[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

La nonviolenza e' in cammino. 1242



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1242 del 22 marzo 2006

Sommario di questo numero:
1. La regola delle regole
2. Antonio Mazzei: Sulla nuova legittima difesa. Il far west delle leggi e
la legge del far west
3. Slavoj Zizek: Milosevic, la morte del primo post-titoista
4. A Torino il 23 marzo e oltre
5. Indice dei numeri 371-401 (ottobre 2002) de "La nonviolenza e' in
cammino"
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LA REGOLA DELLE REGOLE
C'e' una regola delle regole che fonda la civile convivenza: non uccidere.

2. RIFLESSIONE. ANTONIO MAZZEI: SULLA NUOVA LEGITTIMA DIFESA. IL FAR WEST
DELLE LEGGI E LA LEGGE DEL FAR WEST
[Ringraziamo Antonio Mazzei (per contatti: a.mazzei at libero.it) per questo
intervento. Antonio Mazzei, rigorosissimo studioso ed autorevole esperto
delle istituzioni militari e di polizia, e' nato a Taranto il 27 marzo 1961;
laureatosi nel 1985 in Storia all'Universita' di Bologna, e nel 1992 in
Scienze Politiche sempre all'Universita' di Bologna, nello stesso anno entra
nell'Amministrazione civile dell'Interno, attualmente servizio presso la
prefettura di Verona nell'area V (Diritti civili, Cittadinanza, Condizione
giuridica dello straniero, Immigrazione e Diritto d'asilo); giornalista
pubblicista dal 1991, collabora al settimanale "Verona fedele" e a diverse
testate e riviste specialistiche quali "Nuova Rassegna", "Rivista giuridica
di Polizia", "Il vigile urbano"; e' tra i fondatori, nel 1987, del "Centro
nazionale di studi e ricerche sulla Polizia" di Brescia; ricopre attualmente
l'incarico di coordinatore Cisl-Fps-Ministero dell'Interno per la provincia
di Verona. Attualmente sta lavorando ad un progetto riguardante la redazione
di una Carta dei servizi per le forze dell'ordine italiane. Tra le opere di
Antonio Mazzei: (con Maurizio Marinelli), Polizia nuova domani, Edizioni del
Moretto, Brescia 1986; (con Maurizio Marinelli), Temi e problemi della
Polizia. Orientamenti bibliografici 1970-1986, Comitato promotore del Centro
studi sulla Polizia, Brescia 1987; (con Maurizio Marinelli, Antonio Sannino,
Roberto Sgalla), Siulp: oltre il sindacato. L'impegno del lavoratore della
Polizia di Stato, Comitato promotore del Centro studi sulla Polizia, Brescia
1987; AA. VV., Bibliografia italiana di storia e studi militari. 1960-1984,
Angeli, Milano 1987; (con Maurizio Marinelli), Temi e problemi della
Polizia. Orientamenti bibliografici 1967-1987, Centro nazionale di studi e
ricerche sulla Polizia, Brescia 1988; La polizia ambientale, Centro
Editoriale Giuridico, Verona 1989; (con Pasquale Marchetto), Cittadini e
polizia. Rapporti tra "consumatori" e "fornitori" di sicurezza (supplemento
al n. 11/2002 del periodico "PM");  (con Pasquale Marchetto), Pagine di
storia della Polizia italiana, Neos Edizioni, Torino 2004]

"Come nel Triveneto oppure in Lombardia. L'assalto, terminato nel sangue,
alla villa di un imprenditore siciliano avvenuto a Taormina il 12 settembre
2005, ha riproposto il fenomeno della sicurezza delle e nelle abitazioni. Un
fenomeno che dal 1996 ad oggi ha provocato la morte di sei membri delle
famiglie oggetto delle attenzioni dei rapinatori".
Cominciavo cosi' un articolo sulla legittima difesa richiestomi per la
rivista di "Sos consumatore" presieduta dall'amico e collega Roberto Raggi.
Erano i primi di novembre e pochi giorni prima, il 27 ottobre, la
commissione Giustizia della Camera aveva approvata il disegno di legge 1899
(primo firmatario il senatore Furio Gubetti), modificativo dell'art. 52 del
codice penale.
Nel pezzo cercavo di chiarire due cose. La prima riguardava l'aspetto
sostanziale, cioe' pratico, dell'autodifesa. "Chi - scrivevo - rincasando,
ha il minimo sospetto che la propria abitazione sia stata violata e che al
suo interno vi siano dei rapinatori, deve innanzitutto mantenersi alla
dovuta distanza di sicurezza e poi, se possibile, telefonare al 113 oppure
al 112 (la chiamata, per tutti i numeri di emergenza che cominciano con 1,
e' sempre gratuita), resistendo alla tentazione di sorprendere i ladri, ma
radunando in fretta la famiglia e chiudendo a chiave la porta. Una volta al
sicuro, e' opportuno che il padrone di casa provochi rumori ed accenda tutte
le luci che puo' nel tentativo di impaurire gli intrusi (i quali possono
essere semplici ladri o pericolosi rapitori). Ma se il proprietario
dell'abitazione e' in possesso di un'arma da fuoco, potra' - e qui passiamo
all'aspetto formale, cioe' normativo - avvalersi della legittima difesa?".
A questo punto ricordavo che la legittima difesa e' la piu' antica delle
cause di giustificazione, tradizionalmente riconosciuta dalle legislazioni
dei sistemi penali di tutto il mondo. L'art. 52 del nostro codice penale
stabilisce che, perche' un soggetto possa avvalersi della legittima difesa,
devono essere presenti alcuni requisiti. In primo luogo l'offesa contro cui
si reagisce deve essere ingiusta, e tale e' l'offesa non assistita dalla
causa di giustificazione dell'adempimento di un dovere o dell'esercizio di
un diritto (art. 51 del codice penale). Ad esempio, non e' evidentemente
ingiusto il comportamento del carabiniere che, al fine di eseguire, per
ordine dell'autorita' giudiziaria, un arresto, priva taluno della liberta'
personale. In secondo luogo, la reazione deve essere diretta contro
l'aggressore e deve essere attuale. Infatti, se il pericolo e' passato, il
soggetto non potra' invocare la legittima difesa, in quanto l'azione contro
l'aggressore assume il carattere di una vendetta. In terzo luogo, infine, la
reazione deve essere proporzionata all'offesa. Vi deve essere, cioe',
proporzione tra il danno minacciato e quello che si arreca reagendo alla
minaccia. Ad esempio, risulta sproporzionato il comportamento di un
cittadino proprietario di un campo il quale, mentre siede sul terrazzo della
sua villa su di una sedia a rotelle, essendo paralizzato, vede un ragazzino
che si impossessa di un grappolo d'uva della sua vigna e, per impedire il
furto, gli spara con un fucile che tiene a portata di mano. Ora, non vi e'
dubbio che non vi e' proporzione tra il diritto alla vita del ladruncolo ed
il diritto di proprieta' di colui che sta per essere derubato.
*
La legge 59/2006, entrata in vigore il 17 marzo 2006, ha pero' modificato
l'art. 52 stabilendo la sussistenza del rapporto di proporzione nel caso in
cui il cittadino, all'interno di un privato domicilio o in un altro luogo
ove venga esercitata un'attivita' commerciale, professionale o
imprenditoriale, usi un'arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo
al fine di difendere la propria o l'altrui incolumita', i beni propri o
altrui quando non vi e' desistenza e vi e' pericolo d'aggressione. Giova
pure ricordare che gia' la Corte di Cassazione, con la sentenza 37960, aveva
stabilito, il 24 settembre 2004, che i privati cittadini hanno il diritto di
difendere la loro proprieta' e quella di terzi dagli attacchi di
malintenzionati. Con detta sentenza, infatti, la seconda Sezione penale
della Suprema Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso di un
borseggiatore che a Bologna, dopo aver rubato il portafogli ad una ragazza,
era stato inseguito, fermato e trattenuto da un passante sino all'arrivo
della Polizia di Stato.
Sulla base di questa sentenza, pare potersi affermare che il Parlamento, in
realta', non ha stravolto l'art. 52, inserito in un codice approvato con il
regio decreto 1398 del 19 ottobre 1930. Il codice, cioe', risente della
costruzione filosofica hegeliana, dove lo Stato assume il ruolo di garante
etico e politico. I diritti della persona sono abbastanza compressi perche'
il fascismo vedeva piu' il suddito che il cittadino. Ma il codice era pure
il prodotto di giuristi di una certa levatura culturale e se esso ha retto
(e regge ancora, pur con tutte le inevitabile modifiche imposte da 75 anni
di vita) e' anche per questo motivo. Se non che, soprattutto negli ultimi
tre lustri, il codice ha subito i colpi dell'esasperata lunghezza dei
processi e di una certa difficolta', da parte degli organi di polizia, a
contrastare il dilagare della cosiddetta microcriminalita' (o criminalita'
diffusa), con il risultato di cittadini che, dopo aver reagito perche'
convinti di versare in stato di grave pericolo, sono stati indagati,
processati e, alla fine, assolti dopo qualche mese di carcere ed il
pagamento delle spese processuali.
*
Diversi italiani, poco certi della tutela offerta dalle forze dell'ordine e
molto diffidenti della  legislazione, hanno percio' iniziato a giustificare
ogni reazione, anche la piu' sproporzionata, ad un'aggressione ingiusta.
L'attuale maggioranza, interpretando questo situazione, ha approvato la
legge 59 con la speranza di trarne un vantaggio elettorale, operazione
comprensibile dal punto di vista politico, ma poco utile (e, per certi
versi, dannosa) sotto quello giuridico.
La riforma, infatti, ha introdotto una sorta di presunzione di innocenza di
chi usa le armi, legittimamente detenute, contro chi si introduce
nell'abitazione o nel negozio, condizionandone l'esercizio alla mancata
desistenza del ladro ed al pericolo di aggressione; ma, soprattutto, la
legge 59 non incide su nessuno dei tre principali attori del nostro sistema
penale (polizia, magistratura ed amministrazione penitenziaria). Con la
conseguenza che le forze dell'ordine continueranno a tutelare l'ordine e la
sicurezza pubblica come meglio possono, che le indagini ed i processi si
faranno con gli stessi tempi e le stesse spese e che, come affermato dal
procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, "se e' vero che la persona
aggredita viene autorizzata a difendersi con le armi, allora e' probabile
che la malavita faccia meno rapine; ma se decide di farle si arma a sua
volta e, probabilmente, sa sparare meglio del semplice cittadino".
In conclusione: la legge 59 e' un tassello di quel codice penale che,
assieme a quello processuale, e' uno degli strumenti normativi di cui,
necessariamente, non possono fare a meno gli operatori di polizia, i
magistrati ed il personale penitenziario. Toccare un tassello serve
solamente a rendere meno stabile il sistema penale. E quindi, anche se
dall'approvazione (avvenuta il 24 gennaio di quest'anno) della norma che ha
modificato l'art. 52 del codice penale si sono registrati "solo" cinque
morti (con un tabaccaio di Eboli ed un piccolo imprenditore agricolo di
Catania arrestati per aver ucciso a fucilate due ladri), la possibilita' che
il Far West delle leggi si sposi alla legge del Far West e' sempre piu'
probabile.

3. RIFLESSIONE. SLAVOJ ZIZEK: MILOSEVIC, LA MORTE DEL PRIMO POST-TITOISTA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 marzo 2006. Slavoj Zizek e' nato a
Lubjana nel 1949, ma da molti anni vive tra Berlino, Londra, Parigi e la
Slovenia; filosofo e saggista, solo da pochi anni le sue opere sono state
tradotte in italiano: presso Feltrinelli Il grande altro; Tredici volte
Lenin; presso Raffaello Cortina Il godimento come fattore politico; Il
soggetto scabroso; presso Citta' aperta Difesa dell'intolleranza; presso
Meltemi Benvenuto nel deserto del reale]

Ecco come ha descritto "lo strano tipo di simbiosi tra Milosevic e i serbi"
Aleksandar Tijanic, un importante editorialista serbo che per un breve
periodo fu anche ministro di Milosevic per l'informazione e i mezzi di
comunicazione pubblici. "Nell'insieme, Milosevic piace ai serbi. Con lui al
potere, i serbi hanno abolito il tempo del lavoro. Nessuno fa niente. Egli
ha permesso il fiorire del mercato nero e del contrabbando. Si puo' apparire
sulla tv di stato e insultare Blair, Clinton, o qualunque altro dei
'dignitari del mondo'... Inoltre Milosevic ci ha concesso il diritto di
avere armi. Ci ha concesso il diritto di risolvere tutti i nostri problemi
con le armi. Ci ha anche concesso il diritto di guidare macchine rubate...
Milosevic ha cambiato la vita quotidiana dei serbi facendone una grande
vacanza e ha permesso a tutti noi di sentirci come dei liceali in gita
scolastica. Questo significa che niente, ma veramente niente, di quello che
facciamo puo' essere soggetto a punizione". (Aleksandar Tijanic, "The Remote
Day of Change", Mladina, Lubiana, 9 agosto 1999).
*
Un cliche' da capovolgere
Va dunque capovolto il cliche' secondo cui un forte sentimento di
identificazione etnica restaurerebbe un insieme di valori forti e di
convincimenti a fronte della disorientante insicurezza della societa'
globale secolarizzata moderna. Il fondamentalismo nazionalista e' piuttosto
il latore di un malcelato "potete!".
La societa' "postmoderna" di oggi, edonistica e permissiva, e' sempre piu'
saturata dalle norme e dai regolamenti che dovrebbero servire al nostro
benessere (restrizioni sul fumo e sull'alimentazione, norme contro le
molestie sessuali).
In questo contesto il riferimento a un forte sentimento di identificazione
etnica, lungi dal contenerci ulteriormente, funziona come un liberatorio
"potete!". Potete violare le regole rigide della coesistenza pacifica della
societa' liberale tollerante, potete bere e mangiare quello che volete,
comportarvi secondo tradizioni patriarcali proibite dal "politicamente
corretto" di stampo liberale, e persino odiare, combattere, uccidere e
stuprare...
Senza il pieno riconoscimento di questo effetto pseudoliberatorio del
nazionalismo di oggi, ci autocondanniamo a non afferrare la vera dinamica
dell'ascesa di Milosevic, resa possibile dalle specifiche condizioni della
crisi della Jugoslavia negli anni '80 del Novecento. Il potere esplosivo del
movimento di Milosevic ebbe il suo detonatore nella fusione di due
ingredienti originariamente scollegati l'uno dall'altro, addirittura
opposti: la nomenklatura comunista in lotta per conservare il potere, e il
nazionalismo anticomunista coltivato soprattutto da poeti e scrittori
conservatori. Le cose presero una piega catastrofica quando in Serbia, nel
1986, la stessa nomenklatura adotto' il nazionalismo come strategia di
sopravvivenza.
Certo, Milosevic ha manipolato i sentimenti nazionalistici, ma furono i
poeti a fornirgli un materiale che si prestava alla manipolazione. Ci furono
loro - i poeti sinceri, non i politici corrotti - all'origine di tutto
questo quando, negli anni '70 e all'inizio degli anni '80, cominciarono a
gettare i semi di un nazionalismo aggressivo non solo in Serbia, ma anche in
altre repubbliche ex jugoslave. Invece del complesso militare-industriale,
nella post-Jugoslavia abbiamo avuto il complesso militare-poetico, incarnato
da Radovan Karadzic, il poeta-guerriero serbo-bosniaco.
Nella Fenomenologia dello spirito Hegel parla del "silenzioso lavorio dello
spirito": il lavoro sotterraneo per modificare le coordinate ideologiche,
quasi del tutto invisibile agli occhi dell'opinione pubblica, esplode poi
all'improvviso cogliendo tutti di sorpresa. Questo e' quanto accadeva nella
ex Jugoslavia degli anni '70 e '80, si' che quando le cose esplosero, alla
fine degli anni '80, era gia' troppo tardi. Il vecchio consenso ideologico,
ormai imputridito, implose. Negli anni '70 e '80 la Jugoslavia era come il
proverbiale gatto dei cartoni animati, che continua a camminare sopra il
precipizio: precipita solo quando, alla fine, guarda in basso e si accorge
di non avere la terra sotto i piedi. Milosevic e' stato il primo a
costringerci tutti a guardare veramente in basso, nel precipizio.
Dobbiamo percio' liquidare quella che e' probabilmente la piu' insidiosa
delle illusioni pseudo-di-sinistra: l'idea che, nella Jugoslavia della fine
degli anni '80, i comunisti non nazionalisti abbiano perso un'occasione
d'oro per unirsi contro Milosevic sulla piattaforma democratico-socialista
mirante a salvare l'eredita' di Tito. Nel 1989, a una riunione del Politburo
della Lega jugoslava dei comunisti dedicata alla memoria di Tito, si tento'
effettivamente di fare fronte comune per difendere l'eredita' di Tito contro
l'assalto del nazionalismo di Milosevic, ma lo spettacolo fu uno dei piu'
tristi e ridicoli mai visti. I comunisti "democratici" (il croato Ivica
Racan, che tenne il discorso introduttivo, lo sloveno Milan Kucan, ecc.)
volevano dimostrare un'ovvieta', una sorta di "verite' de Lapalisse", e
cioe' che il nazionalismo serbo sostenuto da Milosevic minava le stesse
fondamenta della Jugoslavia di Tito. Il problema di questa strategia fu che
essa fece cilecca miseramente perche' i "difensori democratici di Tito" si
misero fuori gioco da soli adottando una posizione ridicola, insostenibile e
autolesionista: per difendere le potenzialita' democratiche contro la
minaccia nazionalistica pretesero di parlare a nome della stessa ideologia
in contrapposizione alla quale si era definito il movimento democratico
jugoslavo. In questo modo, resero molto facile per Milosevic far passare il
suo messaggio, che suonava cosi': "Voi siete ancora posseduti dai fantasmi
di un'ideologia che ha perso il suo potere, mentre io sono il primo politico
che ha pienamente preso atto delle conseguenze del fatto, da voi negato, che
Tito e' morto!". Cosi' una fedelta' molto superficiale all'eredita' di Tito
immobilizzo' la maggioranza della Lega jugoslava dei comunisti, lasciando
l'iniziativa politica in mano a Milosevic.
*
Aggrappati a vecchi fantasmi
La verita' del triste spettacolo della fine degli anni '80 e' che Milosevic
fisso' le regole e determino' la dinamica politica: egli agiva, mentre altre
fazioni presenti nella Lega dei comunisti si limitarono a reagire. Invece di
aggrapparsi a vecchi fantasmi, il solo modo di contrastare efficacemente
Milosevic sarebbe stato quello di rischiare un passo in piu' di lui:
sottoporre apertamente a una critica radicale la stessa eredita' di Tito. O,
per dirla in termini piu' patetici: non e' stato solo Milosevic a tradire
l'eredita' di Tito a un livello piu' profondo; gli stessi difensori del
titoismo, contrari a Milosevic, i rappresentanti delle nomenklature locali
preoccupati di perdere i loro privilegi, stavano gia' aggrappandosi solo al
cadavere del titoismo ritualizzato. C'erano alcune giustificazioni nel modo
in cui il movimento populista di Milosevic rovescio' le nomenklature locali
della Vojvodina e del Montenegro (le cosiddette "rivoluzioni dello yogurt").
Un paio di anni fa uno dei negoziatori americani ha detto che Milosevic non
era solo una parte del problema: era piuttosto il problema. Ma questo non
era stato chiaro sin dall'inizio? Perche', allora, l'interminabile
differimento delle potenze occidentali, che per anni hanno assecondato
Milosevic legittimandolo come un fattore chiave di stabilita' nella regione
ed evitando di interpretare come guerra civile o persino tribale alcuni
chiari episodi di aggressione serba? Perche', inizialmente, esse dettero
addosso a coloro che avevano visto immediatamente cio' che Milosevic
rappresentava e percio' volevano disperatamente sottrarsi alla sua presa (si
veda il pubblico appoggio di James Baker a un "limitato intervento militare"
contro la secessione slovena) appoggiando il precedente primo ministro
jugoslavo Ante Markovic il cui programma, in un incredibile caso di cecita'
politica, fu seriamente considerato come l'ultima chance per una Jugoslavia
unificata, democratica e orientata al mercato?
Combattendo Milosevic l'occidente non combatteva il suo nemico, uno degli
ultimi punti di resistenza contro il "nuovo ordine mondiale"
liberal-democratico; stava piuttosto combattendo una propria creatura, un
mostro cresciuto a seguito dei compromessi e delle incongruita' della stessa
politica occidentale.
Milosevic aveva dunque pienamente ragione quando, all'Aja, ha accusato
l'occidente di avere due pesi e due misure ricordando ai leader occidentali
come, meno di dieci anni prima, quando gia' sapevano cio' di cui lo
avrebbero poi accusato, essi lo accoglievano come un uomo di pace. Questa e'
la vera domanda su Milosevic: non perche' sia stato indicato come il
principale colpevole, ma perche' sia stato trattato per cosi' tanto tempo
come un partner accettabile.
*
Impero globale? No, stato-nazione
Questa domanda include non solo alcune potenze dell'Europa occidentale come
la Francia e la Gran Bretagna, con il loro pregiudizio filoserbo, ma anche
gli Usa. Essa ci mette davanti al paradosso centrale della politica
americana di oggi: non che gli Usa siano un nuovo impero globale, ma che non
lo siano. Fingendo di esserlo, essi continuano in realta' ad agire come uno
stato-nazione, perseguendo spietatamente i loro interessi.
E' come se le linee guida della recente politica Usa fossero un bizzarro
rovesciamento del ben noto motto degli ecologisti: agisci globalmente, pensa
localmente. Questa contraddizione e' esemplificata nel migliore dei modi
dalla doppia pressione che gli Usa esercitarono sulla Serbia nell'estate del
2003: i rappresentanti dell'America chiesero al governo serbo di consegnare
i sospetti criminali di guerra al tribunale dell'Aja (in ossequio alla
logica dell'impero globale che pretende una istituzione giudiziaria globale
trans-statale) e di firmare allo stesso tempo il trattato bilaterale con gli
Usa che obbligava la Serbia a non consegnare a qualsivoglia istituzione
internazionale (compreso lo stesso tribunale dell'Aja) i cittadini americani
sospettati di crimini di guerra o di altri crimini contro l'umanita' (in
ossequio alla logica dello stato-nazione). Nessuna meraviglia, se la
reazione serba fu di incredulita' e rabbia...
Cosi', quando a proposito del tribunale dell'Aja Timothy Garton Ash sostiene
pateticamente: "A nessun fuehrer o duce, a nessun Pinochet, Idi Amin o Pol
Pot dovrebbe essere consentito di sentirsi al riparo dall'intervento della
giustizia umana dietro i cancelli dei palazzi della sovranita'", dobbiamo
semplicemente prendere nota di cosa manca in questa serie di nomi che, a
parte la coppia standardizzata di Hitler e Mussolini, contiene tre dittatori
del terzo mondo (e Milosevic): dov'e' almeno un nome dei Sette Grandi -
diciamo, uno come Henry Kissinger?
Invece di esercitarsi in discutibili variazioni sul tema "il tiranno e'
riuscito dunque a sfuggire alla sua meritata punizione?", l'occidente
dovrebbe usare l'opportunita' della morte di Milosevic per riflettere sui
fallimenti della propria politica.

4. INCONTRI. A TORINO IL 23 MARZO E OLTRE
[Da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) riceviamo e volentieri
diffondiamo]

A Torino giovedi' 23 marzo alle 18,30, nel trentesimo anniversario del golpe
militare in Argentina, presso il Museo diffuso della Resistenza, della
deportazione, della guerra, dei diritti e della liberta', in corso Valdocco
4/A  (www.museodiffusotorino.it) viene proiettato in anteprima il
documentario Semillas de utopia (Semi di utopia; durata 60 minuti)
realizzato in Argentina da Rodolfo Colombara e Emanuela Peyretti (a cura di
Ga.Ta. progetti audiovisivi, www.gata.it).
Il film racconta, attraverso la storia di Eva, figlia di uno dei trentamila
desaparecidos dell'ultima dittatura militare, la lotta delle organizzazioni
dei diritti umani in Argentina e in particolare la condizione dei loro figli
fatti nascere in prigionia e rapiti dai persecutori.
Repliche venerdi' 24 e sabato 25 marzo alle ore 10,30 e 16,30, domenica 26
marzo alle ore 16,30.
Nell'occasione e' aperta fino al 26 marzo una galleria fotografica che
raccoglie immagini scattate da Emanuela Peyretti durante le riprese del
documentario.

5. MATERIALI. INDICE DEI NUMERI 371-401 (OTTOBRE 2002) DE "LA NONVIOLENZA E'
IN CAMMINO"

* Numero 371 del I ottobre 2002: 1. Una lettera aperta al Presidente della
Repubblica; 2. Rete Lilliput: una proposta di Alex Zanotelli; 3. Giobbe
Santabarbara: otto cose da fare contro la guerra, che puo' essere impedita;
4. Renato Solmi, la violenza del monopolio televisivo; 5. Giulio
Vittorangeli: Palestina, il diritto a vivere; 6. Maria Antonietta Saracino
intervista Amelia Boynton Robinson; 7. Riletture: Rosanna Benzi, il mestiere
di vivere; 8. Riletture: Laura Boella, Hannah Arendt; 9. Riletture: Adrienne
Rich, Esplorando il relitto; 10. Indice dei numeri 353-370 (settembre 2002)
de "La nonviolenza e' in cammino"; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
12. Per saperne di piu'.
* Numero 372 del 2 ottobre 2002: 1. Una piccola proposta; 2. Giobbe
Santabarbara, un errore in cui non perseverare; 3. Enrico Peyretti, la
ragione delle ragioni contro la guerra; 4. Vandana Shiva, se invece; 5.
Augusto Cavadi, quando le religioni non sono causa di conflitto; 6. Un ponte
per...: campagna contro l'embargo e la guerra all'Iraq; 7. Campagna
Sbilanciamoci: una finanziaria che colpisce i diritti; 8. Pino Ferraris
recensisce "Le ambiguita' degli aiuti umanitari" di Giulio Marcon; 9. Maria
Luigia Casieri, un libro dalla parte dei bambini; 10. Riletture: Lidia
Menapace, Economia politica della differenza sessuale; 11. Riletture:
Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt; 12. Riletture: Adriana Zarri, Il
figlio perduto; 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di
piu'.
* Numero 373 del 3 ottobre 2002: 1. La guerra puo' essere impedita; 2. Una
lettera a Bush di familiari delle vittime dell'11 settembre; 3. Enrico
Peyretti: il pacifismo non basta, occorre la nonviolenza; 4. Giuliana
Sgrena, gli alpini nel covo dei taleban; 5. Marinella Correggia, che fine ha
fatto Mordechai Vanunu? 6. Pax Christi, seminario sul tema "Difendere lo
stato di diritto"; 7. "Azione nonviolenta" di ottobre; 8. Un estratto da
"Chiama l'Africa news"; 9. Tommaso Di Francesco, il disarmante dossier di
Scott Ritter; 10. Riletture: Britta Benke, Georgia O'Keeffe; 11. Riletture:
Renate Siebert, Le donne, la mafia; 12. Riletture: Dorothee Soelle, Fantasia
e obbedienza; 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di
piu'.
* Numero 374 del 4 ottobre 2002: 1. Peppe Sini, perche' non scorra il sangue
per le vie di Firenze; 2. Mao Valpiana: Francesco, il lupo di Bagdad e la
guerra; 3. Jean Marie Muller, momenti e metodi dell'azione nonviolenta
(parte prima); 4. Ordine del giorno del Consiglio Comunale di Fano contro la
guerra; 5. Vincenzo Orsomarso: i movimenti, la sinistra e il programma; 6.
Simone de Beauvoir, il governo ha risposto; 7. Riletture: Joan Baez, Ballate
e folksong; 8. Riletture: Silvia Ballestra, Joyce L.; 9. Riletture: Edgarda
Ferri, Il perdono e la memoria; 10. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
11. Per saperne di piu'.
* Numero 375 del 5 ottobre 2002: 1. Clara Levi Coen, nella verita' e nella
giustizia; 2. Pax Christi, non una vittoria che divide ma una pace che
affratella; 3. Enrico Peyretti, un delitto internazionale; 4. Salvatore
Baiocchi: a Firenze prevalga l'unica forza che l'uomo deve coltivare e
usare, quella della ragione; 5. Peppe Sini: verantwortung e satyagraha, o
della gratitudine; 6. Jean Marie Muller, momenti e metodi dell'azione
nonviolenta (parte seconda); 7. A Pinerolo un corso sulla trasformazione
nonviolenta dei conflitti; 8. Riletture: Rosalba Cannavo', Pippo Fava.
Cronaca di un uomo libero; 9. Riletture: Marianne Mahn-Lot, Bartolomeo de
Las Casas e i diritti degli indiani; 10. Riletture: Nadia Neri, Un'estrema
compassione; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di
piu'.
* Numero 376 del 6 ottobre 2002: 1. Benito D'Ippolito, agli amici suoi di
Bolzano; 2. Enrico Peyretti: la vittoria divide, la pace unisce; 3. Vandana
Shiva, le societa' realmente sottosviluppate; 4. Una missione musicale di
pace a Baghdad; 5. Un appello del Centro di educazione alla mondialita'; 6.
Marco Fazzini intervista Wole Soyinka; 7. Riletture: Eva Cantarella,
L'ambiguo malanno; 8. Riletture: Angela Davis, Autobiografia di una
rivoluzionaria; 9. Riletture: Itala Vivan, Interpreti rituali; 10. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* Numero 377 del 7 ottobre 2002: 1. Una lettera di Gino Strada; 2. Enrico
Peyretti, Bush e Saddam uniti da Hitler; 3. Elettra Deiana, intervento del 3
ottobre alla Camera dei Deputati; 4. La newsletter del "Centro studi difesa
civile"; 5. Jean Marie Muller, momenti e metodi dell'azione nonviolenta
(parte terza e conclusiva); 6. Davide Melodia, Resistenza e memoria storica;
7. Breve notizia sull'opera saggistica di George Steiner; 8. Riletture:
Laura Conti, Che cos'e' l'ecologia; 9. Riletture: Giuliana Martirani,
Facciamo politica; 10. Riletture: Molyda Szymusiak, Il racconto di Peuw
bambina cambogiana; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per
saperne di piu'.
* Numero 378 dell'8 ottobre 2002: 1. Pierangelo Bertoli, eppure soffia; 2.
Un rapporto di Amnesty International sull'uccisione dei bambini nel
conflitto israelo-palestinese; 3. Pietro Ingrao, queste guerre; 4. Pax
Christi, il terrorismo non si vince con la guerra; 5. Benito D'Ippolito, del
nuovo mondo l'imperatore (un falso sonetto); 6. Mozione dei gruppi
parlamentari del centrosinistra contro la guerra in Iraq; 7. Un appello
urgente contro i mercanti di morte; 8. Aggiornamento del sito nonviolento
"COS in rete"; 9. Un incontro con Gerardo in Guatemala in agosto; 10.
Benedetta Frare, i produttori del commercio equo in Italia; 11. Joan
Robinson, le tigri al volante; 12. Breve notizia biografica su Giuliano
Pontara; 13. Riletture: Theodor Ebert, La difesa popolare nonviolenta; 14.
Riletture: Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio; 15. Riletture:
Ida Magli, Teresa di Lisieux; 16. Riletture: Elsa Morante, Il mondo salvato
dai ragazzini; 17. Riletture: Claudio Napoleoni, Cercate ancora; 18.
Riletture: Marthe Robert, Da Edipo a Mose'; 19. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 20. Per saperne di piu'.
* Numero 379 del 9 ottobre 2002: 1. Alex Zanotelli, noi possiamo la pace; 2.
Operazione Colomba, testimonianza da Khan Younis; 3. In linea il nuovo
portale del risparmio solidale; 4. Per un 29 novembre di pace e dialogo; 5.
Giuliana Sgrena: Kabul, una citta' di sfollati; 6. Giulio Vittorangeli,
c'era una volta; 7. Norma Bertullacelli, la nonviolenza esige il massimo di
coerenza tra mezzi e fini; 8. Gianni Mina', le guerre nascoste
dall'informazione; 9. Maria Teresa Gavazza, memorie con-divise. Dalle storie
alla storia; 10. Tiziana Valpiana, una interrogazione al ministro della
Difesa; 11. Il premio "Alexander Langer" a Esperanza Martinez; 12.
Riletture: Emilio Butturini, La pace giusta; 13. Riletture: Josyane
Savigneau, Marguerite Yourcenar; 14. Riletture: Claudio Tugnoli (a cura di),
Maestri e scolari di nonviolenza; 15. Riletture: Lori Wallach, Michelle
Sforza, WTO; 16. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 17. Per saperne di
piu'.
* Numero 380 del 10 ottobre 2002: 1. Enzo Mazzi, Firenze ripudia la guerra;
2. Il 10 ottobre davanti al Senato contro il commercio di armi; 3. Rossana
Rossanda, lo stato delle cose; 4. Augusto Cavadi, la teologia di Bernardo
Provenzano; 5. Peppe Sini e Tomas Stockmann, sulla sciagurata persistenza di
alcuni tratti di pregiudizio antiebraico che purtroppo si presentano anche
nella sinistra italiana; 6. Paul Oriol, petizione per la cittadinanza
europea di residenza; 7. Una bibliografia delle opere di Giuliano Pontara;
8. Letture: Mohsen Makhmalbaf, In Afghanistan; 9. Riletture: Benedetto
Croce, Teoria e storia della storiografia; 10. Riletture: Nadine Gordimer,
Vivere nell'interregno; 11. Riletture: Susan Sontag, Contro
l'interpretazione; 12. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 13. Per saperne
di piu'.
* Numero 381 dell'11 ottobre 2002: 1. Aldo Capitini, nell'insieme delle cose
umane attuali; 2. Giobbe Santabarbara, opporci alla guerra; 3. Vincenzo
Orsomarso, globalizzazione e globalizzazione dal basso; 4. Filomena Perna
intervista Pietro Pinna; 5. Programma del seminario sulla nonviolenza al
Forum sociale europeo di Firenze; 6. Claudia Fanti, resoconto del seminario
della Rete di Lilliput sulla nonviolenza; 7. Letture: "Micromega", Non
perdiamoci di vista! 8. Riletture: Gerard Houver, Jean e Hildegard Goss. La
nonviolenza e' la vita; 9. Riletture: Joan Robinson, Liberta' e necessita';
10. Riletture: Tzvetan Todorov, Noi e gli altri; 11. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* Numero 382 del 12 ottobre 2002: 0. Una comunicazione di servizio:
aggiornate gli antivirus; 1. Giobbe Santabarbara, sei pensieri piu' uno; 2.
Enrico Peyretti, una storia per la pace; 3. Umberto Santino, il girotondo
dei mafiosi; 4. Riccardo Orioles, lo sceicco bianco; 5. Elise Freinet, mezzi
di superamento; 6. Francesca Mineo intervista Youssou N'Dour; 7. Letture: "I
quaderni speciali di Limes", Aspettando Saddam; 8. Riletture: Claudio
Napoleoni, Dalla scienza all'utopia; 9. Riletture: Andrej Sinjavskij, Ivan l
o Scemo; 10. Riletture: Luciana Stegagno Picchio, La letteratura brasiliana;
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* Numero 383 del 13 ottobre 2002: 0. Una comunicazione di servizio: repetita
iuvant; 1. Quel che non basta; 2. Tavola della pace e Rete Lilliput: a
Firenze un messaggio di nonviolenza e di giustizia; 3. Coordinamento
fiorentino della campagna banche armate: la scelta del dialogo e della
nonviolenza; 4. "The Nation", lettera aperta ai membri del Congresso; 5.
Renato Solmi, riflessioni di un insegnante; 6. Umberto Santino, mafia e
antimafia nell'era Berlusconi; 7. Angela Ales Bello: la chiarificazione
della solidarieta'; 8. Riletture: Paola Cavalieri, La questione animale; 9.
Riletture: Bernhard Haering, Nuove armi per la pace; 10. Riletture: Agnes
Heller, Teoria dei sentimenti; 11. Riletture: Muhammad Yunus, Il banchiere
dei poveri; 12. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 13. Per saperne di
piu'.
* Numero 384 del 14 ottobre 2002: 1. Contro la guerra e contro la
rassegnazione; 2. Elsa Morante, sulla soglia deserta; 3. Il piano di
formazione 2002-2003 degli obiettori di coscienza della Caritas di Viterbo;
4. Giulio Einaudi ricorda Ernesto De Martino; 5. Roberta Ascarelli ricorda
Zvi Kolitz; 6. Antonio Gnoli recensisce le memorie di Cesare Cases; 7.
Corrado Stajano recensisce le memorie di Cesare Cases; 8. Benedetto Vecchi
intervista Zygmunt Bauman; 9. Riletture: Federico Caffe', La solitudine del
riformista; 10. Riletture: Caterina Fischetti, Innocenza violata; 11.
Riletture: Simona Forti, Il totalitarismo; 12. Riletture: Gadi Luzzatto
Voghera, L'antisemitismo; 13. Severino Vardacampi, del piacere della
lettura; 14. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 15. Per saperne di piu'.
* Numero 385 del 15 ottobre 2002: 1. Aldo Capitini, piu' forti della bomba
atomica; 2. Dorothee Soelle, il senso della vita di Marilyn Monroe; 3.
Martin Luther King, pellegrinaggio alla nonviolenza; 4. Franco Fortini,
marxismo; 5. Peppe Sini, cinque note per Franco Fortini; 6. Riletture: Laura
Boella, Cuori pensanti; 7. Riletture: Laura Boella, Le imperdonabili; 8.
Riletture: Gustavo Gutierrez, Teologia della liberazione; 9.
Riletture:Laurana Lajolo, Gramsci un uomo sconfitto; 10. Riletture: Juergen
Moltmann, Teologia della speranza; 11. Riletture: Paul Ricoeur, La critica e
la convinzione; 12. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 13. Per saperne di
piu'.
* Numero 386 del 16 ottobre 2002: 1. Campagna di obiezione/opzione di
coscienza; 2. Riccardo Orioles, ritagli; 3. Antonio Vigilante, forme della
violenza e della nonviolenza; 4. Pasquale Pugliese, una riflessione tra
lillipuziani; 5. Giulio Vittorangeli, un anniversario; 6. Sofia Vanni
Rovighi, andare a vedere; 7. Christa Wolf, e conclude; 8. Primo Levi, la
vergogna dei giusti; 9. Aleksandr Solzenicyn, fuori la gente correva; 10.
Riletture: Angela Borghesi, La lotta con l'angelo; 11. Riletture: Neera
Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo; 12.
Riletture: Ruth First, Alle radici dell'apartheid; 13. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di piu'.
* Numero 387 del 17 ottobre 2002: 1. In una riga e mezza. E una glossa e un
ottonario; 2. Un'ora di silenzio per la pace; 3. Convenzione permanente di
Donne contro le guerre: programma di partecipazione al Forum Sociale Europeo
di Firenze; 4. Alberto L'Abate, dalla prassi alla teoria e dalla teoria alla
prassi. Esperienze di vita, di ricerca e di formazione alla nonviolenza; 5.
Lidia Menapace, una piazza a Bolzano; 6. Lavinia Mazzucchetti: con
l'evidenza del vero, del bello e del buono; 7. Burbanzio Mascaroni, Dante e
Catullo al centro sociale; 8. Riletture: Enza Biagini, Simone de Beauvoir;
9. Riletture: Alessandra Calzi, L'interculturalita' nella scuola elementare;
10. Riletture: Mariantonietta Di Capita, L'interculturalita' nella scuola
materna; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* Numero 388 del 18 ottobre 2002: 1. Un appello di 494 militari di Israele;
2. Giancarla Codrignani, obiezione di coscienza; 3. Lidia Menapace, sulla
pratica della disobbedienza civile; 4. Un nuovo sito per dire no alla
guerra; 5. Gerard Lutte: la strada, sfida continua con la morte; 6. Una
intervista a Marianella Sclavi sull'arte dell'ascolto; 7. Umberto Santino
ricorda Giovanni Orcel; 8. Riletture: L'autobiografia di Mamma Jones; 9.
Riletture: Ida Magli, Gesu' di Nazaret; 10. Riletture: Graziella Priulla (a
cura di), Mafia e informazione; 11. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
12. Per saperne di piu'.
* Numero 389 del 19 ottobre 2002: 1. Una proposta del Centro di ricerca per
la pace di Viterbo: "ogni vittima ha il volto di Abele"; 2. Centotrentuno
parlamentari italiani: non voteremo per la guerra; 3. La famigerata "legge
Bossi-Fini" finisce dinanzi alla Corte Costituzionale per
incostituzionalita'; 4. Un appello per non criminalizzare l'islam
indonesiano; 5. Movimento Internazionale della Riconciliazione, circolare
agli iscritti dell'ottobre 2002; 6. Alessandro Marescotti, in uscita
l'Annuario della pace; 7. Ettore Masina ricorda David Maria Turoldo; 8. Hans
Jonas, l'etica della responsabilita'; 9. Tommaso Di Francesco, Neta e Nizar;
10. Marina Forti, i segreti delle centrali nucleari in India; 11. Augusto
Cavadi, la scuola di formazione etico-politica dedicata a Giovanni Falcone;
12. Riletture: Laura Conti, Ambiente Terra; 13. Riletture: Meri Franco-Lao,
Trovatori dell'America Latina; 14. Riletture: Elena Gianini Belotti, Dalla
parte delle bambine; 15. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 16. Per
saperne di piu'.
* Numero 390 del 20 ottobre 2002: 1. Benito D'Ippolito, in memoria di Aldo
Capitini, nel XXXIV anniversario della scomparsa; 2. Enrico Peyretti: difesa
senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente
(nuova edizione aggiiornata); 3. Vandana Shiva, per quanto riguarda noi; 4.
Riletture: Franco Restaino, Adriana Cavarero, Le filosofie femministe; 5.
Riletture: Wanda Tommasi, I filosofi e le donne; 6. Riletture: Chiara
Zamboni, La filosofia donna; 7. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 8. Per
saperne di piu'.
* Numero 391 del 21 ottobre 2002: 1. Psichiatria democratica e Movimento
nonviolento, un incontro a Verona; 2. Aldo Capitini, che cos'e' l'obiezione
di coscienza; 3. Edoarda Masi, la burocrazia; 4. Ettore Masina ricorda
Ernesto Balducci; 5. Peppe Sini, il colpo di stato e la Resistenza
nonviolenta; 6. Pietro Ingrao, l'aggressione all'articolo 11 della
Costituzione; 7. Danilo Zolo, il ripudio della guerra sancito dalla
Costituzione; 8. Alcuni "cadaveri squisiti"; 9. Maria Grazia Meriggi
presenta la rivista "Giano"; 10. Riletture: Archivio Arendt 1. 1930-1948;
11. Riletture: Ingeborg Bachmann, Invocazione all'Orsa Maggiore; 12.
Riletture: Ingeborg Bachmann, Poesie; 13. Riletture: Quentin Bell, Virginia
Woolf; 14. Riletture: Heinrich Boell, Christa Wolf, Fraternita' difficile;
15. Riletture: Gabriella Fiori, Simone Weil; 16. Toto' Merumeni Mastigofori
d'Ajaccio: pacifisti da operetta e da cortile; 17. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 18. Per saperne di piu'.
* Numero 392 del 22 ottobre 2002: 1. Enrico Peyretti, una lettera al
Presidente della Repubblica; 2. Lidia Menapace, chiamare il 113; 3. Giulio
Vittorangeli, Savoia; 4. Una esperienza di addestramento alla nonviolenza ad
Amelia; 5. Augusto Cavadi, il genitore con l'ascia in pugno; 6. Isidoro
Mortellaro, chi sta modificando l'articolo 11 della Costituzione? 7. Un
incontro a Lugano per ricordare Aldo Capitini; 8. Il 23 novembre giornata
nazionale della finanza etica; 9. Un libro di Anna Belpiede sulla mediazione
culturale; 10. Riletture: AA. VV., La rete di Lilliput; 11. Riletture:
Comunita' papa Giovanni XXIII, Operazione Colomba. Abitare il conflitto; 12.
Riletture: Juliet Mitchell, La condizione della donna; 13. Riletture: Gitta
Sereny, Bambini invisibili; 14. Riletture: Susan Sontag, Stili di volonta'
radicale; 15. Riletture: Francesco Tullio (a cura di), Una forza nonarmata
dell'Onu: utopia o necessita'; 16. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 17.
Per saperne di piu'.
* Numero 393 del 23 ottobre 2002: 1. Il 4 novembre in piazza per la pace; 2.
Alcuni siti di strutture israeliane impegnate contro l'occupazione dei
territori palestinesi; 3. Sean Penn, un padre di famiglia americano contro
la guerra; 4. Daniela Binello, l'ombra del burqua; 5. Tommaso Di Francesco,
un incontro di poesia in ricordo di Izet Sarajlic; 6. Augusto Cavadi, una
domenica con Alex Zanotelli; 7. Verbale dell'incontro del Comitato di
coordinamento del Movimento Nonviolento del 14-15 settembre; 8. Il secondo
salone dell'editoria per la pace a Venezia; 9. Cristina Papa, aggiornamento
del sito de "Il paese delle donne"; 10. Riletture: Luisella Battaglia, Etica
e diritti degli animali; 11. Riletture: Ursula K. Le Guin, I reietti
dell'altro pianeta; 12. Riletture: Alfredo Carlo Moro, Erode fra noi; 13.
Riletture: Sylvia Plath, Lady Lazarus e altre poesie; 14. Riletture: Gianni
Rodari, Grammatica della fantasia; 15. Riletture: Simonetta Tabboni, Norbert
Elias; 16. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 17. Per saperne di piu'.
* Numero 394 del 24 ottobre 2002: 1. Un appello contro gli assassinii di
ragazze e ragazzi di strada in Guatemala; 2. L'attrito del generale; 3.
Guido Viale, l'auto che tramonta; 4. Mao Valpiana, una provocazione e un
paradosso; 5. Peppe Sini, chiamare golpe un golpe; 6. Giuliana Sgrena:
Uruzgan, una strage americana; 7. Settima assemblea nazionale degli Enti
locali e delle Regioni per la pace; 8. Un seminario contro la tortura; 9.
Resoconto dell'incontro di educazione alla pace svoltosi aTuscania; 10.
Riletture: Robert Jungk, Gli apprendisti stregoni; 11. Riletture: Elena
Lamberti, Marshall McLuhan; 12. Riletture: Raniero La Valle, Linda Bimbi,
Marianella e i suoi fratelli; 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 14.
Per saperne di piu'.
* Numero 395 del 25 ottobre 2002: 1. La magistratura viterbese rimette la
legge Bossi-Fini alla Corte Costituzionale per incostituzionalita'; 2.
Rossana Rossanda, la guerra che ritorna; 3. Peppe Sini, tre glosse a questo
articolo di Rossana Rossanda; 4. Clotilde Pontecorvo, la memoria dopo
Auschwitz; 5. Mirella Karpati, una pagina a lungo ignorata; 6. Cristina
Papa, donne dai luoghi di conflitto si raccontano; 7. Riunone del comitato
di coordinamento del Movimento Nonviolento il 17 novembre a Verona; 8. Un
seminario sulla gestione nonviolenta dei conflitti; 9. E' uscito il numero
di ottobre di "Bilanci di giustizia"; 10. Letture: Davide Melodia,
Introduzione al cristianesimo pacifista; 11. Letture: Gianlorenzo Pacini,
Fedor M. Dostoevskij; 12. Riletture: Giulio Busi, La Qabbalah; 13.
Riletture: Sandro Calvani, Poverta' e malsviluppo globale; 14. Riletture:
Maria Rosa Cutrufelli, L'invenzione della donna; 15. Riletture: Lanza del
Vasto, L'arca aveva una vigna per vela; 16. Riletture: Rosaria Micela (a
cura di), Oppressione della donna e ricerca antropologica; 17. Riletture:
Valentino Salvoldi intervista Bernhard Haering; 18. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 19. Per saperne di piu'.
Numero 396 del 26 ottobre 2002: 1. Peppe Sini, da una lettera a un amico
(sull'articolo 11 della Costituzione e sul "chiamare il 113" per arrestare i
golpisti); 2. Bertolt Brecht, al momento di marciare; 3. K. S. Karol, una
guerra che nessuno puo' vincere; 4. Elena Buccoliero intervista Muhammad
Yunus; 5. Chaiwat Satha-Anand, contro il terrorismo fare la scelta giusta;
6. Il 16-17 novembre un training delle PBI; 7. Una bibliografia degli
scritti di Annarita Buttafuoco; 8. Riletture: Hannah Arendt, Vita activa; 9.
Riletture: Laura Boella, Annarosa Buttarelli, Per amore di altro; 10.
Riletture: Diotima, Mettere al mondo il mondo; 11. Riletture: Johan Galtung,
Israele-Palestina: una soluzione nonviolenta? 12. Riletture: Sylvie Germain,
Etty Hillesum; 13. Riletture: Edward W. Said, La convivenza necessaria; 14.
La "Carta" del Movimento Nonviolento; 15. Per saperne di piu'.
* Numero 397 del 27 ottobre 2002: 1. Benito D'Ippolito: a Erasmo da
Rotterdam, nell'anniversario della nascita; 2. Enrico Peyretti, una sintesi
schematica del Dulce bellum inexpertis (1515) di Erasmo da Rotterdam; 3.
Peppe Sini, una postilla biobibliografica su Erasmo da Rotterdam; 4. Luisa
Morgantini, una lettera al Ministro degli Esteri; 5. Patricia Lombroso
intervista Carmen Trotta; 6. Giovanna Providenti, l'America di oggi nelle
parole di Jane Addams, Nobel per la Pace 1931; 7. Riccardo Orioles ricorda
Giuseppe Gnasso; 8. Riletture: Maria Antonietta Calabro', Le mani della
mafia; 9. Riletture: Oscar Cullmann, Vero e falso ecumenismo; 10. Riletture:
Ezio Marcolungo, Mirella Karpati, Chi sono gli zingari? 11. Riletture:
Teresa Noce, Vivere in piedi; 12. Riletture: Clotilde Pontecorvo, Anna Maria
Ajello, Cristina Zucchermaglio, Discutendo si impara; 13. Riletture: Jon
Sobrino e i compagni dell'Uca, Il martirio dei gesuiti salvadoregni; 14. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 15. Per saperne di piu'.
* Numero 398 del 28 ottobre 2002: 1. Mao Valpiana: passare dal pacifismo
generico alla nonviolenza; 2. Peppe Sini, la nonviolenza e' piu' forte; 3.
Un appello per un nove novembre senza violenza; 4. Arundhati Roy, settembre;
5. Luisa Morgantini, per il rispetto dei diritti umani; 6. Riletture:
Guenther Anders, Essere o non essere; 7. Riletture: Hannah Arendt, Le
origini del totalitarismo; 8. Riletture: Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e
resa; 9. Riletture: Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza; 10.
Riletture: Primo Levi, I sommersi e i salvati; 11. Riletture: Nelson
Mandela, Lungo cammino verso la liberta'; 12. Rletture: Simone Weil, La
Grecia e le intuizioni precristiane; 13. Riletture: Virginia Woolf, Le tre
ghinee; 14. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 15. Per saperne di piu'.
* Numero 399 del 29 ottobre 2002: 1. Vandana Shiva e molti altri, un appello
perche' a Firenze non vi siano violenze; 2. Peppe Sini, un discorso a Terni
per la liberta' e i diritti del popolo palestinese; 3. Salvatore Scaglione,
premessa all'Annuario della pace 2002; 4. Giuliana Sgrena, inchiesta sui
crimini di guerra in Afghanistan; 5. Cinzia Gubbini, presentato il Dossier
annuale della Caritas sull'immigrazione; 6. Giobbe Santabarbara, una legge
razzista ed incostituzionale; 7. Mohandas Gandhi, un ritratto di Giuseppe
Mazzini; 8. Ada Negri, fine; 9. Presentato alla stampa estera il libro di
Fabio Galluccio, I lager in Italia; 10. Riletture: Eileen Barker, I nuovi
movimenti religiosi; 11. Riletture: Marcella Delle Donne, Convivenza civile
e xenofobia; 12. Riletture: Margherita Isnardi Parente, Citta' e regimi
politici nel pensiero greco; 13. Riletture: Ileana Montini, Parlare con
Dacia Maraini; 14. Riletture: Gabriele Raether, Aleksandra Kollontaj; 15.
Riletture: Adriana Zarri, Erba della mia erba; 16. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 17. Per saperne di piu'.
* Numero 400 del 30 ottobre 2002: 1. Benito D'Ippolito, viaggiando in treno;
2. Un appello per un 4 novembre di memoria e di pace; 3. Umberto Allegretti,
il diritto appartiene al popolo; 4. Elena Buccoliero colloquia con Daniele
Lugli sull'esperienza del primo gruppo di azione nonviolenta; 5. Assia
Djebar, testimoni; 6. Riletture: AA.. VV., Maria Zambrano. Pensatrice in
esilio; 7. Riletture: Anna Achmatova, Io sono la vostra voce...; 8.
Riletture: Raya Dunayevskaya, Filosofia e rivoluzione; 9. Riletture: Nadine
Gordimer, Un mondo di stranieri; 10. Riletture: Raissa Maritain, Diario di
Raissa; 11. Riletture: Sofia Vanni Rovighi, Introduzione a Tommaso d'Aquino;
12. Da tradurre: Vladimir Jankelevitch, La mort; 13. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di piu'.
* Numero 401 del 31 ottobre 2002: 1. Lidia Menapace, guerra e terrorismo; 2.
Raniero La Valle, la guerra globale e infinita; 3. Anna Polo, il movimento
antiliberista e la scelta nonviolenta; 4. Luigi Pintor, due articoli dopo la
strage di Mosca; 5. Cristina Papa, Bowling for colombine; 6. Davide Melodia,
un'idea bizzarra; 7. Un incontro di educazione alla pace a Tuscania; 8.
Riletture: Franca Ongaro Basaglia, Manicomio perche'? 9. Riletture: Franca
Ongaro Basaglia, Salute/malattia; 10. Riletture: Franca Ongaro Basaglia, Una
voce; 11. Riletture: Franco Basaglia, Franca Ongaro Basaglia (a cura di),
Crimini di pace; 12. Riletture: Franco Basaglia, Franca Ongaro Basaglia (a
cura di), La maggioranza deviante; 13. Riletture: Franco Basaglia, Franca
Ongaro Basaglia (a cura di), Morire di classe; 14. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 15. Per saperne di piu'.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1242 del 22 marzo 2006

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it