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La nonviolenza e' in cammino. 1310



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1310 del 29 maggio 2006

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: In digiuno contro la guerra
2. Medea Benjamin colloquia con Diane Wilson
3. Per il 2 giugno
4. Lidia Menapace: Intervento nella seduta del Senato del 18 maggio 2006
5. Robbie Davis-Floyd: Mettere al mondo il futuro
6. Letture: Augusto Cavadi, E, per passione, la filosofia
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. MARIA G. DI RIENZO: IN DIGIUNO CONTRO LA GUERRA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di
Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005]

Codepink ha annunciato un digiuno collettivo, per chiedere il ritiro delle
truppe Usa e la fine dell'occupazione in Iraq, digiunoche avra' inizio il
prossimo 4 luglio (festa nazionale statunitense).
Fra le centinaia di persone che hanno gia' deciso di partecipare al digiuno
vi sono Cindy Sheehan, l'ambientalista Diane Wilson, l'attore Dick Gregory,
il cantante Willie Nelson, il segretario generale del Congresso nazionale
delle chiese Bob Edgar, la presidente del Congresso nazionale delle donne di
colore E. Faye Williams, l'ex diplomatica Ann Wright, il reduce dall'Iraq
Geoffrey Millard, la presidente del Now (Organizzazione nazionale per le
donne) Kim Gandy e le cofondatrici di Codepink Medea Benjamin, Jodie Evans e
Gael Murphy.
Nel comunicato che annuncia l'iniziativa si legge: "Se non avete ancora
aderito, vi preghiamo di riflettere sull'opportunita' di unirvi a questo
storico digiuno per un giorno, una settimana, o di piu'. Potete unirvi a noi
a Washington, di fronte alla Casa Bianca, o digiunare nella vostra
comunita'. Potete farlo individualmente, o organizzare una staffetta in un
luogo pubblico, come dinanzi a un ufficio del Congresso, un centro di
reclutamento militare, un palazzo federale, o in una chiesa. E se vivete
fuori dagli Usa, vorremmo incoraggiarvi a digiunare il 4 luglio di fronte a
un'ambasciata americana o a un consolato. Mentre i funzionari si godranno i
barbecue e i festeggiamenti, noi desideriamo ricordare loro la continua
sofferenza degli iracheni e dei soldati. Nessuna delle cose che facciamo
sarebbe stata possibile senza il vostro sostegno, e di cio' vi siamo
profondamente grate".
Per informazioni: Codepink: 2010 Linden Avenue, Venice, California 90291,
tel. (310) 8274320, e-mail: info at codepinkalert.org,
webmistress at codepinkalert.org

2. TESTIMONIANZE: MEDEA BENJAMIN COLLOQUIA CON DIANE WILSON
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messoa disposizione nella sua traduzione l'intervista che segue,
realizzata da Medea Benjamin con Diane Wilson, in cui si spiegano
dettagliatamente le ragioni dell'inziiativa di digiuno contro la guerra
promossa da Codepink.
Medea Benjamin vive a S. Francisco, e' fondatrice e direttrice di Global
Exchange e co-fondatrice del gruppo pacifista femminista "Codepink". Opere
di Medea Benjamin: (a cura di, con Jodie Evans), Stop the Next War Now:
Effective Responses to Violence and Terrorism, Inner Ocean Publishing.
Diane Wilson e' madre di cinque figli e una spina nel fianco delle compagnie
chimiche sulla costa del Golfo del Texas; attraverso scioperi della fame ed
altre azioni dirette nonviolente, ha fatto pressione sulle compagnie sino a
costringerle spesso a smettere di inquinare la baia; ambientalista e
pacifista di lunga data, e' cofondatrice del gruppo pacifista femminista
"Codepink"; e' stato recentemente pubblicato il suo nuovo libro, "An
Unreasonable Woman" (Una donna irragionevole)]

- Medea Benjamin: Eravamo insieme in Iraq con la delegazione di Codepink
prima che la guerra cominciasse. Come hai vissuto quell'esperienza?
- Diane Wilson: Non la dimentichero' mai. Le persone erano cosi' amichevoli
e gentili con noi, sebbene il nostro paese stesse minacciando il loro.
Abbiamo girato per Baghdad giorno e notte, e quando mi perdevo c'era sempre
qualcuno, un bambino o un adulto, che mi rimetteva sulla strada giusta. Non
riesco ad immaginare come sia la vita quotidiana per gli iracheni, oggi, con
tutte le morti e la violenza che li circondano. Mi spezza il cuore pensare
che i bambini che ho incontrato sono morti o stanno morendo.
*
- Medea Benjamin: Prima della guerra, gli iracheni distinguevano molto
nettamente il governo americano dal popolo americano. Dopo tre anni di
guerra, pensi che sia ancora cosi'?
- Diane Wilson: No. Non vedono gli statunitensi contrastare questa guerra
basata sulle menzogne, cosi' la distinzione fra il governo e il popolo si e'
dissolta. Non abbiamo mostrato di essere davvero contro la guerra, e sarebbe
ora di farlo. I loro corpi sono sulla linea del fuoco ogni giorno, cosi'
come quelli dei soldati. Percio', perche' non dovremmo mettere in gioco i
nostri, di corpi? Dovremmo essere determinati nel costruire pace, cosi' come
altri sono determinati nel fare guerre.
*
- Medea Benjamin: Il digiuno e' anche a sostegno dei soldati in Iraq?
- Diane Wilson: Si', perche' sono vittime anche loro. Io l'esercito lo
conosco bene, e ho toccato con mano cosa la guerra fa ai giovani. Durante la
guerra del Vietnam ero medica. Nei campi d'addestramento ho visto come si
prende un ragazzino di 17 anni e se ne fa un assassino. Li indottrinano a
odiare, a odiare altre persone, e a uccidere, uccidere, uccidere. Gli si
insegna anche ad eseguire gli ordini e a non pensare mai con la propria
testa. Quando mi prendevo cura dei feriti tornati dal Vietnam, li vedevo
questi ragazzini che si muovevano come zombie, si drogavano, e non sarebbero
mai usciti dalla rovina in cui erano piombati. Il mio ex marito torno' dal
Vietnam vivo, ma era una persona diversa. Ancora oggi ne soffre: dice che ha
un nodo in gola che non se ne vuole andare. Stessa cosa per mio fratello.
Adesso stiamo rovinando un'intera nuova generazione di giovani con la guerra
in Iraq.
*
- Medea Benjamin: Hai parenti fra i soldati che sono in Iraq?
- Diane Wilson: Ho dei nipoti la', e il fidanzato di mia figlia e' un
fuciliere che e' gia' stato in Iraq e non vuole tornarci. Mi ha raccontato
di un checkpoint in cui hanno ucciso un'intera famiglia innocente. E'
completamente traumatizzato. Quando gli ho detto del digiuno, mi ha
incoraggiata. Ne' lui ne' il suo intero plotone vogliono tornare in Iraq.
Detesto vedere questi ragazzi forzati a rischiare la vita per nulla.
*
- Medea Benjamin: Tu hai gia' digiunato per protesta altre volte. Come
furono quelle esperienze?
- Diane Wilson: Ho imparato dalle mie lotte contro le compagnie chimiche che
un digiuno puo' essere un'azione davvero incisiva. Ho digiunato per due
settimane per indurne una a condurre uno studio sull'impatto ambientale, e
l'ho ottenuto. Il digiuno piu' lungo che ho fatto duro' 31 giorni. Era il
1998 e stavo cercando di indurre la Dupont a riciclare le acque di scarico
della sua industria. Ho cominciato da sola, poi altri si sono uniti a me, e
ce l'abbiamo fatta. Ho digiunato per 29 giorni in solidarieta' con la gente
di Bhopal. Mi sostennero le donne di Codepink, e oltre mille persone in otto
paesi. Inducemmo il governo indiano a cambiare le sue politiche nei
confronti della Union Carbide.
*
- Medea Benjamin: Questa volta per quanto tempo digiunerai?
- Diane Wilson: Il mio scopo e' portare a casa le truppe, affinche' gli
omicidi degli iracheni finiscano. Non so ancora per quanto tempo posso
farcela, lascio il termine aperto. Mi propongo di protrarre il digiuno il
piu' a lungo possibile, spingendomi oltre quanto abbia mai fatto nei miei 58
anni di vita. Penso che tutto, nella mia vita, mi abbia condotto a questo
punto. Sento che il nostro futuro e' in gioco, e sono pronta a intraprendere
un sacrificio anche grande.
*
- Medea Benjamin: Come puo' sostenerti chi volesse farlo?
- Diane Wilson: Chi vuole sostenermi puo' digiunare almeno per un giorno, o
quanto a lungo si sente. Potrebbe anche provare a testare i propri limiti.
Se pensa di poter digiunare per un solo giorno, provi per due. E'
disagevole? Si', ma siamo rimasti nell'agio troppo tempo, ormai.
*
- Medea Benjamin: Occorre venire a Washington per unirsi al digiuno?
- Diane Wilson: Ci piacerebbe che le persone venissero in qualunque momento,
durante l'estate, davanti alla Casa Bianca. Ma possono pure digiunare a
casa, la cosa importante e' renderlo visibile. Gli americani hanno bisogno
di vederci. I turisti che verranno alla Casa Bianca devono vederci. Chi non
puo' venire a Washington si sieda davanti ad un palazzo federale, a un
centro di reclutamento. Le persone possono digiunare a staffetta,
coinvolgendo la comunita', con ogni individuo che digiuna per 24 ore. E
chiediamo alle persone di altri paesi di farlo in special modo il 4 di
luglio, davanti alle ambasciate Usa.
*
- Medea Benjamin: Cosa fornisce la forza spirituale per condurre un digiuno
a lungo termine?
- Diane Wilson: Gandhi parlava del digiuno come di una cosa "mentale". Non
devi preparati fisicamente, ma mentalmente. Lui lo chiamava "potere
dell'anima". Digiunare trasforma sia l'individuo sia in senso lato la
societa'. Non mangiare riduce le tue funzioni corporee e ti permette di
andare alla profondita' di te stesso, di sentire li' la tua connessione con
il mondo. La Bibbia dice che per trovare te stesso devi perdere te stesso.
Io trovo me stessa, digiunando. Gli scioperi della fame mi hanno cambiata,
totalmente. Mi hanno dato piu' fiducia nel mio corpo. Mi hanno permesso di
liberarmi dalle piccole trappole di ogni giorno, dalle illusioni, dalla
paura.
*
- Medea Benjamin: Alcuni distinguono fra il digiuno, dando ad esso una
dimensione religiosa, e lo sciopero della fame, a cui attribuiscono una
dimensione politica. Questa azione cos'e', digiuno o sciopero?
- Diane Wilson: Io sono solo una pescatrice, al massimo mi arrovello con i
pesci, non con le parole. Non entro in questa faccenda dell'arrampicarsi
sulle parole. Non mi importa molto come vogliono chiamare il fatto che
smettero' di mangiare. Sono solo una pescatrice che smettera' di mangiare
per far finire la guerra.
*
- Medea Benjamin: Sei religiosa?
- Diane Wilson: Sono cresciuta in una famiglia pentecostale, ed una delle
cose che mi ha sempre colpito e' che per i pentecostali ognuno e' il garante
di ogni altro fratello umano. In questo ci credo, davvero. Ma la definizione
di "fratello" per me non ha confini. Mentre Bush dichiara che il suo dio gli
ha detto di fare la guerra, il mio dio mi dice che dovremmo fare tutto il
possibile per fermarla, per proteggere sorelle e fratelli in pericolo. In
questo periodo sembra che tutti parlino di religione. Ero alla fiera del
libro di New York, a firmare copie del mio libro, e ho visto tutti questi
testi su dio, religione e politica. E c'e' tutto questo dibattito a sinistra
sul non lasciare la fede alla destra religiosa. Non capisco: siamo coinvolti
in una sanguinosa guerra d'aggressione, con l'apocalisse proprio davanti
agli occhi, e continuiamo a parlare e parlare. E' ora di finirla di parlare
di religione e di praticarla, se si e' religiosi.
*
- Medea Benjamin: C'e' gia' gente che scrive a Codepink dicendo che non
vuole che ci ammaliamo per questo digiuno. Alcuni dicono che il movimento
pacifista e' per la vita, e che noi attiviste dobbiamo rimanere forti e in
salute.
- Diane Wilson: E sono preoccupati per questi ragazzini che mandiamo in
guerra? Scrivono loro che potrebbero ferirsi o ammalarsi? Ogni volta in cui
mi viene un dubbio sul correre qualche rischio, penso ai bambini iracheni, e
ai ragazzi che mandiamo in guerra. Non c'e' paragone fra i rischi che loro
corrono e quelli che corro io. Guarda, per come la vedo, la nostra nazione
e' a un punto di svolta. Se permettiamo a questa guerra di continuare,
l'invasione di un altro paese sara' solo questione di tempo: l'Iran, o
magari il Venezuela. Non possiamo rimanere sdraiati come tappetini e
permettere che il nostro governo ci calpesti. Lo sai anche tu, no, che tutto
quello che serve al male per trionfare e' che gli onesti non facciano nulla.
Dobbiamo fare qualcosa per arrestare il male.
*
- Medea Benjamin: E usare altre tecniche?
- Diane Wilson: Lo facciamo. Abbiamo sfilato, fatto campagne di pressione,
siamo state arrestate. Io ho appena finito di scontare tre mesi di prigione
per aver srotolato uno striscione: 120 giorni e 2.000 dollari di multa.
Abbiamo fatto una veglia davanti alla Casa Bianca che e' durata quattro
mesi. Ma questo non ha fermato la guerra, percio' dobbiamo andare avanti. E
durante il digiuno non smetteremo di lavorare ad altre campagne: Elettori
per la pace, Citta' per la pace, Dichiarazione di pace, e non smetteremo di
chiedere alle persone di unirsi a questi sforzi. La "Dichiarazione di pace"
dice che se entro il 21 settembre prossimo, Giorno internazionale della
pace, il governo non avra' stabilito un soddisfacente piano d'uscita
dall'Iraq, noi ci impegneremo nella disobbedienza civile di massa. Io dico
sempre: le donne ragionevoli si adattano al mondo, le donne irragionevoli
adattano il mondo a se stesse. E' ben venuta l'ora di essere
"irragionevoli".
*
- Medea Benjamin: Pensi davvero che il digiuno otterra' qualcosa?
- Diane Wilson: La storia ci insegna come le persone hanno usato lo sciopero
della fame: Gandhi ottenne l'indipendenza per l'India senza sparare un
colpo. Le suffragiste ottennero il voto. Certo, alcuni digiuni raggiungono
lo scopo e altri no. Non lo sai mai con sicurezza. Ma quello di cui io sono
dannatamente sicura e' che se non facciamo nulla, nulla cambiera'. Il mare
mi ha insegnato a fidarmi del mio istinto, delle sensazioni "di pancia". E
la mia pancia mi dice che con questo digiuno possiamo creare lo spazio per
il cambiamento. Non so cosa accadra', ma so che la fiducia puo' essere
magica. Credo possiamo creare miracoli, quando i nostri intenti escono da
noi in questo modo. E sono lieta di mettermi in gioco per questo.

3. APPELLI. PER IL 2 GIUGNO
[Riproponiamo ancora - aggiungendo le ulteriori adesioni pervenute -
l'appello per il 2 giugno festa della Costituzione, senza l'abusiva parata
militare, scritto da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) e
sottoscritto gia' da numerose persone]

Signor Presidente della Repubblica,
insieme ai nostri vivi auguri per il Suo alto compito, Le rivolgiamo una
calda richiesta, che viene dal popolo della pace, di festeggiare il prossimo
2 giugno come vera festa della Costituzione, come festa del voto popolare
che ha voluto la Repubblica e eletto la Costituente, e niente affatto come
festa militare.
Ammessa, per amore di dialogo, e non concessa la necessita' dell'esercito -
che noi come tale discutiamo (tra esercito e polizia democratica la
differenza e' essenziale, come tra la violenza e la forza, la forza omicida
e la forza non omicida) - esso non e' assolutamente il simbolo piu' bello e
vero della patria, non e' l'esibizione giusta per il giorno della festa
della Repubblica: nell'ipotesi piu' benevola, e' soltanto una triste
necessita'.
La parata militare e' brutta tristezza e non e' festa. La parata delle armi
non festeggia la vita e le istituzioni civili del popolo, non dimostra
amicizia verso gli altri popoli, non e' saggezza politica. Non e' neppure un
vero rispetto per chi, sotto le armi, ha perso la vita.
Rispettando le diverse opinioni, e' un fatto inoppugnabile che l'esercito
non ha avuto alcuna parte nell'evento storico del 2 giugno 1946, quando
unico protagonista e' stato il popolo sovrano e l'azione democratica
disarmata: il voto.
Nella festa del 2 giugno l'esercito e' fuori luogo, occupa un posto che non
e' suo.
*
Primi firmatari: Enrico Peyretti, Lidia Menapace, Anna Bravo, Giancarla
Codrignani, Angela Dogliotti Marasso, Alberto L'Abate, Marco Revelli, Luigi
Sonnenfeld, Gianguido Crovetti, Michela Vitturi, Patrizia Rossi, Alessandra
Valle, Gennaro Varriale, Clara Reina, Enzo Arighi, Fabio Ragaini, Pasquale
Pugliese, Nella Ginatempo, Stefano Longagnani, Martina Pignatti Morano,
Ilaria Giglioli, Francesca Vidotto, Simone D'Alessandro, Carlo Corbellari,
Franca Maria Bagnoli, Mario Signorelli, Lucia Ceccato, Nandino Capovilla,
Maria G. Di Rienzo, Carlo Minnaja, Melo Franchina, Carmine Miccoli, Doriana
Goracci, Mariagrazia Campari, Stefano Dall'Agata, Enea Sansi, Alfredo Izeta,
Claudia Cernigoi, Michele de Pasquale, Antonio Sorrentino, Aldo e Brunella
Zanchetta, Roberto Fogagnoli, Franco Borghi, Enza Longo, Annalisa Frisina,
Alessandro Cicutto, Marcella Bravetti, Giuliana Beltrame, Giuliano Cora',
Mariangela Casalucci, Mao Valpiana, Margherita Del Bene, Sergio Giorni,
Claudia Marulo, Dario Cangelli, Carlo Ferraris, Danila Baldo, Gino Buratti,
Marco Tarantini, Elisabetta Donini, Francesco Cappello, Donato Zoppo,
Antonella Sapio, Franca Franchini, Franco Franchini, Francesco D'Antonio,
Maurizio Campisi, Letizia Lanza, Adriana Mascoli, Francesco Boriosi,
Agostino Regnicoli, Assunta Signorelli, Maria Edoarda Trillo', Giovanni
Sarubbi, Angela Lostia, Antonia Sani, Lidia Maggi, Renzo Craighero, Antonio
Campo, Franco Bardasi, Giancarlo Nonis, Maria Laura Massai, Piergiorgio
Acquistapace, Maria Teresa Pellegrini Raho, Tiziano Tissino, Antonio
Dargenio, Mirella Sartori, Pierpaolo Loi, Sergio Vergallito, Alessandra De
Michele, Luisa Gissi, Margherita Moles, Bortolo Domenighini, Norma
Bertullacelli, Giuseppe Pavan e Carla Galetto, Giorgio Grimaldi, Giovanni
Santoruvo, Paolo Rosa', Sashinka Gorguinpour, Alidina Marchettini, Luca
Bolognesi, Edoardo Daneo, Patrizia Parodi, Antonio Bianciardi, Francesco
Pavanello, Riccardo Borgioli, Leila d'Angelo, Alberto Procaccini, Giorgio
Gallo, Giuseppina Catalano, Pasquale Iannamorelli, Maria Rosaria Mariniello,
Luigi Pirelli, Osvaldo Ercoli, Rodolfo Carpigo, Pierluigi Ontanetti, Bruno
Fini, Marco A. Lion, Anna Maria Bruzzone, Massimo Dalla Giovanna, Bruno
(Alberto) Simoni, Fabio Corazzina, Sofia Del Curto, Sandra Cangemi, Giuseppe
Reitano, Katia Bouc, Lucilla Mancini, Giuliana Cupi, Tommaso Gamaleri,
Alberta Pongiglione, Alessandro Gamaleri, Daniele Dalmazzo, Daniela
Musumeci, Claudia Berton, Cristiano Rodighiero, Francesca Mele, Massimiliano
Carra, Luciano Ghirardello, Irene Campari, Gianluca Carmosino, Evelina
Savini, Maria Pia Simonetti, Giuliano Falco, Laura Picchi, Andrea Picchi,
Marcella Fasciolo, Carlo Olivieri, Gabriele Aquilina e Elena Dall'Acqua,
Carlo Schenone, Silvano Tartarini, Maria Stella Ruffini, Maurizio Berni,
Agnese Manca, Elisabetta Badessi, Francesco Fiordaliso, Vito Correddu,
Pierangelo Monti, Annamaria Rivera, Antonino Drago, Gianfranco Laccone,
Michele Stragapede, Giacomo Grasso, Floriana Lipparini, Chiara Cavallaro,
Albino Bizzotto, Marcello Storgato, Fabrizio Canaccini, Marta Giraudo,
Flavia Neri, Giusi Lauro, Paola Bientinesi, Andrea Maggi, Marco Giubbani,
Lucia Salemi, Marco Mamone Capria, Alberto Trevisan, Tiziana Bonora, Roberto
Varone, Maria Luisa Paroni, Chiara Pedersoli, Eugenio Lenardon, Paola
Vallatta, Davide Ballardini, Rosa Graziuso, Eleonora Parlanti, Antonio
Ariberti, Simone Mantia, Francesca Vecera, Osvaldo Dino del Savio, Barbara
Todaro, Costanza Vecera, Augusta De Piero, Renato Mirabile, Elena Malan,
Ronal Mirabile, Dina Losi, Michele Gramazio, Franco Verderi, Giuseppe
Gonella, Silvia Trombetta, Luca Giusti, Gigi Perrone, Silvia Vienni, Piero
Coltelli, Margherita Granero, Roberta Ronchi, Ezio Bertaina, Rosaria
Lombardi, Anna Culpo e Andrea Piazza, Andrea Montagner, Roberto Vignoli,
Marneo Serenelli, Giuliano Pontara, Sara Michieletto, Elvio Arancio, Luisa
Mondo, Carla Capella, Daniele Biagiotti, Attilio Aleotti, Gianpaolo
D'Errico, Silva Falaschi, Antonio Versari, Daniele Vasta, Cristina Ferrando,
Daniele Todesco, Renato Solmi, Alfredo Panerai, Giovanni Pellegrini Raho,
Tarcisio Alessandrini, Francesco Lo Cascio, Pio Russo Krauss, Alberto
Marcone, Tommasina Squadrito, Lucia Russo, Tiziano Cardosi, Maria Perino,
Stefano De Guido, Vincenzo Dipierro, Fabiola Campillo, Guy Fontanella,
Teresa Maria Sorrentino, Sante Gorini, Daniela Giammarco, Pina Garau,
Roberta Consilvio, Gaetano Pascoletti, Isabella Sardella Bergamini, Carla
Pellegrini Raho, Anna Maria Livierato, Franco Capelli, Beatrice Dolci,
Giovanni Zardi, Maurizio Peresani, Donatella Cortellini, Mauro Venturini,
Marisa Mantovani, Guido Cristini, Sergio Mandolesi, Cinzia Abramo, Simona
Venturoli, Francesca Ortali, Simona Morello, Silvia Munari, Paolo
Bertagnolli, Carla Guerra e Massimo Zesi, Carmine Ferrara, Maria Amalia
Girardi, Antonio Giuffre', Dario Scarpati, Claudia Tessaro, Illia
Martellini, Roberto Guelpa, Alessandro Pesci, Roberto Saba, Micol Dell'Oro,
Gisella Bordet, Stefano Montani, Maria Pia Cortellessa, Giuliano Spinelli,
Giovanni Mandorino, Antonio Peratoner, Susanna Neuhold, Alfredo Panerai,
Stefano Mazzucco, Alessio Di Florio, Caterina Lusuardi, Graciela De La Vega,
Giacomo Alessandroni, Mauro Migliazzi, Daniela Este, Davide Morano, Luca
Paseri, Roberto Benvenuti, Renato Moschetti, Romano Martinis, Francesco
Aroldi, Daniela Occelli, Modesta Colosso, Elena Cianci, Giorgio Beretta,
Alessandra Principini, Silvia Giamberini, Luca Agnelli e Samuela Bozzoni,
Claudio Dalla Mura, Elio Rindone, Giuliana Bertola Maero, Annamaria Pistoia,
Paolo Brentegani, Manuel Marabese, Norma Bertullacelli, Laura Caradonna,
Giovanni Russotto, Paolo Vitali, Tilde Giorgi, Andrea Maffei, Marino Renda,
Daniele Oian, Pino Ficarelli, Cosimo Magnelli, Antonio Mancini, Fiorella
Rambaudi, Cesira Lupo, Claudia Berlucchi, Fabrizio Bianchi, Lulu' Ortega
Madrigal, Roberto Gallo, Fulvio Cesare Manara, Salvino Franchina, Davide
Scaccianoce, Luca Kocci, Stefano Terzi e Stefania Vergnani, Giandomenico
Potestio; Sara Panzeri, Antonella Litta, Giovanni Fiorentini, Stefano
Barbacetto, Vittorio Di Munzio, Gabriella Grasso, Amedeo Tosi, Dorella
Battistella, Radesca Dominguel, Marco Gorini, Roberta Peyrot, Simone
Puggelli, Salvatore Nasca, Anna Castelnuovo e Elio Pianezzola, Barbara
Tozzi, Rossana Montecchiani, Secondo Ferioli, Anna M. Guantario, Fiamma
Negrini, Donatella Sacco, Igor Lazzarini, Pasquale De Sole, Luciano
Militello, Alberto Giannini, Luca Villa, Giustina Diligenza, Gianfranco
Frascione, Maria Margherita Gaetani di Laurenzana, Claudia Tessaro, Luisa
Morgantini, Edoardo Nucci, Artusa Maria Antonietta, Angela Nucci, Patrizio
E. Tressoldi, Mariella Lecchi, Giacomo Ambrosino, Mario Polizzi, Francesco
Gana, Sergio Dalmasso, Annarita Cardarelli, Marina Martignone, Livio
Miccoli, Paola Cotticelli, Nazzareno Gabrielli, Giuseppe Coscione, Maria
Caterina Cifatte, Danilo Bernardi, Francesco Anselmo, Andrea Baglioni,
Rosanna Burdisso, Fabiana Valpiani, Gianni Brianese, Sergio Parmentola,
Ghirardotti Domenico, Fantino Luciano, Simone Hardt, Alberto Maria Milazzo,
Giorgio Guzzetta e Cinzia Scicchitano, Paola Merlo, Gianni Alioti e Danila
Orlando, Antonella Prota Giurleo, Emiliano Piredda, Mina Ria, Gianmario
Campana e Claudia Aime, Angela Giuffrida, Giancarlo Saccani, Michele Citoni,
Caterina Di Francesco, Silvia Buonamico, Celeste Grossi, Paola Barassi, Juri
Bossuto, Alberto Deambrogio, Sergio Dalmasso, Gian Piero Clement, Matteo
Salvai, Silvia Cazzaniga, Maria Ausilia (Lilli) Marinello, Eliseo Politi,
Elisabetta Oliani, Ettore Miserocchi, Costanza Lerda, Lidia Nembrini,
Emanuele Fantini, Alberto Camata, Silvia Moiraghi, Mauro Castagnaro,
Stefania Dall'Aglio, Cristina Mocciola, Gaetano Bonifacio, Luigi Mazzocchio,
Chiara Casella, Anna Del Piano, Valerio Oddone, Manuela Romano', Raffaella
Grasso Salvadori, Stefano Jalla, Pierluigi Monaco, Teresa Ducci, Serena
Valenti, Mauro Carlo Zanella, Alessandro Romani, Luciano Corradini, Guido
Vaudetto, Graziella Bernabe', Dante Ferrari, Diego Coriasco, Davide
Scaglianti...
*
Per aderire all'iniziativa: scrivere lettere recanti il testo dell'appello
al Presidente della Repubblica (all'indirizzo di posta elettronica:
presidenza.repubblica at quirinale.it, ricordando che si deve firmare con il
proprio nome, cognome e indirizzo completo, altrimenti le lettere non
vengono prese in considerazione), e comunicare a "La nonviolenza e' in
cammino" (e-mail: nbawac at tin.it) di avere scritto al Presidente.

4. PARLAMENTO. LIDIA MENAPACE: INTERVENTO NELLA SEDUTA DEL SENATO DEL 18
MAGGIO 2006
[Attraverso Luciano Martocchia (per contatti:
lucianomartocchia at virgilio.it), che ringraziamo, riceviamo e volentieri
diffondiamo l'intervento di Lidia Menapace nella seduta del Senato del 18
maggio 2006. Lidia Menapace (per contatti: lidiamenapace at aliceposta.it) e'
nata a Novara nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi impegnata nel
movimento cattolico, pubblica amministratrice, docente universitaria,
fondatrice del "Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e significative della
cultura delle donne, dei movimenti della societa' civile, della nonviolenza
in cammino. Nelle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006 e' stata eletta
senatrice. La maggior parte degli scritti e degli interventi di Lidia
Menapace e' dispersa in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di
autori vari; tra i suoi libri cfr. Il futurismo. Ideologia e linguaggio,
Celuc, Milano 1968; L'ermetismo. Ideologia e linguaggio, Celuc, Milano 1968;
(a cura di), Per un movimento politico di liberazione della donna, Bertani,
Verona 1973; La Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia
politica della differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in
collaborazione con Chiara Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra
indipendente, Roma 1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo
accorderanno?, Il dito e la luna, Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna,
Milano 2001; (con Fausto Bertinotti e Marco Revelli), Nonviolenza, Fazi,
Roma 2004]

Signor presidente, caro presidente del Consiglio, lei si aspettera' - no,
non si aspetta, perche' se ne e' andato, mi pare - che io protesti per la
scarsa presenza delle ministre, cosa che faro' anche in sua assenza, non
solo concordando con quanto lei ha gia' affermato, cioe' che le ministre
sono poche (non conta che siano il triplo del precedente governo, con il
quale non c'e' partita su questo terreno, mi pare ovvio: non e' possibile
confrontarsi addirittura) ma anche perche' le ministre non solo sono poche,
ma, tranne una, sono anche prive di qualsiasi portafoglio e in piu'
confinate in una serie di deleghe che fanno torto alle competenze che in
vari campi della cultura e della societa' italiana le donne se si sono
conquistate.
Per dirlo in modo rapido, con uno slogan: se si tratta di concorsi, li
vinciamo; e' quando si tratta di entrare a far parte dei governi che vi sono
gli ostacoli che, quindi, sono in altro luogo e in altra forma, e non
riguardano le nostre abilita' e competenze.
Naturalmente, offro a questo governo un voto preciso, costante, tenace ma
sempre incalzante. Il governo non deve aspettarsi ne' da me, ne' - spero -
da altri un atteggiamento arreso e passivo. Considero il conflitto
parlamentare, ma anche quello politico e sociale, un punto molto importante
dello sviluppo della vita sociale e politica. Penso che debba essere
considerato, non si puo' neutralizzarlo senza impoverire la vita politica e
sociale di molti valori.
*
Devo ammettere che nel programma di questo governo noto un arretramento
significativo rispetto a punti importanti del programma dell'Unione, in
particolare, sul tema dei diritti e della laicita'. Mi soffermero' su questi
due argomenti per come soprattutto le donne li hanno avvertiti. Le proteste
giunte gia' nel pomeriggio di ieri sono numerose, vengono da Milano "Usciamo
dal silenzio", da Napoli "194 parole in liberta'", e da un'assemblea romana,
e si sono concluse anche con degli ordini del giorno che naturalmente
potrete leggere sui giornali.
E' un peccato che questo governo inizi con un restringimento di interessi
verso l'allargamento dei diritti e un'affermazione esplicita e rigorosa di
laicita'. Questa stagione politica e' iniziata con l'elezione di Napolitano
che, per l'appunto, rompe una conventio ad excludendum che ha intristito a
lungo la nostra vita politica.
Oltretutto, come si puo' notare, Napolitano non e' ne' Catilina, ne'
Spartaco, ne' Giulio Cesare che varca il Rubicone; e' persona
affidabilissima e di grande equilibrio ma non e' neppure l'inquilino moroso
della reggia del Papa. E' il rappresentate di una piena laicita' dello Stato
italiano che penso dovrebbe essere affermata nel nostro Paese con
particolare interesse da parte dei credenti perche' questo e' sempre stato
un tema molto discusso, basti ricordare le differenze fra Gioberti e
Rosmini, per fare esempi semplici e alla portata di tutti.
In cosa tale allargamento dei diritti a noi pare non sia avvenuto (quindi
sosterremo questo governo a lungo e in modo incalzante perche' speriamo che
in futuro e nello sviluppo dell'attivita' politica si realizzino)? Non sono
avvenuti ne' sull'articolo 2, ne' sull'articolo 3 della Costituzione.
*
L'articolo 2 riconosce i diritti della persona che la Repubblica italiana
non fonda (perche' non e' uno Stato etico) ma riconosce, e quando questi
diritti vengono posti devono essere riconosciuti. Non si puo' dire
semplicemente che i gay e le lesbiche disturbano gli altri. L'affermazione
dei loro diritti non puo' offendere i diritti gia' posseduti. Il fatto che
si risponda alle loro richieste di diritto con i diritti non offende la
famiglia che e' gia' tutelata nell'articolo 29 in modo costituzionalmente
definitivo. Come puo' una legge ordinaria offendere i diritti di chi ha gia'
una tutela costituzionale? Sarebbe come dire, ad esempio, che la
legislazione sul terzo settore offende i diritti dei partiti e dei sindacati
perche' entrambi hanno diritti costituzionalmente ancorati e quindi non
dovrebbero essere in alcun modo circondati da altri diritti.
Troviamo questo aspetto davvero preoccupante perche' introduce una specie di
requisizione o visione meno ampia di quanto non dovrebbe essere
dell'esercizio dei diritti, quindi ci ripromettiamo di insistere su questo
punto sia chiedendo alla ministra Bindi, alla quale va davvero una
considerazione molto significativa e molto piu' ampia di quella che puo'
venire dai suoi compagni e amici di partito per la costante capacita' di
essere laica, essendo - come tutti sanno - credente, le chiederemo di
introdurre un monitoraggio sulla famiglia perche' a nostro parere e'
importante dimostrare che la famiglia e' anche un'istituzione molto violenta
in questo momento.
La gran parte delle violenze fisiche e sessuali nei confronti delle donne e
la gran parte dei maltrattamenti e delle molestie nei confronti dei minori e
delle minori avvengono in famiglia. Non credo che cio' si debba coprire con
una specie di manto di garantita probita'. Occorre che questa problematica
emerga per quella che e'.
*
L'altro punto concerne l'articolo 3 della Costituzione, che a mio avviso
contiene un aspetto di straordinario interesse: una concezione
dell'uguaglianza dinamica e non astrattamente formulata una volta per
sempre. E' un'uguaglianza che viene sempre messa in discussione perche'
sempre vi sono ostacoli: all'accesso alla cittadinanza di immigranti; a
nuove forme della vita sociale che non vengono prese in considerazione.
In particolare, tra tutti i temi riguardanti la vita e dei quali dobbiamo
occuparci molto, questo e' certamente qualcosa su cui non si puo' avere
preconcetto. Si tratta di materia su cui non vi sono precedenti giuridici.
Come si fa a legiferare dove non ci sono precedenti giuridici? Occorre
trovare una convinzione comune qui, nel Parlamento italiano, non fuori.
L'intesa tra un cardinale, sia pure progressista, e un giurista avanzato e
magari persino uno scienziato non prometeico non serve, non basta.
L'accordo deve essere trovato qui, nel confronto tra i due generi,
riconoscendo anche che sul tema della generazione esiste una dissimmetria
tra i generi perche' il genere maschile e' atto a fecondare e quello
femminile a generare. Sul generare pertanto occorre ascoltare quello che noi
abbiamo da dire in base alla nostra storia, alla nostra esperienza.
Se cio' non viene fatto in questa sede si pone in essere una violazione
della laicita' tra le piu' pesanti. Quando si parla di laicita'
probabilmente gli uomini - intendo dire i signori maschi - hanno l'abitudine
di considerare cio' che appartiene alla loro storia.
Ma la laicita' per noi e' anche altro, qualcosa che riguarda l'intrinseca
considerazione della nostra esistenza come persone donne che in questa
materia hanno una particolare competenza.
Non risparmiero' mai al governo ne' la mia leale adesione, il mio voto, ma
nemmeno la mia ferma critica. Questo lo devo perche' cio' ho detto in
campagna elettorale a molte donne che mi chiedevano di instaurare con loro
una relazione politica significativa. Non posso dire che ci rivedremo tra
cinque anni, anche perche' sono molto resistente ma ho gia' un anno in piu'
del nostro Presidente della Repubblica, che pure non e' un giovanotto.
Finora ho schivato l'Alzheimer, speriamo di continuare in questo modo.
Affermo questo col massimo vigore, ma anche con passione e convinzione. Sono
lieta che in queste aule ogni tanto si senta qualche accento appassionato.
Forse e' giusto che la vita entri in questo modo.
*
Signor presidente, voglio dirle un'ultima cosa.
Sono stata molto contenta di cio' che lei ha detto sull'Iraq. I tempi
tecnici di quel ritiro per me sono stringenti. Sono arrivata fino ad 82 anni
senza commettere omicidio e non vorrei cominciare adesso. Sono convinta che
chiunque muoia la' e' senza risarcimento, e' senza remissione.
Non si puo' stabilire il diritto con la guerra. L'ho provato, sono vecchia
abbastanza da averlo provato. Quando un esercito terribile ha invaso il
nostro Paese cio' non e' bastato a spegnere il nostro desiderio di liberta'.
Ma quando un esercito e' venuto con distruzioni terribili a liberare - come
si dice - il nostro Paese, non abbiamo sentito di dover imitare
quell'esercito e abbiamo dato vita ad una Costituzione che non e' ne' la
copia della Costituzione americana, ne' l'imitazione della Magna Charta
inglese. Abbiamo fatto una cosa nostra e adesso vogliamo difenderla in ogni
modo perche' degna di essere difesa.

5. ESPERIENZE. ROBBIE DAVIS-FLOYD: METTERE AL MONDO IL FUTURO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messoa  disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di
Robbie Davis-Floyd. Robbie Davis-Floyd e' medica e antropologa,
specializzata in antropologia della riproduzione, ricercatrice al
Dipartimento di Antropologia dell'Universita' del Texas; aggiornamenti sulle
sue ricerche sulla nascita e l'ostetricia possono essere trovati nel sito:
www.davis-floyd.com]

In Olanda, un bambino su tre nasce in casa, ed il 70% dei parti avviene in
compagnia di una levatrice. L'Olanda ha una delle percentuali piu' alte di
nascite normali e la piu' bassa percentuale al mondo di decessi materni e
infantili durante il parto.
Ci sono ancora paesi in cui, mentre la nascita del tuo bambino si avvicina,
la levatrice viene a casa tua ogni giorno. Ti massaggia il ventre teso e la
schiena dolente con oli d'erbe e canta canzoni che danno il benvenuto nel
mondo al tuo piccolo. Istruisce la tua famiglia su cosa devi mangiare e come
si deve aver cura di te, e lascia in dono frutta fresca, nocciole e te' per
nutrirti. Quando arriva il travaglio, la levatrice presiede la tua "squadra
personale" di zie e cugine e parenti varie. Ognuna di esse ha il suo
compito: mescolare le erbe, massaggiarti le gambe, sussurrarti
incoraggiamenti all'orecchio. Quando infine il tuo bimbo emerge, viene posto
a giacere sul tuo petto, con il cordone ombelicale intatto, per permettere
una transizione gentile. Nelle settimane seguenti, tu sei a riposo: devi
nutrire il piccolo, dormire e legarti a lui. La tua famiglia e i tuoi amici
si fanno carico di tutte le faccende domestiche. Ogni giorno fai il bagno e
vieni massaggiata. Ti portano i tuoi cibi favoriti, ricchi di proteine. C'e'
un'aria di festa: ognuno riconosce che sei sopravvissuta ad un passaggio che
comunque ti aveva posto tra la vita e la morte. La depressione post parto
non sai cos'e', perche' non appena diventi triste c'e' qualcuno che ti
scuote dicendo: "Perche' sei giu'? Sei stata benedetta con questo bellissimo
bimbo!".
La levatrice viene a trovarti regolarmente, per assorbire le tue paure e
rispondere alle tue domande. E' una donna rispettata, nel villaggio. Nessuno
puo' prendere il suo posto. Le sue sono le mani abili che afferrano la vita.
E' la guardiana del sacro cancello che sta tra il grembo ed il mondo.
Le societa' che onorano le levatrici sono tipicamente nate sotto il segno di
culture in cui donne e bambini, e il sapere delle donne, avevano valore ed
ottenevano rispetto.
*
Oggi, tuttavia, la modernizzazione medica sta rapidamente erodendo lo status
delle levatrici tradizionali in molte aree. Molte di queste donne stanno
sparendo, e spesso con loro se ne va quel valore e quel rispetto di cui
parlavo. Pure, in alcune regioni, il vento del cambiamento sta suscitando la
nascita delle "levatrici globali". Le levatrici contemporanee stanno
guidando questa trasformazione fondendo le pratiche olistiche tradizionali
con gli aspetti benefici della scienza medica. Mentre lottano per poter
praticare la loro professione con "le mani libere", ed assicurarsi il
rispetto da governi ed istituzioni, stanno sempre di piu' facendo rete e si
organizzano politicamente per proteggere il benessere di madri e bambini.
In occidente, la percezione della nascita e' cambiata a partire dal XVIII
secolo. Il parto e' diventato un evento medico e vissuto come una malattia.
Dal momento in cui la gravidanza di una donna e' certa, i professionisti
sanitari si concentrano sui potenziali problemi. Quando inizia il travaglio,
la donna viene trasferita in un ospedale, e messa in una stanza piena di
macchinari e monitor. Frequentemente partorisce stando sulla schiena, sotto
l'effetto di medicinali, sotto luci vivide e con i piedi nelle staffe. Parti
indotti, forcipi, episiotomie e cesarei non necessari vengono usati sovente.
Questo modello continua a diffondersi, nonostante l'accumularsi di studi sui
suoi danni. Ma e' interessante notare che nelle regioni in cui alle
levatrici viene dato riconoscimento, esse assistono una percentuale sempre
maggiori di parti.
*
Naturalmente non in ogni caso le levatrici tradizionali sono benefiche:
alcune non sono abili, e certi costumi locali possono essere dannosi: i
rapporti indicano pero' spesso un legame diretto fra il trattamento
riservato alle levatrici e quello che esse riservano alle donne. Dove sono
malpagate, bistrattate dai medici, e lavorano lunghe ore in condizioni
stressanti, senza facilitazioni di alcun tipo, le loro prestazioni sono di
bassa qualita'.
Per contrasto, sta emergendo un po' ovunque il fenomeno dell'"ostetrica
postmoderna". Sono levatrici che conoscono sia i limiti che i pregi del
sistema medico occidentale e del proprio, e si muovono con fluidita' tra i
due. Sono donne informate dal punto di vista scientifico e molto consapevoli
della propria unicita' culturale cosi' come dell'importanza che il loro
lavoro ha globalmente.
Sono mediatrici, che attraversano i confini tra casa e ospedale, moderno e
tradizionale, locale e internazionale. Il loro scopo e' che la dimensione
del loro lavoro, centrata sulla donna, resti intatta. Sono come delle
"mutatrici di forma", che sanno come sovvertire il sistema medicalizzato e
come allearsi con esso, a seconda delle necessita'. Fanno alleanze con la
medicina occidentale quando e' possibile, e si mettono in collegamento con
le altre levatrici in tutto il mondo, per preservare ed insegnare quanto di
meglio le culture umane hanno prodotto rispetto alla nascita.
Al di la' del parto, molte di esse provvedono altri servizi alle comunita'
di cui fanno parte: dalla cura delle slogature ai massaggi,
dall'informazione prenatale all'erboristeria. Sono frequentemente rinomate
come leader "spirituali", organizzatrici, attiviste nel campo della sanita'
pubblica.
*
Un esempio e' donna Facunda, una "partera tradicional" (levatrice
tradizionale) di Morelos, in Messico, che dirige un centro per le nascite.
Nel centro, su una tavola di marmo, ci sono tutti gli attrezzi che si
possono trovare in una sala ospedaliera. Facunda racconta che i parenti
delle sue clienti credono nelle procedure ospedaliere, compresa la faccenda
di partorire stando sulla schiena. "Se vogliono che io agisca come un
medico, io questo non posso farlo. Ma quando le suocere o altre parenti
chiedono: E' ora che si sdrai sulla schiena? Io dico Non ancora, e
incoraggio la donna a continuare a camminare, oppure a restare comoda sul
mio letto a due piazze. La maggior parte delle madri, qui, partorisce seduta
o accucciata".
Le levatrici tradizionali messicane si stanno sforzando di emergere come
movimento sociale. I loro centri per le nascite sono adiacenti alle loro
case private, e sono completi di autoclave ed equipaggiamento sterilizzato.
Le pareti dei centri sono coperte di diagrammi sul ciclo della fertilita'
femminile e di mensole su cui stanno preparati d'erbe, oli, rimedi olistici.
*
Sempre di piu', i governi e le organizzazioni che si occupano di sanita'
stanno riconoscendo le levatrici tradizionali come partner affidabili per
quanto concerne la cura della salute delle comunita'. E' relativamente
recente il programma del governo egiziano che offre alle "dayae" (le
levatrici tradizionali) addestramento gratuito e garantisce il loro libero
accesso a materiali sterilizzati, stabilendo inoltre una relazione tra le
levatrici e i medici che vengono da loro chiamati in casi d'emergenza. Il
risultato e' stato una decrescita del 50% nella mortalita' materna nelle
zone rurali in otto anni.
Riconoscendo che il ruolo delle levatrici puo' essere cruciale
nell'educazione sanitaria rispetto all'Hiv/Aids, la Confederazione
internazionale delle levatrici e l'Istituto olandese per la conoscenza
medica hanno in collaborazione lanciato un'iniziativa di prevenzione che
offrira' formazione a circa 100.000 levatrici in 38 paesi del mondo.
Le nostre "ostetriche postmoderne" reggono fra le loro mani la promessa di
un mondo salubre, sebbene oggi non vi sia nulla di semplice nell'essere una
levatrice. Figlie del tempo e della tradizione, vogliono assicurarsi che le
loro cure restino a disposizione delle madri e dei piccoli di tutto il
mondo.
*
Per maggiori informazioni:
- International Center for Traditional Childbearing: www.blackmidwives.org
- Safehands for Mothers: www.safehands.org
- Birthing the Future: www.birthingthefuture.com
- Citizens for Midwifery: www.cfmidwifery.org
- International Confederation of Midwives: www.internationalmidwives.org

6. LETTURE. AUGUSTO CAVADI: E, PER PASSIONE, LA FILOSOFIA
Augusto Cavadi, E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla piu'
inutile di tutte le scienze, DG Editore, Trapani 2006, pp. 190, euro 16,50
(per richieste all'editore: e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.ilpozzodigiacobbe.com). Riveleremo minimo un segreto: da tempo speravamo
che nella sua feconda vena pubblicistica Augusto Cavadi (autore di attente
ricognizioni introduttive alla piu' adeguata ricerca e alla piu' aggiornata
riflessione e discussione in ambito teologico e morale, della filosofia
politica e del dibattito antropologico culturale, ma anche di una
pubblicistica di intervento civile particolarmente impegnata contro la
mafia, e di agili opere di felice vena pedagogica, anzi diremmo
dolcianamente maieutica) prima o poi si decidesse a scrivere un protreptico
brillante e saporito alla "piu' inutile di tutte le scienze"; beninteso:
speravamo, ma senza mai fargliene parola. E quando mi e' arrivato questo
volumetto, approfittando di una mezza giornata liberatasi da un impegno
fortunosamente e fortunatamente "saltato", subito mi ci sono tuffato, a
bracciate vigorose percorrendolo, e poi di bel nuovo centellinandone le
parti che piu' mi sono garbate. Naturalmente si puo' discutere se questo
genere di opere abbiano o meno una loro ragion d'essere - e chi scrive
queste righe e' anche in questo caso del partito dei perplessi anziche' di
quello dei persuasi -, ma certo nella oggi fiorentissima - e sovente
penosissima - produzione divulgativa afferente a temi filosofici questo
lavoro ha pregi che raramente si incontrano; ed anche a chi non ama ne' la
scrittura talora forse troppo ammiccante e per cosi' dire giornalistica e
cursoria (ma forse le nostre preferenze ciceroniane e quintilianee non sono
oggi granche' condivise dal pubblico cui il libro innanzitutto si rivolge in
forma di invito sobrio e bonario, senza prosopopea per scelta, e forse anche
per necessita'), ne' che troppo si agevoli l'accostamento a cose che e' bene
restino impervie dacche' nulla vale se non richiede sforzo, ebbene, piacera'
tuttavia la fluidita' dell'argomentazione, la sintesi senza forzature,
l'apertura e per cosi' dire la laicita' dei ragionamenti, l'esplicito
riconoscimento della umana parzialita' delle proprie tesi, l'invito alla
discussione e all'approfondimento, e - come dire - un sentore di fresco e
pulito che ameno e amichevole aleggia per l'intero volume. E tralasciando
qui l'ovvia considerazione che su alcune opinioni nel libro espresse si
possono avere punti di vista anche alquanto diversi - che e' il bello dei
libri di pensiero quando sono buoni, che invitano alla critica e al
dissenso, e quindi al dialogo ed alla conricerca -, piuttosto vecchi barbogi
malati di dispeptica acribia come noi vorrebbero discutere fin
puntigliosamente della bibliografia ragionata (il capitolo degli "avvisi ai
naviganti" in cui si segnalano anche testi che invero ci sembra non
meriterebbero altra collocazione che nella prima cantica dantesca), e
suggerire semmai per una seconda edizione l'abolizione delle epigrafi e una
titolatura in alcuni punti (p. 7, p. 153) assai meno sbarazzina. In cauda:
impreziosisce il libro una "lettera di un'amica", Francesca Rigotti, di cui
particolarmente l'incipit e' piaciuto al vecchio ateista umorista che scrive
questa nota (se e' possibile essere umoristi esendo ateisti, come crediamo,
ma forse i nostri maestri Pascal e Kierkegaard avrebbero deliziosamente e
sottilmente, e fin rissosamente, obiettato). E per esser questa una breve
segnalazione bibliografica forse l'abbiamo fatta fin troppo lunga - ma, si
sa, al cuore non si comanda.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1310 del 29 maggio 2006

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