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Minime. 124



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 124 del 18 giugno 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Giobbe Santabarbara: Quale sinistra. Tre tesi
2. Giulio Vittorangeli: Carnefici, vittime e spettatori impotenti
3. Katia Ricci: La vita alle radici dell'economia
4. Lea Melandri: Elvio Fachinelli, la politica del desiderio
5. Fabio Massimo Parenti presenta "Metafisica cristiana e neoplatonismo" di
Albert Camus
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. GIOBBE SANTABARBARA: QUALE SINISTRA. TRE TESI

1. Una "sinistra" ministeriale che fa la guerra e se ne vanta, che viola la
Costituzione e se ne vanta, che riarma e nuove guerre e nuovo terrorismo
prepara, che in tutto cio' che e' sostanziale e' subalterna all'eversione
berlusconiana, ebbene, non solo e' una "sinistra" destinata alla sconfitta,
semplicemente non e' piu' una sinistra. E del resto da oligarchie corrotte o
totalitarie (e talvolta sia corrotte che totalitarie) cosa ci si puo'
aspettare?
Altro oggi occorre, e urgentemente.
Cosi' come una "sinistra" ambigua e parassitaria, frivola e irresponsabile,
cialtrona e funzionalmente asservita ai media della societa' dello
spettacolo, che ammette lo squadrismo e ammira il fascismo - tanto quello
stalinista quanto quello fondamentalista -, e' una "sinistra" che serve solo
alla destra eversiva, al sovversivismo dall'alto, al regime dei vampiri, al
disordine costituito.
Altro oggi occorre, e urgentemente.
*
2. Se, come a noi sembra, la questione decisiva e' quella della pace e della
guerra, ovvero della salvezza dell'umanita' dall'onnicidio (e dicendo questo
intendiamo ad un tempo i diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa
della biosfera, la socializzazione dei mezzi di produzione e l'affermazione
di un'umanita' di persone libere, eguali e responsabili) si pone qui e
adesso la necessita' della costruzione di una sinistra che s'incardini sulla
scelta della nonviolenza come principio fondamentale del proprio pensare ed
agire politico.
*
3. La nonviolenza che e' stata il cuore pulsante della tradizione del
movimento operaio; la nonviolenza che e' stata la chiave di volta delle
lotte antirazziste ed antimperialiste; la nonviolenza che e' il nucleo e la
matrice dell'ecologia politica; la nonviolenza che e' il primo motore della
resistenza antifascista e dei movimenti antimafia; la nonviolenza di cui le
esperienze e le riflessioni del movimento delle donne sono la corrente
calda, l'inveramento storico maggiore. La nonviolenza come teoria e pratica
della liberazione, come concrezione agente del principio responsabilita'.
E non le ripugnanti pagliacciate di quei tre partiti politici che siedono in
parlamento e al governo avallando la guerra, il razzismo e lo sfruttamento,
e che oscenamente si proclamano "nonviolenti" senza neppure accorgersi di
quanto grottesco sia questo loro mentire, ed infame.
E non le grottesche furbizie di chi usa l'etichetta "nonviolenza" per far
mercato di quattro trucchi o salire qualche gradino in penose carriere di
asservimento proprio ed altrui.
Ben altro e' la nonviolenza: la nonviolenza come idea e prassi - proposta e
lotta concreta e dialettica, dialogica e contestuale - cui consentono
persone diverse con motivazioni diverse che tutte convengono sul principio
comune che vi e' una sola umanita' e che a tutti gli esseri umani tutti i
diritti umani riconosciuti vanno.
La scelta della nonviolenza, cosi' come Aldo Capitini la definiva nella sua
"carta ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento" che in ogni
numero di questo foglio nuovamente riproduciamo.
La nonviolenza in cammino.

2. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: CARNEFICI, VITTIME E SPETTATORI
IMPOTENTI
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento. Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori
di questo notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da
sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell’Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

Sappiamo che la realta' in cui viviamo, il capitalismo, di cui la
globalizzazione e' espressione, ha poco da offrire alla stragrande
maggioranza dei popoli del Sud: vantaggiosa per una minoranza di persone,
esige in contropartita l'impoverimento degli altri, in particolare delle
societa' contadine, che costituiscono quasi meta' dell'umanita'.
Sappiamo che, su scala globale, la logica del profitto porta alla
progressiva distruzione delle basi naturali della riproduzione della vita
sul pianeta. Privatizzando i servizi pubblici, riduce anche i diritti
sociali delle classi popolari.
Quello che troppo spesso ignoriamo, e' che noi apparteniamo a questa realta'
globalizzata da un lato come carnefici, dall'altro come vittime.
"Abitatori dei cosiddetti Paesi del benessere, non solo sappiamo di vivere
una vita piu' agevole e garantita di quella della enorme maggioranza dei
nostri simili, ma anche che questa nostra condizione deriva dalla
sottrazione di risorse appartenenti ad altri popoli e alle future
generazioni; e che questa rapina e' continua e organizzata dalla
progettazione di meccanismi che respingono enormi masse ai margini estremi
del sistema in cui viviamo, li riducono a scarti della cosiddetta civilta',
a popoli in esubero, a serbatoi da cui trarre manovali di morte, soldati per
le guerre imperiali, e regioni da trasformare in enormi discariche di
rifiuti tossici. Noi siamo i consumatori, cioe' i beneficiari di questo
assetto mondiale, e del resto finiamo spesso per accettare come dogma la sua
ideologia, per la cui attuazione, ogni tre o quattro anni, eleggiamo i
nostri rappresentanti. E pero', nello stesso tempo, noi sentiamo di
appartenere al gruppo delle vittime. Dai mutamenti climatici alla
distruzione dell'habitat, da una dura selezione di classe per cui aumenta la
distanza fra ricchi e poveri, dalla parcellizzazione del lavoro alla sua
delocalizzazione verso i Paesi dei bassi salari, dalla diffusione della
precarieta' nel mondo giovanile alle guerre fra civilta' che ormai
travagliano enormi regioni, alla caduta di senso della vita, di un'etica
forte e di una forte identita' che reggevano - o sembravano reggere - le
nostre modalita' di esistenza sino a qualche anno fa, noi ci sentiamo spesso
in balia di un'epoca che travolge buona parte del nostro assetto psichico e
della nostra liberta'" (Ettore Masina, da "Missione Oggi" dicembre 2006).
Sottrarci a questa doppia identificazione e' la strada rappresentata dalla
solidarieta' internazionale, quella che esige di rendere pronta giustizia a
chi soffre, perche' il suo dolore e' avvertito come nostro dolore, e quindi
ci pare intollerabile. Una solidarieta' che non puo' essere (come purtroppo
viene veicolata e rappresentata dai grandi mezzi d'informazione) la carita'
pelosa fatta dei messaggini sms. Quell'occuparci del resto del mondo con un
messaggio sms da 1 euro e' un po' poco; serve, nel migliore dei casi, a
mettere a posto la coscienza. L'elemosina umilia, anche quella promossa con
le migliori intenzioni. Non sbaglia il proverbio che dice "La mano che
riceve e' sempre sotto la mano che da'".
*
Ma neanche la migliore solidarieta' politica, in determinati contesti
storici (che hanno un ruolo cruciale), riesce a rappresentare un
interlocutore credibile per gli oppressi.
Pensiamo allo scontro fratricida tra Hamas e Fatah che si sta consumando in
Palestina, nei Territori martoriati dall'occupazione israeliana che dura da
40 anni. In quel carnaio, in quel cumulo di rovine, nulla riesce piu' a
distinguersi, quanto a progetti, futuro, speranza, orizzonte condiviso.
Certo ci sono le responsabilita', da chi questa guerra civile l'ha
accuratamente cercata (Tel Aviv e Washington), a chi non ha fatto nulla per
evitarla (le classi dirigenti del mondo arabo e l'Unione europea), per
finire con gli errori imperdonabili commessi dalla stessa leadership
palestinese.
Ma tutto questo non ci assolve, non ci puo' assolvere; ci lascia solo
spettatori impotenti. Quel che fa piu' male, come ha scritto Angela Pascucci
(nell'editoriale del 13 giugno de "il manifesto): "e' la conferma che si
finisce sempre, in piu' di un modo, per assomigliare al proprio nemico,
soprattutto quando questo non intende assumere nessun'altra identita',
perche' anche solo la convivenza gli sembra una sconfitta e una minaccia.
Confrontarsi con un nemico che giorno dopo giorno erode la terra su cui
vivi, minaccia la tua sopravvivenza, vive della tua paura, si sente
rassicurato solo dalla tua debolezza, non puo' che indurre uno
stravolgimento interiore, una paralisi dell'anima. Alla fine, qualunque
diverbio, qualunque conflitto, anche quello con tuo fratello, si
trasformera' in una sfida mortale per il controllo di quella terra su cui
pensi di voler vivere e per la quale sei disposto a uccidere".

3. INCONTRI. KATIA RICCI: LA VITA ALLE RADICI DELL'ECONOMIA
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo questo intervento.
Katia Ricci e' saggista, studiosa dell'arte delle donne, docente di storia
dell'arte in un liceo classico di Foggia. Opere di Katia Ricci: Mary
Cassatt. Da Pittsburgh a Parigi, Selene, 2003; Charlotte Salomon. I colori
della vita, Palomar di Alternative, 2006]

Ci si puo' commuovere ad un convegno sull'economia? Si', e' successo a molte
e molti di quelli che ascoltavano Babacar Mbow sabato 12 maggio presso la
sala convegni della Banca Popolare di Verona. Il convegno, durato l'11 e il
12, e' stato organizzato da varie associazioni, tra cui: Mag di Verona, Rete
delle Citta' Vicine (di cui fa parte anche La Merlettaia di Foggia),
l'Universita' del Bene Comune e la Libera Universita' dell'Economia Sociale.
Il titolo del convegno racchiude una riflessione, che e' anche un invito
agli economisti: far diventare centrale nell'economia degli specialisti
quello che si fa nel quotidiano.
La commozione nasceva dall'ascoltare parole autentiche, vere, aderenti alla
realta', quelle di Babacar Mbow, senegalese, figura carismatica e ieratica,
capo spirituale dei Bay Fall, una confraternita religiosa musulmana legata
al sufismo, che ha presentato l'esperienza del villaggio di N'dem, situato a
150 Km. da Dakar, al limite del deserto del Sahel. A un certo punto della
sua vita Babacar, che viveva con la moglie in Francia, ha deciso di fare
qualcosa di concreto per il suo paese di origine, rifacendo il percorso
inverso di tanti, troppi giovani senegalesi, ritornando con la moglie Aissa
in quella regione che da 35 anni soffre di una siccita' devastante. Che cosa
ha spinto Babakar e Aissa? "L'amore - dice in un francese asciutto e senza
ombra di retorica, tradotto con calda partecipazione da Serena Sartori -. Al
centro dei grandi eventi del mondo c'e' l'amore. Solo attraverso l'amore le
difficolta' del mondo possono essere risolte". E di difficolta', risolte man
mano, se ne sono presentate davvero tante. E tanti i problemi urgenti: le
malattie, a cui ha cercato di far fronte Aissa, creando subito un centro di
cura, la desertificazione, l'insufficienza di acqua potabile sia per gli
uomini che per le bestie, l'emigrazione di massa dalle campagne... Ma dal
1985, quando Babakar comincio' a far rivivere il villaggio, insieme alle
donne, vecchi e bambini, che erano rimasti, il risultato e' oggi sotto gli
occhi di tutti, documentato durante il convegno dalla proiezione di un video
sulla vita del villaggio di N'dem. Vi vivono stabilmente 8.500 persone,
dedite a varie attivita' artigianali, tessili, di strumenti musicali,
oggetti, mobili per arredamento e giocattoli. Quasi tutti i prodotti sono
realizzati con materie non importate. Attorno al villaggio e' stata creata
un'associazione che raggruppa 15 villaggi da cui e' derivato il Gie, gruppo
di interesse economico, con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita,
realizzando un centro di mestieri artigianali, una scuola e un'attivita' di
ortocoltura. Tra i risultati positivi e' da segnalare il piccolo prestito
senza interessi, messo in atto da una cassa di solidarieta' e il
potenziamento di attivita' varie, dall'allevamento al rimboschimento,
all'invenzione di un combustibile, ottenuto mescolando le cortecce di
arachidi, il prodotto locale, con una particolare argilla.
*
Sembra, dunque, vinta la scommessa di Babakar di rivitalizzare l'humus e le
risorse locali di donne e uomini di un villaggio, che chiede di non stare
nella competizione del mercato globalizzato, come ha sottolineato la
filosofa Luisa Muraro, che e' intervenuta subito dopo Babakar. Ci sono paesi
dell'Africa e di altre parti del mondo che vogliono essere "dignitosamente
poveri", vogliono un'economia di sussistenza, che il mondo globalizzato non
vuole lasciare vivere.
Per la filosofa e' fondamentale porre con forza agli economisti questioni
importanti, essenziali perche' vicine alle forme di vita e al quotidiano. Le
donne, che in alcune zone dell'Africa sono il volano della rinascita,
possono farlo, a patto di far vivere una forte soggettivita' femminile, che,
invece, oggi si presenta debole, come dimostrano quelle che sono nei posti
di potere, dove hanno difficolta' a "esserci con la competenza simbolica
della loro umanita' di essere donne".
Molte le pratiche del femminismo ancora vitali: il partire da se', il
rapporto tra donne, la costruzione delle relazioni, tutte ancora buone e
forti, se sono trasformatrici di se' e della realta'. L'invito e' a non
chiudersi in "piccole chiese", ma a tenere aperti i rapporti se si ha il
desiderio di "fare grandi cose", di stare in un orizzonte ampio.
Non bisogna demonizzare nulla, raccomanda Luisa Muraro, neanche il demonio,
tantomeno il denaro, ma restituirgli "il valore di segno". Il denaro,
infatti, porta con se' una promessa di felicita', e' "un sacramento di
felicita'". Negativo e' concentrarsi sul denaro come valore in se',
dimenticando cio' di cui e' segno. E' necessario, invece, risalire ai
moventi, a cio' che davvero ci interessa e consideriamo importante.
*
Il giorno prima, M. Teresa Giacomazzi della Mag, associazione no-profit, di
Verona, introducendo i lavori, si e' richiamata alla necessita' che
l'economia affondi le radici nella vita.
Il frutto del lavoro e' certo produrre ricchezza e denaro, che pero' non e'
la misura di tutto. La misura e' vivere con agio, lavorare, dando spazio
alle passione e alle relazioni. Ma spesso i luoghi di lavoro sono fonte di
sofferenze, mentre sacche di miseria si estendono anche nel ricco Nordest,
dove iniziano a diffondersi forme di microcredito.
*
L'economista Bruno Amoroso nel suo intervento ha mostrato come applicare
all'economia le regole delle casa. La chiarezza del discorso rispecchiava il
suo punto di partenza, appreso dal suo maestro, l'economista Caffe': fare
un'economia per le persone comuni. Partire dalla vita ancora oggi (Caffe' lo
diceva negli anni Sessanta) appare come una rivoluzione copernicana.
Premessa indispensabile e' superare le ideologie, intese come falsa
coscienza, e l'individualismo, a favore dell'essere comunitario, che non ha
interessi individuali da difendere perche' "la sua identita' include la
diversita' dell'altro". Obiettivo e' la costruzione del bene comune, che
nasce dal mettere in comune sia i beni necessari sia tutto cio' che e'
centrale per la vita delle comunita': acqua, foreste, energia, conoscenza,
salute, trasporti, attivita' finanziarie di base... In molti settori c'e'
bisogno di deprivatizzare, che significa risocializzare e demercificare,
valorizzando la nascita di forme di economia associativa, come "altra
economia" e "economia degli affetti". Non si tratta di creare zone di nuovi
privilegi e nicchie di sperimentazione, ma incentivi che aiutino a riportare
il mercato dentro la comunita' e a rafforzare i legami sociali.
Amoroso ha esaminato l'ingiustizia di fondo della globalizzazione, che ha
sostituito il modello di crescita estensivo del capitalismo tendente
all'acquisizione di nuovi mercati, con il modello intensivo basato sul
restringimento dei mercati ai paesi della Triade (Stati Uniti, Giappone,
Unione Europea) e dei consumatori ai ceti sociali piu' ricchi. Il nuovo
meccanismo per essere efficiente deve essere imposto e riguardare solo una
parte dell'umanita' che comprende circa 800 milioni di persone della Triade
(all'interno della stessa vengono esclusi vasti gruppi sociali) a fronte di
6 miliardi di persone del "resto del mondo".
In questo sistema stanno mostrando forti limiti i tentativi, pur generosi e
spesso utili, della cosiddetta universalizzazione, messa in atto dalle ong,
organismi non governativi, per limitare i danni ai paesi e gruppi piu'
deboli. Le campagne per i diritti "universali" e le politiche di
cooperazione contengono elementi contraddittori e spesso sono l'esportazione
di principi occidentali. Il limite della Banca Etica e' non partecipare al
rischio dei progetti che finanzia.
*
La teologa svizzera Ina Praetorius insiste sull'applicazione all'economia
delle "regole" dell'ambiente domestico, inteso come frutto della relazione
tra donne e uomini, che sono interdipendenti. Se partiamo dalla domanda "chi
siamo" scopriamo di essere tutti "partoriti da madre, di essere liberi nella
dipendenza, mortali, bisognosi e pieni di limiti". Di qui occorre ripartire.

4. MEMORIA. LEA MELANDRI: ELVIO FACHINELLI, LA POLITICA DEL DESIDERIO
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo il seguente articolo gia'
pubblicato sul quotidiano "Liberazione" del 12 febbraio 2007.
Lea Melandri, nata nel 1941, acutissima intellettuale, fine saggista,
redattrice della rivista "L'erba voglio" (1971-1975), direttrice della
rivista "Lapis", e' impegnata nel movimento femminista e nella riflessione
teorica delle donne. Opere di Lea Melandri: segnaliamo particolarmente
L'infamia originaria, L'erba voglio, Milano 1977, Manifestolibri, Roma 1997;
Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli, Milano 1988, Bollati Boringhieri,
Torino 2002; Lo strabismo della memoria, La Tartaruga, Milano 1991; La mappa
del cuore, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992; Migliaia di foglietti, Moby
Dick 1996; Una visceralita' indicibile, Franco Angeli, Milano 2000; Le
passioni del corpo, Bollati Boringhieri, Torino 2001. Dal sito
www.universitadelledonne.it riprendiamo la seguente scheda: "Lea Melandri ha
insegnato in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti. Attualmente tiene
corsi presso l'Associazione per una Libera Universita' delle Donne di
Milano, di cui e' stata promotrice insieme ad altre fin dal 1987. E' stata
redattrice, insieme allo psicanalista Elvio Fachinelli, della rivista L'erba
voglio (1971-1978), di cui ha curato l'antologia: L'erba voglio. Il
desiderio dissidente, Baldini & Castoldi 1998. Ha preso parte attiva al
movimento delle donne negli anni '70 e di questa ricerca sulla problematica
dei sessi, che continua fino ad oggi, sono testimonianza le pubblicazioni:
L'infamia originaria, edizioni L'erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997);
Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli 1988 ( ristampato da Bollati
Boringhieri, 2002); Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni 1991;
La mappa del cuore, Rubbettino 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996;
Una visceralita' indicibile. La pratica dell'inconscio nel movimento delle
donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco, Franco Angeli editore 2000;
Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati
Boringhieri 2001. Ha tenuto rubriche di posta su diversi giornali: 'Ragazza
In', 'Noi donne', 'Extra Manifesto', 'L'Unita''. Collaboratrice della
rivista 'Carnet' e di altre testate, ha diretto, dal 1987 al 1997, la
rivista 'Lapis. Percorsi della riflessione femminile', di cui ha curato,
insieme ad altre, l'antologia Lapis. Sezione aurea di una rivista,
Manifestolibri 1998. Nel sito dell'Universita' delle donne scrive per le
rubriche 'Pensiamoci' e 'Femminismi'".
Elvio Fachinelli (Luserna, 1928 - Milano, 1989), intellettuale critico,
laureato in medicina a Pavia, si specializza in neuropsichiatria presso
l'Universita' di Milano; nel 1966, dopo il training analitico con Cesare
Musatti, diventa membro della Societa' psicoanalitica italiana. A partire
dal 1965, per piu' di un ventennio, collabora a riviste quali "Il corpo",
"Quaderni piacentini", "Quindici", ed anima la rivista "L'erba voglio"
(1971-1977); promuove iniziative di pedagogia non autoritaria, come l'asilo
autogestito di Porta Ticinese e il convegno "Esperienze non autoritarie
nella scuola". "La sua ricerca, espressa in una scrittura via via piu'
personale, esplora il territorio ai limiti della psicoanalisi e soprattutto
il problema della temporalita'" (Rovatti, Dizionario Bompiani dei filosofi
contemporanei); "Allievo di Musatti, ricerca, da un punto di vista
psicoanalitico, una risposta alle grandi contestazioni studentesche che
hanno costellato l'orizzonte politico italiano degli anni Sessanta. Ravvisa
nei movimenti di massa giovanili alcuni aspetti positivi che tendono a una
ricostruzione di un mondo diverso. Notevoli le sue indagini sul significato
del tempo e del rifiuto di esso in certi particolari tipi di sofferenza
psichica" (Carotenuto, Dizionario Bompiani degli psicologi contemporanei).
Opere di Elvio Fachinelli: (con Luisa Muraro e Giuseppe Sartori), L'erba
voglio. Pratica non autoritaria nella scuola, Einaudi, Torino 1971; Il
bambino dalle uova d'oro. Brevi scritti con testi di Freud, Reich, Benjamin
e Rose The', Feltrinelli, Milano 1974; La freccia ferma. Tre tentativi di
annullare il tempo, L'erba voglio, Milano 1979, Adelpghi, Milano 1992;
Claustrofilia. Saggio sull'orologio telepatico in psicanalisi, Adelphi,
Milano 1983; La mente estatica, Adelphi, Milano 1989; Intorno al '68.
Un'antologia di testi, Massari, Bolsena (Viterbo) 1998]

"La difficolta' del marxismo di fronte al '68 fu dovuta al fatto di trovarsi
davanti masse che chiedevano la rivoluzione e, contemporaneamente, non erano
ancora entrate nel sistema della produzione sociale, non erano dunque
immediatamente e chiaramente inquadrabili in termini di classe... E' questa
diversa logica di comportamento rispetto al reale e al possibile che io
chiamai 'desiderio dissidente'... l'aspetto iniziale, e si potrebbe dire
genetico, del movimento, che viveva contrapponendosi alla logica del
soddisfacimento dei bisogni fino allora dominante" (Elvio Fachinelli, Il
bambino dalle uova d'oro, Feltrinelli 1974).
Nel 1973 Elvio Fachinelli decide di raccogliere in un unico libro  -
definito nella prefazione "un viaggio attraverso la psicanalisi e oltre" -
scritti pubblicati per lo piu' su riviste, a partire dal 1965. Quando si
accinge a scrivere le note, che affiancheranno in corsivo articoli e saggi,
e' ormai nella condizione di chi, avendo percorso "nuovi paesaggi", mosso da
una "curiosita' spinta", puo' guardarli alla distanza, descrivere i
mutamenti che vi ha intravisto, indicarne a linee generali lo sviluppo.
Al centro compaiono i due articoli, usciti a distanza di alcuni mesi su
"Quaderni piacentini", in cui, in modo piu' diretto, "tira aria di '68": Il
desiderio dissidente (febbraio 1968), Gruppo chiuso o gruppo aperto?
(novembre '68). Il '68 era ormai lontano, ma per il movimento non
autoritario che faceva riferimento alla rivista "L'erba voglio", e per i
gruppi femministi in continua espansione in quegli anni, si puo' dire che
era appena cominciato o mai finito. Eppure Elvio, per quella folata di
futuro che vi aveva colto, per la lettura originale che ne aveva fatto,
sente il bisogno di aggiungere: "e credo non ci sia motivo di
vergognarsene". A quali censori pensasse e' detto nel seguito del discorso:
per molti, la categoria del desiderio aveva ascendenze culturali sospette, e
la felicita' sembrava non aver niente a che spartire con l'impresa del
socialismo.
I due articoli, legati peraltro alla partecipazione di Fachinelli al
controcorso che si era tenuto all'Istituto di Scienze Sociali di Trento
nell'inverno '67-'68, erano stati attaccati "sia dai rappresentanti della
psicanalisi istituita, sia da marxisti piu' o meno ortodossi". Cio' che e'
sentito come disturbante, da due saperi fondamentali per un'idea di
"politica portata alle radici dell'umano", ma divenuti ormai ideologie
contrapposte, e' l'aver cercato connessioni tra ambiti apparentemente
separati: natura e cultura, individuo e collettivo, inconscio e coscienza,
sogno e realta'. "Gli psicanalisti furono scandalizzati dal brusco
allacciamento che facevo tra la figura dell'autorita' famigliare e lo stato
di questa autorita' nelle societa' capitalistiche avanzate... Da parte dei
marxisti alcuni mi rimproverarono di non aver tenuto conto della
specificita' del conflitto di classe da cui sorgeva il movimento degli
studenti".
Benche' consapevole che bisogno e desiderio sono sempre presenti l'uno
nell'altro, Fachinelli non puo' evitare di nominarli separatamente, quando
si tratta di evitare che la nuova forma di rivoluzione, espressa dalla
dissidenza giovanile, venga forzatamente riportata dentro vecchi schemi:
"come se la spinta del desiderio fosse meno 'materialistica', o addirittura
un'astuzia dell'avversario". Di politica del desiderio e del bisogno si
parla in entrambi gli scritti. Dietro la contestazione di un padre forte e
autoritario - figura gia' sbiadita - si profila un "bersaglio piu' lontano"
e piu' difficile da portare allo scoperto, un fantasma di societa' che
abbina a un'offerta di sicurezza immediata, "completa liberazione dal
bisogno", una prospettiva inaccettabile: "la perdita di se' come progetto e
desiderio". Al culmine del suo sviluppo, la societa' dei consumi sembra
configurarsi immaginariamente come una madre "saziante e insieme divorante",
che offre cibo in cambio di una dipendenza incondizionata, a cui si
accompagnano senso di impotenza e angosce di inglobamento. Antiautoritarismo
diventa, nelle pratiche della dissidenza, appello contro l'"integrazione",
smascheramento delle logiche di dominio che, interiorizzate precocemente,
producono consenso, accettazione passiva di un sistema "la cui regolazione
e' gia' prevista in anticipo".
*
Per aver trascurato i bisogni di sicurezza, protezione, affidamento,
passivita', che si erano riprodotti al suo interno, il movimento che nel '68
aveva conosciuto modi di agire fluidi, come improvvise folate, la
straordinaria capacita' di rinascere dalle proprie ceneri, la forza di
allargarsi "senza far uso di bibbie", si ritrovera' in un tempo brevissimo
diviso, isolato, irrigidito nelle maglie di vecchie ideologie
marxiste-leniniste: le "fortezze" di aristocratiche avanguardie che si
allineano "al limite del deserto" - come si legge in apertura di uno dei
saggi piu' interessanti del libro, Il paradosso della ripetizione. Gia'
nell'esperienza del gruppo di analisi, che Fachinelli aveva fatto a Trento,
nell'Universita' occupata, si era visto quanto fosse radicata la tendenza di
ogni collettivita' a chiudersi di fronte alla minaccia attribuita a  esterni
o estranei, la ricerca di una perfetta omogeneita' al proprio interno e il
riprodursi di fenomeni di frammentazione, espulsione del diverso. Perche' il
gruppo potesse mantenersi in uno "stato di desiderio", era necessario che
nessun leader se ne facesse rappresentante unico o ne incarnasse l'ideale
unita'; era importante che la "comunanza" - trovare l'eguale nell'estraneo -
fosse sentita come "un bene da estendere".
La logica del desiderio e dell'accomunamento, nella stagione "breve,
intensa, esclusiva" della dissidenza giovanile del '68, aveva capovolto il
piu' antico riflesso sedimentato nella collettivita': "l'esercito agguerrito
che schiaccia la setta diventa per esso la massa sterminata offerta alla
propria comunicazione". Era stata un'esperienza transitoria, ma capace di
percepire, come l'utopia di Walter Benjamin, le "esigenze radicali del
presente" - "il possibile attualmente impossibile" -, che proprio perche'
soffocate torneranno a ripresentarsi con sempre nuova urgenza.
"La rivoluzione, come il desiderio, e' inevitabile e imprevedibile, e non
finira' mai di sconvolgere i custodi del terreno dei bisogni".
Il desiderio e la dissidenza oggi sembrano essersi inabissati nella bocca
vorace di una civilta' che, pur dando segni di visibile decadenza, macina
ogni segnale di cambiamento, ogni forma nuova di socializzazione, ogni
sapere che non sia funzionale alla sua conservazione. Non resta che sperare
che la logica del desiderio, come la "passione" di Marx, la spinta ad
autorealizzarsi da parte dell'uomo, lavori sotterraneamente, da vecchia
talpa, e torni a sorprenderci, quando meno ce l'aspettiamo.

5. LIBRI. FABIO MASSIMO PARENTI PRESENTA "METAFISICA CRISTIANA E
NEOPLATONISMO" DI ALBERT CAMUS
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 13 luglio 2004.
Fabio Massimo Parenti e' ricercatore e saggista. Opere di Fabio Massimo
Parenti: Sviluppo sostenibile e comunita' rurali nel nord-ovest del Vietnam,
L'Harmattan Italia, Torino 2002: (a cura di, con Umberto Melotti, Roberto
Panizza), Gli spazi della globalizzazione. Flussi finanziari, migrazioni e
trasferimento di tecnologie, Diabasis, Reggio Emilia 2004.
Albert Camus, nato a Mondovi (Algeria) nel 1913, nel 1940 a Parigi,
impegnato nella Resistenza con il movimento "Combat" (dopo la liberazione
sara' redattore-capo del quotidiano con lo stesso titolo), premio Nobel per
la letteratura nel 1957, muore nel 1960 per un incidente automobilistico. Lo
caratterizzo' un costante impegno contro il totalitarismo e per i diritti
umani, che espresse sia nell'opera letteraria e saggistica, sia nel
giornalismo e nelle lotte civili (oltre che nella partecipazione alla
Resistenza). In un articolo a lui dedicato ha scritto Giovanni Macchia
(citiamo da Camus e la letteratura del dissenso, in Giovanni Macchia, Il
mito di Parigi, Einaudi): "L'assurdo fu per Camus un punto di partenza...
Poiche' non si puo' immaginare una vita senza scelta, e tutto ha un
significato nel mondo, anche il silenzio, e vivere 'en quelque maniere'
significa pur riconoscere l'impossibilita' della negazione assoluta, la
prima cosa che noi non possiamo negare e' la vita degli altri. Nell'interno
dell'esperienza assurda nasce come prima evidenza (credere al proprio grido)
la rivolta: slancio irragionevole contro una condizione incomprensibile e
ingiusta, e che pur rivendica l'ordine nel caos. E ricordo la gioiosa
impressione che provoco' la formula cartesiana di Camus, con la sua aria di
limpido giuoco, quando la leggemmo la prima volta. Non 'je me revolte, donc
je suis': ma 'je me revolte, donc nous sommes'. Risollevare gli uomini dalla
loro solitudine, dare una ragione ai loro atti; mettersi non dalla parte
degli uomini che fanno la storia ma di coloro che la subiscono... Rivolta
come fraternita'". Opere di Albert Camus: tra le opere di Camus
particolarmente significative dal nostro punto di vista ci sembrano Il mito
di Sisifo, Caligola, La peste, L'uomo in rivolta, tutti piu' volte
ristampati da Bompiani. Utile anche la lettura dei Taccuini (sempre presso
Bompiani). Si veda anche (con Arthur Koestler), La pena di morte, Newton
Compton, Roma 1981. Opere su Albert Camus: numerose sono le monografie su
Camus; si vedano almeno la testimonianza di Jean Grenier, Albert Camus,
souvenirs, Gallimard, e per una sommaria introduzione: Pol Gaillard, Camus,
Bordas; Roger Grenier, Albert Camus, soleil et ombre, Gallimard; Francois
Livi, Camus, La Nuova Italia; una recente vasta biografia e' quella di
Olivier Todd, Albert Camus, una vita, Bompiani]

Mettere a confronto il mondo ellenico con quello cristiano e' il passaggio
obbligatorio di chi, come ha fatto Albert Camus a soli 23 anni, intenda
studiare "l'evoluzione del cristianesimo" nei suoi primi secoli di vita. "La
Grecia trova seguito nel cristianesimo. Ed esso si trova preformato nel
pensiero greco": e' quanto si comprende bene leggendo Metafisica cristiana e
neoplatonismo, l'opera con cui Camus ha conseguito il diploma di studi
superiori di filosofia nel 1936, un testo rimasto inedito per decenni e da
poco pubblicato, a cura di Lorenzo Chiuchiu', da Edizioni Diabasis. Nei
tempi della compenetrazione/competizione storica tra mondo greco e mondo
cristiano non era per nulla scontato che il cristianesimo sopravvivesse. La
diversita' e la comunanza dei temi tra civilta' cristiana e greca non fanno
tuttavia ragionare Camus in termini di sistemi di pensiero in
contrapposizione, bensi' di piani interagenti, di reciproca influenza, in
una parola, di sincretismo. Sono quattro le fasi che, spesso contestuali e
sovrapposte, Camus individua nell'evoluzione del cristianesimo: 1. Gesu' e
le rivelazioni evangeliche; 2. la Gnosi come tentativo greco di rispondere
all'aspirazione a Dio 3. il neoplatonismo, rappresentato da Plotino che, tra
razionalismo e misticismo, prepara il terreno per il costituirsi di una
"metafisica cristiana dell'incarnazione" (con sant'Agostino); 4. e infine
l'agostinismo, definito come seconda rivelazione, senza la quale
probabilmente il cristianesimo non ce l'avrebbe fatta ad arrivare fino ad
oggi.
Se il mondo ellenico crea un sapere che pretende di spiegare il rapporto tra
l'uomo e il Bene, tra l'uomo e l'Uno, il cristianesimo si oppone come un
dato di fatto: Dio che scende sull'uomo incarnandosi in esso. Tuttavia al di
la' di questa contrapposizione tra fede e filosofia, il testo di Camus
dimostra che e' proprio sul terreno della filosofia che le due civilta'
s'incontrarono. Le resistenze che il cristianesimo si trovo' a dover
affrontare gli furono di stimolo. E con sant'Agostino, che si servi' del
plotinismo, il cristianesimo riusci' a dare risposta alla necessita' di
umanizzare e intellettualizzare i suoi temi. Un'operazione tentata peraltro
dallo stesso gnosticismo che, al centro delle contraddizioni espresse
dall'incontro dei pensieri, divenne - nell'arco dei due secoli attraverso
cui si sviluppo' - piu' uno sforzo di giustapposizione di argomenti
diversissimi che una sistematizzazione intellettuale efficace. Non a caso
Camus definisce lo gnosticismo un "cristianesimo mostruoso".
Su un altro versante invece la soluzione di Plotino (una serie di principi
tra loro sempre in equilibrio, grazie al principio connettivo della
"partecipazione", dei quali Plotino fornisce delle immagini), pur essendo
irriducibile al pensiero cristiano, rappresenta un momento fondamentale per
la sua evoluzione. "A ben guardare Plotino si propone di fare, con le sole
risorse della filosofia greca, cio' che a stento sono riusciti a fare dieci
secoli di cristianesimo". E ancora: "A meta' strada tra le due dottrine,
Plotino e' designato a fare da intercessore".
*
Nelle conclusioni Camus ribadisce nuovamente tutta l'originalita' del
cristianesimo e la constatazione del fatto che i primi secoli abbiano
determinato una "cristianizzazione dell'ellenismo decadente" (e non
viceversa come alle volte potrebbe sembrare): un'evoluzione attraverso cui
il cristianesimo si e' costituito in filosofia. Allo stesso tempo pero' lo
scrittore ci ricorda con estrema chiarezza la difficolta' di avere un quadro
ben definito: "In verita', e' un paradosso tipico dello spirito umano
cogliere gli elementi senza poterne abbracciare la sintesi: paradosso
epistemologico d'una scienza certa nei fatti, ma comunque insufficiente:
sufficiente nelle sue teorie, ma comunque incerta, ovvero paradosso
psicologico di un io percettibile nelle sue parti, ma inaccessibile nella
sua profonda unita'".
Calando poi questa lettura nel dibattito attuale (e in parte superato) sulle
origini cristiane dell'Europa, possiamo affermare che la processualita'
storica nell'evoluzione del cristianesimo, seppure non nega una sua
essenziale originalita', rende tuttavia impossibile identificarlo in maniera
monolitica e indipendente. Se e' vero che tra la fine del primo secolo e
l'inizio del secondo esso s'innesta nel preesistente mondo greco-romano
(dopo aver rotto con il giudaismo) e viene variamente influenzato da un
contesto storico-geografico carico di movimenti e correnti di pensiero,
risulta a maggior ragione insensato stabilire un'unica radice cristiana nel
lungo, articolato, multiforme, incompleto e mutevole processo di formazione
europea, come hanno evidenziato molti intellettuali, da Cacciari a Todorov a
Maria Zambrano.
Infine, sia che si tratti d'immergersi nella metafisica cristiana di
Agostino, sia che si preferisca la soluzione plotiniana (neoplatonica), la
lettura di questo testo di Camus, accessibile anche a coloro che non sono
specialisti o cultori della materia, stimola il ragionamento e la
riflessione esistenziale (su temi che veramente possiamo definire
universali) nella direzione di una conversione possibile, di una elevazione
dell'anima per rientrare con piu' consapevolezza entro i propri limiti.
D'altronde la filosofia, che troppo spesso impaurisce i piu', e' la madre di
tutti i saperi, ed e' o dovrebbe essere il canale privilegiato per amare il
sapere e riflettere sulla condizione dell'essere umano.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 124 del 18 giugno 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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