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La nonviolenza e' in cammino. 1304



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1304 del 23 maggio 2006

Sommario di questo numero:
1. Daniele Lugli: Con Rita Borsellino
2. Giuliana Martirani: Con Rita Borsellino
3. Per il 2 giugno
4. Umberto Santino: Voci per un dizionario antimafia: movimento contadino e
sindacale
5. Ristampe: Antonio Galdo, Pietro Ingrao. Il compagno disarmato
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. DANIELE LUGLI: CON RITA BORSELLINO
[Ringraziamo Daniele Lugli (per contatti: daniele.lugli at libero.it) per
questo intervento.
Daniele Lugli e' il segretario nazionale del Movimento Nonviolento, figura
storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di
impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito
giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza
grande.
Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino assassinato dalla
mafia, e' da molti anni insieme a don Luigi Ciotti la principale animatrice
dell'associazione "Libera", la principale rete dei movimenti della societa'
civile impegnati contro la mafia. Per coordinare e diffondere le
informazioni sulla campagna a sostegno della candidatura di Rita Borsellino
a presidente della Regione Sicilia e' attivo il sito: www.ritapresidente.it]

Tutti gli amici della nonviolenza sostengono la candidatura di Rita
Borsellino alla presidenza della Regione siciliana.
Rappresenta la possibilita' di un'apertura rispetto alla costrizione
mafiosa. La mafia e' espressione compiuta della violenza in tutte le sue
forme. E' struttura, prima di tutto, con le sue indispensabili, vitali
connessioni con il potere politico ed economico pienamente "legali". E'
cultura, con la servile ammirazione nei confronti dell'esercizio della
forza, del sopruso, dell'astuzia, del denaro, con la connivenza ed il
disprezzo della democrazia e delle sue istituzioni. E' violenza diretta, di
stragi e uccisioni mirate, pronte a riprendere appena se ne intravveda
l'utilita', mentre incessante e' la quotidiana oppressione.
Molti hanno combattuto, in condizioni difficilissime, contro il potere
mafioso. Tra questi ho conosciuto, in anni molto lontani, Danilo Dolci e
Michele Pantaleone e condiviso, modestissimamente e come ho potuto, la loro
azione. Mi sono trovato nel medesimo impegno politico di Peppino Impastato e
poi di  Pina, vedova di Libero Grassi.
Sento profondamente che la civile battaglia di Rita e' per tutti noi. A lei
il ringraziamento e l'augurio.

2. EDITORIALE. GIULIANA MARTIRANI: CON RITA BORSELLINO
[Ringraziamo di cuore Giuliana Martirani (per contatti: giuliana at unina.it)
per questo intervento. Giuliana Martirani e' nata a Napoli nel 1945,
meridionalista, docente universitaria di geografia politica ed economica e
di politica dell'ambiente, fa parte del direttivo dell'International Peace
Research Association (Ipra), e' membro di Pax Christi, del Mir, e collabora
con numerose altre esperienze pacifiste, ecologiste, della solidarieta',
nonviolente. Tra le opere di Giuliana Martirani: La geografia come
educazione allo sviluppo e alla pace, Dehoniane; Sviluppo, ambiente, pace,
Emi; Progetto Terra, Emi; A scuola dai poveri, Cittadella; La geografia
della pace, Edizioni Gruppo Abele; Gea, un pianeta da amare, Edizioni Gruppo
Abele; Facciamo politica!, Edizioni Qualevita; La civilta' della tenerezza,
Paoline]

Un tempo (ai miei tempi) si diceva: "La fantasia al potere". Poi abbiamo
visto che, sia i nuovi partitini su cui avevamo messo le nostre speranze sia
l'Italia della seconda Repubblica, al potere ne han messa fin troppo di
fantasia senza regole. E ci siamo pentiti di aver ambito a tanto.
Poi abbiamo puntato sulla nonviolenza tutte le nostre inesauribili speranze
(ma chi l'ha detto che questa e' una generazione senza speranza?).
Ed anche qui abbiamo dovuto assistere a molti rampanti yuppies all'assalto
che hanno cavalcato pace, nonviolenza, mediazione dei conflitti,
peacekeeping e via dicendo non appena su questi temi si son visti soldi e
soldi assai.
Ora vogliamo mettere le nostre inesauribili speranze solo su obiettivi
mirati e ben selezionati, su obiettivi che ci garantiscano nuove primavere e
regole certe, capacita' di pagare di persona e determinazione caparbia di
metterla sul serio la nonviolenza al potere.
Rita Borsellino e' l'obiettivo mirato della nostra inesauribile speranza.
Da vecchi nonviolenti, a volte stanchi di tanto sperare purtroppo spesso
ingannato, facciamo un appello a voi giovani di Sicilia e di tutta Italia:
"Mobilitatevi con tutte le vostre forze per Rita Borsellino e la splendida
terra di Sicilia. Vi preghiamo: puntate dritto al cambio in Sicilia, un
cambio che garantira' futuro alla meravigliosa gioventu' siciliana perche'
con lei al potere ci sara' la Maesta' della nonviolenza e della legalita'".
Da credenti impegnati nell'organizzare la speranza in tutta Italia e nel
nostro dilaniato Mezzogiorno facciamo un appello a tutte le suore, gli
istituti religiosi, i movimenti, le associazioni, le parrocchie, per i quali
abbiamo tanto camminato in questi anni, condividendo le gioie e le speranze,
vi preghiamo: "Puntate con fiducia grata ad una donna che della Maesta'
della nonviolenza e della legalita' ha fatto la sua ragione di vita. Vi
garantisco di persona: non solo non resterete delusi ma ritroverete la gioia
della partecipazione democratica, del senso delle Istituzioni e la Maesta'
del servizio che si sostituisce al potere.
Come potrebbe dire don Tonino Bello: "Il grembiule e la toga", ovvero il
servizio e la legalita'. Grazie anche a tutti i martiri della Sicilia,
testimoni per noi del servizio e della legalita'.

3. APPELLI. PER IL DUE GIUGNO
[Presentiamo nuovamente - aggiungendo le piu' recenti adesioni pervenute -
l'appello per il 2 giugno festa della Costituzione, senza l'abusiva parata
militare, scritto da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) e
sottoscritto gia' da numerose persone]

Signor Presidente della Repubblica,
insieme ai nostri vivi auguri per il Suo alto compito, Le rivolgiamo una
calda richiesta, che viene dal popolo della pace, di festeggiare il prossimo
2 giugno come vera festa della Costituzione, come festa del voto popolare
che ha voluto la Repubblica e eletto la Costituente, e niente affatto come
festa militare.
Ammessa, per amore di dialogo, e non concessa la necessita' dell'esercito -
che noi come tale discutiamo (tra esercito e polizia democratica la
differenza e' essenziale, come tra la violenza e la forza, la forza omicida
e la forza non omicida) - esso non e' assolutamente il simbolo piu' bello e
vero della patria, non e' l'esibizione giusta per il giorno della festa
della Repubblica: nell'ipotesi piu' benevola, e' soltanto una triste
necessita'.
La parata militare e' brutta tristezza e non e' festa. La parata delle armi
non festeggia la vita e le istituzioni civili del popolo, non dimostra
amicizia verso gli altri popoli, non e' saggezza politica. Non e' neppure un
vero rispetto per chi, sotto le armi, ha perso la vita.
Rispettando le diverse opinioni, e' un fatto inoppugnabile che l'esercito
non ha avuto alcuna parte nell'evento storico del 2 giugno 1946, quando
unico protagonista e' stato il popolo sovrano e l'azione democratica
disarmata: il voto.
Nella festa del 2 giugno l'esercito e' fuori luogo, occupa un posto che non
e' suo.
*
Primi firmatari: Enrico Peyretti, Lidia Menapace, Anna Bravo, Giancarla
Codrignani, Angela Dogliotti Marasso, Alberto L'Abate, Marco Revelli, Luigi
Sonnenfeld, Gianguido Crovetti, Michela Vitturi, Patrizia Rossi, Alessandra
Valle, Gennaro Varriale, Clara Reina, Enzo Arighi, Fabio Ragaini, Pasquale
Pugliese, Nella Ginatempo, Stefano Longagnani, Martina Pignatti Morano,
Ilaria Giglioli, Francesca Vidotto, Simone D'Alessandro, Carlo Corbellari,
Franca Maria Bagnoli, Mario Signorelli, Lucia Ceccato, Nandino Capovilla,
Maria G. Di Rienzo, Carlo Minnaja, Melo Franchina, Carmine Miccoli, Doriana
Goracci, Mariagrazia Campari, Stefano Dall'Agata, Enea Sansi, Alfredo Izeta,
Claudia Cernigoi, Michele de Pasquale, Antonio Sorrentino, Aldo e Brunella
Zanchetta, Roberto Fogagnoli, Franco Borghi, Enza Longo, Annalisa Frisina,
Alessandro Cicutto, Marcella Bravetti, Giuliana Beltrame, Giuliano Cora',
Mariangela Casalucci, Mao Valpiana, Margherita Del Bene, Sergio Giorni,
Claudia Marulo, Dario Cangelli, Carlo Ferraris, Danila Baldo, Gino Buratti,
Marco Tarantini, Elisabetta Donini, Francesco Cappello, Donato Zoppo,
Antonella Sapio, Franca Franchini, Franco Franchini, Francesco D'Antonio,
Maurizio Campisi, Letizia Lanza, Adriana Mascoli, Francesco Boriosi,
Agostino Regnicoli, Assunta Signorelli, Maria Edoarda Trillo', Giovanni
Sarubbi, Angela Lostia, Antonia Sani, Lidia Maggi, Renzo Craighero, Antonio
Campo, Franco Bardasi, Giancarlo Nonis, Maria Laura Massai, Piergiorgio
Acquistapace, Maria Teresa Pellegrini Raho, Tiziano Tissino, Antonio
Dargenio, Mirella Sartori, Pierpaolo Loi, Sergio Vergallito, Alessandra De
Michele, Luisa Gissi, Margherita Moles, Bortolo Domenighini, Norma
Bertullacelli, Giuseppe Pavan e Carla Galetto, Giorgio Grimaldi, Giovanni
Santoruvo, Paolo Rosa', Sashinka Gorguinpour, Alidina Marchettini, Luca
Bolognesi, Edoardo Daneo, Patrizia Parodi, Antonio Bianciardi, Francesco
Pavanello, Riccardo Borgioli, Leila d'Angelo, Alberto Procaccini, Giorgio
Gallo, Giuseppina Catalano, Pasquale Iannamorelli, Maria Rosaria Mariniello,
Luigi Pirelli, Osvaldo Ercoli, Rodolfo Carpigo, Pierluigi Ontanetti, Bruno
Fini, Marco A. Lion, Anna Maria Bruzzone, Massimo Dalla Giovanna, Bruno
(Alberto) Simoni, Fabio Corazzina, Sofia Del Curto, Sandra Cangemi, Giuseppe
Reitano, Katia Bouc, Lucilla Mancini, Giuliana Cupi, Tommaso Gamaleri,
Alberta Pongiglione, Alessandro Gamaleri, Daniele Dalmazzo, Daniela
Musumeci, Claudia Berton, Cristiano Rodighiero, Francesca Mele, Massimiliano
Carra, Luciano Ghirardello, Irene Campari, Gianluca Carmosino, Evelina
Savini, Maria Pia Simonetti, Giuliano Falco, Laura Picchi, Andrea Picchi,
Marcella Fasciolo, Carlo Olivieri, Gabriele Aquilina e Elena Dall'Acqua,
Carlo Schenone, Silvano Tartarini, Maria Stella Ruffini, Maurizio Berni,
Agnese Manca, Elisabetta Badessi, Francesco Fiordaliso, Vito Correddu,
Pierangelo Monti, Annamaria Rivera, Antonino Drago, Gianfranco Laccone,
Michele Stragapede, Giacomo Grasso, Floriana Lipparini, Chiara Cavallaro,
Albino Bizzotto, Marcello Storgato, Fabrizio Canaccini, Marta Giraudo,
Flavia Neri, Giusi Lauro, Paola Bientinesi, Andrea Maggi, Marco Giubbani,
Lucia Salemi, Marco Mamone Capria, Alberto Trevisan, Tiziana Bonora, Roberto
Varone, Maria Luisa Paroni, Chiara Pedersoli, Eugenio Lenardon, Paola
Vallatta, Davide Ballardini, Rosa Graziuso, Eleonora Parlanti, Antonio
Ariberti, Simone Mantia, Francesca Vecera, Osvaldo Dino del Savio, Barbara
Todaro, Costanza Vecera, Augusta De Piero, Renato Mirabile, Elena Malan,
Ronal Mirabile, Dina Losi, Michele Gramazio, Franco Verderi, Giuseppe
Gonella, Silvia Trombetta, Luca Giusti, Gigi Perrone, Silvia Vienni, Piero
Coltelli, Margherita Granero, Roberta Ronchi, Ezio Bertaina, Rosaria
Lombardi, Anna Culpo e Andrea Piazza, Andrea Montagner, Roberto Vignoli,
Marneo Serenelli, Giuliano Pontara, Sara Michieletto, Elvio Arancio, Luisa
Mondo, Carla Capella, Daniele Biagiotti, Attilio Aleotti, Gianpaolo
D'Errico, Silva Falaschi, Antonio Versari, Daniele Vasta, Cristina Ferrando,
Daniele Todesco, Renato Solmi, Alfredo Panerai, Giovanni Pellegrini Raho,
Tarcisio Alessandrini, Francesco Lo Cascio, Pio Russo Krauss, Alberto
Marcone, Tommasina Squadrito, Lucia Russo, Tiziano Cardosi, Maria Perino,
Stefano De Guido, Vincenzo Dipierro, Fabiola Campillo, Guy Fontanella,
Teresa Maria Sorrentino, Sante Gorini, Daniela Giammarco, Pina Garau,
Roberta Consilvio, Gaetano Pascoletti, Isabella Sardella Bergamini, Carla
Pellegrini Raho, Anna Maria Livierato, Franco Capelli, Beatrice Dolci,
Giovanni Zardi, Maurizio Peresani, Donatella Cortellini, Mauro Venturini,
Marisa Mantovani, Guido Cristini, Sergio Mandolesi, Cinzia Abramo, Simona
Venturoli, Francesca Ortali, Simona Morello, Silvia Munari, Paolo
Bertagnolli, Carla Guerra e Massimo Zesi, Carmine Ferrara, Maria Amalia
Girardi, Antonio Giuffre', Dario Scarpati, Claudia Tessaro, Illia
Martellini, Roberto Guelpa, Alessandro Pesci, Roberto Saba, Micol Dell'Oro,
Gisella Bordet, Stefano Montani, Maria Pia Cortellessa, Giuliano Spinelli,
Giovanni Mandorino, Antonio Peratoner, Susanna Neuhold, Alfredo Panerai,
Stefano Mazzucco, Alessio Di Florio, Caterina Lusuardi, Graciela De La Vega,
Giacomo Alessandroni, Mauro Migliazzi, Daniela Este, Davide Morano, Luca
Paseri, Roberto Benvenuti, Renato Moschetti, Romano Martinis, Francesco
Aroldi, Daniela Occelli, Modesta Colosso, Elena Cianci, Giorgio Beretta,
Alessandra Principini, Silvia Giamberini, Luca Agnelli e Samuela Bozzoni,
Claudio Dalla Mura, Elio Rindone, Giuliana Bertola Maero, Annamaria Pistoia,
Paolo Brentegani, Manuel Marabese, Norma Bertullacelli, Laura Caradonna,
Giovanni Russotto, Paolo Vitali, Tilde Giorgi, Andrea Maffei, Marino Renda,
Daniele Oian, Pino Ficarelli, Cosimo Magnelli, Antonio Mancini, Fiorella
Rambaudi, Cesira Lupo, Claudia Berlucchi, Fabrizio Bianchi, Lulu' Ortega
Madrigal, Roberto Gallo, Fulvio Cesare Manara, Salvino Franchina, Davide
Scaccianoce, Luca Kocci, Stefano Terzi e Stefania Vergnani, Giandomenico
Potestio; Sara Panzeri, Antonella Litta, Giovanni Fiorentini, Stefano
Barbacetto, Vittorio Di Munzio, Gabriella Grasso, Amedeo Tosi, Dorella
Battistella, Radesca Dominguel, Marco Gorini, Roberta Peyrot, Simone
Puggelli, Salvatore Nasca, Anna Castelnuovo e Elio Pianezzola, Barbara
Tozzi, Rossana Montecchiani, Secondo Ferioli, Anna M. Guantario, Fiamma
Negrini, Donatella Sacco, Igor Lazzarini, Pasquale De Sole, Luciano
Militello, Alberto Giannini, Luca Villa, Giustina Diligenza, Gianfranco
Frascione, Maria Margherita Gaetani di Laurenzana, Claudia Tessaro, Luisa
Morgantini, Edoardo Nucci, Artusa Maria Antonietta, Angela Nucci, Patrizio
E. Tressoldi, Mariella Lecchi, Giacomo Ambrosino, Mario Polizzi, Francesco
Gana, Sergio Dalmasso, Annarita Cardarelli...
*
Per aderire all'iniziativa: scrivere lettere recanti il testo dell'appello
al Presidente della Repubblica (all'indirizzo di posta elettronica:
presidenza.repubblica at quirinale.it, ricordando che si deve firmare con il
proprio nome, cognome e indirizzo completo, altrimenti le lettere non
vengono prese in considerazione), e comunicare a "La nonviolenza e' in
cammino" (e-mail: nbawac at tin.it) di avere scritto al Presidente.

4. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: VOCI PER UN DIZIONARIO ANTIMAFIA: MOVIMENTO
CONTADINO E SINDACALE
[Dal sito del Centro Impastato (per contatti: via Villa Sperlinga 15, 90144
Palermo, tel. 0916259789, fax: 091348997, e-mail: csdgi at tin.it, sito:
www.centroimpastato.it) riprendiamo il seguente testo pubblicato su
"Narcomafie", n. 2, febbraio 2005. Umberto Santino ha fondato e dirige il
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da
decenni e' uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i
suoi complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di
questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra
economia, politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura
di), L'antimafia difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza
programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi,
Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa
mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio
Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote.
Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli,
Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro
la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra,
progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia
mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per
l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi,
paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti
nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La
democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione
delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la
legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e
il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni
nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento
antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo
studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000. Su
Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve
rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su questo stesso
foglio nei nn. 931-934]

Le lotte contadine possono considerarsi l'esempio piu' rilevante di un
movimento di massa che nelle sue varie fasi ha sostenuto un lungo e
sanguinoso scontro con la mafia, ottenendo risultati significativi ma
concludendosi con una sostanziale sconfitta, fino alla dissoluzione finale
nell'emigrazione.
Il movimento contadino si scontra con la mafia, e innesca la sua sanguinosa
reazione, perche' si batte per il miglioramento delle condizioni di vita, la
riforma dei contratti agrari e la riforma fondiaria, la partecipazione
democratica, toccando gli interessi dei proprietari terrieri e dei mafiosi,
in buona parte affittuari dei latifondi (gabelloti) o monopolisti di risorse
fondamentali come l'acqua. In tutta la storia del movimento contadino in
Sicilia il ricorso alla violenza e' stato una costante e si puo' dire che
sia stato legittimato attraverso l'impunita'. Talvolta la violenza mafiosa
si e' coniugata con quella istituzionale, nell'intento comune di
salvaguardare assetti di potere messi in forse dalle organizzazioni
contadine, sia sindacali che di partito (spesso le due dimensioni si
sovrapponevano e coincidevano).
Il movimento contadino si sviluppa nella societa' siciliana fin dall'ultimo
decennio del XIX secolo, con i Fasci siciliani (1891-'94), riprende negli
anni precedenti e successivi alla prima guerra mondiale e vive la sua fase
piu' alta nel secondo dopoguerra.
*
I Fasci siciliani: un fenomeno composito
In che senso e' possibile dire che fin dall'inizio delle lotte contadine,
cioe' dai Fasci siciliani, tale lotta e' "antimafia"? "Per i Fasci ci sono
almeno tre ragioni, e tutte di fondo, che consentono di sostenere che essi,
in gran parte, sono a pieno titolo il primo esempio di lotta organizzata
contro la mafia: 1) i Fasci sono un movimento per la riforma dei rapporti di
lavoro e per il rinnovamento delle amministrazioni locali e si scontrano
duramente con un assetto di potere di cui la mafia e' parte integrante; 2) i
Fasci si posero coscientemente il problema della mafia, anche come risposta
all'accusa di essere associazioni di malfattori, escludendo nei loro statuti
mafiosi e criminali, accettando solo piccoli pregiudicati in un'ottica di
recupero sociale; 3) il movimento dei Fasci fu stroncato sanguinosamente per
l'azione congiunta delle istituzioni e della mafia. La repressione si spiega
con il fatto che i Fasci furono in realta' e nella percezione degli strati
conservatori un atto di ribellione, di lesa maesta' nei confronti del potere
istituzionale e della signoria territoriale degli agrari e dei mafiosi e
pertanto meritevoli della sanzione piu' dura: la morte di molti militanti,
lo scioglimento delle organizzazioni, il processo e la punizione per i
responsabili" (Santino 2000, p. 24).
Tale valutazione non vale per tutti i Fasci, ma solo per quelli che
rappresentano, almeno fino a un certo punto, la maggioranza e fanno piu' o
meno coerentemente riferimento alle indicazioni programmatiche della
nascente organizzazione socialista. Accanto ad essi ci furono i cosiddetti
"Fasci spuri", frutto piu' che altro di conflittualita' locali, e alcuni di
essi risultano organizzati dai mafiosi, con l'intento di cavalcare la
protesta sociale, manovra che si ripetera' anche in fasi successive delle
lotte contadine.
La base sociale dei Fasci era costituita da contadini (braccianti, mezzadri,
piccoli proprietari), da operai (zolfatai, edili, addetti all'industria
manifatturiera) e da altri strati sociali: artigiani, elementi della piccola
borghesia. Sul numero dei Fasci, presenti in tutte le province siciliane,
con le punte piu' alte a Palermo, Agrigento e Catania, abbiamo valutazioni
diverse (da 144 a 175), cosi' pure sul numero dei soci (da 300 a 400.000
secondo la polizia a 100-200.000 secondo valutazioni piu' caute).
L'organizzazione era a meta' strada tra sindacato e partito: "sintesi di
lega della resistenza esercitante un'azione sindacale finalizzata al
raggiungimento di obiettivi specifici (miglioramenti salariali, revisione
dei patti agrari ecc.) e organizzazione politica attivamente impegnata sul
terreno della propaganda per la crescita della coscienza politica dei
lavoratori, preludio alla conquista del potere da conseguirsi anche
attraverso la partecipazione alle competizioni elettorali" (Fedele 1994, p.
17). I Fasci piu' numerosi, per esempio quello di Palermo (4.734 iscritti
secondo la polizia, 10.000 secondo altre fonti), avevano un'organizzazione
capillare e si configuravano come un sistema di controllo alternativo del
territorio in cui operavano. Particolarmente rilevante il ruolo delle donne
che in alcuni paesi (per esempio a Piana dei Greci, poi Piana degli
Albanesi) costituirono Fasci di sole donne.
La nascita di un movimento cosi' ampio, in una realta' considerata
periferica e precapitalistica come la Sicilia, suscito' l'interesse dei
maggiori dirigenti e studiosi del movimento operaio, da Engels a Labriola, a
Turati. Significativa la posizione di Antonio Labriola, inizialmente avverso
ai Fasci ma che in seguito li considerera' "il primo grande movimento di
massa proletaria che si sia visto in Italia". Il giudizio degli storici e'
variegato: Salvemini li giudica una riedizione delle vecchie jacqueries;
Croce trova sorprendente che essi si siano sviluppati nella regione "meno
industrializzata, la meno progredita"; Romano parla di un'organizzazione in
forme moderne; Ganci di "fase infantile" che mescola escatologia contadina e
riformismo legalitaristico; Renda e Giarrizzo danno giudizi articolati,
collegandoli a una crisi capitalistica e non a un contesto sociale segnato
dall'arretratezza (Santino 2000, pp. 33-38).
La parabola dei Fasci si consuma in pochi anni: dal maggio del 1891, in cui
si costitui' il Fascio di Catania, al gennaio del 1894 in cui viene emanato
il decreto di scioglimento. La fase piu' intensa dura ancora meno: si apre
nel gennaio del 1893, con la strage di Caltavuturo, e si chiude con le
stragi del dicembre '93 e gennaio '94: 108 morti in un solo anno.
La fase piu' matura dei Fasci coincide con il congresso minerario di Grotte
dell'ottobre 1893 e con lo sciopero agrario da agosto a novembre '93. Al
congresso minerario parteciparono circa 1.500 persone, fra operai e piccoli
produttori. I minatori chiedevano che fosse elevata a 14 anni l'eta' minima
dei fanciulli che lavoravano nelle zolfare (i carusi, soggetti a uno
sfruttamento di tipo schiavistico che suscito' l'indignazione dell'opinione
pubblica e ispiro' molte pagine di denuncia), la diminuzione dell'orario di
lavoro, la fissazione di un salario minimo; i piccoli produttori chiedevano
misure per sottrarsi allo sfruttamento dei grossi proprietari. Non ci fu il
tempo di organizzare il movimento dei minatori perche' i Fasci vennero
sciolti all'inizio del 1894.
Lo sciopero agrario veniva dopo il congresso di Corleone del luglio
precedente che delibero' i "patti di Corleone", che segnano l'atto di
nascita del moderno sindacalismo contadino. Lo sciopero vide la
partecipazione di 50.000 persone, secondo la stampa, ma in realta' furono di
piu', e fu un grande esempio di democrazia sindacale: i contadini si
riunivano per elaborare le richieste e per esaminare gli accordi. Furono
stilati degli accordi locali.
Il governo nazionale, con la presidenza di Giolitti, aveva tentato la carta
della criminalizzazione del movimento, inviando il capo della polizia
Sensales per condurre accertamenti sui soci dei Fasci (che si conclusero con
la registrazione delle incriminazioni per "attentato alla liberta' del
lavoro", cioe' per la partecipazione a scioperi e manifestazioni e
l'organizzazione di picchettaggi), facendo arrestare moltissimi dirigenti e
militanti, ma escludendo l'uso delle armi e rimbrottando gli ufficiali che
avevano ordinato di sparare contro i dimostranti. Nel novembre del '93 a
Giolitti succede Crispi, che accoglie la richiesta degli agrari
dell'intervento militare. L'ultima fase dei Fasci e' segnata da
manifestazioni per la questione delle tasse e da una repressione sanguinosa
(sparano i soldati e i campieri mafiosi: sono uccisi 92 popolani e un solo
soldato), preludio al provvedimento di scioglimento dei Fasci del 3 gennaio
1894. Vengono effettuati arresti in massa, sono sciolti i consigli comunali
progressisti e i capi dei Fasci vengono processati da tribunali di guerra.
L'accusa e' aver complottato contro lo Stato, al soldo di nazioni straniere.
Durante i processi le figure dei principali dirigenti (Nicola Barbato,
Bernardino Verro, Giuseppe De Felice, Rosario Garibaldi Bosco, Giacomo
Montalto) risaltano per la loro dignita' e i difensori d'ufficio li
difendono convinti delle loro ragioni. De Felice li ringrazia: "vennero
sconosciuti al carcere, uscirono fratelli nostri" (Santino 2000, p. 74). Le
condanne sono pesanti. La prima ondata del movimento contadino si conclude
con la piu' dura delle repressioni e con il ribadimento del potere degli
agrari e dei mafiosi, coperti dalle forze governative. Negli anni successivi
si avra' un imponente flusso migratorio: circa un milione di persone
lascera' la Sicilia, su una popolazione di tre milioni e mezzo. Un vero e
proprio dissanguamento che caratterizzera' anche le fasi successive delle
lotte sociali in Sicilia.
*
Lotte alla mafia e per la democrazia prima dell'avvento del fascismo
Le lotte contadine riprendono negli ultimi anni del XIX secolo e nei primi
anni del '900 e vanno incontro a nuove repressioni (nell'agosto del 1905 a
Grammichele le forze dell'ordine sparano durante una manifestazione contro
le tasse comunali: 13 morti e 60 feriti). La nuova fase di lotta e'
caratterizzata dalla sperimentazione delle "affittanze collettive", cioe' i
contratti di affitto stipulati tra proprietari terrieri e cooperative
contadine. Attivi, oltre ai socialisti, sono i cattolici, su ispirazione di
Luigi Sturzo. Le affittanze collettive si svilupparono in quattro regioni
d'Italia: Sicilia, Emilia, Piemonte e Lombardia. I dati del 1906 vedono in
testa la Sicilia, con 53 affittanze a conduzione divisa, per una superficie
agraria di 39.800 ettari e con 15.900 soci.
L'affittanza collettiva siciliana era legata al latifondo e aveva lo scopo
di sostituire il gabelloto parassitario, quasi sempre coincidente con
soggetti mafiosi. Mentre altrove gli associati erano soprattutto braccianti,
in Sicilia la massa dei soci era costituita da lavoratori che aspiravano ad
avere un loro pezzo di terra. Cattolici e socialisti avevano strategie
diverse (i primi vedevano le affittanze collettive come un momento di
un'azione a sostegno dei piccoli produttori, i secondi miravano alla
socializzazione delle terre), ma sul piano concreto la scelta della
conduzione divisa andava incontro alla fame di terra dei contadini
siciliani. Piu' netta la divisione nel confronto con gli agrari, gestito dai
socialisti come lotta di classe, mentre i cattolici avevano una visione
interclassista. Le affittanze per i socialisti erano il frutto piu'
significativo dell'azione congiunta tra la lega (organizzazione
politico-sindacale) e la cooperativa (organizzazione economica); i cattolici
si adoperarono soprattutto per sostenere le affittanze con la rete
creditizia costituita attraverso le casse rurali e le banche diocesane,
riuscendo ad offrire ai proprietari condizioni migliori di quelle offerte
dai socialisti.
I proprietari terrieri erano contrari alle affittanze collettive, non tanto
per ragioni economiche, che li avrebbero portati a preferire le affittanze
ai gabelloti, quanto per ragioni di potere: le affittanze stimolavano lo
sviluppo di una coscienza sociale nuova, un nuovo protagonismo delle masse
contadine e questo era visto come un pericolo per la perpetuazione di un
potere consolidato, gestito da agrari e affittuari mafiosi.
Abbiamo accennato alle casse rurali cattoliche. Esse erano nate in Veneto
nell'ultimo decennio dell'800 e in Sicilia se ne contavano 145 nel 1906. Con
tale strumento creditizio i contadini piccoli produttori, i piccoli
commercianti e gli artigiani potevano sottrarsi al prestito usurario. Solo
nel 1906 si apri' una sezione di credito agrario presso il Banco di Sicilia
che avvio' una collaborazione con la Federazione siciliana delle
cooperative.
Le iniziative del movimento contadino innescarono ancora una volta la
violenza mafiosa. Si comincia a Corleone, con l'uccisione nel 1905 del
bracciante Luciano Nicoletti e nel 1906 del medico Andrea Orlando, che
sosteneva le lotte contadine per le affittanze collettive e per il rinnovo
dell'amministrazione comunale. Nel 1911 a Santo Stefano Quisquina viene
ucciso Lorenzo Panepinto, dirigente dei Fasci e del Partito socialista, uno
dei protagonisti delle lotte contadine. Nel 1915 si ritorna a Corleone con
l'omicidio di Bernardino Verro, condannato come dirigente dei Fasci ed
eletto sindaco nel 1914. I processi agli incriminati dei delitti Panepinto e
Verro si concludono con l'assoluzione. I due processi sono marcati da fatti
inquietanti: nel primo si ritira la parte civile, nel secondo si ritira la
pubblica accusa, spianando la strada all'impunita' degli accusati.
La prima guerra mondiale diede un duro colpo alle affittanze collettive,
poiche' molti dei soci furono chiamati al fronte, e la lievitazione della
richiesta di generi alimentari per i soldati avvantaggio' proprietari e
gabelloti. Ai soldati al fronte il governo promise che sarebbe stata data la
terra: la ricompensa per il valore dimostrato durante la guerra. Ma in
realta' non ci fu una riforma agraria, furono emanati alcuni provvedimenti
per la concessione delle terra incolte e malcoltivate (decreti Visocchi e
Falcioni).
Finita la guerra, in Sicilia riprende il movimento contadino. Operano varie
componenti: le associazioni di combattenti e reduci, le organizzazioni
cattoliche del Partito popolare (sindacati, cooperative, casse rurali), i
socialisti riformisti, con le camere del lavoro, le leghe, le cooperative e
le casse agrarie, i socialisti rivoluzionari. In varie zone dell'isola
vengono organizzate le occupazioni delle terre. Si ricorre ancora alla
violenza. Nel 1919 viene ucciso a Corleone l'assessore comunale Giovanni
Zangara, a Prizzi cade il segretario della Lega contadina Giuseppe Rumore.
Nell'ottobre dello stesso anno a Riesi, in provincia di Caltanissetta, su
ordine del commissario Messana, che ritroveremo negli anni '40, all'epoca
della strage di Portella della Ginestra, le forze dell'ordine sparano sui
contadini che chiedono l'espropriazione dei latifondi: 15 morti e 50 feriti.
E' il primo di una serie di massacri compiuti dalle forze dell'ordine nel
biennio 1919-1920 : 3 morti a Terranova (l'attuale Gela), 9 morti a
Randazzo, 6 morti a Catania, 2 morti a Centuripe, 4 morti a Comiso. Nel 1920
vengono uccisi Nicolo' Alongi e Giovanni Orcel. Il primo e' una delle figure
piu' significative del movimento contadino, il secondo e' il segretario dei
metalmeccanici di Palermo. Insieme avevano sperimentato le prime forme di
lotta comune tra contadini e operai.
Negli anni precedenti l'avvento del fascismo in Sicilia lotta contro la
mafia e per la democrazia si mescolano. Dove e' presente la mafia la
reazione al movimento contadino e' capitanata dai mafiosi, che intrecciano
la loro azione con lo squadrismo di combattenti e nazionalisti; altrove,
nella Sicilia orientale, si formano squadre nazionaliste e fasciste sul
modello continentale. Nel 1921 e nel 1922 in Sicilia occidentale cadono
dirigenti e militanti del movimento contadino (tra cui Vito Stassi a Piana
dei Greci, Sebastiano Bonfiglio a Monte San Giuliano, l'attuale Erice) e
vengono devastate e incendiate sedi sindacali e di partito; nella Sicilia
orientale si susseguono gli scontri (a Ragusa 4 morti e 66 feriti, a Modica
6 morti e 4 feriti) e gli amministratori socialisti dei comuni di Modica,
Vittoria, Comiso e Augusta sono costretti a dimettersi in seguito agli atti
di violenza delle squadre fasciste. A maggio del '22 a Vittoria i fascisti
uccidono un giovane comunista, feriscono alcuni operai e bruciano la sede
del Partito comunista, nato l'anno prima al congresso di Livorno. Il
fascismo si avvia alla vittoria e la sconfitta del movimento contadino e'
sanzionata dal decreto dell'11 gennaio 1923 con cui vengono revocate le
concessioni dei latifondi alle cooperative contadine. Vengono sciolte tutte
le organizzazioni non fasciste e dirigenti e militanti vengono condannati
dal tribunale speciale al carcere o al confino.
*
Le lotte del secondo dopoguerra
Gli Alleati sbarcano in Sicilia il 10 luglio del 1943 e la guerra nell'isola
e' gia' finita alcune settimane dopo (il 17 agosto). Si e' attribuito un
ruolo decisivo o significativo alla mafia nello sbarco, ma studi recenti
tendono a ridimensionarlo. In realta' la mafia, che riprende la sua
attivita' in quel periodo, ha avuto una grande importanza nel controllo
sociale e politico della Sicilia nel doposbarco e nel dopoguerra (Santino
2000, p. 131).
Il movimento contadino siciliano del secondo dopoguerra e' stato considerato
come una vera e propria lotta di liberazione (Renda 1979, p. 559) e in
realta' esso e' stato cosi' complesso (coniugando lotta politica e lotta
economico-sociale), ha coinvolto masse cosi' grandi e ha avuto una durata
cosi' rilevante da assumere dimensioni e caratteri da epopea popolare
(Santino 2000, p. 139).
Tenendo conto degli obiettivi possiamo distinguere tre fasi: la prima: lotta
per i granai del popolo e per l'applicazione del decreto Gullo sulla
divisione del prodotto (1944-'45); la seconda: lotta per l'assegnazione
delle terre incolte e malcoltivate (1945-'49); la terza: lotta per la
riforma agraria (1949 - primi anni '50).
Gia' nel '44 si hanno le prime vittime. Nel maggio, a Regalbuto, in
provincia di Enna, durante un raduno separatista (agrari e mafiosi per
condizionare il quadro politico ricorrono strumentalmente al ricatto
separatista e propongono che la Sicilia diventi la quarantanovesima stella
della bandiera americana), cade ucciso Santi Milisenna, segretario della
Federazione comunista provinciale. Ad agosto viene ucciso, in provincia di
Palermo, Andrea Raia, organizzatore comunista e membro del comitato di
controllo dei granai del popolo. A settembre, a Villalba, nel regno del
capomafia Calogero Vizzini, durante un comizio tenuto dal neosegretario
regionale comunista Girolamo Li Causi, i mafiosi sparano e feriscono Li
Causi. Il 19 ottobre a Palermo, durante una manifestazione contro il
carovita, i soldati sparano sulla folla: ufficialmente 19 morti e 108
feriti, secondo il Comitato di liberazione 30 morti e 150 feriti. Alla fine
del '44 e agli inizi del '45, soprattutto nella Sicilia orientale, ci sono i
moti antileva, contro la chiamata alle armi. In alcuni comuni si proclamano
repubbliche popolari autonome. A Comiso gli scontri piu' gravi: 19 morti tra
i rivoltosi e 15 tra i militari.
I granai del popolo furono istituiti per l'ammasso obbligato del grano per
fronteggiare il fabbisogno alimentare e furono apertamente boicottati da
agrari e mafiosi, spalleggiati dal Mis (Movimento per l'indipendenza della
Sicilia) e con la copertura dei democristiani.
Nell'ottobre del '44 il ministro dell'Agricoltura, il comunista calabrese
Fausto Gullo (al governo nazionale era la coalizione antifascista, formata
da democristiani, socialisti e comunisti) emana alcuni decreti che mirano a
migliorare le condizioni di vita dei contadini. I due decreti piu'
importanti riguardano la ripartizione dei prodotti nei contratti di
mezzadria e la concessione delle terre incolte e malcoltivate ai contadini
associati in cooperativa.
Le agitazioni per l'attuazione del decreto Gullo sulla divisione dei
prodotti (il 60% ai contadini coltivatori, il 40% ai proprietari)
cominciarono nell'estate del '45. Protagonisti sono i mezzadri dei paesi
delle province di Agrigento, Enna, Caltanissetta e Palermo. Sono i paesi dei
Fasci siciliani, ora sotto la guida di socialisti e comunisti. Si lotta per
l'applicazione di una legge nazionale, ma i padroni e le stesse forze
dell'ordine dicono che questa legge non c'e', e' un'invenzione dei
comunisti. Una circolare del ministro ai prefetti non riesce a cambiare la
situazione. Sulle aie si hanno scontri e incidenti. Uomini armati
intervengono per impedire la ripartizione del prodotto a 60 e 40.
Carabinieri e polizia si schierano a favore dei proprietari. Su iniziativa
dei democristiani, e con l'avallo dell'Alto Commissario per la Sicilia, il
democristiano Salvatore Aldisio, nel giugno del '45 si arriva a un accordo
tra Federterra regionale e Unione regionale degli agricoltori che vanifica
in gran parte il decreto Gullo. I mezzadri in lotta respingono l'accordo
giudicandolo una truffa. Si stipula un nuovo accordo, piu' favorevole ai
mezzadri. Alle trattative partecipa come osservatore il rappresentante della
neonata Federazione nazionale dei coltivatori diretti (la Coldiretti), di
chiara ispirazione democristiana, creata per rompere il fronte contadino.
Mentre le lotte mezzadrili riguardarono solo alcune province, le lotte per
la concessione delle terre si estesero su tutto il territorio siciliano e ad
occupare le terre non furono soltanto i contadini che facevano riferimento
al socialcomunismo ma anche i democristiani. Non ci fu una contrapposizione
frontale, ma i contrasti politici ricalcavano le differenze di classe: con i
democristiani erano i contadini benestanti, con i socialisti e i comunisti i
contadini poveri e i braccianti. I risultati delle agitazioni non mancarono:
dai 2.221 ettari concessi nel 1944 si passo' a 10.182 ettari nel '45, e si
arrivo' a 86.420 ettari nel '52.
Negli anni '45 e '46 la violenza mafiosa si fa sentire piu' volte: cadono i
sindacalisti Nunzio Passafiume, Agostino D'Alessandro, Giuseppe Scalia,
Nicolo' Azoti, i sindaci socialisti Gaetano Guarino, Pino Camilleri, i
contadini Giovanni Castiglione, Girolamo Scaccia, Giuseppe Biondo, i
fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo, Paolo Farina. Ci sono
anche vittime del fuoco delle forze dell'ordine durante scioperi e
manifestazioni: 2 morti a Palermo, mentre a Caccamo, in provincia di
Palermo, nell'agosto del '46 per questioni riguardanti l'ammasso del grano
c'e' uno scontro di tre giorni tra contadini, carabinieri e agenti di
pubblica sicurezza. Il bilancio e' gravissimo: 20 morti e 69 feriti fra i
rivoltosi, 4 morti e 21 feriti fra le forze dell'ordine.
Il 1947 e' un anno di svolta. L'anno si apre con l'assassinio del segretario
della camera del lavoro di Sciacca e dirigente del Partito comunista
Accursio Miraglia, con l'omicidio del militante comunista Pietro
Macchiarella e con il ferimento di due operai del Cantiere navale di Palermo
ad opera dei mafiosi che controllano la mensa e il reclutamento della
manodopera. A Messina nel marzo, durante una manifestazione contro il
carovita, i carabinieri al grido di "Avanti Savoia" (in Italia c'e' gia' la
Repubblica) sparano sulla folla: 2 morti e 15 feriti.
Il 20 aprile ci sono le prime elezioni regionali (la Sicilia e' riuscita ad
ottenere un'autonomia speciale e il suo Statuto fara' parte della
Costituzione repubblicana): vincono le forze di sinistra coalizzate nel
Blocco del popolo, con il 29,13% dei voti; la Dc, che aveva avuto il 33,62%
alle elezioni per l'Assemblea costituente, ora ha solo il 20,52%. E'
evidente che la vittoria delle sinistre e' il frutto delle lotte e dei
successi del movimento contadino. La risposta non tarda a venire: il primo
maggio a Portella della Ginestra si spara sulla folla che festeggia la festa
del lavoro e la vittoria elettorale. Secondo le fonti ufficiali ci furono 11
morti e 27 feriti. La responsabilita' viene addossata ai banditi della banda
Giuliano e il ministro degli Interni, il siciliano Mario Scelba, si affretta
a dichiarare che non c'e' un movente politico. Nel corso del mese di maggio
le sinistre vengono estromesse dal governo nazionale e sia a Roma che a
Palermo vengono varati governi centristi, formati dai democristiani e dai
partiti conservatori, che furono indicati tra i mandanti della strage di
Portella. La svolta politica e' il prodotto di un intreccio tra interessi
locali, nazionali e internazionali, convergenti nella scelta anticomunista
che contrapporra' il blocco occidentale al blocco socialista.
Nel nuovo quadro politico al movimento contadino manchera' la sponda
istituzionale. La lotta per la riforma agraria vede la contrapposizione tra
organizzazioni della sinistra e organizzazioni democristiane. Nel 1948 la Dc
vince le elezioni e nel corso dello sciopero generale per l'attentato a
Togliatti si ha la scissione sindacale. Si sperimentano nuove forme di
lotta, come lo sciopero a rovescio, con l'aratura e la semina; nel 1949 il
movimento si diffonde in tutto il Mezzogiorno e i manifestanti si scontrano
con la Celere, la polizia creata da Scelba in funzione antioperaia e
anticontadina. Nell'ottobre in Calabria, a Melissa, un reparto della Celere
spara sui contadini: 3 morti e 15 feriti, tutti colpiti alle spalle. Il
Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi scende in Calabria e prende
l'impegno di dare la terra ai contadini.
Nel corso del 1950 vengono approvate due leggi di riforma parziale: la
cosiddetta legge Sila per la Calabria e la cosiddetta legge stralcio per il
Meridione e le isole. In Sicilia, dopo infinite discussioni sulla competenza
della regione, viene approvata nel dicembre dello stesso anno una legge
regionale che le opposizioni battezzarono come "controriforma agraria".
Prima dell'attuazione della legge regionale, i proprietari mettono in
vendita le terre a prezzi esorbitanti e i mafiosi intermediari le rivendono
a prezzi ancora piu' alti. La parola d'ordine del movimento "non comprare"
cadde nel vuoto: comprarono soprattutto i contadini benestanti ma anche soci
e dirigenti delle cooperative di sinistra. Le terre vendute furono 193.785
ettari e i compratori 82.281; la massa di denaro in circolazione andava da
30 a 60 miliardi di lire.
La legge regionale n. 104 del 27 dicembre 1950 prevedeva l'assegnazione
delle terre per sorteggio individuale: un chiaro invito a smantellare le
cooperative. Furono assegnati 79.290 ettari, divisi in 17.157 lotti e solo
l'11% dei 154.000 che avevano fatto richiesta riusci' ad avere un pezzo di
terra. Attraverso aggiunte e modifiche alla legge gli ettari assegnati in
tutto furono 99.049. Si trattava quasi sempre delle terre peggiori (gran
parte dei terreni era a seminativo nudo, utilizzabile solo per coltivazioni
cerealicole tradizionali) e l'Ente per la riforma agraria (Eras) si
dimostro' un carrozzone clientelare. Se si considera che le cooperative
agricole gestivano oltre 86.000 ettari con forme di autogestione che
coinvolgevano 50.000 contadini, mentre ora gli assegnatari erano 17.000,
l'insuccesso e' evidente.
L'ultima fase delle lotte contadine e' segnata ancora dalla violenza. Nel
'48 cadono i dirigenti Epifanio Li Puma, Placido Rizzotto, Calogero
Cangialosi, nel '52 cade il contadino Filippo Intile, nel '55 saranno uccisi
i sindacalisti Salvatore Carnevale e Giuseppe Spagnuolo. Per questi delitti,
come per i precedenti, non paghera' nessuno. Gli imputati dell'omicidio di
Carnevale vengono condannati in primo grado, grazie anche alle denunce della
madre Francesca Serio, ma assolti in appello. Difende i mafiosi Giovanni
Leone, avvocato di parte civile Sandro Pertini.
Negli anni '50 comincia il grande esodo dalla Sicilia: nel decennio '51-'61
partono in 386.000, nel decennio successivo gli emigrati saranno 624.000. In
vent'anni piu' di un milione su una popolazione di 4 milioni e mezzo.
Destinazione Nord Italia e Centro Europa. Sindacati e partiti di sinistra
sono dissanguati, il ruolo della mafia crescera' adattandosi alle
trasformazioni della societa' e delle lotte contadine siciliane per lunghi
anni non rimarra' neppure la memoria.
*
Riferimenti bibliografici
- Fedele Santi (a cura di), I Fasci siciliani dei lavoratori (1891-1894),
Rubbettino, Soveria Mannelli 1994.
- Renda Francesco, Il movimento contadino in Sicilia, in AA. VV., Campagne e
movimento contadino nel Mezzogiorno d'Italia dal dopoguerra a oggi, De
Donato, Bari 1979, vol. I, pp. 557-717.
- Santino Umberto, Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe
all'impegno civile, Editori Riuniti, Roma 2000.

5. RISTAMPE. ANTONIO GALDO: PIETRO INGRAO. IL COMPAGNO DISARMATO
Antonio Galdo, Pietro Ingrao. Il compagno disarmato, Sperling & Kupfer,
Milano 2004, 2006, pp. XXII + 174, euro 9,20. La vita densa, nitida e
generosa di Ingrao, che e' anche il cammino di Ingrao - un cammino sempre
piu' esplicitamente autocosciente - verso la nonviolenza. Che gioia,
compagno Ingrao, incontrarci di nuovo qui.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1304 del 23 maggio 2006

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