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La nonviolenza e' in cammino. 1154



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1154 del 24 dicembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Angela Dogliotti e Beppe Marasso: Ci abboniamo ad "Azione nonviolenta"
perche'...
2. Giampiero Girardi: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
3. Carlo Gubitosa: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
4. Cristiano Lucchi: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
5. Raffaella Mendolia: Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche'...
6. "Ascoltare e parlare"
7. Joseph Halevi ricorda Paolo Sylos Labini
8. Fabio Corazzina: Questi giorni
9. Tommaso Valentinetti: Cercando le vie
10. Marinella Correggia intervista Tom Regan
11. Una postilla bibliografica al testo che precede
12. Ingeborg Bachmann: Il tempo dilazionato
13. Simone Weil: Fino a che punto
14. Mauro Otello Fedenisci: Del diffidar sincero l'elogio breve e acre
15. Letture: Martin de Riquer, Don Chisciotte e Cervantes
16. Letture: Barbara Ehrenreich, Una paga da fame
17. Letture: Joel Kotek, Pierre Rigoulot, Il secolo dei campi
18. Letture: Thomas Merton, La pace nell'era postcristiana
19. Riletture: Arrigo Pacchi (a cura di), Materialisti dell'Ottocento
20. Riletture: Sebastiano Timpanaro, Sul materialismo
21. La "Carta" del Movimento Nonviolento
22. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI DI LAVORO. ANGELA DOGLIOTTI E BEPPE MARASSO: CI ABBONIAMO AD
"AZIONE NONVIOLENTA" PERCHE'...
[Ringraziamo Angela Dogliotti e Beppe Marasso (per contatti:
maradoglio at libero.it) per questo intervento.
Angela Dogliotti Marasso, rappresentante autorevolissima del Movimento
Internazionale della Riconciliazione e del Movimento Nonviolento, svolge
attivita' di ricerca e formazione presso il Centro studi "Sereno Regis" di
Torino e fa parte della Commissione di educazione alla pace
dell'International peace research association; studiosa e testimone,
educatrice e formatrice, e' una delle figure piu' nitide della nonviolenza
in Italia. Tra le sue opere segnaliamo particolarmente Aggressivita' e
violenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino; il saggio su Domenico Sereno Regis,
in AA. VV., Le periferie della memoria, Anppia - Movimento Nonviolento,
Torino-Verona 1999; con Maria Chiara Tropea, La mia storia, la tua storia,
il nostro futuro, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2003; Con Elena Camino (a
cura di), Il conflitto: rischio e opportunita', Edizioni Qualevita, Torre
dei Nolfi (Aq) 2004.
Beppe Marasso, prestigioso rappresentante del Movimento Internazionale della
Riconciliazione e del Movimento Nonviolento, e' da sempre impegnato nei
movimenti di pace e nonviolenti, e in molteplici attivita' di solidarieta',
ecopacifiste e per i diritti; suoi contributi sono in vari volumi.
Un ricordo di Achille Croce, scritto da Enrico Peyretti, e' nel n. 703 di
questo notiziario]

Ci abboniamo ad "Azione nonviolenta" perche' pensiamo che dalle riflessioni
della rivista (redazione, lettori, amici, amiche) possano venire degli
spunti per progettare e praticare un "programma costruttivo" in Val Susa.
Chi l'ha profeticamente anticipato con la sua vita, il suo lavoro, il suo
pensiero e' stato Achille Croce di Condove.
Operaio della Moncenisio, contadino, insegnante di yoga, di cordialissima
socialita' e di alta spiritualita', fondo' agli inizi degli anni settanta il
Gvan (Gruppo valsusino di azione nonviolenta), gruppo che e' tuttora uno dei
protagonisti della lotta no tav.
Achille e' morto il 3 ottobre 2003.
Vorremmo dare una mano affinche' sulle bandiere e cartelli del formidabile
movimento valsusino, accanto a "No tav", comparisse anche un simbolico "Si'
Achille".

2. STRUMENTI DI LAVORO. GIAMPIERO GIRARDI: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Giampiero Girardi (per contatti: gia.gir at tin.it) per questo
intervento. Giampiero Girardi e' animatore di "Franz Jaegerstaetter Italia"
e curatore dell'edizione italiana del libro di Erna Putz su Jaegerstaetter,
autore e curatore di ricerche e pubblicazioni per una cultura della pace,
attivo nella promozione della nonviolenza]

Sono abbonato ad "Azione nonviolenta" da quasi trenta anni. E' l'unica
rivista, tra le tante, di cui ho conservato tutti i numeri. Lo faccio
perche' la considero un po' una "linfa vitale" che mi permette di succhiare
ogni mese qualche goccia di nonviolenza. Trovo corroborante e incoraggiante
lo sforzo che essa fa di tradurre nell'oggi e in modo innovativo i principi
e gli insegnamenti della nonviolenza. E' diventata per me uno strumento
indispensabile di formazione, di aggiornamento, di informazione. Per questo
non si puo' perdere neppure un numero.

3. STRUMENTI DI LAVORO. CARLO GUBITOSA: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Carlo Gubitosa (per contatti: c.gubitosa at peacelink.it) per
questo intervento. Carlo Gubitosa e' segretario di "Peacelink" (la
principale rete telematica pacifista italiana, sito: www.peacelink.it),
collabora con varie testate ed e' uno dei piu' noti operatori
dell'informazione di area pacifista e nonviolenta. Tra le opere di Carlo
Gubitosa: (con Enrico Marcandalli e Alessandro Marescotti), Telematica per
la pace, Apogeo, Milano 1996; Oltre internet, Emi, Bologna 1997;
L'informazione alternativa, Emi, Bologna 2002; Genova, nome per nome, Berti,
Piacenza 2003]

Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche' conosco e stimo il suo direttore
Mao Valpiana. Mao non e' un pacifista da salotto, ne' un confezionatore di
parole a vuoto, ma e' una persona che attraverso tutto il suo percorso di
vita ha saputo unire l'azione diretta nonviolenta alla comunicazione dal
basso, due attivita' che Aldo Capitini ha indicato come i veri motori del
cambiamento sociale.
Sostenere questa rivista equivale a sostenere una persuasione profonda che
e' stata capace di cambiare piu' volte la faccia del pianeta, ma significa
anche sostenere persone pulite e oneste che ci regalano parole non
geneticamente modificate dalla corruzione interiore, dalla
spettacolarizzazione della vita e dal plagio pubblicitario che oggi
inquinano la nostra mente prima ancora che la nostra informazione e la
nostra cultura.
Un abbonamento ad "Azione nonviolenta" e' il miglior antidoto alla
rassegnazione.

4. STRUMENTI DI LAVORO. CRISTIANO LUCCHI: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA"
PERCHE'...
[Ringraziamo Cristiano Lucchi (per contatti: cristiano.lucchi at gmail.com) per
questo intervento. Cristiano Lucchi, fiorentino, giornalista dal 1999, si e'
specializzato nella comunicazione dei temi legati ai movimenti sociali e
alla societa' civile organizzata, curando l'ufficio stampa del Forum Sociale
Europeo di Firenze, della campagna Bandiere di Pace e di quella dell'Onu per
gli Obiettivi del millennio; e' responsabile della comunicazione della Rete
Lilliput; collaboratore di "Diario", "L'Unita'", "Carta", "Il
manifesto","Liberazione", "Il Tirreno", "Narcomafie", "Lo Straniero",
"Redattore Sociale", Novaradio e Controradio - per i quali ha curato
reportages dall'Argentina, dal Brasile, dal Messico e dalla Turchia - e'
direttore di "Agenzia di base - Altracitta'"; cura inoltre, presso l'ufficio
stampa della giunta regionale Toscana, il settore economico e della
responsabilita' sociale delle imprese; e', insieme ad altri, l'ideatore di
"Metamorfosi, agenzia di comunicazione per il cambiamento sostenibile"]

Mi abbono ad "Azione nonviolenta" perche' e' una traccia preziosa per
sovvertire l'immaginario economico in cui viviamo; perche' e' una testata
storica nel panorama della nonviolenza italiana; perche' promuove la pace e
contrasta la guerra con azioni concrete; perche' e' antifascista e perche'
e' piacevole da leggere.

5. STRUMENTI DI LAVORO. RAFFAELLA MENDOLIA: MI ABBONO AD "AZIONE
NONVIOLENTA" PERCHE'...
[Ringraziamo Raffaella Mendolia (per contatti: raffamendo at libero.it) per
questo intervento. Raffaella Mendolia fa parte del comitato di coordinamento
del Movimento Nonviolento, ed ha a suo tempo condotto per la sua tesi di
laurea una rilevante ricerca sull'accostamento alla nonviolenza in Italia]

Chi si abbona ad una rivista oggi, normalmente lo fa per la comodita' di
ricevere una rivista che gli interessa e comprerebbe comunque, senza pero'
doversi scomodare a cercarla in negozio, o rischiare di perdere qualche
numero.
Abbonarsi ad "Azione nonviolenta" invece ha un significato piu' ampio. Non
solo perche' l'abbonamento e' il metodo migliore per averla, visto che
trovarla in giro e' quasi impossibile, ma anche perche' ha una funzione
importantissima per la nonviolenza italiana e in particolare per il
Movimento Nonviolento, di cui da sempre rappresenta il canale di
comunicazione verso l'esterno.
Permettere di vivere a questa rivista significa dare riconoscimento a chi,
con grandi sforzi e dedizione, ha  consentito la continuita' nella storia di
"Azione nonviolenta" e del Movimento Nonviolento dalla sua fondazione negli
anni Sessanta.
Significa anche alimentare un dibattito sano e critico sulla realta' di
oggi, fatto da chi "guarda la vita con occhio nonviolento". Significa
assicurare un futuro alla nonviolenza e custodire memoria delle vicende e
esperienze passate.

6. STRUMENTI DI LAVORO. "ASCOLTARE E PARLARE"
"Azione nonviolenta" e' la rivista mensile del Movimento Nonviolento fondata
da Aldo Capitini nel 1964, e costituisce un punto di riferimento per tutte
le persone amiche della nonviolenza.
La sede della redazione e' in via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org
L'abbonamento annuo e' di 29 euro da versare sul conto corrente postale n.
10250363, oppure tramite bonifico bancario o assegno al conto corrente
bancario n. 18745455 presso BancoPosta, succursale 7, agenzia di Piazza
Bacanal, Verona, ABI 07601, CAB 11700, intestato ad "Azione nonviolenta",
via Spagna 8, 37123 Verona, specificando nella causale: abbonamento ad
"Azione nonviolenta".

7. MEMORIA. JOSEPH HALEVI RICORDA PAOLO SYLOS LABINI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 dicembre 2005.
Joseph Halevi, economista e saggista, acuto commentatore delle principali
questioni internazionali, e' docente di economia all'Universita' di Sydney
in Australia e di Grenoble in Francia, collabora abitualmente con il
quotidiano "Il manifesto".
Paolo Sylos Labini, prestigioso economista, e' nato a Roma nel 1920,
professore emerito all'Universita' di Roma, ha insegnato nelle universita'
di Catania, Bologna, Roma, ed e' stato visiting professor nelle universita'
di Cambridge, Oxford, Harvard, MIT, Citta' del Messico, Jamaguchi, Rio de
Janeiro, Sidney, Roskilde, Nizza; membro di molte istituzioni accademiche e
comitati scientifici, insignito di numerose onorificenze. All'attivita' di
studioso ha sempre affiancato un intenso e persuaso impegno civile. E'
deceduto alcuni giorni fa. Opere in volume di Paolo Sylos Labini:
collaborazione al volume di  Alberto Breglia, L'economia dal punto di vista
monetario, Edizioni Dell'Ateneo, seconda edizione 1953; Oligopolio e
progresso tecnico, Giuffre', 1956, seconda edizione 1957, successive
edizioni Einaudi 1964, 1967, 1972, 1975, tradotto in inglese, in polacco, in
giapponese, in spagnolo, in cecoslovacco, in portoghese; Economie
capitalistiche ed economie pianificate, Laterza, 1960; collaborazione al
volume di Alberto Breglia, Reddito sociale, Edizioni dell'Ateneo, 1965;
Problemi dell'economia siciliana, Feltrinelli, 1966; Problemi dello sviluppo
economico, Laterza 1970, tradotto in giapponese; Sindacati, inflazione e
produttivita', Laterza, 1972, tradotto in inglese; Saggio sulle classi
sociali, Laterza, 1974, dieci edizioni, tradotto in giapponese, catalano,
spagnolo, portoghese; Lezioni di Economia. Volume I: Questioni preliminari,
La macroeconomia e la teoria keynesiana, Edizioni dell'Ateneo, 1979; Lezioni
di Economia. Volume II: Microeconomia, Edizioni dell'Ateneo, 1982; Le forze
dello sviluppo e del declino, Laterza, 1984, tradotto in inglese; Il
sottosviluppo e l'economia contemporanea, Laterza, 1983, tradotto in
spagnolo; Ensaios sobre desenvolvimento e precos, Forense Universidade, Rio
de Janeiro 1984; Le classi sociali negli anni '80, Laterza 1986, sei
edizioni, tradotto in tedesco ed in spagnolo; Nuove tecnologie e
disoccupazione, Laterza, 1989; Elementi di dinamica economica, Laterza 1992;
con A. Roncaglia, Il pensiero economico. Temi e protagonisti, Laterza, 1995;
Progresso tecnico e sviluppo ciclico, Laterza, 1995, tradotto in inglese;
Carlo Marx: e' tempo di un bilancio (a cura di), Laterza 1994; La crisi
italiana, Laterza; Sottosviluppo: una strategia di riforme, Laterza, 2001,
tradotto in inglese; Un paese a civilta' limitata, Laterza, 2002; Berlusconi
e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato, Laterza, 2003]

Si era nel 1968, in pieno bailamme studentesco, quando andai per la prima
volta a trovare Paolo Sylos Labini alla Facolta' di Statistica. Non ero
studente di economia, ma da buon comunista trinariciuto e assiduo lettore
dei libri di Emilio Sereni e della rivista "Problemi del socialismo",
pensavo allora che l'economia politica di Marx e dei marxisti moderni fosse
la scienza della societa'. In tale contesto consideravo il suo Oligopolio e
progresso tecnico - un libro da premio Nobel - come la formulazione piu'
compiuta del problema del capitalismo monopolistico contemporaneo. E le tesi
ivi contenute si integravano benissimo con quelle di due marxisti coevi come
Michal Kalecki e Paul Sweezy. La differenza consisteva nel fatto che mentre
nei primi due autori il ruolo macroeconomico dell'oligopolio e' presentato
sulla base di intuizioni, in Sylos tale ruolo, che in assenza di stimoli
esterni e' prevalentemente stagnazionistico, emergeva dall'analisi riguardo
alla connessione tra processi produttivi oligopolistici e alla questione
degli sbocchi.
Quel libro - pubblicato nel 1956, e tradotto in inglese per la Harvard
University Press nel 1962 - non ha perso validita' analitica. Per la
sinistra italiana il volume di Sylos fu fondamentale in quanto ruppe la
visione statica delle analisi in termini di "grandi monopoli" cui si
aggrappavano tanto il Pci che la Cgil. Il pensiero innovativo che in Italia
si sviluppo' negli anni Sessanta - si pensi per esempio al lungo articolo di
Vittorio Rieser su "Quaderni rossi", al libro di Camillo Daneo
sull'agricoltura e lo sviluppo capitalistico, ai dibattiti sulla rivista
trimestrale della Cgil "Quaderni di Rassegna sindacale" (allora
magistralmente diretta da Aris Accornero), nonche' agli articoli pubblicati
da "Problemi del socialismo" - deve molto alla teorizzazione sviluppata da
Sylos Labini. Di tutte queste analisi poi la sinistra non fece niente, e
quella stagione fini' anche grazie al terrorismo ed ai servizi segreti
"deviati". Cosi' l'Italia divenne, per usare il titolo del bel libro di
Guido Crainz, Il paese mancato.
Se oggi non credo piu' che l'economia nelle sue diverse forme sia la scienza
della societa' - perche' non penso che quest'ultima sia scientificamente
apprendibile - lo devo in parte a Sylos Labini, sebbene siano stati
necessari i tracolli del 1991 per farmene rendere conto. Nel 1983 in un
post-scriptum dell'edizione inglese del suo stupendo saggio sullo sviluppo
economico in Marx e Schumpeter, Sylos Labini scriveva riguardo al rispettivo
ruolo delle forze economiche e culturali: "Oggi non considero piu' le prime
come dominanti ma neanche una e' subordinata all'altra", per cui -
aggiungeva - "ponendo le pure forze economiche allo stesso livello di quelle
culturali, non avrei potuto vedere i conflitti economici, che nella
concezione di Marx sono sussunti nella nozione di lotta di classe, come
unicamente o assolutamente dominanti". Pertanto, sosteneva Sylos, esistono
altri conflitti - da quelli religiosi a quelli etnici, a quelli culturali -
che devono essere studiati nella loro dimensione propria: "La realta'
sociale che cerchiamo di capire e' estremamente complessa e una chiave che
apra tutte le porte non esiste". Scritte con riferimento a un certo
determinismo marxista, queste parole acquistano una forza ulteriore se si
pongono a confronto con i discorsi di economisti e politologi odierni, tutti
imperniati sull'assolutizzazione del mercato.

8. RIFLESSIONE. FABIO CORAZZINA: QUESTI GIORNI
[Da "Pax Christi news", n. 44, del 23 dicembre 2005 (per contatti: e-mail:
info at paxchristi.it o anche segreteria at paxchristi.it, sito:
www.paxchristi.it), riprendiamo il seguente intervento. Don Fabio Corazzina,
coordinatore nazionale di Pax Christi, impegnato anche nella Rete Lilliput
ed in molte iniziative di pace e di solidarieta', e' una delle piu'
prestigiose figure dell'impegno nonviolento in Italia]

Corrono giorni, quelli di questa modernita' postcristiana che trova casa
dentro e fuori la chiesa, in cui sembra che nessuno di noi possa sottrarsi
alla impellente necessita' di dividere il mondo, di dividere l'umanita' in
buoni e cattivi, in bene e male. E' il virus terribile della paura che
giustifica ogni gesto e ogni violenza, ogni limitazione della liberta' e
della corresponsabilita' in nome della sicurezza e del controllo. E' il
virus terribile di chi confonde clonazione e generazione, di chi non
contempla l'incontro con l'altro per dare vita.
E' il virus terribile che genera sospetto, che genera diffidenza, che genera
divisione. E' il virus terribile che genera i nemici, che genera gli
avversari, che genera le ragioni e i dogmi che calpestano l'umano e che
calpestano Dio stesso, quel Dio che si e' fatto uomo e ha condiviso con noi
la costruzione di un mondo nuovo e di una terra nuova.
*
Corrono giorni, quelli del Natale, in cui piu' che la dolcezza e l'intimita'
del bambino nella culla, celebriamo la travolgente verita' di un Dio che si
riveste di carne e soffre, gioisce, ama, condivide le sconfitte, sogna
approdi nuovi; di un Dio che si trova subito braccato da re e gerarchi, da
dottori della legge e sacerdoti del tempo, preoccupati e spiazzati della sua
ingenua trasparenza; di un Dio che camminando sulle strade del quotidiano
sente e condivide l'intimita' piu' profonda delle donne e uomini incontrati,
che si sentono giudicati piu' che amati, e vuole farsi voce delle loro
domande: perche' io, con il mio amore e il mio matrimonio difeso in  tutti i
modi ma fallito, sono posto fuori? Ho cercato verita' e la verita' non mi ha
liberato, mi ha condannato? Perche' preferite e date appoggio alle facciate
e non vi meravigliate piu' della bellezza di chi non si accontenta ma cerca,
cerca, cerca? Perche' la mia diversita' mi relega? Perche' la mia
omosessualita' e' scandalo? Perche' il mio essere donna chiude troppe
strade, nonostante sorrisi e ammiccamenti? Perche' la mia appartenenza
religiosa diversa mi allontana dal vostro cammino; io volevo solo vivere con
voi il pellegrinaggio verso l'umanita', verso Dio? Perche', perche',
perche'...
*
Corrono giorni in cui in nome della pace si giustificano gli eserciti, in
nome della liberta' si limitano le liberta', in nome della lotta al
terrorismo si ritorna a giustificare la guerra (non giusta ma
giustificabile), in nome della speranza si comprano i sogni dei popoli, in
nome del dialogo ci si arrocca sulle verita', in nome dell'identita' si
sospetta della diversita', in nome della sicurezza si militarizza il
territorio e ci si riarma, in nome della difesa si ridicolizza la
nonviolenza.
Corrono tempi cosi' fatti, in cui la fatica di ammettere alcune
responsabilita' ci mette l'uno contro l'altro. Tempi in cui un comunicato
stampa sulla Marcia della pace di fine anno a Trento dal titolo
"Precisazioni in merito ad alcune dichiarazioni riportate dai media" dice
che qualcuno "alimenta ad arte alcune polemiche prive di fondamento",
genera equivoci per un "modo improprio di procedere", perche' si e' ritenuto
di "avere la responsabilita' dell'iniziativa", e che sono "fuori luogo ogni
altra interpretazione e ulteriori affermazioni che volessero accreditare
inesistenti prevaricazioni". Non continuo, ma devo dire che ho trovato il
linguaggio duro, distaccato, quasi intimidatorio e, scusate, lontano da
quello che e' accaduto. Mi dispiace, io sento la corresponsabilita' di
questa iniziativa, fin dall'inizio ho partecipati agli incontri
organizzativi, cosi' come tutti coloro che a diverso titolo, come
appartenenti a Pax Christi o ad alcune realta' locali di Trento, Bolzano e
Rovereto, hanno collaborato alla sua realizzazione. Pensavo che questo
dovesse essere motivo di gioia, come lo e' stato per me: finalmente qualcuno
che si prende a carico le situazioni, che si appassiona, ci soffre, ci mette
del suo. Forse non ci si e' capiti, forse la paura di essere attaccati ha
prevalso sulla meraviglia,  forse quella cultura del sospetto che
inizialmente citavo ci ha travolto, anche come chiesa.
*
Bene, che fare? Io una proposta l'avrei. Visto che il pesante comunicato
stampa e' stato emesso dalla sala stampa della Cei, credo sia giunto il
tempo dei volti e dei nomi (una bella metodologia nonviolenta), non dei
comunicati o dei messaggi a distanza, che non ci aiutano piu' a chiarire. I
giorni precedenti la marcia della pace come movimento (Pax Christi) a Trento
viviamo un convegno dal titolo "Infaticabili provocatori di nonviolenza, il
nesso fra le grandi e le piccole scelte", invitiamo mons. Giuseppe Betori a
stare con noi e aprire un dialogo sereno, sincero e fruttuoso sul tema dei
metodi e contenuti della  corresponsabilita' nella Chiesa. Sara' un modo per
celebrare insieme, proprio a Trento, la grandezza del Concilio Vaticano II.
Sara' anche l'inizio di un contributo che come movimento di pace vogliamo
offrire al prossimo convegno ecclesiale di Verona. Incontrarci vorra' dire
anche prepararci a camminare insieme la notte dell'ultimo dell'anno e
gustare affaticati ma gioiosi dell'alba della pace, invocata nella
preghiera.
Ecco perche' speriamo che non manchiate: in fondo la marcia proposta da Pax
Christi e' stata fatta propria e promossa dalla Chiesa italiana, dalla
Caritas e dalla diocesi di Trento. Insieme sulle vie della verita' e della
pace, volto a volto, mano a mano, passo a passo. C'e' bisogno di questo,
nient'altro che di questo. E sulla strada non c'e' passo insignificante, non
c'e' passo piu' importante, c'e' solo un "popolo in cammino", l'augurio del
Concilio Vaticano II.
Una parola poi per Antonio Papisca e Arturo Paoli, amici e competenti
costruttori di pace, costantemente capaci di coniugare la forza del diritto
internazionale e umanitario e del vangelo della giustizia e della
condivisione, e sempre disponibili a un fecondo confronto e a una proficua
collaborazione. Li ho sempre considerati maestri e oggi ancora di piu'.
Grazie Antonio, grazie Arturo. Spero di incontrare anche voi alla marcia.
Ancora una volta ribadisco che il problema non sono le persone chiamate, e
come potremmo permetterlo, ma il metodo, che, onestamente devo dire, in
questo caso non ha funzionato.
*
Io sono figlio di contadini, la terra e' mia madre, e la terra mi ha
insegnato tanto in termini di fatica, di pazienza, di cura e di attesa.
Anche Gesu' la cita spesso. Vi ricordate il passo "dell'uomo che aveva
seminato buon grano nel suo campo, ma il nemico di notte vi semino' la
zizzania". C'e' un campo che e' questo mondo, l'uomo, la societa', la chiesa
stessa, un campo di ombre e luci, di speranze e delusioni, di buon grano e
di cattiva zizzania. C'e' un campo che e' la nostra vita, la nostra storia,
la nostra realta' in cui si intrecciano le radici del bene e del male. I
servi del potere o del padrone, convinti di fargli un piacere corrono e si
rendono disponibili: "Vuoi che andiamo a strappare la zizzania? Ci pensiamo
noi!". Ma la risposta  e' altrettanto chiara e decisa: "No! Rischiate di
strappare via anche il grano buono". E' vero, chi coltiva la terra sa che le
radici si intrecciano e sa che la vittoria sulla zizzania potrebbe essere la
sconfitta di tutti.
Gesu', piccolo e indifeso "padrone" del mondo e profondo conoscitore
dell'intimita' di ogni donna e di ogni uomo, ci invita a non fissare il
nostro sguardo sulle erbacce, ma a imparare da lui che vede, coglie e gusta
del grano di ogni campo. E attorno al tavolo della vita ci dice con infinito
amore: non agire con violenza, rischi di creare un deserto. Lo puoi anche
chiamare pace, ragione, verita', tradizione, legge, dogma... ma e' solo un
deserto, una messe di sconfitte.
*
Buon Natale ai cuori inquieti, alle menti contorte, alle vite spezzate, ai
sorrisi travolgenti, ai silenzi pieni di meraviglia, alle urla inquietanti,
ai piccoli pieni di futuro e ai grandi pieni di paure. Buon Natale a tutti
coloro che in ogni angolo della terra, donne e uomini, piccoli e grandi,
potenti e deboli, sapienti e studenti, profeti e scontati, credenti e non
credenti, cristiani e non cristiani, si sentono e si desiderano "amici del
genere umano".
Tenero e giocoso Re del mondo, Signore della vita che chiedi solo di essere
accolto e abbracciato, insegnaci che unicamente "la verita' ci fara'
liberi".

9. RIFLESSIONE. TOMMASO VALENTINETTI: CERCANDO LE VIE
[Ancora da "Pax Christi news", n. 44, del 23 dicembre 2005 (per contatti:
e-mail: info at paxchristi.it o anche segreteria at paxchristi.it, sito:
www.paxchristi.it), riprendiamo il seguente intervento. Tommaso
Valentinetti, nato a Ortona nel 1952, studi di teologia a Chieti, a Roma e a
Gerusalemme, sacerdote dal 1977, vescovo di Termoli-Larino dal 2000,
arcivescovo di Pescara-Penne dal 2005, e' vicepresidente della Conferenza
episcopale abruzzese-molisana, presidente di Pax Christi Italia, membro
della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la
giustizia e la pace]

Credo che la lunga lettera di don Fabio esprima bene la gran fatica che lui
ha fatto in questi mesi per poter giungere ad una buona organizzazione e ad
un buon programma per la marcia e per il convegno.
Le mediazioni, alle volte molto difficili, sono state molto faticose. Lo
ringrazio per quanto ci ha fatto condividere e accolgo tutti i suoi inviti e
le sue riflessioni che faccio anche miei. Pensavamo di essere giunti alla
definizione del programma della marcia per la pace, quando i vescovi si sono
riuniti ad Assisi, per l'assemblea nazionale a meta' novembre. In quella
sede il vescovo di Trento mons. Bressan, il vescovo presidente della
Commissione Cei mons. Miglio, il vescovo mons. Montenegro presidente della
Caritas ed io avevamo accolto il programma dei relatori presentato dal
tavolo di lavoro piu' volte riunitosi a Trento. Evidentemente non era cosi',
visto le tante polemiche che ci hanno accompagnato fino ad oggi.
Faccio mio l'invito di don Fabio a partecipare alla marcia, anche per essere
maggiormente i testimoni di una nonviolenza che ci appartiene e su cui
vogliamo sempre riflettere, cercando le vie per attuarla. Il mio desiderio
ed il mio augurio e' che tutti possiamo donare la nostra vita, nella Chiesa,
per affermare questo ideale. Con questo proposito continueremo a vivere e ad
amare questa Chiesa, questa dei nostri giorni e dei nostri tempi, don Milani
insegna, senza alcuna riserva.

10. RIFLESSIONE. MARINELLA CORREGGIA INTERVISTA TOM REGAN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 dicembre 2005.
Marinella Correggia e' una giornalista particolarmente attenta ai temi
dell'ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza. Tra le sue pubblicazioni: Manuale pratico di ecologia
quotidiana, Mondadori, Milano 2000, 2002.
Tom Regan, nato nel 1938 a Pittsburgh, Pennsylvania, docente di filosofia
alla North Carolina State University (Usa), membro della American
Philosophical Association, fondatore e presidente della Culture and Animals
Foundation, e' autore di molti interventi sul tema della liberazione degli
animali e sulla filosofia dei diritti degli animali; e' uno dei riferimenti
teorici del movimento animalista. Opere di Tom Regan: (con Peter Singer),
Diritti animali, obblighi umani, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1987; I
diritti animali, Garzanti, Milano 1990; Gabbie vuote, la sfida dei diritti
animali, Edizioni Sonda, 2005]

L'obiettivo di eliminare dal mondo le sbarre e le catene e' evidentemente
rivoluzionario, tanto piu' se si riferisce a quell'ulteriore frontiera che
e' la liberazione degli animali; di terra, aria e acqua. Per essi la vita
(in questo mondo che per gli stessi umani e per la natura e' spesso un mare
di pece) e' un eterno olocausto, secondo l'espressione dello scrittore Isaac
B. Singer. La necessita' di allargare la sfera degli esseri viventi i cui
interessi sono presi in considerazione e' al centro di diversi studi,
etologici, filosofici e psicologici. Ad esempio, lo psicanalista
statunitense Jeffrey Moussaieff Masson, autore de Il maiale che cantava alla
luna, ha studiato gli animali "da reddito", galline e vitelli, maiali e
capre, pecore e oche ecc., verificando che il loro essere senzienti indica
non solo la dimensione di base della sensibilita', cioe' aver paura, aver
dolore, sentire, vedere, ma hanno emozioni molto sottili: amicizia,
nostalgia, voglia di liberta'. Il cammino verso la fine delle gabbie non e'
un'utopia ed e' per molti tratti sovrapponibile a quello verso la
liberazione umana (un sito di riflessione dedicato a questo nesso e'
Liberazioni). Questa e' la linea del filosofo statunitense Tom Regan,
attivista per i diritti degli animali (Animal Rights Advocates, in sigla
Ara), mentre esce l'edizione italiana del suo ultimo libro, Gabbie vuote
(Sonda, 2005). Come scrivono i curatori dell'edizione italiana Massimo
Filippi e Alessandra Galbiati, Gabbie vuote funziona come un paio di
occhiali che "portano in primo piano quel che e' nascosto ai piu'; una volta
indossati sara' difficile pensare che possa esistere qualcosa come i diritti
umani senza quelli animali, e si capira' perche' le violazioni degli uni e
degli altri sono spesso inestricabili e contemporanee".
*
- Marinella Correggia: Lei scrive che per cambiare le leggi, l'educazione e
l'economia rendendole congrue ai diritti animali - e ovviamente a quelli
umani - occorre attivare le masse. Ma la sensibilita' verso i non umani non
e' forse un'inclinazione quasi congenita, che si ha o non si ha?
- Tom Regan: Dico sempre che se Tom Regan e' diventato Ara, ormai trent'anni
fa, lo puo' diventare chiunque. Prima, semplicemente non mi ponevo il
problema dei non umani; mangiavo ogni tipo di carne, andavo a pesca. Al
liceo avevo dissezionato animaletti senza problemi e in seguito avevo
lavorato come garzone in una macelleria maneggiando la carne morta con
fredda determinazione. Penso che i "davinciani" (da Leonardo da Vinci,
vegetariano che comprava volatili in gabbia per liberarli, ndr) cioe' quelli
che sin da bambini hanno una naturale empatia verso gli animali, siano una
minoranza fra gli Ara. Un'altra minoranza sono i "damasceni", folgorati
sulla via di Damasco e per sempre da un evento traumatico (magari aver
incrociato per strada gli occhi di maiali portati al macello). I piu' sono
"temporeggiatori": procedono per tentativi, un passo dopo l'altro, una
ragione per volta. Io sono indubbiamente uno di loro; per questo penso di
riuscire a capirli meglio di altri, e credo che fra le mie missioni ci sia
quella di aiutarli a vedere gli animali in modo diverso.
*
- Marinella Correggia: Per mettere gli occhiali ai lettori, il suo libro ha
un'importante sessione di cronaca che pare una discesa agli inferi. Eppure,
non ci sono leggi per il benessere animale?
- Tom Regan: Sono le grandi industrie di sfruttamento animale, che di esseri
ne usano miliardi togliendo loro liberta' e vita, a parlare di benessere
animale! Non ho fatto che descrivere la realta' degli animali trasformati in
cibo: la crudezza degli allevamenti intensivi di bovini da carne, maiali,
polli, galline ovaiole e relativi pulcini maschi rottamati, vacche da latte
e relativi vitelli maschi da carne; la macellazione nient'affatto indolore e
purtroppo molto cosciente, e del tutto priva di regole quanto ai pesci. Ho
descritto le allucinanti condizioni degli animali trasformati in
abbigliamento: non solo le violenze per le pellicce, ma anche quelle per
ottenere lana (pecore australiane come macchine) e il cuoio (in India molte
vacche, anziane, sono trasportate e macellate con strazio solo per ricavarne
la pelle). E poi gli animali trasformati in spettacolo, sport e strumenti di
ricerca. No, le leggi non garantiscono i diritti animali. Gli animali sono
titolari di diritti in quanto soggetti-di-una-vita, consapevoli del mondo;
malgrado le molte differenze, condividono con noi somiglianze di linguaggio,
anatomia e fisiologia (il sistema nervoso) e una comune origine. L'obiezione
classica e': in questo mondo sono gli stessi diritti umani e dell'ambiente a
essere violati, e bisogna cominciare da quelli. Ecco un buon modo per
rimandare all'infinito qualunque impegno in materia di diritti animali:
poiche' qualche problema umano ci sara' sempre! E poi, sono due facce di una
stessa medaglia.
*
- Marinella Correggia: Il diritto degli animali e' principalmente il diritto
a non soffrire, fisicamente e psichicamente, come chiesero Gandhi e il
filosofo utilitarista Jeremy Bentham ("non importa che gli animali pensino,
non importa che parlino; importa il fatto che soffrono")?
- Tom Regan: E' proprio perche' i diritti degli animali sono violati che si
provocano o permettono tante sofferenze. Alleviarle e' ovviamente centrale
nel pensiero e nella pratica degli Ara, ma c'e' dell'altro. Il diritto degli
animali e' anche quello a rimanere in vita, a non essere soppressi;
altrimenti potremmo ritenere legittimo far nascere delle creature con
l'obiettivo di usarle e ucciderle, purche' senza farle soffrire, con spazi a
disposizione e anestesia finale. C'e' chi nel movimento dei diritti animali
parla di "sostituzione": potrebbe essere lecito uccidere animali purche' li
si faccia felici e li si rimpiazzi con altri. Ma se il diritto e' anche
quello alla vita, cio' non e' accettabile.
*
- Marinella Correggia: In molti casi e' evidente che lo sfruttamento degli
animali non giova agli umani ne' all'ambiente; ma in altri, quando
sembrerebbe che gli umani ne traggano benefici, e' possibile arrivare a un
compromesso fra diritti animali ed esigenze umane?
- Tom Regan: Prendiamo il caso della sperimentazione animale. In molti
chiedono un percorso del tipo "3 r" ovvero raffinare i metodi, ridurre il
numero di cavie, rimpiazzare gli animali con altri metodi di ricerca. Ma
l'unica "r" accettabile e' la terza. Se anche la vivisezione servisse, e non
lo credo, sarebbe sbagliata lo stesso: i diritti degli altri
soggetti-di-una-vita sono inviolabili, oggettivi. Se come Ara accettiamo le
altre due "r", cio' significa dire che e' possibile continuare a
vivisezionare. Capisco le difficolta', e allora dico: cominciate a eliminare
totalmente gli animali dalle forme di ricerca piu' inaccettabili, ad esempio
quella sulle armi; e a escludere del tutto i primati dalla sperimentazione.
Quanto agli animali da cibo, certo, una gabbia un po' piu' grande per i
polli e' meglio per loro di una piccola. Ma chi puo' decidere quanto piu'
grande deve essere perche' sia "sufficiente"? Insomma, non vogliamo gabbie
piu' grandi: non vogliamo piu' gabbie.
*
- Marinella Correggia: Peter Singer, autore di Liberazione animale, cerca un
confine fra gli esseri che possono provare sofferenza e gli altri; lo
colloca a livello dei cefalopodi. Ma i vegetali, la cui sensibilita' fu
studiata dallo studioso indiano Jagadish Chandra Bose, autore di Response in
the Living and Non-living? E gli insetti?
- Tom Regan: Nel mio libro mi focalizzo sui mammiferi, sui vertebrati e sui
pesci. Di essi si sa che sono consapevoli del mondo e in grado di sentire il
dolore. Se si scoprisse che anche insetti e piante sono coscienti e
sofferenti, certo la nostra esistenza diventerebbe complicatissima; ai
limiti dell'impossibile. Ma penso che dobbiamo agire allo stato attuale
delle conoscenze e del buon senso, rispettare i diritti di chi e' gia'
riconosciuto cosciente. Aspettare immobili nuove acquisizioni, nuove
verita', e' una scusa per non fare. Ed e' ovvio che quando cerchiamo di
minimizzare il danno arrecato a tutti gli esseri viventi ci sono altri
valori che rispettiamo: camminiamo piu' leggeri possibile sulla Terra.
*
- Marinella Correggia: Poiche' tutti i prodotti animali sono
sostituibilissimi (e sul lato alimentare il recente successo del nutriente,
gustoso, versatile e italianissimo "muscolo di grano" ne e' una prova), in
un mondo senza sfruttamenti sparirebbero del tutto vacche, pecore, galline,
conigli, maiali e altri "domestici"?
- Tom Regan: Certo, gli allevamenti da reddito si ridurrebbero di numero e
poi sparirebbero. Dunque ci sarebbero molti ma molti meno animali domestici:
adesso sono tanti perche' destinati al macello e al successivo utilizzo.
Nella situazione rivoluzionaria per la quale lavoriamo, saranno pochi ma
avranno una vita ricca, avviata verso una morte naturale, saranno alloggiati
in quelli che negli Usa chiamiamo santuari o diventeranno animali
d'affezione.
*
- Marinella Correggia: Come scrisse quasi un secolo fa Upton Sinclair in The
Jungle, indagine sociologica sui macelli di Chicago, nella catena
zootecnica - allevamenti, macelli, pesca, lavorazione della carne,
concerie - i lavori ingrati sono forse la maggioranza; in India sono spesso
destinati agli intoccabili...
- Tom Regan: Negli Stati uniti queste sono occupazioni da minoranze
sfavorite, da clandestini. Da poveri. Da paria, in un certo senso. Vi si
registrano percentuali elevate di malattie professionali, incidenti sul
lavoro, patologie infettive. E' come se la societa' concentrasse su certe
classi umane piu' deboli il lavoro "sporco" di uccidere e trasformare gli
animali.
*
Appendice. Diritti animali, una bibliografia
Fra i saggi di impronta animalista, alcuni offrono un approccio piu'
direttamente legato ai viventi non umani come soggetti di diritti; diritti
che corrispondono ad altrettanti doveri da parte degli umani, oppure che
sono oggetto di violazioni, spesso in drammatica analogia con il mondo in
cui sono o sono stati calpestati gli stessi diritti umani: Tom Regan, Gabbie
vuote. La sfida dei diritti animali, Sonda, Casale Monferrato 2005; Peter
Singer, Liberazione animale, Net, Milano 2003; Gianluca Felicetti, Animali,
non bestie. Difendere i diritti, denunciare i maltrattamenti, Edizioni
Ambiente, Milano 2004; Alex Arrigoni, I diritti animali. Verso una civilta'
senza sangue, Cosmopolis, Torino 2004; Charles Patterson, Un'eterna
Treblinka. Il massacro degli animali e l'olocausto, Editori Riuniti, Roma
2003; Tom Regan, Peter Singer, Diritti animali, obblighi umani, Edizioni
Gruppo Abele, Torino 1987.

11. MATERIALI. UNA POSTILLA BIBLIOGRAFICA AL TESTO CHE PRECEDE
Segnaliamo di seguito alcuni ulteriori testi introduttivi e/o panoramici per
una riflessione sui diritti degli animali.
Ci sembra siano di grande utilita' i testi di Luisella Battaglia, Etica e
diritti degli animali, Laterza, Roma-Bari 1997; Silvana Castignone, Povere
bestie. I diritti degli animali, Marsilio, Venezia 1997, 1999; Paola
Cavalieri, La questione animale. Per una teoria allargata dei diritti umani,
Bollati Boringhieri, Torino 1999.
Cfr. anche Peter Singer (a cura di), In difesa degli animali, Lucarini, Roma
1987.
Segnaliamo anche il piu' recente volume dei "Quaderni satyagraha" (n. 8,
2005): Adriano Mariani, Do per cibo il verde dell'erba, Centro Gandhi, Pisa
2005.
Per un inquadramento in un contesto problematico piu' ampio: Sergio
Bartolommei, Etica e natura, Laterza, Roma-Bari 1995; Sebastiano Maffettone,
Il valore della vita, Mondadori, Milano 1998; Francesco Viola, Dalla natura
ai diritti. I luoghi dell'etica contemporanea, Laterza, Roma-Bari 1997.
Per una riflessione morale adeguata alle questioni che l'umanita' oggi deve
porsi e' ovviamente indispensabile la lettura di Hans Jonas, Il principio
responsabilita', Einaudi, Torino 1990, 1993. E suggeriremmo anche almeno la
bella antologia a cura di Franco Restaino e Adriana Cavarero, Le filosofie
femministe, Paravia, Torino 1999; il vasto lavoro di Umberto Galimberti,
Psiche e techne, Feltrinelli, Milano 1999, 2002; e l'antologia -
egregiamente curata da Giuliano Pontara - di Mohandas K. Gandhi, Teoria e
pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1973, 1996.

12. POESIA E VERITA'. INGEBORG BACHMANN: IL TEMPO DILAZIONATO
[Da Ingeborg Bachmann, Poesie, Guanda, Parma 1978, Tea, Milano 1996, p. 23.
La traduzione e' di Maria Teresa Mandalari. Ingeborg Bachmann, scrittrice e
poetessa austriaca (Klagenfurt 1926 - Roma 1973) di straordinaria bellezza e
profondita', maestra di pace e di verita'. Opere di Ingeborg Bachmann:
versi: Il tempo dilazionato; Invocazione all'Orsa Maggiore; Poesie.
Racconti: Il trentesimo anno; Tre sentieri per il lago. Romanzi: Malina.
Saggi: L'elaborazione critica della filosofia esistenzialista in Martin
Heidegger; Ludwig Wittgenstein; Cio' che ho visto e udito a Roma; I
passeggeri ciechi; Bizzarria della musica; Musica e poesia; La verita' e'
accessibile all'uomo; Il luogo delle donne. Radiodrammi: Un affare di sogni;
Le cicale; Il buon Dio di Manhattan. Libretti: L'idiota; Il principe di
Homburg; Il giovane Lord. Discorsi: Luogo eventuale. Prose liriche: Lettere
a Felician. Opere complete: Werke, 4 voll., Piper, Muenchen-Zuerich.
Interviste e colloqui: Interview und Gespraeche, Piper, Muenchen-Zuerich.
Opere su Ingeborg Bachmann: un'ampia bibliografia di base e' nell'apparato
critico dell'edizione italiana di Invocazione all'Orsa Maggiore]

S'avanzano giorni piu' duri.
Il tempo dilazionato e revocabile
gia' appare all'orizzonte.
Presto dovrai allacciare le scarpe
e ricacciare i cani ai cascinali:
le viscere dei pesci nel vento
si sono fatte fredde.
Brucia a stento la luce dei lupini.
Lo sguardo tuo la nebbia esplora:
il tempo dilazionato e revocabile
gia' appare all'orizzonte.

Laggiu' l'amata ti sprofonda nella sabbia,
che le sale ai capelli tesi al vento,
le tronca la parola,
le comanda di tacere
la trova mortale
e proclive all'addio
dopo ogni amplesso.

Non ti guardare intorno.
Allacciati le scarpe.
Rimanda indietro i cani.
Getta in mare i pesci.
Spengi i lupini!

S'avanzano giorni piu' duri.

13. MAESTRE. SIMONE WEIL: FINO A CHE PUNTO
[Da Simone Weil, Quaderni, IV, Adelphi, Milano 1993, p. 274. Simone Weil,
nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa, militante
sindacale e politica della sinistra classista e libertaria, operaia di
fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti, lavoratrice
agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a lavorare per la
Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione, sofferenze,
muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna come quella
 che precede non rende pero' conto della vita interiore della Weil (ed in
particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora:
radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del
1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe
imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli
o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come
vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil:
tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti
pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici
(e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stanti
le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu' importanti in edizione
italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La
condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita',
SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni
precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e
dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi),
Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali
i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo
Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone
Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr.
AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985;
Gabriella Fiori, Simone Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone
Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie
Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna
1997; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994]

Fino a che punto l'Impero Romano deve avere avvelenato il cristianesimo,
perche' il paradiso venga descritto come la corte di un sovrano?

14. CONTROCANTI. MAURO OTELLO FENEDISCI: DEL DIFFIDAR SINCERO L'ELOGIO BREVE
E ACRE
[Ringraziamo il nostro buon amico Mauro Otello Fenedisci per questo criptico
e denudato suo dire]

Non ti fidare mai di chi possiede un'automobile
non ti fidare mai di chi a cuor nobile si atteggia.

Non ti fidare di chi si commuove
quando lo dice la televisione,
non ti fidare di chi cose nuove
proclama e intanto aspira a una pensione,
una prebenda, un finanziamento.

non ti fidare di chi ha sempre un commento
pronto per l'uso ed un vestito adatto,
non ti fidare di chi gioca a dar di matto
e di chi mai emette un sol lamento:
non ti fidare di chi e' salito su un aereo.

Non ti fidare di nessun nunzio sidereo,
non ti fidare di chi indossa la divisa
di prete, di affarista o generale
o di liberatore o in altra guisa:
ogni divisa porta sempre male.

Non ti fidare di chi non ha una scheggia
piantata nel petto che sanguini ancora.

Ed ogni imperio vada alla malora.

15. LETTURE. MARTIN DE RIQUER: DON CHISCIOTTE E CERVANTES
Martin de Riquer, Don Chisciotte e Cervantes, Einaudi, Torino 2005, pp. VIII
+ 214, euro 16,50. Un bel volume per un piu' consapevole accostamento, o di
bel nuovo tornare, al libro che piu' amiamo.

16. LETTURE. BARBARA EHRENREICH: UNA PAGA DA FAME
Barbara Ehrenreich, Una paga da fame, Feltrinelli, Milano 2002, 2004, pp.
168, euro 7. Un'intellettuale statunitense, giornalista, saggista e
pensatrice autorevole, conduce e in questo libro racconta un'inchiesta sulla
condizione delle lavoratrici manuali, per mesi e mesi facendosi una di loro:
lavorando come cameriera in Florida, come donna delle pulizie nel Maine,
come commessa nel Minnesota; e sperimenta su di se' "come (non) si arriva a
fine mese nel paese piu' ricco del mondo", la dura condizione dello
sfruttamento.

17. LETTURE. JOEL KOTEK, PIERRE RIGOULOT: IL SECOLO DEI CAMPI
Joel Kotek, Pierre Rigoulot, Il secolo dei campi, Mondadori, Milano 2001,
2002, pp. 624, euro 10.40. Una vasta ricerca sui campi di concentramento e
di sterminio del XX secolo. Una lettura necessaria.

18. LETTURE. THOMAS MERTON: LA PACE NELL'ERA POSTCRISTIANA
Thomas Merton, La pace nell'era postcristiana, Edizioni Qiqajon, Magnano
(Bi) 2005, pp. 296, euro 18. Finalmente e' possibile leggere questo libro
scritto oltre quarant'anni fa e fino all'anno scorso circolato
clandestinamente in edizione ciclostilata. Da meditare, come tutte le opere
di Merton.

19. RILETTURE. ARRIGO PACCHI (A CURA DI): MATERIALISTI DELL'OTTOCENTO
Arrigo Pacchi (a cura di), Materialisti dell'Ottocento, Il Mulino, Bologna
1978, pp. 376. Curata da un acuto studioso, un'antologia con scritti di
Arthur Schopenhauer, Ludwig Feuerbach, Jakob Moleschott, Karl Vogt, Ludwig
Buechner, Ernst Haeckel, Henry Thomas Buckle, Hippolyte Adolphe Taine, Karl
Marx, Friedrich Engels. Una grande stagione del pensiero e della lotta per
la dignita' e la liberazione umana, che sarebbe invero necessario tornare a
studiare, riconoscere e valorizzare.

20. RILETTURE. SEBASTIANO TIMPANARO: SUL MATERIALISMO
Sebastiano Timpanaro, Sul materialismo, Nistri-Lischi, Pisa 1970, Unicopli,
Milano 1997, pp. XXXVIII + 234. Uno dei libri nitidi e grandi di un grande
indimenticabile maestro di rigore intellettuale e morale.

21. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

22. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1154 del 24 dicembre 2005

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