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Voci e volti della nonviolenza. 41



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 41 del 26 settembre 2006

In questo numero:
1. Luisa Muraro: Ritorno al regno di generazione
2. Et coetera

1. LUISA MURARO: RITORNO AL REGNO DI GENERAZIONE
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo l'intervento di Luisa Muraro al festival di filosofia di Modena
del 16 settembre 2006]

Comincero' come Luce Irigaray, con il mito della caverna di Platone, che lei
commenta nella terza parte di Speculum, un libro del 1974 che ha cambiato il
paesaggio della storia della filosofia attraversandolo con un impensato, la
pensante differenza sessuale: "E' dal mito della caverna che si puo'
ripartire, per esempio o in modo esemplare", scrive Luce Irigaray "per
leggerlo, questa volta, come la metafora (...) dell'antro o matrice o ustera
o terra. Tentativo di metaforizzazione, processo di sviamento, che
prescrive, silenziosamente, la metafisica occidentale"... Ustera: ventre,
utero.
Nel mito, ricordo, si parla di uomini che vivono in un antro come
prigionieri, guardando ombre che prendono per cose vere, e di uno che si
libera, esce alla luce, vede le cose, vede il sole. L'antro e' il simbolo
del mondo del divenire dominato dalle apparenze, il regno di generazione (in
greco con la stessa parola si dice "divenire" e "essere generati"); il sole
e' il simbolo del bene che brilla al centro dell'essere e lo rende veramente
conoscibile, spiega Socrate. Che poi si sofferma a ragionare sulla
condizione di quell'uno che e' uscito dall'antro, qualora ritornasse in
mezzo ai prigionieri, per fare quello che secondo Socrate e' il suo dovere,
governarli ("curarli e custodirli"): proprio per aver contemplato il sole
della verita' e della giustizia, tra quegli uomini abituati a stare
nell'ombra egli apparirebbe goffo, incerto e strano, un disadattato. Si
delinea cosi' l'intento principale del mito, tracciare la parabola di una
vocazione politica, come l'intendeva Platone che a capo dello stato voleva
mettere uomini tutt'altro che ambiziosi, uomini innamorati della verita' e
del bene, tanto che all'impegno politico bisognera' costringerli.
Sulla scorta di Luce Irigaray, tuttavia, e senza lasciar cadere la lettura
politica, attraverso l'allegoria della caverna possiamo leggere la vicenda
del nostro venire al mondo e alla luce. Dell'esperienza della nascita
parlano, senza veli allegorici, anche le emozioni che accompagnano il
duplice viaggio del prigioniero liberato, dalla caverna al sole, dalla luce
del sole alla caverna: dolore del cambiamento e senso d'insicurezza nella
situazione mutata, che egli prova in entrambe le situazioni.
Io comincero', piu' esattamente con una domanda che Socrate formula
ragionando su questo mito: quando incontriamo un'anima confusa, turbata, che
non si rende esattamente conto di questo e di quello, dobbiamo chiederci:
non ci vede bene perche' viene dalle tenebre, e questa nostra luce, pur
scarsa, l'abbaglia, oppure perche' viene da grandissima luce e questa nostra
per lei e' oscurita'?
Oppure, facendo una variante: quando la nostra mente e' confusa e non
sappiamo bene che cosa dire, che cosa fare, cio' significa che veniamo dalle
tenebre e questa poca luce (del sapere scientifico, dei discorsi
intellettuali, delle carriere politiche, dei soldi...) ci abbaglia, o che
veniamo da grandissima luce e questa al confronto e' oscurita'? Veniamo al
mondo indigenti o ci veniamo troppo dotati per la meschina situazione che ci
tocchera' vivere? Siamo re o siamo mendicanti?
L'una e l'altra cosa, io risponderei. L'anima insicura e confusa che noi
siamo viene da grande luce e da profonda oscurita', ci obbliga a pensarlo la
nostra stessa esistenza, combattuta tra avere bisogno di tutto e non essere
contenta di niente.
Non intendo con cio' suggerire una nuova interpretazione del mito di
Platone, lo sto usando, semplicemente, perche' arriviamo a concepire l'agire
politico - nel senso completo della parola che comprende l'impegno che
mettiamo quotidianamente per rendere abitabile questo mondo - concepirlo non
nel senso della realizzazione di un ideale ma di un ritorno e di una ripresa
comune di quella vicenda che e' cominciata con la nascita, tenendo presente
sullo sfondo la relazione materna: e' questa che ci introduce al mondo
dandoci vita e parola, insieme - perche' solo insieme le prendiamo per
buone - e che ci accomuna tutte e tutti, tutti nati di donna.
*
Un inciso, riguardo alla presenza della madre nelle opere dei grandi
filosofi. La prova di questa presenza io la scorgo nell'agio con cui essi si
disancorano dal senso comune e si danno a disfare il mondo per
restituircelo, antico e nuovo. Non tutti, s'intende, i grandi. Sembrano
viaggiatori allucinati e ti accorgi che ti stanno raccontando quello che
avevi davanti agli occhi, non visto. Non potrebbero, io dico, senza
l'assistenza materna, perche' quello che fanno e' stare nella prossimita' di
cio' che non ha forma e dargliela, ignorando o disfacendo le mediazioni
correnti per proporne di nuove. Il nome appropriato per questa opera non e'
contemplazione e neanche lavoro, ma generazione.
Ma di cio' i filosofi non rendono conto. A sprazzi, qualcuno lo fa: il
figlio della levatrice, si', da non confondere con il Socrate di Platone, o
anche sant'Agostino, nelle Confessioni, e meglio di tutti Nietzsche
nell'aforisma 552 di Aurora, dove la condizione della gestante, la donna in
placida attesa, e' il modello di un pensare e di un agire in vista di
qualcosa di grande e, nell'attesa, nutrirlo dentro di se'. Varrebbe la pena
di leggerlo tutto, mi limito ad una breve citazione: "Sia che s'attenda un
pensiero o un'azione - non abbiamo nessun'altro rapporto con quanto e'
essenziale realizzazione, se non quello della gravidanza, e dobbiamo
disperdere al vento il pretenzioso discorrere di 'volere' e 'creare'!".
Il silenzio dei filosofi sull'opera materna stupisce doppiamente se
confrontiamo le loro opere con quelle degli artisti: in queste ultime la
prossimita' con il materno si e' tradotta spessissimo in figure esplicite,
magnifiche. Al che mi si risponde che l'arte fiorisce in un'effettiva
vicinanza con il sentire-pensare dell'infanzia, a differenza del pensiero
ragionante che si avvale di operazioni mentali piu' evolute e complesse. Ma
e' proprio questo il punto, che i filosofi dovrebbero imparare dagli
artisti, infatti l'arte ci mostra qualcosa che potrebbe essere altrettanto
vero ma misconosciuto per il pensiero ragionante. Il quale ultimo pretende
di svilupparsi al suo meglio emancipandosi da ogni forma di dipendenza,
senza considerare che la relazione materna e' la condizione stessa della
nostra umanita', o, detto in meno parole, la nostra condizione umana.
Il risultato si vede, purtroppo, la reticenza dei filosofi sull'opera
materna non e' senza conseguenze sullo sviluppo del pensiero, che diventa
sviluppo unilaterale e deciso ad alimentarsi da solo.
Che cosa c'e' di progredito, io domando, nei ragionamenti con cui in
politica si giustificano i sempre piu' facili bombardamenti della
popolazione civile, dalla Serbia in avanti? C'e' piuttosto che la mente si
e' spopolata di esseri viventi e ragiona come se le case e le citta' fossero
a loro volta spopolate.
Ricerca di una definizione di cio' che ci fa umani, grande varieta' di
risposte, nati di donna potrebbe bastare... la scienza, prima ha seguito e
poi sorpassato l'erranza filosofica, tanto da aver portato la filosofia a
ragionare sugli embrioni confezionati in laboratorio come se fossero esseri
umani.
La concezione del pensiero ragionante come qualcosa d'indipendente dal
materno, si trova rinforzata anche dal modello di un rapporto evolutivo tra
bambino e adulto, modello fuorviante se non del tutto sbagliato, io
sostengo, nella misura in cui giustifica che, per ragionare meglio, ci
separiamo da quel livello mentale che e' sensibile al grido della vita, come
puo' esserlo l'orecchio di una madre anche nel colmo della notte. Prendiamo
i discorsi che si fanno sulla relazione adulta improntata alla parita' e
alla reciprocita', che dovrebbe subentrare alla asimmetria del rapporto
adulto-bambino, e assegnano alla psicoanalisi il compito etico di rendere
gli adulti consapevoli che non sono piu' bambini, ecc. (V. Adriana
Cavarero/Judith Butler, Condizione umana contro 'natura', su "Micromega"...,
p. 142) Nei discorsi e argomenti di questo tipo, io vedo proiettarsi
un'ansia - o un'idea platonica, chi lo sa - di necessaria separazione dalla
madre per rendere cosi' possibile l'affermazione dell'essere adulto -
neutromaschile, quasi per definizione - alla pari con tutti i suoi simili.
Non sarebbe meglio tornare all'idea che troviamo nel vangelo o nello
Specchio di Margherita Porete, di prendere esempio dalle creature piccole?
Non abbiamo da imparare qualcosa e molto dalla storia di una bambina,
Natascha Kampusch, sequestrata per dieci anni, che si e' liberata con le sue
forze dalla prigionia e ne e' uscita sana di mente?
Non c'e' reciprocita' nelle cose della vita, lo sappiamo; la reciprocita'
possiamo instaurarla con l'aiuto del diritto, ma ora che l'economia e la
politica sono tornate a mescolarsi con la vita, piu' che il diritto ci
soccorre l'invenzione di scambi asimmetrici in cui tutti trovino il loro
guadagno.
*
Sopra ho suggerito di considerare un unico movimento quello che Platone
espone prima come un'ascensione verso l'essere e cio' che piu' brilla in
esso, il bene, e poi come un ritorno verso l'impegno politico. Il mio
intento era di far nascere in chi legge un pensiero non disilluso circa la
possibilita' del vero e del buono, farlo nascere dal contatto e nella
familiarita' con quei pensieri che abbiamo nelle contingenze della vita,
dalle piu' ordinarie alle piu' tragiche, in forza di una mediazione vivente.
Intendo, la mediazione fatta in prima persona e in contesto, che va verso la
realizzazione nutrendo dentro di se' e nello sguardo che porta alle cose, la
loro possibilita' di cambiare in meglio. Etty Hillesum l'ha praticata, come
anche Nelson Mandela.
Io non saprei immaginare un complemento etico della politica ne' un
complemento eticopolitico della tecnoscienza. Riesco invece ad immaginare un
cambiamento verso un pensiero, anche scientifico, anche politico, che non
lascia indietro l'esperienza elementare della vita. Altrimenti, con tutta la
buona volonta' del mondo, il risultato sara', non che arriviamo al sole di
giustizia e verita', ma che diventiamo stupidi e insani.
Lo dico perche' e' gia' capitato con la prima guerra mondiale che, nel giro
di pochi mesi, fece dell'Europa un'immensa fabbrica di feriti, morti e
mutilati, edificata a forza di organizzazione, strategia, scienza e
industria - tutto il meglio della modernita'. Sonno della ragione? Al
contrario, fossero andati a dormire e avessero potuto sognare, sarebbe stato
meglio per tutti. Alcuni imputano i disastri del secolo breve ai sogni
comunisti di un mondo migliore, per invitarci ad una politica essenzialmente
tecnica e amministrativa, ispirata da una ragione che non si lascia
riscaldare dalle emozioni: costoro hanno dimenticato la prima guerra
mondiale (Joachim Fest, Il sogno distrutto, Garzanti).
*
In un libro di filosofia scritto da uno che non e' contato tra i filosofi,
Apprendere dall'esperienza di Wilfred R. Bion, il sospetto di una follia
insita nel pensiero ragionante si trova chiaramente formulato. Chi tratta
con la complessita' della mente umana, dice l'autore che si occupa
professionalmente di persone dal pensiero gravemente disturbato, non deve
fidarsi di alcun metodo scientifico, anche il piu' accreditato, perche' puo'
nascondere una debolezza non diversa da quella del pensiero psicotico, l'uno
e l'altro essendo prodotti nell'assenza di contatto con il vivente,
conformati ad un universo popolato di oggetti inanimati. Sono affermazioni
che compaiono nel contesto di una teoria del pensare come funzione
dell'intera personalita', non riconducibile, dunque, ad un Io pensante ma
esposto alle derive delle emozioni e alle peripezie della vita relazionale.
Dalla psicoanalisi classica Bion riprende il decentramento dell'esperienza
adulta ad opera del pensiero dell'infanzia. Ma, diversamente da Freud, nella
sua teoria non ci sono processi primari e secondari. Tutto comincia e si
sviluppa, bene o male, insieme, sui due versanti del conscio e
dell'inconscio, sentire e ragionare sono come gli occhi della vita mentale e
ogni loro sconnessione equivale a un inizio di follia.
In altre parole, mie, pensiero ed esperienza sono fra loro legati come
presenza e rappresentazione, mediazione e immediato, in un circolo di
reciproco incremento al quale partecipano i sentimenti non meno delle
parole, il sonno non meno della veglia, i corpi non meno delle idee. Da cio'
possiamo ricavare l'idea di una politica che non sia una pura gestione del
potere e si sviluppi invece come pratica relazionale, com'e' stato agli
inizi della vita per ciascuno, nel contatto con le esigenze della vita,
nella consapevolezza della dipendenza e della gratitudine che ci lega agli
altri. Questi temi, oggi, gia' sono presenti in una parte della riflessione
filosofica e cominciano a circolare nella migliore cultura politica.
Allora, io dico, proviamo a fare un passo ulteriore. Non e' necessario che
si continui a parlare dei limiti della ragione, come se questa potesse
valere per se' dentro ai suoi limiti, e a condizione di starci. Dobbiamo
piuttosto pensare che, se essa e' sola, se in essa non risuonano le emozioni
della condizione umana, e' orba e il suo valore e' minato. E viceversa, non
ci sono limiti al suo sviluppo, sviluppo potenzialmente infinito, se essa
riprende e porta con se' l'esperienza della condizione che ci fa umani.
Con l'appello ai limiti della ragione ci difendiamo dallo scatenarsi di
passioni politiche distruttive, storicamente esemplificate da fatti storici
come il Terrore o il regime di Pol Pot in Cambogia, passioni ispirate da
ideali assoluti e impraticabili. Non si dimentichi pero' che, all'interno di
simili scatenamenti, agiva, non so dire in quale misura, anche una crudelta'
che e' specifica e propria del pensiero ragionante, quando si separa dai
sentimenti propri della condizione umana, e che questa crudelta' pervade la
nostra societa' in forme non appariscenti e tanto piu' insidiose.
Insomma, sarebbe gran tempo, a me pare, che ci emancipiamo dal criticismo
kantiano e dalla sua antimetafisica, cui ci siamo obbligati per parare
minacce che possiamo piu' efficacemente sconfiggere convertendo le nostre
pretese in una capacita' di attesa che conosce il dolore e il dubbio. Adorno
ha descritto questa conversione immaginando la situazione di qualcuno che
ama ma viene offeso e messo da parte, e facendone un paradigma di umanita':
"Egli ha subito un torto e di qui deduce un'esigenza del diritto, che -
nello stesso tempo - e' costretto a respingere, poiche' cio' che desidera
non puo' nascere che dalla liberta'. In tale angustia il respinto diventa
umano" (Minima moralia. Meditazioni dalla vita offesa, cit. da Judith
Butler, Critica della violenza etica, p. 137). Non e' questo forse il
destino di ogni creatura che viene al mondo, di desiderare e di amare piu'
di quello che potra' mai ricevere?
*
Oggi i detentori del potere usano come arma politica la paura, e funziona
perche' entra in risonanza con la paura che abbiamo dentro di noi, paura
degli estremi in conflitto che ci sono congeniti. E siamo cosi' spinti, in
filosofia, al ragionamento critico sempre piu' sofisticato, che non finisce
mai come la tela di Penelope, e in politica alla moderazione e al
differimento. Affidiamoci piuttosto alla qualita' delle mediazioni, in un
crescendo che da' e prende alimento dal desiderio.
La stessa intuizione del filosofo di Francoforte, sia pure in termini
diversi, ha ispirato a Simone Weil quel passo dei Quaderni che comincia con
"Non credere di avere dei diritti". Queste parole formeranno il titolo di un
libro apparso nel 1987 e dedicato alla politica delle donne: le abbiamo
scelte (io sono fra le autrici) per raccontare la nostra ricerca di liberta'
e di giustizia nelle peripezie di una condizione segnata da insormontabile e
feconda asimmetria: condizione femminile che si fa paradigma di umanita'.

2. ET COETERA

Luisa Muraro, una delle piu' influenti pensatrici viventi, ha insegnato
all'Universita' di Verona, fa parte della comunita' filosofica femminile di
"Diotima"; dal sito delle sue "Lezioni sul femminismo" riportiamo la
seguente scheda biobibliografica: "Luisa Muraro, sesta di undici figli, sei
sorelle e cinque fratelli, e' nata nel 1940 a Montecchio Maggiore (Vicenza),
in una regione allora povera. Si e' laureata in filosofia all'Universita'
Cattolica di Milano e la', su invito di Gustavo Bontadini, ha iniziato una
carriera accademica presto interrotta dal Sessantotto. Passata ad insegnare
nella scuola dell'obbligo, dal 1976 lavora nel dipartimento di filosofia
dell'Universita' di Verona. Ha partecipato al progetto conosciuto come Erba
Voglio, di Elvio Fachinelli. Poco dopo coinvolta nel movimento femminista
dal gruppo "Demau" di Lia Cigarini e Daniela Pellegrini e' rimasta fedele al
femminismo delle origini, che poi sara' chiamato femminismo della
differenza, al quale si ispira buona parte della sua produzione successiva:
La Signora del gioco (Feltrinelli, Milano 1976), Maglia o uncinetto (1981,
ristampato nel 1998 dalla Manifestolibri), Guglielma e Maifreda (La
Tartaruga, Milano 1985), L'ordine simbolico della madre (Editori Riuniti,
Roma 1991), Lingua materna scienza divina (D'Auria, Napoli 1995), La folla
nel cuore (Pratiche, Milano 2000). Con altre, ha dato vita alla Libreria
delle Donne di Milano (1975), che pubblica la rivista trimestrale "Via
Dogana" e il foglio "Sottosopra", ed alla comunita' filosofica Diotima
(1984), di cui sono finora usciti sei volumi collettanei (da Il pensiero
della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, a Il profumo della
maestra, Liguori, Napoli 1999). E' diventata madre nel 1966 e nonna nel
1997".
Luce Irigaray, nata in Belgio, direttrice di ricerca al Cnrs a Parigi, e'
tra le piu' influenti pensatrici degli ultimi decenni. Tra le opere di Luce
Irigaray: Speculum. L'altra donna, Feltrinelli, Milano 1975; Questo sesso
che non e' un sesso, Feltrinelli, Milano 1978;  Amante marina. Friedrich
Nietzsche, Feltrinelli, Milano 1981; Passioni elementari, Feltrinelli,
Milano 1983; Etica della differenza sessuale, Feltrinelli, Milano 1985;
Sessi e genealogie, La Tartaruga, Milano 1987; Il tempo della differenza,
Editori Riuniti, Roma 1989; Parlare non e' mai neutro, Editori Riuniti, Roma
1991; Io, tu, noi, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Amo a te, Bollati
Boringhieri, Torino 1993; Essere due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; La
democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; L'oblio
dell'aria, Bollati Boringhieri, Torino 1996.
Adriana Cavarero e' docente di filosofia politica all'Università di Verona;
dal sito "Feminist Theory Website: Zagreb Woman's Studies Center" ospitato
dal Center for Digital Discourse and Culture at Virginia Tech University
(www.cddc.vt.edu/feminism), copyright 1999 Kristin Switala, riportiamo
questa scheda bibliografica delle sue opere pubblicate in volume: a) libri:
Dialettica e politica in Platone, Cedam, Padova 1974; Platone: il filosofo e
il problema politico. La Lettera VII e l'epistolario, Sei, Torino 1976; La
teoria politica di John Locke, Edizioni universitarie, Padova 1984;
L'interpretazione hegeliana di Parmenide, Quaderni di Verifiche, Trento
1984; Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma1990. (traduzione tedesca:
Platon zum Trotz, Rotbuch, Berlin 1992; traduzione inglese: In Spite of
Plato, Polity, Cambridge 1995, e Routledge, New York 1995); Corpo in figure,
Feltrinelli, Milano 1995; Platone. Lettera VII, Repubblica: libro VI, Sei,
Torino 1995; Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano 1997;
Adriana Cavarero e Franco Restaino (a cura di), Le filosofie femministe,
Paravia, Torino 1999; A piu' voci. Filosofia dell'espressione vocale,
Feltrinelli, Milano 2003. b) saggi in volumi collettanei: "Politica e
ideologia dei partiti in Inghilterra secondo Hume", in Per una storia del
moderno concetto di politica, Cleup, Padova 1977, pp. 93-119; "Giacomo I e
il Parlamento: una lotta per la sovranita'", in Sovranita' e teoria dello
Stato all'epoca dell'Assolutismo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma
1980, pp. 47-89; "Hume: la politica come scienza", in Il politico. Da Hobbes
a Smith, a cura di Mario Tronti,Feltrinelli, Milano 1982, vol. II, pp.
705-715; "Il principio antropologico in Eraclito", in Itinerari e
prospettive del personalismo, Ipl, Milano 1987, pp. 311-323; "La teoria
contrattualistica nei Trattati sul Governo di John Locke", in Il contratto
sociale nella filosofia politica moderna, a cura di Giuseppe Duso, Il
Mulino, Bologna 1987, pp. 149-190; "Per una teoria della differenza
sessuale", in Diotima. Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga,
Milano 1987, pp. 43-79. (traduzioen tedesca: "Ansatze zu einer Theorie der
Geschlechterdifferenz", in Diotima. Der Mensch ist Zwei, Wiener
Frauenverlag, Wien 1989); "L'elaborazione filosofica della differenza
sessuale", in La ricerca delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino 1987, pp.
173-187. (traduzione inglese: "The Need for a Sexed Thought", in Italian
Feminist Thought, ed. by S. Kemp and P. Bono, Blackwell, Oxford 1991);
"Platone e Hegel interpreti di Parmenide", in La scuola Eleatica,
Macchiaroli, Napoli 1988, pp. 81-99; "Dire la nascita", in Diotima. Mettere
al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 96-131. (traduzione
spagnola: "Decir el nacimiento", in Diotima. Traer al mundo el mundo, Icaria
y Antrazyt, Barcelona 1996); "Die Perspective der Geschleterdifferenz", in
Differenz und Gleicheit, Ulrike Helmer Verlag, Frankfurt 1990, pp. 95-111;
"Equality and Sexual Difference: the Amnesias of Political Thought", in
Equality and Difference: Gender Dimensions of Political Thought, Justice and
Morality, edited by G. Bock and S. James, Routledge, London 1991, pp.
187-201; "Il moderno e le sue finzioni", in Logiche e crisi della modernita,
a cura di Carlo Galli, Il Mulino, Bologna 1991, pp. 313-319; "La tirannia
dell'essere", in Metamorfosi del tragico fra classico e moderno, a cura di
Umberto Curi, Laterza, Rma-Bari 1991, pp. 107-122; "Introduzione" a: B.
Head, Una questione di potere, El, Roma 1994, pp. VII-XVIII; "Forme della
corporeita'", in Filosofia, Donne, Filosofie, Milella, Lecce 1994, pp.
15-28; "Figures de la corporeitat", Saviesa i perversitat: les dones a la
Grecia Antiga, coordinacio de M. Jufresa, Edicions Destino, Barcelona 1994,
pp. 85-111; "Un soggetto femminile oltre la metafisica della morte", in
Femminile e maschile tra pensiero e discorso, Labirinti 12, Trento, pp.
15-28; "La passione della differenza", in Storia delle passioni, a cura di
Silvia Vegetti Finzi, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. 279-313; "Il corpo e il
segno. Un racconto di Karen Blixen", in Scrivere, vivere, pensare, a cura di
Francesca Pasini, La Tartaruga, Milano 1997, pp. 39-50; "Schauplatze der
Einzigartigkeit", in Phaenomenologie and Geschlechterdifferenz, edd. Silvia
Stoller und Helmuth Vetter, WUV-Universitatsverlag, Wien 1997, pp. 207-226;
"Il pensiero femminista. Un approccio teoretico", in Le filosofie
femministe, a cura di Franco Restaino e Adriana Cavarero, Paravia, Torino
1999, pp. 111-164; "Note arendtiane sulla caverna di Platone", in Hannah
Arendt, a cura di Simona Forti, Bruno Mondadori, Milano 1999, pp. 205-225.
Judith Butler, pensatrice femminista americana, nata nel 1956, insegna
attualmente retorica e letteratura comparata all'Universita' di Berkeley,
California; e' figura di primo piano del dibattito contemporaneo su
sessualita', potere e identita'; le sue ricerche rappresentano uno dei
contributi piu' originali all'interno dei cultural studies e della queer
theory. Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 marzo 2003 riprendiamo questa
presentazione di Judith Butler scritta da Ida Dominijanni: "Judith Butler e'
una delle massime figure di spicco nel panorama internazionale della teoria
femminista. Docente di filosofia politica all'universita' di Berkeley in
California, ha pubblicato nell'87 il suo primo libro (Subjects of Desire) e
nel '90 il secondo, Gender Trouble, testo tuttora di culto nei campus
americani, cruciale per la messa a fuoco delle categorie del sesso, del
genere e dell'identita'. Del '93 e' Bodies that matter (Corpi che contano,
Feltrinelli, Milano 1995), del '97 The Psychic Life of Power. Filosofa di
talento e di solida formazione classica, Butler appartiene a quello stile di
pensiero post-strutturalista che intreccia la filosofia politica con la
psicoanalisi, la linguistica, la critica testuale; e a quella generazione
del femminismo americano costitutivamente attraversata e tormentata dalle
differenze sociali, etniche e sessuali fra donne e dalla frammentazione
dell'identita' che ne consegue. Decostruzione dell'identita', analisi del
corpo fra materialita' e linguaggio, critica della norma eterosessuale e dei
dispositivi di inclusione/esclusione che essa comporta, critica del potere e
del biopotere sono gli assi principali del suo lavoro, che sul piano
politico sfocia in una strategia di radicalita' democratica basata sulla
destabilizzazione e lo shifting delle identita'. Fin da subito attenta ai
nefasti effetti dell'11 settembre e della reazione antiterrorista sulla
democrazia americana, Butler e' fra gli intellettuali americani maggiormente
imegnati nel movimento no-war. 'La rivista del manifesto' ha pubblicato sul
n. 35 dello scorso gennaio il suo Modello Guantanamo, un atto d'accusa del
passaggio di sovranita' che negli Stati Uniti si va producendo all'ombra
dell'emergenza antiterrorista: fine della divisione dei poteri, progressivo
svincolamento del potere politico dalla soggezione alla legge, crollo dello
stato di diritto con le relative conseguenze sul piano del diritto penale
(demolizione delle garanzie processuali) e del diritto internazionale
(violazione di trattati e convenzioni). A dimostrazione di come la guerra in
nome della liberta' e la soppressione delle liberta' si saldino in un'unica
offensiva di abiezione dei 'corpi che non contano', per le strade di Baghdad
e nelle gabbie di Guantanamo". Opere di Judith Butler disponibili in
italiano: Corpi che contano, Feltrinelli, Milano 1995; La rivendicazione di
Antigone, Bollati Boringhieri, Torino 2003; Vite precarie. Contro l'uso
della violenza in risposta al lutto collettivo, Meltemi, Roma 2004; Scambi
di genere. Identita', sesso e desiderio, Sansoni, Firenze 2004; Critica
della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006.
Etty Hillesum e' nata a Middelburg nel 1914 e deceduta ad Auschwitz nel
1943, il suo diario e le sue lettere costituiscono documenti di altissimo
valore e in questi ultimi anni sempre di piu' la sua figura e la sua
meditazione diventano oggetto di studio e punto di riferimento per la
riflessione. Opere di Etty Hillesum: Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 1985,
1996; Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano 1990, 2001. Opere su Etty Hillesum:
AA. VV., La resistenza esistenziale di Etty Hillesum, fascicolo di
"Alfazeta", n. 60, novembre-dicembre 1996, Parma; Nadia Neri, Un'estrema
compassione, Bruno Mondadori Editore, Milano 1999; Pascal Dreyer, Etty
Hillesum. Una testimone del Novecento, Edizioni Lavoro, Roma 2000; Sylvie
Germain, Etty Hillesum. Una coscienza ispirata, Edizioni Lavoro, Roma 2000;
Wanda Tommasi, Etty Hillesum. L'intelligenza del cuore, Edizioni Messaggero,
Padova 2002; Maria Pia Mazziotti, Gerrit Van Oord (a cura di), Etty
Hillesum. Diario 1941-1943. Un mondo 'altro' e' possibile, Apeiron,
Sant'Oreste (Roma) 2002; Maria Giovanna Noccelli, Oltre la ragione, Apeiron,
Sant'Oreste (Roma) 2004.
Nelson Mandela e' il piu' grande rappresentante vivente della lotta contro
il razzismo, per la dignita' di ogni essere umano; nato nel 1918, tra i
leader principali dell'African National Congress, nel 1964 e' condannato
all'ergastolo dal regime razzista sudafricano; non accetta nessun
compromesso, nel corso dei decenni la sua figura diventa una leggenda in
tutto il mondo; uscira' dal carcere l'11 febbraio 1990 come un eroe
vittorioso; premio Nobel per la pace nel 1993, primo presidente del
Sudafrica finalmente democratico. Opere di Nelson Mandela: fondamentale e'
l'autobiografia Lungo cammino verso la liberta', Feltrinelli, Milano 1995;
tra le raccolte di scritti ed interventi pubblicate prima della liberazione
cfr. La lotta e' la mia vita, Comune di Reggio Emilia, 1985; La non facile
strada della liberta', Edizioni Lavoro, Roma 1986; tra le raccolte
pubblicate successivamente alla liberazione: Tre discorsi, Centro di ricerca
per la pace, Viterbo 1991; Contro ogni razzismo, Mondadori, Milano 1996; Mai
piu' schiavi, Mondadori, Milano 1996 (il volume contiene un intervento di
Nelson Mandela ed uno di Fidel Castro). Opere su Nelson Mandela: Mary
Benson, Nelson Mandela: biografia, Agalev, Bologna 1988; François Soudan,
Mandela l'indomabile, Edizioni Associate, Roma 1988; Jean Guiloineau, Nelson
Mandela, Mondadori, Milano 1990; John Vail, I Mandela, Targa Italiana,
Milano 1990; Fatima Meer, Il cielo della speranza, Sugarco, Milano 1990. Si
vedano anche Winnie Mandela, Finche' il mio popolo non sara' libero,
Sugarco, Milano 1986; Nancy Harrison, Winnie Mandela, Jaca Book, Milano
1987.
Joachim Fest, storico tedesco, nato a Berlino nel 1926 e deceduto a Kronberg
im Taunus nel 2006, di famiglia cattolica antifascista (suo padre, preside
di liceo, era stato licenziato per "attivita' antistatale" per essersi
rifiutato di iscriversi al partito nazista), studi di legge, storia,
germanistica, sociologia e storia dell'arte; giornalista (anche televisivo),
per vent'anni - dal 1973 al 1993 - condirettore editoriale della prestigiosa
"Frankfurter Allgemeine Zeitung" e responsabile del suo supplemento
culturale, e' stato soprattutto uno studioso del nazismo; si definiva
"italiano nel cuore, inglese nella testa", liberale autentico, alcune sue
opere avevano dato luogo a vivaci polemiche e talora a ingenerosi giudizi,
ma ora che la sua vicenda terrena e' conclusa ci sembra di poter dire che la
sua rettitudine ed il suo incessante sincero impegno contro tutti i
totalitarismi restano nitidi, e luminosi. Tra le opere di Joachim Fest: La
liberta' difficile, Garzanti, Milano 1992; Obiettivo Hitler, Garzanti,
Milano 1996; Il sogno distrutto, Garzanti, Milano 1996; Hitler. Una
biografia, Garzanti, Milano 1999; Speer. Una biografia, Garzanti, Milano
2000; Il volto del Terzo Reich, Mursia, Milano 2001; La disfatta, Garzanti,
Milano 2005; Io no, Garzanti, Milano 2006.
Wilfred Ruprecht Bion (Mathura 1897 - Oxford 1979), psicoanalista inglese;
nato in india, ufficiale nella prima guerra mondiale, si laureo' poi in
storia e in medicina; compi' il training analitico dapprima con John Rickman
e successivamente con Melanie Klein; nel 1933 inizio' al lavorare al
Tavistock Institute; nella seconda guerra mondiale insieme a Rickman lavoro'
all'ospedale militare di Northfield, e da questa esperienza inizio' ad
elaborare la sua riflessione sui gruppi; fu direttore della clinica
psicoanalitica londinese dal 1956 al 1962 e presidente della Societa'
psicoanalitica britannica dal 1962 al 1965; trasferitosi a Los Angeles nel
1968, torno' in Inghilterra pochi mesi prima di morire nel 1979. Tra le
opere di Wilfred R. Bion: Esperienze nei gruppi ed altri saggi (1961),
Armando, Roma 1972; Apprendere dall'esperienza (1962), Armando, Roma 1972;
Gli elementi della psicoanalisi (1963), Armando, Roma 1973.
Sigmund Freud, nato nel 1856, deceduto nel 1939, e' il fondatore della
psicoanalisi. Opere di Sigmund Freud: ad affiancare l'edizione italiana
delle Opere di Freud l'editore Boringhieri (ora Bollati Boringhieri) ha
pubblicato un utile strumento di lavoro: Sigmund Freud, Compendio di tutti
gli scritti, Boringhieri, Torino 1986. Opere su Sigmund Freud: per un primo
orientamento cfr. Vincenzo Cappelletti, Introduzione a Freud, Laterza,
Roma-Bari 1997; Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Mondadori,
Milano 1986, 1994; Paul Roazen, Freud e i suoi seguaci, Einaudi, Torino
1998; oltre naturalmente alla monumentale biografia di Ernest Jones, Vita e
opere di Freud, Il Saggiatore, Milano 1962.
Theodor W. Adorno, nato nel 1903 a Francoforte sul Meno, costretto
all'esilio dall'avvento del nazismo, acutissimo osservatore della societa'
contemporanea, filosofo e musicologo, e' deceduto nel 1969. Una delle figure
di massimo spicco della "scuola di Francoforte". Opere di Theodor W. Adorno:
nella sua vastissima produzione segnaliamo almeno, per un primo approccio,
Dialettica dell'illuminismo (con Max Horkheimer), Minima moralia, Dialettica
negativa, tutti presso Einaudi, Torino. Opere su Theodor W. Adorno: si veda
almeno, per un primo orientamento, Sergio Moravia, Adorno e la teoria
critica della societa', Sansoni, Firenze; e Fredric Jameson, Tardo marxismo,
Manifestolibri, Roma. Sulla scuola di Francoforte si vedano le monografie
introduttive di Assoun (Lucarini), Bedeschi (Laterza), Jay (Einaudi),
Rusconi (Il Mulino), Therborn (Laterza), Zima (Rizzoli).
Simone Weil, nata a Parigi nel 1909, allieva di Alain, fu professoressa,
militante sindacale e politica della sinistra classista e libertaria,
operaia di fabbrica, miliziana nella guerra di Spagna contro i fascisti,
lavoratrice agricola, poi esule in America, infine a Londra impegnata a
lavorare per la Resistenza. Minata da una vita di generosita', abnegazione,
sofferenze, muore in Inghilterra nel 1943. Una descrizione meramente esterna
come quella che precede non rende pero' conto della vita interiore della
Weil (ed in particolare della svolta, o intensificazione, o meglio ancora:
radicalizzazione ulteriore, seguita alle prime esperienze mistiche del
1938). Ha scritto di lei Susan Sontag: "Nessuno che ami la vita vorrebbe
imitare la sua dedizione al martirio, o se l'augurerebbe per i propri figli
o per qualunque altra persona cara. Tuttavia se amiamo la serieta' come
vita, Simone Weil ci commuove, ci da' nutrimento". Opere di Simone Weil:
tutti i volumi di Simone Weil in realta' consistono di raccolte di scritti
pubblicate postume, in vita Simone Weil aveva pubblicato poco e su periodici
(e sotto pseudonimo nella fase finale della sua permanenza in Francia stanti
le persecuzioni antiebraiche). Tra le raccolte piu' importanti in edizione
italiana segnaliamo: L'ombra e la grazia (Comunita', poi Rusconi), La
condizione operaia (Comunita', poi Mondadori), La prima radice (Comunita',
SE, Leonardo), Attesa di Dio (Rusconi), La Grecia e le intuizioni
precristiane (Rusconi), Riflessioni sulle cause della liberta' e
dell'oppressione sociale (Adelphi), Sulla Germania totalitaria (Adelphi),
Lettera a un religioso (Adelphi); Sulla guerra (Pratiche). Sono fondamentali
i quattro volumi dei Quaderni, nell'edizione Adelphi curata da Giancarlo
Gaeta. Opere su Simone Weil: fondamentale e' la grande biografia di Simone
Petrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, Milano 1994. Tra gli studi cfr.
AA. VV., Simone Weil, la passione della verita', Morcelliana, Brescia 1985;
Gabriella Fiori, Simone Weil, Garzanti, Milano 1990; Giancarlo Gaeta, Simone
Weil, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1992; Jean-Marie
Muller, Simone Weil. L'esigenza della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1994; Angela Putino, Simone Weil e la Passione di Dio, Edb, Bologna
1997; Maurizio Zani, Invito al pensiero di Simone Weil, Mursia, Milano 1994.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 41 del 26 settembre 2006

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