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La nonviolenza e' in cammino. 1342



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1342 del 30 giugno 2006

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Due cose chiare
2. Simone Weil: La servitu'
3. L'associazione Archivio delle donne in Piemonte
4. Iolanda Guardi: Islam e discorso di genere
5. Augusto Cavadi: Filosofare, insieme
6. Rosa Luxemburg: Fenomenologia dell'opportunismo
7. Massimo Ortalli presenta l'Epistolario di Luigi Fabbri
8. Ristampe: Giovanni Verga, Tutte le novelle
9. Riedizioni: Benedetto Croce, Filosofia poesia storia
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: DUE COSE CHIARE

La prima: e' a tutti evidente che non possiamo permetterci la caduta del
governo (un governo che pure non rappresenta affatto molti di noi, ad
esempio chi scrive queste righe): e' un crimine che alcuni gia' commisero
nel '98, e si e' visto cosa ne e' seguito nel '99 e nel 2001.
Cerchiamo di non dimenticarci che la vittoria contro i golpisti ottenuta
assai a fatica nelle elezioni politiche di aprile e nel referendum
costituzionale di pochi giorni fa e' tutt'altro che irreversibile. Niente
sciocchezze, per favore.
*
La seconda: in Afghanistan e' in corso una guerra. La Costituzione italiana
proibisce al nostro paese di prendervi parte. Tutto qui.
Non c'e' nulla da aggiungere, c'e' solo da prenderne atto e trarne le dovute
conseguenze: innanzitutto riportare subito a casa i soldati italiani inviati
li' dal governo dei golpisti in flagrante violazione della legge
fondamentale del nostro ordinamento giuridico.
Questo non significa affatto rinunciare a una politica internazionale da
parte dello stato italiano; al contrario, e' la premessa per una vera e
degna e saggia e utile politica internazionale: una politica internazionale
fondata su interventi civili, di coperazione allo sviluppo, di assistenza
umanitaria, di solidarieta' tra gli ordinamenti giuridici, i popoli e le
persone, di azione nonviolenta contro tutte le violenze. Vi e' una sola
umanita'.

2. MAESTRE. SIMONE WEIL: LA SERVITU'
[Da Simone Weil, Sulla Germania totalitaria, Adelphi, Milano 1990, pp.
254-255. Simone Weil, nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu
professoressa, militante sindacale e politica della sinistra classista e
libertaria, operaia di fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i
fascisti, lavoratrice agricola, poi esule in America, infine a Londra
impegnata a lavorare per la Resistenza. Minata da una vita di generosita',
abnegazione, sofferenze, muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione
meramente esterna come quella che precede non rende pero' conto della vita
interiore della Weil (ed in particolare della svolta, o intensificazione, o
meglio ancora: radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze
mistiche del 1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita
vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i
propri figli o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la
serieta' come vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di
Simone Weil: tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte
di scritti pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e
su periodici (e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in
Francia stanti le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu'
importanti in edizione italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita',
poi Rusconi), La condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima
radice (Comunita', SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le
intuizioni precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e
dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi),
Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali
i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo
Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone
Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr.
AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985;
Gabriella Fiori, Simone Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone
Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie
Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna
1997; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994]

La servitu' a cui erano sottomessi i sudditi di Roma non tardo' ad
estendersi agli stessi Romani. La cosa accadde con facilita'. Dopo la morte
dei Gracchi, a parte forse Catone, non si trova piu' a Roma un carattere
saldo, ne' alcuna fierezza. La fierezza romana sussisteva solo verso gli
stranieri, perche' in essi era possibile vedere dei vinti almeno in potenza;
eppure consoli, pretori proscritti da Ottaviano e Antonio non disdegnarono,
secondo Appiano, di cadere ai piedi dei loro schiavi chiamandoli salvatori e
padroni. Sessant'anni dopo la distruzione di Cartagine, Roma subiva da parte
di Mario e Silla, dei loro soldati e dei loro schiavi, tutti gli oltraggi
inflitti a una citta' conquistata, ma taceva e si sottometteva. Quindi
Cicerone poteva giocare a suo agio al cittadino, Bruto poteva credersi il
liberatore del mondo per aver liberato con un delitto alcune centinaia di
migliaia di uomini avidi e crudeli come lui stesso. Non c'era piu' modo di
evitare la servitu', e quelli che erano chiamati cittadini erano pronti a
mettersi in ginocchio anche prima di avere un padrone. Infine l'idea fissa
del dominio, la crudelta', la bassezza d'animo hanno prodotto cio' che oggi
chiamiamo Stato totalitario.

3. ESPERIENZE. L'ASSOCIAZIONE "ARCHIVIO DELLE DONNE IN PIEMONTE"
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo e diffondiamo la seguente nota dell'Ufficio Stampa del Centro
studi e documentazione pensiero femminile di Torino (per contatti: Daniela
Finocchi, tel. e fax: 0114476283, cell. 3474592117, e-mail:
d.finocchi at tiscali.it); per contatti con l'Archivio delle donne in Piemonte:
tel. 0118122519, e-mail: ardp_2006 at libero.it]

Erano tante, rappresentanti delle associazioni femminili piemontesi e
singole donne interessate al progetto, nello studio della notaia dove e'
stato firmato lo statuto dell'Archivio delle donne in Piemonte: un archivio
unitario che in Piemonte raccogliera' la storia e la memoria delle donne.
E' dai primi mesi del 2005 che si e' costituito un Comitato promotore cui
hanno via via aderito numerose associazioni e singole donne, convinte che
dal movimento emancipazionista a quello neofemminista, dall'azione svolta
nei partiti, nelle associazioni, nel mondo del lavoro e della cultura, alle
scelte di vita delle singole, le donne sono state il soggetto che nei
decenni recenti ha fatto emergere le piu' profonde capacita' di cambiamento
delle vite, dei rapporti interpersonali, di quelli sociali, dell'intero
assetto del mondo. Il Comitato ha lavorato nella convinzione che sia di
interesse collettivo non solo conservarne la memoria, ma farla agire come un
bene comune, una risorsa cui possono rifarsi altre ed altri, per
frequentarla e studiarla, per riprenderne gli spunti, per continuarne il
cammino sul piano culturale, politico, sociale. Se la storia delle donne
resta occultata, manca una componente fondamentale anche per la comprensione
del presente.
L'Archivio delle donne in Piemonte e' stato pensato tanto come un luogo
fisico in cui confluiscano scritti, opere d'arte, testimonianze di cultura
materiale (depositate da singole o da associazioni e altri enti) quanto come
un nodo di raccordo virtuale con altri archivi o fondi presenti altrove,
attraverso un sistema di collegamento in rete a livello regionale che
valorizzi nel suo complesso quanto attiene alla storia delle donne. Nello
stesso tempo, quel luogo e quella rete vengono prefigurati come soggetti
interessati a prendere iniziative per saldare la memoria del passato ai
sempre nuovi processi che vedono le donne protagoniste sul territorio.
Il progetto e' stato presentato all'assessora regionale alle Pari
opportunita' che ha espresso il suo interesse per l'iniziativa e ha
sottolineato l'importanza del coinvolgimento di tutto il territorio
piemontese.
I contatti con il Consiglio regionale del Piemonte e la Consulta femminile
regionale hanno portato all'istituzione di due borse di studio per la
ricognizione e il censimento dei fondi archivistici e documentari esistenti
in Piemonte di interesse per la storia delle donne e del movimento delle
donne; tale iniziativa e' stata presa in collaborazione tra la Consulta
femminile regionale del Piemonte, il Comitato promotore dell'Archivio e il
Cirsde (Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne
dell'Universita' di Torino).
La costituzione dell'associazione Archivio delle donne in Piemonte (in
sigla: Ardp, sede provvisoria presso la Casa delle donne in via Vanchiglia 3
a Torino, tel. 0118122519, e-mail: ardp_2006 at libero.it) rappresenta lo
sbocco del percorso compiuto finora.

4. RIFLESSIONE. IOLANDA GUARDI: ISLAM E DISCORSO DI GENERE
[Dal sito www.comune.pisa.it/casadonna riprendiamo il seguente testo.
Iolanda Guardi, docente di lingua e letteratura araba, prestigiosa
ricercatrice e saggista, e' direttrice della rivista "Quaderni asiatici"]

E' sempre difficile affrontare un discorso di genere legato al mondo
musulmano. Il problema principale consiste nel fatto che, solitamente, viene
richiesta una panoramica generale che abbracci paesi che vanno dal Marocco
all'Indonesia come se il modo di vita, le societa' e le idee presenti in
questo ideale arco geografico potessero essere uniformi. Qui sta un errore
di fondo: affrontare lo studio delle societa' musulmane come se
rappresentassero un blocco monolitico che propone un unico modello da
contrapporre a un altrettanto unico schema, rappresentato dall'Occidente o
dall'Europa, limando, anche in questo caso, le sfumature, che fanno tuttavia
di due paesi come l'Italia e la Finlandia, ad esempio, due realta'
profondamente differenti riguardo al modo di affrontare le tensioni presenti
nel tessuto sociale relativamente al discorso di genere.
In una panoramica onnicomprensiva potremo dunque evidenziare solamente
alcune linee di pensiero di carattere generale che andranno poi pero'
calate, di volta in volta, con i dovuti "aggiustamenti", nelle singole
realta'.
La questione che si pone e' quella dell'atteggiamento mentale
dell'occidentale - singolo, studioso o istituzione - che osserva l'altro:
quando si tratta di donna musulmana pur animati dalle migliori intenzioni
non si riesce a superare quel "muro in testa" - per riprendere il titolo di
un testo di Peter Handke - che fa si' che si parta sempre da un concetto
errato di confronto, introducendo un ordinamento gerarchico: le donne nelle
societa' musulmane vivono una condizione inferiore. Questo assioma, dato
spesso per scontato, falsa qualsiasi discorso, poiche' confronti e paragoni
dovrebbero avvenire fra elementi considerati allo stesso livello, posti
dall'osservatore sullo stesso piano. Questo atteggiamento porta, inoltre, a
incentrare l'attenzione su elementi esteriori quali l'abbigliamento come se
automaticamente velare il capo comportasse velare anche il cervello.
Abbiamo accennato al fatto che il mondo musulmano e' molto vasto e proprio
ai limiti dei suoi confini, Pakistan, Indonesia, Bangladesh, Afghanistan,
zone normalmente designate dagli studiosi come Islam "periferico" (1) - a
partire dal centro di diffusione spirituale che e' La Mecca - si sono
sviluppati negli ultimi anni movimenti e tendenze innovativi. Non che le
donne algerine, egiziane o marocchine non abbiano contribuito o non
contribuiscano al dibattito relativo alle istanze rivendicate dalle donne,
al contrario; ma forse il recente contributo delle musulmane asiatiche -
spinte alla riflessione dalle condizioni fortemente penalizzanti nei loro
paesi di origine - proprio perche' poco o per nulla legate all'identita'
araba, risulta essere originale e puo' fornire nuova vitalita' a movimenti e
linee di pensiero che a volte faticano a superare lo stato di denuncia di
situazioni restrittive (2). Le intellettuali musulmane di cui andiamo
dicendo e ricordiamo - e che dietro di esse esiste un'amplissima base che
quotidianamente lotta - si caratterizzano per porre qualsiasi discorso
migliorativo delle condizioni della donna all'interno del proprio paese nel
quadro dell'ortodossia musulmana. Qualunque sia la posizione espressa questo
e' l'ambito in cui ci si muove.
*
Un Dio a-patriarcale
Fatte queste premesse, possiamo entrare un po' piu' nello specifico. Le
donne che scrivono di religione in Occidente insistono sul fatto che ogni
discorso di genere in campo religioso deve cominciare dall'inizio
analizzando gli archetipi. La domanda da porsi e' semplice: cosa ci dice
l'immagine di Dio sul ruolo dell'uomo e della donna nella societa'?
Un approccio interessante, ad esempio, e' quello di Rosemary Ruether che nel
suo Sexism and God-Talk discute due modi nei quali le metafore cristiane
sulla mascolinita' di Dio vengono prese letteralmente (3). L'autrice
sostiene, ad esempio, che la proibizione dell'idolatria contenuta nel
Decalogo deve essere estesa anche alle immagini verbali. Se il termine Dio
viene utilizzato letteralmente a significare che Egli e' uomo e non donna, o
viene rappresentato da immagini di uomo e non di donna, allora la parola
diventa idolatria. Ruether propone, come soluzione, quella di forgiare un
linguaggio inclusivo (4), di modo che a Dio ci si possa riferire sia come
"Dea" che con il pronome "Ella". Questa tesi, pur se interessante, e' stata
confutata da Mary Daly. Nel suo Beyond God the Father, Daly rifiuta anche la
possibilita' metaforica del linguaggio tradizionale. Chiamare Dio Padre,
insiste, e' chiamare i padri Dio. Quale matrice generatrice del mondo Dio
e', al contrario, per definizione femminile (5).
Luce Irigaray osserva che e' "in Occidente che il genere di Dio guardiano di
ogni soggetto e discorso e' sempre paterno e maschile". La teologia
musulmana, ad esempio, si fa notare per la spettacolare assenza di un dio
con marca di genere. Una teologia che rivela il divino attraverso
l'incarnazione in un corpo la colloca per forza di cose in un genere e
inevitabilmente fornisce giudizi sul genere opposto. Una teologia che
colloca la manifestazione divina in un libro (il Corano, ricordiamo, e'
verbum mentis di Dio, Dio fattosi libro) non fornisce alcun giudizio sul
genere. In arabo il riferimento al divino e' il termine huwa (egli), ma i
grammatici e gli esegeti concordano nel ritenere che non e' allegorico:
l'arabo non possiede il neutro e l'uso del maschile e' normale in arabo per
vocaboli neutri, non esiste un'implicazione di preponderanza maschile tanto
quanto non esiste un'implicazione di preponderanza femminile nel genere
grammaticale femminile di plurali neutri. E' ancora una donna, Sartaz Aziz,
pakistana, a esprimere al meglio il concetto: "Sono profondamente grata al
fatto che la mia prima idea di Dio sia stata formata dall'Islam, perche'
sono stata capace di pensare al divino come qualcosa di completamente senza
sesso o razza e pertanto completamente a-patriarcale" (6).
Cio' non significa che il genere sia assente dalla metafisica musulmana. Gli
studiosi di kalam lo hanno bandito dal mondo non fisico. Ma i mistici, i
sufi, lo leggono in tutto il creato: il Dio fenomenico si manifesta non in
uno ma nei due generi. L'aspetto femminile di Dio ha permesso a quasi tutti
i principali autori sufi di riferirsi ad esso come layla - l'amato
celestiale - un termine che normalmente significa "notte". Layla e' il dio
velato sconosciuto che porta la vita e la cui bellezza, una volta rivelata
incanta l'amante.
L'espressione piu' interessante a questo riguardo e' quella del movimento
della teologia femminista musulmana, movimento che si inserisce in quello
della teologia femminista, intra- e super-religioso, e che possiamo far
risalire a Margherita Porete in Occidente, antesignana della rilettura al
femminile dei testi sacri (7), le cui principali esponenti provengono
proprio dall'Islam non arabo (8).
Le teologhe femministe musulmane - sono le studiose stesse a definirsi
cosi' - riscrivono l'esegesi coranica, movendosi, in larga maggioranza,
all'interno del sistema.
Ghazala Anwar (9), un'esponente di spicco di questo movimento, ci fornisce
una definizione di musulmano: "definisco musulmano una persona che si
abbandona alla pace e definisco la pace come un'assenza di carenza".
Per chi, occidentale, cerca sempre nuove traduzioni per questa parola,
muslim, eccone una che spazza via tutte le altre (e', tra l'altro
interessante notare il legame donna-pace presente in altri movimenti
femministi come quello tedesco, ad esempio, tutt'altro che religiosi).
Nel trattare della donna un altro aspetto molto interessante emerge alla
lettura di queste pensatrici: la distinzione uomo-donna viene considerata
troppo ristretta per le finalita' di liberazione umana perseguite dal
femminismo, poiche' i due sessi non bastano a definire tutti coloro che
appartengono alla razza umana; queste due categorie vengono usate solo per
comodita' di studio (e questo e' veramente rivoluzionario nel pensiero
islamico) (10).
*
Nuove strade per l'interpretazione al femminile del Corano
Le riflessioni della teologia moderna, in particolare dopo la pubblicazione,
a meta' degli anni '60, del testo Metodologia islamica della storia di
Fazlur Rahman (11), tendono a privilegiare o incentrarsi sul solo Corano, e
in questo senso possiamo distinguere cinque approcci diversi alcuni dei
quali non specifici delle donne, ma adottati anche da altri movimenti:
- una posizione apologetica, che si inserisce nel filone di quei movimenti
di base che sostengono che l'Islam, cosi' come tramandato nel libro divino,
fornisce ai due sessi tutti i diritti di cui hanno bisogno per il proprio
benessere. Si tratta solo di applicarli. Il vantaggio di questa posizione e'
che non viene percepita come una minaccia dai conservatori.
- Una posizione riformista, secondo la quale la distinzione piu'
significativa e' quella fra i testi autoritativi e le loro interpretazioni.
Per i riformisti la parola di Dio e' stata compresa in modo inadeguato e/o
male interpretata. Questa corrente mette in questione le interpretazioni ma
non la parola divina.
- Una posizione trasformazionista, che e' quella che riveste maggior
interesse per quanto andiamo dicendo. Nel Corano, al versetto 7 della sura
III troviamo la distinzione fra versetti muhkama (chiari) e versetti
mutasabiha (elusivi): "Egli e' Colui che ti ha rivelato il Libro: esso
contiene versetti chiari, che sono la Madre del Libro, e versetti elusivi.
Ma quelli che hanno il cuor traviato seguono cio' che v'e' di elusivo,
bramosi di portar scisma e di interpretare fantasiosamente, mentre la vera
interpretazione di quei passi non la conosce che Dio...". Si notera' come in
questo versetto si affermi che vi sono versetti di questi due tipi senza che
venga specificato quali siano. Generalmente vengono considerati chiari
quelli che sembrano avere una valenza legale. Questa posizione della
teologia femminista ribalta completamente quest'ottica considerando elusivi
quelli considerati finora chiari e viceversa. Con una brillante mossa
ermeneutica lascia intatta la tradizione pur consentendo illimitate
possibilita' di trasformazione dal suo interno.
- La posizione razionalista ritiene che, poiche' Dio e' giusto e
misericordioso, le sue parole possano essere interpretate solo in consonanza
con queste qualita' divine. Cio', tuttavia, implica l'applicazione di un
criterio di giustizia sul Corano, anziche' considerare giusto tutto cio' che
dice. Posizione extracoranica tuttavia, poiche' prende alcuni versetti a
norma e la scelta di quali e' personale.
- Infine e' da segnalare anche la posizione di totale rifiuto. Le
appartenenti a questa corrente rifiutano di riconoscere al Corano
l'autorita' di imporre discriminazioni contro le donne. Appartiene a questa
corrente, ad esempio, Taslima Nasreen (12).
Anche le donne afghane propongono una rilettura del testo. Zieba
Shorish-Shamley, presidente della Wapha (13), sostiene che oggi, nel mondo,
la religione musulmana sia stata fortemente politicizzata, abusata
ideologicamente e distorta, diventando ostaggio di gruppi fanatici che
deprivano il popolo dei suoi principali diritti.
Le donne musulmane, dunque, incidono nel tentativo di trasformare la
tradizione, e questa non potra' fare a meno di cambiare o rispondere.
*
Note
1. Questo termine viene utilizzato con una leggerissima ma presente
sfumatura in senso sminuente a significare che l'Islam per cosi' dire
centrale e' quello dei paesi arabi; se cio' e' in parte giustificabile per
motivi storici, oggi non e' piu' possibile parlare in questi termini: il
paese a maggior numero di musulmani e', del resto, l'Indonesia. Uno studioso
come von Grunebaum afferma ad esempio: "Di solito lo studioso della storia
generale dell'islamismo sottovaluta il posto che spetta nel quadro d'insieme
della storia dei popoli islamici al subcontinente indopakistano,
considerandolo una semplice area marginale dell'islam". In G. E. von
Grunebaum, a cura di, L'Islamismo II, Feltrinelli, Milano 1972, pag. 227.
2. Si vedano J. Guardi, Lingua e linguaggio al femminile: il mondo arabo, in
A. Delle Fave, a cura di, Trasmissione culturale e linguaggi al femminile,
Istituto Universitario di Lingue Moderne, Milano novembre 1999, e Donna e
trasmissione della cultura, in "dwf donnawomanfemme", n. 2, gennaio-marzo
1997.
3. Rosemary Radford Ruether, Sexism and God-Talk, Beacon Press, Boston 1993.
Ruether si occupa in particolare di donne e giustizia sociale nella storia
della teologia.
4. Ruehter fa riferimento a Luce Irigaray e al suo Parlare non e' mai
neutro, Editori Riuniti, Roma 1991.
5. Mary Daly, Beyond the God Father: Towards a Philosophy of Women's
Liberation, Beacon Press, Boston 1985.
6. Thomas Cleary, Sartar Aziz, Twilight goddess: spiritual feminism and
feminine spiritualism, Shambala, Boston 2000. In questo testo gli autori
suggeriscono come il concetto del divino femminile sebbene soppresso nelle
culture patriarcali, non sia mai del tutto scomparso e si manifesti
inevitabilmente in modi ovvi o nascosti.
7. Per la figura di Porete si veda L. Muraro, Lingua materna, scienza
divina. Scritti sulla filosofia mistica di Margherita Porete, D'Auria,
Napoli 1995; M. Porete, Lo specchio delle anime semplici, S. Paolo, Milano
1994.
8. Per alcune problematiche inerenti quanto andiamo dicendo si veda Z.
Shorish-Shamley, Women's position, role and rights in Islam, per gentile
concessione dell'autrice. In campo letterario, un riferimento all'Islam
periferico in relazione alle donne, in senso geografico e simbolico e'
riscontrabile nelle opere di A. Djebar, Lontano da Medina, Giunti, Firenze
1993, e Figlie di Ismaele nel vento e nella tempesta, Giunti, Firenze 2000.
9. Ghazala Anwar, dopo aver compiuto studi scientifici in Pakistan e di
economia al College negli Stati Uniti, si e' specializzata in lingua e
letteratura araba all'Universita' di Aligarh in India e in religione e
lingua araba all'Universita' di Chicago. E' Ph. D. alla Temple University in
Studi Religiosi (specializzazione Islam). E' autrice di numerose
pubblicazioni relative alla teologia femminista musulmana e si occupa di
problematiche di genere e di minoranze sessuali. Attualmente insegna presso
l'Universita' di Canterbury.
10. Si segnala l'esistenza della Al-Fatiha Foundation, un'organizzazione
internazionale "dedicata a musulmani gay e lesbiche, bisessuali e
transgeneri, inclusi coloro che si interrogano sul proprio orientamento
sessuale e/o identita' di genere e ai loro amici". Scopo dell'organizzazione
e' la creazione di spazi sicuri e forum per i musulmani nei quali scambiare
le proprie esperienze. Secondo Anwar, la situazione degli omosessuali
nell'Islam e' dovuta "all'interpretazione selettiva e letterale delle fonti
musulmane da parte di coloro che non hanno nessuna esperienza personale
della presenza di Dio e della Sua compassione che supera tutti gli altri
attributi" (intervento alla Prima Conferenza Americana Lgbtq Muslims &
Friends, 28-31 maggio 1999, New York). Recentemente si e' svolto a Parigi
per la prima volta un convegno organizzato da omosessuali musulmani europei.
11. Fazlur Rahman, pakistano, e' stato uno dei primi pensatori a sostenere
la storicita' del testo coranico, aspetto da tener distinto dal messaggio,
eterno. Di F. Rahman sono reperibili in lingua inglese: A study of Islamic
Fundamentalism: Revival and Reform in Islam, 1999; Islam, 1966; Islam and
Modernity: Transformation of an Intellectual Tradition, 1982, tutti editi
dalla University of Chicago Press; e Revival and reform in Islam, Oneworld
publications, 1999.
12. Non potendo affrontare in questa sede "il caso Nasreen", rimandiamo alla
vastissima rassegna stampa sull'argomento. Si vedano inoltre N. R. Keddie,
Women, and religious politics in "Isim Newsletter", 3/99, p. 7; A.
Najmabadi, Writing history as if women and gender mattered, in ivi, 3/99, p.
23; A. Parla, Feminism, nationalism, modernity, in ivi, 2/99, p. 28.
13. Women's Alliance for Peace and Human Rights in Afghanistan (Wapha), P.
O. Box 77057 Washington, DC 20013-7057, www.wapha.org

5. INCONTRI. AUGUSTO CAVADI: FILOSOFARE, INSIEME
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at lycos.com) per averci
messo a  disposizione questo suo testo apparso sulla rivista "Diogene.
Filosofare oggi", II, 4, giugno-agosto 2006 (per informazioni e abbonamenti:
www.diogene.cc). Augusto Cavadi, prestigioso intellettuale ed educatore,
collaboratore del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo, e' impegnato nel movimento antimafia e nelle esperienze di
risanamento a Palermo, collabora a varie qualificate riviste che si occupano
di problematiche educative e che partecipano dell'impegno contro la mafia.
Opere di Augusto Cavadi: Per meditare. Itinerari alla ricerca della
consapevolezza, Gribaudi, Torino 1988; Con occhi nuovi. Risposte possibili a
questioni inevitabili, Augustinus, Palermo 1989; Fare teologia a Palermo,
Augustinus, Palermo 1990; Pregare senza confini, Paoline, Milano 1990; trad.
portoghese 1999; Ciascuno nella sua lingua. Tracce per un'altra preghiera,
Augustinus, Palermo 1991; Pregare con il cosmo, Paoline, Milano 1992, trad.
portoghese 1999; Le nuove frontiere dell'impegno sociale, politico,
ecclesiale, Paoline, Milano 1992; Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa
puo' fare ciascuno di noi qui e subito, Dehoniane, Bologna 1993, nuova
edizione aggiornata e ampliata Dehoniane, Bologna 2003; Il vangelo e la
lupara. Materiali su chiese e mafia, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1994; A
scuola di antimafia. Materiali di studio, criteri educativi, esperienze
didattiche, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Essere profeti oggi. La dimensione profetica dell'esperienza
cristiana, Dehoniane, Bologna 1997; trad. spagnola 1999; Jacques Maritain
fra moderno e post-moderno, Edisco, Torino 1998; Volontari a Palermo.
Indicazioni per chi fa o vuol fare l'operatore sociale, Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1998, seconda ed.; voce
"Pedagogia" nel cd- rom di AA. VV., La Mafia. 150 anni di storia e storie,
Cliomedia Officina, Torino 1998, ed. inglese 1999; Ripartire dalle radici.
Naufragio della politica e indicazioni dall'etica, Cittadella, Assisi, 2000;
Le ideologie del Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001; Volontariato
in crisi? Diagnosi e terapia, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2003; Gente
bella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004; Strappare una generazione alla
mafia, DG Editore, Trapani 2005; E, per passione, la filosofia, DG Editore,
Trapani 2006. Vari suoi contributi sono apparsi sulle migliori riviste
antimafia di Palermo. Indirizzi utili: segnaliamo il sito:
http://www.neomedia.it/personal/augustocavadi (con bibliografia completa)]

Filosofare come esperienza di gruppo
Chi ritiene che la filosofia non sia solo - e neppure principalmente - una
questione di dispute accademiche e di conventicole d'iniziati, apprezzera'
senz'altro una raccolta di articoli e brevi saggi di Ran Lahav che e' stata
tradotta in italiano col titolo Comprendere la vita. La consulenza
filosofica come ricerca della saggezza (Apogeo, Milano 2004). Lahav si e'
formato negli Stati Uniti d'America, insegna presso l'universita' israeliana
di Haifa e gestisce, sin dal 1992, uno studio privato di consulente
filosofico. Ho avuto modo di conoscerlo a Roma alla fine del febbraio del
2005 nell'ambito del primo convegno nazionale dell'associazione Phronesis
sul tema "Lo specifico filosofico della consulenza filosofica". Come quasi
sempre accade con i filosofi, l'incontro da persona a persona dice molto
piu' di qualsiasi testo scritto. E' stato infatti interessante cio' che ha
sostenuto quando ha provato a rispondere alla domanda "Where is philosophy
in philosophical practice?". Ma ancor piu' interessante mi e' sembrato il
modo con cui, nel corso della relazione e soprattutto della discussione
amichevole, si e' rapportato ai presenti: con semplicita' di vocabolario,
con tono pacato, sempre su un registro interlocutorio, senza la minima
traccia di arroganza intellettuale. Rispondendo ad una domanda specifica,
Lahav ha avuto modo di dichiarare che, dopo oltre dieci anni di esperienza
professionale in cui aveva adottato un assetto molto simile alle sedute
psicoterapeutiche, era arrivato alla conclusione di dover superare quella
modalita' e di voler mettere in pratica un sogno: trascorrere, almeno una
volta l'anno, con i suoi "consultanti", una settimana fra i monti in
situazione di convivenza. A suo parere, infatti, la tradizione filosofica -
da Socrate in poi - parla chiaro: la filosofia e' una scintilla che scocca
piu' facilmente in un ambito di vita comunitaria piuttosto che in un dialogo
a due.
Molto simpaticamente, Andrea Poma - presidente a quella data
dell'associazione organizzatrice - ha fatto notare, col suo solito sorriso
divertito, la presenza in sala di un collega italiano che, da piu' di venti
anni, sperimentava quella formula di riflessione filosofica. Dal 1983,
infatti, prima in quanto responsabile per la formazione giovanile di
un'associazione di docenti di filosofia, poi - dopo una pausa di alcuni
anni - con la collaborazione decisiva di altri amici a titolo privato, ho
avuto modo di proporre, in periodi estivi, le "vacanze filosofiche per non
filosofi". Ne ho gia' raccontato le linee essenziali in un libro dedicato,
appunto, alla consulenza filosofica (Quando ha problemi chi e' sano di
mente, Rubbettino 2003), ma mi piacerebbe integrare quelle pagine con
qualche informazione supplementare.
*
Cosa si fa
Cominciamo dai dati elementari. Come si struttura una delle nostre
"settimane filosofiche" ? L'idea-guida e' di coniugare la serieta' di
un'esperienza intellettuale con l'esigenza dello svago, del rilassamento,
del divertimento. Dunque posti belli (La Verna, Norcia, il Passo della
Mendola, Erice, Subiaco, Piano Battaglia nelle Madonie, Crespano del
Grappa...) e orari comodi (un incontro dalle 9 alle 10,30 la mattina, poi
tempo libero sino al secondo incontro dalle 18 alle 19,30). Le lunghe ore a
disposizione ognuno le spende come preferisce: passeggiare, fare turismo nei
dintorni, leggere in silenzio, conversare con altri partecipanti o - piu'
semplicemente - stare al sole ad abbronzarsi.
E' consuetudine, dopo la cena del primo giorno, riunirsi per rompere il
ghiaccio: presentazione da parte degli organizzatori del tema dell'anno e
del metodo, ma anche - e soprattutto - delle persone. E' il momento di uno
scambio informale introduttivo: ciascuno e' invitato a lasciarsi provocare
dalla parola-chiave di quell'edizione ("felicita'", "verita'", "dolore",
"liberta'"...) e ad esprimere quale concetto o immagine o simbolo essa gli
evoca. E, nell'esternare questa impressione, a comunicare al gruppo - se
vuole - chi sia e con quali aspettative si sia iscritto al seminario.
Poi, dal giorno successivo, ogni incontro e' introdotto da un addetto ai
lavori (un docente di filosofia che abbia facile comunicativa e che sappia
parlare, senza narcisismi, non ai pochi colleghi presenti ma alla
maggioranza degli ascoltatori): a lui il compito, con le tecniche espositive
piu' congeniali, di offrire l'input alla discussione comune. Appartiene
infatti al dna delle vacanze filosofiche giocare una scommessa di fondo: si
puo' riuscire a pensare con rigore, senza pero' scadere in tecnicismi? Si
puo' abbinare, in altri termini, la serieta' del conversare filosofico
(dunque di chi puo' avanzare qualsiasi tesi, ma sostenendola con argomenti
razionali) con un linguaggio accessibile all'uomo - e alla donna - della
piazza?
Questo stile comunicativo e' strettamente richiesto dall'intento
dell'iniziativa: che - a differenza di seminari scolastici o di congressi
universitari - non e' l'acquisizione di nuove conoscenze, bensi'
l'attivazione di processi interiori ed esistenziali. Ci sono molte occasioni
per approfondire lo studio della storia della filosofia: qui si tratta di
verificare se questa o quell'altra idea filosofica (indipendentemente da chi
l'abbia formulata e quando e dove e come) possa aiutare il non-filosofo di
professione ad orientarsi davanti all'enigma dell'amore o della morte o
della giustizia.
*
Con chi lo si fa
Ovviamente non si tratta di riprodurre l'assetto di una psicoterapia di
gruppo. Anzi, a ben vedere, non si tratta neppure di creare un "gruppo" che
in qualche modo si delimiti rispetto all'esterno e si interpreti
autoreferenzialmente come una sorta di club elitario. Il fatto che ogni anno
ci sia un avvicendamento di iscritti (alcuni tornano dopo anni, altri sono
del tutto nuovi) favorisce questa fluidita' relazionale: a nessuno interessa
fondare la setta iniziatica dei pensatori estivi...
Un'ulteriore garanzia che l'appuntamento annuale non dia luogo a
sclerotizzazioni istituzionali e' data dalla varieta' dei partecipanti.
Sinora, infatti, si sono iscritti - un po' da tutta Italia, qualche volta
anche dall'estero - persone (raggiunte quasi sempre col tam-tam fra amici e
conoscenti) dalle piu' diverse provenienze geografiche, eta' anagrafiche,
storie di vita, orientamenti religiosi, opinioni politiche. E gli stessi
"facilitatori" sono scelti dal piccolo comitato promotore in maniera da
assicurare, per quanto possibile, una rosa di posizioni filosofiche
significativa. Cio' che davvero non puo' mancare - ne' ai partecipanti ne'
tanto meno agli esperti di mestiere - e' soltanto la voglia di comunicare in
spirito dialogico: dunque non solo per parlare, ma anche per ascoltare; non
solo per convincere, ma anche per mettere in discussione le proprie
convinzioni; non solo con la franchezza di chi si esprime liberamente
perche' sa di non essere sotto esame, ma anche con la delicatezza di chi si
astiene dal giudizio sugli altri. Sulle persone degli altri, non certo sulle
idee: chi accetta di fare questa esperienza, deve pretendere e offrire
rispetto per il travaglio della ricerca, ma senza dimenticare che se non
accettasse di sottoporre a critica le proprie tesi cancellerebbe uno dei
tratti piu' specifici della filosofia. D'altronde, se tutti ci dessero
sempre e soltanto ragione, potremmo maturare il sospetto di essere
onniscienti. Oppure un po' matti.
*
La prossima edizione delle "vacanze filosofiche per non filosofi" e'
programmata a Macugnaga (Verbania), sulle Alpi piemontesi, dal 21 al 28
agosto 2006. I seminari, sul tema "Alla ricerca dell'uomo", saranno
introdotti da Elio Rindone, Maurizio Pancaldi, Alberto Biuso, Augusto Cavadi
e moderati da Mario Trombino. Per informazioni e iscrizioni telefonare
(dalle 17 alle 22) allo 065835765 o scrivere all'indirizzo di posta
elettronica: acavadi at alice.it

6. MAESTRE. ROSA LUXEMBURG: FENOMENOLOGIA DELL'OPPORTUNISMO
[Da Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Einaudi, Torino 1975, 1976, p. 154. Rosa
Luxemburg, 1871-1919, e' una delle piu' limpide figure del movimento dei
lavoratori e dell'impegno contro la guerra e contro l'autoritarismo.
Assassinata, il suo cadavere fu gettato in un canale e ripescato solo mesi
dopo; ci sono due epitaffi per lei scritti da Bertolt Brecht, che suonano
cosi': Epitaffio (1919): "Ora e' sparita anche la Rosa rossa, / non si sa
dov'e' sepolta. / Siccome ai poveri ha detto la verita' / i ricchi l'hanno
spedita nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948): "Qui giace
sepolta / Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in difesa dei
lavoratori tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi. Oppressi, /
Seppellite la vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg: segnaliamo almeno
due fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti scelti, Einaudi,
Torino 1975, 1976; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976 (con
una ampia, fondamentale introduzione di Lelio Basso). Opere su Rosa
Luxemburg: Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori,
Milano 1977; Paul Froelich, Rosa Luxemburg, Rizzoli, Milano 1987; P. J.
Nettl, Rosa Luxemburg, Il Saggiatore 1970; Daniel Guerin, Rosa Luxemburg e
la spontaneita' rivoluzionaria, Mursia, Milano 1974; AA. VV., Rosa Luxemburg
e lo sviluppo del pensiero marxista, Mazzotta, Milano 1977]

Basto' che l'opportunismo aprisse bocca perche' dimostrasse di non aver
nulla da dire.

7. LIBRI. MASSIMO ORTALLI PRESENTA L'EPISTOLARIO DI LUIGI FABBRI
[Da "A. rivista anarchica", anno 36, n. 316, aprile 2006 (disponibile anche
nel sito: www.arivista.org).
Massimo Ortalli (per contatti: massimo.ortalli at acantho.it), storico,
saggista, studioso e militante del movimento libertario, e' impegnato
nell'Archivio storico della Federazione anarchica italiana di Imola.
Luigi Fabbri, nato a Fabriano nel 1877, e' stato uno dei piu' prestigiosi
militanti e teorici dell'anarchismo; autore di un'intensa attivita'
pubblicistica e promotore instancabile di iniziative in difesa della
dignita' umana, nitido oppositore del fascismo, fu costretto all'esilio,
dapprima a Parigi, poi in Uruguay, dove mori' nel 1935. Per un avvio alla
conoscenza cfr. innanzitutto il libro a lui dedicato dalla figlia,
l'indimenticabile, geniale, generosissima Luce Fabbri: Luigi Fabbri. Storia
d'un uomo libero, Bfs, Pisa 1996]

Indubbiamente Luigi Fabbri ha dato molto all'anarchismo. In quasi
quarant'anni di attivita' nel movimento anarchico, l'elenco dei suoi
articoli e interventi, come si sa, e' lunghissimo, e non ci fu, ai suoi
tempi, periodico anarchico nazionale o internazionale, di tendenza sociale e
organizzatrice, che non lo abbia visto fra i collaboratori. E da questa
produzione intellettuale che Fabbri, con intelligenza e lucidita', mise a
disposizione di un movimento spesso attraversato da confuse fughe in avanti
o da drammatiche incertezze, viene fuori una figura di pensatore e di
militante che ha pochi riscontri nell'intero movimento anarchico
internazionale. Ma questo Fabbri, in fondo, gia' lo conoscevamo, e ancor
piu' ne abbiamo potuto apprezzare l'apporto all'anarchismo e al pensiero
libertario nel recente convegno internazionale a lui dedicato, tenutosi a
Fabriano nel dicembre scorso.
Ora, a integrare questa conoscenza patrimonio degli storici che ne hanno
studiato l'opera e dei militanti che cercano di continuare, sulle stesse
posizioni, la sua lotta per la liberta', si viene ad aggiungere il
preziosissimo Epistolario ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935),
(pp. 528, 20 euro) magistralmente curato da Roberto Giulianelli e pubblicato
dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa con il contributo del Comune di
Fabriano. Si potrebbe azzardare che questo ponderoso volume di oltre 500
pagine, presentato ancora fresco di stampa da Maurizio Antonioli e dal
curatore in apertura del convegno fabrianese, lasci intuire, gia' al tatto,
la sua importanza. E non solo perche' aggiunge un altro tassello agli studi
sull'anarchismo dei primi decenni del Novecento, ma perche' permette anche
di accostarsi alle dinamiche culturali che resero vivaci e interessanti
quegli anni.
Trecentocinquantasette, indirizzate ad oltre settanta corrispondenti, sono
le lettere raccolte fra i vari archivi e puntualmente annotate da
Giulianelli. E fra i destinatari, accanto ai grandi nomi dell'anarchismo che
non potevano mancare - da Malatesta a Guillaume, da Bertoni a Berneri, da
Borghi ad Abad de Santillan, da Berkman a Nettlau e Tresca - compaiono anche
alcune delle intelligenze piu' acute degli ambienti laici e progressisti,
spesso compagni di strada del pensiero libertario. Ecco quindi le lettere ai
fratelli Rosselli, ad Arcangelo Ghisleri, a Oliviero Zuccarini, ad Angelo
Tasca, a Jacques Mesnil, a Roberto Michels e a tanti altri, a dimostrazione
di quanto Luigi Fabbri fosse sempre attento a cogliere, e a interloquire con
i fermenti intellettuali del suo tempo.
Come si diceva, e' un altro ritratto di Fabbri, quello che emerge da questa
raccolta. Davvero impagabile, perche' ci permette di conoscere non solo
l'uomo pubblico o il raffinato intellettuale che sappiamo, ma anche, come e'
frequente quando ci si imbatte in questo genere letterario, i suoi tratti
piu' intimi e privati: il padre e il marito affettuoso, l'amico ancor piu'
che il compagno degli anarchici a lui vicini, il collezionista di opuscoli e
vecchi giornali, il curatore degli scritti di Malatesta, l'editore attento e
pignolo, il consulente a cui lo studioso si rivolge per notizie e
precisazioni. E' poi interessante notare, anche se non deve sorprendere, che
in queste pagine mai la penna di Fabbri cede all'invettiva o al disprezzo. E
che nemmeno quando scrive a compagni distanti, se non addirittura avversari,
quanto a concezione organizzativa e sociale della lotta, si lascia andare a
considerazioni sgradevoli od offensive, mantenendo sempre, al contrario, una
impostazione dialettica sostenuta dall'affetto istintivo per il compagno di
fede. E questo, in anni nei quali non era purtroppo raro che le polemiche
trascendessero con facilita', spiega perche' sia sempre stato circondato
dalla stima di tutti gli anarchici.
Naturalmente, conoscendo l'affetto filiale che Fabbri porto' a Malatesta, e'
all'anarchico campano che sono indirizzate molte delle lettere qui raccolte.
Piu' che a chiunque altro. E in quelle che lui ed Errico si scambieranno
negli ultimi anni traspare indelebile la profonda tristezza causata non solo
dalla lontananza imposta loro dal fascismo, ma anche dalla sconsolata
analisi su una situazione sociale che sembra non lasciare speranze. E
pensare che solo un anno - Fabbri muore nel 1935 - impedira' a questa
esistenza, completamente dedicata all'edificazione del progetto anarchico,
di vederne la piena realizzazione nella entusiasmante Spagna rivoluzionaria
del 1936.

8. RISTAMPE. GIOVANNI VERGA: TUTTE LE NOVELLE
Giovanni Verga, Tutte le novelle, Mondadori, Milano 1979, 2006, pp. XLII +
1084, euro 12,90 (in suppl. a vari periodici Mondadori). Il "meridiano"
della narrativa breve verghiana. Ci capita talvolta di pensare che se tanti
giornalisti e militanti avessero avuto la bonta' di leggere e ruminare
almeno alcuni dei racconti di Verga (e non diciamo solo "Liberta'", ma certo
"Liberta'" prima di ogni altro), quante sciocchezze di meno verrebbero oggi
scritte, dette, fatte.

9. RIEDIZIONI. BENEDETTO CROCE: FILOSOFIA POESIA STORIA
Benedetto Croce, Filosofia poesia storia, Biblioteca Treccani - Il Sole 24
ore, Milano 2006, 2 voll. di complessive pp. CXVI + 1296, euro 12,90 a
volume (in suppl. a "Il sole 24 ore"). Dalla classica Letteratura Italiana
Ricciardi l'antologia crociana curata da Croce medesimo e gia' apparsa per
Ricciardi nel 1951, poi per Adelphi nel 1996 (con introduzione e apparati di
Giuseppe Galasso). Una lettura, vorremmo dire, indispensabile: leggere
Croce - anche, naturalmente, nel dissenso quando, ma raramente, occorre - e'
sempre una gioia e una festa della lingua, dello spirito e del gusto, e
un'immersione nel flusso della grande cultura europea alla prova delle
tragedie della storia.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1342 del 30 giugno 2006

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