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Voci e volti della nonviolenza. 36



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 36 del 22 agosto 2006

In questo numero:
1. Verdiana Grossi: Bertha von Suttner
2. Et coetera

1. VERDIANA GROSSI: BERTHA VON SUTTNER
[Ringraziamo Francesco Pistolato, curatore del libro Per un'idea di pace,
Cleup, Padova 2006, per averci messo a disposizione il seguente testo di
Verdiana Grossi, "Convinzione e coerenza: uno stile di vita. Le origini di
'Giu' le armi!' di Bertha von Suttner attraverso le sue peregrinazioni" (1),
ivi alle pp. 213-224]

Nel 2005 si celebra non solo il centenario del conferimento del Nobel per la
Pace a Bertha von Suttner, ma anche i cento anni della teoria della
relativita' ristretta di Albert Einstein. Nel 1905 Bertha von Suttner aveva
62 anni, Einstein 26. Bertha von Suttner non vide lo scoppio della prima
guerra mondiale (mori' una settimana prima), ne' tantomeno la seconda e
l'era atomica, ma si rese conto che la futura guerra sarebbe stata la piu'
terribile che l'umanita' avesse mai conosciuta. Einstein vide ambedue le
guerre mondiali. Esse influenzarono profondamente il suo destino personale,
ed egli constato' tristemente l'irreversibile potere distruttivo delle armi
nucleari. Queste due personalita' straordinarie condivisero una profonda
preoccupazione in merito alla pace e al destino della razza umana. Ambedue
sono per noi una fonte di ispirazione all'inizio del XXI secolo, segnato
come il precedente dall'interminabile calamita' delle guerre.
Commemorare gli eventi significa anche valutare l'impatto sociale di una
causa, il suo sorgere e gli atti che provoco'. Se questi ultimi sono stati
buoni, allora continuano ad avere effetti positive su tutta l'umanita'.
Ripercorreremo allora qui l'opera capitale di Bertha von Suttner: Giu' le
armi!, risalendo alle sue origini e valutando il suo impatto storico fino ad
oggi.
Verso la fine della sua vita, Bertha von Suttner decise di scrivere le sue
memorie, poiche' era convinta di aver fatto qualcosa che valesse la pena di
essere raccontata. Ella non si era limitata ad incontrare importanti
personaggi, ma aveva anche partecipato "a un movimento che si era sviluppato
fino ad assumere importanza storica" (2). Il movimento pacifista le dette
anche "molti spunti per comprendere le questioni politiche" del suo tempo. I
due volumi sulla sua vita, insieme a molti libri e a centinaia di articoli
che scrisse e alla corrispondenza con persone di tutto il mondo, sono una
fonte storica incomparabile per studiosi e giornalisti. Essi rispecchiano la
vita di una donna che divenne una leader grazie alle sue qualita' di
ostinazione, perseveranza e spirito d'iniziativa. La si poteva deridere,
ammirare o odiare, ma non era possibile rimanere indifferenti di fronte a
lei. Con il suo libro ella divenne infatti un simbolo del movimento
pacifista, e l'attivismo svolse un ruolo centrale nella seconda parte della
sua vita. Soprattutto, scrisse cosa ella era, cosa provava e cosa sapeva. Di
lignaggio aristocratico, fu in un certo senso ripudiata dalla sua famiglia,
e senti' di non appartenere a quel mondo, anche se in esso si sentiva
perfettamente a suo agio. Creo' un mito personale di donna molto
intelligente, grande lavoratrice, che viveva in un ambiente maschile, che la
ammetteva nel suo ambito, la ascoltava e la accettava. Ancora oggi Bertha
von Suttner attira l'interesse dei lettori, anche se le sue parole
profetiche "Giu' le armi!" (Die Waffen nieder!) continuano ad essere
difficili da mettere in pratica.
*
Le origini di Die Waffen nieder!
Bertha von Suttner entro' nel movimento che avrebbe contribuito a modellare,
e di cui sarebbe divenuta leader indiscussa, presentando come garanzia di
sincero impegno per la pace il suo romanzo Die Waffen nieder!
A prima vista, nulla sembrava predisporre Bertha Felicita Sophia contessa
Kinsky von Chinic und Tettau a divenire una delle maggiori pioniere del
movimento internazionale della pace prima della prima guerra mondiale. Il
suo nobile lignaggio, la sua formazione e il contesto sociale in cui era
cresciuta l'avrebbero probabilmente resa un'impeccabile giovane nobildonna,
se si fosse sottomessa alle convenzioni sociali della sua epoca. Ma lei non
si sottomise. Per molti versi era una ribelle moderna e un tipo nuovo di
donna: si rifiuto' di sposarsi se non per amore, si sposo' con un uomo piu'
giovane e dovette lavorare per mantenersi e impegnarsi a fondo per
raggiungere i suoi obiettivi (3). La pace non fu pero' per lei una scelta
ovvia. Quando aveva 23 anni infatti la guerra austro-prussiana non la turbo'
particolarmente e fu solo in eta' matura (aveva 46 anni) che scrisse il suo
famoso romanzo (4).
Bertha Sofia Felicita von Kinsky era nata a Praga nel 1843. Suo padre, Franz
Joseph conte Kinsky von Chinic und Tettau, era un luogotenente
feldmaresciallo e ciambellano real-imperiale in pensione, morto all'eta' di
75 anni, prima che Bertha nascesse. Ella crebbe in un ambiente in cui una
carriera militare costituiva un prerequisito per avere successo in societa'.
La famiglia si sposto' a Bruenn, la capitale della Moravia, ove Bertha
ricevette una solida educazione intellettuale, che le tornera' utile
all'eta' di 30 anni, quando ancora non si era sposata. Oltre a padroneggiare
la sua lingua madre, il tedesco, imparo' perfettamente il francese,
l'italiano, l'inglese, sapeva suonare il pianoforte, cantare, e anche
disegnare e dipingere. Dopo aver rotto tre fidanzamenti, lavoro' come
istitutrice e dama di compagnia delle quattro figlie del barone Karl von
Suttner. Allora la famiglia occupava un palazzo della Canovastrasse di
Vienna. La sua occupazione le piaceva, ma si innamoro' del figlio piu'
giovane, Arthur Gundaccar, e dovette andarsene.
Tramite un annuncio trovo' poi un impiego come segretaria presso Alfred
Nobel, e lavoro' presso di lui a Parigi per breve tempo. Torno' poi a Vienna
per sposare segretamente l'uomo che amava. La coppia si trasferi' nel
Caucaso, dall'estate del 1876 al 1885, ove viveva la principessa Ekatarina
di Mingrelia, loro amica. Dopo lo scoppio della guerra russo-turca del 1877,
il Caucaso si trovo' in guerra, e Kutais fu invasa dai turchi. Sperimento'
cosi' le tensioni politiche tra Costantinopoli, Vienna e Londra, e il fatto
che l'impero austro-ungarico sostenesse la Turchia contro la Russia, rese
probabilmente il loro paese natale sempre piu' inviso alla coppia (5).
Vissero la' per nove anni, mantenendosi come scrittori e giornalisti.
Scrissero sei libri e molti articoli. Lei dette anche lezioni di piano, di
lingua e di disegno. Anche se la loro vita in quegli anni di esilio non era
facile, seppero farne buon uso. Bertha von Suttner miglioro' la sua abilita'
di scrittrice e giornalista, e rafforzo' il suo carattere, anche perche',
per far accettare in Austria i suoi articoli, e poi anche per essere pagata,
doveva insistere e persino litigare. Quegli anni pero' offrirono alla coppia
la possibilita' di leggere, pensare, scrivere e studiare scienze, filosofia
e storia, e di seguire gli eventi al crocevia fra tre imperi: l'ottomano, il
russo e l'austro-ungarico. Fu per loro una scuola eccellente: di diplomazia,
di solitudine e di vita. Bertha von Suttner si servira' di questa esperienza
piu' tardi, quando si trovera' a contatto con il mondo della diplomazia, in
particolare alle Conferenze de L'Aja del 1899 e del 1907.
Tornati a Vienna, ricevettero il perdono e poterono godere di un certo grado
di accettazione da parte della famiglia. Furono poi in grado di ricominciare
una nuova vita di scrittura e viaggi. Si recarono a Parigi, ove Bertha von
Suttner, in casa di Alfred Daudet, senti' per la prima volta parlare
dell'esistenza della International Arbitration and Peace Association. Rimase
affascinata dall'idea. Tornata in Austria comincio' a raccogliere materiali
sulla guerra, per scrivere un romanzo che descrivesse le sofferenze sul
campo di battaglia. Si mise a leggere sulle atrocita' della guerra,
incontro' generali, studio' cifre e bilanci dell'esercito. Apprese i
dettagli del lavoro della Croce Rossa, e in un secondo momento avvio' una
corrispondenza con Henri Dunant. Con l'aiuto di altre donne contribui' alla
riabilitazione di Dunant, il quale nel 1901 ottenne, insieme con Frederic
Passy, il Premio Nobel per la Pace, riconoscimento che fu istituito grazie
all'influenza personale esercitata da Bertha von Suttner su Alfred Nobel e
ad un'opera di convincimento di due anni.
Il romanzo Die Waffen nieder! fu pubblicato nel 1889, nel momento giusto e
in un contesto favorevole. Innanzitutto c'erano le celebrazioni del primo
centenario della rivoluzione francese, con molti festeggiamenti e
l'esposizione universale a Parigi. In secondo luogo, era stato convocato il
primo Congresso Universale della Pace, un'opportunita' per tutti i pacifisti
del mondo di incontrarsi, e anche per i parlamentari, che costituirono
l'Unione Interparlamentare. Questi due movimenti, quello popolare e quello
politico, evolveranno parallelamente per alcuni anni. A Parigi nacque dunque
un movimento pacifista organizzato. Pertanto Die Waffen nieder! comparve in
un contesto generale estremamente favorevole, e questo ne determino' il
successo. Nella sua introduzione all'edizione francese, il capitano francese
Gaston Moch sottolineo' l'elogio ufficiale che ne aveva fatto il Ministro
delle Finanze Dunajewski il 18 aprile 1890: "Signori, prendetevi alcune ore
di tempo per leggere Die Waffen nieder!. Vergogna a tutti quelli che,
avendolo letto, si sentono ancora in grado di muovere guerra!" (6).
Il libro divenne un bestseller del pacifismo, spesso paragonato a La capanna
dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe per l'abolizione della schiavitu' (7)
o al Ricordo di Solferino di Henri Dunant per la causa della Croce Rossa. Fu
tradotto in 20 lingue, anche in retoromanzo, lingua parlata solo da 40.000
abitanti delle Alpi (8). Benche' si tratti di un romanzo, esso prende
ispirazione dalla vita stessa di Bertha von Suttner e dalla sua esperienza
in Europa centrale, dalla vita nella capitale Vienna e nel remoto Caucaso.
Parigi aggiunge al romanzo la dimensione intellettuale de "la ville
lumiere".
*
Viaggi e attivismo
I viaggi della seconda parte della sua vita furono dedicati alla diffusione
delle idee di pace. Bertha von Suttner era consapevole della sua capacita'
di influenzare la pubblica opinione e di fornire cosi' un contributo
personale. Da giornalista e scrittrice di successo, poteva servirsi dei suoi
contatti sociali per indirizzarsi alle societa' viennese e berlinese. Nel
1891 fondo', la Oesterreichische Friedensgesellschaft, appena prima di
partire per Roma per il terzo Congresso Universale della Pace, ove per la
prima volta parlo' in Campidoglio. Da quel momento in poi dedico' tutte le
sue energie per fondare nel 1892 il Bureau international de la paix, di cui
fu nominata vice-presidente, la Deutsche Friedensgesellschaft e il mensile
"Die Waffen nieder!", di cui divenne l'editrice. Nello stesso tempo
continuava a coltivare la speranza che le Conferenze interparlamentari e i
Congressi universali sulla pace cooperassero, anche tenendo i loro incontri
contemporaneamente e nello stesso luogo. La sua rivista intendeva essere
l'organo ufficiale delle Conferenze interparlamentari e del Bureau
international de la paix di Berna, e delle Societa' della pace di Vienna e
Berlino. A causa di difficolta' finanziarie pero', le pubblicazioni della
rivista vennero interrotte nel 1899. In ogni caso, il fatto di farsi carico
di un movimento agli inizi dimostra il suo acuto senso politico e
strategico. Il suo grande sforzo fu di unire e rafforzare un movimento che
aveva grande bisogno di coesione.
La sua precedente esperienza nel Caucaso le aveva permesso di acquisire
un'ottica concreta e originale della politica europea e l'aveva aiutata a
forgiare le sue idee politiche e sociali. Il suo compito consisteva nel
convincere le classi dominanti, in particolare re, regine, imperatori e
imperatrici, di schierarsi con la causa della pace. Qualche risultato lo
ottenne, ma insufficiente per bloccare il montante nazionalismo estremo e
l'aggressivita' delle politiche imperialistiche.
Nel 1898 contribui' a convincere lo zar Nicola II ad invitare i governi dei
paesi industriali a partecipare ad una conferenza internazionale sul disarmo
e sulla pace, che si tenne a L'Aja tra il maggio e il giugno 1899. I
pacifisti accolsero la notizia con soddisfazione: finalmente i governi
cominciavano a mostrare interesse per le loro idee. Una delegazione del
Bureau international de la paix rappresento' il movimento per la pace a
L'Aja. La baronessa von Suttner aveva l'incarico di occuparsi dei comunicati
stampa. Il delegato americano a L'Aja, Andrew D. White, scrisse nella sua
Autobiografia che "i pacifisti di tutte le nazioni" erano rappresentati in
gran numero. Particolare impressione gli avevano fatto la baronessa von
Suttner, autrice di Die Waffen nieder! e il pacifista William Stead (9), tra
i pacifisti e giornalisti piu' attivi fra quelli presenti a L'Aja. Stead
utilizzo' le colonne del quotidiano locale, il "Dagblad", per mantenere vivo
l'interesse dei delegati, scrisse articoli per il "Manchester Guardian" e
invio' un resoconto settimanale negli Stati Uniti, che veniva diffuso da New
York a San Francisco. La sua speranza era che la Conferenza de L'Aja
divenisse permanente e costituisse la base di un parlamento universale.
Bertha von Suttner divenne una delle piu' famose personalita' "non
ufficiali" presenti a L'Aja e rappresento' il Bureau international de la
paix con Frederic Passy. Riusci' a convincere uno degli sponsor, il conte
Gurowski, a prendere in affitto una villa a Scheveningue, dal 30 maggio al
30 giugno 1899. In essa ella ricevette sia i delegati che i pacifisti di
tutto il mondo (10). Ciascuno degli ospiti doveva registrare una frase su un
fonografo... L'atmosfera era internazionale e molto promettente. La
delusione arrivo' pero' dalla delegazione tedesca, che si rifiuto' di
sottomettere le eventuali dispute ad un arbitrato obbligatorio. Fra gli
altri pacifisti presenti a L'Aja vi erano il medico-fisiologo francese
Charles Richet, il sociologo russo Jean Novicow, il banchiere polacco Jean
de Bloch, autore di sette volumi sulla guerra futura, e il pittore
britannico cosmopolita Felix Moscheles, dell'International Peace and
Arbitration Association. Quest'ultimo osservo' che, per la prima volta, ogni
giorno gli veniva richiesta la sua opinione su argomenti relativi al
movimento per la pace, e che piu' di una volta si senti' trattato con
rispetto (11).
Poco dopo la Conferenza de L'Aja pero', la scena internazionale fu occupata
dallo scoppio di una serie di guerre: la guerra boera (1900), la spedizione
cinese (1902), la guerra russo-giapponese (1905), la crisi del Marocco
(1906), ecc. Nel 1907 molte illusioni erano svanite e la partecipazione dei
pacifisti alla seconda Conferenza de L'Aja fu limitata. Le notizie si
potevano leggere sui giornali, senza bisogno di recarsi a L'Aja (12).
Bertha von Suttner tuttavia partecipo' nel 1902 alla costituzione
dell'Istituto della pace di Monaco e del Museo della guerra e della pace di
Lucerna, viaggio' in lungo e in largo e incontro' molti dei leader del
tempo: Edoardo VII, la regina Guglielmina, Theodor Roosevelt, ecc. Sapeva
che se voleva essere ascoltata, era necessario che si rivolgesse ai
politici. Pertanto si servi' di tutta l'influenza di cui disponeva per
attirare la loro attenzione verso la pace. Viaggio' molto negli Stati Uniti,
dapprima nel 1904, e poi nel 1912, quando riusci' a parlare a piu' di
ventimila persone in una serie di incontri in varie parti del paese. Aveva
69 anni, ed era mossa dal dovere che avvertiva di orientare l'opinione
pubblica contro la guerra.
Bertha von Suttner possedeva di certo una mente politica, pragmatica e
tattica, ed era conscia dell'impatto che i media possono avere sull'opinione
pubblica. Sapeva anche che il movimento per la pace aveva bisogno di
finanziamenti. Il suo stretto rapporto con Alfred Nobel, con il conte
Gurowski e con Andrew Carnegie evidenzia questa sua consapevolezza. Come
detto, si servi' di un fonografo a L'Aja, scrisse molti articoli per la sua
rivista "Die Waffen nieder!", tenne conferenze in giro per l'Europa e negli
Stati Uniti, e invito' i musicisti a scrivere una musica che fosse
"semplice, ritmica, come la Marsigliese, o l'inno nazionale austriaco",
poiche' "non sono i musicisti del conservatorio che vogliamo influenzare, ma
i popoli" (13). Si impegno' anche perche' venisse prodotta una pittura che
mostrasse gli orrori della guerra, in modo tale da scioccare il pubblico. A
convincerla di questa importanza della pittura e delle immagini (14) fu il
suo incontro con il pittore russo Vaseli Werestchaguine a Vienna. Ella
tento' di acquisire la collaborazione di Werestchaguine a "Waffen nieder!".
Fu K. W. Diefenbach, con il suo "Per Aspera ad Astra", a fornirle un
contributo per la rivista (15).
E' interessante notare che dal 1909 in poi Bertha von Suttner si concentro'
sulla produzione di immagini e film per propagandare la pace. La versione
cinematografica del romanzo Die Waffen nieder!, appena prima dello scoppio
della prima guerra mondiale, aveva anche lo scopo di dare impeto alla
propaganda pacifista. Il film e' stato proiettato in occasione del
centocinquantesimo anniversario della nascita di Bertha von Suttner presso
le Nazioni Unite a Ginevra nel giugno 1993 (16). In quell'occasione si vide
che il film era piuttosto statico e non produceva l'impatto emozionale
generato dal testo originale (17).
*
L'attualita' del messaggio di Bertha von Suttner
Molti movimenti femminili ricordano oggi Bertha von Suttner. Ma le donne
possono effettivamente identificarsi con lei? La risposta e' complessa.
Considerando le cose dal punto di vista di oggi, la personalita' di Bertha
von Suttner occupa un posto speciale nel contesto delle donne del suo tempo.
Non sostenne direttamente il movimento femminile, ma segui' le sue attivita'
con interesse e le incoraggio' (18). Talvolta ebbe l'impressione che le
donne non lavorassero per la pace in modo adeguato, e disapprovo' gli
intrighi presenti in quei movimenti. Benche' molte donne la ammirassero,
soprattutto nei paesi scandinavi, quando ricevette il Premio Nobel per la
Pace e fece i suoi viaggi in giro per gli Stati Uniti, Bertha von Suttner
era una donna che operava a titolo individuale, al di fuori dei movimenti
femminili e al servizio di un movimento che le dava la liberta' e
l'indipendenza di promuovere "Die Waffen nieder!" e l'ideologia pacifista.
Forse Bertha von Suttner era piu' una mente politica che pensava di non aver
bisogno di guadagnare diritti politici poiche', in un certo senso, li
possedeva gia', anche se in modo informale. Occupava una posizione
privilegiata. Era accettata come unica donna in un mondo di uomini.
Partecipava come gli uomini a molti eventi ufficiali, come la Conferenza de
L'Aja, ove aveva lo status speciale di giornalista, che aveva acquisito
fondando la rivista "Die Waffen nieder!", che aveva anche lo scopo di
appoggiare l'Unione Interparlamentare e i Congressi Universali della Pace.
L'aver iniziato la sua carriera di pacifista al Campidoglio di Roma, ove per
la prima volta aveva tenuto un discorso, le conferi' il coraggio e
probabilmente l'autostima e la fiducia. Da quel momento era diventata uno
dei conferenzieri piu' famosi del suo tempo, riconosciuta come scrittrice di
livello e leader pacifista.
Se esaminiamo i risultati di un sondaggio condotto da un quotidiano tedesco
sui propri lettori del 1903, per verificare chi fosse la donna piu' famosa,
troviamo che Bertha von Suttner risulto' prima, con 154 voti, seguita dalla
regina Carmen Sylva di Romania (142), le attrici Sarah Bernardt (139) e
Eleonora Duse (132), e la scrittrice austriaca Maria Ebner-Eschenbach (74)
(19). Bertha von Suttner non aveva pero' solo ammiratori, ma anche molti
nemici, che ne facevano il bersaglio di riviste e quotidiani: Bertha die
Judin, Friedens Bertha, Friedens Furie! Ad esempio, l'allieva di Sigmund
Freud, Helene Deutsch, ne fece un ritratto estremamente negativo:
"Aggressiva, ambiziosa, Bertha von Suttner non si concede mai riposo, e non
assomiglia all'immagine, che si potrebbe avere, di una dolce signora
influenzata dalla pace che pratica; l'esame psicoanalitico della sua
personalita' mostra che il suo lottare per la pace non e' altro che una
reazione alla propria aggressivita'..." E la Deutsch continuava,
argomentando che la von Suttner trascurava o non riconosceva la lotta delle
altre donne, in particolare quelle aderenti al movimento socialista, come
Rosa Luxemburg (20), cui Helene Deutsch era vicina.
Bertha von Suttner era presa dalla sua missione di pace e fino alla fine
della sua vita continuo' a scrivere e a tenere conferenze. Addirittura col
passare degli anni il suo impegno aumento'. Dopo la morte del marito,
avvenuta il 10 dicembre 1902, le sue attivita' pacifiste si intensificarono.
Nel testamento Arthur Gundaccar von Suttner le chiedeva di "contribuire, nei
limiti delle sue forze, a migliorare il mondo, a partecipare alla lotta per
il bene, a far risplendere, inestinguibile, la torcia della verita'" (21).
Cosi' Bertha von Suttner continuava a scrivere instancabilmente, cercando di
anticipare il futuro e di trasmettere il suo pensiero e il suo messaggio
alla posterita': "E' agli esseri umani che ancora devono nascere che si
indirizza il lavoro di noi che moriremo tra non molto. A loro affidiamo la
nostra anima. Nascituri te salutant" (22).
Bertha von Suttner e' di fatto un personaggio che sfugge ad ogni
classificazione. Vi sono un centinaio di descrizioni della sua vita, che ha
attratto l'attenzione di eminenti storici e scrittori. La mostra organizzata
dal Ministero degli Affari Esteri austriaco in occasione dei cento anni del
conferimento del Premio Nobel per la Pace, rappresenta dettagliatamente la
vita della donna che viene ricordata oggi.
L'aspetto che forse piu' colpisce quando si esamina la sua vita, e' come i
contemporanei reagirono nei suoi confronti. Nessuno rimaneva indifferente.
Chi la incontrava, provava subito un senso di rispetto. Gli uomini della sua
cerchia - un'elite di pacifisti europei, tra cui generali, diplomatici e
parlamentari - l'ammiravano molto. I gruppi socialisti la rifiutavano,
vedendo in lei il leader di un movimento che anch'essi avrebbero voluto
inglobare, quello dei pacifisti; i socialisti tuttavia sottolineavano che
per raggiungere la pace era necessario innanzitutto realizzare cambiamenti
sociali, di cui la von Suttner non teneva conto. Ella si identificava
intellettualmente piu' con il positivismo e con il progresso della natura
umana, che non con le teorie rivoluzionarie. Cio' spiega forse perche'
enfatizzasse le qualita' di umanita', di abnegazione, e la convinzione di
stare lottando per la giustizia e la cultura. Il suo approccio mostra
chiaramente quali fossero le sue priorita', cioe' prima il disarmo, poi il
miglioramento delle condizioni sociali: "Noi non diciamo che debba accadere
questo o quello, o che questa o quella classe debba prendere il potere, e
cosi' la guerra scomparira' sicuramente, o magari spontaneamente; diciamo
invece: prima bisogna liberare il mondo dalla minaccia della guerra e della
corsa agli armamenti, poi si potranno risolvere piu' facilmente ed equamente
le altre questioni sociali" (23).
Probabilmente la sua opinione non era sbagliata. Il disarmo potrebbe portare
anche ad una migliore distribuzione del benessere all'interno della societa'
e a meno miseria, meno fame, meno analfabetismo.
Riformista moderata, accentro' la sua attenzione sulla strategia e suoi
metodi per raggiungere la pace: disarmo, limitazione delle armi, arbitrato e
federazione tra stati, cooperazione e sviluppo, anziche' sfruttamento:
queste erano le vie secondo Bertha von Suttner per ottenere la pace.
Cosa farebbe oggi Bertha von Suttner?
Probabilmente difenderebbe le stesse cause di allora, ma vi includerebbe lo
sviluppo di una cultura di pace e di nonviolenza, la difesa dei diritti
umani, la limitazione delle armi e il controllo delle armi leggere, la
sicurezza umana e altri aspetti del dibattito attuale. Sarebbe a favore
dell'Agenda per il Millennio delle Nazioni Unite, ne sosterrebbe le idee, si
opporrebbe agli stereotipi e all'odio, a favore della giustizia sociale e
della pace.
Cosa direbbe oggi Bertha von Suttner?
Non arrendetevi! Mantenetevi saldi sulle vostre idee e lavorate duramente,
piu' che potete, per farle vivere.
Direbbe che l'idea dell'Europa e' necessaria, ma non sufficiente, poiche'
tutte le persone sono legate dalla stessa consapevolezza di appartenere ad
una medesima umanita'. Bertha von Suttner vedeva la pace del mondo
minacciata da molti pericoli, tra cui quello dell'americanizzazione globale:
"un fenomeno ravvisato da alcuni dei nostri contemporanei piu' perspicaci.
Qual e' la necessita' per gli uni di essere assorbiti dagli altri? Non e'
meglio che le culture si compenetrino l'un l'altra e che si viva insieme,
dopo aver realizzato un'unita' al maggior livello possibile? Questo e' lo
scopo della societa' umana che lavora per il progresso" (24).
Pochi giorni prima della sua morte, avvenuta il 24 giugno 1914, lo scrittore
Stefan Zweig la incontro' per le strade di Vienna. Lei lo supplico' di fare
qualcosa per prevenire lo scoppio della guerra (25).
La vecchia baronessa von Suttner aveva sicuramente ragione. I suoi ultimi
giorni furono senza dubbio tragici. Malata di cancro, sentiva probabilmente
l'urgenza di agire di nuovo per prevenire lo scoppio di una guerra
imminente. "Giu' le armi!", lo slogan del suo attivismo pacifico si rivelo'
una missione impossibile da compiersi in un contesto nazionalistico,
militarista e imperialista. Poco prima della sua morte aveva gia' previsto
che le nuove guerre sarebbero state piu' distruttive che mai...
Nell'aprile del 1918 Stefan Zweig, che in qualche modo avvertiva l'obbligo
morale di sostenere il testamento pacifista di Bertha von Suttner, tenne un
discorso al Congresso Internazionale delle Donne a Berna. A proposito di Die
Waffen nieder! disse: "La sua vita dimostra che lei viveva con coerenza la
sua convinzione e che la sua convinzione era la sua vita" (26).
Era una donna animata da una sola idea, in definitiva, ma per essa lavoro'
instancabilmente.
Gli archivi della Lega delle Nazioni presso la sede della Nazioni Unite di
Ginevra, custodiscono il suo prezioso testamento, una delle piu' prestigiose
fonti per la storia della pace prima dello scoppio della guerra nel 1914: la
corrispondenza, i diari, i romanzi, le riviste e la collezione
Suttner/Fried, cui vanno aggiunti gli archivi del Bureau international de la
paix, di cui Bertha von Suttner era presidente onorario, e per la cui
esistenza combatte' con grande energia.
E' responsabilita' di tutti noi, funzionari internazionali, diplomatici,
studiosi e cittadini, di mantenere viva la memoria di coloro che operano per
il bene comune e il futuro dell'umanita'. E' responsabilita' nostra
sviluppare strategie per promuovere e difendere la pace in tutto il mondo.
Come ha scritto il Ministro degli Affari Esteri austriaco Ursula Plasnik:
"Bertha von Suttner non e' vissuta abbastanza a lungo per essere testimone
delle guerre del XX secolo. Noi che sappiamo quali esperienze terribili
siano state questi conflitti, abbiamo il dovere di ricordare e di continuare
l'opera della sua vita" (27).
*
Note
1. Questo testo trae ispirazione da due conferenze tenute dall'autrice
all'inaugurazione della mostra Bertha von Suttner, una vita per la pace,
organizzate dal Ministero degli Affari Esteri austriaco, per celebrare il
centesimo anniversario del conferimento del Premio Nobel per la Pace a
Bertha von Suttner: la prima presso l'Universita' di Udine, a Palazzo
Antonini, inaugurata il 13 aprile 2005, e la seconda presso la sede dell'Onu
a Ginevra, sotto gli auspici della Missione austriaca e di altre missioni
permanenti, aperta il 6 dicembre 2005.
2. B. v. Suttner, Memoirs of Bertha von Suttner, vol. I, Boston-London, Ginn
and Co. 1910, p. 3.
3. Si veda il libro di C. Goetz, Die Rebellin Bertha von Suttner:
Botschaften fuer unsere Zeit, Elsdorf,  Klein und Elsinger 1996.
4. B. v. Suttner, Memoirs, op. cit., pp. 134-135.
5. Per il periodo trascorso da Bertha von Suttner nel Caucaso, si veda M.
Enichlmair, Abenteuerin Bertha von Suttner. Die unbekannten Georgien-Jahre
1876 bis 1885, Wien, Roessner 2005, pp. 111-112.
6. Citazione di G. Moch in: Baronne de Suttner, Bas les armes! con una
prefazione di M. G. Moch, Paris, Charpentier 1908, p. II.
7. Cfr. R. Braker , Weapons of Women Writers. Bertha von Suttner's Die
Waffen Nieder! as Political Literature in the Tradition of Harriet Beecher
Stowe's Uncle Tom's Cabin, "Austrian Culture", vol. 16, New York, Peter Lang
1995.
8. Il romanzo e' stato appena tradotto in giapponese da Kazuyo Yamane et
al., Yokohama New Town, Kochi City.
9. Autobiography of Andrew Dickson White, vol. II, New York, The Century
1905, p. 260.
10. Kongelige Bibliotek, Copenhague, Frederik Bajer papers, von Suttner to
Bajer, 30 marzo 1899.
11. F. Moscheles, "Impression at The Hague", in A History of the Peace
Conference at the Hague, London, Alexander,  p. 11.
12. IPB, Suttner/Fried correspondance (S/F), Moch to Fried, 13 luglio 1907.
13. Bajer Papers, von Suttner to Bajer, 3 settemre 1900.
14. B. v. Suttner, Memoiren von Bertha von Suttner, Stuttgart, Deutscher
Verlag 1909, pp. 280-286.
15. Die Waffen nieder, 1893, p. 94.
16. Die Waffen nieder. Bas les armes. Lay down your Arms. Bertha von Suttner
(1843-1914) and other Women in Pursuit of Peace. Geneva, United Nations
1993.
17. Si tratta di un film prodotto dalla Nordisk Films e diretto da Dane
Holge Madsen. E' reperibile presso il Danish Film Museum.
18. Si veda il suo articolo: Die Friedensbewegung und die Frauen, in "Die
Waffen nieder! Monatschrift zur Forderung der Friedensbewegung", IV
Jahrgang, 1895, pp. 254-257.
19. "La paix par le droit", n. 8-9,  August-September 1903, pp. 366-367.
20. H. Deutsch, Autobiographie, Paris, Mercure de France 1986, pp. 128-129.
21. "Extrait du testament d'A. Gundaccar de Suttner", in Baronne de Suttner,
Lettres a' un mort, Geneve-Paris, Atar.
22. Ibid., p. 184.
23. Bertha von Suttner und der Kampf um die Vermeidung des Weltkrieges, I,
Zuerich 1917, pp.  19-20, citato in A. Schou, The Peace Prize, Stockholm,
Nobel Foundation 1950, p. 20.
24. Extrait du testament, op. cit., ibid., p. 175.
25. S. Zweig, Le monde de hier. Souvenirs d'un Europeen, Paris, Belfond
1982, p. 248.
26. B. v. Suttner. Katalog der Sonderaustellung im historischen Museum der
Stadt Wien, Wien, Neues Rathaus 1950, p. 20.
27. Ein Leben fuer den Frieden. A Life for Peace, Austrian Museum for
Economic and Social Affairs 2005, introduction.

2. ET COETERA
Bertha von Suttner, 1843-1914, scrittrice, straordinaria militante
pacifista, premio Nobel per la pace nel 1905. Opere di Bertha von Suttner:
Giu' le armi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1989; Abbasso le armi! Storia di
una vita, Centro stampa Cavallermaggiore (Torino) 1996. Opere su Bertha von
Suttner: Nicola Sinopoli, Una donna per la pace, Fratelli Palombi, Roma
1986. Su Bertha von Suttner segnaliamo anche i testi di Marta Galli
(comprensivo di un'utile sitografia) e di Rosangela Pesenti apparsi
rispettivamente nei nn. 850 e 845 de "La nonviolenza e' in cammino".
L'Associazione Biblioteca Austriaca di Udine (per contatti: Associazione
Biblioteca Austriaca, c/o Universita', via Mantica 3, 33100 Udine, tel.
0432556768, fax: 0432556728, cell. 3292777010, e-mail: fpistolato at yahoo.it,
sito: www.abaudine.org) gestisce la versione italo-tedesca di una mostra
biografica su Bertha von Suttner realizzata dal Ministero degli Affari
Esteri austriaco. Si tratta di 16 pannelli con immagini e testo di cm. 135 x
70 in materiale sintetico leggerissimo, viaggianti in un'unica cassa di
legno, trasportabile anche con un'automobile di medie dimensioni: il
prestito e' gratuito, il trasporto a carico dell'espositore.
Verdiana Grossi (per contatti: verdiana.grossi at pse.unige.ch) insegna presso
la facolta' di psicologia e di scienze dell'educazione dell'Universita' di
Ginevra; formatasi negli Stati Uniti e in Svizzera, e' membro di diverse
istituzioni internazionali legate agli studi di pace e ai diritti umani e
consulente storica dell'International peace bureau di Ginevra. Tra le opere
di Verdiana Grossi: Le pacifisme europeen, Bruylant, 1998.
Francesco Pistolato (per contatti: fpistolato at yahoo.it), studioso, docente,
e' coordinatore scientifico della Biblioteca di studi austriaci presso
l'Universita' di Udine; si occupa di diffusione della lingua tedesca, della
cultura austrica e della cultura della pace; e' tra i promotori di un
programma di cultura di pace all'interno delle universita' e delle scuole
della macroregione Alpe Adria, comprendente il Friuli-Venezia Giulia, la
Carinzia e la Slovenia; e' altresi' impegnato nell'Associazione Biblioteca
Austriaca di Udine, che ha tra l'altro realizzato una mostra fotografica
itinerante sulla Resistenza, gia' esposta in vari luoghi, tra cui la Risiera
di S. Sabba di Trieste, e che e a fine 2005 e' stata esposta nella
Gedenkstaette des Deutschen Widerstands di Berlino, ed e' visitabile in rete
nel sito: www.abaudine.org/virtunascosta/virtu.htm Tra le opere di Francesco
Pistolato: (a cura di), Per un'idea di pace, Cleup, Padova 2006.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 36 del 22 agosto 2006

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