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La nonviolenza e' in cammino. 1308



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1308 del 27 maggio 2006

Sommario di questo numero:
1. Amico Dolci: Con Rita Borsellino
2. Il 2 giugno della repubblica, della costituzione, della pace
3. Umberto Santino: Voci per un dizionario antimafia: antimafia civile e
sociale
4. Giovanna Providenti: Julia Kristeva a Roma (e una lettera di Carla Lonzi
del 1975)
5. Riedizioni: Cesare Beccaria e riformatori lombardi, piemontesi e toscani,
Opere
6. Riedizioni: Filippo Mignini, Introduzione a Spinoza
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. AMICO DOLCI: CON RITA BORSELLINO
[Ringraziamo Amico Dolci (per contatti: amicodolci at libero.it) per questo
intervento. Amico Dolci, musicista e amico della nonviolenza, figlio di
Danilo Dolci, ne prosegue l'opera educativa e di suscitamento e
riconoscimento di umanita']

La proposta di Rita candidata alla Regione Siciliana e' un'occasione
importantissima, per tanti motivi. Provo ad accennarne qualcuno.
Innanzitutto perche' rende possibile il dimostrare (ancora una volta, anche
se non e' facile) che i politici non sono tutti uguali: quest'idea del
"tanto mangiano tutti allo stesso modo" e' uno dei piu' grossi impedimenti
alla partecipazione di ciascuno alla nostra vita democratica, le sue regole,
le sue potenzialita'.
Mettendo l'accento sul concetto di potere come "possibilita' di", "facolta'
di", "riuscire a", etc., esteso a tutti coloro che desiderano condividere un
impegno costruttivo nell'interesse di tutti, si genera nuova forza: una
forza nonviolenta che puo' aiutare a risolvere, in modo nuovo, quei problemi
che spesso venivano affidati proprio ai vecchi parassiti.
Rita e' una forza serena, libera, che difende la volonta' di scegliere
liberamente: per se' e per tutti i siciliani.
Per questo ritengo necessario che ciascuno di noi, domenica, si aggiunga
alla sua forza.

2. APPELLI. IL 2 GIUGNO DELLA REPUBBLICA, DELLA COSTITUZIONE, DELLA PACE
[Presentiamo ancora - aggiungendo le ulteriori adesioni - l'appello per il 2
giugno festa della Costituzione, senza l'abusiva parata militare, scritto da
Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) e sottoscritto gia' da
numerose persone. Per esigenze di spazio oggi non riportiamo l'elenco delle
adesioni gia' pervenute]

Signor Presidente della Repubblica,
insieme ai nostri vivi auguri per il Suo alto compito, Le rivolgiamo una
calda richiesta, che viene dal popolo della pace, di festeggiare il prossimo
2 giugno come vera festa della Costituzione, come festa del voto popolare
che ha voluto la Repubblica e eletto la Costituente, e niente affatto come
festa militare.
Ammessa, per amore di dialogo, e non concessa la necessita' dell'esercito -
che noi come tale discutiamo (tra esercito e polizia democratica la
differenza e' essenziale, come tra la violenza e la forza, la forza omicida
e la forza non omicida) - esso non e' assolutamente il simbolo piu' bello e
vero della patria, non e' l'esibizione giusta per il giorno della festa
della Repubblica: nell'ipotesi piu' benevola, e' soltanto una triste
necessita'.
La parata militare e' brutta tristezza e non e' festa. La parata delle armi
non festeggia la vita e le istituzioni civili del popolo, non dimostra
amicizia verso gli altri popoli, non e' saggezza politica. Non e' neppure un
vero rispetto per chi, sotto le armi, ha perso la vita.
Rispettando le diverse opinioni, e' un fatto inoppugnabile che l'esercito
non ha avuto alcuna parte nell'evento storico del 2 giugno 1946, quando
unico protagonista e' stato il popolo sovrano e l'azione democratica
disarmata: il voto.
Nella festa del 2 giugno l'esercito e' fuori luogo, occupa un posto che non
e' suo.
*
Per aderire all'iniziativa: scrivere lettere recanti il testo dell'appello
al Presidente della Repubblica (all'indirizzo di posta elettronica:
presidenza.repubblica at quirinale.it, ricordando che si deve firmare con il
proprio nome, cognome e indirizzo completo, altrimenti le lettere non
vengono prese in considerazione), e comunicare a "La nonviolenza e' in
cammino" (e-mail: nbawac at tin.it) di avere scritto al Presidente.

3. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: VOCI PER UN DIZIONARIO ANTIMAFIA: ANTIMAFIA
CIVILE E SOCIALE
[Dal sito del Centro Impastato (per contatti: via Villa Sperlinga 15, 90144
Palermo, tel. 0916259789, fax: 091348997, e-mail: csdgi at tin.it, sito:
www.centroimpastato.it) riprendiamo il seguente testo pubblicato su
"Narcomafie", n. 10, ottobre 2003. Umberto Santino ha fondato e dirige il
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da
decenni e' uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i
suoi complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di
questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra
economia, politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura
di), L'antimafia difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza
programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi,
Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa
mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio
Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote.
Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli,
Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro
la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra,
progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia
mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per
l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi,
paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti
nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La
democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione
delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la
legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e
il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni
nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento
antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo
studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000. Su
Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve
rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su questo stesso
foglio nei nn. 931-934]

Se per "antimafia civile" intendiamo la mobilitazione contro la mafia che
vede come attori gruppi di cittadini, piu' o meno formalmente organizzati,
anche se si ha qualche esempio in tempi piu' lontani (potremmo ricordare le
mobilitazioni dopo il delitto Notarbartolo), essa e' relativamente recente.
Si puo' piu' propriamente parlare di "antimafia sociale" per le forme di
mobilitazione e di lotta che si scontrano con la mafia nel contesto del
conflitto sociale, in particolare per le varie ondate del movimento
contadino, dai Fasci siciliani al primo e al secondo dopoguerra, ma non
mancano anche negli anni successivi esempi che legano insieme problemi
sociali e attivita' antimafia.
*
La mobilitazione della societa' civile
Negli anni '50 e '60 particolarmente significativa e' l'attivita' di Danilo
Dolci impegnato nella costruzione di un movimento popolare nonviolento, al
cui interno il tema della mafia ebbe notevole rilievo, anche con la raccolta
di documentazione sui legami con personaggi mafiosi di alcuni uomini
politici (Santino 2000, p. 225).
Si colloca negli anni '60 e '70 l'esperienza di Giuseppe Impastato,
protagonista di un'antimafia integrata, ricca di implicazioni sociali,
politiche e culturali. A un anno dal suo assassinio, avvenuto nel maggio del
1978, il Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e
successivamente intitolato a Impastato, promosse una manifestazione
nazionale contro la mafia, con la partecipazione di circa duemila persone
provenienti da varie parti del paese. Negli incontri e nei contatti
preparatori piu' volte si coglieva lo stupore di quanti pensavano che ormai
la mafia fosse un pezzo da museo o che comunque si trattasse soltanto di una
specificita' siciliana (ibidem, pp. 235-238).
Dopo l'assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo (30 aprile 1982) il
funerale civile svoltosi in piazza Politeama fu una grande manifestazione
popolare, con la partecipazione di circa 100.000 persone. Confluiscono due
correnti: il movimento pacifista, impegnato contro l'installazione dei
missili Cruise a Comiso, contro i processi di militarizzazione che
investivano pesantemente l'isola e contro la corsa al riarmo delle due
superpotenze, di cui La Torre era stato uno dei protagonisti, e il nascente
movimento antimafia formato da associazioni, partiti, sindacati, singoli
cittadini che comprendono che con il delitto La Torre la mafia ha voluto
lanciare un pesante messaggio intimidatorio alla mobilitazione in atto.
Gli atti di nascita formali di questo movimento che ben presto assume
dimensioni nazionali verranno dopo il delitto Dalla Chiesa (3 settembre
1982): a Palermo si svolgono un'assemblea nazionale degli studenti (9
ottobre), un'assemblea e una manifestazione nazionale (15-16 ottobre)
organizzate dai sindacati confederali.
L'anno dopo, il 3 settembre, si svolge una fiaccolata a cui partecipano
30.000 persone. Nel frattempo la violenza mafiosa ha colpito ancora con le
stragi di via Scobar, in cui sono morti il capitano dei carabinieri di
Monreale Mario D'Aleo e due carabinieri (13 giugno 1983) e di via Pipitone
Federico, in cui sono stati uccisi il consigliere istruttore Rocco Chinnici,
gli uomini della scorta e il portiere dello stabile (29 luglio 1983).
"Palermo come Beirut", titolano i giornali e in citta' il clima e' di guerra
permanente. Non si fanno solo fiaccolate. Si formano nuove associazioni:
l'Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia, centri studi
intitolati ai magistrati uccisi Terranova e Costa, la Lega contro la droga e
in provincia, nel cosiddetto triangolo della morte (Casteldaccia, Altavilla
Milicia, Santa Flavia), si formano dei comitati antimafia. Il movimento
comincia a diffondesi anche a livello nazionale, con iniziative in Campania,
dove lo scontro tra i gruppi camorristi produce un gran numero di morti, e
in altre regioni, come la Lombardia e il Veneto. I protagonisti sono
soprattutto studenti e insegnanti, che in Sicilia avevano cominciato a
operare dopo l'approvazione di una legge regionale successiva all'assassinio
del presidente della regione Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980).
La mafia ora viene percepita sempre piu' come un fenomeno nazionale, per la
diffusione dei suoi traffici, per i suoi rapporti con "pezzi delle
istituzioni", per l'impossibilita' di una vita democratica in una societa'
assediata dalla violenza. Il delitto Dalla Chiesa ha fatto della mafia una
"questione nazionale", come titolano i quotidiani "La Repubblica" e
"Corriere della sera" del 5 settembre 1982.
Nasce da questo clima di indignazione per lo straripare della violenza
mafiosa, interna (dal 1981 al 1983 e' in atto una sanguinosa guerra di
mafia) e soprattutto esterna, e dalle esperienze di mobilitazione il
progetto di un lavoro comune. Su proposta del Centro Impastato nel 1984 si
forma un Coordinamento antimafia che operera' per qualche anno tra mille
difficolta' per l'eterogeneita' dei soggetti che ne fanno parte:
associazioni, comitati, centri studi, riviste, sindacati, organizzazioni di
partito ecc. Quasi quaranta organizzazioni, almeno sulla carta, perche'
molte di esse non partecipano alle riunioni. La vicenda di questo primo
tentativo di lavoro comune non e' entusiasmante: il collante e' dato
dall'emozione suscitata dalle continue manifestazioni della violenza
mafiosa, le iniziative unitarie sono il frutto di faticose mediazioni, la
necessita' di darsi un minimo di struttura organizzativa cozza con la
volonta' delle organizzazioni piu' significative di esercitare un loro ruolo
gestendo l'informalita'. Approssimandosi l'apertura del maxiprocesso, il
Coordinamento decide all'unanimita' di costituirsi parte civile e per potere
presentare la richiesta occorre che ci sia uno statuto che ne formalizzi
l'esistenza. Nasce cosi' un'associazione che invece di raccogliere i vari
soggetti ne vede la diaspora. Nel 1987 c'e' un'aspra polemica con lo
scrittore Leonardo Sciascia a cui seguono altre prese di distanza.
L'associazione prosegue la sua attivita', assieme ad altre associazioni di
altre regioni svolge una campagna nazionale "Per il diritto alla verita'",
con cui si chiede l'eliminazione del segreto di stato sulle schede raccolte
dalla Commissione antimafia sui rapporti tra mafiosi e politici e sugli atti
riguardanti i reati di strage, organizza convegni e dibattiti, ma
rappresenta solo se stessa. La parabola del primo esperimento di antimafia
unitaria si era chiusa gia' alla fine del 1985 (ibidem, pp. 252-257).
Negli anni successivi non mancheranno tentativi di rimettere in piedi
un'ipotesi di lavoro unitario. Per alcuni anni operera' il Cocipa, Comitato
cittadino di informazione e partecipazione, per iniziativa soprattutto del
Centro sociale San Saverio, nato nel 1985 nel quartiere Albergheria nel
centro storico di Palermo, che affrontera' in particolare il tema degli
appalti e analizzera' il bilancio comunale elaborando proposte che non
riusciranno ad avere seguito (Cocipa 1992). Con l'intensificarsi delle
estorsioni e la loro diffusione in tutta l'Italia comincia a muovere i primi
passi il movimento antiracket. La prima associazione nasce a Capo d'Orlando
nel messinese, ma a Palermo l'esperienza di Libero Grassi rimane isolata e
l'imprenditore che ha avuto il coraggio di denunciare gli estorsori verra'
ucciso nell'agosto del 1991. Si dovra' attendere la strage di Capaci (23
maggio 1992) perche' prenda corpo una nuova esperienza di lavoro comune e
riparta la mobilitazione di massa. Un cartello di associazioni promuove una
convenzione nazionale per il 26 giugno e il giorno successivo c'e' lo
sciopero generale indetto dai sindacati con una manifestazione nazionale a
Palermo. Ai balconi della citta' compaiono i primi lenzuoli con cui si dice
"basta alla mafia". Dopo Capaci via D'Amelio (19 luglio 1992) e la
mobilitazione cresce anche con forme inedite. Dal 22 luglio al 23 agosto
alcune donne presidiano la centralissima piazza Politeama, alternandosi nel
digiuno. Chiedono e ottengono la rimozione di alcuni personaggi che
rivestono cariche istituzionali, dal prefetto al questore, al procuratore
capo. Nel marzo del '93 il cartello di associazioni che ha gia' cominciato a
lavorare unitariamente si chiamera' "Palermo anno uno", come ad aprire una
nuova pagina che dovrebbe segnare il passaggio "dalla protesta alla
proposta". Le manifestazioni commemorative delle due stragi vedono una
grande partecipazione. Ma si vuole andare oltre le manifestazioni e porre
mano a un progetto: si discute lo Statuto comunale e si avvia l'esperimento
di "Palermo apre le porte", con l'adesione di moltissime scuole e la
riapertura di centinaia di monumenti. Fanno da ciceroni gli studenti. La
citta' va alla scoperta del suo immenso patrimonio artistico, spesso in
condizioni di abbandono, ed e' una forma di riappropriazione del territorio,
per sottrarlo al dominio di Cosa Nostra. Ma anche per "Palermo anno uno" si
ripete quanto accaduto con il Coordinamento antimafia: lo sfilacciamento,
con lo sbiadire dell'emozione suscitata dalle stragi, il ripiegamento da
cartello unitario a singola associazione formata dalle persone piu'
impegnate (ibidem, pp. 290-296).
Ci troviamo di fronte alla riproduzione di un ciclo: le manifestazioni di
massa dopo i grandi delitti, l'attivazione delle elites e la sperimentazione
di forme di lavoro unitario, successivamente c'e' l'assottigliamento delle
presenze con la crisi e la fine dell'esperienza collaborativa.
La consapevolezza del limite dell'emotivita' e della precarieta' e
l'esigenza del loro superamento attraverso la progettazione di un lavoro
continuativo a livello nazionale hanno portato nel marzo del 1995 alla
costituzione di "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", che
in pochi anni e' arrivata a raggruppare circa un migliaio di associazioni,
tra nazionali e locali, e che opera sulla base di progetti e campagne sui
vari temi dell'impegno antimafia, dall'educazione alla legalita' alla
confisca dei beni, dagli appalti alle droghe e all'informazione.
*
L'antimafia sociale
Alcune fra le iniziative piu' significative condotte negli ultimi anni
portano piu' o meno esplicitamente il segno dell'antimafia sociale. Si pensi
in particolare alla formazione di cooperative per l'uso produttivo dei beni
confiscati. Nel 2001 e' nata la cooperativa "Placido Rizzotto - Libera
Terra" che ha ottenuto in affidamento i terreni confiscati in alcuni Comuni
della provincia di Palermo che aderiscono al Consorzio Sviluppo e Legalita'.
La scelta di dare alla cooperativa il nome del sindacalista ucciso nel marzo
del 1948 e' un chiaro segnale di continuita' con le lotte contadine che
sperimentarono le prime forme di antimafia sociale. In Sicilia operano altre
cooperative che lavorano sui terreni confiscati. In provincia di Trapani, a
Castelvetrano, opera la "Casa dei giovani", che gestisce un'azienda agricola
in cui sono impegnati ex tossicodipendenti. I terreni erano dei capimafia
Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro ed erano incolti da anni. In
Campania, in provincia di Caserta, sui terreni confiscati al boss della
camorra Francesco Schiavone sono sorte un'azienda agricola e varie
infrastrutture per il tempo libero e l'accoglienza e l'integrazione degli
immigrati.
Ma anche le utilizzazioni di beni confiscati per installarvi scuole (il caso
piu' noto e' la villa di Riina a Corleone), centri di formazione
(l'Universita' per la legalita' e lo sviluppo ha trovato sede a Casal di
Principe in un immobile confiscato), servizi socio-assistenziali (come il
centro per l'infanzia nel comune di Trabia, in provincia di Palermo), centri
d'accoglienza (come a Bari in una villa ottocentesca o a Vigevano in un ex
bar) hanno un grosso impatto sociale e simbolico, come esempi concreti di
riappropriazione da parte della collettivita' di beni sottratti al
patrimonio dei boss.
A Palermo, nel corso di manifestazioni di protesta dei senzacasa, e' stata
avanzata la proposta di usare per abitazioni e servizi sociali gli immobili
confiscati, finora destinati a sedi di caserme o di associazioni. Con questa
iniziativa si mira a operare una svolta nell'utilizzo dei beni confiscati e
a sbloccare le procedure di assegnazione finora tanto lente da condannare al
degrado buona parte del patrimonio confiscato, attraverso la costituzione di
tavoli di lavoro a cui partecipino rappresentanti di comitati e di
associazioni.
Esperienze di antimafia sociale possono considerarsi le attivita' svolte da
gruppi e associazioni operanti sul territorio, che vanno dal lavoro con i
bambini, gli anziani e le donne all'autogestione di spazi abbandonati e alle
lotte per l'occupazione e per il risanamento dei quartieri degradati. Su
questi terreni dovrebbe sperimentarsi una strategia di coinvolgimento degli
strati popolari, per sottrarli alla sudditanza nei confronti dei mafiosi e
alle varie forme di economia illegale.
*
Movimento antimafia e movimenti sociali
Le molteplici espressioni del movimento antimafia hanno dato vita a una
forma di mobilitazione che ha caratteri peculiari, non facilmente
inquadrabili all'interno degli schemi elaborati per analizzare i movimenti
sociali. Questi dovrebbero rispondere a due condizioni: essere espressione
di un conflitto sociale e l'azione collettiva deve provocare una rottura dei
limiti di compatibilita' del sistema nel quale si situa (Melucci 1982, p.
15). In realta' il movimento antimafia piu' che esprimere un conflitto
sociale ha al centro esclusivamente o prevalentemente dei valori (la
richiesta di verita' e giustizia, la legalita' democratica) e nei confronti
del sistema ha un atteggiamento bivalente. Non e' contestazione globale,
antisistemica, ma mirata, volta ad espellere dal seno delle istituzioni i
poteri criminali. Da cio' deriva la peculiarita' della mobilitazione
antimafia, che finisce per essere al tempo stesso pro-sistema e
anti-sistema. "Pro-sistema perche' non si propone di ribaltare o di mutare
sensibilmente i fondamenti costituzionali, i termini del contratto sociale,
ma semplicemente di farne rispettare i contenuti essenziali. Anti-sistema
perche' contesta alla radice la qualita' dell'ordine che si e' andato
concretamente disegnando negli ultimi quattordici-quindici anni, ponendo di
fatto quella che e' la prima, vera 'questione istituzionale', ossia quella
dell'espulsione del potere criminale dallo Stato" (Dalla Chiesa 1983, p.
58). Il problema e' proprio questo: la natura antisistemica del movimento
antimafia e' strettamente dipendente dal modo in cui si configura il
rapporto mafia-istituzioni nel periodo delle stragi e successivamente, con
il controllo della violenza, soprattutto di quella rivolta verso l'alto, e
il ritorno alla mediazione (la cosiddetta "mafia invisibile"). Segnale piu'
che di resa di un ritrovato equilibrio che dovrebbe stimolare un'analisi e
una pratica adeguate.
*
Riferimenti bibliografici
- Cocipa (Comitato cittadino di informazione e partecipazione), Le tasche di
Palermo. I bilanci del Comune dal 1986 al 1991, Centro Impastato, Palermo
1992.
- Dalla Chiesa Nando, Gli studenti contro la mafia. Note (di merito) per un
movimento, in "Quaderni piacentini", nuova serie, n. 11, dicembre 1983, pp.
39-60; in Arlacchi Pino, Dalla Chiesa Nando, La palude e la citta'. Si puo'
sconfiggere la mafia, Mondadori, Milano 1987, pp. 110-140.
- Melucci Alberto, L'invenzione del presente. Movimenti, identita', bisogni
collettivi, il Mulino, Bologna 1982.
- Santino Umberto, Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe
all'impegno civile, Editori Riuniti, Roma 2000.

4. RIFLESSIONE. GIOVANNA PROVIDENTI: JULIA KRISTEVA A ROMA (E UNA LETTERA DI
CARLA LONZI DEL 1975)
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) riprendiamo il seguenta
articolo.
Giovanna Providenti (per contatti: providen at uniroma3.it) e' ricercatrice nel
campo dei peace studies e women's and gender studies presso l'Universita'
Roma Tre, saggista, si occupa di nonviolenza, studi sulla pace e di genere,
con particolare attenzione alla prospettiva pedagogica. Ha due figli.
Partecipa  al Circolo Bateson di Roma. Scrive per la rivista "Noi donne". Ha
curato il volume Spostando mattoni a mani nude. Per pensare le differenze,
Franco Angeli, Milano 2003, e pubblicato numerosi saggi su rivista e in
volume, tra cui: Cristianesimo sociale, democrazia e nonviolenza in Jane
Addams, in "Rassegna di Teologia", n. 45, dicembre 2004; Imparare ad amare
la madre leggendo romanzi. Riflessioni sul femminile nella formazione, in M.
Durst (a cura di), Identita' femminili in formazione. Generazioni e
genealogie delle memorie, Franco Angeli, Milano 2005; L'educazione come
progetto di pace. Maria Montessori e Jane Addams, in Attualita' di Maria
Montessori, Franco Angeli, Milano 2004. Scrive anche racconti e ha in
cantiere un libro dal titolo Donne per, sulle figure di Jane Addams, Mirra
Alfassa e Maria Montessori.
Julia Kristeva e' nata a Sofia in Bulgaria nel 1941, si trasferisce a Parigi
nel 1965; studi di linguistica con Benveniste; intensa collaborazione con
Sollers e la rivista "Tel Quel"; impegnata nel movimento delle donne,
psicoanalista, ha dedicato una particolare attenzione alla pratica della
scrittura ed alla figura della madre; e' docente all'Universita'  di Paris
VII. Opere di Julia Kristeva: tra quelle tradotte in italiano segnaliamo
particolarmente: Semeiotike', Feltrinelli, Milano; Donne cinesi,
Feltrinelli, Milano; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio,
Venezia; In principio era l'amore, Il Mulino, Bologna; Sole nero,
Feltrinelli, Milano; Stranieri a se stessi, Feltrinelli, Milano; I samurai,
Einaudi, Torino; Colette, Donzelli, Roma; Hannah Arendt. La vita, le parole,
Donzelli, Roma. In francese: presso Seuil: Semeiotike', 1969, 1978; La
revolution du langage poetique, 1974, 1985; (AA. VV.), La traversee des
signes, 1975; Polylogue, 1977; (AA. VV.), Folle verite', 1979; Pouvoirs de
l'horreur, 1980, 1983; Le langage, cet inconnu, 1969, 1981; presso Fayard:
Etrangers a nous-memes, 1988; Les samourais, 1990; Le vieil homme et les
loups, 1991; Les nouvelles maladies de l'ame, 1993; Possessions, 1996; Sens
et non-sens de la revolte, 1996; La revolte intime, 1997; presso Gallimard,
Soleil noir, 1987; Le temps sensible, 1994; presso Denoel: Histoires
d'amour, 1983; presso Mouton, Le texte du roman, 1970; presso le Editions
des femmes, Des Chinoises, 1974; presso Hachette: Au commencement etait
l'amour, 1985. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze
filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda: "Julia
Kristeva e' nata il 24 giugno 1941 a Silven, Bulgaria. Nel 1963 si diploma
in filologia romanza all'Universita' di Sofia, Bulgaria. Nel 1964 prepara un
dottorato in letteratura comparata all'Accademia delle Scienze di Sofia; nel
1965 ottiene una borsa di studio nel quadro di accordi franco-bulgari e dopo
il 1965 prosegue gli studi e il lavoro di ricerca in Francia all'Ecole
Pratique des Hautes Etudes. Nel 1968 consegue il dottorato sotto la
direzione di Lucien Goldmann (con Roland Barthes e J. Dubois). Sempre nel
1968 e' eletta segretario generale dell'Association internationale de
semiologie ed entra nel comitato di redazione del suo organo, la rivista
'Semiotica'. Nel 1973 consegue il dottorato di stato in lettere sotto la
direzione di J. C. Chevalier. Dal 1967 al 1973 e' ricercatrice al Cnrs di
linguistica e letteratura francese, al Laboratoire d'anthropologie sociale,
al College de France e all'Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales. Nel
1972 tiene un corso di linguistica e semiologia all'Ufr di Letteratura,
scienze dei testi e documenti dell'Universita' Paris VII 'Denis Diderot'. E'
nominata direttore del Dea di Etudes Litteraires. Nel 1974 viene eletta
Permanent visiting professor al Dipartimento di letteratura francese della
Columbia University, New York. Nel 1988 e' responsabile del Draps (Diplome
de recherches approfondies en psycopathologie et semiologie). Nel 1992 e'
nominata direttore della Scuola di dottorato "Langues, litteratures et
civilisations, recherches transculturelles: monde anglophone - monde
francophone", all'Universita' di Paris VII 'Denis Diderot' e Permanent
Visiting Professor al Dipartimento di Letteratura comparata dell'Universita'
di Toronto, Canada. Nel 1993 e' nominata membro del comitato scientifico,
che affianca il ministro dell'educazione nazionale. Attualmente e'
professoressa all'Universita' Paris VII 'Denis Diderot'. Dal 1978 dopo una
psicoanalisi personale e una analisi didattica presso l'Institut de
psychanalyse, esercita come psicoanalista. Gli interessi scientifici di
Julia Kristeva vanno dalla linguistica alla semiologia, alla psicoanalisi,
alla letteratura del XIX secolo. Esponente di spicco della corrente
strutturalista francese e in particolare del gruppo di 'Tel Quel', che ha
sviluppato in Francia le ricerche iniziate dai formalisti russi negli anni
Venti e continuate dal Circolo linguistico di Praga e da Jakobson, Julia
Kristeva ritiene che la semiotica sia la scienza pilota nel campo delle
cosiddette 'scienze umane'. Pervenuta oggi a un'estrema formalizzazione, in
cui la nozione stessa di segno si dissolve, la semiotica si deve rivolgere
alla psicoanalisi per rimettere in questione il soggetto senza di cui la
lingua come sistema formale non si realizza nell'atto di parola, indagare la
diversita' dei modi della significazione e le loro trasformazioni storiche,
e costituirsi infine come teoria generale della significazione, intesa non
come semplice estensione del modello linguistico allo studio di ogni oggetto
fornito di senso, ma come una critica del concetto stesso di semiosi. Opere
di Julia Kristeva: Semeiotike'. Recherches pour une semanalyse, Seuil, Paris
1969; Le texte du roman, Mouton, La Haye 197l; La revolution du language
poetique. L'avant-garde a' la fin du XIX siecle: Lautreamont et Mallarme',
Seuil, Paris 1974; Des chinoises, Editions des femmes, Paris l974;
Polylogue, Seuil, Paris 1977; Pouvoirs de l'horreur. Essai sur l'abjection,
Seuil, Paris 1980; Le language, cet inconnu. Une initiation a' la
linguistique, Seuil, Paris 198l; Soleil noir. Depression et melancolie,
Gallimard, Paris 1987; Les Samourais, Fayard, Paris 1990; Le temps sensible.
Proust et l'experience litteraire, Gallimard, Paris l994. Numerosi articoli
di Julia Kristeva sono apparsi sulle riviste 'Tel Quel', 'Languages',
'Critique', 'L'Infini', 'Revue francaise de psychanalyse', 'Partisan
Review', 'Critical Inquiry' e molte altre. Tra le opere della Kristeva
tradotte in italiano, ricordiamo: Semeiotike'. Ricerche per una semanalisi,
Feltrinelli, Milano 1978; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio,
Venezia 1979; Storia d'amore, Editori Riuniti, Roma 1985; Sole nero.
Depressione e melanconia, Feltrinelli, Milano 1986; In principio era
l'amore. Psicoanalisi e fede, Il Mulino, Bologna 1987; Stranieri a se
stessi, Feltrinelli, Milano; Poteri dell'orrore, Spirali/Vel, Venezia; I
samurai, Einaudi, Torino 1991; La donna decapitata, Sellerio, Palermo 1997".
Carla Lonzi e' stata un'acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze
nel 1931 e deceduta a Milano nel 1982, critica d'arte, fondatrice del gruppo
di Rivolta Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di
Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi
parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978;
Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla
Lonzi: Maria Luisa Boccia, L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla
Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990.
Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva
di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe
all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le
massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne
ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista
rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel
1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti
tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo l
'anno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dell'edizione
originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951),
Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen
(1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti,
Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli,
Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e'
apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di
brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano,
1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969.
Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra
amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975,
Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio
Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2.
1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita'
e giudizio, Einaudi, Torino 2004. Opere su Hannah Arendt: fondamentale e' la
biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt, Bollati Boringhieri,
Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella, Hannah Arendt,
Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della politica: Hannah
Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores d'Arcais, Hannah
Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della
polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di), Hannah Arendt,
Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro sguardi su
Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann, Hannah
Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli,
Roma 2005. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie
divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang
Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg
Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000]

La sala Montanara e' uno spazio decisamente troppo piccolo per ospitare una
personalita' come Julia Kristeva, nota sia tra le femministe che in ambito
letterario e psicoanalista. Io personalmente ci tenevo a non perdermela, e
meno male che, arrivando con mezz'ora di anticipo, sono riuscita persino a
sedermi, perche' poco dopo la sala straripava di gente in piedi, e l'atrio
affollato, la fila sulla strada, avra' certamente scoraggiato qualcuna
dall'entrare.
Il motivo dell'incontro del 21 marzo scorso e' stato il premio "Amelia
Rosselli" attribuito all'editore Donzelli per avere pubblicato Il genio
femminile, la trilogia di Kristeva dedicata a tre protagoniste del XX
secolo, che si sono distinte nei tre ambiti di interesse della loro
biografa: Hannah Arendt (filosofia politica); Colette (letteratura) e
Melanie Klein (psicoanalisi).
Stava gia' parlando l'assessora Mariella Gramaglia, quando i flash impazziti
dei fotografi hanno annunciato che Julia Kristeva era arrivata (in ritardo
perche' una tv la stava intervistando), e la mia vicina, quasi parlando con
se stessa, mi sussurra: "chissa' lei com'e' poi... voglio dire...
veramente".
*
Ed e' da questo punto in poi che, ricordandomi la lettera che Carla Lonzi
scriveva a Julia Kristeva nel 1975 (riportata sotto), la mia mente ha fatto
entrare in campo anche lei, la "fondatrice" del femminismo italiano morta
nel 1982, e ha trovato subito qualcosa da rispondere a chi mi sedeva
accanto: "tradimento sostanziale delle donne che si paludano nel mondo
maschile?".
Intanto continuavo ad ascoltare relatori e relatrici (Nadia Fusini, Federica
Giardini, Pietro Montani, Elisabetta Rasy) che con interventi molto
interessanti hanno presentato l'importanza della recente pubblicazione
kristeviana, dialogando con essa sapientemente, identificandone punti
salienti e collocandola nel piu' ampio ambito culturale.
La mia vicina a un certo punto mi fa: "bella complicata questa qui!".
E Carla: "La clitoridea e' la femminile da scoprire, anzi quella che si
scopre da se', che non appare disponibile all'identificazione da parte di
altri, quella che non serve al mondo maschile, quella che parla ma non si
sente, quella che sfugge alla presa, ... quella che sta nascendo alla
coscienza delle donne, lentamente e faticosamente nell'autenticita' di se
stessa riflessa nell'altra, mentre tutti la stanno aspettando sul versante
culturale del godimento o di un altro analogo destino" (da Taci, anzi parla,
in riferimento a una frase "della Kristeva ne Le cinesi").
Certo, pensavo tra me, Julia Kristeva e' tutta un'altra persona oggi
rispetto a trenta anni fa quando scriveva Donne cinesi, attirando
l'attenzione di donne come Lonzi, abituate a pensare in maniera problematica
alla propria condizione di donne, a coltivare il senso della propria
autenticita' e ad accorgersi che la rivoluzione del proletariato non le
avrebbe aiutate a liberare se stesse. E nemmeno l'adesione ai partiti di
sinistra. E nemmeno il diventare brave come gli uomini, utilizzandone con
grande proprieta' il linguaggio dotto, fino a, quasi inconsapevolmente,
finire col farsi "portatrici di valori paterni" o di "spostare la lotta
femminista sul piano delle idee come mezzo di dominio", come scriveva Lonzi
nella lettera mai spedita a Kristeva.
E ancora, nel suo diario, il 12 settembre del 1975: "Naturalmente
l'impostazione della Kristeva mi ha messo in moto tutto un lavorio mentale.
Vorrei incontrarla, parlare con lei. Mi chiedo se si aprirebbe con me. Dove
non le credo e' in una capacita' di godimento diversa dalla mia. Anzi mi
sembra una che passa la sua vita a 'capire' e a 'studiare' molto piu' di me.
Se quella non e' trascendenza...".
*
Ma, quando Julia Kristeva inizia a parlare, Carla ammutolisce dentro di me
per fare spazio al presente. E a quel punto l'oratrice pronuncia le seguenti
parole: "io mi sono viaggiata attraverso i tre volumi di questa trilogia".
Poi, pur perplessa per il poco tempo e la probabile stanchezza delle
moltissime persone in piedi, non rinuncia a spiegare cosa sta dietro la sua
opera. Innanzitutto il femminismo, che lei divide in tre fasi: suffragismo,
parita' e riconoscimento del "secondo sesso" (di cui Simone De Beauvoir e'
emblema) e una terza fase, a cui appartiene lei stessa, e che e'
caratterizzata dal "contributo delle donne alla pluralita' del mondo". Oggi,
dice Kristeva, la singolarita' e liberta', il "chi" femminile, costituito
dell'osmosi di vita, pensiero, corpo, scrittura e oggetto d'amore che
costituiscono una unita' costante, la "carne del mondo", puo', e deve,
esprimersi in tutta la sua pienezza. Una pienezza che va nella direzione
opposta del danno piu' grave per tutte le societa', causa dei mali peggiori:
smettere di pensare, non dare piu' valore al pensiero critico e originale.
Praticamente, cio' che Arendt intravide nel nazista Eichmann (La banalita'
del male), e che sta succedendo adesso in un mondo robotizzato, in cui il
marketing ha piu' valore della vita umana, e che sembra dimentico che la
vita non e' solo zoe, pura materialita', e non e' neanche quella irrilevante
"nacque-lavoro'- mori'", di geni come Mozart, riconosciuti solo per la sua
opera.
Il "genio" delle donne da cui Kristeva si e' lasciata viaggiare non e'
quello "eccezionale", "divino" dei grandi uomini di genio, ma piuttosto "il
rifiuto a lasciarsi ridurre al rango di prodotti o di apparenze...
l'invenzione terapeutica che ci impedisce di morire di uguaglianza in un
mondo privo di al di la'" (cito dal volume su Arendt). Il genio e' nella
loro soggettivita' e nella capacita' di trovare strade originali e autonome
in un mondo che non le prevedeva.
Questa genialita' alla portata di tutti (che caratterizza la vita dotata di
senso, "bios", non "zoe") ha fatto da motore, in modo diverso, alle tre
donne della trilogia, portandole lungo processi esistenziali complessi e
plurali, come sono quelli di ogni individualita' umana. Per Arendt il motore
principale era la comprensione: "colei che comprende fa nascere un senso nel
quale si legge, trasformato, quello degli altri. Tocca a noi decifrare
questo processo del pensiero in azione, che si costruisce-decostruisce". Per
Colette "il godimento continuo e diffuso, scrupoloso e sensuale". Ma questi
sono dettagli, e quando si scrive sulla vita e l'opera di una donna, ci
avvisa Kristeva, bisogna stare molto attente a non farne un elenco di
dettagli, che possono soddisfare la curiosita' di chi legge ma impedire "di
vedere insiemi assai piu' attraenti, ma anche pericolosamente piu'
complessi".
*
E questo vale anche per me, mentre mi lascio parlare dentro Carla Lonzi, e
ho tutta l'aria di stare criticando l'eccesso di cultura "maschile" nel modo
di scrivere (perche' tutte quelle citazioni molto dotte e date per
scontate?) e di parlare di Kristeva, anche se mi piacciono le sue idee. Ma
l'insieme, pericolosamente piu' complesso, non si ferma alle critiche e non
e' fatto di opposizioni bianco/nero, giusto/sbagliato, perche' contiene le
"piccola verita'" sia di Kristeva che di Lonzi, come di tutte le altre donne
come loro, mosse da autenticita', dal desiderio di volere vivere in maniera
autentica nel mondo, trovando percorsi originali e rinunciando "a paludarsi
nel mondo maschile della Verita'".
*
Appendice: Una lettera di Carla Lonzi indirizzata a Julia Kristeva
Da Carla Lonzi, Taci, anzi parla, Scritti di Rivolta Femminile, Milano,
1978.
"5 settembre 1975. Cara Julia (Kristeva), io credo che il dramma tra noi
donne stia in questo: che una parte di noi tenta di funzionare come quella
'piccola verita'' che tu dici, mentre la maggioranza, per ora, adopra gli
elementi di quella piccola verita', scoperta, vissuta, sminuzzata dalle
altre, e se ne fa strumento per paludarsi nel mondo maschile della Verita'.
In questo passaggio si opera un tradimento sostanziale che vanifica la
piccola verita' e percio' l'esistenza di quelle di noi che si identificano
in essa. E vanifica l'azione femminile, poiche' l'uomo e' portato a
riconoscere la donna quando essa gli appare come il fondamento di se stesso,
e cioe' quando gli garantisce il piano dei valori, quando lo asseconda nella
sua opera di rimozione (come tu hai chiarito).
"Il femminismo contiene entrambe queste tipologie femministe, ma il fatto
che si possa vedere il femminismo esclusivamente come un'autoinvestitura
delle donne a essere 'la Verita' dell'ordine temporale' non fa altro che
suffragare la mia ipotesi. Di qui l'odio tra donne. infatti queste ultime
finiscono per attivare la sofferenza del misconoscimento nelle altre, la cui
autenticita' diventa sinonimo di impotenza e di cancellazione di se'.
Elettre non sono solo le donne che, dimentiche della guerra tra i sessi, si
alienano nella societa' facendosi portatrici di valori paterni, ma anche
quelle che spostano la lotta femminista (analogamente a quanto fanno i
femministi) sul piano delle idee come mezzo di dominio. Ora entrambe queste
categorie femminili rispondono ai richiami della vaginalita' (in senso
lato), mentre le donne che agiscono secondo la piccola verita', sono
psichicamente clitoridee. Anche le omosessuali possono essere estremamente
vaginali. Le donne di cui l'uomo ha parlato e scritto, cioe' di cui ha
registrato l'esistenza, non sono altra che diversificazioni di vaginali.
"L'altra non esiste e il motivo e' da ricercare proprio all'interno del
mondo femminile, che per questo risulta cosi' dilaniato. L'altro femminismo,
quello di cui non si parla, di cui non si puo' parlare perche' parla da se'
e che vive nei focolai del riconoscimento (in questo senso) fra donne -
focolai inutilmente clandestini perche' sono da un lato invisibili,
dall'altro continuamente mediati dalle volenterose che intendono renderli
competitivi, percio' visibili, mentre e' l'occhio altrui che deve cambiare -
l'unico femminismo che riscatti un nome altrimenti equivoco, e' questo.
Affrontato individualmente questo scoglio, che per ora collettivamente e'
insuperabile, resta da vedere in che modo la piccola verita' funziona".

5. RIEDIZIONI. CESARE BECCARIA E RIFORMATORI LOMBARDI, PIEMONTESI E TOSCANI:
OPERE
Cesare Beccaria e riformatori lombardi, piemontesi e toscani, Opere,
Biblioteca Treccani - Il Sole 24 ore, Milano 2006, pp. XXXVI + 636, euro
12,90 (in suppl. a "Il sole 24 ore"). Dalla classica Letteratura Italiana
Ricciardi una silloge degli illuministi italiani a cura di Franco Venturi.
Oltre al capolavoro e alcuni altri saggi e poche lettere di Beccaria, il
volume reca profili e testi di Giuseppe Gorani, Carlantonio Pilati, Carlo
Denina, Giambattista Vasco, Francesco Dalmazzo Vasco, Sallustio Antonio
Bandini, Francesco Maria Gianni, presentati da Venturi come meglio non si
potrebbe. Naturalmente del Dei delitti e delle pene va letta anche
l'edizione einaudiana (Torino 1965, 1994) curata sempre da Franco Venturi,
che reca una messe vasta ed egregia di materiali per l'inquadramento; una
buona edizione delle opere di Beccaria e' quella in due volumi a cura di
Sergio Romagnoli presso Sansoni (Firenze, 1971); indispensabile, come tutti
sanno, e' la lettura di Franco Venturi, Settecento riformatore. I. Da
Muratori a Beccaria (Einaudi, Torino 1969, 1998); e visto che ci siamo
consigliamo ancora almeno anche Franco Venturi, La lotta per la liberta'.
Scritti politici, Einaudi, Torino 1996.

6. RIEDIZIONI. FILIPPO MIGNINI: INTRODUZIONE A SPINOZA
Filippo Mignini, Introduzione a Spinoza, Laterza, Roma-Bari 1983, 2006, pp.
X + 294, euro 10. In una nuova edizione una gia' apprezzata monografia;
rispetto all'edizione del 1983 alcune opportune aggiunte - che tengono conto
dei progressi degli studi spinoziani negli ultimi vent'anni -, e alcune
modifiche.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1308 del 27 maggio 2006

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