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La nonviolenza e' in cammino. 1466



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1466 del primo novembre 2006

Sommario di questo numero:
1. Tra il silenzio e la parola
2. Giorgio Nebbia: Bush e lo spazio
3. Remo Ceserani: Zygmunt Bauman e la postmodernita'
4. Benedetto Vecchi: Zygmunt Bauman e la modernita'
5. Riletture: Maria Teresa Mandalari, Poesia operaia tedesca del '900
6. Indice dei numeri 1435-1465 (ottobre 2006) de "La nonviolenza e' in
cammino"
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. TRA IL SILENZIO E LA PAROLA
[Gabriele Torsello, giornalista, fotografo e documentarista freelance,
collaboratore di movimenti umanitari, impegnato contro la guerra e contro le
violazioni dei diritti umani, e' stato rapito in Afghanistan sabato 14
ottobre 2006]

Si e' gia' smesso di parlarne, ancora una volta.
Ed invece dobbiamo continuare a dirlo che vogliamo che Gabriele Torsello sia
liberato.
Che vogliamo che la guerra afgana finisca.
Che vogliamo che l'Italia cessi di partecipare a quella guerra terrorista e
stragista, e contro la guerra quindi s'impegni.
Che la pace si costruisce col disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti,
l'umana comprensione e l'umana solidarieta'.
Che la nonviolenza e' la via.
*
Sia liberato Gabriele Torsello.
Cessi la guerra in Afghanistan.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

2. RIFLESSIONE. GIORGIO NEBBIA: BUSH E LO SPAZIO
[Dal quotidiano "Liberazione" del 27 ottobre 2006. Giorgio Nebbia (per
contatti: nebbia at quipo.it), nato a Bologna nel 1926, docente universitario
di merceologia, gia' parlamentare, impegnato nei movimenti ambientalisti e
pacifisti, e' una delle figure di riferimento della riflessione e
dell'azione ecologista nel nostro paese. Dal sito di Peacelink riprendiamo
la seguente piu' ampia scheda: "Giorgio Nebbia, nato a Bologna nel 1926,
professore ordinario di merceologia dell'Universita' di Bari dal 1959 al
1995, ora professore emerito, e' stato deputato e senatore della sinistra
indipendente. Giorgio Nebbia si e' dedicato all'analisi del ciclo delle
merci, cioe' dei materiali utilizzati e prodotti nel campo delle attivita'
umane, agricole e industriali. Nel settore dell'utilizzazione delle risorse
naturali ha condotto ampie ricerche sull'energia solare, sulla dissalazione
delle acque e ha contribuito all'elaborazione dell'analisi del flusso di
acqua e materiali nell'ambito di bacini idrografici. Nel corso delle sue
ricerche, di ambito nazionale e internazionale, ha studiato il rapporto fra
le attivita' umane e il territorio, con particolare riferimento al
metabolismo delle citta', allo smaltimento dei rifiuti e al loro recupero,
ai consumi di energia. Giorgio Nebbia e' autore di numerosissime
pubblicazioni scientifiche e di alcuni libri divulgativi: L'energia solare e
le sue applicazioni (Feltrinelli); Risorse merci materia (Cacucci); Il
problema dell'acqua (Cacucci); Sete (Editori Riuniti); La merce e i valori.
Per una critica ecologica del capitalismo (Jaca Book). Si e' occupato
inoltre di storia della tecnica ed ha fatto parte di commissioni
parlamentari sulle condizioni di lavoro nell'industria. E' unanimemente
considerato tra i fondatori e i principali esponenti dell'ambientalismo in
Italia". Tra le sue molte pubblicazioni segnaliamo particolarmente: Lo
sviluppo sostenibile, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole
(Fi) 1991; La merce e i valori. Per una critica ecologica del capitalismo,
Jaca Book, Milano; cfr. anche: Il problema dell'acqua, Cacucci, Bari 1965,
1969; La societa' dei rifiuti, Edipuglia, Bari 1990; Sete, Editori Riuniti,
Roma 1991; Alla ricerca di un'Italia sostenibile, Tam tam libri, Mestre
1997; La violenza delle merci, Tam tam libri, Mestre 1999]

La grande malattia dell'Occidente e' la paura, paura di essere toccati nella
propria persona, nella propria casa, nel proprio paese, nei propri soldi,
nella convinzione di essere sempre nel giusto anche quando si ha torto.
Franklin Delano Roosevelt, nell'insediarsi alla Casa Bianca, nell'America
del 1933, dilaniata dalla crisi economica, da ingiustizie e violenze, disse
che "l'unica cosa di cui aver paura e' la paura stessa". La paura attanaglia
alla gola i paesi opulenti che hanno paura, appunto, di essere minimamente
scalfiti nei propri egoismi e brancolano nel buio cercando chi puo'
toccarli, e siccome l'eventuale nemico non si vede, talvolta non esiste,
essi spendono cifre folli per sistemi di protezione che non proteggono
niente.
Rientra, a mio parere, in questa frenesia della paura anche la recente
sortita del presidente degli Stati Uniti che ha rilanciato qualche giorno
fa, sotto elezioni, la sua "politica nazionale dello spazio" che si potrebbe
riassumere in pochi punti. Gli Stati Uniti si riservano qualsiasi diritto di
usare, per la sicurezza nazionale, strumenti collocati nello spazio, al di
sopra di qualsiasi paese; per difendere tale presunto diritto all'uso dello
spazio si riservano il diritto e la liberta' di scoraggiare qualsiasi azione
che interferisca con tale uso e di negare agli "avversari" l'uso dello
spazio per qualsiasi azione che essi possano considerare ostile ai loro
interessi. Inoltre gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi accordo
internazionale che ponga dei limiti al loro accesso o uso dello spazio.
Questa sortita ha suscitato, soprattutto a sinistra, qualche mugugno sulla
violazione dei soliti principi del carattere dello spazio come "bene
comune". Ma dove siamo stati, in tutti questi anni? La sortita di Bush non
fa altro che ribadire ad alta voce, a fini elettorali, l'arrogante politica
imperiale spaziale degli Stati Uniti cominciata con Reagan, il 23 marzo
1983, con la promessa dello scudo spaziale; allora almeno ci ribellammo (un
poco) e abbiamo visto con sollievo l'insuccesso sul piano tecnico del
funzionamento di tale "scudo". Ma dove eravamo, nel 1996, quando Clinton
espose la sua idea di controllo dello spazio, seguito dal Bush, padre
dell'attuale presidente? E dove eravamo nel dicembre 2001 quando gli Stati
Uniti si sono ritirati dal Trattato Abm contro i missili balistici, dopo
aver ottenuto il sostegno del loro alleato italiano? E dove eravamo
nell'ottobre 2005 e il 18 ottobre scorso quandogli Stati Uniti votarono
contro (in precedenza si erano sempre almeno astenuti) una mozione delle
Nazioni Unite sull'uso pacifico dello spazio? Questa lunga storia di
prepotenze precede di molto i miseri tentativi della Corea del Nord di
sperimentare missili a lunga gittata, addotti oggi come altra scusa per
giustificare l'appropriazione americana dello spazio.
*
Il governo americano sostiene che la difesa spaziale rientra nella piu'
generale strategia della difesa terrestre, navale e aerea del suo paese; il
fatto e' che le attivita' militare terrestri, navali ed aeree sono limitate
dai confini "fisici" che il diritto internazionale assicura allo spazio
terrestre, marittimo ed aereo di ciascun paese; lo spazio esterno, invece,
non ha confini e quindi una azione ostile, di qualsiasi paese, nello spazio
che sovrasta qualsiasi altro paese sfugge a qualsiasi limite: per questo
motivo davvero lo spazio esterno "e' di tutti", un "bene comune" in senso
tecnico, giuridico e politico. Se una nave occupa le acque territoriali di
un paese con fini ostili puo' essere affondata dal paese invaso, ma nel caso
dello spazio esterno una aggressione - sia militare, ma anche una intrusione
nelle informazioni commerciali e economiche - puo' avvenire senza alcun
rispetto del diritto del popolo sottostante.
Inoltre un aumento della presenza di strumenti militari nello spazio
comporta un aumento dei pericoli di ricaduta sulla superficie del pianeta di
materiali e rottami, fra cui le parti nucleari per la produzione
dell'energia necessaria a tali veicoli.
Infine la corsa all'appropriazione a fini militari dello spazio ha un altro
volto osceno; dietro tale corsa ci sono enormi investimenti finanziari di
quello che gia' Eisenhower aveva chiamato il "complesso
militare-industriale", ci sono gli stretti intrecci fra il potere politico
degli Stati Uniti e le industrie e gli affari che circolano intorno allo
spazio.
*
Non si puo' andare avanti cosi'. Occorre mobilitarsi non solo per motivi
etico-politici, come la violazione dello spazio bene comune, non solo per
motivi ecologici: bisogna recuperare la maesta' del diritto internazionale,
il dovere di chiedere il rispetto degli accordi che si sono, pur lentamente,
accumulati nel nome della pace e del diritto dei popoli e che nessun
imperatore del mondo puo', a suo piacere, stracciare.
La paura che permea l'occidente puo' essere sconfitta soltanto con una
ripresa della esatta conoscenza dei pericoli che ci circondano; la
conoscenza di quanto viene discusso alle Nazioni Unite, della posizione che
l'Italia e l'Europa assumono sulle questioni fondamentali del disarmo,
contro la nuclearizzazione e militarizzazione dello spazio, contro la
diffusione delle armi e attivita' nucleari. Occorre un rilancio della
consapevolezza - e della pedagogia della consapevolezza - delle conseguenze
sulla salute e sull'ambiente dei progressi della tecnica al servizio delle
merci oscene, le armi, e occorre riconoscere le complicita' tecniche e
scientifiche della stessa Italia nella corsa alle merci oscene, come facemmo
quando riuscimmo a mobilitare i lavoratori contro la produzione delle mine
antiuomo.
Io comincerei con un forte appello etico contro l'oscenita' delle spese che
nel mondo vengono sostenute per attivita' che non fanno altro che opprimere
i popoli e quindi generano le spinte di ribellione che a loro volta generano
la nostra paura; delle spese che, dirottate verso la liberazione dalla fame
e dalla miseria davvero allontanerebbero i motivi della nostra paura. Hanno
una bella voglia le autorita' delle chiese cristiane, le autorita' delle
varie religioni, di ricordare che la pace e' figlia della giustizia, ma fino
a quando non faremo della domanda di giustizia internazionale, di
liberazione dalla schiavitu' della miseria e della discriminazione il nostro
credo politico, la paura dominera' e aumentera' e non sara' certo fermata da
un po' di satelliti in piu'.

3. RIFLESSIONE. REMO CESERANI: ZYGMUNT BAUMAN E LA POSTMODERNITA'
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 giugno 2006.
Remo Ceserani e' un illustre studioso e critico delle letterature, dei
linguaggi, delle ideologie, delle societa'; e' docente universitario ed
autore di rilevanti opere.
Zygmunt Bauman, illustre sociologo, intellettuale democratico, ha insegnato
a Varsavia, a Tel Aviv e Haifa, a Leeds; e' il marito di Janina Bauman.
Opere di Zygmunt Bauman: segnaliamo almeno Cultura come prassi, Il Mulino,
Bologna 1976; Modernita' e olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, 1999; La
decadenza degli intellettuali, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il teatro
dell'immortalita', Il Mulino, Bologna 1995; Le sfide dell'etica,
Feltrinelli, Milano 1996; La societa' dell'incertezza, Il Mulino, Bologna;
Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari 1999; Voglia di comunita',
Laterza, Roma-Bari 2001; Modernita' liquida, Laterza, Roma-Bari 2002;
Intervista sull'identita', Laterza, Roma-Bari 2003; La societa' sotto
assedio, Laterza, Roma-Bari 2003; Vite di scarto, Laterza, Roma-Bari 2005;
Vita liquida, Laterza, Roma-Bari 2006; L'Europa e' un'avventura, Laterza,
Roma-Bari 2006]

Se c'e' un dato sorprendente nel percorso intellettuale del sociologo
inglese di origine polacca Zygmunt Bauman questo sta nella sostituzione del
termine di postmodernita', comparso sulla copertina di parecchi suoi libri
precedenti, con quello di modernita' liquida, per distinguere questa fase
dall'epoca "solida" - caratterizzata dalla formazione delle nazioni moderne,
dalla uniformazione sociale, dall'espulsione di tutti gli elementi non
assimilabili, dall'impegno degli intellettuali che si diedero il ruolo dei
"legislatori", dalle guerre, dagli olocausti - cosa che mi ha indotto a
chiedermi se non avesse dunque ragione Romano Luperini quando proclamava
(con un suo libretto uscito da Guida nel 2005) La fine del postmoderno.
Potrebbe Luperini trovare in Bauman un appoggio per riaprire la discussione
su questa questione spinosa, che ha coinvolto tanti intellettuali italiani a
disagio nel definire "postmodernita'" il periodo storico in cui viviamo,
come e' ben documentato nel libro di Monica Jansen Il dibattito sul
postmoderno in Italia (Cesati, 2002)?
*
Tre diverse etichette per un concetto
Bauman ha spiegato molto chiaramente, in varie occasioni, i motivi della sua
insoddisfazione, per esempio lo ha fatto in una intervista a Keith Tester al
quale ha raccontato: "Negli anni Ottanta penso di non essere stato l'unico a
cercare disperatamente una nuova impalcatura cognitiva in cui la mutevole
immagine del mondo umano condiviso si inserisse meglio che in quella offerta
dal 'consenso ortodosso'. La 'postmodernita'' era una possibilita'... A me
sembrava piu' appropriata di altri 'post' disponibili".
Era una posizione in sintonia con quella di tanti altri, fra cui io stesso,
che in quel periodo cercarono di riflettere sulla proposta di definire
"postmoderna" la nostra epoca, sebbene nessuno fosse veramente contento del
termine, che veniva da architetti, scrittori, studiosi americani e da un
filosofo francese come Lyotard, autore nel 1979 del noto libro La condizione
postmoderna. Ci affannammo, allora, a tenere ben distinti i tre diversi
concetti di postmodernita': l'etichetta che cercava di individuare i
caratteri specifici di un'epoca storica, postmodernismo: che si riferiva a
movimento di idee, programmi di poetica e militanza artistica,
postmodernizzazione: il processo che vedevamo in atto nelle nostre societa'
a capitalismo avanzato. Il termine sembrava insoddisfacente perche' si
limitava semplicemente a indicare una successione temporale alla modernita'
senza riuscire pero' a definire i tratti specifici della nuova condizione
sociale. Nel corso dei decenni, peraltro, il sociologo inglese Anthony
Giddens suggeri' il termine di "tarda modernita'", gli antropologi francesi
George Balandier e Marc Auge' proposero "sur-modernita'", l'urbanista e
studioso francese dello spazio Paul Virilio "iper-modernita'", e il
sociologo tedesco Ulrich Beck indico' in "seconda modernita'" o "modernita'
riflessiva" i termini secondo lui piu' adatti. Nel contesto italiano, la
lamentela di Bauman secondo il quale "postmodernita'" e "postmodernismo"
sono stati irreparabilmente confusi, in molti casi venendo usati addirittura
come sinonimi, risultava ancora piu' giustificata.
E forse, in definitiva, le riflessioni di Bauman sono tanto piu' articolate
in quanto la biografia che gli sta alle spalle e' straodinariamente
complessa. Nato nel 1925 in una famiglia ebrea di scarsi mezzi, e' sfuggito
alle persecuzioni naziste e finito in Russia a combattere nella guerra
contro la Germania. La sua formazione si e' consumata inizialmente a
Varsavia, nel primo dopoguerra, in quell'ambiente culturale che e' stato
spesso definito come "marxismo umanistico". Lo stesso Bauman ha indicato a
piu' riprese Gramsci tra le fonti principali del suo pensiero politico, ma
il maestro dal quale gli venne l'impronta sociologica fu Stanislaw Ossowski,
l'autore di Struttura di classe e coscienza sociale (pubblicato da Einaudi
negli anni '60), che portava a nutrimento di quella formazione
metodologicamente molto aperta grandi classici tra cui Georg Simmel,
Castoriadis, Levinas, Jonas. Anche la cultura letteraria di Bauman e' assai
raffinata: richiesto da Tester quali libri egli desidererebbe avere se
relegato su un'isola deserta, a sorpresa ha risposto citando quattro testi
di narrativa: L'uomo senza qualita' di Musil, La vita: istruzioni per l'uso
di Perec, I labirinti dello spirito di Borges e Le citta' invisibili di
Calvino. Nel 1971, quando il regime stalinista intervenne pesantemente sulle
strutture accademiche polacche e comincio' a incoraggiare atteggiamenti
antisemiti, Bauman fu costretto di nuovo a emigrare e trovo' una seconda
patria in Inghilterra, divenendo professore all'universita' di Leeds. Ci
ando' ad abitare con la moglie Janina che, a differenza di lui, aveva
vissuto l'esperienza della persecuzione nazista nel ghetto di Varsavia -
come ha raccontato in alcuni bei libri autobiografici - e la cui storia ha
esercitato un forte influsso sul suo pensiero, ispirandogli le molte pagine
sui temi della dislocazione, dell'identita' e dell'estraneita', e
soprattutto il libro Modernita' e olocausto (Il Mulino, 1992), che contiene
la denuncia di alcuni caratteri fortemente negativi della modernita'.
*
Influssi dal clima anglosassone
Quanto alla collocazione di Bauman nella cultura inglese, pur assicurando
alle sue posizioni caratteri assai peculiari non e' difficile riconoscervi
la crescente presenza di quel tipico clima intellettuale montato attorno
alla rivista "Theory, Cultural and Society" e alle pubblicazioni delle case
editrici Polity Press e Sage. La sua fedelta' alla tradizione marxista ha
sempre piu' privilegiato i problemi della struttura politico-sociale e
culturale rispetto a quelli dell'organizzazione industriale e dei modi della
produzione capitalistica, e la critica piu' decisa mossa alla modernita' ha
investito l'ordine imposto alle compagini sociali, prendendo di mira
l'assimilazione delle minoranze (o l'espulsione di quelle non disposte ad
assimilarsi) nel processo di formazione degli stati nazionali; accanto a
questi problemi, quelli riguardanti il controllo della vita interiore, delle
pulsioni disordinate, della formazione individuale.
Persino l'interpretazione della Shoah risente di questa impostazione: nella
sua orribile disumanita', la persecuzione degli ebrei sotto il nazismo
rientra, per Bauman, nei fenomeni della modernita': e' un'applicazione
estrema del progetto di uniformazione sociale e di espulsione delle
comunita' non assimilabili fatto proprio da un nazionalismo parossistico.
Uno tra gli studiosi che hanno dedicato a Bauman una monografia, Peter
Beilharz, ha indicato in Foucault e nello storico marxista E. P. Thompson
due figure che lo accompagnarono in quegli anni nel passaggio da un marxismo
interessato ai modi della produzione a un marxismo piu' attento ai problemi
della sovrastruttura.
Ragionando con una certa schematicita' si puo' dire che fra i due estremi
toccati dalla interpretazione della postmodernita' - quello catastrofico che
condanna il tradimento dei grandi progetti di trasformazione sociale e
quello entusiastico che esalta le nuove possibilita' epifanizzate - Bauman
rappresenti una specie di "terza via". Viene, tra l'altro, spessimo
ricordato nei saggi raccolti in Reflexive modernization (Polity Press, 1994)
scritti a tre mani: ne sono autori il sociologo tedesco Ulrich Beck -
attento osservatore dei fenomeni della globalizzazione e teorizzatore della
"modernita' riflessiva" -, Anthony Giddens, direttore dal 1997 della London
School of Economics nonche' consigliere di Tony Blair e a suo tempo di
Clinton, e Scott Lash - americano di origine, direttore dal 1998 del "Centro
per gli studi culturali" dell'Universita' di Londra, studioso anche lui
della classe operaia inglese, poi dei problemi della nuova sociologia
post-strutturalista, di recente molto interessato alle nuove tecnologie
della comunicazione.
Pur essendo per molti versi in sintonia con loro, Bauman sembra avere una
visione sociologica e culturale piu' ampia, accentuando il distacco fra
modernita' e postmodernita'; inoltre - e sta qui per me sia l'interesse dei
suoi lavori sia la difficolta' di misurarne l'apporto alla discussione
collettiva - mi pare che dia un'interpretazione piu' ottimistica e
speranzosa della nuova condizione. Della modernita' egli accentua i tratti
di rigidita' e "solidita'", di istituzionalizzazione della morale, di
burocratizzazione e tecnicizzazione della vita sociale, perfino di
razionalizzazione (o ragionierizzazione) del male. "Se Hitler fosse uscito
vittorioso dalla guerra, le universita' avrebbero fatto a gara per avere
Eichmann tra i loro docenti di scienze manageriali" - ha detto a Tester
prendendo le distanze da Hannah Arendt. E ha aggiunto: "La ragione della
modernita' e' strumentale; puo' dire molto su come devono essere fatte le
cose, ma quasi nulla su quali cose devono essere fatte. (...) La modernita'
richiede anche di rendere il mondo 'pulito', 'trasparente', prevedibile e
dunque 'ordinato'".
Si innesta qui, su questa visione abbastanza disincantata dei grandi slanci
utopici della modernita' e sulla nuova condizione della "modernita'
liquida", il progetto forse piu' originale tra quelli rintracciabili nei
libri recenti di Bauman: il tentativo di recuperare la dimensione dell'etica
e della comunita'. Sotto il suo sguardo di sociologo, vede disgregarsi la
societa' rigidamente "individualizzata" costruita dalla modernita', per
essere sostituita da una societa' frammentata, posta sotto assedio,
insicura, incerta tra timori e speranze, liquida nel suo modo di concepire
la socialita', l'amore, la vita. Come conseguenza dello "scioglimento" della
solidita' moderna Bauman vede aprirsi all'uomo contemporaneo la possibilita'
di sostituire alla moralita' irrigidita e irreggimentata consegnata a codici
di comportamento prescrittivi una scelta etica, sia pur vissuta con
angoscia; e gli sembra inoltre possibile il recupero di una dimensione
connotata dalla fratellanza umana, contro le tendenze perniciose a costruire
steccati, cercare purezze e identita' forti, proiettare sugli stranieri e
gli extra-comunitari le proprie insicurezze.
*
Davanti a problemi irrisolti
La soluzione proposta da Bauman ai dilemmi della societa' che chiama liquida
ha un suo fascino, ma lascia irrisolti molti problemi. Uno anzitutto.
Ammettiamo che sia corretta l'ipotesi di una trasformazione, tra l'una e
l'altra fase della modernita', delle strutture sociali e culturali perlomeno
nei paesi a capitalismo avanzato; e che sia corretta l'analisi che ha posto
in rilievo alcune di quelle trasformazioni nei modi della produzione e
dell'organizzazione del lavoro, nei rapporti fra produzione e consumo, nella
rigidita' delle strutture sociali (gli Stati nazionali rispetto alla
glocalizzazione, i partiti politici rispetto ai movimenti, e cosi' via),
nella fissita' delle strutture psicologiche individuali (soggetti forti,
autocostruiti, complessi e stratificati nella propria costituzione come
voleva Freud, rispetto a soggetti deboli, disorientati, semplificati e
abituati a una vita di superficie). Ammettiamo anche che sia condivisibile
la sua analisi della rigidita' che connota le strutture dell'immaginario
tanto da modificare la percezione del tempo e della storia, consegnandoci
una diversa collocazione nei luoghi o nei non-luoghi dove si svolgono le
nostre vite. Poste tutte queste premesse, come possiamo immaginare
l'aprirsi, in una societa' siffatta, di spazi per rilanciare un'idea di
comunita' solidale e partecipata, o di una etica individuale e condivisa
fortemente responsabilizzata? C'e' davvero la speranza di mettere al centro
dei nostri dibattiti una proposta cosi' generosa, ma anche cosi' fragile?

4. RIFLESSIONE. BENEDETTO VECCHI: ZYGMUNT BAUMAN E LA MODERNITA'
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 giugno 2006. Benedetto Vecchi e'
redattore delle pagine culturali del quotidiano "Il manifesto"; nel 2003 ha
pubblicato per Laterza una Intervista sull'identita' a Zygmunt Bauman]

La modernita' e' prima di tutto un progetto. Il problema che si pone a uno
studioso della realta' e' la sua verifica. E' con questa conclusione che
Zygmunt Bauman ha preso congedo dai temi trattati nel suo libro piu'
contraddittorio, controverso, scritto agli inizi degli anni Novanta del
secolo scorso. E' infatti ne Le sfide dell'etica che lo studioso di origine
polacca prende le distanze dall'uso sempre piu' pervasivo e paralizzante che
nel mondo anglosassone veniva fatto del termine "postmoderno".
Lui stesso lo aveva variamente declinato, vuoi per sottolineare le
difficolta' euristiche della categoria "progresso", vuoi per decodificare
gli ambivalenti segnali provenienti da alcune discipline del sapere - la
filosofia, certo, ma anche l'architettura - attorno alla possibilita' di una
lettura totalizzante della vita in societa'.
Ma proprio in questo volume Bauman sposta il centro della sua riflessione
non tanto sul superamento o meno della modernita', quando sul progetto
inerente al moderno. Da allora di "postmoderno" nei suoi scritti non c'e'
piu' traccia. Tutta la sua produzione successiva puo', infatti, essere
interpretata come una verifica della validita' o meno di quel progetto.
Categorie come lavoro, comunita', stato, amore, progresso, emancipazione,
cittadinanza, esclusione, democrazia sono infatti passate al setaccio nel
tentativo di certificare le promesse mantenute e i tradimenti consumati
dagli interpreti della modernita'.
La sua prolifica attivita' di studioso si configura allora come il lavoro
certosino di quegli artigiani preposti alla realizzazione di mosaici il cui
disegno e' gia' stato definito da altri. La costruzione del mosaico, avverte
Bauman, registra gia' da subito momenti di contraddizione e aporie tra il
progetto e la sua attuazione. La modernita' contempla infatti la sua crisi,
elemento che spinge al superamento di quelle non coincidenze tra i vari
tasselli che vanno a costituire il mosaico. Non e' quindi un caso che la
globalizzazione economica diventi il punto di maturita' della modernita'.
E' noto che a questo fenomeno Bauman ha dedicato molti studi, giungendo alla
affascinante definizione di "modernita' liquida". Tutto cio' che e' solido,
consolidato - dalle istituzioni alle forme di vita, dalla elaborazione della
soggettivita' alle politiche delle identita' - diventa fluido, realta' in
permanente mutamento. Siamo arrivate alle fasi conclusive dell'attuazione
del progetto moderno. Il postmoderno, allora, altro non e' stato che la
transizione a questa nuova condizione umana e del vivere in societa'. Ma una
volta che il progetto moderno si e' realizzato, i suoi fantasmi sono
catapultati al centro della scena, costringendo l'interprete della societa'
a fare i conti con l'imprevisto. Un'occasione d'oro per il pensiero critico,
che e' cosi' affrancato dalla continua necessita' di giurare fedelta' alla
modernita' per poter esprimere con "leggerezza" la necessita' di un
superamento del nostro vivere associato.

5. RILETTURE. MARIA TERESA MANDALARI: POESIA OPERAIA TEDESCA DEL '900
Maria Teresa Mandalari, Poesia operaia tedesca del '900, Feltrinelli, Milano
1974, pp. 256. Un'antologia che resta di grande interesse.

6. MATERIALI. INDICE DEI NUMERI 1435-1465 (OTTOBRE 2006) DE "LA NONVIOLENZA
E' IN CAMMINO"

* Numero 1435 del primo ottobre 2006: 1. Cindy Sheehan: Alzate la testa; 2.
Jennifer Fasulo: Le nostre vite non contano nulla? 3. Valeria Ando': Un
incontro a Pisa; 4. Ida Dominijanni intervista Stefano Rodota'; 5.
Constantinos Kavafis: Che fece... il gran rifiuto; 6. Alessandro Portelli
presenta "Pete Seeger in Italia"; 7. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
8. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 93 del primo ottobre 2006: 1. Lea
Melandri: I paradossi della maternita' tra corpo e pensiero; 2. Francesca
Fanciullacci: Il parto e la maternita', tabu' da rompere; 3. Cristina
Pecchioli: Prima di vedere la vita ho intravisto la morte violenta; 4. Lucia
Rava: Perche' nessuno mi ha preparata? 5. Aglaia Viviani: Il mio parto
"spontaneo"; 6. Gemma Contin presenta "Lieto evento" di Eliette Abecassis;
7. Qualche lettura ulteriore.
* Numero 1436 del 2 ottobre 2006: 1. Giovanna Providenti: Il potere
trasformativo di nonviolenza e femminismo; 2. Tommaso Rondinella e Duccio
Zola intervistano Vandana Shiva; 3. Cristina Piccino intervista Werner
Herzog; 4. Clara Jourdan presenta "Il bagaglio invisibile"; 5. "La politica
della nonviolenza", un seminario promosso dal Movimento Nonviolento il 21-22
ottobre a Verona; 6. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 7. Per saperne di
piu'.
* Numero 1437 del 3 ottobre 2006: 1. Il 4 ottobre a Verona; 2. A Venezia dal
6 al 9 ottobre; 3. Gustavo Zagrebelsky: Norberto Bobbio e l'etica del
labirinto; 4. Cristina Piccino intervista Spike Lee; 5. Letture: Ryszard
Kapuscinski, Autoritratto di un reporter; 6. Letture: Fulvio Cesare Manara,
Comunita' di ricerca e iniziazione al filosofare; 7. Letture: Mariella
Minnozzi, Juan Jose' Gerardi; 8. Indice dei numeri 1405-1434 (settembre
2006) de "La nonviolenza e' in cammino"; 9. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza", numero 42 del 3 ottobre 2006: 1. Cati
Schintu intervista Teresa Sarti; 2. Et coetera.
* Numero 1438 del 4 ottobre 2006: 1. Angela Dogliotti Marasso: Il
femminismo, la nonviolenza; 2. Silvia Ferbri: Un grande utopista
contemporaneo; 3. Una notizia biografica su Murray Bookchin; 4. Leggere
Bookchin; 5. Riedizioni: Federico Garcia Lorca, Poesie; 6. Riedizioni: Pablo
Neruda, Poesie; 7. Giobbe Santabarbara: Pour tout vous dire; 8. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 1439 del 5 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Simone Borselli: Il
dibattito con Murray Bookchin nelle pagine di "A. Rivista anarchica"; 3.
Riletture: Emilia Ferreiro, Les relations temporelles dans le langage de
l'enfant; 4. Riletture: Emilia Ferreiro, Ana Teberosky, La costruzione della
lingua scritta nel bambino; 5. Riletture: Cultura escrita y educacion.
Conversaciones con Emilia Ferreiro; 6. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
7. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 84 del 5 ottobre 2006: 1. Emily
Dickinson: Parlando; 2. Cati Schintu: Il femminicidio guatemalteco; 3.
Giovanna Providenti: Storia di Nazarena; 4. Manuela De Leonardis intervista
Farida Benlyazid e Moumen Smihi; 5. Riletture: Renate Siebert, Le donne, la
mafia; 6. Riletture: Renate Siebert, La mafia, la morte e il ricordo; 7.
Riletture: Renate Siebert, Mafia e quotidianita'; 8. Riletture: Renate
Siebert (a cura di), Relazioni pericolose.
* Numero 1440 del 6 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Corradino Secondino
Scalcagnati: Sette tesi sulla nonviolenza in quanto politica; 3. Peter
Laufer: L'anima del nostro paese; 4. Giulio Vittorangeli: Imperialismo ed
antimperialismo; 5. Clara Jourdan: I diritti vanno in guerra (1999); 6. Pina
Nuzzo: Tra generazioni. Il riconoscimento, la riconoscenza; 7. Letture:
Elena Liotta, La maschera trasparente; 8. Riedizioni: Nazim Hikmet, Poesie;
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1441 del 7 ottobre 2006: 1. Franco Alasia; 2. Afghanistan; 3. Verso
la quinta Giornata del dialogo cristiano-islamico; 4. Barbara Spinelli:
Terrorismo, tre guerre perdute; 5. Cati Schintu: Donne d'Africa; 6. Roberta
Ronconi intervista Deepa Metha; 7. Clara Sereni intervista Manuela Dviri; 8.
Riletture: Salwa Salem, Con il vento nei capelli; 9. "La politica della
nonviolenza", un seminario promosso dal Movimento Nonviolento il 21-22
ottobre a Verona; 10. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne
di piu'.
* Numero 1442 dell'8 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Enrico Piovesana:
Afghanistan, il volto dell'occupazione; 3. Charlene Spretnak: In memoria; 4.
Il "Cos in rete" di ottobre; 5. Enrico Peyretti presenta "Educare al
pluralismo religioso" di Brunetto Salvarani; 6. Severino Vardacampi: Una
postilla. Abolire l'Irc; 7. Francesca Setzu presenta "Le fantasticherie
della donna selvaggia" di Helene Cixous; 8. Letture: Pietro Ingrao, Volevo
la luna; 9. Ristampe: Alessandro Manzoni, I promessi sposi (1827); 10.
Ristampe: Alessandro Manzoni, I promessi sposi (1840); 11. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 94 dell'8 ottobre 2006: 1. A
Fiesole il 12 ottobre; 2. "La politica della nonviolenza", un seminario
promosso dal Movimento Nonviolento il 21-22 ottobre a Verona; 3. April
Dembosky intervista Asra Nomani; 4. Emma Schiavon intervista Sihem Habchi;
5. Ida Dominijanni presenta "La cittadinanza interiore" di Bruna Peyrot; 6.
Francesca Setzu presenta "Karawan. Dal deserto al web" di Fatema Mernissi.
* Numero 1443 del 9 ottobre 2006: 1. Anna Politkovskaja; 2. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 3. Per saperne di piu'.
* Numero 1444 del 10 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Corea; 3. "Azione
nonviolenta" di ottobre 2006; 4. Il Centro per lo sviluppo creativo "Danilo
Dolci" ricorda Franco Alasia; 5. Mao Valpiana: Un invito a Verona il 21-22
ottobre per il seminario su "La politica della nonviolenza"; 6. Un ciclo di
incontri a Ferrara; 7. Franca Fossati: La violenza degli uomini; 8. Antonino
Drago presenta il suo nuovo libro "Difesa popolare nonviolenta"; 9.
Guglielmo Ragozzino presenta "Identita' e violenza" di Amartya Sen; 10. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza", numero 43 del 10 ottobre 2006: 1.
Gregory Bateson: Cambiare; 2. Et coetera.
* Numero 1445 dell'11 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Contro il nucleare;
3. Maria Teresa Carbone: Anna Politkovskaja; 4. Marina Forti intervista Ibu
Robin Lim; 5. "Una citta'" intervista Giuseppe Moscati: La religione di Aldo
Capitini; 6. Letture: Dario Paccino, I senzapatria. Resistenza ieri e oggi;
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* Numero 1446 del 12 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Da Russell a noi; 3.
Marina Forti: Proliferazione nucleare; 4. Cindy Sheehan: Io lo so; 5. Il 14
ottobre a Roma per opporsi alla violenza contro le donne; 6. Domenico Gallo:
Abolire l'ergastolo; 7. Enrico Peyretti: Una riflessione, da credente; 8.
Omero Dellistorti: Laiche due considerazioni; 9. Alessandro Portelli: Bruce
Springsteen, il rock come liberazione e come storia; 10. Letture: Giovanna
Providenti (a cura di), La nonviolenza delle donne; 11. Ristampe: Giovanni
Boccaccio, Decameron; 12. Riedizioni: Carl Menger, Principi di economia
politica; 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 85 del 12 ottobre 2006: 1. "Una
citta'" intervista Susan Podziba; 2. Giorgio Fornoni intervista Anna
Politkovskaja (2003); 3. Giuliana Sgrena: Il mondo oltre l'hijab; 4.
Beatrice Busi: Un convegno a Trieste.
* Numero 1447 del 13 ottobre 2006: 1. Daniele Huillet; 2. Afghanistan; 3.
Alla scuola di Anders; 4. Daniele Archibugi: I frutti avvelenati della
guerra preventiva; 5. Missy Comley Beattie: Preghiere per la pace; 6. "Noi
donne": Dedicato ad Anna; 7. Alberto Moravia ricorda Andrea Caffi; 8. In
edicola oggi "Teoria e pratica della nonviolenza" di Gandhi; 9. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1448 del 14 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Hiroshima; 3. Un
invito a Roma; 4. Unione donne in Italia: Stop al femminicidio; 5. Luisa
Muraro: Come un agnello; 6. Adriano Apra' ricorda Daniele Huillet; 7.
Edoardo Bruno ricorda Daniele Huillet; 8. Cristina Piccino ricorda Daniele
Huillet; 9. Filmografia di Daniele Huillet e Jean-Marie Straub; 10. Cristina
Nadotti: Il premio Nobel per la pace a Muhammad Yunus; 11. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* Numero 1449 del 15 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Tutti i giorni il 6
agosto; 3. Alison Weir: Solo un'altra madre uccisa; 4. Vallori Rasini:
Recenti sviluppi nella ricezione di Hans Jonas: una rassegna bibliografica;
5. Angela Pascucci intervista Lewis H. Lapham; 6. Riedizioni: Mohandas K.
Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza; 7. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 95 del 15 ottobre 2006: 1. Tiziana
Plebani: Un appello; 2. "La violenza contro le donne ci riguarda"; 3.
Stefano Ciccone: Una violenza strutturale; 4. Ettore Mo: La rivoluzione
paziente di Shirin Ebadi; 5. Sabina Morandi: Il Nobel al banchiere dei
poveri.
* Numero 1450 del 16 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Maso Notarianni: Prima
del sequestro; 3. Il premio Nobel per la letteratura a Orhan Pamuk; 4. Irene
Bignardi ricorda Gillo Pontecorvo; 5. Pietro Ingrao ricorda Gillo
Pontecorvo; 6. Enrico Ghezzi ricorda Daniele Huillet; 7. Letture: Stefania
Limiti, "Mi hanno rapito a Roma"; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
9. Per saperne di piu'.
* Numero 1451 del 17 ottobre 2006: 1. Liberare Gabriele Torsello, liberare
l'Afghanistan dalla guerra; 2. Severino Vardacampi: Effetti collaterali; 3.
Giulio Vittorangeli: Una stagione secca; 4. Laura Eduati: Un mondo
maschilista e violento. Un rapporto dell'Onu; 5. Tiziana Plebani: Tra noi e
voi; 6. Anna Turley intervista Sunila Abeysekera; 7. Ristampe: Giacomo
Leopardi, Poesie e prose (volume primo: Poesie); 8. Un antico discorso
persiano sulla nonviolenza; 9. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 10. Per
saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza", numero 44 del 17 ottobre 2006: 1. Ron
Kovic: spezzare il silenzio della notte; 2. Et coetera.
* Numero 1452 del 18 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Guenther Anders: Tesi
sull'eta' atomica; 3. Marc W. Herold: Stragismo e vittime civili in
Afghanistan; 4. Simone Weil: Nell'irreale; 5. A Verona il 21-22 ottobre un
seminario su "La politica della nonviolenza"; 6. Riletture: Lelio Basso (a
cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg; 7. Riletture: Lucia Borghese, Invito
alla lettura di Heinrich Boell; 8. Riedizioni: Hermann Hesse, Poesie; 9. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 1453 del 19 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Cindy Sheehan: Il
gioco dei numeri; 3. Corradino Secondino Scalcagnati: Gandhi, o della
politica; 4. Marina Forti: Il Nobel per la pace a Muhammad Yunus e alla
Grameen Bank; 5. Vittorio Bonanni intervista Ernesto Cardenal; 6. Ida
Dominijanni: Il paradosso della tolleranza; 7. Severino Vardacampi: Una
postilla; 8. A Verona il 21-22 ottobre un seminario su "La politica della
nonviolenza"; 9. Alessandro Dal Lago presenta "La tribu' degli antichisti"
di Andrea Cozzo; 10. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne
di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 86 del 19 ottobre 2006: 1. Simona
Forti: Per amore del mondo. L'anomalia di Hannah; 2. Ida Dominijanni: Vedere
l'evento, pensare la nascita; 3. Diana Sartori: Un testamento fuori canone e
le sue eredi: Hannah e le sorelle; 4. Adriana Cavarero: Il punto di vista
della vittima inerme.
* Numero 1454 del 20 ottobre 2006: 1. Afghanistan; 2. Cindy Sheehan: Chi
verra' a sedersi con noi di fronte alla Casa Bianca? 3. Peppe Sini: Il
dialogo, la nonviolenza; 4. Alessandro Dal Lago: Hannah Arendt, i senza
patria e noi; 5. Lea Melandri: Dietro il velo; 6. L'indice di "Difesa
popolare nonviolenta" di Antonino Drago; 7. L'agenda "Giorni nonviolenti"
2007; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 1455 del 21 ottobre 2006: 1. Una persona da salvare, una guerra da
cessare; 2. Oggi e domani a Verona un seminario su "La politica della
nonviolenza"; 3. Movimento Nonviolento: Domande sulla politica della
nonviolenza; 4. Gerard Lutte: Una lettera dalla strada; 5. Nadia Angelucci
intervista Aminata Traore'; 6. Alessandra Marranghello intervista Rana
Husseini; 7. Clara Jourdan presenta "L'arte della gioia" di Goliarda
Sapienza; 8. Federico Raponi presenta "Born into brothels" di Zana Briski;
9. Enrica Rigo presenta "Oltre la cittadinanza" di Partha Chatterjee; 10. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* Numero 1456 del 22 ottobre 2006: 1. Per Gabriele Torsello e per il popolo
afgano; 2. Oggi a Verona; 3. Un corso a Narni; 4. Missy Comley Beattie: Una
ruota che gira; 5. Maria G. Di Rienzo: Sumi e le "donne fluttuanti"; 6.
Tiziana Plebani: Il si' di Maria; 7. Anna Maria Crispino: Da Nora a noi; 8.
Massimo Campanini presenta "L'islam in occidente" di Tariq Ramadan; 9. Mario
Pezzella presenta "Metafisica. Concetto e problemi" di Theodor W. Adorno;
10. Ristampe: Giacomo Leopardi, Poesie e prose (volume secondo: Prose); 11.
La "Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 96 del 22 ottobre 2006: Gabriele,
o dell'umanita'.
* Numero 1457 del 23 ottobre 2006: 1. Una vita, molte vite da salvare; 2.
Stefano Cristante: Gabriele Torsello; 3. Federica Curzi: La verita'
essenziale; 4. Maria G. Di Rienzo: Una femminista in Iran; 5. Gigi Roggiero
intervista Chandra Talpade Mohanty; 6. Lea Durante presenta "Il pensiero
politico di Gramsci" di Carlos Nelson Coutinho; 7. L'agenda "Giorni
nonviolenti" 2007; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne
di piu'.
* Numero 1458 del 24 ottobre 2006: 1. L'appello; 2. L'opposizione integrale
alla guerra; 3. Rosangela Pesenti: Tra il corpo e la parola (parte prima);
4. Giulio Vittorangeli: Thomas Sankara; 5. Letture: Oren Ginzburg, Arrivano
i nostri! 6. Riedizioni: Leopold Sedar Senghor, Poesie; 7. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza", numero 45 del 24 ottobre 2006: 1. Ida
Dominijanni: L'etica che viene dall'opacita' dell'io. La proposta di Judith
Butler; 2. Et coetera.
* Numero 1459 del 25 ottobre 2006: 1. Una persona, tutte le persone; 2.
Cindy Sheehan: L'Iraq e' gia' il Vietnam? 3. Rosangela Pesenti: Tra il corpo
e la parola (parte seconda e conclusiva); 4. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 5. Per saperne di piu'.
* Numero 1460 del 26 ottobre 2006: 1. La scelta dell'umanita'; 2. Umberto
Santino: Per una storia dell'impunita'; 3. Laura Minguzzi: Una donna sola;
4. Virginia Woolf: Pareti; 5. Rosa Luxemburg: L'ordine; 6. Enrico Peyretti
presenta "L'antibarbarie" di Giuliano Pontara; 7. Riletture: Svetlana
Aleksievic, Incantati dalla morte; 8. Riletture: Svetlana Aleksievic,
Preghiera per Cernobyl'; 9. Riletture: Svetlana Aleksievic, Ragazzi di
zinco; 10. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 87 del 26 ottobre 2006: 1. Orsola
Casagrande: Il patriarcato che uccide; 2. Adriana Cavarero: Il potere tra i
sessi. Una conversazione; 3. Annalisa Goldoni presenta il "Diario" di Alice
James.
* Numero 1461 del 27 ottobre 2006: 1. Peppe Sini: Le voci, i volti; 2.
Shahram Vahdany intervista Anne Brodsky; 3. Kevin Tillman: In qualche modo;
4. Danilo Zolo: Il delirio di Bush cancella i valori dell'occidente; 5.
Enrico Peyretti: Hannah Arendt, la politica e la parola; 6. Osvaldo
Caffianchi: Anacreontiche della nonviolenzina; 7. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* Numero 1462 del 28 ottobre 2006: 1. Sia liberato Gabriele Torsello. Cessi
la guerra; 2. Enrico Piovesana: Parlano i reduci dall'Afghanistan; 3.
Riccardo Orioles: Anna, e non solo; 4. Brian Whitaker: Una lingua che
nessuno ha mai parlato; 5. Il 2 novembre a Torino; 6. Rossana Rossanda
presenta "Volevo la luna" di Pietro Ingrao; 7. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* Numero 1463 del 29 ottobre 2006: 1. L'orrore, il dovere; 2. Peter
Beaumont: Le vittime nascoste; 3. Giuseppe Bronzini presenta "L'Europa e'
un'avventura" di Zygmunt Bauman; 4. Benedetto Vecchi presenta "L'Europa e'
un'avventura" di Zygmunt Bauman; 5. Elena Loewenthal presenta "Il passato:
istruzioni per l'uso" di Enzo Traverso; 6. Letture: Rabindranath Tagore,
Poesie; 7. Riletture: Palmiero Perugini, Tagore; 8. Riedizioni: Michele
Camerota, Galileo Galilei e la cultura scientifica nell'eta' della
Controriforma; 9. Luciano Bonfrate: Da molto lontano; 10. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 97 del 29 ottobre 2006: 1.
Riflettendo su Guevara dal punto di vista della nonviolenza; 2. Giulio
Vittorangeli: Ernesto Che Guevara, "questo amore per l'umanita' vivente"; 3.
Peppe Sini: Tre tesi per una riflessione necessaria (2000); 4. Aldo Garzia
presenta "Il Che inedito" di Antonio Moscato; 5. Una minima bibliografia
introduttiva.
* Numero 1464 del 30 ottobre 2006: 1. Il primo diritto, il primo dovere; 2.
Giulio Vittorangeli: Un appello dell'Associazione Italia-Nicaragua; 3. Cindy
Sheehan: A Washington per la pace; 4. Amy Branham: La mia bandiera; 5. Tahar
Ben Jelloun: Madri in jeans, figlie in foulard; 6. Guido Caldiron intervista
Tariq Ramadan; 7. Mario Pezzella presenta "Cours de philosophie morale" di
Vladimir Jankelevitch; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per
saperne di piu'.
* Numero 1465 del 31 ottobre 2006: 1. L'ora, la via; 2. Maria G. Di Rienzo:
Matrimoni; 3. La casa di riposo. Una conversazione di Lea Melandri con
Adriana Nannicini; 4. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 5. Per saperne
di piu'.
* "Voci e volti della nonviolenza", numero 46 del 31 ottobre 2006: 1.
Manuela Fraire presenta "Melanie Klein" di Julia Kristeva; 2. Et coetera.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1466 del primo novembre 2006

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