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La nonviolenza e' in cammino. 1460



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1460 del 26 ottobre 2006

Sommario di questo numero:
1. La scelta dell'umanita'
2. Umberto Santino: Per una storia dell'impunita'
3. Laura Minguzzi: Una donna sola
4. Virginia Woolf: Pareti
5. Rosa Luxemburg: L'ordine
6. Enrico Peyretti presenta "L'antibarbarie" di Giuliano Pontara
7. Riletture: Svetlana Aleksievic, Incantati dalla morte
8. Riletture: Svetlana Aleksievic, Preghiera per Cernobyl'
9. Riletture: Svetlana Aleksievic, Ragazzi di zinco
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LA SCELTA DELL'UMANITA'
[Gabriele Torsello, giornalista, fotografo e documentarista freelance,
collaboratore di movimenti umanitari, impegnato contro la guerra e contro le
violazioni dei diritti umani, e' stato rapito in Afghanistan sabato 14
ottobre 2006]

Sia liberato Gabriele Torsello.
Cessi la guerra in Afghanistan.
*
La guerra e' questa barbarie: ne' i vivi ne' i morti rispetta, ma tutto
devasta e impietrisce, ma tutti uccide ed imbestia. Trasforma in porci gli
umani, per sempre le anime spezza, rompe i corpi, i volti frantuma.
La guerra che e' sempre nemica di tutta l'umanita'.
*
L'Italia faccia tutto il possibile per salvare la vita di Gabriele Torsello.
Ma faccia anche cio' che e' necessario ed urgente per salvare anche le
infinite altre vite che la guerra minaccia e distrugge.
E cio' che e' necessario e' che l'Italia cessi immediatamente di partecipare
alla guerra; che esplicitamente si opponga alle stragi commesse dalla Nato,
coalizione di cui fa parte, e le faccia cessare; che si impegni per la
smilitarizzazione del conflitto e il disarmo delle parti; che rechi aiuti
umanitari con interventi rigorosamente disarmati e nonviolenti.
*
Cessi la guerra in Afghanistan.
Sia liberato Gabriele Torsello.

2. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: PER UNA STORIA DELL'IMPUNITA'
[Dal sito del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo (per contatti: via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel.
0916259789, fax: 091348997, e-mail: csdgi at tin.it, sito:
www.centroimpastato.it) riprendiamo il testo dell'introduzione di Umberto
Santino alla nuova edizione di AA. VV., Peppino Impastato: anatomia di un
depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001, 2006.
Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici
piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi
studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri
criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e
criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia
difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e
guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano
1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia
agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto
Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio
a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda
edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di
sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano
di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto
politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia
interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la
democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella
della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in
terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato",
Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di
Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e
il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino,
Soveria Mannelli 2000. Su Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata
"Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino"
apparsa su questo stesso foglio nei nn. 931-934.
Giuseppe Impastato nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi
(Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e
rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia
difficile", fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Scritti di Peppino
Impastato: Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano
di documentazione Giuseppe Impastato, seconda edizione Palermo 2003. Opere
su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il
depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei
coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La
mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti
imperfetti, Mondadori, Milano 1994. Tra le pubblicazioni recenti: AA. VV.,
Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001,
2006 (pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia
presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi
Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio
Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica
Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film
omonimo). Ma cfr. anche le molte altre ottime pubblicazioni del Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato"]

La prima edizione di questo libro e' uscita nel maggio del 2001, pochi mesi
dopo l'approvazione della relazione della Commissione parlamentare antimafia
sul "caso Impastato".
Da allora sono passati cinque anni e il "caso Impastato" e' diventato una
delle narrazioni esemplari della storia del nostro Paese. Esemplare e' la
vicenda esistenziale e politica di Peppino Impastato, un caso unico nella
storia delle lotte contro la mafia, per la sua provenienza da una famiglia
mafiosa e la rottura radicale con il padre e la parentela che e' alla base
delle sue scelte, anche se l'icona mediatica, modellata sul titolo del film
(I cento passi), che lo ha fatto conoscere a centinaia di migliaia di
persone, e' schiacciata sullo stereotipo della vicinanza e della
contiguita'. Esemplare la scelta della madre e del fratello di rompere con
la cultura mafiosa della vendetta e di attivarsi per chiedere verita' e
giustizia. Esemplare la decisione di alcuni compagni di militanza di
continuare sul cammino intrapreso con Peppino, quando ormai si respirava
aria di riflusso e di resa. Esemplare l'azione del Centro siciliano di
documentazione, nato nel 1977 e successivamente dedicato a Impastato, che ha
avuto un ruolo decisivo nel salvare la memoria di Peppino, quando quasi
tutti lo consideravano un terrorista e un suicida, legando al suo nome
l'attivita' di ricerca e di mobilitazione, da trent'anni condotta con le
scarse risorse dei soci. Esemplare l'attivita' della Commissione
parlamentare che in soli due anni ha ricostruito una vicenda complessa e
spinosa, mettendo a nudo le responsabilita' dei depistatori, rimaste fuori
dai procedimenti giudiziari che nei mesi successivi all'approvazione della
relazione, dopo quasi venticinque anni dal delitto, hanno individuato e
condannato i mafiosi incriminati: Gaetano Badalamenti e il suo vice Vito
Palazzolo, successivamente deceduti.
Purtroppo e' esemplare anche il dopo. Nella introduzione alla prima edizione
scrivevo che la Relazione poteva essere il primo capitolo di una storia
dell'impunita' nel nostro Paese dal dopoguerra a oggi e davo qualche
indicazione sui possibili capitoli successivi, "dagli omicidi dei militanti
del movimento contadino (a cominciare dall'inchiesta sull'assassinio di
Accursio Miraglia, del gennaio 1947, con due sentenze contraddittorie) ai
fatti piu' recenti, guardando al ruolo che hanno avuto le istituzioni nella
legittimazione del delitto, garantendo l'impunita' e attivandosi solo dopo i
delitti eclatanti e le stragi, e solo in un'ottica di emergenza, cioe' di
risposta alla violenza mafiosa".
*
Questa storia non si e' potuta scrivere, anzi si e' cercato di scriverne
un'altra. Il quinquennio da cui stiamo uscendo, lentamente e a fatica, ha
visto una gestione del potere che rimanda a un modello culturale e
antropologico che ha fatto dell'illegalita' una risorsa e dell'impunita' un
programma e una bandiera. In tale quadro la mafia non poteva non essere
declassata a mera criminalita', con la mitizzazione della figura di
Provenzano, latitante per 43 anni a due passi da casa, e l'antimafia a
retorica celebrativa, in cui la commemorazione dei morti serviva per
assolvere o condannare i vivi.
Cosi' abbiamo assistito a riti funerari che santificavano magistrati come
Falcone e Borsellino officiati da ministri che tacciavano come "toghe rosse"
i magistrati impegnati sullo stesso fronte. Il rapporto mafia-politica,
storicamente e attualmente costitutivo del fenomeno mafioso, e' stato negato
e marchiato come invenzione di una magistratura politicizzata e nel contempo
venivano candidati ed eletti uomini sotto processo per mafia, presentati
come martiri di una giustizia persecutoria e distorta. Prima, anche nei
tempi piu' bui della storia del nostro Paese, non si era mai arrivati a
tanto.
In questa operazione di riscrittura della storia e di autoassoluzione di un
ceto politico, forse il piu' squallido e sfrontato della storia nazionale,
la Commissione parlamentare antimafia ha avuto il suo ruolo e si deve dire
che lo ha assolto interamente e diligentemente. Gia' nella relazione del
2001 la maggioranza della Commissione parlamentare dichiarava che il
rapporto mafia-politica non esisteva e per avallare tale affermazione
venivano utilizzate anche le critiche di chi scrive rivolte a contestare
come parziale e riduttiva l'icona del "terzo livello" (secondo cui ci
sarebbe un edificio a tre piani: in basso i gregari, al centro i capimafia,
in vetta una sorta di supercupola massonico-finanziaria), formulate nel
contesto di una prospettiva analitica fondata sulla centralita'
dell'interazione tra mafia e politica, ben piu' complessa e articolata di
quella rappresentazione mediatica. Nella relazione finale della maggioranza
questa concezione, infondata e interessata, viene ribadita e corredata da
una lettura del processo Andreotti smaccatamente falsa: si ignora che il
rapporto con i mafiosi dell'ex presidente del Consiglio e' stato accertato
fino al 1980 ma prescritto e che l'assoluzione riguarda soltanto il periodo
successivo. Una sentenza bifronte, emblematicamente "all'italiana", fatta
per salvare capra e cavoli, cioe' Procura e imputato, che pero' veniva
omologata a un'analisi che vorrebbe il fenomeno mafioso unidimensionale e
spoliticizzato.
*
Le vicende della Commissione, con una maggioranza che eseguiva un compito
che le era stato affidato, e un'opposizione che si lasciava paralizzare, mi
hanno portato nel febbraio del 2005 a presentare le dimissioni da
consulente, incarico che avevo accettato confidando che almeno qualche
frammento di quella storia dell'impunita' potesse essere tratteggiato, anche
soltanto da parte di un'opposizione non imbrigliata. La relazione di
minoranza e' venuta troppo tardi, quando i guasti erano gia' fatti e solo
qualche rappresentante della magistratura, sempre piu' isolato e disarmato,
insisteva nel porre l'accento sulle relazioni tra mafia e politica,
utilizzando anche espressioni di chi scrive, per molto tempo messe
all'indice. Una per tutte: "borghesia mafiosa", che non ha mai voluto
significare, nel corpo delle mie ricerche, criminalizzazione in blocco ma
attenta e documentata, o documentabile, analisi di un sistema relazionale,
intessuto di rapporti con soggetti del mondo delle professioni,
dell'imprenditoria, della pubblica amministrazione, della politica e delle
istituzioni, che condividono con i capimafia interessi e codici
comportamentali e senza di cui i boss di Cosa Nostra sarebbero soltanto dei
criminali primitivi e semianalfabeti. Tali sono i personaggi che sono stati
indicati come "capi dei capi", Toto' Riina e Bernardo Provenzano, fermi alle
prime classi delle scuole elementari, vissuti nel ristretto orizzonte locale
e pure, grazie a quel sistema di rapporti, proiettati nei traffici
internazionali, nel controllo di settori strategici come l'uso del denaro
pubblico, degli appalti, della sanita'. Anche le loro lunghe latitanze non
si spiegano senza quel sistema di rapporti, non sempre configurabili come
reati e che dovrebbero essere analizzati non solo da studiosi di buona
volonta' ma da soggetti istituzionali intenzionati a decriminalizzare un
apparato di potere il cui funzionamento e' in aperta contraddizione con la
Costituzione democratica. Cosa diventa la democrazia se non una spoglia
procedurale quando il delitto condiziona scelte e decisioni, seleziona
alleanze ed esclusioni, come e' avvenuto con la strage di Portella della
Ginestra che ebbe un ruolo importante se non decisivo nella rottura della
coalizione antifascista e nella nascita del centrismo a Roma e a Palermo,
nonostante la prima e ultima vittoria delle sinistre nelle elezioni
regionali del 20 aprile 1947? E quale e' stato il ruolo della violenza,
mafiosa-neofascista-piduista, nel determinare o condizionare la vita
politica del nostro Paese? E quale peso hanno avuto i rapporti con la mafia
e la cultura dell'illegalita' nella nascita e nell'affermazione del
berlusconismo? Domande che non hanno avuto e difficilmente avranno una
risposta in sede giudiziaria.
*
La pubblicazione della nuova edizione della Relazione sul caso Impastato
ripropone queste domande e riapre un cammino interrotto. Il nuovo governo e
la nuova Commissione antimafia saranno in grado di scrivere altri capitoli
di quella storia dell'impunita' che nel 2001 si fermo' alle prime pagine?

3. MEMORIA. LAURA MINGUZZI: UNA DONNA SOLA
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it).
Laura Minguzzi, di origini ravennati, insegna lingue straniere in licei
milanesi; femminista storica, ha promosso insieme ad altre una "Comunita' di
pratica e di riflessione pedagogica e di ricerca storica" che si ispira alla
pratica politica della Libreria delle donne di Milano, di cui fa parte; e'
autrice di varie pubblicazioni.
Anna Politkovskaja, giornalista russa, nata a New York nel 1958, impegnata
nella denuncia delle violazioni dei diritti umani con particolar riferimento
alla guerra cecena, e' stata assassinata nell'ottobre 2006. Opere di Anna
Politkovskaja disponibili in italiano: Cecenia. Il disonore russo, Fandango,
2003; La Russia di Putin, Adelphi, 2005]

Anna Politkovskaja era famosa per le sue inchieste in Cecenia. Ma la "Novaja
Gazieta" la ricorda ripubblicando un articolo su un amico speciale, il suo
cane Van Gogh. Vi consiglio di leggerlo.
La verita' come un cane malato, disprezzato, picchiato, abbandonato. E' il
triste destino che hanno subito i numerosi cani randagi di Mosca, oggetto
dei capricci dei nuovi ricchi. Usa e getta contestuale. E' risaputo che in
ogni casa russa ci sono cani, gatti, uccellini che vivono insieme
pacificamente, amati e accuditi. Questo era almeno fino all'arrivo della
modernizzazione accelerata degli anni Novanta. Anna Politkovskaja ha curato,
amato e accudito la verita' dei fatti come il cane malato che l'ha implorata
di prenderlo con se'. Vivere per la verita' e' un rischio assunto
consapevolmente che in Russia non interessa quasi nessuno. In Cecenia vanno
a combattere i figli della povera gente, non i figli della classe
medio-alta. A me colpisce e angoscia la facilita' con cui ogni giorno si
uccide chi lotta per portare la verita' in ogni luogo, nelle banche, nei
giornali, nei campi di battaglia.
Una voce viva, forte e libera, quella di Anna, fuori dal coro della
manipolazione dei fatti, dall'autocensura. Ma isolata e sola, per questo e'
stato tanto facile farla fuori sotto gli occhi delle telecamere che hanno
filmato il volto del killer, affittato da un mandante che non sara' mai
trovato. Di questo sono sicuri i moscoviti, i russi in generale. Che la
verita' non si sapra' mai.
Sfiducia, rassegnazione, vita frenetica per andare avanti. Pero' adesso con
Putin e grazie al caro prezzo del petrolio e del gas gli stipendi e le
pensioni sono pagati puntualmente e si puo' fare shopping. A Milano c'e' il
turismo alla giapponese, mordi e fuggi. Incontro spesso gruppi di turisti e
turiste che provengono da varie citta' e regioni (Mosca, Pietroburgo,
Kalingrad, Vologda...) che fanno acquisti in Corso Vittorio Emanuale, da
Furla, alla Rinascente, da Vuitton. Madri che accompagnano le figlie a
comprare borse e borsette firmate da mostrare a casa alle amiche e agli
amici... Per questo Putin e' popolare: garantisce stabilita'.
E' una nuova situazione ma in cui resta sempre attuale il grido di dolore,
che e' anche il titolo di una celebre commedia dell'Ottocento di Aleksandr
Griboedov "Che disgrazia l'ingegno!" in cui lo scrittore denunciava la
censura e l'assolutismo autocratico dello zar Nicola I e la vita grama e
difficile di chi aveva il coraggio di dire la verita'.

4. MAESTRE. VIRGINIA WOOLF: PARETI
[Da Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum fax, Roma 2005, p.
432: e' un frammento dal diario del 24 luglio 1940. Virginia Woolf,
scrittrice tra le piu' grandi del Novecento, nacque a Londra nel 1882,
promotrice di esperienze culturali ed editoriali di grande rilievo, oltre
alle sue splendide opere narrative scrisse molti acuti saggi, di cui alcuni
fondamentali anche per una cultura della pace. Mori' suicida nel 1941. E'
uno dei punti di riferimento della riflessione dei movimenti delle donne, di
liberazione, per la pace. Opere di Virginia Woolf: le sue opere sono state
tradotte da vari editori, un'edizione di Tutti i romanzi  (in due volumi,
comprendenti La crociera, Notte e giorno, La camera di Jacob, La signora
Dalloway, Gita al faro, Orlando, Le onde, Gli anni, Tra un atto e l'altro)
e' stata qualche anno fa pubblicata in una collana ultraeconomica dalla
Newton Compton di Roma; una pregevolissima edizione sia delle opere
narrative che della saggistica e' stata curata da Nadia Fusini nei volumi
dei Meridiani Mondadori alle opere di Virginia Woolf dedicati (ai quali
rinviamo anche per la bibliografia). Tra i saggi due sono particolarmente
importanti per una cultura della pace: Una stanza tutta per se', Newton
Compton, Roma 1993; Le tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1987 (ma ambedue sono
disponibili anche in varie altre edizioni). Numerosissime sono le opere su
Virginia Woolf: segnaliamo almeno Quentin Bell, Virginia Woolf, Garzanti,
Milano 1974; Mirella Mancioli Billi, Virginia Woolf, La Nuova Italia,
Firenze 1975; Paola Zaccaria, Virginia Woolf, Dedalo, Bari 1980. Segnaliamo
anche almeno le pagine di Erich Auerbach, "Il calzerotto marrone", in
Mimesis, Einaudi, Torino 1977]

Tutte le pareti, queste pareti che proteggono e rispecchiano, diventano
tremendamente sottili in questa guerra.

5. MAESTRE. ROSA LUXEMBURG: L'ORDINE
[Da Rosa Luxembug, Scritti scelti, Einaudi, Torino 1975, 1976, p. 676: e' un
frammento dall'articolo "L'ordine regna a Berlino", apparso su "Die Rote
Fahne" del 14 gennaio 1919, l'ultimo articolo che Rosa Luxemburg pubblico'
prima di essere uccisa. Rosa Luxemburg, 1871-1919, e' una delle piu' limpide
figure del movimento dei lavoratori e dell'impegno contro la guerra e contro
l'autoritarismo. Assassinata, il suo cadavere fu gettato in un canale e
ripescato solo mesi dopo; ci sono due epitaffi per lei scritti da Bertolt
Brecht, che suonano cosi': Epitaffio (1919): "Ora e' sparita anche la Rosa
rossa, / non si sa dov'e' sepolta. / Siccome ai poveri ha detto la verita' /
i ricchi l'hanno spedita nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948):
"Qui giace sepolta / Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in
difesa dei lavoratori tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi.
Oppressi, / Seppellite la vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg:
segnaliamo almeno due fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti
scelti, Einaudi, Torino 1975, 1976; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma
1967, 1976 (con una ampia, fondamentale introduzione di Lelio Basso). Opere
su Rosa Luxemburg: Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg,
Mondadori, Milano 1977; Paul Froelich, Rosa Luxemburg, Rizzoli, Milano 1987;
P. J. Nettl, Rosa Luxemburg, Il Saggiatore 1970; Daniel Guerin, Rosa
Luxemburg e la spontaneita' rivoluzionaria, Mursia, Milano 1974; AA. VV.,
Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista, Mazzotta, Milano 1977]

"L'ordine regna a Varsavia!", "L'ordine regna a Parigi!", "L'ordine regna a
Berlino!". Cosi' si rincorrono a distanza di mezzo secolo gli annunzi dei
guardiani dell'"ordine" da un centro all'altro della lotta storico-mondiale.
E i "vincitori" tripudianti non considerano che un "ordine" che ha bisogno
di essere mantenuto con periodici sanguinosi massacri, va inevitabilmente
incontro al suo destino storico, al suo tramonto.

6. LIBRI. ENRIC0 PEYRETTI PRESENTA "L'ANTIBARBARIE" DI GIULIANO PONTARA
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questa
recensione.
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di questo foglio,
ed uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha
insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e
diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora
regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno
Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e'
membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace
delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista
"Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro
Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e
del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie
prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e
politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile
nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza
guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di
cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie
Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico
Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte
riproposta anche su questo foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari
suoi interventi sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e
alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu'
ampia bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731
del 15 novembre 2003 di questo notiziario.
Giuliano Pontara (per contatti: giuliano.pontara at philosophy.su.se) e' uno
dei massimi studiosi della nonviolenza a livello internazionale,
riproduciamo di seguito una breve notizia biografica gia' apparsa in passato
sul nostro notiziario (e nuovamente ringraziamo di tutto cuore Giuliano
Pontara per avercela messa a disposizione): "Giuliano Pontara e' nato a Cles
(Trento) il 7 settembre 1932. In seguito a forti dubbi sulla eticita' del
servizio militare, alla fine del 1952 lascia l'Italia per la Svezia dove poi
ha sempre vissuto. Ha insegnato Filosofia pratica per oltre trent'anni all'
Istituto di filosofia dell'Universita' di Stoccolma. E' in pensione dal
1997. Negli ultimi quindici anni Pontara ha anche insegnato come professore
a contratto in varie universita' italiane tra cui Torino, Siena, Cagliari,
Padova, Bologna, Imperia, Trento. Pontara e' uno dei fondatori della
International University of Peoples' Institutions for Peace (Iupip) -
Universita' Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace (Unip),
con sede a Rovereto (Tn), e dal 1994 al 2004 e' stato coordinatore del
Comitato scientifico della stessa e direttore dei corsi. Dirige per le
Edizioni Gruppo Abele la collana "Alternative", una serie di agili libri sui
grandi temi della pace. E' membro del Tribunale permanente dei popoli
fondato da Lelio Basso e in tale qualita' e' stato membro della giuria nelle
sessioni del Tribunale sulla violazione dei diritti in Tibet (Strasburgo
1992), sul diritto di asilo in Europa (Berlino 1994), e sui crimini di
guerra nella ex Jugoslavia (sessioni di Berna 1995, come presidente della
giuria, e sessione di  Barcellona 1996). Pontara ha pubblicato libri e saggi
su una molteplicita' di temi di etica pratica e teorica, metaetica  e
filosofia politica. E' stato uno dei primi ad introdurre in Italia la "Peace
Research" e la conoscenza sistematica del pensiero etico-politico del
Mahatma Gandhi. Ha pubblicato in italiano, inglese e svedese, ed alcuni dei
suoi lavori sono stati tradotti in spagnolo e francese. Tra i suoi lavori
figurano: Etik, politik, revolution: en inledning och ett stallningstagande
(Etica, politica, rivoluzione: una introduzione e una presa di posizione),
in G. Pontara (a cura di), Etik, Politik, Revolution, Bo Cavefors Forlag,
Staffanstorp  1971, 2 voll., vol. I, pp. 11-70; Se il fine giustifichi i
mezzi, Il Mulino, Bologna 1974; The Concept of Violence, Journal of Peace
Research , XV, 1, 1978, pp. 19-32; Neocontrattualismo, socialismo e
giustizia internazionale, in N. Bobbio, G. Pontara, S. Veca, Crisi della
democrazia e neocontrattualismo, Editori Riuniti, Roma 1984, pp. 55-102; tr.
spagnola, Crisis de la democracia, Ariel, Barcelona 1985; Utilitaristerna,
in Samhallsvetenskapens klassiker, a cura di M. Bertilsson, B. Hansson,
Studentlitteratur, Lund 1988, pp. 100-144; International Charity or
International Justice?, in Democracy State and Justice, ed. by. D.
Sainsbury, Almqvist & Wiksell International, Stockholm 1988, pp. 179-93;
Filosofia pratica, Il Saggiatore, Milano 1988; Antigone o Creonte. Etica e
politica nell'era atomica, Editori Riuniti, Roma 1990; Etica e generazioni
future, Laterza, Bari 1995; tr. spagnola, Etica y generationes futuras,
Ariel, Barcelona 1996; La personalita' nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1996; Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo
Abele, Torino 1996; Breviario per un'etica quotidiana, Pratiche, Milano
1998; Il pragmatico e il persuaso, Il Ponte, LIV, n. 10, ottobre 1998, pp.
35-49; L'Antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI
secolo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2006. E' autore delle voci Gandhismo,
Nonviolenza, Pace (ricerca scientifica sulla), Utilitarismo, in Dizionario
di politica, seconda edizione, Utet, Torino 1983, 1990 (poi anche Tea,
Milano 1990, 1992). E' pure autore delle voci Gandhi, Non-violence,
Violence, in Dictionnaire de philosophie morale, Presses Universitaires de
France, Paris 1996, seconda edizione 1998. Per Einaudi Pontara ha curato una
vasta silloge di scritti di Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi, nuova edizione, Torino 1996, cui ha premesso un ampio studio su Il
pensiero etico-politico di Gandhi, pp. IX-CLXI". Una piu' ampia bibliografia
degli scritti di Giuliano Pontara (che comprende circa cento titoli) puo'
essere letta nel n. 380 di questo foglio.
Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo
pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della
nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio
d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di
convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro
la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito
del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico.
Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la
teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione
economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il
30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e
che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti
discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione,
della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un
giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una
natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere
contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e
fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi
sono stati pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di
frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da
Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio
pensiero, e La voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato
l'antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi
ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali
della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono
stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi
massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda
il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza
civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi:
tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente
accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra gli studi cfr. Johan Galtung,
Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente
detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il
Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il
Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il
Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e'
quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia
cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente
utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L.
Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti
Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci,
Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di
Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti
pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero
nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark
Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini,
L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con
la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini)
2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi
in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006]

Nell'ambito del sesto Salone dell'editoria della pace, a Venezia, Giuliano
Pontara (docente emerito di filosofia pratica nell'Universita' di Stoccolma)
ha presentato il suo libro L'Antibarbarie, che esce in novembre presso le
Edizioni Gruppo Abele di Torino, col sottotitolo La concezione
etico-politica di Gandhi e il XXI secolo.
E' un ampio studio che mostra nel lascito di Gandhi, nel suo pensiero e
nella sua azione, un antidoto profondo alla violenza profondamente
intrinseca al sistema mondiale attuale.
Giovane studente a Stoccolma, Pontara ebbe tra i suoi maestri Harald Ofstad,
autore di un libro del 1971, mai tradotto in italiano, Our Contempt for
Weakness (Il nostro disprezzo per la debolezza). Ofstad riconosceva alcune
tendenze naziste presenti in noi, nei nostri modi di vivere, precedenti e
seguenti il nazismo storico. Da quel lontano spunto, oggi Pontara individua,
riassuntivamente, otto componenti di questa vecchia e nuova "barbarie": 1.
la visione del mondo come teatro di una spietata lotta per la supremazia; 2.
il diritto assoluto del piu' forte; 3. lo svincolamento da ogni limite
morale; 4. l'elitismo (diritto di dominio che una elite si attribuisce in
quanto "superiore"); 5. il disprezzo per il debole; 6. la glorificazione
della violenza; 7. il dovere assoluto di obbedienza; 8. il dogmatismo
fanatico.
Le nuove violenze del XXI secolo sono espressione di queste tendenze. La
globalizzazione della violenza e la nazificazione del mondo hanno chiuso il
XX secolo. Si sono costruite follemente una quantita' di armi di distruzione
di massa, da parte di molti, e anzitutto dagli Stati Uniti, che prevedono di
nuovo nei documenti pubblici della loro strategia l'impiego di armi
termonucleari. La paura e' alimentata e utilizzata per il dominio. La
democrazia e' sempre piu' corrosa. E' impressionante pensare che la
democrazia di Pericle, ad Atene, duro' circa novant'anni, poi distrutta
appunto da tendenze "naziste", e che le nostre democrazie attuali hanno
circa novant'anni, e sono minacciate dalle stesse tendenze.
Gandhi ha dato un contributo alla trasformazione dei conflitti, ha promosso
metodi incruenti di resistenza alla barbarie, metodi il piu' possibile
liberi dall'imitazione della violenza. Egli sapeva di indicare una via
difficile, ma praticabile a livello di massa, a certe condizioni
empiricamente verificabili. Egli vide il nesso storico tra la
globalizzazione violenta armata e il processo di occidentalizzazione del
mondo da cinque secoli in qua (scoperte geografiche ed espansione europea),
grazie alla potenza militare, economica, mediatica. Gandhi definiva "tortura
prolungata" la violenza strutturale. Le due guerre mondiali del Novecento
sono state causate dalla "brama di spartizione del mondo da parte delle
potenze occidentali". Nel 1942 Gandhi scrive: "Usa e Gran Bretagna non hanno
diritto di parlare di democrazia e civilta' fino a quando il cancro della
supremazia dei bianchi non sara' distrutto". Ricordiamo che Gandhi nel 1940
scriveva che "la democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche,
e' una forma diluita di nazismo o di fascismo": un giudizio severo, ma che
neppure oggi possiamo liquidare in fretta.
Kant diceva: "Rimarra' sempre sconcertante il fatto che le generazioni
precedenti portino il fardello per le successive, e che queste abitino
nell'edificio completato da quelle". Oggi pare proprio il contrario: i
posteri pagheranno per le distruzioni che una parte crescente dell'umanita'
attuale sta compiendo.
Gandhi opponeva un duro rifiuto al macchinismo, allo sfruttamento, ai
consumi sfrenati: "un sistema che denuda il mondo al modo delle locuste".
"Nel mondo ci sono risorse sufficienti per i bisogni di tutti, non per
l'avidita' di alcuni". Egli propugnava un socialismo nonviolento, su base di
solidarieta', di risparmio e non di spreco, di scambi commerciali equi e non
un mercato senza regole, di controlli democratici su tutte le decisioni
collettive, anche economiche. Proponeva all'India una socializzazione
democratica, secondo l'idea e il metodo sarvodaya, benessere di tutti, bene
sociale, interesse pubblico. Concepiva la proprieta' come "amministrazione
fiduciaria", gestita nell'interesse di tutti. Le risorse del pianeta sono un
bene comune, usabili a patto che ne rimangano a sufficienza e in misura
altrettanto buona per le generazioni successive.
Oggi questa concezione guida i movimenti gandhiani, la vera risorsa umana e
politica per resistere e opporsi alla violenza strutturale, al grande
apartheid globale, che tiene divisa l'umanita' sotto un unico impero.
Nonostante le tendenze naziste, nel mondo di oggi sono in corso importanti
lotte nonviolente, anche senza conoscenza di Gandhi: lotte di indigeni in
America Latina, lotta antinucleare in Italia.
Contro la violenza culturale, il fanatismo, contro i fondamentalismi non
solo religiosi ma anche laici (il mito assoluto del mercato; l'ideologia
neo-cons), da Gandhi viene un saggio fallibilismo: quello che ora, con buone
ragioni, ci pare vero, puo' non essere vero.  Percio' Gandhi defini' la
propria vita come "storia dei suoi esperimenti con la verita'". In lui il
fallibilismo sta insieme alla "fermezza nella verita'" (satyagraha), che
tuttavia e' sempre correggibile. Poiche' siamo fallibili, dobbiamo sempre
essere aperti a dialogo, tolleranza, perdono, e fare continua ricerca sui
fatti. Poiche' possiamo sbagliare, non possiamo mai imporre con la violenza
le nostre visioni e interessi. E' la violenza culturale, e poi fisica, che
assolutizza la mia convinzione. Contro la logica imperiale che tutto
assorbe, dobbiamo assumere l'atteggiamento ecumenico, il dialogo
interculturale.
Gandhi riconobbe dolorosamente, nel 1948, che nel conflitto indo-musulmano
la nonviolenza era fallita, con le stragi, con la divisione tra India e
Pakistan. Gia' nel 1921 diceva: osservare la dottrina nonviolenta in un
mondo di passioni e violenze e' difficile. Ma rimase sempre "prigioniero
della speranza" (titolo del libro di J. M. Brown, Il Mulino, 1995), speranza
che le tendenze naziste non portino alla distruzione dell'umanita'. Gandhi
fondava questa speranza sull'idea religiosa dell'unita' di tutto il reale,
per cui le forze del bene come del male sono in tutti noi, anche in Hitler.
Percio' possiamo sviluppare e usare le risorse positive che fanno appello a
uguali risorse presenti nell'avversario. Cosi' Gandhi fece tanto bene agli
inglesi quanto agli indiani.
Questo libro di Giuliano Pontara, che ho potuto leggere in anteprima, e' uno
dei piu' importanti e approfonditi nella interessante serie di libri di e su
Gandhi che la cultura e l'editoria piu' attenta sta producendo in questo
periodo.

7. RILETTURE. SVETLANA ALEKSIEVIC: INCANTATI DALLA MORTE
Svetlana Aleksievic, Incantati dalla morte, Edizioni e/o, Roma 2005, pp.
272, euro 16. Con la tecnica tipica dei grandi libri dell'autrice, che
raccoglie storie di vita lasciando parlare gli interlocutori, testimoni di
vicende drammatiche ricostruite attraverso un tessuto di racconti corali dal
basso, facendo emergere la loro intima verita', il libro (pubblicato nel
1993, e frutto - come tutti i libri della Aleksievic - di lunghe e pazienti
ricerche, di un attento, sincero, profondo disporsi all'ascolto delle vive
voci, degli altrui volti) e' una straordinaria raccolta di testimonianze di
e su persone che si sono suicidate o hanno tentato il suicidio dopo il
crollo dell'Urss, schiacciate dal peso della perdita di senso, del dolore
del fare i conti con un passato oppressivo e un presente tormentoso o
incomprensibile. "Il gigantesco continente socialista sta scomparendo sotto
gli occhi di coloro che l'hanno costruito e popolato. Ne rimangono soltanto
dei crateri morti e spenti, le ceneri impalpabili di passioni e pregiudizi
svaniti. Tutto questo nell'arco di una sola vita umana. La cui strada ancora
fumante non e' semplicemente quella di un cammino di cinquanta o
settant'anni, ma per taluni e' la giovinezza, e' 'una vita cosparsa di
compagni'. Quelli che ci hanno lasciato la vita, durante la guerra civile
nel 1922, o nel Gulag nel '37, o sotto Smolensk nel '41. Le idee non
soffrono. Ma si prova compassione per gli uomini. Noi pero' ci siamo troppo
identificati coi nostri miti, divenendo un tutt'uno con essi. Tanto da non
riuscire a staccarcene. Se c'e' qualcosa che i miti davvero non temono, e'
il tempo. Il tempo agisce su di essi come l'acqua sul cemento, conferendgli
anzi una certa 'patina' storica, rendendoli addirittura attraenti, anche
quelli piu' terribili. I miti temono una cosa sola: le vive voci delle
persone. Le testimonianze. Perfino le piu' timide... Se pure oggi non
abbiamo il coraggio di ascoltarle, raccogliamole almeno e custodiamole.
Affinche' il nostro anello non scompaia, non risulti mancante nella catena
della storia..." (pp. 9-10). Dal militante iscritto al partito dal 1920 che
solo il partito dice di aver amato nella sua vita, alla bambina figlia di
perseguitati e deportati cresciuta nel gulag e nelle istituzioni totali, una
sofferente polifonia di voci che occorre ascoltare ancora.

8. RILETTURE. SVETLANA ALEKSIEVIC: PREGHIERA PER CERNOBYL'
Svetlana Aleksievic, Preghiera per Cernobyl', Edizioni e/o, Roma 2002, 2004,
pp. 360, euro 8,50. Questa straordinaria raccolta di testimonianze
(pubblicata in volume nel 1997 e frutto di anni di lavoro) e' a nostro
avviso la piu' rilevante opera sulla catastrofe di Cernobyl': costituisce
una lettura indispensabile, e vivissimamente ancora una volta la
raccomandiamo.

9. RILETTURE. SVETLANA ALEKSIEVIC: RAGAZZI DI ZINCO
Svetlana Aleksievic, Ragazzi di zinco, Edizioni e/o, Roma 2003, pp. 320,
euro 16. Nella voce dei sopravvissuti e dei congiunti delle vittime, una
straordinaria raccolta di testimonianze sulla tragedia della guerra
dell'Armata rossa in Afghanistan tra 1979 e 1989. L'autrice aveva gia'
pubblicato alla meta' degli anni '80 due libri di testimonianze sulla
seconda guerra mondiale: La guerra non ha un volto di donna, che raccoglieva
voci di donne, e fu bloccato per anni dalla censura; e Ultimi testimoni,
frutto dei colloqui con persone che all'epoca erano bambini. Questo libro
sulla guerra afgana e le sue vittime (lo zinco del titolo e' quello delle
bare, chiuse nelle quali le spoglie dei soldati sovietici uccisi tornano in
patria), un libro che vivissimamente consigliamo, e' un antidoto alla
retorica assassina dei governi (anche quello italiano) che la guerra
stragista e terrorista (ed alimentatrice di ulteriore stragismo e
terrorismo) contro il popolo afgano tuttora continuano. "Ho il sospetto che
di questo non vogliamo neanche parlare, ne' sapere nulla. Ma in ogni guerra,
chiunque e per qualsiasi motivo la conduca - sia esso Giulio Cesare o Iosif
Stalin - ci sono persone che ammazzano altre persone. Questo si chiama
omicidio, ma nel nostro paese preferiamo non approfondire certi problemi"
(pp. 12-13). Una nota dell'ottimo traduttore di tutti i libri della
Aleksievic apparsi in italiano, Sergio Rapetti, ricostruisce le vicende del
libro (concluso nel 1989 ed apparso in volume nel 1991 dopo parziali
anticipazioni in periodici) e la persecuzione giudiziaria che per averlo
pubblicato l'autrice ha dovuto subire.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1460 del 26 ottobre 2006

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