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La nonviolenza e' in cammino. 1209



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1209 del 17 febbraio 2006

Sommario di questo numero:
1. Il 21 febbraio a Roma
2. Il 22 febbraio a Milano
3. "Addio alle armi", un appello
4. Severino Vardacampi: Due parole
5. Un appello all'Unione per i Pacs
6. Peppe Sini: Dell'ovvio e del necessario. Una postilla al testo che
precede
7. Oreste Bossini: Dietrich Bonhoeffer e la musica
8. Fulvio Fania intervista Ugo Perone su Dietrich Bonhoeffer
9. Gabriella Freccero presenta "Lettere dall'Egeo" di Giovanna Bandini
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. IL 21 FEBBRAIO A ROMA
[Da Carla Mariani (per contatti: carlamariani at comune.narni.tr.it) riceviamo
e volentieri diffondiamo. Carla Mariani, spiritus rector dell'Ufficio per la
pace del Comune di Narni, e' da sempre infaticabile ed inesauribile
promotrice ed animatrice di iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza:
conoscerla ed essere contagiati dalla sua luminosa generosita' sono una cosa
sola]

Il 21 febbraio 2006 a Roma si terra' una conferenza stampa della Rete
italiana di solidarieta' con le Comunita' di pace colombiane, nell'ambito
della seconda Giornata internazionale di solidarieta' con la Comunita' di
pace di San Jose' de Apartado' (Colombia).
Per ricordare l'orrendo massacro  degli otto  membri della Comunita' di pace
di San Jose' de Apartado' avvenuto il 21 febbraio 2005. Impediamo che si
dimentichi questo massacro, impediamo che si imponga di nuovo l'impunita',
amplifichiamo la voce della Comunita' di pace che chiede verita', giustizia
e riparazione.
*
Roma, 21 febbraio 2006, ore 12, presso la  Provincia di Roma, sala Placido
Martini, via IV novembre.
Interverranno Vittorio Agnoletto, eurodeputato; Tana De Zulueta, senatrice;
Stefano Bigaroni, sindaco di Narni, coordinatore della Rete italiana di
solidarieta'; Roberto Lorenzi, assessore del Comune di Cascina; Guido
Piccoli, scrittore e giornalista; Alessandra Riccio, docente universitaria,
saggista, dellaredazione di "Latinoamerica";  Giuseppe De Marzo,
dell'associazione "A sud"; Monica Cirinna', vicepresidente del Consiglio
comunale di Roma; Adriano Labucci, presidente del Consiglio provinciale di
Roma.
*
Per informazioni e contatti: Carla Mariani, Ufficio per la pace del Comune
di Narni (Comune capofila della Rete italiana di solidarieta'), tel.
0744747269, 3292506684, e-mail: carlamariani at comune.narni.tr.it

2. INCONTRI. IL 22 FEBBRAIO A MILANO
[Dalla Casa per la pace di Milano (per contatti:
info at casaperlapacemilano.it) riceviamo e volentieri diffondiamo]

Mercoledi' 22 febbraio 2006, alle ore 21, presso la Casa per la pace di
Milano si svolgera' un incontro con Ruben Pardo sulla nonviolenza in
Colombia.
Ruben Pardo, tra i fondatori della Rete italiana di solidarieta' con le
Comunita' di pace colombiane, ci ha proposto un incontro per presentarci la
sua esperienza e raccontarci l'attivita' della Rete italiana di solidarieta'
con le Comunita' di pace della Colombia.
Ruben Pardo sta approfondendo i temi della nonviolenza in un master di
Sociologia e ha vissuto un periodo della sua vita in una delle Comunita' di
pace colombiane che si oppongono alla criminalita' e alla guerra civile
attraverso metodi nonviolenti.
Per informazioni sull'incontro: Casa per la pace di Milano, e-mail:
info at casaperlapacemilano.it
Per informazioni sulla Rete italiana di solidarieta' con le Comunita' di
pace colombiane: Ufficio per la pace del Comune di Narni (Comune capofila
della Rete italiana di solidarieta'), tel. 0744747269, 3292506684, e-mail:
carlamariani at comune.narni.tr.it

3. APPELLI. "ADDIO ALLE ARMI", UN APPELLO
[Dalla Rete Lilliput (per contatti: www.retelilliput.org) e da vari altri
interlocutori riceviamo e diffondiamo]

Una dichiarazione di intenti da sottoscrivere pubblicamente nel rispetto
dell'articolo 11 della Costituzione. Lo chiedono a tutti i candidati alle
prossime elezioni politiche una quarantina di gruppi e associazioni attive
sui temi della pace e della nonviolenza con l'iniziativa "Addio alle armi".
Un sito, www.addioallearmi.org, riporta il testo dell'appello che puo'
essere sottoscritto da tutti e discusso nell'apposito forum. Ai candidati si
chiede non solo l'impegno per il ritiro immediato dall'Iraq, ma la
promozione di una vera cultura della pace che passi ad esempio attraverso il
monitoraggio delle banche che sostengono l'esportazione di armi italiane,
l'appoggio ai corpi civili di pace, la riduzione delle spese militari.
In sintesi le richieste:
1. Ritiro immediato delle truppe dall'Iraq
2. Controllo e regolamentazione del commercio delle armi
3. Smilitarizzazione del territorio italiano
4. Riduzione delle spese militari
5. Controllo delle banche che sostengono l'esportazione di armi italiane
6. Sviluppo della difesa civile non armata e nonviolenta
7. Riconversione dell'industria bellica
8. Pace per Israele e Palestina
9. Sostegno ai Corpi Civili di Pace
10. Sviluppo della ricerca per la pace.
I candidati firmatari dell'appello saranno invitati a dibattere
pubblicamente sui temi proposti dall'appello nelle settimane che
precederanno le elezioni politiche.
*
Le associazioni promotrici: Rete Lilliput, Rete Radie' Resh, Attac Italia,
Emmaus Italia, campagna La mia spesa per la pace, Casa per la pace di Milano
(Lega obiettori di coscienza, Associazione Pace e dintorni, Gruppo pace
Sant'Angelo, Associazione per la pace di Milano, Gruppo d'azione nonviolenta
di Milano), nodo Lilliput di Milano, Centro Internazionale Helder Camara,
Comitato intercomunale per la pace (ovest Milano), Associazione 'Foresta del
Teso" di Pistoia, Associazione Liberamente di Monza, Federazione italiana e
scursionismo - Comitato regionale Lazio, Attac Milano, circolo Arci "Tina
Merlin" di Montereale V. (Pn), nodo Lilliput di Lecco, nodo Lilliput di
Lodi, Fondazione Neno Zanchetta di Lucca, Rete Lilliput Lomellina,
Associazione culturale Sconfiggiamo la mafia, Rete controg8 per la
globalizzazione dei diritti, Centro Ligure di documentazione per la  pace,
Social Forum Valpolcevera, Comitato per la pace "Rachel Corrie",
Associazione O'Pingolo onlus per una economia di giustizia di Angri (Sa),
Pax Christi di Verona, Associazione "Amici di Fido e...", Coordinamento
lombardo Nord Sud del Mondo, Lega per l'abolizione della caccia - sezione
regionale Puglia, Pax Christi Milano, nodo Lilliput Monza, Lega per i
diritti e la liberazione dei popoli, Gruppo pace Cgil Cisl Uil Brianza,
Gruppo di acquisto solidale Valle Misa e Nevola, nodo di Firenze della Rete
Lilliput, Associazione Il filo rosso, Pax Christi Firenze, Associazione
Antica come le montagne di Bologna, Comitato Caserta per la pace,
Associazione per il rinnovamento della sinistra della Liguria.
*
Per informazioni e contatti: sito: www.addioallearmi.org; e-mail:
info at addioallearmi.org, tel. 0255230332 (casa per la pace di Milano);
3483723812 (Marco Forlani); 3479362184 (Flavia Rampichini).

4. RIFLESSIONE. SEVERINO VARDACAMPI: DUE PAROLE

Si avvicinano le elezioni e fioriscono gli appelli. Talora in buona fede,
talora di fin commovente ingenuita', talora a mo' di alibi (della propria
impotenza, subalternita', ambiguita', complicita').
Dipendesse da me, mi sentirei di approvare solo il seguente programma
elettorale.
1. Abolire le armi. Poiche' le armi uccidono gli esseri umani, e' interesse
degli esseri umani le armi abolire. E' questa l'unica forma intelligente e
adeguata di esercizio della legittima difesa, che salva le vite invece di
sopprimerle. Proibire la produzione, il commercio e la detenzione di armi
nel territorio italiano: mi sembrerebbe un progetto politico finalmente
realistico. Un buon inizio.
2. Realizzare la nonviolenza. Che e' la convivenza umana quando essa e'
davvero umana; che e' la convivenza civile quando essa e' davvero civile.
Informare alla scelta della nonviolenza le leggi e le istituzioni, la
direzione politica e l'amministrazione della cosa pubblica: mi sembrerebbe
un bel progresso civile, concreto e coerente. La strada giusta.
Tutto qui. I bolsi esercizi retorici e le funamboliche capriole dialettiche
degli epigoni del machiavellismo degli stenterelli, invece, non mi
appassionano punto.

5. APPELLI. UN APPELLO ALL'UNIONE PER I PACS
[Da varie persone amiche riceviamo e volentieri diffondiamo. Per ulteriori
informazioni: www.arcigay.it]

Cara amica, caro amico,
ti preghiamo di aderire alla campagna di pressione sull'Unione affinche'
reintroduca i Pacs nel suo programma.
*
Onorevole,
la decisione di escludere i Pacs dal programma dell'Unione e' un grave
errore.
Il riconoscimento giuridico delle unioni civili e' un fatto compiuto in
tutta Europa (ad eccezione delle sole Italia, Grecia e Irlanda), ed e' un
gesto dovuto che prende atto di un cambiamento socioculturale di ampia
dimensione, come fu a suo tempo, per esempio, la concessione del voto alle
donne in Europa. Rimandare la discussione di questo cambiamento e' miope,
perche' rischia di creare e radicare soltanto in Italia contrapposizioni
artificiali su un tema su cui, in realta', la coscienza sociale del paese e'
pronta e concorde, come mostrano tutti i sondaggi d'opinione in proposito.
Si aggiunga che la proposta dei Pacs era una mediazione al ribasso
raggiunta, a suo tempo, fra le esigenze di non offendere la sensibilita' del
mondo cattolico da un lato e dall'altro la richiesta di un riconoscimento
paritario delle loro relazioni da parte dei cittadini esclusi dal matrimonio
(piu' di tre milioni in Italia). Venire meno a questa mediazione - su cui i
partiti dell'Unione si erano piu' volte impegnati, sia pure solo
verbalmente - azzera la discussione, rischiando di ottenere l'effetto
opposto a quello forse da voi auspicato.
Il Pacs e' una mediazione forse insoddisfacente per tutti, ma e' comunque
una mediazione accettata dalla grandissima parte dei diretti interessati.
Rinunciarvi puu' significare inasprire il dibattito e gli animi,
radicalizzando le posizioni e spostando il dibattito, senza piu' alcuna
mediazione, sulla richiesta di allargare il matrimonio anche alle persone
dello stesso sesso, similmente a quanto e' gia' accaduto in Spagna.
Come se non bastasse, oltre ad escludere i Pacs dal programma, l'Unione non
ha neppure fatto cenno nel suo programma a questioni su cui l'Italia e'
inadempiente da anni rispetto a quanto chiesto dall'Europa, in materia di
leggi di protezioni contro la discriminazione verso le persone omosessuali e
transessuali, e di leggi di protezione contro i crimini motivati da odio
contro le persone omosessuali e transessuali.
Tali dimenticanze rischiano di creare al futuro governo di centrosinistra
conflitti non solo con gli elettori dimenticati dalla coalizione, ma anche
con le istituzioni europee e con i cittadini di altri paesi dell'area di
Schengen che, trasferitisi in Italia, si vedono privare di diritti civili e
tutele di cui godono al di fuori d'Italia.
Le chiediamo quindi di volere riconsiderare la decisione presa dal suo
partito, e di tenere conto delle esigenze di milioni di cittadini che sono
stati troppo a lungo ignorate dallo Stato italiano.
In fede
(Nome e cognome di chi invia questa mail, e sua citta')
*
Per favore copia e incolla il testo che leggi qui sopra in tre mail,
aggiungi la tua firma e la citta', e mandale separatamente agli indirizzi
degli onorevoli Fassino, Bertinotti, e Rutelli: p.fassino at dsonline.it,
fausto.bertinotti at rifondazione.it, segr.rutelli at dlmargherita.it
Se desideri aggiungere qualche considerazione tua, fallo, ma per favore non
aggiungere mai insulti, e non aggredire. Questa e' una campagna di pressione
politica nonviolenta.
Dopo aver spedito le tre e-mail, invia una copia di questa lettera a tutte
le persone che pensi che possano essere sensibili al tema.
La campagna si conclude il 25 febbraio 2006, giorno entro cui le le liste
elettorali saranno state consegnate (e i programmi sottoscritti). A quella
data valuteremo il risultato e decideremo quali altre eventuali iniziative
intraprendere. Per favore, non spedire questa e-mail dopo il 25 febbraio,
perche' sarebbe inutile.
Per rimanere aggiornato sulle iniziative consulta il sito: www.arcigay.it

6. APPELLI. PEPPE SINI: DELL'OVVIO E DEL NECESSARIO. UNA POSTILLA AL TESTO
CHE PRECEDE

Non e' consuetudine di questo foglio presentare appelli rivolti a forze
politiche, ed ancor meno a dirigenti politici.
Non solo: chi scrive queste righe - che questo foglio giorno dopo giorno,
anzi: notte dopo notte, cuce - ritiene peggio che illuso chi pensa di poter
delegare alcunche' ai gruppi dirigenti dell'attuale ceto politico.
Chi scrive queste righe votera' ovviamente per la coalizione dell'Unione
alle prossime elezioni politiche, poiche' gli sembra che sia l'unico modo
per esprimere in quella circostanza un'opposizione efficace al blocco
storico oggi al potere - fin negli organi esecutivo e legislativo dello
stato - costituito dall'alleanza tra mafie, regime della corruzione,
neofascismo, razzismo, bellicismo ed eversione dall'alto; e questa esigenza
di togliere il potere statale dalle mani degli eversori e della criminalita'
organizzata e' talmente urgente che non vale neppure la pena di discutere
del resto.
Ma non ignora, chi queste righe scrive, che anche la coalizione oggi
denominatasi Unione e' largamente infiltrata e in non picciola misura
surdeterminata da personaggi, logiche, interessi e processi che a quel
medesimo blocco storico afferiscono, e che al suo interno vaste sono le zone
di complicita' col malaffare, e di non pochi dirigenti e candidati noi
pensiamo che siano dei malfattori, responsabili di crimini per i quali ci
auguriamo che un giorno siano chiamati a rispondere dinanzi a una corte di
giustizia: che e' la forza dello stato di diritto, la forza della
democrazia.
Sed de hoc, satis.
*
Con tutto cio', quell'appello - e sia pure formulato in quei termini - qui
presentiamo (e presentandolo ipso facto ad esso esprimiamo un sostegno). E
per il piu' semplice dei motivi. Che e' il seguente.
Che dal nostro punto di vista e' del tutto ovvio che la legislazione debba
prevedere il riconoscimento delle unioni civili: e' un'imprescindibile
esigenza di civilta' (di civilta' giuridica, come si usa dire, ma anche di
civilta' tout court).
Chi scrive queste righe non aderisce a fedi religiose, la sua weltanschauung
e' materialista (formatosi, il meschino, all'ascolto di Lucrezio e di
Diderot, di Leopardi e di Feuerbach); ma fino a farsi venire una lunga barba
bianca ha studiato le teologie e le canoniche giurisprudenze (e fin le
lingue, ahilui, per leggere le fondative delle fedi scritture col rigore
filologico ed esegetico che esse richiedono) connesse alle principali
tradizioni religiose presenti nel nostro paese - in primis le tre religioni
del libro - abbastanza da sapere che nulla di sostanziale osta sotto quei
profili a che un ordinamento giuridico statuale, di uno stato di diritto che
riconosca la pluralita' delle visioni del mondo e rispetti ed inveri -
promuova, quindi, e positivamente sostenga - quei fondamentali diritti umani
che furon proclamati dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel 1948 e che la
Costituzione della Repubblica Italiana gia' poneva tra i suoi principi
fondamentali, possa ed anzi debba le unioni civili riconoscere e ad esse
offrire quelle guarentigie e quella difesa de jure oltre che de facto che e'
sua competenza disporre, scilicet: mettere a disposizione delle persone che
vivono nel territorio della sua giurisdizione.
*
Il riconoscimento delle unioni civili, se vi si ragiona sopra con animo
sereno e con sincerita' d'intendimenti, e' palesemente un atto dovuto, che
rende migliore la vita di tutte - tutte - le persone che nel nostro paese
vivono, che promuove il rispetto della dignita' umana, la solidarieta', la
civile convivenza.
Dirlo e' cosa ovvia; legiferarlo e' cosa necessaria.

7. MEMORIA. ORESTE BOSSINI: DIETRICH BONHOEFFER E LA MUSICA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 febbraio 2006.
Oreste Bossini e' giornalista, saggista e musicologo.
Dietrich Bonhoeffer, nato a Breslavia nel 1906, pastore e teologo, fu ucciso
dai nazisti il 9 aprile del 1945; non e' solo un eroe della Resistenza, e'
uno dei pensatori fondamentali del Novecento. Opere di Dietrich Bonhoeffer:
Resistenza e resa (lettere e scritti dal carcere), Paoline, Cinisello
Balsamo (Mi) 1988; Etica, Bompiani, Milano 1969; presso la Queriniana di
Brescia sono stati pubblicati molti degli scritti di Bonhoeffer (tra cui
ovviamente anche Sanctorum Communio, Atto ed essere, Sequela, La vita
comune). Opere su Dietrich Bonhoeffer: Eberhard Bethge, Dietrich Bonhoeffer,
amicizia e resistenza, Claudiana, Torino 1995; Italo Mancini, Bonhoeffer,
Morcelliana, Brescia 1995; AA. VV., Rileggere Bonhoeffer, "Hermeneutica"
1996, Morcelliana, Brescia 1996; Ruggieri (a cura di), Dietrich Bonhoeffer,
la fede concreta, Il Mulino, Bologna 1996]

L'idea della polifonia come possibile modello musicale della vita
christiana, idea alla quale Bonhoeffer si riferisce in una lettera dal
carcere del maggio 1944 indirizzata all'allievo e congiunto Eberhard Bethge,
indica senza possibilita' di equivoco come egli concepisse la musica e quale
ambito le assegnasse: ben piu' importante e decisivo di quello confinabile
nell'esercizio di una virtu' esclusivamente domestica e privata. Non e'
dunque un aspetto marginale quello affrontato nel corso del convegno [su
Dietrich Bonhoeffer, apertosi a Torino il 9 febbraio - ndr] dalla relazione
di Andreas Pangritz, che spieghera' come l'esperienza musicale diventi un
tema significativo della visione teologica di Bonhoeffer; ne' le musiche
previste per i concerti che intervalleranno le relazioni sono scelte a caso.
E' raro trovare in un musicista non professionista, qual era Bonhoeffer,
buon suonatore di pianoforte secondo i costumi dell'ambiente dell'alta
borghesia tedesca da cui proveniva, una tale tensione etica riguardo al modo
di vivere e praticare la musica. Del resto, il mondo della Riforma aveva
conosciuto sin dai tempi di Lutero, egli stesso attento cultore dell'arte
musicale, l'urgenza spirituale di un rapporto intimo, necessario, tra la
riflessione religiosa e l'espressione artistica. La musica costituiva in
ogni caso, nella esperienza di Bonhoeffer, un principio di identita' molto
forte. Gli innumerevoli e costanti riferimenti sparsi nelle lettere raccolte
in Resistenza e resa, indicano nella musica una sorta di lingua materna, che
stabilisce in un certo senso l'appartenenza o meno per lui a un mondo.
E proprio la musica costitui', forse, il fondamento piu' solido all'amicizia
intensa e profonda che Bonhoeffer nutri' per il suo discepolo Eberhard
Bethge, che onoro' il debito della sua sopravvivenza al maestro tramite la
devozione con cui ne custodi' la memoria e il lascito intellettuale. Al di
la' delle affinita' spirituali, delle esperienze condivise, persino della
parentela acquisita grazie al matrimonio di Bethge con la nipote di
Bonhoeffer Renate, questi due uomini incarcerati, separati l'uno dall'altro,
erano in grado di continuare a parlare, grazie alla musica, facendone la
loro lingua del cuore, mentre la devastazione del mondo attorno procedeva in
un frastuono muto, privo di parola.
Fu in una lettera ai genitori che Bonhoeffer espresse indirettamente la
profondita' di questo legame con l'amico: tra quelle righe lega la lettura
del Salterio ("non c'e' libro che conosca e ami come questo") alla musica di
Heinrich Schuetz, della cui conoscenza era debitore proprio a Bethge.
*
La figura di Schuetz conduce, tra l'altro, al cuore di alcune riflessioni di
Bonhoeffer ancora molto attuali, affidate a passi dell'Etica come il
seguente: "La tecnica dell'Occidente moderno si e' liberata da qualsiasi
sottomissione e non e' piu' servizio ma dominio: dominio sulla natura. Essa
e' stata prodotta da uno spirito totalmente nuovo, alla cui scomparsa
anch'essa cessera' di esistere: lo spirito di violento asservimento della
natura all'uomo che pensa e sperimenta". In questa prospettiva non sorprende
affatto che Bonhoeffer abbia vissuto la scoperta di un musicista come
Schuetz alla stregua di una rivelazione spirituale. Schuetz rappresenta
infatti nella musica tedesca l'ultima figura di artigiano, di maestro che
concepisce l'arte al servizio delle necessita' quotidiane della religione e
dell'uomo. Nel secolo successivo, Bach rappresento' il momento di sintesi e
di trasformazione del mondo uscito dal fenomeno sconvolgente costituito
dalla Riforma, che aveva portato alla separazione definitiva dei due
elementi costituitivi della Chiesa, il corpus Christi e il mondo.
Nella musica, il dominio dell'uomo sulla natura di cui parla Bonhoeffer si
riverbera nel problema delle accordature musicali, un paradosso che aveva
affascinato da sempre filosofi e teorici, trovando in Isaac Newton il primo
in grado di porre le basi matematiche per il suo superamento. Piegare
l'orecchio alle esigenze del temperamento equabile, con il conseguente
dominio della tastiera moderna su ogni aspetto della vita musicale,
rispecchiava la sconvolgente scoperta di una relazione misteriosa tra il
pensiero e le leggi della natura, messa in luce dalla riflessione di
Bonhoeffer sulla tecnica. Proprio grazie a questa nuova coscienza accordata
al potere smisurato della razionalita', i libri del Wohltemperierte Clavier,
che Bach compose in parallelo al vero manifesto dell'Illuminismo, le
ventiquattro Letters Concerning the English Nation di Voltaire,
rappresentano il testo fondamentale della musica occidentale, almeno fino a
Tristan und Isolde di Wagner, che sancisce la disgregazione, o per meglio
dire l'implosione del linguaggio tonale.
Una vicenda complessa quella relativa al temperamento musicale,
brillantemente riassunta da Stuart Isacoff in un saggio impeccabile e di
piacevole lettura titolato Temperament. How Music Became a Battleground for
the Great Minds of Western Cibilizations (New York 2001), tradotto e
pubblicato di recente in Italia da Edt con il titolo Temperamento. Storia di
un enigma musicale.
*
Altro importante tassello del percorso di Bonhoeffer nel pensiero musicale
quello che riguarda la figura di Wilhelm Dilthey, di rilievo tutt'altro che
secondario nella gestazione di alcuni snodi cruciali dell'Etica, per esempio
il capitolo intitolato "Eredita' e decadenza". Non soltanto Dilthey, come
Bonhoeffer, aveva ricevuto una solida formazione musicale, ma pote' contare
su un contributo formidabile, quello del nonno materno, Johann Heuschkel,
primo maestro di pianoforte di Carl Maria von Weber. La gran massa di
scritti musicologici di Dilthey era stata ordinata e pubblicata postuma da
Herman Nohl e Georg Misch, nel 1933, con il titolo Von deutscher Dichtung
und Musik, un libro che suscito' notevole interesse, anche presso
Bonhoeffer, nella sua ultima stagione. Il metodo di Dilthey, che a cavallo
del '900 aveva unito insieme discipline rimaste fino ad allora estranee come
la psicologia e la storia, consentiva una lettura originale di figure e
caratteri fondamentali della cultura europea, tra cui il luteranesimo e il
cattolicesimo, interpretati secondo i differenti sviluppi del fenomeno
musicale, l'arte piu' vicina, secondo il filosofo tedesco, all'esperienza
religiosa.
*
Se non avesse potuto contare su un rapporto caldo, immediato con la musica,
di certo il lato speculativo delle meditazioni di Bonhoeffer avrebbe avuto
tutt'altro carattere. Leggendo le lettere dal carcere, si ha infatti la
sensazione che la musica costituisca lo sfondo naturale verso cui si
dirigono tutte le forme di pensiero della sua difficile ars moriendi. A
poche settimane dall'esecuzione, nelle ore piu' drammatiche della sua
prigionia, la preoccupazione di non perdere del tutto l'abilita' tecnica nel
suonare il pianoforte e' commovente, cosi' come lo e' lo scatto di passione
giovanile con cui ricorda un certo passaggio dell'opus 111 di Beethoven
interpretato da Gieseking. Ma l'immagine forse piu' emblematica di questa
intimita' riguarda la notte, l'ora delle paure e del mistero tanto cara alla
musica della Romantik nella quale si era formato il suo gusto: quella notte,
trasfigurata liricamente, compare in una poesia, Voci notturne a Tegel, a
cui Bonhoeffer affida il cuore palpitante della sua esperienza cristiana nel
momento piu' difficile.
La notte, "piena di misfatti e di sventure", e' lo scenario del conflitto
lacerante tra il bene e il male, e tra uomo e Dio: essa stessa risponde alle
disperate domande dell'insonne: "Profondo e lungo silenzio; / poi odo la
notte chinarsi su di me: / non sono oscura, oscura e' solo la colpa!". Ed e'
probabile che tra i modelli di quei versi ci fosse la rappresentazione della
notte, in bilico tra sentimenti opposti, restituita dalle parole di un Lied
di Hugo Wolf, Ueber Nacht, su testo di Julius Sturm, che Bonhoeffer
ricordava con struggente nostalgia di avere cantato spesso a casa: "Durante
la notte, durante la notte / vengono la gioia e il dolore, / e prima che tu
te l'immagini, / entrambi ti abbandonano, / e vanno a dire al Signore / come
tu li hai sopportati".

8. MEMORIA. FULVIO FANIA INTERVISTA UGO PERONE SU DIETRICH BONHOEFFER
[Dal quotidiano "Liberazione" del 10 febbraio 2006.
Fulvio Fania e' giornalista del quotidiano "Liberazione".
Ugo Perone (Torino, 1945) e' professore ordinario di filosofia della
religione presso l'Universita' del Piemonte orientale; e' stato assessore
alla cultura del Comune di Torino dal '93 al '95; presidente
dell'Associazione italiana per la promozione dei giovani artisti; ha
presieduto il Coordinamento delle citta' d'arte e di cultura (Cidac); dal
2001 al 2003 ha diretto per chiara fama l'Istituto italiano di cultura a
Berlino. Tra le opere di Ugo Perone: a) pubblicazioni di carattere
storiografico: La filosofia della liberta' in Charles Secretan, Atti
dell'Accademia delle scienze, Torino 1968; Teologia ed esperienza religiosa
in Feuerbach, Mursia, Milano 1972; Storia e ontologia. Saggi sulla teologia
di Bonhoeffer, Studium, Roma 1976; Schiller: la totalita' interrotta,
Mursia, Milano 1982; "Benjamin e il tempo della memoria", in Annuario
filosofico, I, (1985), Mursia, Milano 1986, pp. 241-272; "Verita' e tempo in
Bonhoeffer", in Annuario filosofico, II, (1986), Mursia, Milano 1987, pp.
259-275; Invito al pensiero di Feuerbach, Mursia, Milano 1992. Ha inoltre
curato l'edizione dei seguenti testi: L. Feuerbach, Il finito e l'infinito,
Sei, Torino 1992 (in collaborazione con E. Guglielminetti); R. Descartes,
Meditazioni metafisiche, Sei, Torino 1992 (in collaborazione con M.
Gargano); D. Bonhoeffer, Cristianesimo e storia dell'Occidente. Pagina
dall'Etica e dalle Lettere, Sei, Torino 1996; (in collaborazione con C.
Ciancio, G. Ferretti, A. Pastore), In lotta con l'Angelo, Sei, Torino 1989;
(a cura di, in collaborazione con Th. Eggensperger e U. Engel), Italienische
Philosophie der Gegenwart, Alber, Freiburg 2004; b) saggi di carattere
prevalentemente teorico: relativi alla definizione del significato della
modernita' nella nostra cultura: Modernita' e memoria, Sei, Torino 1987; Per
l'Europa, in "Filosofia e teologia", IV, 3 (1990); Le passioni del finito,
Edb, Bologna 1994; Cartesio o Pascal? un dialogo sulla modernita', Rosenberg
& Sellier, Torino 1995 (con C. Ciancio); relativi al tema del soggetto e
della temporalita': Nonostante il soggetto, Rosenberg & Sellier, Torino
1995; Trotz/dem Subjekt, Peeters Verlag, Leuven 1998; Limite e soglia, in
"Filosofia e teologia", 1/2004, Esi, Napoli 2004; Il presente possibile,
Guida, Napoli 2005; dedicati al tema della finitezza e al rapporto tra
filosofia e narrazione: "Verzoegerung und Vorwegnahme", in B. Casper e W.
Sparn (a cura di), Alltag und Transzendenz, Alber, Freiburg/Muenchen 1992,
pp. 163-178; "Die Zweideutigkeit des Alltags", in B. Casper e W. Sparn (a
cura di), Alltag und Transzendenz, Alber, Freiburg/Muenchen 1992, pp.
241-263; "Al limite del finito", in Ermeneutiche della finitezza, Atti del
settimo colloquio su filosofia e religione (maggio 1996), Atti 32, Macerata
1998, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa-Roma 1998, pp.
207-216; "Il racconto della filosofia", in Annuario filosofico, 14, 1998,
Mursia, Milano 1999, pp. 61-98; "Il linguaggio della filosofia", in
Linguaggi dell'ontologia, Istituti editoriali e poligrafici internazionali,
Macerata 2003; dedicati alle questioni del sentimento e dell'immediatezza:
"La verita' dell'arte", in Estetica, 1/2004, il Melangolo, Genova 2004, pp.
32-41; "Sentimento e riflessione, ovvero immediatezza e mediazione. Una
breve storia", in Annuario Filosofico, 19, 2003, Mursia, Milano 2004, pp.
63-87. Ha pubblicato inoltre, in collaborazione con altri autori, presso la
Sei di Torino, numerosi e fortunati testi di storia della filosofia per le
scuole superiori; ha diretto, sempre per la Sei, in collaborazione con A.
Pastore, la collana "I libri dei filosofi"; e' fondatore e condirettore
della rivista "Filosofia e teologia", Esi, Napoli]

Etsi Deus non daretur. Anche se Dio non esistesse, oppure "come" se Dio non
esistesse. Sul modo di tradurre si e' accesa una lunga disputa, ovviamente
non linguistica ma filosofica. L'espressione latina risale all'olandese
Grozio (XVI secolo) ma e' anche tipica di Dietrich Bonhoeffer, teologo della
chiesa evangelica confessante tedesca e oppositore di Hitler fino al punto
di partecipare all'organizzazione del fallito attentato del 20 luglio 1944 e
finire fucilato nel campo di Flossenburg, il 9 aprile 1945, alla vigilia del
suicidio del Fueher. Per lui - cerca di riassumere Ugo Perone, ordinario di
filosofia morale all'Universita' del Piemonte orientale - quell'etsi Deus
non daretur significa operare nel mondo "prescindendo dall'ipotesi di Dio".
Recentemente quella formula ha conquistato nuova popolarita' per essere
stata rovesciata dal cardinal Ratzinger, oggi Benedetto XVI, per il quale
oggi anche i laici dovrebbero fare "come se Dio esistesse", assumendo i
valori assoluti che sono "fondamento ultimo" della religione.
Ugo Perone ha aperto ieri a Torino un affollato convegno promosso dal suo
ateneo sulla figura del teologo di Breslau, di cui si e' appena celebrato il
centenario della nascita. Il convegno si concludera' domani.
*
- Fulvio Fania: Professor Perone, ci sono due aspetti della personalita' di
Bonhoeffer, il teologo e il resistente al nazismo. Quali relazioni li
legano?
- Ugo Perone: In lui la dimensione culturale, quella teologica e quella di
vita sono strettamente compenetrate. La sua e' una teologia incarnata in
biografia. La figura e' affascinante proprio perche' non e' una somma ma una
complessita', gli aspetti sono in tensione tra loro, la vita tende a
procedere secondo le sue logiche mentre la teologia, come si vede anche in
Karl Barth, rischia di ridursi a pura proclamazione della signoria di Dio.
Mettere insieme queste due logiche e' il fascino di Bonhoeffer.
*
- Fulvio Fania: Fu isolato nella sua stessa chiesa.
- Ugo Perone: Si', perche' la sua teologia e' radicale e impegnativa, non e'
di compromesso e, al contempo, non e' neppure estremista. Questo e' tipico
di Bonhoeffer.
*
- Fulvio Fania: Ci puo' fare un esempio?
- Ugo Perone: Da un lato recupera il concetto di "naturale" che sembra
appartenere alla teologia cattolica. Non possiamo opporre sacro e profano:
dobbiamo pensare secondo altre categorie e addirittura riconoscere che il
"naturale" e' una sorta di protezione della vita e della realta'. Dunque
Bonhoeffer va verso una conciliazione tra due forme di pensiero: una,
cattolica, che vede la grazia come completamento della natura e l'altra, di
un barthismo estremizzato, secondo cui la natura e' annullata dalla grazia.
Ma al contempo per Bonhoeffer il "naturale" e' dato solo nella luce di
Cristo, e' una condizione del Creato, quindi dipende da Dio. E questo
sembrerebbe preludere perfino a concezioni di cristianesimo integralista. Le
due posizioni vanno colte entrambe nella tensione di cui egli stesso e'
consapevole. Del resto il suo messaggio e' che Cristo e' unita' di cielo e
terra, ma un'unita' polemica.
*
- Fulvio Fania: Naturale: qualche parentela col concetto di legge naturale
di nuovo molto in voga nel cattolicesimo?
- Ugo Perone: In un certo senso potrebbe averla. Bonhoeffer non e' per
niente cattolico e sarebbe fargli torto pensare che si tratti di una ripresa
della legge naturale. Pero' egli teme che la critica della natura porti a
non avere punti di riferimento condivisibili anche da chi non ha una
posizione religiosa: non una legge di natura ma la forza della vita, che lui
chiamerebbe appunto "naturalita'". Questo suo pensiero si applica a tanti
temi, dalla vita sessuale al suicidio, sui quali la sua posizione e' molto
complessa: e' liberale in quanto non e' dogmatica ma evita di affidarsi
soltanto alla liberta' dell'individuo, che per Bonhoeffer e' visione molto
riduttiva. Il naturale in lui non e' una legge eterna e immutabile ma una
protezione della natura, qualcosa che pur modificandosi nel tempo serve a
salvaguardare e proteggere l'esistenza.
*
- Fulvio Fania: Insomma che rapporto con la modernita' ne scaturisce?
- Ugo Perone: Bonhoeffer fa i conti con la modernita' con un doppio
movimento. Per un verso la accetta fino in fondo perche' ritiene che la
secolarizzazione del nostro mondo sia irreversibile: il mondo e' autonomo e
deve reggersi sulle sue gambe. Per altro verso, da cristiano, pensa che sia
possibile "rivendicare" - la parola e' sua - questo mondo autonomo a Cristo,
che si possa tenere insieme la tensione tra un mondo con le sue leggi
positive e il fondamento ultimo in Cristo. Per questo nel titolo del
convegno parliamo di eredita' cristiana: non si tratta infatti di
continuare; il cristianesimo puo' essere solo ripreso.
*
- Fulvio Fania: Era pacifista, nonviolento. Cio' non gli impedi' di
partecipare al fallito attentato a Hitler. Quale era la "tensione" etica al
riguardo?
- Ugo Perone: Egli cerca una conciliazione di questi contrasti attraverso il
concetto di responsabilita' individuale: non posso assumermi una
responsabilita' in base a dei principi, altrimenti non sarebbe piu' una
responsabilita'. Devo invece assumerla in prima persona. Pero' la
responsabilita' non e' un atto arbitrario, e' saper essere a misura delle
esigenze della realta' in quel dato momento. La responsabilita' per lui
arriva fino al punto di assumersi la colpa. E' pacifista in generale ma
pensa che ci siano situazioni estreme in cui non ci si puo' sottrarre alla
responsabilita' di agire e purtroppo di compiere qualcosa di non buono come
sarebbe in fondo uccidere, perfino trattandosi di Hitler.
*
- Fulvio Fania: "Paradigma non religioso?", si domanda una delle relazioni
al convegno. Puo' illustrarcene il tema?
- Ugo Perone: E' la famosa tematica di Bonhoeffer di un cristianesimo non
religioso. Per lui non c'e' dubbio alcuno che il cristianesimo costituisca
una forza cui attingere, pero' questa eredita' non sara' in nessun modo
religiosa. Va aggiunto, tuttavia, che egli continua a pensare che per la
vita cristiana e' assolutamente necessaria la chiesa, naturalmente non come
istituzione. Il cristianesimo non puo' essere vissuto in solitudine dal
singolo che si rapporta a Dio, bensi' in una comunita'. Ora, come si possa
vivere il cristianesimo in forma non religiosa e' l'elemento problematico.
*
- Fulvio Fania: Nulla a che fare pero' con la tesi del cristianesimo assunto
a religione civile?
- Ugo Perone: Assolutamente l'opposto. In questi mesi e' stato proposto di
riprendere e rovesciare la frase bonhoefferiana "Etsi deus non daretur". Per
Bonhoeffer il cristianesimo non ha come elemento essenziale la religione,
non e' religione ma sequela di Cristo. Oggi sarebbe critico violentissimo
delle forme di risacralizzazione a cui assistiamo, attraverso le quali la
religione puo' diventare instrumentum regni o una forma di coesione sociale.
Qualcuno, da parte religiosa, magari e' contento di constatate che il mondo
moderno non e' del tutto capace di risolvere i suoi problemi e allora deve
ricorrere alla religione. Bonhoeffer risponderebbe invece che dobbiamo
aiutare il mondo a risolvere i problemi con i suoi criteri. Solo cosi'
facendo verra' una nuova luce che fara' comprendere che Dio non e' il
tappabuchi dei problemi insoluti dell'uomo ma l'apertura di un altro
orizzonte.
*
- Fulvio Fania: Quali rischi di deformazione del suo pensiero individua?
- Ugo Perone: Una posizione che riduca Bonhoeffer ad un martire,
apprezzandolo per il suo comportamento personale ma eludendo le questioni
inquietanti che ci pone. Oppure una posizione che ne faccia profeta di una
sorta di morte di Dio proclamata in sede teologica. Nell'uno e nell'altro
caso se ne tradisce la complessita'. E' importante che in un'epoca come la
nostra, che viene considerata di superficialita', Bonhoeffer proponga una
strada opposta: non predicare contro il mondo ma prenderlo sul serio
sollevando questioni molto radicali. Vedo allora il pericolo di annacquarlo,
banalizzarlo. Il suo cristianesimo inquieta.
*
- Fulvio Fania: Quale traccia ha lasciato nel mondo protestante?
- Ugo Perone: Consistente. Ha aiutato ad andare oltre Barth, grandissimo
teologo, ma la teologia post-barthiana rischia di non dire nulla di nuovo
dopo il maestro. Invece Bonhoeffer torna a porre alcune vecchie domande
della teologia liberale, della quale non accetta pero' le risposte.
Naturalmente neppure noi dobbiamo fermarci a Bonhoeffer.
*
- Fulvio Fania: Quale obiettivo culturale si propone il convegno?
- Ugo Perone: Ho voluto mettere in gioco una realta' tipicamente italiana:
in Italia la riflessione su Bonhoeffer e' avvenuta prevalentemente ad opera
di filosofi. Il convegno e' ampiamente culturale, non solo teologico. Ci
interessa una lettura comune anche a chi non si muove in un orizzonte
cristiano. E quella di Bonhoeffer e' una teologia molto adatta, senza per
questo essere "debolistica". Si puo' infatti andare d'accordo tra cristiani
e non cristiani anche banalizzando il cristianesimo e riducendolo a un fatto
privato, ma si fallisce sulla questione piu' seria. Bonhoeffer invece e'
molto radicale, impegnativo. Al contempo e' molto laico e aperto al dialogo.

9. LIBRI. GABRIELLA FRECCERO PRESENTA "LETTERE DALL'EGEO" DI GIOVANNA
BANDINI
[Dal sito www.url.it/donnestoria/ riprendiamo la seguente recensione di
Gabriella Freccero del libro di Giovanna Bandini, Lettere dall'Egeo:
archeologhe italiane tra 1900 e 1950, Giunti, Firenze 2003.
Gabriella Freccero, nata a Savona nel 1966, impegnata sulle tematiche
pacifiste e del disarmo, sul pensiero e la scrittura delle donne, laureata
in storia ad indirizzo antico con una tesi su "A scuola da Aspasia: uomini e
donne tra retorica e politica nell'Atene del V secolo", ha pubblicato vari
contributi su "Donne e conoscenza storica" (www.url.it/donnestoria), sito
della Comunita' di pratica e riflessione pedagogica e di ricerca storica di
Milano affiliata alla Libreria delle Donne, per cui cura recensioni di libri
su donne e antichita' e sulla filosofia femminista; ha curato le schede di
Aspasia di Mileto, Jane Hellen Harrison, Aphra Behn per il progetto
"Dominae" del sito www.arabafelice.it di Anna Santoro. Collabora con il
bimestrale "La Civetta" di Savona e con la rivista "Leggere donna" di
Luciana Tufani.
Giovanna Bandini e' restauratrice capo della Soprintendenza Archeologica di
Roma. Tra le opere di Giovanna Bandini: Lettere dall'Egeo: archeologhe
italiane tra 1900 e 1950, Giunti, Firenze 2003]

Giovanna Bandini racconta in questo libro i difficili esordi della presenza
femminile nell'archeologia italiana in Grecia.
Fino al primo decennio del '900 un'archeologa italiana che volesse operare
sul campo nella Grecia continentale o a Creta non aveva semplicemente un
posto dove andare. Non esisteva infatti ancora un'istituzione in loco che
potesse accogliere gli allievi e svolgere un'attivita' coordinata di studi e
ricerche, mentre operavano in Atene gia' dal 1846 la scuola francese, dal
1874 la scuola tedesca, dal 1882 l'americana e dal 1886 la britannica.
Nel 1910 finalmente viene creata la scuola archeologica di Atene, nata sotto
gli auspici del pioniere dell'archeologia italiana a Creta Federico
Halbherr, che almeno da un decennio opera nell'isola con una propria
missione; ma anche cosi', per tutto il primo ventennio di attivita' sono ben
poche le donne che si avventurano fin la'. Il lavoro archeologico non sembra
in effetti adatto alla fragilita' della natura femminile; si tratta di
raggiungere i siti archeologici a dorso di mulo, percorrendo strade impervie
tra i monti, di dormire in stalle offerte dai contadini locali o nella tenda
da campo che ci si porta sempre appresso, di farsi divorare dalle pulci o da
qualche forma di febbre, di lavorare gomito a gomito con maestranze locali
dai costumi rozzi e primitivi. Quale famiglia italiana avrebbe permesso ad
una figlia di buttarsi in un'esperienza cosi', in tempi in cui la
precarieta' delle comunicazioni rendeva la Grecia lontana almeno quanto la
luna?
*
Cosi' le prime testimonianze femminili sul lavoro archeologico italiano
provengono da una non specialista, Emilia Rosmini, che si trova a far parte
della Missione archeologica italiana a Creta del 1910 come accompagnatrice
del marito Gaetano De Sanctis. Dal suo diario emerge soprattutto l'interesse
per le donne locali: le donne turche le appaiono figure macabre e stridenti
rispetto alla varieta' dei colori e delle razze incontrate allo sbarco
nell'isola: intabarrate in neri vestiti, pesantemente velate di nero e
ulteriormente riparate sotto un ombrello anch'esso nero, questi "tragici
balocchi umani" danno all'emancipata Rosmini un senso di lugubrita' e
oppressione indicibili. Anch'essa tuttavia si trova a vivere confinata nelle
diverse residenze raggiunte dalla missione archeologica, mentre il marito e
i colleghi esplorano l'isola e compiono sensazionali scoperte; nota
ironicamente che a lei soprattutto si addice "il supremo comando della
cucina archeologica" e il duro compito di "saziare degnamente
l'archeologia"; osservando la vita delle donne autoctone da una condivisa
sebbene diversa situazione di isolamento, essa coglie della condizione
femminile locale soprattutto la situazione psicologica di eterne bambine ed
esseri inconsapevoli, scambiando con esse occhiate furtive dalla finestra o
osservandone l'eterno lavoro al telaio sulla soglia di casa.
*
Molto piu' appagante del "diverso esiglio" della Rosmini e' l'autonomo
vagabondare per l'isola delle americane alla ricerca di un sito vergine da
scavare: Harriet Boyd e la sua amica botanica Jane Patten scoprono
all'inizio del secolo, dialogando con le popolazioni locali, il ricco sito
di Kavousi nella Creta meridionale e sono oggetto di una stupita e divertita
citazione dell'esterrefatto Halbherr che nota come "due signorine
archeologhesse" (sic!) che "senza stivali ai piedi, ne' calzoni ne' i jeans
indossati piu' tardi dalle archeologhe, ma negli abiti del tempo lunghi fino
alle caviglie" offrivano "uno spettacolo straordinario" attraversando la
piana di Messara' "in compagnia di un soprastante in divisa da soldato
rivoluzionario della guerra greca di indipendenza". Per quanto bizzarro
fosse il gruppo americano, completato dalla madre del soprastante a tutela
della rispettabilita' delle ragazze, da' un'idea della incomparabile
liberta' di cui le anglosassoni fruiscono a paragone delle italiane.
*
Soltanto altre due studiose italiane mettono piede in Grecia prima degli
anni '40 del '900: sono l'allieva di Halbherr alla scuola di Roma Margherita
Guarducci, che giunge nel 1927 a Creta, e Luisa Banti, arrivata nel 1932.
Margherita Guarducci, specialista di epigrafia, eredita l'enorme fardello
lasciatogli dal maestro di studiare e pubblicare le iscrizioni da lui
raccolte per dieci anni nell'isola, dopo che egli si dedica esclusivamente
all'attivita' di scavo del sito di Festos e di Hagia Triada. A dorso di
mulo, Margherita si arrampica per tutta l'isola per confrontare i calchi
fatti da Halbherr, misurare, correggere e verificare il lavoro del
professore; dal 1930, dopo la morte improvvisa del maestro, si ritrova sola
a portare a compimento la monumentale pubblicazione dell'opera in quattro
volumi delle Inscriptiones Creticae, che le valgono fama internazionale.
Luisa Banti collabora agli scavi di Hagia Triada in quanto esperta di storia
delle religioni, con l'incarico di portare a compimento la pubblicazione
degli studi sul palazzo di Festos. Rimane - oltre le varie collaborazioni e
articoli - una sua Guida agli scavi italiani in Creta rivolta sia al mondo
scientifico che al turista profano, che coniuga la precisa descrizione dei
siti archeologici con notazioni ad uso turistico quali le vie piu' spedite
per raggiungere i siti, indicazioni di alloggio, ecc.
*
A parte le due figure ricordate, la presenza di allieve italiane della
scuola archeologica e' attestata soprattutto dalle lettere inviate da queste
al direttore, recuperate dall'autrice in uno scantinato dell'Universita' La
Sapienza di Roma quale fondo d'archivio. Esse confermano che l'esperienza di
studio in Grecia era per quasi tutte un'esperienza scolastica eccezionale,
al limite del viaggio-premio o viaggio di istruzione, ma che per pochissime
rappresentava la via di accesso alla professione di archeologo, come era
normale per gli allievi maschi. Abbondano nelle lettere i toni di estrema
deferenza, di ringraziamento, quasi per una liberalita' generosamente
elargita, mentre nelle lettere degli allievi prevale un tono deferente ma
professionale, da futuri collaboratori su un piano di parita'. Le allieve
scrivono meno lettere, perche' sono meno spesso in missione dei colleghi
maschi, e pubblicano quindi meno articoli e studi. Spesso per le decisioni
piu' importanti come differimenti dei viaggi o consegne dei diplomi e' la
stessa famiglia dell'allieva a sostituirsi a lei nella lettera, soprattutto
il padre, a dimostrazione di una tutela ancora molto forte della famiglia
d'origine esercitata anche a distanza.
*
Dopo la guerra una figura su tutte si staglia per autonomia ed indipendenza
nel rapporto con l'allora direttore Doro Levi, quella di Enrica Fiandra,
ancora oggi in attivita' come direttrice della Missione Archeologica
italiana a Leptis Magna. Archeologa anomala in quanto laureata in
architettura al Politecnico di Torino, e' presente alla scuola di Atene dal
'55 al '61, anni nei quali diverra' la piu' stretta collaboratrice di Levi
occupandosi dello scavo di Festos a Creta e dell'allestimento di un Museo
stratigrafico dello stesso sito, arrivando nei periodi di assenza di Levi a
coordinare effettivamente in prima persona tutta l'attivita' degli
archeologi italiani sul sito. L'epistolario della Fiandra e' modulato su una
serie di registri diversi a seconda dei destinatari: il direttore, i
colleghi studiosi, la famiglia a Torino. Peculiare del suo modo di
esprimersi e' una curiosa disposizione ad affiancare allo scritto - fino a
sostituirlo completamente - vere e proprie strisce a fumetti, dove le sue
esperienze di scavo, gli incontri con le bellezze dei siti, gli stati
d'animo, i rapporti con i colleghi allievi, sono passati al vaglio di una
ironia pungente e si fissano in una iconografia sintetica e divertente.
Tutti i suoi corrispondenti ne sono conquistati e gliene chiedono in
continuazione, ma Fiandra ha l'abitudine di scrivere poco e solo se ha
davvero cose da comunicare. La corrispondenza con Levi e' giocata su un
duplice registro di rispetto per l'autorita' e di studiata ironia che mette
in luce il carattere indipendente dell'allieva, che arriva ad impostare un
rapporto quasi paritario con il direttore. Indipendenza che, dopo un periodo
di strettissima collaborazione e totale fiducia di Levi verso di lei, porta
all'incrinarsi del loro rapporto e alla definitiva rottura nel 1961, per la
decisione della Fiandra di presentare una propria relazione al congresso di
studi cretesi, rubando cosi' la ribalta professionale all'esimio professore.
*
Conclude il volume una lunga intervista di Bandini a Margherita Guarducci,
dove l'ormai anziana studiosa ripercorre le tappe della propria carriera
professionale e gli anni faticosissimi e mirabili della Missione Cretese, e
la scoperta scientifica che l'ha fatta conoscere al grande pubblico,
l'individuazione del sepolcro di Pietro in Vaticano, scoperto in base alla
corretta traduzione dell'epigrafe greca soprastante come Petrus eni, cioe'
Pietro e' qui dentro; molto godibile in appendice la riproposizione delle
vignette della Fiandra, che dimostrano un talento multiforme e ironico
perfettamente coniugato col rigore scientifico.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1209 del 17 febbraio 2006

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