[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 101



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 101 del 26 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Aut aut
2. Un appello per Rahmatullah Hanefi
3. Maria G. Di Rienzo: La stanchezza di Archiloco
4. Umberto Santino: La lotta per la casa a Palermo
5. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
6. Un convegno al Cnr sulla ricerca sociale in Italia
7. Enrico Pugliese: La ricerca sociale in italia
8. Fabrizia Ramondino: L'inchiesta alla luce della predestinazione
9. Letture. Giuseppe Mogavero, I muri ricordano
10. Riedizioni: Amiri Baraka (LeRoi Jones), Il popolo del blues
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. AUT AUT

O la guerra o la pace.
Predicare la pace facendo la guerra non si puo'.
Cessi l'illegale, criminale partecipazione militare italiana alla guerra
terrorista e stragista in Afghanistan.
La pace si costruisce con la pace: con la smilitarizzazione dei conflitti,
con il disarmo, con la scelta di salvare le vite anziche' sopprimerle.
Non si puo' predicare la pace facendo la guerra.
La nonviolenza e' la via.

2. APPELLI. UN APPELLO PER RAHMATULLAH HANEFI
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
appello.
Rahmatullah Hanefi (Rahmat per le persone amiche), manager dell'ospedale di
Emergency a Lashkargah, artefice fondamentale della salvezza della vita di
Gabriele Torsello e di Daniele Mastrogiacomo, e' stato sequestrato dai
servizi segreti afgani il 20 marzo 2007]

Appello dal mondo della cultura e dell'informazione per la liberazione di
Rahmatullah Hanefi
La Costituzione afgana stabilisce che l'arrestato ha diritto a un difensore,
ad essere informato dell'accusa mossagli e ad essere portato davanti al
giudice nei limiti stabiliti dalla legge. Il codice di procedura penale
stabilisce che l'arrestato deve essere interrogato in termini assai brevi, e
liberato se non e' formalmente accusato davanti al giudice entro, al
massimo, trenta giorni.
Il procuratore generale dello Stato afgano, Abdul Jabar Sabet, ha dichiarato
al "Corriere della sera" che "Nessuno puo' essere arrestato senza accusa. E
il fermo di polizia termina al massimo dopo 72 ore. Chiunque ha diritto ad
un avvocato, subito dopo l'arresto. In presenza di un avvocato il fermo puo'
essere prolungato di 15 giorni e raddoppiato sino a 30 per concedere il
tempo di conclusione delle indagini. Ma, se per allora non e' stata
notificata un'accusa precisa alla procura, il prigioniero va comunque
rilasciato", aggiungendo pero' che, per via della guerra, per combattere
terroristi e talebani "in parallelo alle procedure normali esistono delle
leggi segrete per combattere chi attenta alla sicurezza dello Stato"; leggi
che aggiunge di non conoscere nemmeno lui: "Non so come, in quali
circostanze e quando vengano applicate. Posso dire che Hanefi non
rappresenta un caso isolato".
Il prolungarsi della detenzione di Rahmatullah Hanefi, in spregio ai diritti
universali e alla piu' elementare dignita' umana, avviene in palese
violazione della Costituzione afgana. Questa esiziale ferita inferta alle
norme giuridiche pretende legittimita' sulla base di fantomatiche leggi
segrete ignote persino alla piu' alta autorita' dell'organo del pubblico
ministero afgano. Come nei piu' tetri sistemi totalitari si stanno
perpetrando clamorose violazioni dei principi di legge.
La decisione di arrestare il funzionario di Emergency nelle ultime settimane
e' stata concertata con un'aggressione all'organizzazione umanitaria
costretta a prendere la dolorosa decisione di abbandonare l'Afganistan non
potendo piu' garantire la sicurezza del proprio personale e quindi la salute
e la vita dei pazienti.
L'attuale sistema giuridico afgano e' stato costruito con la collaborazione
e l'importante sostegno finanziario per cinquanta milioni di dollari
dell'Italia.
E' questa la democrazia che contribuiamo ad esportare?
E' per questo che siamo da sei anni in Afganistan?
E' per consentire la perversione della giustizia che spendiamo i soldi dei
nostri cittadini?
Chiediamo con forza l'immediata liberazione di Rahmatullah Hanefi,
affermiamo che in queste condizioni l'idea stessa dell'istruzione di un
processo sarebbe una tragica truffa.
Chiediamo che l'Afganistan ristabilisca immediatamente il rispetto delle sue
stesse leggi.
Chiediamo che l'Italia, per non tradire lo sforzo compiuto per la creazione
di quelle leggi, chieda con forza l'immediata liberazione di Hanefi,
sequestrato per avere svolto la funzione di mediatore nell'interesse del
governo italiano.
Chiediamo che Emergency possa riprendere subito la sua attivita' portatrice
di vita e di giustizia, come ambasciatrice del meglio della cultura e dello
spirito del nostro paese.
*
Hanno aderito all'appello: Moni Ovadia, Gherardo Colombo, Claudio Magris,
Margherita Hack, Ermanno Olmi, Umberto Galimberti, Luciano Canfora, Enzo
Biagi, Massimo Cacciari, Vittorio Gregotti, Claudio Abbado, Danilo Zolo,
Arnaldo Pomodoro, Marco Revelli, Erri De Luca, Edoardo Sanguineti, Gae
Aulenti, Tina Anselmi, Alessandro Portelli, Guido Martinotti, Fabio Vacchi,
Anna Nogara, Paolo Rossi, Gianni Mina', Bruno Segre, Emanuele Segre,
Silvestro Montanaro, Beppe Grillo, Ascanio Celestini, Francesca Floriani,
don Gino Rigodi, Mimmo Jodice, Giuseppe Liverani, Loris Mazzetti, Bice
Biagi, Massimo Vitta Zelman, Daniele Mastrogiacomo, Gabriele Mazzotta, Dacia
Maraini, Mario Dondero, Giorgina Venosta, Rosellina Archinto, Andrea
Camilleri, Dario Fo, Franca Rame, Giulio Giorello, Eva Cantarella, Carlo
Feltrinelli, Furio Colombo, Lella Costa, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Fabio
Fazio, Michele Serra, Marco Paolini, don Luigi Ciotti, Alessandro Baricco,
Maurizio Costanzo.
*
Per informazioni: tel. 02881881, sito: www.emergency.it

3. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: LA STANCHEZZA DI ARCHILOCO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo dialogo.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un
piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in
"Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

- Glicera: Dimmi, Melitta, mai non si stanca Archiloco di predicare la
virtu' al governo díAtene?
- Melitta: Perche' lo chiedi, Glicera cara?
- Glicera: Ho bevuto con lui alle Aloe lo scorso autunno, e altro non diceva
se non che l'Areopago tutto non fa che danzar la pirrica. L'ho rivisto ai
Giardini d'Afrodite e se ne e' uscito con un discorso sulla ragione che si
disintegra e sul modo in cui i governanti snaturano e offendono il
linguaggio dei loro stessi decreti.
- Melitta: E tu lo trovi strano? Pensi che si sbagli, o che non dovrebbe
insistere? Efialte ci promise poche piccole riforme, e neppure in quelle si
e' impegnato. Ierofanti e araldi persistono in vergognose scelleratezze, e
siamo piu' che mai proni sotto il calzare del Tiranno di Corinto.
- Glicera: Ma io credo che i potenti non ascolteranno mai Archiloco.
- Melitta: Tu l'hai ascoltato, io lo ho ascoltato, e poiche' dice la
verita', io credo che lo ascoltino persino gli Dei. Cominciamo anche noi a
dire la verita' ai potenti, Glicera, cosi' Archiloco si stanchera' meno.

4. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: LA LOTTA PER LA CASA A PALERMO
[Dal sito del Centro Impastato (www.centroimpastato.it) riprendiamo il
seguente intervento del 29 ottobre 2006.
Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici
piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi
studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri
criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e
criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia
difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e
guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano
1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia
agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto
Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio
a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda
edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di
sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano
di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto
politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia
interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la
democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella
della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in
terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato",
Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di
Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e
il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino,
Soveria Mannelli 2000; Dalla mafia alle mafie, Rubbettino, Soveria Mannelli
2006; Mafie e globalizzazione, Di Girolamo Editore, Trapani 2007. Su Umberto
Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve rassegna
di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su "La nonviolenza e' in
cammino" nei nn. 931-934]

Il problema della casa a Palermo e' uno dei tanti (disoccupazione, acqua,
inquinamento, per citarne qualcuno) che passano sotto la denominazione
"emergenza", per il loro venire alla superficie di tanto in tanto, ma in
realta' rappresentano un bisogno che fa parte della vita quotidiana della
citta'. La visibilita' a volte e' legata a eventi come il terremoto del '68
che spinse gli abitanti del centro storico ad abbandonare le case
pericolanti e ad occupare gli edifici dello Zen, ma nelle fasi successive
(per esempio negli anni '70) non c'e' stato bisogno di fatti eccezionali.
Migliaia di famiglie vivono in case fatiscenti, molte non hanno un tetto,
qualcuno vive in macchina (e un mese fa e' morto un senzatetto che abitava
nella sua auto) e le condizioni di indigenza non permettono di accedere al
mercato edilizio. Nessuna meraviglia se nel 2002 la lotta per la casa e'
ricomparsa sul proscenio palermitano, ancora una volta con l'occupazione
della cattedrale. La cattedrale era gia' stata occupata nel 1975, quando a
lottare per la casa erano migliaia di persone.
La lotta dei senzacasa, come altre lotte popolari, ha avuto sempre un
rischio: quello di dar vita a una guerra tra poveri, discriminati sulla base
della selezione clientelare, assieme all'altro di una possibile
strumentalizzazione da parte di soggetti piu' o meno del giro mafioso,
interessati a cavalcare le proteste, ma ha pure segnato nella storia recente
della citta' esperienze significative di autoorganizzazione.
*
Dal '68 a oggi
Dopo il terremoto del '68 le occupazioni delle case dello Zen videro accanto
ai senzacasa alcuni militanti del Pci e negli anni successivi in quel
quartiere-dormitorio c'e' stato un impegno continuativo di gruppi della
nuova sinistra, con la costituzione di un comitato che ha gestito una lunga
vertenza con lo Iacp (Istituto autonomo case popolari) con forme originali,
come l'autogestione dei servizi e l'autotassazione, e per alcuni anni in un
territorio privo di qualsiasi presidio sanitario ha operato un ambulatorio
dei medici del Manifesto. Lo Zen e' stato per anni il terreno di formazione
di una generazione di militanti e il laboratorio delle lotte popolari della
citta', con iniziative unitarie ma pure con scontri tra le varie formazioni.
Negli anni '70 la lotta per la casa fu organizzata da due raggruppamenti (il
Coordinamento case pericolanti con Democrazia proletaria e i Comitati di
lotta con Lotta continua) che, pur con le immancabili competizioni
egemoniche, hanno saputo trovare la strada dell'unita' nella richiesta della
requisizione delle case private sfitte, nella produzione di una
documentazione adeguata, nell'evitare la guerra tra poveri. L'occupazione
della cattedrale, da parte di un gruppo guidato da Mauro Rostagno, fu il
fatto piu' eclatante, ma quel movimento ebbe il merito di dare una
dimensione politica e propositiva a una lotta che rischiava di esaurirsi
nella protesta.
Le lotte riprendono negli anni '80 e '90 nei quartieri del centro storico e
in particolare all'Albergheria, dove era nato il Centro sociale "San
Saverio" ad opera, tra gli altri, di don Cosimo Scordato, Nino Rocca, Maria
Di Carlo e Augusto Cavadi, con la costituzione di comitati e con assemblee
popolari che pongono il problema del risanamento edilizio all'interno di un
progetto di sviluppo della citta'. L'opuscolo Ricostruire Palermo. Un centro
sociale in ogni quartiere, del Centro Impastato e del Centro San Saverio,
voleva essere il vademecum per la costruzione di una rete sociale fondata
sulla partecipazione degli abitanti e in particolare degli strati popolari.
Qualcuno trova da ridire sul fatto che i senzacasa ancora una volta sono
tornati nel duomo di Palermo. Occupare la cattedrale e' dare visibilita' a
una mobilitazione che rischia di passare inosservata e gli occupanti non
intendono impedire o disturbare le funzioni o profanare il luogo sacro.
*
Le case dei mafiosi ai senzacasa
Nel 2002, sotto le volte del portico della cattedrale, i senzacasa e chi
appoggiava la loro iniziativa (tra i piu' attivi Nino Rocca e Pietro
Milazzo, pero' piu' a titolo personale che per il Centro San Saverio e per
la Cgil di cui erano dirigenti, il centro sociale Ex Karcere, chi scrive
dava una mano) hanno pensato che si potesse rispondere all'amministrazione
comunale che lamentava la mancanza di case, proponendo di utilizzare le case
confiscate ai mafiosi.
La proposta e' diventata uno dei punti qualificanti della piattaforma.
Abbiamo incontrato il prefetto che ha bocciato la proposta, asserendo che le
case dei mafiosi potevano essere utilizzate solo per usi pubblici, come
caserme, alloggi per le forze dell'ordine, uffici, scuole, sedi per centri e
associazioni. Ci siamo rivolti all'ufficio centrale di Libera sui beni
confiscati (il responsabile era Giovanni Colussi) e si e' concordata una
linea che ampliava le possibilita' di destinazione dei beni: potevano
diventare case-parcheggio in attesa di alloggi da assegnare definitivamente
e ospitare servizi sociali per gli inquilini e per il quartiere. Quella
linea, sostenuta da Libera Palermo, in particolare con Giovanni Abbagnato, e
da Libera scuola con la responsabile Pia Blandano e il progetto "La scuola
adotta un bene confiscato", fu appoggiata dall'allora Commissario
governativo per i beni confiscati Margherita Vallefuoco e ha dato i suoi
frutti: una trentina di alloggi sono stati assegnati temporaneamente ai piu'
bisognosi. Successivamente il governo di centrodestra ha "licenziato" la
Vallefuoco e abolito l'ufficio, affidando i beni confiscati al Demanio,
oberato gia' da troppi compiti. Cosi' non solo per le case ma anche per
tutti gli altri beni confiscati si e' prodotto un allungamento di tempi che
somiglia alla paralisi. Del resto piu' volte durante il governo Berlusconi
si e' avanzata la proposta di rendere temporanea la confisca, consentendo ai
mafiosi di rientrare prima o poi nella proprieta'.
L'attuale occupazione ripropone il problema. E se e' prevedibile il
comportamento del sindaco e di qualche altro che grida allo scandalo per la
"profanazione" del luogo sacro, viene rivolto un preciso interrogativo alle
forze del centrosinistra, di opposizione e di governo: si vuole fare sul
serio la lotta alla mafia? Allora rilanciare la confisca dei beni, che ha
avuto una caduta verticale negli ultimi anni (nel 2001 i beni confiscati
erano 310, nel 2004 solo 10), e assegnarli con procedura abbreviata, e' una
strada obbligata e per imboccarla occorre ricostituire il Commissariato o
istituire un'agenzia speciale. E la Regione siciliana, in cui e' concentrato
quasi il 50 per cento dei beni confiscati, deve dotarsi di una legge
apposita.
*
La chiesa casa di tutti?
Nel 2002, nei giorni del festino di Santa Rosalia, la Curia non ha saputo
fare di meglio che chiedere lo sgombero forzoso degli occupanti e da quella
esperienza nacque il Comitato 12 luglio; ora ha sospeso le funzioni e per
qualche giorno chiuso i gabinetti. Proprio in questi giorni Tony Pellicane,
portavoce del Comitato, e gli altri denunciati per interruzione di funzioni
pubbliche sono stati prosciolti, ma gli attuali occupanti vivono un
isolamento immeritato.
Nelle settimane precedenti la cattedrale era stata occupata da ex detenuti
che hanno paralizzato la citta', bloccando il porto e interrompendo il
traffico. Ora hanno occupato l'ex centro stampa dei mondiali di calcio del
'90. Chiedono di essere inseriti nella lunga lista dei precari.
Anche loro rappresentano un bisogno effettivo, in forme e con obiettivi
discutibili, e piu' d'uno e' indotto a fare di ogni erba un fascio.
Con i senzacasa una parte piccola ma significativa del popolo di Palermo e'
stata conquistata alla mobilitazione antimafia non con le prediche
sull'illegalita' ma con la prospettiva di soddisfacimento di un bisogno
concreto. Si e' aperta un'esperienza di antimafia sociale che andrebbe
incoraggiata ed estesa, non ostacolata e archiviata. E se il rischio della
guerra tra poveri c'e' sempre (come e' avvenuto per le case di via
Mozambico, contese tra assegnatari e occupanti), anche su questo la lotta di
questi anni ha qualcosa da insegnare: qualcuno degli assegnatari delle case
confiscate e' in prima fila e non si e' tirato indietro una volta accolta la
sua richiesta. Questi aspetti possono preoccupare i politici che hanno
sempre speculato sul bisogno ma dovrebbero interessare tutti coloro che
concepiscono l'antimafia come una strada che si percorre quotidianamente e
non solo come una fiaccolata annuale.
Alla chiesa di Palermo si chiede una scelta: stare dalla parte di chi ha
bisogno e non replicare le scene del passato, con lo "sgombero degli
assedianti". Non sono loro i mercanti da cacciare dal tempio, ma
evidentemente i mercanti nel tempio hanno il diritto di starci, come la Dc
per mezzo secolo e ora gli atei-devoti, tanto cari al papa attuale. E non
basta che qualche prete abbia dichiarato che la chiesa dev'essere la casa di
tutti e non c'e' ragione di non dir messa con i senzacasa in cattedrale.
Troppo poco. Accanto ai senzatetto sono stati solo i comboniani, con padre
Alex Zanotelli, e don Baldassare Meli, che ha dovuto lasciare l'Albergheria
e il suo lavoro con gli immigrati e contro i pedofili. Intanto una citta'
come Palermo spende tre milioni e mezzo per feste e processioni. E' questa
la religiosita' che la Chiesa promuove: i santi-patroni di quartiere e la
pandemia di statue di Padre Pio?
*
Qualche dato
Da una ricerca sul fabbisogno abitativo condotta dall'Universita' di Palermo
risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioe' bisognerebbe
disporre di 3.000 alloggi all'anno. La giunta comunale non ha nessun
programma per fare fronte a questo fabbisogno.
Le domande presentate per avere un alloggio popolare sono oltre 10.000 e la
graduatoria, ferma da anni, e' stata pubblicata solo in seguito alle
manifestazioni dei senzacasa.
Gli abusivi, cioe' gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono
3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di
edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si
concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali
degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo
69 alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica).
Nel 2003 si era costituita una commissione formata da rappresentanti degli
uffici comunali e del Comitato dei senzacasa per stimolare l'azione del
Demanio e del Comune al fine di tamponare le situazioni d'urgenza con
l'assegnazione provvisoria di alloggi confiscati ai mafiosi. Nel 2005 la
Commissione e' stata abolita e l'assessore comunale si e' attribuito un
potere insindacabile sulla gestione dei beni confiscati. Le manifestazioni
in corso nascono da impegni disattesi e tra le richieste c'e' la
ricostituzione della Commissione, con la Prefettura in funzione di garante.

5. PROPOSTA. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Si puo' destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2006, apponendo la firma
nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi destinato a "sostegno
delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale" e indicando il
codice fiscale del Movimento Nonviolento: 93100500235; coloro che si fanno
compilare la dichiarazione dei redditi dal commercialista, o dal Caf, o da
qualsiasi altro ente preposto - sindacato, patronato, Cud, ecc. - devono
dire esplicitamente che intendono destinare il 5 per mille al Movimento
Nonviolento, e fornirne il codice fiscale, poi il modulo va consegnato in
banca o alla posta.
Per ulteriori informazioni e per contattare direttamente il Movimento
Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

6. INCONTRI. UN CONVEGNO AL CNR SULLA RICERCA SOCIALE IN ITALIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 maggio 2007.
Giovanni Mottura, sociologo, docente universitario, intellettuale di forte
impegno civile, insegna Sociologia del lavoro all'Universita' di Modena e
Reggio Emilia ed ha condotto numerose ricerche sull'immigrazione in Italia e
Europa, in particolare sul mercato del lavoro e la sindacalizzazione;
coordina il rapporto annuale dell'Osservatorio sull'immigrazione Ires-Cgil.
Tra le opere recenti di Giovanni Mottura: (con Paolo Naso e Graziella
Priulla), Eboli e oltre, Claudiana, Torino 1988; (con Enrico Pugliese e
Bruno veneziani), Agricoltura e sistemi locali di formazione, Marsilio,
1988; (con Pietro Pinto), Immigrazione e cambiamento sociale, Ediesse, Roma
1996; (con Giovanna Campani e Francesco Carchedi), Migranti, rifugiati e
nomadi: Europa dell'Est in movimento, L'Harmattan Italia, 1998; (con Maria
A. Bernardotti), Il gioco delle tre case. Immigrazione e politiche abitative
a Bologna dal 1990 al 1999, L'Harmattan Italia, 1999; (con S. Leopardi),
Immigrazione e sindacato. Lavoro, rappresentanza, contrattazione, Roma,
2002; (con Francesco Carchedi e Enrico Pugliese), Il lavoro servile e le
nuove schiavitu', Milano 2003; (con Maria A. Bernardotti), Immigrazione e
sindacato. Lavoro, discriminazione, rappresentanza. Terzo rapporto Ires,
Ediesse, Roma 2004; (con Agostino Megale, Maria A. Bernardotti),
Immigrazione e sindacato. Stesse opportunita', stessi diritti. Quarto
rapporto Ires, Ediesse, Roma 2006]

In occasione del settantesimo compleanno di Giovanni Mottura, venerdi' 18
maggio si svolgera' un convegno di studi dal titolo "L'inchiesta:
orientamenti, contenuti e metodi nella ricerca sociale in Italia".
L'appuntamento e' alle ore 10 al Cnr, aula Marconi. Introduzione di Enrico
Pugliese, relazioni di Vittorio Rieser ("L'inchiesta operaia"), Vittorio
Capecchi ("Nascita e vita della rivista 'Inchiesta'"), Bianca Beccalli
("L'influenza dei 'Quaderni Rossi' sulla ricerca sociale in Italia"),
Carmine Nardone ("L'inchiesta in agricoltura"), Stefano Boffo ("Mercato del
lavoro, classi sociali e Mezzogiorno: la ricerca sociale al Centro di
Portici negli anni Settanta"), Francesco Carchedi ("Le prime ricerche sugli
immigrati in Italia"), Margherita Russo e Giovanni Solinas ("La scuola di
Modena e l'inchiesta"). Interventi del ministro Paolo Ferrero e del
sottogretario Danielle Mazzonis. Interventi e comunicazioni di Paolo Bosi,
Paolo Calza Bini, Pino Ferraris, Goffredo Fofi, Adriano Giannola, Claudio
Marra, Mario Miegge, Enzo Mingione, Roberto Moscati, Massimo Paci, Aldo
Pugliese, Fabrizia Ramondino.

7. RIFLESSIONE. ENRICO PUGLIESE: LA RICERCA SOCIALE IN ITALIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 maggio 2007.
Enrico Pugliese e' docente di sociologia del lavoro all'Universita' di
Napoli, e direttore dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le
politiche sociali del Cnr; gia' allievo e collaboratore di Manlio
Rossi-Doria presso il Centro di ricerche economico-agrarie per il
Mezzogiorno di Portici; ha insegnato presso numerose universita' straniere;
e' autore di diversi saggi che riguardano il lavoro, la disoccupazione e
l'immigrazione. Tra le opere recenti di Enrico Pugliese: Sociologia della
disoccupazione, Il Mulino, Bologna 1993; (con E. Rebeggiani), Occupazione e
disoccupazione in Italia (1945-1995), Edizioni Lavoro, Roma 1997; Diario
dell'immigrazione, Edizioni Associate, Roma 1997; (con M. I. Macioti), Gli
immigrati in Italia, Laterza, Roma-Bari 1998; Rapporto sull'immigrazione,
Ediesse, Roma 2000; (con E. Mingione), Il lavoro, Carocci, Roma 2002;
L'Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Il Mulino,
Bologna 2002; (con M. I. Macioti), L'esperienza migratoria: immigrati e
rifugiati in Italia, Laterza, Roma-Bari 2003]

Nel dopoguerra la ricerca sociale in Italia vede una ripresa significativa
che portera' al consolidamento, anche in sede accademica, della sociologia
come disciplina. Gli stimoli a questa ripresa sono moltissimi, cosi' come
diversi sono i filoni culturali che si oppongono all'affermazione della
ricerca sociale e della sociologia. Questi provengono dalla tradizione
idealistica - sia nella versione crociana che in quella gentiliana - ma
anche dal filone marxista piu' ortodosso, incapace di assorbire le
innovazioni gramsciane sul piano dell'analisi sociale e culturale. Gli
stimoli alla ripresa, invece, arrivano dalla crescente influenza della
cultura americana, che proprio in quegli anni vede un consolidamento delle
scienze sociologiche, psicologiche e antropologiche. Ma accanto a questo
filone piu' accademico si sviluppa in molti ambienti una piu' diffusa
attivita' di ricerca legata al bisogno di comprendere la realta' sociale di
quegli anni, in profondo movimento, e soprattutto la condizione delle classi
subalterne.
Vi si impegnano studiosi di varie discipline e intellettuali legati al
movimento operaio o alla tradizione meridionalista, che nel dopoguerra
riprende con vigore e forte carica innovativa in ambiti politici molto
diversi. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, nuclei di studiosi legati a
riviste, intellettuali legati ad Adriano Olivetti (come Ferrarotti e altri),
docenti impegnati nella scuola di servizio sociale Cepas, gruppi locali
impegnati nella ricerca e nella pratica sociale come l'Arn a Napoli,
intellettuali interni al sindacato conducono e promuovono inchieste
importanti e innovative. Ed e' proprio la ricerca non accademica che da'
contributi fondamentali alla conoscenza delle metamorfosi della societa'
italiana. Basti ricordare i contributi di Rocco Scotellaro, Carlo Levi,
Danilo Montaldi, Danilo Dolci e tanti altri. Si studiano cosi' i contadini,
le comunita' locali, gli emigranti meridionali e veneti, gli immigrati nelle
grandi citta' industriali. La nuova classe operaia della grande fabbrica, a
partire dalla fine degli anni Cinquanta diventa oggetto di interesse di una
ricerca sociale fortemente impegnata. Un ruolo determinante e' svolto dai
"Quaderni Rossi", fondati e diretti da Raniero Panzieri, che pongono al
centro del lavoro politico e culturale la classe operaia, della quale si
intende comprendere condizioni, orientamenti, cultura e aspettative.
Torino - sede della piu' importante concentrazione operaia italiana -
diventa centro di aggregazione culturale. Raniero Panzieri e il gruppo di
giovani raccolti intorno a lui rappresentano un nucleo di impegno politico e
sindacale innovativo sul piano della ricerca per orientamento, metodo e
contenuti. Alla scuola dei "Quaderni Rossi" si formano studiosi di scienze
sociali e le tematiche sostantive e gli aspetti di metodo caratterizzanti il
loro lavoro avranno un'influenza molto vasta per gli studi sulla classe
operaia. Il metodo e' quello dell'inchiesta, dove ricerca e pratica sociale,
impegno scientifico e volonta' di cambiamento si intrecciano.
Al contributo dato da questi filoni di ricerca e' dedicato il convegno. I
tre termini indicati - orientamenti, contenuti e metodi - si riferiscono
agli aspetti caratterizzanti la ricerca. I contenuti sono innovativi e
affrontano aree e problematiche sociali trascurate dai filoni di ricerca
accademici. Volendo indicare gli ambiti piu' significativi, si puo' dire
che, oltre alla condizione operaia e alle sue espressioni sociali, politiche
e culturali, l'attenzione e' stata rivolta agli strati marginali della
societa' e alla realta' delle istituzioni totali. Proprio grazie al metodo
dell'inchiesta, l'attenzione e' stata rivolta alle realta' locali e alle
specificita' dei contesti rurali e urbani, dando cosi' anche un rinnovato
impulso alla ricerca meridionalista: non solo alle condizioni di braccianti
e contadini, ma anche al proletariato precario nei quartieri popolari come a
Napoli. Tutto questo, con un impegno per la trasformazione sociale a
vantaggio delle classi subalterne e per un loro avanzamento nella societa'.
In questo clima culturale, agli inizi degli anni Settanta nasce la rivista
"Inchiesta", che affronta temi non toccati dalla tradizionale ricerca
sociologica accademica, ma che si impone anche in ambito scientifico per
l'originalita' dei contributi dati dagli studiosi che vi scrivono: giovani
ricercatori provenienti dall'ambito accademico ma anche da altri contesti,
quale ad esempio quello sindacale. Si stabilisce cosi' un nesso forte tra
studiosi e sindacato in diversi ambienti, per cui il lavoro di inchiesta da'
elementi di conoscenza e stimoli all'azione sindacale, mentre la comunita'
di intenti tra sindacato, operai e ricercatori allarga l'orizzonte
conoscitivo della ricerca sociale in Italia.
Dei limiti della sociologia tradizionale e dell'esigenza di aggiornamento si
prende atto anche in ambiente sociologico con il convegno su "La crisi del
metodo", mentre si afferma con forza il metodo dell'inchiesta che supera
l'alternativa schematica tra approccio quantitativo e approccio qualitativo
e scava in terreni nuovi individuando rapporti di potere, ingiustizie
sociali, forme di oppressione economica e culturale, discriminazioni, ma
anche aspettative di cambiamento e trasformazioni sociali e culturali.
Infine, piu' che teorizzare l'approccio interdisciplinare, la pratica
dell'inchiesta pone fianco a fianco studiosi di diversa formazione che
beneficiano del confronto reciproco e dell'arricchimento che viene dal
rapporto con il contesto sociale e umano della ricerca. Si pone in primo
piano la condizione umana, analizzata attraverso il rapporto diretto con le
persone nella loro quotidianita', mettendo a confronto l'approccio dello
studioso con il punto di vista direttamente espresso dai soggetti
interessati.
Il dibattito sul mercato del lavoro, che trova nel centro di Portici
(Universita' di Napoli) a meta' degli anni Settanta uno dei momenti di piu'
attivo confronto, e' espressione di questo incontro di discipline e ruoli
diversi, grazie alla partecipazione di sindacalisti e operatori sociali.
Questo stesso approccio portera' ad analisi piu' ricche e articolate delle
problematiche territoriali dello sviluppo che, partendo dall'analisi del
lavoro a domicilio e del decentramento produttivo (che proprio nella rivista
"Inchiesta" trovano la principale sede di confronto), affrontano il ruolo
della piccola impresa e delle istituzioni locali per lo sviluppo economico.
Il gruppo di giovani economisti che nel corso degli anni Settanta si forma a
Modena, da' contributi innovativi in questo senso e il lavoro di Sebastiano
Brusco diventa un punto di riferimento per l'analisi delle nuove forme di
organizzazione produttiva nell'epoca della crisi della produzione di massa.
La minuziosa indagine empirica e la continua attenzione alle caratteristiche
socio-economiche del contesto e al ruolo delle istituzioni sono l'aspetto
caratterizzante.
In questo lungo processo di sviluppo della ricerca sociale e di affermazione
della pratica dell'inchiesta, Giovanni Mottura e' stato uno dei
protagonisti, a partire dagli anni Cinquanta con il suo impegno (e le
inchieste) tra i contadini siciliani presso il centro di Danilo Dolci, il
lavoro di ricerca e di impegno politico nei "Quaderni Rossi" con Raniero
Panzieri, gli studi presso il Centro di Ricerche Economico-Agrarie per il
Mezzogiorno (Universita' di Napoli) e all'Universita' di Modena, a Bologna
presso l'Archivio Storico della Camera del lavoro, nel sindacato con i
lavori sugli immigrati per l'Ires-Cgil. Il convegno e' in occasione del suo
settantesimo compleanno.

8. RIFLESSIONE. FABRIZIA RAMONDINO: L'INCHIESTA ALLA LUCE DELLA
PREDESTINAZIONE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 maggio 2007.
Fabrizia Ramondino (Napoli 1936) e' una prestigiosa scrittrice e
intellettuale di forte impegno civile partecipe di molte esperienze di lotta
per i diritti e di solidarieta' concreta. Tra le opere di Fabrizia
Ramondino: Storie di patio, Einaudi, Torino 1983; Un giorno e mezzo,
Einaudi, Torino 1988; (con Andreas Friedrich Mueller), Dadapolis. Napoli al
caleidoscopio, Einaudi, Torino 1992; (con mario Martone), Morte di un
matematico napoletano, Ubulibri, 1992; Terremoto con madre e figlia, Nuovo
Melangolo, 1994; Althenopis, Einaudi, Torino 1995; In viaggio, Einaudi,
Torino 1995; L'isola riflessa, Einaudi, Torino 1998; Ci dicevano analfabeti.
Il movimento dei disoccupati napoletani degli anni '70, Argo, 1998; L'isola
dei bambini, Edizioni e/o, Roma 1998; Polisario, Gamberetti, Roma 2000;
Passaggio a Trieste, Einaudi, Torino 2000; Guerra d'infanzia e di Spagna,
Einaudi, Torino 2001; (con Rossana Rossanda), Bagnoli. Lo smantellamento
dell'Italsider, Mazzotta, Milano 2001; Il libro dei sogni, L'Ancora del
Mediterraneo, Napoli 2002; Il calore, Nottetempo, 2004; Per un sentiero
chiaro, Einaudi, Torino 2004; Arcangelo e altri racconti, Einaudi, Torino
2005]

Strano titolo per questa mia breve relazione sull'inchiesta! Perche', se la
parola predestinazione appartiene a tradizioni religiose, come quella di
Giovanni, valdese come quando l'ho conosciuto nel '67 a Villa Maria Teresa a
Portici, dove eravamo vicini di casa, e valdese tuttora, io invece allora
come ora sono laica o agnostica. Ma non strano se si pensa a quanto mistero
sia celato in ogni vita e in ogni incontro tra vite, soprattutto quando
questo incontro, per vie che vengono dal passato, si proiettano versano un
comune avvenire in nome della condivisione e del dialogo attorno alla stessa
tavola.
Che cosa mi predestinava all'incontro con Giovanni? L'avere condiviso,
seppure ignari l'uno dell'altro, esperienze di sviluppo comunitario, di
pedagogia alternativa, impegno politico pacifista e militante nel sud
Italia: Giovanni con Danilo Dolci a Partinico, io con l'Associazione
Risveglio a Napoli. Poi con l'incontro con i "Quaderni Rossi", fondati da
Raniero Panzieri, con Giovanni interno alla redazione, io lettrice della
rivista a Napoli, che, iscritta al Psi, ne uscii quando il partito entro' al
governo, sulle posizioni di Panzieri, incontrato nell'ultimo congresso prima
della scissione - e che poco dopo ci venne a mancare.
L'inchiesta, come veniva riproposta dai "Quaderni Rossi" non era estranea al
movimento operaio dell'Ottocento e del primo Novecento, anzi per molti ne
rappresentava l'elemento fondante: fra i socialisti "utopisti" mi piace
ricordare Flora Tristan, fra quelle "scientifici" Engels, Marx, in parte
Lenin e Mao; ma dopo la Rivoluzione d'Ottobre l'inchiesta divento' una sorte
di riserva indiana peraltro non protetta, sottoposta a persecuzioni e, nel
migliore dei casi, al dileggio. In che cosa consisteva questa alterita'
dell'inchiesta? Difficile riassumerlo. Diro' quanto significava per me e
credo, allora, anche per Giovanni: abbandonare ogni interpretazione astratta
della realta', non riconoscersi nell'ideologia e in facili slogan, essere
consapevoli della complessita' esistenziale e sociale degli sfruttati dal
capitale e dai suoi servi politici, burocratici, religiosi; e quindi porsi
dinanzi alla complessita' delle domande, la cui risposta poteva risiedere
soltanto in un incontro diretto e reciproco con settori di classe, non come
avanguardie, ma come interlocutori; quindi imparare prima di insegnare,
ascoltare prima di parlare, mescolare nello scrivere le voci di chi parla e
di chi ascolta, scambiandosi di volta in volta i ruoli; riconoscere
l'importanza dell'autorita' separata pero' dal potere - cosa assai
difficile, perche' cosi' come il carisma puo' trasformarsi in potere, cosi'
il potere puo' travestirsi da carisma.
Giovanni, torinese, a causa della sua esperienza siciliana e dietro la
spinta dei "Quaderni Rossi", a cui stava a cuore la questione meridionale,
divento' ricercatore del Centro di Portici, fondato e diretto da Manlio
Rossi Doria.
Diventammo cosi' vicini di casa nel '67; e due anni dopo; dal nostro
incontro e da quello con altri scaturi' il progetto del Centro di
Coordinamento Campano, uno dei tanti gruppi del tempo, fondato proprio sul
principio dell'inchiesta, non solo tra gli operai, ma essendo noi al sud,
soprattutto tra i lavoratori precari, i disoccupati, i contadini, i
braccianti, nell'intento di sostenere le loro lotte e di promuoverle senza
prevaricarli. Poi, verso il '74, ciascuno ando' per la sua strada. Ma gia'
prima c'erano stati dei segnali di questo disagio. Ricordo che nel '70 o nel
'71 fu occupata l'universita' di agraria di Portici e che alla fine
dell'occupazione Giovanni, parafrasando uno slogan del '68 francese, scrisse
su una lavagna: Ce n'est qu'un debut, la routine continue.
Ma nel seguito delle nostre vite ne' Giovanni ne' io ne' molti fra noi sono
diventati routiniers, ma piuttosto routards, giramondo curiosi e impegnati
ciascuno nel suo campo a mutare lo stato delle cose presente.

9. LETTURE. GIUSEPPE MOGAVERO: I MURI RICORDANO
Giuseppe Mogavero, I muri ricordano. La Resistenza a Roma attraverso le
epigrafi (1943-1945), Massari Editore, Bolsena (Viterbo) 2002, pp. 264, euro
20. Realizzato con la collaborazione dell'Anpi e il patrocinio del Comune di
Roma, con 320 fotografie di G. D'Orazio e G. Mogavero, con una premessa di
Roberto Morassut, una presentazione di Antonio Parisella, assai utili
indici; un libro che vivissimamente raccomandiamo, un contributo alla
memoria che schiude futuro. Per richieste alla casa editrice: Massari
Editore, casella postale 144, 01023 Bolsena (Vt), e-mail:
erre.emme at enjoy.it, sito: www.enjoy.it/erre-emme

10. RIEDIZIONI. AMIRI BARAKA (LEROI JONES): IL POPOLO DEL BLUES
Amiri Baraka (LeRoi Jones), Il popolo del blues. Sociologia degli
afroamericani attraverso il jazz, Einaudi, Torino 1968, 1977, nuova edizione
Shake, Milano 1994, 2007, pp. 256, euro 9,50. Un testo ormai classico
(l'edizione originale e' del 1963) di uno dei maggiori intellettuali e
scrittori americani, da sempre militante per i diritti e la liberazione.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 101 del 26 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it