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Voci e volti della nonviolenza. 2



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 2 del 27 dicembre 2005

In questo numero:
1. Luce Fabbri
2. Alcuni versi italiani di Luce Fabbri
3. Et coetera

1. LUCE FABBRI
In una conversazione con Cristina Valenti del 1993 Luce Fabbri, che era nata
nel 1908 (ed e' deceduta, carca d'anni e piu' di gloria, nel 2000),
raccontava un episodio della sua infanzia legato all'esperienza della prima
guerra mondiale: "I racconti che ascoltavo m'impressionavano molto ma
soprattutto mi indignava il fatto che ci fosse un potere capace di obbligare
una persona non solo a farsi ammazzare, ma ad ammazzare. Mi sembrava
inconcepibile che ci fosse qualcuno che potesse dire ad un altro 'ammazza
uno che non ti ha mai fatto niente altrimenti ti fucilo'. Quella e' stata
una cosa che m'ha veramente colpita, ho pianto e ricordo che di notte
mordevo il cuscino dalla rabbia. E' stata una scossa molto forte dal punto
di vista morale e credo che il mio anarchismo parta da li', mi pare che sia
quello il punto di partenza".
Per l'intera sua vita Luce Fabbri resto' fedele a se stessa, e all'umanita'.
*
Nello stesso colloquio, piu' oltre, diceva: "Io sento la violenza come una
cosa antianarchica, come autoritaria in se', e d'altra parte sento anche che
abbiamo delle responsabilita' di fronte alla realta' e soprattutto di fronte
alle sofferenze della gente. Ci sono momenti in cui non si puo' non lottare
anche se non siamo noi a poter scegliere come intervenire, ma sono anche
convinta che quando le cose si mettono sul terreno della violenza allora sia
una disgrazia. Sono arrivata a questa conclusione, anche se e' una
conclusione relativa, provvisoria, insoddisfacente. Mi piacerebbe arrivare
alla conclusione di rifiutare qualsiasi violenza, succeda quel che succeda,
perche' e' una soluzione che magari non so dove ti possa portare, pero' ti
fa sentire coi piedi fermi per terra. Sono convinta che per arrivare alla
liberta' ci voglia la pace, non solo la pace tra i gurppi sociali, ma anche
una pace interiore, una maggior tolleranza reciproca".
E ancora: "Sono convinta che la guerriglia e il terrorismo siano degli
strumenti di lotta completamente negativi, e questa e' una lezione che nasce
proprio dalla esperienza che si e' fatta, e' una lezione che agli inizi del
secolo ancora non avevamo avuta".
E in una conversazione con Gianpiero Landi del 1981: "Tutti i movimenti e
partiti che partendo da obiettivi socialisti e di liberazione umana si sono
posti sul terreno della violenza, hanno fallito. Magari hanno avuto un
successo apparente, come i bolscevichi, ma una volta conquistato il potere
hanno realizzato il contrario di quanto dichiaravano".
Luce Fabbri e' una delle nostre maestre di nonviolenza.

2. ALCUNI VERSI ITALIANI DI LUCE FABBRI
[Grazie alla squisita cortesia di Gianpiero Landi che ce li ha messi a
disposizione presentiamo di seguito i testi delle poesie scritte in lingua
italiana da Luce Fabbri raccolte nel libro recentemente pubblicato - e che
vivamente raccomandiamo - Propinqua libertas, che raccoglie in edizione
bilingue venticinque poesie di Luce Fabbri, presentandole nella lingua
originale in cui sono state composte (16 in italiano e 9 in castigliano) e
tutte tradotte anche nell'altra delle due lingue che l'autrice maggiormente
uso' (le traduzioni dallo spagnolo all'italiano sono di Furio Lippi, le
traduzioni dall'italiano allo spagnolo sono di Ana Fiallo Caballero).
Amorevolmente curato da Gianpiero Landi, una cui intensa testimonianza funge
da presentazione della raccolta, il volumetto e' di 64 pagine, ed esce per
la casa editrice Biblioteca Franco Serantini di Pisa (per contatti:  largo
C. Marchesi s.n.c., 56124 Pisa, tel. 050570995); della distribuzione si
incarichera' "A rivista anarchica", a cui tutti gli interessati potranno
rivolgersi per richieste (per contatti: c. p. 17120, 20170 Milano, tel.
022896627, fax: 0228001271, e-mail: arivista at tin.it, sito:
www.arivista.org); e' una pubblicazione fuori commercio e senza un prezzo
vero e proprio, destinata alle persone amiche di Luce Fabbri o che hanno
comunque conosciuto ed apprezzato la sua figura, il suo pensiero, la sua
azione, le sue opere; alle persone interessate a ricevere il libro verra'
chiesta una cifra modesta (minimo 3 euro) per ogni copia; il ricavato,
dedotte le spese di spedizione postale, andra' a beneficio della Biblioteca
libertaria "Armando Borghi" di Castel Bolognese. Per contattare direttamente
il curatore si puo' scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica:
gplandi at racine.ra.it]

Vecchissimi versi d'amore (1933): Scherzo affettuoso a Ermes, il muratore
che amo

Ho preso la penna
in mano
per te,
la penna mia buona,
che canta, che suona,
ma solo con me.

Se s'apre la porta,
se s'ode una voce,
nell'aria gia' morta
il canto non c'e'.

Ho preso la penna,
la penna veloce,
in mano
per te.

Arriva lontano
l'incanto tessuto
di tenui parole,
di fili di sole;
t'avvolge di se'.

Quell'ombra che sfiora,
passando, le cose,
quel soffio che ora
ti ferma le mani,
le mani callose
che amo, cos'e'?

Non sa la tua fronte,
serena nell'onde
del sole, che il velo
che vedi nel cielo,
e' stato trapunto
lontano
da me.

In alto, nel raggio
che brucia, lavori.
Ti cresce nell'ore
la casa che fai.
E intanto la mano
che ami, la penna
veloce,
la voce
che sai
confidano al sole,
ch'e' buono, se vuole,
un dolce messaggio
d'amore
per te.

(12 novembre 1933)

Nota: al verso 16 e' incerto se una parola del manoscritto originale sia da
leggere "incanto" o "incauto".

*

Vecchissimi versi d'amore (1934): L'appuntamento a Pocitos

Corre l'omnibus, brontola e s'affanna,
corre incontro all'azzurro ch'e' laggiu'.
La strada corre via sotto le ruote,
e la', in fondo alla strada, ci sei tu.

(11 febbraio 1934)

*

A Luisella

Quando ancora non c'eri e preparavo
per te che t'annunciavi il nido e il mondo,
venne al molo il naviglio di Montale
(portava liberta' per pochi eletti)
e stetti per salire;
ma c'era il fior di croco e tu venivi.

L'intravidi di nuovo nella bruma
della notte di Rio giganteggiare;
ma ritornai tagliando il carnevale:
guardai se all'altro lato c'eri tu.

Oggi mi par di non saper nuotare.
Fischia per me l'antica vaporiera
nella nebbia crescente;
ma sul Limay c'e' luce e ci sei tu.
(Tu sei tu e sei per me chi mi t'ha dato,
sei l'avvenire e sei colui che giace
da quindici anni e sta sempre con me).

*

Ultima solitudine

Chiazze di muffa, muro scortecciato,
di la', il deserto. Dove sta il giardino?
Dov'e' rimasto il canto, dov'e' il sangue
rosso delle ferite gloriose?
Hanno tradito tutti i Paladini?
Dov'e' il tamburo e dove sta l'amore?
E i giochi, e i bimbi e l'acquazzone puro?
E quel silenzio gonfio di parole?
Ora il silenzio e' sporco e l'acqua stagna
e tutti gli occhi e i fuochi sono spenti.
Nella nebbia si perdono i miei morti.
Guardo fissa la nebbia che m'assalta.

*

Thanatos

Usci' a sinistra, dritta, dai cespugli
Thanatos. Disse: "Non mi riconosci?
Son la sorella - bella - dell'Amore".
Era nata dal nero.
Fra noi non la feri' la troppa luce.
Le chiedemmo affannosi:
"Questa tua mano, dove ci conduce?"
"Dove finisce, dove tace Amore".

*

Apocalissi

Viene il giorno dell'ira.
Viene l'inferno, ingoia gl'innocenti.
L'apprendista stregone,
dopo aver scatenati tutti i venti,
preme ridendo l'ultimo bottone.
Le montagne di scoria
si sciolgono in fusione.
E' finita la storia.
Gli oceani puzzolenti
affogano il bisonte d'Altamira.

*

Il diluvio

L'acqua cresce, s'ingorga, mangia il prato
e poi la casa e assalta la collina.
Trema il cipresso d'ali rifugiate.
E' nera e densa l'acqua e il suo gonfiore
monta e minaccia. Restan poche ore
per questo sole trepido, isolato,
per noi che lo beviamo, per la fina
catena che ci lega all'aspettato
domani, che, or lo vedo, non verra'.

*

Natura quasi morta

Sotto la foglia grinza il coleottero
muove le sue zampette arrovesciato.
E' vivo e disperato
e sente tutt'intorno la minaccia:
aspetta li' la scarpa che lo schiaccia.
Tutta la vita in quell'armeggio fragile,
tutta la morte in quella foglia gialla,
che il sole scalda invano.
Le rane fanno coro di lontano.
Passa neutra nell'aria una farfalla.

*

La siepe

Ci porta volonta' come un destino,
non verso il sonno della fiera in lustra,
ma all'insonne caverna di Leonardo.
Sol si conosce ben quel che si crea.
Crea la ginestra il fiore ed il profumo.
Resisteranno al flusso della lava?

Stiam facendo una casa per la gente
all'incrocio di tutte le autostrade.
Nessun di noi voleva far la siepe.
Ma l'abbiam fatta tutta di ginestre
contro l'ondata nera e puzzolente
che ci porta il riflusso d'Hiroshima.

*

Le parole

Vorrei giocar col vento a dir parole
ed a buttarle fuori
come palle, perche' me le rimandi
ed io riscopra in loro il mio messaggio.

Vorrei sporger la mano che lavora,
dalla finestra di questa mia cella,
a stringer mani, a accarezzar capelli,
a chiedere e ad offrire un po' d'amore.

Ma il buio mangia tutte le parole
ch'escon di casa prima dell'aurora.

*

Rilettura leopardiana

La terra, l'alto cielo, il nulla in mezzo.
Dove sta l'uomo?
Il pastore cammina, ma non sa
che han violato la luna
ed han riempito il nulla di satelliti.

Dove sta l'uomo?
Il pastore cammina, ma il suo gregge
vaga disperso
e le fontane sono avvelenate;
l'erba si secca.
Ma profuma il deserto una ginestra
che raccoglie la sfida del futuro.

*

Sordita' crescente

Fa tacere le cose
il fragore remoto del tempo.
E' remoto, ma cresce
a misura che cresce il passato.

La cicala e' gelosa di tutto.
Fa cri-cri sulla voce sommessa
dell'amore, sul grido
solidale del grande dolore.
Ed eleva pian piano,
muratore ostinato,
la sua parete opaca ed incolore.

*

Le parole nuove

Ogni parola trova la sua carne.
Io volevo cercare nella selva
del mondo le parole trasparenti,
parole d'aria,
da leggere, da scrivere, da dire,
da proiettare al buio sullo schermo,
ma che non pesino
e che non gettin ombra sulla strada.

Queste parole, amici, non esistono,
ma c'e' nel caos qualcosa che le cerca,
qualcosa che ha potenza di crearle.
E allora cantero' con quelle, alfine,
cantero' alfine un canto di vittoria.

*

Patagonia (variazione italiana)

Il deserto accogliente in riva al fiume
stava un tempo nei libri;
lo vedevo di sera nel soffitto,
al riverbero tenue della strada:
c'era il giaguaro e il puma
e la' sul monte, nero contro il cielo,
Buffalo Bill chiamato Martin Fierro.

Poi fuggirono i puma e ritrovai
quel deserto nel fondo dell'esilio,
dopo molti anni e molto mare, quando
l'esilio smemorato era gia' patria.

Il fiume ha preso un nome, ed e' il Limay.
Sulla riva ho una torre di speranza
da cui guardo lontano. Il mondo e' scuro,
il mondo e' freddo e il tempo e' troppo poco.
Ma li' c'e' un po' di fuoco.
Stringo due mani e non ho piu' paura.

*

Ancora un poco

Frullo di voli sulla soglia oscura.
Ancora un poco; ancor debbo pensare
a come possa misurare il nulla;
ancor debbo imparare
a scandagliare il fondo del silenzio,
a camminare nell'oscurita'.
Non sono preparata: dammi tempo
prima d'entrare.
Non c'e' bisogno
che nessuno mi spinga: solo debbo
abituarmi a un sonno senza sogni,
al vuoto opaco dell'eternita'.

*

L'ultima parete

Una vecchia e' seduta vacillante
sull'ultima parete e non si volta.
C'e' nebbia dietro e nella nebbia e' sciolta
la morte: i vivi guardan tutti avanti.

La vecchia sa. La casa sta la' dietro,
la casa con il fuoco, il pane e il sale
per tutti. Ma le camere, le scale,
la cucina si sgretolano. Il vetro

delle finestre e' cieco, perche' il vento
l'ha coperto di terra del deserto.
Dio, cos'abbiamo fatto! Era la casa,
la nostra casa e l'abbiam data al mostro.

E' l'odio nostro che avvelena i pozzi:
non sazierem mai piu' la nostra sete.
La vecchia guarda il vuoto.
E' seduta sull'ultima parete.

3. ET COETERA
Luce Fabbri, pensatrice e militante anarchica, educatrice profonda e
generosa, un punto di riferimento per tutti gli amici della dignita' umana e
della nonviolenza. Nata il 25 luglio 1908, figlia di Luigi Fabbri (il grande
militante e teorico libertario collaboratore di Errico Malatesta), dal 1929
in esilio dapprima a Parigi, poi a Bruxelles e via Anversa in America
Latina, a Montevideo in Uruguay, ove da allora risiedera' (ma ancora sovente
molto viaggiando); la morte la coglie il 19 agosto 2000, operosa fino alla
fine, sempre attiva, generosa, mite, accogliente; sempre lucida, sempre
limpida, per sempre Luce. Opere di Luce Fabbri: per un primo avvio
segnaliamo l'ampia e preziosa intervista  a cura di Cristina Valenti: Luce
Fabbri, vivendo la mia vita, apparsa su "A. rivista anarchica" dell'estate
1998 (disponibile anche nella rete telematica alla pagina web:
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/247/22.htm; ora anche nel sito:
www.arivista.org). Tra le sue opere in volume ed in opuscolo segnaliamo: a)
scritti politici: Camisas negras, Ediciones Nervio, Buenos Aires 1935; (con
lo pseudonimo Luz D. Alba), 19 de julio. Antologia de la revolucion
espanola, Coleccion Esfuerzo, Montevideo 1937; (con Diego Abad de
Santillan), Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Carlo Frigerio Editore,
Lugano 1938; La liberta' nelle crisi rivoluzionarie, Edizioni Studi Sociali,
Montevideo 1947; El totalitarismo entre las dos guerras, Ediciones Union
Socialista Libertaria, Buenos Aires 1948; L'anticomunismo, l'antimperialismo
e la pace, Edizioni di Studi Sociali, Montevideo 1949; La strada, Edizioni
Studi Sociali, Montevideo 1952; Sotto la minaccia totalitaria, Edizioni RL,
Napoli 1955; Problemi d'oggi, Edizioni RL, Napoli 1958; La libertad entre la
historia y la utopia, Ediciones Union Socialista Libertaria, Rosario 1962;
El anarquismo: mas alla' de la democracia, Editorial Reconstruir, Buenos
Aires 1983; Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, BFS, Pisa 1996; Una
strada concreta verso l'utopia, Samizdat, Pescara 1998; La libertad entre la
historia y la utopia. Tres ensayos y otros textos del siglo XX, Barcelona
1998; b) volumi di poesia: I canti dell'attesa, M. O. Bertani, Montevideo
1932; Propinqua Libertas, Bfs, Pisa 2005; c) scritti di storia e di critica
letteraria: Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense
(1810-1853), Ediciones Nuestro Tiempo, Montevideo 1966; L'influenza della
letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1853-1915), Editorial Lena &
Cia. S. A., Montevideo 1967; La poesia de Leopardi, Instituto Italiano de
Cultura, Montevideo 1971; Machiavelli escritor, Instituto Italiano de
Cultura, Montevideo 1972; La Divina Comedia de Dante Alighieri, Universidad
de la Republica, Montevideo 1994. Ad essi si aggiungono i saggi pubblicati
nella "Revista de la Facultad de Humanidad y Ciencias" di Montevideo, e gli
interventi e le interviste su molte pubblicazioni, e le notevoli
traduzioni - con impegnati testi propri di introduzione e commento - (tra
cui, in volume: di opere di Nettlau, di Malatesta, del padre Luigi Fabbri, e
l'edizione bilingue commentata del Principe di Machiavelli). Opere su Luce
Fabbri: un punto di partenza e' l'utilissimo dossier, Ricordando Luce
Fabbri, in "A. rivista anarchica", n. 266 dell'ottobre 2000, pp. 28-41
(disponibile anche nel sito: www.arivista.org).
Gianpiero Landi (per contatti: gplandi at racine.ra.it) e' un prestigioso
studioso e valoroso militante libertario. Tra le opere di Giampiero Landi:
(a cura di), Andrea Caffi, un socialista libertario, Edizioni Biblioteca
Franco Serantini, Pisa 1996.
La presentazione di Gianpiero Landi alla raccolta dei versi di Luce Fabbri,
Propinqua libertas (Bfs, Pisa 2005), puo' essere letta anche ne "La
nonviolenza e' in cammino" n. 1155. Un'ampia intervista di Gianpiero Landi a
Luce Fabbri apparsa su "A rivista anarchica nel 1981 e' in corso di
ripubblicazione in questi giorni sul nostro foglio (a cominciare dal
fascicolo odierno, il n. 1157).
Uno strumento di lavoro utile per un avvio alla contestualizzazione della
figura e dell'opera di Luce Fabbri all'interno della tradizione anarchica
puo' essere la recente ampia bibliografia panoramica e ragionata di Massimo
Ortalli su "Leggere l'anarchismo. La storia, le storie, il pensiero", in "A
rivista anarchica", n. 311, ottobre 2005 (riproposto anche ne "La
nonviolenza e' in cammino", nei nn.  1109-1112).

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 2 del 27 dicembre 2005

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