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La domenica della nonviolenza. 82



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 82 del 16 luglio 2006

In questo numero:
1. Se giovassero le cose ripetute (parte prima)
2. Votare no alla guerra
3. Due cose chiare
4. Un sofisma da rigettare
5. "L'Italia ripudia la guerra"
6. Quindici uomini sulla cassa del morto
7. A rose is a rose is a rose
8. L'astuzia piu' grande del diavolo
9. Cento cavalli bigi
10. Capriole
11. L'argomento dell'arreso
12. Di respirare la stessa aria
13. Alex, Lidia, Gigi e le lacrime delle cose
14. Per carita'
15. La risposta soffia nel vento

1. EDITORIALE. SE GIOVASSERO LE COSE RIPETUTE (PARTE PRIMA)

Riproponiamo in ordine cronologico alcuni interventi apparsi nelle ultime
settimane sul nostro foglio, di cui la redazione - il Centro di ricerca per
la pace di Viterbo - si assume la responsabilita' (ed e' per questo che ci
pare non occorra riprodurre anche le firme con cui sono apparsi, del resto
ogni lettore e lettrice puo' agevolmente rintracciarle).
La tesi che tutti li collega e' che nell'ormai assai prossimo voto
parlamentare sul rifinanziamento della partecipazione militare italiana alla
guerra afgana tre debbano essere i punti fermi:
a) il rispetto scrupoloso della Costituzione della Repubblica Italiana che
ripudia la guerra;
b) la conseguente cessazione della partecipazione italiana alla guerra e
l'avvio di un'iniziativa per la pace;
c) la scelta di un intervento in forme rigorosamente nonviolente in aiuto
alle vittime della guerra, per il disarmo di tutte le parti in conflitto, a
concreto sostegno del diritto della popolazione afgana a vedersi
riconosciuti tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

2. VOTARE NO ALLA GUERRA

Poiche' sono di quelli che hanno votato per il centrosinistra alle elezioni
politiche non perche' ne condividessi il programma o mi facessi illusioni
sul suo personale politico, ma solo perche' era indispensabile far cessare
il governo della coalizione berlusconiana e la sua azione eversiva, sono
ugualmente persuaso sia della necessita' che l'attuale governo non cada, sia
del fatto che a parte non piccola della sua azione sara' necessario opporsi.
E cosi', per quel che vale la mia opinione, ritengo che in riferimento
all'imminente passaggio parlamentare del rifinanziamento o meno delle
missioni militari italiane all'estero, con specifico riguardo alla presenza
delle forze armate italiane in teatri di guerra guerreggiata come l'Iraq e
l'Afghanistan, ovvero: alla partecipazione militare italiana a guerre
effettualmente in corso, pecchino di sesquipedale ipocrisia e di criminale
complicita' con le uccisioni coloro che pensano di potersi dire per la pace
mentre approvano la guerra, la sua esecuzione, il suo finanziamento, i suoi
strumenti e i suoi apparati.
Credo che se vi sono - e vi sono, so bene - parlamentari che siano
sinceramente rispettosi dell'art. 11 della Costituzione, ebbene, al
rifinanziamento della partecipazione italiana alle guerre debbono votare no.
Credo anche che a questo voto di pace e per la legalita' costituzionale non
possa essere attribuito il significato di voler provocare una crisi della
coalizione di centrosinistra e quindi di una volonta' di far cadere
l'esecutivo. Tutte e tutti quelli che nel corso della propria vita hanno
preso parte alla lotta politica ed hanno condotto esperienze istituzionali
sanno che solo in una logica totalitaria tutti i membri di un'assise sono
vincolati a portare il cervello all'ammasso e a votare "come un sol uomo"
(locuzione che sempre mi e' parsa straordinariamente disvelatrice della
strettissima parentela tra militarismo, autoritarismo, maschilismo,
irresponsabilita' e disumanizzazione), e che invece e' cosa buona e giusta
che ogni voto sia espresso con piena contezza del suo significato e dei suoi
effetti: ad esempio nel caso specifico del rifinanziamento della
partecipazione militare italiana alla guerra afghana, votare si' significa
contribuire alla prosecuzione della guerra, significa continuare nella
violazione della legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico,
significa essere complici di un crimine. Votare no e' quindi doveroso e
necessario.
Se poi l'esito fosse la bocciatura del rifinanziamento e la conseguente fine
della partecipazione italiana alla guerra afghana, credo che non solo noi
persone amiche della nonviolenza dovremmo rallegrarci, ma tutte le persone
di retto sentire, e che il governo dovrebbe accogliere quell'esito e sulla
base di esso ridefinire la propria politica internazionale finalmente
rientrando nell'alveo della legalita' costituzionale e scegliendo la pace e
la cooperazione internazionale con mezzi di pace. Il bene fa bene a tutti.

3. DUE COSE CHIARE

La prima: e' a tutti evidente che non possiamo permetterci la caduta del
governo (un governo che pure non rappresenta affatto molti di noi, ad
esempio chi scrive queste righe): e' un crimine che alcuni gia' commisero
nel '98, e si e' visto cosa ne e' seguito nel '99 e nel 2001.
Cerchiamo di non dimenticarci che la vittoria contro i golpisti ottenuta
assai a fatica nelle elezioni politiche di aprile e nel referendum
costituzionale di pochi giorni fa e' tutt'altro che irreversibile. Niente
sciocchezze, per favore.
*
La seconda: in Afghanistan e' in corso una guerra. La Costituzione italiana
proibisce al nostro paese di prendervi parte. Tutto qui.
Non c'e' nulla da aggiungere, c'e' solo da prenderne atto e trarne le dovute
conseguenze: innanzitutto riportare subito a casa i soldati italiani inviati
li' dal governo dei golpisti in flagrante violazione della legge
fondamentale del nostro ordinamento giuridico.
Questo non significa affatto rinunciare a una politica internazionale da
parte dello stato italiano; al contrario, e' la premessa per una vera e
degna e saggia e utile politica internazionale: una politica internazionale
fondata su interventi civili, di coperazione allo sviluppo, di assistenza
umanitaria, di solidarieta' tra gli ordinamenti giuridici, i popoli e le
persone, di azione nonviolenta contro tutte le violenze. Vi e' una sola
umanita'.

4. UN SOFISMA DA RIGETTARE

E' un sofisma quello che pone in contraddizione l'opposizione alla guerra e
la salvaguardia della coalizione parlamentare non golpista e del governo che
di essa deve essere espressione.
La verita' e' l'esatto contrario: una coalizione parlamentare e un governo
non golpisti hanno senso e trovano fondamento solo nel rispetto del dettato
costituzionale: dettato costituzionale che proibisce la partecipazione
italiana alla guerra.
E poiche' in Afghanistan e' in corso una guerra, una coalizione parlamentare
e un governo italiano non golpisti hanno l'obbligo giuridico e politico
(oltre che morale e intellettuale) di disporre l'immediata cessazione della
partecipazione dei militari italiani ad essa.
E tutto il resto sono chiacchiere.
*
Se una parte della coalizione oggi al governo intende imporre la
prosecuzione della violazione della legalita' costituzionale, la
prosecuzione della partecipazione italiana alla guerra terrorista e
stragista, la prosecuzione della politica berlusconiana golpista, e' essa e
solo essa che si assuma una grave responsabilita', politica e penale: la
responsabilita' di voler perpetrare un crimine, e per far questo di rompere
la coalizione e mettere a rischio il governo.
Se alcuni ministri vogliono imporre una decisione che configura una
flagrante violazione della legalita' costituzionale ed un'altrettanto
flagrante corresponsabilita' con la commissione di omicidi di cui la guerra
consiste, sono loro che con cio' provocano altresi' la rottura dei
fondamenti stessi della coalizione antigolpista, sono loro che provocano la
messa in crisi del governo.
*
I parlamentari che rispettano la Costituzione della Repubblica Italiana
hanno per cio' stesso il dovere di votare no alla guerra, no alla
partecipazione italiana alla guerra, no all'illegalita', no agli omicidi.
E un governo che voglia rispettare la Costituzione della Repubblica Italiana
dovrebbe deliberare conseguentemente.
Un governo che viola la Costituzione, e che si macchia di omicidi, non e'
piu' che un'accolita di criminali.
*
Questa la situazione, e questa la prova.
Non c'e' alcunche' da mediare: c'e' solo da rispettare la Costituzione e
deliberare di conseguenza.
E quei parlamentari non golpisti che frastornati dalle menzogne della
propaganda ovvero dell'ideologia come falsa coscienza ancora nutrissero
dubbi, devono solo decidere se il loro dovere - in quanto esseri umani, in
quanto pubblici ufficiali, in quanto rappresentanti del popolo italiano - e'
salvare le vite umane o contribuire a sopprimerle. Non dovrebbe essere
difficile prendere una decisione.
Vivamente auspichiamo che il parlamento deliberi di opporsi alla guerra e
cosi' salvare delle vite umane; vivamente auspichiamo che il governo si
adegui a questa scelta.

5. "L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA"

Questo afferma il dettato costituzionale: "L'Italia ripudia la guerra".
In Afghanistan e' in corso una guerra.
La presenza cola' dei militari italiani e' partecipazione alla guerra.
Quella partecipazione alla guerra e' proibita dalla legge fondamentale del
nostro paese.
*
La guerra sempre consiste della commissione di omicidi.
La partecipazione militare italiana alla guerra afgana e' la partecipazione
alla commisisone di omicidi.
Per ogni codice giuridico degno di questo nome l'omicidio e' un crimine.
La guerra e' il crimine dei crimini.
*
Un parlamento che vota a favore della partecipazione italiana alla guerra, a
favore della violazione della Costituzione in uno dei suoi principi
fondamentali, a favore della commissione di omicidi, non e' piu' un
parlamento, ma un bivacco di manipoli.
*
Un governo che pretende obbedienza e sostegno quando delibera la
prosecuzione della partecipazione italiana alla guerra, la prosecuzione
della violazione della Costituzione in uno dei suoi principi fondamentali,
la prosecuzione della commissione di omicidi, prosegue l'eversione dall'alto
e la barbarie del governo golpista che lo ha preceduto e che il voto
popolare aveva scacciato dal potere esecutivo.

6. QUINDICI UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO

In questi giorni sulla stampa sono apparsi vari interventi a sostegno della
annunciata sciagurata decisione (che speriamo possa essere revocata dopo una
piu' approfondita riflessione) di molti parlamentari democratici di votare i
crediti di guerra (ed uso questa formula che rinvia alla frattura nella
socialdemocrazia tedesca in occasione dello scatenamento della prima guerra
mondiale perche' so che tra i nostri venticinque lettori non manchera' chi
cogliera' l'implicito richiamo alla riflessione, alla vicenda e alla figura
di Rosa Luxemburg).
Alcuni di questi interventi sono cosi' cialtroni che non vale la pena di
perderci tempo (ad esempio quelli dei dirigenti politici che quando sono
all'opposizione sono contro la guerra e quando sono al governo diventano a
favore: di cosa dobbiamo discutere con certa gente?). Altri interventi
meritano invece una discussione, un approfondimento, sia per la qualita'
delle persone, sia per la qualita' degli argomenti, sia perche' aperti a
ulteriori svolgimenti. Solo a questi faremo riferimento.
*
Il ragionamento piu' diffuso mi sembra che assuma come questione principale
il pericolo di uno spostamento a destra del governo italiano e della sua
base parlamentare, la necessita' di tener insieme la coalizione che ha
sconfitto il blocco eversivo berlusconiano nelle elezioni di aprile,
l'esigenza di difendere la democrazia nel nostro paese. Sono preoccupazioni
ragionevoli e condivisibili.
Quando nei giorni scorsi un ministro irresponsabile e ricattatore ha
esplicitamente dichiarato che o la coalizione parlamentare del cosiddetto
centrosinistra avallava la prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra in Afghanistan o si sarebbe andati subito a nuove
elezioni (con la quasi certa conseguenza del ritorno al potere della
coalizione neofascista, razzista, filomafiosa e golpista), ho provato non
solo una grande indignazione per tanta tracotanza, ma anche una profonda
sollecitudine per le non poche persone buone (e alcune mi sono molto care)
che in parlamento siedono a rappresentare e difendere la democrazia e il
diritto, la verita' e la giustizia, la pace e la dignita' umana, e che ogni
giorno devono far fronte non solo all'aggressione della destra eversiva, ma
anche alla protervia e alla stoltezza di governanti e prominenti il cui
squallore e' invero indicibile.
*
Tuttavia a mio modo di vedere la questione centrale di questa drammatica
vicenda e' un'altra, anzi sono altre due (ma credo siano in realta' una
stessa cosa, vista da due diverse angolature).
La prima: partecipare alla guerra afgana significa provocare cola' la morte
di esseri umani. E nulla, nulla, nulla puo' giustificare che per problemi
politici e istituzionali interni del nostro paese si accetti di contribuire
a far morire la' degli esseri umani.
Occorre quindi votare no alla prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra perche' la scelta reale e' tra uccidere o salvare delle
vite umane.
La seconda: uno dei principi fondamentali della Costituzione della
Repubblica Italiana e' il ripudio della guerra. E poiche' non vi e' dubbio
che in Afghanistan sia in corso una guerra, la salvaguardia del nostro
ordinamento giuridico, il rispetto della legalita' costituzionale, impone la
cessazione della partecipazione italiana ad essa.
Occorre quindi votare no alla prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra afgana perche' questo ordina la Costituzione. E se si
violasse la Costituzione l'eversione dall'alto avrebbe gia' vinto. Il
crimine avrebbe gia' vinto.
L'ho detto in termini forse un po' rozzi, ma e' precisamente di questo che
in realta' si tratta: votare si' ai crediti di guerra significa votare si'
all'uccisione di esseri umani; votare si' ai crediti di guerra significa
votare si' alla violazione della Costituzione della Repubblica Italiana, al
fondamento stesso del nostro ordinamento giuridico.
Certo, l'intero consiglio dei ministri in carica deliberando unanime il
decreto di prosecuzione della partecipazione italiana alla guerra afgana ha
gia' violato la Costituzione cui pure ha giurato fedelta'. Ma il fatto che
ministri sciagurati e fedifraghi abbiano commesso un simile delitto deve
essere per il parlamento una ragione in piu' per difendere la Costituzione
che il governo attuale, come quello precedente, tiene in non cale.
*
Due cose ancora vorrei osservare.
La prima: molti in questi giorni hanno agitato del tutto a sproposito
l'argomento della cosiddetta "riduzione del danno": ovvero la tesi alquanto
bizzarra secondo cui il loro voto sara' a favore della guerra perche' un
voto contrario avrebbe esiti peggiori. Peggiori per chi? Riduzione del danno
per chi? Per il ceto politico e la coalizione parlamentare italiana? Ma
stiamo scherzando?
Qui stiamo parlando di far morire delle persone in Afghanistan, o di salvar
loro la vita: l'unica vera "riduzione del danno" e' nella cessazione della
partecipazione alla guerra e nell'impegno affinche' la guerra cessi,
nell'impegno a recare soccorsi umanitari e solidarieta' materiale in forme
rigorosamente nonviolente.
La seconda: molti in questi giorni hanno abusivamente parlato del "metodo
del consenso", ovvero della bonta' del prendere decisioni condivise nel modo
piu' ampio e adeguato utilizzando questa modalita' deliberativa tipicamente
nonviolenta; sostenendo all'incirca che quando la coalizione vincitrice
delle elezioni agisce di concerto le decisioni che prende sono ipso facto,
se non ottime, almeno buone. Ohibo', magari fosse sempre cosi'.
Tale argomento cade anch'esso quando si pretende di usarlo per legittimare
la guerra e le uccisioni. Quand'anche un'assemblea, e sia pure la piu'
autorevole delle assemblee, deliberasse unanime di far morire qualcuno,
quell'omicidio resta un crimine. E quella decisione, quale che sia stata la
metodologia attraverso cui e' stata assunta, e' una decisione iniqua, un
delitto. Certo che conta il metodo, ma conta anche il contenuto delle
decisioni, e quando il contenuto e' uccidere vite umane, nessun metodo puo'
rendere accettabile l'orrore assoluto dell'assassinare.
*
A mio modesto parere e' tutto qui. E il resto sono o chiacchiere capziose e
narcotiche, o analisi anche corrette e condivisibili, ma marginali e quindi
fuorvianti rispetto al vero decisivo oggetto della decisione: la
prosecuzione della partecipazione alla guerra, ovvero all'uccisione di
esseri umani.
Naturalmente rispetto il travaglio delle e dei parlamentari che in questi
giorni dovranno decidere come votare, e spero che la loro riflessione infine
le e li convinca della necessita' di opporsi alla guerra e alle uccisioni,
di opporsi alla violazione della Costituzione.
Solo una postilla aggiungo ancora: l'Italia per fortuna e' ancora una
democrazia parlamentare: e' il parlamento che delibera le leggi, e il
governo alla volonta' del parlamento ubbidisce; se il consiglio dei ministri
pensa di avere potere dittatoriali sul parlamento, ebbene, quei ministri
hanno sbagliato coalizione. Non solo: l'Italia, per fortuna, e' ancora uno
stato di diritto, e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e
nessuno e' al di sopra della legge, e nessuno puo' impunemente violare le
leggi: e la legge fondamentale del nostro paese ripudia la guerra.

7. A ROSE IS A ROSE IS A ROSE

In questa drammatica vicenda del prossimo voto parlamentare sul
rifinanziamento o meno della partecipazione militare italiana alla guerra in
corso in Afghanistan credo che non si puo' eludere il nodo della questione,
che a mio avviso e' il seguente: la Costituzione della Repubblica Italiana
ripudia la guerra, in Afghanistan e' in corso una guerra, l'Italia non puo'
prendervi parte. Punto. Il fatto che il precedente governo abbia violato la
Costituzione non autorizza a reiterare quel crimine.
Ovvero, detto altrimenti: o si fa la politica della guerra o si fa la
politica della pace: meta' e meta' non si puo', come diceva quell'antico
perseguitato non si possono servire due padroni.
E poiche' la guerra consiste della commissione di omicidi, essa e' sempre un
crimine, anzi il crimine dei crimini, e quindi va ripudiata sempre. Come
appunto recita la nostra saggia Costituzione.

8. L'ASTUZIA PIU' GRANDE DEL DIAVOLO

Si sa, e' di far credere che non esiste.
Cosi' certi assassini pretendendo di far credere che deliberano la guerra
perche' vogliono la pace.
Machiavellismo degli stenterelli, e vite umane stroncate per sempre.
Congratulazioni.
*
In Afghanistan e' in corso una guerra. La Costituzione della Repubblica
Italiana proibisce al nostro paese di prendervi parte. Benedetta
Costituzione.
L'attuale maggioranza parlamentare, frutto delle elezioni in cui e' stata
sconfitta la coalizione golpista, non si omologhi ai golpisti, difenda la
legalita' costituzionale, ripudi la guerra.
Questo direbbe il grillo parlante.
*
Coloro che nel parlamento italiano ancora una volta si apprestano a violare
la Costituzione, che ancora una volta voteranno i crediti di guerra, che
ancora una volta macchieranno di sangue le mani loro e le nostre che abbiamo
la colpa di averli votati, ebbene, ci risparmino le ipocrisie e i sofismi,
ci risparmino gli argomenti meschini di chi non sa o non vuole guardare piu'
in la' del proprio ombelico, di chi non sa riconoscere che una e'
l'umanita'.
Noi non ascoltiamo neppure piu' le loro parole, poiche' parla per essi il
loro voto. E di fronte alla scelta di recar soccorso o uccidere, tra salvare
le vite o sopprimerle, tra la pace e la guerra, e - last but not least - tra
la Costituzione e l'anomia, tra la civile convivenza e l'esplosiva barbarie,
sia il tuo dire si' si', no no, tutto il resto si sa di dove viene.

9. CENTO CAVALLI BIGI

"E os que leem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Nao as duas que ele teve,
Mas so' a que eles nao tem"
(Fernando Pessoa, Autopsicografia)

Tutto l'argomentare di coloro che in parlamento voteranno a favore del
finanziamento per la prosecuzione della partecipazione militare italiana
alla guerra in corso in Afghanistan, in violazione della Costituzione, in
complicita' con un massacro che li' perdura senza soste da decenni, si
riduce alla primazia delle miserabili beghe che scambiano i giochi di potere
nella coalizione del cosiddetto centrosinistra per il cuore del mondo e
l'albero della vita, cui tutto puo' essere sacrificato. E invece la vita di
un solo bambino afghano vale infinitamente di piu' di tutti gli intrighi di
palazzo e di tutte le carriere di corte di tutti i centrosinistra
dell'universo mondo.
Sorprende fino allo strazio che persone assai buone non se ne avvedano.
*
Amleto in camicia nera
Ci sono cose su cui si puo' mediare. E ci sono cose su cui occorre restar
fermi come torre.
Nel nostro ordinamento giuridico non si puo' mediare sul rispetto della
Costituzione, poiche' in questo ambito, come suonava quel motto sui muri di
Parigi, cedere un poco e' capitolare del tutto.
E non solo nel nostro ordinamento giuridico, ma in tutte le grandi
tradizioni di pensiero come nel foro interiore di ogni essere umano, non si
puo' mediare sull'unico principio che fonda la convivenza: tu non uccidere.
Poiche' se si ammette il diritto all'uccisione, e la guerra ne e' la
magnificazione tendenzialmente onnicida, ogni essere umano perde il primo e
fondamentale dei diritti che allo statuto di essere umano ineriscono: il
diritto a non essere ucciso, il diritto a vivere, senza del quale tutto
finisce, non vi e' piu' civilta', non vi e' piu' umanita', vi e' solo il
potere assassino, la generale paura e schiavitu', il bellum omnium contra
omnes.
Cosi' essere parlamentare in Italia implica il dovere di rispettare la
Costituzione, di opporsi alle uccisioni, di ripudiare la guerra: sono tre
espressioni, ma una cosa sola. Il parlamentare che viola questo triplice
impegno e' tre volte fedifrago: sia verso la legge, verso l'ordinamento
giuridico per la cui vigenza esercita il suo pubblico ufficio di
legislatore; sia verso il popolo italiano di cui e' rappresentante; sia
verso l'umanita': di appartenenti alla quale non e' suo diritto decretare
l'uccisione.
Chi vota si' ai crediti di guerra non cerchi scuse: scuse non ve ne sono.
*
Clarte'
Questo foglio non ha alcuna simpatia per la cosiddetta "sinistra radicale",
pseudonimo inventato in quest'ultimo decennio da chi si vergogna del suo
passato, e se se ne vergogna ne avra' ben donde. Noi non abbiamo mai avuto
bisogno di rovesciare la giacchetta.
Questo foglio non ha alcuna simpatia per i cosiddetti pacifisti "senza se e
senza ma", formula che disvela il totalitarismo di certe posizioni.
Questo foglio non ha alcuna simpatia per la legione dei funzionari,
consulenti, dirigenti e cosi' via delle burocrazie quasi sempre nepotiste e
clientelari della cosiddetta societa' civile (onlus, ong e via siglando)
perennemente all'assalto della diligenza dei soldi pubblici e delle carriere
parastatali: quando si e' sul libro paga si e' poco credibili nei proclami,
e chi sputa nel piatto in cui mangia non da' un bello spettacolo.
Questo foglio non ha alcuna simpatia per chi a seconda delle giornate e'
complice degli squadristi di piazza o dei bombardieri imperiali, chi un
giorno delira che "siamo tutti sovversivi" e il giorno dopo e' governativo
piu' del barone Scarpia.
Questo foglio non ha alcuna simpatia per chi riduce la nonviolenza a
ideologia di ricambio, cioe' al suo esatto contrario.
Questo foglio propugna la nonviolenza come opposizione alla violenza, come
potere di tutti, come libera aggiunta e afferramento alla verita', come
rigorizzazione morale e intellettuale, come lotta, comunicazione e apertura,
come scelta della pluralita', della relazione, del riconoscimento dei
diritti dell'altra e dell'altro, come progetto e impegno di difesa del mondo
che vive e di liberazione comune dell'umanita' intera incluse le generazioni
future. Il contrario della vilta', il contrario dell'indifferenza, il
contrario della rassegnazione, il contrario della complicita', il contrario
dell'apatia, il contrario della subalternita', il contrario dell'omissione.
*
Che fare?
Cosa occorre fare oggi nel parlamento italiano dal punto di vista della
nonviolenza in relazione alla nostra responsabilita' per l'Afghanistan?
Occorre fare due cose semplici (ma di quella semplicita' che, diceva il
poeta di Augusta, e' difficile a farsi).
La prima: cessare di partecipare alla guerra, opporsi alla prosecuzione
della guerra, agire per far cessare uccisioni e violenze.
La seconda: soccorrere le vittime e contribuire a costruire relazioni di
pace e di giustizia, ovvero recare aiuti umanitari con interventi
rigorosamente nonviolenti.
Come e' noto vi sono gia' esperienze significative, anche italiane. Si
tratta di passare dal volontariato nonviolento di pochi alla scelta della
nonviolenza anche come politica internazionale degli stati, dalla
nonviolenza testimoniale dei singoli alla nonviolenza giuriscostituente
delle istituzioni, degli ordinamenti giuridici: cominci l'Italia.
Cominci l'Italia sostituendo l'intervento militare con un primo esperimento
di Corpi civili di pace. Cominci l'Italia con un vasto piano di aiuti sia
per lo sminamento e il disarmo, sia per la ricostruzione delle
infrastrutture civili, sia per la riconversione delle colture agricole (la
questione cruciale della sostituzione delle immense coltivazioni di papavero
da cui si ricava l'oppio che alimenta il mercato mondiale dell'eroina), sia
di assistenza e cura delle persone, sia e soprattutto sostenendo
particolarmente le esperienze democratiche e nonviolente animate dalle donne
in Afghanistan: esperienze il cui valore educativo, sociale, civile,
politico e' immenso.
L'alternativa hic et nunc non e' tra restare o ritirarsi, ma tra la guerra e
la pace: occorre cessare la partecipazione alla guerra, e promuovere
un'azione umanitaria e di pace di lungo respiro, in cui l'Italia puo' fare
la sua parte e insieme sollecitare gli organismi internazionali a un impegno
condiviso.
L'alternativa hic et nunc non e' tra intensificare le stragi o continuare le
stragi col ritmo attuale, ma tra continuare ad essere complici della guerra
o cessare di esserlo e cosi' avviare un'azione di politica internazionale
nonviolenta che miri a salvare le vite anziche' a sopprimerle.
I parlamentari italiani amici della nonviolenza, e ce ne fosse pure una
sola - ma noi crediamo che ve ne siano di piu', forse decine -, non solo
devono opporsi alla guerra, ma devono proporre un'iniziativa alternativa:
contro la guerra, di pace, nonviolenta.

10. CAPRIOLE

Ripristiniamo, per favore, la logica.
Il problema non sono otto parlamentari che votano contro la guerra.
Il problema sono mille parlamentari che votano a favore della guerra.
Il problema non sono otto parlamentari fedeli alla Costituzione.
Il problema sono mille parlamentari che violano la Costituzione.

11. L'ARGOMENTO DELL'ARRESO

"Tanto, se non voto a favore della guerra io, vota a favore della guerra
qualcun altro".
Cosi' dicono anche tutti i membri di tutti i plotoni di esecuzione.

12. DI RESPIRARE LA STESSA ARIA

Il tempo dell'orbace
Nella visione del mondo di certi signori la democrazia consiste nel votare
una volta ogni cinque anni per il capoccia di una camarilla, lo si elegge
capo del governo e poi lo si lascia fare il comodo suo, e tra cinque anni se
ci lascera' votare ancora si decide se votare di nuovo per lui o per un suo
fratello meno furbo.
Noi la pensiamo diversamente.
Non diamo deleghe in bianco, non siamo sudditi, noi non eleggiamo un monarca
ma un parlamento, e le leggi che il parlamento intende deliberare le
vogliamo discutere tutte, le vogliamo discutere tutti. Si chiama
partecipazione. Si chiama responsabilita'. Sono quelle antiche virtu'
repubblicane in nome delle quali dai tempi di Spartaco gli oppressi prendono
coscienza della propria dignita' e decidono di lottare per l'uguaglianza di
diritti, per il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri
umani. Solo gli schiavi piu' prostrati, e i piu' vili dei cortigiani, non
sanno cosa sia.
Con chi non riesce a capire di cosa stiamo parlando, e perche' ci stia cosi'
a cuore, non vale la pena di continuare a discutere.
*
Il ritorno del Socing
In questi foschi giorni pressoche' la totalita' dei mass-media, dei partiti,
delle associazioni foraggiate a spese del pubblico erario, dei padroni di
qualcosa o qualcuno, di coloro che hanno il pranzo e la cena assicurati,
pretende di farci ingoiare a forza che la guerra e' cosa buona, che uccidere
e' una delle belle arti, che morire fa bene alla salute.
La loro pressione e' talmente forte che sono riusciti a convincere anche
alcune persone buone. Che stanno diventando complici degli assassini perche'
accecate dalla propaganda degli assassini.
Abbiamo o no il dovere di cercar di salvar delle vite?
E abbiamo o no il dovere di gridare "attento, li' c'e' il burrone" alle
persone amiche che nell'abisso stanno cadendo?
E abbiamo o no il dovere di chiamare guerra la guerra, stragi le stragi,
crimine il crimine?
Con chi non riesce a capire di cosa stiamo parlando, e perche' ci stia cosi'
a cuore, non vale la pena di continuare a discutere.
*
Il disordine del discorso
Si tratta di mettersi d'accordo su questo: e' piu' importante una cadrega
ministeriale o la vita sia pure di un solo essere umano?
Se e' piu' importante la prima, i parlamentari le cui mani ancora non si
sono macchiate di sangue innocente, votino pure a favore della prosecuzione
della partecipazione italiana alla guerra afgana subendo il ricatto degli
assassini e divenendo quindi loro stessi assassini.
Se e' piu' importante la seconda, si battano affinche' il parlamento salvi
le vite umane invece di contribuire a sopprimerle. Ripudi la guerra e
legiferi interventi di pace costruttori di pace con mezzi di pace: la
nonviolenza e' la via.
Si tratta di mettersi d'accordo su questo: e' piu' importante spartirsi un
bel gruzzolo d'incarichi di governo e di sottogoverno (e relative prebende e
sinecure), o rispettare la legge fondamentale dello Stato cui ogni membro
del governo ha personalmente giurato fedelta'?
Se e' piu' importante la prima cosa, il decreto del Consiglio dei ministri
che dispone la prosecuzione della partecipazione italiana alla guerra afgana
e' una bella furberia che portera' tanti graditi vantaggi alle fameliche
consorterie di chi l'ha votato, e in fondo a poco prezzo: solo la morte
delle vittime della guerra in Afghanistan, che tanto sono cosi' lontane,
piu' lontane delle persone assassinate nel '99 dal governo D'Alema con i
bombardamenti in Jugoslavia, piu' lontane delle persone seviziate e morte
nei campi di concentramento italiani riaperti nel '98 dal governo Prodi con
la legge Turco-Napolitano.
Se e' piu' importante la seconda cosa, c'e' materia per dichiarare
fuorilegge l'intero governo in carica, e se qualcuno in esso ancora ha
qualcosa che gli si agita nel petto, seppur tardivamente si dissoci dal
decreto incostituzionale.
*
Chiacchiere da bar
Sia chiaro: qui non si sta discutendo se sia preferibile che governino
fascisti, razzisti e mafiosi, o un fronte ampio antiberlusconiano: nessuno
che voglia la pace e la giustizia propugna il ritorno al potere del blocco
golpista, per questo anche una persona come me ha votato per la coalizione
del cosiddetto centrosinistra pur sapendo quanti e quali malfattori essa
avrebbe portato al potere.
Cio' che si sta discutendo e' se sia lecito votare per la guerra, votare per
far morire delle persone. Noi diciamo che e' illecito, come attesta la
Costituzione della Repubblica Italiana che non piu' di qualche settimana fa
il popolo italiano ha salvato dall'assalto golpista; e come attesta il
codice penale.
E, se e' concesso di aggiungere piccina una postilla: votare per la
prosecuzione della partecipazione militare italiana alla guerra, cioe'
proseguire la politica berlusconiana, non e' forse un primo penoso
tradimento del mandato dei molti elettori che nello scorso aprile hanno
votato per il fronte antiberlusconiano proprio in quanto antiberlusconiano?
Per quello che e' l'ordinamento istituzionale italiano, se il Parlamento
boccia un provvedimento il governo non cade, riconosce la sovranita' del
parlamento come organo legislativo e al posto di quel provvedimento ne
propone un altro che ottenga il consenso della maggioranza di ciascuna delle
due camere.
E se qualche ministro ha pensato di esibirsi come tracotante ricattatore,
ogni persona di retto sentire sa quale trattamento i ricattatori meritano.
*
La notte di Valpurga
Ci si risparmi infine l'argomento pusllanime e osceno secondo il quale
poiche' i parlamentari per la pace sono una esigua minoranza un loro voto
contro la guerra resterebbe ininfluente, anzi potrebbe irritare i
guerrafondai che sono la maggioranza anche del cosiddetto centrosinistra che
si sentirebbero legittimati a cercare altri alleati, quindi tanto vale che
votino per la guerra anche loro.
Forse chi cosi' argomenta credendosi un furbo di sette cotte non sa che
proprio cosi' sempre pretendono giustificarsi coloro che cooperano al male:
"se non lo avessi fatto io, lo avrebbe fatto qualcun altro", ripetevano in
coro i nazisti al processo di Norimberga.
*
Lungo il Bisenzio ancora
Amici di nobile cuore mi chiedono di essere rispettoso delle ragioni degli
assassini e dei complici degli assassini e degli arresi agli assassini. Come
Bartleby devo rispondere di no. Educatamente, va da se', ma la risposta e'
no.
Sono rispettoso delle persone, certo, del loro travaglio, anche; ma della
decisione che le rende assassine no. Delle ragioni che accettano la guerra
no.
No.
Gandhi chiamava la sua proposta di lotta con due termini (che noi
traduciamo, come ci ha insegnato Capitini, con un termine solo ma di
straordinaria ricchezza semantica e potenza ermeneutica: nonviolenza): quei
termini gandhiani sono ahimsa e satyagraha: che vogliono dire
rispettivamente opponiti alla violenza, e afferrati alla verita'. Tieniti
stretto alla verita', e lotta contro la violenza: la guerra e' un male,
uccidere e' un crimine. Tu non uccidere, tu non essere complice della
guerra. Tu combatti contro la violenza, tu salva le vite.
In Afghanistan c'e' molto, moltissimo da fare: ma la prima cosa da fare e'
smetterla di uccidere, la prima cosa da fare e' smetterla di fare la guerra,
e quindi la prima cosa che l'organo legislativo dell'ordinamento giuridico
che chiamiamo Repubblica Italiana deve deliberare e' la cessazione della
partecipazione militare italiana alla guerra afgana.
*
L'ora della nonviolenza giuriscostituente
L'alternativa e' semplice e chiara: l'intervento nonviolento nel confllitto
con i Corpi civili di pace, e' ora di cominciare; intensificare gli
interventi umanitari per salvare le vittime della guerra, come da anni sta
facendo Emergency; un forte sostegno a chi e' impegnato per la democrazia,
per l'educazione, per il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri
umani, come le tante esperienze delle donne afgane - loro si' eroiche, che
disarmate lottano per l'umanita' intera; promuovere - ma dando per primi
l'esempio - un'azione internazionale per la cessazione della guerra, per il
disarmo di tutte le parti, per garantire sussistenza e sviluppo economico e
civile alla popolazione tutta, per contrastare il crimine, il terrorismo, la
guerra intervenendo sulle radici strutturali oltre che su quelle
sovrastrutturali; infine: e' ora che la scelta della nonviolenza diventi
impegno e chiave anche della politica degli stati e delle relazioni
internazionali. E' l'ora della nonviolenza giuriscostituente.

13. ALEX, LIDIA, GIGI E LE LACRIME DELLE COSE

Lidia e Alex
Vorrei sgombrare il campo da un possibile equivoco.
Sebbene io sia null'altro che un semplice "quidam de populo" cerchero' fino
alla fine di persuadere Lidia Menapace a votare contro i crediti di guerra;
ma l'affetto e la stima che provo per Lidia resteranno in ogni caso
immutati. Conosco Lidia da oltre trent'anni, e devo forse soprattutto a lei
se sono diventato non solo un miglior militante ma anche una persona
migliore, poiche' lei piu' di ogni altra persona mi fece capire trent'anni
fa che chi vuole lottare per la liberazione dell'umanita' deve mettersi alla
scuola del femminismo (e per i militanti maschi questo significava e
significa anche che la prima lotta da condurre e' quella contro il fascista
che e' in noi - dura, penosa lotta che da trent'anni mi agita e scuote), e
quella lezione non ho piu' dimenticato e per sempre gliene saro' grato.
Credo che Lidia oggi commetta un errore, cosi' come credetti che commettesse
un errore Alex Langer quando si espresse in favore di un intervento bellico
internazionale durante la guerra di secessione jugoslava per cercar di
fermare gli orrori genocidi della "pulizia etnica" bombardando gli eserciti
stragisti che stavano eseguendo la mattanza. Credevo allora, e credo ancora,
che Alex sbagliasse, ma non sono mai riuscito ad esserne del tutto certo,
alcuni suoi argomenti erano e restano assai persuasivi. E comunque neppure
per un attimo la stima e l'affetto che nutrivo per Alex - e che nutro
tuttora, nella memoria che non si estingue, e nella nostalgia per la sua
bonta', il suo sorriso, la sua amicizia, la sua nonviolenza - sono mai
venuti meno.
Oggi credo che - mutatis mutandis - sbagli Lidia, ma naturalmente anche oggi
non posso esserne del tutto certo: le ragioni che lei adduce a sostegno
delle sue provvisorie conclusioni mi sembrano non solo ragionevoli ma anche
in se' convincenti, sebbene mi sembri che siano flagrantemente incoerenti
rispetto alle premesse condivise e mi sembri altresi' che Lidia si lasci
distrarre per cosi' dire dagli alberi delle vicende e delle manovre
politico-parlamentari italiane e non veda la foresta, ovvero cio' che sta
accadendo in Afghanistan, e gli esiti nefasti che la decisione di proseguire
comunque nella partecipazione militare italiana alla guerra palesemente
implica. Ma non escludo che possa sbagliarmi io, e che abbia ragione lei nel
suo doloroso travaglio (che so bene essere comunque inteso alla ricerca di
un voto che per quanto possibile la guerra effettualmente contrasti): certo
non la assimilo ai farabutti e agli assassini che della guerra sono corifei,
e poi magari versano la lacrimuccia d'ordinanza quando i ragazzi italiani da
loro mandati a uccidere e morire tornano incassati nelle bare.
Questa mia professione di relativismo e di realismo, da materialista
incallito diffidente di tutti i dogmi - poche' dalla vicenda storica mi e'
parso di capire che dove c'e' un dogma presto verranno eretti roghi, e
costruiti i campi -, e anche da amico della nonviolenza che sa che il saggio
principio-cardine dell'azione politica di Gandhi sempre e' stato quello di
"raggiungere dei buoni compromessi", non mi impedisce tuttavia di sostenere
le mie opinioni sul quid agendum con la passione con cui le opinioni - non
quelle accademiche, quelle sui fatti concreti, e relative quindi
all'assunzione di responsabilita' per le sorti del mondo - vanno sostenute:
le opinioni politiche che non appassionano valgono poco).
*
Ieri e oggi
Se su questo foglio tanto si parla della posizione che prendera' Lidia non
e' perche' lei possieda la bacchetta magica e possa chissa' cosa, ma e'
perche' tutte e tutti quelli che questo foglio variamente condividiamo le
vogliamo bene, come a una savia, sapiente compagna e una maestra molto
ascoltata. Se ci permettiamo di pregarla di ascoltare adesso lei noi, noi
che sempre ci siamo disposti all'ascolto delle sue parole - e che, come ha
scritto una volta Luisa Muraro parlando di Simone Weil, quando le nostre
opinioni divergono siamo istintivamente portati a pensare che lei abbia
ragione e noi torto - non e' per metterla in conflitto con se stessa e col
sentimento di lealta' verso i suoi colleghi parlamentari insieme a cui
giustamente vuol discutere e decidere (nobile sentimento: ma sappiamo tutti
fin troppo bene che i malfattori, i soverchiatori, i ricattatori
strumentalizzano proprio i nobili sentimenti altrui quando vogliono
vulnerare le persone buone), ma e' in primo luogo perche' ci sembra che lei
stessa abbia saputo e voluto mantenere un atteggiamento di apertura in
questa vicenda, e  pur esprimendo un orientamento, non si e' preclusa la
possibilita' di approfondire e sviluppare la sua posizione, ed io che scrivo
queste righe confido che voglia farlo, e che voglia farsi promotrice di
un'iniziativa parlamentare che sposti posizioni, che apra varchi alla pace,
che contrasti l'accettazione supina della sottomissione alla guerra - la
cosiddetta "mediazione" raggiunta nel Consiglio dei ministri essendo dal mio
punto di vista nient'altro che la prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra afgana condita da un po' di chiacchiere (quelle di cui
il poeta disse che "il tanto sospirar nulla rileva") e da quattro baiocchi
con cui cercar di comprare la complicita' degli sprovveduti o dei sedicenti
pacifisti parastatali arruolati come truppe di complemento, cosi' come i
conquistadores si portavano dietro i missionari affinche' la croce
legittimasse la spada.
Tre mesi fa scrissi poche righe che diedero origine a una valanga di
pronunciamenti di tante persone a favore dell'idea che Lidia, donna,
partigiana, femminista, amica della nonviolenza, sarebbe un'ottima
presidente della Repubblica: le riscriverei oggi tali e quali.
E qui mi fermo, perche' non vorrei che questo articolo sembrasse una lettera
d'amore: sono felicemente sposato e adoro mia moglie.
*
Gigi
Conosco da tanti, tanti anni anche Gigi Malabarba, e gli voglio un bene
dell'anima. Posso talvolta non esser d'accordo con lui, ma sulla sua
sincerita' e generosita' ci metto la mano sul fuoco. Trovo scandaloso che
per essersi pronunciato secondo legge e secondo coscienza, in difesa della
Costituzione e contro le uccisioni, per la pace e contro la guerra, per la
verita' e contro l'ipocrisia, in questi giorni sia stato con procedimento
classicamente totalitario messo sotto accusa come lunatico e mestatore: da
quando fare il bene e' diventata una colpa? Da quando difendere la
Costituzione e' un crimine? Da quando opporsi alla guerra e' una follia?
*
Un'ultima premessa in guisa di baruffa
Vorrei sgombrare il campo dalle petizioni di principio e dagli argumenta ad
personam perche' vorrei discutere dei fatti, dei duri, nudi fatti.
Ma prima, ancora una premessa, per liberarci dell'ultimo equivoco: io non
appartengo ai "senza se e senza ma", formula che ritengo totalitaria e
sintomatica sia di una visione del mondo che mi spaventa, sia di quella
"assenza di pensiero" che con stupenda lucidita' denunciava Hannah Arendt.
Io non appartengo neppure al sedicente pacifismo squadrista (o agli
squadristi ammiccante) che pensa che la violenza americana sia cattiva e
quella antiamericana sia buona, che i manganelli della polizia facciano male
e le mazze dei teppisti facciano bene, che l'omicidio commesso dal soldato
dell'esercito regolare sia un crimine e quello commesso dal miliziano delle
guerriglie sia una benedizione, che il terrorismo degli stati sia male e
quello delle bande sia bene. Tutte le vittime hanno il volto di Abele: lo
sapeva e ce lo disse Heinrich Boell, ora lo sappiamo tutti.
E non appartengo neppure all'equivoca "sinistra radicale" che un giorno
proclama - non si capisce bene a nome di chi - che "siamo tutti sovversivi"
e il giorno dopo diventa punta di lancia della "guerra umanitaria".
E non appartengo neanche al mondo delle onlus e delle ong che dopo tanto
cicalare corrono col cappello in mano a mungere prebende dagli amici al
potere, dal Comune a Palazzo Chigi, da Bruxelles a New York.
Io sono oggi lo stesso di ieri: un militante della sinistra degli oppressi,
e un amico della nonviolenza - non per fideismo, ma per analisi razionale,
per scelta di rigore intellettuale e morale, e per esigenza di realismo
nell'agire politico. Dopo i gulag e i lager, dopo Auschwitz e dopo
Hiroshima, la scelta della nonviolenza e' l'unica scelta realistica per
l'umanita'.
Oggi l'alternativa non e' piu' solo tra socialismo (socialismo, non
totalitarismo) o barbarie, oggi essa e' anche, e ancor prima, tra disarmo o
apocalisse, tra scelta della nonviolenza che consente la prosecuzione
dell'umana vicenda, o continuazione della guerra che - allo stadio attuale
delle risorse tecnologiche a fini di distruzione - la civilta' umana
inabissa nel nulla.
*
In medias res
E qui finiscono le premesse ed entriamo nel cuore delle cose.
Tra pochi giorni il parlamento sara' chiamato a votare il rifinanziamento
della partecipazione militare italiana alla guerra afgana. Il governo in
carica ha gia' decretato tale prosecuzione, ed alcuni ministri hanno persino
tuonato contro i reprobi che non si genuflettono in adorazione dinanzi al
dio Ares (altri ministri, piu' ipocriti e piu' navigati a tutte le malizie
della scuola di Talleyrand, hanno tenuto ben altro profilo, ma condiviso le
stesse decisioni, sanguinarie decisioni, magari sorridendo, del sorriso di
Franti).
E' opinione di chi scrive queste righe che il parlamento debba votare contro
i crediti di guerra, per due precise ragioni, una de jure e una de facto.
Quella de jure: la Costituzione italiana proibisce la partecipazione
italiana a a quella guerra. E sulla fedelta' alla Costituzione a nessuno
dovrebbe essere permesso di transigere, meno che mai a chi in forza di
quella Costituzione esercita la funzione legislativa.
Quella de facto: la guerra e' un crimine sempre, uccide, uccide e uccide
esseri umani; e la guerra afgana si prolunga da decenni ormai: quanto ci
vorra' per capire che occorre metter fine alle stragi e che per metter fine
alle stragi occorre fermare la guerra, avviare il disarmo di tutte le parti,
investire risorse su una politica del tutto alternativa, quella della
nonviolenza?
Perche' questo e' il punto, e questo e' cio' che differenzia le persone
amiche della nonviolenza dai cialtroni di tutte le risme: che noi non
diciamo, come quella vocetta assassina del sonetto del Belli, "Avanti alo',
chi more more"; noi diciamo invece: basta con la guerra, basta con le armi,
basta con gli eserciti, ed al loro posto aiuti umanitari, Corpi civili di
pace, interposizione nonviolenta, azione nonviolenta, ricostruzione civile e
democratica nonviolenta, sostegno alle donne afgane contro il fascismo
patriarcale, sostegno ai contadini per sostituire le colture dell'oppio con
colture per l'alimentazione e la manifattura, infrastrutture sanitarie,
assistenziali, educative, di promozione di un sviluppo autocentrato con
tecnologie appropriate: la politica internazionale della nonviolenza, la
politica della nonviolenza giuriscostituente.
*
L'alternativa
Ai parlamentari sensibili al valore della legalita' costituzionale e alla
scelta della pace (ovvero: ai parlamentari che non vogliono commettere
reati, ai parlamentari che non vogliono essere complici delle stragi)
chiediamo di votare non solo secondo coscienza, ma con realismo politico: se
essi divengono oggi complici della guerra e della violazione della
Costituzione, domani potranno essere ancor piu' agevolmente ricattati dai
malfattori che li hanno resi loro complici.
Ai  parlamentari sensibili al valore della legalita' costituzionale e alla
scelta della pace (ovvero: ai parlamentari che non vogliono commettere
reati, ai parlamentari che non vogliono essere complici delle stragi)
chiediamo di difendere la civilta' giuridica e la norma morale, ma anche di
proporre loro - di contro alla sciagurata attuale scelta governativa - una
politica internazionale degna di questo nome: e alla proposta insana
formulata dal governo contrapporre una proposta ragionevole che si incardini
su due principi: cessazione della partecipazione italiana alla guerra, avvio
di un grande piano di intervento nonviolento e di aiuti umanitari
accompagnato da un'azione diplomatica in sede Onu e in sede Ue per il
disarmo, il disarmo, il disarmo.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
Che tutte e tutti si esca dall'apatia, dalla rassegnazione, dalla
subalternita': la nonviolenza e' in cammino.

14. PER CARITA'

Circola un appello con cui all'incirca si propone di demandare "al popolo
dell'Unione" di dichiarare se e' giusto o meno fare la guerra in
Afghanistan.
Ci duole per "il popolo dell'Unione" (qualunque cosa esso sia, e certo un
tal nome non promette nulla di buono), ma e' la Costituzione della
Repubblica Italiana che proibisce quella guerra.
Non c'e' nessuna consultazione da fare: la consultazione sulla Costituzione
l'abbiamo fatta alla fine del mese scorso, adesso c'e' solo da applicare
quello che essa stabilisce: "L'Italia ripudia la guerra".

15. LA RISPOSTA SOFFIA NEL VENTO

Mi chiedo come sia possibile.
In una pagina di Hannah Arendt trovo la risposta: "Dei due principali
strumenti del dominio imperialista, l'uno, il razzismo, venne scoperto in
Sudafrica, mentre l'altro, la burocrazia, mosse i suoi primi passi in
Algeria, in Egitto e in India. Il razzismo era in sostanza la fuga in
un'irresponsabilita' dove non poteva piu' esistere nulla di umano; la
burocrazia derivava la sua coscienza della responsabilita' dalla convinzione
di governare popoli inferiori, che aveva in certo qual modo il dovere di
proteggere, ma per i quali non valevano le leggi del popolo dominante da
essa rappresentato" (Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunita',
Milano 1967, 1996, p. 289).
Per certi prominenti di Roma (come per quelli di Washington, loro maestri e
donni), e per coloro che li favoreggiano, la vita degli afgani evidentemente
non ha alcun valore. Fare la guerra li' e' un nonnulla.
E la Costituzione della Repuibblica Italiana e' solo un fastidioso inciampo
di cui non tener conto.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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Numero 82 del 16 luglio 2006

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