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Voci e volti della nonviolenza. 46



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 46 del 31 ottobre 2006

In questo numero:
1. Manuela Fraire presenta "Melanie Klein" di Julia Kristeva
2. Et coetera

1. MANUELA FRAIRE PRESENTA "MELANIE KLEIN" DI JULIA KRISTEVA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 29 ottobre 2006]

Julia Kristeva, nel libro tratto da una serie di lezioni tenute
all'Universita' Parigi VII (Melanie Klein. La madre, la follia, Donzelli,
pp. 291, euro 23,50) traccia un profilo inedito della grande psicoanalista
centrato sulla metafora del "matricidio" a cui l'autrice assegna un ruolo
fondamentale e generativo nell'instaurarsi dello psichismo umano. In
francese il titolo e' diverso - "Il genio femminile. La follia. Melanie
Klein, o del matricidio come dolore e come creativita'" -, mentre in
italiano il termine matricidio, forse per il suo suono terribile, e' stato
eliminato.
Del resto preminente e' il ruolo che la madre ha nella teoria kleiniana,
ruolo invece perlomeno modesto nella teoria di Freud, cosa che ne
costituisce l'essenza sia rivoluzionaria che problematica. Il rischio che
Klein stessa sottolinea - forte eco del rapporto con la propria madre
Libussa - e' il blocco della capacita' di simbolizzazione nel caso in cui
l'attaccamento alla madre arcaica vinca sulla necessita' di separarsene
affrontando la perdita del primo oggetto d'amore. E' la perdita, sottolinea
Kristeva, che spinge a simbolizzare la cosa perduta.
Tutto, pensiero e lavoro clinico, per Klein si basano - a differenza dal
senso comune dell'epoca secondo cui tra madre e neonato vi sarebbe un
idillio che in seguito va perduto - sull'ambivalenza che caratterizza
l'assoluta dipendenza del piccolo dalla madre fonte di ogni soddisfazione e
ogni frustrazione. L'ambivalenza caratterizza dalla nascita il rapporto che
l'essere umano instaura con l'ambiente rimanendo sempre in bilico tra
riconoscimento dell'altro e rifiuto dell'alterita', la stessa ambivalenza
che ha caratterizzato il rapporto di Melanie con uomini e donne, allievi e
allieve, figli e figlie nel corso dell'intera vita.
A partire dai rapporti piu' intimi, e poi nella sua lunga pratica clinica
con i bambini, primi fra tutti i propri figli guardati ancora in fasce con
occhio "clinico", Klein osserva che ab initio il neonato e' animato da
violente passioni verso l'oggetto-madre: invece che chiuso nella bolla
narcisistica (lo stato anoggettuale di Freud) il neonato avverte la
"presenza" dell'altro/madre e con quella inter-agisce. In termini attuali la
psiche del neonato kleiniano nasce da subito dentro la relazione.
L'atteggiamento di Klein verso la maternita' non e' ne' sereno ne' gioioso,
tuttavia e' proprio mediante il transfert materno che la psicoanalista cerca
di raggiungere la profondita' dell'inconscio. Angoscia legata alla paura di
annientamento, e furioso attaccamento accompagnati da invidia, sono la
ineludibile condizione del neonato impotente in presenza/al cospetto della
madre onnipotente quanto incontrollabile. La percezione precocissima
dell'oggetto materno, mette da subito al lavoro una specie di "respirazione
psichica" (Guignard) fatta dell'alternanza tra oggetti e situazioni interni
e oggetti e situazioni esterni, tra soddisfazione e frustrazione, tra
proiezione e introiezione. E Klein precisa "non e' l'organismo, ma l'Io,
anche se immaturo" che cerca di far fronte alla paura. Quello umano e'
dunque uno psichismo che si radica e organizza attorno all'esperienza
percettiva dell'altro in senso attivo e passivo.
Da qui nasce anche la necessita' per l'Io di compiere incessantemente un
"lavoro del negativo", espressione dello sforzo di sfuggire all'angoscia
primordiale che si attiva nell'esperienza di presenza-assenza
dell'altro-madre, avvertita dapprima come presenza non distinta da se',
condizione che genera l'incessante attivita', che caratterizza il farsi
della vita psichica anche se con toni meno drammatici, del "mettere
dentro/buono o sputare fuori/cattivo".
L'immaginario legato al corpo - il dentro-fuori - assume un posto centrale
nella concezione dell'apparato psichico di Klein ed e' anche uno degli
aspetti del suo pensiero che ha maggiormente fecondato la psicoanalisi dopo
di lei.
Segretamente ogni donna non perdona alla propria madre la frustrazione che
questa le infligge godendo invece che di lei (del suo corpo) del coito con
il padre, e che lo nasconde a se stessa e all'altra/altre donne. "Nel marito
cercate la madre!" esclama Kristeva sottintendendo che un uomo non perde mai
del tutto la madre poiche' la ritrova in un'altra donna. Freud intui' la
specificita' del rapporto madre/figlia nel caso Dora ma troppo tardi.
Pensiero e vita di Klein sono sempre stati "contro-versi", collocati cioe'
nel verso contrario al senso comune dell'epoca, e forse proprio per questo
Melanie, priva di titoli di studio e con lo spirito indomabile della
sperimentatrice, ci teneva a essere riconosciuta e accettata dalla comunita'
psicoanalitica, soprattutto teneva molto a sottolineare la continuita' del
suo pensiero con quello di Freud. Ma non pote' riuscire pienamente
nell'intento poiche' e' stata un'autentica innovatrice, una creatrice di
nuove metafore, basti citare "invidia" e "gratitudine", che hanno aperto
nuove vie della e alla psicoanalisi, senza le quali oggi sarebbe poco
raggiungibile lo stesso Freud. Questo intende Kristeva con il termine
"genio" riferito a Klein.
Lo testimoniano d'altra parte l'originalita' di Winnicott e Bion, suoi
allievi, e l'ispirazione che lo stesso Lacan trasse dalla sua teoria della
"relazione d'oggetto".
Anche il movimento delle donne e' percorso dalla conflittualita' che fa
risalire al riemergere dell'ambivalenza che ha caratterizzato in passato il
rapporto con la madre. Ne riconosce cioe' la radice nell'infantile e ne
sottolinea un aspetto costitutivo della relazionalita' stessa, anche se ha
resistito a lungo e ancora permane la tendenza a coprire con
l'idealizzazione la conflittualita' che caratterizza ogni relazione viva ,
inclusa quindi quella tra donne, con il rischio di chiudersi in un
isolamento schizoide, difesa estrema dal pericolo di scoprire nell'altra
donna l'Altro.
Kristeva sembra tagliare la testa al toro quando afferma che "la condizione
sine qua non per accedere al simbolo" e' sbarazzarsi della madre. Anzi ogni
atto veramente creativo testimonia una fantasia riuscita di matricidio,
anche se si tratta di "matricidio immaginario", via che secondo Klein e
Kristeva bisogna percorrere per giungere alla capacita' di simbolizzazione.
E il simbolo da che cosa nasce? "L'impulso a creare simboli - scrive Klein -
e' cosi' forte perche' neanche la madre piu' amorevole puo' soddisfare i
potenti bisogni emozionali del bambino piccolo". E Kristeva aggiunge:
"Lasciate perdere la madre, non ne avete piu' bisogno: sarebbe questo
l'estremo messaggio dei simboli, se potessero spiegare perche' esistono". Il
matricidio diviene cosi', nell'interpretazione che Kristeva da' del pensiero
di Klein, la chiave di volta del processo di differenziazione, con una
propria necessita' simmetrica a quella del parricidio, anch'esso del resto
immaginario. C'e' da chiedersi pero' se l'uccisione - nella forma del
matricidio come in quella del parricidio - non sia una metafora che risente
pesantemente di una rappresentazione "patriarcale" della vicenda umana che
ha fatto il suo tempo.
Kristeva sottolinea con forza la necessita' del "matricidio" sulla scia di
uno degli ultimi scritti di Klein (Alcune riflessioni sull'Orestiade, 1960)
stabilendo un'antecedenza di ordine mitologico che pone Oreste prima di
Edipo. Un paradosso da esplorare che individua nell'uccisione della madre il
presupposto per poi accoppiarsi incestuosamente con lei. Un cerchio mortale
da cui non si esce, la teoria non ne esce cioe'.
Ma se di vita e di morte si deve parlare - e sembra inevitabile quando si
tratta delle vicissitudini umane - bisogna riferirsi alla caratteristica
specifica dell'essere che e' dotato di linguaggio che non solo ha paura
della morte ma anche della vita: paura per l'incombere della vita, paura di
perdere la vita. Una paura che Klein chiama angoscia e che la cura analitica
dovrebbe poter trasformare in dolore: dal panico alla possibilita' di
pensare.
Il pensiero della differenza compie un salto di cui la psicoanalisi dovrebbe
fare tesoro: passa attraverso una fase - immaginaria perche' riferita alle
donne che si incontrano nella vita reale - che crede di vedere nell'altra
donna una "rivale" cosi' potente da doverla uccidere per non essere uccise,
ma scommette sulla capacita' di "restare al cospetto della madre" senza
temere la sua terribile rappresaglia se l'amore, l'investimento, viene
spostato su un'altra: su altro. La rivalita' tra donne tanto temuta e' di
marca materna poiche' intreccia sempre bisogno e desiderio ed e' proprio
quest'ultimo che si e' cominciato a distaccare dal bisogno di dipendere.
La vera rinuncia riguarda l'insostituibilita' della madre, il guadagno e' un
aumento enorme della capacita' di stare "in relazione con": il desiderio
puo' migrare dalla "madre" a una "donna" e da questa alla "realta'". Questo
passaggio ha pero' bisogno di una madre viva e vitale (ma non e' cosi' anche
per il padre?).
Cosa evoca il matricidio? L'imprigionamento nell'angoscia di annullamento.
Ma non e' forse nel nome della liberta' "immaginare" di separarsi - quanto
dolorosamente! - da una madre ancora viva?

2. ET COETERA
Manuela Fraire, autorevole intellettuale, psicoanalista, una delle figure
piu' prestigiose del femminismo, e' autrice di numerosi saggi. Tra le opere
di Manuela Fraire: (a cura di), Lessico politico delle donne: teorie del
femminismo, Fondazione Elvira Badaracco, Franco Angeli, Milano 2002.
Melanie Klein, illustre psicoanalista (Vienna 1882 - Londra, 1960). Opere di
Melanie Klein: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino 1978; La
psicoanalisi dei bambini, Martinelli, Firenze 1970; Nuove vie della
psicoanalisi, Il Saggiatore, Milano 1982; Il nostro mondo adulto ed altri
saggi, Martinelli, Firenze 1972; Invidia e gratitudine, Martinelli, Firenze
1969; Analisi di un bambino, Boringhieri, Torino 1961. Opere su Melanie
Klein: Hanna Segal, Introduzione all'opera di Melanie Klein, Martinelli,
Firenze 1968; Hanna Segal, Melanie Klein, Bollati Boringhieri, Torino 1981,
1994; Julia Kristeva, Melanie Klein, Donzelli, Roma 2006; Franco Fornari (a
cura di), Fantasmi, gioco e societa', Il Saggiatore, Milano 1976.
Julia Kristeva e' nata a Sofia in Bulgaria nel 1941, si trasferisce a Parigi
nel 1965; studi di linguistica con Benveniste; intensa collaborazione con
Sollers e la rivista "Tel Quel"; impegnata nel movimento delle donne,
psicoanalista, ha dedicato una particolare attenzione alla pratica della
scrittura ed alla figura della madre; e' docente all'Universita'  di Paris
VII. Opere di Julia Kristeva: tra quelle tradotte in italiano segnaliamo
particolarmente: Semeiotike', Feltrinelli, Milano; Donne cinesi,
Feltrinelli, Milano; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio,
Venezia; In principio era l'amore, Il Mulino, Bologna; Sole nero,
Feltrinelli, Milano; Stranieri a se stessi, Feltrinelli, Milano; I samurai,
Einaudi, Torino; Colette, Donzelli, Roma; Hannah Arendt. La vita, le parole,
Donzelli, Roma; Melanie Klein, Donzelli, Roma. In francese: presso Seuil:
Semeiotike', 1969, 1978; La revolution du langage poetique, 1974, 1985; (AA.
VV.), La traversee des signes, 1975; Polylogue, 1977; (AA. VV.), Folle
verite', 1979; Pouvoirs de l'horreur, 1980, 1983; Le langage, cet inconnu,
1969, 1981; presso Fayard: Etrangers a nous-memes, 1988; Les samourais,
1990; Le vieil homme et les loups, 1991; Les nouvelles maladies de l'ame,
1993; Possessions, 1996; Sens et non-sens de la revolte, 1996; La revolte
intime, 1997; presso Gallimard, Soleil noir, 1987; Le temps sensible, 1994;
presso Denoel: Histoires d'amour, 1983; presso Mouton, Le texte du roman,
1970; presso le Editions des femmes, Des Chinoises, 1974; presso Hachette:
Au commencement etait l'amour, 1985. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale
delle scienze filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda:
"Julia Kristeva e' nata il 24 giugno 1941 a Silven, Bulgaria. Nel 1963 si
diploma in filologia romanza all'Universita' di Sofia, Bulgaria. Nel 1964
prepara un dottorato in letteratura comparata all'Accademia delle Scienze di
Sofia; nel 1965 ottiene una borsa di studio nel quadro di accordi
franco-bulgari e dopo il 1965 prosegue gli studi e il lavoro di ricerca in
Francia all'Ecole Pratique des Hautes Etudes. Nel 1968 consegue il dottorato
sotto la direzione di Lucien Goldmann (con Roland Barthes e J. Dubois).
Sempre nel 1968 e' eletta segretario generale dell'Association
internationale de semiologie ed entra nel comitato di redazione del suo
organo, la rivista 'Semiotica'. Nel 1973 consegue il dottorato di stato in
lettere sotto la direzione di J. C. Chevalier. Dal 1967 al 1973 e'
ricercatrice al Cnrs di linguistica e letteratura francese, al Laboratoire
d'anthropologie sociale, al College de France e all'Ecole des Hautes Etudes
en sciences sociales. Nel 1972 tiene un corso di linguistica e semiologia
all'Ufr di Letteratura, scienze dei testi e documenti dell'Universita' Paris
VII 'Denis Diderot'. E' nominata direttore del Dea di Etudes Litteraires.
Nel 1974 viene eletta Permanent visiting professor al Dipartimento di
letteratura francese della Columbia University, New York. Nel 1988 e'
responsabile del Draps (Diplome de recherches approfondies en
psycopathologie et semiologie). Nel 1992 e' nominata direttore della Scuola
di dottorato "Langues, litteratures et civilisations, recherches
transculturelles: monde anglophone - monde francophone", all'Universita' di
Paris VII 'Denis Diderot' e Permanent Visiting Professor al Dipartimento di
Letteratura comparata dell'Universita' di Toronto, Canada. Nel 1993 e'
nominata membro del comitato scientifico, che affianca il ministro
dell'educazione nazionale. Attualmente e' professoressa all'Universita'
Paris VII 'Denis Diderot'. Dal 1978 dopo una psicoanalisi personale e una
analisi didattica presso l'Institut de psychanalyse, esercita come
psicoanalista. Gli interessi scientifici di Julia Kristeva vanno dalla
linguistica alla semiologia, alla psicoanalisi, alla letteratura del XIX
secolo. Esponente di spicco della corrente strutturalista francese e in
particolare del gruppo di 'Tel Quel', che ha sviluppato in Francia le
ricerche iniziate dai formalisti russi negli anni Venti e continuate dal
Circolo linguistico di Praga e da Jakobson, Julia Kristeva ritiene che la
semiotica sia la scienza pilota nel campo delle cosiddette 'scienze umane'.
Pervenuta oggi a un'estrema formalizzazione, in cui la nozione stessa di
segno si dissolve, la semiotica si deve rivolgere alla psicoanalisi per
rimettere in questione il soggetto senza di cui la lingua come sistema
formale non si realizza nell'atto di parola, indagare la diversita' dei modi
della significazione e le loro trasformazioni storiche, e costituirsi infine
come teoria generale della significazione, intesa non come semplice
estensione del modello linguistico allo studio di ogni oggetto fornito di
senso, ma come una critica del concetto stesso di semiosi. Opere di Julia
Kristeva: Semeiotike'. Recherches pour une semanalyse, Seuil, Paris 1969; Le
texte du roman, Mouton, La Haye 197l; La revolution du language poetique.
L'avant-garde a' la fin du XIX siecle: Lautreamont et Mallarme', Seuil,
Paris 1974; Des chinoises, Editions des femmes, Paris l974; Polylogue,
Seuil, Paris 1977; Pouvoirs de l'horreur. Essai sur l'abjection, Seuil,
Paris 1980; Le language, cet inconnu. Une initiation a' la linguistique,
Seuil, Paris 198l; Soleil noir. Depression et melancolie, Gallimard, Paris
1987; Les Samourais, Fayard, Paris 1990; Le temps sensible. Proust et
l'experience litteraire, Gallimard, Paris l994. Numerosi articoli di Julia
Kristeva sono apparsi sulle riviste 'Tel Quel', 'Languages', 'Critique',
'L'Infini', 'Revue francaise de psychanalyse', 'Partisan Review', 'Critical
Inquiry' e molte altre. Tra le opere della Kristeva tradotte in italiano,
ricordiamo: Semeiotike'. Ricerche per una semanalisi, Feltrinelli, Milano
1978; La rivoluzione del linguaggio poetico, Marsilio, Venezia 1979; Storia
d'amore, Editori Riuniti, Roma 1985; Sole nero. Depressione e melanconia,
Feltrinelli, Milano 1986; In principio era l'amore. Psicoanalisi e fede, Il
Mulino, Bologna 1987; Stranieri a se stessi, Feltrinelli, Milano; Poteri
dell'orrore, Spirali/Vel, Venezia; I samurai, Einaudi, Torino 1991; La donna
decapitata, Sellerio, Palermo 1997".

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Numero 46 del 31 ottobre 2006

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