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La nonviolenza e' in cammino. 1332



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1332 del 20 giugno 2006

Sommario di questo numero:
1. No
2. Hans Kung: Ebraismo, cristianesimo, islam: tradizioni plurali, una sola
umanita'
3. Pietro Polito: Un profilo di Aldo Capitini
4. Elena Loewenthal: Del corpo
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. NO

Al referendum del 25-26 giugno voteremo "no".
No al razzismo che discrimina e nega l'eguaglianza di diritti di tutti gli
esseri umani.
No all'autoritarismo plebiscitario che nega l'articolazione dei poteri e il
sistema di controlli propri della democrazia rappresentativa.
No al gangsterismo e allo squadrismo che negano la legalita' come fondamento
della civile convivenza e pretendono di asservire il potere giudiziario alla
loro violenza.
No al ritorno del fascismo.
Al referendum del 25-26 giugno voteremo "no".

2. RIFLESSIONE. HANS KUNG: EBRAISMO, CRISTIANESIMO, ISLAM: TRADIZIONI
PLURALI, UNA SOLA UMANITA'
[Da "Teologi at Internet", forum teologico a cura di Rosino Gibellini, n. 59
del 21 novembre 2005 (sito: www.queriniana.it/teologia.asp) riprendiamo il
seguente articolo di Hans Kueng. L'articolo, li' apparso col titolo
"L'Islam, mutamenti storici, sfide attuali", e' preceduto dalla seguente
nota redazionale: "E' in uscita nella prima settimana di dicembre il n. 5,
2005, della rivista internazionale di teologia 'Concilium' sul tema: Islam e
Illuminismo: le nuove questioni. Tra i contributi del fascicolo, l'articolo
di Hans Kung, di cui e' appena apparsa la traduzione italiana del suo denso
volume Islam. Passato, presente e futuro (Rizzoli 2005). Anticipiamo, in
forma leggermente abbreviata, l'intervento del teologo di Tubinga sulla
rivista 'Concilium'". Segnaliamo che la traduzione italiana e' in alcuni
punti non del tutto adeguata. Segnaliamo anche che nel riprodurre il testo
sul nostro notiziario - conformandolo alle peculiarita' grafiche richieste
dalla trasmissione per posta elettronica a computer con sistemi operativi
diversi - abbiamo usato la grafia Kueng anziche' Kung per
segnalare/sciogliere l'umlaut sulla vocale u (ma nel titolo abbiamo
preferito la grafia semplificata): i lettori e le lettrici che hanno
contezza dei problemi posti da internet in materia di segni diacritici e
peculiarita' grafiche delle diverse lingue comprenderanno e, come si diceva
quando si parlava un italiano gentile come nelle commedie goldoniane,
compatiranno. Hans Kueng, teologo nato nel 1928 in Svizzera, sacerdote
cattolico, nel '62 fu nominato da Giovanni XXIII consulente teologico del
Concilio, docente a Tubinga. Tra le opere di Hans Kueng: Essere cristiani
(1974); 20 tesi sull'essere cristiani - 16 tesi sulla donna nella Chiesa
(1975-'76); Dio esiste? (1978); Teologia in cammino (1978); (con J. Ching),
Cristianesimo e religiosita' cinese (1988); Conservare la speranza (1990);
Progetto per un'etica mondiale (1990); Ebraismo (1991); (a cura di, con K.
J. Kueschel), Per un'etica mondiale (1993); Islam (2005). Opere su Hans
Kueng: cfr. il sintetico profilo in AA. VV., Etiche della mondialita',
Cittadella, Assisi 1996. Si veda anche H. Haering, K. J. Kueschel (a cura
di), Hans Küng: itinerario e opera, Queriniana, Brescia 1978. Dalla
Wikipedia riprendiamo la seguente scheda biografica "Il teologo svizzero
Hans Kueng (Sursee, Cantone di Lucerna, 19 marzo 1928) dopo gli studi
liceali compiuti a Lucerna, viene ammesso al Pontificium Collegium
Germanicum et Hungaricum di Roma e studia filosofia e teologia presso la
pontificia Universita' Gregoriana. Viene ordinato sacerdote a Roma nel 1954
e celebra la sua prima messa nella basilica di San Pietro, davanti a un
gruppo di Guardie Svizzere. Prosegue gli studi a Parigi, dove consegue il
Dottorato in teologia presso l'Institut Catholique difendendo una tesi sulla
dottrina della Giustificazione del teologo riformato Karl Barth. A soli 32
anni, nel 1960, viene nominato professore presso la Facolta' di Teologia
cattolica all'Universita' di Tubinga, in Germania, dove fondera' anche
l'Istituto per la ricerca ecumenica. Tra il 1962 e il 1965 partecipa al
Concilio Vaticano II in qualita' di esperto, nominato da papa Giovanni
XXIII: in questa occasione conosce Joseph Ratzinger, che prende parte al
Concilio come teologo consigliere del vescovo di Colonia. Tornato a Tubinga,
invita l'universita' ad assumere Ratzinger come professore di teologia
dogmatica: la cooperazione tra i due termina nel 1968 quando, a seguito
delle manifestazioni studentesche, Ratzinger si sposta su posizioni piu'
conservatrici. Nel 1970 pubblica il libro Infallibile? Una domanda: e' il
primo teologo cattolico di spicco a mettere in dubbio la dottrina
dell'infallibilita' papale dallo scisma dei Vecchi Cattolici del 1871. In
conseguenza di cio', la Congregazione per la dottrina della fede (di cui
intanto Joseph Ratzinger e' diventato Prefetto) il 18 dicembre 1979 gli ha
revocato la missio canonica (l'autorizzazione all'insegnamento della
teologia cattolica). Kueng conserva comunque la cattedra presso il suo
Istituto (che viene pero' separato dalla facolta' cattolica). Ha lasciato
l'insegnamento nel 1996 per raggiunti limiti di eta'. Rimane il principale
contestatore dell'autorita' papale (che insiste nell'affermare essere
un'invenzione umana) e del culto mariano; continua la sua lotta perche' la
chiesa cattolica (sulla scia del Concilio Vaticano II) si apra al presente,
ammetta le donne a ogni ministero, favorisca la partecipazione dei laici
alla vita religiosa, incentivi il dialogo ecumenico e interreligioso e si
apra al mondo, abbandonando l'eurocentrismo. Nel 1993 ha creato la
fondazione Weltethos (Etica globale), impegnata a sviluppare e rafforzare la
cooperazione tra le religioni mediante il riconoscimento dei valori comuni e
a disegnare un codice di regole di comportamento universalmente accettabili.
Weltethos ha preparato il documento 'Towards a Global Ethic: An Initial
Declaration' (Verso un'etica globale: Una dichiarazione iniziale) che e'
stato sottoscritto nel 1993 a Chicago dal Council for a Parliament of the
World's Religions. Il 26 settembre 2005, Kueng e' stato ricevuto a Castel
Gandolfo dal vecchio amico e collega Ratzinger ora papa Benedetto XVI, col
quale ha avuto un cordiale colloquio di cui entrambi si sono detti
soddisfatti". Tra le molte  opere di Hans Kueng disponibili in italiano: Le
strutture della Chiesa, Borla, 1965; Riforma della Chiesa e unita' dei
cristiani, Borla, 1965; Veracita'. Per il futuro della Chiesa, Queriniana,
1969; Chiesa, Queriniana, 1972; Incarnazione di Dio. Introduzione al
pensiero teologico di Hegel, prolegomeni ad una futura cristologia,
Queriniana, 1972; Che cosa deve rimanere nella Chiesa, Queriniana, 1974;
(con Yves Congar e Piet Schoonenberg), L'esperienza dello Spirito. In onore
di Edward Schillebeeckx, Queriniana, 1974; Che cosa e' la confermazione?,
Queriniana, 1976; L'infallibilita', Mondadori, 1977; Andare a messa.
Perche'?, Queriniana, 1979; La giustificazione, Queriniana, 1979; (con
Edward Schillebeeckx e J. Baptist Metz),  Verso la Chiesa del terzo
millennio, Queriniana, 1979; (con Pinchas Lapide), Gesu' segno di
contraddizione. Un dialogo ebraico-cristiano, Queriniana, 1980; Dio esiste?,
Mondadori, 1980; Ventiquattro tesi sul problema di Dio, Mondadori, 1980;
Vita eterna?, Mondadori, 1983; Cristianesimo e religioni universali.
Introduzione al dialogo con islamismo, induismo e buddhismo, Mondadori,
1986;. Teologia in cammino. Un'autobiografia spirituale, Mondadori, 1987;
(con Norbert Greinacher), Contro il tradimento del Concilio. Dove va la
Chiesa cattolica, Claudiana, 1987; Perche' sono ancora cristiano, Marietti,
1988; Arte e problema del senso, Queriniana, 1988; (con Walter Jens), Poesia
e religione, Marietti, 1989; Maestri di umanita', Rizzoli, 1989;  (con Julia
Ching), Cristianesimo e religiosita' cinese, Mondadori, 1989; Venti tesi
sull'essere cristiani. Sedici tesi sulla donna nella Chiesa, Mondadori,
1990; Conservare la speranza, Rizzoli, 1990; Perche' sono ancora cristiano,
Tea, 1991; Progetto per un'etica mondiale, Rizzoli, 1991; La Chiesa,
Queriniana, 1992; Verso l'Europa. Considerazioni sul futuro della Svizzera,
Casagrande-Fidia-Sapiens, 1992; Mozart. Tracce della trascendenza,
Queriniana, 1992; Ebraismo. Passato, presente e futuro, Rizzoli, 1993;
Credo. La fede, la Chiesa e l'uomo, Rizzoli, 1994; Credo. La fede, la Chiesa
e l'uomo contemporaneo, Rizzoli, 1996; Della dignita' del morire. Una difesa
della libera scelta, Rizzoli, 1996; Ebraismo. Passato, presente, futuro,
Rizzoli, 1995; (con Karl-Josef Kuschel), Per un'etica mondiale. La
dichiarazione del parlamento delle religioni mondiali, Rizzoli, 1995; (con
Leonardo Boff e Norbert Greinacher), Il grido degli ultimi. La Chiesa dei
poveri tra il nord e il sud del mondo, Datanews, 1997; Vita eterna?,
Rizzoli, 1998; Grandi pensatori cristiani, Rizzoli, 1999; Cristianesimo,
Rizzoli, 1999; Ebraismo, Rizzoli, 1999; La Chiesa cattolica. Una breve
storia, Rizzoli, 2001; Etica mondiale per la politica e l'economia,
Queriniana, 2002; Credo. La fede, la chiesa e l'uomo contemporaneo, Rizzoli,
2003; Ricerca delle tracce. Le religioni universali in cammino, Queriniana,
2003; Religioni mondiali, pace mondiale, etica mondiale, Queriniana, 2004;
(con Juergen Hoeren), Perche' un'etica mondiale? Religione ed etica in tempi
di globalizzazione. Intervista, Queriniana, 2004; Scontro di civilta' ed
etica globale. Globalizzazione, religioni, valori universali, pace,
Datanews, 2005; Islam. Passato, presente e futuro, Rizzoli, 2005;
L'intellettuale nell'Islam, Diabasis, 2005; La donna nel cristianesimo,
Queriniana, 2005]

Introduzione
Incombe [nella manipolata cultura di massa dell'Europa cristiana] un
sospetto generale - questa volta non nei confronti di ebrei, bensi' nei
riguardi dei musulmani: come se essi, istigati dalla loro religione, fossero
tutti potenzialmente dei violenti. Al contrario, i cristiani, ammaestrati
dalla loro religione, sarebbero tutti alieni dalla violenza, pacifici, pieni
d'amore... sarebbe bello.
Siamo onesti: ovviamente noi, cittadini di un democratico stato di diritto,
nel nome della dignita' umana rifiutiamo i matrimoni forzati, l'oppressione
delle donne, i delitti d'onore e altre forme arcaiche di disumanita'. Ma
questo lo fa con noi anche la maggior parte dei musulmani, che soffrono per
il fatto che "i musulmani" o "l'Islam" vengano condannati. Nella nostra
immagine dell'Islam essi non si riconoscono, poiche' vogliono essere
cittadini leali di religione islamica.
Siamo onesti: chi vuol fare dell'Islam il responsabile delle rapine, degli
attentati suicidi, delle autobombe e delle decapitazioni ad opera di alcuni
estremisti accecati, dovrebbe contemporaneamente condannare "il
cristianesimo" o "l'ebraismo" per i barbari abusi sui prigionieri, i
bombardamenti e gli attacchi con carri armati (100.000 morti tra i civili
solo in Iraq) dell'esercito Usa e il terrorismo dell'esercito israeliano di
occupazione in Palestina. Chi spaccia la guerra per il petrolio e l'egemonia
nel vicino Oriente e altrove come "lotta per la democrazia" e "guerra contro
il terrorismo", inganna il mondo - certamente senza successo.
Il Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, nel suo discorso sull'ethos
mondiale, tenuto a Tubinga nel 2003, ha sottolineato: "Nessuna religione e
nessun sistema etico dovrebbero essere condannati a motivo di deviazioni
morali di alcuni loro membri. Se io, ad esempio, in quanto cristiano non
voglio che la mia fede sia giudicata sulla base delle azioni dei crociati o
dell'inquisizione, devo io stesso essere molto attento a non giudicare la
fede di un altro in base alle azioni che pochi terroristi compiono nel nome
di quella fede".
Dobbiamo dunque continuare a rinfacciarci le colpe a vicenda, cosa che porta
soltanto ad una piu' profonda desolazione? No, e' necessario un altro
atteggiamento fondamentale nei confronti di violenza e guerra, un
atteggiamento che in fondo i popoli auspicano ovunque, se essi - sia nei
paesi arabi sia negli Usa - non vengono fuorviati da politici ossessionati e
accecati dal potere, e se non vengono rincretiniti attraverso i media da
ideologi e demagoghi.
La violenza e' stata praticata nel segno della mezzaluna, ma anche nel segno
della croce, dai "crociati" medioevali e contemporanei, che hanno stravolto
la croce, trasformandola da segno di riconciliazione in un segno di guerra.
Nella storia entrambe le religioni hanno esteso il loro ambito di influenza
aggressivamente ed hanno difeso il loro potere con la violenza. Esse hanno
propagandato nel loro ambiente non una ideologia di pace, bensi' di guerra.
Il problema e' dunque complesso.
Corriamo tutti il rischio di lasciarci sommergere dai giganteschi flussi
dell'informazione e di perdere cosi' l'orientamento. E perfino da studiosi
della religione e' dato talora udire l'opinione che nella propria disciplina
si tende a vedere gli alberi, ma a stento si vede ancora il bosco. E cosi'
alcuni si concentrano - ad esempio in sociologia - su microstudi e non sono
piu' disponibili o non piu' in grado di pensare in contesti piu' grandi. A
questo riguardo sono necessarie anche delle nuove categorie, per cogliere i
cambiamenti.
Io, dunque, cerco di offrire un certo orientamento fondamentale sull'Islam
in connessione con le altre due religioni abramiche, ebraismo e
cristianesimo. Per questo entro ora direttamente nel tema.
Vorrei affrontare tre blocchi di questioni: I. Il centro e fondamento
permanente: che cosa va assolutamente conservato; II. Mutamenti epocali: che
cosa puo' cambiare; III. Sfide odierne: che cosa si impone come compito.
*
I. Il centro e fondamento permanente
Che cosa, in ognuna delle nostre religioni, deve essere conservato, e
assolutamente conservato? In tutte e tre le religioni profetiche esistono
infatti posizioni estreme. Alcuni dicono: "Nulla va conservato", mentre
altri sostengono: "Tutto va conservato":
- "Nulla" deve essere conservato lo dicono i cristiani totalmente
secolarizzati: essi spesso non credono ne' in Dio ne' in un Figlio di Dio,
ignorano la chiesa e rinunciano a predicazione e sacramenti... Nel migliore
dei casi apprezzano l'eredita' culturale del cristianesimo: le cattedrali o
Johan Sebastian Bach, l'estetica della liturgia ortodossa oppure,
paradossalmente, il papa, la cui morale sessuale e il cui autoritarismo essi
ovviamente rifiutano, come una colonna dell'ordine stabilito.
- "Nulla" deve essere conservato lo dicono, pero', anche gli ebrei
totalmente secolarizzati: essi non ritengono nulla del Dio di Abramo e dei
padri, non credono alle sue promesse, ignorano le preghiere e i riti della
sinagoga e si prendono gioco degli ultraortodossi. Spesso, per il loro
ebraismo religiosamente svuotato essi hanno trovato un moderno surrogato di
religione: lo Stato di Israele e il richiamo alla Shoah, cosa che anche agli
ebrei secolarizzati procura pur sempre una identita' ebraica e solidarieta',
ma non di rado sembra giustificare anche il disumano terrorismo di stato
contro i non ebrei.
- "Nulla" deve essere conservato lo dicono, pero', anche i musulmani
totalmente secolarizzati: essi non credono in Dio, non leggono il Corano,
Muhammad non e' per loro un profeta e rifiutano nettamente la Sharja; le
cinque colonne dell'Islam non giocano per loro alcun ruolo. Nel migliore dei
casi l'Islam, certamente svuotato dal punto di vista religioso, e' da
sfruttare come strumento per un islamismo, un arabismo, un nazionalismo
politici.
E' comprensibile che in reazione a questo "non conservare nulla" si elevi
chiaro il grido contrario: "conservare tutto". Tutto deve restare cosi' come
e' e come si presume sia sempre stato:
- "Nessuna pietra del grandioso edificio dogmatico cattolico puo' essere
tolta, il tutto vacillerebbe", strombazzano gli integralisti romani.
- "Nessuna parola della Halacha puo' essere trascurata; dietro ogni parola
sta la volonta' del Signore (Adonaj)", protestano gli ebrei ultraortodossi.
- "Nessun versetto del Corano puo' essere ignorato, tutti sono allo stesso
modo direttamente parola di Dio", insistono molti musulmani di fede
islamica.
Qui sono ovunque pre-programmati conflitti, non solo tra le tre religioni,
ma soprattutto dentro le tre religioni, ovunque queste posizioni vengano
sostenute con forme di lotta o in modo aggressivo: spesso le posizioni
estreme oscillano in modo elevato da una parte all'altra. Gli estremi si
toccano!.
Tuttavia la realta' non si presenta poi tutta cosi' cupa. Le posizioni
estreme, infatti, nella maggior parte dei paesi non rappresentano la
maggioranza, se non vengono caricate proprio da fattori politici, economici
e sociali. C'e' pur sempre un numero considerevole - la cui grandezza varia
a seconda del paese e del momento - di ebrei, cristiani e musulmani che -
sebbene nella loro religione spesso indifferenti, pigri o ignoranti - in
nessun caso pero' vorrebbero abbandonare tutto nella loro fede e vita
ebraica, cristiana o musulmana. I quali, d'altra parte, non sono pero'
neppure disponibili a conservare tutto: non vorrebbero, se cattolici,
ingoiare tutti i dogmi e le dottrine morali di Roma o, se protestanti,
prendere alla lettera ogni frase della parola biblica, oppure in quanto
ebrei attenersi in tutto all'Halacha, o in quanto musulmani conservare
rigorosamente tutti i precetti della Sharja.
Come pure, se non si guarda ad una qualche tardiva elaborazione e formazione
storica, ma se si riflette sui documenti originari, le testimonianze
originarie, le Sacre Scritture delle singole religioni - la Bibbia ebraica,
il Nuovo Testamento e il Corano - non ci puo' essere dubbio alcuno che il
"permanente" (cio' che deve rimanere) nelle rispettive religioni non
coincide semplicemente con l'"esistente" (cio' che esiste attualmente) e che
cio' che costituisce il nucleo, la sostanza, l'essenza di tale religione
puo' essere determinato a partire dalle Sacre Scritture della rispettiva
religione. Qui dunque si tratta di una questione totalmente pratica: Che
cosa nelle nostre religioni, che cosa in ognuna delle nostre religioni deve
essere il permanentemente valido e costantemente vincolante? Non tutto deve
essere conservato, bensi' la sostanza della fede, il centro e fondamento
della singola religione, della sua Scrittura sacra, della sua fede! Ora
pero', a domanda concreta, pur se in modo breve, in linea di principio ecco
la risposta:
1. Che cosa, dunque, deve essere conservato nel cristianesimo, se non vuole
perdere la sua "anima"?
Risposta: per quanto una critica biblica di natura storica, letteraria o
sociologica voglia criticare, interpretare e ridurre, a partire dalle fonti
della fede cristiana divenute normative e storicamente efficaci, ossia a
partire dal Nuovo Testamento (visto nel contesto della Bibbia ebraica), il
contenuto centrale della fede e' Gesu' Cristo: egli, in quanto il Messia e
Figlio dell'unico Dio di Abramo, egli, attivo anche oggi attraverso lo
stesso Spirito di Dio. Nessuna fede cristiana, nessuna religione cristiana
senza la professione di fede: "Gesu' e' il Messia, il Signore, il Figlio di
Dio". Il nome Gesu' Cristo caratterizza il "centro del Nuovo Testamento" (da
non comprendere affatto in modo statico).
2. Che cosa deve essere conservato nell'ebraismo, se non vuol perdere la sua
"natura"?
Risposta: per quanto una critica storica, letteraria o sociologica voglia
criticare, interpretare e ridurre, a partire dalle fonti della fede
diventate normative e storicamente efficaci, ossia a partire dalla Bibbia
ebraica, il contenuto centrale della fede sono l'unico Dio e l'unico popolo
Israele. Nessuna fede israelitica, nessuna Bibbia ebraica, nessuna religione
giudaica senza la professione di fede: "Jahwe (Adonaj) e' il Dio di Israele
e Israele e' il suo popolo".
3. Ed infine, che cosa deve essere conservato nell'Islam, se vuole rimanere
"Islam" nel senso letterale di "dedizione", di "sottomissione a Dio"?
Risposta: per quanto lungo sia stato il processo di raccolta, ordinamento ed
edizione delle diverse sure del Corano, e' tuttavia chiaro per tutti i
musulmani credenti che il Corano e' Parola e Libro di Dio. E anche se i
musulmani vedono senz'altro una differenza tra le sure della Mecca e le sure
di Medina, e nell'interpretarle tengono conto dello sfondo di rivelazione,
il messaggio centrale del Corano e' pero' completamente chiaro: "Non esiste
altro Dio all'infuori di Dio, e Muhammad e' il suo Profeta".
Non il rapporto speciale del popolo di Israele con il suo Dio (come
nell'ebraismo), e neppure il rapporto speciale di Gesu' Cristo con il suo
Dio (come nel cristianesimo), bensi' il rapporto speciale del Corano con Dio
e' originariamente punto di partenza e costitutivo centro di
cristallizzazione dell'Islam. E nonostante tutti gli errori e le deviazioni
della storia dei popoli islamici, questa rimarra' l'idea fondamentale, mai
abbandonata, della religione islamica.
Ricapitolando: cio' che e' specifico e va conservato delle tre religioni
monoteistiche e' allo stesso tempo qualcosa di comune e qualcosa di
differenziante.
- Cio' che e' comune a ebraismo, cristianesimo e Islam e' la fede nell'uno e
unico Dio di Abramo, il ricco di grazia e misericordioso creatore,
conservatore e giudice di tutti gli uomini.
- Cio' che differenzia e': per l'ebraismo: Israele quale popolo e terra di
Dio; per il cristianesimo: Gesu' Cristo quale Messia e Figlio di Dio; per
l'Islam: il Corano quale parola e libro di Dio.
*
II. Mutamenti epocali
Di continuo nuove costellazioni epocali legate al tempo - alla societa'
soprattutto, alla comunita' di fede, alla predicazione della fede e alla
riflessione sulla fede - interpreteranno e concretizzeranno in modi nuovi
questo unico e medesimo centro. Oltremodo drammatica e' questa storia
nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'Islam: la comunita' di fede,
all'inizio piccola, ma poi - proprio nel caso del cristianesimo e
dell'Islam - velocemente cresciuta, nel rispondere a grandi sfide storiche
continuamente nuove, ha attraversato tutta una serie di cambiamenti
religiosi fondamentali, anzi, alla lunga, di rivoluzionari cambiamenti di
paradigma.
La teoria dei paradigmi e' solamente una cornice ermeneutica e solo
l'attuazione storico-concreta e analitica del presente mostra tutta la sua
forza illuminante - come ho mostrato negli ampi studi su cristianesimo,
ebraismo e Islam e, a mo' di approccio, nel libro Ricerca delle tracce,
anche su induismo, buddismo e religione cinese. L'analisi rigorosamente
storica dei paradigmi di una religione, di quei macroparadigmi o
costellazioni epocali complessive, serve al sapere che deve orientare. E'
una possibilita' per effettuare la scelta di uno sguardo complessivo della
storia di una religione in modo possibilmente ampio e pero' allo stesso
tempo preciso. L'analisi dei paradigmi, infatti, rende possibile una
elaborazione delle grandi strutture e trasformazioni storiche,
concentrandosi contemporaneamente sulle costanti fondamentali come pure
sulle variabili decisive. Cosi', in ogni caso, e' possibile definire le
fratture storiche, nonche' i modelli fondamentali epocali che ne sono
emersi, della rispettiva religione, che determinano fino ad oggi la sua
situazione come modello di percezione.
*
III. Sfide odierne
In questo modo, dunque, ogni religione appare non come una grandezza
statica, dove presumibilmente tutto e' stato da sempre come e' oggi, ma
piuttosto come realta' che si sviluppa in modo vivo, che ha attraversato
diverse costellazioni epocali complessive. A questo riguardo si impone una
prima considerazione decisiva: i paradigmi possono conservarsi (salvo il
primissimo) fino al presente. Le cose vanno diversamente nelle scienze
esatte: qui il vecchio paradigma (ad esempio quello tolemaico) puo' essere
empiricamente verificato o falsificato grazie alla matematica e agli
esperimenti; le decisioni a favore del nuovo paradigma (copernicano)
possono, alla lunga, essere imposti dall'evidenza. Nell'ambito della
religione (e anche dell'arte), invece, le cose vanno diversamente: in
questioni di fede, di costumi e di riti (ad esempio tra Occidente e Oriente,
oppure tra Roma e Lutero) nulla puo' essere deciso su base matematica o per
via di esperimenti, e cosi' nelle religioni i paradigmi vecchi non
scompaiono necessariamente. Piuttosto, possono continuare a sussistere per
secoli accanto a paradigmi nuovi: il nuovo (quello della riforma o quello
moderno) accanto all'antico (quello della chiesa antica o quello
medioevale).
Per giudicare la situazione delle religioni questa persistenza e concorrenza
di differenti paradigmi e' della massima importanza. Una seconda importante
considerazione: Perche'? Fino ad oggi persone della stessa religione vivono
in paradigmi diversi. Essi sono segnati da condizioni di fondo che
continuano a sussistere e sono soggetti a determinati meccanismi sociali.
Cosi', ad esempio nel cristianesimo, ci sono ancor oggi dei cattolici che
spiritualmente vivono nel secolo XIII (contemporanei di Tommaso d'Aquino,
dei papi medioevali e dell'ordinamento assolutistico della chiesa). Ci sono
alcuni esponenti dell'ortodossia orientale che spiritualmente sono rimasti
al IV-V secolo (contemporanei dei Padri della chiesa greci). E per alcuni
protestanti continua ad essere decisiva la costellazione precopernicana del
XVI secolo (con i riformatori prima di Copernico, prima di Darwin).
In modo analogo alcuni arabi sognano ancora il grande impero arabo e si
augurano l'unificazione dei popoli arabi in un'unica nazione araba
(panarabismo). Altri, pero', non vedono nell'arabismo, bensi' nell'Islam
l'elemento di unificazione tra i popoli e danno priorita' ad un
panislamismo. Alcuni ebrei ortodossi vedono il loro ideale nell'ebraismo
medioevale e rifiutano un moderno Stato di Israele. Al contrario, molti
sionisti aspirano ad uno Stato nei confini del regno di Davide e Salomone.
Proprio questo perdurare, questa persistenza e concorrenza di precedenti
paradigmi religiosi nell'oggi potrebbe essere una delle cause principali dei
conflitti all'interno delle religioni e tra le religioni, causa principale
dei diversi orientamenti e partiti, delle tensioni, delle controversie e
delle guerre. Quale terza importante considerazione si rivela la seguente:
sia per l'ebraismo come per il cristianesimo e anche per l'Islam risulta
centrale la questione di come si rapporta questa religione con il proprio
Medioevo (perlomeno nel cristianesimo e nell'Islam considerato come la
"grande epoca") e come con la modernita', dove in tutte e tre le religioni
ci si vede costretti alla difensiva. Il cristianesimo ha dovuto affrontare,
dopo la Riforma, un ulteriore cambiamento di paradigma, quello
dell'Illuminismo. L'ebraismo, invece, ha superato dapprima l'Illuminismo e
in seguito ad esso ha vissuto, perlomeno nell'ebraismo riformato, una
riforma religiosa. L'Islam, pero', non ha affrontato alcuna riforma
religiosa e percio' con la modernita' ha, fino al giorno d'oggi, senz'altro
particolari problemi.
Molti ebrei, cristiani e musulmani, che accettano il paradigma moderno, si
comprendono tra di loro meglio che con i propri correligionari che vivono
secondo altri paradigmi. Viceversa, i cattolico-romani fermi al Medioevo
possono, ad esempio nelle questioni di morale sessuale, legarsi con i
ëmedioevalií presenti nellíIslam e nellíebraismo (cfr. la conferenza
dellíONU sulla popolazione, al Cairo nel 1994).
Chi vuole riconciliazione e pace non si sottrarra' ad una analisi critica e
autocritica dei paradigmi. Solo in questo modo e' possibile rispondere a
questioni come queste: dove sono, nella storia del cristianesimo (e
naturalmente anche delle altre religioni) le costanti e dove le variabili,
dove continuita' e dove discontinuita', dove accordo e dove resistenza?
Questa e' una quarta considerazione: da conservare e' soprattutto l'essenza,
il fondamento, il nucleo centrale di una religione e, a partire da qui, le
costanti presenti fin dalle origini. Da non conservare senza riserve e'
tutto cio' che, a partire dalle origini, non e' essenziale, cio' che e'
guscio e non nocciolo, cio' che e' costruzione successiva e non fondamento.
Possono essere abbandonate (o anche sviluppate in modo alternativo), qualora
si dimostri necessario, tutte le svariate variabili.
Cosi', infatti, una analisi dei paradigmi, di fronte a tutta la babele
religiosa, aiuta, proprio nell'epoca della globalizzazione, ad ottenere un
orientamento globale. Noi ci troviamo senza dubbio in una delicata fase,
decisiva per la nuova configurazione delle relazioni internazionali, del
rapporto tra Occidente e Islam, e anche delle relazioni tra le tre religioni
abramiche: ebraismo, cristianesimo e Islam. Le opzioni sono diventate
chiare: o rivalita' delle religioni, scontro delle civilta', guerra delle
nazioni - oppure dialogo delle culture e pace tra le religioni come premessa
per la pace tra le nazioni. Di fronte alla minaccia mortale per tutta
l'umanita', invece di erigere nuove barriere dell'odio, della vendetta e
dell'inimicizia, non dovremmo piuttosto demolire pietra su pietra i muri del
pregiudizio e costruire cosi' ponti del dialogo, ponti proprio anche verso
l'Islam?
*
IV. Islam e ethos mondiale
Per una tale costruzione di ponti e' di importanza decisiva questo: per
quanto diverse siano ora le tre religioni, e per quanto differenti siano, a
loro volta, i diversi paradigmi che nel corso dei secoli e dei millenni
cambiano, ci sono, proprio sul piano etico, delle costanti che rendono
possibile questa costruzione di ponti.
Da quando l'uomo si e' sviluppato dal regno animale ed e' diventato uomo, ha
anche imparato a comportarsi da uomo e non in modo disumano. Ma la bestia,
insieme con l'istinto naturale dell'uomo, e' rimasta, malgrado l'uso della
ragione ora sviluppato, una realta' nell'uomo. E di continuo l'uomo ha
dovuto sforzarsi sempre di nuovo per essere umano e non disumano.
Cosi', in tutte le tradizioni religiose, filosofiche e ideologiche si
trovano alcuni semplici imperativi etici dell'umanita', che sono rimasti
fino ad oggi di grandissima importanza:
- "Non uccidere - ma anche non torturare, tormentare, ferire" - o
positivamente: "Rispetta la vita". L'impegno per una cultura della
nonviolenza e del rispetto di ogni vita.
- "Non rubare - ma anche non sfruttare, traviare, corrompere", o
positivamente: "Agisci in maniera corretta e leale". L'impegno per una
cultura della solidarieta' e di un giusto ordine economico.
- "Non mentire - ma anche non ingannare, falsificare, manipolare", o
positivamente: "Parla e agisci con sincerita'". L'impegno per una cultura
della tolleranza e di una vita nella veracita'.
- E infine: "Non fare cattivo uso della sessualita' - ma anche non abusare,
degradare, umiliare il/la partner" - o positivamente: "Rispettatevi e
amatevi a vicenda". L'impegno per una cultura della parita' e del trattarsi
da partner tra uomo e donna.
Alla base di questi quattro imperativi etici, che troviamo anche in
Patanjali, il fondatore dello Yoga, come pure nel canone buddista, nella
Bibbia ebraica e anche nel Nuovo Testamento e nel Corano, stanno due
principi etici fondamentali:
- In primo luogo la Regola d'oro, gia' coniata da Confucio molti secoli
prima di Cristo e nota in tutte le grandi tradizioni religiose e
filosofiche, ma assolutamente non ovvia: "Quello che non desideri per te,
anche tu non farlo agli altri". Questa regola e' tanto elementare quanto
utile nel decidere in varie situazioni difficili.
- La Regola d'oro viene sostenuta dalla Regola di umanita', per nulla
tautologica: "Ogni persona - giovane o anziana, uomo o donna, disabile o non
disabile, cristiano, ebreo o musulmano - deve essere trattata umanamente e
non in maniera disumana". L'umanita', l'umano, e' indivisibile.
Da tutto cio' diventa chiaro che per ethos comune a tutta l'umanita', un
ethos mondiale, non si intende un sistema etico al modo di Aristotele,
Tommaso d'Aquino o Kant ("ethics"), bensi' alcuni elementari valori, criteri
e comportamenti etici che devono formare la convinzione morale individuale
della persona umana e della societa' ("ethic").
Questa etica e' naturalmente sempre controfattuale: I suoi imperativi di
umanita' non vengono soddisfatti a priori, devono essere di continuo
richiamati alla memoria e realizzati in forme nuove. Ma come ha detto Kofi
Annan nel suo discorso sull'ethos mondiale a Tubinga nel 2003: "Se pero' e'
sbagliato condannare una determinata fede o un determinato sistema di valori
a motivo dei comportamenti o delle affermazioni di alcuni dei suoi seguaci,
allora deve essere altrettanto sbagliato rinunciare all'idea che certi
valori sono universali soltanto perche' alcune persone sembrano non
accettare questi valori".
Mi sia percio' concesso di concludere con le stesse parole con cui anche il
Segretario generale dell'Onu ha concluso il suo discorso: "Esistono ancora
valori universali? Si', ci sono, ma non li dovremmo ritenere ovvi. Essi
devono essere oggetto di accurata riflessione, devono essere difesi, e
devono essere rafforzati. E noi dobbiamo trovare in noi stessi la volonta'
di vivere secondo i valori che annunciamo - nella nostra vita privata, nella
nostra comunita' locale e nazionale e nel mondo".

3. MEMORIA. PIETRO POLITO: UN PROFILO DI ALDO CAPITINI
[Dal quotidiano "La stampa" del 13 ottobre 2001.
Pietro Polito (Forio d'Ischia, 1956), ricercatore al Centro studi Piero
Gobetti e all'Universita' di Torino, fa parte della redazione di "Teoria
Politica" e collabora con varie riviste, tra cui "Mezzosecolo" e "Nuova
Antologia"; ha pubblicato numerosi saggi sul pensiero politico novecentesco,
con particolare riguardo agli autori democratici, radicali e pacifisti del
Novecento italiano, ed ha curato diverse opere di Norberto Bobbio. Tra le
opere di Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recentissima antologia degli scritti (a
cura di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un
profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze
2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze
2005; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi,
Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una
bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito
citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito
dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it,
altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai utile mostra e un
altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a
Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni:
l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803,
e-mail: azionenonviolenta at sis.it]

Aldo Capitini, protagonista dell'antifascismo, fondatore del movimento
liberalsocialista insieme a Guido Calogero, filosofo della nonviolenza e
fondatore del Movimento Nonviolento, appartiene a quella che Norberto
Bobbio, con una felice espressione, ha chiamato "Italia civile": un'Italia
che non e' l'Italia di tutti, anzi e' un'Italia sovente, quasi sempre, in
minoranza. Questo profilo essenziale e' volto da un lato a presentare i
lineamenti della sua figura intellettuale e morale, dall'altro a porre in
rilievo quella che non puo' non essere considerata la vera e grande novita'
da lui introdotta nella nostra cultura, la nonviolenza.
Cresciuto in un ambiente familiare non agiato, venne avviato agli studi
tecnici; segnato dalla malattia, consegui' da autodidatta la maturita'
classica a 24 anni; nel '24 vinse una borsa di studio alla Scuola Normale
Superiore di Pisa, dove si laureo' in Lettere e filosofia nel '28 con una
tesi su Realismo e serenita' in alcuni poeti italiani (Iacopone, Dante,
Poliziano, Leopardi). Il primo aprile 1930, chiamato da Giovanni Gentile,
ebbe l'incarico di segretario della Normale, che ricopri' fino agli inizi
del 1933.
Nella biografia intellettuale capitiniana il 1933 e' una data chiave,
perche' segna idealmente e praticamente il passaggio dal periodo della
formazione a quello dell'impegno politico diretto. Nel gennaio di quell'anno
decisivo per lui, giunto senza poterlo sapere - aveva appena compiuto 33
anni - verso la fine della prima meta' della sua vita, Capitini rifiuto' di
prendere la tessera del partito fascista. Era questa la condizione posta da
Gentile per conservare il posto di lavoro: al filosofo che gli diceva:
"Credo che non riuscirei a persuaderla", rispose: "Credo che anch'io non
riuscirei a persuadere lei".
Il discorso di Capitini non si esaurisce nell'ambito religioso, ma si
allarga a un piu' generale confronto tra laicita' e religiosita': a suo
giudizio si rivelano inadeguate sia le religioni tradizionali (per esempio
il cattolicesimo, il protestantesimo, l'ebraismo, il buddhismo) sia le varie
prospettive laiche (per esempio l'illuminismo, la crociana religione della
liberta', il comunismo). Entrambe queste posizioni, sia le religiose sia le
laiche, risultano incapaci di superare i limiti dell'esistente: la religione
tradizionale rimanda la liberazione ad un altro tempo e ad un altro mondo;
il pensiero laico, rinunciando alla trascendenza, si rinchiude nei limiti di
questo mondo e lo accetta quale e'. La nuova religione, prefigurata da
Capitini, e' la religione aperta, che si propone di andare oltre, di far si'
che "il paradosso si attui", qui, ora, subito. Che fare perche' il paradosso
si attui?
Fin dai mesi successivi alla Liberazione, alla sconfitta delle sinistre e
alla restaurazione, sfumate le speranze di un rinnovamento politico e di un
risveglio religioso, quando il futuro dell'Italia e del mondo viene deciso
per anni, decenni, molti decenni (sino a pochi anni fa), si fa piu' urgente
l'altro grande impegno di Capitini, l'impegno a portare nella politica una
dimensione ulteriore, la dimensione della nonviolenza. Suscitano meraviglia
la varieta' e l'intensita' dell'attivismo capitiniano sui temi della pace,
della nonviolenza e dell'obiezione di coscienza.
Nel 1952 diede vita a Perugia alla Societa' Vegetariana Italiana e al Centro
di coordinamento internazionale per la nonviolenza. Durante gli anni
Cinquanta segui' e incoraggio' l'impegno sociale e nonviolento di Danilo
Dolci nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia, a Trappeto e a Partinico.
Ideo' e realizzo' le prime marce per la pace in Italia. Forse la prima e' la
marcia del 30 gennaio 1952, di cui non si ebbe alcuna notizia, per ricordare
l'anniversario della morte di Gandhi. Rimane un modello insuperato per le
esperienze successive la marcia da Perugia ad Assisi del 24 settembre '61.
In seguito a questa iniziativa si costitui' la Consulta italiana per la
pace, da lui presieduta. Negli ultimi mesi del '63 comincio' ad operare il
Gruppo di Azione Diretta Nonviolenta (Gan). La costituzione del Movimento
nonviolento per la pace, insieme a una decina di amici, risale all'agosto
1964. E' da ricordare infine la direzione di due riviste: "Il potere e' di
tutti" (1964-1968), che affronto' e discusse i temi della contestazione
giovanile, e "Azione nonviolenta", che e' tuttora il giornale dei
nonviolenti in Italia.
Forse l'impegno che segui' piu' intimamente fu quello per l'obiezione di
coscienza. Nel ricordo dell'amico Baglietto, partecipo' con trepidazione
alla vicenda di Pietro Pinna, dichiaratosi obiettore di coscienza nel '48,
processato e condannato nel '49. Si interesso' alla sorte dei primi
obiettori cattolici. Vide con favore l'impegno educativo e religioso di
Lorenzo Milani, che nel '65 con il famoso libretto L'obbedienza non e' piu'
una virtu' aveva difeso gli obiettori di coscienza. Il suo pensiero si trova
esposto nel libro L'obiezione di coscienza in Italia (1959), in cui, nelle
prime pagine, possiamo leggere la definizione dell'obiezione di coscienza,
che ha ispirato tanti obiettori prima e dopo il riconoscimento legale
dell'obiezione avvenuto il 15 dicembre 1972: l'obiezione di coscienza e'
"l'atto di gettare qualche cosa contro". La vita e l'opera di Aldo Capitini
possono essere effettivamente considerate un continuo "atto di gettare
qualche cosa contro", oppure, come e' stato detto, "una esemplare pedagogia
della nonviolenza".
A chi gli domandava se si considerasse un nonviolento, piu' modestamente,
piu' sobriamente, rispondeva che si riteneva un amico della nonviolenza, per
la semplice ragione che la nonviolenza "e' inesauribile ed anche che e'
inattuabile tutta perfettamente". Vuol dire che la nonviolenza non e' un
approdo tranquillo, ma e' attiva tensione, aspirazione continua a evitare
l'odio, il sopruso, la violenza in tutte le sue forme.

4. RIFLESSIONE. ELENA LOEWENTHAL: DEL CORPO
[Dal quotidiano "La stampa" del 15 luglio 2005 riprendiamo il seguente
articolo di Elena Loewenthal, li' apparso col titolo "Nel tessuto della
Bibbia il corpo e' un vestito divino". Elena Loewenthal, limpida saggista e
fine narratrice, acuta studiosa; nata a Torino nel 1960, lavora da anni sui
testi della tradizione ebraica e traduce letteratura d'Israele, attivita'
che le sono valse nel 1999 un premio speciale da parte del Ministero dei
beni culturali; collabora a "La stampa" e a "Tuttolibri"; sovente i suoi
scritti ti commuovono per il nitore e il rigore, ma anche la tenerezza e
l'amista' di cui sono impastati, e fragranti e nutrienti ti vengono
incontro. Nel 1997 e' stata insignita altresi' del premio Andersen per un
suo libro per ragazzi. Tra le opere di Elena Loewenthal: segnaliamo
particolarmente Gli ebrei questi sconosciuti, Baldini & Castoldi, Milano
1996, 2002; L'Ebraismo spiegato ai miei figli, Bompiani, Milano 2002;
Lettera agli amici non ebrei, Bompiani, Milano 2003; Eva e le altre. Letture
bibliche al femminile, Bompiani, Milano 2005; con Giulio Busi ha curato
Mistica ebraica. Testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al
XVIII secolo, Einaudi, Torino 1995, 1999; per Adelphi sta curando l'edizione
italiana dei sette volumi de Le leggende degli ebrei, di Louis Ginzberg]

Letture per l'anima e il corpo. Anzi, questa volta piu' per l'uno (e intorno
all'uno) che per l'altra, anche perche' non tutte le civilta' presentano una
drastica opposizione fra i due. Nella tradizione ebraica, per l'appunto,
l'uomo e' un imprescindibile connubio di nefesh (anima, o meglio, piu'
prosaicamente al maschile "animo") e basar, cioe' "carne". O meglio, basar
we-dam, intruglio di carne e sangue. Quest'ultimo, poi, non e' soltanto un
liquido fisico quanto lo scrigno stesso della vita, un patrimonio che
appartiene solamente a Dio. Pertanto, il corpo non e' affatto "basso" per
definizione, preda di impulsi inferiori e per questo deprecabili: e' invece,
nel tessuto biblico, il vestito che il Creatore ha foggiato con le sue
stesse mani.
Al corpo dell'uomo come scrigno di una lunga e affascinante storia e'
dedicato, in fondo, l'ultimo libro di Rita Levi-Montalcini, Eva era africana
(Gallucci editore, www.galluccieditore.com, pp. 90, euro10, con le
illustrazioni di Giuliano Ferri). Si tratta di un itinerario nelle origini
dell'umanita', verso la sua "culla", cioe' l'Africa, concepito per i bambini
ma consigliato fino ai 99 anni (e oltre). Rita Levi-Montalcini si augura,
nella chiosa, che il futuro sia donna: speriamo soprattutto che sia di
quelle donne che, in Africa cosi' come altrove, un futuro non l'hanno ancora
mai avuto.
Ma sul futuro (e il passato) dell'umanita' si interroga anche Orlando
Franceschelli nel suo saggio Dio e Darwin. Natura e uomo tra evoluzione e
creazione (Donzelli, pp. 150, euro 12,50). Questo libro capita a proposito,
in controffensiva all'attacco di agguerriti neo-creazionisti. Dopo Darwin e'
cambiato il nostro modo di vedere il mondo, la natura, l'uomo. Nemmeno Dio,
del resto, e' uscito indenne dalla rivoluzione della selezione naturale. In
questo senso, il corpo, dell'uomo e degli animali, e' un prezioso tracciato
del nostro passato: non una scoria, bensi' una specie di monumento vivente
alla vita. Non a caso, l'espressione piu' pregnante che l'ebraico ha mai
trovato per dire "memoria" e' yad wa-shem, cioe' alla lettera "mano e nome".
Sembra quasi una felice corrispondenza semantica, ma questa espressione e'
certo il mondo migliore per "sentire" il corpo, la fisicita' nel mondo
ebraico. Partendo, naturalmente, sempre dalla Bibbia. Un piccolo libro
capita a proposito: si tratta de Il corpo di Luciano Manicardi, monaco di
Bose e biblista. L'ha pubblicato Qiqajon (Luciano Manicardi, Il corpo. Via
di Dio verso l'uomo, via dell'uomo verso Dio, Qiqajon, pp. 78, euro 6).
Queste breve ma intenso saggio e' una libera riflessione sul rapporto fra
corpo e fede. C'e' molto della teologia cristiana sulla "migrazione" del
corpo di Gesu' verso il rito, e ci sono interessanti note a margine al testo
biblico. Per nota a margine non s'intende nulla di riduttivo, anzi: e' da
sempre questo il modo piu' profondo e penetrante per fare proprio il
messaggio del Libro.
Manicardi ci parla del basar, il sostantivo maschile per dire carne, ma la
designa solo se vivente: "E' sinonimo di fragilita' e caducita' ma, quando
il corpo muore, diviene altro, diviene 'cadavere'". Ci propone un primo
orientamento di antropologia biblica del corpo, esplorando cuore, lingua,
mani, occhi, labbra. E i gesti: il cibarsi e l'amare, il lavoro e la parola.
Offre in sostanza una acuta lessicografia della corporeita' biblica, come
quando commenta passi quali "tutte le mie ossa fremono" (Salmi 6, 3):
un'espressione quanto mai calzante per descrivere quel particolare dondolio
del corpo durante la preghiera del popolo d'Israele.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1332 del 20 giugno 2006

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