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La domenica della nonviolenza. 108



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 108 del 22 aprile 2007

In questo numero:
1. Daniele Barbieri ricorda Kurt Vonnegut
2. Francesca Borrelli ricorda Kurt Vonnegut
3. Rocco Carbone ricorda Kurt Vonnegut
4. Antonio Monda ricorda Kurt Vonnegut
5. Roberto Saviano presenta "Mattatoio n. 5" e "Ghiaccio-Nove" di Kurt
Vonnegut
6. Orazio Demacari: Pochi stupidi ottonari in ricordo di K. V.

1. MEMORIA. DANIELE BARBIERI RICORDA KURT VONNEGUT
[Ringraziamo Daniele Barbieri (per contatti: pkdick at fastmail.it) per averci
messo a disposizione il seguente articolo apparso nel sito di "Carta" col
titolo "Lacrime di coccodrillo per Kurt Vonnegut".
Daniele Barbieri, nato a Roma il 3 ottobre 1948, vive a Imola; pubblicista
dal 1970 e giornalista professionista dal 1991, da sempre impegnato nei
movimenti per la pace, di solidarieta' e per i diritti civili, ha lavorato
all'interno dei quotidiani "Il manifesto" (per il quale e' stato a lungo
corrispondente dall'Emilia Romagna), "L'unione sarda" e "Mattina"
(supplemento bolognese de "L'unita'"); ha collaborato a numerose riviste,
fra cui "Mondo nuovo", "Musica jazz", "Azione sociale", "Muzak", "Il
discobolo", "Politica ed economia" (di cui e' stato redattore), "Meta",
"Cyborg", "Alfazeta", "Mosaico di pace", "Hp - Acca parlante", "Zero in
condotta", "Amici dei lebbrosi", "Redattore sociale", attualmente e'
redattore del settimanale "Carta"; da tempo collabora con il mensile "Piazza
grande" (con cui ha organizzato anche vari corsi di giornalismo sociale) e
con alcune ong (in particolare il Cospe) nella formazione o in ricerche; ha
lavorato all'agenzia on line "Migranews" (sostenuta dalla linea Equal
dell'Unione europea): nel giugno 2005 la Emi di Bologna ha pubblicato il
volume Migrante-mente, il popolo invisibile prende la parola, che raccoglie
una selezione di venticinque autori e autrici fra quelli che hanno scritto
per "Migranews". Come reporter (e come persona impegnata contro le guerre)
e' stato nei Balcani, in America latina e in Africa; nell'aprile del 2002 si
e' recato in Palestina con una delegazione del "Coordinamento degli enti
locali per la pace". E' genitore di Jan, oggi 13 anni. Inoltre e' autore o
co-autore di alcuni testi per la scuola (due sulla fantascienza e uno sullo
sport), di un book-game sul '68 e inoltre di Agenda nera: 30 anni di
neofascismo in Italia, de I signori del gioco: storia, massificazione,
interpretazioni dello sport (con lo pseudonimo di Gianni Boccardelli) e di
testi inseriti in alcuni libri a piu' mani.
Kurt Vonnegut (Indianapolis, 1922 - New York, 2007) e' uno dei maggiori
scrittori del Novecento; nel 1944 prigioniero di guerra in Germania
assistette alla distruzione di Dresda. Per tutta la vita ha lottato contro
la guerra e contro ogni fascismo con le armi della poesia. Opere di Kurt
Vonnegut: romanzi: Player Piano,1952; The Sirens of Titan, 1959; Mother
Night; 1961; Cat's Cradle, 1963; God Bless You, Mr. Rosewater or Pearls
Before Swine, 1965; Slaughterhouse-Five or the Children's Crusade, 1969;
Breakfast of the Champions or Goodbye Blue Monday!, 1973; Slapstick or
Lonesome No More, 1976; Jailbird, 1979; Deadeye Dick, 1982; Galapagos, 1985;
Bluebeard, 1987; Hocus Pocus, 1990; Fates worse than death, 1991; Timequake,
1997; God Bless You, Dr. Kevorkian, 1999; raccolte di racconti: Welcome to
the Monkey House, 1968; raccolte di saggi: Wampeters, Foma & Granfalloons,
1974; Palm Sunday: An Autobiographical Collage, 1981; A Man without a
Country, 2005; opere di Kurt Vonnegut in traduzione italiana: Mattatoio n. 5
o la crociata dei bambini, Mondadori, 1970, Feltrinelli, 2003; La colazione
dei campioni. Ovvero addio triste lunedi', Rizzoli, 1974, Eleuthera, 1992,
1999, Feltrinelli 2005; Le sirene di Titano, Nord, 1981, Eleuthera, 1993,
Feltrinelli, 2006; Un pezzo da galera, Rizzoli, 1981, Feltrinelli 2004;
Madre notte, Rizzoli, 1984, Bompiani 2000, Feltrinelli 2007; Il grande
tiratore, Bompiani, 1984, 1999; Ghiaccio nove, Rizzoli, 1986, Feltrinelli,
2003; Comica finale. Ovvero non piu' soli, Eleuthera, 1990, 1998; Galapagos,
Bompiani, 1990, 2000; Perle ai porci. Ovvero Dio la benedica Mr. Rosewater,
Eleuthera, 1991, 1998, poi col titolo Dio la benedica, Mr Rosewater o perle
ai porci, Feltrinelli, 2005; Benvenuta nella gabbia delle scimmie, SE, 1991;
Hocus pocus, Bompiani, 1991, 2001; Il potere, il denaro, il sesso secondo
Vonnegut, Eleuthera, 1992; Barbablu', Bompiani, 1992; Piano meccanico,
Mondadori, 1994, SE, Feltrinelli, 2004; Catastrofi di universale follia,
Mondadori, 1994; Buon compleanno Wanda June, Eleuthera, 1995; Cronosisma,
Bompiani, 1998; Dio la benedica dott. Kevorkian, Eleuthera, 2000; Divina
idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo, Edizioni e/o, 2002; Destini
peggiori della morte. Un collage autobiografico, Bompiani, 2003; Un uomo
senza patria, Minimum Fax, 2006]

Ha avuto molti necrologi pubblici Kurt Vonnegut: e anche in Italia parecchi
hanno pianto lacrime da coccodrillo. Ipocriti che ne hanno parlato male ogni
volta che potevano e ora fingono di averne sempre apprezzato la grandezza e
l'ironia, persino le doti umane. Quelli che lo hanno davvero sempre amato
invece di piangerlo lo ringrazieranno facendogli il miglior dono per uno
scrittore, vivo o morto che sia: regaleranno, presteranno o fotocopieranno
(pirati? Si(, a lui piaceva la libera circolazione delle idee e delle
storie... che terrorizza gli editori-vampiri) i suoi libri, lo faranno
conoscere il piu' possibile.
"L'umanita' lanciava sempre verso l'esterno i suoi agenti incaricati
dell'avanzata... I doni dello spazio erano tre: eroismi inutili, commedie di
scarso valore e morte senza scopo... Solo l'interiorita' rimaneva da essere
esplorata. Solo l'anima umana rimaneva terra incognita". Sin dalla prima
pagina di Le sirene di Titano (del 1959) Kurt Vonnegut mette in chiaro che
l'astronave piu' interessante e' l'essere umano e che il viaggio piu'
difficile, l'approdo piu' inquietante resta lei, l'umanita'.
Le sirene di Titano e' fantascienza al 100%, altri romanzi di Vonnegut lo
sono meno o per nulla ma resta sempre la conquista dello spazio interno la
piu' difficile delle imprese. Che la science fiction non fosse solo
un'etichetta "orinatoio" comoda per i critici ma una grande possibilita' e'
lui che lo scrive, proprio nel meno fantascientifico dei suoi libri, Perle
ai porci ovvero Dio la benedica, mr. Rosewater, quando il protagonista
interrompe cosi' una conversazione fra scrittori: "Vi amo, figli di puttana.
Siete tutto quello che leggo ancora. Siete gli unici che parlano dei
cambiamenti veramente terribili che stanno avvenendo, gli unici abbastanza
folli da sapere che la vita e' un viaggio spaziale... Gli unici con
sufficiente coraggio per occuparsi del futuro, che si accorgono veramente di
quello che le macchine ci stanno facendo, di quello che ci sta facendo la
guerra".
*
Vonnegut verso la fine di Mattatoio n. 5 o la crociata dei bambini (ma il
sottotitolo originale del libro e' ben piu' lungo e ironico) scrive che
"l'ecolalia e' una malattia mentale che fa si' che uno ripeta immediatamente
le cose che dicono attorno a lui le persone sane". Messo fra virgolette
dubitative l'aggettivo "sane" appare certo che da allora l'ecolalia
(qualcuno direbbe "il pensiero unico") abbia contagiato una grandissima
parte di giornalisti, intellettuali, educatori visto che "immediatamente" si
adeguano alle cose che vengono dette senza verificare, dubitare, magari
dissentire. Vonnegut ne era immune.
Scrivesse sul foglio libertario "Mother Jones" o sulle "autorevoli" riviste
che ogni tanto gli lasciavano spazio non ripeteva quel che si sente dire
intorno. Era un romanziere di grande successo ma aveva il coraggio di
ridimensionare il suo ruolo e di non disprezzare gli altri lavori: "scrivere
e' un mestiere come un altro. Il falegname costruisce mobili. Lo scrittore
costruisce storie". Se occorreva sapeva essere "sinclastico" (come il
misterioso "infundibolo" di Le sirene di Titano) cioe' "incurvato dalla
stessa parte in tutte le direzioni, come la buccia di un'arancia". Uno dei
suoi personaggi in Piano meccanico (in italiano conosciuto anche con il
titolo della prima traduzione, Distruggete le macchine) dice: "voglio
restare il piu' possibile vicino all'orlo senza cadere fuori. Stando sul
limite si vedono un'infinita' di cose che dal centro risultano invisibili".
Sempre scanzonato e autoironico: ascoltate un passaggio della prefazione
italiana a Comica finale (Eleuthera nel '90). "Nella mia ignoranza ho
rovinato questo e parecchi altri romanzi con quella che per loro [i critici
americani] e' mancanza di serieta', e ho fatto cattivo uso della fiction per
diffondere le mie strampalate idee sugli Stati Uniti d'America... prima fra
queste idee quella che il morbo piu' diffuso tra i miei connazionali e' la
solitudine". A quella solitudine, e alle altre gravissime malattie dei
nostri tempi (l'indifferenza e il pessimismo) che Vonnegut temeva, lui
stesso propone un rimedio... proprio in Comica finale: leggere per credere.
Non per caso quel libro - dedicato a Stanlio e Ollio -  era secondo lui
anche "la cosa piu' vicina a un'autobiografia che mai arrivero' a scrivere".
Ma qui Vonnegut si sbaglio': poco prima di morire, un anno fa, riusci' a
scrivere un'autobiografia - A man without a country -  dove fra l'altro
riversa un mix di notizie censurate e di sagaci commenti contro gli orribili
Stati Uniti dell'ipocrita e malvagio Bush.
Mattatoio n. 5 si presenta come un romanzo di fantascienza ma resta
saldamente ancorato a due fatti storici, entrambi ricordati nel titolo: la
distruzione di Dresda, la notte fra il 13 e il 14 febbraio 1945, da parte
dell'aviazione "alleata" (era la' Vonnegut come prigioniero di guerra; si
salvo' perche' rinchiuso in un mattatoio) e la doppia crociata nel 1212 di
oltre 20.000 bambini, fra 8 e 14 anni, per "liberare il Sepolcro del signore
dalle mani degli iniqui e perfidi saraceni". Bastavano queste tre ragioni -
fantascienza, una scomoda verita' sulla seconda guerra mondiale e la piu'
pazzesca delle crociate - a fare di Mattatoio n. 5 un testo scomodo e
infatti fu accolto malissimo, salvo poi essere ripescato e lodato dopo che i
giovani ribelli degli anni '60 ne fecero a ragione un libro di culto.
Ma anche il primo dei suoi romanzi, Piano meccanico, non piacque agli autori
"veri" o ai critici che certo non gli perdonano di essere descritti cosi':
"professioni specializzate nel coltivare, grazie alla psicologia applicata
ai mezzi di comunicazione di massa, una pubblica opinione favorevole a
proposito di temi oggetto di polemiche, senza recare offesa a chiunque abbia
una posizione importante, e il mantenimento della stabilita' economica e
sociale come obiettivo primario". Quanto saggiamente invece si divertiva
Vonnegut a recare offesa a quelli che hanno posizioni importanti e dunque
sono colpevoli dello schifo di mondo in cui viviamo... e ai loro servi delle
"pubbliche relazioni".
*
Gran persona. Antimilitarista e schierato nella lotta per la giustizia
sociale. Oltreche' "idiota divino", secondo l'azzeccata definizione di
Leslie Fiedler. Militante anche da scrittore. Pronto a sghignazzare (in
Comica finale) che "i fascisti sono esseri inferiori che quando qualcuno gli
dice che sono superiori ci credono". O a scrivere nell'autobiografia: "nel
caso non ve ne foste accorti, oggi noi statunitensi siamo temuti e odiati in
tutto il mondo cosi' come lo erano i nazisti in passato. E tutto considerato
hanno ragione a farlo". Coerente sino al punto di lasciare un buon lavoro
nella General Electric quando scopre che e' coinvolta nella produzione di
armi. In una breve frase inserita in Piano meccanico ecco uno splendido,
semplice, antiretorico elogio della coerenza: "Thoreau era in galera per
essersi rifiutato di pagare una tassa a sostegno della guerra contro il
Messico. Non credeva nelle guerre. Ed Emerson ando' in prigione a trovarlo.
'Henry', gli disse, 'perche' sei qui?'. E Thoreau gli rispose 'Ralph,
perche' non sei qui?".
Capite che cosa di Vonnegut non piaceva affatto ai potenti e ai loro servi?
Tutto quello che piace a noi. E in piu' scriveva da "divino idiota".

2. MEMORIA. FRANCESCA BORRELLI RICORDA KURT VONNEGUT
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 13 aprile 2007 riprendiamo il seguente
articolo li' apparso col titolo "Con l'arma dell'ironia contro gli asini che
siamo".
Francesca Borrelli si e' laureata in lettere moderne con indirizzo in
critica letteraria, con tesi sulle Strutture concettuali e iconiche
nell'opera di Carlo Emilio Gadda; dall'87 redattrice culturale del
quotidiano "Il manifesto", di cui ha diretto, nella precedente veste
grafica, il supplemento libri. Attualmente e' inviata per la sezione
cultura; ha collaborato a diverse riviste letterarie con recensioni e
interviste; nel secondo semestre del 1997 ha tenuto diversi seminari nelle
universita' statunitensi di Yale, Berkely, Browne, Harvard; ha pubblicato
molti saggi, ed ha tra l'altro curato i volumi di AA. VV., Un tocco di
classico, Sellerio, Palermo, 1987; e AA. VV., Pensare l'inconscio. La
rivoluzione psicoanalitica tra ermeneutica e scienza,  Manifestolibri, Roma
2001]

Accerchiato dalle macchine della General Electric per la quale lavorava a
Shenectady, negli anni '50, Kurt Vonnegut non trovo' migliore scappatoia se
non quella di ritagliarsi uno spazio fantastico nella scrittura e mettere
insieme il suo primo romanzo titolato Piano meccanico, in cui le macchine
avevano quasi sempre la meglio sugli uomini: fin qui non si allontanava
troppo dalla realta'; ma poiche' nell'avvertenza chiariva immediatamente che
i personaggi "si ispirano a persone non ancora nate", l'ovvia conseguenza fu
che i critici aprirono per lui la gia' affollata casella della fantascienza
e ce lo ficcarono dentro.
Vonnegut recalcitrava - nessun autore ama sentirsi confinare in un genere -
ma lo fece con la consueta ironia: vorrei tanto uscire da quel cassetto -
scrisse - soprattutto perche' i critici piu' rispettabili lo scambiano
spesso "per un orinale". Del resto, lo scrittore americano era sempre
divertitamente spietato nel mettere a fuoco la sua immagine, aiutato, come
pochi, da una singolare mancanza di narcisismo. Tra le sue
autopresentazioni, la migliore e' certamente quella che introduce la
raccolta di racconti brevi uscita con il titolo Benvenuta nella gabbia delle
scimmie: "Sono un autodidatta. Non ho teorie sulla scrittura che potrebbero
essere di aiuto agli altri. Quando scrivo divento semplicemente cio' che
sembra io debba diventare. Sono alto sei piedi e due pollici e peso circa
duecento libbre e non sono molto coordinato, se non quando nuoto. Tutta
quella carne presa a prestito scrive. Nell'acqua sono magnifico".
Come sempre accade, lo humour gli serviva anche a tenere a distanza una
presa sulla realta' che, negli anni, si allontanava in direzione contraria
ai suoi ideali, facendolo virare verso un pessimismo proporzionale
all'indifferenza che registrava intorno a se': "Gli ambientalisti e gli
antimilitaristi - diceva - insieme a tutti coloro che hanno a cuore lo stato
del pianeta vengono trattati dalla stampa e dai politici come appestati,
come dei noiosi; del resto, quanto a noi si puo' dire che siamo numerosi
quanto lo sono gli albini".
Forse, anche per cio' il suo mondo narrativo l'ha sempre passato al filtro
della metafora, o quanto meno della parodia del reale, e i personaggi che ha
inventato incarnano spesso la quintessenza dell'assurdo, ossessionati come
sono dai miti del progresso. Tra le sue pagine rimanda con insistenza agli
usi distruttivi della scienza, alla violenza della guerra, ai temi
dell'ecologia e dell'ambientalismo, allusi in invenzioni sarcastiche che
tradiscono una angoscia sempre piu' difficilmente contenibile. E tutte le
volte che puo' si adopera a smontare i miti correnti del cittadino
benpensante: patria e nazione, retorica del progresso e fanatismo bellico.
Non a caso la sua narrativa divenne un oggetto di culto per il movimento
degli studenti in rivolta.
Proprio del '68 e' l'incursione nel romanzo di spionaggio, che Vonnegut
dedica a Mata Hari: come una marionetta sulla scena di una commedia che non
riesce a interpretare, il povero protagonista di Madre notte si aggira
inconsapevole di quel che lo circonda. E fra le maglie di quella trama
Vonnegut fa filtrare, per la prima volta, la sua idea di quale sia il ruolo
dell'artista nella societa': le alternative che gli si presentano sono,
tuttavia, una piu' desolante dell'altra. Sia che scelga l'impegno sia che se
ne tenga lontano, la figura che lo scrittore americano disegna sulla pagina
e' comunque votata allo scacco. In una recensione alla ristampa del romanzo,
nel 1969, Michael Crichton scrisse su quel libro "sorprendente, molto
garbato, buffo e quieto e insieme totalmente distruttivo", dove "nessuno
puo' sfuggire all'essere dipinto, in maniera educata, come l'asino che e'".
E noto' con dispiacere come "i militanti della sinistra, che generalmente
annoverano Vonnegut tra loro, non abbiano trovato in un modo o nell'altro il
tempo di leggere questo libro cosi' singolare".
Per molto tempo i romanzi di Vonnegut si erano basati, come lui stesso ha
scritto, "sul presupposto che il comportamento umano, per quanto spaventoso
o grottesco o nobile o altro ancora, tuttavia fosse fondamentalmente
innocente". Ma quelle stesse parole gli si sarebbero rivoltate contro come
una datata illusione, una delle tante seminate sulla sua strada. Del resto,
come diceva il suo doppio Billy Pilgrim, "cosi' va la vita".

3. MEMORIA. ROCCO CARBONE RICORDA KURT VONNEGUT
[Dal sito www.feltrinelli.it riprendiamo il seguente articolo apparso col
titolo "Dio la benedica signor Vonnegut" sul quotidiano "L'Unita'" del 13
aprile 2007.
Rocco Carbone e' scrittore e insegnante nel carcere romano di Rebibbia; nato
nel 1962 a Reggio Calabria, vive a Roma; collabora a varie riviste
letterarie ("Linea d'ombra", "Paragone", "Nuovi Argomenti"). Tra le opere di
Rocco Carbone: Agosto, Theoria, 1993; Il comando, Feltrinelli, 1996;
L'assedio, Feltrinelli, 1998; L'apparizione, Mondadori, 2002; Libera i miei
nemici, Mondadori, 2005]

Sarebbe troppo semplice dire che con Kurt Vonnegut scompare uno dei piu'
importanti autori di science-fiction della seconda meta' del secolo scorso,
anche se e' attorno a questa definizione che si gioca buona parte del suo
apprendistato letterario e della sua stessa, lunga attivita' di scrittore.
Il fatto e' che per Vonnegut l'adesione a un universo di rappresentazione
fortemente dominato dall'evenienza fantastica non ha mai, o quasi mai
coinciso con la scelta di un genere definito. I suoi romanzi, da quello
d'esordio, del 1952, Distruggete le macchine, alle opere piu' tarde, come
Galapagos o Cronosisma, hanno sempre intrattenuto, con quel genere, un
atteggiamento per cosi' dire interlocutorio, dove sotto gli abiti della
fantascienza si e' sempre celato un atteggiamento di distacco, e insieme di
ostinata ricerca di un rapporto privilegiato con il pubblico. Accade spesso,
nei romanzi dello scrittore di Indianapolis, di trovare un narratore che a
un certo punto esce fuori allo scoperto rivelando alcuni connotati che
rimandano direttamente all'identita' dell'autore. Anche per questo Vonnegut
non e' autore di genere. Perche' sia tale, dovrebbe manifestare, nei
confronti del modello narrativo prescelto, una sorta di fedelta' che
nell'autore di Ghiaccio-Nove e' sempre latitante, se non assente del tutto.
Al contrario, c'e' in questo scrittore un atteggiamento strumentale nei
confronti della stessa forma del romanzo. Esso viene accettato come un
contenitore vuoto, all'interno del quale disporre a proprio piacimento le
proprie predilezioni e ossessioni.
*
Puo' forse sembrare strano che in un autore cosi' votato all'ironia e
all'understatement tali predilezioni si orientino in buona parte attorno
alla parola "morte" e a tutto cio' che inevitabilmente la circonda. Eppure,
oltre che di una scelta di argomento, si tratta di qualcosa che appartiene
alla stessa biografia dello scrittore, dal suicidio della madre, quando lui
aveva ventidue anni, proprio il giorno della mamma, alla sua esperienza di
soldato durante la seconda guerra mondiale e di prigioniero dei tedeschi a
Dresda, dove assiste al bombardamento americano che causo' 135.000 vittime e
la pressoche' totale distruzione della citta'. Il giovane Vonnegut fu uno
tra i sette soldati americani sopravvissuti al bombardamento (si salvo'
trovando riparo in un rifugio ricavato da un magazzino sotterraneo per la
carne, chiamato, guarda caso, Mattatoio n. 5), e con i suoi compagni dovette
occuparsi del compito di rimuovere i cadaveri dei civili, compito quasi
impossibile vista la loro entita' numerica. E poi ancora la morte prematura
della sorella e la conseguente adozione dei suoi tre figli, e il tentativo
di suicidio nel 1985, fino ad arrivare all'incendio di casa sua a Manhattan,
nel 2000, quando si salvo' per miracolo dalle fiamme causate da una
sigaretta lasciata accesa.
*
Ma non e' tanto l'aspetto biografico a essere dominante, quanto la vera e
propria messa in scena che di esso viene allestita sulla pagina. Nei romanzi
piu' celebri di Vonnegut, da Mattatoio n. 5 a Ghiaccio-nove a Dio la
benedica, Mr. Rosewater, la morte, sia essa quella di persone care o di
lontani sconosciuti, accada nel proprio letto o in circostanze estreme e
quasi inverosimili, e' l'elemento che nella narrativa dello scrittore
americano fa scattare il distacco ironico, onnipresente nelle sue opere. Un
distacco che agisce principalmente in funzione di quel rapporto privilegiato
con il lettore a cui accennavo prima, e che e' reso possibile a partire da
una presunta e voluta identita' tra il narratore e l'autore stesso. Insomma,
quando Kurt Vonnegut appare sulla pagina, presentandosi con i propri
connotati e destituendo il narratore della sua identita' altra e fittizia,
e' per disorientare il lettore, che si era gia' affezionato all'evolversi di
questa o di quella vicenda, magari fantastica. Per riportarlo, diciamo
cosi', con i piedi per terra, e ricondurlo, come un vecchio amico, ai
problemi e alle incombenze di ogni giorno, di una vita sempre comune.
Per quanto possa sembrare paradossale per un autore di molti romanzi di
fantascienza, per Vonnegut conta sempre e soprattutto il presente, da
osservare, discutere, criticare, dissacrare. E' per questo che nelle opere
di Vonnegut, e non solo in quelle di non-fiction, e' spesso presente un
elemento saggistico, di quella che, un tempo, si sarebbe chiamata critica
sociale. Un atteggiamento necessariamente ironico, che tocca spesso i temi
della politica (fino ad arrivare alle recenti durissime critiche
all'amministrazione George W. Bush) ma anche quelli di una morale
quotidiana, del buon senso comunemente inteso.
*
C'e' stato un momento in cui Kurt Vonnegut si e' trovato molto vicino ad
abbandonare definitivamente la scrittura e a cambiare davvero mestiere.
Risale agli anni '60, quando dallo stato di New York, dove lavorava per la
General Electric nel campo delle relazioni pubbliche si trasferi' nel
midwest, ad Iowa City, accettando un lavoro al prestigioso Creative Workshop
dell'universita' locale. Piu' volte, in seguito, ha raccontato di come gli
anni trascorsi in quella campus town piuttosto sperduta in mezzo
all'America, tra campi di granoturco e allevamenti di bovini, siano stati
importanti per la sua carriera e di come il suo contatto con gli studenti lo
abbia aiutato a sollevarsi da una condizione di aridita' creativa, se non di
aperta sfiducia nei confronti delle proprie capacita' di scrittore. Sta di
fatto che proprio ad Iowa City ha iniziato a scrivere quello che sarebbe
diventato il suo romanzo piu' venduto e piu' famoso, Mattatoio n. 5, e che
proprio a partire da allora la sua vita di autore sarebbe cambiata,
rendendolo nel giro di poco tempo uno scrittore di culto.
*
Chi scrive ha avuto il privilegio di conoscerlo proprio in quella citta',
molti anni dopo. Era la fine dell'estate del 2001, poco prima dell'undici
settembre, e mi trovavo la' con un incarico di writer in residence
all'universita', assieme ad altri scrittori stranieri. Un giorno vengo a
sapere che Vonnegut e' in citta', e che incontrera' gli studenti del
creative workshop. Vengo invitato ad assistere, e cosi' mi ritrovo in una
saletta gremita di ragazzi. Poco dopo entra Vonnegut. La prima cosa che fa
e' tirar fuori da una tasca della giacca un portacenere, preso chissa' dove
(inutile dire quanto fosse vietato fumare ovunque in quella citta') e un
pacchetto di sigarette (rigorosamente Pall Mall senza filtro). Poi si siede,
si guarda attorno e dice ad alta voce: "C'e' ancora qualche vergine qui?".
Nessuno risponde. Inizia l'incontro, con domande troppo compite fatte da
studenti troppo perbene, alle quali lo scrittore risponde con una certa
insofferenza. Alla fine dell'incontro torno nella mia stanza d'albergo ed
esco poco dopo per andare a correre un po'. Su una panchina incontro di
nuovo Vonnegut, e non mi lascio perdere l'occasione. Mi presento, ci
stringiamo la mano, gli dico chi sono e che cosa ci faccio la'. Lui mi
guarda e mi dice "Vada via al piu' presto. E' la Cia che la paga!". Dio la
benedica, Signor Vonnegut.

4. MEMORIA. ANTONIO MONDA RICORDA KURT VONNEGUT
[Dal sito www.feltrinelli.it riprendiamo il seguente articolo apparso col
titolo "Kurt Vonnegut, il mondo e' assurdo" sul quotidiano "la Repubblica"
del 13 aprile 2007.
Antonio Monda insegna sceneggiatura e regia presso il Film Department della
New York University, collabora alle pagine culturali del quotidiano "La
Repubblica", e' critico cinematografico per "La Rivista dei Libri/The New
York Review of Books"; ha curato retrospettive ed esposizioni per il Museum
of Modern Art, il Solomon Guggenheim Museum, il Lincoln Center di New York e
la National Gallery di Washington; ha diretto numerosi documentari ed un
lungometraggio intitolato Dicembre, presentato al Festival di Venezia. Tra
le opere di Antonio Monda: La magnifica illusione. Un viaggio nel cinema
americano, Fazi, Roma2003; The Hidden God, MoMA, New York 2004; Tu credi?
Conversazioni su Dio e la religione, Fazi, Roma 2006]

Kurt Vonnegut e' morto mercoledi' a New York. Aveva 84 anni. Era in
condizioni disperate per le lesioni cerebrali riportate in una caduta
avvenuta alcune settimane fa. La notizia del decesso e' stata data al "New
York Times" dalla seconda moglie Jill Krementz, dalla quale si era separato
nel 1991 ma con cui aveva mantenuto un saldo rapporto affettivo. Vonnegut
era nato ad Indianapolis l'11 novembre del 1922, ed era molto orgoglioso che
la data del proprio compleanno coincidesse con il giorno dell'Armistizio (la
conclusione della prima guerra mondiale). Diceva agli amici che quella data
aveva sigillato sin dal primo respiro le sue convinzioni pacifiste,
ricordandogli parallelamente che c'e' sempre una guerra che e' necessario
interrompere.
*
Era di famiglia agiata: il nonno era stato il primo ad avere la licenza di
architetto nello stato dell'Indiana, ed il padre, che portava il suo stesso
nome, esercitava con successo la stessa professione. Ma il benessere
proveniva soprattutto dal lato materno: la madre Edith era la figlia di un
miliardario di nome Albert Lieber, che aveva costruito la propria fortuna
producendo la birra in tutto il midwest. Tuttavia, nel giro di pochi anni
questa situazione di benessere scomparve drammaticamente: la Grande
Depressione lascio' il padre disoccupato, ed erose gran parte della fortuna
della madre. Il giovane Kurt Vonnegut venne mandato a scuola alla Shortridge
High School, dove scopri' la propria passione per la scrittura, e divenne
l'editore del primo giornale scolastico dell'intero paese, a cui diede il
nome di "Echo". Sin da allora caratterizzo' il proprio approccio alla
scrittura con un misto di anarchia e rigore, di pessimismo ed ironia, e
l'esperienza del giornale scolastico si rivelo' fondamentale per un
approccio letterario basato su un rapporto diretto con il proprio pubblico.
*
Con l'idea di garantirgli un futuro solido, il padre lo convinse ad
iscriversi alla facolta' di biologia della Cornell University sulle orme del
fratello Bernard, che divenne in seguito un apprezzatissimo scienziato. Ma
Vonnegut visse l'esperienza accademica con assoluta frustrazione, e mise
tutta la propria passione nel lavoro redazionale per il "Cornell Daily Sun".
Riusci' ad evitare l'onta di essere cacciato per scarso rendimento
arruolandosi nell'esercito, e venne spedito a combattere in Francia e poi in
Germania. E' l'inizio di un periodo caratterizzato da traumi che lo
segneranno per il resto della sua esistenza: l'orrore di quanto vide in
guerra fu trasfigurato in maniera evidente in Mattatoio n. 5, il suo libro
piu' celebre e appassionante, ma alcuni episodi lasciarono sulla sua psiche
delle tracce piu' nascoste, ma non per questo meno significative. Pochi mesi
prima che venisse catturato dai tedeschi, la madre Edith si suicido'
ingerendo una quantita' enorme di barbiturici, ed il padre entro' in uno
stato di depressione dal quale non si riprese sino alla morte. Durante il
periodo della prigionia fu trasferito a Dresda dove fu costretto a lavorare
in una fabbrica che produceva sciroppi, e la notte del 13 febbraio del 1945
assistette al bombardamento che rase al suolo la citta', uccidendo piu' di
centotrentacinquemila civili. Vonnegut riusci' a salvarsi nascondendosi nel
sotterraneo del Mattatoio che diede in seguito il titolo al suo capolavoro.
Ma forse l'episodio che ne segno' maggiormente il carattere fu una
rappresentazione tutta maschile di "Cenerentola" allestita da soldati
inglesi all'interno dello stalag nel quale era rinchiuso: sino agli ultimi
giorni ha raccontato come sia stata proprio la tenera assurdita' di
quell'evento a ridargli fiducia nella vita.
*
Torno' in America alla fine della guerra e a settembre sposo' una compagna
d'infanzia chiamata Jane Marie Cox, spiegando agli amici che "solo una
moglie sarebbe andata a letto con uno come lui". Si trasferi' quindi a
Chicago, dove prese un master in antropologia e lavoro' per il "Chicago City
News Bureau" nelle pagine di cronaca nera. Trovo' quindi lavoro alla General
Electric e comincio' parallelamente a cimentarsi con la narrativa. Negli
ultimi anni ha raccontato che la scrittura nasceva da una drammatica
esigenza economica, ma non c'e' racconto di quel periodo che non riveli una
necessita' puramente espressiva. La sua prima novella, intitolata Report on
the Barnhouse Effect non ebbe particolare riscontro critico, e fu simile la
sorte dei due primi romanzi Piano Player (considerato all'epoca un semplice
esercizio di fantascienza) e The Sirens of Titan, ma alla fine degli anni
Cinquanta i suoi racconti brevi cominciarono ad essere pubblicati, e dopo
una esperienza come concessionario di automobili Vonnegut riusci' ad
abbandonare il lavoro alla General Electric, vivendo unicamente della
propria scrittura e di corsi privati di inglese.
*
Anche quegli anni furono segnati da una nuova serie di dolori: dopo la morte
del padre, fu la volta dell'adorata sorella Alice, stroncata dal cancro a
poche ore di distanza dalla morte del marito in un incidente di treno.
Vonnegut decise di adottarne i tre figli, che si unirono da quel momento ai
propri tre bambini. Negli anni a venire la famiglia si allargo'
ulteriormente con una nuova adozione, testimoniando un idealismo
caratterizzato da una generosita' concreta e costante.
Una riflessione sull'assurdita' dell'esistenza e' alla base del suo primo
grande romanzo, pubblicato nel 1961 ed intitolato Madre Notte, nel quale
immagina che una spia americana nella Germania nazista venga arrestata e
processata alla fine della guerra una volta che sono morti coloro che
possono testimoniare di avergli affidato quel delicatissimo compito.
Lo sguardo di Vonnegut sulla prevalenza data all'apparenza sulla realta' e'
assolutamente disincantato, e la tragica ironia della situazione e' il
terreno fertile sul quale si stagliano una serie di personaggi
indimenticabili.
Il successo fu confermato da Cat's Cradle, in egual misura esilarante e
raggelante, e da God Bless You, Mr. Rosewater, a cui diede in origine il
nome evangelico di Perle ai Porci, ma la consacrazione avvenne con il
folgorante Mattatoio n. 5, scritto nel 1969, ed adattato successivamente
sullo schermo da George Roy Hill. Buona parte della critica americana
individua il successivo Breakfast of Champions come il momento piu' alto
della sua espressione letteraria, ed e' certo che il libro rifletta una
dimensione spudoratamente autobiografica nel personaggio di Kilgore Trout,
lo scrittore sulla cui tomba e' scritto "stiamo bene nella misura in cui le
nostre idee sono umane".
*
Lo sguardo ironico sulla violenta incomprensibilita' dell'esistenza
continuo' in quegli anni ad essere messo alla prova da numerosi tormenti
personali, quali la grave schizofrenia del figlio Mark, ed una forma di
depressione che lo porto' a tentare il suicidio. Scrisse con poco successo
alcuni testi teatrali, e quindi, con una scadenza quadriennale, una nuova
serie di romanzi, sui quali si staglia per inventiva ed humour nero
Galapagos. Negli ultimi tempi aveva intensificato la sua attivita' di
artista figurativo, e con l'ultima moglie, la fotografa Jill Krementz, aveva
cominciato a frequentare la scena newyorkese dell'arte contemporanea. Dopo
un lungo periodo di assenza dalla scena letteraria, durante il quale
rischio' di morire nell'incendio della propria casa di Manhattan, aveva
deciso di dare alle stampe Un uomo senza patria, avvertendo la necessita' di
esprimere al mondo intero il proprio disprezzo per il presidente Bush, e la
preoccupazione per un mondo condannato all'autodistruzione.
A chi gli chiedeva come continuasse a sorridere sull'assurdita' del mondo,
spiegava che la risata e' una risposta fisiologica, come le lacrime.

5. MEMORIA. ROBERTO SAVIANO PRESENTA "MATTATOIO N. 5" E "GHIACCIO-NOVE" DI
KURT VONNEGUT
[Dal sito www.feltrinelli.it rirpendiamo il seguente testo di Roberto
Saviano apparso col titolo "Dio la benedica signor Vonnegut!" nella rivista
"Pulp", settembre-ottobre 2003.
Roberto Saviano (Napoli, 1979) e' giornalista e scrittore; laureato in
filosofia all'Universita' di Napoli "Federico II" dove e' stato allievo
dello storico meridionalista Francesco Barbagallo; fa parte del gruppo di
ricercatori dell'Osservatorio sulla camorra e l'illegalita'; per la sua
attivita di scrittore d'inchiesta e denuncia ha subito minacce di morte da
parte della camorra; collabora con varie testate ("L'espresso", "La
Repubblica", "Il manifesto", "Il corriere del mezzogiorno", "Nuovi
argomenti", "Lo straniero",  "Sud", "Pulp", nazioneindiana.com); suoi
racconti e reportages si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best
Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane, Minimum Fax, 2005; Napoli
comincia a Scampia, L'Ancora del Mediterraneo 2005. Opere di Roberto
Saviano: Gomorra, Mondadori, Milano 2006; Il contrario della morte, Corriere
della Sera, Milano 2007]

Lo zio Kurt e' tornato. Feltrinelli ha riportato in libreria due libri
assolutamente necessari per comprendere il nostro tempo: Mattatoio n. 5 e
Ghiaccio-Nove. Discutere, commentare, aggiungere parole a questi due
purissimi capolavori della letteratura mondiale e' impresa impossibile o
quantomeno insulsa.
Kurt Vonnegut e' uno scrittore che in Italia non ha avuto ancora la
diffusione che meriterebbe, eppure la forza della sua creativita' letteraria
e' immensa, capace di creare una stratificazione di livelli complessa ma
fortemente leggibile, sicuramente godibile.
Un romanzo di Vonnegut puo' esser esperito a piu' livelli, e tutti con pari
dignita' di lettura. La vicenda, la riflessione filosofica, l'aspetto
fantascientifico, la burla, sono piani autonomi dei romanzi, vivibili
separatamente o in armoniosa relazione. In questa diversificazione di piani,
Kurt Vonnegut e' riuscito non soltanto ad ingabbiare la realta' ma anche ad
intuirne e descriverne gli orientamenti, le pulsioni recondite, i
cortocircuiti.
E' uno dei rarissimi autori, che e' riuscito a mostrare con lo strumento
narrativo e con l'invenzione satirica l'influenza dei mass-media sulle
coscienze, l'assoluta irrazionalita' di ogni tipo di potere che si legittima
proprio su di una presunta autorevolezza della ragione e della logica che
Vonnegut ridicolizza, demolisce. Una delle qualita' maggiori dell'ironia
vonnegutiana e' quella di mostrare la reale insensatezza e criminalita'
d'ogni tipo di potere (politico, economico, letterario, scientifico,
religioso), sviluppando nella narrazione le caratteristiche fondamentali del
dominio, allargando in una distopica visione cio' che avviene sommandolo a
cio' che potrebbe accadere. Non v'e' troppa differenza in Vonnegut tra
fantascienza e realta' poiche' lo scrittore raccoglie dati storici che
appaiono assurdi, irreali, ed inventa elementi fantascientifici che invece
sembrerebbero i piu' ordinari possibili. Scienza e fantascienza, possibile
ed impossibile in Vonnegut sono ambiti intercambiabili che assumono un
significato piuttosto che un altro solo alla luce dell'interpretazione del
lettore e delle volonta' di questo.
Kurt Vonnegut e' uno scrittore anarchico, oltre ad odiare ogni
manifestazione di potere, detesta costringere in gerarchie narrative lo
sguardo del lettore, e cosi' lo lascia libero di vedere nell'invenzione una
ludica forma narrativa oppure una sagace metafora storica, un'allusione
provocatoria alla disumanita' della borghesia.
*
Nato ad Indianapolis nel 1922, Kurt Vonnegut ha partecipato alla seconda
guerra mondiale. Era soldato dell'esercito degli Stati Uniti d'America
quando visse il bombardamento di Dresda, una delle piu' mastodontiche
tragedie della storia che in una manciata di ore genero' piu' morti che a
Hiroshima e Nagasaki, pur non usando la bomba H. Mattatoio n. 5 in qualche
modo diviene romanzo autobiografico, ed e' una vera e propria accozzaglia
schizoide d'esperienze disarticolate nella dimensione temporale. Il pianeta
Tralfamadore a 713.700.000.000.000.000 chilometri di distanza dalla terra e'
luogo equidistante per il personaggio, Billy Pilgrim che vive nel corso
della sua vita tutto cio' che ha vissuto, sempre contemporaneamente. Dalla
cucina di casa sua passa alle rovine di Dresda, allo zoo del pianeta
Tralfamadore, tutto nella dimensione della vita, poiche' questa Vonnegut la
considera nel tempo infinito dello spazio, dalla cui smisurata traccia non
e' possibile cassare nessun momento. Mattatoio n. 5 e' forse soprattutto
questo, saper ritrovare cio' che si e' vissuto e si vuol vivere.
*
Ghiaccio-Nove e' una ricognizione sulla possibilita' umana e la sua potenza
principale: la scienza. Cercare di capire cosa stesse facendo Felix
Hoenikker fisico nucleare, nel momento in cui grazie alla sua abilita'
scientifica venivano sganciate le bombe atomiche sulle due cittadine
giapponesi, diventa un modo per squarciare l'umano agire e comprendere se
nel gesto biografico, nella qualita' e forza di una ricerca, e' possibile
gia' scorgere, come epifenomeno, il destino ed il percorso della specie
umana. Se, insomma, nel battito d'ali della farfalla in oriente e' realmente
possibile cogliere il conseguente uragano ad occidente.
*
Vonnegut e' scrittore di fantascienza dicono in molti, ma in realta' non
possiede la necessaria rigidita' degli autori di genere. I suoi mondi sono
invenzioni di possibilita', sintesi di elementi esistenti e di fantasie
surreali, veri e propri esperimenti filosofici che Vonnegut imbastisce con
la letteratura. E' con Vonnegut, l'anarchico, l'anticlericale, l'umanista,
che bisogna attraversare quest'inizio di secolo. E' uno scrittore che
allarga a dismisura il perimetro in cui all'uomo e' dato di scrutare ed
agire, mischia le coordinate temporali, concede nello spazio dei suoi libri
la possibilita' di smarrirsi e ritrovarsi nell'arco del tempo considerato
non solo nella dimensione della civilta' umana ma di piu', nell'ambito
infinito del cosmo stesso.

6. MEMORIA. ORAZIO DEMACARI: POCHI STUPIDI OTTONARI IN RICORDO DI K. V.
[Ringraziamo il nostro buon amico Orazio Demacari (nom de plume, sanno bene
i comuni conoscenti, di Ovidio Strimpelloni) per averci messo a disposizione
queste strofette copiate dal "Corriere dei piccoli" di quando eravamo
piccoli, e neppure allora innocenti]

"Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c'e' certezza"
(Lorenzo de' Medici, Canzona di Bacco)

Questo Curzio che ora giace
non si diede giammai pace
finche' visse rise e amo'
guerra e stragi contrasto'

contrasto' i fascisti tutti
le cui gesta grondan lutti
mai volle esser della corte
dell'impero della morte

della morte e del dolore
mai volle essere cantore
delle fabbriche di esequie
fu nemico senza requie

senza requie e senza inganni
via strappava agli orchi i panni
smascherando eccidi e borie
della storia e nelle storie

nelle storie che inventava
la menzogna denunciava
nelle fiabe sue beffarde
la pieta' perenne arde

arde e illumina la via
della pace e tuttavia
non si diede giammai pace
questo Curzio che ora giace.

==============================
LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 108 del 22 aprile 2007

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