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La nonviolenza e' in cammino. 1207



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1207 del 15 febbraio 2006

Sommario di questo numero:
0. Comunicazione di servizio: repetita iuvant
1. Peppe Sini: Per Farid Adly e Mariangela Gallo
2. Il 19 febbraio a Fermo
3. Alcuni interventi di Cindy Sheehan (parte terza e conclusiva)
4. Cindy Sheehan: Un vero amico non ti permette di compiere crimini di
guerra
5. Cindy Sheehan: L'apatia e' complicita'
6. Cindy Sheehan: Matriottismo
7. Cindy Sheehan: Cos'e' accaduto
8. Cindy Sheehan: Numeri
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: REPETITA IUVANT
[Nuovamente diffondiamo questa comunicazione che abbiamo ricevuto da Mao
Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta" (per contatti: mao at sis.it),
sperando che il problema tecnico segnalato sia risolto al piu' presto]

A causa di un problema al server, il sito del Movimento Nonviolento
(www.nonviolenti.org) non e' al momento consultabile, e anche tutte le
e-mail spedite all'indirizzo di posta elettronica an at nonviolenti.org non
giungono a destinazione. Entro pochi giorni il sito verra' ripristinato,
mentre le e-mail inviate non saranno recuperate.
Per urgenze e' pero' attivo l'indirizzo e-mail: azionenonviolenta at sis.it
Per comunicazioni telefoniche: tel. 0458009803, fax: 0458009212.
Chiediamo scusa per gli eventuali disguidi.

1. APPELLI. PEPPE SINI: PER FARID ADLY E MARIANGELA GALLO
[Farid Adly (per contatti: anbamed at katamail.com), autorevole giornalista
(apprezzato collaboratore del "Corriere della sera", "Il manifesto", Radio
popolare di Milano, ed altre notissime testate) e prestigioso militante per
i diritti umani, e' direttore dell'agenzia-stampa "Anbamed. Notizie dal
Mediterraneo" e presidente dell'associazione culturale Mediterraneo; gia' ai
primi di aprile del 2005 nel centro siciliano in cui vive e lavora
(Acquedolci, in provincia di Messina) ha subito una grave intimidazione
mafiosa: e' stato minacciato di morte per impedirgli di svolgere il suo
lavoro di inchiesta, documentazione e denuncia, con particolar riferimento
alla sua concreta azione in difesa dell'ambiente, della legalita', dei
diritti di tutti. A quella minaccia ora se ne e' aggiunta una nuova.
Mariangela Gallo, docente nelle scuole medie superiori, operatrice
culturale, regista teatrale di spettacoli di impegno civile, e' impegnata
nel volontariato, contro la mafia, per i diritti umani, nell'educazione alla
pace e alla solidarieta'.
Per inviare messaggi di solidarieta' e per contattare Farid Adly e
Mariangela Gallo: tel. 0941730053, cell. 3398599708, e-mail:
anbamed at katamail.com]

Tra le cose che so c'e' questa: che quando qualcuno - chiunque - riceve una
minaccia di morte tu devi cessare ogni altro daffare a cui sei intento, e
correre a dargli man forte.
Anche questo so: che Farid Adly e Mariangela Gallo sono persone buone, e
quando delle persone buone per il loro agire buono subiscono offesa o
minaccia il tuo posto e' al loro fianco.
So anche questo: che i provocatori, i soverchiatori, i malvagi sono infine
vigliacchi; e che le persone di retto sentire e di volonta' buona sono
infinitamente piu' numerose e piu' forti di tutti i prepotenti e i criminali
messi assieme.
So questo infine: che molte persone che questo foglio leggono a Farid Adly e
a Mariangela Gallo la loro corale persuasa operosa solidarieta' vorranno
esprimere. Umilmente le prego di farlo.
Farid Adly e Mariangela Gallo hanno diritto alla nostra solidarieta', ora.
La loro lotta e' la nostra, col loro impegno - e da molti anni - loro gia'
hanno dato a noi tutte e tutti l'aiuto loro, col loro buon operare in pro
del diritto e del bene di tutti e di tutte. Ed anche questo e' costruire la
pace e la giustizia.
Per esprimere solidarieta' a Farid Adly e Mariangela Gallo: tel. 0941730053,
cell. 3398599708, e-mail: anbamed at katamail.com

2. INCONTRI. IL 19 FEBBRAIO A FERMO
[Dall'associazione "Punto rosso" di Fermo (per contatti:
puntorossofermo at virgilio.it) riceviamo e diffondiamo.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recentissima antologia degli scritti (a
cura di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in
Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001;
per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro
Polito citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel
sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini:
www.aldocapitini.it, altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai
utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere
richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a
Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento
Nonviolento: tel. 0458009803, e-mail: azionenonviolenta at sis.it
Federica Curzi (per contatti: federica_curzi at libero.it), nata a Jesi
(Ancona), si e' laureata in filosofia nel 2002 presso l'universita' di
Macerata ove attualmente svolge un dottorato di ricerca; alla sua tesi e'
stato attribuito il premio dell'Associazione nazionale Amici di Aldo
Capitini; collabora alla rivista on line www.peacereporter.net Opere di
Federica Curzi: Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004. Scritti su Federica Curzi: cfr. l'ampio saggio
dedicato al suo libro da Enrico Peyretti ne "La domenica della nonviolenza"
n. 23.
Enrico Euli (per contatti: diabeulik at libero.it), da molti anni impegnato nei
movimenti per la pace, la giustizia e i diritti, e' uno dei piu' noti
formatori alla nonviolenza (ha collaborato anche con Alberto L'Abate), fa
parte della rete di Lilliput e della cooperativa "Passaparola" di Cagliari
impegnata in attivita' di educazione alla pace; attualmente ha un incarico
di insegnamento presso l'universita' di Cagliari. Tra le opere di Enrico
Euli cfr. AA. VV., Percorsi di formazione alla nonviolenza, Pangea, Torino
1996; AA. VV., Reti di formazione alla nonviolenza, Pangea, Torino; con
Marco Forlani (a cura di), Guida all'azione diretta nonviolenta,
Altreconomia-Berti, Milano-Piacenza 2002.
Goffredo Fofi, nato a Gubbio nel 1937, ha lavorato in campo pedagogico e
sociale collaborando a rilevanti esperienze. Si e' occupato anche di critica
letteraria e cinematografica. Tra le sue intraprese anche riviste come
"Linea d'ombra", "La terra vista dalla luna" e "Lo straniero". Per sua
iniziativa o ispirazione le Edizioni Linea d'ombra, la collana Piccola
Biblioteca Morale delle Edizioni e/o, L'ancora del Mediterraneo, hanno
rimesso in circolazione testi fondamentali della riflessione morale e della
ricerca e testimonianza nonviolenta purtroppo sepolti dall'editoria -
diciamo cosi' - maggiore. Opere di Goffredo Fofi: tra i molti suoi volumi
segnaliamo particolarmente almeno L'immigrazione meridionale a Torino
(1964), e Pasqua di maggio (1989). Tra le pubblicazioni degli ultimi decenni
segnaliamo ad esempio: con Tony Thomas, Marlon Brando, Gremese, 1982; con
Franca Faldini, Toto', Pironti, Napoli 1987; Pasqua di maggio. Un diario
pessimista, Marietti, Casale Monferrato 1988; con P. Polito, L'utopia
concreta di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1988; Prima il pane, e/o, Roma
1990; Storie di treno, L'Obliquo, 1990; Benche' giovani. Crescere alla fine
del secolo, e/o, Roma 1993; Strana gente. 1960: un diario tra Sud e Nord,
Donzelli, Roma 1993; La vera storia di Peter Pan  e altre storie per film
(1968-1977), e/o, Roma 1994; Piu' stelle che in cielo. Il libro degli attori
e delle attrici, e/o, Roma 1995; Come in uno specchio. I grandi registi del
cinema, Donzelli, Roma 1995; Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani,
Donzelli, Roma 1996; con Gad Lerner e Michele Serra, Maledetti giornalisti,
e/o, Roma 1997; Sotto l'Ulivo. Politica e cultura negli anni '90, Minimum
Fax, 1998; Un secolo con Toto', Dante & Descartes, Napoli 1998; Le nozze coi
fichi secchi, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 1999; con Gianni Volpi,
Vittorio De Seta. Il mondo perduto, Lindau, 1999; con Stefano Benni,
Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione, Minimum Fax, 1999; con Franca
Faldini, Toto'. L'uomo e la maschera, L'ancora del Mediterraneo, Napoli
2000; con Stefano Cardone, Intoccabili, Silvana, 2003; Paolo Benvenuti,
Falsopiano, 2003; con Ferruccio Giromini, Santosuosso, Cooper e
Castelvecchi, 2003; Alberto Sordi, Mondadori, Milano 2004; con Giovanni Da
Campo e Claudio G. Fava., Simenon, l'uomo nudo, L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2004;  con Franca Faldini, Toto'. Storia di un buffone serissimo,
Mondadori, Milano 2004; Circo equestre za-bum. Dizionario di stranezze,
Cargo, 2005. Opere su Goffredo Fofi: non conosciamo volumi a lui dedicati,
ma si veda almeno il ritratto che ne ha fatto Grazia Cherchi, ora alle pp.
252-255 di Eadem, Scompartimento per lettori e taciturni, Feltrinelli).
Giulio Girardi (per contatti: g.girardi at agora.it) e' nato al Cairo nel 1926,
filosofo e teologo della liberazione, durante il Concilio Vaticano II
partecipo' alla stesura dello schema XIII; membro del Tribunale permanente
dei popoli, particolarmente impegnato nella solidarieta' con i popoli
dell'America Latina. Opere di Giulio Girardi: presso la Cittadella sono
usciti: Marxismo e cristianesimo; Credenti e non credenti per un mondo
nuovo; Cristianesimo, liberazione umana, lotta di classe; Educare: per quale
societa'?; Il capitalismo contro la speranza; Cristiani per il socialismo:
perche'?; presso Borla sono usciti: Sandinismo, marxismo, cristianesimo: la
confluenza, (a cura di) Le rose non sono borghesi, La tunica lacerata, Fede
cristiana e materialismo storico, Dalla dipendenza alla pratica della
liberta', Il popolo prende la parola (con J. M. Vigil), La Conquista
dell'America, Gli esclusi costruiranno la nuova storia?, Cuba dopo il crollo
del comunismo; presso le Edizioni Associate: Rivoluzione popolare e
occupazione del tempio; presso le Edizioni cultura della pace: Il tempio
condanna il vangelo; presso Anterem: Riscoprire Gandhi; presso le Edizioni
Punto Rosso: Resistenza e alternativa; presso Sperling & Kupfer: Che Guevara
visto da un cristiano]

Domenica 19 febbraio, con inizio alle ore 16,30, presso il teatro comunale
di Porto San Giorgio, si svolgera' il convegno "Aldo Capitini e il pensiero
nonviolento".
Intervengono Goffredo Fofi, Enrico Euli, Giulio Girardi e Federica Curzi.
Organizzano l'associazione "Punto rosso" di Fermo e Porto San Giorgio e il
"Gruppo umana solidarieta'" di Macerata, con il patrocinio del Comune di
Porto San Giorgio e della Provincia di Ascoli Piceno.

3. MATERIALI. ALCUNI INTERVENTI DI CINDY SHEEHAN (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)
Riproponiamo alcuni interventi di Cindy Sheehan apparsi nel corso degli
ultmi mesi su questo foglio. Ringraziamo ancora una volta Maria G. Di Rienzo
per le sue traduzioni. Ed Enrico Peyretti per il suggerimento di riproporre
questi interventi raccolti insieme.
Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey nella guerra in Iraq; per tutto il
mese di agosto e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in cui George
Bush stava trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli per
chiedergli conto della morte di suo figlio; intorno alla sua figura e alla
sua testimonianza si e' risvegliato negli Stati Uniti un ampio movimento
contro la guerra; e' stato recentemente pubblicato il suo libro Not One More
Mother's Child (Non un altro figlio di madre), disponibile nel sito
www.koabooks.com
Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) e' una delle
principali collaboratrici di questo foglio; prestigiosa intellettuale
femminista, saggista, giornalista, regista teatrale e commediografa,
formatrice, ha svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per
conto del Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sidney
(Australia); e' impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput,
in esperienze di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e
la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a
cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica
Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005.
Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) (1935) e' uno dei principali
collaboratori di questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura
e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e
filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il
mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore
per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede
dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato
scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita'
piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha",
edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la
Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale
della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le sue
opere: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989;
Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace,
Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999;
Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005;
Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa
Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua
fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica
delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a
stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio
nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la
traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo
foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari suoi interventi sono anche
nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario.

4. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: UN VERO AMICO NON TI PERMETTE DI COMPIERE
CRIMINI DI GUERRA

"Tu sei un'ambasciatrice di pace", mi ha detto un giornalista spagnolo al
termine di una delle dozzine di interviste che ho rilasciato quando ero in
Europa. Questa particolare intervista la diedi poco prima di incontrare il
ministro degli esteri spagnolo. Ed in verita', mi sono proprio sentita
un'ambasciatrice di pace durante i miei sedici giorni di viaggio in Europa.
*
Il sindaco di Londra ha organizzato un incontro per celebrare i nostri
comuni sforzi per la pace alla City Hall, nuova e molto moderna, accanto
alle impressionanti strutture del Ponte e della Torre di Londra. Il Sindaco
Ken Livingstone ha criticato apertamente la guerra in Iraq ed i crimini di
guerra di Bibi' e Bibo', Bush e Blair, ovvero i corrotti eppure tristemente
comici falsi leader di due dei paesi piu' potenti del pianeta. Io credo che
Bush e Blair si siano spinti troppo in la' per ricredersi. Entrambi
dovrebbero essere rimossi dalle loro cariche e giudicati per crimini di
guerra e tradimento. Fino a che costoro non saranno rimossi, gli omicidi e i
massacri continueranno.
*
In Irlanda, ho incontrato l'equivalente della nostra Condi Rice, il ministro
degli esteri Dermot Ahern, che aveva in effetti incontrato la Rice la
settimana prima. Incredibilmente, aveva accettato le assicurazioni di lei
sul fatto che gli aeroplani della Cia (gli attivisti pacifisti ne hanno
documentati piu' di 60) che fanno scalo all'aeroporto di Shannon non
trasportano prigionieri sottoposti ad "interrogatori straordinari" (ovvero
torture). Questo e' un po' come accettare da un pirata l'assicurazione che
non assalira' la tua nave mentre costui si avvicina per l'abbordaggio con la
spada sguainata. Ho cercato di far capire al signor Ahern che i capi del mio
governo sono ben conosciuti come bugiardi patologici, e che non poteva
credere a nulla di quanto gli avevano detto. Questi aeroplani si fermano sul
suolo irlandese, gli ho detto, per cui l'Irlanda puo' ispezionarli per
accertarsi che in essi non avvengano violazioni dei diritti umani: se la
Rice e Bush non stanno facendo nulla di sbagliato, non si vede perche'
dovrebbero preoccuparsi.
L'Irlanda non ha mandato truppe nella Coalizione degli Assassini, ma
permette agli aeroplani statunitensi di rifornirsi al suddetto aeroporto. Il
signor Ahern mi ha detto che lo facevano anche durante la guerra in Vietnam.
Al che, gli ho consegnato un pacco di petizioni firmate da oltre 10.000
cittadini irlandesi, in cui si chiede che il governo smetta di permettere
agli aeroplani della tortura e a quelli che trasportano truppe di atterrare
a Shannon. Anche mio figlio Casey passo' per questo scalo.
Ho chiesto al signor Ahern di far si' che gli Usa vadano a fare il pieno ai
loro aerei da qualche altra parte. L'occupazione dell'Iraq e' illegale per
la maggior parte degli aspetti, ho aggiunto, e immorale per tutti. Essere
complici in crimini di guerra rende ugualmente colpevoli. Posso dire che mi
ha ascoltata, e che sembrava genuinamente desideroso di fare il bene
dell'Irlanda. Ma gli irlandesi devono continuare a fare pressione sul
governo, affinche' questo agisca razionalmente e responsabilmente.
*
Poi sono andata in Scozia, la patria dell'impeachment ed anche la patria di
entrambe le mie bis-bisnonne. Ho incontrato molti militari scozzesi che sono
contrari alla guerra e stanno facendo tutto quel che possono per porre fine
al coinvolgimento della Scozia nella guerra irachena. Il primo ministro non
ha voluto incontrarmi, e la mia amica Rose Gentle, il cui figlio Gordon e'
stato ucciso in Iraq, sta tentando ancora di incontrarlo.
*
Quando i leader di nazioni sono co-cospiratori in menzogne e corruzione, e
non hanno neppure il coraggio o l'integrita' di incontrare le persone le cui
vite sono state devastate dalle loro fellonie, e' un vero e proprio
scandalo.
*
Il governo spagnolo e' relativamente giovane, ed ha portato a casa le truppe
dopo che il vecchio governo era stato cacciato a calci nel 2004, perche' gli
spagnoli non ne potevano piu' nee' delle menzogne nee' della corruzione del
loro "regime bushista". Il tema che ricorreva nei miei incontri con membri
del governo spagnolo, incluso il vicepresidente Manuel Marin, erano i
"valori condivisi". Noi popoli di ambo i paesi dobbiamo trovare un terreno
comune su cui trovarci insieme, ho detto loro. Abbiamo chiesto al governo
spagnolo di denunciare a voce alta cio' che gli Usa stanno facendo, perche'
il governo statunitense non ha valori positivi, che affermino la vita. Ha
valori negativi, che la vita la rovinano, come l'uso di armi chimiche e le
torture quali mezzi per soddisfare la propria avidita' di potere.
I funzionari del governo hanno assicurato a me ed agli altri membri di "Gold
Star Families for Peace", nonche' ai pacifisti locali, di essere "grandi
amici ed alleati degli Usa". Noi vogliamo amici per il popolo americano, ma
non per l'attuale regime. Il governo non e' identico al popolo, checche' ne
dicano i seminatori d'odio della destra. Inoltre, questa e' una nozione
fascista. Non solo non abbiamo l'obbligo di amare le politiche del nostro
governo, quando esse sono malvagie, ma abbiamo l'obbligo civile di opporci
ad esse con tutte le nostre forze. Quando l'amministrazione Bush usa fosforo
bianco su innocenti, uomini, donne, bimbi, infanti, quando usa arresti
illegali e tortura su altri membri della razza umana, quando invade ed
occupa un paese che non era una minaccia per gli Usa, allora dobbiamo dire
no. Questo governo e' un'entita' fuori da ogni controllo, un'entita' che
abbiamo necessita' di contrastare. Piu' a lungo l'orrore iracheno continua,
piu' crimini di guerra vengono commessi e piu' vite innocenti rovinate per
sempre.
*
Durante il mio soggiorno in Europa, sono stata invitata in altri paesi come
ambasciatrice di pace. La gente in Italia ed in Australia e' particolarmente
ansiosa di avere la mia visita, perche' i loro governi sono complici di Bush
in Iraq. Io testimoniero' due volte al Parlamento Europeo durante
quest'anno, per spingerlo a fare pressione sul mio governo affinche' esso
metta fine alle proprie politiche omicide in Iraq e tenti qualcosa di nuovo:
diplomazia e pace. Apri le orecchie, signora Rice: la pace non si diffonde
con gli omicidi e la guerra. Sebbene la visita mia e degli altri membri di
"Gold Star Families for Peace" non abbia avuto un effetto immediato, forse
abbiamo piantato dei semi. La comunita' internazionale pacifista ha ripreso
energie e concentrazione.
Oltretutto, incontrandosi con me, i funzionari governativi di ogni paese
hanno prodotto una piccola falla nel sostegno agli illegittimi residenti
della Casa Bianca. Ogni piccolo segno di cambiamento da' speranza. Come
Dermot Ahern mi ha detto: "A Washington verra' riportato che mi sono
incontrato con lei. Non saranno contenti. Ma non me ne importa: era la cosa
giusta da fare".

5. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: L'APATIA E' COMPLICITA'

"L'apatia della gente e' sufficiente a far si' che ogni statua salti via dal
piedistallo e ad affrettare la fine del mondo" (William Lloyd Garrison)

L'apatia di gran parte dell'America mi sorprende e mi sconcerta. Quanto ho
trovato la citazione sopra riportata, mi sono meravigliata che in America ci
sia ancora una statua sul piedistallo o una tomba ancora occupata. Il 26
ottobre 2005, mentre MoveOn.org teneva fiaccolate in tutto il paese per
lamentare la morte del duemillesimo soldato americano in Iraq, io ed altre
due dozzine di persone siamo state arrestate davanti alla Casa Bianca per
aver dimostrato contro la carneficina compiuta in nostro nome dai suoi
illegali inquilini. Ora, aggiungendo gli undici soldati che sono morti nella
guerra insensata di George Bush al terrorismo in Medio Oriente, la conta
ufficiale dei nostri morti sale a 2.193. Duecento ulteriori famiglie
rovinate in meno di tre mesi.
Mio figlio Casey era nei primi mille uccisi in Iraq. Abbiamo raggiunto
questo livello nel settembre 2004. MoveOn.org organizzo' veglie in
quell'occasione. Solo un breve anno piu' tardi, MoveOn.org organizza
fiaccolate per commemorare il duemillesimo soldato. Se non usciamo dalla
nostra apatia collettiva, quando si terra' la prossima fiaccolata? George
Bush e i neocons stanno uccidendo i nostri preziosi figli al tasso di 2,78
al giorno. Secondo i miei calcoli, ci dovremmo trovare ad accendere di nuovo
candele nel prossimo ottobre.
Sia chiaro che MoveOn.org fa un lavoro eccellente, e che e' stata
un'organizzazione di grande sostegno a Camp Casey. Quello che voglio dire e'
questo, America: piu' permettiamo all'illegittimo occupante della Casa
Bianca ed alla sua cinica gang di continuare, piu' la nostra umanita' ne
viene danneggiata. Apparentemente, le fiaccolate sembrano non fare molto per
fermare, o rallentare un po', il massacro compiuto da i criminali di guerra
di Washington.
Poi ci sono gli sfortunati innocenti dell'Iraq. Ho sentito le notizie che
davano a circa 200 il numero dei morti di ieri [il 5 gennaio 2006 - ndt]. Se
200 vengono stimati, ci si chiede quale fosse il conto reale.
Bill O'Reilly e George Bush definiscono "terrorista" qualcuno che "uccide
uomini, donne e bambini innocenti". Chi pensano venga ucciso, in Iraq, Bill
e George? Membri di un esercito ben addestrato e organizzato? Terroristi?
Sappiamo tutti che e' falso. Ve lo dico io chi viene ucciso in Iraq: esseri
viventi che respirano, identici agli americani o a qualunque altro essere
umano sulla Terra, esseri che stanno solo tentando di vivere le loro vite,
di sopravvivere in un paese devastato dalla guerra, un paese che non poneva
alcuna minaccia all'America o al nostro stile di vita.
"Direi che sono morti piu' o meno in 30.000, come risultato dell'incursione
iniziale e poi della continua violenza contro gli iracheni", disse Bush il
12 dicembre 2005. Anche se si accettasse questo numero ampiamente
sottostimato, le sue politiche sono responsabili di dieci volte i 3.000
morti dell'11 settembre 2001. Per sua stessa ammissione, egli e' dieci volte
il terrorista che fu Osama. E se George dice 30.000, va' a sapere qual e' la
vera cifra. A me riempie di dolore, mi fa male il cuore solo a guardarlo,
questo numero.
*
America, questo e' quello che tu stai permettendo al tuo governo di fare a
nome tuo:
Detenzione e tortura di prigionieri senza processo.
Uso di armi chimiche su altri membri dell'umanita'.
Spionaggio degli americani senza mandato giudiziario (spero che le mie
conversazioni telefoniche li annoino a morte).
Bombardamenti a tappeto di citta' piene di esseri umani come voi.
Distruzione delle infrastrutture delle citta' statunitensi.
Taglio delle tasse ai ricchi mentre si getta denaro e sangue alle sabbie
assetate del Medio Oriente.
Il bilancio del nostro Tesoro decimato.
La devastazione dell'ambiente.
Eccetera, eccetera, fino alla nausea.
Hillary Clinton mi ha detto che "le ruote del governo si inceppano
lentamente". Questo e' un abusato cliche', ed un blaterare inaccettabile,
quando la macchina della guerra sta triturando le ossa dei nostri figli. E'
tempo che noi americani del tutto consapevoli si forzino i nostri
rappresentanti eletti a velocizzare il ritiro dall'Iraq.
Se sento un'altra cantata di "We shall overcome" ("Noi vinceremo"), e poi
vedo i dimostranti andarsene a casa ad aprire una lattina di birra davanti
alla tv, ben contenti di aver fatto qualcosa per la pace, giuro che urlo.
Non vinceremo un bel niente fino a che non prenderemo il proverbiale toro
per le corna.
Le veglie e le marce fatele in posti rilevanti: davanti agli uffici dei
deputati favorevoli alla guerra, per esempio. Molti di essi si sono
ricreduti. O di fronte ad un centro di reclutamento. O ad un palazzo
federale. O ad una base militare. Poi, invece di andarvene a casa ad aprire
la lattina o stappare la bottiglia, sedetevi per terra e dite: "Non ce ne
andiamo fino a che non chiederete la fine immediata dell'occupazione in
Iraq". Mettetevi in gioco per l'umanita'. Il cambiamento non avviene fino a
che non lo facciamo avvenire. Non possiamo cambiare nulla soltanto sperando
o pregando che cambi. In effetti, bisogna fare qualcosa.

6. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: MATRIOTTISMO

Sebbene mi piacerebbe prendermi il merito di aver inventato la parola
"matriottismo", e' stata un'altra donna a fornirmi questo concetto in una
sua lettera. Ero cosi' affascinata da tale parola che ho riflettuto su un
possibile sistema di idee dietro di essa, su un nuovo paradigma per una vera
e duratura pace nel mondo.
Prima che io mi immerga nel concetto, esploriamo insieme la parola
"patriottismo". I dizionari lo definiscono come "amore per il paese e
volonta' di sacrificarsi per esso". Questo quando tutti sappiamo che
"patriottismo" negli Usa significa: sfruttare l'amore altrui per il paese
mandando gli altri e i loro figli a sacrificarsi fuori di esso, a beneficio
del bilancio della mia banca.
Sono stati scritti volumi e volumi sul patriottismo, sulle sue definizioni,
sul suo sostegno, sulla sfida all'intero concetto, eccetera. Io penso che la
nozione di patriottismo sia stata malvagiamente sfruttata, e usata per
guidare la nostra nazione in dozzine di guerre disastrose ed inutili.
L'idea di patriottismo ha virtualmente spazzato via intere generazioni dei
nostri preziosi giovani, ed ha permesso ai nostri leader nazionali di
commettere omicidi di massa su una scala che non ha precedenti. Il vile
sputo contenuto nella frase "se non sei con noi, sei contro di noi" e' in
pratica l'epitome del patriottismo senza freni. Dopo la tragedia dell'11
settembre, stavamo appena mettendo le piume di una societa' "matriottica",
quando i nostri governanti saltarono sul treno di una inappropriata e
mistificata vendetta, per mandare i nostri giovani a morire e uccidere in
due paesi che non erano una minaccia per gli Stati Uniti o per il nostro
modo di vivere.
I neocons hanno sfruttato il patriottismo per raggiungere i loro scopi:
imperialismo e saccheggio. Questo tipo di patriottismo comincia quando
andiamo all'asilo e ci viene insegnata la "Promessa solenne di lealta'" (un
impegno di obbedienza al governo da parte dei cittadini - ndt). Trascende
ogni ragionevolezza quando ci viene insegnato l'inno nazionale "Star
Spangled Banner", che e' un inno alla guerra. Nelle lezioni di storia si
sorvola sul genocidio dei nativi americani, mentre ci si narra la diffusione
dell'imperialismo americano sul nostro continente, sebbene ad esso non venga
dato nome sino al 1840, quando fu esposta la dottrina del "Destino
manifesto" per giustificare la conquista e la "civilizzazione" dei territori
messicani e delle popolazioni native. La dichiarazione del "Destino
manifesto" diceva di voler espandere "i confini della liberta'" sul
continente americano, con la presunzione che noi si avesse un avallo
speciale per questo da parte di Dio. Vi suona familiare?
Attraverso tutto il nostro percorso scolastico, i nostri cervelli vengono
lavati fino a farci credere che in qualche modo i nostri leader hanno sempre
ragione, e che certamente hanno a cuore i nostri migliori interessi quando
agitano la bandiera e ci convincono ad odiare i nostri simili, esseri umani
che si frappongono tra essi e gli immensi profitti della guerra. Come disse
Samuel Johnson, il patriottismo e' "l'ultimo rifugio dei mascalzoni".
*
Il "matriottismo" si situa all'opposto, non per distruggere, ma per portare
assieme lo yin e lo yang, e gettar fuori di bilancia il militarismo connesso
al patriottismo.
Non tutte le persone sono madri, ma c'e' una verita' universale che nessuno
puo' contestare, per quanto ci si metta (e credetemi, alcuni lo faranno), e
cioe' che tutti hanno una madre.
Le madri danno la vita e, se il bimbo e' fortunato, le madri nutrono la
vita. Se un uomo ha avuto una madre che ha nutrito la vita, allora ha gia'
una base di "matriottismo". Un matriota maschio o femmina ama il suo paese,
ma non al punto di dire "sto con il mio paese che abbia ragione o abbia
torto".
Un/una matriota sa che il suo paese puo' fare un mucchio di cose buone,
anche quando il governo non e' coinvolto in esse. Per esempio, non conosco
cittadini di altre nazioni che a livello personale siano generosi quanto gli
americani. Tuttavia, il matriota sa che il suo paese e' in torto nell'aver
ucciso migliaia e migliaia di innocenti esseri umani, e deve risponderne. Un
vero matriota non lancera' mai una bomba atomica, o bombe al fosforo bianco,
radendo al suolo citta' e villaggi, e non controllera' aeroplani a migliaia
di chilometri di distanza per uccidere uomini, donne e bimbi innocenti.
E la cosa piu' importante, la chiave per smettere di uccidere e risolvere i
problemi, e' che una matriota non mandera' mai, in qualunque caso, suo
figlio o il figlio di un'altra madre a combattere guerre insensate. Eppure
lottera' lei stessa, per proteggere suo figlio o sua figlia dal male.
Le ed i matrioti combattono le loro battaglie quando devono, ma non fanno
uso di violenza per risolvere i conflitti. I patrioti si nascondono
vigliaccamente dietro la bandiera e a cuor leggero mandano a morire la
gioventu' per riempire i loro conti in banca.
Le donne vennero a sciami a Camp Casey in agosto, per mettere mano alla
faccenda e lavorare per la pace, e donne da tutti gli stati americani e da
tutto il mondo mi hanno invitata a far loro visita ed a parlare in favore di
una vera e duratura pace. Gli uomini che riescono a toccare il proprio
"matriottismo" dentro se stessi sono egualmente importanti nello scopo di
sradicare la guerra.
*
Che siate un matriota maschio o femmina, sappiate che l'organizzazione Code
Pink, sostenuta da Gold Star Families for Peace, sta chiedendo un Giorno
internazionale di pace per il prossimo 8 marzo. Un giorno richiesto,
organizzato, sostenuto dalle donne. Donne ed uomini con tendenze
"matriottiche" possono avere maggiori informazioni al sito
www.womensaynotowar.org
E' bene venuto il tempo che noi matrioti ci si raduni per chiedere a voce
altissima la fine dell'immorale carneficina in Iraq. C'e' una cosa che so,
nel profondo del mio cuore. A mio figlio Casey, che era stato uno scout ed
un vero "patriota americano", la sua idea di patriottismo non ha fatto del
bene. Non potro' mai perdonarmi di non aver tentato con piu' forza di
contrastare il falso patriottismo in cui e' cresciuto.
So anche che le donne che non hanno voce, come le madri irachene che stanno
lottando per sopravvivere in un paese inutilmente devastato, contano su
donne come noi che possono usare le proprie voci per mettere fine alla
dottrina idiota di George Bush sulle guerre preventive di aggressione,
basate sulla giustificazione "Penso che quel paese potrebbe diventare
pericoloso per me e i miei amici".
La guerra finira' per sempre quando noi matrioti e matriote si alzeremo e
diremo: "No, non daro' mio figlio al falso patriottismo della macchina della
guerra, perche' mastichi la mia stessa carne ed il mio stesso sangue al fine
di sputare fuori profitti osceni".
"Non e' orgoglio amare il proprio paese, si deve essere orgogliosi di amare
il mondo intero. La terra e' un unico paese, e la cittadinanza di questo
paese e' l'umanita'" Baha'u'llah.
Il "matriottismo" e' soprattutto un impegno verso la verita' e verso la
celebrazione della dignita' di ogni vita.

7. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: COS'E' ACCADUTO
["Cindy Sheehan e' stata arrestata la sera del 31 gennaio 2006, mentre si
trovava nella galleria riservata al pubblico del Parlamento statunitense. A
darle il biglietto d'ingresso e' stata la deputata californiana Lynn C.
Woolsey. Circa trenta minuti prima che il presidente Bush iniziasse il suo
discorso sullo stato dell'Unione Cindy ha attirato l'attenzione togliendosi
la giacca e rivelando la maglietta nera su cui campeggiava il numero dei
soldati americani morti in Iraq. Quello che segue e' il suo resoconto dei
fatti, scritto il primo febbraio" (Maria G. Di Rienzo)]

Come molti di voi probabilmente sapranno gia', ieri sera sono stata
arrestata. Sono senza parole dalla rabbia per cio' che e' accaduto, e dal
dolore per tutto quello che abbiamo perso nel nostro paese.
Dato che polizia e stampa hanno mentito e distorto i fatti, ecco quello che
e' veramente successo: durante il pomeriggio, a Washington, sono stata
raggiunta dai membri del Congresso Lynn Woolsey, John Conyers, Ann Wright,
Malik Rahim e John Cavanagh. Lynn mi ha portato il biglietto per presenziare
al discorso sullo stato dell'Unione. Indossavo una maglietta con su scritto:
"2.245 morti. Quanti altri, ancora?".
Non mi sentivo a mio agio all'idea di andare in Parlamento. Sapevo che
George Bush avrebbe detto cose che mi avrebbero ferita e infuriata e non
volevo essere distruttiva, soprattutto per rispetto di Lynn che mi aveva
dato il biglietto. In effetti, avevo consegnato il biglietto a John Bruhns,
dei Veterani dell'Iraq contro la guerra. Tuttavia, l'ufficio di Lynn aveva
gia' avvisato la stampa, e tutti sapevano che ci sarei andata, e cosi' mi
sono fatta forza e sono andata al Parlamento con la metropolitana. Ho
passato un primo controllo della sicurezza, ho atteso nella sala d'aspetto e
ne ho passato un altro. Il mio biglietto diceva "quinta galleria, frontale,
quarto sedile". La stessa persona che dopo pochi minuti mi avrebbe arrestata
mi ha aiutata a trovare il mio posto.
Mi ero appena seduta, ed ero accaldata dall'aver salito tre piani di scale,
cosi' mi sono tolta la giacca. Mi sono girata verso destra per far uscire
dalla manica il braccio sinistro e lo stesso ufficiale di cui sopra ha visto
la mia maglietta e si e' messo ad urlare: "Dimostrante!". E' corso da me, mi
ha trascinata rudemente fuori dalla galleria e tenendomi le mani dietro la
schiena mi ha spinto verso le scale. Io ho detto qualcosa tipo: "Sto
andando, occorre essere cosi' violenti?"... Quella persona mi ha portato di
corsa agli ascensori, urlando a chiunque di togliersi di mezzo. Una volta
dentro l'ascensore mi ha ammanettata e mi ha portata fuori verso un'auto
della polizia. Mentre mi stava trascinando fuori qualcuno alle mie spalle ha
detto: "Quella e' Cindy Sheehan". A quel punto l'ufficiale mi ha detto:
"Stia attenta ai gradini, qui". Ed io ho risposto: "Non le e' importato di
stare attento, mentre mi trascinava sugli altri gradini". E lui: "Ma quello
era perche' lei stava protestando".
Wow, mi hanno cacciata di forza dal Parlamento perche' stavo "protestando"!
Nessuno mi ha detto che non potevo indossare quella maglietta nel palazzo
del Congresso. Nessuno mi ha chiesto di toglierla o di rimettermi la giacca.
Se mi avessero chiesto una di queste cose l'avrei fatta, ed avrei lamentato
la soppressione della mia liberta' di parola e ne avrei scritto piu' tardi.
Sono stata immediatamente e rozzamente (ho i lividi che lo provano)
trascinata via e arrestata per "condotta illegale".
Dopo che i miei effetti personali sono stati inventariati e mi sono state
prese le impronte digitali, un gentile sergente entro' nella stanza, guardo'
la mia maglietta e disse: "E cosa sono 2.245? Io sono appena tornato
dall'Iraq". Gli ho detto che mio figlio c'era morto. Sono questi i casi in
cui l'enormita' della mia perdita mi abbatte: ho perso mio figlio, ho perso
i miei diritti relativi al primo emendamento, ho perso il paese che amo.
Dov'e' finita l'America? Ho cominciato a piangere dal dolore.
Per cosa e' morto Casey? Per cosa sono morti gli altri 2.244 giovani
americani? Perche' decine di migliaia di loro restano in Iraq? Per questo?
Non posso neppure indossare una maglietta con su il numero dei soldati che
George Bush e le sue politiche arroganti e ignoranti hanno ucciso.
Indossavo la maglietta per mantenere una posizione. La stampa sapeva dove
sarei andata, ed io sapevo che qualcuno mi avrebbe intervistata ed io avrei
avuto addosso la maglietta. Se l'avessi portata per interrompere
l'audizione, mi sarei tolta la giacca all'inizio del discorso di Bush. Se
avessi avuto un'idea di cosa succede alle persone che indossano indumenti
che i neocons trovano disdicevoli forse l'avrei messa lo stesso, ma l'idea
non ce l'avevo.
Alcuni avvocati stanno preparando una denuncia contro il governo per cio'
che mi e' accaduto. La firmero'. E' tempo di riprenderci le nostre liberta'
ed il nostro paese. Non voglio vivere in un paese che proibisce alle persone
(abbiano esse o no pagato il prezzo estremo per il paese stesso) di
indossare, dire, scrivere o telefonare commenti negativi sul governo.
Percio' rivoglio indietro la mia liberta' e i miei diritti. Non intendo piu'
permettere a Bush e compagnia di portare ancora via qualcosa a me, o a voi.
Sono molto grata alle circa duecento persone che sono venute alla prigione
in cui ero rinchiusa a dimostrarmi il loro sostegno. Abbiamo cosi' tanto
potenziale per le cose buone. C'e' cosi' tanto di buono in cosi' tante
persone. Quattro ore dopo il mio arresto sono stata rilasciata. Di nuovo,
sono arrabbiata ed ammaccata, e cio' al momento mi rende difficile pensare
in modo sensato.
Continuate a lottare. Vi prometto che io lo faro'.

8. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: NUMERI

L'ormai famosa maglietta nera con le scritte in bianco che indossavo il 31
gennaio al discorso presidenziale sullo stato dell'Unione, originariamente
aveva la scritta: 2000 morti. Quanti altri, ancora?
La maglietta era stata confezionata dai "Veterani per la pace" in occasione
del duemillesimo soldato americano ucciso in Iraq. Quel tragico numero venne
raggiunto il 25 settembre 2005. Circa quattro mesi dopo, la mattina del 31
gennaio, prima che la mia compagna in attivismo pacifista e dissenso
patriottico Ann Wright ed io si andasse alla nostra avventura giornaliera,
Ann mise del nastro adesivo coprente sugli zeri del numero 2000 e scrisse:
242. Cio' cambiava il numero in 2.242, che era il disturbante totale delle
perdite per quel giorno.
Prima che io cominciassi il mio viaggio fatale verso il Palazzo del governo,
scoprimmo che il numero era tristemente salito a 2.245. Mentre Ann ed io
davamo il "discorso del popolo sullo stato dell'Unione", quel pomeriggio,
assieme al deputato John Conyers, alla coraggiosa deputata Lynn Woolsey e
all'attivista per i diritti delle vittime dell'uragano Katrina Malik Rahim,
altre tre famiglie americane erano state gettate in una spirale di perdita,
dolore e disperazione dalla quale non guariranno mai completamente.
Il numero sulla mia maglietta fu cambiato a 2.245. 2.245 morti. Quanti
altri, ancora?
*
Al 31 gennaio 2006, almeno 2.245 famiglie hanno pagato il prezzo estremo per
le stupide e insensibili politiche in Iraq di questa amministrazione.
Migliaia e migliaia di giovani uomini e donne sono stati feriti, alcuni
assai seriamente, per l'arroganza dell'impero. Innumerevoli iracheni sono
stati macellati mentre vivevano le loro vite di ogni giorno, grazie al
metodo superficiale e senza cuore del "combatterli laggiu', cosi' non
dovremo combatterli qui".
Oggi, nella citta' dell'amore fraterno [Filadelfia - ndt] ho presenziato ad
una cerimonia di premiazione dello "Shalom Peace Center", dove mi e' stato
conferito un riconoscimento per il mio essere una "voce profetica" (non e'
un lavoro facile); ma non e' questa la cosa importante. La cosa importante
e' che uno dei miei amici e piu' grandi sostenitori ha portato del nastro
adesivo coprente ed un pennarello, e molti di quelli che erano presenti
indossarono una striscia di nastro con su scritto il numero 2.250.
Questo significa che cinque angeli di piu' sono stati mandati ad una tomba
precoce dallo scorso martedi', che a cinque madri in piu' e' stata comminata
in modo ingiusto e non necessario una condanna al dolore che durera' tutta
la vita, che cinque padri in piu' inizieranno un'odissea, perlopiu'
silenziosa, di sofferenza nei loro cuori: un numero incalcolabile di
famiglie rovinate per la nostra politica estera preventiva contro nemici
immaginari.
Io credo che sia che si sostengano le guerre di aggressione dell'impero
della malvagita' che ci sta portando via i nostri diritti civili, e sta
mandando la nostra gioventu' ad uccidere ed essere uccisa, sia che ci si
opponga all'omicidio preventivo, tutti dovremmo onorare i nostri figli, che
hanno dato nobilmente la vita per una causa cosi' ignobile.
I numeri spaventano la gente. Il numero di croci che i "Veterani per la
pace" piantano ogni domenica, su spiagge diverse della California,
terrorizza le esistenze luminose di chi sostiene George e le sue politiche
omicide. Queste persone reclamano perche' a loro dire i Veterani stanno
facendo politica, e vogliono che quei numeri se ne vadano e non li
disturbino. Confrontarsi con i numeri, i volti e la realta' e' semplicemente
troppo per alcune persone. Come ex-insegnante di matematica, so che molta
gente ha un'irragionevole paura dei numeri. Il numero delle nostre vittime
di guerra in Iraq e' assai spaventoso. So che i numeri sono allarmanti,
specialmente quando per essi non c'e' alcuna ragione logica.
Noi sappiamo che George Bush si sottrasse al suo pericoloso dovere in
Vietnam, entrando nella Air National Guard dell'Alabama. Suppongo che li
stesse combattendo in Alabama, cosi' non avrebbe dovuto combatterli in
Massachusetts. Sappiamo che George Bush non ha la pur minima briciola di
coraggio dei nostri soldati, da quando ha rifiutato di incontrarsi con me
faccia a faccia, nel suo prato adottivo di Crawford in Texas. Ora il mondo
intero sa che non ha neppure la forza di fronteggiare una maglietta.
Come esseri umani, tutti sappiamo che e' duro affrontare i propri errori,
specie quando persone innocenti hanno pagato un prezzo orribile per tanta
stupidita'. Ma di che sto parlando? Dai fallimenti negli affari, a quelli
complici, dolorosi e imperdonabili nella sua vita pubblica, George Bush non
ha mai ammesso un solo errore, ne' mai ne ha guardato uno. Ebbene, e' ora
che affronti questo errore e che in qualche modo senta un'intensa vergogna
per l'errore piu' grande della sua vita di miserabili sbagli.
*
Chiedo a coloro che tengono alla pace ed alla giustizia di indossare il
numero sui loro petti ogni giorno, vicino ai loro cuori. Per onorare i
nostri morti, ma anche per contrastare coloro che stanno volendo questa
guerra e sostenendo i dispensatori di morte, ma che non rischierebbero la
propria carne ed il proprio sangue nei crimini contro l'umanita' che vengono
perpetrati quotidianamente.
Io imploro tutti negli Usa, di ricordare che ogni numero in questa cifra
orribile rappresenta un membro vivente, respirante, meraviglioso, amabile ed
indispensabile di una famiglia, di una comunita' e di una nazione. Non sono
solo numeri. Erano esseri umani prima di essere sfruttati per il petrolio e
l'avidita'.
Indossate il numero per i nostri morti. Indossate il numero per le loro
famiglie. Indossate il numero per i feriti. Indossate il numero per i nostri
figli che ancora si trovano in pericolo, la cui confusione rispetto alla
loro missione sta crescendo, e che vogliono solo tornare a casa. Indossate
il numero per le persone che si troveranno in mezzo alle future guerre di
aggressione che i criminali di guerra a Washington stanno gia' pianificando.
Indossate il numero per la pace.
(Per conoscerlo ogni giorno consultate: www.icasualties.org)

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1207 del 15 febbraio 2006

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