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Minime. 96



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 96 del 21 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Non altro che questo
2. Oggi a Verona
3. Il 23 maggio a Lucca
4. Tiziana Bartolini: La politica come diritto
5. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
6. Giuliano Battiston intervista Edouard Glissant
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. NON ALTRO CHE QUESTO

Non altro che questo ancora una volta scrivere vogliamo.
Che la guerra consiste di omicidi.
Che la guerra e' incompatibile con la democrazia che si fonda sul
riconoscimento della dignita' e dei diritti di ogni essere umano.
Che la guerra e' il terrorismo.
*
Cessi l'illegale, cirminale partecipazione italiana alla gerera terrorista e
stragista in Afghanistan.
Cessi il terrorismo e la complicita' col terrorismo da parte del governo e
del parlamento italiano.
Cessi la flagrante, sciagurata ed infame violazione della Costituzione
italiana e del diritto internazionale da parte dell'organo esecutivo e
dell'organo legislativo del nostro sistema istituzionale.
*
Democrazia e' salvare le vite.
Legalita' e' salvare le vite.
Solo la pace salva le vite.
Solo la nonviolenza si oppone al terrorismo.

2. INCONTRI. OGGI A VERONA
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org o anche mao at sis.it o
anche mao at nonviolenti.org,  sito: www.nonviolenti.org) riceviamo e
diffondiamo.
Alexander Langer e' nato a Sterzing (Vipiteno, Bolzano) nel 1946, e si e'
tolto la vita nella campagna fiorentina nel 1995. Promotore di infinite
iniziative per la pace, la convivenza, i diritti, l'ambiente. Per una
sommaria descrizione della vita cosi' intensa e delle scelte cosi generose
di Langer rimandiamo ad una sua presentazione autobiografica che e' stata
pubblicata col titolo Minima personalia sulla rivista "Belfagor" nel 1986
(poi ripresa in La scelta della convivenza). Opere di Alexander Langer: Vie
di pace. Rapporto dall'Europa, Arcobaleno, Bolzano 1992 esaurito). Dopo la
sua scomparsa sono state pubblicate alcune belle raccolte di interventi: La
scelta della convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995; Il viaggiatore
leggero.Scritti 1961-1995, Sellerio, Palermo 1996; Scritti sul Sudtirolo,
Alpha&Beta, Bolzano 1996; Die Mehrheit der Minderheiten, Wagenbach, Berlin
1996; Piu' lenti, piu' dolci, piu' profondi, suppl. a "Notizie Verdi", Roma
1998; The Importance of Mediators, Bridge Builders, Wall Vaulters and
Frontier Crossers, Fondazione Alexander Langer Stiftung - Una Citta',
Bolzano-Forli' 2005; Fare la pace. Scritti su "Azione nonviolenta"
1984-1995, Cierre - Movimento Nonviolento, Verona, 2005; Lettere
dall'Italia, Editoriale Diario, Milano 2005; Alexander Langer, Was gut war
Ein Alexander-Langer-ABC; inoltre la Fondazione Langer ha terminato la
catalogazione di una prima raccolta degli scritti e degli interventi (Langer
non fu scrittore da tavolino, ma generoso suscitatore di iniziative e quindi
la grandissima parte dei suoi interventi e' assai variamente dispersa), i
materiali raccolti e ordinati sono consultabili su appuntamento presso la
Fondazione. Opere su Alexander Langer: Roberto Dall'Olio, Entro il limite.
La resistenza mite di Alex Langer, La Meridiana, Molfetta 2000; AA. VV. Una
vita piu' semplice, Biografia e parole di Alexander Langer, Terre di mezzo -
Altreconomia, Milano 2005; Fabio Levi, In viaggio con Alex, la vita e gli
incontri di Alexander Langer (1946-1996), Feltrinelli, Milano 2007. Si
vedano inoltre almeno i fascicoli monografici di "Azione nonviolenta" di
luglio-agosto 1996, e di giugno 2005; l'opuscolo di presentazione della
Fondazione Alexander Langer Stiftung, 2000, 2004; il volume monografico di
"Testimonianze" n. 442 dedicato al decennale della morte di Alex. Inoltre la
Casa per la nonviolenza di Verona ha pubblicato un cd-rom su Alex Langer
(esaurito). Videografia su Alexander Langer: Alexander Langer: 1947-1995:
"Macht weiter was gut war", Rai Sender Bozen, 1997; Alexander Langer.
Impronte di un viaggiatore, Rai Regionale Bolzano, 2000; Dietmar Hoess, Uno
di noi, Blue Star Film, 2007. Un indirizzo utile: Fondazione Alexander
Langer Stiftung, via Latemar 3, 9100 Bolzano-Bozen, tel. e fax: 0471977691;
e-mail: info at alexanderlanger.org, sito: www.alexanderlanger.org.
Fabio Levi, storico, insegna storia contemporanea all'Universita' di Torino;
ha lavorato a lungo sulla storia degli ebrei dall'emancipazione fino allo
sterminio e piu' in generale sulle vicende della societa' italiana nel
Novecento. Il suo interesse per i risvolti sociopsicologici delle differenze
fra gli individui lo ha anche portato a occuparsi della storia della
condizione dei ciechi e lo ha reso particolarmente sensibile ai temi della
convivenza e delle relazioni fra gruppi e culture diverse. Tra le opere di
Fabio Levi: (con Paride Rugafiori e Salvatore Vento), Il triangolo
industriale tra ricostruzione e lotta di classe (1945-'48), Feltrinel1i,
Milano 1974; (con Bruno Bongiovanni), L'Universita' di Torino sotto il
fascismo, Giappichelli, Torino 1976; L'idea del buon padre. Il lento declino
di un'industria familiare, Rosemberg & Sellier, Torino 1984; Un mondo a
parte. Cecita' e conoscenza in un istituto di educazione, Il Mulino, Bologna
1990; L'ebreo in oggetto. L'applicazione della normativa antiebraica a
Torino (1938-1943), Zamorani, Torino 1991; L'identita' imposta. Un padre
ebreo di fronte alle leggi razziali di Mussolini, Zamorani, Torino 1996;
"Gli ebrei nella vita economica italiana dell'Ottocento", in C. Vivanti (a
cura di), Gli ebrei in Italia, Annali XI, tomo II, Storia d'Italia, Einaudi,
Torino 1997; Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei torinesi nelle
carte dell'Egeli (1938-1945), Archivio storico della Compagnia di San Paolo,
Torino 1998; 'Torino: da capitale restaurata a capitale spodestata
(1814-1864). L'economia', in U. Levra (a cura di), La citta' nel
Risorgimento, VoI VI della Storia di Torino, Einaudi, Torino 2000; "Da un
vecchio a un nuovo modello di sviluppo economico", in U. Levra (a cura di),
Da capitale politica a capitale industriale (1864-1914), Vol. VII della
Storia di Torino, Einaudi, Torino; (a cura di, con Bruno Maida), La citta' e
lo sviluppo. Crescita e disordine a Torino (1945-1970), Franco Angeli,
Milano 2002; (a cura di, con Sonia Brunetti), C'era una volta la guerra,
Zamorani, Torino 2002; (con Maria Bacchi), Auschwitz, il presente e il
possibile, Giuntina, Firenze 2004; In viaggio con Alex, Feltrinelli, Milano
2007.
Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della
nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come
assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel
Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come
metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di
coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa
della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione
Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al
servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla
campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione
della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario
nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione
diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per
"blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio
direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio
della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione
di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato
di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per
la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il
digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana
rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto
con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario.
Dietmar Hoess e' nato nel 1959 a Monaco di Baviera ha studiato architettura
a Rosenheim e poi scienze politiche a Monaco. Dal 1996 lavora come autore,
regista, produttore. Tra il 1996 e il 1999 ha studiato alla Scuola di cinema
e documentario Zelig a Bolzano. Dal 2000 fa parte dei soci fondatori della
Blue Star Filmproduktion che dirige dal 2005. Nel 2003 fonda la casa
discografica Salon Rot. Filmografia: Max und Moritz, 1995; Fisch, 1997;
Cianci Gatti, 2000; Heimat, 2003; 2007 Uno di noi, 2007]

Il Movimento Nonviolento invita lunedi' 21 maggio alle ore 18, alla Casa per
la nonviolenza in via Spagna 8 (vicino alla Basilica di San Zeno) a Verona,
alla presentazione del libro di Fabio Levi, In viaggio con Alex,
Feltrinelli, Milano 2007, biografia intellettuale e politica di Alexander
Langer.
Partecipano l'autore Fabio Levi e Mao Valpiana.
Alle ore 21 seguita la proiezione del film Uno di noi, di Dietmar Hoess, un
film su Alexander Langer, durata 70 minuti.
Entrata libera. Si raccomanda la puntualita'.

3. INCONTRI. IL 23 MAGGIO A LUCCA
[Dalla Scuola della pace di Lucca (per contatti:
scuolapace at provincia.lucca.it) riceviamo e diffondiamo]

Mercoledi' 23 maggio 2007, alle ore 17,45, presso la Sala maria Luisa del
palazzo Ducale di Lucca, si terra' la presentazione di un progetto di
dialogo interculturale a distanza, "Kanankil, ovvero dialogo fra molti.
L'educazione nei movimenti indigeni e popolari latinoamericani".
Nel movimento di liberazione e di riscatto storico in atto nel mondo
indigeno afrodiscendente e popolare latinoamericano, occupa un posto
centrale l'educazione centrata sui valori autoctoni e sull'apertura alle
altre culture in un veritiero dialogo interculturale. La Fondazione Neno
Zanchetta, in collaborazione con il gruppo lucchese di Mani Tese, propone al
mondo educativo e associativo locale un progetto di dialogo a distanza con
la prospettiva di un dialogo diretto in due tempi, nell'estate 2008, presso
la sede del Ci.de.ci. a San Cristobal de Las Casas (Chiapas-Messico) e
successivamente a Lucca.
Nel corso dell'incontro verranno presentate e discusse le linee di fondo del
progetto e verranno proiettati i video "Construir mundos diferentes" sul
sistema di educazione primaria autonoma zapatista, "Una universita' senza
scarpe" sul Centro Indigena de Capacitacion Integral di San Cristobal de Las
Casas e frammenti del video, in via di elaborazione, sull'esperienza
educativa dei ragazzi di strada autogestita a Citta' del Guatemala dal
Mo.jo.ca.
L'incontro e' promosso dala Fondazione Neno Zanchetta e dal gruppo lucchese
di Mani Tese di Lucca, in collaborazione con Provincia di Lucca, Scuola per
la pace della provincia di Lucca, Osservatorio per la pace del Comune di
Capannori.
Per ulteriori informazioni: www.provincia.lucca.it/scuolapace

4. INIZIATIVE. TIZIANA BARTOLINI: LA POLITICA COME DIRITTO
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.it).
Tiziana Bartolini e' direttrice di "Noi donne" dal 2000. Nata a Roma ha due
figli. Laureata in storia e filosofia, giornalista, ha frequentato un master
in Formazione e Pari Opportunita' e un corso di alta specializzazione in
comunicazione e marketing del No Profit. Esperta di comunicazione sociale,
ha collaborato con riviste e quotidiani nazionali e con la Rai per il Terzo
Settore. Ha gestito quale responsabile nazionale l'area comunicazione e
l'ufficio stampa di un'organizzazione internazionale impegnata
nell'inclusione sociale delle persone con ritardo mentale, occupandosi anche
della formazione. E' stata coordinatrice editoriale di "Mondo sociale", ha
maturato competenze nel campo della pubblica amministrazione ed attualmente
e' componente del consiglio di amministrazione della Cooperativa Libera
Stampa, societa' editrice di "Noi donne"]

Ben oltre l'idea di "quote", la richiesta per una maggior presenza nelle
sedi decisionali passa attraverso l'autodeterminazione, valore simbolico su
cui le donne hanno prodotto grandi trasformazioni anche sociali.
Dunque si parte! La mattina del 10 maggio il Comitato promotore deposita in
Cancelleria il Titolo della Proposta di legge di iniziativa popolare "Norme
di democrazia paritaria per le assemblee elettive", che costituisce il primo
adempimento formale per la "Campagna 50 e 50 ovunque si decide". Un sit-in
in Piazza Cavour davanti alla Cassazione quindi la presentazione della
campagna alle/ai parlamentari, anche in vista della discussione sulla legge
elettorale, sanciscono il via dell'iniziativa dell'Udi.
L'altro appuntamento da non perdere per chi ha intenzione di seguire il
percorso e di esserne parte attiva e' per sabato 19 maggio, sempre a Roma,
nella sede nazionale dell'Udi, dove sara' ufficialmente costituito il
"Consiglio delle donne 50 e 50 ovunque si decide" composto da donne dell'Udi
e da quante in questa fase si sono rese disponibili. L'autoconvocazione
nazionale dell'Udi, gia' fissata per il 19 e 20 maggio, e' un evento aperto
a tutte le donne che vogliono condividere questo cammino. "Il 'Consiglio
delle donne 50 e 50 ovunque si decide' non sara' la sommatoria delle
rappresentanze - precisano dall'Udi -, ma uno spazio condiviso con le altre,
quindi non e' necessario riprodurlo automaticamente nelle sedi locali, ma
solo dove le condizioni politiche lo permettono". Infatti, precisano, "il
consenso e l'appoggio delle altre sara' significativo, non solo per la
raccolta delle firme, ma anche per la tenuta nel tempo del dibattito e del
confronto tra le donne e con gli uomini".
Un sito, www.50e50.it, pubblica l'articolato, tutti i materiali informativi
e gli aggiornamenti.
*
Gli obiettivi della campagna "50 e 50" erano gia' stati oggetto di analisi e
dibattito in un incontro pubblico che ha visto la nutrita partecipazione di
donne da tutta Italia. "Il problema oggi non e' meta' delle donne nei
partiti o nelle istituzioni, ma meta' delle donne nella politica intesa come
orizzonte e linguaggio comune, affinche' meta' del paese si veda garantita
la possibilita' di riconoscersi nelle donne che elegge e di farsi
riconoscere da loro". Le parole di Annalisa Marino, in conclusione di
quell'incontro di Roma hanno espresso il senso dell'iniziativa. "Il nostro
progetto presuppone il superamento (ma non la cancellazione) di due criteri
regolativi della politica delle donne, parita' e differenza, in quanto non
prevede tanto un adeguamento numerico o una riformulazione strutturale
quanto una modificazione della relazione politica tra i sessi, che comprende
la gestione dei modelli di sviluppo della societa' in campo culturale,
civile ed economico". Una vera e propria rivoluzione quella che si profila
se e' vero che sostenere questo percorso implica per noi donne "la
necessita' di superare quella tolleranza non solidale che negli ultimi anni
abbiamo spesso esercitato nei confronti di donne le cui scelte ideologiche
(non certo private!) non erano rispondenti alla liberta' e alla dignita'
femminile: riguardo a queste, in questo nuovo scenario, c'e' la
possibilita', se non addirittura la responsabilita', di esercitare uno
sguardo critico, senza passare per misogine o sessiste".
*
Nella sfida che l'Udi lancia a livello nazionale non c'e' solo, e
semplicemente, il superamento del soffitto di cristallo, ma la possibilita'
di attivare un dibattito da cui possono scaturire "scenari inediti in cui
praticare una nuova frontalita' tra donne, nel senso di possibilita' di
confrontarsi, affrontarsi e fronteggiarsi con la sicurezza di non
delegittimarsi reciprocamente nel diritto ad esercitare un potere".
Dall'Udi la sollecitazione e' rivolta a tutte le donne che fossero
interessate ad avviare i centri di raccolta, che saranno strumenti operativi
e dovranno coordinarsi attraverso la sede nazionale indicando almeno due
responsabili, l'indirizzo e i riferimenti telefonici o per posta scrivendo a
Udi nazionale, via Arco di Parma 15, 00186 Roma, oppure all'indirizzo
e-mail: 50e50udinazionale at gmail.com

5. PROPOSTA. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Si puo' destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2006, apponendo la firma
nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi destinato a "sostegno
delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale" e indicando il
codice fiscale del Movimento Nonviolento: 93100500235; coloro che si fanno
compilare la dichiarazione dei redditi dal commercialista, o dal Caf, o da
qualsiasi altro ente preposto - sindacato, patronato, Cud, ecc. - devono
dire esplicitamente che intendono destinare il 5 per mille al Movimento
Nonviolento, e fornirne il codice fiscale, poi il modulo va consegnato in
banca o alla posta.
Per ulteriori informazioni e per contattare direttamente il Movimento
Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

6. RIFLESSIONE. GIULIANO BATTISTON INTERVISTA EDOUARD GLISSANT
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 12 maggio 2007 riprendiamo la seguente
intervista.
Giuliano Battiston, giornalista, ricercatore, saggista, docente, e'
ricercatore di "Mediawatch" e tutor presso la Scuola di giornalismo della
Fondazione Basso di Roma.
Su Edouard Glissant dalla medesima fonte riprendiamo la seguente scheda:
"Nato nel 1928 a Bezaudin di Sainte-Marie, nell'isola di Martinica, ora
Departement d'Outre-mer francese, Edouard Glissant ha studiato filosofia
alla Sorbonne ed etnologia presso il Musee de l'Homme. Giovane militante per
il riconoscimento dell'antillanite' gia' negli anni '40, delegato nel 1956 e
nel 1959 al Congresso internazionale degli scrittori e degli artisti neri,
ha aderito nel 1960 al cosiddetto 'Manifesto dei 121' (sul diritto
all'insubordinazione dei giovani arruolati durante la guerra d'Algeria), per
dare vita l'anno successivo al 'Front des Antillais et Guyanais pour
l'autonomie'. Convinto che le rivoluzioni piu' radicali sono quelle
dell'immaginario, con la sua opera il cantore della creolisation ha infranto
consolidati confini di genere, dando vita a una produzione estremamente
ampia, che va dalle poesie, molte delle quali raccolte nei Poemes complets
(Gallimard 1994), ai romanzi, come La Lezarde (nuova edizione, Gallimard
1997), Le Quatrieme Siecle (tradotto in italiano per le edizioni Lavoro),
Tout-Monde (Gallimard, 1995), 'Sartorius' (Gallimard 1999), fino ai saggi,
tra cui Le Discours antillais, Poetique de la Relation (finalmente tradotto
anche in italiano per le edizioni Quodlibet), Introduction a' une poetique
du divers (tradotto in italiano da Meltemi con il titolo Poetica del diverso
nel 1998, e ancora nel 2004), e Traite' du Tout-Monde. Attualmente insegna
Letteratura francese alla City University di New York ed e' presidente
onorario del Parlamento internazionale degli scrittori"]

"Come essere se stessi senza chiudersi agli altri e come aprirsi agli altri
senza perdere se stessi?". Attorno a questo interrogativo ruota, tra
ridondanze, derive e accumulazioni di senso, l'intero itinerario di Edouard
Glissant, poeta, romanziere, teorico della letteratura e saggista. Portatore
di una nuova visione, poetica e immaginaria, del mondo, Glissant riconosce
nel "pensiero arcipelagico" - un pensiero dell'ambiguita', "non sistematico,
induttivo, che esplora l'imprevedibile della totalita' mondo" - l'unico
antidoto ai ripiegamenti identitari e alla falsa universalita' del pensiero
occidentale, che porta con se' settarismi e intolleranze. Diffidente nei
confronti delle pretese di esemplarita', promotore di una concezione
identitaria che ne fa il luogo di scambio, mai definitivo, tra il medesimo e
il diverso, Glissant ha saputo elaborare un immaginario e una poetica della
relazione che, tenendosi lontana dalla consequenzialita' del pensiero
lineare, fa a meno "della nozione dell'essere, per stupirsi dell'immaginario
dell'esistente, di tutti i possibili esistenti del mondo".
In questo itinerario, Glissant, uno dei piu' influenti narratori
contemporanei, si e' fatto guidare dal pensiero della traccia, quel pensiero
che alla certezza e alla cristallizzazione dell'essere contrappone la
"divagazione dell'esistente", e al teleologismo della tradizione filosofica
occidentale sostituisce l'impronta fragile ma persistente di una visione
profetica del passato.
L'invito al festival di filosofia a Roma, dove domani terra' una lectio
magistralis, e' l'occasione per discutere con lui del suo lavoro.
*
- Giuliano Battiston: A costo di ridurre la complessita' della sua opera, la
si potrebbe sintetizzare utilizzando uno dei passaggi di Introduction a' une
poetique du divers, laddove lei dice: "Noi reclamiamo per tutti il diritto
all'opacita'". Lo dice per ricordare quanto sia necessario guardare alla
imprevedibilita' della vita e per opporsi alla disposizione teleologica e
alla tendenza del pensiero occidentale a rendere ogni cosa trasparente?
- Edouard Glissant: Il diritto all'opacita' non e' rivolto contro qualcuno,
riguarda piuttosto la consapevolezza del fatto che l'essere e' composito,
multiplo, complesso, e che non possiamo ridurlo a una dimensione
completamente trasparente. Inoltre, se le tradizioni occidentali hanno
privilegiato quelli che chiamo "i sistemi di pensiero", o "pensieri di
sistema", da cui sono derivate opere d'arte meravigliose ma che si sono
anche rilevati mortali per alcune culture e identita', il diritto a essere
opachi ci permette di pensare la relazione tra identita' e culture del mondo
non partendo dalla ricerca dell'uniforme, bensi' dall'armonia delle
differenze.
*
- Giuliano Battiston: Il diritto all'opacita' puo' essere letto anche come
una sfida alle forme di identita' esclusive ed essenzialiste. A questo
proposito, ci puo' spiegare la differenza tra "l'identita' della radice
unica" e "l'identita' rizomatica", e illustrarci l'influenza che hanno avuto
nella elaborazione della sua prospettiva Deleuze e Guattari?
- Edouard Glissant: Deleuze e Guattari hanno utilizzato questa immagine del
rizoma come radice moltiplicata, proliferante, e l'hanno opposta alla
dimensione esclusiva e totalizzante della radice unica. Tuttavia, mentre
loro hanno applicato questa immagine al modo di operare del pensiero, io
l'ho usata per offrire una definizione dell'identita'. In tutta la storia
dell'uomo, fino al XXI secolo, l'identita' multipla e' stata ritenuta priva
di valore, deteriorata, indebolita, mentre il meticciato veniva considerato
come una maledizione. Per parte mia, sono stato sempre particolarmente
sensibile a questi temi, perche' appartengo a una societa', quella
caraibica, la cui identita' e' composta di elementi africani, europei,
mediorientali e asiatici, che hanno dato luogo a una radice rizomatica.
*
- Giuliano Battiston: E' stato osservato che l'identita' rizomatica di cui
lei parla potrebbe comportare una sorta di abdicazione nei confronti del
soggetto. Eppure, lei ha scritto che la sua concezione mantiene "il
radicamento, ma respinge l'idea di una radice totalitaria". Com'e'
possibile, allora, articolare diversamente l'identita', in modo che sia
radicata ma, allo stesso tempo, aperta all'alterita'?
- Edouard Glissant: Nel corso dei secoli ci hanno abituato all'idea che
l'identita' composita, plurale, come quella degli abitanti delle Antille e
dei Caraibi, compromette la presunta unita' e integrita' del soggetto. Oggi,
tuttavia, dovremmo riconoscere che l'unita' passa per la diversita', per
l'accordo delle differenze, non per l'uniformita'. Il medesimo non e' la
molecola dell'identita', perche' il medesimo sommato al medesimo non da' che
il medesimo, mentre il diverso sommato al diverso produce una identita' in
continua evoluzione. E' questa l'idea, e rappresenta, a mio avviso, una vera
rivoluzione del pensiero, del sentimento e dell'intuizione.
*
- Giuliano Battiston: Spostando lo sguardo, la questione sembra ruotare
attorno alla necessita' di vivere e pensare diversamente la relazione tra
quella entita' insuperabile che e' il luogo e cio' che definisce come
"tout-monde". Fatta questa premessa, possiamo intendere la creolizzazione
anche come un nuovo modo di articolare questa relazione, aprendo il luogo,
senza annullarlo?
- Edouard Glissant: Quello che sostengo e' che non possiamo ignorare il
luogo, perche' non viviamo in una condizione sospesa. Quando dico che il
luogo e' insuperabile, intendo dire che non possiamo eluderlo, ne' possiamo
chiuderci al suo interno, perche' il luogo diventa significativo soltanto
nel momento in cui viene messo in relazione con altri luoghi. La vocazione
del luogo, infatti, e' di provocare un contatto, un rapporto, e quindi di
entrare in relazione con tutti i luoghi del mondo: in altri termini, con
quello che definisco tout-monde. Se nel mondo tradizionale esistevano i
popoli sedentari e quelli in movimento, quelli che scoprivano e quelli che
venivano scoperti, il tout-monde e' un mondo dove entriamo insieme, senza
alcuna distinzione. Quanto alla creolizzazione, essa e' il modo di
funzionamento di questo mondo: quella relazione che, permettendo il
mescolarsi delle identita' e delle qualita', produce risultati
imprevedibili. Sta a noi fare in modo che questa imprevedibilita' sia
orientata verso l'accettazione dell'altro piuttosto che verso il suo
rifiuto.
*
- Giuliano Battiston: I "creolisti" Chamoiseau, Confiant e Bernabe'
sostengono apertamente che il loro "Elogio della creolita'" e' stato
profondamente influenzato dai suoi saggi. Lei, invece, tende spesso a
prendere le distanze da questi autori, perche' a suo avviso il loro concetto
di creolita' sarebbe ancora portatore di una visione essenzialista. Ci puo'
spiegare meglio le ragioni del suo dissenso?
- Edouard Glissant: Tutto cio' che ho scritto nel corso della mia vita, l'ho
scritto per difendere la creolizzazione, intesa come il risultato
imprevedibile dell'incontro tra culture, forme di sensibilita' e di
intuizione diverse; ma con questo non intendo dire che tali fenomeni
avvengano dappertutto nella stessa maniera. Oggi il mondo prende coscienza
delle diversita' esistenti, se ne appropria, in un certo senso le raggiunge,
e la creolizzazione e' un modo di combattere contro l'uniformita' imposta
dalla globalizzazione. Se ribadisco la mia avversione alla creolita', e'
perche' essa rappresenta un momento di fissazione, mentre il processo della
creolizzazione e' inarrestabile.
*
- Giuliano Battiston: Adottando la distinzione tra radice e rizoma lei ha
proposto anche una originale classificazione delle culture, distinguendo tra
quelle ataviche e quelle composite. Quali sono gli elementi distintivi di
questi due tipi di culture?
- Edouard Glissant: Le culture ataviche considerano l'origine del mondo come
mitica e leggendaria. Immaginano di essere fondate su una Genesi,
sufficientemente assoluta da determinare la fede nella forza della
filiazione. Alla credenza nella filiazione, un aspetto assolutamente
centrale nelle culture ataviche, si accompagna un sentimento totale di
legittimita', attraverso il quale la cultura passa di generazione in
generazione, su un determinato territorio. Le culture composite, invece,
nascono dalla storia: la nostra genesi, per esempio, sta nel ventre del
battello dei negrieri. Pur essendo stati nel corso del tempo anche
straordinariamente fecondi, i sistemi di legittimita' e filiazione oggi
costituiscono un ostacolo all'incontro dei popoli. E oggi per combattere
l'intolleranza, i massacri e i genocidi occorre rinunciarvi, ricorrendo alla
molteplicita' di quella che chiamo la "degenesi".
*
- Giuliano Battiston: Il medesimo e il diverso, l'oralita' e la scrittura,
il pensiero continentale e il pensiero dell'arcipelago, culture ataviche e
culture composite: questo riferirsi a una sorta di pensiero binario non
potrebbe essere interpretato come un debito nei confronti di quella stessa
tradizione filosofica, metafisica e sistematica, dalla quale vuole prendere
le distanze?
- Edouard Glissant: Niente affatto. Sebbene le culture occidentali non siano
monolitiche, tanto che ognuna ha conosciuto le proprie deviazioni e le
proprie eresie, tuttavia esse hanno imposto di volta in volta il loro
razionalismo, fosse nel nome del cattolicesimo, o del protestantesimo, o
della dialettica, o del marxismo, o del capitalismo o del comunismo: niente
altro che sistemi, per fuggire i quali non abbiamo potuto che appellarci a
qualcosa che li contraddicesse: mi impongono l'uniforme? Cerco il diverso.
Mi impongono il pensiero continentale? Cerco il pensiero dell'arcipelago. Mi
impongono le culture ataviche? Cerco quelle composite. Non si tratta dunque
di un modo di pensare binario, quanto di un modo per combattere il
monolitismo che ci e' stato imposto, quel monolitismo che pur non essendo il
tratto caratteristico del pensiero occidentale, e' il tratto che il pensiero
occidentale ha voluto imporre al resto del mondo.
*
- Giuliano Battiston: C'e' chi sostiene che le sue posizioni corrono il
rischio di portare a un nuovo tipo di cosmopolitismo, caratterizzato dalla
celebrazione aproblematica della tolleranza e della diversita', che
negherebbe legittimazione alle battaglie emancipative. A guardare al suo
lavoro, pero', non soltanto ci si accorge che, per usare le sue parole, il
cosmopolitismo e' "solo una relazione degenerata", ma che tutti i suoi
lavori rimandano a una prassi molto connotata politicamente.
- Edouard Glissant: Le critiche alle quali allude derivano da una scarsa
conoscenza dei concetti con i quali lavoro. Per me, la creolizzazione e la
relazione non hanno niente a che fare con una dimensione morale, e sono
soggette a passare, usando un termine che forse sembrera' hegeliano, per una
fase di opposizione e di rottura. Rimandano dunque a una battaglia contro
quella assolutezza dell'essere, del pensiero e del territorio su cui si
basano tutti i fascismi; inoltre, dal momento che lavorano sull'immaginario,
sono idee fortemente politiche. Lo slogan che recita "agisci localmente,
pensa globalmente" puo' paradossalmente riassumere meglio di ogni altra cosa
la mia posizione, perche' rinvia alla necessita' di mettere in rapporto il
proprio luogo con tutti i luoghi del mondo.
*
- Giuliano Battiston: Il manifesto intitolato "Per una letteratura-mondo in
francese" propone una nuova concezione della letteratura. E introduce la
consapevolezza del fatto che centro e periferia sono termini privi ormai di
senso, cosi' come senza senso e' la rivendicazione di "un legame carnale ed
esclusivo tra la nazione e la lingua". Lei cosa pensa delle ragioni di
questo manifesto?
- Edouard Glissant: Ho firmato il manifesto in primo luogo perche' coloro
che lo hanno scritto mi hanno detto di essersi ispirati a molte delle mie
idee, e in effetti e' cosi'. E mi sono limitato a chiedere che ci fossero
delle integrazioni, come il riferimento a Cesaire. Pero' ritengo che il
testo rimanga decisamente incompleto, perche' - paradossalmente - manca la
presenza della poesia. Come cerco di dire nel mio ultimo libro, Une nouvelle
region du monde, mi sembra che sempre di piu' la poesia sia l'unico racconto
del mondo veritiero, e che soltanto la poesia, non il romanzo, sia in grado
di rompere il legame tra la lingua e la nazione.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 96 del 21 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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