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La nonviolenza e' in cammino. 1279



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1279 del 28 aprile 2006

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Alcune cose da fare perche' Lidia giunga al Quirinale
2. Enrico Peyretti: Per il rispetto dei soldati morti a Nassirya
3. Nando dalla Chiesa: Andreotti. L'uomo sbagliato al Senato
4. Luisa Morgantini: Per Lidia Menapace Presidente della Repubblica
5. Gianni Novelli: Per Lidia Menapace Presidente della Repubblica
6. Elena Pulcini: Per Lidia Menapace Presidente della Repubblica
7. Letizia Tomassone: Per Lidia Menapace Presidente della Repubblica
8. Mao Valpiana: Per Lidia Menapace Presidente della Repubblica
9. "Nonviolenza e politica": un convegno a Firenze il 5-7 maggio
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: ALCUNE COSE DA FARE PERCHE' LIDIA GIUNGA AL
QUIRINALE

Molte persone amiche si chiedono e ci chiedono cosa si possa concretamente
fare per sostenere efficacemente la proposta che il prossimo Presidente
della Repubblica sia una donna rappresentativa della Resistenza, della
nonviolenza, del femminismo, sia Lidia Menapace.
La prima cosa da fare e' appunto parlarne.
Ed anche cominciando col chiedersi - con la meraviglia dei fanciulli -
perche' una idea cosi' flagrantemente semplice e buona, avere una donna come
Lidia a capo dello Stato, non sia gia' oggi di tutte e tutti.
Infatti sarebbe evidentemente ragionevole che nella scelta della persona cui
attribuire l'incarico di Presidente della Repubblica si dovrebbero seguire
criteri come quelli in base a cui in tante e tanti siamo arrivati a
formulare la proposta di Lidia Menapace: ovvero che la persona suprema
garante del nostro ordinamento giuridico democratico debba essere una
persona che nella sua intera vita abbia dato prova di amore per l'umanita',
e che abbia le qualita' intellettuali e morali - ma vorremmo meglio dire: le
qualita' umane in senso forte - adeguate per essere autorevole figura di
riferimento per tutte e per tutti.
*
Concretamente
Concretamente si puo' fare questo: far conoscere la proposta, far conoscere
le ragioni della proposta, far conoscere le adesioni alla proposta,
promuovere altre adesioni alla proposta.
Ogni persona o associazione trovera' le sue forme e i suoi canali.
Per parte nostra - se di queste piccinerie si puo' parlare - questo foglio
che ogni giorno raggiunge quasi ventimila caselle di posta elettronica e la
cui collezione puo' essere comunque agevolmente in ogni momento consultata
nel sito di Peacelink (www.peacelink.it) pubblichera' le notizie e le
adesioni di cui ricevera' notizia, ma sarebbe per noi grande una gioia se
altri notiziari, altre mailing list, altri siti, facessero cosa analoga:
come abbiamo gia' scritto non crediamo che sia cosa utile che l'iniziativa
si esaurisca nell'invio di un'adesione a un indirizzo, e sia pure il nostro
(e comunque - ripetiamolo, a scanso di equivoci - naturamente desideriamo
che ci si inviino adesioni e notizie, e ci impegnamo fervidamente ad essere
cassa di risonanza e per cosi' dire corrieri postali di esse).
Detto in sintesi: crediamo che sia molto utile che ogni persona o
associazione che aderisce alla proposta la diffonda autonomamente alle
persone e strutture con cui e' in contatto.
*
Scrivere ai parlamentari (e alle organizzazioni di cui fanno parte)
Crediamo che sia utile in particolare che se ne scriva in primo luogo ai
parlamentari con cui si e' in contatto o con cui comunque esiste una
relazione - fosse pure solo quella della rappresentanza territoriale o
ideale - ed alle organizzazioni di cui quei parlamentari fanno parte.
E' evidente che essendo i parlamentari (ed alcuni delegati delle Regioni)
coloro che eleggono il o la Presidente della Repubblica, in ultima istanza
sono loro le persone cui dobbiamo rivolgerci per chiedere un voto
responsabile in questo frangente.
Ma e' anche evidente che non basta scrivere ai parlamentari: la nostra e'
una ben piu' ambiziosa intenzione: di promuovere una riflessione condivisa
nel paese, di chiamare alla riflessione, al giudizio, all'impegno tutte le
persone interessate a che vi sia una buona Presidente della Repubblica:
cioe' tutte le persone che vivono in Italia.
*
Scrivere a giornali, radio e tv
Cosi' e' assai utile scrivere ai mezzi d'informazione, ma conoscendo il
cannibalismo dei principali di essi, sarebbe poco ragionevole affidare solo
o eminentemente a loro la diffusione della proposta: il modo migliore per
farla circolare resta questo nostro passaparola di bocca in bocca, di voce
in voce, di volto in volto.
Certo chiediamo a tutte e tutti di scrivere lettere a giornali, radio e
televisioni, mailing list e siti; questo e' indispensabile.
Ma e' anche evidente che in primo luogo chiediamo di scriverne alle persone
amiche, di parlarne con le persone amiche, di discuterne con le persone
amiche: a tu per tu, o anche nei luoghi in cui conduciamo la nostra vita
associata, ed anche nei luoghi del nostro impegno civile.
*
E dunque
E dunque non e' tanto importante dal nostro punto di vista che vi sia
qualcuno che tiene il conto del numero delle firme, o degli articoli
pubblicati, o delle persone raggiunte (poi, certo, se qualcuno vorra' farlo,
e' anche questa cosa che puo' avere una sua utilita' e che molto troviamo
apprezzabile); dal nostro punto di vista cio' che e' importante e' che
veramente si riesca a far riflettere piu' persone possibile sull'utilita' di
avere una donna come Lidia al Quirinale; cio' che e' importante e'
coinvolgere piu' persone possibile nella riflessione sulla scelta del
Presidente della Repubblica; cio' che e' importante e' che l'elezione del
capo dello Stato (cui, come e' noto, giusta l'art. 83 della Costituzione
partecipano tutti i parlamentari e i delegati ad hoc delle Regioni) avvenga
non sulla base di logiche compromissorie fra lobbies o di spartizione delle
cariche dello Stato come se fossero spoglie da saccheggiare dopo la pugna,
ma sulla base di criteri e valori limpidi, democratici, condivisi, pubblici.
*
Repetita juvant
Abbiamo gia' scritto piu' volte, e una volta ancora ripetiamo che "non
abbiamo pensato a un appello strutturato e a una campagna centralizzata:
ogni persona ed ogni associazione che vorra' esprimere il proprio impegno a
sostegno della candidatura di Lidia Menapace alla Presidenza della
Repubblica sapra' pensare le forme piu' congeniali al proprio modo d'essere,
di pensare, di agire: a tutte le persone e le associazioni disponibili
chiediamo naturalmente di diffondere l'informazione sulla proposta in modo
adeguato e coerente al fine".
E solo a mero titolo d'esempio riproduciamo qui il testo che abbiamo gia'
piu' volte pubblicato: "Ci piacerebbe un Presidente della Repubblica che
avesse fatto la Resistenza. Un Presidente della Repubblica che avesse fatto
la scelta della nonviolenza. Un Presidente della Repubblica femminista. Una
Presidente della Repubblica. Lidia Menapace".
E ancora una volta ricordiamo che saremo grati a tutte le persone che ci
invieranno (all'indirizzo di posta elettronica nbawac at tin.it) interventi e
notizie al fine di poterli pubblicare anche sul nostro notiziario.
*
Una piccola digressione, per chiedere scusa ad alcuni amici
Di tutte le adesioni di cui avremo notizia questo foglio cerchera' di render
pieno conto. In alcuni casi purtroppo potra' accadere che si cerchera' di
sintetizzare prese di posizione piu' ampie ed articolate. Ci scusiamo se
talora abbiamo proceduto e procederemo ancora ad estrarre solo brevi frasi
da testi piu' ampi (e ci scusiamo in particolare se nella fretta con cui si
lavora a comporre questo foglio quotidiano talvolta capitano refusi
spiacevoli o addirittura spiacevoli fraintendimenti: chi ci conosce sa che
abbiamo profondo rispetto per tutte le opinioni e per tutti gli stili). Una
sola preghiera, ed e' quella consueta, vorremmo tuttavia nuovamente
rivolgere a chi ci invia scritti: evitare espressioni offensive nei
confronti di chicchessia.
*
Tre barriere
Ogni iniziativa - che naturalmente deve essere razionale e ragionevole,
civile e orientata all'incontro ed alla comprensione - che promuova
l'informazione, la documentazione, la sensibilizzazione e il pubblico
dibattito sulla proposta di eleggere Lidia Menapace alla Presidenza della
Repubblica e' benedetta.
Va da se' che preliminarmente occorre superare alcune barriere spesso
introiettate anche da persone civilmente, socialmente, politicamente
impegnate:
- la prima e' quella dell'abitudine alla delega: molte persone pensano che
dibattere su chi debba essere Presidente della Repubblica sia privilegio
delle segreterie dei partiti (magari con l'occhiuta supervisione dei piu'
loschi poteri occulti), mentre e' evidente che su questa scelta piu' che su
ogni altra occorre che vi sia la riflessione piu' partecipata e piu'
trasparente, che il processo decisionale sia il piu' democratico e
responsabile possibile;
- la seconda barriera da superare e' quella della diffusa ignoranza:
purtroppo troppe persone (compresa non piccola parte del ceto politico)
conoscono quasi solo i personaggi che vedono in televisione. Occorre invece
far conoscere ai nostri interlocutori chi sia e cosa abbia fatto Lidia
Menapace, e quali siano le esperienze, le riflessioni, le proposte e i
valori di cui e' testimone e portatrice;
- la terza barriera e' quella della rassegnazione: non c'e' nessun
ragionevole motivo per ritenere che mai una persona di valore potra' essere
eletta ad un'alta carica istituzionale, che mai il Parlamento sara' capace
di esprimere un voto secondo scienza e coscienza orientato al pubblico bene,
che mai la parte civile della societa' civile potra' formulare una proposta
con ragionevoli speranze di essere ascoltata dalle istituzioni. E' ben vero
che molto spesso la realta' e' sconfortante; ma talvolta, e massime in
momenti di profonda crisi e di urgente svolta, e' ben accaduto il contrario:
che la parte civile della societa' civile abbia saputo orientare il dibattit
o pubblico e le scelte istituzionali; che il Parlamento abbia saputo
adempiere al suo compito; che figure autorevoli siano state chiamate a ruoli
di grande responsabilita' pubblica.
Occore uscire dalla piugrizia, dall'apatia, dalla subalternita'.
*
Minima un'agenda
Il compito che ci spetta in questi pochi giorni e' semplice da enunciare:
a) far conoscere e far discutere la proposta dell'elezione di Lidia Menapace
alla Presidenza della Repubblica: per questo vanno bene la duiffusione di
materiali informativi e documentari (anche semplici appelli e volantini
scritti nel modo piu' breve e piu' chiaro) tra le persone e le associazioni,
le raccolte di firme nelle piazze e nella piazza telematica, gli incontri
pubblici;
b) far sapere a tutti i mass-media raggiungibili dell'esistenza di questa
proposta, delle iniziative in corso, delle dichiarazioni a suo sostegno; per
questo occorre inviare comunicati e lettere ai mass-media e ai redattori dei
mass-media, che siano testi scritti nel modo piu' chiaro e rigoroso; e -
qualora possibile - anche invitare i mass-media alle eventuali iniziative
pubbliche, o avere colloqui in merito con specifici interlocutori nelle
redazioni;
c) proporre ai parlamentari con cui si ha un rapporto di interlocuzione di
prestare ascolto a questa proposta e alle ragioni su cui si fonda.
Ovviamente per essere ascoltati bisogna volersi far ascoltare, avere quindi
un atteggiamento sinceramente volto alla comunicazione autentica ed attenta,
e alla discussione franca e leale;
d) poiche' la gran parte dei parlamentari si riconosce in specifiche forze
politiche e sociali e' opportuno interloquire anche direttamente con le
forze politiche e sociali democratiche.
*
Nel gorgo
Tutto cio', come e' palese, non si dara' "in vitro", in condizioni
asettiche, ma nel vivo della fase attuale: nel vivo della campagna
elettorale per elezioni amministrative che saranno decisive per confermare o
ulteriormente destabilizzare il risultato elettorale del 9 e 10 aprile; nel
vivo della preparazione del referendum sulla Costituzione che e'
assolutamente necessario vincere per mantenere in italia la vigenza dello
stato di diritto e dell'ordinamento democratico; nel vivo dell'avvio
dell'attivita' parlamentare in una situazione critica, complessa e confusa
quant'altre mai.
Ma non vi e' dubbio che questa nostra inizativa puo' costituire un elemento
di chiarificazione e di propulsione, di invito alla responsabilita' e
all'impegno, di partecipazione civile e di verifica dei poteri, e quindi
anche un effettuale aiuto a far prevalere in ciascuna delle vicende citate
posizioni piu' limpide e piu' democratiche.
*
Qui giunti
Detto tutto questo (che certo deludera' chi sperava di trovare in questa
frettolosissima e interminabile articolessa indicazioni precise a mo' di
manuale, ma che e' a un dipresso quel che chi scrive queste righe sente e
pensa), ciascuna delle persone che vorranno impegnarsi a sostenere la
candidatura di Lidia Menapace al Quirinale - ovvero a cercare di fare
all'Italia tutta questo magnifico dono - realizzi le iniziative che ritiene
piu' utili, e di quanto avra' fatto comunque la ringraziamo, e se vorra'
farlo sapere anche a chi questo foglio tesse, anche di questo infine grazie
di cuore fin d'ora.

2. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: PER IL RISPETTO DEI SOLDATI MORTI A
NASSIRYA
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento. Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di
questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno
di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha
fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il
foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel
Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian
Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro
Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo
comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione
col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento
Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora
a varie prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del
"non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto
il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e
politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile
nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza
guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di
cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie
Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico
Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte
riproposta anche su questo foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari
suoi interventi sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e
alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu'
ampia bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731
del 15 novembre 2003 di questo notiziario]

Tutti i giorni muoiono in Iraq decine e decine di persone, nella guerra
civile terroristica, provocata dalla guerra terroristica statale. Fuori dai
riflettori dell'informazione muoiono ogni giorno nel mondo per violenza
armata e per violenza economica, una infinita' di persone, titolari dello
stesso diritto alla vita che hai tu e che ho io, che abbiamo tutti.
Ora che sono morti due italiani tra quanti il governo di destra ne ha
spediti, perche' lo hanno richiesto, a partecipare a quella guerra e
occupazione, sentiamo uno speciale dolore e piu' forte pieta'. Cio' e'
comprensibile: ogni giorno sappiamo di morti sulle strade o sul lavoro, ma
solo se accade ad un amico o ad un parente il fatto ci sconvolge. E' un
limite reale e scusabile della nostra sensibilita', che pero' non puo'
limitare il nostro pensiero e la nostra azione responsabile.
Quando la morte viene per fatalita' o per fatto involontario, il dolore non
puo' accusare nessuno. Ma quando la morte viene per volonta' politica di
partecipare ad un'azione bellica palesemente ingiusta, come e' questa,
inducendovi giovani senza altre possibilita' di pacifico lavoro, il dolore
si fa rinnovato giudizio politico.
La chiarezza di tale giudizio e la conseguente pronta decisione, seppur
tardiva, di ritiro italiano da quella guerra e dall'occupazione militare ed
economica della terra irachena - per coraggio della verita', e non per
paura! - saranno l'unico modo serio di rispettare e onorare i morti italiani
di oggi.
Non rendera' loro onore la prevedibile retorica ipocrita del coro
nazionalista, militarista e giustificazionista. Solo chi mette nuovamente in
luce la falsita' del motivo per cui erano la', esposti alla morte che ogni
guerra moltiplica, rende giustizia ai morti di oggi. Chi di noi crede in
Dio, invoca per loro perdono e pieta'.
Chi li ha uccisi e' colpevole di guerra, come chi la guerra ha provocato, ma
con l'attenuante di una difesa disperata. I condizionamenti generali delle
politiche e delle culture non hanno permesso loro di conoscere e praticare i
mezzi gandhiani con cui, in non pochi casi storici, diversi popoli hanno
saputo difendersi da un'aggressione senza duplicare, a loro stesso maggior
pericolo, la violenza.
Il popolo iracheno, nella tragica situazione in cui e' stato gettato, certo
non migliore della violenta dittatura di Saddam, ha sicuramente bisogno
dell'aiuto internazionale: ma l'unico aiuto possibile e lecito potra' venire
dall'intera comunita' dei popoli, e non da una potenza militare interessata
a sfruttare ad ogni costo quel territorio, non dagli stati come l'Italia
governata dalla destra, che ha giustificato e sostenuto l'aggressione
ingiustificabile.
Ha titolo per un intervento di aiuto cosi' difficile solo chi e'
disinteressato; solo chi agisce con mezzi civili e pacifici, non militari;
solo chi e' legittimato - come l'Onu - ad azioni di polizia legale e non di
guerra sempre illegale; solo chi e' mosso da una cultura di collaborazione
tra i popoli per i diritti umani di tutti, e non chi intende imporre la
propria cultura e il proprio sistema.
Il nuovo governo italiano, che attendiamo con urgenza, incontra in questa
circostanza di piu' acuta gravita', la sua prima prova, nella necessaria
prospettiva di una matura politica di pace.

3. RIFLESSIONE. NANDO DALLA CHIESA: ANDREOTTI. L'UOMO SBAGLIATO AL SENATO
[Ringraziamo gli amici di "Italia democratica" (per contatti:
italiademocratica at tiscali.it) per averci messo a disposizione il seguente
articolo di Nando dalla Chiesa pubblicato su "l'Unita'" del 27 aprile 2006.
Nando dalla Chiesa e' nato a Firenze nel 1949, sociologo, docente
universitario, parlamentare; e' stato uno dei promotori e punti di
riferimento del movimento antimafia negli anni ottanta; e' persona di
straordinaria limpidezza morale. Dal sito sopra citato riprendiamo anche
questa breve autopresentazione di Nando dalla Chiesa: "Chi sono? Uno che ama
impegnarsi, specialmente se sono in gioco la liberta' e la giustizia. Ma
anche la decenza mentale e morale. Insomma, mi piace la democrazia e ho
cercato di darmi da fare per lei in tanti modi, anche se non ho ancora
capito se lei me ne sia grata. Ora sono senatore ma domani non lo saro'
piu'. Sono della Margherita ma sono soprattutto un ulivista convinto,
praticamente un fan del partito democratico che si vorrebbe fare. Il
mestiere, dite. Gia', sono un sociologo dell'economia, laureato in Bocconi e
insegno la mia materia a Scienze Politiche di Milano (ma per ora sono in
aspettativa). Scrivo libri (fino a oggi una ventina) e collaboro con diversi
giornali. In particolare mi onoro di essere tra gli editorialisti
dell'Unita' di Furio Colombo e Antonio Padellaro. Da qualche tempo sono
anche editore. Ho fondato una casa editrice che non e' nemmeno piu' solo una
promessa e che si chiama Melampo. Soci d'avventura, Lillo Garlisi e Jimmy
Carocchi, miei allievi bocconiani arrivati al successo nell'editoria per i
fatti loro. Faccio pure del teatro. O meglio, a tanto mi ha spinto l'era
berlusconiana. E penso che nei prossimi anni mi ci dedichero' un bel po'. E
infine, mi piace fondare. Mica solo la casa editrice. Ho fondato un circolo
di nome 'Societa' civile' nella Milano degli anni ottanta. Una splendida
creatura collettiva che ha tenuto botta al regime della corruzione di quel
periodo. Poi, con il mio amico Gianni Barbacetto, ho fondato il mensile
omonimo, grande esperienza giornalistica fatta da ragazzi irripetibili. Ho
fondato con Leoluca Orlando e Diego Novelli la Rete, un movimento che diede
agli inizi degli anni novanta dignita' politica nazionale all'idea che si
dovesse combattere la mafia. Ho fondato il piccolo movimento di Italia
democratica, anche quello con mensile, che conflui' nell'Ulivo battendosi
contro il razzismo e la secessione. E pure Omicron, rivista sulla
criminalita' organizzata al nord, sempre con Gianni Barbacetto. E il
comitato di parlamentari 'La legge e' uguale per tutti' per fronteggiare
l'offensiva del signor B.; un comitato alla testa di tante manifestazioni
degli ultimi cinque anni e che ha prodotto l'unica esperienza di teatro
civile al mondo fatto da parlamentari. Ho anche fondato con Fabio Zanchi e
Lidia Ravera il Mantova Musica Festival, giunto ormai alla terza edizione e
nato per contestare Sanremo finito nelle mani di Tony Renis. Soprattutto ho
fondato una famiglia con Emilia. Ne sono nati Carlo Alberto e Dora, i miei
gioielli, che se li avesse visti Cornelia ne sarebbe rimasta folgorata,
altro che i suoi Gracchi, con tutto il rispetto...". Opere di Nando dalla
Chiesa: Il potere mafioso. Economia e ideologia, Mazzotta 1976; Delitto
imperfetto. Il generale, la mafia, la societa' italiana, Mondadori 1984,
Editori Riuniti 2003; (con Pino Arlacchi), La palude e la citta'. Si puo'
sconfiggere la mafia, Mondadori 1987; Il Giano bifronte. Societa' corta e
colletti bianchi: il lavoro, la cultura, la politica, Etas libri 1987;
Storie di boss ministri tribunali giornali intellettuali cittadini, Einaudi
1990; Dizionario del perfetto mafioso. Con un breve corso di giornalismo per
gli amici degli amici, Mondadori 1990; Il giudice ragazzino. Storia di
Rosario Livatino assassinato dalla mafia sotto il regime della corruzione,
Einaudi 1992; Milano-Palermo: la Nuova Resistenza (a cura di Pietro
Calderoni), Baldini & Castoldi 1993; I trasformisti, Baldini & Castoldi
1995; La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi
Meroni il calciatore artista, Limina 1995; La politica della doppiezza. Da
Andreotti a Berlusconi, Einaudi 1996; (a cura di), Carlo Alberto dalla
Chiesa, In nome del popolo italiano. Autobiografia a cura di Nando dalla
Chiesa, Rizzoli 1997; Storie eretiche di cittadini perbene, Einaudi 1999;
Diario di fine secolo. Della politica, della giustizia e di altre
piccolezze, Edizioni Pequod 1999; La partita del secolo. Storia di
Italia-Germania 4-3. La storia di una generazione che ando' all'attacco e
vinse (quella volta), Rizzoli 2001; La legge sono io. Cronaca di vita
repubblicana nell'Italia di Berlusconi. L'anno dei girotondi, Filema
edizioni 2002; La guerra e la pace spiegate da mio figlio, Filema edizioni
2003; La scuola di via Pasquale Scura. Appassionato elogio dell'istruzione
pubblica in Italia, Filema edizioni 2004; La fantastica storia di Silvio
Berlusconi. Dell'uomo che porto' il paese in guerra senza avere fatto il
servizio militare, Melampo 2004;  Capitano, mio capitano. La leggenda di
Armando Picchi, livornese nerazzurro, Limina 1999, nuova edizione 2005; Vota
Silviolo!, Melampo 2005. Scritti su Nando dalla Chiesa: suoi ritratti sono
in vari libri di carattere giornalistico (tra gli altri di Giorgio Bocca,
Giampaolo Pansa, Corrado Stajano); tra le intervista si veda ad esempio
quella contenuta in Edgarda Ferri, Il perdono e la memoria, Rizzoli 1988. Il
sito di Nando dalla Chiesa e': www.nandodallachiesa.it]

Lo so, lo so. Sarebbe tanto piu' facile dire di no perche' - per ragioni
opposte a quelle di Gigliola Cinquetti - "non ha l'eta'". Sarebbe bello
potersi rifugiare dietro le motivazioni anagrafiche per dire di no alla
candidatura di Giulio Andreotti alla presidenza del Senato. Piu' comodo.
Piu' elegante. Ma le grandi nazioni si reggono sui grandi principi prima
ancora che sulle ragioni anagrafiche. E a volte i grandi principi sono
scomodi da maneggiare. Pungono. Urticano. Fanno litigare. Ma esistono. E
vanno difesi. Soprattutto quando e dove esiste anche la loro negazione
organizzata.
*
Si puo' parlare dei rapporti di un politico con la mafia in un paese in cui
la mafia ha ammazzato decine dei migliori funzionari dello Stato di due
generazioni? In un paese in cui, nella giornata dedicata alle vittime della
mafia, occorre quasi mezz'ora per recitare e ricordare in pubblico il loro
interminabile elenco? In un paese che a molte di quelle vittime ha dedicato
centinaia di strade, di scuole, di biblioteche, di centri sociali, di
caserme, di aule di palazzi di giustizia?
Non sara' elegante. Ma si deve parlarne.
*
E il parlarne non e' - vedi la maledizione delle parole che confiscano
l'intelligenza - "giustizialismo". Al contrario e' un fatto altissimamente
politico.
E' politica che si carica delle sue responsabilita' sgradevoli e a volte
immani, invece di presentarsi sul palcoscenico di Sanremo a cantare la sua
canzoncina acqua e sapone.
No, non e' solo una questione di eta'. E' questione di senso delle
istituzioni. E' questione di messaggi civili, culturali.
Di fare intendere ai cittadini che cosa e' normale e che cosa e' grave, nei
comportamenti di un politico.
Di spiegare che chi rappresenta le istituzioni non e' un Arlecchino che puo'
servire due padroni. O, passando da Goldoni ai testi sacri, che nessun uomo
puo' servire insieme Dio e Mammona (Matteo, VI).
*
Lo so, lo so. Si e' formato nel mondo politico e dell'informazione un
esercito (con tanto di artiglieria pesante) di sostenitori della piena e
assoluta illibatezza morale di Andreotti. Per paradosso e' composto proprio
dai teorici intransigenti della necessita' di non confondere politica e
giustizia, di non fare coincidere il giudizio politico con quello penale.
Per paradosso, dico, perche' poi in realta' sono proprio costoro che
sull'onda di una assoluzione o prescrizione penale vorrebbero
automaticamente decretare una assoluzione (anzi una beatificazione)
politica. Sono costoro che fanno coincidere perfettamente i due giudizi. Che
amano - come disciplinate scimmiette - non vedere i fatti accaduti nella
loro gravita' morale e politica. Sono costoro che, nel loro "giustizialismo"
estremo (la condanna penale come unica forma del giudizio umano), vorrebbero
far derivare da una mancata condanna per prescrizione l'innocenza politica.
Eppure non e' difficile capirlo. Se un eminente uomo politico avesse
frequentato i futuri assassini di Marco Biagi, avesse conosciuto le loro
intenzioni e con loro ne avesse garbatamente discusso, e poi, a omicidio
realizzato, fosse tornato da loro e di nuovo ne avesse discusso (magari
anche criticandolo) e poi per anni e anni avesse di tutto questo
rigorosamente taciuto a magistrati e forze dell'ordine, anche di fronte a
una sfilza senza fine di nuovi omicidi terroristici, voi che giudizio ne
dareste, voi non giustizialisti intendo?
Ecco, questo ha fatto, secondo una sentenza della Cassazione, Giulio
Andreotti con i mandanti dell'assassinio di Piersanti Mattarella, presidente
democristiano della Regione Sicilia e avversario del potere mafioso.
Si e' incontrato con i capi di Cosa Nostra prima e dopo il delitto, sapendo
che loro ne erano gli autori.
E le sue relazioni con l'universo mafioso non si sono fermate "nemmeno" a
questo. Basti la vicenda (sanguinaria anche quella) Sindona-Ambrosoli.
*
Vero: Francesco Cossiga ritenne di fare di Andreotti un senatore a vita,
carica onorifica che secondo la Costituzione puo' essere conferita a chi ha
"illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico,
artistico e letterario" (art. 59 della Costituzione). Ma gia' quello fu scan
dalo, benche' inghiottito dall'atmosfera di complicita' felpata che nasce in
queste particolarissime occasioni dentro le istituzioni politiche. Fu
scandalo perche' semmai a illustrare la Patria per altissimi meriti sono
stati esattamente gli uomini che hanno dato la loro vita per difendere noi e
la democrazia dalla violenza della mafia.
Ecco, il nostro Stato ha viaggiato sempre come una salamandra dentro questa
"felice" ambiguita'. Altissimi meriti verso la Patria (e medaglie d'oro alla
memoria) per gli avversari della mafia. E altissimi meriti verso la Patria
(e cariche onorifiche a vita) per chi con la mafia ha a lungo politicamente
trescato.
La proposta di portare alla seconda carica dello Stato Giulio Andreotti e',
letta in questa prospettiva, un pezzo dell'autobiografia della nazione.
*
Una nazione che ha visto il suo ceto politico gioire alla notizia
dell'assoluzione o della prescrizione. Felice, contento, esagerato,
scamiciato, come per ricacciare indietro ogni senso di colpa.
Psicanaliticamente sbracato nell'orda di manifesti affissi in tutta Italia
per annunciare la lieta novella dell'innocenza del senatore a vita. Per dire
a se stessi, con la faccia appiccicata allo specchio, di essere innocenti.
Di non avere applaudito, di non avere ubbidito, di non essersi inchinati o
alleati a un leader che intratteneva rapporti con i vertici di Cosa Nostra.
Un grandioso processo di rimozione collettiva. Un'autoassoluzione di fronte
alle tragedie di mafia. L'illusione di potersi pensare mondi da colpe. Come
sistema politico. Come comunita' di uomini e donne che fanno politica. Con
le loro regole complici. Perche', come mi disse una futura vittima, "la
mafia e' cosi' forte perche' in questo paese una tessera di partito conta
piu' dello Stato". O perche', come mi spiego' un collega di Rosario
Livatino, il giudice ragazzino, "il fatto e' che non siamo noi a esporci,
non siamo noi a fare un passo avanti; il fatto e' che nel momento decisivo
sono tutti gli altri a fare un passo indietro".
*
Questo c'e' dietro la reciproca opera di persuasione svolta in tante stanze
e piazze e tivu' sulla innocenza politica del sette volte presidente del
Consiglio. E questo c'e' dietro la proposta di mandarlo alla guida del
Senato. Dietro l'imbarazzo di chi ascolta la proposta o l'aggrapparsi
malinconicamente alla questione anagrafica. Dietro l'oblio incombente su
quel che successe tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Dietro l'idea
pazzesca che possa essere lui il nume tutelare di questa "Italia divisa". E
che, lui regnante, si divise nel nome dei giusti assassinati.
Ma la memoria non si placa e non si strozza, anche quando scorre quieta e
amara nelle vite quotidiane. Non basta avere i Vespa e le tivu' e i giornali
schierati sulla trincea innocentista perche' innocenza sia. Non basta
gridare forte, affiggere manifesti, perche' la realta', la storia, venga
cancellata. Non basta la vergognosa relazione della Commissione Antimafia
(che ora si capisce ancora di piu'...) a purificare una delle storie
politiche piu' controverse e torbide della nostra Repubblica.
*
Vorremmo vivere in uno Stato che ha un solo biglietto da visita. Che non
reca su un lato la gioia per la cattura di Provenzano e sull'altro lato la
beatificazione del senatore che fece conclave con i capimafia. E' cosi'
assurdo chiederlo? E' cosi' insensato, inopportuno, sollevare la questione
della natura, dei simboli, e dell'identita' del nostro Stato, a ridosso del
25 aprile?

4. LA FORZA DELLA VERITA'. LUISA MORGANTINI: PER LIDIA MENAPACE PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
[Ringraziamo Luisa Morgantini (per contatti: lmorgantini at europarl.eu.int)
per questo intervento. Luisa Morgantini, parlamentare europea, presidente
della delegazione del Parlamento Europeo al Consiglio legislativo
palestinese, fa parte delle Donne in nero e dell'Associazione per la pace;
il seguente profilo di Luisa Morgantini abbiamo ripreso dal sito
www.luisamorgantini.net: "Luisa Morgantini e' nata a Villadossola (No) il 5
novembre 1940. Dal 1960 al 1966 ha lavorato presso l'istituto Nazionale di
Assistenza a Bologna occupandosi di servizi sociali e previdenziali. Dal
1967 al 1968 ha frequentato in Inghilterra il Ruskin College di Oxford dove
ha studiato sociologia, relazioni industriali ed economia. Dal 1969 al 1971
ha lavorato presso la societa' Umanitaria di Milano nel settore
dell'educazione degli adulti. Dal 1970 e fino al 1999 ha fatto la
sindacalista nei metalmeccanici nel sindacato unitario della Flm. Eletta
nella segreteria di Milano - prima donna nella storia del sindacato
metalmeccanico - ha seguito la formazione sindacale e la contrattazione per
il settore delle telecomunicazioni, impiegati e tecnici. Dal 1986 e' stata
responsabile del dipartimento relazioni internazionali del sindacato
metalmeccanico Flm - Fim Cisl, ha rappresentato il sindacato italiano
nell'esecutivo della Federazione europea dei metalmeccanici (Fem) e nel
Consiglio della Federazione sindacale mondiale dei metalmeccanici (Fism).
Dal novembre del 1980 al settembre del 1981, in seguito al terremoto in
Irpinia, in rappresentanza del sindacato, ha vissuto a Teora contribuendo
alla ricostruzione del tessuto sociale. Ha fondato con un gruppo di donne di
Teora una cooperativa di produzione, "La meta' del cielo", che e' tuttora
esistente. Dal 1979 ha seguito molti progetti di solidarieta' e cooperazione
non governativa con vari paesi, tra cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa,
Mozambico, Eritrea, Palestina, Afghanistan, Algeria, Peru'. Si e' misurata
in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in ogni luogo
anche la specificita' dell' essere donna, nel riconoscimento dei diritti di
ciascun essere umano: nelle rivendicazioni sindacali, con le donne contro la
mafia, contro l'apartheid in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e
israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza
con lo stato israeliano, con il popolo kurdo, nella ex Yugoslavia, contro la
guerra e i bombardamenti della Nato, per i diritti degli albanesi del Kosovo
all'autonomia, per la cura e l'accoglienza a tutte le vittime della guerra.
Attiva nel campo dei diritti umani, si e' battuta per il loro rispetto in
Cina, Vietnam e Siria, e per l'abolizione della pena di morte. Dal 1982 si
occupa di questioni riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del
conflitto Palestina-Israele. Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di
relazioni e networks tra pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare
con associazioni di donne israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino
del Mediterraneo (ex Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia). Nel
dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace e
dalle Donne in nero israeliane. Attiva nel movimento per la pace e la
nonviolenza e' stata portavoce dell'Associazione per la pace. E' tra le
fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete internazionale di Donne
contro la guerra. Attualmente e' deputata al Parlamento Europeo... In Italia
continua la sua opera assieme alle Donne in nero e all'Associazione per la
pace". Opere di Luisa Morgantini: Oltre la danza macabra, Nutrimenti, Roma
2004]

Naturalmente questo appello mi era gia' arrivato, e lo ho gia' fatto
circolare nelle mie liste.
Speriamo serva.

5. LA FORZA DELLA VERITA'. GIANNI NOVELLI: PER LIDIA MENAPACE PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
[Ringraziamo Gianni Novelli (per contatti: novelli.gianni at libero.it) per
questo intervento. Gianni Novelli, direttore del Centro interconfessionale
per la pace (in sigla: Cipax) di Roma, e' una delle piu prestigiose figure
della cultura della pace e un luminoso punto di riferimento per tutte le
persone di volonta' buona]

A nome mio e di tutto il Centro interconfessionale per la pace (Cipax) mi
rallegro vivamente della pluralita' di voci che si alzano per richiedere che
Lidia Menapace sia eletta presidente della Repubblica Italiana.
Da piu' di trentacinque anni (eravamo a Trento e Bolzano allora) ammiro il
suo coraggio, prodondita' e lungimiranza politica e la sua fede cattolica
"al femminile".
Grazie a lei e auguri a noi tutti!

6. LA FORZA DELLA VERITA'. ELENA PULCINI: PER LIDIA MENAPACE PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
[Ringraziamo Elena Pulcini (per contatti: e_pulcini at unifi.it) per questo
intervento. Elena Pulcini e' docente di filosofia sociale all'Universita' di
Firenze, acuta saggista, da anni riflette su decisivi temi morali e politici
in dialogo con le esperienze piu' vive del pensiero delle donne, dei
movimenti solleciti del bene comune per l'umanita' e la biosfera, e della
ricerca filosofica, e specificamente assiologica, epistemologica e politica
contemporanea. Tra le opere di Elena Pulcini: La famiglia al crepuscolo,
Editori Riuniti, Roma 1987; Amour-passion e amore coniugale. Rousseau e
l'origine di un conflitto moderno, Marsilio, Venezia 1990; con P. Messeri (a
cura di), Immagini dell'impensabile. Ricerche interdisciplinari sulla guerra
nucleare, Marietti, Genova 1991; L'individuo senza passioni, Bollati
Boringhieri, Torino 2001; con Dimitri D'Andrea (a cura di), Filosofie della
globalizzazione, Ets, Pisa 2001, 2003; Il potere di unire, Bollati
Boringhieri, Torino 2003; con Mariapaola Fimiani, Vanna Gessa Kurotschka (a
cura di), Umano, post-umano, Editori Riuniti, Roma 2004]

Conosciamo tutte e tutti da tempo Lidia Menapace e non possiamo che
accogliere con partecipazione l'iniziativa di proporla come Presidente della
Repubblica.
Non solo evidentemente per i suoi indiscutibili meriti personali e la sua
autorevolezza, ma anche perche' si tratta di un gesto fortemente simbolico:
- per dissociarsi da una politica sempre piu' soffocata da logiche di
potere;
- per riportare, dentro una politica prevalentemente orientata agli
interessi, non solo i valori, ma anche gli ideali;
- per dare voce ad una donna, fiduciosi di vincere la scommessa sulle
qualita' relazionali, comunicative e dialogiche delle donne;
- per una gestione nonviolenta dei conflitti;
- per estendere lo sguardo al mondo e all'ambiente.
Tutto questo e' utopia? ma ha senso una politica senza utopia? Non e' forse
l'utopia, quale "tensione verso il meglio", il senso stesso della politica?

7. LA FORZA DELLA VERITA'. LETIZIA TOMASSONE: PER LIDIA MENAPACE PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
[Ringraziamo Letizia Tomassone (per contatti: ltomassone at chiesavaldese.org)
per questo intervento. Letizia Tomassone, pastora valdese, gia' impegnata
nell'esperienza di Agape, e' una delle figure piu' prestigiose dell'impegno
per la pace, di solidarieta', per i diritti umani]

Desidero unirmi alle moltissime e ai moltissimi che danno forza alla
proposta di Lidia Menapace Presidente della Repubblica.
L'ho conosciuta ad Agape, nel movimento delle donne, instancabile e gioiosa,
sempre vivace e acuta nei suoi interventi.
E' per me una maestra e aiuterebbe donne e uomini, anche giovani, a
sperimentare la vivibilita' e la dignita' di questo paese.

8. LA FORZA DELLA VERITA'. MAO VALPIANA: PER LIDIA MENAPACE PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la
redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax  0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) per questo intervento. Mao (Massimo) Valpiana e' una
delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato
nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista;
fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e'
diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di
intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale
del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di
Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel
1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese
militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il
riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega
obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante
la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta
per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e'
stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di
solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in
Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto con
grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

Cara Lidia,
la proposta di abolire la parata militare del 2 giugno, di commemorare il 4
novembrer tutti i morti di tutte le guerre, deprecandole, e di aprire i
giardini del Quirinale per le feste civili, spostando la residenza
presidenziale in un luogo piu' sobrio e vicino ai cittadini, mi sembra gia'
di per se' sufficiente per sostenere con forza la tua candidatura.
*
Ma rileggendo alcune prerogative del Presidente della Repubblica, mi sorgono
dei dubbi.
Articolo 87 della Costituzione italiana: "Il Presidente della Repubblica ha
il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa
costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle
Camere".
Mi chiedo se un'amica o un amico della nonviolenza puo' accettare di
diventare Capo delle Forze armate (che oggi possiedono armi di aggressione e
di sterminio di massa) con il conseguente teorico potere di dichiarare lo
stato di guerra, sapendo che ogni guerra (di qualsiasi tipo, per qualsiasi
motivo) e' il piu' grande crimine contro l'umanita'.
E' una questione non da poco, di cui vale la pena discutere. Diceva Aldo
Capitini (ne Il potere di tutti, La Nuova Italia, Firenze 1969, p. 129): "Io
non potrei stare in un governo che puo' dichiarare la guerra".
Nei primi anni '80 abbiamo chiesto all'allora presidente Sandro Pertini di
opporsi all'installazione dei missili nucleari a Comiso. Non lo fece, e il
suo appello "si svuotino gli arsenali, si riempiano i granai" rimase una
frase retorica che lui per primo non prese sul serio. Pochi anni fa abbiamo
chiesto al presidente Carlo Azeglio Ciampi di non approvare l'invio dei
soldati italiani in Iraq. Non lo fece, e quando oggi dichiara che la
Costituzione e' una Bibbia, penso che sia una bestemmia.
La Costituzione italiana, come tutte le cose umane, e' perfettibile. Gli
articoli in contraddizione e contrasto con il principio inviolabile del
"ripudio della guerra" devono essere tolti o modificati. Che ce ne facciamo
di un sacro testo, se poi abbiamo in casa le bombe atomiche, se l'Italia
partecipa alla guerra in Serbia, in Afghanistan, in Iraq, se facciamo parte
di un'alleanza militare e nucleare di aggressione?
*
Il Presidente della Repubblica deve essere il garante della Costituzione
scritta ma anche di quella reale. L'abisso che c'e' oggi fra cio' che e'
scritto e cio' che viene fatto e' enorme. Per colmarlo non bastera',
purtroppo, la tua grande forza, ne' la tenacia della tua persuasione.
Ma se per uno di quei miracoli che ogni tanto accadono nella storia,
capitasse mai che tu ti trovassi a salire sul Colle, saremo in tantissimi a
sostenere una Presidente della Repubblica che davvero, finalmente, ripudia
la guerra non solo a parole, ma anche con atti istituzionali.
Mao Valpiana
*
Post scriptum: Se arrivi al Quirinale, ricordati anche che c'e' da cambiare
l'inno nazionale: basta con quell'orrendo "siam pronti alla morte...",
insegnamo ai nostri figli a cantare "siam pronti alla vita"!

9. INCONTRI. "NONVIOLENZA E POLITICA": UN CONVEGNO A FIRENZE IL 5-7 MAGGIO

Si svolgera' a Firenze dal 5 al 7 maggio il convegno su "Nonviolenza e
politica" promosso dal Movimento Nonviolento.
Per informazioni: tel. 0458009803, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1279 del 28 aprile 2006

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