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Minime. 126



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 126 del 20 giugno 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Il 23-24 giugno con Odile Sankara
2. Severino Vardacampi: Una cosa che servirebbe oggi in parlamento
3. Franco Bianco ricorda Valerio Verra (2001)
4. Gianni Vattimo ricorda Valerio Verra (2001)
5. Vita Cosentino presenta "Sapienza quotidiana" di Antonietta Potente
6. Liliana Rampello presenta "La storia" di Elsa Morante
7. Anna Tito presenta "La rivolta libertaria" di Albert Camus
8. Riedizioni: Tucidide, La guerra del Peloponneso
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. IL 23-24 GIUGNO CON ODILE SANKARA
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it).
Odile Sankara, nata nel 1964, anno dell'indipendenza del suo paese, il
Burkina Faso, e sorella del presidente Thomas Sankara (ucciso il 15 ottobre
1987), e' artista di teatro e di cinema, promotrice di cultura, operatrice
sociale, suscitatrice di consapevolezza e impegno per i diritti. Un profilo
di Odile Sankara e' in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 29]

Care amiche e cari amici,
sabato 23 e domenica 24 giugno la CasaLaboratorio dell'Asinara di Casaltone
(Parma) ospitera' il laboratorio di teatro residenziale "Sulla scena del
mondo" condotto dall'attrice burkinabe' Odile Sankara.
Questa artista di cinema e teatro - sorella di Thomas Sankara, il presidente
del Burkina Faso ucciso nel 1984 - si e' specializzata nel raccogliere e
raccontare storie popolari. Nel 1992 ha creato insieme ad altre donne
l'Associazione "Talents de femmes" attraverso la quale si impegna nel
coniugare il cambiamento creativo, la tradizione e un alto senso della
liberta' femminile.
Il laboratorio comincera' sabato 23 alle 9,30 e terminera' domenica 24 alle
ore 16, con pernottamento presso la CasaLaboratorio. La quota di
partecipazione e' di 50 euro, comprensive di vitto e alloggio (portare
lenzuola e coperte o sacco a pelo).
Per informazioni e prenotazioni contattare: Luca 3296047007 o Chiara
3497726495.

2. PAROLE AL VENTO. SEVERINO VARDACAMPI: UNA COSA CHE SERVIREBBE OGGI IN
PARLAMENTO

Eravamo all'osteria da Iaiotto iersera, e con Bruce, Pacchiano e Pellegro si
disputava delle solite cose - se veramente l'uomo-cavallo corresse piu'
svelto del treno, se il piu' grande giocatore di quintiglio di tutti i tempi
fosse il sor Vincenzo, cos'altro occorreva oltre l'elettrificazione piu' i
soviet, e cosi' via - quand'ecco che scuotendosi dal vinoso torpore Annibale
Carpaccio, sapete com'e' fatto, ricomincia a concionare.
*
Servirebbe un gruppo, anche minimo, di parlamentari che fossero persone
amiche della nonviolenza (lo so che ci sono ben tre partiti che si
dichiarano tali, ma io intendo persone che diano un valore alle parole che
dicono e la cui parola abbia un valore - di macchi, pappi e bucchi
nell'italica commedia ne abbiamo avuti fin troppi), e che possano essere
strumento di rappresentanza e punto di riferimento nell'organo legislativo e
per cosi' dire minima una struttura di servizio e di collegamento della
sinistra diffusa che si oppone alla guerra e al terrorismo. Ovviamente non
possono essere vecchi biscazzieri gia' complici degli squadristi e dei
terroristi di stato o di setta, e gia' rotti ad ogni complicita' col
totalitarismo e col regime della corruzione, col patriarcato e col
militarismo. Basterebbe forse anche una sola persona nell'intero parlamento
che scegliesse e dichiarasse di mettersi al servizio della sinistra che
vuole una politica nonviolenta, che e' l'unica politica possibile per
opporsi all'onnicidio planetario in corso. Speravamo che alcune donne elette
nell'aprile 2006 potessero svolgere questa funzione: cosi' finora non e'
stato, ma chissa'.
Il problema si pone, e con urgenza: la sinistra in Italia - e con essa le
liberta' fondamentali - verra' travolta dal berlusconismo se fin dalle
prossime tornate elettorali amministrative o politiche non si costruira' -
anche attraverso l'assai utile contributo di un referente parlamentare che
con umilta' si metta al servizio di tale fine - un'aggregazione di sinistra
rigorosamente nonviolenta, autonoma e definita, che possa portare in modo
limpido e intransigente la voce e il volto e la proposta e l'azione della
nonviolenza nelle istituzioni rappresentative - e ve ne e' un'urgenza
estrema; una presenza elettorale ed istituzionale nonviolenta che certo poi
possa anche allearsi con il cosiddetto centrosinistra (a seconda delle norme
elettorali e dei concreti contesti potrebbe essere indispensabile) ma su
posizioni nitide in materia di politica della pace e dei diritti umani, di
difesa della biosfera e dell'umanita' che ne fa parte: facendo, qualora
occorresse, buoni compromessi, giacche' siamo nel campo del possibile; ma
giammai facendo quei compromessi non buoni il cui esito e' l'uccisione di
esseri umani (ed e' uccisione di esseri umani la guerra afgana, e' uccisione
di esseri umani il sostegno alla politica militare dell'attuale governo
statunitense, e' uccisione di esseri umani l'attuale legislazione
sull'immigrazione che ogni giorno fa morire nel mare nostrum carrettate di
poveri cristi, e' uccisione di esseri umani ogni scelta di riarmo e ogni
politica di potenza).
Non e' esigenza che interessi solo noi naufraghi di antiche procelle
perennemente corrucciati dell'oggi e del domani, ma l'intero spettro di cio'
che resta della sinistra degli oppressi in Italia, anche quegli altri
segmenti non inonesti di essa che ancora non hanno saputo fare la scelta
della nonviolenza perche' ancora non hanno saputo leggerla nelle prassi
maggiori e aggettanti della storia del movimento delle classi sfruttate e
dei popoli oppressi.
Se non cominciamo a lavorarci adesso, forse domani non ve ne sara' piu' il
tempo.
Cosi' Annibale Carraccione tartagliava, e tracannava intanto e - more
solito - bestemmiava il governo, ogni governo.
*
C'era quella sera anche Gagliano, voi ve lo ricordate. Che di tanto cicalare
in posa da gran bacalare non ne poteva proprio piu', e allora ci mise il
carico da undici.
E lo dici proprio tu che ormai e' dal secolo scorso che hai rinunciato a
fare il tuo dovere, e hai sperperato tutti i tuoi talenti, vil renitente,
fossile biffe, rudere incartapecorito? Di cosa parli, se non della vergogna
tua?
Si', lo dico proprio io, furente allora Annibale insorgeva, tremanti le
guance rubizze di vene traslucide e di pelame candenti, acquosi e affocati
gli occhi. Proprio perche' sono un vecchio dirigente di partito, un vecchio
funzionario di partito, un vecchio agitatore e suscitatore e animatore di
movimenti e lotte, e infine un vecchio e basta, lo dico proprio io. Perche'
mi sembra del tutto chiaro che la casa brucia, e se non altri almeno io lo
vedo, e il debbo adunque dire. C'e' gia', seppur tuttora priva di
rappresentanze,  una sinistra che ha fatto la scelta della nonviolenza,
diffusa; e certo ancora sovente confusa, ancora sovente ingenua (e alla
merce' di ogni sorta di ciarlatani), ma c'e': occorre che essa trovi la
forza di riconoscersi, ed a questo forse potrebbe soprattutto oggi servire
il Movimento Nonviolento di Capitini, a convocare all'incontro su basi
programmatiche rigorose (quelle di quella carta che Capitini scrisse e che
ancora ci persuade). Ma occorre anche che essa sinistra diffusa nonviolenta
trovi uno strumento di lavoro che gli dia immediata effettuale presenza fin
nell'organo legislativo dell'ordinamento giuridico italiano, e che gli metta
altresi' a disposizione quelle risorse di servizio e finanziarie di cui chi
cola' siede pur dispone - e se vuole, in pro del pubblico bene; come ad
esempio a suo tempo dal parlamento europeo sapeva fare Alexander Langer.
Occorre non un partito un piu', che il cielo ce ne scampi, ma neppure una
rete di clientele e comparaggi; occorrerebbe io credo icche ette nunche non
piu' che un referente di servizio in parlamento, e il resto ce lo sapremmo
costruire da noi, ogni persona mettendoci del suo. Mi si dira': si puo' ben
fare a meno di una voce e un'interfaccia in parlamento; ben sicuro,
rispondo, ma farebbe tuttavia assai comodo, anzi assaissimo. Ma queste cose
io le dico gia' sapendo che non sortira' questa voce da questa mescita, ed
io stesso gia' sento il sopore, o il rimbambimento, che mi riafferra.
Al che Gagliano, perfido di luciferina intelligenza, col triplice cachinno
replicava, non altrimenti che col triplice cachinno; dopo di che piu' nulla
di decente o di serioso aggiugnere si puote. Nessuno sa assestare certe
stoccate meglio di Gagliano.
*
Cosi' passiamo le serate da Iaiotto, finche' l'alcole fa l'effetto suo
(frase che puo' significare una cosa e il suo contrario, poiche' tutto e'
dialettico in questo basso mondo, e sempre l'uno si divide in due). Non so.
E' da tanto che sono confuso. E stracco. E stralinco.

3. MEMORIA. FRANCO BIANCO RICORDA VALERIO VERRA (2001)
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 7 luglio 2001, col titolo " Dalla Resistenza
a Hegel, l'insegnamento di Valerio Verra" e il sommario "Un omaggio allo
studioso da poco scomparso: la militanza da partigiano, gli studi con
Pareyson e Gadamer e l'ultima interrotta fatica, la traduzione della 'Grande
Enciclopedia'. Pubblichiamo il discorso di commemorazione per Valerio Verra
effettuato nell'Ateneo romano che lo aveva da poco nominato professore
emerito".
Franco Bianco (Brescia 1932) e' professore ordinario di Storia della
filosofia presso l'Universita' Roma Tre; studioso dello storicismo tedesco e
dell'ermeneutica contemporanea; insieme con Umberto Curi dirige la collana
"Filosofia delle scienze umane" per le Edizioni Franco Angeli; dirige la
rivista "Paradigmi". Tra le opere di Franco Bianco: Distruzione e
riconquista del mito, Milano 1962; La genesi della critica storica della
ragione, Milano 1971; Storicismo ed ermeneutica, Roma 1974; Introduzione a
Dilthey, Laterza, Roma-Bari 1985, 2005; Giudizi di valore e riabilitazione
della filosofia pratica, Napoli 1990; Pensare l'interpretazione, Roma 1990;
Le basi teoriche dell'opera di Max Weber, Laterza, Roma-Bari 1997;
Introduzione all'ermeneutica, Laterza, Roma-Bari 1998, 2005; Introduzione a
Gadamer, Laterza, Roma-Bari 2004; (a cura di), Il dibattito sui valori tra
Ottocento e Novecento, Franco Angeli, Milano 2004. Opere su Franco Bianco:
M. Failla (a cura di), "Bene navigavi". Studi in onore di Franco Bianco,
Quodlibet, Macerata 2006.
Valerio Verra (1928-2001) e' stato storico della filosofia e docente
universitario. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze
filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda: "Valerio Verra
(1928-2001). Vita: Nato a Cuneo il 19 febbraio 1928, laureato nel 1949 in
filosofia presso l'Universita' di Torino, con una tesi sul naturalismo di
John Dewey, Valerio Verra ha compiuto studi di perfezionamento
all'Universita' di Heidelberg. Nel 1958 ha ottenuto la libera docenza in
Storia della filosofia presso l'Universita' di Torino. Dopo essere stato
professore incaricato di Filosofia a Trieste nel 1961 e straordinario di
Storia della filosofia nel 1964, dal 1968 al 1992 e' stato ordinario di
Storia della filosofia all'Universita' La Sapienza di Roma e dal 1992
ordinario della stessa disciplina nella Terza Universita' di Roma. Dal 1970
e' membro dell'Ufficio di presidenza dell'Internationale Hegel Vereinigung,
dal 1985 dell'Institut International de Philosophie, e dal l992 socio
nazionale dell'Accademia dei Lincei. Opere: Il naturalismo umanistico e
sperimentale di J. Dewey, Torino 1950; Dopo Kant. Il criticismo dell'eta'
preromantica, Torino 1957; F. H. Jacobi. Dall'illuminismo all'idealismo,
Torino 1963; Dialettica e filosofia in Plotino, Torino 1963; Mito,
rivelazione e filosofia in J. G. Herder e nel suo tempo, Milano 1966;
Introduzione ad Hegel, Roma-Bari 1988; Letture hegeliane. Idea divenire e
storia, Roma 1992. Ha curato i volumi: La dialettica nel pensiero
contemporaneo, Bologna l976; La filosofia dal '45 ad oggi, Torino 1976; La
filosofia di Hegel, Torino l979; Hegel interprete di Kant, Napoli l981. Ha
tradotto opere di Jacobi, Herder ed Hegel ed ha curato l'edizione critica
delle opere di Maimon (7 voll., Hildesheim, 1965-'77). Pensiero: L'attivita'
scientifica di Valerio Verra, se si prescinde dall'esplorazione della
dialettica in Plotino, si e' rivolta a due campi principali: 1) la filosofia
classica tedesca, attraverso studi sui postkantiani e i romantici, culminati
nell'ultimo ventennio nello studio del pensiero di Hegel e nella traduzione,
in parte pubblicata, della sua Enciclopedia delle scienze filosofiche; 2) la
filosofia contemporanea, ed in particolare l'ermeneutica, la dialettica,
l'utopia e il nichilismo, oltre che la filosofia italiana del Novecento".
Tra le opere di Valerio Verra: Il naturalismo umanistico e sperimentale di
J. Dewey, Torino 1950; Dopo Kant. Il criticismo dell'eta' preromantica,
Torino 1957; F. H. Jacobi. Dall'illuminismo all'idealismo, Torino 1963;
Dialettica e filosofia in Plotino, Torino 1963, Vita e Pensiero, Milano
1992; Mito, rivelazione e filosofia in J. G. Herder e nel suo tempo, Milano
1966; (con Francesco Adorno, Tullio Gregory), Storia della filosofia,
Laterza, Roma-Bari 1973, 2002; (a cura di), La dialettica nel pensiero
contemporaneo, Bologna l976; (a cura di), La filosofia dal '45 ad oggi,
Torino 1976; (a cura di), La filosofia di Hegel, Loescher, Torino l979; (a
cura di), Hegel interprete di Kant, Napoli l981; Introduzione a Hegel,
Laterza, Roma-Bari 1988, 2001; Letture hegeliane,1992; Su Hegel, Il Mulino,
Bologna 2007]

Valerio Verra e' morto improvvisamente, nel sonno, il 20 giugno scorso. Nel
febbraio aveva compiuto 73 anni e qualche mese addietro questa Facolta' lo
aveva nominato professore emerito. A buon diritto, io credo, poiche' pochi
come lui seppero congiungere un'attivita' didattica esemplare per rigore di
metodo e capacita' di dedizione, con un esercizio costante dell'attivita' di
ricerca, che gli consenti' di diventare, con il trascorrere degli anni, un
punto di riferimento imprescindibile negli studi sulla filosofia tedesca
degli ultimi tre secoli.
Verra era nato a Cuneo e la' aveva vissuto, prima ancora di recarsi a Torino
per gli studi universitari, una importante esperienza di vita - quella della
Resistenza - di cui non amava parlare, ma che lo aveva segnato profondamente
dal punto di vista morale prima ancora che politico. Era quello il momento -
egli mi disse una volta, l'unica in cui ne parlammo - in cui era del tutto
chiaro che cosa si dovesse fare, in cui era possibile distinguere con
nettezza ove fosse il bene ed ove il male. Poi le acque si erano intorbidate
e noi assistevamo - si era allora intorno alla fine degli anni Settanta -
all'addensarsi sulla nostra vita pubblica di nubi che non promettevano nulla
di buono.
Verra aveva successivamente studiato a Torino, alla scuola di Augusto Guzzo,
Luigi Pareyson e Nicola Abbagnano, la cui attenzione per Dewey non dovette
restargli estranea, se e' vero che, malgrado la sua indubbia vicinanza a
Pareyson, dedico' la propria tesi di laurea allo sperimentalismo del
filosofo americano.
Ma gli interessi e l'orientamento filosofico del suo principale maestro lo
indirizzarono ben presto, dopo la laurea, verso la filosofia classica
tedesca, parte essenziale di quell'imponente movimento poetico, letterario e
speculativo che caratterizzo' in maniera peculiare quella che fu detta
l'"eta' di Goethe". A quell'epoca Verra dedico' dapprima tutte le sue
energie, svolgendo un paziente, a volte minuzioso lavoro di scavo, che gli
consenti' di ricostruire a partire dalle fonti, allora assai poco
conosciute, alcune tra le personalita' piu' importanti e infine di pervenire
ad una mirabile sintesi delle complesse vicende speculative che
caratterizzarono la posizione del piu' grande pensatore sistematico della
modernita', e cioe' di Hegel.
Ma la strada per giungere a tale traguardo era lunga e Verra la percorse
lentamente, attraverso una serie di stazioni che devono essere ricordate.
Alla pubblicazione, solo parziale, della sua tesi, aveva fatto seguito nel
1957, il volume Dopo Kant che offriva un primo saggio della esplorazione
condotta dal giovane Verra del criticismo preromantico, il cui frutto piu'
significativo sarebbe stato il grosso volume su Jacobi del 1963, che nel
panorama storiografico del tempo s'impose per il ricorso sistematico alle
fonti e, soprattutto, per la valorizzazione sagace ed acuta ad un tempo
dell'imponente carteggio.
Lo studio di questo autore aveva nel frattempo portato Verra in Germania,
ove ebbe la ventura d'incontrare a Heidelberg il suo secondo maestro,
Hans-Georg Gadamer, del quale era stato appena pubblicato l'opus maius.
Verra fu attratto cosi' in una nuova orbita, che non gli era certo estranea,
poiche' in essa ruotava il suo stesso maestro torinese, ma che ora
s'imponeva di fare i conti piu' da vicino con la filosofia del Novecento,
con i dibattiti sull'ermeneutica e sul pensiero di Heidegger che allora si
andavano accendendo un po' dovunque in Europa. Fu Gadamer, oserei dire, che
richiamo' l'attenzione di Verra sul problema della dialettica, che egli a
partire da quelli anni indago' in tutta la sua complessita', spingendosi per
un verso indietro, fino a Plotino, per l'altro in avanti, verso Hegel, che
rappresento' il polo intorno a cui venne infine a configurarsi il suo
massimo impegno storiografico.
Pur tra queste nuove aperture Verra aveva pero' continuato a lavorare
intorno al passaggio dall'illuminismo all'idealismo, aveva vinto la cattedra
di Storia della filosofia presso l'Universita' di Trieste ed aveva
pubblicato nel 1966 il risultato piu' maturo della sua lunga ricerca su
Herder, inquadrandone la riflessione sul mito nel contesto dei dibattiti
tardo-illuministici sull'argomento.
Nel 1968, con le prime avvisaglie di un sovvertimento che doveva restare
mitico, Verra venne chiamato alla II cattedra di Storia della filosofia
presso la facolta' di Magistero della Universita' di Roma "La Sapienza": la
Facolta' dalla quale molti di noi provengono. Aveva allora 40 anni e si puo'
ben dire che fosse all'apice della fortuna accademica e dell'attivita' di
studioso. Gli anni romani furono prevalentemente dedicati - lo attestano i
corsi che tenne - all'approfondimento di Hegel, ma anche allo studio via via
piu' intenso di Heidegger e dei problemi ad esso collegati: la filosofia di
Nietzsche e la questione del nichilismo, che da un lato lo ricongiungeva ai
suoi antichi interessi per Jacobi e dall'altro lo rendeva particolarmente
sensibile alla lettura di alcuni poeti, tra i quali mi piace ricordare
quella di Benn.
Fu Hegel, tuttavia, dalla Fenomenologia all'Estetica, dalla Logica
all'Enciclopedia, che occupo' soprattutto Verra in una serie di corsi che
hanno lasciato il segno sui nostri studenti e in una serie di saggi che egli
solo di recente, e solo parzialmente, aveva raccolto sotto il titolo di
Letture hegeliane. Negli anni Settanta era stato intanto cooptato
dall'Institut International de Philosophie e nel 1987 era entrato a far
parte dell'Accademia dei Lincei.
Nell'ultimo decennio, riprendendo una importante opera di mediazione che
gia' aveva condotto in riferimento a Herder, Verra si dedico' con la solita
abnegazione alla traduzione della hegeliana Grande Enciclopedia, cioe'
all'edizione in lingua italiana dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche
in compendio arricchita delle osservazioni e dei commenti che Hegel annoto'
nel corso degli anni sulla copia personale del libro. Si trattava di un
lavoro imponente, del quale era apparso presso la Utet, qualche tempo
addietro, il primo volume. Nei mesi scorsi Verra, che a quest'impresa aveva
subordinato ogni altro interesse, era riuscito a completare anche il
secondo, del quale qualche giorno prima di morire gli erano infine giunte le
bozze. Alla loro correzione guardava come alla preminente occupazione della
sua estate operosa, ma la sorte ha voluto che egli non arrivasse a porvi
mano.
E se io ora vado con la mente a quel gran fascio di carte che ho visto
giacere inerte sul suo tavolo, non posso fare a meno di avvertire, insieme
con un sentimento profondo di gratitudine per l'esempio di vita che egli ci
ha lasciato, una tristezza indicibile al pensiero che qualcun altro dovra'
intervenire per portare a compimento la sua opera.

4. MEMORIA. GIANNI VATTIMO RICORDA VALERIO VERRA (2001)
[Dal quotidiano "La stampa" del 24 giugno 2001 col titolo "Un filosofo
piemontese. La scomparsa di Valerio Verra".
Gianni Vattimo (Torino 1936), filosofo, docente universitario, e' da sempre
impegnato per i diritti civili. Dal sito www.giannivattimo.it riprendiamo la
seguente scheda biografica di Gianni Vattimo: "Gianni Vattimo e' nato nel
1936, a Torino, dove ha studiato e si e' laureato in filosofia; ha poi
seguito due anni i corsi di Hans Georg Gadamer e Karl Loewith
all'universita' di Heidelberg. Dal 1964 insegna all'Universita' di Torino,
dove e' stato anche preside della facolta' di Lettere e filosofia. E' stato
visiting professor in alcune universita' americane (Yale, Los Angeles, New
York University, State University of New York) e ha tenuto seminari e
conferenze in varie universita' di tutto il mondo. Negli anni Cinquanta ha
lavorato ai programmi culturali della Rai. E' membro dei comitati
scientifici di varie riviste italiane e straniere; e' socio corrispondente
dell'Accademia delle Scienze di Torino. Laurea honoris causa
dell'Universita' di La Plata (Argentina, 1996). Laurea honoris causa
dell'Universita' di Palermo (Argentina, 1998). Laurea honoris causa
dell'Universita' di Madrid (2003). Grande ufficiale al merito della
Repubblica italiana (1997). Attualmente e' vicepresidente dell'Academia de
la Latinidade. Nelle sue opere, Vattimo ha proposto una interpretazione
dell'ontologia ermeneutica contemporanea che ne accentua il legame positivo
con il nichilismo, inteso come indebolimento delle categorie ontologiche
tramandate dalla metafisica e criticate da Nietzsche e da Heidegger. Un tale
indebolimento dell'essere e' la nozione guida per capire i tratti
dell'esistenza dell'uomo nel mondo tardo moderno, e (nelle forme della
secolarizzazione, del passaggio a regimi politici democratici, del
pluralismo e della tolleranza) rappresenta per lui anche il filo conduttore
di ogni possibile emancipazione. Rimanendo fedele alla sua originaria
ispirazione religioso-politica, ha sempre coltivato una filosofia attenta ai
problemi della societa'. Il "pensiero debole", che lo ha fatto conoscere in
molti paesi, e' una filosofia che pensa la storia dell'emancipazione umana
come una progressiva riduzione della violenza e dei dogmatismi e che
favorisce il superamento di quelle stratificazioni sociali che da questi
derivano. Con il piu' recente Credere di credere (Garzanti, Milano 1996) ha
rivendicato al proprio pensiero anche la qualifica di autentica filosofia
cristiana per la post-modernita'. Una riflessione che continua nelle ultime
pubblicazioni quali Dialogo con Nietzsche. Saggi 1961-2000 (Garzanti, Milano
2001), Vocazione e responsabilita' del filosofo (Il Melangolo, Genova 2000)
e Dopo la cristianita'. Per un cristianesimo non religioso (Garzanti, Milano
2002). Recentemente ha pubblicato Nichilismo ed emancipazione (Garzanti,
Milano 2003). Con la volonta' di battersi contro i dogmatismi che alimentano
violenze, paure e ingiustizie sociali si e' impegnato in politica... [anche
come eurodeputato]. Collabora come editorialista a La Stampa, Il Manifesto,
L'Unita', L'Espresso, El Pais e al Clarin di Buenos Aires"]

Un filosofo piemontese, cosi' si potrebbe definire Valerio Verra, professore
emerito di Storia della filosofia all'universita' di Roma, scomparso
improvvisamente lo scorso 20 giugno, all'eta' di settantadue anni;
aggiungendo naturalmente "nel senso migliore", anche se Verra non si sarebbe
certo risentito di questa connotazione regionale. La sua piemontesita' era
fatta, come nei migliori intellettuali di questa regione (Gobetti, Bobbio,
per dirne qualcuno), insieme di un grande cosmopolitismo culturale e di uno
straordinario understatement; di interesse e rispetto quasi religioso per le
cose di cui si occupava, uniti a un profondo senso dell'ironia, anzitutto
verso se stesso e poi verso i cultori di quella disciplina alquanto
misteriosa che rimane pur sempre la filosofia. La battuta forse piu'
espressiva del modo in cui considerava il proprio lavoro e' rimasta, per
molti di noi, famosa: a chi una volta in un dibattito lo aveva definito
filosofo obietto' che non si sentiva un animale, ma solo uno zoologo;
appunto, uno storico della filosofia, che si compiaceva nel ricostruire
vicende e personalita' della storia del pensiero; e che non si avventurava a
proporre tesi speculative proprie, ma solo per il rispetto e l'ammirazione
che portava a coloro, non molti certo, che erano stati capaci di farlo,
lasciando nella cultura quelle tracce al cui studio egli si dedicava.
Nato a Cuneo nel 1928, aveva studiato a Torino con Guzzo, Abbagnano e
Pareyson, di quest'ultimo essendo stato anche allievo gia' al liceo, quando
il giovanissimo professore era un membro della Resistenza, compagno di
Pietro Chiodi e degli altri di cui narrano le opere di Fenoglio. Non si puo'
ricordare Valerio Verra senza evocare anche questi nomi emblematici della
storia piemontese del Novecento: il suo carattere e la sua specifica
spiritualita' testimoniavano una fedelta' mai venuta meno a queste origini,
compreso anzitutto l'antifascismo cuneese che in lui, caratteristicamente,
si accompagnava alla fede cattolica e a un certo conservatorismo di stampo
liberale. Dopo un iniziale interesse per Dewey, a cui e' dedicata la sua
tesi di laurea, Verra pubblico' opere fondamentali su F. H. Jacobi,
dall'Illuminismo all'idealismo (Torino 1963); su Herder Mito rivelazione e
filosofia in Herder e nel suo tempo, (Milano 1966), preparate da lunghi
periodi di studio a Heidelberg, dove fu uno dei primi discepoli italiani di
Hans-Georg Gadamer. Da lui, oltre che da Pareyson, Verra aveva ereditato
l'interesse per Hegel, a cui sono dedicati i suoi lavori dei decenni
recenti, fino alla monumentale traduzione della Filosofia della natura, di
cui si accingeva a correggere le bozze, pronte presso la Utet. Con Verra non
scompare pero' solo lo storico e lo studioso; egli fu anche un organizzatore
di cultura e un eccellente insegnante; ai molti giovani che lo hanno avuto
come professore ha lasciato l'esempio di un'intelligenza che, pur con
ironica modestia, non si lasciava scoraggiare da nessuna asperita' testuale,
come quelle presenti soprattutto in Hegel: anche la Fenomenologia dello
spirito, spiegata da lui, diveniva meno oscura, acquistando un po'
dell'amichevole trasparenza di carattere del commentatore.

5. LIBRI. VITA COSENTINO PRESENTA "SAPIENZA QUOTIDIANA" DI ANTONIETTA
POTENTE
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it).
Vita Cosentino e' un'autorevolissima intellettuale femminista.
Antonietta Potente e' nata in Liguria nel 1958, teologa domenicana, docente
di teologia morale a Roma e a Firenze, del 1994 vive in Bolivia, e la' ha
aperto la sua vita comunitaria a un'esperienza di condivisione e di ricerca
con famiglie di campesinos, di artigiani e di studenti di etnia indigena;
insegna teologia nelle universita' di Cochabamba e La Paz, tiene conferenze
e corsi in vari altri paesi latinoamericani. Tra le opere di Antonietta
Potente: Osare un tempo nuovo, Anterem, 1995; La resistenza dei deboli. Una
lettura del Cantico dei Cantici, Anterem, 1995; Raccogliere i frammenti.
Dalla teologia missionaria alla teologia contestuale, Anterem, 1996; Un
tessuto di mille colori. Differenze di genere, di cultura, di religione,
Icone, 2000; Sapienza quotidiana. Una lettura del Qoelet dal sud del mondo,
Icone, 2000; Gli amici e le amiche di Dio. Benedetto, Francesco, Domenico e
le donne che hanno condiviso la loro ispirazione, Icone, 2000; La
religiosita' della vita. Una proposta alternativa per abitare la storia,
Icone, 2003; Molta gioia. La spiritualita' domenicana come stile di vita
quotidiana, Icone, 2005; (con Giselle Gomez), Non e' tempo di trattare con
Dio affari di poco conto, Fraternita' di Romena Onlus, 2006; La fede.
Semplicemente appoggiarsi alla profondita' della vita, Icone, 2006; (con
Giselle Gomez), Caterina & Teresa. Passione e sapienza nella mistica delle
donne, Icone, 2006]

Antonietta Potente, Sapienza quotidiana, Ed. Icone, euro 5,16.
Ligure di nascita, l'autrice, una teologa domenicana, vive in Bolivia dal
1994. In questo piccolo e prezioso libro rilegge il Qoelet, un testo biblico
dell'epoca dei Tolomei (III secolo a. C. circa), un tempo di cambiamento.
Con Sapienza quotidiana Antonietta Potente parla del mondo e del tempo che
stiamo vivendo, in un modo che non anticipo, ma che ho trovato luminoso
perche' capace di aiutarci a vedere. Giannina Longobardi l'ha conosciuta qui
in Italia e delle sue pubblicazioni ama in particolare questa, che continua
a regalare e a segnalare alle amiche. Cosi' e' arrivata anche a me.

6. LIBRI. LILIANA RAMPELLO PRESENTA "LA STORIA" DI ELSA MORANTE
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it).
Liliana Rampello e' un'autorevolissima intellettuale femminista, saggista e
docente, insegna Estetica all'Universita' di Bologna; ha collaborato a molte
riviste, tra cui "Il Verri", "Rinascita", "Studi di estetica", "Critica
marxista", "Via Dogana"; nel sito della Libreria delle donne di Milano
(www.libreriadelledonne.it) cura la stanza "Paradiso", dedicata a libri e
recensioni; per la casa editrice Pratiche ha diretto la collana "Strumenti
per scrivere e comunicare", e' consulente del gruppo editoriale Il
Saggiatore. Opere di Liliana Rampello: La grande ricerca, Pratiche, Milano
1994; (a cura di, con Annarosa Buttarelli e Luisa Muraro), Duemilaeuna.
Donne che cambiano l'Italia, Pratiche, Milano 2000; (a cura di), Virginia
Woolf tra i suoi contemporanei, Alinea, Firenze 2002; Il canto del mondo
reale. Virginia Woolf. La vita nella scrittura, Il Saggiatore, Milano 2005.
Elsa Morante (1912-1985) e' stata una delle piu' grandi scrittrici italiane
del Novecento. Opere di Elsa Morante: segnaliamo almeno Il gioco segreto,
Garzanti, Milano 1941; Menzogna e sortilegio, Einaudi, Torino 1948; L'isola
di Arturo, Einaudi, Torino 1957; Alibi, Longanesi, Milano 1958; Lo scialle
andaluso Einaudi, Torino 1963; Il mondo salvato dai ragazzini, Einaudi,
Torino 1968; La storia, Einaudi, Torino 1974; Aracoeli, Einaudi, Torino
1982. Si veda anche almeno Pro o contro la bomba atomica e altri scritti,
Adelphi, Milano 1987; "Piccolo manifesto" e altri scritti, Linea d'ombra,
Milano 1988; ed anche Le straordinarie avventure di Caterina, Einaudi,
Torino 1959. Un'edizione in due volumi delle Opere e' apparsa presso
Mondadori, Milano 1988. Opere su Elsa Morante: segnaliamo almeno Carlo
Sgorlon, Invito alla lettura di Elsa Morante, Mursia, Milano 1972; Gianni
Venturi, Elsa Morante, La Nuova Italia, Firenze 1977]

Elsa Morante, La storia, Einaudi, Torino 2005, euro 13.
La storia della Morante esce nel 1974 e suscita polemiche e stroncature
critiche di ogni tipo. Non le riprendo qui, mi interessa al contrario
suggerirne la lettura: e' un libro bellissimo, come pochi altri capace di
raccontare l'Italia e la guerra per gli effetti che ha nella vita quotidiana
di chi la subisce ed e' inerme, nemmeno capace di capirla, saperla. E'
l'unico romanzo italiano del Novecento comparabile per altezza e ampiezza di
visione al nostro romanzo storico dell'Ottocento, I promessi sposi di
Manzoni.
Elsa Morante (Roma 1912-85) e' autrice di Il gioco segreto (1941), Le
bellissime avventure di Cateri' dalla trecciolina (1942), Menzogna e
sortilegio (1948), L'isola di Arturo (1957), Lo scialle andaluso (1963), Il
mondo salvato dai ragazzini (1968), La Storia (1974), Aracoeli (1982) e
della raccolta di poesie Alibi (1958). Nel catalogo Einaudi sono presenti
tutti i romanzi e i racconti nei Supercoralli, negli Struzzi e nei
Tascabili. Nei Saggi brevi e' stato pubblicato il Diario 1938 (1989).

7. LIBRI. ANNA TITO PRESENTA "LA RIVOLTA LIBERTARIA" DI ALBERT CAMUS
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 4 gennaio 2000.
Anna Tito e' giornalista, saggista, traduttrice, ricercatrice.
Albert Camus, nato a Mondovi (Algeria) nel 1913, nel 1940 a Parigi,
impegnato nella Resistenza con il movimento "Combat" (dopo la liberazione
sara' redattore-capo del quotidiano con lo stesso titolo), premio Nobel per
la letteratura nel 1957, muore nel 1960 per un incidente automobilistico. Lo
caratterizzo' un costante impegno contro il totalitarismo e per i diritti
umani, che espresse sia nell'opera letteraria e saggistica, sia nel
giornalismo e nelle lotte civili (oltre che nella partecipazione alla
Resistenza). In un articolo a lui dedicato ha scritto Giovanni Macchia
(citiamo da Camus e la letteratura del dissenso, in Giovanni Macchia, Il
mito di Parigi, Einaudi): "L'assurdo fu per Camus un punto di partenza...
Poiche' non si puo' immaginare una vita senza scelta, e tutto ha un
significato nel mondo, anche il silenzio, e vivere 'en quelque maniere'
significa pur riconoscere l'impossibilita' della negazione assoluta, la
prima cosa che noi non possiamo negare e' la vita degli altri. Nell'interno
dell'esperienza assurda nasce come prima evidenza (credere al proprio grido)
la rivolta: slancio irragionevole contro una condizione incomprensibile e
ingiusta, e che pur rivendica l'ordine nel caos. E ricordo la gioiosa
impressione che provoco' la formula cartesiana di Camus, con la sua aria di
limpido giuoco, quando la leggemmo la prima volta. Non 'je me revolte, donc
je suis': ma 'je me revolte, donc nous sommes'. Risollevare gli uomini dalla
loro solitudine, dare una ragione ai loro atti; mettersi non dalla parte
degli uomini che fanno la storia ma di coloro che la subiscono... Rivolta
come fraternita'". Opere di Albert Camus: tra le opere di Camus
particolarmente significative dal nostro punto di vista ci sembrano Il mito
di Sisifo, Caligola, La peste, L'uomo in rivolta, tutti piu' volte
ristampati da Bompiani. Utile anche la lettura dei Taccuini (sempre presso
Bompiani). Si veda anche (con Arthur Koestler), La pena di morte, Newton
Compton, Roma 1981. Opere su Albert Camus: numerose sono le monografie su
Camus; si vedano almeno la testimonianza di Jean Grenier, Albert Camus,
souvenirs, Gallimard, e per una sommaria introduzione: Pol Gaillard, Camus,
Bordas; Roger Grenier, Albert Camus, soleil et ombre, Gallimard; Francois
Livi, Camus, La Nuova Italia; una recente vasta biografia e' quella di
Olivier Todd, Albert Camus, una vita, Bompiani]

Come si puo' essere rivoluzionari e al tempo stesso giustificare la
soppressione delle liberta'? Gran parte degli intellettuali marxisti
rispondeva che la repressione era necessaria al cammino della storia verso
il socialismo: un "assurdo storico" per Camus. "Dirsi rivoluzionari ed
esaltare la pena di morte, la limitazione delle liberta' e la guerra
significa essere reazionari... E la ragione per cui oggi viviamo dentro una
storia reazionaria e' proprio perche' i rivoluzionari contemporanei hanno
accettato un linguaggio del genere" scriveva nel 1949. Il testo, dal titolo
"Intervista non pubblicata", breve e incisivo, viene ora ad aprire la
raccolta dei saggi politici scritti da Camus nell'arco di vent'anni ("La
rivolta libertaria", a cura di Alessandro Bresolin, con prefazione di
Goffredo Fofi, Edizioni Eleuthera, 216 pp., 26.000 lire), finora rimasti in
gran parte inediti in Italia, e che appaiono oggi straordinariamente
attuali.
Sono i piu' recenti scritti di Camus apparsi in Italia. Che tratti del
franchismo, della repressione in Ungheria, delle disumane condizioni di vita
dei fellah nelle campagne della Cabilia o ancora delle rivolte operaie di
Berlino e di Poznan, e soprattutto della guerra d'Algeria, per lui, "la
verita' di un pensiero non si stabilisce a seconda che sia di destra o di
sinistra, e ancor meno per come decidono di utilizzarlo la destra e la
sinistra".
Mentre ribadisce che, senza liberta' non puo' esserci socialismo, esprime il
suo sdegno per il modo in cui l'Europa occidentale degli anni '50 ha
rivalutato l'anticomunista Franco e l'ipocrisia della logica del "non
intervento" delle democrazie. Si', come scrive Fofi, "gli intellettuali
barano, e Camus rifiutava di barare". Da vero laico, si appellava ad una
"permanente fraternita' tra coloro che lottano contro il fato", contro le
ingiustizie, la schiavitu', il totalitarismo, ma soprattutto contro il furto
delle coscienze e gli strumenti tutti di cui si serve il potere per rendere
gli individui consenzienti al suo dominio.
I suoi scritti si attualizzano in un dopoguerra che termina fra il 1989 e il
1991: rimangono vivi per il semplice motivo che il persistere della crisi
economica e il crescere dei nazionalismi e degli integralismi non si e'
fermato, fanno temere un inizio di millennio oscuro, la lotta contro
l'ingiustizia, l'oppressione, e l'oscurantismo e' un'impresa "sisifiana".
Rincresce pero' che questa raccolta non annoveri i testi contro la pena di
morte: contro il vergognoso e insensato stereotipo della legge del taglione
egli scrisse, fra i primi, se non per primo, in Francia gia' nel 1957 con
Arthur Koestler. Intendeva far cambiare la legge francese influenzando
l'opinione pubblica su questo rito "primitivo", assolutamente indegno della
civilta' contemporanea.
"La pena di morte e' ingiusta e profondamente nociva" intitolo' un suo
articolo. Suo padre, gli raccontarono, aveva deciso di assistere a una
esecuzione; il delitto era particolarmente ributtante: un operaio agricolo
preso da un delirio sanguinario aveva massacrato una famiglia di fittavoli
con i loro bambini. "Si alzo' nel mezzo della notte per recarsi sul luogo,
mescolato a una folla immensa. Di cio' che vide quella mattina, non disse
niente a nessuno. Mia madre mi racconto' che era tornato a casa come una
ventata, con il viso stravolto, si era rifiutato di parlare, e
all'improvviso aveva cominciato a vomitare". E qui traspare la morale
"semplice" di Camus: "Se la giustizia provoca il vomito dell'uomo che
dovrebbe proteggere, sembra difficile sostenere che e' destinata a
diffondere piu' pace e ordine nella citta'".

8. RIEDIZIONI. TUCIDIDE: LA GUERRA DEL PELOPONNESO
Tucidide, La guerra del Peloponneso, Einaudi, Torino 1996, Mondadori, Milano
2007, 2 voll. per complessive pp. LXXX + 1640, euro 12,90 + 12,90 (in
supplemento a vari periodici Mondadori). A cura di Luciano Canfora, testo
greco a fronte, traduzioni, commenti e apparati di Canfora, Mariella
Cagnetta, Aldo Corcella, Andrea Favuzzi, Stefania Santelia, Angela Todisco.
Quasi solo con Tucidide - e Kafka - tu puoi fare il seguente esperimento:
che apri una pagina a caso e cominci a leggere, e non puoi smettere piu'. O
detto diversamente: che in ogni sua pagina tu senti la verita' in azione, la
verita' in marcia. Tutto si impara leggendo Tucidide.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 126 del 20 giugno 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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