[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

La nonviolenza e' in cammino. 1329



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1329 del 17 giugno 2006

Sommario di questo numero:
1. Associazione Giuriste d'Italia: Per il "no" al referendum costituzionale
2. Nicola Terracciano: Un profilo biografico di Guido Calogero
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
4. Per saperne di piu'

1. APPELLI. ASSOCIAZIONE GIURISTE D'ITALIA: PER IL "NO" AL REFERENDUM
COSTITUZIONALE
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenews.net/spip) riprendiamo il
seguente appello dell'Associazione GiudIt (Giuriste d'Italia)]

La Costituzione disegna lo spazio pubblico nel quale puo' darsi azione
politica di donne e uomini, e in cui lo stesso patto fondativo puo' essere
attuato e allo stesso tempo innovato.
Questo e' gia' avvenuto nella storia del nostro Paese. Ancora oggi la lotta
per i diritti e per il diritto si radica nel processo di attuazione della
Costituzione.
Per il suo carattere aperto e progettuale, la legge fondamentale apre la via
alla sua continua rilettura. Attraverso questa operazione l'intero
ordinamento si modifica, alla luce delle interpretazioni progressive del
dettato costituzionale.
E' stato questo il senso di una lunga stagione storico-politica, nella quale
nuovi soggetti sono stati ammessi al godimento di diritti prima riservati a
pochi, nuovi diritti sono stati elaborati.
E' stato questo il senso di una stagione significativa come quella che ha
visto il protagonismo della giurisprudenza nella interpretazione
costituzionalmente orientata di vecchi codici e vecchie norme.
Nell'ambito dello stesso percorso, la Corte costituzionale ha abrogato norme
odiose come il delitto d'onore e il delitto di adulterio che puniva solo la
donna, e ha aperto la strada alla legge sull'aborto. Nell'ambito dello
stesso percorso il Parlamento ha approvato le leggi sul divorzio e
sull'interruzione di gravidanza, la legislazione di tutela della maternita',
le leggi di parita'.
L'interpretazione della legge civile e penale si e' aperta a contenuti
nuovi. Se una grande parte dell'esperienza femminile resta ancora poco
rappresentata nel diritto, lo stupro comincia finalmente a essere visto e
trattato come un reato grave contro il corpo-mente delle donne. La violenza
domestica comincia finalmente a essere vista e trattata come un reato grave,
che comporta l'oppressione sistematica della liberta' femminile, e
vittimizza sempre anche le/i bambine/i, che se non subiscono direttamente
violenza, la vedono e la introiettano come parte della loro esperienza.
Questo processo e' stato possibile grazie alla compattezza della Carta
costituzionale, che tiene insieme la prima e la seconda parte della legge
fondamentale.
*
La legge costituzionale oggi sottoposta a referendum non modifica ma
stravolge la seconda parte della Costituzione, in primo luogo riducendo la
democrazia a rapporto tra popolo e leader.
Il Parlamento diventa un luogo secondo e sostanzialmente subordinato al
governo. Il Parlamento puo' essere sciolto dal governo ma non gli da' la
fiducia. Dunque il governo e il primo ministro non sono responsabili dei
loro atti di fronte al Parlamento.
Non si tratta solo di una inaccettabile deviazione rispetto al principio di
separazione dei poteri, che deve basarsi sulla comunicazione e l'equilibrio
tra i diversi poteri dello Stato.
E' la riduzione della pluralita', rispecchiata nella rappresentanza
parlamentare. E' la sovversione dell'idea che ogni movimento progressivo
puo' trovare legittimazione in un sistema democratico fondato sul libero
confronto di tutte le opinioni, che devono trovare mediazioni alte. Questo
e', nella sua essenza, l'idea originaria di governo proposta dalla
Costituzione.
La controriforma oggi sottoposta a referendum e' figlia di una impostazione
radicale quanto primitiva dei rapporti tra i poteri dello Stato, cioe'
l'idea berlusconiana che chi vince comanda. Da questa stessa tesi proviene
la sistematica delegittimazione della giurisdizione e del controllo di
legalita' sull'operato dei pubblici poteri.
Se questa tesi uscisse vittoriosa dal referendum, non vi sarebbe piu' uno
spazio pubblico nel quale esprimere un agire politico orientato alla
trasformazione, che sempre ha bisogno di dialogo e comunicazione, per far
valere il portato di uno sguardo diverso sulla realta'.
La cosiddetta devolution, che compromette la redistribuzione tra aree
geografiche, e' figlia dell'altrettanto primitiva idea leghista che chi e'
ricco ha il diritto di spendere per se'.
In questo senso la controriforma costituzionale e' coerente con la versione
piu' rapace del liberismo, secondo cui precarieta', incertezza e
discriminazione sono il destino - giusto o inevitabile, non importa - della
grande maggioranza di ragazze e ragazzi, di uomini e donne, native/i e
migranti, che vivono in questo Paese.
La liberta' femminile, cosi' come si e' venuta elaborando nel pensiero dei
femminismi, non ha niente a che vedere con l'egoismo dei forti. Non nega ma
include la relazione, la solidarieta', il prendersi cura di chi ha di meno o
e' piu' debole e dipendente.
E' molto evidente il nesso tra la controriforma della seconda parte della
Costituzione e la messa in questione dei principi affermati nella prima
parte.
Basta pensare al ripudio della guerra sancito dall'art. 11 della
Costituzione, che gia' negato e contraddetto dalla sciagurata prassi della
partecipazione a guerre travestite da missioni umanitarie o di pace, non
avrebbe alcuna possibilita' di essere effettivo in una ordinamento che si
limitasse a legittimare la legge del piu' forte, nell'economia, nella
politica e nelle relazioni internazionali.
*
Come giuriste che hanno a cuore la liberta' femminile e la liberta' di
tutti, non possiamo che guardare alla controriforma costituzionale come a
qualcosa che colpisce al cuore il nesso inscindibile tra liberta',
uguaglianza e differenza.
La differenza sessuale o di genere e' poco rispecchiata nella Costituzione,
e tuttavia non ha bisogno di un riconoscimento esplicito. Puo' vivere nel
processo di attuazione/rinnovamento dei principi costituzionali, che
tuttavia richiede uno spazio pubblico democratico, plurale, dove possa
liberamente esplicarsi l'agire politico di donne e uomini.

2. MEMORIA. NICOLA TERRACCIANO: UN PROFILO BIOGRAFICO DI GUIDO CALOGERO
[Dal sito www.liberalsocialisti.org riprendiamo il seguente profilo.
Nicola Terracciano, storico, avvocato, per anni preside di licei, e'
studioso e cultore dell'esperienza liberalsocialista.
Guido Calogero, figura illustre della cultura e della vita civile italiana
del Novecento, nato a Roma nel 1904, filosofo, antifascista, organizzatore
del movimento liberalsocialista e del Partito d'Azione, e' scomparso nel
1986. Tra le opere di Guido Calogero segnaliamo particolarmente La scuola
dell'uomo, Sansoni, Firenze 1939; Lezioni di filosofia, Einaudi, Torino
1946-1948; Filosofia del dialogo, Comunita', Milano 1962, 1977; Le regole
della democrazia e le ragioni del socialismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma
1968, poi Diabasis, Reggio Emilia 2001]

Guido Calogero nacque a Roma il 4 dicembre 1904, da padre messinese,
Giorgio, un bravo professore di francese, e da Ernesta Michelangeli, figlia
di Luigi. Quest'ultimo, di origini marchigiane, fu professore universitario
di letteratura greca e poeta carducciano (di lui Calogero scrisse la voce
nell'Enciclopedia Italiana) (1). Ernesta era stata la prima studentessa
universitaria a giungere alla laurea nell'Universita' di Messina.
Guido fu figlio unico ed entrambi i genitori (senza dimenticare i nonni)
concentrarono la loro azione pedagogica su Guido, le cui qualita'
intellettuali erano eccezionali, incidendo profondamente su certi
orientamenti della sua complessa personalita'.
Fu fanciullo felice, adolescente sensibilissimo, come dimostra il suo primo
scritto: la raccolta di poesie, edita da Signorelli nel 1920 (ad appena 16
anni), Initium. Le rime dell'Arno, i ritmi delle fonti, le odi romane, le
elegie siracusane, con forti influssi della poesia antica e soprattutto
dannunziani.
Aveva frequentato il ginnasio a Pisa e il liceo al "Mamiani" di Roma, dove
consegui' la maturita' classica  con un anno di anticipo, nel 1921.
Si iscrisse alla Facolta' di Lettere della Sapienza, avendo un amore
spiccato per l'italiano, il latino e il greco. L'interesse fondamentale in
questa fase era rivolto alla poesia di Pindaro, alla filologia classica. Ma
la lettura di Croce e l'esperienza dell'insegnamento di Gentile lo portarono
a quella "conversione" verso gli studi filosofici, di cui parla Francesco
Gabrieli, suo amico di universita' di allora.
Il 1925 fu l'anno della laurea, ad appena 21 anni, e dell'inizio della
collaborazione alla  rivista diretta da Gentile "Giornale critico della
filosofia italiana", con recensioni e saggi, incentrati questi ultimi sulla
logica antica e su quella di Aristotele in particolare, che furono trasfusi
nel suo primo libro organico e classico nel campo di tali studi: I
fondamenti della logica aristotelica, del 1927, nella collana dell'editore
Le Monnier "Studi filosofici", diretta da Gentile. Nel 1934 assumera' la
redazione fiorentina della rivista, alla quale dara' nuovo impulso,
chiamando a collaborarvi studiosi ebrei in fuga dalla Germania come
Kristeller, Kroner, Loewith, H. Levy, Walzer, aprendo il dibattito
filosofico italiano al piu' avanzato pensiero europeo.
L'originale precocita' lo impose all'attenzione degli ambienti culturali,
tanto che nello stesso anno scrisse anche per le riviste "La Cultura" e
"Leonardo", con recensioni che, dalla piu' specializzata storiografia
filosofica antica, soprattutto tedesca, andavano a Vico, Gobetti, Buonaiuti.
Nello stesso anno 1927, ad appena 23 anni, ottenne la libera docenza di
storia della filosofia antica e ando' a trascorrere un anno di
perfezionamento a Heidelberg, seguendo le lezioni di Rickert.
Dal 1928 al 1939 fu professore incaricato di storia della filosofia antica
all'Universita' di Roma, insegnando contemporaneamente storia e filosofia al
liceo classico romano "Tasso". Tra i suoi migliori studenti di allora
occorre ricordare soprattutto Pilo Albertelli, futuro martire alle Fosse
Ardeatine, che si laureo' proprio con Calogero con una tesi sulla dottrina
platonica della conoscenza.
Oltre Aristotele, fu Platone (e quindi Socrate) ad entrare nel profondo
dell'interesse intellettuale ed umano di Calogero: del 1928 e' la versione,
con saggio introduttivo, del dialogo Il simposio nella collana "Biblioteca
di cultura moderna" della casa editrice Laterza di Bari, cosi' profondamente
legata a Croce.
*
La collaborazione con Gentile e' intensissima, specialmente nell'impresa
culturale piu' indimenticabile e duratura (universalmente riconosciuta nel
suo sostanziale, rigoroso spessore culturale), legata al complesso e tragico
intellettuale fascista: l'Enciclopedia Italiana. Riguardo al controverso
rapporto con Gentile, si possono riportare le equilibrate parole del suo
caro amico abruzzese, Giulio Butticci: "Per me Gentile era soltanto il
filosofo che aveva legittimato le violenze fasciste asserendo che a cambiare
le idee alla gente erano ugualmente idonei sia la predica che il manganello.
Naturalmente poi ne seppi di piu' e meglio; e fu anche questo, di andare al
fondo delle cose, un insegnamento di Guido Calogero. Ma con lui non parlai
mai di Gentile, considerando che, pur nell'opposta collocazione politica,
doveva aver conservato ammirazione e gratitudine per chi lo aveva iniziato
all'esercizio del pensiero e, come e' noto, lo aveva poi chiamato a
collaborare con altri antifascisti alla redazione dell'Enciclopedia Italiana
da lui diretta" (2).
Calogero dal 1929 al 1938, sia come redattore che come collaboratore,
scrisse tutte le voci relative al pensiero greco, ma ne curo' anche molte
altre, sia relative alla cultura tedesca (ad esempio Fichte, Schelling,
Schopenhauer, Heidegger, Cassirer), alla cultura inglese (adesempio Hobbes,
Hume, con una curiosita' estesa anche agli ordinamenti scolastici), alla
cultura francese (ad esempio Proudhon), alle discipline filosofiche (ad
esempio estetica, ontologia), ai singoli concetti (ad esempio solipsismo,
piacere). Il legame di Calogero con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana si
estese anche al progetto e alla redazione dell'Enciclopedia Minore, che,
ideata da Gentile, fu nel dopoguerra portata avanti a partire dal 1955 in
dodici volumi col titolo Dizionario Enciclopedico Italiano. Come ha messo in
luce Cristina Farnetti, il contributo di Calogero tra il 1940 e il 1942 fu
intensissimo ed esso fu trasfuso nella nuova opera, pur non segnalandosi il
suo nome, come da accordi contrattuali (3).
Questa lunga, rigorosa esperienza "enciclopedica" lievito' e rafforzo' la
sorprendente capacita' di Calogero di portare una luce di consapevolezza, di
riflessione, mai superficiale, su quasi ogni aspetto o evento del
quotidiano, quale emergera' nella straordinaria, varia, intensissima
collaborazione a giornali, settimanali, riviste.
Nel 1931, vinta la cattedra universitaria, fu straordinario di filosofia
nell'Istituto Superiore di Magistero dell'Universita' di Firenze; passato a
Pisa nel 1934, fu promosso ordinario di storia della filosofia nel 1935,
tenendo anche corsi speciali alla Scuola Normale.
Accanto ad Aristotele, Socrate e Platone, il suo interesse si concentro'
sulla piu' originale scuola presocratica, fiorita nel Mezzogiorno d'Italia,
quella eleatica, legata soprattuto a Parmenide e Zenone, caratteristici per
il nesso logico-ontologico, che era il piano del suo piu' profondo stile
mentale e del suo piu' intenso interesse. Del 1932 e' il suo secondo
classico libro Studi sull'eleatismo (tradotto in Germania nel 1970).
In relazione al valore del momento teoretico e dello studio della storia
della filosofia in Calogero, ha detto efficacemente Eugenio Garin: "Sul
primato del momento teoretico nei confronti di quello storico ha sempre
battuto con insistenza, e proprio in riferimento alla sua attivita'
storiografica. La storia della filosofia - e in particolare la storia della
filosofia antica - ha il compito preciso di dare lumi per vedere piu' a
fondo, e piu' correttamente, nella problematica contemporanea, mettendo a
nudo antichi fraintendimenti ed errori, dissipando pseudo-problemi e
mettendo a fuoco i problemi autentici" (4).
Nel 1933 uscirono nella "Collezione scolastica" della casa editrice La Nuova
Italia, di Ernesto Codignola, i tre volumi di Storia del pensiero (antico,
medievale, moderno), che avranno altre edizioni ampliate e diveranno un
classico dell'editoria scolastica degli anni Trenta e Quaranta. Nello stesso
anno curo', con introduzione e commento, Il Manuale di Epittetto nella
versione di Giacomo Leopardi, presso la "Collana scolastica di testi
filosofici", diretta da Gentile presso la Sansoni.
*
L'immersione quotidiana nella paideia classica e umanistica fondata sul
valore dell'umana dignita' (sentimentale, intellettuale, morale) non pote'
non produrre nel tempo il continuo, inquietante confronto con i principi di
fondo, statolatri e antiumanistici, retorici e demagogici, del regime
fascista, nel quale si svolgeva la sua vita ed al quale comunque partecipava
in un ruolo intellettuale non secondario.
Di fronte alla sua coscienza e alla sua intelligenza, in rigorosa coerenza
logica ed etica, Calogero non pote' non passare su una posizione
antifascista, anche se lo fece sul piano profondo e complesso del livello
della sua consapevolezza e nella lucida individuazione delle forme piu'
opportune di incidenza. Mise nel conto di essere destituito dalla cattedra e
di rimanere senza una fonte di sostentamento quotidiano, ora che si era
sposato con  Maria Comandini, l'indimenticabile compagna della sua vita
(della ben nota famiglia di repubblicani romagnoli, di Cesena, che
sicuramente ebbe un ruolo importante per l'assunzione di una decisa
posizione antifascista), ed aveva due figli, Laura e Francesco. Solo cosi'
si spiega la "strana" decisione (nel pieno di una splendida posizione
universitaria) di rimettersi a studiare come un semplice studente, per
prendere una seconda laurea in giurisprudenza, nel 1937.
La tesi, dal titolo La logica del giudice e il suo controllo in Cassazione,
sara' immediatamente pubblicata dalla specializzata casa editrice Cedam di
Padova nella collana "Studi di diritto processuale" diretta da Piero
Calamandrei. Quest'ultimo nome rimanda immediatamente all'azione
antifascista, discreta e originale, tesa alla diffusione di quel movimento
liberalsocialista che Calogero aveva ideato con Aldo Capitini, conosciuto
alla Normale di Pisa e ormai lontano da Gentile e dal fascismo, al quale non
aveva voluto aderire, ritirandosi nella casa sotto il campanone del
municipio di Perugia, vivendo di lezioni private.
*
Il Liberalsocialismo nacque nel 1937, proprio nell'anno dell'assassinio dei
fratelli Rosselli, quasi una misteriosa "vendetta dello spirito" (5).
Il Liberalsocialismo, nella visione calogeriana, si configurava, con echi
logici di origine idealistica, come antitesi al comunismo, al fascismo e al
liberalismo di vecchio stampo, e come sintesi di costituzionalismo liberale
e di egualitarismo socialista (6).
Il dramma del rapporto tra la legge della coscienza individuale e il
rispetto o meno delle leggi ingiuste e' rintracciabile nella edizione a cura
di Calogero, nello stesso anno 1937, del famoso dialogo di Platone Il
Critone presso la "Biblioteca scolastica di classici latini e greci" diretta
da Giorgio Pasquali. Sempre nel 1937 Calogero curera' anche l'edizione del
Protagora.
La vita di Calogero dal 1937 al 1942, anno del suo primo arresto, fu tutta
generosamente spesa in una sottile, fecondissima opera di risveglio politico
delle coscienze, negli ambienti sopratuttto universitario e culturale, con
l'attivita' cospirativa del movimento, con lo stile e i contenuti del suo
insegnamento, con le linee di interesse dei suoi scritti.
Un suo allievo, Antonino Radice, ricordando il corso di filosofia teoretica
del 1938 sul tema "Il Contratto Sociale di Jean-Jacques Rousseau", ha detto
"trovo' persino nella scelta degli argomenti di studio non soltanto il modo
per rafforzare in se' le personali convinzioni di liberta' e di
indipendenza, ma vide pure l'occasione per educare al medesimo culto della
liberta' e al gusto piu' alto della dialettica metodologica quanti, attratti
dal fascino personale emanante dalla sua persona e dalla sua parola,
numerosi accorrevano alle sue lezioni, piene di sottintesa ribellione al
conformismo della circostante societa'" (7). Il Radice ricorda anche
l'atmosfera "diversa" di Pisa, dove erano vive le vicende degli studenti
Umberto Segre e Vittorio Enzo Alfieri e del piu' adulto Aldo Capitini,
espulsi dalla Normale per il dissenso verso il regime, incideva il lavoro di
liberazione intellettuale dell'italianista Luigi Russo (che aveva voluto
Calogero a Pisa), dello storico Carlo Morandi, dell'archeologo Ranuccio
Bianchi Bandinelli, erano note la fuga e la partecipazione di alcuni giovani
dell'Ateneo per andare a combattere in Spagna per la Repubblica, cresceva la
simpatia per Croce e declinava quella per Gentile.
Nell'anno accademico 1938-1939 Calogero tenne un corso di Pedagogia, che si
tradusse nel famoso suo libro La scuola dell'uomo, edito da Sansoni nella
collana "Biblioteca italiana", che tantissimi allievi e lettori lessero come
opera chiaramente antitotalitaria. Il quarto capitolo aveva come titolo "La
liberta'". Ha detto recentemente Carlo Azeglio Ciampi, suo allievo alla
Normale e poi amico fino alla morte: "Quest'ultimo libro e' un vero e
proprio manifesto della liberta'. E' il libro con cui Calogero si rivolge ai
giovani per mostrare loro come sia possibile uscire dal pessimismo
dell'alternativa fra fascismo e comunismo... La filosofia morale di Calogero
e' una morale concreta, di attuazione della liberta', prima dentro di noi,
poi nella societa'. Calogero non perseguiva fini astratti, ma voleva
realizzare i propri ideali nella societa'. Il richiamo continuo alla
coscienza, criterio estremo della verita', era richiamo al senso di
responsabilita' dell'individuo, ne sottolineava il dovere di lottare per
l'affermazione della liberta' per se' e per gli altri, per cambiare la
realta'" (8).
Come ha sottolineato Garin, Calogero "trasfigurava l'attualismo in una
filosofia della prassi intesa come formazione di una societa' libera e
giusta, di liberi e di giusti" (9). La filosofia aveva senso solo come
moralismo assoluto, come pedagogismo assoluto; doveva tradursi, secondo
l'indimenticabile lezione di Socrate e Cristo, nel dare esempio di vita e di
morte e nel pagare di persona.
Ha detto Calogero nel 1945, parlando agli studenti romani: "C'e' stata una
vita sotterranea nelle universita' italiane: nelle universita' di Pisa, di
Firenze, di Milano, di Genova, in quasi tutte le altre universita'. Questa
vita sotterranea nelle universita' italiane ha tenuta ferma, nella coscienza
dei giovani, la verita' che certi ideali non erano morti, e che tenendo fede
ad essi si sarebbero fatti nuovamente trionfare" (10).
L'angoscia della guerra che era scoppiata, della peste razzista entrata nel
corpo della vita giuridica del paese, accentuo' il momento dell'azione
politica, a scapito del lavoro intellettuale che, nel 1940, si espresse in
soli tre brevi saggi. La concentrazione storico-politica lo porto' dallo
studio di Aristotele e Platone a quello di Marx ed Hegel, ai teorici di
quella statolatria, che stava dietro alle tragedie del secolo, pur nel
riconoscimento dell'essere stati maestri di acuta comprensione del piu'
profondo andamento storico. Nell'anno accademico 1940-'41 tenne il corso
"Intorno al materialismo storico", edito nel 1941. Nello stesso anno curo'
la traduzione, insieme a Corrado Fatta, del primo volume delle Lezioni sulla
filosofia della storia di Hegel, presso La Nuova Italia.
Approfondi' il concetto di giustizia, al quale dedico' tra il 1941 e il 1942
due saggi, frutto anche di conferenze tenute, con altri temi, negli Istituti
Filosofici di Perugia, Roma, Pisa.
*
Il ritmo dell'impegno politico divenne ormai frenetico e, come si vede,
anche scoperto nella sua espressione pubblica, per cui egli venne arrestato
il 2 febbraio 1942 e condotto alle Murate di Firenze.
Resto' in carcere quattro mesi, fu sospeso e destituito della cattedra e poi
mandato al confino a Scanno, in Abruzzo, dove si trasferi' anche la
famiglia, fino a maggio 1943. Non pote' rispondere per allora pubblicamente
a Croce, che aveva criticato il Liberalsocialismo nel numero della "Critica"
del gennaio 1942.
Partecipo' direttamente e indirettamente, attraverso la moglie Maria
Comandini e i rapporti con Ugo La Malfa (conosciuto negli ambienti
dell'Enciclopedia Italiana), alla ideazione e fondazione del Partito
d'Azione, che non a caso ebbe uno dei momenti di giuridica configurazione
nello studio dell'avvocato Comandini (cugino di Maria) a Roma nel luglio del
1942.
Il primo scritto di Calogero espressamente politico appare sul numero
clandestino di "Italia libera" del 2 aprile 1943 col titolo "Le precisazioni
programmatiche del Partito d'Azione", in dialogo con La Malfa e Ragghianti.
Fu arrestato nuovamente a Scanno l'8 giugno e portato nel carcere di Bari,
dove resto' fino alla scarcerazione del 28 luglio con Vittore Fiore e figli
e Cifarelli.
Dopo lo sbandamento dell'8 settembre ed essendo Roma occupata dai
nazifascisti, Calogero torno' a Scanno, dov'era ancora la sua famiglia e vi
resto' fino alla liberazione di Roma del 1944 (ospito' dal settembre 1943 al
marzo 1944 Carlo Azeglio Ciampi).
Nel silenzio drammatico della cella e nella residenza coatta del confino,
Calogero mobilito' le energie intellettuali al diapason per fissare cardini
teorici nelle varie discipline filofiche, affinche' non si perdessero mai
piu', dopo tanta esperienza di tragedia, come stava emergendo nel cuore
della guerra atrocissma e disumana, certi principi, certi assiomi, certi
orientamenti, certi modi di affrontare i problemi. Si impegno' affinche' la
filosofia mai si smarrisse, mai venisse meno al suo compito umanissimo ed
etico di orientamento, di consapevolezza al servizio sempre dell'umana
dignita'.
Cosi' sul piano della filosofia politica chiari' profondamente i due
concetti chiave della liberta' e della giustizia, le due stelle polari della
salvezza etico-politica, che dovevano poi tradursi piu' analiticamente in
indicazioni operative per un nuovo modo di fare politica e di organizzarsi,
richiamando il loro problematico rapporto, non automaticamente correlato.
Individuo' nel Partito d'Azione lo strumento politico che poteva assumere
quei principi come orientamenti di fondo e storicamente tradurli sul piano
della norma e dell'ethos civile.
Cosi' accanto alla stesura di quelle che saranno le Lezioni di filosofia
(uscite nel dopoguerra), Calogero scrive a Scanno nell'aprile 1945 La
giustizia e la liberta'. Saggio sul liberalsocialismo del Partito d'Azione,
uscito solo nel febbraio del 1944 a Roma, clandestino quarto "Quaderno
libero", nella serie diretta da Federico Comandini.
Gia' nel 1944, quando i nazifascisti occupavano gran parte della penisola,
accanto alle azioni di Resistenza in Abruzzo "favorendo l'occultamento dei
prigionieri e stabilendo contatti con gli Alleati che avanzavano dalla parte
del Sangro", come ricorda Butticci (11), avvio' un intenso lavoro di
orientamento e di riflessione con brevi scritti giornalistici sul quotidiano
del partito "L'Italia Libera - G. L.". Richiamava l'equivalenza tra
rivoluzione sociale e rivoluzione liberale, la non accettazione di una
concezione della liberta' che implicasse quella di morire di fame, ma fosse
"liberta' liberatrice" sul piano delle condizioni quotidiane di vita, le
vicinanze e le differenze tra laburismo e liberalsocialismo, la diversa
concezione del socialismo, che restava insufficiente ed equivoco se non era
accompagnato dall'aggettivo liberale, le consonanze, ma anche le diverse
storie del socialismo liberale di Rosselli e il liberalsocialsimo, i
problemi della radio, dell'Europa, della democrazia, della scuola.
Tra il 1944 e il 1945 utilizzo' ogni occasione e strumento, da Radio Roma e
Firenze alla nuova rivista di Piero Calamandrei "Il Ponte", alle conferenze
tenute in tutti gli ambienti sociali, dall'Universita' alle prime sedi
sindacali, per  aiutare a capire il fascismo, la democrazia, la necessita'
della rottura col passato per la fondazione di una societa' repubblicana,
libera e giusta.
*
Nella liberta' riconquistata difese anzitutto il suo liberalsocialismo dalle
accuse di Croce e di quanti, nello stesso partito, tendevano a confonderlo
con quello generico e sentimentale di un Lussu e non afferravano la sua
forza ideale sintetica delle esigenze etico-politiche portate avanti dallo
stesso Lussu da una parte, da Parri e La Malfa dall'altra. Restera' per
questo un profeta drammaticamente inascoltato, perche' l'assunzione sincera
di quella proposta etico-politica avrebbe evitato al Partito d'Azione la
divisione e permesso la sua permanenza nella lunga durata nel panorama
politico del cinquantennio repubblicano, la cui assenza invece tanto si e'
scontata e si sconta.
Pertanto resta un monito ed un lascito prezioso quel libro del 1945, Difesa
del liberlasocialismo, che parte dalla sua riflessione del 1940 su
"individuo e persona" e termina con il richiamo a Carlo Rosselli.
Calogero ricorda nel 1945, ad un anno dal martirio, Pilo Albertelli e
rivendica ampiamente l'opera di educatore politico di Aldo Capitini, che
asseconda per la sua parte con la stesura de L'abbicci' della democrazia
(parlare e ascoltare, come si presiede  e quali sono le regole della
discussione, ordini del giorno, verbali e votazioni, il significato della
maggioranza), consapevole che l'opera piu' importante e urgente fosse
l'educazione  politica dei cittadini, ignari dei valori e dei metodi della
partecipazione democratica, dopo venti anni di totalitarismo. Si potrebbe
parlare di un socratismo politico dopo quello quello filosofico, al quale si
era dedicato nei decenni precedenti.
Da grande educatore qual era, si rivolgeva soprattutto ai giovani, che soli
potevano piu' decisamente ed incisivamente provvedere alla costruzione del
nuovo edificio democratico, perche' piu' immuni dal condizionamento del
regime. Ad essi si appellava, affinche' non avessero remora a fare politica
(chiarendo in che termini) e ad  assumersi le responsabilita' dell'avvenire
(12).
Dalla meta' del 1945 all'insediamento dell'Assemblea Costituente, fece parte
con autorevolezza e incisivita' della Consulta, l'organo che, nell'assenza
forzata di un Parlamento regolarmente eletto, funziono' in sua vece, dando
pareri al governo sui problemi generali e sui provvedimenti legislativi.
Oltre che come consultore, Calogero insieme a Maria Comandini visse con
dedizione la vita del Partito d'Azione nella sua dimensione organizzativa.
Maria dirigeva la sezione femminile nella collaborazione con altre
indimenticabili figure femminili della tradizione azionista come Ada
Gobetti, Gigliola Spinelli, Joyce Lussu, Mariuma Tioli, Gabriella Giordano
Ricci e Amorina Lombardi, scrivendo anche articoli di rara chiarezza ed
essenzialita' sulla stampa nazionale e locale del partito (13). Non si puo'
comprendere il liberalsocialismo dal punto di vista teorico e pratico senza
il quotidiano dialogo tra Guido e Maria. Ella allargo' la latitudine, lo
sguardo problematico della lotta di liberazione delle classi oppresse al
mondo femminile, da emancipare nello stesso tempo e sempre insieme sia
economicamente che sentimentalmente e moralmente.
Guido e Maria girarono i quartieri di Roma, le cittadine vicinee, con
l'amico Butticci, segretario regionale del Partito d'Azione, l'Abruzzo (dove
Calogero era capolista) che conoscevano dal tempo del confino, con riunioni
e comizi, animando la fede repubblicana e gli ideali liberalsocialisti,
portando il loro contributo alla vittoria del referendum istituzionale del 2
giugno 1946 e all'affermazione comunque del partito, che mando' una piccola
pattuglia di valorosi deputati, che tanti contributi diedero alla stesura
della Carta Costituzionale. In Abruzzo (escluso quindi il Molise) i voti per
la repubblica superarono quelli per la monarchia (a differenza di tutte le
regioni meridionali, le isole e lo stesso Lazio) e il partito ebbe la sua
piu' alta percentuale di voto (3,4% contro una media delI'1,5 %).
Guido non penso' alla sua elezione, alIa sua carriera (pur se risulto' il
primo dei non e1etti), cosi come fecero tanti altri del Partito d'Azione (ad
esempio Luciano Bolis), che si gettarono a capofitto nelIa lotta, senza
vanita' e personalismi.
Persuaso, come si e' detto, che il Liberalsocialismo potesse essere
l'orizzonte teorico sintetico e quindi unificante di quel Partito d' Azione
che era minato da posizioni ideali spesso pericolosamente conflittuali, e al
fine di articolarlo piu' analiticamente sul piano culturale e politico,
dandogli un respiro anche internazionale, fondo' agli inizi del 1946 la
rivista "Liberalsocialismo" con sede a casa propria (dando un ulteriore
esempio di dedizione e di altruismo), con una rosa di collaboratori
esemplificativa del suo obiettivo politico, culturale ed organizzativo (da
Vittorelli, vicedirettore, a Bobbio, Calamandrei, Ciampi, Capitini, Maria
Comandini, Delle Piane, T. Fiore, Garosci, V. Gabrieli, Riccardo Lombardi,
Salvemini, Giorgio Spini, Tagliacozzo, Valiani, Venturi, Visalberghi, Zevi).
Ma le vicende successive della divisione e dell'incipiente diaspora, gli
fecero capire che I'impresa non aveva piu' il principale referente
storico-politico capace di portarlo avanti. Visse con dolore l'abbandono del
Partito d'Azione, nel febbraio del 1946, da parte di Parri e La Malfa,
rimanendo al suo posto e facendo in modo che i danni fossero limitati.
Nella consapevolezza della funzione dell'animazione dal basso, di origine
capitiniana, ma sempre su certe basi istituzionalizzate (che sole possono
garantire sistematicita' e durata degli interventi) fu fondatore e
presidente nel 1947 del Cepas (Centro di educazione professionale per
assistenti sociali), che aveva la funzione di introdurre questa figura
alI'interno della drammatica situazione sociale dell'Italia del dopoguerra.
Ne' dimenticava di seguire i lavori della Costituente e di richiamare la
centralita' dei problemi della scuola, della laicita', dei rapporti tra
Chiesa e Stato.
Ne' dimenticava la propria vocazione, il proprio dovere di filosofo, se si
ricorda che proprio tra il 1946 e il 1948 uscirono presso Einaudi le Lezioni
(in tre volumi: Logica, gnoseologia, ontologia, Semantica, Istorica, Etica,
giuridica, politica), nel 1947 i Saggi di etica e di teoria del diritto,
presso Laterza, e la traduzione del secondo volume delle Lezioni sulla
filosofia delta storia di Hegel sul "mondo orientale".
Reintegrato nella cattedra a Pisa, tenne nell'anno accademico 1947/'48 un
corso sul tema a lui caro de Le origini della logica classica.
Dopo la fine del Partito d'Azione, conflui' nel Partito socialista, della
cui direzione fece parte dopo il congresso di Genova del 1948, sostenendo
sempre la concezione del socialismo autonomistico (dopo aver rinunciato poco
prima a una candidatura senatoriale, per non essersi il Partito socialista
dichiarato contro la dittatura comunista alIora instauratasi a Praga).
*
La fine del Partiio d'Azione, l'appiattimento del Psi sulle posizioni del
Pci e il loro guardare in modo cieco versa l'oriente comunista e i miti
bolscevichi, lo portarono ad una decisione che puo' sembrare un
allontanamento dal Paese, ma che ha una segreta carica significativa (come
si dira' poi): tra la fine del 1948 e il 1950, Calogero ando' a fare il
docente nelle Universita di Montreal, di New York, di Princeton.
Ne1 1950, passato da Pisa a Roma, inauguro' la cattedra di storia delia
filosofia antica nell'aula magna delI'Universita' con una memorabile lezione
su Socrate (edita dalla "Nuova Antologia" nel 1955). Quell'anno fu molto
fecondo dal punto di vista della produzione intelIettuale, se si pensa che
uscirono la monografia La filosofia di Bemardino Varisco, il libro Logo e
dialogo. Saggio sullo spirito critico e sulla liberta' di coscienza (nelle
Edizioni di Comunita', promosse da Olivetti), e che scrisse contributi per
volumi in onore di Rodolfo Mondolfo, Benedetto Croce e per il Commentario
sistematico alla Costituzione italiana diretto da Piero Calamandrei e
Alessandro Levi.
DaI 1951 al 1953 fu direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Londra,
organizzando mostre importanti come "Italia e Inghilterra nella prima fase
de! Risorgimento", aprendo una colIana (che pubblico', oltre il catalogo
delia mostra, anche un ricordo di Benedetto Croce, nel 1953, con contributi
di Gilbert Murray, di Manlio Brosio e dello stesso Calogero), parlando alla
Bbc dell'ltalia. Dall'Inghilterra seguiva attentamente le vicende italiane e
coliaborava con "Il Ponte" di Calamandrei con informazioni e riflessioni
sulla situazione politica e sull'esperienza socialista anglosassone.
Con l'esperienza americana e inglese Calogero aveva voluto indicare, con la
propria personale testimonianza, visibilmente, che la vera direzione dello
sguardo della sinistra culturale e politica italiana non doveva volgersi
versa l'oriente, culla del dispotismo e dei tragici miti bolscevichi, ma
verso l'occidente anglo-americano, culla delle liber:ta', della democrazia e
del laburismo, di un socialismo cioe' sostanzialmente liberale.
Calogero compi' quelia operazione senza subalternita' atlantica, ma su
posizioni di dignita' culturale, nella consapevolezza di essere portatore di
una grande tradizione culturale. Lo fece come un docente prestigioso, che
porta la propria competenza, aperto a ricevere suggestioni di valori e forme
organizzatrici, dal punto di vista delle istituzioni politiche ed educative,
da far conoscere ed approfondire in Italia.
Dal numero del 14 febbraio del 1953 a quello del 22 dicembre 1964, Calogero
trovera' ne "Il Mondo" di Pannunzio (l'organo piu famoso della cultura laica
del dopoguerra) il luogo editoriale piu significativo per far conoscere la
sua riflessione sui problemi nodali e sugli eventi piu significativi della
vita etico-politica del paese.
Essi andranno a costituire gran parte di due suoi libri Scuola sotto
inchiesta, edito da Einaudi nel 1957, e Quaderno laico, pubblicato da
Laterza nel 1967.
Dopo la citata fase fuori d'!talia, riprese la sua attivita di docente a
Roma, la citta' natia, alla quale era legatissimo, con Londra e Atene. Fino
al 1955 insegno' storia della filosofia antica, dal 1955 al 1966 storia
della filosofia e poi, fino al 1975, filosofia teoretica. Per venti anni
formo' generazioni di insegnanti, creando una tradizione di rigore negli
studi a lui cari, che si espresse con un gruppo di valentissimi docenti
universitari a lui legatissimi (come ad esempio Gabriele Giannantoni).
*
Se si scorrono gli scritti di Calogero fino al 1957, si e' sorpresi
dall'accanimento sul problema della scuola, sulla difesa della scuola
pubblica, della scuola laica, intesa come il luogo privilegiato, sancito
dalla Costituzione, della formazione di libere personalita' abituate allo
spirito critico, al dialogo, al rispetto di tutte le fedi. Egli sentiva,
specialmente nel contesta italiano, il dramma, per la presenza del centro
del cattolicesimo e per il contrasto politico-ideologico legato
all'esistenza del piu' forte partito comunista in occidente (con i
socialisti subalterni). Anche a livello europeo e mondiale dominava un clima
gelido, con chiusure, muri, intolleranze ideologiche, dogmatismi.
Calogero pensava che la vera trincea della lotta stesse li', nella difesa e
nella promozione di una scuola, nella quale vivessero valori di liberta', di
democrazia, di amore sincero per la cultura.
Il ricondurre (e accettare di ridurre) tutto il suo complesso messaggio
filosofico e politico al tema del dialogo nasceva proprio dalla
consapevolezza che fosse, in quel particolare contesto storico, il valore
sommo da diffondere e da praticare, onde evitare i vicoli ciechi dello
scontro e dell'irrazionalismo, che avevano gia' segnato cosi'
drammaticamente la storia d'Italia e d'Europa del Novecento.
Oltre l'attivita' di docente e di pubblicista, fu protagonista dei Convegni
degli "Amici del Mondo", tenne conferenze attraverso l'Italia per
l'Associazione Culturale Italiana. Il suo prestigio intellettuale fu
consolidato dall'uscita di una collana presso Sansoni nel 1956, dedicata
proprio ai suoi scritti, dalla ristampa accresciuta de La scuola dell'uomo,
dalla collaborazione con Klibansky per una edizione americana del Filebo di
Platone, da traduzioni anche in giapponese di suoi scritti.
*
Con la fine de "Il Mondo", penso' che fosse necessaria la presenza nel
panorama italiano di una rivista che avesse come sua finalita' fondamentale
la difesa intransigente dei valori della libera cultura e riprese nel 1963,
col genero Gennaro Sasso, la rivista "La Cultura" (sulla quale aveva scritto
agli esordi), che diresse fino alla morte nel 1986.
Presidente della Societa' Filosofica Italiana (e, per il triennio 1963-1966,
dell'Institut International de Philosophie di Parigi) egli, che si era
sempre battuto per i valori di autonomia e di democrazia nell'Universita,
cerco' di capire i motivi della protesta studentesca del 1968 e propose per
il XXII Congresso di Filosofia (che si tenne a Padova nell'aprile del 1969)
il tema "Il problema del dialogo nella societa' contemporanea". Fu anche
questa volta profeta inascoltato da una generazione che si perse in gran
parte nei miti dogmatici e intolleranti di una desolata e tragica scolastica
marxista-leninista (egli considerava lecito il dissenso, non l'oltraggio,
come recita un suo articolo).
Ma Calogero non si perse d'animo, pur in una segreta amarezza che gli amici
piu vicini capivano e vivevano per le smentite e la lontananza della "realta
effettuale" italiana dal suo idealismo etico, e continuo' nel suo dovere
socratico di riflessione e di aiuto alla chiarificazione civile, su "La
Stampa" e, soprattutto, su "Panorama". Dal 1970 al 1975 ebbe sul settimanale
milanese una presenza fissa, affrontando a tutto campo i temi piu scottanti
della cronaca politica, sociale, civile: ad esempio l'ordine pubblico, la
situazione della Chiesa Conciliare e post-Conciliare (la cui svolta
giovannea dei primi anni Sessanta lo aveva profondamente e positivamente
attratto, nella sua carica di possibile apertura e dialogo col mondo dei
valori laici), la droga, la magistratura, il bipartitismo, l'obiezione di
coscienza, il ruolo del sindacato, l'aborto, il potere militare, il
terrorismo e il dovere di difendere la democrazia.
Specialmente dopo la decisa svolta autonomistica e la fase delI'unificazione
degli anni Sessanta nel campo socialista, che videro la nascita del primo
centro-sinistra, l'elezione di Saragat a Presidente della Repubblica nel
1964, l'unificazione tra Psi e Psdi nel 1966, prese il suo posto nel Partito
Socialista, allontanandosene appena si avvide di processi di rampantismo,
incompatibili con le idealita' e il rapporto etica-politica da lui sempre
praticati.
Cerco' in ogni modo di far dialogare le componenti liberali di sinistra,
repubblicane e socialiste, in modo che operassero alla luce di un comune
orientamento laico e sostanzialmente liberalsocialista, che prevedesse
almeno un patto di consultazione permanente, se non una fusione (anche in
questo caso profeta inascoltato). Percio' nel 1972 ripropose la sua Difesa
del liberalsocialismo ampliata di saggi e interventi nati dall'esperienza
del dopoguerra, che volevano avere come interlocutori piu diretti
specialmente La Malfa, Nenni, Saragat e i liberali di sinistra, legati alla
piu' autentica e aperta lezione di Luigi Einaudi, di Benedetto Croce e alla
figura e al messaggio di Piero Gobetti.
*
Sul piano strettamente intellettuale, gli ultimi interessi della riflessione
calogeriana si collocarono tra: Platone e Plotino, tra Socrate, Cristo,
Erasmo, Spinoza, riproponendone le grandi, intramontabili suggestioni
teoriche, logiche, etiche.
Ebbe doverosi riconoscimenti accademici in Italia e alI'estero e sue voci
apparvero nella nuova Enciclopedia Britannica nel 1974.
Col caldo affetto della famiglia amatissima, aveva il conforto antico della
poesia, specialmente quella classica di Omero, di Virgilio, di Orazio, i cui
versi spesso recitava a memoria.
Fino alla fine fece della sua casa un luogo di riflessione incessante, di
conservazione della memoria per una cerchia di amici integri e fedeli, nella
speranza, mai venuta meno, che sarebbero sopraggiunti uomini e gruppi capaci
di cogliere il messaggio liberalsocialista e riprenderne con fedelta' ideale
i principi, i valori, le idealita', le esperienze, patrimonio importante
della storia etico-politica italiana (14).
*
Note
1. Questo profilo, scritto a maggio 1996, nel decennale della morte,
pubblicato nel  nunero 5, dedicato tutto a Guido Calogero, dei "Quaderni del
Movimento d'Azione Giustizia e Liberta'", Galzerano editore, Casalvelino
Scalo (Salerno), pp. 9-25, e rivisto nel 2004 per il centenario della
nascita, deve molto alla cortese disponibilita' di scritti di Calogero
spesso introvabili in possesso di Vittorio Gabrieli. Il testo fondamentale
di riferimento e' il lavoro di Cristina Farnetti col saggio di Gennaro
Sasso, che costituiscono il libro Guido Calogero - dal1920 al 1986,
Enchiridion, Napoli 1994, pp. 244, che contiene la bibliografia degli
scritti di Calogero. Si deve alla dottoressa Farnetti anche il reperimento
degli articoli di Calogero apparsi su quotidiani del 1945 e ristampati in
parte nel presente scritto.
L'estensore di questo profilo ha ascoltato Calogero in un seminario sui
Presocratici presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli
negli ultimi anni della sua vita e ne ricorda, oltre la magistrale
competenza, lo spirito vivace e pedagogico che promanava dalla sua figura.
2. Giulio Butticci, Ricordo di Guido Calogero - Un coetaneo maestro,
Quaderno n. 15 della "Rivista abruzzese", Lanciano 1986, p. 10.
3. Cristina Fametti, Appendice, nel volume citato alla nota 1, pp. 213-219.
4. Eugenio Garin, Guido Calogero, in "Scuola e citta", La Nuova Italia,
Firenze 1987, n. 10, p. 417.
5. Aldo Capitini, Sul nome di liberalsocialismo, in "Liberalsocialismo",
Roma, n. 2, febbraio 1946, p. 64.
6. Si veda la parte centrale del secondo manifesto del liberalsocialismo de1
1941, tratto da "Difesa del Liberalsocialismo", riportato in Appendice.
7. Antonino Radice, Ricordo di una lezione: Guido Calogero, in "Nuova
Antologia", Le Monnier, Firenze, aprile-giugno 1994, p. 192.
8. Carlo Azeglio Ciampi, Etica dell'azionismo, in "Micromega", 3. 1996, pp.
247. L'articolo e' il testo dell'intervento al Circolo Giustizia e Liberta'
di Roma, del 27 maggio 1996.
9. Eugenio Garin, Guido Calogero, cit., p. 422.
10. Guido Calogero, Assumetevi le responsabilita dell'avvenire (vedi
Appendice).
11. Giulio Butticci, Ricordo di Guido Calogero - Un coetaneo maestro, cit.,
p. 18.
12. Guido Calogero, I giovani e la politica (vedi Appendice).
13. Maria Comandini Calogero, Il Partito d'Azione e la questione femminile
,in "La Rinascita", quindicinale del Partito d'Azione - Sezione di Fondi
(Latina), del 2 settembre 1945, riportato in Appendice. Su questo periodico
e sull'attivita' della sezione azionista fondana ha pubblicato un
recentissimo saggio l'autore di questo profilo, pubblicato nell'ultimo
numero del 2003 e nel primo numero del 2004 di "Annali del Lazio
Meridionale", che si pubblica a Fondi, direttore il preside professor
Antonio Di Fazio.
14. Un esempio della disponbilita' dell'ultimo Calogero verso ogni
iniziativa, pur piccola, a riprendere la tradizione liberalsocialista si
ebbe nel 1982, quando il citato vecchio amico abruzzese Butticci, che era
stato anche preside a Roma presso il Liceo "Tito Lucrezio Caro", e
liberalsocialisti pavesi, guidati dal dottor Salvatore Bellini, vennero per
proporgli di ricostituire il Movimento Liberalsocialista e di rivedere il
Manifesto in una nuova versione, ed egli accetto' di buon grado, come di
essere anche il loro Presidente fino alla morte (testimonianza dello stesso
dottor Bellini)...

3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

4. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1329 del 17 giugno 2006

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it