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La nonviolenza e' in cammino. 1335



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1335 del 23 giugno 2006

Sommario di questo numero:
1. Giobbe Santabarbara: No. E la gatta di Cicerenella
2. Enrico Peyretti: Un volantino per il "no"
3. Giuseppe Ponzini ed Enrico Pugliese: La distruzione dello stato sociale
4. Floriana Cerniglia: Una descrizione sintetica della "riforma
costituzionale" berlusconiana
5. Edoarda Masi: Del reddito e del lavoro. Una riflessione
6. Elena Loewenthal presenta "Le storie dei saggi" di Elie Wiesel
7. Libreria delle donne di Milano: Consigli di lettura
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. GIOBBE SANTABARBARA: NO. E LA GATTA DI CICERENELLA

Per chi in Italia negli ultimi cinquant'anni si e' battuto contro
l'ingiustizia e l'oppressione, contro la violenza e le uccisioni, contro la
mafia e contro il fascismo, contro le guerre e contro le devastazioni, per i
diritti umani di tutti gli esseri umani, la Costituzione della Repubblica
Italiana in vigore dal 1948 e' stata e resta un punto di riferimento e un
orizzonte di senso.
*
Il referendum del 25 e 26 giugno ha per oggetto l'accettazione o meno del
fatto che la Costituzione venga vulnerata, mutilata, annichilita, e con essa
la democrazia progressiva, lo stato di diritto, la separazione dei poteri,
la dignita' della cittadinanza.
Il referendum del 25 e 26 giugno ha per oggetto la complicita' o meno con il
colpo di stato compiuto lo scorso anno in un parlamento ridotto a bivacco di
manipoli dalla coalizione dei neofascisti, dei razzisti e dei mafiosi.
*
Al referendum del 25 e 26 giugno i fascisti votano si' alla cancellazione di
parti sostanziali della Costituzione nata dalla Resistenza.
Al referendum del 25 e 26 giugno i razzisti votano si' alla cancellazione di
parti sostanziali della Costituzione che afferma l'eguaglianza di diritti di
ogni essere umano e il dovere di soccorrere ogni essere umano.
Al referendum del 25 e 26 giugno i mafiosi votano si' alla cancellazione di
parti sostanziali della Costituzione che afferma il primato delle leggi, la
civile convivenza, lo stato di diritto.
*
Provo a riassumere in pochi punti quel che mi pare essenziale e che mi
sembra non sia stato detto abbastanza in questi giorni.
1. La Costituzione della Repubblica italiana entrata in vigore nel 1948 e'
tutta da difendere nel suo equilibrio e nella sua progressivita'; non solo
essa e' presidio delle nostre comuni liberta', ma e' anche ancora in gran
parte un programma da attuare: il nostro programma, il programma della
civile convivenza, il programma della democrazia come metodo e come sistema,
il programma della dignita' e della solidarieta' tra tutti gli esseri umani,
dell'umanita' intera.
2. Il federalismo autentico - oggi come sempre - e' orientato non a
frantumare, ma ad aggregare: il processo federativo e' oggi
nell'integrazione europea, nel rilancio del progetto della carta delle
Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani, nella piu'
ampia cooperazione internazionale delle istituzioni, dei popoli e delle
persone: vi e' una sola umanita'.
3. Sanita', scuola, polizia amministrativa, ripartizione e gestione delle
risorse fiscali: non possono essere lasciate nelle mani della barbarie
razzista, degli egoismi localistici, di chi ne fa mercimonio, dei collusi
col crimine organizzato e con le ideologie totalitarie.
4. Il plebiscitarismo, l'antiparlamentarismo, il culto del capo carismatico,
il rifiuto della separazione dei poteri e dei controlli di legalita', sono
storicamente la premessa e il veicolo dei regimi gangsteristici e
dittatoriali.
5. L'anomia prodotta da meccanismi istituzionali che moltiplicano ed
esasperano i conflitti di competenze servono a rafforzare la deriva
autoritaria, con un duplice movimento di disgregazione e di ricompattamento
manipolato e irreggimentato in forme gerarchiche e militarizzate: sono cose
che abbiamo gia' visto con la formazione dei fascismi storici.
6. Occorre difendere la Costituzione del '48, senza ambiguita' e senza
deleghe a nessuno. Non c'e' da fare alcuna "grande riforma", men che mai
concordata con i fascisti, con i razzisti, con i mafiosi.
*
E la gatta di Cicerenella?
Guarda la luna e sorride.

2. REFERENDUM. ENRICO PEYRETTI: UN VOLANTINO PER IL "NO"
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per averci
messo a disposizione il testo seguente. Enrico Peyretti (1935) e' uno dei
principali collaboratori di questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi
della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei
licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al
2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e'
ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino,
sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato
scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita'
piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha",
edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la
Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale
della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le sue
opere: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989;
Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace,
Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999;
Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005;
Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa
Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua
fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica
delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a
stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio
nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la
traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo
foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari suoi interventi sono anche
nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario]

Domenica e lunedi' 25 e 26 giugno 2006 al referendum sulla riforma della
Costituzione e' importante andare a votare.
La Costituzione e' la regola delle regole, al di sopra delle maggioranze e
dei governi.
La Costituzione stabilisce limiti e contrappesi ai diversi poteri, per
evitare ogni sopraffazione.
No al guasto della Costituzione.
Questa riforma e' da respingere col "no", perche':
1. i cittadini delle diverse regioni diventano diseguali nel diritto alla
sanita', all'istruzione, ai servizi;
2. il Premier (capo del governo) acquista un potere pericoloso, diventa piu'
forte del Parlamento che rappresenta i cittadini e scioglie il Parlamento se
gli toglie la fiducia;
3. la formazione delle leggi diventa complicata molto piu' di ora, tra
Camera dei deputati e Senato delle regioni, causa conflitti di competenza e
fa aumentare i decreti del governo;
4. la Corte Costituzionale (giudica che le leggi rispettino la Costituzione)
viene indebolita perche' piu' influenzata dai partiti nella nomina dei
giudici, e il Presidente della Repubblica e' esautorato.
Votiamo no al guasto della Costituzione.
Gli eventuali aggiornamenti necessari della Costituzione si devono fare con
largo accordo tra tutte le parti che rappresentano tutti, si devono fare con
saggezza storica, su singoli punti precisi, e non con improvvisazioni
interessate: perche' la Costituzione e' la legge fondamentale e permanente;
e' il frutto delle sofferenze e delle conquiste del popolo nella storia; e'
la legge di tutti che dura nel tempo; non e' una legge ordinaria; non e' per
realizzare i programmi della maggioranza che al momento governa.

3. REFERENDUM. GIUSEPPE PONZINI ED ENRICO PUGLIESE: LA DISTRUZIONE DELLO
STATO SOCIALE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 giugno 2006.
Giuseppe Ponzini e' sociologo dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e
le politiche sociali del Cnr.
Enrico Pugliese e' docente di sociologia del lavoro all'Universita' di
Napoli, e direttore dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le
politiche sociali del Cnr; e' autore di diversi saggi che riguardano il
lavoro, la disoccupazione e l'immigrazione. Tra le opere recenti di Enrico
Pugliese: Sociologia della disoccupazione, Il Mulino, Bologna 1993; con E.
Rebeggiani, Occupazione e disoccupazione in Italia (1945-1995), Edizioni
Lavoro, Roma 1997; Diario dell'immigrazione, Edizioni Associate, Roma 1997;
con M. I. Macioti, Gli immigrati in Italia, Laterza, Roma-Bari 1998; con E.
Mingione, Il lavoro, Carocci, Roma 2002; L'Italia tra migrazioni
internazionali e migrazioni interne, Il Mulino, Bologna 2002]

La nuova riforma del Titolo V della Costituzione - la cosiddetta
devolution - mette in discussione il processo di affermazione dei diritti
sociali di cittadinanza garantiti egualmente a tutti. Lo stato rinuncia a
competenze - e soprattutto a responsabilita' - riguardanti le condizioni di
vita della gente. Viene cosi' messo in discussione il principio della
solidarieta' territoriale che e' elemento fondativo dello stesso concetto di
stato unitario. La riforma della destra fa prevalere le ragioni delle
realta' territoriali piu' ricche, relegando il principio di solidarieta' a
un ruolo del tutto residuale. L'emergere di quella che e' stata indicata
come "questione settentrionale" ha sotteso un'aspirazione secessionistica
animata dall'insofferenza per una situazione in cui le regioni del Nord
sarebbero costrette a farsi carico del ritardo delle regioni meridionali. E
anche quando di secessione non parla piu' neanche la Lega - fatte salva
l'ultima esternazione di Bossi -, il segno e' sempre lo stesso: l'esplicita
riduzione della solidarieta' nazionale. Il mito, che purtroppo non e' stato
privo di simpatie anche a sinistra, e' sempre quello di un Nord produttivo
costretto a mantenere un Sud parassitario.
A questa versione egoistico-punitiva della regionalizzazione se ne aggiunge
un'altra, ben piu' insidiosa, basata sull'ideologia del "mettere le regioni
del Mezzogiorno di fronte alle proprie responsabilita'". Che nel Mezzogiorno
ci sia stato del malgoverno regionale nell'ambito delle politiche sociali e'
innegabile. E certamente malgoverno grave in alcuni contesti: basti pensare
alla sanita' di Storace nel Lazio. Ma qui e' opportuno distinguere
nettamente le questioni di cattiva gestione, che pure esistono, da quelle
piu' importanti che attengono alla carenza dei servizi sociali di base nei
contesti poveri: tanto per fare un esempio, la mancanza di asili nido e di
strutture di scuola materna pubbliche. La loro assenza in molte realta'
meridionali non e' - o comunque non e' solo - effetto del malgoverno, ma di
una ancora insufficiente spesa sociale.
La differenza della disponibilita' dei servizi di welfare sancisce le
differenze della cittadinanza a livello regionale. Non e' una questione di
poco conto: si passa dall'accesso alle politiche sociali come diritto,
all'accesso come eventualita', legata alla ricchezza di partenza della
regione di appartenenza. Dall'obiettivo unificante perseguito nei decenni
delle grandi riforme democratiche del paese (la scuola negli anni '60, la
sanita' negli anni '70 e '80) si passa cosi' ora a una regionalizzazione
delle differenze, dove la poverta' di partenza si riflette in un accesso
ridotto ai diritti sociali. Al proposito di superamento degli squilibri
regionali - non realizzato ma sempre proclamato - si sostituisce la
proclamazione della loro legittimita'.
E qui va ripresa un'obiezione non priva di qualche fondamento che,
soprattutto nel Mezzogiorno, viene avanzata da settori di destra. In
pratica - ci si sente spesso dire da esponenti di An o anche di Forza
Italia - il guaio e' gia' stato fatto con la riforma del Titolo V della
Costituzione realizzata dal centrosinistra. La nostra riforma - insistono
postfascisti e berlusconiani del Sud - riguarda la forma di governo, cioe'
il primierato forte e il risparmio che si realizza riducendo il numero dei
parlamentari. Questi elementi di propaganda non vanno presi sottogamba
perche' possono davvero far presa - soprattutto il secondo - su una opinione
pubblica confusa e sfiduciata.
E' opportuno quindi fare chiarezza su cio' che ha introdotto nel bene e nel
male - per noi soprattutto nel male - la riforma del Titolo V fatta dal
centrosinistra e cio' che invece viene proposto dalla controriforma
costituzionale Berlusconi-Bossi-Fini. Quest'ultima infatti non opera solo un
completamento della strada aperta dalla prima, ma un vero e proprio salto in
avanti per quanto attiene alle competenze e per quanto attiene al
finanziamento della spesa per le politiche sociali. Come e' definito
apoditticamente nella nuova versione dell'articolo 117 "spetta alle Regioni
la potesta' legislativa esclusiva" in materia di assistenza e organizzazione
sanitaria, organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e
di formazione... e di definizione della parte dei programmi scolastici e
formativi di interesse specifico della Regione. Allo stato rimarrebbe la
competenza relativa alla determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale, con la specificazione che tale
competenza riguarda le "norme generali": cioe' i pricipi, non i fondi per il
finanziamento.
In questo modo il ruolo dello stato si riduce alla semplice enunciazione di
linee-guida generali, prive di valore normativo, visto che la competenza
regionale in materia sanitaria e di istruzione viene indicata come esclusiva
delle regioni. Nel nuovo testo dell'articolo 117 non e' poi affatto chiaro,
ad esempio, se lo stato possa ancora definire i livelli essenziali di
prestazioni sanitarie e formative garantite a tutti i cittadini o se tutto
dipende dalle disponibilita' finanziarie locali. Si tenga conto che gia'
oggi, sulla base della riforma costituzionale del 2001, nell'ambito
sanitario ogni regione e' tenuta a garantire a tutti e gratuitamente solo le
prestazioni sanitarie di base fissate dallo stato. Le altre prestazioni
gratuite sono stabilite autonomamente da ciascuna regione, ovviamente
tenendo conto delle risorse finanziarie (e non) disponibili, e ovviamente
limitando tali prestazioni ai propri residenti. Un dispositivo che ha gia'
provocato forti disparita' regionali circa l'insieme delle prestazioni
sanitarie gratuite offerte ai cittadini delle diverse regioni.
Ma nel momento in cui la sanita' diviene materia di competenza esclusiva
delle regioni, come previsto dalla controriforma, ciascuna regione potrebbe
determinare in proprio livelli minimi di assistenza garantiti ai cittadini.
E, naturalmente - stante la differente dotazione di strutture, personale e
risorse finanziarie - cio' potrebbe portare ad ancora piu' evidenti
disparita' territoriali. Anziche' un sistema sanitario nazionale articolato
su base regionale come e' attualmente, avremmo tanti sistemi sanitari
regionali, ciascuno con un proprio - peraltro costoso - organismo
burocratico di gestione.
Se si riflette sul fatto che, secondo l'interpretazione classica della
cittadinanza, i diritti sociali sono effettivi solo se e' garantito a tutti
pari accesso, si puo' comprendere come il salto in avanti compiuto con la
riforma Berlusconi-Bossi metta fortemente in discussione l'esistenza stessa
dello stato sociale, che sui diritti sociali di cittadinanza si fonda.

4. REFERENDUM. FLORIANA CERNIGLIA: UNA DESCRIZIONE SINTETICA DELLA "RIFORMA
COSTITUZIONALE" BERLUSCONIANA
[Dal sito www.lavoce.info riprendiamo la seguente scheda. Sara' forse non
inutile esplicitare che essa e' meramente descrittiva e non interpretativa:
ma naturalmente quel che conta e' appunto l'interpretazione, l'esame critico
cui consegue il giudizio: ed e' nell'esercizio ermeneutico che si appalesa
il contenuto flagrantemente scelleratamente golpista della cosiddetta
"riforma" berlusconiana (p. s.). Floriana Cerniglia si e' laureata in
scienze politiche presso l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore dove
attualmente e' ricercatrice di economia politica. Ha conseguito il Master in
economics presso l'universita' di Exeter (Uk) e il Ph. D in economics presso
l'Universita' di Warwick (Uk). Svolge attivita' di ricerca su temi di
economia pubblica, con particolare attenzione ai modelli di federalismo
fiscale e ai meccanismi decisionali che influenzano sulla scelta del grado
di decentramento]

Il testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a
maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna
Camera, recante modifiche alla Parte II della Costituzione, in Gazzetta
ufficiale del 18 novembre 2005, n. 268, e' nella storia repubblicana
italiana la riforma costituzionale piu' estesa che sia stata mai approvata
dal Parlamento.
*
1. Su che cosa interviene la riforma?
Da un punto di vista meramente quantitativo, la riforma incide sul 40 per
cento degli articoli della Costituzione vigente, modificando i cinquanta
articoli della Parte II della Costituzione e aggiungendo tre ulteriori
articoli (il 98 bis, il 127 bis e il 127 ter) e cinque disposizioni
transitorie. Di queste modifiche, la parte predominate e' sul Parlamento (il
40 per cento della revisione costituzionale), seguono le Regioni e gli enti
locali (il 23 per cento), il Presidente della Repubblica (il 15 per cento),
il Governo (meno del 10 per cento). Il resto tocca altri aspetti come ad
esempio interventi sugli organi di garanzia (la Corte costituzionale e il
Consiglio superiore della magistratura).
*
2. Come si e' giunti alla riforma?
L'entita' della riforma e' dunque tale da poter parlare non tanto di un
processo di revisione bensi' di un processo di tipo costituente, per giunta
a vocazione extraparlamentare dato che prende vita e forma fra i "saggi" del
centrodestra riuniti in una baita a Lorenzago nell'estate 2003. Da quel
momento, le procedure e i metodi seguiti lungo l'iter di approvazione sono
stati di volta in volta il frutto di equilibri e compromessi tutti giocati
internamente alla maggioranza.
Anche nel 2001, la riforma fu votata dalla sola maggioranza di
centrosinistra. Ma quella riforma era il risultato di un testo discusso tra
la maggioranza e l'opposizione nella Commissione bicamerale. Ne' si puo'
dimenticare che Regioni e enti locali si erano espressi favorevolmente, al
contrario di quanto e' accaduto in questo caso.
*
3. Che cosa cambia per il Senato?
Viene modificato il bicameralismo perfetto e previsto un Senato federale.
Tuttavia, al di la' del nome, questo Senato non ha gradi di somiglianza con
gli altri sistemi federali esistenti, dove la rappresentanza territoriale si
realizza prevalentemente mediante un'elezione di secondo grado o con una
partecipazione mista dei governi locali (1).
Nel caso italiano, il Senato sara' costituito da 252 (e non piu' 315)
senatori eletti direttamente dai cittadini, con una ripartizione dei seggi
che si effettua in proporzione alla popolazione della Regione (articolo 57).
Il rischio e' una situazione che replichi quella attuale, e che di
conseguenza il Senato federale sia poco rappresentativo dei territori. Al
Senato federale partecipano, ma senza diritto di voto, rappresentanti delle
Regioni e delle autonomie.
Per assicurare meglio la rappresentanza territoriale la riforma prevede
ulteriori requisiti per essere eletti senatori: i) le elezioni dei senatori
devono essere contestuali alle elezioni dei consigli regionali; ii) sono
eleggibili gli elettori che hanno ricoperto o ricoprono cariche pubbliche
elettive in enti territoriali locali o regionali, all'interno della Regione;
iii) risiedono nella Regione alla data di indizione alle elezioni. Anche
queste previsioni non sembrano assicurare sufficientemente la rappresentanza
territoriale.
Altri aspetti da rilevare: si abbassa l'eta' per essere eletti senatori; i
senatori a vita sono sostituiti dai deputati a vita (compresi i Presidenti
della Repubblica dopo la fine del mandato); il senato federale viene
sottratto dal "circuito fiduciario Parlamento-Governo" e non puo' essere
sciolto anticipatamente in caso di fine anticipata della legislatura. Al
contrario, sulla base del criterio della contestualita', il Senato verrebbe
rinnovato a "pezzi" (con possibili mutamenti delle "maggioranze" durante
ogni legislatura): "I senatori eletti in ciascuna Regione o Provincia
autonoma rimangono in carica fino alla data della proclamazione dei nuovi
senatori della medesima Regione o Provincia autonoma" (articolo 60).
*
4. Che cosa cambia per la Camera dei deputati?
Anche per la Camera dei deputati e' prevista una riduzione dei componenti:
518 deputati anziche' 630, di cui 18 eletti nella circoscrizione "estero".
Si aggiungono i deputati a vita e gli ex Presidenti della Repubblica. Viene
previsto un quorum (maggioranza dei tre quinti) per l'adozione del
Regolamento. Si aggiunge un comma all'attuale articolo 64 in forza del quale
"Il regolamento della Camera dei deputati garantisce le prerogative del
Governo e della maggioranza e i diritti delle opposizioni" riservando a
queste ultime la presidenza delle Commissioni. Di per se', e' una previsione
che potrebbe contribuire positivamente a correggere la recente prassi
(soprattutto dell'ultima legislatura).
*
5. Che cosa cambia per il sistema di formazione delle leggi?
Il nuovo procedimento legislativo consegue dalla trasformazione in senso
federale del Senato e dall'abbandono del bicameralismo perfetto. La nuova
disciplina e' dettata dall'articolo 70. Si prevedono tre (o piu')
procedimenti legislativi:
1) un procedimento a prevalenza Camera, nell'ambito delle materie a
competenze esclusive dello Stato, su cui il Senato puo' solo proporre
modifiche alla Camera che comunque decide in via definitiva;
2) un procedimento a prevalenza Senato, nell'ambito delle materie a
competenza concorrente fra Stato e Regioni. E in questo caso e' la Camera a
fare osservazioni, ma il Senato a decidere;
3) un procedimento in cui (come ora) la funzione legislativa e' esercitata
congiuntamente. Tale procedimento copre un'area molto ampia e indistinta di
materie (ad esempio, la tutela della concorrenza, e le materie che toccano i
diritti fondamentali). In caso di confitti di competenza, la questione e'
rimessa nella mani dei presidenti delle due Camere, che convocano una
commissione paritetica.
A questi tre procedimenti, si aggiungono altre varianti. Ad esempio, quando
su materie di competenza concorrente il Governo ritiene che propri
interventi siano essenziali alla realizzazione del suo programma.
Il sistema soffre di ovvi inconvenienti: c'e' il rischio che il procedimento
legislativo ordinario diventi lentissimo e molto farraginoso; c'e' grande
confusione nell'attribuzione di competenze tra Senato e Camera, e non e'
chiaro come si procedera' a "spezzettare" il procedimento legislativo tra
Camera e Senato quando un'iniziativa legislativa tocca contemporaneamente
materie di competenza dell'una e dell'altra; il Senato e' per un verso
sottratto alla logica del "meccanismo di sfiducia" da parte del premier, ma
per un altro verso gli sono riservate competenze importanti nel circuito
legislativo e potrebbe diventare quindi un elemento di ostruzione
all'attivita' della maggioranza o del Governo.
*
6. Cosa cambia per i rapporti tra Stato e autonomie locali?
Si tratta di proposte di completamento o estensione della riforma del Titolo
V del 2001.
Viene modificato l'articolo 117. Si mantiene l'attuale tripartizione di
competenze con l'elenco delle competenze esclusive dello Stato, delle
competenze concorrenti tra Stato e Regioni e infine delle competenze che non
sono comprese nei due elenchi precedenti e rientrano nelle competenze
regionali, ma se ne modificano alcuni contenuti. Da una parte, si vuole
ridurre le competenze regionali arricchendo l'elenco delle competenze
esclusive dello Stato sottraendole dall'elenco delle competenze concorrenti;
dall'altra si aumentano le competenze regionali sostituendo l'ultimo comma
(relativo alle competenze residuali delle Regioni) il seguente testo:
"Spetta alle Regioni la potesta' legislativa esclusiva nelle seguenti
materie: a) assistenza e organizzazione sanitaria; b) organizzazione
scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva
l'autonomia delle istituzioni scolastiche; c) definizione della parte dei
programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d)
polizia amministrativa regionale e locale; e) ogni altra materia non
espressamente riservata alla legislazione dello Stato".
Analizzando il nuovo comma, non e' immediato stabilire se le competenze
regionali aumenteranno. Qui basti solo rilevare che le competenze che ora si
vogliono attribuire alle Regioni, erano gia' di fatto loro anche nella
precedente riforma, perche' non comparivano in nessuno degli elenchi.
Alle disposizioni "pro-devolution" si aggiungono quelle "anti-devolution".
Viene abrogato l'attuale articolo 116 che consente alle Regioni di ottenere
ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia e si reintroduce il
limite "dell'interesse nazionale" alle leggi regionali e che invece la
riforma del 2001 aveva abrogato.
*
7. Che cosa cambia per il Presidente della Repubblica?
La sua elezione spetterebbe a una "Assemblea della Repubblica" (articolo 83)
presieduta dal presidente della Camera dei deputati e costituita dai
componenti delle due Camere, dai presidenti delle giunte regionali e delle
province a statuto regionale, da due delegati dei consigli regionali (uno
per la Val d'Aosta e per il Trentino-Alto Adige/Sudtirol) e da un numero non
ben precisato di delegati eletti dalle assemblee regionali, in ragione di un
delegato per ogni milione di abitanti nella Regione. L'articolo 87 introduce
le nuove funzioni del Presidente che "rappresenta la Nazione ed e' garante
della Costituzione e dell'unita' federale della Repubblica". L'articolo
attribuisce al Presidente nuovi poteri (ad esempio, il diritto di nomina dei
presidenti delle Autorita' e del Cnel), ma gliene toglie altri: il
Presidente della Repubblica non puo' piu' "indicare" il capo del Governo, ma
puo' solo nominarlo sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei
deputati; non puo' piu' esprimere preferenze o "consigliare" il primo
ministro sulla nomina dei ministri; non puo' piu' sciogliere anticipatamente
il Parlamento; indica solo quattro (e non piu' cinque) giudici della Corte
costituzionale di sua nomina, e diventano al massimo tre i deputati a vita
che puo' nominare.
*
8. Che cosa cambia per il presidente del Consiglio?
E' la parte della riforma che suscita tra gli studiosi le maggiori
preoccupazioni; prende corpo infatti un modello costituzionale inedito che
elimina alcuni dei sistemi di pesi e contrappesi tra esecutivo e legislativo
che caratterizzano le democrazie liberali occidentali.
Il presidente del Consiglio assume il nome di primo ministro e viene di
fatto eletto direttamente dal corpo elettorale: "la candidatura alla carica
di primo ministro avviene mediante collegamento con i candidati" (articolo
92) in analogia dunque con i "modelli presidenzialisti" (2). Tuttavia, in
quei modelli la maggioranza parlamentare non necessariamente coincide o
esprime l'orientamento politico del capo del Governo. Nel caso italiano,
invece, i due orientamenti (della maggioranza della Camera dei deputati e
del capo del Governo) necessariamente coincidono perche' la "legge
disciplina l'elezione dei deputati in modo da favorire la formazione di una
maggioranza, collegata al candidato alla carica di primo ministro" (articolo
92).
Il primo ministro nomina i ministri e puo' anche revocarli a sua
discrezione; determina (e non dirige) la politica generale del Governo e ne
e' responsabile. Non necessita della fiducia da parte del Parlamento, e'
sufficiente che la Camera dei deputati si esprima con un voto sul programma.
In aggiunta, la Camera non ha effettivi margini di manovra per eventuali
propositi di opposizione al primo ministro, pena il suo scioglimento.
Infatti, il capo del Governo ha il potere di sciogliere il Parlamento: "Il
Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei
deputati e indice le elezioni (...) su richiesta del primo ministro che ne
assume la esclusiva responsabilita'" (articolo 88). Tuttavia, "in qualsiasi
momento la Camera dei deputati puo' obbligare il primo ministro alle
dimissioni con una mozione di sfiducia" (articolo 94); il primo ministro si
deve dimettere anche nel caso in cui la mozione di sfiducia "sia stata
respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla
maggioranza espressa dalle elezioni" (articolo 94). Questa ultima
disposizione e' una "norma antiribaltone"; pregiudica pero', in caso di
crisi del Governo, qualsiasi spazio di mediazione parlamentare e soprattutto
il confronto con le opposizioni. L'articolo 94 prevede un'altra possibilita'
di dimissione del presidente del Consiglio: "qualora sia presentata e
approvata una mozione di sfiducia, con la designazione di un nuovo primo
ministro, da parte dei deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle
elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della
Camera". Anche in questo caso di "sfiducia costruttiva" le opposizioni non
hanno nessun ruolo da giocare (ad esempio, in Germania con la sfiducia
costruttiva non si pongono vincoli a quale maggioranza la possa votare) e
non e' difficile ipotizzare che il "controllo" da parte del primo ministro
anche di un piccolo gruppo di deputati della maggioranza e' di per se'
sufficiente a impedire il raggiungimento della maggioranza dei voti
necessaria per la sfiducia costruttiva.
Non meno importanti sono i nuovi poteri sulla vita del Parlamento in merito
alla determinazione dell'agenda. Sia l'articolo 64, laddove si stabilisce
che "il regolamento della Camera garantisce le prerogative del Governo e
della maggioranza", sia alcuni commi dell'articolo 72, consegnano al potere
del Governo le decisioni sull'ordine del giorno della Camera e del Senato,
in altri termini le priorita' legislative del Parlamento.
*
9. Che cosa cambia per gli organi di garanzia?
Per quanto riguarda la Corte costituzionale ci sono due principali novita'.
Rimane invariato il numero dei giudici che la compongono, ma aumentano da
cinque a sette i giudici eletti dalla Camera dei deputati e dal Senato. Di
conseguenza, il Presidente della Repubblica e la suprema magistratura ne
possono nominare soltanto quattro. Cresce in altri termini il numero dei
giudici a piu' diretta derivazione politica e partitica. L'altra novita' e'
che potranno ricorrere alla Corte, per eventuali conflitti di attribuzione o
di competenze, anche i comuni, le province, le citta' metropolitane.
Per il Consiglio superiore della magistratura si introducono due modifiche:
si introduce un meccanismo di elezione differenziata tra Camera e Senato per
i membri eletti dal Parlamento e, piu' importante, la scelta del
vicepresidente spetta al Presidente della Repubblica.
*
10. Cosa implicano le norme di transizione?
Tempi lunghi per l'entrata in vigore delle nuove norme relative all'elezioni
delle due Camere e alla riduzione del numero dei parlamentari, il 2011. Sul
fronte dei poteri di entrate delle autonomie locali, l'articolo 119 rimane
invariato, ma tra le disposizioni transitorie si introduce un norma su
"Federalismo fiscale e finanza statale" in base alla quale: "Entro tre anni
dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le
leggi dello Stato assicurano l'attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione. In nessun caso l'attribuzione dell'autonomia impositiva ai
comuni, alle province, alle citta' metropolitane e alle Regioni puo'
determinare un incremento della pressione fiscale complessiva". Rimane poco
chiaro il significato di quest'ultima parte del comma, soprattutto come sia
possibile modulare margini effettivi di manovra delle Regioni sulle aliquote
senza che cio' determini un incremento della pressione fiscale totale.
*
Note
1. In via generale sono gli esecutivi degli Stati o Regioni che eleggono i
rappresentanti nel Senato federale.
2. Nei "modelli del premierato", invece, il premier e' il leader del partito
che vince le elezioni e non e' prevista una indicazione del corpo
elettorale.

5. DIBATTITO. EDOARDA MASI: DEL REDDITO E DEL LAVORO. UNA RIFLESSIONE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 21 giugno 2006. Edoarda Masi e' nata a
Roma nel 1927, intellettuale della sinistra critica, di straordinaria
lucidita', bibliotecaria nelle biblioteche nazionali di Firenze, Roma e
Milano, ha insegnato letteratura cinese nell'Istituto Universitario
Orientale di Napoli; ha vissuto a Pechino e a Shangai, dove ha insegnato
lingua italiana all'Istituto Universitario di Lingue Straniere. Ha
collaborato a numerose riviste, italiane e straniere, tra cui "Quaderni
rossi", "Quaderni piacentini", "Kursbuch", "Les temps modernes". Tra le
opere di Edoarda Masi: La contestazione cinese, Einaudi, Torino 1968; Per la
Cina, Mondadori, Milano 1978; Breve storia della Cina contemporanea,
Laterza, Bari 1979; Il libro da nascondere, Marietti, Casale Monferrato
1985; Cento trame di capolavori della letteratura cinese, Rizzoli, Milano
1991. Tra le sue traduzioni dal cinese in italiano: Cao Xuequin, Il sogno
della camera rossa, Utet, Torino 1964; una raccolta di saggi di Lu Xun, La
falsa liberta', Einaudi, Torino 1968; e Confucio, I dialoghi, Rizzoli,
Milano 1989]

Cari compagni, visto che sul giornale sembra aperta una discussione sul
"salario di cittadinanza" (Vertova 4 giugno, Fumagalli e Lucarelli il 16)
pregherei di dare spazio anche alla voce ingenua di quanti, come me, non
professori di economia, sono pero" direttamente interessati al tema in
quanto contribuenti per reddito da lavoro. Mi domando: perche' mai dovrei
contribuire con una quota del mio reddito da lavoro a mantenere una persona
che non lavora, anziche' dividere con quella persona il carico complessivo
del mio lavoro? Se la domanda di lavoro scarseggia, "lavoriamo meno,
lavoriamo tutti" - come si diceva un tempo. Quelli che oggi lavorano
guadagneranno meno, ma godranno di un po' piu' di tempo libero; e quelli che
non lavorano non saranno ridotti a vivere miseramente di un sussidio
eufemisticamente mascherato. Fra l'altro, non favoriremo la tendenza, molto
accentuata nella presente fase del capitalismo, di caricare di un cumulo
mostruoso di ore di lavoro una parte dei cittadini, per lasciare poi gli
altri disoccupati (vedi, per esempio, J. Schor, The Overworked Americans,
1991).
Alla base della richiesta del "salario di cittadinanza" sta l'ideologia che
il lavoro sia un optional, e non una necessita', sempre faticosa e a volte
dolorosa, della condizione umana. Ideologia collegata con la visione miope
di chi guarda solo dal punto di vista del singolo individuo, cresciuto per
di piu' nell'ottica del consumatore figlio di famiglia. I beni che
consumiamo (a cominciare dal cibo indispensabile per la sopravvivenza) e i
servizi di cui ci valiamo (inclusa la sfera cosiddetta "immateriale") non
vengono mai offerti gratis: qualcuno deve lavorare per fornirli. "Perche'
dovrei accettare un lavoro faticoso, sgradevole, che non mi piace?" - chiede
l'individuo. E omette il fatto che i lavori gratificanti sono pochi; e anche
in un lavoro gratificante, una larga parte e' fatta di pura, sgradevole
fatica.
Allora: tutti dovrebbero accettare qualunque lavoro, per quanto sgradevole,
disumano, mal pagato, ecc. ecc.? Neanche per sogno. Ma la soluzione peggiore
sarebbe quella di accettare, e addirittura richiedere, un'elemosina che
valga da "ammortizzatore sociale" da parte di chi organizza quelle
condizioni di lavoro piu' penose del necessario (e ne trae profitto); e con
cio' stesso mascherare il fatto che si scarica su altri in generale il peso
del lavoro; in particolare, sui meno fortunati - perche', per esempio,
stranieri - il peso dei lavori piu' sgradevoli e meno gratificanti.
Sognamo un mondo dove sia dato "da ciascuno secondo le sue possibilita', a
ciascuno secondo i suoi bisogni"?
Allora, ricominciamo a parlare di alternativa socialista, invece di
escogitare ideologie degradanti, funzionali a tenere in piedi un sistema di
oppressione e di gerarchie.

6. LIBRI. ELENA LOEWENTHAL PRESENTA "LE STORIE DEI SAGGI" DI ELIE WIESEL
[Dal supplemento "Tuttolibri" del quotidiano "La stampa" del 27 maggio 2006
riprendiamo la seguente recensione del libro di Elie Wiesel, Le storie dei
saggi. I maestri della Bibbia, del Talmud e del Chassidismo, Garzanti, pp.
395, euro 19,50, apparsa col titolo Il saggio legge con la matita in mano.
Elena Loewenthal, limpida saggista e fine narratrice, acuta studiosa; nata a
Torino nel 1960, lavora da anni sui testi della tradizione ebraica e traduce
letteratura d'Israele, attivita' che le sono valse nel 1999 un premio
speciale da parte del Ministero dei beni culturali; collabora a "La stampa"
e a "Tuttolibri"; sovente i suoi scritti ti commuovono per il nitore e il
rigore, ma anche la tenerezza e l'amista' di cui sono impastati, e fragranti
e nutrienti ti vengono incontro. Nel 1997 e' stata insignita altresi' del
premio Andersen per un suo libro per ragazzi. Tra le opere di Elena
Loewenthal: segnaliamo particolarmente Gli ebrei questi sconosciuti, Baldini
& Castoldi, Milano 1996, 2002; L'Ebraismo spiegato ai miei figli, Bompiani,
Milano 2002; Lettera agli amici non ebrei, Bompiani, Milano 2003; Eva e le
altre. Letture bibliche al femminile, Bompiani, Milano 2005; con Giulio Busi
ha curato Mistica ebraica. Testi della tradizione segreta del giudaismo dal
III al XVIII secolo, Einaudi, Torino 1995, 1999; per Adelphi sta curando
l'edizione italiana dei sette volumi de Le leggende degli ebrei, di Louis
Ginzberg.
Elie Wiesel, nato nel 1928 a Sighet in Transilvania, venne deportato ad
Auschwitz e Buchenwald. Dopo la guerra e' stato giornalista, scrittore,
testimone impegnato per i diritti umani, premio Nobel per la pace. Tra le
opere di Elie Wiesel si vedano in particolare i due volumi delle memorie
Tutti i fiumi vanno al mare, Bompiani, Milano 1996; ... E il mare non si
riempie mai, Bompiani, Milano 1998, 2003. Tra i suoi molti libri e'
indispensabile leggere innanzitutto almeno La notte, Giuntina, Firenze 1980.
Segnaliamo anche almeno il colloquio tra Jorge Semprun ed Elie Wiesel,
Tacere e' impossibile, Guanda, Parma 1996]

Dobbiamo a George Steiner la piu' incisiva, innegabile definizione di
"ebreo". Fuor d'ogni vocazione storica o religiosa ebreo e', secondo questo
grande testimone di civilta', "uno che non puo' fare a meno di tenere una
matita in mano, mentre legge". C'e' quasi da scommettere che, ascoltando
queste parole, un altro grande testimone - di un tempo pero' molto lontano -
assentirebbe con un convinto cenno del capo. Se non fosse che in quel tempo
la matita era ancora da inventare. Ma, come le parole di Steiner illuminano
sempre, cosi' fanno anche le sue.
Malgrado il tempo passato e malgrado allora non esistesse ancora la matita:
se ai tempi di Rashi fosse esistita, lui di matite ne avrebbe consumate a
bizzeffe. Con le sue note a margine, i suoi commenti: sempre illuminanti,
mai insidiosi. Perche' se la vocazione della tradizione ebraica e' proprio
quella di aggiungere parole a parole su per un'inesauribile torre di Babele,
e' anche vero che il midrash - cioe' la ricerca sul testo della Bibbia - non
viene mai a complicare le cose, a rendere piu' oscuro un passo. Una volta
deposto sulla pagina e' come se, anzi, il testo originario non potesse piu'
fare a meno di quel commento: esso diventa essenziale alla comprensione,
alla partecipazione emotiva di chi legge. O ascolta.
Ed e' davvero un po' cosi' per tutte le parole che l'inimitabile Rashi, il
maestro della tradizione esegetica dell'ebraismo europeo vissuto in Francia
fra l'XI e il XII secolo, ha depositato a margine del testo biblico, ma
anche del Talmud. Note a volte brevissime a volte articolate, rimaste tutte
indispensabili al testo. Tanto che una grafia dell'ebraico ha preso il suo
nome.
A questo principio del commento come "obbligo" che il testo esige ma anche
come "passione" mai spenta si rifa' idealmente il moderno percorso di Elie
Wiesel, di cui Garzanti pubblica oggi una nuova raccolta di narrazioni: Le
storie dei saggi, nella traduzione di Livia Cassai. Questa duplice
disposizione d'animo trova la sua coerenza gia' nel nome con cui l'ebraico
chiama il testo sacro. Non "Scrittura" bensi' "Lettura". Ma anche
"chiamata", giacche' anche questa area semantica e' coperta dalla radice
Qara da cui viene il termine Miqra che indica il corpus composto da
Pentateuco, Profeti e Agiografi.
A questa, tutta particolare, vocazione che la parola divina "pretende"
dall'uomo, tiene fede ancora una volta il percorso di Wiesel: che passa per
molte donne - da Eva a Miriam, da Agar a Giuditta. Affonda lo sguardo sulle
vicissitudini dello sventurato Saul, si pone molte domande di fronte
all'imperturbabilita' di Samuele. Nutre perplessita' verso il piu' "strano"
fra i profeti: Osea. Ma conduce il suo lettore anche piu' avanti: lungo
quella tradizione orale che attraverso la lettura di Wiesel svela tutta la
sua continuita'. Ecco dunque svariate "scene talmudiche" e poi ancora
qualche scorcio di shtetl e chassidismo. Emerge sempre quella costante
imperfezione dell'uomo che e' anche la sua grandezza: persino gli eroi
biblici non sono mai tali sino in fondo, e anche per le loro debolezze li
sentiamo cosi' vicini.
Pur essendo la riscrittura di lezioni tenute all'universita', queste letture
hanno tutta la suggestione del racconto. Non certo fine a se stesso. Anzi.
Il filo conduttore e' la serena constatazione che non siamo soli. Perche',
come ha scritto Louis Finkelstein, "quando preghi parli con Dio. Quando
studi, e' Dio che parla con te".

7. LIBRI. LIBRERIA DELLE DONNE DI MILANO: CONSIGLI DI LETTURA
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)]

Care amiche, cari amici,
spesso in vacanza ci piace leggere piu' che in altri momenti dell'anno. Vi
proponiamo dunque qualche idea per le letture estive...
Buone vacanze.
*
Consigli di Luisa Muraro
Iris Murdoch, Esistenzialisti e mistici. Scritti di filosofia e letteratura,
Il Saggiatore, Milano 2006, euro 40: io la leggo e rileggo da qualche anno,
la trovo una pensatrice di una ricchezza non appariscente, ragiona con la
materia prima offerta dall'esperienza pensante per cui, con lei, si impara a
pensare.
Iris Murdoch, Una cosa speciale, Nottetempo, euro 10: la Murdoch, come noto,
e' anche grande romanziera, questo e' un suo racconto, una storia d'amore
che finisce... bene? Leggi e poi ne discuteremo.
*
Consigli di Zina Borgini
Marc de' Pasquali, I cani non abbaiano piu' a Polina, La Chiocciola
Edizioni, pag. 116, euro 5. Si legge in un'oretta questo libriccino
intelligente e postpoetico che snocciola tragedie come un'innamorata
insicura strappa ansiosa leggeri petali di margherita. Tutto puo' succedere,
perche' gia' tutto e' successo. Personaggi assurdi quanto reali come li sa
descrivere la scrittrice, interagiscono a Polina (?) cittadella accidentata,
sicuramente italica. Consiglio la lettura nel tardo pomeriggio, all'ombra,
allungate su una comodo sdraio del terrazzo, sorseggiando una fresca tisana
alla menta e con un sacco di ironia a portata di mano. Lo consiglio anche
per un regalo a una vecchia amica o a una sconosciuta che lo diventera'.
*
Consigli di Renata Dionigi
Antonia Fraser, Maria Antonietta, la solutidine di una regina, Mondadori
2003, euro 22, anche in edizione Oscar Mondadori, euro 9,40. E Antonia
Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Mondadori 1994, euro 9. "Conoscere
anticipatamente gli avvenimenti che seguiranno puo' portare a falsare la
storia". Partendo da questa sua riflessione Antonia Fraser, nota storica
inglese, mette al centro della sua ricerca non gli accadimenti ma la
personalita' dei due famosi personaggi, con un approccio psicologico che
attraversa tutto il loro percorso personale e politico restituendoceli
umanamente piu' comprensibili e attuali. Con una ricerca appassionata e
rigorosa incentrata su lettere, scritti, testimonianze di amici e
consiglieri dell'epoca, l'autrice ci regala anche pagine intense e
avvincenti di vita familiare, storie d'amore, matrimoni combinati, intrighi
di palazzo.
Susan Glaspell, Una giuria di sole donne, Sellerio 2006, euro 6. Un insolito
"poliziesco al femminile" con un esito finale piu' che sorprendente,
ironizza sulla differenza tra i sessi davanti a un misterioso delitto. Una
"chicca" estiva da leggere e regalare non solo alle amiche.
*
Consigli di Donatella Massara
Gabriella Romano, I sapori della seduzione. Il ricettario dell'amore tra
donne nell'Italia degli anni '50, Ombre Corte, 2006, euro 13. Sono i vivaci
racconti di lesbiche italiane nate intorno agli anni '30. Nella lettura
vediamo svolgersi i segni intermittenti e non sempre nascosti delle
relazioni amorose fra donne, in un'epoca che non voleva riconoscerle.
Complice in molti casi e' la cucina, luogo che l'autrice ama molto e che
negli anni '50 rappresentava il regno delle donne. Troviamo quindi delle
vere ricette e i sapori di una societa' sparsa fra le citta' italiane dove
ragazze determinate e passionali pur disorganizzate non smetteranno di
cercarsi. L'autrice e' una regista di interessantissimi documentari di
storia di omosessualita' femminile. Se vi incuriosisce la sua biografia
potete leggere l'intervista dove e' lei che si racconta.
*
Consigli di Laura Minguzzi
Liudmila Koutchera Bosi, Chanson Russa, canzoni di delitto e castigo,
Polimetrica, euro 15. Questa ricerca nasce da un'esperienza diretta
dell'autrice; la giovane Liudmila aveva allora 14 anni, negli anni '30-'40
dell'Urss e viveva con la famiglia presso il cantiere della ferrovia
Bajkal-Amur e dell'annesso campo di lavoro del basso Amur, di cui il padre
Viktor, colonnello, dipendente del Ministero degli interni, era dirigente
politico. E' una raccolta di canzoni di internati e internate, che oggi si
possono ascoltare, in Russia, alla radio o ai concerti, interpretate da
famose e famosi cantanti. Non e' solo un'antologia, l'autrice fa un passo
oltre e questo libro appartiene a pieno titolo alla storia orale del popolo
russo. In piu' si tratta di un dono (una ventina di cassette registrate) che
l'autrice ha ricevuto da un ex-detenuto a San Pietroburgo nel 2002.
Liudmilla vive a MIlano ed e' membro corrispondente dell'Accademia
internazionale delle Scienze di Studi Superiori.
*
Consigli di Clara Jourdan
Ruth Rendell, Il parco delle anime, Oscar Mondadori, Milano 2004, pagine
345, euro 8,40. Ambientato a Regent's Park, Londra, e' uno dei piu' bei
romanzi di un'autrice che spesso ci lascia con la bocca amara, ma questa
volta no, anzi, grazie a due personaggi che... Da leggere anche per chi non
ama il giallo.
Luisa Muraro, La signora del gioco. La caccia alle streghe interpretata
dalle sue vittime, La Tartaruga, Milano 2006, pagine 337, euro 16,50.
Finalmente ristampato (con una nuova appendice) il libro che ha dato voce e
ascolto all'esperienza delle donne giustiziate come streghe. Attraverso la
trascrizione (e traduzione) dei verbali processuali e la ricerca di
interpretazioni piu' vere di quelle tramandate dalla storiografia, la
sapiente struttura di questo volume ci porta a un crescendo di intelligenza
di una realta' storica cruciale per le donne e per la civilta' occidentale.
Un'esperienza di lettura emozionante e originale anche per chi l'aveva gia'
letto trent'anni fa.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1335 del 23 giugno 2006

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