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La nonviolenza e' in cammino. 1210



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1210 del 18 febbraio 2006

Sommario di questo numero:
1. Un appello per la giustizia
2. Peppe Sini, Tomas Stockmann: Con la Palestina nel cuore, con Israele nel
cuore
3. Giovanni Dall'Orto: I Pacs e il programma dell'Unione. Cosi' parlando
onesto
4. Riccardo Orioles: Per Marco Benanti e dell'ora presente
5. Luisa Morgantini: La distruzione della memoria a Gerusalemme
6. Una postilla al testo che precede
7. Due nuove pubblicazioni su Dietrich Bonhoeffer
8. Letture: Maria Giovanna Noccelli, Oltre la ragione
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. APPELLI. UN APPELLO PER LA GIUSTIZIA
[Dagli amici di "Italia democratica" (per contatti:
italiademocratica at tiscali.it) riceviamo e volentieri diffondiamo il seguente
appello]

Un appello per la giustizia
Cari professori, avvocati, colleghi, amici,
vi inviamo questa comunicazione per ringraziare quelli tra voi che, aderendo
all'appello, ne stanno consentendo il successo.
Siamo ormai arrivati a circa trecento firme in poche ore, come risulta
dall'appello in calce (con lista di nomi a seguire).
Questo messaggio, pero', e' inviato anche ad alcune persone o associazioni
che non abbiamo avuto sin qui il tempo di contattare: ce ne scusiamo, ma la
rapida approvazione della legge Pecorella ieri sera e l'articolo del
"Giornale" di questa mattina (che, come in fondo ci aspettavamo, ha accusato
solo i magistrati di volere dettare il programma all'Unione) ci hanno
indotto ad accelerare la presentazione pubblica dell'iniziativa.
Ecco perche' alcuni di voi ricevono solo ora per la prima volta l'appello
con la speranza di ottenere adesione.
Qualcuno potrebbe averlo gia' ricevuto, ma non ce ne vorra' se lo teniamo
aggiornato pur in assenza di adesioni all'appello.
Crediamo che il successo che l'iniziativa sta riscuotendo sia anche legato
alla variegata estrazione professionale e culturale dei sottoscrittori.
Stamattina abbiamo distribuito l'appello ad alcuni giornalisti a Milano,
nonche' ad alcune agenzie. Vedremo domani se la stampa ne parlera'.
Ma, intanto, preghiamo chi puo' di diffondere l'appello nelle mailing list
professionali o nei siti di associazioni, etc. cui si abbia accesso, di
richiedere altre adesioni e di convogliarle via via su di noi.
Ovviamente, ci interessano adesioni consapevoli di tutti, non solo di
giuristi.
Non abbiamo avuto il tempo di aprire un sito o un indirizzo e-mail ad hoc.
Ma - ripetiamo - l'iniziativa sta procedendo bene, nonostante l'approccio un
po' naif.
Grazie di cuore a tutti voi.
Armando Spataro (armando.spataro at fastwebnet.it)
Stefano Nespor (nespor at nespor.it)
Enrico Biagi (avvenricobiagi at tin.it)
*
Un impegno per la giustizia
Si sta chiudendo una delle piu' tormentate e controverse legislature della
storia repubblicana e c'e' oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma
deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale
e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.
Il lavoro che attende il nuovo governo e' quindi di enorme complessita' e
responsabilita' e si estende a settori di grande importanza per la
collettivita': l'informazione, la sanita', il lavoro, l'ambiente e i beni
culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e tributaria.
Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini
fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi
sia una inderogabile priorita': la cancellazione delle principali leggi che
sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi
personali di pochi, ignorando quelli della collettivita'. Si tratta di leggi
che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro
sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei
processi.
Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla
Corte Costituzionale (ad esempio il cd. "Lodo Schifani", cioe' la L. 20.6.03
n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o
dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (e' avvenuto per la Legge
sulle rogatorie n. 5.10.01 n. 367 e la cd. "Legge Cirami"  7.11.02 n. 248
sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
Ma, per altre leggi e' necessaria l'abrogazione immediata: solo con la loro
abrogazione, infatti, sara' possibile restituire credibilita' al paese sul
piano internazionale e dignita' ai governanti e ai rappresentanti politici
ed ottenere la partecipazione della collettivita' nazionale agli sforzi
necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.
Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione gia' nei primi mesi
della legislatura sono:
- la Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio ( D.L.vo 11.4.02,
n.61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della
cultura della illegalita' e contrasta con la tendenza mondiale a punire con
maggiore severita' le false comunicazioni in materia societaria;
- la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita "obbrobrio
devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto
introdotto nuove cause di impunita' per i potenti (attraverso la
prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e
pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque,
incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione
carceraria saranno l'effetto di un diritto penale per tipo d'autore;
- la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il
24.1.06, che introduce una presunzione di proporzionalita' tra i delitti
contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da
fuoco contro chi ne e' responsabile;
- la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilita' delle sentenze di
proscioglimento, approvata definitivamente il 15.2.06, che, a parere di
molti, altera il principio costituzionale della parita' delle parti nel
processo e, dilatando le possibilita' di ricorso alla Corte di Cassazione,
parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone
ingestibile l'attivita'.
L'impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi
inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti
legislativi di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento
giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo cosi' potra' essere
predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro,
utilizzando i contributi del Csm, degli accademici, della magistratura
associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale
amministrativo.
Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna
elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare
immediatamente per l'abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in
promesse di riforme generali nei vari settori dell'ordinamento.
L'assunzione di tale impegno e' condizione e garanzia irrinunciabile
perche', come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volonta'
degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le
regole fondamentali della democrazia.
16 febbraio 2006
*
Primi firmatari: Alberto Alessandri (Universita' Bocconi, Milano), Mario
Almerighi (magistrato, Roma), Alessandro Amadori (Istituto Coesis Research),
Alfonso Amatucci (magistrato Cassazione, Roma), Vittorio Angiolini
(Universita' Milano), Antonello Ardituro (magistrato, Napoli), Giovanni
Bachelet (Universita' La Sapienza, Roma), Marcello Basilico (magistrato
Genova), Patrizia Bellucci (Universita' Firenze), Gianni Benzoni (avvocato,
Varese), Giovanni Beretta (avvocato, Milano), Carlo Bernardini (Universita'
La Sapienza, Roma), Enrico Biagi  (avvocato, Milano), Augusto Bianchi
(avvocato Milano), Adolfo Biole' (avvocato, Genova), Federico Boezio
(avvocato Milano), Luca Boneschi (avvocato, Milano), Sandra Bonsanti
(presidente Liberta' e Giustizia), Francesco Saverio Borrelli (magistrato in
quiescenza, Milano), Salvatore Bragantini (economista, Milano), Paola
Brambilla (avvocato, Bergamo), Carlo Bretzel (avvocato, Milano), Silvia
Buzzelli (Universita' Bicocca, Milano), Maria Agostina Cabiddu (Politecnico,
Milano), Carlo Cacciapuoti (avvocato, Genova), Elisabetta Cacioppo
(avvocato, Varese), Pietro Calogero (magistrato, Padova), Anna Canepa
(magistrato, Genova), Paolo Carfi' (magistrato, Milano), Franco Casarano
(avvocato Milano), Ciro Cascone (magistrato, Milano), Antonio Cassese
(Universita' Firenze), Claudio Castelli (magistrato Milano), Paolo Cendon
(Universita' Trieste), Elio Cherubini (avvocato, Milano), Sergio Chiarloni
(Universita' Torino), Domenicantonio Claps (magistrato, Milano), Massimo
Clara (avvocato, Milano), Gianfranco Cocco (Universita' Bicocca, Milano),
Nino Condorelli (magistrato, Brescia), Riccardo Conte (avvocato, Milano),
Ferdinando Cordova (storico, Universita' "La Sapienza", Roma), Carmen Covito
(scrittrice), Dario Curtarello (magistrato, Padova), Achille Cutrera
(avvocato, Milano), Piercamillo Davigo (magistrato Cassazione, Roma), Paolo
D'Alessandro (magistrato Cassazione, Roma), Vito D'Ambrosio (magistrato
Cassazione, Roma), Ada Lucia De Cesaris (avvocato Milano), Pierfrancesco
Della Porta (avvocato, Milano), Luigi De Magistris (magistrato, Catanzaro),
Luca De Matteis (magistrato, Como), Tullio De Mauro (Universita' Roma),
Enrico Di Nicola (magistrato, Bologna), Emilio Dolcini (Universita' Milano),
Enrica Domeneghetti (avvocato, Milano), Waldemaro Flick (avvocato, Genova),
Paolo Flores d'Arcais (Universita' Roma), Mario Fresa (magistrato
Cassazione, Roma), Claudia Galdenzi (avvocato, Milano), Giuseppe Gennaro
(magistrato, Catania), Giuseppe Giampaolo (avvocato, Roma), Marco Gianoglio
(magistrato Torino), Alfredo Golia (magistrato in quiescenza, Milano), Carlo
Federico Grosso (Universita' Torino, gia' vicepresidente del Csm), Laura
Hoesch (avvocato, Milano), Giulio Illuminati (Universita', Bologna), Marco
Imperato (magistrato, Trapani), Roberto E. Kostoris (Universita' Padova),
Raffaella Lanzillo (Universita' Milano), Cristina Lavinio (Universita' di
Cagliari), Filippo Lattanzi (avvocato, Roma), Filippo Lebano (avvocato,
Milano), Maria Leotta (avvocato, Milano), Michele Lombardo (avvocato,
Milano), Paola Lovati (avvocato, Milano), Franco Maccabruni (avvocato,
Milano), Fabio Malcovati (avvocato, Milano), Michele Mannironi (avvocato,
Milano), Manuela Mantovani (Universita' Padova), Anna Marzanati (Universita'
Bicocca, Milano), Maria Stefania Masini (avvocato Roma), Tecla Mazzarese
(Universita' Brescia), Marcello Adriano Mazzola (avvocato, Milano), Gianni
Melillo (magistrato, Direzione nazionale antimafia, Roma), Mariagrazia
Monegat (avvocato, Milano), Simone Monesi (avvocato, Milano), Donatella
Montagnani (avvocato, Milano), Cristina Morelli (avvocato, Milano), Ubaldo
Nannucci (magistrato, Firenze), Gioacchino Natoli (magistrato Palermo),
Francesca  Negri (avvocato Milano), Stefano Nespor (avvocato, Milano),
Roberta Palmisano (magistrato, Roma), Guido Papalia (magistrato, Verona),
Ignazio Patrone (magistrato Procura Generale Cassazione, Roma), Pasquale
Pasquino (Universita' Parigi e New York), Michele Pepe (avvocato, Milano),
Giancarla Perasso Etteri (avvocato, Milano), Dino Petralia (magistrato,
Sciacca), Vittorio Pilla (magistrato, Milano), Alessandro Pizzorusso
(Universita' Pisa), Ulderico Pomarici (II Universita', Napoli), Eligio Resta
(Universita' Roma Tre, Roma), Adelio Riva (avvocato, Milano), Fabio Roia
(magistrato, Milano), Maurizio Romanelli (magistrato, Milano), Guido Rossi
(Universita' San Raffaele, Milano, ex Presidente Consob), Gian Luigi Rota
(avvocato, Milano), Giuseppe Rusconi (avvocato, Milano), Adriano Sansa
(magistrato, Genova), Francesco Santuari (avvocato, Milano), Valeria Sergi
(avvocato Milano), Carlo Smuraglia (Universita' Milano, avvocato), Armando
Spataro (magistrato, Milano), Corrado Stajano (scrittore), Allegra Stracuzzi
(avvocato, Milano), Mario Suriano (magistrato, Napoli), Giovanni Tamburino
(magistrato, Venezia), Luigi Vanni (avvocato, Milano), Enrico Veronesi
(avvocato Milano), Modestino Villani (magistrato, Napoli), Piergiorgio Weiss
(avvocato, Milano), Ettore Zanoni (avvocato, Milano), Maria Gabriella
Aimonetto (Universita' Piemonte), Cristina Alessi (Universita' Brescia),
Enzo Balboni (Universita' Cattolica Milano), Alessandro Bernasconi
(Universita' Brescia), Roberto Bin (Universita' Ferrara), Paolo Caretti
(Universita' Firenze), Maria Grazia Coppetta (Universita' Urbino), Danilo
Galletti (Universita' Trento), Livia Giuliani (Universita' Pavia), Manuela
Mantovani (Universita' Padova), Giorgio Marinucci (Universita' Milano),
Serafino Nosengo (Universita' Piemonte), Claudia Pecorella (Universita'
Bicocca, Milano), Gabriella Rampazzi (Universita' Torino), Eugenio Ripepe
(Universita' Pisa), Francesco Vigano' (Universita' Milano), Gioacchino
Barbera (avvocato, Bari), Marilena Ratto (avvocato Roma), Patrizia Ravellini
Giampaolo (avvocato, Bologna), Giulia Alliani (Osservatorio Legalita' e
Diritti - Onlus), Jole Garuti (Associazione Stark - Onlus), Rita Guma
(Osservatorio Legalita' e Diritti - Onlus), Vanna Lora (professoressa,
Milano), Anna Pasolini (insegnante), Marisa Acagnino (magistrato, Catania),
Rosalia Aitala (magistrato fuori ruolo presso Commissione Europea Tirana),
Silvia Albano (magistrato, Viterbo), Rocco Alfano (magistrato Salerno),
Rosanna Allieri (magistrato, Cagliari), Giorgio Altieri (magistrato
Cagliari), Ernesto Anastasio (magistrato, Cosenza), Lucio Aschettino
(magistrato, Napoli), Guglielmo Avorio (magistrato, Trento), Luisa
Balzarotti (magistrato, Milano), Piero Basilone (magistrato, Milano),
Alessandra Bassi (magistrato, Milano), Andrea Beconi (magistrato, Torino),
Marco Benatti  (magistrato, Venezia), Giuseppe Bianco (magistrato, Reggio
Calabria), Vittorio Borraccetti (magistrato, Venezia), Paola Biondolillo
(magistrato, Trapani), Andrea Calice (magistrato, Torino), Alessandra
Camassa (magistrato, Trapani), Giuseppe Campa (magistrato Napoli), Edoardo
Campese (magistrato, Napoli), Giovanni Cannella (magistrato, Bologna),
Raffaele Cantone (magistrato, Napoli), Oriente Capozzi (magistrato, Napoli),
Daniele Cappuccio (magistrato Reggio Calabria), Giancarlo Caselli
(magistrato, Torino), Danilo Ceccarelli (magistrato, Savona), Furio Cioffi
(magistrato, Nocera Inferiore), Stefano Civardi (magistrato, Milano),
Antonio Clemente (magistrato, Benevento), Enrico Consolandi (magistrato,
Milano), Silvana d'Antona (magistrato, Milano), Marcello De Cillis
(magistrato, Bari), Fabio De Cristoforo (magistrato, Napoli), Giuseppe De
Gregorio (magistrato, Palermo), Marco Del Gaudio (magistrato, Napoli), Paola
De Lisio (magistrato, Salerno), Giuseppe Dentamaro (magistrato, Bari), Paola
Dezani (magistrato, Torino), Antonio Didone (magistrato Cassazione, Roma),
Agnese Di Girolamo (magistrato, Verona), Marco Di Napoli (magistrato, Bari),
Paola Di Nicola (magistrato, Latina), Domenico Diograzia (magistrato, Nocera
Inferiore), Gaetano Dragotto (magistrato Ancona), Mariano Fadda (magistrato,
Como), Giorgio Falcone (magistrato, Vicenza), Paola Farina (magistrato
Palermo), Claudio Ferrari (magistrato, Palermo), Alfonso Maria Ferraro
(magistrato, Milano), Giovanni Ferro (magistrato, Savona), Massimo Ferro
(magistrato, Bologna), Ignazio Fonzo (magistrato Catania), Giuseppe
Fortunato (magistrato, Nocera Inferiore), Stefano Gallo (magistrato,
Avezzano), Nicoletta Gandus (magistrato, Milano), Antonio Gialanella
(magistrato Cassazione, Roma), Claudio Gittardi (magistrato, Milano),
Leonardo Grassi (magistrato, Bologna), Federico Grillo Pasquarelli
(magistrato, Torino), Paolo Guido (magistrato, Palermo), Alberto Haupt
(magistrato Genova), Enrico Infante (magistrato, Foggia), Alberto Landolfi
(magistrato Savona), Antonio Laronga (magistrato, Lucera), Ferdinando Licata
(magistrato, Messina), Concetta Maria Ledda (magistrato, Catania),
Ferdinando Lignola (magistrato, S. Angelo dei Lombardi), Felice Lima
(magistrato, Catania), Gianni Macchioni (magistrato, Torino), Ezia Maccora
(magistrato, Bergamo), David Mancini (magistrato, Teramo), Francesco Mannino
(magistrato, Catania), Filippo Messana (magistrato, Palermo), Ilio Mannucci
Pacini (magistrato, Milano), Anna Mantovani (magistrato, Trento), Carlo
Marzella (magistrato, Palermo), Francesco Mattiace (magistrato, Brindisi),
Eliasabetta Meyer (magistrato, Napoli), Alessandro Milita (magistrato,
Napoli), Antonio Minisola (magistrato Sassari), Marzia Minutillo Turtur
(magistrato, Bologna), Andrea Mirenda (magistrato, Verona), Umberto Monti
(magistrato, Ascoli Piceno), Mario Romeo Morisani  (magistrato, Genova),
Tullio Morello (magistrato, Napoli), Carla Musella (magistrato, Napoli),
Giovanni Narbone (magistrato, Milano), Maura Nardin (magistrato Sassari),
Andrea Natale (magistrato, Torino), Renato Nitti (magistrato, Bari), Claudio
Nunziata (magistrato in quiescenza, Bologna), Gaetano Paci (magistrato,
Palermo), Pierangelo Padova (magistrato, Palermo), Domenico Pasquariello
(magistrato Modena), Livio Pepino (magistrato Cassazione, Roma), Luca
Perilli (magistrato, Rovereto), Fiorella Pilato (magistrato Cagliari), Aldo
Policastro (magistrato, Napoli), Mario Profeta (magistrato, Firenze),
Lorenzo Puccetti (magistrato Bolzano), Nicoletta Quaglino (magistrato,
Torino), Luca Ramacci (magistrato, Tivoli), Elio Ramondini (magistrato
Milano), Pier Valerio Reinotti (magistrato, Udine), Angelo Renna (magistrato
Milano), Cesare Roberti (magistrato Catanzaro), Simonetta Rossotti
(magistrato, Torino), Massimo Russo (magistrato, Palermo), Luciano Santoro
(magistrato, Sala Consilina), Roberto Santoro (magistrato Venezia), Brunella
Sardoni (magistrato Milano), Antonio Scarpa (magistrato, Salerno), Massimo
Scartabello (magistrato, Torino), Mariano Sciacca (magistrato, Catania),
Guido Secchione (magistrato Sassari), Luca Semeraro (magistrato Napoli),
Giuditta Silvestrini (magistrato Mantova), Amina Simonetti (magistrato,
Milano), Arturo Soprano (magistrato, Milano), Sergio Sottani (magistrato,
Perugia), Sergio Spadaro (magistrato, Milano), Paolo Storaci (magistrato,
Trento), Augusto Tatangelo (magistrato, Napoli), Giovanni Tedesco
(magistrato, Napoli), Antonella Toniolo (magistrato, Padova), Lucilla
Tontodonati (magistrato, Milano), Fabrizio Vanorio (magistrato, Palermo),
Francesco Vigorito (magistrato, Roma).

2. RIFLESSIONE. PEPPE SINI, TOMAS STOCKMANN: CON LA PALESTINA NEL CUORE, CON
ISRAELE NEL CUORE

Quando gli europei parlano del Medio Oriente, sempre sentiamo una fitta nel
cuore.
Quel Medio Oriente che e' stato vittima del colonialismo europeo rapinatore
e assassino. Quel Medio Oriente che gli europei li ha conosciuti come
sterminatori e deportatori in nome dell'impero romano, come predoni e
massacratori in nome della croce, come razzisti, schiavisti e ladri in nome
del "fardello dell'uomo bianco", come stragisti sempre.
E quando gli europei parlano del popolo di Israele, noi non possiamo
dimenticare che gli europei quel popolo hanno incessantemente perseguitato
con ferocia genocida dai tempi dell'impero romano, del potere temporale dei
papi, dei pogrom, fino alla Shoah.
E quando gli europei parlano dell'Islam, noi non possiamo dimenticare che
quando nell'Europa cristiana chi diversamente pensava sulle cose ultime
veniva messo al rogo, ebbene, nell'Europa islamica trovava invece scampo,
rispetto, accoglienza; non possiamo dimenticare che se ancora abbiamo la
grande cultura filosofica greca e' grazie ai filosofi arabi e musulmani che
ce l'hanno tramandata; non possiamo dimenticare la barbarie del criminale e
criminogeno razzismo europeo che tuttora perdura, fino alla condizione fatta
qui e adesso alle persone di fede musulmana, fino al punto che un ministro -
non nuovo ad atteggiamenti da cinico e stolto provocatore - si permette di
pubblicamente impunemente bestemmiare le cose per altri piu' sacre, non
ignorando peraltro che da questo suo agire possono derivare le piu' tragiche
conseguenze.
Ma e' d'altro che qui vogliamo dire.
*
Il popolo palestinese ha diritto alla nostra piu' profonda solidarieta':
affinche' al piu' presto sorga e sia riconosciuto uno stato palestinese,
dotato di continuita' territoriale, non asservito ad altri, pienamente
sovrano, libero e prospero. Uno stato democratico, uno stato di diritto, uno
stato che rispetti i fondamentali diritti umani di tutti gli esseri umani,
in primis il diritto a non essere uccisi.
E il popolo dello stato di Israele ha diritto alla nostra piu' profonda
solidarieta': e' il minimo che possiamo fare, dopo la Shoah. Ed anche per
Israele vale l'augurio che i suoi governi recedano da politiche
incompatibili con uno stato democratico, uno stato di diritto, uno stato che
rispetti i fondamentali diritti umani di tutti gli esseri umani, in primis
il diritto a non essere uccisi.
Una solidarieta' strabica non aiuta nessuno. O si e' solidali con entrambi i
popoli, e si afferma il diritto ad esistere per entrambi gli stati, o non si
aiuta nessuno.
E non aiuta nessuno neppure una solidarieta' reticente.
Cosicche' la solidarieta' con due popoli che hanno diritto a due stati in
cui vivere in pace e sicurezza implica anche la denuncia esplicita di tutte
le violenze e le minacce: sappiamo bene che sia il governo dello Stato di
Israele, sia la leadership palestinese, si sono macchiati di crimini.
Occorre che quei crimini cessino. Occorre si affermi e pienamente si
dispieghi la democrazia e il rispetto dei diritti umani.
*
Deve cessare l'occupazione israeliana dei territori palestinesi "occupati"
per antonomasia, ed in quei territori deve sorgere al piu' presto lo stato
di Palestina; deve cessare ogni atto di terrorismo: di stato, di gruppo,
individuale; deve cessare ogni intenzione e minaccia di genocidio.
Sia tra gli israeliani che tra i palestinesi vi sono molte persone impegnate
per la pace, il dialogo, il reciproco riconoscimento, la cessazione delle
violenze, dei soprusi e delle minacce. Aiutiamo queste persone che con la
forza della verita', con la scelta della nonviolenza, stanno operando per la
pace, la giustizia, la riconciliazione.
Con la Palestina nel cuore, con Israele nel cuore.

3. RIFLESSIONE. GIOVANI DALL'ORTO: I PACS E IL PROGRAMMA DELL'UNIONE. COSI'
PARLANDO ONESTO
[Da varie persone amiche riceviamo e violentieri diffondiamo. Giovanni
Dall'Orto (per contatti: sito: www.giovannidallorto.com), storico e
saggista, nato a Milano nel 1958, impegnato nel movimento omosessuale, ha
condotto ricerche e pubblicato studi sull'omosessualita' in campo storico,
sociologico e letterario. Tra le opere di Giovanni Dall'Orto: segnaliamo
particolarmente Leggere omosessuale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984;
nella rete telematica sono disponibili vari suoi saggi]

A chi sta scrivendo alla "Fabbrica del Programma" di Prodi per protestare
per l'esclusione dei Pacs dal programma dell'Unione, sta arrivando una
risposta che afferma:
"Caro XXX,
"ci spiace che la mancanza di una sola parola dal Programma rischi di
cancellare, come sostieni, un lungo percorso di condivisione e vicinanza su
principi e valori tanto importanti. Le semplificazioni e le drammatizzazioni
servono per i titoli ad effetto dei giornali, ma non bisogna lasciarsi
ingannare dalle polemiche e dalle critiche pretestuose. Se nel testo non si
trova la parola "Pacs", non si trova neppure il "no" ai Pacs, anzi.
L'impegno per il riconoscimento pieno delle unioni civili e delle scelte
individuali e' totale, sia chiaro. E' paradossale, scusaci, che si mettano
in dubbio le politiche sociali del centrosinistra di fronte all'esperienza
subita dagli italiani in questi cinque anni di governo del centrodestra,
tutti incentrati sulla ghettizzazione dei diritti altrui. Il Programma
dell'Unione rappresenta, come detto da Romano Prodi, i pilastri attorno al
quale costruire l'edificio di governo dei prossimi cinque anni. E in questo
edificio non ci saranno stanze chiuse e senza finestre. Ma spazi aperti per
tutti.
"Sul sito della Fabbrica trovi il testo integrale del programma e forse
troverai anche qualche chiarimento in piu'. Vedrai che non si parla mai a
proposito di questi argomenti di una semplice abolizione dell'esistente per
un ritorno ottuso al passato, si tratta di riformare in modo profondo e
strutturale una realta' che cosi' non puo' che portare al disastro per il
nostro Paese. Senza la volonta' di costruire qualcosa per il futuro, senza
dare a nessuno la possibilita' di rimboccarsi le maniche e di ricostruire
quello che e' andato distrutto non ci rimettera' soltanto la classe
politica, ma soprattutto ci rimetteranno tutti i cittadini. Il confronto
democratico e la sintesi tra le varie anime riformiste della coalizione e'
l'unica speranza per ridare un futuro all'Italia.
"Rimaniamo a tua disposizione per qualsiasi esigenza e ti ringraziamo in
anticipo se vorrai continuare a seguirci e a sostenerci.
"Un caro saluto
"La Fabbrica del Programma
"M. G."
*
Ora, e' palese che qui stiamo parlando due lingue diverse, che dimostrano
che l'Unione non ha neppure iniziato a capire cosa ha combinato.
In primo luogo, dal programma non manca "una parola", bensi' quattro leggi:
- manca una legge sul riconoscimento delle convivenze di persone che non
hanno accesso al matrimonio, ivi incluse le coppie dello stesso sesso.
L'Italia e' fra gli ultimi tre Paesi europei (assieme alla Grecia, e
all'Irlanda, che pero' ne sta dibattendo) a non avere nessuna legge di
questo tipo;
- manca una legge contro la discriminazione delle persone omosessuali e
transessuali basata sul loro orientamento sessuale, sulla quale l'Italia e'
inadempiente rispetto all'Europa;
- manca una legge che protegga contro i crimini d'odio le persone
omosessuali e transessuali. La legge promulgata dal primo governo di
centrosinistra, escluse per richiesta espressa della Margherita
dall'applicazione della legga Mancino (contro i crimini d'odio)
l'applicazione alle persone omosessuali. anche in questo caso l'Italia e'
inadempiente;
- infine, manca una legge sulla procreazione assistita che consenta infine
l'accesso a questo servizio anche alle donne single o/e lesbiche.
*
Di tutte queste rivendicazioni, il movimento lgbt italiano s'era
accontentato di concordare l'inserimento nel programma, dopo cinque anni di
governi (effettivamente) beceramente omofobi, dei soli Pacs, che risolvono
solo il primo dei quattro problemi. E che oltre tutto lo risolvono in modo
insoddisfacente e complicato, rispetto alla sospirata pura e semplice
parita' di diritti che offrirebbe il banale allargamento del matrimonio
civile anche alle coppie dello stesso sesso.
Ebbene, neppure la singola richiesta minimale e insoddisfacente dei Pacs e'
stata accolta, e a loro parere dovremmo addirittura fare i salti di gioia
per il fatto che il programma non contiene un "no" puro e semplice ai Pacs,
e questo sarebbe addidittura un segnale di granre apertura e disponibilita'!
Se e' per questo, il programma non contiene neppure la condanna a morte o il
ripristino della tortura per le persone omosessuali, ma chissa' perche',
fatico egualmente a fare i salti di gioia. Sara' davvero che sono un
incontentabile?
La rabbia oggi nasce dunque non dall'assenza d'una stupida parolina, bensi'
dall'assenza di qualsiasi cenno a qualsiasi delle quattro grandi questioni
che sono la ragione d'essere del movimento lgbt, e che toccano la
discriminazione, la violenza e i diritti civili di alcuni milioni di esseri
umani.
*
Per finire, se si trattasse davvero del problema di una parola, come oggi
ipocritamente ci viene detto, non ci sarebbe alcun problema: battezziamo
pure in altro modo la tutela delle coppie dello stesso sesso. Che ne dite di
"Unioni registrate"? Oppure di "Riconoscimento giuridico delle coppie di
fatto?" Preferite magari "Partnership registrata"? Scegliete pure il nome
che preferite: non credo che a nessuno la cosa importerebbe un fico, vero?
Il problema e' che la "Fabbrica del Programma" ha in effetti ragione, solo
che stanno facendo i finti tonti, e sanno benissimo, ma non lo dicono, che
la parola la cui mancanza sta suscitando la ribellione non e' affatto la
parola "Pacs", di cui possiamo tutti fare volentieri a meno. E' la parola
"Coppia".
Promettere il vago riconoscimento di non meglio precisati diritti agli
individui che compongono le coppie di fatto, significa che una volta di
piu', dopo dieci anni di attesa vana e per altri cinque anni ancora, e'
escluso un riconoscimento delle coppie di fatto. Le quali non hanno bisogno
di ottenere diritti "individuali": a quelli pensa gia' la Costituzione della
Repubblica. Hanno bisogno che si riconosca che esistano in quanto coppie.
Cari amici della "Fabbrica": il programma fino al 24 febbraio 2006 non e'
ancora chiuso. Lasciatene pure fuori la parola "Pacs", se vi serve a non
scannarvi a vicenda, e chiamate la cosa come vi pare meglio. Pero' esigiamo
che appaia la parola coppie. E se vi da' fastidio pronunciarla, ditecelo...
Se volete il nostro voto, adesso sapere come conquistarvelo.
Giovanni Dall'Orto (direttore del mensile gay "Pride")
*
Nota dell'autore: e' permessa e gradita la diffusione del presente appello.
Chiedo pero' che, in caso di ripubblicazione su blog o comunque online, non
venga ripubblicato il mittente di questa mail, per evitare un'aggressione di
spam, bensi' l'url: http://www.giovannidallorto.com/scrivimi.html dal quale
e' possibile scrivermi.

4. RIFLESSIONE. RICCARDO ORIOLES: PER MARCO BENANTI E DELL'ORA PRESENTE
[Dalla rivista elettronica di Riccardo Orioles "La Catena di San Libero"
(per contatti e richieste: riccardoorioles at sanlibero.it) n. 320 del 14
febbraio 2006.
Riccardo Orioles e' giornalista eccellente ed esempio pressoche' unico di
rigore morale e intellettuale (e quindi di limpido impegno civile);
militante antimafia tra i piu' lucidi e coraggiosi, ha preso parte con Pippo
Fava all'esperienza de "I Siciliani", poi e' stato tra i fondatori del
settimanale "Avvenimenti", cura attualmente in rete "Tanto per abbaiare - La
Catena di San Libero", un eccellente notiziario che puo' essere richiesto
gratuitamente scrivendo al suo indirizzo di posta elettronica; ha formato al
giornalismo d'inchiesta e d'impegno civile moltissimi giovani. Per gli
utenti della rete telematica vi e' anche la possibilita' di leggere una
raccolta dei suoi scritti (curata dallo stesso autore) nel libro elettronico
Allonsanfan. Storie di un'altra sinistra. Sempre in rete e' possibile
leggere una sua raccolta di traduzioni di lirici greci, ed altri suoi lavori
di analisi (e lotta) politica e culturale, giornalistici e letterari. Due
ampi profili di Riccardo Orioles sono in due libri di Nando Dalla Chiesa,
Storie (Einaudi, Torino 1990), e Storie eretiche di cittadini perbene
(Einaudi, Torino 1999).
Marco Benanti, giornalista antimafia, gia' collaboratore di quotidiani
locali, dell'Ansa e di altri media, disoccupato nel "mestiere" ufficiale per
le sue scelte di impegno nel giornalismo di inchiesta e denuncia, per
sopravvivere lavora come operaio scaricatore di aerei a Sigonella: dove
viene licenziato come provvedimento punitivo per il suo agire coerente con
l'impegno intensamente sentito di costruttore di pace e di operatore
democratico dell'informazione. Per esprimere solidarieta' a Marco Benanti:
"Comitato a sostegno del giornalista-operaio Marco Benanti", e-mail:
dostimolo at tiscali.it]

Caro Marco,
quelli come noi quando parlano hanno molte piu' responsabilita' degli altri.
Noi - tu ed io, e forse altri cento colleghi in tutt'Italia - siamo quelli
che fanno i giornalisti sul serio, pagando il nostro mestiere di persona. E
la gente lo sa. Percio', spesso e volentieri, a noi ci crede. (E' vero che
personalmente non ci guadagnamo niente: ma questo non vuol dire). Percio',
quando ci danno un altro calcio nei denti - per esempio un tribunale che
dice: "Si', hanno fatto bene a licenziarti perche' hai scritto cose
pacifiste: la legge ora dice che c'e' liberta' di licenziare" - noi non
possiamo metterci a bestemmiare come sarebbe nostro sacrosanto diritto, ma
dobbiamo impassibilmente sorridere, con quelli dei nostri denti che ci sono
rimasti in bocca, e dire con nonchalance: "Va bene, ma io credo tuttavia
nella democrazia e nella giustizia". O qualcosa del genere. Porcoqua e
porcola' non va bene. Magari ci sono dei minorenni che ci ascoltano, e
potrebbero credere che in fondo tutta questa democrazia non e' poi cosi'
democratica. Oppure che "sono tutti uguali": il re e Mussolini, Berlusconi e
D'Alema, Ciancio e il centrosinistra di Catania. Invece, tecnicamente, tutti
uguali non sono. Ci sono differenze piccole, che spesso si dimenticano loro
stessi, ma che sono una loro debolezza: nel senso che, dividendoli gli uni
dagli altri, a volte abbiamo qualche possibilita' di salvare la pelle.
Cosi', quando c'e' da cacciare Mussolini, cerchiamo di non pensare quant'era
mussoliniano il re. Se c'e' da cacciare Berlusconi cacciamolo e non ci
facciamo distrarre dalle berlusconate di D'Alema. E se c'e' da fare i
giornalisti - dunque, qui e ora, contro il monopolio di Ciancio - questo ci
porta via gia' tanto di quel tempo che ce ne rimane ben poco per scrivere
qualcosa (adesso) anche su cio' che ha combinato la brava gente del
centrosinistra a Catania. Giusto? Giusto.
Non credo che ci sia bisogno di dirci altre cose fra noi. Io cerco di dirle
sorridendo per "noblesse oblige" (nostro collettivo, non mio individuale) ma
il rancore e' grande, rancore pensando a te e a come vivi in questo momento,
pensando a Fabio che non puo' scrivere una riga da nove anni, pensando a
Paolo, a Cettina, a Rosalba, a Piero, a Leonella... A tutti i miei amici
giovani, che ho visto crescere e imparare il mestiere a uno a uno, a cui
hanno impedito di fare il giornalista semplicemente perche' erano onesti e
antimafiosi. Ma su questo, come disse Gasparazzo (un compagno di Bronte), ci
torneremo quando sara' il momento., a tempo e luogo.
Adesso dobbiamo semplicemente restare noi stessi, senza arrenderci e senza
gridare, senza far confusione fra fascismo e democrazia (fascismo e' quello
che fanno a noi; democrazia, siamo noi) e anche, se ce la facciamo,
ironizzando un po' sulle ridicolaggini dei gerarchi (siano essi in cravatta
"democratica" o in camicia nera) che ancor prima di essere stupidi e feroci
sono goffi e grevi. Andiamo avanti, tu a scrivere le cose che hai sempre
scritto e noi a sostenerti. Non siamo neanche tanto pochi (guarda l'elenco
di quelli che hanno firmato il nostro appello: non e' solo un pezzo di
carta) e nemmeno tanto isolati, se fra noi c'e' gente come Beppe Giulietti,
Salvo Raiti, Elettra Deiana, Giulietto Chiesa e Rita Borsellino. E qui mi
fermo e conto fino a dieci prima di andare avanti.
*
L'appello della societa' civile a sostegno di Marco Benanti - di un
giornalista cacciato dal suo lavoro giornalistico e poi impedito persino di
fare lo scaricatore perche' ha scritto a favore dei pacifisti - e' stato
raccolto da molti esponenti politici - abbiamo fatto i nomi di alcuni - del
centrosinistra. Non c'e' nulla di strano, naturalmente. Sono di sinistra,
dunque sono per la liberta' di stampa e dunque si sono schierati. Mancano
tuttavia dall'elenco i nomi dei quattro esponenti democratici piu'
importanti di Catania, cioe' esattamente della zona in cui la liberta' di
stampa - nella persona di Benanti - e' stata in questo caso attaccata. Ne
faccio i nomi, rigorosamente in ordine alfabetico: Bianco Enzo; Fava
Claudio; Finocchiaro Anna; Laudani Adriana.
Di questi, alcuni sono miei amici ed altri no. Alcuni sono persone le cui
idee io condivido, e altri sono avversari con cui non ho proprio nulla da
spartire. Pero' tutt'e quattro sono esponenti politici di primissimo piano,
e tutt'e quattro dichiarano:
- di essere di centrosinistra;
- di aborrire i metodi e il modo di pensare di Berlusconi;
- di essere, a differenza di quest'ultimo, favorevoli ai valori della
Costituzione italiana, che prevede la liberta' di stampa senza restrizioni.
Hanno infine  in comune un'altra cosa: in tempi e circostanze diverse,
ciascuno di loro e' stato sottoposto a critica da parte di Benanti. In
teoria, questa circostanza sarebbe ininfluente visto che, come essi stessi
dichiarano, la liberta' di stampa che essi auspicano vale anche per i
diversamente pensanti da loro.
Nessuno di loro quattro ha preso pubblicamente posizione sul caso Benanti.
Due di loro hanno delle testate internet ("Il dito" e "Itacanews") che
dichiarano di voler fare informazione, eppure nessuno dei due siti ha mai
informato i lettori dell'esistenza stessa di un caso Benanti.
Io, a questo punto, mi sono fatto la mia idea: la censura dei quattro
onorevoli catanesi dipende dal fatto che, non tollerando essi le critiche,
non si dispiacciono affatto se queste critiche vengono materialmente
impedite. Questa, pero', e' solo la mia opinione e non pretendo d'imporla
acriticamente a nessuno. Se Bianco, Fava, Finocchiaro o Laudani vorranno
esprimere la loro, questo modestissimo spazio e', senza censure, a loro
disposizione. Non pretendiamo di avere il monopolio di alcuna verita'. Ma
non ci piace neanche che lo pretendano loro.
Infine. E' tempo d'elezioni, e questo tipo di polemiche interferisce,
volerlo o no, con la campagna elettorale. Io personalmente sono schierato:
voto per il centrosinistra, qualunque sia l'atteggiamento dei suoi notabili,
perche' prima di tutto debbo cacciare Berlusconi. Credo che la maggior parte
dei lettori la pensi piu' o meno cosi'. Vorremmo tuttavia sapere, umilmente
sapere, se possiamo votare per Bianco, Fava, Finocchiaro e Laudani perche'
essi sono politicamente superiori (per esempio, nel rispetto della liberta'
di stampa) a Berlusconi o semplicemente perche', in confronto a lui, sono il
meno peggio, qualcosa che si vota "turandosi il naso". Certo: agli effetti
pratici, e' la stessa cosa. Il voto ve lo diamo lo stesso, se e' questo che
v'interessa solamente. Ma per noi non sarebbe piu' la stessa cosa.
*
Per ulteriori informazioni sulla vicenda di Marco Benanti: Comitato a
sostegno del giornalista-operaio Marco Benanti, e-mail: dostimolo at tiscali.it

5. APPELLI. LUISA MORGANTINI: LA DISTRUZIONE DELLA MEMORIA A GERUSALEMME
[Da Luisa Morgantini (per contatti: lmorgantini at europarl.eu.int) riceviamo e
diffondiamo. Luisa Morgantini, parlamentare europea, presidente della
delegazione del Parlamento Europeo al Consiglio legislativo palestinese, fa
parte delle Donne in nero e dell'Associazione per la pace; il seguente
profilo di Luisa Morgantini abbiamo ripreso dal sito
www.luisamorgantini.net: "Luisa Morgantini e' nata a Villadossola (No) il 5
novembre 1940. Dal 1960 al 1966 ha lavorato presso l'istituto Nazionale di
Assistenza a Bologna occupandosi di servizi sociali e previdenziali. Dal
1967 al 1968 ha frequentato in Inghilterra il Ruskin College di Oxford dove
ha studiato sociologia, relazioni industriali ed economia. Dal 1969 al 1971
ha lavorato presso la societa' Umanitaria di Milano nel settore
dell'educazione degli adulti. Dal 1970 e fino al 1999 ha fatto la
sindacalista nei metalmeccanici nel sindacato unitario della Flm. Eletta
nella segreteria di Milano - prima donna nella storia del sindacato
metalmeccanico - ha seguito la formazione sindacale e la contrattazione per
il settore delle telecomunicazioni, impiegati e tecnici. Dal 1986 e' stata
responsabile del dipartimento relazioni internazionali del sindacato
metalmeccanico Flm - Fim Cisl, ha rappresentato il sindacato italiano
nell'esecutivo della Federazione europea dei metalmeccanici (Fem) e nel
Consiglio della Federazione sindacale mondiale dei metalmeccanici (Fism).
Dal novembre del 1980 al settembre del 1981, in seguito al terremoto in
Irpinia, in rappresentanza del sindacato, ha vissuto a Teora contribuendo
alla ricostruzione del tessuto sociale. Ha fondato con un gruppo di donne di
Teora una cooperativa di produzione, "La meta' del cielo", che e' tuttora
esistente. Dal 1979 ha seguito molti progetti di solidarieta' e cooperazione
non governativa con vari paesi, tra cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa,
Mozambico, Eritrea, Palestina, Afghanistan, Algeria, Peru'. Si e' misurata
in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in ogni luogo
anche la specificita' dell' essere donna, nel riconoscimento dei diritti di
ciascun essere umano: nelle rivendicazioni sindacali, con le donne contro la
mafia, contro l'apartheid in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e
israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza
con lo stato israeliano, con il popolo kurdo, nella ex Yugoslavia, contro la
guerra e i bombardamenti della Nato, per i diritti degli albanesi del Kosovo
all'autonomia, per la cura e l'accoglienza a tutte le vittime della guerra.
Attiva nel campo dei diritti umani, si e' battuta per il loro rispetto in
Cina, Vietnam e Siria, e per l'abolizione della pena di morte. Dal 1982 si
occupa di questioni riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del
conflitto Palestina-Israele. Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di
relazioni e networks tra pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare
con associazioni di donne israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino
del Mediterraneo (ex Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia). Nel
dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace e
dalle Donne in nero israeliane. Attiva nel movimento per la pace e la
nonviolenza e' stata portavoce dell'Associazione per la pace. E' tra le
fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete internazionale di Donne
contro la guerra. Attualmente e' deputata al Parlamento Europeo... In Italia
continua la sua opera assieme alle Donne in nero e all'Associazione per la
pace". Opere di Luisa Morgantini: Oltre la danza macabra, Nutrimenti, Roma
2004]

E' del 9 febbraio l'articolo di Donald Macintyre sul "Guardian" in cui si
rende pubblica l'intenzione del governo israeliano di costruire il "Museo
della tolleranza" del Centro "Simon Wiesenthal" proprio sopra l'antico
cimitero musulmano di Gerusalemme. Evidentemente sara' un museo, ma non
certo della tolleranza, visto che arbitrariamente si stanno gia'
dissotterrando gli scheletri... Il portavoce della Knesset, Reuven Rivlin,
parlamentare della destra israeliana, ha scritto al primo ministro ad
interim Ehud Olmert, dichiarando che "noi che siamo stati oltraggiati dalla
dissacrazione dei siti santi ebraici non possiamo permettere che questo
succeda".
La costruzione del museo sara' la continuazione sistematica della
distruzione della memoria di un popolo, quello palestinese.
Tre grandi famiglie palestinesi di Gerusalemme, Al Dijani, Nusseibeh e Bader
Elzain, hanno gia' avviato un'azione legale per fermare lo scempio, ma la
rimozione dei cadaveri e dei corpi e' gia' iniziata e continuera' nel
silenzio di tutti o quasi. Tutto cio' malgrado le intimazioni del tribunale,
che nei prossimi giorni dovrebbe pronunciarsi. Il cimitero si trova nel
quartiere di Mamila, di Gerusalemme ovest.
Il programma della costruzione del museo, del costo previsto di 150 milioni
di dollari, e' stato lanciato nel 2004 alla presenza di Ehud Olmert e, tra
gli altri, anche del governatore della California, Arnold Schwarzenegger.
Propongo di nviare lettere di protesta agli indirizzi che troverete di
seguito:
- Ehud Olmert, Ufficio del primo ministro, 3 Kaplan Street, P. O. Box 187,
Jerusalem 91919 Israel, fax: 0097226705475, e-mail: pm_eng at pmo.gov.il
- Wiesenthal Center, fax: 0013105534521, e-mail: information at wiesenthal.net
- Ministero degli Affari Esteri Italiano: Piazzale della Farnesina 1, 00194
Roma, tel. 0636911, fax: 063236210, e-mail: cdr at esteri.it,
relazioni.pubblico at esteri.it

6. RIFLESSIONE. UNA POSTILLA AL TESTO CHE PRECEDE
[Simon Wiesenthal (1908-2005), sopravvissuto a Mauthausen, ha dedicato la
sua vita all'impegno per rendere giustizia alle vittime della Shoah ed a
tenerne viva la memoria; alla ricerca degli assassini affinche' fossero
consegnati alla giustizia e processati per i loro crimini; all'impegno
vigile e costante, limpido e tenace, affinche' non si riproducano mai piu'
le condizioni che favoriscano i perpetratori dell'orrore. Tra le opere di
Simon Wiesenthal: Giustizia, non vendetta, Mondadori, Milano 1989]

Anche noi ci associamo alla richiesta che la realizzazione di un luogo
deputato alla memoria delle vittime, all'impegno di verita', giustizia e
riconciliazione, all'incontro fraterno e sororale tra le culture, i popoli,
le persone, come dovrebbe essere il "Museo della tolleranza", non avvenga
facendo scempio di sepolcri.
Si trovi altrove un'area in cui realizzarlo, e anche il gesto di volonta'
buona della scelta di una diversa area, cosi' da non ledere la memoria e i
sentimenti di alcuno, valga come esempio di coerenza ai fini dichiarati.
Anche questo e' un modo per essere fedeli alla figura, alla lotta, al
messaggio di Simon Wiesenthal.

7. LIBRI. DUE NUOVE PUBBLICAZIONI SU DIETRICH BONHOEFFER
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 febbraio 2006. Dietrich Bonhoeffer,
nato a Breslavia nel 1906, pastore e teologo, fu ucciso dai nazisti il 9
aprile del 1945; non e' solo un eroe della Resistenza, e' uno dei pensatori
fondamentali del Novecento. Opere di Dietrich Bonhoeffer: Resistenza e resa
(lettere e scritti dal carcere), Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1988;
Etica, Bompiani, Milano 1969; presso la Queriniana di Brescia sono stati
pubblicati molti degli scritti di Bonhoeffer (tra cui ovviamente anche
Sanctorum Communio, Atto ed essere, Sequela, La vita comune). Opere su
Dietrich Bonhoeffer: Eberhard Bethge, Dietrich Bonhoeffer, amicizia e
resistenza, Claudiana, Torino 1995; Italo Mancini, Bonhoeffer, Morcelliana,
Brescia 1995; AA. VV., Rileggere Bonhoeffer, "Hermeneutica" 1996,
Morcelliana, Brescia 1996; Ruggieri (a cura di), Dietrich Bonhoeffer, la
fede concreta, Il Mulino, Bologna 1996]

In occasione del centenario della nascita di Dietrich Bonhoeffer, la casa
editrice Claudiana manda in libreria due volumi: "Il cammino di Dietrich
Bonhoeffer verso la resistenza" di Christian Gremmels e Heinrich W. Grosse
(Piccola Collana Moderna - Serie storica, pp. 96, euro 9,50); e "Dietrich
Bonhoeffer. Una biografia per immagini" a cura di Renate Bethge e Christian
Gremmels (volume fuori collana rilegato con sovraccoperta, pp. 160
illustrate, euro 33,50).
Nel primo, avvalendosi delle testimonianze di Renate Bethge, nipote di
Bonhoeffer, di Eberhard Bethge, suo amico e biografo, di Gaetano Latmiral,
suo compagno di prigionia, e di Albrecht Schoenherr, suo allievo, i due
autori - Gremmels e' uno dei curatori dell'edizione critica delle opere di
Bonhoeffer e insegna all'Universita' di Kassel; Grosse insegna presso il
Pastoralsoziologischen Institut der Evangelischen Fachhochschule di
Hannover - tracciano il "cammino verso la resistenza" di un teologo
pacifista che decise per l'azione e divento' un simbolo della resistenza
cristiana.
Il secondo libro racconta invece la vita del teologo che si oppose al
nazismo e fu fatto impiccare da Hitler e le vicende del Terzo Reich
attraverso un ricco corredo di fotografie e di documenti.

8. LETTURE. MARIA GRAZIA NOCCELLI: OLTRE LA RAGIONE
Maria Giovanna Noccelli, Oltre la ragione. Risonanze filosofiche dal
pensiero e dall'itinerario esistenziale di Etty Hillesum, Apeiron,
Sant'Oreste, Roma 2004. Una bella, appassionata monografia su Etty Hillesum,
con una simpatetica prefazione di Francesca Brezzi.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1210 del 18 febbraio 2006

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