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Minime. 59



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 59 del 14 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: La pena di morte al dettaglio e all'ingrosso
2. Una parabola di Annibale Scarpante
3. Emergency: Una lettera aperta al governo italiano
4. Maso Notarianni intervista Gino Strada
5. "Un ponte per...": Nawal Al Sa'dawi e' in pericolo
6. Comitato promotore della campagna "50e50": Domande e risposte
7. Antonella Sinopoli: Un incontro con Muhammad Yunus
8. Due incontri con Lennart Parknas a Bologna
9. A Firenze un training di formazione all'azione diretta nonviolenta
10. Francesca Pedroni presenta "L'arte della danza" di isadora Duncan
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: LA PENA DI MORTE AL DETTAGLIO E ALL'INGROSSO

Il governo e il parlamento italiano ripetutamente si sono dichiarati
contrari all'uccisione di un singolo essere umano da parte di uno stato
qualsiasi. Ed e' retta opinione.
Il governo e il parlamento italiano ripetutamente hanno deliberato a favore
dell'uccisione di molti esseri umani da parte dello stato italiano e degli
stati suoi alleati, ad esempio finanziando la partecipazione italiana alla
guerra afgana che tuttora perdura, finanziando tuttora mercenari in Iraq,
finanziando la produzione e quindi l'uso di armi onnicide, consentendo la
produzione e la vendita di armi dall'Italia a regimi e potentati assassini,
e cosi' via. Ed e' agire criminale.
Il governo e il parlamento italiano sembrano quindi essere contro la pena di
morte al dettaglio ed a favore della pena di morte all'ingrosso.
Cosi' si invera una volta di piu' quell'antica constatazione: che in carcere
trovi talora chi ha ucciso una persona, e quasi sempre al governo chi ne ha
uccise molte.

2. FAVOLE. UNA PARABOLA DI ANNIBALE SCARPANTE

Se fossimo nella Spagna del Seicento la storia di seguito raccontata sarebbe
ambientata in Polonia, se fossimo in Inghilterra sarebbe ambientata in
Danimarca o in Italia. Ma noi non siamo ne' in Spagna ne' in Inghilterra, e
non siamo neppure nel Seicento.
*
Fu chiesto al buon Margite di esprimere il suo parere di antico dubbio eroe
che non ne azzeccava una, e il buon Margite allora volle dire:
"Gli spudorati assassini che hanno reiteratamente deliberato la
partecipazione militare alla guerra afgana e che poi dicono che vogliono
anch'essi - ohibo' - salvare le vite, ebbene, prendiamoli in parola: salvate
le vite, dunque cessate di fare la guerra.
Cessate di fare la guerra, tornate in parlamento e deliberate la cessazione
immediata della partecipazione militare alla guerra afgana; e convertite
quei fondi stanziati per uccidere, convertite quei fondi stanziati per il
riarmo, convertite quei fondi destinati alla politica militare e alla
macchina omicida, convertiteli in opere di pace: e se non sapete come fare -
giacche' di opere di pace sembra ve ne intendiate poco, se chiamate
'missione di pace' le guerre terroriste e stragiste -, dateli a Emergency,
perche' ne facciano ospedali, cura delle persone ferite, salvezza di umane
vite.
Fate insomma per una volta una cosa buona".
*
Ed aggiungeva ancora il buon Margite:
"Fate per una volta una cosa buona. E poi dimettetevi - tutti quelli che
avete votato per la guerra - dalle cariche pubbliche in cui avete dato si'
pessima prova, e ritiratevi in penitenza a vita di vagabondaggio e di
elemosina.
Accettate il fatto che dopo aver commesso un si' orrendo crimine come aver
deliberato la partecipazione alla guerra in violazione della legalita'
costituzionale, in violazione del diritto internazionale, in violazione di
ogni umano sentimento, non altro vi resta da fare che allontanarvi per
sempre dal governo della cosa pubblica".
*
Cosi' diceva Margite, che forse non e' mai esistito e che comunque pare non
ne azzeccasse una. Questo mi raccontava il vecchio Annibale Scarpante
l'altra sera all'osteria di Auerbach.
E a me che gli chiedevo: ma t'illudi forse che lo faranno mai - fosse pure
uno solo di essi? Rispondeva Annibale serafico: Di quel che faranno loro
alla coscienza loro risponderanno (e alle leggi dello stato quando si
trovera' un magistrato disposto ad incriminarli per attentato alla
Costituzione e complicita' in stragi e terrorismo); ma noi, noi questo
dobbiamo dirlo, e non stancarci mai di dirlo, ed agire affinche' essi
provati assassini cessino di avere il potere di continuare ad assassinare, e
ad assassinare usurpando la rappresentanza della volonta' del popolo di
questo paese che se fossimo nella Spagna nel Seicento eccetera.
*
Ma tu, interloquiva allora un altro ubriacone li' vicino, ma tu allora non
li perdoneresti se riconoscessero di aver sbagliato? No, rispondeva il
vecchio Annibale Scarpante, poiche' il perdono e' una prerogativa della
vittima del torto: ma le vittime della guerra sono state uccise, esse non
possono piu' perdonare l'offensore, e poiche' non vi e' piu' chi puo'
perdonare quel crimine, gli autori di quel crimine non possono piu' essere
perdonati da nessuno. Del resto, mi sembra di essere ben piu' mite di loro
corrotti e stragisti, poiche' io chiedo soltanto che si dimettano per sempre
dal governo e da ogni pubblico ufficio, loro ad altri esseri umani hanno
contribuito a strappare la vita.

3. AFGHANISTAN. EMERGENCY: UNA LETTERA APERTA AL GOVERNO ITALIANO
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.it) riprendiamo la seguente
lettera aperta dello staff italiano di Emergency al governo italiano del 12
aprile 2007]

Noi collaboratori italiani di Emergency ci sentiamo direttamente lesi, nella
nostra dignita' professionale ed umana, dalle aggressioni che provengono da
membri influenti delle Istituzioni afgane e dall'inquietante reticenza di
quelle italiane.
Consideriamo gravissimo che il nostro governo non abbia immediatamente
smentito le infamanti illazioni che descrivono Emergency come
fiancheggiatrice di terroristi e di Al-Qaeda. Accuse non confutate neanche
nella odierna relazione del Ministro degli Esteri alla Camera dei Deputati.
Lo sdegno e' rivolto anche agli esponenti della maggioranza e
dell'opposizione (nostri rappresentanti) nonche' a quei mezzi di
informazione che in questi giorni vergognosamente hanno indirizzato
specifiche ed infondate accuse contro di noi ed il nostro lavoro. Questo, in
qualunque parte del mondo si svolga, e' finalizzato insieme a quello di
medici ed infermieri, alla cura quotidiana di tutte le vittime delle guerre
e delle violenze terroristiche. Nel caso di Emergency, accusando
l'associazione si accusano tutte le singole persone che con essa
collaborano.
Al nostro collega Rahmatullah, a tutti i nostri colleghi in Afghanistan, a
tutti gli afgani che in questi anni abbiamo conosciuto e che ci hanno
conosciuto esprimiamo la nostra solidarieta': nessuna distanza potra'
alterare questo legame affettivo e professionale.
Noi, da cittadini italiani, chiediamo al nostro governo se, in quanto
collaboratori di Emergency, ci ritenga "fiancheggiatori di terroristi".

4. AFGHANISTAN. MASO NOTARIANNI INTERVISTA GINO STRADA
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo la seguente
intervista del 9 aprile 2007.
Maso Notarianni, giornalista, e' impegnato nell'esperienza
dell'organizzazione umanitaria Emergency e dirige "Peacereporter".
Gino Strada, medico chirurgo impegnato in aree di guerra, fondatore
dell'associazione umanitaria "Emergency", e' una delle voci piu' nitide e
influenti del movimento pacifista italiano; tra le sue pubblicazioni:
Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Feltrinelli, Milano
2000; Buskashi'. Viaggio dentro la guerra, Feltrinelli, Milano 2002; (con
Howard Zinn), La guerra giusta, Charta, 2005.
Rahmatullah Hanefi (Rahmat per le persone amiche), manager dell'ospedale di
Emergency a Lashkargah, artefice fondamentale della salvezza della vita di
Gabriele Torsello e di Daniele Mastrogiacomo, e' stato sequestrato dai
servizi segreti afgani]

Rahmatullah Hanefi coinvolto nel rapimento di Daniele Mastrogiacomo, Adjmal
Nashkbandi e di Sayed Agha. A lanciare l'accusa, e' Said Ansari, il
portavoce dei servizi segreti afgani guidati da Amrullah Saleh, l'uomo che
per conto del comandante Massud gestiva i rapporti con gli statunitensi e in
particolare con la Cia. A commentare questa accusa e' lo stesso Gino Strada:
"Abbiamo conosciuto Rahmatullah Hanefi all'inizio del 2000 - racconta il
chirurgo - ha cominciato a lavorare per Emergency come autista. Si e' poi
occupato in particolare delle operazioni di cross border, cioe' di
accompagnare lo staff di Emergency attraverso la linea del fronte che allora
separava i talebani dall'Alleanza del Nord e che era all'altezza di Mir
Bacha Kot, a poche decine di chilometri a nord di Kabul".
*
- Maso Notarianni: Sono plausibili, o verosimili, le accuse che i servizi
gli muovono?
- Gino Strada: Nella maniera piu' assoluta no. Nel 2001 Rahmat si trovava
nel centro chirurgico di Emergency a Kabul quando, il 17 maggio, la polizia
religiosa dei talebani ha fatto irruzione nell'ospedale. L'aggressione, a
loro dire, era motivata dalla non rigida separazione tra uomini e donne
all'interno dell'ospedale. Rahmatullah fu arrestato dalla polizia religiosa
dei talebani e trattenuto per una decina di giorni, infine rilasciato anche
grazie all'iniziativa dell'allora ambasciatore italiano in Pakistan,
Raffaele De Ceglie. A seguito dell'aggressione all'ospedale e allo staff, il
centro chirurgico di Kabul e' stato chiuso. Rahmatullah Hanefi e' la stessa
persona che, nel novembre del 2001 e dopo mesi di estenuanti negoziati con i
talebani affinche' garantissero le condizioni per riaprire l'ospedale, e'
andato a prendere lo staff di Emergency sotto le bombe dei B-52
statunitensi, per consentire la ripresa dell'attivita' del centro chirurgico
di Kabul, di cui la popolazione aveva disperatamente bisogno.
*
- Maso Notarianni: Una figura chiave, dunque.
- Gino Strada: Emergency e' debitrice a Rahmat del grande contributo che ha
dato nelle operazioni di costruzione e di avvio dell'ospedale di Lashkargah,
nel 2003. Dall'apertura dell'ospedale, Rahmat ne e' diventato il capo del
personale. La sua serieta', la sua professionalita', la sua dedizione a
questo lavoro hanno permesso di raggiungere gli elevati standard
dell'ospedale com'e' oggi.
*
- Maso Notarianni: Ma perche' proprio Rahmat in questa vicenda?
- Gino Strada: Rahmat e' di Lashkargah, gestisce il personale dell'ospedale,
ma il suo ruolo era anche quello di garantire all'ospedale la sicurezza. E
siccome, in Afghanistan come ovunque, non sono le armi ma la conoscenza, la
parola, la diplomazia a garantire la sicurezza, era suo compito avere
relazioni con tutti. E le relazioni Emergency le ha garantite dal lavoro che
svolge, dall'aver curato oltre un milione e duecentomila afgani. La
disponibilita' dimostrata da Rahmat, infine, nell'acconsentire alle
richieste che Emergency gli ha fatto per conto del governo italiano durante
la gestione delle crisi che hanno visto protagonisti Gabriele Torsello prima
e Daniele Mastrogiacomo poi, ha dimostrato ancora una volta la sua
affidabilita' e il suo attaccamento ai valori di Emergency. Per questo le
accuse nei suoi confronti sono semplicemente assurde.

5. APPELLI. "UN PONTE PER...": NAWAL AL SA'DAWI E' IN PERICOLO
[Dalla ong "Un ponte per..." (per contatti: comunicazione at unponteper.it)
riceviamo e diffondiamo il seguente appello.
Nawal al Sa'dawi e' nata nel 1932 in un villaggio sul Nilo non lontano dal
Cairo; laureata in medicina e psichiatra, autrice di rilevanti saggi e
romanzi, impegnata per i diritti delle donne, ha subito gravissime
persecuzioni. Tra le sue opere segnaliamo particolarmente Firdaus. Storia di
una donna egiziana, Giunti, Firenze 2001]

Nawal al Saídawi, donna simbolo del movimento femminista egiziano, e' in
pericolo.
Contro di lei le autorita' dell'universita al Azhar del Cairo hanno montato
una campagna politica e religiosa. Basandosi su una sua commedia teatrale
intitolata "Dio rassegna le dimissioni all'incontro al vertice", pubblicata
lo scorso gennaio 2007 nella capitale egiziana, e' stata accusata di
apostasia e di mancanza di rispetto dei principi dell'Islam.
Nawal al Sa'dawi e' nata nel 1931, in un paesino vicino al Cairo, in Egitto;
nonostante le limitazioni imposte alle donne dalle autorita' religiose,
frequenta l'universita' del Cairo e si laurea nel 1955 in medicina e
psichiatria. Inizia ad esercitare la professione con il marito, Sherif
Hetata, anch'esso psichiatra, in uno studio al Cairo.
Non e' la prima volta che le autorita' egiziane prendono di mira la
scrittrice. Sono ormai trent'anni che, a causa del suo coraggioso impegno,
Sa'dawi subisce attacchi. Il suo primo libro ("Woman and Sex" del 1972) e'
un atto di denuncia contro l'infibulazione femminile, e le costa la
persecuzione dei religiosi e la cacciata dal Ministero della Sanita'.
L'episodio non la ferma nella sua lotta per il riconoscimento dei diritti
delle donne: la sua produzione letteraria si lega sempre piu' alla lotta
sociale. Saggi, romanzi e racconti, i suoi volumi sono tradotti in diverse
lingue e ottengono diffusione a livello mondiale, anche se in molti paesi
arabi si scontrano con la censura.
Nel 1981 viene incarcerata senza processo sotto il regime di Sadat, assieme
ad altri 1.600 esponenti politici e intellettuali egiziani "scomodi". Anche
il marito viene arrestato, e recluso per tredici anni nel carcere di massima
sicurezza del Cairo. In prigione Nawal al Sa'dawi scrive l'opera che
diventera' poi cosi' famosa da essere tradotta in dodici lingue: "Memorie
dal carcere delle donne"; lo scrive con una matita kajal per occhi su fogli
di carta igienica, perche' si rifiutano di fornirle carta e penna.
Viene rilasciata solo dopo Sadat, sempre nel 1981. Ma le sue opinioni non
sono di intralcio solo alle istituzioni: nel 1992 e' costretta all'esilio in
Olanda, perche' il suo nome compare nella lista della morte di un gruppo
fondamentalista. Rientrata in patria, nel 2001 e' stata salvata da un
processo per apostasia e dal divorzio forzato dal marito, solo grazie ad una
grande mobilitazione internazionale.
Sempre critica nei confronti del governo egiziano, continua a spendersi a
favore della liberta' di espressione, cosi' come dichiara in un'intervista:
"Democrazia significa liberta' di espressione, possibilita' di dar vita a
movimenti e partiti che non siano solo una filiazione fittizia del regime".
E' per questo motivo che si e' candidata in maniera provocatoria in
contrapposizione a Mubarak alle scorse elezioni del 2001.
Nawal al Sa'dawi e suo marito Sherif Hetata, hanno partecipato lo scorso
novembre 2006 a "Medlink", il primo incontro della societa' civile del
Mediterraneo, organizzato da "Un ponte per..." e svoltosi a Roma.
Dal comitato promotore di Medlink, che si unisce alla societa' civile
internazionale, parte la richiesta della firma di una petizione a sostegno
di Nawal al Sadawi, nel tentativo di fermare questa nuova e pesante accusa
che pesa sul suo conto.
Per contatti e informazioni:
- www.medlinknet.org
- http://nawalsaadawi.net

6. MATERIALI. COMITATO PROMOTORE DELLA CAMPAGNA "50E50": DOMANDE E RISPOSTE
[Dal sito www.50e50.it riprendiamo il seguente nuovo documento del comitato
promotore, pubblicato su "Delt at News" il 10 aprile 2007, con la seguente
presentazione: "Non una minoranza da discriminare ma l'altra parte del
genere umano necessaria affinche' l'umanita' possa essere se stessa.
Un'affermazione che ha portato l'Udi a lanciare la proposta di legge di
iniziativa popolare "50E50", che si basa sul principio dell'articolo 51
della Costituzione. Una proposta articolata in 5 articoli che prevede che in
tutte le assemblee elettive le candidature siano costituite da un numero
uguale di uomini e di donne, disposti in ordine alternato per sesso, pena
l'esclusione automatica della lista dalla prova elettorale. La norma
dovrebbe trovare applicazione per tutti i tipi di elezioni, da quelle per le
Circoscrizione comunali a quelle per i candidati italiani al Parlamento
europeo, passando per le elezioni di Comuni, Citta' metropolitane, Province,
Regioni a statuto ordinario, Camera e Senato. Un nuovo documento del
comitato promotore di 50E50 prova a fugare ogni dubbio, spiegando innanzi
tutto..."]

Che cosa si intende per democrazia paritaria?
Alla base della democrazia moderna c'e' l'idea di uguaglianza ma abbiamo
visto che se pretendiamo di essere uguali veniamo assimilate agli uomini, se
dichiariamo di essere differenti questo diventa un pretesto per
discriminarci: bisogna organizzare una democrazia fondata sulla cittadinanza
duale. Questo e' cio' che chiamiamo democrazia paritaria.
*
Che differenza c'e' con l'idea delle quote?
Pensare le donne come minoranza discriminata bisognosa di tutela ha generato
l'idea delle quote, che proprio per questo e' stata sempre percepita con
fastidio. Le donne nell'umanita' non sono una minoranza da non discriminare,
sono soggetti di una cittadinanza che va inscritta nella norma per rifondare
l'uguaglianza e che va praticata per realizzare la democrazia. Quindi non il
50 per cento di un intero gia' dato, ma 50e50 di una democrazia da
rifondare.
*
E' una cosa che interessa solo quelle che vogliono fare carriera politica?
Le donne sono dappertutto ma poco ai livelli decisionali delle rispettive
professioni, e lo sopportano sempre meno. Non saranno piu' elette ad aprire
la strada a piu' donne nella nostra societa', ma e' esattamente il
contrario: sono le donne sempre piu' attive e presenti nella societa' a non
poter piu' sopportare la rappresentazione di un Parlamento  in giacca e
cravatta.
La nostra proposta di legge raccoglie questa insofferenza e ne fa una
questione politica ovunque. 50e50 ovunque si decide.
*
Chi ci dice che le donne siano migliori?
Le donne non sono ne' meglio ne' peggio: occorre un meccanismo, una norma,
che non escluda in partenza le donne che vogliono candidarsi in qualunque
competizione elettorale. Oggi le donne elette sono cosi' poche che siamo
tentate o di essere troppo indulgenti in nome della solidarieta' di sesso, o
troppo severe in nome di un eccesso di aspettativa.
Percio' proponiamo che siano dichiarate irricevibili le liste che non
abbiano un numero uguale di donne e di uomini disposti in ordine alternato
per sesso ( e non tutti gli uomini in testa e tutte le donne in fondo).
*
Come si fa a garantire che le donne siano elette?
Questa proposta di legge non lo fa, sarebbe troppo semplice. Vogliamo
garantire che chi vuole possa giocarsi la partita, il resto dipende dalla
scelta degli elettori.
*
Le elette rappresentano le donne?
Finora - proprio perche' poche - le elette sono costrette (che lo vogliano o
no, che lo sappiano o no) a testimoniare per l'intero genere. Siamo invece
convinte che una maggiore presenza delle donne puo' dare alle elette la
liberta' di non essere indistinte, di non sentirsi appiattite sul genere, ma
anche la liberta' di esprimere un senso di appartenenza, di occuparsi
percio' autorevolmente delle donne.
La democrazia paritaria esclude una rappresentanza di genere. Vogliamo
semplicemente che ovunque si decide, come recita l'articolo 51 della
Costituzione, si affermi e si realizzi la presenza paritaria dell'uno e
dell'altro sesso, in condizioni di uguaglianza. L'attuale piccolo numero di
donne autorizza gli uomini a sentirsi tranquillamente rappresentanti
dell'intera umanita'.
*
E se vengono messe in lista donne che non mi piacciono?
Il problema non e' se ci piacciono o no, se hanno le nostre stesse idee
politiche o no.  Attualmente le donne candidate sono talmente poche che non
siamo neppure messe nella condizione di scegliere. Le elette non hanno la
disinvoltura di essere veramente avversarie ne' eventualmente alleate,
percio' sono confuse nello schieramento politico di appartenenza.
*
Perche' possono firmare anche gli uomini?
Perche' la democrazia paritaria e' interesse di tutti i cittadini. La
mancanza di partecipazione e l'insoddisfazione nei confronti dei meccanismi
rappresentativi, la critica alla invasivita' dei partiti politici sono
sentimenti molto diffusi anche tra gli uomini.
La democrazia paritaria costringerebbe a modificare profondamente i tempi,
l'agenda, la concezione stessa della politica. 50e50 assume la radicalita'
del conflitto tra i sessi, detto, non taciuto, non rimosso, per realizzare
una nuova responsabilita' dei generi verso se stessi, verso l'altro e verso
gli altri.
*
Ma siamo sicure che le donne vogliano fare politica?
Non tutte le donne vogliono fare politica. Non tutti gli uomini vogliono
fare politica.  Crediamo che ci siano abbastanza donne - e abbastanza donne
competenti - da coprire i posti necessari in tutte le istituzioni. Finche'
sanno di essere usate come fiore all'occhiello, oppure quando non si sa piu'
a che santo votarsi per risolvere conflitti maschili (do you remember e se
ci mettessimo una donna?) le donne si terranno distanti e si sentiranno
estranee. La legge che proponiamo  vuole darci almeno l'opportunita' reale
di gareggiare.
*
Non bastavano le pari opportunita'?
L'idea delle pari opportunita' (e gli organismi conseguenti), appartiene a
un determinato periodo storico. Non ha funzionato, in sostanza. Il momento
e' maturo  per pensare altro e oltre.
*
Se il Parlamento finira' per votare una legge che prevede per esempio il
40%...
Questo dipendera' dalle forze che riusciremo a mettere in campo per creare
un'opinione pubblica favorevole e dai rapporti attualmente presenti in
Parlamento. Se il Parlamento approvasse una quota, sia pure alta, vorra'
dire che non si tratta di democrazia paritaria. Ne trarremo le conseguenze.

7. ECONOMIA. ANTONELLA SINOPOLI: UN INCONTRO CON MUHAMMAD YUNUS
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 6 aprile 2007.
Antonella Sinopoli e' giornalista e saggista.
Muhammad Yunus e' l'ideatore e fondatore della Grameen Bank; nato e
cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bangladesh,
economista, docente universitario negli Usa poi in Bangladesh; fondatore nel
1977 della Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il
microcredito senza garanzie, grazie a cui centinaia di migliaia di persone -
le piu' povere tra i poveri - si sono affrancate dalla miseria e dall'usura
e sono riuscite a prendere nelle proprie mani il proprio destino. Opere di
Muhammad Yunus: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 1998. Opere su
Muhammad Yunus e la Grameen Bank: Federica Volpi, Il denaro della speranza,
Emi, Bologna 1998. Una intervista a Muhammad Yunus e' nel n. 396 de "La
nonviolenza e' in cammino", un'altra nel n. 1473. Dal quotidiano "Il
manifesto" del 2 novembre 2006 riprendiamo la seguente scheda: "Muhammad
Yunus, inventore della Grameen Bank, ha ricevuto il Premio Nobel 2006 per la
pace come riconoscimento ai suoi 'sforzi per creare sviluppo economico e
sociale a partire dal basso'. Nato nel 1940 nell'attuale Bangladesh, si e'
laureato in economia nel 1969 alla Vanderbilt University di Nashville. Dopo
una breve esperienza di insegnamento in Tennessee e Colorado, torna in
patria nel 1971 per dirigere il Dipartimento di economia rurale
dell'universita' di Chittagong. Del 1974 e' l'ideazione di una forma di
governo rurale, il primo passo verso il sistema dei microcrediti. Vista
l'indisponibilita' delle banche, inizio' con il prestare l'equivalente di 30
euro a testa a 42 donne che non potevano acquistare la materia prima per
creare i loro oggetti d'artigianato. Il buon esito dell'esperimento
incoraggio' Yunus ad allargare il sistema. Nel 1983 nasce la Grameen Bank
(banco rurale, o del villaggio). Oggi le cifre raccontano il successo
strepitoso dell'iniziativa: 1.084 filiali nel mondo dove lavorano 12.500
persone. Oltre 7 milioni i clienti, sparsi in 37.000 villaggi. Il 94% sono
donne. Negli ultimi 20 anni l'istituto ha erogato prestiti per oltre 2.000
miliardi di euro. Tasso di restituzione oltre il 90%"]

Poverta' e guerra, poverta' e terrorismo, poverta' e abbrutimento. Sono
binomi che si incrociano, vivono sulle medesime terre e coinvolgono milioni
di persone. Solo quando una delle due relazioni sara' estirpata allora la
pace sara' possibile senza neanche accordi o trattati ma semplicemente come
un dato di fatto. E' un concetto che il Premio Nobel per la pace 2006,
Muhammad Yunus, non si stanchera' mai di ripetere e che ha sottolineato
anche nel corso di una recente visita in Italia organizzata dall'Universita'
di Bologna.
Muhammad Yunus era in Italia per tenere a battesimo il primo Osservatorio
internazionale sul microcredito, ma l'occasione e' stata ancora una volta
utile per ascoltare una voce che in maniera semplice, da tempo, come fece in
occasione del conferimento del Nobel, ripete: "Credo che il terrorismo non
possa essere sconfitto dall'azione militare". Per sconfiggerlo, avverte
Yunus, "dobbiamo aggredirne le cause" e dunque "investire risorse per
migliorare le condizioni di vita dei poveri e' una strategia migliore che
non la spesa in armamenti". Lui lo ha fatto creando una banca per i poveri,
la Grameen Bank o banca del villaggio. Lo ha fatto nel suo Paese, il
Bangladesh, uno dei piu' poveri del mondo e che oggi puo' dire al mondo piu'
povero "provateci, potete riuscirci anche voi".
Oggi la Grameen concede prestiti a quasi 7 milioni di poveri in 73.000
villaggi del Bangladesh e il 97% di queste persone sono donne. Ha cominciato
vent'anni fa, in un Paese in cui il 40% della popolazione non arriva a
soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri e l'analfabetismo
raggiunge il 90%. Lo ha fatto con il piglio dell'economista e il cuore di un
uomo che guardava la sua gente morire di fame. Cosa difficile solo da
immaginare per gran parte del mondo visto che come spesso ci sentiamo
ricordare meta' della popolazione mondiale vive con due dollari al giorno.
Oggi il sistema Grameen e' stato esportato in decine di altri Paesi nel
mondo tra cui ghetti di nazioni considerate ricche.
Nell'incontrare il Premio Nobel partiamo da quella che e' la sua convinzione
piu' profonda: "la poverta' e' l'assenza di tutti i diritti umani", e gli
chiediamo come e' possibile ristabilire questi diritti. "Il microcredito -
risponde - si muove sulla fiducia  e non sulle garanzie". Fiducia nelle
potenzialita' degli esseri umani, nella certezza di poter cambiare le cose.
Perche' le donne sono le protagoniste di questa forma di credito? "Prestare
denaro a una donna e dunque la gestione dell'economia familiare e il futuro
dei figli vuole dire anche fare il primo passo perche' alla donna siano
restituiti i diritti di essere umano a partire dall'interno della famiglia".
E a cambiare molte vite sono bastati spesso solo 100 Taka, cioe' poco piu'
di un euro.
Certo, ricorda l'economista bengalese, era ovvio che partendo dalle donne,
costrette ad indossare il purdah, il velo, ci si sarebbe attirati contro una
serie di proteste (e cosi' fu da parte dei leader religiosi) ma si sarebbero
anche determinate positive conseguenze sociali. Si immagini quando si decise
che per concedere un prestito per la casa la donna avrebbe dovuto dimostrare
di essere proprietaria del terreno dove questa sarebbe stata costruita. Alla
fine i mariti dovettero accettare di passare la proprieta' alla moglie e fu
naturale anche che verso queste mogli diminuissero le violenze domestiche e
i facili ripudi che la legge concede ai mariti in Bangladesh.
Oggi Yunus ha un nuovo sogno (e di fatto lo sta gia' realizzando): togliere
migliaia di mendicanti dalle strade. Anche per loro e' nato un  programma di
piccoli prestiti per piccole vendite porta a porta, snack, penne,
giocattoli, per scoprire che la vita puo' dare anche di piu'.

8. INCONTRI. DUE INCONTRI CON LENNART PARKNAS A BOLOGNA
[Da Paolo Patruno (p.patruno at iperbole.bologna.it) riceviamo e diffondiamo.
Paolo Patruno e' formatore alla nonviolenza.
Lennart Parknas, prestigioso pedagogista e psicologo svedese, da circa
venticinque anni lavora sulla formazione alla nonviolenza; in Italia ha
collaborato tra gli altri con Ezio Ponzo, con Alberto L'Abate, con Fancesco
Tullio, con la Casa per la pace di San Gimignano e il Centro Studi Difesa
Civile di Roma; conduce molti seminari con persone impegnate nei movimenti
pacifisti e nonviolenti. Opere di Lennart Parknas: Attivi per la pace, La
Meridiana, Molfetta (Bari) 1998]

Comunichiamo due iniziative che si terranno presso la Cisl di Bologna con il
formatore svedese Lennart Parknas.
*
La prima e' "Condurre riunioni partecipate (per promuovere la partecipazione
e' necessario aver rispetto e cura dei processi emotivi delle persone)" e si
terra' mercoledi' 18 aprile 2007 dalle ore 10 alle 16 in via Milazzo 16
(Sala Biagi) a Bologna.
Nel workshop lavoreremo, in particolare, sulle tecniche e gli strumenti per
condurre riunioni nelle quali invitiamo le persone a discutere dei problemi
della comunita' locale e/o che li riguardano. Il tema di fondo e' "Come
possiamo far si' che le persone si mobilitino e non restino spettatori
passivi?".
Costo del workhop: 40 euro.
*
La seconda e' "La violenza (sottile) fuori e dentro di noi. Strumenti e
processi che aiutano a trasformare la violenza in energia positiva" e si
terra' giovedi' 19 aprile 2007 dalle ore 17,30 alle 20,30, in via Milazzo 16
(Sala Biagi) a Bologna.
I temi su cui lavoreremo: la discrepanza tra i nostri valori di pace,
rispetto, riconoscimento, ecc., a cui ci ispiriamo, e la loro attuazione
concreta nei nostri ambienti di vita e lavoro.(ad es.:tra il lavoro ad es.
nel movimento nonviolento, e la violenza interiore); la violenza dentro di
noi per capire come essa influisce sul mondo esterno.; alcuni strumenti e
processi che consentono di trasformare la violenza in energia positiva (e'
possibile trasformare la violenza interiore in amore e pace?); e' possibile
usare questa energia trasformata (amore e pace) nella nostra vita privata e
nel lavoro?
Costo del seminario: 20 euro.
^*
Per informazioni e iscrizioni: tel. 051461228 - 3381910613, e-mail:
Andrea.arnone at gmail.com

9. INCONTRI. A FIRENZE UN TRAINING DI FORMAZIONE ALL'AZIONE DIRETTA
NONVIOLENTA
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo.
Emiliano Piredda, formatore alla nonviolenza, opera presso il corso di
laurea "Operatori di pace, mediazione e gestione dei conflitti"
dell'Universita' di Firenze.
Pierluigi Ontanetti (per contatti: p.u at libero.it), formatore alla
nonviolenza, gia' responsabile nazionale dell'Agesci sui temi "pace,
nonviolenza, solidarieta'", e' attualmente particolarmente impegnato nella
Rete "Verso i Corpi civili di pace", nel Movimento Nonviolento e nella
"Fucina per la nonviolenza" di Firenze]

Si svolgera' a Firenze il 28 E 29 aprile 2007 un training di formazione
all'azione diretta nonviolenta. I promotori sono amici e amiche della
nonviolenza della "Fucina per la nonviolenza" e del Mvimento Nonviolento
fiorentino.
Questa vuole essere un'opportunita' concreta per conoscere e sperimentare il
metodo con cui si prepara un'azione diretta nonviolenta in piccoli e grandi
gruppi. Una vera e propria simulazione nella quale i partecipanti sono
chiamati a confrontarsi con se stessi e gli altri.
Il training si svolgera' a Firenze presso l'l'ostello Santa Monaca in via
Santa Monaca 6 (quartiere di S. Frediano, dieci minuti a piedi dalla
stazione ferroviaria di Santa Maria Novella).
Sabato 28 aprile ritrovo presso l'ostello entro le ore 14, inizio training
alle ore 14,30 con sospensione dei lavori alle ore 21, cena inclusa.
Domenica 29 aprile inizio della prosecuzione dei lavori alle ore 8,30 fino
alle ore 14,30, pranzo incluso.
*
Per i pasti ognuno provvedera' personalmente.
E' possibile pernottare presso l'ostello prenotando per tempo (tel.
055268338, e-mail: info at ostello.it, sito: www.ostello.it) dite che siete i
partecipanti al training.
Quota di iscrizione: 10 euro a persona.
Numero dei partecipanti ammessi: da 19 a 35.
L'iscrizione deve avvenire entro domenica 22 aprile, mandando una e-mail, un
fax o telefonando a Gigi Ontanetti: tel. 0556531328 - 335 8083559, e-mail:
p.u at libero.it
I trainers sono: Emiliano Piredda, del corso di laurea operatori di pace,
mediazione e gestione dei conflitti dell'Universita' di Firenze; Pierluigi
Ontanetti, del Movimento Nonviolento e della Fucina per la nonviolenza.

10. LIBRI. FRANCESCA PEDRONI PRESENTA "L'ARTE DELLA DANZA" DI ISADORA DUNCAN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del primo aprile 2007.
Francesca Pedroni, critica e storica di danza, insegna Storia della danza e
del balletto alla Scuola di ballo dell'Accademia del Teatro alla Scala;
scrive per "Il manifesto", "Danza&Danza", "Musica", "Il giudizio
universale", "MarieClaire" e "Grazia" ed e' consulente per la danza del
canale televisivo Classica. Opere di Francesca Pedroni: Alwin Nikolais,
L'Epos, Palermo 2000.
Isadora Duncan (San Francisco,1878 - Nizza, 1927), danzatrice sublime e
liberatrice. Opere di Isadora Duncan: La mia vita, Dino Audino Editore, Roma
2003; L'arte della danza, L'Epos, Palermo 2007.
Patrizia Veroli e' studiosa e saggista di danza. Opere di Patrizia Veroli:
(con John E. Bowlt, Eugenia Casini Ropa), I Sakharoff. Un mito della danza.
Fra teatro e avanguardie artistiche, Bora, 1991; Milloss. Un maestro della
coreografia tra espressionismo e classicita', Lim, 1996; Baccanti e dive
dell'aria. Donne, danza e societa' in Italia 1900-1945, Edimond, 2001; (con
Augusto Traina), Gabriele D'Annunzio. Le immagini di un mito, L'Epos, 2003;
(con Giuliano Ghelli), La bella addormentata nel bosco, L'Epos, 2003.
Eleonora Barbara Nomellini, nipote di Plinio, da anni cura a Firenze
l'Archivio Nomellini; ha curato vari eventi culturali]

Isadora Duncan e' stata avvolta per anni da un alone utopico non privo di
sentimentalismo romantico. Un simbolo dell'immaginario, confinato in una
visione di pepli leggeri, piedi nudi danzanti tra le colonne dei templi
greci e quella leggendaria sciarpa rossa che si impiglio' nelle ruote
dell'auto strangolando la divina danzatrice avventuriera.
Ma chi e' stata in realta' Isadora? Riscoprirne il pensiero e la visione
dell'arte alla luce degli studi critici nati soprattutto negli Stati Uniti
e' l'approccio scientifico che sta alla base della ristampa in Italia de
L'arte della danza, raccolta di scritti di Isadora pubblicata per la prima
volta nel 1928 sotto il titolo The Art of Dance, riedita per L'Epos di
Palermo nella nuova collana "Studi & documenti" diretta da Patrizia Veroli.
Storica di danza e di teatro e co-autrice per la stessa casa editrice del
prezioso libro in corso di stampa Il balletto romantico, Veroli cura il
volume con Eleonora Barbara Nomellini, nipote del pittore Plinio Nomellini
che ritrasse piu' volte Isadora nei primi anni del Novecento.
*
Analizzare Duncan attraverso la prospettiva dei piu' recenti dance studies
comporta uno scarto intrigante che, come spiega Veroli nella densa
introduzione "Una pioniera del modernismo", taglia con l'impostazione
teologica della storia e la mitizzazione acritica dei fatti. Uno sguardo che
mette la danza in relazione alla pratica sociale e politica e alle
condizioni storiche e che, nel caso di Duncan, riposiziona il modernismo di
inizio Novecento in una luce piu' articolata.
A differenza della edizione italiana del 1980 uscita con la Usher, l'attuale
ristampa segue l'ordine originale della raccolta che aveva tra l'altro in
apertura uno dei testi piu' legati alla visione sociale-politica della
Duncan. E' lo scritto "Vedo l'America danzare", datato 1927, anno della
morte dell'artista. Uno scritto patriottico, legato alla poesia di Walt
Whitman, eppure, rileva ancora Veroli, dettato dal dispiacere della
danzatrice bollata dal proprio paese come comunista durante la sua ultima
tournee negli Stati Uniti. Uno scritto nel quale gli atteggiamenti
progressisti si intrecciano tuttavia a rigidita' di pensiero etnocentriche
come l'osteggiamento di Duncan verso il jazz e verso la sensualita' delle
danze afro-americane in nome della sua danza idealizzata, armonica e
spirituale.
Compagna del riformatore del teatro Gordon Craig, dell'industriale Singer
(figlio dell'inventore della macchina per cucire), del poeta Esenin, Duncan
fu anche il simbolo di una nuova visione della donna. Il suo ruolo pubblico
mette anche in luce una societa' femminile alla ricerca di un nuovo ruolo,
di una nuova visibilita'. Emerge con Duncan la missione della donna artista,
una donna che assume su di se' anche ruoli solitamente maschili (maestri di
ballo, scenografi, coreografi ecc.) in un'esaltazione in prima persona della
bellezza "naturale" dell'armonia femminile in contrasto con le costrizioni
del balletto.
*
La ristampa italiana de L'Epos presenta pero' altri elementi preziosi.
Barbara Nomellini cura il capitolo dedicato al rapporto di Duncan con
l'Italia, soffermandosi sul viaggio di Isadora nella penisola del 1913. Un
momento tragico successivo alla morte dei figli annegati nella Senna durante
il quale, in Versilia, Eleonora Duse fece conoscere a Isadora Plinio
Nomellini.
Il volume raccoglie per la prima volta sedici disegni del pittore che
ritraggono Isadora, a partire da Gioia tirrena finito nel 1914, con Duncan
sulla riva del mare, e i molti studi di danzatrice a matita del 1913.
Scrivera' il pittore a Eleonora Duse nel 1914, dopo che Isadora perse anche
il figlio concepito in Versilia con Romano Romanelli: "Il fato di Isadora?
E' tragico! Mi e' ritornata il quadro della Gioia che avevo a Roma; e'
ravvolto, non lo dispiego alla carezza della luce, e' qui come una bandiera;
e questa bandiera non la dispieghero' se non nel giorno della vittoria".
Artista, Duncan, che affido' a piu' di una sua danza temi di rinascita, di
lotta e di vittoria. Come nella Marseillaise presentata nel 1917 a New York
e nelle altre danze di liberta' ideate dopo l'abdicazione dello zar da una
donna che in Russia voleva portare l'arte ai lavoratori, rendendo il teatro
gratuito per tutti.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell?ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell?uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 59 del 14 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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