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La nonviolenza e' in cammino. 1473



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1473 dell'8 novembre 2006

Sommario di questo numero:
1. La guerra continua
2. Giuseppina Ciuffreda: Un pessimo clima per madre Terra
3. Pio D'Emilia intervista Muhammad Yunus
4. Enrico Peyretti presenta "Difesa popolare nonviolenta" di Antonino Drago
5. L'agenda "Giorni nonviolenti" 2007
6. Indice dei numeri 916-946 (maggio 2005) de "La nonviolenza e' in cammino"
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LA GUERRA CONTINUA

La guerra in Afghanistan continua.
La violazione della Costituzione italiana continua.
*
Occorre far cessare l'illegale e criminale partecipazione italiana alla
guerra terrorista e stragista in Afghanistan.
Se non ci opponiamo alla guerra, se non difendiamo la Costituzione, di cosa
parliamo quando parliamo di pace e di legalita'?

2. RIFLESSIONE. GIUSEPPINA CIUFFREDA: UN PESSIMO CLIMA PER MADRE TERRA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 5 novembre 2006.
Giuseppina Ciuffreda, intellettuale femminista ed ecologista, giornalista,
direttrice editoriale di "Cns. Ecologia politica"; scrive sul quotidiano "Il
manifesto". Opere di Giuseppina Ciuffreda: con Nicole Janigro (a cura di),
Vivere altrimenti, Pratiche, Milano 1997.
Elizabeth Kolbert, giornalista statunitense, scrive di attualita'
politico-scientifica per "The New Yorker"; in precedenza e' stata reporter
del "New York Times"; suoi articoli sono pubblicati regolarmente da "Vogue",
"The New York Times Magazine", "The Los Angeles Times"; nel 2003 il suo nome
e' comparso nella raccolta "The Best American Science Writing 2003" (i
migliori scritti scientifici d'America) e nel 2002 nel "Best American
Political Writing 2002" (i migliori scritti politici d'America). Opere di
Elizabeth Kolbert: Cronache da una catastrofe. Viaggio in un pianeta in
pericolo: dal cambiamento climatico alla mutazione delle specie, Nuovi Mondi
Media, 2006.
James Lovelock (1919), medico, biofisico, chimico, ambientalista, scrittore,
ricercatore indipendente, e' membro della Royal Society inglese e visiting
professor di cibernetica alla Reading University; ha collaborato ai
programmi spaziali della Nasa; specialista in gascromatografia, ha inventato
un congegno che ha rivoluzionato le analisi ambientali; ha proposto
"l'ipotesi Gaia" fin dal 1972 in collaborazione con Lynn Margulis. Opere di
James Lovelock: Gaia. Nuove idee sull'ecologia, Bollati Boringhieri, Torino
1981; Le nuove eta' di Gaia, Bollati Boringhieri, Torino 1991; Gaia: manuale
di medicina planetaria, Zanichelli, Bologna 1992; Omaggio a Gaia. La vita di
uno scienziato indipendente, Bollati Boringhieri, Torino 2002; La rivolta di
Gaia, Rizzoli, Milano 2006]

Elizabeth Kolbert e' partita con un obiettivo preciso: documentare il
cambiamento climatico. Ha viaggiato in America, in Europa e nelle aree
polari. Ha parlato con scienziati e archeologi, con gli abitanti locali. Ha
letto i rapporti scientifici piu' importanti degli ultimi trent'anni. Nel
2005 ha raccontato le spedizioni in tre articoli pubblicati dal "New
Yorker", diventati poi un libro, Cronache da una catastrofe, uscito
quest'anno in italiano per Nuovi Mondi Media, con cui affronta anche la
relazione tra scienza e politica del riscaldamento globale.
Kolbert descrive eventi macro e fenomeni minuti. Osserva migrazioni
inconsuete di farfalle e si inoltra nelle foreste tropicali dal regime delle
piogge mutato. Viaggia nelle zone polari dove le calotte si stanno
sciogliendo: se dovessero crollare, e l'ipotesi non e' fantasiosa, il
livello di tutti i mari si alzerebbe di dieci metri. Studia i risultati di
ricerche su antiche civilta' scomparse per siccita' prolungate. Convinta che
il cambiamento climatico sia un fattore potenzialmente destabilizzante dal
punto di vista geopolitico, giudica ottusamente colpevoli le risposte dei
governi e delle grandi imprese.
Secondo Kolbert gli Stati Uniti hanno il governo che piu' promuove gli
"scettici" sull'effetto serra, insieme a Exxon, General Motors e ai gruppi
produttori di carbone. Disinformazione voluta, perche' "tra i veri
scienziati e praticamente impossibile dimostrare che vi e' disaccordo sui
dati fondamentali riguardanti il riscaldamento globale", e irresponsabile:
le misure locali sono importanti - lo dimostra l'iniziativa comune lanciata
nel 2005 dai sindaci Usa - ma per modificare l'economia in modo da
contrastare l'emissione di carbonio e' necessario l'intervento dei governi.
*
Se l'inchiesta di Elizabeth Kolbert e' un invito pressante all'azione
rivolto alla societa' civile e ai governi, l'ultimo libro dello scienziato
inglese James Lovelock, La rivolta di Gaia (Rizzoli), e' lapidario: la
civilta' e' a rischio serio di scomparsa. Potrebbe essere gia' troppo tardi
per prevenire un cambiamento irreversibile del clima. Ma non tutto e'
perduto: se agiamo subito, possiamo guadagnare un po' di tempo.
A differenza dei testi in cui esponeva le sue idee piuttosto eccentriche, la
"rivolta" non ha avuto l'eco che meritava. forse a causa dell'opzione
nucleare. I "pro nuke" hanno esultato, relegando in secondo piano l'allarme
rosso che veniva lanciato, mentre gli ambientalisti hanno di fatto ignorato
il volume. Giudizio superficiale e decisione eccessiva. Si puo' essere
contrari all'uso dell'energia nucleare per fissione e favorevoli piuttosto
alla riduzione dei consumi, alla decrescita conviviale, senza per questo
gettare via il contributo scientifico e umano di Lovelock.
Che e' un grande scienziato, capace di lavorare sull'atmosfera di Marte con
la Nasa e allo stesso tempo di inventare un congegno semplicissimo ed
efficace che indica la presenza anche infinitesimale di pesticidi. Ma, con
Lynn Margulis, e' soprattutto autore dell'ipotesi Gaia, secondo la quale la
Terra e' un organismo vivente che autoregola la propria temperatura e la
propria chimica; attivita' diretta a garantire l'abitabilita' del pianeta.
Un'idea che nel 2001 e' stata finalmente accettata dalla comunita'
scientifica. Lovelock e' quindi lo scienziato che piu' conosce il modo di
funzionare della Terra e se afferma che il sistema di autoregolazione di
Gaia sta collassando, dobbiamo starlo a sentire.
A questo punto, sostiene, e' profondamente sbagliato continuare con il
business as usual ma anche con lo sviluppo sostenibile perche' non abbiamo
tempo: "la febbre del riscaldamento puo' essere gia' fuori controllo" e
"quando la Terra avra' cominciato la rapida transizione al suo nuovo stato
piu' caldo, il cambiamento climatico sconvolgera' la politica e l'economia".
Eventi straordinari potrebbero abbattersi su ogni regione: inondazioni e
tempeste mai viste da migliaia di anni, "ondate di calore intollerabili e
letali" di cui nell'estate del 2003 abbiamo avuto un assaggio. Dobbiamo
dunque cessare il consumo di combustibili fossili il piu' rapidamente
possibile e diminuire le aree destinate all'agricoltura industriale,
attivita' che produce erosione e inquinamento, privando Gaia di ecosistemi
naturali che le sono necessari per mantenere stabile il clima e la chimica
del pianeta.
*
Lovelock si ritiene uno scienziato interno al mondo "verde" ed ha una grande
stima per gli ecologi profondi Arno Naess, Teddy Goldsmith e Stephen
Harding. Li ritiene testimoni di un retto modo di vivere e pionieri cui
affidare il lascito della civilta' se non riusciremo a fermare il
riscaldamento globale. Ma finche' sara' possibile vuole tentare di tutto per
impedire la devastazione della Terra. Pensa persino a ingegnerie spaziali
per diminuire la temperatura - ombrelli cosmici e simili. Sa che ci manca
ormai la percezione intuitiva del pericolo in cui si trova Gaia, e noi con
lei, cosi' ci invita a immaginare cosa sarebbe la nostra vita senza energia:
la nostra civilta' si fermerebbe e piomberebbe nel caos. I rimedi che
propone sono sul breve e lungo periodo.
Per l'oggi indica le centrali nucleari, di cui ritiene esagerati i pericoli
prospettati. E' certo la soluzione piu' semplice per la Gran Bretagna, che
sta per spendere miliardi per smantellare quelle che aveva costruito. Sul
lungo periodo pensa a un mix di energie, prime fra tutte la fusione nucleare
e il solare. E' contrario alle centrali eoliche, salvo per le grandi pianure
degli Stati Uniti e della Russia, perche' perturbano il clima locale e
deturpano paesaggi nati dalla sapiente relazione tra lavoro umano e natura,
e inutili se vicino alle coste visto che l'innalzamento del livello dei mari
le spazzerebbe via.
*
Fantasie? Timori assurdi? Forse lo scenario futuro non e' cosi' fosco ma il
pericolo e' reale. Noi intanto perdiamo tempo confliggendo su problemi
secondari invece di mutare radicalmente i nostri stili di vita preparandoci
a fronteggiare le emergenze con politiche comuni a livello locale, nazionale
e planetario. Non cerchiamo di creare un'economia che consenta a tutti di
soddisfare i bisogni di base senza aggiungere gas serra agli attuali, anzi,
diminuendoli. Dovremmo cambiare mentalita', abbandonare l'idea di dominio.
Capire che l'ambiente non e' modificabile a nostro piacimento, che ci sono
vincoli cui dobbiamo adeguarci. Che e' necessario comprendere come funziona
Gaia perche' il nostro benessere, la nostra vita, dipendono dalla sua
salute.
Dopo anni di ricerche la comunita' scientifica internazionale non e' ne'
divisa ne' incerta: esiste l'effetto serra, il clima sta cambiando e una
delle cause piu' rilevanti, e l'unica su cui possiamo intervenire, e'
l'immissione nell'atmosfera di anidride carbonica derivata dalla bruciatura
di combustibili fossili. In discussione sono i tempi del cambiamento, quali
fenomeni provochera' e la loro intensita', quali misure prendere. La scarsa
lungimiranza dei politici e le pressioni delle grandi imprese petrolifere
hanno impedito finora di agire le strategie radicali raccomandate dagli
scienziati. Negli ultimi tempi qualcosa si e' mosso tra i politici. Vedremo
da domani a Nairobi, se sono volonta' serie o soltanto manovre elettorali.

3. RIFLESSIONE. PIO D'EMILIA INTERVISTA MUHAMMAD YUNUS
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 novembre 2006.
Riproduciamo questa intervista per la qualita' e chiarezza delle risposte di
Yunus, mentre non possiamo non rilevare con stupore e amarezza
l'inadeguatezza, l'ostilita' e finanche la volgarita' dell'atteggiamento
dell'intervistatore (p. s.).
Pio d'Emilia e' corrispondente del quotidiano "Il manifesto" dal Giappone.
Muhammad Yunus e' l'ideatore e fondatore della Grameen Bank; nato e
cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bangladesh,
economista, docente universitario negli Usa poi in Bangladesh; fondatore nel
1977 della Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il
microcredito senza garanzie, grazie a cui centinaia di migliaia di persone -
le piu' povere tra i poveri - si sono affrancate dalla miseria e dall'usura
e sono riuscite a prendere nelle proprie mani il proprio destino. Opere di
Muhammad Yunus: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 1998. Opere su
Muhammad Yunus e la Grameen Bank: Federica Volpi, Il denaro della speranza,
Emi, Bologna 1998. Una intervista a Muhammad Yunus e' nel n. 396 di questo
foglio. Dal "Manifesto" del 2 nvembre 2006 riprendiamo anche la seguente
scheda: "Muhammad Yunus, inventore della Grameen Bank, ha ricevuto il Premio
Nobel 2006 per la pace come riconoscimento ai suoi 'sforzi per creare
sviluppo economico e sociale a partire dal basso'. Nato nel 1940
nell'attuale Bangladesh, si e' laureato in economia nel 1969 alla Vanderbilt
University di Nashville. Dopo una breve esperienza di insegnamento in
Tennessee e Colorado, torna in patria nel 1971 per dirigere il Dipartimento
di economia rurale dell'universita' di Chittagong. Del 1974 e' l'ideazione
di una forma di governo rurale, il primo passo verso il sistema dei
microcrediti. Vista l'indisponibilita' delle banche, inizio' con il prestare
l'equivalente di 30 euro a testa a 42 donne che non potevano acquistare la
materia prima per creare i loro oggetti d'artigianato. Il buon esito
dell'esperimento incoraggio' Yunus ad allargare il sistema. Nel 1983 nasce
la Grameen Bank (banco rurale, o del villaggio). Oggi le cifre raccontano il
successo strepitoso dell'iniziativa: 1.084 filiali nel mondo dove lavorano
12.500 persone. Oltre 7 milioni i clienti, sparsi in 37.000 villaggi. Il 94%
sono donne. Negli ultimi 20 anni l'istituto ha erogato prestiti per oltre
2.000 miliardi di euro. Tasso di restituzione oltre il 90%"]

Trent'anni fa lo prendevano per pazzo. Oggi l'abbracciano tutti, dai
diseredati di tutto il mondo cui ha dato una speranza, a miliardari come
George Soros e Ted Turner, che fanno a gara per cooptarlo nelle loro
fondazioni offrendogli uffici e risorse per promuovere la sua creatura, il
"microcredito". Microprestiti a tutti, senza garanzia. Ospite
dell'Universita' delle Nazioni Unite a Tokyo, per un simposio sulle "nozze
d'oro" del Giappone con l'Onu (quest'anno ricorre il cinquantesimo
anniversario del "rientro" del Giappone, undici anni dopo la fine della
guerra), Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006, soprannominato "il
banchiere dei poveri", ci ha concesso una lunga intervista.
*
- Pio d'Emilia: Che effetto le fa, professore, aver ricevuto questo premio,
e a chi lo dedica? Immagino non a Ted Turner con il quale l'ho vista ballare
il walzer.
- Muhammad Yunus: Una grande gioia, una grande emozione. Un segnale positivo
per tutti. Significa che impegno, ragione e semplicita' sono ancora
riconosciute come virtu'. Quanto alla dedica, io e la mia banca, che il
Comitato del Nobel ha specificatamente indicato come co-vincitrice del
premio, lo dedichiamo ai nostri sette milioni di clienti. I migliori del
mondo. Abbiamo prestato sei miliardi di dollari, con una percentuale di
rientro del 99%.
*
- Pio d'Emilia: In effetti, poche banche al mondo vantano tali risultati. E
dal Bangladesh, icona mondiale della poverta', lei ha esportato la sua
filosofia in tutto il mondo. Compresa Cina e, mi sembra di aver letto da
qualche parte, perfino in Corea del Nord...
- Muhammad Yunus: In Cina siamo presenti da molti anni. I leader cinesi sono
perfettamente consapevoli che per realizzare il cosiddetto "sviluppo
armonioso" della societa' occorre colmare il profondo divario tra zone
urbane e campagne. E sono anche consapevoli che il loro vecchio sistema, che
a suo tempo e' stato sicuramente utile, oggi non funziona. "Lo sappiamo ma
non lo possiamo dire, e chiediamo a lei di aiutarci" mi ha detto il
vicegovernatore della banca centrale, una donna di grandissimo fascino e
capacita'. Mi hanno danno carta bianca: comincia dove vuoi, apri filiali,
organizza corsi e seminari. Ho risposto che mi accontentavo per il momento
di una licenza nella regione piu' povera del paese. Se il nostro sistema
dovesse funzionare li', funzionera' dappertutto.
*
- Pio d'Emilia: E in Corea del Nord, professore? Qualche progetto concreto?
- Muhammad Yunus: Per ora no. Ma sarei disposto a partire domani per
incontrare i loro leader e spiegar loro i vantaggi di questo sistema. Che e'
disegnato proprio per andare incontro alle esigenze dei poveri. Ma poveri
davvero... che so, il contadino che campa a malapena vendendo le uova che
producono cinque galline. Con 50 dollari ne compra altre 50, aumenta la
produzione e innalza il livello di vita. Sembra poco, ma per due terzi della
popolazione mondiale, deprivata del diritto al credito, puo' essere
moltissimo.
*
- Pio d'Emilia: Ma c'e' un problema: lei sostiene che il microcredito, per
funzionare, non deve essere gestito dallo stato...
- Muhammad Yunus: Infatti. Deve essere gestito dal settore privato,
associazioni, orgasnizzazioni no-profit e organizzazioni non governative. Lo
stato deve restarne fuori, la politica del clientelismo inquinerebbe subito
il sistema.
*
- Pio d'Emilia: Un po' difficile immaginare l'inziativa privata nel credito,
in Corea del Nord, dove oggi c'e' una situazione un po' esplosiva... A
proposito, cosa ne pensa della crisi nucleare? La comunita' internazionale
ha fatto bene a reagire con l'approvazione delle sanzioni? Non si rischia di
nuovo di colpire la popolazione, anziche' il regime?
- Muhammad Yunus: Le sanzioni sono una brutta cosa. Ma anche gli esperimenti
nucleari lo sono. In qualche modo bisogna farglielo capire, ai dirigenti di
Pyongyang...
*
- Pio d'Emilia: Pero' il direttore dell'Aiea, El Baradel, anche lui in
questi giorni a Tokyo, sostiene che e' eticamente iniquo giudicare
moralmente reprensibile un paese che cerca di ottenere quello che altri
hanno, hanno usato e minacciano di usare... Insomma, il Trattato di Non
Proliferazione prevedeva anche lo smantellamento progressivo degli arsenali
nucleari. Invece la bomba va sempre piu' di moda...
- Muhammad Yunus: Infatti, stavo arrivandoci. Gli arsenali nucleari vanno
smantellati, assolutamente. Chiunque possiede ordigni nucleari rappresenta
una minaccia per il mondo, proporzionata al numero di quelli che possiede.
*
- Pio d'Emilia: Lei e' il nono premio Nobel per la pace asiatico. I suoi
immediati predecessori non hanno avuto molta fortuna. La leader
dell'opposizione democratica birmana Aung San Suu Kyi e' ancora agli arresti
domiciliari, mentre la politica del dialogo con il nord lanciata dall'ex
presidente sudcoreano Kim Dae Jung, premio Nobel nel 2000, sembra
profondamente in crisi. Forse i loro sogni erano troppo grandi. Lei quali
vorrebbe realizzare, a breve scadenza?
- Muhammad Yunus: Continuare a fare quello che faccio, contribuire, nel mio
piccolo, a combattere la poverta', a dare una speranza a tutti. Non ci sara'
pace, finche' ci sara' poverta'.
*
- Pio d'Emilia: E ingiustizia. Cosa ne pensa, professore, della guerra
globale al terrore di Bush?
- Muhammad Yunus: Il terrorismo non si sconfigge con operazioni di polizia.
Bombe e cannoni possono uccidere, oltre alla popolazione civile, i
terroristi, ma non eliminano il fenomeno. Lo rafforzano. Il terrorismo nasce
dall'ingiustizia, reale o percepita che sia. E le ingiustizie possono essere
di vario tipo: politiche, sociali, economiche. Andrebbero affrontate
politicamente, socialmente, economicamente. Non con gli eserciti...
*
- Pio d'Emilia: A proposito di ingiustizie, molti in Giappone, e non solo
l'estrema destra, sostengono che e' ingiusto continuare ad insistere sulle
responsabilita' della guerra. Che i massacri effettuati dai giapponesi hanno
provocato meno vittime dei bombardamenti a tappeto su Tokyo e su Dresda, per
non parlare della bomba atomica. Tutti episodi per i quali nessun presidente
americano si e' mai scusato. Lei cosa ne pensa? Esiste una graduatoria etica
del massacro? Uccidere a distanza e' meno scabroso che mozzare la testa con
la spada, come facevano i giapponesi, per divertimento e per risparmiare
pallottole? O e' sempre e soltanto questione che a scusarsi debbono essere
gli sconfitti?
- Muhammad Yunus: Domanda difficile. E' indubbio che tutti, in guerra,
compiono crimini orrendi. E non dovrebbero esserci graduatorie: uccidere e'
un crimine, sempre e comunque. Ma bisogna anche avere il coraggio di
chiudere i conti con il passato, di guardare avanti. Se mio nonno ha
commesso degli errori, io non ho nessuna difficolta' a scusarmi in suo nome.
Non capisco perche' sia cosi' difficile chiedere scusa. E non parlo solo del
Giappone nei confronti della Cina: anche tra il mio paese e il Pakistan ci
sono conti aperti. Chiudiamoli una volta per tutte spalancando i nostri
armadi e mostrando con umilta' i nostri scheletri. Chiediamo tutti scusa, in
modo sincero, convinto. E voltiamo pagina.
*
- Pio d'Emilia: A proposito di pagine, professore. Milioni e milioni di
bambini in Asia e nel resto del mondo sfogliano pagine dove la storia e'
raccontata in modo profondamento diverso. E vengono contaminati fin dalla
piu' tenera eta' dalla propaganda, dalle omissioni, dalle menzogne. Perche',
assieme ad altri premi Nobel, non vi fate portatori di un progetto per la
compilazione di libri di testo universali, in qualche modo "garantiti" dal
vostro coinvolgimento?
- Muhammad Yunus: Ottima idea. Esistono commissioni bilaterali di questo
genere tra alcuni paesi. E so che molti premi Nobel sono parecchio attivi,
in questo settore. Io non sono uno storico e sono appena entrato in
questo... club. Ma appoggerei senz'altro questo tipo di progetto.
*
- Pio d'Emilia: Parliamo del microcredito. Lei ha dimostrato con i fatti che
funziona benissimo nei paesi poveri. E nei paesi ricchi? Anche da noi ci
sono i poveri, e aumentano sempre di piu'...
- Muhammad Yunus: Oggi il microcredito e' diffuso dappertutto. Sa quale e'
stato il primo paese ricco ad importarlo? Gli Stati Uniti. Fu Bill Clinton a
chiamarmi, quando era ancora governatore dell'Arkansas. Da allora sono nate
migliaia di strutture che applicano con successo il microcredito: piccoli
prestiti a tutti, senza garanzia. Anche in Italia c'e' un network molto
attivo. A Napoli, ad esempio, il mio amico Sergio Scapagnini, grande esperto
di cinema indiano, ha fatto cose bellissime.
*
- Pio d'Emilia: E in Giappone, professore? Lei ha molti amici potenti, e i
mass media dicono un gran bene di lei e della sua idea. Ma questo e' un
paese dove impera una filosofia opposta alla sua. Denaro praticamente gratis
per i ricchi, credito pressoche' inaccessibile per i poveracci, che sono
costretti a rivolgersi al mercato dell'usura. Che e' spietato. L'anno scorso
in Giappone si sono suicidate oltre 34.000 persone, una ogni 15 minuti.
Molti di queste erano perseguitate dai sarakin, gli strozzini che prestano
soldi a tassi superiori al 40%...
- Muhammad Yunus: Lo so, e' una situazione molto triste. Ancora una volta,
e' un problema di speranza. Bisogna infondere speranza nella gente, anche la
piu' disperata. Con i miei amici stiamo cercando di aumentare la nostra
presenza. Soprattutto, dobbiamo farci conoscere di piu'. La gente non ci
conosce, non sa che esistono centinaia di "sportelli" dove, senza troppe
domande e pratiche burocratiche, e' possibile ottenere un prestito.
*
- Pio d'Emilia: Professore, l'ultima domanda. Delicata, visto che siamo nel
continente dove e' ancora abbondantemente praticata. Lei e' favorevole o
contrario alla pena di morte?
- Muhammad Yunus: Assolutamente contrario. Purtroppo e' ancora molto
diffusa, molti paesi la praticano, compreso il mio. Uccidere e' un crimine,
l'ho dettto prima. Lo diro' sempre e comunque.

4. LIBRI. ENRICO PEYRETTI PRESENTA "DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA" DI ANTONINO
DRAGO
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questa
recensione.
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di questo foglio,
ed uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha
insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e
diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora
regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno
Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e'
membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace
delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista
"Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro
Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e
del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie
prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e
politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile
nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza
guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di
cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie
Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico
Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte
riproposta anche su questo foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari
suoi interventi sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e
alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu'
ampia bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731
del 15 novembre 2003 di questo notiziario.
Antonino (Tonino) Drago (per contatti: drago at unina.it), nato a Rimini nel
1938, e' stato il primo presidente del Comitato ministeriale per la difesa
civile non armata e nonviolenta; gia' docente universitario di Storia della
fisica all'Universita' di Napoli, attualmente insegna Storia e tecniche
della nonviolenza all'Universita' di Firenze, e Strategie della difesa
popolare nonviolenta all'Universita' di Pisa; da sempre impegnato nei
movimenti nonviolenti, e' uno dei piu' prestigiosi peace-researcher italiani
e uno dei piu' autorevoli amici della nonviolenza. Tra le molte opere di
Antonino Drago: Scuola e sistema di potere: Napoli, Feltrinelli, Milano
1968; Scienza e guerra (con Giovani Salio), Edizioni Gruppo Abele, Torino
1983; L'obiezione fiscale alle spese militari (con G. Mattai), Edizioni
Gruppo Abele, Torino 1986; Le due opzioni, La Meridiana, Molfetta; La difesa
e la costruzione della pace con mezzi civili, Qualevita, Torre dei Nolfi
(Aq) 1997; Atti di vita interiore, Qualevita Torre dei Nolfi (Aq) 1997;
Storia e tecniche della nonviolenza, La Laurenziana, Napoli 2006; Difesa
popolare nonviolenta. Premesse teoriche, principi politici e nuovi scenari,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 2006]

Le difese alternative alla difesa militare, cresciuta nella linea della
distruttivita' fino al limite massimo, il nucleare, che la rende
irrazionale, sono soltanto utopie emotive, aspirazioni spirituali, o
possibilita' realizzabili, espressione storica di una nuova razionalita'
applicata al settore della difesa? Antonino Drago, docente di storia della
fisica, che ha studiato le alternative alla scienza dominante, lavora su
questa domanda in un libro (Antonino Drago, Difesa popolare nonviolenta.
Premesse teoriche, principi politici e nuovi scenari, Ega, Torino 2006, pp.
384, euro 22) che puo' diventare uno dei manuali delle scienze per la pace.
Egli risponde che l'alternativa alla difesa catastrofica e' comparsa nel
Novecento, secolo sia dell'atomica sia delle lotte politiche popolari
nonviolente. Richiamati i numerosi casi storici di popoli che si sono difesi
e liberati senza uso di violenza da aggressioni esterne o interne, Drago
mostra che tale difesa e' anche progettabile, perche' fondata su una
razionalita' alternativa a quella dominante. Su questo profilo della
razionalita', egli concentra il suo lavoro, che cosi' si caratterizza tra
gli studi relativi alla difesa nonviolenta.
Una nuova scienza del conflitto (dal personale all'internazionale), senza
uso di armi omicide, e' nata dall'esperienza e dalla riflessione che ha
criticato la pratica militare, ed e' alternativa al tipo di scienza che
tradizionalmente domina i tempi moderni, quasi fosse l'unica pensabile. Essa
ha orientato lo sviluppo sociale in una sola direzione, che culmina nella
scienza nucleare e nella difesa nucleare. Ma un'altra razionalita' e'
compresente a questa. La scienza non e' unica, ma plurale, come dimostra la
storia della scienza stessa, che constata i successivi mutamenti di
paradigma. Esistono teorie scientifiche alternative. L'irrazionalita'
dell'attuale potenziale distruttivo impone un altro paradigma scientifico e
politico. Quindi non e' utopica una nuova razionalita' difensiva.
Ogni scienza incontra due opzioni fondamentali, argomenta Drago qui come in
suoi precedenti studi: puo' darsi una organizzazione analitica e gerarchica,
che da pochi assiomi deduce tutta la teoria, oppure un'organizzazione
problematica, che, per risolvere un problema cruciale, cerca un nuovo
metodo. Una opzione analoga si presenta riguardo al modo di concepire lo
sviluppo: o illimitato, o razionale.
Cio' vale anche nelle scienze sociali, quindi nella scienza dei conflitti.
Esistono alternative logiche alla teoria dominante della difesa, percio'
alla guerra nucleare. Una di queste e' la difesa popolare nonviolenta,
realizzata in non pochi casi esemplari, e progettabile culturalmente e
politicamente. Oggi, su questi due piani, essa incontra determinate
difficolta', che l'autore individua ed esamina. Attraverso otto passaggi
argomentativi, egli intende mostrare che all'attuale difesa catastrofica e'
possibile, razionale e necessario contrapporre l'organizzazione di una
difesa non distruttiva e autodistruttiva, gestita da un popolo democratico e
non affidata ad un organo separato e gerarchico come e' l'esercito; una
difesa nonviolenta che ha efficacia superiore, minori costi umani e
naturali, e quella dignita' morale che la difesa militare non ha.

5. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI" 2007

Come ogni anno le Edizioni Qualevita mettono a disposizione l'agenda-diario
"Giorni nonviolenti", un utilissimo strumento di lavoro per ogni giorno
dell'anno. Vivamente la raccomandiamo. Il costo di una copia e' di 9,50
euro, con sconti progressivi con l'aumento del numero delle copie richieste.
Per informazioni ed acquisti: Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2, 67030
Torre dei Nolfi (Aq), tel. e fax: 0864460006, cell. 3495843946, e-mail:
qualevita3 at tele2.it

6. MATERIALI. INDICE DEI NUMERI 916-946 (MAGGIO 2005) DE "LA NONVIOLENZA E'
IN CAMMINO"

* Numero 916 del primo maggio 2005: 1. Nadia Cervoni: Appello per la
liberazione di Muyeser Gunes; 2. Shadi Sadr: Presidente Khatami, perche' mi
e' stato tolto il passaporto? 3. Lucio Magri ricorda Andre Gunder Frank; 4.
Giancarla Codrignani: Giovanni Paolo II e le donne; 5. Ileana Montini:
Quando il multiculturalismo diventa complicita'; 6. Andrea Cozzo: La
capacita' di identificare la violenza; 7. Enrico Peyretti: Costermano; 8. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 19 del primo maggio 2005: 1.
Michael Lerner per la prima volta in Italia il 17 e 18 maggio; 2. Un profilo
di Michael Lerner; 3. Michael Lerner: L'America ha bisogno di una sinistra
spirituale.
* Numero 917 del 2 maggio 2005: 1. Andrea Stroppiana: Salviamo la vita di
Amina Al Tuhaif; 2. Daniele Lugli: Il ripudio della violenza; 3. "Azione
nonviolenta" di maggio; 4. Mao Valpiana: Riflessioni sul papa della Chiesa
cattolica; 5. Letizia Tomassone: Cancellazioni; 6. Adriana Valerio: Chiesa
cattolica e soggettivita' delle donne; 7. Francesca Lazzarato ricorda
Augusto Roa Bastos; 8. Maddalena Gasparini: Referendum, la liberta' e le
regole; 9. Aldo Capitini: Anche la gentilezza; 10. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* Numero 918 del 3 maggio 2005: 1. Benito D'Ippolito: Alcuni altri omissis
da un rapporto; 2. Nando dalla Chiesa: Anatomia di un'empieta'; 3. Pier
Luigi Fornari intervista Luisa Muraro; 4. Luce Irigaray: Sbocciare al bivio;
5. Valeria Trigo: Passi di pace a Roma con Thich Nhat Hanh; 6. Vita
Cosentino: Essere pace; 7. Lorenzo Porta: Un incontro fiorentino con Michael
Lerner; 8. Norberto Bobbio: Un'affermazione di Danilo Dolci; 9. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 919 del 4 maggio 2005: 1. Sissimo; 2. Joseph Ratzinger: Per
un'etica comune (in dialogo con Juergen Habermas); 3. Rodolfo Venditti:
Servizio civile volontario e "difesa civile non armata e nonviolenta"; 4.
Maria Grazia Giannichedda: Il dolore delle persone; 5. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 6. Per saperne di piu'.
* Numero 920 del 5 maggio 2005: 1. A Cinisi dal 7 al 9 maggio per ricordare
Felicia e Peppino Impastato; 2. Ristampato "Donne, mafia e antimafia" di
Anna Puglisi; 3. Contro la mafia la nonviolenza. Un convegno a Palermo il
21-22 maggio; 4. Giobbe Santabarbara: Tre quesiti panormiti; 5. Un colloquio
tra Luciana Castellina e Liv Ullmann; 6. Udi: I nostri corpi, i nostri
cuori, le nostre menti; 7. Gruppi donne delle comunita' cristiane di base:
Siamo chiamate a scegliere; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per
saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 10 del 5 maggio 2005: 1. Giulia
Allegrini: "Siamo indigene, siamo povere e siamo donne. Dobbiamo lottare tre
volte. Scegliendo la nonviolenza, che e' femminile" (parte seconda e
conclusiva); 2. Luisa Muraro: La liberta' di Iris Murdoch; 3. Catherine
Makino: Una riforma costituzionale contro le donne; 4. Riletture: Simone de
Beauvoir, A conti fatti.
* Numero 921 del 6 maggio 2005: 1. Osvaldo Caffianchi: a quante e quanti
s'incontreranno a Cinisi dal 7 al 9 maggio; 2. Forum uomo-donna di Milano: A
proposito della legge 40; 3. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 4. Per
saperne di piu'.
* Numero 922 del 7 maggio 2005: 1. Due dvd su Aldo Capitini; 2. Luisa
Muraro: Ogni mattina; 3. Luciano Bonfrate: Il doppio stato. Un'epistola agli
amici oggi a Cinisi; 4. Un libro dedicato a Felicia Bartolotta Impastato; 5.
A Pontedera il 14 maggio; 6. Marina Forti: Tra due fuochi; 7. Anna Maria
Merlo intervista Robert Menard, fondatore di "Reporters sans frontieres"; 8.
Giulio Vittorangeli: Cose di questo mondo; 9. Letture: AA. VV., La scelta.
Dalla Resistenza alla Liberazione; 10. Letture: AA. VV. (a cura di), Lirici
europei del Cinquecento; 11. Letture: Franco Barbero, Perche' resto... 12.
Letture: Franco Cambi, Le pedagogie del Novecento; 13. Letture: John Esmond
Fox, Spaghetti e filo spinato; 14. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 15.
Per saperne di piu'.
* Numero 923 dell'8 maggio 2005: 1. Il 25 maggio a Roma; 2. Una proposta di
legge per i Corpi civili di pace; 3. Incontro internazionale e scuola estiva
"Euromediterranea 2005"; 4. Un corso di formazione sulla relazione
nonviolenta; 5. Un training di formazione il 25-26 giugno; 6. Angela
Giuffrida: L'occhiale di Galileo; 7. Letture: Franco Barbero, Elena
Erzegovesi, Alberto Stucchi, Prima di tutto amare; 8. Letture: Zygmunt
Bauman, La societa' sotto assedio; 9. Letture: Jerome Bruner, La cultura
dell'educazione; 10. Letture: Renzo Cassigoli (a cura di), Mario Luzi: una
voce dal bosco; 11. Letture: Donald I. Jones, Fuga da Sulmona; 12. Letture:
Edgar Morin, I sette saperi necessari all'educazione del futuro; 13. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 14. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 20 dell'8 maggio 2005: 1. Giuseppe
Fava, i quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa; 2. Letture: Peter Gomez,
Marco Travaglio (a cura di), L'amico degli amici; 3. Letture: Anna Puglisi,
Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia; 4. Letture: Umberto Ursetta,
Salvatore Carnevale. La mafia uccise un angelo senza ali; 5. Letture:
Umberto Ursetta, Le foibe della mafia. Accursio Miraglia e Placido Rizzotto,
sindacalisti.
* Numero 924 del 9 maggio 2005: 1. A Irfanka Pasagic il "Premio Alexander
Langer 2005"; 2. Carlo Schenone: Modelli di difesa e Difesa civile non
armata e nonviolenta (parte prima); 3. Letture: Tea Frigerio, Felice Tenero,
Facciamo vita la parola; 4. Letture: Mario Luzi, La ferita nell'essere; 5.
Letture: Anna Puglisi, Donne, mafia e antimafia; 6. Letture: William
Simpson, La guerra in casa 1943-1944; 7. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* Numero 925 del 10 maggio 2005: 1. Raissa Maritain: Liberare; 2. Carlo
Schenone: Modelli di difesa e Difesa civile non armata e nonviolenta (parte
seconda e conclusiva); 3. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 4. Per
saperne di piu'.
* Numero 926 dell'11 maggio 2005: 1. Giulio Vittorangeli: Bananeros: una
marcia senza ritorno; 2. La giornata mondiale del commercio equo e solidale
contro lo sfruttamento del lavoro minorile; 3. Il "Cos in rete" di maggio;
4. Alcuni estratti dalla relazione conclusiva del corso di educazione alla
pace svoltosi presso il liceo scientifico di Orte nell'anno scolastico
2004-2005; 5. Donne in nero: Sulla procreazione medicalmente assistita; 6.
Enzo Mazzi: Quando l'etica si affida al potere; 7. Nina Berberova: Non puo'
il cuore smettere di amare; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per
saperne di piu'.
* Numero 927 del 12 maggio 2005: 1. Bananeros; 2. Un colloquio di Maria
Grazia Giannichedda e Ornette Coleman; 3. Elettra Deiana: Un viaggio a
Kabul; 4. "Superare il sistema mafioso", un convegno a Palermo; 5. Paolo
Sylos Labini: Mafia e stato; 6. Letture: Vincenzo Vasile, Michele Sindona.
Troppo caffe' puo' far male; 7. Riletture: Umberto Santino (a cura di),
L'antimafia difficile; 8. Riletture: Umberto Santino, La borghesia mafiosa;
9. Riletture: Umberto Santino, La mafia interpretata; 10. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 11 del 12 maggio 2005: 1. Pilar
Trenas intervista Maria Zambrano (1988); 2. Maria Zambrano: Per la pace
(1990); 3. Una bibliografia essenziale delle opere di Maria Zambrano (1997).
* Numero 928 del 13 maggio 2005: 1. Centro studi difesa civile: "Lavorare in
pace", un servizio per chi vuole lavorare per la pace; 2. Il 22 maggio
ricordando Aldo Capitini; 3. Franco Restaino: Il femminismo, avanguardia
filosofica di fine secolo. Carla Lonzi (parte prima); 4. La "Carta" del
Movimento Nonviolento; 5. Per saperne di piu'.
* Numero 929 del 14 maggio 2005: 1. Giobbe Santabarbara: Tre tesi su
politica e nonviolenza; 2. Anna Puglisi: Una bibliografia essenziale su
donne, mafia e antimafia; 3. Franco Restaino: Il femminismo, avanguardia
filosofica di fine secolo. Carla Lonzi (parte seconda e conclusiva); 4.
Benedetto Vecchi intervista Manuel Cruz sul concetto di responsabilita'; 5.
Severino Vardacampi: Il rimorso e la pieta'; 6. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 7. Per saperne di piu'.
* Numero 930 del 15 maggio 2005: 1. Salviamo la libreria Anomalia; 2. Due
incontri con Michael Lerner a Firenze e a Milano; 3. Wanda Tommasi:
Sofferenza di donne, figure di trasformazione; 4. Giuseppe Stoppiglia: Un
invito alla festa di Macondo del 28 e 29 maggio; 5. Giancarla Codrignani:
Referendum, il diritto di votare; 6. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
7. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 21 del 15 maggio 2005: 1. Pasquale
Pugliese e Luca Giusti: Intervista a Pietro Pinna sulle prime azioni dirette
nonviolente in Italia; 2. Pensare la responsabilita'. Una minima
bibliografia introduttiva.
* Numero 931 del 16 maggio 2005: 1. Contro la mafia. Una breve rassegna di
alcuni lavori di Umberto Santino (parte prima); 2. Marina Forti: La lunga
marcia delle donne di Kabul; 3. Giancarla Codrignani: A proposito di
nonviolenza, tra pensiero e azione; 4. La "Carta" del Movimento Nonviolento;
5. Per saperne di piu'.
* Numero 932 del 17 maggio 2005: 1. Anna Puglisi: Un storia fatta da donne;
2. Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino
(parte seconda); 3. Severino Vardacampi: Da Palermo all'umanita'; 4. Giulio
Vittorangeli ricorda Luigi Pintor; 5. Riletture: Louise F. Pusch, Susanne
Gretter (a cura di), Un mondo di donne; 6. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 7. Per saperne di piu'.
* Numero 933 del 18 maggio 2005: 1. Clementina; 2. Maria Luisa Boccia,
Grazia Zuffa: Non solo referendum. Un incontro a Roma; 3. Contro la mafia.
Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino (parte terza); 4.
Tereixa Constenla: Uomini contro il maschilismo; 5. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 6. Per saperne di piu'.
* Numero 934 del 19 maggio 2005: 1. Valeria Ando': La violenza della
violenza; 2. Benito D'Ippolito: Le cose da fare; 3. Jagannathan: Una lettera
alle persone amiche; 4. Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori
di Umberto Santino (parte quarta e conclusiva); 5. Alessandro Dal Lago: La
rivoluzione marziale; 6. Ryszard Kapuscinski: La piu' crudele delle
esperienze; 7. Letture: Julija Juzik, Le fidanzate di Allah. Volti e destini
delle kamikaze cecene; 8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per
saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 12 del 19 maggio 2005: 1. Franca
Ongaro Basaglia, maestra; 2. Luisa Muraro: Le genealogie femminili.
* Numero 935 del 20 maggio 2005: 1. Peppe Sini: Per Clementina; 2. Una
lettera di alcune donne di Palermo sul convegno su mafia e nonviolenza; 3.
Il programma del convegno di Palermo del 21-22 maggio; 4. Umberto Santino:
Riflessioni sul Forum antimafia 2005; 5. Maria Rosa Cutrufelli: Mirmidoni;
6. Referendum: un appello di religiose, religiosi e laici; 7. Servizio
civile volontario al Movimento nonviolento; 8. Sandro Mezzadra: Studi
postcoloniali; 9. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di
piu'.
* Numero 936 del 21 maggio 2005: 1. Per la liberazione di Clementina
Cantoni; 2. Peppe Sini: Un messaggio di saluto al convegno di Palermo del
21-22 maggio; 3. L'ordine dei lavori del convegno di Palermo; 4. Danilo
Dolci: Da chi; 5. Benito D'Ippolito: Cantata per Danilo; 6. Renate Siebert:
Associate per amore; 7. Virginia Woolf: Pensieri di pace durante
un'incursione aerea; 8. Associazione giuriste d'Italia: Sul referendum sulla
legge 40; 9. Con "Qualevita", all'ascolto di Pietro da Morrone; 10. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* Numero 937 del 22 maggio 2005: 1. Clementina, dell'umanita'; 2. Lidia
Campagnano e Pina Nuzzo: Ai margini e nel cuore; 3. Marina Forti: Si
intensifica la distruzione dell'Amazzonia; 4. Il programma di oggi del
convegno di Palermo su nonviolenza e lotta alla mafia; 5. Anna Puglisi e
Umberto Santino, Augusto Cavadi, Peppe Sini, Valeria Ando': In dialogo tra
persone amiche; 6. Con "Qualevita", all'ascolto di Lev Tolstoj; 7. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 22 del 22 maggio 2005: 1. Una
strenna; 2. Ricciardo Aloisi: Elogio degli aquiloni.
* Numero 938 del 23 maggio 2005: 1. Clementina, della solidarieta'; 2.
Capaci; 3. Il 25 maggio a Roma una proposta di legge per i Corpi civili di
pace; 4. Sofia Vanni Rovighi: Guardare da se'; 5. Augusto Cavadi: Un
convegno su nonviolenza e lotta alla mafia; 6. Gualtiero Via: La Rete
Lilliput per l'obiezione alle spese militari; 7. Maria Grazia Campari:
Antigone e lo spazio appassionato delle relazioni; 8. Giulio Vittorangeli:
Di fronte alla morte; 9. Societa' italiana delle storiche: Si'; 10. I
quattro quesiti referendari parzialmente abrogativi della legge 40/2004; 11.
Angela Giuffrida: L'astratto e il concreto; 12. Giuseppe Giovanni Lanza del
Vasto: La catena; 13. Con "Qualevita", all'ascolto di Hildegard Goss-Mayr;
14. Letture: Tano Grasso, Vincenzo Vasile (a cura di), Non ti pago! 15. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 16. Per saperne di piu'.
* Numero 939 del 24 maggio 2005: 1. Clementina, della misericordia; 2.
Pierluigi Consorti: Una lettera al professor Rodolfo Venditti sul servizio
civile e la difesa civile non armata e nonviolenta; 3. Enrico Peyretti: La
nonviolenza: scienza, arte, etica del conflitto vitale; 4. Sofia Vanni
Rovighi: Scomoda liberta'; 5. Pina La Villa: Una minima bibliografia per un
corso sulle pari opportunita'; 6. Con "Qualevita", ricordando don Milani; 7.
La "Carta" del Movimento Nonviolento; 8. Per saperne di piu'.
* Numero 940 del 25 maggio 2005: 1. Giuliana Sgrena: Per Clementina; 2.
Ricoeur; 3. La scomparsa di Paul Keene; 4. Oggi a Roma una proposta di legge
per i Corpi civili di pace; 5. Enzo Sanfilippo: Nonviolenza e mafia: alcune
indicazioni di percorso; 6. Benito D'Ippolito: Dopo Capaci; 7. Enrico
Peyretti: Dei diritti della scienza; 8. Con "Qualevita", all'ascolto di Etty
Hillesum; 9. Letture: AA. VV., Le nostre storie per i tuoi si'; 10.
Riletture: Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa, L'eclissi della madre; 11. La
"Carta" del Movimento Nonviolento; 12. Per saperne di piu'.
* Numero 941 del 26 maggio 2005: 1. Per Clementina; 2. Maria G. Di Rienzo:
Signori governanti; 3. Ida Dominijanni: Il primato della madre; 4. Enrico
Peyretti: Alcune perplessita'; 5. Antonio Riboldi: Ai partecipanti al
convegno di Palermo del 21-22 maggio; 6. Rosa Siciliano: Il saluto di
"Mosaico di pace" ai partecipanti al convegno di Palermo del 21-22 maggio;
7. Augusto Cavadi: Liberta' vigilata; 8. Pina La Villa: Il dibattito teorico
sulla liberta' femminile dal movimento suffragista a noi; 9. Con
"Qualevita", all'ascolto di Lanza del Vasto; 10. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "Nonviolenza. Femminile plurale", numero 13 del 26 maggio 2005: 1. Maria
G. Di Rienzo: Prima che le rose sfioriscano; 2. Presentata la proposta di
legge di Tiziana Valpiana ed altri per i Corpi civili di pace; 3. Sara
Ongaro: Resistenza creativa; 4. Elena Cattaneo: La pseudoscienza, la
ricerca, il referendum; 5. Carla Lonzi: Manifesto di Rivolta Femminile
(luglio 1970); 6. Franca Ongaro Basaglia: In questa norma; 7. Simone Weil:
Insieme.
* Numero 942 del 27 maggio 2005: 1. Clementina, ancora; 2 Enrico Peyretti
presenta "La guerra e' la malattia non la soluzione" di Eugen Drewermann; 3.
Goffredo Fofi: Capitini e noi; 4. Con "Qualevita", all'ascolto di Simone
Weil; 5. Letture: Joerg Magenau, Christa Wolf. Una biografia; 6. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 7. Per saperne di piu'.
* Numero 943 del 28 maggio 2005: 1. Clementina; 2. Luciano Bonfrate:
Clementina, o della verita'; 3. Hannah Arendt: Ogni volta; 4. Mao Valpiana:
Presentata a Montecitorio la proposta di legge per i Corpi civili di pace;
5. Andrea Cozzo: Ipotesi di un programma di lavoro nonviolento per superare
il sistema mafioso; 6. Le ragioni della nonviolenza in alcuni scritti di
Giuliano Pontara; 7. Magistratura Democratica: Sul referendum del 12-13
giugno; 8. Con "Qualevita", all'ascolto di Marianella Garcia; 9. La "Carta"
del Movimento Nonviolento; 10. Per saperne di piu'.
* Numero 944 del 29 maggio 2005: 1. Per Clementina, ogni giorno; 2. Nanni
Salio: Il futuro della nonviolenza; 3. Antonino Drago: Riflessioni sulla
scienza e la morale; 4. Ida Dominijanni presenta "Liberta' procreativa" di
Chiara Lalli; 5. Stefania Giorgi presenta "La bioetica in laboratorio" di
Demetrio Neri; 6. Con "Qualevita", all'ascolto di Giuliana Martirani; 7.
Letture: Vincenzo Buccheri, Takeshi Kitano; 8. Letture: Alberto Cavaglion,
La Resistenza spiegata a mia figlia; 9. Letture: Jacopo Fo, Olio di colza;
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 11. Per saperne di piu'.
* "La domenica della nonviolenza", numero 23 del 29 maggio 2005: Enrico
Peyretti commenta "Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini" di
Federica Curzi.
* Numero 945 del 30 maggio 2005: 1. Una fiaccolata per Clementina; 2.
Manuela Dviri: Un dialogo in un carcere tra donne ancora vive; 3. Enrico
Peyretti: Al presidente della Repubblica, per il 2 giugno; 4. A Firenze il 7
giugno; 5. Vandana Shiva: La grande pattumiera del mondo; 6. Chiara Veltri
intervista Homi K. Bhabha; 7. Con "Qualevita", la lezione di Leandro Rossi;
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.
* Numero 946 del 31 maggio 2005: 1. Clementina, del volto; 2. Pax Christi:
Per la liberazione di Clementina Cantoni; 3. La madre; 4. Giannino Piana:
Alcune riflessioni sul referendum; 5. Tamar Pitch: L'embrione e il corpo
femminile; 6. Vandana Shiva: Un'epidemia di biopirateria; 7. Con
"Qualevita", la lezione di Paulo Freire; 8. La "Carta" del Movimento
Nonviolento; 9. Per saperne di piu'.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1473 dell'8 novembre 2006

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