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La nonviolenza e' in cammino. 1205



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1205 del 13 febbraio 2006

Sommario di questo numero:
1. Alcuni interventi di Cindy Sheehan (parte prima)
2. Cindy Sheehan: Perche' mio figlio e' morto?
3. Cindy Sheehan: Non me ne vado, presidente
4. Cindy Sheehan: La domanda
5. Cindy Sheehan: Dalla disperazione alla speranza
6. Tom Engelhardt intervista Cindy Sheehan
7. Cindy Sheehan: Duemila morti: non uno di piu'
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. MATERIALI. ALCUNI INTERVENTI DI CINDY SHEEHAN (PARTE PRIMA)
Riproponiamo alcuni interventi di Cindy Sheehan apparsi nel corso degli
ultmi mesi su questo foglio. Ringraziamo ancora una volta Maria G. Di Rienzo
per le sue traduzioni. Ed Enrico Peyretti per il suggerimento di riproporre
questi interventi raccolti insieme.
Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey nella guerra in Iraq; per tutto il
mese di agosto e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in cui George
Bush stava trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli per
chiedergli conto della morte di suo figlio; intorno alla sua figura e alla
sua testimonianza si e' risvegliato negli Stati Uniti un ampio movimento
contro la guerra; e' stato recentemente pubblicato il suo libro Not One More
Mother's Child (Non un altro figlio di madre), disponibile nel sito
www.koabooks.com
Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) e' una delle
principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale
femminista, saggista, giornalista, regista teatrale e commediografa,
formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per
conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sidney
(Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput,
in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e
la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a
cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica
Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005.
Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) (1935) e' uno dei principali
collaboratori di questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura
e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e
filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il
mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore
per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede
dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato
scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita'
piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha",
edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la
Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale
della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le sue
opere: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989;
Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace,
Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999;
Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005;
Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa
Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua
fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica
delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a
stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio
nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la
traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo
foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari suoi interventi sono anche
nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario.

2. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: PERCHE' MIO FIGLIO E' MORTO?
[Il seguente discorso e' stato tenuto il 5 agosto 2005 alla convenzione dei
Veterani per la pace]

Non avrei mai immaginato di venire qui come relatrice al vostro convegno.
Non lo avrei mai immaginato, ma la vita lo ha portato con se'. E non avevo
mai sentito parlare dei Veterani per la pace, non prima del 4 maggio 2004,
quando vidi un servizio sulla Cnn. Mancavano quattro giorni alla "festa
della mamma" e mio figlio era morto da un mese esatto. Io vidi il servizio
che trattava di Arlington West a Santa Barbara e dissi a mio marito: "C'e'
un unico posto dove voglio andare per la festa della mamma, e' li'". Cosi'
ci andammo, per la prima volta, e ad Arlington West erano piantate oltre 700
croci. Oggi sono oltre 1.800.
Saro' felice di ascoltare le parole di chiunque, perche' qualcuno deve
fermare questi bugiardi. Qualcuno deve fermarli. Ad un'altra madre che ha
perso il figlio in Iraq e' stato detto che il decesso era dovuto ad overdose
di stupefacenti. Tre mesi dopo hanno avuto il referto tossicologico, e non
c'era traccia di stupefacenti nel cadavere. La madre era distrutta. Le hanno
assicurato che i commilitoni di suo figlio hanno rilasciato dichiarazioni in
cui dicevano che lui si drogava. Ora il referto dice che non e' vero. Com'e'
morto suo figlio?
Ma i criminali di guerra che stanno a Washington non perdono una notte di
sonno. C'e' questo bugiardo matricolato, George Bush, che si prende cinque
settimane di vacanza mentre siamo in guerra.
Sapete? A causa sua, non credo che riusciro' mai piu' a godere di una
vacanza. La mia vacanza probabilmente sara' in prigione, o nella tenda a
Crawford, aspettando che questo mostro esca dal ranch e mi dica perche' mio
figlio e' morto.
*
Ad ogni modo, ho ricevuto una e-mail ieri, vengo contattata da ogni genere
di persone, e quest'uomo mi ha scritto: "Cindy, leggo sul web tutto quello
che scrivi, e lo leggo con le lacrime agli occhi. Ma oggi sto piangendo
davvero, e gridando, perche' il mio caro cugino di 19 anni e' stato ucciso
in Iraq. Cindy, perche' non l'ho salvato? Perche' non l'ho portato via?".
E' una cosa che pensiamo tutti. Io dissi a mio figlio di non partire. Gli
dissi: "Lo sai che e' sbagliato. Lo sai che succede laggiu'. La tua unita'
uccidera' gente innocente, e tu potresti morire". E lui rispose che doveva
andare, perche' i suoi compagni partivano e se qualcun altro avesse dovuto
sostituirlo i suoi compagni sarebbero stati in pericolo.
Quello che mi fa veramente impazzire e' che questi mandano i nostri figli a
morire, e non sono mai stati in guerra. Non sanno cos'e'. Trenta giovani
sono gia' morti questo mese, e siamo solo al 5 di agosto.
Vi ricordate quando in marzo abbiamo protestato, era il secondo anniversario
dell'invasione dell'Iraq, ma tutti i media parlavano di Terry Schiavo, e
5.000 di noi a Fayetteville non li hanno visti. Allora scrissi un pezzo,
"Gli straordinari ipocriti", e chiesi: perche' lei merita la vita piu' di
mio figlio, piu' degli iracheni, e piu' di tutta la gente che la guerra ha
ucciso?
Ma voi pensate che George Bush interrompa la sua vacanza per fare visita
alle famiglie dei marines che sono morti questa settimana? No, perche' non
gliene importa nulla. Quella tragedia non e' sufficiente a fargli smettere
di giocare al cowboy per cinque settimane a Crawford.
*
Come potete immaginare, i genitori i cui figli sono stati uccisi in guerra
non riescono a far crescere una cicatrice sulla ferita, perche' ogni giorno
essa si riapre. Ogni giorno, e non so perche' lo faccio, so gia' che la
guerra e' brutta, ma ogni giorno vado a vedere chi e' diventato un angelo
mentre io dormivo. E questo mi lacera il cuore, perche' so che c'e' un'altra
madre la cui vita quel giorno sara' rovinata per sempre. Non possiamo mai
iniziare a guarire.
Quando quel guerrafondaio di George Bush ha parlato della tragedia dei
marines in Ohio, ha detto un paio di cose che mi hanno veramente indignata.
So che non lo sembro, sono sempre calma e cosi' via, ma e' perche' se
dovessi cominciare a colpire qualcosa non mi fermerei prima di aver fatto
tutto a pezzi. Percio' neppure comincio, perche' so quanto pericoloso
sarebbe. E George Bush ha detto che le famiglie degli uccisi dovevano essere
certe che i loro cari erano morti per una nobile causa. Ed ha anche detto,
lo dice spesso e mi fa diventare pazza, che dobbiamo restare in Iraq e
completare la missione per onorare il sacrificio di coloro che sono caduti.
Ma dico, perche' dovrei volere che una sola altra madre passi quello che sto
passando io: perche' mio figlio e' morto?
Sapete, l'unico modo in cui si puo' onorare il sacrificio di mio figlio e'
portando il resto delle truppe a casa, fare in modo che la morte di mio
figlio conti per la pace, per l'amore, non per la guerra e l'odio che Bush
difende. Non voglio che costui usi la morte di mio figlio o la sofferenza
della mia famiglia per continuare il massacro.
*
Percio', come molti di voi hanno sentito, sto andando a Crawford. Non so
neppure dov'e', ci arrivero' da Dallas, non importa, ci sto andando. Ed ho
intenzione di dire a quella gente: "Portate qua fuori il maniaco: c'e' una
madre con una medaglia d'oro, il cui sangue gli sporca le mani, che ha
qualcosa da chiedergli". E gli diro': "Ascolta bene, George, ogni volta che
andrai da qualche parte a dire che bisogna continuare gli ammazzamenti in
Iraq per onorare gli eroi caduti aggiungerai 'ad eccezione di Casey
Sheehan', e inoltre 'ad eccezione di tutti i membri della Gold Star Families
for Peace' [l'associazione pacifista di famiglie che hanno ricevuto
un'onorificenza per i parenti caduti in guerra - ndt], perche' noi pensiamo
che non una singola goccia di sangue debba essere versata in nostro nome".
E poi diro': "Ora vorrei sapere qual e' la nobile causa per cui mio figlio
e' morto". E se mi rispondera' "la liberta' e la democrazia", io diro':
"Stupidaggini! Dimmi la verita'. Di' che mio figlio e' morto per il
petrolio, per arricchire i tuoi amici. Mio figlio e' morto per diffondere il
cancro della Pax Americana, l'imperialismo in Medio Oriente. Tu ci stai
portando via la nostra liberta'. Noi non siamo liberi. Gli iracheni non sono
liberi, stanno molto peggio di come stavano prima che tu ti impicciassi del
loro paese. Porta fuori l'America dall'Iraq...".
*
Non so che succedera'. Andro' a Crawford con mia sorella, ma c'e' molta
altra gente che pensa di venire ad aiutarci, a sostenerci, perche' in questo
anno ho viaggiato per il paese, ho scritto, ho parlato, ho ascoltato, e solo
in questo piccolo anno ho visto grandi cambiamenti.
La gente non vuole solo avere informazioni, vogliono sapere cosa possono
fare. Cosa possiamo fare per togliere il potere a George Bush. E qui dico la
parola: impeachment. Tutti coloro che hanno mentito al popolo americano,
nell'esecutivo, nel congresso (e dobbiamo andare fino in fondo, perche' non
possiamo lasciare in cima qualcuno che perdonera' questi criminali di
guerra), devono essere condannati, per cio' che hanno fatto a questo mondo.
Devono rispondere di quel che hanno fatto.
Ecco, andro' a Crawford e diro' che voglio parlargli, e se mi diranno che
lui non esce, piantero' la mia tenda e restero' li' fino a che non verra'
fuori. Ho tutto il mese di agosto a disposizione, proprio come lui. Staro'
li' sino a che verra' a parlarmi. E se dovesse interrompere le ferie e
andarsene a Washington io smontero' la tenda e la rimontero' nel prato di
fronte alla Casa Bianca.
*
Un'altra cosa che sto facendo riguarda le tasse.
Mio figlio e' morto nel 2004, percio' non pago le tasse per il 2004. Se mi
mandano un sollecito scrivero': "La guerra e' illegale e vi spiego perche',
e la guerra e' immorale, ed ecco perche', e voi avete ucciso mio figlio per
questo. Non vi devo nulla. Se pure dovessi diventare milionaria, non vi
daro' un centesimo".
Spero proprio che mi contattino, perche' voglio che questa guerra vada in
tribunale, dove potro' dire: "Ridatemi mio figlio, ed io paghero' le vostre
tasse".
Henry David Thoreau ando' in prigione per non aver pagato le tasse ed
Emerson gli chiese: "Perche' sei li' dentro?". Thoreau gli rispose: "Perche'
non sei qui con me?". A volte la prigione e' il solo posto per una persona
che ha una morale, in un mondo immorale.
Sta a noi, gente, spezzare leggi immorali e resistere. Se i leader di questo
paese vi mentono, allora non hanno autorita' su di voi. Questi folli non
hanno autorita' su di noi. Potranno mettere in prigione i nostri corpi, ma
non i nostri spiriti.
*
Dopo aver ascoltato tutte le testimonianze, stasera, mi domando: perche'
continuiamo a permettere che la guerra accada? Il nostro paese e' molto
bravo nel demonizzare la gente. Ho parenti che dalla seconda guerra mondiale
continuano a chiamare i giapponesi "musi gialli". E abbiamo demonizzato gli
iracheni, di modo che la maggior parte di questo paese non pensa neppure che
stiamo uccidendo esseri umani innocenti. E mi dicono: "Ma Cindy, non ricordi
cos'e' successo l'11 settembre?". "Certo, rispondo io, E qualcuna di quelle
persone stava in Iraq? E chi ha portato gli aerei al Trade Center, era
iracheno?".
Mentre crescevo, dovevamo aver paura dei comunisti. Adesso dobbiamo aver
paura dei terroristi. Cosi', vedete, c'e' sempre qualcuno da combattere e da
cui essere spaventati, e la macchina della guerra puo' costruire piu' bombe,
piu' fucili, pallottole e quant'altro.
Ma io ho speranza. Vedo speranza in questo paese. Il 58% dell'opinione
pubblica ci sostiene. Stiamo predicando al coro, ma il coro non sta
cantando. Se tutto questo 58% cominciasse a cantare, la guerra finirebbe.
*
Un'altra e-mail che ho ricevuto l'altro giorno diceva: "Cindy, e' meglio se
non usi tutte quelle imprecazioni e parolacce. C'e' della gente, sai, quella
che sta 'alla finestra', nel mezzo, che si risente".
Sapete cosa ho risposto? "Dannazione, non me lo dire! Come, come? C'e'
ancora gente che sta alla finestra in questo mondo? Se cade dalla parte pro
Bush e pro guerra che alzi il didietro e vada in Iraq, a prendere il posto
di qualcuno che vuole tornare a casa. E se cade dall'altra parte che si alzi
in piedi e cominci a parlare. Ma qualsiasi sia il lato in cui volete cadere,
smettete di stare alla finestra".
L'opposto del bene non e' il male, e' l'apatia. Dobbiamo scuotere questo
paese, e far cantare il coro. Dobbiamo essere noi a dire: "Le nostre truppe
tornano a casa". Non possiamo dipendere da quelli che dovrebbero decidere di
farlo, perche' non stai pianificando di portare i soldati a casa quando
spendi i soldi della ricostruzione per stabilire basi permanenti.
Mi sarebbe piaciuto venire alla vostra cena, domani sera, ma fino a che
George Bush non parlera' con me, faro' del campeggio a Crawford. Grazie.

3. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: NON ME NE VADO, PRESIDENTE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 agosto 2005]

I media si sbagliano. Le persone che sono venute a Camp Casey a darmi una
mano per coordinare la stampa e gli avvenimenti non mi stanno mettendo le
parole in bocca: e' il contrario. Sono conosciuta da un po' come una persona
che dice la verita' e la dice forte e chiara, ho sempre chiamato un bugiardo
bugiardo e un ipocrita ipocrita. Adesso devo usare un linguaggio piu' pacato
per rivolgermi ad un pubblico piu' vasto.
Perche' i miei amici a Camp Casey pensano di essere qui'? Come mai e' nato
un movimento cosi' grande da un'azione cosi' piccola il 6 agosto 2005? Non
ho avuto molto tempo per analizzare il fenomeno di Camp Casey. Leggo che
avrei rilasciato 250 interviste in meno di una settimana, e ci credo. Vado a
letto con la gola secca ogni sera e sono abbastanza stanca di rispondere a
domande tipo "cosa vuoi dire al presidente?" o "pensi davvero che ti
ricevera'?". Pero' da quando mia mamma e' stata male ho avuto la
possibilita' di fare un passo indietro e pensare un po' alla diga che ho
aperto a Crawford, Texas.
Questo e' il miracolo di Camp Casey. I cittadini americani contrari alla
guerra, che non hanno mai avuto una valvola di sfogo per il loro disgusto e
la loro costernazione, stanno mollando tutto per venire a Crawford e stare
qui in solidarieta' con noi, che ci siamo presi l'impegno di accamparci
fuori dal ranch di George Bush per tutta la durata del tremendo agosto
texano. Se non possono venire in Texas stanno partecipando a veglie,
scrivendo lettere ai loro rappresentanti e ai giornali locali, stanno
organizzando segmenti di Camp Casey nelle loro citta'. Siamo molto grati per
tutto il loro supporto e penso che anche loro, gli americani per la pace,
siano grati per avere finalmente qualcosa da fare.
*
Una cosa che pero' non ho notato o di cui non mi sono accorta e' un aumento,
tra le persone favorevoli alla guerra dall'altra parte della recinzione, del
numero di quanti si arruolerebbero per andare a combattere la guerra per
l'imperialismo e l'insaziabile avarizia di George Bush. La parte pacifista
ha alzato i propri sederi apatici per diventare combattente per la pace e la
giustizia. Dove sono quelli favorevoli alla guerra? Ogni giorno a Camp Casey
abbiamo un paio di persone contro la pace dall'altra parte della strada, che
sventolano cartelli che mi ricordano che "la liberta' non e' gratuita", ma
non li vedo mettere i loro soldi dove mettono bocca. Non penso che abbiano
intenzione di pagare neanche un centesimo per la liberta' sacrificando il
loro stesso sangue o la carne dei loro figli. Li sfido ancora ad andare in
Iraq e lasciar tornare a casa un altro soldato, magari uno che e' al terzo
turno, o uno o una che ha servito il proprio paese nobilmente e
altruisticamente solo per ritrovarsi ostaggio in Iraq per colpa di ipocriti
assetati di potere, gente molto allenata a evitare di mettere in gioco la
propria pelle.
*
Al contrario di cio' che i principali media pensano, non sono piovuta dal
cielo a Crawford quel giorno di caldo terrificante due settimane fa. Ho
scritto, parlato, testimoniato di fronte a commissioni del Congresso,
partecipato a conferenze e rilasciato interviste per piu' di un anno. Sono
conosciuta piuttosto bene nella comunita' pacifista e avevo gia' tantissimi
sostenitori prima ancora di lasciare la California. Le persone che mi hanno
appoggiata l'hanno fatto perche' sapevano che su questa guerra io dico tutta
la verita' senza compromessi. Mi sono alzata e ho detto: "mio figlio e'
morto per niente, e George Bush e la sua malefica congiura e la loro
politica spericolata l'hanno ucciso. Mio figlio e' stato mandato a
combattere in una guerra che non aveva basi reali ed e' stato ucciso per
questo". Non ho mai detto mi raccomando, per favore o grazie. Non ho mai
detto niente di annacquato come fa lui con la sua retorica patriottica. Dico
che mio figlio e' morto per delle bugie. George Bush ci ha mentito e sapeva
che stava mentendo.
Adesso vengo diffamata e infangata dai destrorsi e dai cosiddetti media
"giusti ed equilibrati" che hanno paura della verita' e non sono in grado di
affrontare qualcuno che la dice. Devono distorcere, falsare e controllare
qualsiasi cosa io abbia mai detto, quando non hanno mai controllato niente
di quello che George Bush ha detto o sta dicendo. Invece di chiedere a
George Bush o a Scott McClellan se mi incontreranno, perche' non fanno le
domande che avrebbero sempre dovuto fare? Tipo "perche' i nostri giovani
stanno combattendo, morendo ed uccidendo in Iraq? Qual e' la nobile causa
per cui li state mandando in Iraq? Cosa sperate di ottenere laggiu'? Perche'
ci avete detto che c'erano armi di distruzione di massa e legami con Al
Quaeda quando sapevate che non ce n'erano?".
*
Camp Casey e' cresciuto, prospera ed e' sopravvissuto a tutti gli attacchi e
a tutte le sfide, perche' l'America e' stanca e nauseata di bugiardi e di
ipocriti. Vogliamo le risposte alle secche domande che sono stata la prima
ad avere il coraggio di fare. Questo e' il momento della responsabilita' e
Bush sta fallendo miseramente. Lui e i suoi consiglieri mi hanno seriamente
sottovalutata quando hanno pensato di potermi intimare di andarmene prima di
avere delle risposte, o prima della fine di agosto. Posso resistere a
qualsiasi cosa sia gettata addosso a me o a Camp Casey: se questo accorcia
la guerra di un solo minuto o salva anche una sola vita, ne vale la pena.
Penso che abbiano gravemente sottovalutato tutte le madri. Mi chiedo se
nessuno di loro abbia mai avuto un rapporto madre-figlio autentico e se sono
cosi' sorpresi che ci siano cosi' tante madri in questo paese che sono
irremovibili quando si tratta di chiedere la verita', che vogliono dare un
significato alla morte non necessaria e apparentemente insignificante dei
loro figli. Il movimento di Camp Casey non morira' finche' non avremo un
resoconto genuino della verita' e finche' le nostre truppe non verranno
riportate a casa. Facci l'abitudine, George. Non ce ne andiamo.

4. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: LA DOMANDA
[Dal quotidiano "Liberazione" del 29 settembre 2005]

Sono stata arrestata davanti alla Casa Bianca.
Marciavamo da Lafayette Park verso i cancelli della Casa Bianca. Io, mia
sorella, alcuni rappresentanti di "Gold Star Families for Peace" e alcuni
membri dell'associazione "Military Families" (famigliari dei militari).
Chiedevamo di poter incontrare il presidente. Volevamo fargli una semplice
domanda: "Presidente, quale e' la nobile causa per cui e' stato uciso mio
figlio?". La nostra richiesta e' stata respinta. Non hanno neanche
consegnato agli uffici della Casa Bianca le lettere e le fotografie dei
nostri ragazzi morti in guerra.
Noi ora sappiamo perche' George Bush non vuole incontrare i parenti dei
soldati che lui ha fattomorire. Prima di tutto perche' non sopporta le
persone che la pensano in modo diverso da lui. Poi perche' lui sa che non
potrebbe dare nessuna risposta alla nostra domanda: non esiste alcuna Nobile
Causa per l'invasione e l'occupazione dell'Iraq.
*
Dopo che ci hanno rifiutato l'incontro, ci siamo seduti, rifiutandoci di
muoverci sino a quando George Bush non fosse venuto fuori a parlare con noi.
E' stato un momento piacevole mentre ci intrattenevamo cantando vecchie
canzoni religiose e di protesta. Ho appeso una fotografia di Casey - mio
figlio morto in Iraq - ad uno dei cancelli, e a quanto mi dicono anche
questo e' contrario alla legge.
Dopo che ci hanno intimato per tre volte di alzarci e di scendere dal
marciapiede, ci hanno arrestato.
Trovo molto curioso che la persona che risiede nella nostra Casa Bianca
abbia giurato di difendere e proteggere la Costituzione degli Stati Uniti
d'America. La persona che oggi e' presidente alla Casa Bianca non ha alcuna
conoscenza della Costituzione. Ha invaso e continua ad occupare paesi
sovrani senza che ci sia stata da parte del Congresso alcuna dichiarazione
di guerra. Ha violato numerosi trattati per poter invadere l'Iraq. Per non
parlare delle torture che vengono praticate nelle prigioni militari in
questi giorni. Tutte queste sono violazioni della Costituzione. Il Patriot
Act, come tutte le norme che ci vietano di riunirci pacificamente, sono
serie violazioni del Bill of Rights.
*
Essere arrestati non e' un grande evento. La nostra protesta era per
qualcosa di molto piu' serio che "stare seduti sui marciapiedi": la tragica
e inutile morte di decine di migliaia di iracheni e di americani (sia in
Iraq che qui in America) i quali sarebbero vivi se non fosse per i criminali
che risiedono e lavorano oggi alla Casa Bianca...
La multa per aver "manifestato senza permesso" e' di 75 dollari. Sono certa
che non la paghero'. Dovro' acomparire in tribunale il 16 novembre. C'e
nessun avvocato la' fuori che voglia aiutarmi a sfidare una legge
incostituzionale?

5. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA

Ci sono state molte notti, dopo che Casey era morto e seppellito, in cui ho
dovuto trattenermi dall'ingoiare l'intero flacone dei sonniferi. Il dolore e
la voragine di disperazione erano troppo forti per lottare contro di loro.
Come ci si puo' aspettare che una persona continui a vivere in un mondo che
e' cosi' pieno di dolore e cosi' avaro di speranza? Percio' pensavo: sarebbe
cosi' facile prendere queste pastiglie ed andare a dormire, e non svegliarsi
piu' in questo mondo terribile... Cio' che mi ha trattenuta dal commettere
questo atto codardo ed egoista sono stati gli altri miei tre figli. Come
potevo metterli in una situazione cosi' orribile, dopo quello che stavano
gia' passando? Sapevo che dovevo vivere, e sapevo che continuare a vivere
sarebbe stato (e lo e' ancora) la cosa piu' difficile che io avessi mai
fatto.
Ad ogni modo, ora so perche' la gente si uccide: e' la mancanza di speranza.
Per me era il buco nero del sapere che avrei dovuto alzarmi al mattino per
il resto dei miei giorni con la consapevolezza che non avrei mai piu'
rivisto Casey: dovevo esistere in un mondo privo di lui, e limitarsi ad
esistere non e' un modo di vivere.
*
Circa tre settimane dopo l'uccisione di Casey, mia figlia Carly venne da me
e mi colpi' con la ragione per vivere: era la sua poesia, intitolata "Una
nazione cullata al sonno". Una delle strofe dice: "Avete mai udito il suono
di una madre che grida per il proprio figlio? Il pianto torrenziale di una
madre, un pianto senza fine. Lo chiamano eroe, e potete rallegrarvi per
questo, ma avete mai udito il suono di una madre che piange per il proprio
figlio?". Questa strofa mi ricordo' che non ero la sola nell'universo a
soffrire di quell'intollerabile dolore, ma cio' che mi aiuto' a scavarmi
l'uscita dalla fossa della disperazione, un agonizzante centimetro alla
volta, fu l'ultima strofa della poesia: "Avete mai udito il suono di una
nazione che viene cullata al sonno? I leader vogliono tenervi annebbiati,
cosi' il dolore non sara' troppo profondo. Ma se noi, il popolo, li lasciamo
continuare, un'altra madre piangera'. Avete mai udito il suono di una
nazione che viene cullata al sonno?".
Quando mia figlia mi recito' questi versi, seppi che avrei speso ogni
briciola di tempo, di denaro e di energia per portare a casa le truppe,
prima che un'altra madre dovesse piangere.
Mi vergognavo di me stessa, per non aver tentato di fermare la guerra prima
che Casey morisse, ma stupidamente avevo pensato: "Cosa puo' fare una
persona da sola?". Allora mi dissi che non sapevo se avrei fatto la
differenza, ma che ci avrei almeno provato. Se fallivo, almeno un giorno
sarei morta sapendo che avevo dato il massimo per riuscire.
*
Cominciai gradualmente, per tre passi di speranza in avanti, facevo anche
due passi indietro. Ebbi un meraviglioso periodo in Florida durante la
campagna elettorale, lavorando contro la rielezione di George Bush. Trovai
l'associazione "Gold Star Families for Peace". Fui una delle oratrici
principali al raduno per la pace di Fayetteville. Casey ed io finimmo sulla
prima pagina di "The Nation". Testimoniai alle consultazioni del deputato
John Conyer nel giugno del 2005. Sentivo che, una scheggia alla volta, stavo
erodendo il sostegno pubblico all'occupazione dell'Iraq.
Poi, nell'agosto del 2005, dopo che mi ero gia' separata da mio marito dopo
28 anni di matrimonio, me ne stavo a casa a guardare la tv (un'occasione
rara, per me) e vidi che 14 marines dell'Ohio erano morti in un solo
incidente. Come se questo non fosse stato abbastanza per spezzarmi il cuore
e farmi stare male, George Bush era sullo schermo a dire ai parenti dei
soldati caduti che i loro cari erano morti "per una nobile causa".
Questo mi fece impazzire di rabbia, ed alimento' il mio senso di fallimento.
Io non credevo, ne' prima che Casey morisse, ne' dopo, e neppure quel 3
agosto 2005, che invadere un paese che era minaccioso per gli Usa quanto la
Svizzera, e che uccidere decine di migliaia di persone per avidita', potere
e denaro, fossero una nobile causa.
Decisi di andare a Crawford, e di chiedergli quale fosse tale "nobile
causa".
Poi George ebbe la sfortunata sfrontatezza di dire qualcosa che mi infiammo'
per mesi. Disse che dovevamo "completare la missione per onorare il
sacrificio dei caduti". Per mesi gli chiesi pubblicamente di smettere. Non
voglio che una sola altra madre abbia il cuore e l'anima lacerati senza
ragione, a causa di bugie e stupidaggini.
Ho voluto andare a Crawford anche per domandare a George di smettere di
usare il sacrificio di mio figlio per continuare il suo disonorevole e
codardo massacro.
*
Il resto e' gia' storia. Piu' americani vennero a Camp Casey, piu' lettere,
cartoline, e-mail, chiamate telefoniche di sostegno ricevemmo, piu' a Camp
Casey fummo felici. Lo capimmo li', a Camp Casey ricordammo qualcosa, dopo
almeno cinque anni di dittatura virtuale che abbiamo negli Usa ora: noi, la
gente, abbiamo tutto il potere. Noi, il popolo, dobbiamo esercitare i nostri
diritti e le nostre responsabilita' come americani per dissentire da un
governo irresponsabile, temerario, ignorante ed arrogante.
Abbiamo capito, un po' tardi ma non troppo tardi, che quando George disse:
"Se non siete con noi, siete contro di noi", avremmo dovuto alzarci in piedi
in un furente, giusto e patriottico unisono e dire: "Hai dannatamente
ragione, pazzo bugiardo. Siamo proprio contro di te, e contro la tua insana
precipitazione nell'invadere l'Iraq". Non lo facemmo allora, ma Camp Casey
ci ha insegnato che e' giusto far sentire le nostre voci contro il governo.
E non solo e' giusto, ma e' doveroso quando il tuo governo e' responsabile
dell'uccisione di innocenti. E' doveroso, quando non ci sono all'opera ne'
controllo ne' bilanciamento: che noi, la gente, si sia il controllo ed il
bilanciamento dei media e del governo.
*
La mia speranza era stata "uccisa in azione" lo stesso giorno in cui Casey
fu "ucciso in azione". La poesia di Carly mi diede una ragione per vivere.
Camp Casey, con i suoi meravigliosi sentimenti d'amore, accettazione, pace,
comunita', gioia, e si', ottimismo per il nostro futuro, mi ha riportato il
desiderio di vivere.
Posso di nuovo sorridere e ridere, e sapere perche', per la maggior parte
del tempo. Sono cose, queste, che diamo per scontate, ma io non lo faro' mai
piu'. Vivere nella speranza che il nostro mondo un giorno esistera' in un
assetto di pace, amore e risoluzione nonviolenta dei conflitti e' un gran
buon modo di esistere.
Amo essere viva, ora, e la mia vita sara' dedicata alla pace con giustizia,
cosi' che i nostri figli non debbano mai piu' essere abusati dalla macchina
della guerra.
Grazie, America. Grazie, Casey.

6. TESTIMONIANZE. TOM ENGELHARDT INTERVISTA CINDY SHEEHAN
[Tom Engelhardt, scrittore, storico e giornalista, e' l'autore di The End of
Victory Culture, a history of the collapse of American triumphalism in the
Cold War era; gestisce il sito TomDispatch.com, che definisce: "un regolare
antidoto ai media dominanti"]

Cindy Sheehan e' la madre di Casey, un soldato ucciso a Sadr City il 4
aprile 2004, pochi giorni dopo il suo arrivo in Iraq. Il movimento che
sostiene Cindy ha preso forma nelle ombre, su internet, ha cominciato a
mostrarsi in forze nei campi a Crawford, ed attualmente sembra in grado di
mutare la mappa politica degli Usa. Quando arrivo alla dimostrazione Cindy
e' una figura distante, che cammina con una troupe di "Good Morning America"
fra le croci bianche che sono state piantate qui. Jodie, una delle attiviste
antiguerra di "Code Pink" che indossa uno stravagante cappello ornato di
piume rosa, mi dice di restare nei paraggi con Joan Baez, i genitori dei
soldati, i veterani, i giornalisti e tutta quest'altra gente: Cindy non
manchera' all'appuntamento che ha con me. Ad ogni passo che fa, viene
circondata dalla folla. Abbraccia qualche persona, si fa fotografare con chi
glielo chiede, ascolta brevemente ma con attenzione chi le dice che e'
venuto dalla California o dal Colorado solo per incontrarla. E'
incrollabilmente paziente. Ha una parola per ciascuno e per tutti. Piu'
tardi mi dira': "La maggior parte delle persone, se mi seguisse per
un'intera giornata, andrebbe in coma gia' alle undici del mattino". La sua
figura mi sorprende. E' imponente, alta, certamente mi sovrasta. Forse sono
sorpreso perche' generalmente si pensa che una madre ferita debba essere, in
qualche modo, una creatura piccola e "diminuita". Infine, pochi minuti dopo
le cinque del pomeriggio, Jodie mi fa un fischio e mi conduce al sedile
posteriore di un'auto, dove Cindy siede fra me e Joan Baez. La sorella di
Cindy, Dede, che indossa una maglietta con su scritto "Tutto cio' che la
guerra puo' fare, la pace sa farlo meglio", sale al posto di guida. Mentre
l'auto si muove, Cindy si volta verso di me: "Cominciamo?".
*
- Tom Engelhardt: Tu hai detto che gli errori fatali della presidenza di
George Bush sono l'Iraq e l'uragano Katrina. A che punto credi stiamo, oggi?
- Cindy Sheehan: L'invasione dell'Iraq e' stata un grosso errore, una guerra
politica. I soldi che dovevano servire per le truppe sono finiti nelle
tasche dei profittatori. Non solo non dovremmo essere la', ma l'esserci
rende il nostro paese molto vulnerabile. La guerra sta creando nemici per i
nostri figli e i figli dei nostri figli. Uccidere arabi musulmani innocenti,
che non avevano alcuna animosita' verso gli Usa ci sta solo creando
problemi. Katrina e' stato un disastro naturale, ma il disastro creato dagli
uomini subito dopo e' stato orribile. Voglio dire, in primo luogo tutte le
nostre risorse sono in Iraq, in secondo luogo le scarse risorse che avevamo
sono state usate troppo tardi. George Bush giocava a golf e mangiava la
torta di compleanno con John McCain mentre la gente se ne stava appesa alle
proprie case pregando di essere soccorsa. Il presidente e'' del tutto
"disconnesso" da questo paese, e dalla realta'. Ho sentito un commento,
ieri, che mi smebra perfetto. Un uomo mi ha detto che Katrina sara' per Bush
quello che Monica e' stata per Clinton. E' vero, solo che e' assai peggio.
*
- Tom Engelhardt: Che le famiglie di soldati uccisi guidino un movimento
contro la guerra suona logico, ma storicamente parlando e' insolito. Mi
domando cosa pensi tu, voglio dire, del perche' e' accaduto qui, ed e'
accaduto ora.
- Cindy Sheehan: Questa domanda e' un po' come quella che mi fanno certe
persone: "Perche' nessuno aveva mai pensato prima di andare a protestare al
ranch di Bush?".
*
- Tom Engelhardt: Vero, intendevo chiederti anche questo.
- Cindy Sheehan: (ride) Non lo so. So che l'ho pensato e l'ho fatto. Degli
impegni che avevo sono stati cancellati e cosi' mi sono trovata con l'intero
mese di agosto libero. Sono andata a Dallas, al convegno dei Veterani per la
Pace. L'ultimo colpo era arrivato il 3 agosto, con i 14 marines uccisi e
George Bush che diceva che tutti i nostri soldati erano morti "per una
nobile causa", e che noi dovevamo onorare il loro sacrificio continuando la
missione. In quel momento non ne ho potuto piu'. Quel che e' troppo e'
troppo, e cosi' mi e' venuta l'idea di andare a Crawford. Il primo giorno
eravamo in sei, seduti nelle sdraio sotto le stelle. Poi e' cominciata ad
arrivare moltissima gente e abbiamo pianificato l'azione man mano che le
condizioni cambiavano, spontaneamente. Per essere una cosa cosi' spontanea
e' risultata efficace, ha funzionato.
*
- Tom Engelhardt: Tu hai scritto che il rifiuto di incontrarti da parte di
George Bush e' stata la scintilla che ha incendiato la prateria. E che il
fatto di rifiutarsi riflette la sua vigliaccheria. Hai anche detto che se ti
avesse incontrato quel giorno...
- Joan Baez: Quel giorno fatale...
- Tom Engelhardt: Si', hai scritto che se ti avesse incontrata in quel
giorno fatale le cose potevano andare assai diversamente.
- Cindy Sheehan: Se mi avesse ricevuta, so che mi avrebbe mentito. Gli avrei
chiesto ragione delle sue menzogne e non sarebbe stato un bell'incontro, ma
avrei lasciato Crawford, e probabilmente avrei rilasciato qualche intervista
e scritto qualcosa su quello che era accaduto. La cosa non avrebbe acceso la
scintilla di questo grande e variegato movimento per la pace. Percio', credo
che abbia fatto un favore al movimento per la pace rifiutandosi di
incontrarmi.
*
- Tom Engelhardt: Penso che l'errore peggiore l'abbia fatto mandando a
parlarti il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley e il capo
dello staff della Casa Bianca Joe Hagin, come se tu fossi stata il primo
ministro della Polonia. (Cindy ride) E allora, cosa ti hanno detto questi
due?
- Cindy Sheehan: Mi hanno chiesto: "Cosa vuoi dire al presidente?". E io ho
risposto: "Voglio chiedergli qual e' la nobile causa per cui mio figlio e'
morto". E loro sono andati avanti un bel po' con "rendere l'America sicura
dal terrorismo, e la liberta' e la democrazia, bla bla bla". Tutte scuse che
non intendevo accettare e se dovevo sentirle, volevo sentirle dal
presidente. Poi hanno parlato delle armi di distruzione di massa come se ci
credessero davvero. E io facevo: "Ma no, non mi dica, signor Hadley,
davvero?". Alla fine ho detto: "Questa e' una perdita di tempo. Posso anche
essere una madre addolorata, ma non sono una stupida. Sono ben informata, e
voglio incontrare il presidente". Mi risposero che gli avrebbero riportato
le mie parole. Ad un certo punto avevano detto: "Non siamo venuti qui
credendo di cambiare il suo punto di vista politico". E io ho replicato:
"Invece si', siete venuti per questo". Credevano di intimidirmi, di
impressionarmi con quegli alti funzionari. Credevano che dopo averli sentiti
io avrei detto: "Oh, non avevo considerato questa cosa. Va bene ragazzi,
lasciamo stare". E' stata una mossa che gli si e' ritorta contro,
mandarmeli, perche' di colpo ho acquisito credibilita' e i media hanno
pensato che la storia valesse la pena di essere raccontata.
*
- Tom Engelhardt: Si', com'e' stato? Da un anno leggevo i tuoi interventi in
internet, pero'...
- Cindy Sheehan: Nei circoli progressisti ero gia' abbastanza nota. Ma di
colpo sono diventata nota in tutto il mondo. Le mie figlie erano in vacanza
in Europa quando mia madre ebbe il collasso. Mio marito ed io decidemmo di
non dirlo alle ragazze, per non rovinare la loro vacanza, ma loro ebbero la
notizia dalla tv. Questa cosa e' divampata portando attenzione, anche non
voluta come quella che mi riservano i media di destra, ma non mi turbano per
niente. Io stavo lavorando gia' da un bel po', avevo fatto conferenze
stampa, interviste. E' solo l'intensita' che e' cambiata, il mio messaggio
e' rimasto lo stesso. Non e' stato un colpo di testa il 6 agosto, per dire.
I media non riuscivano a credere che qualcuno potesse mandare un messaggio
come il mio facendolo in modo articolato ed intelligente. In primo luogo
sono una donna, in secondo luogo sono una madre addolorata, e allora bisogna
marginalizzarmi, e dire che qualcuno mi muove come una marionetta. In fondo
il nostro presidente articolato ed intelligente non lo e' mai, percio'
qualcuno gli tira i fili e allora qualcuno deve tirare i fili anche a Cindy
Sheehan. Questo mi ha offesa. Riesci a pensare a qualcuno che mi mette le
parole in bocca? (ride) Prova a chiedere in giro!
*
- Tom Engelhardt: Vorrei che mi parlassi della tua schiettezza, del modo
diretto in cui ti esprimi, perche' le parole che usi, come "crimini di
guerra", non sono parole che gli americani sentono spesso.
- Cindy Sheehan: Tutto quel che devi fare e' considerare il Tribunale di
Norimberga o la Convenzione di Ginevra. Chiaramente si commettono crimini di
guerra. Chiaramente questi li hanno commessi, e' nero su bianco, non sono io
che me ne vengo fuori con un'idea astratta. Hanno rotto ogni trattato. Hanno
disatteso la nostra Costituzione, la Convenzione di Ginevra, tutto. Se
qualcuno questo non lo dice, significa forse che non e' successo? Ma
qualcuno doveva dirlo, e l'ho fatto io. Ho definito Bush un terrorista. Lui
dice che un terrorista e' qualcuno che uccide gente innocente, la
definizione e' sua. Percio', per sua stessa definizione, George Bush e' un
terrorista, visto che ci sono almeno 100.000 iracheni innocenti che sono
stati uccisi. E afgani innocenti che sono stati uccisi. E penso che
l'opposizione tradizionale sia contenta che sia io a dirlo, cosi' non devono
farlo loro. Non sono abbastanza forti o coraggiosi, oppure pensano di
giocarsi qualche posizione politica.
*
- Tom Engelhardt: Ho letto un sacco di articoli in cui tuo figlio Casey
viene dipinto come un ragazzo "casa e chiesa", come il perfetto boy scout.
Ti andrebbe di dirmi qualcosa su di lui?
- Cindy Sheehan: Era molto calmo. Non l'ho mai visto furioso, o sfrenato. Ho
un altro figlio, e due figlie. Lui era il maggiore, e gli altri lo
adoravano. Non ha mai dato nessun problema, ma era uno che procrastinava, il
tipo di persona che se doveva presentare un lavoro importante a scuola
aspettava l'ultimo giorno utile per farlo. Ma quando ebbe un lavoro, perche'
lavorava a tempo pieno prima di entrare nell'esercito, non e' mai arrivato
in ritardo, ne' ha perso una giornata in due anni. La ragione per cui
parlano di lui come "casa e chiesa" e' perche' la chiesa era il suo
principale interesse, persino quando ci lascio' per entrare nell'esercito.
Dava una mano in chiesa, non mancava mai alla messa. Era diventato quello
che chiamano "ministro eucaristico".
*
- Tom Engelhardt: Perche' decise di entrare nell'esercito?
- Cindy Sheehan: Fu un reclutatore ad agganciarlo, probabilmente in un
momento in cui lui era vulnerabile. Gli promise un mare di cose, e non
mantenne neppure una delle sue promesse. Era il maggio del 2000. Non c'era
stato l'11 settembre, George Bush era di la' da venire. Quando Bush divenne
il "comandante in capo" di mio figlio, il suo destino fu segnato. George
Bush era intenzionato ad invadere l'Iraq ancora prima di essere eletto
presidente. Lo disse quando era ancora governatore del Texas: "Se fossi io
il comandante in capo, ecco cosa farei". Per tornare a mio figlio, il
reclutatore gli promise 20.000 dollari. Ne ebbe solo 4.000 alla fine
dell'addestramento avanzato. Gli era stato promesso un computer portatile,
cosi' avrebbe potuto seguire le lezioni dovunque fosse stato mandato. Non
l'ha mai avuto. Gli promisero che avrebbe potuto terminare il college,
perche' aveva frequentato un solo anno prima di entrare nell'esercito. Non
glielo hanno mai lasciato fare. La cosa piu' terribile che il reclutatore
gli promise e' che non sarebbe mai andato in guerra, neppure se ne fosse
scoppiata una, perche' aveva ottenuto risultati cosi' alti nel test Asvab
(detto anche "valutazione delle possibilita' di carriera") che non sarebbe
stato mandato a combattere, ma avrebbe avuto un ruolo di sostegno. Era in
Iraq da cinque giorni quando fu ucciso.
*
- Tom Engelhardt: Qual e' il tuo background politico?
- Cindy Sheehan: Sono sempre stata una liberale democratica, ma non credo
che quello che faccio sia di parte. Riguarda la vita e la morte. Nessuno ha
chiesto a Casey di che partito politico era, prima di mandarlo a morire in
una guerra ingiusta e immorale.
*
- Tom Engelhardt: So che hai incontrato Hillary Clinton ieri. Cosa pensi in
generale dei democratici?
- Cindy Sheehan: Che sono stati deboli. Penso che Kerry abbia perso perche'
non ha contrastato con sufficiente forza Bush a proposito della guerra. Si
e' presentato come un incubo peggiore di Bush: "Mandero' piu' truppe, daro'
la caccia ai terroristi e li faro' fuori!". Queste non erano le cose giuste
da dire. Le cose giuste da dire erano: "Questa guerra e' sbagliata, George
Bush ci ha mentito e delle persone sono morte a causa delle sue bugie:
queste persone non avrebbero dovuto morire. Se sara' eletto, faro' di tutto
per portare a casa i nostri soldati al piu' presto possibile". Purtroppo,
invece di accorgersi che il fallimento di Kerry stava proprio nel non aver
preso posizione, i democratici hanno continuato a dire le stesse cose.
Howard Dean se ne e' venuto fuori con una dichiarazione in cui augura al
presidente di aver successo in Iraq. Cosa significa? Come puo' aver successo
qualcuno che non ha obiettivi, la cui missione non e' definita, i cui scopi
non sono chiari? Quello che abbiamo fatto a Camp Casey dovrebbe aver dato ai
democratici una scossa. Comunque le porte sono aperte, ai democratici ed ai
repubblicani. Come ha detto l'ex deputato al Congresso Tom Andrews: se non
vogliono vedere la luce, allora sentiranno il calore. E io credo lo stiano
sentendo. Le cose cominciano ad accadere: alcuni repubblicani come Chuck
Hagel e Walter Jones non sono piu' in linea con il partito. Abbiamo
incontrato un politico repubblicano ieri, per il momento non voglio fare il
suo nome per non bruciarlo, ma sembra qualcuno con cui si puo' lavorare.
Naturalmente, quando ci saranno le elezioni per il Congresso, diremo
pubblicamente ai suoi elettori che sulla guerra si puo' lavorare con lui.
*
- Tom Engelhardt: Il movimento contro la guerra pensa di influenzare le
elezioni come forza politica?
- Cindy Sheehan: E' la guerra la questione, la posizione che si ha rispetto
alla guerra. Se alle persone interessa questa cosa, allora devono lavorarci
sopra. Stiamo per dare inizio alla campagna "Incontra le madri". Andremo a
disturbare ogni singolo deputato e ogni singolo senatore, affinche' attesti
con esattezza da che parte sta rispetto alla guerra. La gente dello stato di
New York, per esempio, potra' dire ai propri senatori: se non dici con
chiarezza che le truppe vanno portate a casa al piu' presto possibile, non
ti rieleggeremo.
*
- Tom Engelhardt: Il colloquio con Hillary Clinton e' stato soddisfacente?
- Cindy Sheehan: La sua posizione e' ancora quella di mandare piu' soldati e
di onorare il sacrificio dei caduti, suona come la posizione di Bush. Ma il
dialogo e' stato aperto.
*
- Tom Engelhardt: Non ti sembrano strani questi politici, come il senatore
Joe Binden, che chiedono di mandare altre truppe in Iraq, quando tutti
sappiamo che non ci sono altre truppe?
- Cindy Sheehan: Si', e' una cosa folle. Dove pensano di prenderle? Mandiamo
altri soldati in Iraq e lasciamo il nostro paese ancora piu' vulnerabile ai
disastri di qualunque tipo?
*
- Tom Engelhardt: Tu vuoi che le truppe siano ritirate subito. Bush non
intende farlo, ma hai pensato a come procederesti tu se potessi farlo tu
stessa?
- Cindy Sheehan: Quando diciamo "subito", non intendiamo che tutti possano
essere a casa domani. Spero che questo si capisca. Bisogna iniziare il
ritiro dalle citta', portando i soldati ai margini e poi fuori. L'esercito
va rimpiazzato con forze irachene, per ricostruire il paese. Tu lo sai,
hanno la tecnologia e le capacita' per farlo, ma non hanno lavoro. Quanto
disperato deve essere un uomo per mettersi in fila allo scopo di ottenere un
posto nella Guardia Nazionale irachena? Vengono uccisi solo stando li' ad
aspettare lavoro! Bisogna dar loro il sostegno di cui hanno bisogno per
ricostruire un paese che e' nel caos. Quando il nostro esercito andra' via,
un bel po' di violenze cesseranno. Ci saranno magari lotte a livello
regionale fra le differenti comunita', ma questo accade gia' ora. Gli
Inglesi crearono questo paese mettendo insieme pezzi che insieme non
volevano stare: forse avrebbero dovuto essere tre nazioni, non una, ma
questa e' una decisione che compete a loro, non a noi.
*
- Tom Engelhardt: E che ti aspetti per il futuro? Abbiamo ancora piu' di tre
anni e mezzo di amministrazione Bush.
- Cindy Sheehan: No, non li abbiamo! (sorride) Ricordati che Katrina sara'
la Monica di Bush. Non e' piu' una questione di "se", e' una questione di
"quando" perche' chiaramente questi sono criminali. Voglio dire, guarda chi
ha avuto i contratti per ripulire e ricostruire New Orleans. E' ancora la
Halliburton. E' pazzesco. Ma e' cosi' che accadra'. So che le indagini sono
state richieste. George Bush e' giusto pronto ad implodere. Gli hai dato
un'occhiata, ultimamente? E' un uomo che ha perso totalmente il controllo
della situazione.
*
Coloro che volessero leggere di Cindy Sheehan nelle sue stesse parole
possono consultare il suo archivio nel sito www LewRockwell.com, oppure dare
un'occhiata al sito www.Afterdowningstreet.com che presenta puntualmente le
sue attivita'.

7. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: DUEMILA MORTI: NON UNO DI PIU'

"La disobbedienza civile diventa un dovere sacro, quando lo stato diventa
illegale e corrotto" (Mahatma Gandhi).

Sfortunatamente, il duemillesimo americano morto in Iraq e' arrivato fin
troppo presto (1). In aggiunta alle giovani vite perdute in Iraq, 246 dei
nostri uomini e donne sono stati uccisi in Afghanistan. La guerra e le
nostre truppe laggiu' ottengono, se possibile, ancora meno attenzione di
quelle in Iraq.
Io sono a Washington, ora, con una coalizione di gruppi pacifisti ed
attivisti locali. Terremo veglie davanti alla Casa Bianca per il resto della
settimana, da mezzogiorno alle otto di sera. Ogni giorno distribuiremo
braccialetti neri di stoffa, e faremo scrivere su di essi, ad ogni persona
che li prendera', il nome di un soldato "ucciso in azione" ed il suo numero.
Ogni braccialetto simboleggia anche 50 innocenti iracheni uccisi. Ogni
giorno, alle 18, terremo un "die in", ovvero chiederemo alle persone
presenti di sdraiarsi a terra e rappresentare un soldato morto. A quel
punto, la polizia presente ci dara' tre avvisi prima di arrestarci. Noi non
chiediamo a nessuno di lasciarsi arrestare: questa e' una decisione del
tutto personale. Io ho pianificato di non alzarmi da terra, il giorno dopo
il duemillesimo soldato ucciso. Potrebbero arrestarmi (2). Poi, quando mi
lasceranno andare, tornero' li' e mi sdraiero' di nuovo.
Noi in America abbiamo permesso a questa amministrazione criminale di
cavarsela con gli omicidi per troppo tempo. Ora basta. E' tempo di
cominciare a praticare la disobbedienza civile nonviolenta su larga scala.
Martedi' 25 ottobre digiuneremo per tutto il tempo della veglia, in
solidarieta' con gli iracheni e gli americani che soffrono durezze ogni
giorno. Chiediamo all'America di digiunare in solidarieta' con noi.
Mercoledi' 26 ottobre, alle 10,30 del mattino, ci recheremo al cimitero di
Arlington per deporre una corona sulla tomba del Milite Ignoto. Poi
torneremo alla Casa Bianca per la nostra veglia.
Giovedi' 27 ottobre, sempre alle 10,30, consegneremo una corona e biglietti
di solidarieta' all'ambasciata irachena. Chiediamo alle persone che si
uniscono alla nostra veglia nel Lafayette Park di portare biglietti scritti
da loro stesse. Poi torneremo alla Casa Bianca per la nostra veglia.
Venerdi' 28 ottobre, sempre alle 10,30, consegneremo fiori e biglietti
d'auguri all'ospedale "Walter Reed". Poi torneremo alla Casa Bianca per la
nostra veglia.
Domani chiedero' ancora al presidente Bush di rispondere alla mia domanda:
"Per quale nobile causa?" Non ce n'e' nessuna. I nostri figli e il popolo
iracheno stanno morendo e soffrendo senza causa alcuna, se si eccettuano il
potere ed i criminali avidi di denaro. I numeri sono scioccanti. Nei 32 mesi
dell'Iraq sono stati uccisi in azione piu' soldati statunitensi che nei
quattro primi anni del Vietnam. Questo non e' un altro Vietnam, gente.
Questo e' peggio.
Non possiamo permettere alle persone che dirigono il nostro paese di
continuare a dirigerlo verso una tomba. E' venuto il momento di esercitare
il nostro sacro dovere come esseri umani.
Vediamo di diventare pacificamente radicali.
*
Note
1. Si tratta del Sergente George T. Alexander Jr., 34 anni di Killeen,
Texas. E' morto a causa delle ferite riportare il 17 ottobre 2005 (ndt).
2. Decisa a farsi arrestare con Cindy Sheehan c'e' Ann Wright, una dei tre
diplomatici del Dipartimento di Stato ad aver rassegnato le dimissioni per
protesta contro la guerra in Iraq. (ndt).

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1205 del 13 febbraio 2006

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