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Nonviolenza. Femminile plurale. 87



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 87 del 26 ottobre 2006

In questo numero:
1. Orsola Casagrande: Il patriarcato che uccide
2. Adriana Cavarero: Il potere tra i sessi. Una conversazione
3. Annalisa Goldoni presenta il "Diario" di Alice James

1. RIFLESSIONE. ORSOLA CASAGRANDE: IL PATRIARCATO CHE UCCIDE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 agosto 2006. Orsola Casagrande e'
giornalista, particolarmente impegnata per i dritti e la liberazione dei
popoli]

Serap Cileli e' nata in Turchia ma vive in Germania da quando aveva otto
anni. Per due volte e' stata promessa in sposa (la prima quando aveva appena
quattordici anni) dal padre a uomini che non aveva mai visto. Per due volte
e' sfuggita a quello che sembrava un destino ineluttabile. Ne continua a
pagare le conseguenze: la famiglia l'ha rinnegata e lei e' costretta a
vivere in una cittadina tedesca cercando di tenere un basso profilo. "Ma non
posso tacere - dice al telefono - sul destino che continua ad essere imposto
a tante donne musulmane". Per questo ha scritto un libro (Siamo le vostre
figlie non il vostro onore) e ha messo in piedi progetti di denuncia dei
matrimoni forzati ma anche degli omicidi d'onore. "In Germania - dice -
anche se non ci sono statistiche certe sappiamo che gli omicidi d'onore sono
in aumento. Tra il 1996 e il 2004 ne sono stati provati 49, ma e' chiaro che
sono molti di piu'".
Una delle critiche che Serap Cileli muove alla societa' occidentale e'
quella di "chiudere un occhio e anche due sugli omicidi in nome di una
tolleranza di tradizioni culturali. Ma questa - dice appassionata - non e'
una tradizione culturale. L'immigrazione turca in Germania esiste da mezzo
secolo, eppure matrimoni forzati, omicidi d'onore, diritti violati delle
donne sono stati tabu'. Questo idillio multiculturale di cui tanto si parla
e' in realta' la scusa usata dall'occidente per non affrontare problemi real
i. Non si puo' ignorare il fatto - insiste Cileli - che in Francia almeno
settantamila donne l'anno vanno in vacanza e si ritrovano nell'incubo di un
matrimonio forzato. Per la Germania si parla di almeno trentamila ragazze".
*
Dall'altra parte della Manica, in Gran Bretagna, i cosiddetti delitti
d'onore sono in aumento. Nazand Begikhani, kurda irachena, ha appena curato
un libro in inglese intitolato Honour. E' una ricerca sugli omicidi d'onore
nel Kurdistan iracheno e all'interno della comunita' kurda in Gran Bretagna.
"La violenza contro le donne - dice Begikhani - e' purtroppo in aumento nei
paesi musulmani e nelle comunita' musulmane all'estero. L'omicidio della
giovane Banaz Babakir Agha, il cui corpo e' stato ritrovato in aprile, e'
solo l'ultimo di una lunga serie di omicidi". Dopo alcuni efferati omicidi
nel 2003 e 2004 un gruppo di donne, musulmane e non, ha fondato a Londra la
Campaign Against Honour Killings. Le pressioni del gruppo hanno convinto la
polizia britannica a riaprire le pratiche di 109 omicidi di donne. Dei 22
finora esaminati, 18 sono stati riconosciuti come omicidi d'onore.
"Quella di uccidere e' una decisione presa collettivamente dalla famiglia -
dice Begikhani - e generalmente per commettere l'omicidio si sceglie un un
membro minorenne, cosi' la pena sara' piu' lieve". In Gran Bretagna, dove si
calcolano almeno dodici omicidi d'onore l'anno, pero' le ultime condanne
sono state all'ergastolo. E' toccato per esempio al padre della giovane
Banaz Babakir, cosi' come al padre e al fratello di Shafilea Amhed,
pachistana, uccisa sempre in Inghilterra nel 2004.
*
Di nuovo in Germania e' molto attiva anche la sociologa turca Necla Kelek,
autrice di un libro sulle spose importate. A 17 anni e' scappata di casa
dopo che il padre l'aveva minacciata con un'ascia. "Frequentavo una scuola
tedesca - racconta - ma non potevo frequentare amici tedeschi perche'
infedeli e poi non potevo andare in piscina, fare sport". Anche Kelek
critica i tanti nella societa' tedesca che "come molti intellettuali turchi
chiudono gli occhi di fronte ai matrimoni forzati e alle spose importate
dicendo che si tratta di affari privati. Ma non lo sono - dice Kelek - anzi
sono questioni che condizionano e vanno ad intaccare i valori della nostra
societa' democratica. La mia critica e' rivolta all'ipocrisia, non
all'islam. Ed e' profondamente ipocrita - conclude la sociologa - dire che
accettiamo omicidi d'onore e matrimoni forzati per rispetto di una cultura
differente".
*
Serap Cileli parla di un nuovo muro a Berlino, di una societa' parallela che
nasce prima di tutto da "ragioni economiche. Gente senza qualifiche,
disoccupati, finisce col rinchiudersi in questi ghetti da cui e'
praticamente impossibile uscire. Le donne poi sono per lo piu' casalinghe,
chiuse in casa. E' dunque - conclude Cileli - su questi ghetti che bisogna
lavorare. Lo stesso vale per la Francia e l'Inghilterra. E naturalmente poi
non ci si puo' stupire se le banlieues esplodono o Bedford si incendia".
Anche la legislazione, per Cileli, Kelek e per l'avvocata berlinese Seyran
Ates ha un ruolo da giocare. "Non si puo' piu' accettare - dice Ates che nel
1984 e' rimasta gravemente ferita in un attacco davanti all'universita' dove
era andata a denunciare l'esistenza in Germania degli omicidi d'onore - che
i tribunali tedeschi facciano sconti di pena nei casi di omicidi d'onore che
permettono agli assassini di cavarsela con pochi anni di galera".

2. RIFLESSIONE. ADRIANA CAVARERO: IL POTERE TRA I SESSI. UNA CONVERSAZIONE
[Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche
(www.emsf.rai.it) riprendiamo il testo della seguente conversazione tenuta
al liceo scientifico "Isaac Newton" di Roma e trasmessa nel programma
televisivo della Rai "Il grillo" del 10 novembre 1998. Adriana Cavarero e'
docente di filosofia politica all'Università di Verona; dal sito "Feminist
Theory Website: Zagreb Woman's Studies Center" ospitato dal Center for
Digital Discourse and Culture at Virginia Tech University
(www.cddc.vt.edu/feminism), copyright 1999 Kristin Switala, riportiamo
questa scheda bibliografica delle sue opere pubblicate in volume: a) libri:
Dialettica e politica in Platone, Cedam, Padova 1974; Platone: il filosofo e
il problema politico. La Lettera VII e l'epistolario, Sei, Torino 1976; La
teoria politica di John Locke, Edizioni universitarie, Padova 1984;
L'interpretazione hegeliana di Parmenide, Quaderni di Verifiche, Trento
1984; Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma1990. (traduzione tedesca:
Platon zum Trotz, Rotbuch, Berlin 1992; traduzione inglese: In Spite of
Plato, Polity, Cambridge 1995, e Routledge, New York 1995); Corpo in figure,
Feltrinelli, Milano 1995; Platone. Lettera VII, Repubblica: libro VI, Sei,
Torino 1995; Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano 1997;
Adriana Cavarero e Franco Restaino (a cura di), Le filosofie femministe,
Paravia, Torino 1999; A piu' voci. Filosofia dell'espressione vocale,
Feltrinelli, Milano 2003. b) saggi in volumi collettanei: "Politica e
ideologia dei partiti in Inghilterra secondo Hume", in Per una storia del
moderno concetto di politica, Cleup, Padova 1977, pp. 93-119; "Giacomo I e
il Parlamento: una lotta per la sovranita'", in Sovranita' e teoria dello
Stato all'epoca dell'Assolutismo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma
1980, pp. 47-89; "Hume: la politica come scienza", in Il politico. Da Hobbes
a Smith, a cura di Mario Tronti,Feltrinelli, Milano 1982, vol. II, pp.
705-715; "Il principio antropologico in Eraclito", in Itinerari e
prospettive del personalismo, Ipl, Milano 1987, pp. 311-323; "La teoria
contrattualistica nei Trattati sul Governo di John Locke", in Il contratto
sociale nella filosofia politica moderna, a cura di Giuseppe Duso, Il
Mulino, Bologna 1987, pp. 149-190; "Per una teoria della differenza
sessuale", in Diotima. Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga,
Milano 1987, pp. 43-79. (traduzioen tedesca: "Ansatze zu einer Theorie der
Geschlechterdifferenz", in Diotima. Der Mensch ist Zwei, Wiener
Frauenverlag, Wien 1989); "L'elaborazione filosofica della differenza
sessuale", in La ricerca delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino 1987, pp.
173-187. (traduzione inglese: "The Need for a Sexed Thought", in Italian
Feminist Thought, ed. by S. Kemp and P. Bono, Blackwell, Oxford 1991);
"Platone e Hegel interpreti di Parmenide", in La scuola Eleatica,
Macchiaroli, Napoli 1988, pp. 81-99; "Dire la nascita", in Diotima. Mettere
al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 96-131. (traduzione
spagnola: "Decir el nacimiento", in Diotima. Traer al mundo el mundo, Icaria
y Antrazyt, Barcelona 1996); "Die Perspective der Geschleterdifferenz", in
Differenz und Gleicheit, Ulrike Helmer Verlag, Frankfurt 1990, pp. 95-111;
"Equality and Sexual Difference: the Amnesias of Political Thought", in
Equality and Difference: Gender Dimensions of Political Thought, Justice and
Morality, edited by G. Bock and S. James, Routledge, London 1991, pp.
187-201; "Il moderno e le sue finzioni", in Logiche e crisi della modernita,
a cura di Carlo Galli, Il Mulino, Bologna 1991, pp. 313-319; "La tirannia
dell'essere", in Metamorfosi del tragico fra classico e moderno, a cura di
Umberto Curi, Laterza, Rma-Bari 1991, pp. 107-122; "Introduzione" a: B.
Head, Una questione di potere, El, Roma 1994, pp. VII-XVIII; "Forme della
corporeita'", in Filosofia, Donne, Filosofie, Milella, Lecce 1994, pp.
15-28; "Figures de la corporeitat", Saviesa i perversitat: les dones a la
Grecia Antiga, coordinacio de M. Jufresa, Edicions Destino, Barcelona 1994,
pp. 85-111; "Un soggetto femminile oltre la metafisica della morte", in
Femminile e maschile tra pensiero e discorso, Labirinti 12, Trento, pp.
15-28; "La passione della differenza", in Storia delle passioni, a cura di
Silvia Vegetti Finzi, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. 279-313; "Il corpo e il
segno. Un racconto di Karen Blixen", in Scrivere, vivere, pensare, a cura di
Francesca Pasini, La Tartaruga, Milano 1997, pp. 39-50; "Schauplatze der
Einzigartigkeit", in Phaenomenologie and Geschlechterdifferenz, edd. Silvia
Stoller und Helmuth Vetter, Wuv-Universitatsverlag, Wien 1997, pp. 207-226;
"Il pensiero femminista. Un approccio teoretico", in Le filosofie
femministe, a cura di Franco Restaino e Adriana Cavarero, Paravia, Torino
1999, pp. 111-164; "Note arendtiane sulla caverna di Platone", in Hannah
Arendt, a cura di Simona Forti, Bruno Mondadori, Milano 1999, pp. 205-225]

- Studentessa: Salve, professoressa. Volevo sapere quanto l'aspetto
esteriore di una donna influisca nella sua ascesa al potere.
- Adriana Cavarero: Questa e' una buona domanda. L'aspetto esteriore
influisce perche' cio' che viene ritenuto importante ed essenziale, in una
donna, e' la bellezza del suo corpo. Storicamente, quando una donna mira ad
occupare posizioni importanti e di dominio, vengono sempre enfatizzate la
sua bellezza e la sua corporeita', intese allo stesso tempo quali segni di
inferiorita'. Mentre l'uomo viene generalmente giudicato per la sua
intelligenza e per le sue capacita', la donna e' valutata soprattutto in
base al suo aspetto fisico: un individuo di sesso femminile deve essere
affascinante per assecondare il desiderio maschile. La donna in quanto
corpo, storicamente, si pone nella posizione dell'oggetto, mentre il maschio
diviene il soggetto del desiderio. Se una donna raggiunge posizioni di
potere usando il corpo, si potrebbe dire che ella approfitta - a mio avviso
giustamente - di questa componente. Si tratta tuttavia di un comportamento
paradossale, perche' sfrutta un elemento che pone la donna in posizione di
inferiorita' all'interno dell'ordine simbolico del potere, ossia dei valori
che contano nella opinione comune.
*
- Studentessa: Perche' e' stato proposto il diritto sessuato? Il diritto non
dovrebbe essere un'entita' unica che accomuna tutti senza distinzioni?
- Adriana Cavarero: Cosi' dovrebbe avvenire: infatti il diritto moderno -
abbiamo qui un testo della Costituzione Italiana - non potrebbe mai essere
definito come "sessuato" o anche come maschile, bensi' come "neutro
universale". Si tratta tuttavia di un trucco, perche' il soggetto di tale
diritto - ovvero il prototipo di individuo per il quale il diritto viene
concepito - e' l'essere umano di sesso maschile, a tal punto che il
principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione Italiana
afferma che tutti i cittadini sono uguali senza differenza di sesso: con
esso si vuole intendere che le donne sono uguali agli uomini, nonostante
siano donne. E' come se tale elemento di subordinazione fosse messo fra
parentesi; si tratta di un'inferiorita' sancita dai codici sociali, e non da
leggi naturali, e' quindi un'inferiorita' costruita: "C'e', ma non ne
teniamo conto e facciamo finta che le donne siano come gli uomini". In
questo senso il diritto e' egualitario, ma lo e' solo formalmente. Tale
principio di uguaglianza formale non funziona nella sostanza: in Parlamento
come nella scuola, le cariche che contano sono quasi tutte occupate da
uomini. Il fatto che esso non venga applicato e' un chiarissimo sintomo
della pretesa neutralita' del diritto, il quale e' in realta' sessuato al
maschile e per questo non funziona. Non crediate che questo sia un argomento
astratto: potreste parlarmi delle vostre esperienze, dei vostri rapporti fra
sessi, oppure della vostra situazione familiare. La questione dei poteri fra
i sessi non deve essere per forza intesa come un elemento essenzialmente
teorico, perche' potrebbe manifestarsi nella vita tutti i giorni.
Rispondete a questa domanda: c'e' qualcuna tra di voi a cui pesa il fatto di
essere una ragazza e non un ragazzo, che vive sulla propria pelle questa
differenza?
*
- Studentessa: Sinceramente non sento tale differenza, probabilmente anche
grazie alla mia famiglia e al contesto in cui vivo. Penso pero' che al Sud
la diversita' fra i sessi abbia piu' peso e si noti maggiormente,
soprattutto rispetto ai paesi del Nord Europa. I movimenti femministi si
sono sviluppati infatti in Occidente, e sono quasi tutti partiti dal Nord.
- Adriana Cavarero: Esatto. Tu mi stai quindi dicendo che non pensi esistano
delle aspettative diverse, da parte della tua famiglia o della societa',
verso di te o verso tuo fratello o il tuo fidanzato?
*
- Studentessa: Ho solamente due sorelle, comunque non credo ci sarebbe stata
concorrenza o differenza nelle aspettative.
- Adriana Cavarero: La maternita' e la cura della casa - dei compiti sociali
tipicamente femminili - sono importanti per te? Li percepisci come naturali?
*
- Studentessa: Si', penso siano naturali, come credo sia naturale per l'uomo
aiutare la donna seguendola nella maternita' o dandole una mano
nell'accudire la casa e nel portare avanti la famiglia. Se fra uomo e donna
c'e' amore, tale atteggiamento viene da se'.
- Adriana Cavarero: Tu hai usato il verbo "aiutare" e penso che questo sia
indicativo: sicuramente si puo' parlare di aiuto per quanto riguarda la
maternita', ma non penso si possa fare altrettanto relativamente alla cura
della casa.
*
- Studentessa: Una cooperazione.
- Adriana Cavarero: Una cooperazione... forse avrai qualche delusione.
*
- Studentessa: Spero di no! Penso comunque che la mentalita' della
cooperazione - abbastanza comune nell'Italia centrale ed in quella del
Nord - sia assente al Sud. Ho notato questa differenza in molti ragazzi che
ho incontrato: mentre quelli del Nord sono piu' indipendenti e se la sanno
cavare da soli, nel Sud persiste la mentalita' secondo la quale deve essere
la donna a fare determinate cose: molti ragazzi partono militari senza
neanche essere capaci di rifarsi il letto, perche' a casa loro erano la
madre o la sorella a svolgere questa mansione.
- Adriana Cavarero: Non sono totalmente sicura che questa divisione Nord-Sud
sia cosi' netta. Credo che in parte dipenda anche dagli ambienti sociali: io
abito al Nord e noto come in certe aree sociali ci sia ancora la mentalita'
che vede nella ragazza colei che deve badare alla casa, mentre i ragazzi non
si sanno fare neanche il caffe'. In cio' che hai detto trovo interessante la
messa a fuoco di determinate "destinazioni naturali": la donna a casa e
l'uomo al lavoro o nei luoghi di potere. Tu hai ovviamente sottolineato che
tali affermazioni sono solo degli stereotipi, ma dal punto di vista
filosofico costituiscono degli stereotipi non casuali, perche' vengono
elaborati teoricamente in maniera molto seria. Possiamo citare, ad esempio,
la Politica di Aristotele, dove viene definita la natura del genere umano in
quanto comprendente i due sessi, ma - e qui sta il trucco - in quanto
rappresentata soprattutto dal sesso maschile. Questo e' un passaggio logico
che attraversa tutta la nostra cultura, tutta la tradizione occidentale.
Ancora oggi, nel linguaggio comune, si pronunciano frasi del tipo: "L'uomo
del prossimo millennio sara' totalmente integrato nella tecnica", nelle
quali con "uomo" si intende "genere umano". Se invece si dicesse: "La donna,
nel terzo millennio, sara' totalmente integrata nella tecnologia", non si
avrebbe piu' l'impressione di parlare del genere umano nella sua totalita',
ma esclusivamente della sua parte femminile. Fin dalle origini della nostra
cultura c'e' stata questa corrispondenza - che si rispecchia anche nella
lingua - fra il genere umano in quanto tale e l'uomo maschio che lo
rappresenta. Ne segue che chi e' diverso dall'uomo, ossia la donna, e'
mancante di qualcosa - del fallo, della ragione, della capacita' di
controllo, dell'autorita' - e come tale inferiore. La superiorita' e la
perfezione del sesso maschile e l'inferiorita' e l'imperfezione del sesso
femminile, appartengono - secondo Aristotele - a due nature differenti: si
tratta naturalmente di una natura costruita, di un concetto di natura che
non deriva da una spontanea e genuina osservazione. Questi due ambiti -
quello pubblico e politico per l'uomo, quello domestico e privato per la
donna - vengono a costituirsi come stereotipi e a definire una relazione di
potere. Il fatto che una donna sia priva di certe caratteristiche
"femminili" - la dolcezza, essere portata per la maternita', essere brava ad
accudire la casa - viene a tutt'oggi considerato anomalo. Uno dei luoghi in
cui tali stereotipi vengono piu' spesso rappresentati e' la pubblicita'.
Nella stragrande maggioranza degli spot, infatti, la donna viene raffigurata
o come una casalinga inquieta totalmente presa dal problema di ottenere
delle lenzuola piu' bianche del bianco, o come una bellissima seduttrice che
reclamizza prodotti a loro volta seduttori, quali possono essere automobili
o liquori; l'uomo, da parte sua, e' visto come un brillante uomo d'affari,
oppure come un padre premuroso che torna dal lavoro mentre la mamma e' gia'
in casa.
*
- Studentessa: Volevo parlarle di un'esperienza che ho avuto quest'anno
andando in vacanza in Sicilia: pensavo che alcune cose non esistessero piu',
che certi atteggiamenti radicati nella tradizione e legati ai ruoli sociali
fossero scomparsi. Non sono cosi' convinta che il riferimento ad un maggior
sessismo del Sud costituisca semplicemente un luogo comune, perche' mi sono
accorta che alcuni ragazzi siciliani sperano ancora di potersi "crescere" la
donna: vogliono stare insieme ad una ragazza piu' piccola per avere la
garanzia che sia "inviolata", desiderano che lei sia vergine per potersela
crescere fino alla fine. E' una mentalita' che mi ha scandalizzato e che
forse e' legata proprio al concetto secondo il quale la donna non e' in
possesso della ragione: una ragazza deve essere cresciuta perche' non e'
abbastanza intelligente per farlo da sola.
- Adriana Cavarero: La questione della verginita' e' legata ad un'immagine e
ad un'organizzazione del potere. La verginita' e' importante perche'
testimonia il fatto che quella donna non e' mai stata di nessun altro e, con
la deflorazione, il marito vi puo' porre un marchio e farla sua. L'elemento
cardine diventa dunque il possesso: fra possesso e potere c'e' un legame
anche dal punto di vista terminologico e, in questo caso, la forma del
potere e' una forma di possesso. Lo stereotipo della cultura dominante,
quindi, vede nella donna un oggetto perche' solo un oggetto puo' essere
posseduto, mentre un soggetto puo' casomai possedere. La rivoluzione
sessuale, che appartiene alle donne della mia generazione, voleva proprio
far notare come la sessualita' e le pratiche sessuali fossero
tradizionalmente considerate uno dei luoghi nei quali mettere in scena la
cerimonia del possesso. Tale esigenza e' sicuramente stata interpretata in
maniera folcloristica: "Le donne che vogliono fare libero sesso sono donne
poco serie!", anche se il movimento non era finalizzato a praticare sesso a
gogo'. Si voleva affermare la liberta' delle proprie pratiche e delle
proprie scelte sessuali e si voleva abbandonare una raffigurazione della
verginita' tutta proiettata verso le esigenze dell'uomo e del suo bisogno di
apporre un sigillo sul corpo della sua donna. Cio' che si chiedeva era un
rapporto alla pari. Nessun ragazzo vuole fare una domanda?
*
- Studentessa: In che modo la legge tutela la donna? Non mi riferisco solo
al periodo della maternita', ma alla donna in quanto persona. E' da poco
passata una legge con cui si sancisce che lo stupro e' un atto di violenza
contro la persona e non piu' contro il costume...
- Adriana Cavarero: Per quanto riguarda la legge nei suoi sviluppi
contemporanei, l'Italia si trova in una posizione molto avanzata. Coloro che
se ne intendono mi dicono che, in materia di tutela della maternita' sul
lavoro, ci troviamo avanti persino a quei paesi che consideriamo piu'
progrediti. E' molto importante anche la legge sulla violenza sessuale, di
cui hai parlato e che assume la donna come persona. Tuttavia, se si ritiene
che un soggetto debba essere "tutelato", significa che in tale soggetto e'
vista una sorta di mancanza. Con questo non voglio dire che la maternita'
non debba essere tutelata: vorrei solo far notare come molte forme del
linguaggio - quali "tutela", "protezione" e cosi' via - sottolineino di
nuovo il ruolo storico della donna, la quale viene inserita in rapporti di
potere che la vedono in posizioni inferiori o di svantaggio.
*
- Studentessa: Ci sono donne che vorrebbero fare il servizio militare. Lei
pensa che sia giusto dar loro questa possibilita'?
- Adriana Cavarero: E' una domanda molto buona, perche' mette in luce un
altro paradosso. Dal punto di vista dell'ordine simbolico - ovvero della
tradizione - alle donne appartiene l'ambito della famiglia e della
maternita', quindi della vita, mentre agli uomini viene attribuita la sfera
della guerra e della politica, che e' comunque fondata sulla guerra -
pensate all'Iliade. Questo fa parte degli stereotipi. Quindi, se le ragazze
vogliono fare il servizio militare, vuol dire che il loro desiderio va nella
direzione dell'eguaglianza: "Anch'io sono capace di essere una guerriera".
Il paradosso sta nel fatto che tale spinta verso la parita', lungi dal
cancellare gli stereotipi li rafforza, perche' la ragazza si ritrovera' a
fare il soldato uniformandosi allo stereotipo maschile, quello del guerriero
forte dotato di fucile che sfida e stermina il nemico. Alcune volte queste
operazioni sembrano fornire una spinta verso l'uguaglianza, ma finiscono col
rafforzare gli stereotipi.
Tra gli oggetti a nostra disposizione abbiamo una calza; anche a un ragazzo
potrebbe venire il desiderio di imparare a fare la calza e penso sarebbe
giusto, sebbene molto improbabile: nella scala dei valori, che coincide con
la scala dei poteri, la forza militare e' ritenuta come strettamente legata
alle abilita' del soggetto, mentre fare la calza o ricamare appartiene alla
sfera domestica, che viene vista come molto secondaria al fine della
civilizzazione. Anche qui gli stereotipi vengono rafforzati. Se vuoi la mia
opinione, fra i desideri di eguaglianza delle ragazze il voler fare la
carriera militare e' quello che appoggerei di meno, anche perche' non mi
sento supporter di una cultura della guerra. Tu che ne pensi?
*
- Studentessa: Penso che se una ragazza nutre veramente il desiderio di
diventare un soldato non sia giusto negarglielo, cosi' come ritengo
sbagliata la leva obbligatoria per i ragazzi.
- Adriana Cavarero: Mi pare che anche voi abbiate scelto un oggetto: dei
preservativi. Avete pure portato il Viagra. Perche' avete scelto questi
oggetti? Chi li ha scelti?
*
- Studentessa: Secondo me il preservativo rappresenta una forma di potere
dell'uomo sulla donna: e' stato congegnato per essere usato dal maschio, il
quale puo' decidere quando, come, e se usarlo. E la donna si ritrova spesso
a sottostare al desiderio del ragazzo. Tutto cio' che lei ha detto e'
fondamentalmente giusto, penso pero' che di sbagli ne siano stati fatti
anche da parte delle donne, le quali hanno permesso che succedessero certe
cose. Credo sia vero che molto spesso la bellezza puo' rappresentare una
marcia in piu', ma il carattere non e' da meno: non mi ritengo
particolarmente bella, pero' grazie al mio carattere ho ottenuto molti
risultati.
- Adriana Cavarero: Quello che hai detto e' indubbiamente importante:
"Individualmente sono capace di non restare un semplice oggetto e riesco a
mettermi da sola nella condizione di soggetto". Capisco ed apprezzo molto il
tuo discorso; tuttavia, rendersi complici di un processo storico profondo ed
influente costituisce un problema, perche' tale complicita' ha tanti aspetti
ed e' molto complessa. Cosa intendo dire con il termine "complicita'"? Certe
volte e' molto piu' facile aderire agli stereotipi che contrastarli, perche'
questo atteggiamento ti puo' rendere la vita meno complicata: essere una
brava ragazza, fare la mamma e stare a casa puo' risultare piu' facile,
mentre combattere contro le convenzioni ed affermare: "Io non mi riconosco
in questa immagine" e' estremamente faticoso: spesso alcune donne rinunciano
a combattere. L'oggetto e' tradizionalmente passivo, mentre il soggetto e'
attivo: farsi soggetto, vuol dire immettersi nella dimensione
dell'attivita'.
Ci sono cose che mi fanno molto arrabbiare, sia come donna, sia come
studiosa: alcuni dei maggiori settimanali culturali e politici italiani
presentano spesso in copertina delle donne nude in posizioni oscene, e la
fruizione di questi corpi femminili viene del tutto decontestualizzata
rispetto al contenuto del settimanale, un contenuto politico-culturale,
appunto. A voi che siete giovani, anche ai ragazzi, chiedo: al di la' del
comportamento personale - del porsi come soggetto o oggetto nei confronti
del partner - e concentrandovi sull'ambito pubblico, quello della
rappresentazione, ve la sentireste di fare qualche cosa contro queste
copertine? Oppure pensate semplicemente: "Le cose vanno cosi'". Negli Stati
Uniti, ad esempio, c'e' una legge che proibisce questo tipo di copertine:
una donna nuda puo' andare bene per le riviste pornografiche, ma non puo'
essere usata per vendere piu' copie di un settimanale di cultura e politica,
solitamente destinato agli uomini. In altri paesi, quindi, oltre alla
posizione della singola donna che dice: "Io voglio essere un soggetto e
voglio essere attiva", c'e' anche una presa di posizione politica da parte
di donne e uomini che non apprezzano questo tipo di volgarita'. In Italia,
invece, non e' presente tale interesse a combattere gli stereotipi. Siccome
io ho questo interesse, vi chiedo: pensate che le cose debbano andare avanti
cosi'?
*
- Studentessa: Lei ha detto una cosa che condivido pienamente: ha affermato
che in altri paesi sono gli stessi uomini a non apprezzare questo tipo di
volgarita', mentre in Italia cosi' non succede. Bisognerebbe, allora,
ricercarne le cause: perche' all'uomo italiano ancora piacciono queste
immagini? Alcune volte si pensa che la risposta stia in una sorta di colpa
alla donna, perche' molti uomini potrebbero dire: "L'insoddisfazione tra le
mura domestiche mi porta a ricercare qualcosa al di fuori di esse". Io sono
indubbiamente d'accordo nel criticare tali copertine, penso pero' che la
colpa sia al 50% degli uomini e al 50% di quelle donne che permettono
succedano certe cose: se non ci fossero donne disposte a farsi fotografare
nude, non ci sarebbe tali copertine. Ritengo comunque che gli uomini
italiani che a cinquant'anni ancora vanno alla ricerca di donne nude o dei
miracoli del Viagra, abbiano una mentalita' malata: finche' sei giovane sono
problemi che puoi risolvere, ma se a 50-60 anni ancora hai bisogno di questo
genere di cose, allora la colpa e' solo tua. Anch'io sono convinta che si
debba combattere questa strumentalizzazione, sia partendo dalle donne, sia
portando avanti una rieducazione degli uomini.
- Adriana Cavarero: Hai ragione: una rieducazione degli uomini... ma anche
delle donne. Non basta dire semplicemente: "Cari uomini, vi dovete
comportare in maniera piu' civile e signorile". Bisogna riuscire ad agire su
uno dei nodi fondamentali della nostra tradizione culturale: il potere fra i
sessi. Si deve combattere quella gerarchia che da una parte pone l'uomo in
posizione di superiorita' rispetto alla donna e lo identifica con tutti gli
ambiti del potere - di cui il fallo e' un fortissimo simbolo - e dall'altra
relega la donna a ruoli che spaziano tra due estremi significativi - madre
casta e ragazza vergine o oggetto del desiderio e corpo che si offre ai
desideri maschili. La madre e la prostituta: le due immagini del femminile
che vengono offerte. Questa si' che e' una questione di educazione, ma
nell'accezione piu' seria della parola "educazione": si tratta di pensare
diversamente il rapporto fra i sessi e l'ordine simbolico che vige fra di
loro, ovvero di agire contro uno dei centri nodali di una cultura che ha
piu' di duemila anni. Perche' certe cose succedono in Italia e in altri
paesi no? La cultura e la tradizione sono genericamente patriarcali, tanto
in Italia, quanto - ad esempio - negli Stati Uniti, ma mentre negli Stati
Uniti vige una sorta di "patriarcato illuminato" con alcune regole di
convivenza che impediscono allo stereotipo di arrivare agli estremi, nella
cultura italiana e' presente un patriarcato retrivo: anche le minime
pratiche di savoir faire e di civilizzazione non vengono messe in atto.
Tuttavia, ripeto, la soluzione non sta tanto nell'adeguare il patriarcato
retrivo a quello illuminato, quanto nell'agire sulla cultura patriarcale in
quanto tale e nel ripensare la differenza fra i sessi senza assimilarla
all'uguaglianza. Cio' che i nostri occhi e i nostri sensi percepiscono,
tutto cio' che e' reale e che arriva alla nostra conoscenza e al nostro
senso comune, pretende di avere un significato che sia realistico e che
rispetti tale realta': dire che i sessi sono uguali e' una bugia, una
costruzione logica menzognera. Alla differenza sessuale va dato un senso che
valorizzi la differenza. C'e' un modo di intendere le differenze in quanto
collocate in una gerarchia di poteri: il bianco e' meglio del nero,
l'europeo e' meglio del maghrebino, l'uomo e' meglio della donna, il ricco
e' meglio del povero. Ma c'e' anche un modo per pensare le differenze in
senso non gerarchico: questa e' la grande sfida al patriarcato.
*
- Studente: La pornografia rappresenta un'espressione del potere, oppure
un'espressione della liberta' dell'individuo?
- Adriana Cavarero: A mio avviso costituisce un'espressione del potere,
perche' la pornografia occidentale - parlo dell'Occidente perche' non
conosco l'Oriente - vede come oggetti del desiderio donne e bambini, ossia
proprio quegli individui che sono messi in posizione inferiore nell'ordine
sociale. Inoltre il corpo ritratto viene offerto ad uno sguardo di tipo
"cannibalesco" che fruisce di cio' che e' inerte, di cio' che non partecipa,
e che si nutre di quello che e' posto di fronte ad esso a mo' di strumento
di eccitazione: tutto cio' fa chiaramente parte di un organigramma del
potere e non coincide mai con la liberta'. Forse tu ti riferivi alla
liberta' di stampa e di opinione...
*
- Studente: Ma anche alla liberta' individuale dell'attrice o della ragazza
che si presta a sfruttare il proprio corpo per denaro, anche se
probabilmente questa non e' liberta', perche' la donna si pone come oggetto.
- Adriana Cavarero: Io non la intendo come una liberta': e' semplicemente un
modo per guadagnare soldi - alcune volte molti soldi - che, all'inizio, ti
permettono di sopravvivere. Da un punto di vista umano posso comprendere un
individuo che debba vendere il suo corpo per denaro, ma non riterrei mai
questa azione come un'espressione di liberta', anche perche' la persona in
questione si troverebbe nella necessita' di fare qualcosa per sopravvivere.
*
- Studente: Crede che una scelta del genere sia sempre dettata dalla
necessita' di sopravvivere o pensa che a volte si provi piacere nell'agire
cosi'?
- Adriana Cavarero: Ritengo che la sessualita' umana sia estremamente
complicata e che, anche in questo caso, contenga elementi di piacere. E'
molto difficile definire cosa sia la liberta' sessuale, bisogna pero' non
cadere nello stereotipo - che per la prima volta sento tirare in ballo da un
ragazzo, mentre di solito e' piu' comune presso i miei coetanei maschi -
secondo il quale in certe situazioni di sfruttamento, quali la pornografia o
la prostituzione, la donna prova piacere. Tutto questo fa parte di un
immaginario maschile; e' frutto del desiderio maschile di possedere una
donna oscena e scatenata, un essere dalla sessualita' perduta completamente
opposto alla sessualita' delle donne che lo accudiscono: egli, infatti, non
vorrebbe mai che la mamma, la sorella e la moglie fruissero di questo tipo
di liberta' sessuale. In secondo luogo, si pensa che la donna provi piacere
a fare la prostituta o a esporre il suo corpo, perche' si crede che il
soggetto - vale a dire l'uomo - sia di per se' cosi' affascinante e cosi'
capace di far godere, da far si' che lei non possa non essere soddisfatta.
Ripeto: nell'orizzonte cosi' vario e cosi' imprevedibile della sessualita'
umana, puo' darsi che qualche volta succeda che tali situazioni provochino
piacere.
*
- Studente: Considerando il problema da un punto di vista religioso - in
particolare della religione cristiana - non e' possibile che la religione
aumenti il divario fra uomo e donna? Il bambino, quando va a seguire il
catechismo, impara che Dio creo' Adamo e poi, da una costola di
quest'ultimo, creo' la donna per dargli una compagna: la donna viene quindi
vista come seconda all'uomo.
- Adriana Cavarero: Come sai nel libro della Genesi esistono due versioni, a
distanza di poche righe l'una dall'altra. La prima dice che Dio li creo'
maschio e femmina, ovvero che creo' contemporaneamente il sesso maschile e
il sesso femminile e, poche righe dopo, e' presente la versione relativa
alla costola di Adamo che tu citi, quella piu' nota. Questa seconda versione
non fa altro che inserirsi nella tradizione occidentale, dove i simboli
corrispondono a un comportamento coatto che dobbiamo per forza assimilare.
La religione - cristiana, ebraica, greca o romana che sia - presenta
un'omogeneita' nella rappresentazione della differenza sessuale, che viene
intesa come rapporto di potere tra il sesso dominante maschile e il sesso
dominato femminile. In questo senso l'insegnamento religioso ripete uno
stereotipo culturale. Anche le materie che studiate al liceo e che vi
sembrano lontanissime dal sacro ripetono lo stereotipo. Quando studiate la
storia, per esempio, vi ritrovate ad imparare una serie di guerre e di
battaglie che hanno tutte dei protagonisti maschili. Si potrebbe ovviamente
citare Elisabetta I, ma capite bene che la presenza di una donna, cosi' come
di due o tre, non costituisce realmente un'eccezione: e' casomai
un'eccezione che conferma la regola. Vi insegnano la storia come se essa
appartenesse all'universalita' del genere umano, mentre sarebbe giusto -
quando insegno filosofia mi comporto cosi' - dire: "Vi insegno la storia
della filosofia, la quale non si riferisce tanto ad un soggetto universale,
quanto alla storia della filosofia virile pensata dagli uomini per gli
uomini". Io nutro una grande passione per Platone ed Aristotele, noto pero'
che vengono spesso presentati come se parlassero di un'oggettivita' valevole
per tutti. Lo stesso Kant - che e' molto piu' vicino a noi di Aristotele -
quando parla di etica e del famoso imperativo categorico, pensa a un
soggetto universale di sesso maschile, e non femminile. Sarebbe molto piu'
onesto che i docenti segnalassero questo fatto, e diverse insegnanti lo
fanno gia'. E' vero che la religione costituisce uno dei modi con cui lo
stereotipo viene riciclato, ma cio' viene messo in atto dall'intera cultura
in tutti i suoi ambiti.
*
- Studentessa: Anch'io, come l'altra ragazza, ho avuto un'esperienza con
degli amici del Sud, e mi sono resa conto del fatto che la' vi sono ragazze
coscienti dell'assurdita' della loro situazione, anche se di fronte agli
altri continuano a difendere lo stato di cose in cui si trovano. Cio' che mi
da' piu' fastidio, appunto, e' che - anche se nell'intimo soffrono
profondamente e si sentono impotenti ed oppresse - tendono a nascondere la
loro situazione e, soprattutto, non cercano di ribellarsi. In fondo, al
giorno d'oggi, ci sono tanti modi per aprirsi al mondo: c'e' la televisione
e ci sono numerosi altri mezzi di comunicazione. Proprio non capisco perche'
queste ragazze non si pongano a confronto con cio' che vedono intorno a loro
e non cerchino di ribellarsi.
- Adriana Cavarero: Perche', naturalmente, bisogna tenere conto del
contesto. Ci sono certi contesti dove ribellarsi e' piu' facile e ci sono
altri contesti in cui risulta piu' difficile. Il tipo di educazione che si
riceve in famiglia, a scuola e nell'ambiente in cui si vive, e'
fondamentale. Non sono molto convinta delle cose che continuate a ripetermi,
dell'accento che ponete sulla diversita' tra il Sud da una parte e il Nord e
il Centro dall'altra: penso che il problema riguardi piu' le sfere sociali.
Posso solo dire - e in questo concordo con te - che la questione del potere
fra i sessi non e' un problema marginale o secondario, riguardante una
specie di ritardo storico: non penso che, con un po' di pazienza, tale
ritardo sara' riscattato da una societa' felice e paritaria, dove l'uomo e
la donna non avranno piu' rapporti di potere. Ritengo invece - lo ho notato
persino dalle vostre domande - che il potere fra i sessi sia presente
all'interno del nostro modo di vivere nel mondo, e che costituisca un punto
nodale le cui ragioni vanno combattute anche a livello di comportamento
individuale. Alcuni di voi l'hanno sottolineato, ma e' un problema che va
compreso dal punto di vista filosofico o dal punto di vista delle discipline
del sapere, che va analizzato in tutti i suoi complicati dettagli: non
bisogna soltanto seguire il piacere che si prova nel distruggere un potere
che non vogliamo piu', ci si deve anche sforzare di costruire un nuovo modo
di intendere la differenza sessuale, ossia di ripensare tale diversita',
perche' essa segna il corpo e la vita. E' una grande scommessa nella quale
dovrebbero essere impegnate proprio le giovani generazioni, perche'
costituisce una chiave per ristrutturare non solo i rapporti di potere fra i
sessi, ma i rapporti di potere in quanto tali.
Vi saluto e vi ringrazio per la conversazione.

3. LIBRI. ANNALISA GOLDONI PRESENTA IL "DIARIO" DI ALICE JAMES
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 31 agosto 2006.
Annalisa Goldoni e' docente di letteratura angloamericana presso
l'Universita' "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara; si e' occupata di
didattica della letteratura e ha coordinato un gruppo di ricerca
interuniversitario, ha partecipato ad una ricerca nazionale sull'ibridismo
dei generi letterari, ha fondato e dirige una collana del Dipartimento di
scienze linguistiche e letterarie (Liguori editore, Napoli); ha scritto sul
romanzo d'iniziazione, sul romanticismo americano sul teatro del Novecento,
sulla poesia del Black Mountain e sulle poetiche che coinvolgono spazio,
fisicita', comunicazione non verbale e censura; ha tradotto e curato poemi
intertestuali e riscritture (Robert Duncan - Dante, George Bowering -
Rilke); e' condirettrice della rivista "La questione romantica" e fa parte
della redazione scientifica delle riviste "Igitur", "Merope",
"Traduttologia"; ha promosso e organizzato numerosi convegni e seminari di
ricerca. Tra le pubblicazioni di Annalisa Goldoni: "Per una tipologia del
romanzo d'iniziazione", in collaborazione con Paola Cabibbo, in Idem,
Sigfrido nel Nuovo Mondo, Roma, La Goliardica, 1983; "Le (a)simmetrie in
'The Bell-Tower'" e  "The Encantadas: il referente immaginario di H.
Melville", in Melvilliana, a cura di Paola Cabibbo, Roma, Bulzoni, 1983; Le
metamorfosi del testo drammatico. Introduzione, con un  saggio su "Prove
d'identita': le trasformazioni nel teatro di Sam Shepard", Roma, Carucci,
1987; Black Mountain. Poesia & poetica. In collaborazione con Marina
Morbiducci, introduzione, traduzione e cura, Roma, Euroma La Goliardica,
1987; Frammenti di corpi immaginati. Un seminario.  Introduzione e cura, con
un saggio su "Cicatrici eccellenti: Odisseo e Ahab", Roma, Carucci, 1988; Lo
spazio della poesia: da Poe al Black Mountain, Roma, Nuova Arnica, 1992; La
comunicazione non verbale in "The Pupil" di Henry James, introduzione e
cura, Roma, Nuova Arnica, 1994; Silenzio cantatore. Forme e generi
letterari, in collaborazione con Valerio M. De Angelis, introduzione e cura,
con un saggio su "Prima del verbo: la poetica di Robert Duncan", Roma,
Euroma La Goliardica, 1996; Elegie di Kerrisdale di George Bowering,
introduzione, traduzione e cura, con testo originale a fronte, Roma,
Empiria, 1996; Robert Duncan, Dante Etudes, introduzione, traduzione e cura
delle poesie, con testo originale a fronte, Roma, Empiria, 1998; Il lettore
con la penna in mano, in "Traduttologia", n.1, 1999; Dante. For Use, Now, in
collaborazione con Andrea Mariani, introdione e cura; con un saggio su
"Robert Duncan e Dante alle origini della lingua", Roma, Euroma La
Goliardica, 2000; Herman Melville, Billy Budd, gabbiere di parrocchetto,
introduzione e cura, con testo originale a fronte, traduzione di Enzo
Giachino, Torino, Einaudi, 2001; Le lettere rubate. Forme, funzioni e
ragioni della censura, in collaborazione con Carlo Martinez, introduzione e
cura, Napoli, Liguori, 2001; "Unedited from the Olson Archives (C. Olson's
essay: "The Mystery of What Happens When It Happens" and "Portrait")", cura
e note, in "Igitur" (nuova serie), II, gennaio-dicembre 2001 (numero
monografico Melville and/as Myth, a cura di Gordon Poole).
Alice James, sorella di Henry e William James, e' autrice di un diario di
estremo interesse. Opere di Alice James: Diario, La Tartaruga, Milano 1987,
Nutrimenti, Roma 2006.
Maria Antonietta Saracino, anglista, insegna all'Universita' di Roma "La
Sapienza"; si occupa di letterature anglofone di Africa, Caraibi, India e di
multiculturalismo. Ha curato numerosi testi, tra cui Altri lati del mondo
(Roma, 1994), ha tradotto e curato testi di Bessie Head (Sudafrica), Miriam
Makeba (Sudafrica), la narrativa africana di Doris Lessing e Joseph Conrad,
testi di Edward Said, di poeti africani contemporanei, di Aphra Behn; ha
curato Africapoesia, all'interno del festival Romapoesia del 1999; ha
pubblicato saggi sulle principali aree delle letterature post-coloniali
anglofone, collabora regolarmente con le pagine culturali de "Il manifesto"
e con i programmi culturali di Radio3]

Perche' leggere il diario di Alice James? Per spiare nella sua vita intima,
come sempre si fa, piu' o meno intenzionalmente, quando si entra in una
scrittura privata. Nel denso testo introduttivo a una nuova edizione del
Diario (Nutrimenti, pp. 256, euro 16), Maria Antonietta Saracino sostanzia e
dipana i motivi che rendono affascinanti queste pagine scritte per se' e non
destinate alla pubblicazione. E' il cognome stesso dell'autrice che muove a
curiosita' e rivela l'appartenza a una famiglia americana molto speciale - e
soprattutto impegnativa per chi avesse voluto ricavarsi uno spazio tutto per
se'.
Dei quattro fratelli di Alice James, due sono illustri: Henry, maestro del
romanzo e della teoria del romanzo e William, figura di riferimento per la
psicologia moderna e filosofo, fondatore del pragmatismo. Ma gia' il padre
era stato uomo di cultura, saggista, pensatore, amico di Ralph Waldo Emerson
e dell'intellighenzia del New England. Alice, la piu' giovane, riceve una
educazione sommaria ed e' troppa la tensione per competere con tanti
importanti uomini in casa; ne' ha vocazione matrimoniale o corteggiatori
insistenti che la convincano a svolgere l'ovvio ruolo di moglie e madre di
famiglia. Cosi', afferma Saracino, "sceglie per se' una terza soluzione:
volgere contro se stessa le proprie energie fisiche e mentali per dar vita a
quella immagine di 'dittatore paralizzato' e 'zitella inflaccidita' di cui
con feroce autoironia parlera' nel diario". Sembra adeguarsi al modello
vittoriano di donna fragile che il suo autoritratto di scrittura malgrado
tutto smentisce.
E' ben vero che Alice parla di una continua lotta fra il corpo e la
volonta', ed e' il suo un corpo ribelle che non si conforma alla moderazione
imposta dalle convenzioni di pensiero e azione previste per una ragazza del
tempo; ben presto esercita una resistenza attiva e passiva, che si manifesta
con svenimenti, crisi isteriche, con problemi di varia natura e con una
paralisi alle gambe di origine nervosa che interviene alla morte del padre,
lui che una gamba aveva perduto. C'e' un complesso rapporto con la famiglia,
dunque, per la quale dal diario emerge una adorazione che forse cela rancori
non riconosciuti. Tante volte e fino alla fine quel "cane da guardia" che e'
la coscienza di se viene menzionato come il blocco mentale che impedisce di
vivere e che forse determina il blocco fisico. Nel diario sono registrati
gli ultimi tre anni di vita, quando la scrittrice si e' trasferita in
Inghilterra per essere vicina a Henry, con cui piu' affettuosa e' la
consuetudine.
Immobile, ma tutt'altro che isolata: se la vita sociale all'esterno le e'
quasi del tutto negata, la sua casa e' frequentata da amici e conoscenti,
fra cui rappresentanti illustri della scena letteraria inglese e americana.
Dal suo letto di invalida, Alice James e' al centro di una vita culturale
intensa, ma soprattutto la rete degli affetti e' ben presente a cominciare
dall'amica amatissima Katharine Loring, che vive con lei e a cui affidera' i
manoscritti del diario, chiedendole di farne stampare quattro copie per i
fratelli. Henry scrisse poi in toni di grande ammirazione per la brillante
intelligenza della sorella a William, ma penso' bene di bruciare la propria
copia, tanto era il timore di possibili reazioni negative dei benpensanti.
Nel diario viene registrata la fitta corrispondenza con i fratelli - le
visite, il gossip e tanta lettura, letteraria e politica. Microstorie e
macrostoria si giustappongono: storie di vite (lavoro faticoso, maternita'
felici o disperate) segnate dalla poverta', che le arrivano dalla sua
infermiera, "la piccola Nurse" che e' una delle sue finestre sul mondo -
storie cui forse avrebbe prestato minor attenzione se fosse stata presa
dagli obblighi mondani di una donna del suo ceto - storie che invece
contrappone sistematicamente alle miserie morali e alla cupidigia che
contrassegnano l'aristocrazia e la borghesia inglesi. E il giro di interessi
e' ampio; veementi e ironici sono i commenti sul comportamento del
parlamento nei confronti della questione Irlandese e lucidi e senza
attenuanti i suoi giudizi sul colonialismo britannico e i suoi metodi di
annientamento delle culture che invade.
*
Il diario di Alice James e' un testo che va centellinato, anche attraverso
le preziose note che ci ragguagliano su riferimenti di una contemporaneita'
per noi in parte perduta, per poter gustare quel misto di flash folgoranti e
taglienti che il metodo del frammento libera. Una scrittura che procede in
modo molto prossimo alla doppia esperienza di immobilita' ordinaria, perche'
ormai quotidiana - e straordinaria, perche' fuori dalla norma. E insieme,
come ripete piu' volte, e' abbinata al desiderio di compiere un'impresa
straordinaria, un capolavoro che Alice si riconosce capace di produrre solo
con la morte, flirtando prima col suicidio e che poi sapra' di raggiungere
presto nel momento in cui le diagnosticano un tumore. Vera e propria opera
d'arte diventera' la fine, nota Saracino: "Alice potra' farsi ora impresario
di se stessa, dedicando al raggiungimento di questo obiettivo ogni momento
che le resta da vivere, organizzando la propria 'uscita di scena' nei piu'
piccoli dettagli, con la maestria di un consumato regista: ne imbastira' la
trama, ne scrivera' il copione, distribuira' le parti agli attori, studiera'
persino le luci e i costumi. Niente sara' lasciato al caso, nessun
particolare dovra' sfuggirle, perche' quando la morte arrivera' dovra'
trovarla pronta a recitare la sua 'ultima oscura misera scena'".
Non e' un caso che la dimensione teatrale di cui il diario e' intessuto
abbia attratto proprio la scena. Nel 1987, due anni dopo la prima edizione
italiana del Diario (sempre a cura di Maria Antonietta Saracino per le
edizioni La Tartaruga) l'attrice Angiola Baggi presento' un non dimenticato
monologo per la regia di Nanni Fabbri. Negli Stati Uniti nel 1979 era uscito
un dramma di Joan Schenkar, Segnali di vita (Signs of Life), che accostava
Alice James alla Donna Elefante del circo di P. T. Barnum e sottolineava il
sadismo degli esperimenti medici di fine Ottocento nei confronti delle
donne. Ancora, ci ricorda con dovizia di particolari la curatrice, che nel
1993, quando il Diario e' diventato libro di culto per le femministe, Susan
Sontag scrive un dramma, Alice a letto (Alice in Bed), in cui accomuna Alice
alla sua omonima ed eccentrica Alice nel/del paese delle meraviglie.

==============================
NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 87 del 26 ottobre 2006

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