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La nonviolenza e' in cammino. 1434



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1434 del 30 settembre 2006

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Il ponte della pace
2. La nonviolenza
3. Marco Bosonetto intervista William Least Heat-Moon
4. Barbara Romagnoli presenta "Razzismo, meticciato, democrazia razziale" di
Valeria Ribeiro Corossacz
5. Franco Cassano presenta "Cari amici del nord" di Tonino Perna
6. Riedizioni: Gisela Bock, Le donne nella storia europea
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: IL PONTE DELLA PACE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, narratrice, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha
svolto rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del
Dipartimento di Storia Economica dell'Universita' di Sydney (Australia); e'
impegnata nel movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze
di solidarieta' e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza.
Tra le opere di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne
disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura
di), Senza velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2005]

Un giovane uomo sta tornando a casa. E' un resistente alla guerra. Era un
soldato in Iraq, ha disertato e si e' rifugiato in Canada. Il 30 settembre
prossimo attraversera' un ponte sul confine tra il suo paese d'origine e
quello che lo ha ospitato e si consegnera' alle autorita' militari: il ponte
si chiama Peace Bridge, il Ponte della pace, e l'ex militare ha 22 anni e si
chiama Darrell Anderson. Nei sette mesi passati in Iraq nel 2003 e' stato
ferito e ha ricevuto un'onorificenza.
Perche' non resta al sicuro? Sua madre, Anita Dennis, ha risposto cosi':
"Sente che tutto quello che ha fatto lo ha fatto per motivi etici, e che
deve andare fino in fondo. Questo significa tornare negli Usa e affrontare
l'esercito, e dire pubblicamente cosa sta succedendo ai soldati americani e
all'innocente popolo iracheno".
Darrell era in perfetta buona fede quando si e' arruolato: i soldi per il
college, nel frattempo un lavoro. Era convinto di andare in Iraq a difendere
il suo paese. Ma i crimini di cui e' stato testimone gli hanno fatto
cambiare idea. "Se fossi tornato in Iraq non avrei avuto altra scelta che
commettere atrocita'. Io non voglio uccidere gente innocente. Ai soldati
viene fatta una pressione costante affinche' uccidano civili. Ai posti di
blocco sulle strade uccidiamo persone di continuo. Se ti mandano a
pattugliare una strada, si suppone che tu spari, se ti mandano in un
mercato, spari alla gente che fa la spesa".
E poi ci sono i raid nelle case. A volte viene isolata un'intera sezione
della citta', e si procede porta dopo porta: "Lo si fa nel mezzo della
notte. Venti persone irrompono in una casa puntando i fucili, per le
famiglie irachene e' terrificante. Buttiamo giu' le porte con una mazza da
fabbro. Una squadra ripulisce il pianterreno, un'altra sale ai piani
superiori. Le donne urlano e piangono, i bambini impazziscono, e uomini e
donne continuano a chiedere 'Perche'? Perche', cosa abbiamo fatto?'.
Separiamo le donne dagli uomini e portiamo via questi ultimi ammanettati.
Anche se si sta cercando una sola persona vengono portati via tutti, tutti i
maschi sono da considerare nemici fino a che non si prova il contrario. Una
volta abbiamo fatto uno di questo raid basandoci sulle informazioni ottenute
da un tizio ubriaco. Lo abbiamo pure pagato. Abbiamo fatto irruzione nella
casa e abbiamo mandato un po' di persone ad essere torturate ad Abu Ghraib".
Darrell paragona la tragedia irachena a quella del Vietnam, un'altra guerra,
dice, in cui comandanti lontani dal luogo del conflitto, le cui vite non
sono mai in pericolo, mettono giovani uomini e donne in situazioni in cui i
crimini di guerra diventano la quotidianita' della condotta da tenersi
nell'esercito. "Baghdad e' in polvere. Tutti gli edifici maggiori sono stati
fatti saltare in aria. Le case a Najaf sono mere macerie. Ho cominciato a
pensare, in Iraq. Mi chiedevo: a cosa serve, veramente, tutto questo? Non
stavo difendendo il mio paese. Ogni giorno innocenti ammazzati. Non potevo
piu' avere a che fare ne' con l'esercito ne' con la guerra".
*
Pur di non tornare per la seconda volta in Iraq, anche un medico
dell'esercito Usa, Agustin Aguayo, di 34 anni, era diventato un "assente
senza permesso". Salto' dalla finestra del suo alloggio, mentre si trovava
alla base del suo reggimento in Germania, il 2 settembre scorso. Il dottor
Aguayo aveva prestato servizio per un anno a Tikrit; cio' che aveva veduto
lo aveva spinto, nel febbraio 2004, a fare richiesta di congedo come
obiettore di coscienza, ma l'esercito respinse la sua domanda. Davanti alla
prospettiva di tornare in Iraq, Aguayo e' fuggito. Martedi' scorso, alle 6
del pomeriggio, ha simbolicamente attraversato anche lui il suo Ponte della
pace, e si e' consegnato alla base di Mojave Desert, a nordest di Los
Angeles.
"E' la cosa giusta da fare", ha detto durante la conferenza stampa che ha
preceduto il suo arresto. "Io non sono un disertore ne' un vigliacco. Sono
giunto a comprendere come sia sempre sbagliato distruggere vite umane, come
sia sempre sbagliato usare la guerra. La guerra e' immorale, ed io non posso
piu' seguire quella strada". Agustin Aguayo ha aggiunto che si aspetta di
dover affrontare la corte marziale e di dover passare del tempo in prigione:
"Ma questa e' una cosa con cui posso convivere. Cio' con cui non posso piu'
convivere e' la partecipazione alla guerra, a qualsiasi guerra".
*
Nel giorno internazionale della pace, il 21 settembre, Joan Baez ha
rilasciato questa dichiarazione: "La nonviolenza non accade per caso. Non e'
che tu all'improvviso cammini nel mezzo di un conflitto e sai cosa fare. Io
ho scoperto che le persone che piu' mi hanno impressionata, con il loro
comportamento nonviolento in situazioni violente, erano persone che si erano
addestrate, che erano coinvolte dal pensiero e dalla pratica della
nonviolenza. Non si puo' farlo con un fine settimana di formazione: uno deve
accettare la nonviolenza come forma di lotta, e questa e' la cosa piu'
difficile da far capire alle persone. Tuttavia, so che la compassione e la
gioia possono essere contagiose piu' della febbre della guerra".
Mi piacerebbe che fossero anche soldati italiani ad attraversare il loro
ponte della pace, ben "ammalati" di compassione e di gioia. So che quelli
statunitensi che riescono a farlo hanno pero' ad aspettarli, all'altro capo
del ponte, rispetto, ascolto, sostegno, altri esseri umani pronti ad
accoglierli e a lottare al loro fianco. E' vero, niente accade per caso.

2. RIFLESSIONE. LA NONVIOLENZA

La nonviolenza si oppone alla guerra.
La nonviolenza si oppone alle stragi.
La nonviolenza si oppone agli eserciti.
La nonviolenza si oppone alle armi.
La nonviolenza salva le vite.

La nonviolenza non e' la gentilezza con gli assassini all'opera.
La nonviolenza non e' il silenzio complice.

La nonviolenza e' lotta contro tutte le uccisioni.
La nonviolenza denuncia tutte le menzogne.
Dice i nomi degli assassini.
Sta dalla parte degli assassinati.
Non gioca con le parole.

Si oppone a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre, a
tutti gli eserciti, a tutte le armi, a tutti i poteri assassini.
Sa che una e' l'umanita'.

3. RIFLESSIONE. MARCO BOSONETTO INTERVISTA WILLIAM LEAST HEAT-MOON
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 settembre 2006.
Marco Bosonetto (Cuneo, 1970) e' scrittore e traduttore di testi letterari
dall'inglese. Opere di Marco Bosonetto: Il sottolineatore solitario,
Einaudi, Torino 1998; Nonno Rosenstein nega tutto, Baldini Castoldi Dalai,
Milano 2000; (con Oliver Migliore), Cuneo. Strade, facce, monumenti e cieli
della citta' triangolare, Blu Edizioni, 2001; Morte di un diciottenne
perplesso, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
William Least Heat-Moon (all'anagrafe William Trogdon), gia' insegnante di
lingua inglese, e' scrittore e viaggiatore. Opere di William Least
Heat-Moon: Strade blu. Un viaggio dentro l'America, Einaudi, Torino 1988;
Prateria. Una mappa in profondita', Einaudi, Torino 1994, 1996; Nikawa.
Diario di bordo di una navigazione attraverso l'America, Einaudi, Torino
2000, 2002; Colombo nelle Americhe, Einaudi, Torino 2003]

William Least Heat-Moon e' il nom de plume di William Trogdon, ex insegnante
di inglese dell'Universita' del Missouri diventato scrittore di culto grazie
a un viaggio di tredicimila miglia attraverso gli Stati Uniti lungo le Blue
Highways, le strade che sulle vecchie carte americane erano segnate,
appunto, in blu. Il viaggio, compiuto nel 1978 a bordo di un furgone
ribattezzato Ghost Dancing (Danza degli Spiriti), impiego' altri quattro
anni e nove rifiuti editoriali per trasformarsi in un libro da un milione di
copie. In Italia e' uscito per Einaudi nel 1988 con il titolo Strade blu,
quasi un'etichetta per una filosofia di viaggio che scarta i grandi centri,
le vie battute, i luoghi emblematici per i quali possediamo immagini
preconfezionate. La partenza per quel viaggio circolare, da Columbia
(Missouri) a Columbia, era anche una reinvenzione di se', tema quanto mai
caro alla letteratura americana, un modo per ricostruirsi un'identita' dopo
un fallimento professionale e matrimoniale, a trentotto anni suonati. Ecco
perche' Trogdon si trasforma in Least Heat-Moon, rivendicando l'ottavo di
sangue nativo americano (per la precisione osage) che gli scorre nelle vene.
Least Heat-Moon sta per Minore Luna del Caldo, nome scelto da William per
distinguersi dal fratello Little Heat-Moon. Il professore diventa scrittore
attraverso un apprendistato da hobo, grazie alla scuola del vagabondaggio, e
il nom de plume e' ben piu' di un semplice nome d'arte. Dopo Blue Highways,
Least Heat-Moon lascia passare nove anni prima di dare alle stampe il suo
nuovo lavoro, un'altra immersione nell'America meno conosciuta. Nel 1991
esce PrairyErth (Prateria. Una mappa in profondita', Einaudi 1994). Sembra
il contrario di Strade blu, visto che dal nomadismo programmatico si
indirizza a una altrettanto programmatica stanzialita', concentrandosi sulla
Chase County, nel Kansas: 3.013 abitanti posati su un lembo di terra che si
trova proprio in mezzo alla cartina degli States. A concludere questa
trilogia ideale arriva nel 1999 River-Horse (Nikawa, Diario di bordo di una
navigazione attraverso l'America, Einaudi 2000), ovvero il racconto della
traversata di un continente e due catene montuose, su vie d'acqua, fiumi,
laghi, canali. Il coast to coast e' lentissimo e si snoda nelle vene
dell'America, dall'Atlantico al Pacifico attraverso l'Hudson, i Grandi
Laghi, l'Ohio, il Missouri, il Mississippi. E ogni miglio percorso con
William Least Heat-Moon nello spazio e' anche una peripezia nel tempo, sulle
tracce di esploratori acclamati come Lewis e Clark o di anonimi camerieri
alle prese con la necessita' di sbarcare il lunario. Con Columbus in the
Americas (Colombo nelle Americhe, Einaudi 2003), Least Heat-Moon sembra
avvertire il bisogno di cambiare prospettiva: dal viaggio in America al
viaggio verso l'America, sulla scia delle quattro spedizioni che dovevano
condurre un marinaio genovese a imbattersi nel nuovo continente e a porre le
basi, logistiche e culturali, di un genocidio. Ripercorriamo con William
Least Heat-Moon, oggi protagonista del festival Torino Spiritualita',
qualche tappa dei suoi itinerari mentali.
*
- Marco Bosonetto: Lei era un insegnante trentottenne quando, avendo perso
il lavoro ed essendo stato lasciato da sua moglie, e' salito su un furgone e
ha cominciato a girare gli Stati Uniti prima e poi a scrivere. Da Strade
blu, il libro che l'ha reso noto, e' trascorso un quarto di secolo, e lei e'
diventato un professionista della narrazione di viaggio. Com'e' cambiato il
suo rapporto con la scrittura dal quel lontano 1978?
- William Least Heat-Moon: In un certo senso adesso e' piu' difficile,
perche' effettivamente non mi si e' piu' ripetuta una circostanza
esistenziale altrettanto forte come la necessita' di rimettere insieme la
mia vita dopo esiti tanto disastrosi, con l'obbligo di ripensarmi dopo avere
perso tutti i punti di riferimento fondamentali. Strade blu era una sorta di
ricerca di me stesso condotta attraverso il viaggio; certo non e' il primo
libro, nella letteratura americana, in cui una simile esperienza diventa
metafora di ricerca spirituale, ma e' senz'altro tra quelli che hanno
raggiunto maggiore popolarita' in tempi recenti. E' diventato una specie di
cliche', che ha dato luogo a migliaia di imitazioni. Percio' non avrei
voluto riprendere piu' la stessa falsariga, l'argomento era diventato
logoro, aveva cessato di appartenermi. Del resto, gia' mentre scrivevo
Strade blu, del quale ho fatto ben otto stesure, desideravo che venisse
letto come un libro non tanto su me stesso, quanto sulle persone che avevo
incontrato viaggiando. Cosi', nel corso del processo di riscrittura mi sono
sforzato di scremare gli aspetti personali, tanto che ad alcuni dei
primissimi recensori questo aspetto del libro non piacque. John Updike, per
esempio, lo critico' dicendo che c'era troppo poco di me, ma ancora oggi
penso che sbagliasse, perche' era altrettanto se non piu' importante, per
me, che venisse fuori la vita di altre persone. Anche nel mio ultimo libro,
Colombo nelle Americhe, che e' un saggio storico, parlo esplicitamente di
eventi in cui non sono personalmente coinvolto, e lo stesso sto facendo nel
mio nuovo libro.
*
- Marco Bosonetto: Vent'anni dopo Strade blu, lei e' tornato ad attraversare
l'America con un progetto ancora piu' folle, ossia navigando a bordo di
Nikawa (che nella lingua osage significa "Cavalla di fiume", da cui il
titolo inglese del libro: River-Horse). Cosi' lei descrive la sua
imbarcazione all'inizio del libro: "un nocciolo di balsa spesso cinque
centimetri ricoperto di vetroresina, con scafo piatto a poppa e a V a prua;
lunga poco piu' di sei metri e larga quasi due e mezzo nel punto di massima
ampiezza". Sembra una specie di esercizio di claustrofobia nella terra dei
grandi spazi. Come le e' apparso il suo paese visto dall'acqua e da un tale
cambiamento di prospettiva?
- William Least Heat-Moon: Sono sbarcato dal viaggio a bordo di Nikawa molto
piu' ottimista di quanto non fossi quando sono sceso dal mio furgone Ghost
Dancing ai tempi di Strade blu. E questo perche' il viaggio su vie d'acqua
ha consentito a me e ai miei copiloti, che sono andati a formare una sorta
di personaggio collettivo, di passare al largo dalle ferite inferte al
paesaggio americano dagli ultimi due secoli di industrializzazione. Dal
fiume, l'America era molto piu' simile a quella di due secoli addietro di
come non mi sarebbe apparsa in automobile, anche viaggiando per vie
secondarie. Era piu' facile notare che la natura stava ancora li', che non
dappertutto era in pericolo, non ovunque sotto assedio, e questa
constatazione mi ha dato molta speranza. Cosi' adesso, quando viaggio in
macchina, come ho fatto ultimamente per raccogliere il materiale per il mio
prossimo libro, posso ricordare a me stesso che c'e' un'altra America,
quella che ho visto dai fiumi.
*
- Marco Bosonetto: I suoi libri si presentano come mappe. Nel caso di
Prateria lei lo dichiara esplicitamente fin dal sottotitolo, mentre
all'inizio di Nikawa scrive che l'individuazione, sulle cartine geografiche,
di un itinerario teorico per attraversare l'America in barca ha funzionato
per lei come la scoperta del Graal. In un paesaggio fortemente antropizzato
come quello europeo, disseminato di non-luoghi pressoche' identici fra loro,
si puo' avere la sensazione che sia piu' interessante viaggiare sulle mappe
che non nella realta'. Lo si potrebbe dire anche per l'America, o lei la
vede ancora come la terra della wilderness?
- William Least Heat-Moon: Credo che l'America riesca ancora a sfuggire alle
mappe. E' vero che in alcune aree, specialmente nelle periferie urbane, i
luoghi sono sempre piu' indistinguibili. Ma se si va a vedere il cuore di un
centro abitato si capisce all'istante dove ci si trova. Se sei a Santa Fe'
in New Mexico, per esempio, non puoi confonderti pensando di essere nello
Stato di New York, e nemmeno in California. Io e mia moglie facciamo spesso
questo gioco: mentre vediamo un film, ci chiediamo dove puo' essere stata
girata una determinata scena, e, soprattutto per via del paesaggio, ci
sbagliamo raramente. A volte i nostri viaggi ci sembrano privati di
quell'ingrediente fondamentale che e' la sorpresa, perche' l'incontro
effettivo con i luoghi in cui siamo diretti viene sistematicamente preceduto
da una inflazione di immagini che lo riguardano.
*
- Marco Bosonetto: In un suo articolo sullo Yosemite Park, apparso su
"National Geographic", lei parla della difficolta' di descrivere una delle
montagne piu' fotografate d'America senza cadere nella replica di una
cartolina scadente. Quali sono le sue strategie per evitare questo pericolo?
- William Least Heat-Moon: La strategia principale che deve adottare tanto
un bravo scrittore quanto un buon pittore e' quella di guardare da vicino.
Guardare quello che si ha effettivamente davanti anziche' quello che si
pensa di avere davanti. C'e' una specie di manuale di pittura popolarissimo
negli States da almeno vent'anni, intitolato Drawing on the Right Side of
the Brain, che e' un librone pieno di esercizi pratici, dove essenzialmente
si dice: se devi disegnare questo bicchiere d'acqua smetti di pensarlo e
guardalo. Sembra un paradosso, ma piu' ci sforziamo di essere precisi, quasi
fotografici, piu' ci avviciniamo a dare delle cose un'immagine del tutto
nostra, originale, irripetibile.
*
- Marco Bosonetto: Mi era sembrato di individuare nei suoi libri anche altre
due strategie di fuga dallo stereotipo e dalla cartolina. La prima consiste
nel citare esplicitamente quelli che l'hanno preceduta nei suoi viaggi, come
per esempio Lewis e Clark nel caso della navigazione lungo il
Missouri-Mississippi, ottendendo l'effetto di fare dialogare due epoche
storiche. La seconda strategia e' piu' ovvia: evitare il lato spettacolare
delle cose.
- William Least Heat-Moon: Se evitare il lato spettacolare delle cose
significa schivare le immagini immediatamente riconoscibili, i luoghi di cui
tutti hanno sicuramente sentito parlare, allora si', e' una mia strategia.
Nel libro che sto scrivendo parlo di cose, persone, luoghi che per il grande
pubblico statunitense non significano nulla, soprattutto per l'elite
culturale del Nordest, convinta che in posti come Souther, Oklahoma, o
Steenachee, Florida non possa accadere niente di minimamente interessante.
Non posso certo scrivere per andare incontro a quello che si aspetta il
pubblico newyorchese.
*
- Marco Bosonetto: Nei suoi libri c'e' una grande attenzione per la natura e
per le questioni ambientali, e anche l'accuratezza delle sue descrizioni fa
pensare che lei consideri sacro ogni aspetto dell'esistenza; ma tutto questo
non ha nulla di religioso. Come ha accolto l'invito a un festival dedicato
alla spiritualita'?
- William Least Heat-Moon: Spiritualita' e religione sono due cose
ovviamente diverse. Come lei sa, io sono di origine osage, una tribu' delle
Grandi Pianure, e credo che il mio orientamento verso la spiritualita',
grazie agli insegnamenti di mio padre, risenta molto di questa origine. Non
conosco nessuna parola, ne' in osage ne' in altre lingue delle tribu' delle
Pianure, che possa tradurre "religione", mentre ce ne sono tantissime che
possono tradurre "spirito", "spiritualita'", "spiritezza". E la centralita'
della natura nella spiritualita' dei nativi americani e' nota. Negli ultimi
anni, poi, anche le religioni dimostrano una consapevolezza sempre maggiore
dei temi ambientali, persino quelle "fondamentaliste". Il tempo stringe, i
prossimi venticinque anni saranno decisivi per la sopravvivenza del pianeta.
Ma visto che la sopravvivenza e' un istinto, sono fiducioso.
*
- Marco Bosonetto: I suoi libri offrono al lettore europeo l'opportunita' di
conoscere un'America che non trova spazio nelle produzioni hollywoodiane,
ne' nei notiziari che ci arrivano da oltreoceano. Un'America estremamente
pacifica, mite, collaborativa, solidale. Penso, per esempio, a quella scena
di Nikawa in cui descrive la piena del Mississippi e un intero villaggio che
si mobilita per rinforzare gli argini del fiume. E' difficile far combaciare
questa immagine con quella incarnata dall'amministrazione Bush, ovvero
un'America che mostra i muscoli al mondo.
- William Least Heat-Moon: Una tra le ragioni per cui ho accettato l'invito
a venire a Torino e' che mi si offriva l'opportunita' di spezzare la cortina
di silenzio che impedisce all'America che non si riconosce in Bush di essere
percepita come la vera America. Non a caso il tema del mio intervento, oggi,
sara' proprio il silenzio. Non mi stanco mai di ripetere che nel 2000 George
Bush non ha vinto le elezioni, bensi' e' finito alla Casa Bianca grazie a
quel pasticcio scandaloso dei voti in Florida. Ha vinto nel 2004, invece, ma
solo grazie all'ondata di patriottismo suscitata dall'11 settembre. Ora la
sua popolarita' e quella dei suoi sodali, dai necon ai vari Cheney,
Wolfovitz, Rumsfeld, e' bassissima. Si sono rivelati del tutto incapaci di
rispondere ai problemi piu' autentici, di far funzionare le scuole, per
dirne una. George Bush, per molti americani e', in questo momento, motivo di
imbarazzo e di vergogna. E' importante che gli europei sappiano che gli
Stati Uniti non coincidono con l'amministrazione Bush.
*
- Marco Bosonetto: Nel suo ultimo libro, Colombo nelle Americhe, lei mette
in discussione il mito della "scoperta" come fase "innocente" della
colonizzazione europea, contrapposta alla successiva "conquista", fatta di
sfruttamento e sterminio. Detto altrimenti, lei brucia il santino di un
Cristoforo Colombo buono, inviso gli avidi hidalgos spagnoli e, seguendo i
diari delle varie spedizioni colombiane, presenta un ammiraglio che, passata
la commozione del primo sbarco, osserva con estrema rapacita' le terre, gli
uomini, le risorse del Nuovo Mondo, contabilizzando la scoperta. Questo
sguardo demistificante e' motivato da una istanza di risarcimento per le sue
origini native o e' solo frutto di un interesse storico?
- William Least Heat-Moon: Lei non immagina quanto sia ancora difficile, nel
XXI secolo, mettere in discussione la figura di Colombo negli Stati Uniti, e
quante critiche mi siano piovute addosso. Ricordo l'e-mail di una signora
che mi accusava di avere infangato la memoria della comunita' italoamericana
e pretendeva che Colombo fosse stato messo a morte dal re di Spagna perche'
non si era piegato ai piani di sfruttamento della Corona: cosa del tutto
falsa. Colombo e' morto nel suo letto, forse non ricco e potente come
avrebbe desiderato, ma non certo sul lastrico. Una cosa che senz'altro mi
premeva mettere in luce, dato che gli Stati Uniti sono percepiti come un
paese estremamente materialista in cui conta solo il denaro, e' che questa
brama di saccheggio e di arricchimento e' arrivata nel Nuovo Mondo con gli
europei, sebbene sembra che la loro consapevolezza sia talvolta inferiore
alla nostra. Ricordo una conversazione in treno con un passeggero olandese,
che molto tranquillamente mi espresse la sua antipatia per l'avidita',
l'imperialismo, il segregazionismo americani nei confronti della gente di
colore. Di primo acchito mi scusai, dissi che ero d'accordo con lui, poi mi
venne in mente che probabilmente egli ignorava come gli olandesi siano stati
tra i principali mercanti di schiavi della storia.
*
- Marco Bosonetto: Il fatto che nel presentarla come scrittore si sottolinei
la sua origine nativo-americana e' una cosa che le piace, o che le sembra
ghettizzante e funzionale a un'operazione di marketing?
- William Least Heat-Moon: Dipende. Io mi definisco un americano di origine
inglese, irlandese e osage. La componente osage incide molto sul mio modo di
scrivere e mi preme che il lettore lo capisca. Se mi abbia dato un vantaggio
nella promozione dei miei libri, non lo so, forse all'inizio si'. Ma ora e'
il mio impegno come ambientalista a rendermi piu' riconoscibile. Percio' la
pubblicistica di destra mi attacca con motivazioni ideologiche, mentre i
recensori di sinistra talvolta mi attaccano per ragioni letterarie, e questo
lo accetto. Nel libro che sto scrivendo parlo di una donna che vive di noci
ed erbe, spostandosi su un camper attraverso l'America, senza lavorare,
senza chiedere un soldo all'assistenza pubblica. Vive dei frutti della
terra, ma in contesti assolutamente urbani. Oppure racconto di un tizio che
ha inventato una bicicletta con una terza ruota con cui viaggia pedalando
sui binari della ferrovia. Mi interessano queste figure apparentemente fuori
dal tempo, che in realta' sono le uniche davvero al passo con l'avanguardia:
persone che hanno preso atto fino in fondo dello stato del pianeta e della
necessita' di cambiare il nostro stile di vita.

4. LIBRI. BARBARA ROMAGNOLI PRESENTA "RAZZISMO, METICCIATO, DEMOCRAZIA
RAZZIALE" DI VALERIA RIBEIRO COROSSACZ
[Dal quotidiano "Liberazione" del 20 settembre 2006.
Barbara Romagnoli (per contatti: duepunti2 at yahoo.it), giornalista e
saggista, e' nata e vive a Roma; laureata in filosofia con una tesi su
"Louise du Neant: esperienza mistica e linguaggio del corpo", si e' poi
interessata di studi di genere; collabora con varie testate (tra cui
"Liberazione", "Carta", "Marea").
Valeria Ribeiro Corossacz (1972), antropologa brasiliana, e' laureata in
filosofia presso l'Universita' di Siena, ha conseguito il Dea (Diplome
d'etudes approfondies) in antropologia sociale presso l'Ecole des hautes
etudes en sciences sociales di Parigi, e il dottorato di ricerca in
antropologia in cotutela presso l'Universita' di Siena e l'Ehess; ha
condotto ricerche sul campo a Rio de Janeiro (Brasile) sui temi del razzismo
tra studenti di favelas e sul rapporto tra razzismo e sessismo nell'ambito
dell'identita' nazionale e della salute riproduttiva presso due reparti di
maternita' di ospedali pubblici; ha pubblicato saggi in Italia e all'estero;
attualmente svolge attivita' di ricerca presso l'Isfol (indagine sugli
imprenditori immigrati) e attivita' didattiche presso l'Universita' di
Modena e Reggio Emilia. Opere di Valeria Ribeiro Corossacz: Il corpo della
nazione. Classificazione razziale e gestione sociale della riproduzione in
Brasile, Roma, Cisu, 2004; Identite' nationale et procreation au Bresil.
Sexe, classe, race et sterilisation feminine, Paris, L'Harmattan, 2004;
Razzismo, meticciato, democrazia razziale. Le politiche della razza in
Brasile, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006]

Sullo sfondo, nel corso della lettura, si sente l'eco di Zumbi, lo schiavo
ribelle che alla fine del Seicento fondo' il Quilombo di Palmares, prima
repubblica libera e indipendente dell'America latina. Una repubblica di neri
che si ribellavano allo schiavismo dei colonizzatori brasiliani. E proprio
in Brasile, finita la schiavitu' nel 1888, si animo' il dibattito sulla
"questione razziale", ossia sulle relazioni sociali tra discendenti di
indigeni, africani ed europei, e sulla presunta mancanza di razzismo in un
paese che l'immaginario comune ha sempre visto come un vero e proprio
paradiso razziale. Quel crogiolo che Jorge Amado dichiaro' essere "la somma
meravigliosa di ogni possibile contraddizione: in ogni uomo veramente
brasiliano scorre un sangue ricco di fermenti europei, africani, indios,
meticci".
Da queste contraddizioni e dalla storia, a cavallo tra il XIX e il XX
secolo, delle idee, delle pratiche e delle rappresentazioni di potere tra
"razze" differenti, inizia la narrazione di Valeria Ribeiro Corossacz che,
nell'agile saggio dal titolo Razzismo, meticciato, democrazia razziale. Le
politiche della razza in Brasile (Rubbettino, pp. 136, euro 8), ricostruisce
i passaggi piu' salienti che hanno caratterizzato la costruzione
dell'identita' nazionale brasiliana negli ultimi 120 anni.
L'intento della giovane antropologa, che in questo testo ha messo a frutto
anche le sue ricerche sul campo negli ultimi dieci anni in Brasile, e'
quello di indagare i fondamenti teorici e pratici che hanno costruito
l'immagine del Brasile come paese immune dal razzismo, per poi arrivare ai
giorni nostri nella descrizione delle politiche positive che il razzismo,
vivo e vegeto, lo vogliono combattere.
*
Il lavoro di Ribeiro Corossacz ci mostra chiaramente come nel corso del
tempo e con riferimento costante alle nozioni di razza e meticciato,
l'elaborazione della identita' brasiliana sia mutata diverse volte, ma
sempre con l'obiettivo di arrivare ad una idea di brasilianita' forte e
omogenea, spesso senza soffermarsi troppo su chi ne facesse le spese.
Nel corso del tempo si e' passati dalla teoria del "branqueamento"
(sbiancamento) della popolazione nera dell'inizio del XX secolo,
all'immagine della democrazia razziale degli anni Trenta e Quaranta, fino
all"attuale situazione caratterizzata da un sempre maggiore riconoscimento
della discriminazione razziale subita dalla popolazione nera e dalle altre
minoranze.
A giocare un ruolo importante e' stato il concetto di "meticciato" che, ad
esempio, nella teoria del branqueamento non veniva piu' letto come
"manifestazione della degenerazione della popolazione, ma come il segno che
questa stessa popolazione si stava sbiancando, perdendo gli 'elementi
inferiori' grazie alla presenza dell''elemento superiore' bianco". Fu cosi'
che tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo il governo
brasiliano attuo' una politica di apertura nei confronti della immigrazione
"bianca", cosi' da poter facilitare l'opera di branqueamento e valorizzare
sempre piu' la figura del meticcio come "elemento di passaggio verso una
nazione civilizzata e bianca".
Con l'arrivo negli anni Trenta e le teorie di Gilberto Freyre cambia
completamente la prospettiva e Ribeiro Corossacz si sofferma sull'analisi
dell'opera piu' famosa di Freyre, Padroni e schiavi (1933), dove lo studioso
oltre a valorizzare la societa' "miscigenada" (mescolata) come la
"mediazione neutra tra le specificita' culturali di ciascun gruppo" arriva
anche a un concetto di meticciato come "un modo per sfumare le ineguaglianze
sociali". Senza dubbio con Freyre il meticciato diventa una pratica fra
attori sessuati, per lui "nasce dalla vita sessuale dei padroni e delle
schiave", e cio' per lui diventa la base di quella che verra' definita
democrazia razziale. Ma il limite di questa interpretazione e' proprio nel
non aver tenuto conto dei rapporti di forza sottesi a questa "intimita'" tra
padroni e schiave. Sottolinea Ribeiro Corossacz, come "l'intero immaginario
storico della democrazia razziale e del meticciato e' stato elaborato da una
posizione specifica: quella dell'uomo bianco padrone di una casa-grande,
delle sue relazioni sessuali con le donne schiave e della riproduzione che
ne conseguiva e che permetteva la formazione di un Brasile meticcio".
Nonostante le critiche che negli anni sono state portate alla riflessione di
Freyre, Ribeiro Corossacz nota come nessuno, tranne le femministe nere,
abbia mai tenuto conto del punto di vista delle donne, che all'interno degli
"inferiori" erano ancora piu' inferiori e sfruttate. Anche perche', ricorda
l'autrice, "il Brasile non si e' mai visto come una democrazia sessuale,
ossia l'uguaglianza tra i sessi non e' mai stata il principio fondatore
dell'identita' nazionale".
A complicare ancora di piu' lo scenario c'e' la questione della percezione
del "colore" da parte dei brasiliani. Alcuni giovani intervistati
dall'autrice descrivono la loro pelle con numerosi termini che equivalgono a
tantissime sfumature, che ovviamente mutano con la percezione soggettiva. Si
va dal moreno, bianco, mulatto al nero, blu, marrone bon bon che viene cose'
descritto: "un bel colore, regolare, ne' molto chiaro ne' molto scuro". Da
queste rappresentazioni si puo' dedurre come i brasiliani cerchino di
frammentare "l'opposizione piu' sgradevole bianco/nero, in tante piccole
opposizioni impercettibili" e forse qui piu' che altrove si ritrova la
pratica di un razzismo contemporaneamente negato e riconosciuto. Nel non
accentuare, o nominare, la differenza piu' marcata si cerca di
autoconvincersi che ogni colore sia accettato come gli altri.
*
La realta' purtroppo come sappiamo bene e' molto differente, e la
popolazione nera in Brasile continua a subire pesanti discriminazioni,
nonostante si stia cercando negli ultimi anni di introdurre pratiche e
normative per modificare lo stato delle cose. Il saggio di Ribeiro Corossacz
non ha facili soluzioni ma cerca di svelare i nodi cruciali della ricerca
d'identita' nazionale costruita sul finto mito dell'armoniosa mescolanza e
della piena uguaglianza tra le tante culture del Brasile. Per dirla con le
parole di Ribeiro Corossacz, "di fronte alla complessita' del contesto
brasiliano, resta ancora aperta per ricercatori, politici, attivisti, uomini
e donne la sfida di pensare un modello di lotta al razzismo che sappia
convivere con le caratteristiche della societa' brasiliana, della sua
storia, e delle forme specifiche che in questo paese prende il razzismo.
Guardando oltre il Brasile, rimane aperta la questione se sia possibile
superare un sistema che produce diseguaglianze socio-economiche senza un
conflitto aperto tra quei gruppi che occupano posizioni opposte, siano essi
classi, 'razze' o sessi".

5. LIBRI. FRANCO CASSANO PRESENTA "CARI AMICI DEL NORD" DI TONINO PERNA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 26 settembre 2006.
Franco Cassano, docente universitario, e' un autorevole sociologo e
saggista. Dal sito www.comune.benevento.it riprendiamo la seguente scheda:
"Franco Cassano e' nato ad Ancona nel 1943 e insegna Sociologia della
conoscenza nell'Universita' di Bari. E' stato intellettuale di punta del
marxismo meridionale, ma ha iniziato, negli anni Ottanta, una riflessione
che, senza rinnegare quelle radici, si apriva a nuovi orizzonti. Il pensiero
meridiano, ovvero ripensare il Mezzogiorno riconsiderando la sua identita'
culturale rispetto a una modernizzazione che non lo ha fatto, e' l'opera che
nel 1996 ha aperto il dibattito sull'autonomia del pensiero meridionale. In
Approssimazione. Esercizi di esperienza dell'altro (Il Mulino, 1989),
partendo dal presupposto dell'assoluta trascendenza dell'altro, chiunque
egli sia, venivano analizzati i modi dell'avvicinamento, riconoscendo la
necessita' di "una volonta' d'impotenza". Partita doppia. Appunti per una
felicita' terrestre (Il Mulino, 1993) era uno straordinario percorso in otto
stazioni che cercavano di evidenziare come ogni situazione della vita e
della storia sia, appunto, una "partita doppia", abbia vantaggi e svantaggi,
schiudendoci spesso all'orizzonte tragico, che e' quello in cui l'uomo e'
gettato. Ne Il pensiero meridiano (Laterza, 1996), il suo libro piu' celebre
che ha posto le basi teoriche di un nuovo meridionalismo, il Sud del mondo
(anche attraverso una riflessione su Camus e Pasolini) viene pensato a
partire da parametri nuovi, valorizzandone prima di tutto l'osmosi con il
mare, l'"andar lenti", contro il mito moderno dell'"homo currens", la sua
dimensione di frontiera. Con Mal di Levante (Laterza, 1997) e Paeninsula
(Laterza, 1998) Cassano ha esteso la sua riflessione a Bari e all'Italia,
insistendo su temi come la contaminazione tra le culture per risolvere il
rapporto con il futuro. Modernizzare stanca (Il Mulino, 2001) raccoglie una
serie di saggi in cui Cassano riflette con sobrieta' e ironia su una gran
varieta' di aspetti del vivere umano. La modernita' - questa la tesi di
fondo - presenta dei coni d'ombra: esistono degli aspetti che non riesce a
risolvere in modo soddisfacente, esistono dei valori (favole, preghiere,
ricordi infantili, passioni, relazioni affettive) che essa, a volte
colpevolmente, trascura, e che possono essere proficuamente riattivati per
renderci meno nevrotici. Il suo ultimo lavoro e' una breve saggio su
Leopardi, Oltre il nulla (Laterza, 2003), la cui tesi centrale e' che il
"nulla" nell'autore de La ginestra e' solo la penultima parola. Il
disincanto di cui il recanatese si fece teorico e poeta non coincide con la
resa. Nostro compito e' farci carico della verita' senza rassegnarsi. Nello
stesso tempo Leopardi va riattivato come poeta civile, alfiere di una
"solidarieta' planetaria", che puo' nascere dalla capacita' dello "sguardo
da lontano". Cassano appare come uno dei pensatori piu' liberi ed originali
del panorama intellettuale italiano, grazie anche alla sua passione e alla
sua inesausta curiosita' intellettuale, che rompe barriere tra discipline e
ideologie. Fa parte del comitato scientifico del Laboratorio Progetto
Poiesis e della redazione della rivista "Da qui". Presiede a Bari il
movimento di cittadinanza attiva Citta' plurale".
Tonino Perna, economista e sociologo, docente universitario di economia e di
sociologia economica; dal 1979 al 1983 ha collaborato con il Centro studi
Cisl del mezzogiorno, l'Ervet di Bologna, Rai 3 Calabria, il Centro Studi
Cgil di Roma; e' stato uno dei promotori del movimento per la pace nel sud
d'Italia e presidente dell'Associazione per la pace "24 ottobre" di Reggio
Calabria; nel 1983 ha fondato il Cric (Centro regionale d'intervento per la
cooperazione, ong italiana nata su una strategia di cooperazione sud-sud,
con un forte impegno sul territorio di Calabria e Sicilia e diversi progetti
di cooperazione nei Balcani, nel Mediterraneo, in Medio Oriente, Africa e
America Latina); presidente del parco nazionale dell'Aspromonte e presidente
del Comitato etico della Banca popolare etica di Padova. Opere di Tonino
Perna: Mercanti imprenditori consumatori, Angeli, Milano 1984; Lo sviluppo
insostenibile, Liguori, Napoli 1994; Fair Trade. La sfida etica al mercato
mondiale, Bollati Boringhieri, Torino 1998; Aspromonte. I parchi nazionali
nello sviluppo locale, Bollati Boringhieri, Torino 2002; Destra e sinistra
nell'Europa del XXI secolo, Terre di Mezzo, Milano 2006; Cari amici del
Nord. C'era una volta il Sud... e c'e' ancora, Intra Moenia, Napoli 2006]

Nell'epoca in cui anche per parlare di fiducia e solidarieta' si usa la
parola "capitale", sia pure aggiungendo pudicamente a essa l'aggettivo
"sociale", Tonino Perna e' un tipico esempio di iper-capitalista, un
instancabile animatore di esperienze, dal commercio equo e solidale alle
banche etiche, a tante altre iniziative esterne ai circuiti ufficiali, di
cui ha raccontato nei suoi scritti.
Questo libro, che e' un lungo viaggio nel sud sotto forma di lettere a dei
Cari amici del Nord (Edizioni Carta Intra Moenia, pp. 120, euro 10), lo
rappresenta bene, proprio perche' mescola la riflessione ai volti e al
racconto, misura le teorie con il metro ruvido delle storie. Il fine del
libro e' nitido: mettere in discussione un'immagine stereotipata, quella che
ritrae il sud come una terra desolata dove un potere torbido e feroce regna
sovrano e nulla di nuovo puo' accadere.
Certo, la storia del sud e' piena di sconfitte, ma non e' riducibile a esse:
essa e' fatta anche di altri percorsi, che pochi conoscono. Le lettere
diventano cosi' il racconto di storie di meridionali diversi, in lotta
contro il potere, che hanno provato a dare alla loro ribellione una
dimensione positiva, anche se con esiti urticanti e difficili. Chi e'
fuggito per andare a Bologna, la patria del "comunismo" emiliano, e per
assaggiare anche la' il sale delle discriminazioni. Chi invece, avendo
vissuto per venticinque anni in cassa integrazione, si e' progressivamente
inventato le occupazioni piu' diverse, pur di affermare la propria dignita'
e rifiutare l'umiliante etichetta del mantenuto. E poi altre storie,
l'alternanza delle sconfitte e di piccole utopie concrete, fragili, ma tali
da illuminare una vita. Certo, spesso queste scintille non appiccano il
fuoco alla prateria della passivita' e si spengono nel cinismo di massa, ma
ritornano sempre, anche dopo le piu' terribili delusioni.
*
Questo sud diverso Perna non solo lo conosce, ma lo ha incarnato con una
sequenza di esperienze-pilota, ultima quella di presidente del Parco
nazionale dell'Aspromonte, allorche' ha sfidato il monopolio della Zecca
provando a dare al Parco una sua moneta. Ma non si tratta, qui e' il punto,
di una vocazione testimoniale, bensi' di un'idea e di un progetto politico,
a partire dal sud.
Non a caso il libro e' dedicato a un amico del nord, Alfredo Salsano,
infaticabile e prezioso animatore della Bollati Boringhieri, cacciatore di
tutti i pensieri e di tutte le esperienze collocate fuori del quadro della
cultura dominante. Salsano e' stato l'editore che ha scommesso con piu'
coraggio, sulla scia di Sismondi e Polany, sull'idea che reincorporare
l'economico nel sociale fosse piu' facile a partire dalle periferie e dai
sud, da quelle zone che l'establishment culturale guarda con sufficienza e
che invece esplorano strade inedite, anticipando i movimenti del mondo. Ma
Salsano e' stato, purtroppo, un'eccezione.
*
Molti degli amici del nord a cui Perna si rivolge sono giornalisti e
intellettuali che hanno seguito con passione le battaglie civili del sud.
Alla lunga pero' la maggior parte di essi e' stata risucchiata dalla
distanza e dalla forza d'inerzia dello stereotipo. Non hanno tutti i torti,
l'abbiamo gia' detto: troppo spesso i tentativi di rinnovamento sono stati
riassorbiti da un potere che riesce a presentarsi come imbattibile, eterno.
Ma a spegnere queste scintille contribuisce anche il modo in cui i grandi
media raccontano il sud: quando c'e' un delitto arrivano le grandi firme
come inviati di guerra, e, dopo un po', ritorna una siderale distanza.
Questo oblio fa mancare attorno alle esperienze di rinnovamento l'ossigeno
dell'attenzione, quella che invece viene data ogni volta alle faide e agli
omicidi mafiosi. E l'isolamento, lo sappiamo, all'inizio della sconfitta.
Ma non ci s'inganni: quella di Perna non e' una richiesta di attenzione
subalterna e banale, ma un appello al nord a tornare a battaglie comuni, ben
sapendo che solo il ritorno di queste solidarieta' "grandi" potra' dare
forza a chi a sud vuole cambiare davvero. La questione settentrionale ha
aggravato quella meridionale, perche' ha rattrappito l'anima del nord. Il
leghismo silenzioso, quello che non ha bisogno di votare per Bossi,
rappresenta lo spostamento del conflitto dal rapporto tra le classi a quello
tra i territori, una contrazione spaziale delle solidarieta'.
*
Dal sud si puo' e si deve ripartire. Ecco perche', nonostante qui e la' si
affacci l'amarezza, ("Perche' tutto si regge su di una persona in questo
nostro sud?", perche' "da nessuna parte tutto si squaglia cosi'
velocemente"?), Perna conclude con un inventario delle qualita' di cui il
sud "arretrato" dispone, e che il nord sembra avere smarrito: "Ci sono delle
forze che agiscono sottotraccia, (...) cambiamenti impercettibili al
cronista che arriva per qualche giorno e intervista i soliti noti, ma sono
cambiamenti rilevanti se uno li sa leggere". E' da queste tracce che occorre
ripartire, dalla capacita' di inventarsi una vita fuori degli schemi,
dall'integrazione meno drammatica dei migranti, dalla disponibilita' ad
aggirare i propri stessi pregiudizi. E' la storia, ad esempio, della giovane
marocchina che, dopo aver fatto convertire all'Islam il marito, si rivolge
all'avvocato per divorziare, e, di fronte alle resistenze di quest'ultimo,
replica "per caso lei e' musulmano?".
Si tratta quindi di ripartire dalla creativita' e dall'ospitalita', virtu'
di strada, ma capaci di dare, come il basso continuo, il tempo alla musica.
Intrecciare apertura e legame sociale, una mobilitazione lenta, ma
capillare, capace di ricostruire il senso e l'utilita' dei beni comuni, di
scucire il sud dalla comoda figura dell'arretratezza. E' partendo da qui,
tenendosi lontani dal monoteismo della crescita, che nord e sud possono
rincontrarsi, che e' possibile "far crescere le reti di solidarieta', i
legami sociali e comunitari, le innovazioni nel modo di produrre e
distribuire il reddito". E' questa la strada proposta da Perna, coerente del
resto con tutto il suo lavoro precedente. Difficile non essere d'accordo.
*
C'e' solo un dubbio che non vogliamo nascondere, l'impressione che questa
resistenza solidale si alimenti di un'immagine troppo buia e catastrofica
della modernita'. Ci e' accaduto talvolta, parlando con gli amici calabresi,
di avvertire come l'eco di un'antica paura del mare, un'opzione per la
sicurezza comunitaria delle montagne. Noi riteniamo invece che il mare sia
una sfida, ancora piu' attuale per chi vuole costruire una cerniera
euro-mediterranea. Certo il mare puo' sommergere, ma il rimedio non puo'
essere quello di chiudersi a terra e di distruggere le navi. Non si puo'
ridurre la modernita' allo sradicamento e contrapporre frontalmente
comunita' e societa'. Se il progetto e' quello di reincorporare l'economico
nel sociale non si tratta solo di pedalare all'indietro, di decrescere.
Occorre disegnare nuovi spazi, che stanno a fatica nelle vecchie categorie e
nelle vecchie contrapposizioni. Io credo che la costruzione comunitaria, di
cui il lavoro di Perna e' una cerniera decisiva, debba accettare la sfida
del mare, far scendere la Calabria dalle sue montagne, pur senza tradirle.
Ma e' abbastanza evidente che non stiamo parlando solo della Calabria ne'
solo del sud.

6. RIEDIZIONI. GISELA BOCK: LE DONNE NELLA STORIA EUROPEA
Gisela Bock, Le donne nella storia europea. Dal Medioevo ai nostri giorni,
Laterza, Roma-Bari 2001, 2006, pp. VI + 502, euro 11. Apparso nel 2000 nella
collana "Fare l'Europa" (pubblicata in coedizione in piu' lingue da vari
prestigiosi editori europei come contributo alla costruzione di una cultura
europea condivisa), e specificamente per essa scritto, questo testo
dell'illustre storica, gia' autrice di altre rilevanti opere sulla storia
delle donne, costituisce una lettura che vivamente raccomandiamo.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1434 del 30 settembre 2006

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