisogno
di essere convinto del valore della nonviolenza". Si sbagliava, come si
sbagliano a volte tutti i grandi. Ma ci indicava la meta, costruire un tempo
in cui non ci sia piu' bisogno di convincere del valore della nonviolenza.
"Azione nonviolenta" serve a costruire questo altro mondo e questo altro
tempo. Insieme, adesso.

5. STRUMENTI DI LAVORO. PATRIZIO LOPRETE: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Patrizio Loprete (per contatti: patrizioloprete at hotmail.com)
per questo intervento. Patrizio Loprete e' un autorevole rappresentante del
Sindacato italiano lavoratori di polizia Cgil di Livorno]

Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche' sento la necessita' di continuare
ad alimentarmi a riflessioni nuove, spesso lontane dalle dinamiche che nella
quotidianita' prevalgono.
Poi credo che dobbiamo procedere nella costruzione di una polizia
democratica, riformatrice e nonviolenta, che dopo Genova apri' un timido
tentativo di riflessione, mentre oggi mi sembra caduta nell'oblio di una
militarizzazione strisciante.
Anche nel recente secondo congresso del Sindacato italiano lavoratori di
polizia Cgil ho parlato della necessita' di riaprire questa riflessione ed
ho ho trovato un certo interesse.
Purtroppo oggi la formazione alla gestione dell'ordine pubblico, a mio
avviso, persegue una logica militare. Fino a qualche anno fa si usava
prevalentemente la mediazione, oggi si fa uso anche spregiudicato della
logica della forza. Certo, per avere una polizia riformatrice e nonviolenta
dobbiamo lavorare anche per una societa' siffatta, poiche' l'una e'
speculare all'altra.
"Azione nonviolenta" sara' la rivista che per tutto il 2006 utilizzeremo per
discutere, dibattere, confrontarci e spero fare proposte nei direttivi del
Silp Cgil di Livorno. Grazie, e buon Natale e buon 2006.

6. STRUMENTI DI LAVORO. MASSIMILIANO PILATI: MI ABBONO AD "AZIONE
NONVIOLENTA" PERCHE'...
[Ringraziamo Massimiliano Pilati (per contatti: massi.pilati at lillinet.org)
per questo intervento. Massimiliano Pilati fa parte del comitato di
coordinamento del Movimento Nonviolento; e' impegnato nella Rete italiana
per il disarmo, nel nodo trentino della Rete di Lilliput e nel gruppo di
lavoro tematico "nonviolenza e conflitti" della Rete di Lilliput; e' stato
tra gli animatori della campagna "Pace da tutti i balconi"]

Anche quest'anno per rispondere alla richiesta avevo scritto tanti validi
motivi per cui valga sicuramente la pena abbonarsi ad "Azione nonviolenta".
Stavo gia' per spedirli ma rileggendoli mi sono reso conto che gia' altri
avevano scritto, meglio di me, le stesse cose. Provo allora a dare un motivo
altro per cui mi abbono e continuero' ad abbonarmi ad "Azione nonviolenta" e
spero che questo non faccia saltare sulla sedia i grandi saggi della
nonviolenza che avranno la voglia e la pazienza di leggere questo mio breve
contributo.
Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche' sono un dannato maniaco del
collezionismo e quindi non posso minimamente rischiare di perdere anche solo
un numero della rivista. Con tutti i validissimi motivi che si possono avere
per abbonarsi, questo fara' sorridere, ma sono dannatamente orgoglioso della
mia collezione completa di "Azione nonviolenta". Collezione recentemente
rilegata e che quindi puo' finalmente fare bella mostra di se' in salotto.
Ricordo ancora, qualche tempo fa, il giorno che sono andato a prenderla al
laboratorio sociale che l'ha rilegata. Ho posizionato i volumi in bella
mostra in uno scaffale in salotto e sono rimasto a contemplarli per qualche
minuto come solo un dannato feticista e collezionista potrebbe fare. Poi mi
alzavo, prendevo un volume a caso e leggevo e mi sembrava di immergermi in
quel contesto e in quegli anni.
Ecco, sorridete pure, ma sono orgoglioso che gli amici che vengono a
trovarci possano finalmente prendere in mano un volume a caso e che si
mettano a sfogliare e magari a leggere il primo articolo del primo numero,
"il nostro programma", o che vi trovino cosa fece il Movimento Nonviolento
negli anni ottanta... Spesso e' proprio grazie a questo "sfogliare" che
parte la discussione, il confronto, il dialogo, la persuasione... e' proprio
in queste occasioni che mi rendo conto del contributo - spesso sottotraccia
ma comunque fondamentale - di questa rivista alla causa della nonviolenza.

7. STRUMENTI DI LAVORO. NELLA BISACCIA
"Azione nonviolenta" e' la rivista mensile del Movimento Nonviolento fondata
da Aldo Capitini nel 1964, e costituisce un punto di riferimento per tutte
le persone amiche della nonviolenza.
La sede della redazione e' in via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org
L'abbonamento annuo e' di 29 euro da versare sul conto corrente postale n.
10250363, oppure tramite bonifico bancario o assegno al conto corrente
bancario n. 18745455 presso BancoPosta, succursale 7, agenzia di Piazza
Bacanal, Verona, ABI 07601, CAB 11700, intestato ad "Azione nonviolenta",
via Spagna 8, 37123 Verona, specificando nella causale: abbonamento ad
"Azione nonviolenta".

8. RIFLESSIONE. LUIGI FERRAJOLI: COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 dicembre 2005. Luigi Ferrajoli,
illustre giurista, nato a Firenze nel 1940, gia' magistrato tra il 1967 e il
1975, dal 1970 docente universitario. Opere di Luigi Ferrajoli: della sua
vasta produzione scientifica segnaliamo particolarmente la monumentale
monografia Diritto e ragione, Laterza, Roma-Bari 1989; il saggio La
sovranita' nel mondo moderno, Laterza, Roma-Bari 1997; e La cultura
giuridica nell'Italia del Novecento, Laterza, Roma-Bari 1999]

Le carte costituzionali sono sempre le carte d'identita' degli ordinamenti
da esse costituiti e disegnati. Cio' vale per la Costituzione italiana del
1948, come per tutte le altre costituzioni, le quali sono di solito, se
degne del loro nome, patti di convivenza generati dall'accordo di tutte le
forze politiche rappresentative delle societa' cui sono destinate.
La legge di revisione costituzionale recentemente approvata dalla
maggioranza berlusconiana e' invece la carta d'identita' della destra, che
riflette la concezione e soprattutto la pratica della democrazia che e'
propria di questa destra e che questa destra - proprio perche' composta da
forze estranee o ostili al patto costituzionale del 1948 - intende imporre
come nuova carta d'identita' della Repubblica. Questa legge, d'altro canto,
equivale a una rottura non soltanto della continuita' costituzionale, ma del
paradigma stesso del costituzionalismo democratico: in breve, a una
sostanziale decostituzionalizzazione della nostra democrazia e alla
costituzionalizzazione di tutti i principali elementi di crisi - primo tra
tutti la personalizzazione del sistema politico e la concentrazione dei
poteri nelle mani del presidente del consiglio - introdotti dal
berlusconismo nella costituzione materiale della Repubblica. E' questo
l'aspetto piu' grave e allarmante dello scempio realizzato: la
trasformazione in costituzione formale di una concezione e di una pratica
anti-parlamentare e extra-costituzionale della democrazia largamente
penetrata nel senso comune, anche di sinistra, e gia' tradottasi in
un'alterazione del nostro assetto costituzionale. Ne e' prova il fatto che
in tutto il ceto politico, nella stampa e nella televisione, la riforma e'
stata identificata semplicemente con la cosiddetta devolution: come se
l'alterazione piu' importante, anzi la sola cosa veramente importante da
essa introdotta, fosse la parte, pur gravissima, dedicata al federalismo e
non quella, di gran lunga piu' devastante ma enormemente sottovalutata, che
riguarda l'assetto istituzionale del sistema politico.
E' dunque lo stravolgimento degli equilibri democratici introdotto da questa
riforma che deve essere innanzitutto denunciato nel corso della prossima
campagna referendaria. Mi limitero' a illustrare due manomissioni:
l'incredibile complicazione della funzione legislativa e la demolizione del
principio della rappresentanza politica.
*
Grazie alla prima manomissione, la funzione legislativa del Parlamento e'
destinata alla paralisi. L'attuale art. 70 - che si compone di una sola
riga: "La funzione legislativa e' esercitata collettivamente dalle due
Camere" - viene sostituito da un lunghissimo articolo che sembra il frutto
di una mente malata. Il nuovo testo introduce infatti ben quattro tipi di
fonti:
1. leggi di competenza della sola Camera cui il Senato puo' proporre
modifiche su cui la Camera decide in via definitiva;
2. leggi di competenza del solo Senato cui la Camera puo' proporre modifiche
su cui il Senato decide in via definitiva;
3. leggi di competenza congiunta di entrambe le Camere;
4. leggi di competenza del Senato sulle quali il governo, ove ne ricorrano
taluni presupposti, puo' proporre modifiche essenziali.
E' difficile capire se ci troviamo di fronte a una prova di dissennatezza
istituzionale oppure a un consapevole sabotaggio della funzione legislativa,
destinato a lasciare spazio illimitato alla decretazione d'urgenza del
governo. Possiamo infatti immaginare il caos istituzionale che proverra' da
una divisione delle competenze tra questi quattro tipi di fonti, a causa
delle incertezze e degli infiniti contenziosi che saranno generati da una
ripartizione inevitabilmente generica e astratta delle quattro classi di
materie ad essi attribuite. Per risolvere gli inevitabili conflitti che ne
nasceranno sono stati architettati una Commissione e un Comitato paritetici,
l'una di 60 e l'altra di 8 parlamentari - di fatto due nuove Camere -
competenti l'una a proporre un "testo unificato" in caso di disaccordo tra
Camera e Senato nelle leggi di competenza congiunta, l'altro a decidere su
quale delle quattro fonti e' chiamata a decidere. Ma non e' stato stabilito
che cosa accadra' se il testo elaborato dalla Commissione sulle materie di
competenza congiunta non sara' approvato da entrambe le Assemblee, o se non
sara' raggiunto l'accordo all'interno del Comitato. Ne' si e' previsto cosa
accadra' in caso di conflitto tra conflitti destinati ad essere risolti in
sedi diverse: l'uno tra Stato e Regione, sulle loro rispettive competenze,
affidato, in base all'art.134, al giudizio della Corte costituzionale;
l'altro tra Camera e Senato federale sulle medesime materie, destinato ad
essere risolto dai presidenti delle due Camere o dal Comitato da essi
istituito.
*
Ancor piu' grave e' la seconda manomissione, consistente in un duplice
svuotamento del principio della rappresentanza politica.
Viene innanzitutto soppresso, dal nuovo testo, il voto di fiducia delle
Camere nei confronti del Primo ministro, la cui legittimazione e' rimessa
direttamente al voto popolare. Si prevede solo che sia lo stesso Primo
ministro che, per disciplinare la propria maggioranza, possa "porre la
questione di fiducia e chiedere che la Camera dei deputati si esprima, con
priorita' su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del
Governo", ovviamente "per appello nominale". Sara' al contrario il Primo
ministro che potra' chiedere lo scioglimento delle Camere assumendone
"l'esclusiva responsabilita'". E' cosi' che il rapporto di fiducia tra
Parlamento e Governo si capovolge. Non sara' piu' il Governo che dovra'
avere la fiducia del Parlamento, ma sara' il Parlamento che dovra' avere la
fiducia del Primo ministro.
Viene in secondo luogo modificato lo statuto del parlamentare, trasformato
in un mandatario passivo della coalizione nella quale e' stato eletto e per
essa del suo capo. "La mozione di sfiducia", dice il nuovo art. 94, deve
essere sempre "votata per appello nominale e approvata dalla maggioranza
assoluta dei componenti" della Camera; nel qual caso comporta, oltre alle
dimissioni del Primo ministro, lo scioglimento della Camera medesima. Solo
la cosiddetta sfiducia costruttiva, cioe' accompagnata dalla designazione di
un nuovo Primo ministro, consente la prosecuzione della legislatura.
Tuttavia tale designazione deve essere operata "da parte dei deputati
appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non
inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera". Non solo. In forza
di un'altra norma anti-ribaltone, "il Primo ministro si dimette altresi'
qualora la mozione di sfiducia sia stata respinta con il voto determinante
dei deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni".
Non sara' insomma piu' possibile cambiare in Parlamento la maggioranza di
governo. Maggioranza e minoranza vengono blindate, sicche' solo i
parlamentari della maggioranza avranno - non gia' singolarmente, ma nel loro
insieme - un potere di iniziativa politica e di responsabilizzazione
dell'esecutivo, mentre i parlamentari della minoranza non conteranno nulla.
E' la fine della rappresentanza politica senza vincolo di mandato, essendo
ciascun parlamentare vincolato alla coalizione di appartenenza. Ed e' la
violazione vistosa del principio basilare della democrazia politica, sancito
dall'art. 67, secondo il quale "ogni membro del Parlamento rappresenta la
Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Ne risulta
infatti un mandato imperativo dall'alto che vanifica il ruolo di controllo
dell'intero Parlamento. Il suo effetto sara' quello non solo di emarginare
l'opposizione, ma anche di disciplinare, ricattare e neutralizzare - come
del resto e' di fatto accaduto in questa legislatura - ogni potere di
controllo della stessa maggioranza parlamentare.
*
E' intorno a questo scempio che oggi occorre informare e mobilitare
l'opinione pubblica nel corso della prossima campagna referendaria. Ma e'
chiaro che, per essere vinto, il referendum deve divenire una grande
battaglia civile di rifondazione della democrazia costituzionale, non
inquinata da proposte di compromesso del tipo "no a questa riforma" ma ad
altre, nuove proposte di "aggiornamento". E questo potra' avvenire tanto
quanto saranno soddisfatte due condizioni.
La prima e' che il referendum venga promosso, nei tre mesi che ci separano
dalla pubblicazione della legge di revisione sulla Gazzetta ufficiale, da un
fronte di forze ben piu' largo di quello richiesto dall'art. 138 della
Costituzione e gia' rappresentativo della maggioranza degli elettori: non
dunque soltanto da un quinto dei membri di una Camera, ma da tutti i
parlamentari dell'opposizione piu' quelli che nella maggioranza hanno
manifestato dubbi e contrarieta'; non soltanto da cinque Consigli regionali,
ma da tutti i Consigli regionali nei quali il centrosinistra e' maggioranza,
e percio' dalla maggioranza delle Regioni; non soltanto da 500.000 elettori,
ma da milioni di cittadini, utilizzando magari per la raccolta delle firme
le votazioni primarie finora programmate o da programmare in vista delle
prossime elezioni.
La seconda condizione e' che il referendum si svolga all'insegna
dell'emergenza democratica, oltre che costituzionale, e divenga un'occasione
per una riflessione critica e autocritica sulla gravita' della posta in
gioco, sui guasti prodotti da oltre un decennio di logoramento
costituzionale e sul nesso indissolubile che lega costituzione e democrazia.
Sotto questo aspetto la campagna per le elezioni politiche e quella
referendaria potranno avvantaggiarsi l'una dell'altra, avendo un tema
centrale comune: la sconfitta culturale, oltre che politica, del progetto
berlusconiano e della concezione della democrazia che e' alle sue spalle e,
insieme, la rifondazione, nello spirito pubblico, del carattere antifascista
e garantista della Costituzione repubblicana e del suo valore normativo di
programma politico e sociale, ancora in gran parte da attuare, e di
fondamento e presidio della nostra democrazia.

9. ESPERIENZE E RIFLESSIONI. ANNA MARIA CIVICO: UNA LETTERA A UNA E A TUTTE
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo questo testo di Anna Maria Civico. Anna Maria Civico (per
contatti: amcivico at hotmail.com), calabrese, ha vissuto a Catanzaro, Roma,
Malo (Vicenza), Venezia, attualmente vive a Terni; e' attrice, cantante,
trainer di canto e di teatro; conduce laboratori di teatro nella natura,
drammaturgia per un teatro ecocompatibile, laboratori di canto, laboratori
di teatro; molte utili informazioni su di lei sono nel suo sito:
www.mediarama.it/annamaria/ - ma queste minime informazioni non bastano
certo a rendere l'incanto del suo recitare, del canto suo, della sua viva
presenza: colta ricercatrice delle tradizioni popolari e sperimentatrice
inesausta di forme espressive, dolce e mite la sua voce e il suo sguardo
guarisce ferite, lenisce dolori, suscita riconoscimento di umanita',
costruisce cosi' - respiro per respiro, parola per parola - la pace
possibile e necessaria, nell'incontro infinito con l'altra e con l'altro]

La questione e' che il teatro non lo si pensa ancora in termini di mestiere
cosi' come le altre discipline artistiche.
Il teatro a cui mi riferisco non e' un percorso per ritrovare se stessi, e
comunque non lo e' piu' di qualsiasi altro lavoro, piuttosto lo amo come un
esercitarsi a fare le cose ad arte, a fare le cose con precisione, a fare le
cose con una attitudine tutta artigianale, a fare le cose con tutto il tempo
che richiede un processo artistico, tempi che non sono come quelli
quotidiani, e che contiene principi che non sono gli stessi del nostro
spazio privato, ne' del nostro spazio pubblico cosi' come lo conosciamo.
Allora c'e' una scelta precisa, anche di vita, nel fare un certo teatro e
che e' il mio luogo della politica, il mio luogo da cui indagare sulla
femminilita', sulla maschilita', il microcosmo che contiene il tutto, ed
allo stesso tempo una palestra del cuore. Si', non e' molto facile fare
teatro per una donna, ma non piu' che negli altri mestieri e in tutti i
sensi, i problemi del mercato, della critica, dei contenuti, delle politiche
interne ai gruppi sono i medesimi che altrove.
Allora la domanda e': c'e' bisogno del teatro? io ne ho bisogno ed oltre che
farlo ho bisogno di vederlo, ma non quello dei teatri come edifici,
piuttosto quello del teatro come colei/colui che osserva e preferisco
osservare all'aperto nello sfondo delle piazze colme di paesi letteralmente
colpiti e aggrediti dalla fede per Santu Roccu e delle sue gesta o della
Madonna di Polsi in Calabria, dove i corpi di chi partecipa e di chi guarda
sono fusi in un'unica passione ed i mezzi sono la cosa piu' importante, piu'
pura: l'esecuzione della musica, della danza, di testi detti al momento
giusto, la competenza e la consapevolezza insieme nei riguardi degli
strumenti e degli elementi: ritmo, melodie, parole, movimenti, passi tutti
insieme ad arte per produrre vibrazioni che fanno bene alla vita di tutti.
Penso che c'e' bisogno di un teatro anche ecocompatibile, un teatro della
cooperazione che non e' necessariamente un "teatro civile" ma un teatro
popolare, ecco qualcosa sta rinascendo per questo... ci vuole un certo
impegno, una certa costanza, una direzione che non tenga conto dei tanti
volti dell'apparenza.

10. MONDO. MARINA FORTI INTERVISTA MALALAI JOYA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 dicembre 2005.
Marina Forti, giornalista particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, dei
diritti umani, del sud del mondo, della globalizzazione, scrive per il
quotidiano "Il manifesto" sempre acuti articoli e reportages sui temi
dell'ecologia globale e delle lotte delle persone e dei popoli del sud del
mondo per sopravvivere e far sopravvivere il mondo e l'umanita' intera.
Opere di Marina Forti: La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati
ambientali nel Sud del mondo, Feltrinelli, Milano 2004.
Malalai Joya, attivista per i diritti umani, e' deputata al parlamento
afghano]

Eletto in settembre, il parlamento dell'Afghanistan si e' insediato ieri,
con una cerimonia inaugurale accompagnata da parole solenni. Dopo il
giuramento dei 351 membri delle due camere, il presidente Hamid Karzai ha
fatto appello alla riconciliazione nazionale - ed e' in nome della
riconciliazione che in parlamento siedono capi di milizie armate (i "signori
della guerra"), ex Taleban, accanto a indipendenti e a donne impegnate nella
societa'. Secondo l'organizzazione per i diritti umani Human rights watch,
il 60% dei deputati sono "warlord" o persone a loro legati.
E' per questo che Malalai Joya, deputata di appena 27 anni, esprime forti
riserve sulla "transizione alla democrazia" in Afghanistan: "Come si puo'
parlare di democrazia, all'ombra dei fucili? I grandi warlord sono al
potere, grazie alle armi, ai soldi, e al sostegno di alcuni paesi stranieri.
La campagna elettorale e' avvenuta nel loro segno. E ora molti di questi
signori siedono in parlamento", ci aveva detto qualche giorno fa, in visita
in Italia.
Eletta nella provincia di Farah con 7.813 preferenze, una valanga di voti
("in un paese dove si vota per fedelta' di clan, io ho raccolto consensi di
diversi gruppi"), Malalai si era fatta conoscere nel dicembre del 2003.
Allora lavorava con un'organizzazione non governativa per la promozione
delle donne afghane (Opawc). "Giravo nei villaggi, prendevo nota dei
problemi: salute, scuola, le molestie dei 'signori della guerra' che
controllano tutto". A Kabul era convocata la Loya Jirga, il "Gran consiglio"
tradizionale che doveva scrivere la nuova Costituzione dell'Afghanistan
post-taleban, e Malalai e' stata inviata tra i rappresentanti della sua
provincia. "A Kabul vedevo bene chi era intorno a me. Nei campi dei profughi
afghani in Pakistan, da interprete, avevo ascoltato le loro storie: sapevo
chi aveva distrutto il nostro paese e ora queste persone erano sedute li',
nella Loya Jirga, a discutere del futuro assetto dell'Afghanistan. Ho
chiesto di parlare per la nuova generazione afghana. Mi hanno dato tre
minuti: ma dopo un minuto mi hanno tolto la parola. Sono riuscita pero' a
dire che la legittimita' dell'assemblea era compromessa dalla presenza delle
stesse persone che hanno trasformato il paese in un teatro di guerre, e che
andrebbero portati ai tribunali internazionali. 'Se le rovine avessero la
lingua, parlerebbero per denunciarvi', ho detto. Un putiferio. Mi hanno
insultata, minacciata".
*
- Marina Forti: E' stato difficile candidarsi al parlamento?
- Malalai Joya: Mi hanno coperto di minacce e insulti. Dicevano "Malalai
infanga l'onore dei mojaheddin". Buttavano volantini con la mia foto senza
foulard, con scritto "prostituta". Il capo della tv di Farah, che e' un
fondamentalista, non ha mai dato spazio ai miei interventi. Ma nel bazar
ripetevano le cose che io dicevo. Durante la campagna elettorale molti hanno
fatto promesse: strade, scuole, diritti, democrazia. Io non avevo promesse
da fare: dicevo, faro' del mio meglio per riportare sicurezza e pace,
eguaglianza di diritti e diritti umani. Ma e' possibile realizzare tutto
questo in un parlamento dominato dagli stessi "signori della guerra" che
hanno distrutto il paese? Ho fatto una sola promessa agli elettori: che non
scendero' mai a compromessi con questi signori, continuero' a denunciare
questi nemici giurati dei diritti umani, delle donne e della democrazia in
Afghanistan. Cerchero' di dare battaglia. Alla fine, gli elettori si sono
fidati di me. Sono felice di essere in parlamento, ora potro' parlare.
*
- Marina Forti: Quali sono i problemi piu' urgenti per gli afghani?
- Malalai Joya: La sicurezza. E' ancora piu' importante del cibo e
dell'acqua: non c'e' sicurezza in Afghanistan, ne' per le donne ne' per gli
uomini, e la ragione e' che la legge e' fatta dai warlord. Molti ormai hanno
perso fiducia nel processo democratico. Gli afghani si erano fidati di
Karzai perche' non ha sangue sulle sue mani. Erano andati a votare con
entusiasmo. Ma poi lui e' venuto a compromessi con i vecchi signori della
guerra, li ha messi nel suo governo. I fondamentalisti hanno imparato il
linguaggio della democrazia, ma la loro ideologia non e' cambiata. Si', a
Kabul le donne possono andare a scuola, lavorare. Ma tra la capitale e le
province la differenza e' abissale. L'Afghanistan resta un paese maschile.
Non c'e' liberta' per le donne, ne' liberta' di stampa. Ne' lavoro. L'unica
attivita' che prospera e' l'oppio, siamo il piu' grande esportatore, e
l'oppio e' una mafia a cui sono legati anche dei ministri. Mancano strutture
sanitarie e scuole. Un po' di soldi arrivano, ma non vanno nelle opere
pubbliche. Dove vanno a finire? E poi manca ogni controllo sulla legalita'.

11. MAESTRI. MOHANDAS GANDHI: LA VIA
[Da Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino
1973, 1996, p. 313. Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu'
grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il
fondatore della nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e
principio d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione
e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro
la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito
del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico.
Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la
teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione
economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il
30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e
che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti
discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione,
della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un
giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una
natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere
contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef. Altri volumi sono stati
pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche
come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra
essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce
della verita'. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da
altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi, Martin
Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo
Devono gli ebrei farsi massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un
acuto commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara,
Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il
mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi,
Il Mulino; il recentissimo libro di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra
gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio
Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di
Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier Cesare
Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre:
Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una
importante testimonianza e' quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro,
Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma
Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna.
Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di
Lanza del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock,
Giorgio Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione
e' quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una
interessante sintesi e' quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi,
Anterem]

Il poeta ha detto: "La via della Verita' e' fatta per il coraggioso, mai per
il codardo". La via della verita' e' la via della nonviolenza.

12. MAESTRE. HANNAH ARENDT: NON POSSIAMO RINVIARE
[Da Archivio Arendt, 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003, p. 81 (e' un
passo da un saggio del 1954). Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia
ebraica nel 1906, fu allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del
nazismo la costringe all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule
in America; e' tra le massime pensatrici politiche del Novecento; docente,
scrittrice, intervenne ripetutamente sulle questioni di attualita' da un
punto di vista rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori'
a New York nel 1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali
(quasi tutti tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di
seguito non diamo l'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo
l'anno dell'edizione originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima
edizione 1951), Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano;
Rahel Varnhagen (1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961),
Garzanti, Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963),
Feltrinelli, Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e
incompiuto e' apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una
raccolta di brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna,
Sugarco, Milano, 1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers
(Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con
Mary McCarthy (Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary
McCarthy 1949-1975, Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti
vari e' Archivio Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio
Arendt 2. 1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta
Responsabilita' e giudizio, Einaudi, Torino 2004. Opere su Hannah Arendt:
fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt,
Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella,
Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della
politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores
d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente
e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di),
Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro
sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann,
Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001. Per chi legge il tedesco due
piacevoli monografie divulgative-introduttive (con ricco apparato
iconografico) sono: Wolfgang Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei
Hamburg 1987, 1999; Ingeborg Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000]

Non possiamo rinviare la nostra lotta contro il totalitarismo al momento in
cui lo avremo pienamente "compreso", perche' non lo comprenderemo e non
possiamo aspettarci di comprenderlo compiutamente finche' non sara' stato
definitivamente sconfitto.

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1152 del 22 dicembre 2005

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