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Voci e volti della nonviolenza. 69



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 69 del 26 giugno 2007

In questo numero:
1. Tre domande di "Autrement" a Emmanuel Levinas
2. Stefano Catucci presenta "Scoprire l'esistenza con Husserl e Heidegger"
di Emmanuel Levinas
3. Maurizio Schoepflin presenta "Difficile liberta'" di Emmanuel Levinas
4. Ottavio Di Grazia presenta "Emmanuel Levinas. La vita e la traccia" di
Salomon Malka
5. Et coetera

1. TRE DOMANDE DI "AUTREMENT" A EMMANUEL LEVINAS
[Dal quotidiano "Avvenire" del 27 dicembre 1998, col titolo "Levinas:
L'Occidente non e' tramontato", e il sommario "Il ruolo della nostra
tradizione culturale nel bilancio di un grande filosofo. Sono venti saggi
quelli raccolti nel volume Tra noi. Saggi sul pensare all'altro di Emmanuel
Levinas, edito da Jaca Book (pagine 286, lire 38.000). Testi redatti tra
l'inizio degli anni Cinquanta e il 1989 dove il filosofo lituano
naturalizzato francese tocca gli argomenti centrali della sua riflessione:
l'ontologia, la totalita', la metafisica e la rappresentazione,
l'ermeneutica, la sofferenza inutile, la giustizia, il tempo e la
trascendenza, la filosofia della cultura, la morte, l'unicita', i diritti
dell'uomo, la responsabilita'. Dall'ultimo scritto, un colloquio con la
redazione della rivista 'Autrement' del 1988, pubblichiamo alcuni stralci
dove il filosofo affronta le questioni della santita', della responsabilita'
e dell'identita' umana"]

- "Autrement": La definizione della santita' ci colloca nell'assoluto. Si
comprende bene che qui si tratta d'esigenza etica, attraverso l'insistenza
sulla nozione di gratuita' e non su quella di ricompensa. Tuttavia, mettendo
l'accento su questo aspetto, ammettendo anche lei il carattere
d'impossibilita', non teme che si possa rimproverare alla sua concezione di
essere utopica, e al filosofo che lei e' di trascurare l'inscrizione
politica di questa esigenza?
- Emmanuel Levinas: Cio' che io chiamo responsabilita' per altri, o amore
senza concupiscenza, l'io puo' trovarne l'esigenza soltanto in se stesso;
essa sta nel suo "eccomi" di io, nella sua unicita' non intercambiabile di
eletto. Essa e' originariamente senza reciprocita' che rischierebbe di
compromettere la sua gratuita' o grazia, o carita' incondizionata. Ma
l'ordine della giustizia degli individui responsabili gli uni verso gli
altri non sorge per ristabilire tra l'io e il suo altro questa reciprocita',
sorge dal fatto del terzo che, accanto a colui che e' per me un altro, e'
per me "ancora un altro". L'io appunto in quanto responsabile verso l'altro
e verso il terzo, non puo' restare indifferente alle loro interazioni e,
nella sua carita' per l'uno, non puo' liberarsi dal suo amore per l'altro.
Il me, l'io, non puo' limitarsi all'unicita' incomparabile di ciascuno, che
il volto di ciascuno esprime. Dietro le singolarita' uniche, bisogna
intravvedere degli individui del genere, bisogna confrontarli, giudicare e
condannare. Sottile ambiguita' di individuale e di unico, di personale e di
assoluto, della maschera e del volto.
Ecco l'ora della giustizia inevitabile che la stessa carita' esige. L'ora
della Giustizia, della comparazione degli incomparabili che si "riuniscono"
in specie e genere umani. E l'ora delle istituzioni abilitate a giudicare e
l'ora degli Stati in cui le istituzioni si consolidano e l'ora della Legge
universale che e' sempre la dura lex e l'ora dei cittadini uguali dinanzi
alla legge. Bisogna che questi eletti, al di sopra della maggioranza, si
trovino, come ogni cosa, un posto nella gerarchia dei concetti, e'
necessaria la reciprocita' dei doveri e dei diritti. Bisogna che alla
Bibbia - che, per prima, insegnava l'inimitabile singolarita', l'unicita'
"semelfactive" di ogni anima - si uniscano gli scritti greci, esperti in
specie e generi. E' l'ora dell'Occidente. Ora della giustizia che, tuttavia,
esigette la carita'.
L'ho detto: e' in nome della responsabilita' per altri, della misericordia,
della bonta' alle quali chiama il volto dell'altro uomo che tutto il
discorso della giustizia si mette in movimento, quali che siano le
limitazioni e i rigori della dura lex che esso avra' apportato all'infinita
benevolenza verso altri. Infinito indimenticabile, rigori sempre da
addolcire. Giustizia che si deve rendere sempre piu' saggia in nome, in
ricordo della bonta' originaria dell'uomo verso il suo altro in cui, in un
dis-inter-esse etico - parola di Dio - s'interruppe lo sforzo interessato
dell'essere bruto perseverante nell'essere. Giustizia sempre da perfezionare
contro le sue durezze.
Forse e' qui l'eccellenza stessa della democrazia il cui liberalismo di
fondo corrisponde all'incessante rimorso profondo della giustizia:
legislazione sempre incompiuta, sempre ripresa, legislazione aperta al
meglio. Essa attesta un'eccellenza etica e la sua origine nella bonta' da
cui l'allontanano tuttavia - sempre un po' meno, forse - i calcoli necessari
che una societa' molteplice impone, calcoli che ricominciano senza sosta.
Cosi' - nel vissuto del bene sotto la liberta' delle revisioni - ci sarebbe
un progresso della Ragione. Cattiva coscienza della Giustizia. Essa sa che
non e' giusta finche' la bonta' che la suscita e' buona. Pertanto, quando
essa lo dimentica rischia di soccombere in un regime totalitario e
staliniano e di perdere, nelle deduzioni ideologiche, il dono di invenzione
di nuove forme di coesistenza umana.
Vassilij Grossman, in Vita e destino - libro cosi' impressionante
all'indomani delle crisi maggiori del nostro secolo - va ancora piu'
lontano. Egli pensa che la "piccola bonta'" che va da un uomo al suo
prossimo, si perde e si deforma quando cerca organizzazione, universalita';
e sistema, quando si vuole dottrina, trattato di politica e di teologia,
Partito, Stato ed anche Chiesa. Essa resterebbe, pertanto, il solo rifugio
del Bene nell'Essere. Indomita, essa subisce la violenza del Male che,
piccola bonta', essa non potrebbe ne' vincere, ne' cacciare.
Piccola bonta' che va esclusivamente da uomo a uomo, senza attraversare i
luoghi e gli spazi in cui si svolgono eventi e forze. Ammirevole utopia del
Bene o il segreto del suo al di la'.
*
- "Autrement": "L'etica sarebbe il ricordo di questo famoso debito che io
non ho mai contratto". Lei ha sviluppato questa idea che la mia
responsabilita' mi e' ricordata dal volto dell'altro uomo. Ma ogni uomo e'
questo "altro" uomo? Non c'e' talvolta una defezione del senso, dei volti
brutali?
- Emmanuel Levinas: Jean-Toussaint Desanti domandava a un giovane giapponese
che commentava i miei lavori durante una discussione di tesi, se un Ss ha
cio' che io intendo per volto.
Questione molto inquietante che, secondo me, richiede una risposta
affermativa.
Risposta affermativa ogni volta dolorosa. In occasione dell'affare Barbie,
io ho potuto dire: onore all'Occidente! Anche nei confronti di coloro la cui
"crudelta'" non e' mai passata per un tribunale, la giustizia continua ad
essere esercitata. L'imputato considerato come innocente ha diritto a una
difesa, a dei riguardi. E' ammirevole che la giustizia abbia funzionato in
questa maniera, nonostante l'atmosfera apocalittica.
Bisogna anche dire che nel mio modo di esprimermi la parola volto non deve
essere intesa in maniera ristretta. La possibilita' per l'umano di
significare nella sua unicita', nell'umilta' delle sue indigenze e nella
mortalita', la signoria del suo richiamo - parola di Dio - della mia
responsabilita' per lui, e della mia elezione di unico a questa
responsabilita', puo' venire anche dalla nudita' di un braccio scolpito da
Rodin.
Grossman racconta in Vita e destino come alla Lubianka, a Mosca, davanti al
famoso sportello dove si potevano trasmettere lettere o pacchi ai parenti e
amici arrestati per "delitti politici" o prendere loro notizie, le persone
facevano la coda - leggendo ciascuno sulla nuca della persona che lo
precedeva, i sentimenti e le speranze della sua miseria.
*
- "Autrement": E la nuca e' un volto...
- Emmanuel Levinas: Grossman non dice che la nuca sia un volto, ma che su di
essa si legge tutta la debolezza, tutta la mortalita', tutta la mortalita'
nuda e disarmata dell'altro. Egli non dice cosi', ma il volto puo'
acquistare senso su cio' che e' il "contrario" del volto. Il volto non e'
dunque il colore degli occhi, la forma del naso, la freschezza delle gote,
eccetera...

2. STEFANO CATUCCI PRESENTA "SCOPRIRE L'ESISTENZA CON HUSSERL E HEIDEGGER"
DI EMMANUEL LEVINAS
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 14 luglio 1998, col titolo "Levinas. Voci
incrociate nel dialogo infinito della filosofia" e col sommario "Scoprire
l'esistenza con Husserl e Heidegger: tredici saggi di Levinas nel segno
della riconoscenza ai suoi maestri. Dopo Heidegger sappiamo che l'uomo non
e' un sostantivo ma un verbo, un pensare mai separato dal fare"]

Il gesto del ringraziamento, l'omaggio che si rivolge ai padri e ai maestri
con deferenza, ma senza sottomissione, e' una parte fondamentale
dell'insegnamento di Emmanuel Levinas, un aspetto determinante di quella
disposizione all'ascolto che distingue cosi' nettamente la sua attitudine
critica dal risentimento storiografico che troppo spesso, in filosofia,
trasforma il commento di un testo in un processo all'autore.
Dal libro che nel 1949 Levinas dedico' ai suoi maestri e padri riconosciuti,
e che nel 1967 ripubblico' con l'aggiunta di nuovi saggi, dobbiamo dunque
attenderci anzitutto quella particolare forma di ringraziamento che consiste
nel tentativo di "pensare con", di colloquiare cioe' con il testo filosofico
rispettando la sua autonomia, ma traendone anche gli apprendimenti che
consentono di alimentare il proprio percorso di pensiero.
Scoprire l'esistenza con Husserl e Heidegger (trad. it. di Federica Sossi,
Cortina Editore, pp. 276, lire 45.000) raccoglie cosi' tredici saggi scritti
nell'arco di un trentennio con l'intenzione non di costruire la propria
meditazione elevandosi sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto,
secondo la notissima immagine di Platone, ma di guardare quei giganti dritti
in volto, per riconoscere la parola viva che proviene dai loro scritti e
sentirsi al tempo stesso riconosciuti da loro, coinvolti in quel dialogo
infinito che e' appunto per Levinas l'essenza stessa della filosofia.
I due saggi che aprono il volume hanno entrambi carattere introduttivo -
rispettivamente all'opera di Edmund Husserl e a Essere e tempo di Martin
Heidegger. Non potrebbe essere altrimenti, visto che anche in senso
cronologico furono tra i primi contributi critici pubblicati in Francia su
quegli autori.
A partire da questi studi, Levinas abbandona, pero', il taglio dell'analisi
specialistica e da' inizio a una meditazione che lo riconduce sempre di piu'
verso Husserl e verso la sua fenomenologia, descritta come un metodo aperto,
una disciplina del pensiero e un esercizio di vita spirituale che spinge a
ricollocare la ragione non al di sopra delle cose, ma in mezzo ad esse.
L'importanza di questa spinta, per Levinas, e' fondamentale. Husserl,
infatti, ci ha insegnato a sporcare il pensiero con tutto cio' che una lunga
tradizione filosofica aveva invece tenuto lontano dai suoi ideali di purezza
e trasparenza: il finito, il contingente, l'ambiguo, l'impreciso,
l'imperfetto. A ciascuna di queste realta' la fenomenologia restituisce
dignita' e valore. Per ciascuna di esse Husserl ritrova differenti modalita'
di accesso e specifiche forme d'esperienza. Contrariamente a quel che puo'
supporre uno sguardo disattento, il problema della fenomenologia non e'
quello di attestare "la certezza del mondo oggettivo nel senso che Descartes
da' a questo termine", ma quello di ritrovare le radici della liberta'
proprio laddove queste si compromettono con cio' che non ci appartiene, con
l'estraneo e il non-familiare.
La fenomenologia, dunque, non esalta le tradizionali virtu' della
contemplazione filosofica, ma le disillude, cosi' come non incoraggia il
pensiero a moltiplicare le sue strategie di controllo, ma lo costringe a
uscire fuori di se'. La grande lezione di Husserl - scrive allora Levinas -
consiste nell'avere delineato una filosofia della liberta' che evita di
concepire il soggetto come un'entita' isolata nello spazio privato del suo
arbitrio e lo espone invece a quell'intreccio di relazioni, dipendenze e
rispecchiamenti che si coagulano intorno a un unico concetto fondatore,
quello dell'intenzionalita', e si dirigono verso un'unica necessita' reale,
quella di una nuova etica.
Nel suo primo studio sulla fenomenologia, pubblicato in Francia nel 1930,
Levinas aveva lamentato il fatto che Husserl non si fosse curato di
considerare il filosofo come uomo, nella sua condizione esistenziale. Nei
saggi di Scoprire l'esistenza il bisogno di estendere la ricerca in questa
direzione riemerge di continuo e parte proprio da uno spunto interno
all'opera di Husserl: la coscienza di cui egli ci parla, scrive Levinas,
"non e' un'astrazione, non e' una coscienza in generale", come quella
dell'idealismo classico, ma e' "una possibilita' concreta in ognuno di noi".
Per comprendere l'individualita' di questa coscienza dobbiamo pero'
rivolgerci a Heidegger, ovvero all'ontologia che in Essere e tempo ci ha
insegnato a vedere l'uomo non piu' alla luce di un concetto astratto, ma
nella situazione reale della sua esistenza, nel qui del suo luogo e nell'ora
del suo tempo.
Platone descriveva il filosofo come colui che rinuncia a una parte della
propria umanita' e che, per liberarsi dalle catene dell'opinione, assiste
con distacco alla morte del proprio corpo. Con Heidegger avviene il
contrario: il filosofo non rinuncia a nessuna catena e vive semmai
l'angoscia dei suoi legami come la ragione piu' profonda di un'esistenza che
non si domina con la forza della logica, ma nella quale si e' "gettati" e
della quale bisogna "avere cura".
Dopo Heidegger, scrive allora Levinas, sappiamo che "l'uomo non e' un
sostantivo" ma "un verbo": un pensare che non si separa mai dal fare, una
dimensione di senso che non si chiude nella staticita' di uno schema, ma e'
sempre esposta all'arrivo dell'estraneo e del perturbante.
In Scoprire l'esistenza, Levinas ripensa in questa chiave le implicazioni
etiche della fenomenologia, ma soprattutto, negli ultimi saggi del libro, si
avvia verso quella filosofia dell'apertura all'Altro che costituisce il
tratto piu' originale della sua riflessione.Se qui egli si allontana dai
suoi padri, e' ancora una volta in segno di rispetto, non per un tradimento.
Le figure di Husserl e di Heidegger restano per lui presenti come segni che
attraverso certi gesti o certe inflessioni della voce formano "il volto di
un interlocutore necessario a ogni discorso, persino a quello interiore". Ma
l'avventura del pensiero e' per lui un viaggio senza ritorno, una scoperta
che, proprio come l'esistenza, non puo' mai prevedere la direzione dei suoi
prossimi passi.
Lungo tutte le sue peregrinazioni, Ulisse in fondo non fa che spingersi
verso la sua isola natale. A questo mito, Levinas suggerisce di contrapporre
la storia di Abramo, "che lascia per sempre la sua patria per una terra
ancora ignota e che interdice al suo servo persino di ricondurre suo figlio
al punto di partenza".

3. MAURIZIO SCHOEPFLIN PRESENTA "DIFFICILE LIBERTA'" DI EMMANUEL LEVINAS
[Dal quotidiano "Avvenire" del 9 marzo 2001, col titolo "La liberta' e'
difficile: un classico Levinas"]

Se volessimo prendere in prestito un'espressione tipica del linguaggio
dell'economia, potremo dire che il filosofo che piu' di ogni altro ha visto
impennarsi le sue quotazioni negli ultimi anni e' il lituano-francese
Emmanuel Levinas, nata a Kaunas nel dicembre 1905 e scomparso a Parigi il
giorno di Natale del 1995. A questo riguardo, non si puo' non convenire con
Giancarlo Penati che, nella Premessa al volumetto Difficile liberta' (La
Scuola, pp. 140, lire 16.400), definisce Levinas "un classico del pensiero
contemporaneo", chiarendo ulteriormente le sue convinzioni nei termini
seguenti: "Levinas non e' piu' considerato rappresentante soprattutto del
pensiero giudaico ed esponente di una particolare modalita' di esso, piu'
propensa al dialogo col pensiero occidentale, e in particolare disposto al
colloquio con valori e filosofi cristiani. In lui si ravvisa oggi
soprattutto una problematica di grande e generale attualita', che lega
insieme l'apertura della soggettivita' individuale all'alterita' soggettiva,
e l'affermazione della essenziale eticita' del pensiero stesso sin dalle sue
origine quale condizione necessaria ed efficace per un'apertura
all'Assoluto".
Attingendo alla terza edizione del 1983, Penati ha tradotto alcuni saggi
presenti in Difficile liberte' che permettono un approccio particolarmente
fecondo alla filosofia levinasiana, offrendo la possibilita' di comprenderne
il nocciolo piu' profondo che consiste in quella che Penati definisce "la
rifondazione etica della metafisica". I tratti caratteristici di tale
decisiva rifondazione sono l'asserzione della superiorita' del Bene, cioe'
dell'eticita', sull'essere, la rivalutazione del primato dell'atto di
aristotelica memoria, ora inteso come atto etico, il rifiuto della classica
opposizione tra essere e nulla, ritenuta troppo astratta e incapace di
spiegare la totalita' del reale, e, infine, la celebre sottolineatura della
inaggirabile realta' del "volto" dell'Altro, che diventa il perno della
relazione etica e la traccia piu' evidente dell'Assoluto, di quel Dio al
quale sono dovute la dedizione, l'obbedienza e l'adorazione.
Alla luce di queste concezioni, Levinas ha letto e interpretato anche la
Bibbia: "Il fatto che il rapporto col divino - egli scrive nel 1957 - si
incroci col rapporto verso gli uomini e coincida con la giustizia sociale,
ecco lo spirito totale della Bibbia giudaica. Mose' e i profeti non si dan
pena dell'immortalita' dell'anima, ma del povero, della vedova, dell'orfano,
dello straniero. Il rapporto con l'uomo in cui si realizza il contatto col
divino non e' una sorta di amicizia spirituale, ma quella che si manifesta,
si sperimenta e si realizza in un'economia giusta e di cui ogni uomo e'
pienamente responsabile... La responsabilia' personale dell'uomo verso
l'uomo e' tale che Dio non puo' annullarla".

4. OTTAVIO DI GRAZIA PRESENTA "EMMANUEL LEVINAS. LA VITA E LA TRACCIA" DI
SALOMON MALKA
[ Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 gennaio 2004, col titolo "Levinas. Per
le strade di Atene e Gerusalemme" e il sommario "Orme di vita. Il sobrio
ebraismo lituano dell'infanzia, l'adesione entusiastica alle impalpabili
atmosfere di Strasburgo. Quindi Parigi, la guerra, la prigionia, la shoa'. E
poi gli incontri. Con Blanchot e Jean Wahl, Husserl e Heidegger. Per Jaca
Book, La vita e la traccia, l'attesa biografia di Emmanuel Levinas firmata
da Salomon Malka. Traiettorie parallele. La filosofia e l'ebraismo come
luoghi fondativi di un pensiero che voleva resuscitare il religioso nel
cuore del filosofico. Tutti i nomi degli uomini. Un'insonne e incessante
ricerca dell'Altro. Volto e nome proprio di un'etica che Levinas viveva come
turbamento e passione"]

Emmanuel Levinas muore a Parigi il 25 dicembre 1995, giorno in cui i
cristiani celebrano il Natale e gli ebrei terminano Chanukkah, la festa
delle luci. Venne sepolto al cimitero di Pantin, in un grigio mattino,
battuto dal vento e dalla pioggia. Una folla raccolta di amici, colleghi,
discepoli, curiosi dava l'addio a uno dei piu' grandi filosofi del secolo
appena trascorso. Quel giorno Jacques Derrida pronuncio' l'orazione funebre
con la voce rotta dall'emozione che il vento quasi copriva. Un mattino
d'inverno che rendeva piu' duro l'addio. "Alla vita di Levinas poteva ormai
seguire la traccia".
Ed e' quello che ha fatto Salomon Malka (scrittore, giornalista, allievo di
Levinas) con questo libro cui ha consacrato cinque anni di ricerca -
Emmanuel Levinas. La vita e la traccia, Jaca Book, Milano 2003, pp. 302,
euro 24 - che ci accompagna, con una minuziosa ricostruzione, attraverso i
sentieri, le tappe di una vita e di un'opera che hanno segnato la storia del
mondo contemporaneo.
Si tratta dell'attesa biografia di un filosofo che non ha cessato e non
cessera' di interrogarci e di scuotere il nostro modo di pensare, le nostre
certezze, le nostre sicurezze.
Non si puo' separare un cammino di pensiero dal volto che lo ha incarnato,
ne' si possono separare i libri dai luoghi, dalle relazioni, dagli incontri
che ne hanno segnato la maturazione, la difficile composizione.
La vita e la traccia, dunque. "Ma di cosa e' fatta una vita filosofica? A
cosa assomiglia la vita di un filosofo?". Le domande di Malka non hanno a
che fare con una banale curiosita' biografica. Del resto nessuna biografia
puo' dirsi completa. Anch'essa sara' condizionata dalla nostra
interpretazione. Una vita puo' essere disponibile, a portata di mano. E' di
tutti e di nessuno. Certo, puo' essere ripercorsa ma mai catturata nelle
maglie di un sistema biografico che curva una intera esistenza e la piega
alle nostre necessita'. Cosi' e' dell'opera di una vita. Anche i libri sono
a portata di mano, ma se non se ne vuole fare degli oggetti spenti e opachi
vanno tenuti aperti, continuamente interrogati per proseguire un cammino
avviato da una voce che, seppure spenta, continua a parlarci.
*
Volti, voci, luoghi. Rue Michel-Ange a Parigi, la casa di Levinas. Comincia
qui il lungo viaggio di Malka. Comincia nell'intimita' familiare fatta di
cose semplici, da un'accoglienza sull'uscio della porta dell'appartamento
dei Levinas. Il filosofo con l'abito stropicciato e la moglie "un po'
ripiegata su se stessa". Accoglienza fatta di parole semplici, dirette, di
una gentilezza innata accompagnata da un sorriso.
L'indagine di Malka comincia dai luoghi che hanno visto nascere il filosofo
francese.
La prima tappa e' nella sua citta' natale: Kaunas (o Kovno), in Lituania
dove il filosofo nasce il 30 dicembre 1905. In famiglia si parla il russo.
La sua infanzia e' immediatamente intrisa di valori religiosi. La sua e'
infatti una famiglia praticante, si reca in sinagoga, mangia kasher, si
rispetta lo Shabbat, si celebrano le feste ebraiche. "E' un ambiente
religioso senza eccessi, inserito nella tradizione lituana, dove la vita
quotidiana e' scandita dalle usanze ebraiche". L'ebraismo lituano dominato
dalla gigantesca figura del Gaon di Vilna si e' sempre caratterizzato per la
sua sobrieta' e per una rigorosa interpretazione della tradizione religiosa
che i fratelli Levinas ricevono grazie a un precettore ebreo a domicilio. Il
padre libraio trasmette il suo amore per i libri. La grande cultura russa
non poteva lasciare indifferente Levinas che, infatti, vi attinge a piene
mani.
Nel 1923 Levinas giunge a Strasburgo, citta' dalle impalpabili atmosfere,
citta' di confine, sospesa tra due mondi: quello francese e quello tedesco.
Per il giovane lituano si tratta di un ambiente meraviglioso in cui potersi
adattare al suo esilio che sara' quello definitivo. Studia filosofia, si
laurea nel 1927. Cominciano gli incontri che segneranno la sua vita: quello
con Maurice Blanchot innanzitutto.
La scena filosofica francese era, allora, dominata da un notevole fermento e
aperta a diverse correnti e influenze. L'eredita' del XIX secolo con il
positivismo di Auguste Comte o l'epistemologia di Cournot pesano ancora. Ma
da un lato le scienze umane rivendicano tutto il loro peso e dall'altro la
religione, la spiritualita', ritornano ad essere un campo di riflessione
teorica e di ricerca storica. Le prime traduzioni dell'opera di Freud; la
sociologia con la rivoluzione metodologica proposta da Durkheim; la
linguistica di De Sussurre, l'etnologia di Mauss; l'effetto dell'opera di
Bergson, di Maritain o di Etienne Gilson partecipano a quel rimescolamento
dei saperi che formano lo sfondo di un momento decisivo della cultura
europea.
Ma ben presto Levinas va oltre. Tra l'estate del 1928 e l'inverno 1928-'29
si reca a Friburgo in Brisgovia, in Germania. Intende studiare con Husserl e
incontra Heidegger. Sono incontri cruciali con due giganti del pensiero che
segneranno profondamente il cammino di pensiero di Levinas. Infatti tutta la
riflessione filosofica successiva portera' i segni di questi due grandi
maestri a cui si aggiungera' la ripresa in profondita' del pensiero ebraico.
Sara' proprio il giovane studioso a far conoscere in Francia Husserl e la
fenomenologia. E a Husserl dedica il suo primo libro: La teoria
dell'intuizione nella fenomenologia di Husserl. Il rapporto con Heidegger
sara' segnato per sempre dalla sua adesione al nazismo.
Divenuto cittadino francese, nel 1932 torna in Lituania per sposare Raissa
Levi, la figlia dei suoi vicini, la compagna di una vita. Finalmente Parigi,
la nascita dei figli, il lavoro all'Ecole Normale Israelite Orientale, la
guerra, la prigionia, la Shoah, i seminari di Davos, quelli di Lovanio, le
strade di Tel Aviv e quelle di Gerusalemme, fino, ormai piu' che
cinquantenne, alla Sorbona.
*
I difficili rapporti con la scrittura, le insicurezze, la solitudine in cui
maturava autentici capolavori tra l'indifferenza generale fino alla tardiva
consacrazione, sono altrettante tappe di una vita.
Malka annoda i fili di un'esistenza (il rapporto con i figli, con gli
allievi), le amicizie (Blanchot e Jean Wahl), il duro apprendimento
talmudico con un misterioso e affascinante maestro, Chouchani, gli influssi
di Rosenzweig, i dialoghi con Ricoeur, Derrida e Giovanni Paolo II.
Ma la sua e' stata anche un'esistenza filosofica. Emmanuel Levinas ha
parlato la lingua della filosofia e, da questo punto di vista, deve essere
considerato uno dei maggiori pensatori del XX secolo. Ma ha anche parlato
quella della tradizione del suo popolo. Da quest'altro punto di vista e' un
testimone dell'ebraismo contemporaneo. Egli non si e' mai considerato un
talmudista, ma e' stato un grande lettore del Talmud, una vera guida per
un'iniziazione ai testi della tradizione ebraica.
Del resto, pur non amando sentirsi definire un filosofo ebreo, pur
insistendo sul fatto che faceva essenzialmente filosofia, non si puo' non
riconoscere questo intreccio. Non Atene contro Gerusalemme, ma Atene e
Gerusalemme sono i luoghi fondativi della sua proposta filosofica.
Nel corso degli anni, accanto alla riflessione filosofica, portera' avanti
un'attivita' di "talmudista della domenica" che verra' consegnata in scritti
"confessionali" di notevole spessore e suggestione.
Non c'e' opera filosofica - da Dell'evasione del 1935 a Totalita' e infinito
del 1961 (che lo consacra), fino a Altrimenti che essere o al di la'
dell'essenza del 1974 e a Dio che viene all'idea del 1982 (per citare solo
alcuni titoli di una ricerca magistrale) - che non indichi un rimando alla
tradizione ebraica. Tuttavia mai come in Levinas i due tragitti sono pensati
in maniera rigorosamente autonoma.
*
"L'opera di Levinas si e' radicata lentamente. Ci ha messo del tempo".
Perche'? Per la lingua difficile? Per la singolarita' della sua scrittura,
per il suo impatto, per la sua fascinazione che provoca al tempo stesso la
consapevolezza di trovarsi di fronte a un pensiero cui e' difficile
attenersi?
Mettere il volto al centro della sua filosofia, descrivere l'irruzione
dell'etica, che Levinas riteneva essere la filosofia prima, come un
turbamento, uno sconvolgimento, una passione, "resuscitare il religioso nel
cuore del filosofico, tracciare una nuova via nel profondo del giudaismo",
non poteva che disturbare producendo molte caricature e semplificazioni.
Si puo' forse caratterizzare l'itinerario filosofico di Levinas come
un'insonne ricerca dell'Altro, che - volto e nome proprio - e' sempre
innanzitutto l'uomo. L'Altro, l'interrogante che si svela,
contemporaneamente nella sua distanza e nella sua prossimita'. Questo
risuona nelle potenti architetture del suo pensiero come nel suo scabro
argomentare. Del resto la nozione dell'umano nella Torah precede la
differenza. La relazione interumana viene prima di tutto.
Da questo punto di vista il pensiero di Levinas rinvia al capitolo del libro
della Genesi (4, 26) dove si dice: "Solo allora si comincera' a invocare il
nome dell'Eterno". Siamo dopo la morte di Caino. Caino ha dato vita a Chet e
Chet a Enoc. Il passo si trova dopo la nascita di Enoc, il cui significato
in ebraico e', appunto, "umano".
Lungi dal poter essere chiusa in un sistema quest'opera si presta a una
lettura infinita, mai definibile. Sempre aperta.
Che ne e' dell'opera di una vita? Dei successi, degli insuccessi, dei
rimorsi, delle cose solo abbozzate? Levinas amava un passo di Rashi sulla
rotture delle tavole della legge in cui e' prescritto a Mose' di conservare
nel Santuario i frammenti delle prime accanto alle seconde, come se mancasse
qualcosa alle seconde senza la "rottura" delle prime. Levinas ha scritto
molto. Quello che non ha desiderato dire non l'ha detto.
L'opera ha una coerenza. La vita anche. L'una e l'altra bastano a se stesse.
Il suo pensiero si rivela inabitabile perche' e' un pensiero in cui non c'e'
un'ultima parola, dove niente e' definitivo, nulla e' stabile, che non
lascia alcuna quiete. Un'opera che semplicemente testimonia le infinite
risorse del pensare. Per continuare a pensare.

5. ET COETERA

Emmanuel Levinas e' nato a Kaunas in Lituania il 30 dicembre 1905 ovvero il
12 gennaio 1906 (per la nota discrasia tra i calendari giuliano e
gregoriano). "La Bibbia ebraica fin dalla piu' giovane eta' in Lituania,
Puskin e Tolstoj, la rivoluzione russa del '17 vissuta a undici anni in
Ucraina. Dal 1923, l'Universita' di Strasburgo, in cui insegnavano allora
Charles Blondel, Halbwachs, Pradines, Carteron e, piu' tardi, Gueroult.
L'amicizia di Maurice Blanchot e, attraverso i maestri che erano stati
adolescenti al tempo dell'affaire Dreyfus, la visione, abbagliante per un
nuovo venuto, di un popolo che eguaglia l'umanita' e d'una nazione cui ci si
puo' legare nello spirito e nel cuore tanto fortemente che per le radici.
Soggiorno nel 1928-1929 a Friburgo e iniziazione alla fenomenologia gia'
cominciata un anno prima con Jean Hering. Alla Sorbona, Leon Brunschvicg.
L'avanguardia filosofica alle serate del sabato da Gabriel Marcel.
L'affinamento intellettuale - e anti-intellettualistico - di Jean Wahl e la
sua generosa amicizia ritrovata dopo una lunga prigionia in Germania; dal
1947 conferenze regolari al Collegio filosofico che Wahl aveva fondato e di
cui era animatore. Direzione della centenaria Scuola Normale Israelita
Orientale, luogo di formazione dei maestri di francese per le scuole
dell'Alleanza Israelita Universale del Bacino Mediterraneo. Comunita' di
vita quotidiana con il dottor Henri Nerson, frequentazione di M. Chouchani,
maestro prestigioso - e impietoso - di esegesi e di Talmud. Conferenze
annuali, dal 1957, sui testi talmudici, ai Colloqui degli intellettuali
ebrei di Francia. Tesi di dottorato in lettere nel 1961. Docenza
all'Universita' di Poitiers, poi dal 1967 all'Universita' di
Parigi-Nanterre, e dal 1973 alla Sorbona. Questa disparato inventario e' una
biografia. Essa e' dominata dal presentimento e dal ricordo dell'orrore
nazista (...)" (Levinas, Signature, in Difficile liberte'). E' scomparso a
Parigi il 25 dicembre 1995. Tra i massimi filosofi contemporanei, la sua
riflessione etica particolarmente sul tema dell'altro e' di decisiva
importanza. Opere di Emmanuel Levinas: segnaliamo in particolare En
decouvrant l'existence avec Husserl et Heidegger (tr. it. Cortina);
Totalite' et infini (tr. it. Jaca Book); Difficile liberte' (tr. it.
parziale, La Scuola); Quatre lectures talmudiques (tr. it. Il Melangolo);
Humanisme de l'autre homme; Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence (tr.
it. Jaca Book); Noms propres (tr. it. Marietti); De Dieu qui vient a' l'idee
(tr. it. Jaca Book); Ethique et infini (tr. it. Citta' Nuova); Transcendance
et intelligibilite' (tr. it. Marietti); Entre-nous (tr. it. Jaca Book). Per
una rapida introduzione e' adatta la conversazione con Philippe Nemo
stampata col titolo Ethique et infini. Opere su Emmanuel Levinas: Per la
bibliografia: Roger Burggraeve, Emmanuel Levinas. Une bibliographie premiere
et secondaire (1929-1985), Peeters, Leuven 1986. Monografie: S. Petrosino,
La verita' nomade, Jaca Book, Milano 1980; G. Mura, Emmanuel Levinas,
ermeneutica e separazione, Citta' Nuova, Roma 1982; E. Baccarini, Levinas.
Soggettivita' e infinito, Studium, Roma 1985; S. Malka, Leggere Levinas,
Queriniana, Brescia 1986; Battista Borsato, L'alterita' come etica, Edb,
Bologna 1995; Giovanni Ferretti, La filosofia di Levinas, Rosenberg &
Sellier, Torino 1996; Gianluca De Gennaro, Emmanuel Levinas profeta della
modernita', Edizioni Lavoro, Roma 2001. Tra i saggi, ovviamente non si puo'
non fare riferimento ai vari di Maurice Blanchot e di Jacques Derrida (di
quest'ultimo cfr. il grande saggio su Levinas, Violence et metaphysique, in
L'ecriture et la difference, Editions du Seuil, Parigi 1967). In francese
cfr. anche Marie-Anne Lescourret, Emmanuel Levinas, Flammarion; Francois
Poirie', Emmanuel Levinas, Babel. Per la biografia: Salomon Malka: Emmanuel
Levinas. La vita e la traccia, Jaca Book, Milano 2003.
Stefano Catucci (Roma, 1963) si e' laureato in Filosofia all'Universita' di
Roma La Sapienza e ha studiato presso la Freie Universitat di Berlino e
l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, conseguendo il
dottorato di ricerca in Estetica all'Universita' degli Studi di Bologna. Ha
svolto attivita' didattica nelle universita' di Roma "La Sapienza", "Roma
Tre", e all'Universita' di Paris X Nanterre. Alla Facolta' di Architettura
dell'Universita' di Camerino insegna Estetica dal 1996. Oltre all'attivita'
di ricerca, e' attivo nel campo della saggistica e dell'organizzazione
musicale, collaborando con istituzioni quali il Teatro alla Scala di Milano,
il Teatro Carlo Felice di Genova e l'Accademia Filarmonica Romana, del cui
Comitato Artistico fa parte dal 1995. Per Rai-Radio3 conduce dal 1989
programmi musicali e culturali, mentre dal 2000, insieme a Michele
Dall'Ongaro, e' direttore artistico dei Concerti di Radio3 al Quirinale.
Opere di Stefano Catucci: le sue pubblicazioni vertono principalmente sulla
storia del pensiero filosofico ed estetico del Novecento francese e tedesco;
fra le altre si segnalano i volumi La filosofia critica di Husserl, Guerini
e Associati, Milano 1995; Introduzione a Foucault, Laterza, Roma-Bari 2000;
Per una filosofia povera. La Grande Guerra, l'esperienza, il senso: a
partire da Lukacs, Bollati Boringhieri, Torino; nonche' i saggi "Lukacs
lettore della Critica del Giudizio", in P. Montani, a cura di, Senso e
storia dell'estetica, Pratiche, Parma 1996; Gli animali di Celine, in
"Rivista di Estetica", 1996; Estetica della censura, in "Almanacchi Nuovi",
1997; ha collaborato al progetto e alla scrittura del Dizionario di
Estetica, curato da G. Carchia e P. D'Angelo, Laterza, Roma-Bari 1999,
curando, fra le altre, la voce "Teorie dell'architettura".
Ottavio Di Grazia e' docente di storia delle religioni all'Istituto suor
Orsola Benincasa dell'Universita' di Napoli, e di storia della diaspora
ebraica all'Universita' di Trieste.
Salomon Malka e' scrittore e giornalista, allievo ed amico di Emmanuel
Levinas, redattore capo di Radio Communaute' Juive (Rcj). Opere di Salomon
Malka: Leggere Levinas, Queriniana, 1986; (con Victor Malka), Shalom, Rabin.
Un canto di pace spezzato, non vinto, Paoline Editoriale Libri, 1997; Gesu'
riconsegnato agli ebrei, Piemme, 2000; Emmanuel Levinas. La vita e la
traccia, Jaca Book, 2003; Leggere Rosenzweig, Queriniana, 2007.
Maurizio Schoepflin (Firenze 1954), insegna filosofia nei licei e presso
l'Istituto superiore di scienze religiose all'Apollinare di Roma; e' stato
docente a contratto nella Facolta' di Scienze politiche della Libera
universita' internazionale di studi sociali "Guido Carli" (Luiss) di Roma;
ha tenuto cicli di lezioni presso la Facolta' teologica dell'Italia Centrale
di Firenze. Collabora con vari periodici, tra cui: "Studi cattolici",
"Radici cristiane", "Tracce", "Il Timone", "Jesus", "Letture"; con Radio Rai
e col Portale web "Documentazione interdisciplinare di scienza e fede".
Scrive sulle pagine culturali dei quotidiani "Avvenire", "Il Giornale", "Il
Foglio", "Giornale di Brescia" e del settimanale "Toscana oggi". Tra le
opere di Maurizio Schoepflin: Il "De magistro" di Sant'Agostino e il tema
dell'educazione nel cristianesimo antico, Paravia, Torino 1994; Il "Fedone"
di Platone e il problema dell'anima nel pensiero greco, Paravia, Torino
1995; Filosofi. Vita, opere e pensiero di tutti i grandi pensatori
occidentali, Piemme, Casale Monferrato 1995; In itinere. Studi filosofici e
altri saggi, Euroma La Goliardica, 1996; Via amoris. Immagini dell'amore
nella filosofia occidentale, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998; L'amore
secondo i filosofi, Citta' Nuova, Roma 1999; (con Linda Seren), San
Valentino di Terni. Storia, tradizione, devozione, Ocd, 2000; L'insegnamento
della filosofia in Italia oggi, Leonardo da Vinci, 2001; Maurice Blondel.
Invito alla lettura, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002; La felicita' secondo
i filosofi, Citta' Nuova, Roma 2003; Pensare da credenti. Ritratti di
filosofi dell'Europa cristiana, Edizioni dell'Immacolata, Borgonuovo 2005;
Piccolo dizionario dei filosofi, Solfanelli, 2006.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 69 del 26 giugno 2007

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