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Nonviolenza. Femminile plurale. 90



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 90 del 16 novembre 2006

In questo numero:
1. Cindy Sheehan: Quando impareremo?
2. Oggi a Roma verso il 25 novembre
3. Commissione internazionale delle donne per una pace giusta e sostenibile
tra Israele e Palestina: Un appello
4. Maria Grazia Campari: Il diritto di avere diritti. Per una cittadinanza
condivisa
5. Christa Wolf: Una pagina di diario del settembre 1969
6. Libreria delle donne di Milano: Consigli di lettura

1. TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: QUANDO IMPAREREMO?
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di
Cindy Sheehan.
Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey nella guerra in Iraq; per tutto il
successivo mese di agosto e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in
cui George Bush stava trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli
per chiedergli conto della morte di suo figlio; intorno alla sua figura e
alla sua testimonianza si e' risvegliato negli Stati Uniti un ampio
movimento contro la guerra; e' stato recentemente pubblicato il suo libro
Not One More Mother's Child (Non un altro figlio di madre), disponibile nel
sito www.koabooks.com; sta per uscire il suo secondo libro: Peace Mom: One
Mom's Journey from Heartache to Activism, per Atria Books.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005]

Domanda: Qual e' la differenza tra il Vietnam e l'Iraq?
Risposta: Per il Vietnam, George Bush, aveva un piano d'uscita.
Questa e' una vecchia battuta che circola ancora. E' divertente, ma non
corrisponde alla verita' neppure per l'uno per cento. George non aveva un
piano per uscire dal Vietnam, aveva un piano ben orchestrato dagli amici di
suo padre ed i suoi problemi di tossicodipendenza, per non andare in
Vietnam.
*
Nel viaggio che ho intrapreso da quando Casey e' morto, ho incontrato molte
brave persone, uomini e donne, che non si sottrassero all'invio in Vietnam,
sebbene non fossero d'accordo con quella tragica guerra. Tuttavia, la
maggior parte di esse erano coscritti, arruolati contro la propria volonta',
e non erano avvantaggiati dall'essere ricchi e dall'avere influenti amici
che li tenessero lontani dalle battaglie. I veterani del Vietnam non sono i
soli ex combattenti che ho per amici: sono anche molto vicina a numerosi
giovani, persone buone ancorche' danneggiate, che sono gia' veterani
dell'occupazione irachena. Non erano coscritti, ma provano la stessa
sensazione dell'essere stati traditi dal loro comandante in capo, il quale
li ha spediti a fare il lavoro sporco per lui, ad uccidere persone che non
erano un pericolo per gli Usa, e che sono solo state demonizzate e
trasformate in nemiche da gente che voleva trarre profitti dalla loro
distruzione.
Veterani coscritti e veterani volontari, hanno visto allo stesso modo i loro
compagni fatti a pezzi e atrocita' commesse su civili innocenti. Entrambe le
tipologie di veterani sono ritornate a casa, in un paese che ora a loro
sembra irreale, finto. Un paese in cui la relazione fra due attori o sapere
chi ha vinto un concorso televisivo sembrano cose piu' importanti dell'avere
il proprio esercito all'estero, o del taglio dei benefici per l'assistenza
sanitaria agli ex combattenti.
*
Tutti i veterani miei amici soffrono di "disordini da stress
post-traumatico" in una forma o in un'altra. Sorprendentemente, i media
stanno cominciando a rendersi conto che la guerra danneggia i soldati tanto
quanto danneggia le popolazioni innocenti contro cui viene combattuta. I
media si sono alla fine accorti del fatto che i soldati che ritornano a casa
vivi ci tornano come gusci, o fantasmi, delle persone che erano prima, e
spesso si trovano a dover lottare per avere aiuto in un sistema che e' stato
prosciugato dalla stessa gente che pompa denaro nella macchina della guerra,
al fine di continuare questo scempio profanatore ed empio.
Un mio caro amico, Kevin Lucey, ha dovuto staccare il figlio Jeffrey,
veterano dell'Iraq, dal gancio da cui stava pendendo in cantina, mesi dopo
il suo ritorno dalla guerra. Jeffrey non ha potuto ricevere aiuto da quello
stesso sistema che gli aveva inflitto dolore. Jeffrey non era piu' lo stesso
dopo essere tornato, ed ora e' la sua famiglia che non potra' mai piu'
essere la stessa. Sua madre Joyce, a cui il dubbio onore dell'onorificenza
della "stella d'oro" e' stato negato, sta attraversando lo stessa infinita
ed orrenda pena che proviamo tutti noi il cui figlio e' tornato a casa in un
sacco.
Per quanto feriti siano i veterani che io conosco, essi hanno una
controparte che non e' altrettanto fortunata, che sta vivendo e morendo per
strada. I veterani del Vietnam sono la maggioranza delle persone senza casa,
vagabonde, del nostro paese. Due volte il numero di quelli che morirono
nella guerra si suicido' successivamente, senza contare il numero di quelli
che si stanno suicidando lentamente ancor oggi, sulle strade. Ora, Bush e
compari hanno creato un'intera nuova generazione di veterani che si stanno
avviando verso il medesimo destino.
*
Oggi, 14 novembre, Bush parte per il suo viaggio in Asia, che include una
visita in Vietnam per un summit economico. Nella sua intera vita, sia quando
era teoricamente in servizio durante il conflitto in Vietnam, con un padre
attivo in politica, sia ora che e' presidente gia' da sei anni, questa sara'
la prima volta in cui visita quel paese. Un paese che nonostante l'orribile
guerra, la "guerra di punta" contro il comunismo, e' ora un paese comunista.
A milioni di giovani che sono stati cosi' sfortunati da avere l'eta' giusta
negli anni '60 e '70, e' stato detto che dovevano per forza andare a
combattere in Vietnam, al fine di arrestare l'avanzata del comunismo nel
sud-est asiatico. 58.000 di essi morirono, milioni di vietnamiti furono
uccisi o dispersi, e trent'anni piu' tardi il paese e' la roccaforte
comunista dell'area.
Trent'anni dopo, ai nostri giovani viene detto che si trovano a combattere
sul "fronte principale" contro il terrorismo. Ne sono morti piu' di quanti
ne morirono durante lo stesso periodo di combattimenti in Vietnam. Circa un
milione di iracheni sono stati massacrati durante un'occupazione che viola
tutte le leggi internazionali.
Cosa sara' l'Iraq, fra trent'anni?
Cosa sara' il terrorismo quando i miei figli saranno genitori o nonni?
L'Afghanistan e' tornato nelle mani dei signori della guerra e dei
produttori d'oppio, e la situazione sembra peggiore di quella precedente
l'invasione. Cosa abbiamo ottenuto in quest'altro paese devastato da Bush?
*
George finira' quindi per andare in visita ad un paese che ha accuratamente
evitato quand'era giovane. Forse mandera' una cartolina al suo vice Cheney,
che anche lui aveva cose migliori da fare che andare in Vietnam quando aveva
vent'anni. Ma a me non importa nulla del loro sottrarsi al Vietnam, io penso
che chiunque avrebbe dovuto rifiutarsi di combattere quella guerra, come
penso che le nostre truppe dovrebbero rifiutarsi di andare in Iraq, e di
morire per delle menzogne.
Il problema che ho con Bush e Cheney e' che loro sono invecchiati sino a
quando hanno mandato a morte mio figlio grazie alle loro bugie. Sono
invecchiati sino a tagliare i fondi per l'assistenza ai veterani, cosicche'
Jeffrey Lucey ha preferito morire piuttosto di continuare a vivere
ossessionato dallo spettro della guerra. Sono invecchiati sino a mettere i
nostri figli in un'altra situazione di violenza, dove stanno perdendo contro
un'insorgenza inferiore di numero e peggio equipaggiata.
Quando impareranno, i nostri politici, che occupare un altro paese non puo'
mai funzionare? Non impareranno sino a che i loro capi formali non verranno
puniti per i crimini che hanno commesso contro l'umanita'.
*
Anch'io vado in Asia, la settimana prossima. Vado ad incontrare i contadini
coreani che si sono visti rubare la terra dal complesso militare
statunitense (il quale, temo, desidera inghiottirsi il pianeta). Saro' in un
altro paese che fu devastato dalla guerra e dai nostri leader che guidano al
male. Camminero' sui passi di un'altra generazione di soldati venduti per un
pugno di merci e per avidita' di profitto.
E la vecchia canzone continua: Quando mai impareremo qualcosa da tutto
questo? Quando mai impareremo?

2. INCONTRI. OGGI A ROMA VERSO IL 25 NOVEMBRE
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo]

In occasione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza maschile
contro le donne, l'assemblea delle donne di Roma ha organizzato
un'iniziativa pubblica. Invitiamo i gruppi, le associazioni, le singole ad
aderire e a partecipare alla riunione preparatoria che si terra' alla Casa
internazionale delle donne giovedi' 16 novembre, alle ore 18.
*
25 novembre a Roma. Fuori dalla famiglia
Il pericolo non e' la notte. Non e' la strada. La prima causa di morte e di
invalidita' permanente per le donne europee, tra i 16 e i 40 anni, e' la
violenza da parte di mariti, compagni, fidanzati, padri, fratelli. E' in
casa che avvengono il 90% di stupri, maltrattamenti, violenze fisiche e
psicologiche. In Italia. Nel mondo.
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza maschile contro
le donne, saremo in piazza, di giorno. Sfileremo con tante case - di
cartone, di carta, di stoffa, di marzapane - per sottolineare e denunciare
quello che e' sotto gli occhi di tutte e di tutti, ma che spesso si finge di
non vedere o ci si dimentica volentieri: il luogo di maggiore rischio e' per
noi la famiglia, sono le mura domestiche.
Sfileremo per dire che il cambiamento non si costruisce con le politiche
repressive o con l'inasprimento delle pene ma mettendo in discussione le
relazioni tra i generi per come sono state storicamente costruite dal
patriarcato. La violenza maschile parla anche di noi, delle nostre
relazioni, della societa' in cui viviamo.
Appuntamento sabato 25 novembre, alle ore 12, in largo Argentina a Roma,
ognuna con la sua casetta.
*
L'assemblea delle donne di Roma

3. DOCUMENTI. COMMISSIONE INTERNAZIONALE DELLE DONNE PER UNA PACE GIUSTA E
SOSTENIBILE TRA ISRAELE E PALESTINA: UN APPELLO
[Da Luisa Morgantini (per contatti: lmorgantini at europarl.eu.int) riceviamo e
diffondiamo.
La International Women's Commission for a Just and Sustainable Peace between
Israel and Palestine (Commissione Internazionale delle donne per una pace
giusta e sostenibile tra Israele e Palestina) e' un organismo internazionale
di donne palestinesi, israeliane e di altre nazionalita' fondato nel 2005
sotto gli auspici di Unifem per l'applicazione della risoluzione 1325 del
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; "le donne che compongono la
'Commissione internazionale delle donne per una pace giusta in Palestina e
Israele', e la sostengono sia in Palestina che in Israele cosi' come a
livello internazionale, sono donne con responsabilita' nelle istituzioni,
tra le altre a livello internazionale la Presidente della Finlandia; la
Commissione e' composta da 20 donne palestinesi, 20 israeliane e 20
internazionali" (Luisa Morgantini).
Luisa Morgantini, parlamentare europea, presidente della delegazione del
Parlamento Europeo al Consiglio legislativo palestinese, fa parte delle
Donne in nero e dell'Associazione per la pace; il seguente profilo di Luisa
Morgantini abbiamo ripreso dal sito www.luisamorgantini.net: "Luisa
Morgantini e' nata a Villadossola (No) il 5 novembre 1940. Dal 1960 al 1966
ha lavorato presso l'istituto Nazionale di Assistenza a Bologna occupandosi
di servizi sociali e previdenziali. Dal 1967 al 1968 ha frequentato in
Inghilterra il Ruskin College di Oxford dove ha studiato sociologia,
relazioni industriali ed economia. Dal 1969 al 1971 ha lavorato presso la
societa' Umanitaria di Milano nel settore dell'educazione degli adulti. Dal
1970 e fino al 1999 ha fatto la sindacalista nei metalmeccanici nel
sindacato unitario della Flm. Eletta nella segreteria di Milano - prima
donna nella storia del sindacato metalmeccanico - ha seguito la formazione
sindacale e la contrattazione per il settore delle telecomunicazioni,
impiegati e tecnici. Dal 1986 e' stata responsabile del dipartimento
relazioni internazionali del sindacato metalmeccanico Flm - Fim Cisl, ha
rappresentato il sindacato italiano nell'esecutivo della Federazione europea
dei metalmeccanici (Fem) e nel Consiglio della Federazione sindacale
mondiale dei metalmeccanici (Fism). Dal novembre del 1980 al settembre del
1981, in seguito al terremoto in Irpinia, in rappresentanza del sindacato,
ha vissuto a Teora contribuendo alla ricostruzione del tessuto sociale. Ha
fondato con un gruppo di donne di Teora una cooperativa di produzione, "La
meta' del cielo", che e' tuttora esistente. Dal 1979 ha seguito molti
progetti di solidarieta' e cooperazione non governativa con vari paesi, tra
cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa, Mozambico, Eritrea, Palestina,
Afghanistan, Algeria, Peru'. Si e' misurata in luoghi di conflitto entro e
oltre i confini, praticando in ogni luogo anche la specificita' dell' essere
donna, nel riconoscimento dei diritti di ciascun essere umano: nelle
rivendicazioni sindacali, con le donne contro la mafia, contro l'apartheid
in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e israeliane per il diritto
dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza con lo stato israeliano, con
il popolo kurdo, nella ex Yugoslavia, contro la guerra e i bombardamenti
della Nato, per i diritti degli albanesi del Kosovo all'autonomia, per la
cura e l'accoglienza a tutte le vittime della guerra. Attiva nel campo dei
diritti umani, si e' battuta per il loro rispetto in Cina, Vietnam e Siria,
e per l'abolizione della pena di morte. Dal 1982 si occupa di questioni
riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del conflitto
Palestina-Israele. Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di relazioni e
networks tra pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare con
associazioni di donne israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino del
Mediterraneo (ex Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia). Nel
dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace e
dalle Donne in nero israeliane. Attiva nel movimento per la pace e la
nonviolenza e' stata portavoce dell'Associazione per la pace. E' tra le
fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete internazionale di Donne
contro la guerra. Attualmente e' deputata al Parlamento Europeo... In Italia
continua la sua opera assieme alle Donne in nero e all'Associazione per la
pace". Opere di Luisa Morgantini: Oltre la danza macabra, Nutrimenti, Roma
2004]

Come donne, israeliane, palestinesi e internazionali, leader e attiviste,
membri della International Women Commission (Commissione Internazionale
delle donne), che opera per la fine dell'occupazione e per il conseguimento
di una pace israelo-palestinese giusta e sostenibile, basata sul
riconoscimento di due popoli e due stati, impegnata nel rispetto delle leggi
internazionali, tra cui le maggiori risoluzioni delle Nazioni Unite, i
diritti umani, e l'uguaglianza, esprimiamo la nostra indignazione per
l'orribile carneficina israeliana contro i civili di Beit Hanoun, nella
Striscia di Gaza.
Il bombardamento contro abitazioni civili, all'alba dell'8 novembre, e'
costato la vita a 19 persone, tra cui 7 bambini e 6 donne, e ha causato il
ferimento di centinaia di persone innocenti. Dalla fine di giugno, gli
attacchi militari israeliani hanno provocato la morte di 383 palestinesi,
tra cui 68 bambini e 14 donne.
Come  donne, ci rifiutiamo di rimanere in silenzio.
Come donne, abbiamo l'obbligo di fare tutto il possibile per porre fine
all'uso dissennato della forza, che minaccia di distruggere ogni
possibilita' di un futuro umano per noi e i nostri figli.
*
Chiediamo al governo di Israele di cessare immediatamente la guerra contro
la popolazione civile della Striscia di Gaza, di ritirare il suo esercito e
di porre fine all'assedio. In nessun modo possono essere giustificati gli
attacchi contro i civili e le punizioni collettive.
Chiediamo che la comunita' internazionale, ed in particolare il Consiglio di
Sicurezza dell'Onu, si rendano responsabili per la tutela della sicurezza,
dei diritti umani e della dignita' umana, secondo quanto previsto dalla
legislazione internazionale, e che intervengano immediatamente per garantire
il ritiro totale delle forze armate israeliane e la cessazione completa di
ogni attacco.
Chiediamo che sia creata una forza internazionale di sorveglianza per
assicurare la messa in atto di queste decisioni.
Chiediamo allo Human Rights Council di inviare una commissione per
investigare sulle uccisioni di Beit Hanoun.
*
Riaffermiamo la nostra convinzione del diritto fondamentale di ognuno di
poter vivere in pace e in sicurezza, liberi dalle occupazioni,
dall'oppressione e dall'uso della forza, cosi' come sancito dalle leggi
internazionali e dalle convenzioni sui diritti umani.
La storia ha dimostrato che i conflitti non possono essere risolti
militarmente.
Ci appelliamo al "quartetto" per convocare al piu' presto una conferenza
internazionale per tornare sul cammino del negoziato, e chiediamo a tutte le
parti in causa di fare tutto il possibile per iniziare questo processo
vitale.
Il tempo e' essenziale: il nostro futuro, e quello dei nostri figli, e' in
grave pericolo.
La fine del conflitto israelo-palestinese e' oggi la sfida e l'obbligo piu'
urgente per l'intera comunita' internazionale.
*
Per informazioni, steering committee:
- Palestina: s_bamia at palnet.com
- Israele: nchazan at bezeqint.net
- Unione Europea: lmorgantini at europarl.eu.int

4. RIFLESSIONE. MARIA GRAZIA CAMPARI: IL DIRITTO DI AVERE DIRITTI. PER UNA
CITTADINANZA CONDIVISA
[Dal sito dell'Universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo la seguente relazione di Maria
Grazia Campari tenuta a Firenze il 4 novembre 2006 nell'ambito del secondo
ciclo di incontri seminariali sul tema "Citta' reale / citta' possibile.
Mappe della convivenza. Periferie e materialita' del vivere", promossi dalla
"Libera universita' Ipazia". Maria Grazia Campari e' una prestigiosa
giurista e intellettuale femminista, impegnata nei movimenti per la pace e i
diritti]

Sono molto sollecitata dal concetto di citta' come bene comune e da una
ricerca indirizzata alla realizzazione di mappe di convivenza. Vi ritrovo
alcune suggestioni che personalmente ho tratto da una serie di incontri
tenuti negli ultimi due anni presso la Libera universita' delle donne di
Milano.
Eravamo partite - con un seminario dal titolo significativo
"Paura/sicurezza" - dalla constatazione che la profonda disuguaglianza dei
livelli di vita e il drastico ridimensionamento dello stato sociale
allargano la forbice fra garantiti ed esclusi, determinano nei primi
l'insorgere di un egoismo proprietario che costruisce muri, in difesa di
cittadelle del benessere assediate. Casi recenti nel Lombardo Veneto
confermano la permanenza della fase e illustrano il concetto alla lettera,
con la costruzione di muri e valli per impedire l'ingresso a immigrati e
rom.
Del resto, gia' negli anni Novanta del secolo scorso l'insicurezza era
divenuta paura a causa delle guerre da globalizzazione e dei provvedimenti
securitari, pretesamente difensivi dell'Occidente, in realta' fonte di
disastri umanitari e di reazioni belliciste (attentati, minacce di armi
atomiche, chimiche, batteriologiche).
In questo secolo, la pretesa sicurezza dell'Occidente produce la guerra
permanente e preventiva.
Si instaura un circolo vizioso: la paura suscita bisogno di sicurezza e
legittima risposte che, in nome della sicurezza, riproducono paura.
A livello globale viene sancita una politica di pura potenza che rimuove
qualsiasi pretesa di obbedienza ad un ordine giuridico precostituito. Anzi,
le stesse regole esistenti vengono rimosse attraverso comportamenti di
costante e impenitente disapplicazione: le violazioni di diritti umani e di
principi costituzionali di "habeas corpus" attuate nella prigione
statunitense di Abu Ghraib, modificano la giurisprudenza e la stessa
legislazione di quel paese.
Una situazione che induce a chiedersi se possa ancora ritenersi che
sopravvivano principi fondamentali di diritto rispetto ai quali non e'
possibile alcun compromesso.
La categoria della sicurezza consente agli apparati pubblici di disporre
della vita dei cittadini (sudditi) eliminando, in tendenza, i diritti
universali. Ogni intervento di forza del potere diventa legittimo.
Non solo, la difesa securitaria del se' separato e distinto, diviene rigetto
dell'altro, crea il clima sociale che "normalizza" esclusione e violenza,
chiusura in fortini identitari e familistici, che funzionalizzano le donne a
ruoli tradizionalmente previsti, negandone l'identita' di soggetti
costituenti della societa', consegna a pochi ogni potere decisionale.
E' cosi' che l'appropriazione privata della democrazia si traduce in una
rapina di soggettivita' per quanto riguarda le donne.
Il nostro compito, io credo, e' scompaginare questo ordine, affrontare
questa tematica usando un altro punto di vista, affermando un esteso
"diritto di avere diritti", secondo la prospettiva suggerita da Hannah
Arendt.
*
Il diritto di avere diritti, significa riconoscere ad ogni essere umano,
indipendentemente dalla sua cittadinanza nazionale, lo statuto universale di
persona.
Cio' comporta, sviluppare un regime internazionale che sganci il diritto di
avere diritti dalla nazionalita'.
Pensare ad una cittadinanza plurima, condivisa fra differenti.
Il diritto dell'umanita' nella propria persona comporta il riconoscimento di
ciascuno come portatore di eguale diritto all'interno di un gruppo di
consociati; un'uguaglianza civica o politica che non si riferisce
all'identico, ma prevede il rispetto della differenza. La formazione di un
popolo democratico che si costituisce come corpo politico autonormante, puo'
essere vista come un continuum di trasformazione e sperimentazione che
derivano dalle relazioni discorsive e dagli scambi culturali fra i residenti
in un territorio.
Il governo democratico e' esercitato in nome di uno specifico corpo
costituente, che e' il "noi, il popolo" dell'autoregolamentazione.
Una comunita' che si vincola e si autodefinisce, territorialmente e in
termini civici sulla base di un ordinamento giuridico scelto e condiviso.
Come nota Seyla Benhabib ("I diritti degli altri"), ancora oggi, nel corpo
sovrano autocostituito, non tutti sono membri a pieno titolo.
Storicamente, la comunita' civile ha conosciuto limiti piu' o meno mobili.
Da un lato, i membri del corpo sovrano, dall'altro, coloro che non godevano
dei pieni diritti di appartenenza al corpo politico e al progetto di
cittadinanza autonormata, coloro che non partecipavano alla elaborazione
delle regole che governano la polis, definiti da Kant "dipendenti della
comunita'": donne, uomini non possidenti, servi, schiavi.
Le donne godevano di cittadinanza di seconda classe nel corpo politico,
potendo essere considerate parti del corpo sovrano in virtu' di legami
familiari, sociali, religiosi.
Cio' fino all'acquisizione del diritto di voto, ma, a questo proposito,
sarebbe opportuna un'approfondita riflessione sul diritto di elettorato
passivo, ancora non disponibile direttamente per le donne, sulle
implicazioni rispetto alla cittadinanza.
Oltre alle donne, altri residenti possedevano e possiedono ancor oggi uno
status di seconda classe, essi non appartengono al popolo sovrano a causa di
qualche significativo criterio identitario, cioe' non soddisfano ai criteri
in base ai quali il popolo identifica se stesso, per lo piu' provengono da
altri territori, appartengono ad etnie considerate estranee.
I loro diritti rientrano (teoricamente) nei diritti umani e sono governati
dal diritto internazionale, sono soggetti eteronormati.
La storia dimostra che questa situazione genera mostri.
Sul versante femminile - quello che conosco maggiormente - sono convinta che
la condizione di estraneita' ai livelli decisionali alti, di estromissione
dai destini della polis, comporti l'esibizione di personalita' represse e
succubi, determini nelle donne e anche negli uomini un blocco della liberta'
interiore, che rende molto difficile la pratica della liberta' individuale e
lo sviluppo di personalita' aperte alla relazione paritaria con l'altro,
quindi alla pratica della democrazia. Con una conseguenza, che la gran parte
degli esseri umani desidera essere governata, seguire supinamente un leader,
dismettere ogni libera partecipazione al farsi della vita pubblica
democratica.
*
Come si puo', allora, favorire un disegno di liberta' capace di emancipare
dalla soggezione e dalla deresponsabilizzazione?
A me sembra importante favorire la liberta' di movimento e di residenza, la
condivisione dei nostri spazi territoriali con parita' di diritti.
Inoltre, mi sembra importante individuare misure capaci di favorire
l'accesso allargato e articolato allo spazio pubblico, la condivisione ampia
dello spazio politico.
La liberta' di movimento, sottolinea Arendt, e' il gesto originario
dell'essere liberi, la condizione primaria dell'azione che veicola
l'esperienza umana primaria di liberta' nel mondo.
Il concetto di liberta' e' preciso: la liberta' e' quella che si gioca nel
mondo cioe' nello spazio pubblico che sorge fra le persone, spazio in cui
ogni individuo diviene visibile e udibile e si assume la responsabilita' di
produrre regole, ordine/ordinamenti giuridici, che rendono compatibile la
liberta' di ognuno con quella di ogni altro.
Allora, una possibile via di uscita dal presente infelice stato delle cose
potrebbe essere quella di rendere il territorio luogo delle relazioni fra
tutti i residenti e la cittadinanza una modalita' allargata di
partecipazione e di contaminazione reciproca, per la reciproca
civilizzazione.
Nei tempi presenti, e' piu' che mai importante mettere in comunicazione
esperienze diversificate, valorizzare la circolarita' dell'esperienza umana
per fondare una cittadinanza plurisoggettiva condivisa, destinata a trovare
un apparato di regole universali che possano filtrare le differenze senza
opprimerle nell'unicita', favorendo lo scambio fra diversi.
Un'esperienza cui ognuno potrebbe partecipare come agente delle proprie
ragioni e desideri, essendo responsabile di esperienze collettive condivise.
Cio' che opera, in prospettiva, l'allargamento delle sedi di discussione e
dei livelli decisionali circa i mezzi e i fini che la societa' si propone e
puo' determinare una riorganizzazione delle regole che la reggono.
*
Nel momento attuale, il terreno di questa sfida e', secondo me, l'Europa che
dovra' in un prossimo futuro elaborare una diversa e piu' democratica carta
costituzionale.
Quel testo dovrebbe trovare il suo cardine in una ridefinizione della
cittadinanza europea come cittadinanza plurisoggettiva, cosmopolita,
condivisa con l'altro, il diverso rispetto al cittadino della tradizione
borghese patriarcale.
In questa ipotesi, il diverso transita dall'essere oggetto di una
definizione da parte del soggetto all'essere egli stesso soggetto nel
discorso, nella societa, nella politica.
E' posta all'ordine del giorno l'ideazione di una cittadinanza non
incapsulata in una nazione, una comunita', un gruppo, un soggetto, ma libera
da processi di inclusione/esclusione, articolata orizzontalmente su tutto lo
spazio territoriale.
Il concetto si puo' estendere, mutarne il segno.
A questo fine le citta' possono diventare laboratori di buone pratiche,
integrando l'altro nel tessuto discorsivo e decisionale sui temi della vita
associata, allargando la cittadinanza fino a ricomprendere tutti coloro che
sono presenti e decidono di spendersi, di darsi parola e responsabilita'.
Le pratiche politiche locali possono, trovando le opportune mediazioni,
influenzare il livello globale.
Un ordine diversamente orientato e condiviso puo' essere rielaborato ai
margini delle istituzioni date. Non e' necessario (forse non e' utile)
negarle in radice, ma occorre modificarle e riarticolarle per crearne di
nuove, opera di soggetti differenti.

5. TESTI. CHRISTA WOLF: UNA PAGINA DI DIARIO DEL SETTEMBRE 1969
[Dal quotidiano "Liberazione" dell'11 novembre 2006 riprendiamo i seguenti
passi del brano "Sabato 27 settembre 1969. Kleinmachnow, Fontanestrasse",
tratto dal libro di Christa Wolf, Un giorno all'anno. 1960 - 2000, Edizioni
e/o, Roma 2006, pp. 578, euro 19, traduzione di Anita Raja. Christa Wolf,
nata nel 1929, e' considerata la maggiore scrittrice tedesca contemporanea;
impegnata nel movimento femminista e pacifista. Tra le opere di Christa Wolf
segnaliamo almeno Il cielo diviso (1963), Edizioni e/o, Roma 1983, poi
Mondadori, Milano 1987; Riflessioni su Christa T. (1968), Mursia, Milano
1973, poi Edizioni e/o, Roma 2003; Modelli infantili (1975); Nessun luogo.
Da nessuna parte (1979), Edizioni e/o, Roma; Cassandra (1983), Edizioni e/o,
Roma 1984; Premesse a Cassandra (1983), Edizioni e/o, Roma 1984; Medea. Voci
(1996), Edizioni e/o, Roma 1996. Opere su Christa Wolf: Joerg Magenau,
Christa Wolf. Una biografia, Edizioni e/o, Roma 2004]

Mi sveglio dopo le sei, sento Annette che si prepara. Mal di testa che si
irradia dalla nuca, come spesso negli ultimi tempi. Non riesco a
riaddormentarmi. Penso al dramma televisivo di Wogatzki visto ieri ("I segni
dei Primi"), trovo che accanto al concetto di "sing-out" nella canzone
bisognerebbe introdurre anche quello di "play-out" nell'arte drammatica.
Un'apologia dell'esistente sfacciata, malfatta, proposta in modo
artificiale, che naturalmente si realizza solo con la falsificazione: ma in
nome di Dio. Ci sono giovani che se ne esaltano. (Sul "Neues Deutschland"
poi c'e' anche un'apologia dell'apologia: li' si troverebbero i segni dei
Primi nell'arte.) Penso alla telefonata di ieri sera del dottor M., che
annunciava che Annette sara' invitata al colloquio di ammissione al corso di
studi, e accennava un poco a cio' che ci si aspetta da lei. (...)
Gerd accompagna Tinka, io mi riaddormento fino alle nove meno un quarto.
Quando guardo dalla finestra, il gatto Maxel cerca di entrare, gli apro. A
colazione sento allo Sfb la notizia: a Praga Dubcek ha parlato alla seduta
del comitato centrale rifiutandosi di definire politicamente sbagliato il
suo comportamento dell'anno scorso. Husak ha proposto che resti presidente
del parlamento. Bravo, dice Gerd, che sta leggendo i libri su Trockij di
Isaak Deutscher e si e' appassionato. Tutto si ripete. All'epoca
semplicemente nessuno voleva credere che in Stalin si celasse un simile
mostro, e Trockij si era rifiutato di combattere i suoi avversari anche sul
piano personale. Inoltre si rendeva conto che l'umore della gente era ormai
mutato e che nessuno conosceva piu' realmente la storia della rivoluzione.
La Krupskaja sarebbe stata ricattata da Stalin, probabilmente con la
minaccia di rivelazioni sulla vita privata di Lenin, perche' si pronunciasse
contro l'opposizione ("Al suo posto mettero' un'altra vedova di Lenin"). Una
frase: difendendo gli ideali della rivoluzione, Trockij preparo' il proprio
suicidio.
Prendo un Aponeuron, rifletto fin dalla mattina presto a letto se tornare da
M., chiedergli: ha qualcosa contro l'angoscia? - Prevedo che i prossimi anni
saranno brutti, che ci si puo' preservare in qualche modo solo evitando di
esporsi alle sgradevoli manifestazioni collettive, ma che cio' condurra' di
nuovo, inevitabilmente, a un certo isolamento ed estraneita' dalla
realta'... Lo avverto a ogni contatto col pubblico. Il mondo che ci siamo
fabbricati non potra' durare in eterno. Di notte tendo l'orecchio a ogni
automobile che passa vicino casa nostra. (...)
A mezzogiorno farcisco la torta di pesche, preparo la glassa. Una radio
occidentale annuncia che il governo della Cecoslovacchia si e' dimesso e che
Svoboda ha incaricato Cernik di formare un nuovo governo. Il commento: i
"riformisti" dovrebbero essere rimossi. (...)
Mi sveglio con dolori alla nuca per i rumori ritmici di pala provenienti
dalla brigata del tempo libero che lavora qua vicino. Gerd e' sdraiato e non
smette di leggere. Stai correndo col tuo Trockij, dico. - Lui: e' come un
giallo. Ride canzonatorio e racconta: fino al 1927 l'opposizione in Unione
Sovietica puo' esprimersi con opere a stampa, poi Stalin si sente alle
strette e fa sequestrare il materiale. All'opposizione - che era
sparpagliata, in vacanza, e torna in fretta e furia - si rimprovera di aver
fatto stampare i suoi documenti nella tipografia di un ex ufficiale bianco
dell'esercito di Wrangel. Gli oppositori rispondono che il materiale non lo
hanno stampato ma direttamente ciclostilato, e che quell'ex ufficiale bianco
non e' uno dei loro ma un agente provocatore inviato dalla Gpu. - Risposta
della Gpu: be', e allora? Che c'e' di male se la rivoluzione si serve di un
ufficiale bianco per smascherare la controrivoluzione? - L'accusa si rivela
insostenibile, ma resta attaccata agli uomini di Trockij. In occasione del
decimo anniversario della rivoluzione una massa ormai totalmente
disciplinata sfila sotto le parole d'ordine comandate, senza degnare di uno
sguardo Trockij. - Alla lunga e' una lettura piuttosto deprimente, dice
Gerd.
Preparo il caffe', monto la panna, mangiamo e beviamo, mentre in televisione
impazza il beat-club, spezzoni cinematografici che mostrano ragazze e
ragazzi con i capelli lunghi in estasi. L'annunciatrice dice alla fine:
ancora un consiglio: domani votate bene, forse e' l'ultima volta. - Che cosa
intende? chiedo. - E' chiaro, dice Annette: se i nazionaldemocratici ce la
fanno - forse non ci saranno piu' elezioni. (...)
In televisione Kai Uwe von Hassel scongiura i suoi connazionali di andare a
votare: ogni voto in meno aiuterebbe i "gruppi estremistici". Su Zdf c'e' un
raccapricciante film di spionaggio, in cui al solito gli agenti sovietici
sono rappresentati come killer e freddi idioti. Poi Reich-Ranicki con una
stroncatura del nuovo libro di Grass, Anestesia locale, e un'ampia
recensione delle memorie del signor Speer, che continua a essere affascinato
da Hitler ma ammette la sua corresponsabilita'. Sostiene di essere
corresponsabile anche di Auschwitz. - Allora deve essere giustiziato, dico.
Annette dice: voi volete sempre giustiziare. Quello e' stato dentro
vent'anni. Non si puo' risolvere tutto con la pena di morte. - Sull'altro
canale Karl-Eduard von Schnitzler assicura che da noi il popolo decide
liberamente e apertamente la sua politica, mentre di la' regnano menzogna,
ipocrisia e sfruttamento. Gerd dice: davvero non si sa quale dei due mondi
sia migliore.
Apparecchiamo la tavola di compleanno per Tinka, io mi azzuffo ancora un po'
col gatto, andiamo a letto.
Leggo fino alle 11 e mezza Der Weg nach Obliadooh (La via per Obliadooh) di
Fritz Rudolf Fries, datomi da Thomas Reschke perche' vi trovava
rappresentata la sua generazione e il suo senso della vita. Leggo della
sepoltura di un pittore di angeli nella Lipsia degli anni Cinquanta e di una
festa di Natale e di capodanno. Effettivamente vi si presuppone un senso
della vita radicalmente disincantato, e disincantato e' gia' un eufemismo:
non c'e' mai stato niente da disincantare. E' una cosa che devo accettare,
evidentemente esiste, ma mi e' estranea. Eppure si entra nello spirito del
libro.
Gerd dice, come fa quasi sempre: non spegni la luce? - La spengo. Non riesco
a dormire, rifletto un poco. Siamo incastrati tra le due meta' di una follia
omicida e suicida. Per punizione del fatto che non riusciamo a imporre la
ragione, saremo respinti insieme agli irragionevoli. O verremo da loro
imprigionati. Che ne sara' della nostra sterile negazione? Manca ancora il
positivo - o il terreno fertile su cui possa mettere radici e crescere.
In Der Weg nach Obliadooh tutto e' gia' stato. La parola "umanesimo" non
viene piu' pronunciata, nemmeno piu' rimpianta. Sono dunque "piu' avanti" di
noi? Non dormi? chiede Gerd verso mezzanotte e mezza. La sua vecchia
diffidenza: e' successo qualcosa? - Niente, assolutamente niente, dico in
fretta - non sa che nell'ultima settimana ho ricominciato a prendere con
frequenza il Meprobamat. Semplicemente non sono stanca. - Dormi, poverina.
Io dormo.

6. LIBRI. LIBRERIA DELLE DONNE DI MILANO: CONSIGLI DI LETTURA
[Dal sito della Libreria delle donne di MIlano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo le seguenti proposte di lettura]

Care amiche, cari amici,
anche quest'anno vi proponiamo qualche idea per i vostri regali (e per le
vostre letture delle vacanze di Natale). Alcune di noi vi suggeriscono i
libri che hanno letto di persona e che vogliono condividere con altre ed
altri.
Potete venire in libreria (via Pietro Calvi 29, a Milano), oppure ordinare i
libri per telefono (0270006265) o per e-mail (info at libreriadelledonne.it).
Vi verranno spediti in contrassegno.
*
Proposte di lettura di Luisa Muraro
- Bianca Pitzorno e altre, Le bambine dell'Avana non hanno paura di niente,
Il Saggiatore, Milano 2006, euro 17. Posso consigliare un libro che non ho
ancora letto? Almeno, posso dire le ragioni per le quali lo leggero' e lo
regalero'. Quando, ieri, l'ho visto sul banco delle novita' e l'ho tenuto in
mano sfogliandolo delicatamente, mi ha fatto pensare alla colomba di Noe'.
Questo libro annuncia che possiamo ricominciare a parlare bene di Cuba, e -
insieme al risultato delle elezioni americane di mezzo termine - potrebbe
rappresentare l'inizio della fine per la volonta' di dominio globale che si
era impadronita di molti. La cosa piu' promettente e' che l'annuncio venga
da un gruppetto di donne di quell'isola indomita, le quali hanno affidato a
Bianca Pitzorno il racconto della loro infanzia. Vola, colomba bianca vola.
- Anna Maria Ortese, Angelici dolori e altri racconti, Adelphi, Milano 2006,
euro 22. Io leggo la Ortese per l'italiano. Ci sono delle volte in cui
dubito che l'italiano sia una lingua onesta, vera e generosa, mi viene in
mente la sua storia difficile e sforzata. E mi dico: non va, non va. Quando
leggo lei, non ci penso piu', oppure ci penso e rido di me: non cercare
scuse, impara da lei. Non dico imparare le sue forme linguistiche, che sono
speciali, meridionali, esotiche quasi, per me (che ne sono affascinata). Ma
farsi contagiare dallo slancio che ha lei, lo slancio di un'adolescente
libera, ingegnosa e inventiva, una specie di Giovanna d'Arco della scrittura
in lingua italiana.
- Cristiana Dobner, Fare Teresa fare Diotima? Donne pensanti pratiche: XVI e
XXI secolo, Edizioni Ocd, 2006, euro 15. L'autrice, una carmelitana,
studiosa di Teresa d'Avila, un giorno s'imbatte nei testi della comunita'
filosofica Diotima e scopre che li' si parla di Teresa e di una filosofia
pratica che sente vicina a quella di Teresa. E scrive questo libro, che da'
corpo ad un insolito accostamento, mescolando appunti e citazioni, un
discorso aperto ricco di spunti e di domande.
*
Proposte di lettura di Renata Dionigi
- Goliarda Sapienza, L'arte della gioia, Stampa alternativa, 2006, euro 19.
"L'amore non e' assoluto e nemmeno eterno e non c'e' solo amore tra uomo e
donna, si puo' amare un uomo, una donna, un albero e anche un asino... Il
male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute in significati
snaturati che le parole continuano a rivestire... Studiare le parole e poi
ripulirle dalle muffe, inventarne di nuove e scartare le piu' marce come
sublime, dovere, abnegazione, ansia, pudore, cuore, eroismo, pieta',
sacrificio, rassegnazione...". Queste le parole di Goliarda Sapienza che
piu' mi hanno colpito, il filo che ho seguito nel leggere le quasi 600
pagine del suo romanzo, pubblicato quest'anno anche in Francia con grande
successo. Saga familiare, romanzo epico, storico, politico ma, soprattutto
per me, romanzo di formazione, il libro racconta l'intera vita di Modesta,
indomita siciliana del secolo scorso che precorre i tempi della liberta'
femminile in compagnia di fantastici personaggi con i quali si confronta in
rapporti di amicizia, d'amore, di politica, affrontando e scardinando, per
se' e per loro, luoghi comuni, condizionamenti sociali, tabu' e schemi dati.
*
Proposte di lettura di Zina Borgini
- Sarah Waters, Turno di notte, Ponte alle Grazie, 2006, euro 15. Dopo Ladra
e Affinita', romanzi ambientati nell'800, Sarah Waters sposta la sua
narrazione nel 1947, subito dopo la guerra, in una Londra ancora devastata
dai bombardamenti. Turno di notte e' la storia incrociata di tre donne e del
fratello di una di queste, il racconto delle loro vite che cercano una
possibile tranquillita' dopo i patimenti bellici. Ma non e' con la fine dei
bombardamenti che tutto si sistema, dovranno fare i conti con i loro
segreti, le relazioni e i loro demoni... E, ancora una volta, questa brava
scrittrice mi seduce con la sua peculiare capacita' di incuriosire, mi tiene
incollata al racconto che pero' non si affretta, e' denso di descrizioni, di
sensazioni cosi' autentiche ed esatte che ti pare di percepire persino gli
odori e la narrazione prende forma e visualizzazione.
*
Proposte di lettura di Donatella Massara
- Anna Politkovskaja, La Russia di Putin, Adelphi, 2005, euro 18. Sgomenta
per l'assassinio di Anna Politkovskaja ho letto i suoi libri, gli unici
tradotti. Ho scoperto una narratrice abile che attraverso la cronaca
racconta "Il nostro nuovo medioevo ovvero criminali di guerra di tutte le
Russie". E' un tempo quello che descrive che molto piu' di quanto non sempre
ci e' dato scoprire e' anche storia nostra, dell'occidente. E' con questo
sguardo di mescolamenti dei punti di vista geografici che la propongo alla
lettura. E' stata una donna difficile e cosi' e' la sua scrittura, ferma sui
"particolari" che lei dice essere "spesso piu' eloquenti delle
generalizzazioni". La perseveranza di giudizio, la fedelta' alla sua
missione, a come pensava deve essere fare la giornalista, la spingono
all'accusa diretta di Putin, non come una politologa, ma come "un volto
nella folla". E' da questo punto di vista che guarda alle donne partecipe
della loro sofferenza di madri e con il dolore della aperta delusione
perche' "il comportamento delle donne russe mi ha lasciato, francamente,
senza parole"; l'accusa e' di complicita', incapacita' di disprezzare almeno
chi stupra e ammazza altre donne. Una donna che non si poteva non stimare,
lasciata isolata come ha gia' scritto Laura Minguzzi. Una donna sola.
*
Proposte di lettura di Vita Cosentino
- Angeles Mastretta, Il mondo illuminato, Feltrinelli, euro 6,71. E' quasi
un'autobiografia. Quasi. Perche' la Mastretta racconta di se' e del mondo,
del suo Messico e dei libri che scrive, del suo cane innamorato e dell'amica
ammalata. Ma soprattutto racconta un modo di stare con signoria e lucidita'
in questo tempo presente. Vedi il magnifico capitoletto "Vivere
lussuosamente".
- Ancora Murdoch. Mi sono avvicinata a Iris Murdoch da quest'estate
mischiando la lettura dei saggi filosofici (Esistenzialisti e mistici, il
Saggiatore, euro 40) a quella di quattro romanzi: si illuminano gli uni con
gli altri. Intendo continuare perche' i suoi personaggi e le vicende che
attraversano riescono a dare esistenza e spessore alla vita interiore coi
suoi dilemmi. Cosa che sento preziosa in un mondo troppo schiacciato su una
sola dimensione, quella economica. In libreria si puo' trovare: per i tipi
della Rizzoli Il mare il mare (euro 19), La campana (euro 17,50), Sotto la
rete (euro 17); e il racconto Una cosa speciale, Nottetempo, euro 10.
*
Proposte di lettura di Clara Jourdan
- Giovanna Providenti, La nonviolenza delle donne, Libreria Editrice
Fiorentina, 2006, euro 16. Il volume raccoglie riflessioni e pratiche di
donne, specialmente dal sud e dall'est del mondo, viste nella chiave della
nonviolenza: la curatrice-autrice, gia' conosciuta come studiosa di Jane
Addams, la famosa pacifista americana tra l'Otto e il Novecento, ha voluto
cosi' rendere conto e testimonianza della "libera aggiunta femminista", che
e' presente in maniera incisiva nel movimento nonviolento ma finora poco
vista. Molto originale, sia per le esperienze sia per come e' giocato
l'accostamento (che non e' sovrapposizione) tra femminismo e nonviolenza.
- Goliarda Sapienza, L'universita' di Rebibbia, Rizzoli, 2006, euro 16.
Ripubblicato dopo quasi venticinque anni, lo trovo il libro piu' felice di
un'autrice che ama rompere i luoghi comuni senza temere di cadere
nell'ideologia. In effetti questo carcere, in cui Goliarda e' stata davvero
prigioniera, ci appare come un bel posto, grazie all'umanita' femminile che
vi e' rinchiusa e alle relazioni che si stabiliscono, e anche per le
possibilita' di agio. Sembrano davvero altri tempi, quanto a carceri e
quanto a universita'.
- Il posto vuoto di Dio, a cura di Luisa Muraro e Adriana Sbrogio',
Marietti, 2006, euro 18. Finora ho letto solo le introduzioni delle
curatrici e desidero continuare nonostante non mi senta attratta dalla
parola Dio. Sono stata catturata dalla presentazione del gruppo, fatta da
Adriana Sbrogio', per come viene raccontato, senza fretta, nei suoi passaggi
e nei suoi dettagli anche personali, il procedere di un percorso politico:
e' la loro pratica di relazione e di messa in parola che mi si prospetta
magistralmente dispiegata, e questo mi interessa moltissimo.
*
Proposte di lettura di Vera Benelli
- Laura Pariani, I pesci nel letto, Racconti con le illustrazioni
dell'autrice, Alet Edizioni, 2006, euro 15. Come spesso accade nei suoi
scritti, Laura Pariani, con il suo linguaggio di "pifferaia magica", ci
prende per mano e apre i cassetti della sua e nostra memoria. Dipana e
illumina una composita galleria di personaggi, di fantasmi, di incubi e le
loro storie di vita e di morte. Ora resi ancora piu' significativi dalle
belle immagini che illustrano e colorano i quattro racconti, il cui sfondo e
cornice ideali sono il lago di Cusio e d'Orta. Un libro affascinante e
poetico da regalarsi e da regalare!

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 90 del 16 novembre 2006

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