[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 166



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 166 del 30 luglio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Un'intervista ad Antonella Litta
2. Marinella Correggia: Sostegno al comitato che si oppone all'aeroporto
3. Juhie Bhatia: La prigioniera di Teheran
4. Giancarla Codrignani: Ancora obiezione
5. La newsletter n. 18 dell'associazione "Franz Jaegerstaetter Italia"
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. RIFLESSIONE. UN'INTERVISTA AD ANTONELLA LITTA

Antonella Litta, medico, impegnata da sempre nei movimenti per i diritti, la
pace, l'ambiente, la salute, la legalita', presidente di "Nepi per la pace"
che da anni nella cittadina altolaziale realizza qualificate iniziative
culturali e civiche, e' la portavoce del comitato che si oppone alla
realizzazione di un aeroporto a Viterbo (per contatti:
info at comitatonepiperlapace.it), comitato che sta raccogliendo significative
adesioni. In vista della seduta del Consiglio provinciale di Viterbo sulla
specifica questione dell'aeroporto che dovrebbe svolgersi lunedi' 30 luglio
in forma aperta con la partecipazione di espressioni della societa' civile
come appunto il citato comitato, le abbiamo rivolto alcune domande.
*
- Redazione de "La nonviolenza e' in cammino": Perche' un medico si impegna
in questa iniziativa?
- Antonella Litta: Questo impegno e' connaturato alla scelta di essere
medico: in quanto medico ti devi occupare dell'ambiente in cui vivono le
persone, se vuoi operare per la loro salute; gli esseri umani vivono
nell'ambiente e la maggior parte delle malattie hanno origine dall'ambiente,
quindi occuparsi dell'ambiente e' un modo di fare medicina preventiva, di
difendere il diritto alla salute, quel diritto alla salute di ogni persona
che e' riconosciuto e sancito dall'art. 32 della Costituzione della
Repubblica Italiana che recita "La Repubblica tutela la salute come
fondamentale diritto dell'individuo e interesse dalla comunita'...".
*
- Redazione: La situazione dell'Alto Lazio e' quella di un territorio che
sarebbe ricchissimo di beni ambientali e culturali, che ha precise e
peculiari vocazioni produttive da valorizzare (agricoltura di qualita',
artigianato di gloriosa tradizione ed alta specializzazione, cultura come
risorsa e turismo responsabile), ma che e' gia' duramente aggredito, gravato
di servitu' speculative, colpito da devastanti scelte pregresse di
malsviluppo che hanno provocato anche la penetrazione nell'area degli
interessi e dei poteri criminali...
- Antonella Litta: L'Alto Lazio e' stato sottoposto ad aggressioni molto
gravi dal punto di vista ambientale, basti pensare alle discariche abusive,
e basti pensare alle conseguenze di tutto cio' per la salute e la sicurezza
delle persone che in questo territorio vivono. Lo ripeto, come medico sono
molto preoccupata delle conseguenze di scelte nocive che vengono realizzate
tenendo la popolazione al di fuori dei processi decisionali e all'oscuro
delle conseguenze.
*
- Redazione: Lei ha partecipato a numerose importanti mobilitazioni per i
beni comuni, contro le discariche abusive e le ecomafie, contro le servitu'
speculative: le sembra che nell'Alto Lazio vi sia oggi un'attenzione e un
impegno dei cittadini radicato e consapevole?
- Antonella Litta: la consapevolezza c'e', manca che le tante diverse
esperienze di cittadine e cittadini impegnati nelle singole realta' locali
in difesa dell'ambiente, della salute e della legalita' siano messe in
connessione tra loro e divengano cultura comune, buone pratiche di gestione
democratica e responsabile del territorio.
*
- Redazione: Quali alternative per la mobilita' e per lo sviluppo nel
viterbese?
- Antonella Litta: Le alternative non si tirano fuori come il fatidico
coniglio dal cilindro, ma attraverso lo studio accurato delle questioni e
l'interazione cooperativa di diversi soggetti, non solo gli enti locali, non
solo la societa' civile consapevole ed organizzata, ma anche la comunita'
scientifica, ad esempio valorizzando le competenze dell'Universita': occorre
un impegno anche del mondo della cultura a discutere ed elaborare un modello
di sviluppo sostenibile ed adeguato, che difenda e valorizzi i beni naturali
ed artistici del nostro territorio (che costituiscono un patrimonio di
risorse ingentissimo); occorre cioe' cercare insieme soluzioni condivise,
con il massimo di conoscenze, con il massimo di partecipazione, con il
massimo di democrazia. Certo valorizzando anche gli studi e le esperienze
positive gia' fatte in passato, e ve ne sono. E naturalmente consapevoli di
alcuni criteri ormai universalmente riconosciuti come tali: l'importanza
decisiva del potenziamento del trasporto ferroviario meno inquinante e meno
dispendioso di altre tecnologie di trasporto; la centralita' delle vocazioni
produttive territoriali; l'intreccio economia-ecologia; l'ambiente e la
cultura come beni preziosi e volano di un'economia virtuosa e di una
convivenza civile.
*
- Redazione: Nella vostra iniziativa voi mettete in discussione la scelta
aeroportuale, e la questione complessiva della nocivita' del trasporto
aereo, nei suoi aspetti e nelle sue dimensioni globali; nel vostro documento
intitolato "Alcune proposte di riflessione per un dibattito pubblico" avete
posto l'accento sulla "necessita' di un impegno urgente in difesa del clima
e della biosfera: il trasporto aereo e' fortemente inquinante; e piu' in
generale e' necessario ed urgente muovere verso scelte di modelli di
sviluppo ecologicamente sostenibili, autocentrati e con tecnologie
appropriate, che si basino su criteri di sobrieta' e condivisione
responsabile, di primato della persona umana e di rispetto della natura,
rispetto a scelte distruttive e finalizzate prevalentemente se non
unicamente alla massimizzazione del profitto e ad uno sfrenato consumismo
incompatibile con i limiti della natura".
- Antonella Litta: Ci sembra fondamentale, le questioni piu' drammatiche che
l'umanita' deve affrontare - il surriscaldamento del clima, in primis - sono
questioni globali ma si affrontano sia con scelte politiche generali, sia
anche a partire dalle scelte locali e dagli stili di vita personali; ogni
persona dovrebbe occuparsi del clima a partire da cio' che si puo' fare
nella propria vita e nell'ambito in cui si puo' piu' direttamente incidere:
servono accordi di salvaguardia ambientale internazionali, serve la
pressione dal basso perche' essi si realizzino, ma servono anche iniziative
concrete al livello delle comunita' locali e della vita quotidiana: scelte
non consumiste, scelte solidali e responsabili.
*
- Redazione: Lei mette spesso in rilievo anche il fatto che il viaggio deve
essere una esperienza esistenziale, non un mero frettoloso trasferire i
corpi umani da un luogo all'altro.
- Antonella Litta: E' il pensiero di tanti che vivono il viaggiare come
esperienza di conoscenza, e che quindi ritengono nocivi i ritmi di trasporto
che idolatrano la massima velocita' (la cui pericolosita' e' sotto gli occhi
di tutti), ritmi e modalita' alienanti che si contrappongono alla conoscenza
e quindi alla costruzione di relazioni umane con i luoghi, le culture, le
comunita', le persone: un viaggio lento e' meno inquinante e si impara di
piu'; viaggiare non e' solo spostare un corpo fisico nello spazio.
*
- Redazione: Voi fate anche riferimento ai valori della sobrieta', della
lentezza, del rispetto dell'altro, dell'etica della cura, e sembra di
sentire nel vostro modo di argomentare il ricordo delle esperienze e delle
riflessioni di alcune maestre e maestri di vita civile dell'Italia
novecentesca: padre Ernesto Balducci, Aldo Capitini, Laura Conti, Danilo
Dolci, Ada Gobetti, Alexander Langer, don Lorenzo Milani...
- Antonella Litta: E' cosi', ho conosciuto personalmente padre Balducci, ho
letto le sue opere e condiviso i suoi ideali, la sua - mi si consenta di
chamarla cosi' con sincera convinzione - profezia; cosi' come sento
profetiche ad esempio le parole che spesso padre Zanotelli pronuncia contro
le ingiustizie che ancor oggi condannano gran parte dell'umanita' a
condizioni di vita subumane e mantengono iniquita' le cui conseguenze stanno
devastando irreversibilmente la biosfera.
*
- Redazione: E' piaciuto alle persone che hanno apprezzato la vostra
iniziativa anche lo stile comunicativo che avete adottato. uno stile
dialogante e cooperativo, che vuole ascoltare le opinioni altrui e proporre
una riflessione comune, uno stile scevro dalla retorica propagandisca,
scevro dagli atteggiamenti presuntuosi e rissosi che sovente deturpano le
mobilitazioni civiche; concludendo quel vostro documento gia' citato voi
avete scritto che "Non abbiamo la pretesa di offrire delle risposte
preconfezionate, ma intendiamo formulare delle domande ed esporre delle
preoccupazioni alle quali e' interesse di tutti cercare insieme delle
risposte nel confronto pubblico, con il conforto della piu' rigorosa ed
aggiornata riflessione scientifica, e nella comune assunzione di
responsabilita' in difesa della biosfera e del diritto a una vita degna e
sicura delle persone presenti e delle generazioni future"; vi e' in questo
stile anche la consapevole scelta della nonviolenza che ad esempio ha gia'
caratterizzato l'esperienza del Centro sociale autogestito "Valle Faul" di
Viterbo (una delle esperienze che ha promosso la nascita del vostro
comitato)?
- Antonella Litta: Si', anche per me, per le amiche e gli amici di "Nepi per
la pace", e per altre persone ancora che hanno promosso il comitato che si
oppone all'aeroporto, la nonviolenza e' una scelta e un riferimento:
e'un'esperienza, un metodo, una prospettiva che sentiamo e facciamo nostra,
come una bussola per orientare il nostro agire; naturalmente non abbiamo la
presunzione di aver gia' compiuto il cammino, siamo persone che cercano di
accostarsi alla nonviolenza, a rapporti umani fondati sul rispetto per tutti
gli esseri umani e l'amore per l'umanita' intera.
*
- Redazione: Vi proponete anche di collegarvi ad altre esperienze di impegno
della societa' civile e delle comunita' locali in difesa di ambiente,
salute, diritti; e vi muovete in una logica non campanilistica ma
consapevole delle interconnessioni tra locale e globale e sollecita del
benessere non solo dei vicini ma anche dei lontani...
- Antonella Litta: Si', siamo gia' in relazione con molti altri comitati
impegnati in difesa dell'ambiente, del diritto alla salute, della legalita',
dei diritti umani; ed in particolare anche con altre esperienze di impegno
civile sulla questione dell'inquinamento provocato dal traffico aereo e
dagli aeroporti a livello europeo.
*
- Redazione: Vi proponete di realizzare e diffondere studi, organizzare
incontri di informazione ed approfondimento scientifico, favorire il
dibattito, promuovere la partecipazione democratica...
- Antonella Litta: Naturalmente; e' il primo impegno: il diritto di tutti ad
essere informati per poter prendere delle decisioni consapevoli e' la base
della democrazia. E questioni che riguardano tutti e che possono avere
conseguenze irreversibili per le persone presenti e per le generazioni
future devono essere discusse e decise con il massimo della consapevolezza e
della partecipazione, tenendo fermo quel "principio di precauzione" secondo
cui innanzitutto non si deve nuocere. E' la mia formazione di medico che si
incontra qui con la grande riflessione etica contemporanea e di sempre.
*
- Redazione: Il comitato ha appena iniziato la sua attivita', state
raccogliendo le prime adesioni in questi giorni. Avete avuto gia'
attestazioni di stima e di sostegno autorevoli, contributi di riflessione
approfonditi, disponibilita' a partecipare significative?
- Antonella Litta: Si', la cosa che ci fa piu' piacere e' che stiamo
ricevendo un caldo sostegno da parte della gente piu' semplice che ci dice
che era ora che qualcuno ponesse queste preoccupazioni e riflessioni
all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni; ma abbiamo
ricevuto apprezzamento e fin affettuoso sostegno anche da parte di
personalita' illustri del mondo della cultura e della vita civile, per
esempio il magistrato Ferdinando Imposimato, che e' un simbolo vivente della
lotta per la legalita', il diritto, la civile convivenza.

2. SOLIDARIETA'. MARINELLA CORREGGIA: SOSTEGNO AL COMITATO CHE SI OPPONE
ALL'AEROPORTO
[La giornalista e saggista Marinella Correggia, autrice di vari apprezzati
libri sui temi ambientali, ha inviato al Comitato che si oppone
all'aeroporto di Viterbo una lettera di sostegno che di seguito
riproduciamo.
Marinella Correggia e' nata a Rocca d'Arazzo in provincia di Asti;
scrittrice e giornalista free lance particolarmente attenta ai temi
dell'ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza; e' stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia,
Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Sri Lanka e Burundi; si e' occupata di
campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e
condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si e'
dedicata allo studio delle disuguaglianze e del "sottosviluppo"; ha scritto
molto articoli e dossier sui modelli agroalimentari nel mondo e sull'uso
delle risorse; ha fatto parte del comitato progetti di Ctm (Commercio Equo e
Solidale); e' stata il focal point per l'Italia delle rete "Global Unger
Alliance"; collabora con diverse testate tra cui "il manifesto", e' autrice
di numerosi libri. Tra le opere di Marinella Correggia: Ago e scalpello:
artigiani e materie del mondo, Ctm, 1997; Altroartigianato in Centroamerica,
Sonda, 1997; Altroartigianato in Asia, Sonda, 1998; Manuale pratico di
ecologia quotidiana, Mondadori, 2000; Addio alle carni, Lav, 2001; Cucina
vegetariana dal Sud del mondo, Sonda, 2002; Si ferma una bomba in volo?
L'utopia pacifista a Baghdad, Terre di mezzo, 2003; Diventare come balsami.
Per ridurre la sofferenza del mondo: azioni etiche ed ecologiche nella vita
quotidiana, Sonda, 2004; Vita sobria. Scritti tolstoiani e consigli pratici,
Qualevita, 2004; Il balcone dell'indipendenza. Un infinito minimo, Nuovi
Equilibri, 2006; (a cura di), Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla
societa' dei consumi, Altra Economia, 2006; Week Ender 2. Alla scoperta
dell'Italia in un fine settimana di turismo responsabile, Terre di Mezzo,
2007]

Cari amici,
da tempo mi occupo sia con articoli e saggi sia con altre attivita' di
sensibilizzare circa il grave problema ambientale degli aeroporti.
All'estero i comitati come quello che per fortuna avete creato sono tanti e
le associazioni ambientaliste danno loro man forte unendo la lotta locale e
territoriale con quella planetaria contro il riscaldamento del clima.
La campagna europea in corso mi ha chiesto di tradurre in italiano il
dossier tecnico su aerei e ambiente.
In Italia siamo ancora molto indietro nella presa di coscienza e nelle
scelte politiche.
Mi piacerebbe dunque continuare questo impegno anche con voi.
Fatemi sapere delle vostre iniziative. Cerchero' di darne notizia e di
essere presente.
Marinella Correggia

3. TESTIMONIANZE. JUHIE BHATIA: LA PRIGIONIERA DI TEHERAN
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di
Juhie Bhatia.
Juhie Bhatia, giornalista e scrittrice, e' corrispondente di "We News"]

La sera del 15 gennaio 1982, Marina Nemat veniva arrestata a Teheran, la
capitale dell'Iran. Fu mandata alla prigione di Evin, nota per il suo
braccio della morte destinato ai prigionieri politici condannati alla pena
capitale. Marina aveva 16 anni.
Erano i primi tempi della rivoluzione islamica dell'ayatollah Khomeini.
Marina Nemat non si considerava un'attivista, ma aveva protestato con il suo
insegnante di matematica per aver tenuto lezione sull'Islam, anziche' sulla
sua materia. L'insegnante le rispose: "Se non ti piace quel che sto
insegnando, puoi andartene". E cosi' Marina fece, seguita da altri studenti.
Il risultato fu che si trovo' alla prigione di Evin. Sfuggi' all'esecuzione
all'ultimo minuto, e fu rilasciata dopo due anni di detenzione. Ma sino ad
ora aveva sempre tenuto segreta la storia di come si salvo' e di cio' che
accadde ad Evin. Persino i suoi genitori e suo marito erano all'oscuro di
tutto.
Piu' di vent'anni dopo, Marina Nemat ha deciso di condividere cio' che
accadde in prigione nel suo memoriale "La prigioniera di Teheran". I diritti
del libro sono gia' stati venduti in 21 paesi, poiche' il testo offre un
raro spaccato della vita di un detenuto politico in Iran.
"Il mio libro non e' politico", dice tuttavia Marina, "ma e' andata a finire
che viene presentato come tale. Narra di cio' che e' accaduto a me, una
giovane ragazza cristiana piuttosto ingenua, che si e' trovata in una
situazione difficile e vi e' sopravvissuta, ed ora puo' raccontare la sua
storia".
*
Quando Marina giunse ad Evin nel 1982, fu interrogata da due guardie. Una di
esse, Ali, si innamoro' di lei. Marina stava marciando con il plotone
d'esecuzione quando Ali la riporto' in cella. La sua sentenza venne ridotta
all'ergastolo: in cambio, la guardia chiese a Marina di sposarlo, il che
richiedeva la sua conversione all'Islam. La ragazza passo' i due anni di
prigione come moglie del suo inquisitore.
"Una cosa molto importante del libro", dice Lee Gowan, che e' stato
insegnante di scrittura per Marina Nemat, "e' il modo in cui lei racconta la
vicenda di come Ali la costrinse a sposarlo, e praticamente la stupro', pur
senza fare di lui il 'personaggio cattivo' della storia. Gli scrittori, se
vogliono essere obiettivi, devono entrare nel cuore umano, e lei sa farlo".
Marina dice che Ali, in precedenza, era una brava persona che era stata
imprigionata e torturata, e aveva scelto di scatenare l'odio e la rabbia
nati da quell'esperienza contro coloro che non condividevano la sua
religione o le sue credenze. "Tutti siamo in pericolo di diventare
fondamentalisti, che si sia cristiani o musulmani o quant'altro, e lo
rischiamo nel momento in cui permettiamo a noi stessi di essere accecati da
emozioni basilari", dice Marina.
La relazione fra i due fu interrotta violentemente quando Ali venne ucciso a
colpi d'arma da fuoco da altri rivoluzionari rivali.
*
Quando Marina fu rilasciata da Evin nel 1984 non fece parola del matrimonio,
o di cio' che era accaduto a lei ed alle altre prigioniere mentre si
trovavano la'. Alcune di queste donne, a differenza di lei, non sfuggirono
all'esecuzione, ed ognuna aveva la propria storia. "C'era un muro di
silenzio, quando sono uscita. Eravamo totalmente dominati dalla paura. Il
passato era passato, non volevamo neppure menzionarlo, dovevamo solo andare
avanti".
Marina sposo' il ragazzo con cui aveva gia' un legame affettivo da
adolescente, ed assieme a lui si trasferi' a Toronto, in Canada, quando
aveva 26 anni. Per un po' lavoro' come cameriera, poi si dedico' ad allevare
i suoi due figli. Voleva dimenticare l'Iran, e mise ogni possibile energia
nel diventare canadese. Ma la morte di sua madre, nel 2000, diede inizio a
qualcosa in lei. Si chiedeva perche' non le avesse mai parlato di Evin. Da
questa domanda, i ricordi di Marina cominciarono a fluire.
*
Nel 2002 ando' in una rivendita di oggetti per ufficio, compero' alcuni
taccuini e comincio' a scrivere. Da principio scriveva per se stessa, ma
mano a mano che il tempo passava comprese che voleva raggiungere altre
persone. Infine, rivelo' i dettagli della sua permanenza ad Evin a colui che
era suo marito da diciassette anni, e poi si iscrisse ad un corso di
scrittura.
"Era la studentessa piu' determinata in cui mi sia mai imbattuto", racconta
Gowan, responsabile del programma di scrittura creativa alla Scuola per la
formazione permanente dell'Universita' di Toronto, "Voleva raccontare la sua
storia. Al di la' di cio' che questo significava per lei, voleva raccontare
la storia delle altre donne in quella prigione, voleva dar loro voce".
Marina scrisse il suo libro in inglese, che per lei non e' ne' prima ne'
seconda lingua, e ci mise quattro anni. Il memoriale e' stato pubblicato in
Canada nello scorso aprile, e in maggio negli Usa. Da allora Marina Nemat ha
tenuto conferenze in molte scuole superiori ed universita' in tutto il
Canada, ed ha venduto alla tv canadese i diritti per trarre un film dal suo
testo.
*
Marina aveva appena terminato il terzo capitolo del suo memoriale, quando la
fotogiornalista iraniana-canadese Zahra Kazemi venne arrestata per aver
scattato fotografie di fronte alla prigione di Evin. Era il luglio 2003.
Circa tre settimane piu' tardi mori' in galera. Il medico iraniano che aveva
esaminato il suo cadavere rivelo' nel 2005 che esso presentava evidenti
segni di tortura: inclusi stupro, dita spezzate, unghie mancanti, segni di
frustate sulle gambe e una frattura cranica.
"Quando Zahra mori' mi sentivo colpevole, perche' ero una testimone che non
aveva mai parlato", dice Marina Nemat, "Ma la sua tristissima morte ha
gettato un po' di luce sulla condizione dei prigionieri politici in Iran.
Tutto quello che posso fare e' narrare la mia storia, sperando che anche
questo getti qualche frammento di luce che si unisca al suo. Forse allora il
mondo sara' piu' propenso ad ascoltare altre testimonianze. Forse una
raccolta di queste vicende puo' contribuire a cambiare le cose, e il modo di
pensare della gente".
*
Michelle Shephard, giornalista del "Toronto Star" ed amica di Marina, pensa
sia molto importante che il libro sia uscito ora, anche se riguarda eventi
del passato: "L'Iran e' ancora un paese chiuso alla narrazione
giornalistica, ed il suo libro e' una piccola finestra, anche se parla di
vent'anni fa. E' dura in Iran, come in altre societa' chiuse, perche' e'
difficile per le persone trovare abbastanza coraggio da narrare le loro
storie: sanno che rischi si assumono, facendolo", dice Michelle, "La sua e'
una voce importante. Ha attraversato tutto questo, ed e' madre di due figli,
e continua a vivere. Cio' che dice porta con se' un grande significato".
*
Ora che il memoriale e' finito, Marina si sente pronta a lasciarlo dietro di
se'. Sta lavorando a un romanzo. Vive ancora a Toronto, e non e' mai tornata
in Iran: "L'Iran e' cambiato, ma non in meglio. La gente ha imparato a
vivere sotto la dittatura, a stare sotto il radar", dice Marina, "La
prigione di Evin e' la stessa, ma il numero di prigionieri e' inferiore
rispetto ai miei tempi, le persone hanno imparato a non 'mettersi nei guai'.
Ma quando ci finiscono, vengono trattati esattamente come sono stata
trattata io.".
*
Per maggiori informazioni: www.zibakazemi.org

4. RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: ANCORA OBIEZIONE
[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at libero.it) per
averci messo a disposizione questo suo articolo apparso nel fascicolo di
luglio 2007 della rivista "Mosaico di pace" promossa da Pax Christi.
Giancarla Codrignani, presidente della Loc (Lega degli obiettori di
coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei
movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure
piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la
nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai
telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le
altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994;
L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005]

Abbiamo appreso dalla stampa della condanna da parte della Corte d'appello
militare di due caporalmaggiori della Folgore di Siena, rispettivamente a
due e un mese e alla rimozione del grado, per i reati di violenza e ingiurie
a un inferiore: di fatto il primo aveva comandato alla seconda, che aveva
eseguito, di prendere a calci nelle costole una recluta che chiedeva di
poter telefonare. Raccapricciante. Anche per il coinvolgimento di una donna,
a dimostrazione che chi perde la cultura "di genere" si omologa con dubbi
benefici per la societa'. E' inaccettabile che i metodi di quando il
nonnismo, ai tempi della leva obbligatoria, dimostrava i pregi
dell'educazione militare siano ancora in uso nelle caserme dell'esercito
democratico della Repubblica.
Tuttavia, oggi non se ne parla piu' perche' quello del soldato e' diventato
un mestiere come un altro e quindi, si dice, "se ne preoccupi chi se lo
sceglie". Eppure nessuna struttura pubblica puo' avere carta bianca per
trattamenti vessatori. Colpisce, dunque, che la pubblica opinione, salvo
qualche improvvido rimpianto per la leva obbligatoria, mostri indifferenza
per i problemi della struttura militare. Le caserme non sono ambienti da
educande, ma questo "mestiere" non e' sottratto al principio di legalita'.
La professionalita' militare, infatti, non puo' produrre effetti
disumanizzanti: troppi film di guerra ci hanno resi edotti che si comincia
con la disciplina, il rigore, l'obbedienza e si finisce con Abu Graib.
Sorprende anche che sia piu' o meno scomparsa la cultura dell'obiezione di
coscienza. Per essere stata presidente della Lega degli obiettori di
coscienza al servizio militare (Loc) - la prima organizzazione che si fece
carico del nuovo diritto, raccogliendo tra i simpatizzanti anche "Pax
Christi" in tempi in cui la gerarchia cattolica disapprovava -, ho sempre
pensato che chi obiettava non lo facesse per la ripugnanza di toccare
un'arma, ma per essere antimilitarista e disposto a rischiare il carcere per
avversione contro le guerre.
Non mancavano gli opportunisti, ma la maggioranza che sceglieva di
obiettare - lo dice una vecchia statistica della Loc vicentina - lo faceva o
per "utilita' sociale" o per "antimilitarismo". Dopo la
professionalizzazione dell'esercito, gli enti che si occupavano del
"servizio sostitutivo" curano solo il "servizio civile" e non sembrano
interessati alle sorti dell'obiezione, apparentemente non piu' necessaria,
ma ancora funzionale per il mantenimento degli enti stessi. Eppure, la
legislazione italiana prima o poi provvedera' a sopprimere la normativa
dell'obiezione di coscienza o ad assorbirla nel servizio civile.
Va bene cosi' per tutti? Personalmente, avrei un'obiezione.
*
La guerra e' quotidianamente presente, quantomeno in forma indiretta, nelle
case del mondo. Il pacifismo demonizza giustamente la violenza che rende gli
stati complici nella cobelligeranza contro i diritti della convivenza civile
e le costituzioni democratiche. La violenza educa anche con le play station
e con i realities e le generazioni giovani riscoprono la guerra come gioco:
la loro educazione induce a credersi invulnerabili e, se scelgono la
carriera militare, sono psicologicamente sensibili a cedere alla seduzione
delle prove di forza e del patriottismo ben remunerato. Praticano esercizi
"estremi" e si adeguano all'obbedienza. Don Milani fece molto rumore a suo
tempo, ma aveva scoperto l'acqua calda: l'obbedienza non e' mai una virtu':
senza consenso non si da' comportamento responsabile e non si educano
neppure i bambini.
Difficile argomentare su questo tema con i militari: senza negazione della
liberta'  di coscienza, senza sistema premi/punizioni, senza vincoli
disciplinari e presunzioni di "onore", non sarebbe possibile indurre
qualcuno a uccidere l'eventuale nemico.
Viviamo solo nel 2007 d. C. e si possono solo immaginare conflitti risolti
con la nonviolenza, anche se la diplomazia sarebbe un mestiere ben migliore
dell'esercito. Quindi, siamo realisti. Inutile l'obiezione? rispetto alla
vecchia  leva certamente si'. Ma il professionista lo diamo per destinato ad
obbedire a qualunque ordine?
*
Ai primi di febbraio di quest'anno e' comparso davanti alla Corte marziale
di Fort Lewis, Seattle, il tenente Ehren Watada, ventottenne ufficiale della
terza brigata, seconda divisione di fanteria degli Stati Uniti e leale
all'esercito del suo paese fino a quando non rifiuto' l'ordine di partenza
per l'Iraq perche' "questa guerra non e' solo moralmente sbagliata, ma e'
un'orribile violazione delle leggi americane". Watada ha coerentemente
sostenuto le sue ragioni con dichiarazioni pubbliche, menzionando sia il
diritto internazionale sia i discorsi del segretario dell'Onu, e la Corte
non ha voluto accogliere il ricorso della difesa al primo emendamento della
Costituzione Usa sulla liberta' di espressione, perche' "nessun esercito
puo' tollerare che un ufficiale rifiuti di partire con il suo reparto".
Watada, che non e' un vile ne' un disertore, si e' offerto di partire per
l'Afganistan, ritenendo illegale e illegittima la guerra contro l'Iraq.
Analogo era stato il caso del sergente Camillo Mejia e, successivamente, di
Mark Wilkinson, che sarebbe dovuto ritornare per la seconda volta
"nell'inferno dell'Iraq" e ha contestatato l'accusa "inesistente" di
diserzione. Le corti marziali, soprattutto da quando la guerra e' diventata
impopolare, sono in difficolta', ma fanno il loro mestiere quando chi
contesta lo fa pubblicamente. Sono infatti migliaia i casi di defezione piu'
o meno mascherata che non fanno notizia e una sorda protesta e' latente nei
reparti delle forze armate in conseguenza delle situazioni terrificanti in
cui sono costretti ad agire in Iraq. Come ha dichiarato il soldato
Wilkinson, gli ordini erano di distruggere e saccheggiare tutto quello che
incontravano, di fare irruzioni nelle case civili, di terrorizzare la
popolazione; e l'obbedienza produceva reazioni di sadismo e post-traumatic
stress, vale a dire esiti da abuso di alcool e droghe.
In Germania il tenente colonnello dell'aviazione Jurgen Rose ha chiesto di
essere esonerato dalle missioni esterne, a causa della decisione del
parlamento tedesco di inviare sei Tornado sul fronte afgano. Rose riteneva
la decisione antidemocratica e l'impiego dei Tornado contrario al diritto
internazionale. Prudentemente i tedeschi hanno trasferito l'obiettore
all'amministrazione, ma il rumore ha coinvolto l'opinione pubblica
democratica.
Hanno gia' una lunga storia i refusenik israeliani, che si sono rifiutati di
eseguire ordini iniqui e contrari ai principi di diritto vigenti anche in
guerra e che hanno subito processi e condanne, nonostante la loro dichiarata
lealta' a Tsahal, l'esercito di Israele.
Come italiani non dimentichiamo neppure la protesta di alcuni volontari
dell'aviazione che si rifiutarono di far decollare elicotteri insicuri.
Obiettori?
*
Si tratta di nuove esigenze di coscienza che, anche se riguardano
professionisti dell'esercito necessitano di essere legittimate, a meno che
non ci rifugiamo nella difesa aristocratica di un rifiuto integralista, che
non puo' essere esteso a chi e' integrato nelle strutture militari. Il
diritto di obiettare per ragioni di coscienza doveva gia' essere nuovamente
discusso quando se ne diede estensione a casi fiscali o sanitari,
giuridicamente lontani dal principio riconosciuto anche nelle sedi
internazionali come l'Onu. Ora diventa necessario riadeguarne la filosofia:
se l'impegno contro la guerra non e' integralista, ma agisce attraverso
estensioni, graduali e selettive, di difesa dei diritti umani, ragioniamo
sul merito di chi, in divisa, sfida il carcere contro le illegittimita'
della guerra.

5. MATERIALI. LA NEWSLETTER N. 18 DELL'ASSOCIAZIONE "FRANZ JAEGERSTAETTER
ITALIA"
[Dall'associazione "Franz Jaegerstaetter Italia" (per contatti:
franzitalia at gmail.com) riceviamo e diffondiamo la newsletter n. 18 del
luglio 2007.
Franz Jaegerstaetter, contadino cattolico, condannato a morte ed ucciso il 9
agosto 1943 per essersi rifiutato di prestare servizio militare
nell'esercito nazista. Scritti di Franz Jaegerstaetter: Scrivo con le mani
legate. Lettere dal carcere e altri scritti, Edizioni Berti, Piacenza 2005.
Opere su Franz Jaegerstaetter: Gordon Zahn, Il testimone solitario. Vita e
morte di Franz Jaegerstaetter, Gribaudi, Torino 1968, poi: Franz
Jaegerstaetter, il testimone solitario, Editoria Universitaria, Venezia
2002; Erna Putz, Franz Jaegerstaetter. Un contadino contro Hitler, Berti
Piacenza, 2000; segnaliamo anche l'articolo di Enrico Peyretti riprodotto
sul n. 637 de "La nonviolenza e' in cammino", articolo che segnalava anche i
seguenti materiali: Alfons Riedl, Josef Schwabeneder (Hg), Franz
Jaegerstaetter - Christlicher Glaube und politisches Gewissen [Fede
cristiana e coscienza politica], Verlag Taur, 1997; videocassetta Franz
Jaegerstaetter: un contadino contro Hitler, (27 minuti, in vhs) prodotta
dall'Associazione Franz Jaegerstaetter, via Endrici 27, 38100 Trento (tel.
0461233777, oppure 810441); il capitolo "Un nemico dello Stato" (pp. 76-86),
in Thomas Merton, Fede e violenza, prefazione di Ernesto Balducci,
Morcelliana, Brescia 1965; una nota di Paolo Giuntella in "Adista", n. 11,
13 febbraio 1993, pp. 9-10]

2007: beatificazione di Franz Jaegerstaetter
"Fede vissuta": celebrazioni del LXIV anniversario della morte di Franz
Jaegerstaetter
*
Cari amici di Franz Jaegerstaetter,
il 2007 e' un anno ricco di novita'. Il 20 febbraio a Roma la commissione
cardinalizia preposta ha confermato che Franz Jaegersta'tter subi' il
martirio e ha dato parere positivo al santo padre Benedetto XVI per la
beatificazione. Il primo giugno il papa ha firmato il documento.
Ci sono alcune date possibili per la beatificazione (come la festa di Cristo
re il 25 novembre e l'Immacolata concezione l'8 dicembre), ma quella piu'
probabile e' il 26 ottobre, festa nazionale austriaca, alle ore 10 presso il
duomo di Linz.
Quest'anno ci sono stati anche segnali del crescente apprezzamento nei
confronti di Franziska. Il 16 aprile il presidente del Land dell'Alta
Austria, Josef Puehringer, le ha conferito un attestato di merito davanti a
un folto gruppo di parenti, amici e rappresentanti delle autorita' civili ed
religiose. Il presidente austriaco Heinz Fischer ha invitato Franziska e le
figlie a una visita all'Hofburg (che e' un po' il Quirinale di Vienna).
Entrambe le occasioni sono state motivo di grande gioia per Franziska.
La parrocchia e il comune di St. Radegund hanno onorato in piu' modi Franz
Jaegerstaetter in occasione del centenario della nascita, con attivita',
mostre, un pellegrinaggio e nuovi documenti in tv e alla radio.
Il 22 settembre a Graz ci sara' la prima di un'opera su Franz di Viktor
Fortin. Il 24 settembre, sempre a Graz, si terra' un simposio.
Su richiesta di Franziska e con il suo aiuto negli ultimi mesi ho preparato
per la pubblicazione 590 lettere di Franz alla moglie del periodo 1940-'41 e
le 52 lettere di Franziska al marito, che non erano state ancora rese
pubbliche. Il volume, che raccogliera' anche le lettere gia' pubblicate e
gli scritti dal carcere, uscira' in autunno.
La beatificazione imminente e' il tema del nostro giorno della memoria.
Forse sara' anche l'ultimo in questa data e in questa forma. Poiche' il 9
agosto e' gia' la festa di S. Edith Stein, per Franz Jaegerstaetter sara'
scelto un altro giorno; e' possibile che Roma opti per il 21 maggio, giorno
del battesimo di Franz.
Mi auguro di incontrarvi tutti il 9 agosto e spero che questa mia lettera
serva a mantenere il contatto con chi non potra' essere presente.
La vostra Erna Putz
*
Programma
Giovedi' 9 agosto 2007, Chiesa di Ostermiething
- ore 9: apertura con momento musicale, saluto del vescovo Ludwig Schwarz
- ore 9,30: relazione del prof. Roman Siebenrock: "Non di questo mondo... la
fede vissuta di Franz Jaegerstaetter".
- ore 11: avola rotonda su "Aspetti mistico-politici della santita'
sull'esempio di Franz Jaegerstaetter", con la partecipazione del vicario
episcopale dott. Werner Freistetter, della dott.ssa Hildegard Goss-Mayr, del
can. dott. Paul Oestreicher, del vescovo dott. Manfred Scheuer, del prof.
Siebenrock e di mons. Willi Thaler.
- ore 12,30: pausa pranzo.
- ore 14,30: programmi televisivi e radiofonici per i cento anni dalla
nascita di Franz Jaegerstaetter (nella scuola di musica e in chiesa).
- ore 15,30: ora di preghiera in ricordo della morte di Franz Jaegerstaetter
nella chiesa di Ostermiething.
- ore 16,30: pellegrinaggio a piedi verso St. Radegund.
- ore 19,30: santa messa nella chiesa di St. Radegund.
Al termine: cerimonia dei lumini sulla tomba del martire.
Per il rientro ad Ostermiething sara' a disposizione un pullman.
*
I relatori
- Roman Siebenrock si occupa dell'interpretazione del Concilio Vaticano II.
Oltre a condurre ricerche sul pensiero di Karl Rahner, collabora
intensamente alle ricerche dell'universita' di Innsbruck su
religione-violenza-comunicazione-ordine mondiale.
= Werner Freistetter, figlio di un alto ufficiale austriaco, e' direttore
dell'Istituto per la pace e la religione e assistente spirituale
dell'Organizzazione militare cattolica internazionale (Ami). Da marzo 2007
e' vescovo vicario della diocesi militare e si occupa di scienza e ricerca
dal punto di vista teologico e di relazioni internazionali.
- Hildegard Goss-Mayr si e' impegnata prima e durante il Concilio per il
superamento della guerra fredda, la fine della corsa agli armamenti e per
far cessare l'odio tra i popoli. Moltissime persone sono state formate da
lei sulle tecniche di difesa nonviolenta, che ha applicato con successo
nelle Filippine e in Madagascar.
- Paul Oestreicher e' direttore emerito del Centro per la riconciliazione
internazionale presso la cattedrale di Coventry, in Inghilterra. E' l'uomo
del superamento dei confini, il pellegrino tra i campi nemici, pacifista e
peacemaker.
- Manfred Scheuer e' vescovo di Innsbruck. E' stato postulatore nel processo
di beatificazione diocesano di Franz Jaegerstaetter. Per lui Franz e' un
portatore di speranza e un simbolo di coraggio nelle situazioni difficili.
- Willi Thaler, parroco evangelico a Innsbruck, e' membro di Pax Christi.
Partecipa alla tavola rotonda a nome del sovrintendente dell'Alta Austria,
dott. Gerold Lehner, che non puo' intervenire.
*
La traduzione dell'invito e' stata curata da Lucia Togni. Ha collaborato
Mauro Buffa.
*
Partecipazione dall'Italia
Chi intende partecipare si metta in contatto con Giampiero Girardi, cell.
3474185755, e-mail: franzitalia at gmail.com per concordare il viaggio in
automobile. Indicativamente si partira' l'8 agosto e si rientrera' il 10.
*
Materiale disponibile
Vhs: Franz Jaegerstaetter, un contadino contro Hitler. Vita e morte di un
uomo che ha agito secondo coscienza, durata 27 min., costo 10 euro.
Richiedere a: Caritas diocesana, via Endrici 27, 38100 Trento, tel.
0461261166; fax 0461266176; e-mail: caritas at arcidiocesi.trento.it
Dvd (novita'): Franz Jaegerstaetter, un contadino contro Hitler. Vita e
morte di un uomo che ha agito secondo coscienza, durata 27 min., costo 10
euro. Richiedere a: Caritas diocesana, via Endrici 27, 38100 Trento, tel.
0461261166; fax 0461266176; e-mail: caritas at arcidiocesi.trento.it
Volumi:
- Scrivo con le mani legate. Lettere dal carcere e altri scritti
dell'obiettore-contadino che si oppose ad Adolf Hitler, di Franz
Jaegerstaetter, a cura di Giampiero Girardi, traduzione di Lucia Togni,
edizioni Berti, Piacenza, 2005, XXXV + 231 pagine, 13 euro. Prefazione di
mons. Luigi Bettazzi, premessa di Erna Putz. Rintracciabile in libreria (a
Trento: Ancora, via S. Croce 35) oppure presso l'Editrice Berti, via Legnano
1, 29100 Piacenza, tel. 0523 321322; fax 0523 335866; email:
info at bertilibri.it
- Franz Jaegerstaetter, un contadino contro Hitler, di Erna Putz, edizione
italiana a cura di Giampiero Girardi, Berti, 2000, 252 pagine, 13 euro.
Rintracciabile in libreria (a Trento: Ancora, via S. Croce 35) oppure presso
l'Editrice Berti, via Legnano 1, 29100 Piacenza, tel. 0523321322; fax: 0523
335866; e-mail: info at bertilibri.it
- Franz Jaegerstaetter, il testimone solitario, di Gordon Zahn, Editoria
universitaria, Venezia, 2002, 200 pagine. Rintracciabile presso l'editore,
Albert Gardin, c. p. 570, 30100 Venezia, tel. 0415246242, e-mail:
euvenezia at libero.it, sito: www.editoriauniversitaria.com
- Non giuro a Hitler. La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, di Francesco
Comina, prefazione di Albert Mayr, San Paolo, Alba, 2000, 116 pagine.
- Sophie Scholle e la Rosa Bianca, di Paolo Ghezzi, Morcelliana, Brescia,
2003, 230 pagine.
- La Rosa Bianca: un gruppo di resistenza al nazismo in nome della liberta',
di Paolo Ghezzi, Paoline, 1993, 307 pagine.
*
Chi desidera ricevere la newsletter "Franz Jaegerstaetter Italia" (o
segnalare indirizzi di persone interessate) la richieda a:
franzitalia at gmail.com
*
Per ulteriori informazioni e contatti: Giampiero Girardi, via del Forte
44/B, 38100 Martignano, tel. 0461829526 o 3474185755, e-mail:
gia.gira at gmail.com

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 166 del 30 luglio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it