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Minime. 248



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 248 del 20 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Della poverta' e della sicurezza
2. Daniela Padoan presenta "Diario russo 2003-2005" di Anna Politkovskaja
3. Raffaella Mendolia: I riflessi dell'eredita' di Capitini sul Movimento
Nonviolento di oggi
4. Pasquale Pugliese: Il 21, 22 e 29 ottobre a Reggio Emilia e Puianello
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. RIFLESSIONE. DELLA POVERTA' E DELLA SICUREZZA
[Da una lettera personale riprendiamo questa smilza sinossi dell'intervento
di uno dei relatori invitati al convegno sul tema "L'attenzione ai poveri e
la sicurezza internazione: aspetti sociali e teologici" che si tiene oggi,
sabato 20 ottobre, ad Attigliano (per ulteriori informazioni: associazione
"Sulla strada": via Ugo Foscolo 11, 05012 Attigliano (Tr), tel. 0744992760,
cell. 3487921454, e-mail: info at sullastradaonlus.it, sito:
www.sullastradaonlus.it]

A voler dir tutto in una sola frase direi che i poveri hanno ben ragione ad
aver paura dei ricchi. Ed a lottare affinche' i ricchi cessino di rapinarli.
*
A volerlo dire in due distinti ma convergenti ragionamenti direi - comunque
a mo' di scorciatoia - quel che segue.
1. Sulla sicurezza internazionale: la maggiore minaccia e' il perdurare
della rapina da parte del Nord del mondo delle risorse del Sud. La sicurezza
puo' nascere solo dalla giustizia, dalla riparazione, dalla condivisione.
Finche' il 20% dell'umanita' consuma l'80% delle risorse costringendo l'80%
dell'umanita' a sopravvivere col 20%; finche' il Nord rapinatore continuera'
nella sua sanguinaria devastatrice attivita' delittuosa e onnicida; finche'
il principio della massimizzazione del profitto della minoranza che possiede
e consuma e dissolve il molto e il troppo schiaccera' ogni umano diritto e
norma morale e civile criterio di convivenza e limite ed imporra'
oppressione, schiavitu', fascismi, guerre, fame e morte; ebbene, finche'
questo accadra' - sempre piu' precipitando l'umana famiglia e la biosfera
stessa nell'abisso che tutto divora ed annienta - i quattro quinti
dell'umanita' dovrebbero venire nelle nostre terre e nelle nostre case non
da profughi ma da giudici e da esattori del maltolto. E che abbiano
misericordia di noi.
2. Sulla poverta': e' perche' vi sono i ricchi che vi sono i poveri, che non
sono poveri ma impoveriti, non deboli ma oppressi, non bisognosi di
assistenza ma di liberta'. Dire povero e' dire rapinato: dire ricco e' dire
rapinatore. Credo anch'io con Rousseau e Proudhon e tanti altri che
l'appropriazione privata dei beni comuni sia un crimine in quanto denega
pienezza di diritti e soddisfazione di bisogni ad altri esseri umani. Non si
tratta di far l'elemosina, ma di restituire, di riconoscere e di costruire
relazioni ecoequosolidali, fondate sulla giustizia e su quella superiore
giustizia che e' la condivisione, che e' la misericordia come prassi
rivoluzionaria di riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri
umani e di cura per l'unico mondo che abbiamo - la casa comune, il bene
comune.
*
Aggiungerei poi questo.
Gli oppressi sono portatori di verita', poiche' e' interesse materiale e
ideologia fondamentale degli oppressori negare la verita' dell'oppressione
onde perpetuarla, ed e' condizione storica ed esistenziale dei soggetti
oppressi manifestare e smascherare e contrastare la veritiera condizione
dell'oppressione e rivendicare la verita' che libera, e liberando se'
liberare la verita' dalla menzogna. Per questo altro nome della nonviolenza
e' nonmenzogna. Per questo le persone amiche dell'umanita' - dell'umanita'
come insieme, ma anche dell'umanita' propria ed altrui - amano dire che la
verita' rende liberi, che la verita' e' rivoluzionaria, che la verita' e la
vita e la via sono una medesima attesa e ricerca, uno stesso impegno e
promessa, la stessa azione e la stessa contemplazione. Nella menzogna la
vita decade, la via e' smarrita. Nella verita' e' il cammino, e la dignita'
umana risplende. Gandhi designava la sua proposta di lotta che noi
sommariamente, sinteticamente traduciamo "nonviolenza", con le parole di
origine sanscrita "ahimsa" e "satyagraha": l'una disvela - tra l'altro - che
lottare contro la violenza e' scelta di innocenza, innocenza attiva e
operante; l'altra - tra l'altro - dichiara che la lotta nonviolenta e' la
forza della verita', verita' che si dispiega ed agisce nel mondo.
E' nella lotta delle persone oppresse per la comune liberazione, e'
nell'umana solidarieta', che si disvela il volto dell'altro, che si
riconosce e affratella e assorella la nostra comune esistenza, crollano le
muraglie della solitudine, acquista senso il nostro essere nel mondo.
E in una storia in cui la prima e piu' feroce e longeva oppressione e'
quella della dominazione patriarcale e dell'ideologia e della prassi del
maschilismo, le donne innanzitutto sono portatrici di verita', di verita'
feconda, di verita' che libera. La liberazione dell'umanita' e' gia' tutta
nella liberazione delle donne dal potere patriarcale e maschilista. Senza lo
smascheramento e la sconfitta della violenza di genere non vi e' speranza
alcuna di contrastare adeguatamente la violenza tout court.
Pace, dignita' umana, difesa della biosfera (salvaguardia del creato, per
dirla con altro linguaggio ma con medesimo sentimento), sono i compiti
dell'ora.
Solo nella giustizia e' la sicurezza.
Solo contrastando e abolendo i meccanismi e i poteri e le strutture e le
ideologie della rapina ovvero dell'impoverimento si realizza umanita'.

2. LIBRI. DANIELA PADOAN PRESENTA "DIARIO RUSSO 2003-2005" DI ANNA
POLITKOVSKAJA
[Dal supplemento settimanale del quotidiano "IL manifesto" "Alias" del 28
luglio 2007, col titolo "Gli appunti 2003-2005 di Anna Politkovskaja: una
denuncia dove l'etica si fa precisione" e il sommario "Diario di una
voragine. Come un sismografo, la giornalista assassinata il 7 ottobre 2006
registra dati e notizie che descrivono plasticamente il nuovo potere russo e
le sue compiacenze mafiose".
Daniela Padoan e' una prestigiosa giornalista e saggista femminista. Dalla
bella rivista "Via Dogana" riprendiamo la seguente scheda di presentazione:
"Daniela Padoan collabora con la televisione e la stampa, in particolare con
'Il manifesto'. Nel pensiero della differenza ha trovato un tassello
mancante, degli elementi in piu' per la lettura di avvenimenti attuali e
storici come la vicenda delle Madres de la Plaza de Mayo ("la lotta politica
forse piu' radicale di questi decenni"), o la Shoah, che Daniela ha indagato
in un suo libro, attraverso tre conversazioni con donne sopravvissute ad
Auschwitz (Come una rana d'inverno, Bompiani, Milano 2004)". Opere di
Daniela Padoan: Miti e leggende del mondo antico, Sansoni scuola, Firenze
1996; Miti e leggende dei popoli del mondo, Sansoni scuola, Firenze 1998; (a
cura di), Un'eredita' senza testamento, Quaderni di "Via Dogana", Milano
2001; (a cura di), Il cuore nella scrittura. Poesie e racconti delle Madres
de Plaza de Mayo, Quaderni di "Via Dogana", Milano 2003; Come una rana
d'inverno, Bompiani, Milano 2004; Le Pazze. Un incontro con le Madri di
Plaza de Mayo, Bompiani, Milano 2005.
Anna Politkovskaja, giornalista russa, nata a New York nel 1958, impegnata
nella denuncia delle violazioni dei diritti umani con particolar riferimento
alla guerra cecena, e' stata assassinata nell'ottobre 2006. Tra le opere di
Anna Politkovskaja disponibili in italiano: Cecenia. Il disonore russo,
Fandango, 2003; La Russia di Putin, Adelphi, 2005; Diario russo 2003-2005,
Adelphi, Milano 2007]

Anna Politkovskaja e' morta il 7 ottobre 2006, assassinata a colpi di
pistola nell'ascensore di casa, a Mosca. Il mandante e' ancora oggi
sconosciuto. Il giorno stesso la polizia russa ha sequestrato il suo
computer e tutto il materiale dell'inchiesta che stava svolgendo per la
"Novaja gazeta" sulle torture commesse in Cecenia dalle forze di sicurezza
federali.
Il suo ultimo libro, Diario russo 2003-2005, pubblicato in Inghilterra e
tradotto ora da Adelphi a cura di Claudia Zonghetti (pp. 457, euro 24,00),
e' un inflessibile atto d'accusa contro il sistema di potere che in Russia
ha sconfitto la democrazia parlamentare e soffocato la liberta' di stampa:
un testamento morale, letto oggi, e al tempo stesso la prova documentaria
del movente dei suoi assassini.
Appunti, interviste, stralci di sedute parlamentari, lettere, dichiarazioni
del presidente, atti di processi e sentenze di tribunali danno vita a una
narrazione che giorno dopo giorno contrappone alla voce del potere le
inascoltate proteste delle madri degli scomparsi ceceni, delle madri delle
reclute e dei soldati che muoiono a centinaia per incuria e nonnismo, delle
vedove di guerra, degli eroi sovietici cui e' stato tolto ogni sussidio
insieme alla garanzia di un funerale degno, degli invalidi di Cernobyl' che
hanno perso il diritto alle medicine gratuite.
Un'opera in cui, se e' vero che spiccano molte voci, piu' potente di tutte
e' lo smisurato coro muto, quello che angoscia Anna Politkovskaja e che la
induce a punteggiare ogni intervista, ogni annotazione, ogni resoconto, con
brevi, inappellabili commenti: "Nessuno fiata", "Non una protesta", "Non una
voce".
Come un sismografo, registra dati statistici e notizie minute che fanno
capire la realta' del suo paese piu' di molti discorsi: "Nel mese di ottobre
2004 gli articoli piu' venduti in Russia sono stati i ceri: per i quaranta
giorni trascorsi da Beslan; per i due anni dal Teatro Dubrovka. Nel mezzo,
il 24 ottobre, sono stati sessanta giorni da che due aerei sono esplosi in
volo. E poi sono gia' cinque anni dal bombardamento del mercato di Groznyi".
L'accanita precisione con cui Anna Politkovskaja accumula materiali senza
perdere la capacita' di indignarsi, e anzi coltivandola come
un'irrinunciabile forma di resistenza, sembra il lavorio di chi, intendendo
presentare una difesa in tribunale, abbia il solo scopo di convincere i
giudici della verita'; e per lei, a cui non un solo libro e' stato
pubblicato in Russia, il giudice e' quell'Occidente che nel Diario dipinge
come sordo e cieco, intento a stringere la mano a Putin in cambio di accordi
sul petrolio, ansioso di mostrare che il terrorismo e la guerra per la
democrazia sono globali.
Ma cos'e' che si sforzava di dirci, pronta a risponderne con la vita, e non
per eroismo, ma per un senso della giustizia che i latini incarnavano nello
spondeo, la necessita' di dar conto dei propri atti in cui si declina la
responsabilita' di ciascuno? Procedendo nella lettura si cercano,
inevitabilmente, gli indizi, ma solo per scoprire che gli ipotetici mandanti
dei suoi assassini, quelli che doveva aver esasperato con la sua insistenza
pur nell'assoluta disparita' delle forze, possono trovarsi in molti luoghi:
al Cremlino, naturalmente, o in Cecenia, in Inguscezia, nei palazzi del
racket edilizio. Forse non fa differenza: a seguire il suo filo di discorso,
tutto e' ricondotto a un unico potere e alla constatazione che in Russia
l'ex Kgb e' a capo del paese, con i suoi fini e i suoi metodi, intrecciati a
quelli della mafia.
Anna, che era stata chiamata dalla resistenza cecena come mediatrice durante
la crisi degli ostaggi al Teatro Dubrovka, non aveva mai smesso di dire e di
scrivere quello che molti in Russia mormoravano solo a mezza voce: che
l'irruzione delle forze speciali e l'uso dei gas era stata la causa della
carneficina seguita al sequestro degli ostaggi, e che l'inchiesta promessa
da Putin era stata insabbiata e resa grottesca al punto che, nelle battute
finali, i testimoni rifiutavano di prendervi parte. Non aveva voluto
dimenticare, come tutti, le madri dei bambini fatti saltare in aria nella
scuola di Beslan, che dopo un anno occupavano l'aula dove anche l'ultimo
degli accusati stava per essere prosciolto, chiedendo di essere arrestate
come colpevoli della morte dei propri figli: per aver votato Putin, per non
aver levato una voce contro la sua politica in Cecenia.
Anna non ha mai smesso di dire che l'assassinio del presidente ceceno Achmet
Kadyrov era stata voluta dal Cremlino e che suo figlio Ramzan, insediato da
Putin al suo posto, e' un pericoloso psicopatico a capo degli squadroni
della morte che sequestrano, torturano e uccidono fomentando l'odio e
spargendo il terrore. Quando, nel marzo del 2005, il Cremlino pretendera'
l'eliminazione di Maschadov, il leader moderato della resistenza cecena -
quello che ancora riusciva ad arginare gli estremisti piu' radicali guidati
da Basaev, disposti a combattere la Russia con qualsiasi mezzo, compresa
Beslan - la Politkovskaja sara' tra i pochi a denunciare la volonta' del
presidente di giungere a una palestinizzazione del conflitto: "Ora in
Cecenia si fronteggeranno due figure equivalenti per crudelta', abiezione e
oscurantismo medioevale: Basaev e Kadyrov. Dietro Kadyrov c'e' Putin, dietro
Basaev c'e' la resistenza piu' estremista, alimentata in primo luogo dalla
gioventu' cecena che non conosce altro modo per scampare alle umiliazioni di
cui e' vittima, e che e' stata a troppi funerali di innocenti".
Nella Russia descritta nel Diario - dove la durata media della vita e' di
cinquantotto anni e mezzo e il 40% della popolazione e' allo stremo, sotto
la soglia di sussistenza fissata a 2.121 rubli (62 euro) - a Mosca i
ristoranti di lusso sono pieni zeppi, "le tavole sono un'orgia di
squisitezze di cui il resto del paese ignora persino l'esistenza".
Ad Astrachan, nel sud, in pochi mesi vengono bruciate una settantina di case
del centro, con gli inquilini dentro, per far posto a palazzi per ricchi,
casino' e centri commerciali. Le autorita', in combutta con la mafia,
soffocano ogni richiesta di giustizia, e nemmeno provvedono un alloggio ai
senzatetto, che si ritrovano a vivere nelle discariche, o accampati tra le
rovine della propria casa.
Le vittime degli attacchi terroristici e delle azioni di "antiterrorismo"
non ricevono un indennizzo, un aiuto, non hanno la speranza di un processo;
vengono invece accusate di nutrire interessi nascosti, di essersi vendute,
di voler estorcere denaro; screditate, irrise, abbandonate al proprio dolore
e alla rabbia.
Il Cremlino da' pero' vita e sostegno a un'associazione formata da giovani
che Putin definira' "la vera societa' civile", ultras degli stadi e
gladiatori dello Spartak dediti a spezzare le ossa dei pochi e sparuti
attivisti nazional-bolscevichi.
"Il potere vive solo per se stesso - si conclude il Diario -, con stampato
in faccia il marchio dell'avidita' e del fastidio che qualcuno possa
ostacolare la sua voglia di arricchirsi. La gente va convinta che
opposizione e opinione pubblica si nutrono al piatto della Cia, dello
spionaggio inglese, israeliano e finanche marziano, oltre che alla ragnatela
globale di Al-Qaeda... Com'e' noto, il marchio dell'amministrazione Putin e'
la nascita di un capitalismo di stato, di un'oligarchia di burocrati fedeli.
Oggi come oggi, il potere e' solo un modo per fare i soldi".
Viene in mente il Viaggio in Russia di Joseph Roth, compiuto nel 1926,
quando il grande scrittore tratteggio' il personaggio di Franz Tunda, il
protagonista di Fuga senza fine che combatte per la rivoluzione e poi si
aggira in un'Europa decaduta, non appartenendo piu' a nulla, avendo reciso
ogni legame di affinita' con tutti i mondi che lo circondano. Ecco, questi
due libri cosi' distanti sono accomunati dal disincanto, ma anche da una
tensione etica a dire, e riflettere. A Francoforte sul Meno, nel gennaio
1927, Roth prendeva la parola: "Signori, questa sera mi sforzero' di
dimostrarvi che la borghesia e' immortale. La piu' crudele di tutte le
rivoluzioni, la rivoluzione bolscevica, non e' stata in grado di
annientarla. E non basta: questa crudele rivoluzione bolscevica ha creato il
proprio borghese".
Anna Politkovskaja, a distanza di quasi un secolo, ci dice che, dopo tredici
anni di democrazia, "in Russia e' rinato l'homo sovieticus" e che e' piu'
viva che mai un'oligarchia desiderosa di tornare alla lezione dei vecchi
burocrati. Tra gli abbracci dei leader dell'Occidente, e un'indifferenza che
certo non alberga solo entro i confini di un paese martoriato.

3. STUDI. RAFFAELLA MENDOLIA: I RIFLESSI DELL'EREDITA' DI CAPITINI SUL
MOVIMENTO NONVIOLENTO DI OGGI
[Ringraziamo Raffaella Mendolia (per contatti: raffamendo at libero.it) per
averci messo a disposizione il seguente estratto dalla sua tesi di laurea su
"Aldo Capitini e il Movimento Nonviolento (1990-2002)" sostenuta presso la
Facolta' di Scienze politiche dell'Universita' degli studi di Padova
nell'anno accademico 2002-2003, relatore il professor Giampietro Berti.
Raffaella Mendolia fa parte del comitato di coordinamento del Movimento
Nonviolento, ed ha a suo tempo condotto per la sua tesi di laurea una
rilevante ricerca sull'accostamento alla nonviolenza in Italia.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recente antologia degli scritti (a cura
di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un
profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze
2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze
2005; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi,
Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una
bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito
citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito
dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it,
altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai utile mostra e un
altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a
Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni:
l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803,
fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche
redazione at nonviolenti:org, sito: www.nonviolenti.org]

Al momento della morte di Aldo Capitini, nell'autunno 1968, il Movimento
Nonviolento, sorto da appena qualche anno per una precisa volonta' del suo
fondatore, si e' trovato davanti ad una sfida.
Era in grado di evitare la dispersione di un patrimonio ideale e pratico di
cosi' grande valore, fondato sulla nonviolenza, e portare avanti le
innumerevoli attivita' che egli aveva intrapreso, con uguale infaticabile
passione?
Come sappiamo, nell'immediato il posto di Capitini alla guida del Movimento
e' stato occupato da Pietro Pinna, suo stretto collaboratore, e dagli altri
amici che hanno dedicato tutti le loro energie alla testimonianza e alla
prosecuzione del suo lavoro.
Dopo trentacinque anni e' possibile verificare se il loro intento e' stato
raggiunto. Seppure mantenga la sua dimensione di minoranza, il Movimento
Nonviolento e' ancora presente e attivo nel panorama dei movimenti per la
pace italiani. I principi elaborati da Capitini costituiscono tuttora la
base teorica del Movimento Nonviolento e sono costantemente utilizzati come
riferimento per ogni azione pratica.
La nonviolenza e' sempre considerata nel duplice aspetto del rifiuto della
violenza e di ogni forma di oppressione, e dell'impegno pratico individuale,
per iniziare il cambiamento qui ed ora. Il costante rimando all'importanza
della coincidenza tra mezzi e fini e' ribadita in ogni congresso ed
occasione pubblica come questione imprescindibile per la coerenza morale di
ogni azione.
Le tecniche enumerate da Capitini per la pratica nonviolenta non sono solo
state inserite nella Carta ideologico-programmatica del Movimento, ma sono
state messe in pratica costantemente. Basti pensare ai digiuni e alle
manifestazioni per l'approvazione della legge di riforma della 772/72, alle
Marce specifiche, alla noncollaborazione adottata dalla Campagna di
obiezione alle spese militari, fino all'azione di boicottaggio contro lo
sfruttamento perpetrato da alcune imprese economiche anche straniere.
Tuttavia l'idea attiva e rivoluzionaria che aveva Capitini della nonviolenza
e' da tempo stata abbandonata.
La funzione di "testimonianza" praticata a lungo dopo la sua morte, non
appartiene alla sfera capitiniana: la sua concezione della nonviolenza si
basa sulla legittimita' della ribellione e sulla capacita' creativa di
elaborare nuovi modi d'azione che escludano la violenza dalla storia.
Da questo punto di vista bisogna ammettere che gia' Capitini non fu in grado
di concretizzare questa aspirazione. Egli non era fino in fondo un uomo
d'azione ed e' per questo che preferi' concentrarsi sull'elaborazione di un
programma d'azione e lasciare ad altri l'onere di metterlo a frutto.
Afferma Francesco Atzeni: "Mancava di quel pizzico di pazzia che ha il
potere di trascinare le folle. Pur avendo in se' la forza interiore
necessaria a catalizzare desideri e aspirazioni largamente diffusi, gli
facevano talora difetto, per farne un autentico rivoluzionario, la
determinazione conseguente e il tocco finale" (1).
Questo blocca il compimento del progetto capitiniano tra teoria e prassi,
tra visione escatologica del mondo liberato dai limiti e impossibilita' di
operare nel concreto per la sua tramutazione.
Capitini ha una naturale eccessiva fiducia verso il genere umano, che
considera spontaneamente incline al bene e capace di accettare il sacrificio
che la sua realizzazione comporta. Probabilmente per questo e' convinto di
poter affidare il compimento del suo progetto, rinviato ad un futuro lontano
ma inevitabile, alla moltitudine risvegliata e persuasa dall'opera dei suoi
successori.
Il suo errore e' stato quello di confidare nello spirito di sacrificio e nel
coraggio di un gruppo esiguo a cui affida il difficile compito di portare la
sua tensione rivoluzionaria a compimento.
Cio' non e' stato possibile allora e non lo e' neppure oggi: nonostante il
progetto rivoluzionario capitiniano abbia trovato posto nella Carta
ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento, esso e' stato da tempo
subordinato ad altre funzioni.
Tuttavia non e' possibile parlare di un fallimento del progetto capitiniano:
se e' vero che l'esito della sua missione non e' ancora stato realizzato, e
quindi si e' rinunciato all'assunzione concreta della responsabilita' del
suo perseguimento, altri sono i modi in cui il valore dell'iniziativa
personale per il cambiamento di una realta' insufficiente si e' espresso.
La capacita' straordinaria del Movimento Nonviolento e' stata quella di
seguire l'esempio di Capitini nell'analisi critica della societa'
contemporanea e nell'individuazione di sempre nuovi rimedi ai mali che la
affliggono, attraverso il costante riferimento alla teoria della
nonviolenza.
Il militante nonviolento non ha rinunciato all'azione, non si e' chiuso nel
ruolo di testimone o di predicatore di una verita' data, ha scelto un altro
tipo di impegno concreto, a largo raggio, ma silenzioso, e cio' ha permesso
alla nonviolenza non di diventare movimento di massa, ma di diffondersi in
tutti i settori della vita sociale e diventare valore universale.
Per quanto riguarda la teoria politica capitiniana, incentrata sull'idea
dell'omnicrazia e sul decentramento del potere, si puo' rilevare che
nonostante gli sforzi attuati, tali principi si sono realizzati
nell'organizzazione interna del Movimento, che rifiuta qualsiasi forma di
gerarchia, ma non hanno prodotto l'avvio di esperienze concrete al di fuori
di esso: l'esperimento dei C.O.S. avviato da Capitini nel secondo dopoguerra
non e' stato piu' replicato.
Tuttavia si puo' notare un certo rinnovarsi dell'interesse verso questo tema
ricollegandolo, seppur con le dovute specificazioni, al tema del
federalismo.
La difesa dei poteri locali, intesi come spazi di identita' e autonomia in
cui si puo' esprimere la partecipazione di ciascuno e quindi realizzare il
potere di tutti, e' uno degli aspetti piu' tipici del pensiero nonviolento.
Il decentramento politico, economico e amministrativo e' ritenuto essenziale
in una concezione capitiniana e gandhiana per realizzare quel potere dal
basso che caratterizza una democrazia effettiva. L'autogoverno delle
comunita' locali si colloca, pero', entro i confini di "patrie" piu' ampie,
che a loro volta si aprono al mondo intero, vista la dimensione planetaria
dell'uomo contemporaneo (2).
Per questo il Movimento Nonviolento sostiene tutte le iniziative volte a
valorizzare le comunita' locali e le assemblee cittadine, che naturalmente
devono mantenere la funzione educativa e informativa che Capitini attribuiva
loro, a cominciare dalla organizzazione decentrata della Rete di Lilliput.
Per quanto riguarda il carattere religioso del pensiero capitiniano si deve
riconoscere che esso ha influenzato sicuramente il Movimento Nonviolento
delle origini: se da un lato la sua originaria impostazione aconfessionale e
apartitica viene determinata dalla critica capitiniana verso la Chiesa e
verso i partiti, dall'altro e' individuabile nel Movimento una matrice laica
accompagnata da un senso religioso. Sappiamo che la religione capitiniana
non si puo' condurre a nessuna religione tradizionale, ma si ricollega ad
una tensione morale personale verso il bene e all'apertura alla compresenza.
Tale riferimento e' stato messo in secondo piano a partire dall'assunzione
della guida del Movimento da parte di Pietro Pinna, che, essendo sempre
stato poco convinto della essenzialita' del rimando alla religione, aveva
fin dagli anni Sessanta spinto il movimento ad abbandonare quella che lui
riteneva una pesante sovrastruttura ostacolante l'avvicinamento delle masse
all'idea nonviolenta. Il legame stretto dal pensiero capitiniano tra
religione e politica risulta definitivamente sciolto.
Cio' nonostante il Movimento ha collaborato nelle sue iniziative con tutti
gli schieramenti politici democratici ed ha visto tra i suoi aderenti sia
laici che credenti, giunti sicuramente da percorsi diversi e spinti da
differenti motivazioni, ma finalmente uniti nel perseguimento del medesimo
scopo.
A partire dal 2000, il Movimento Nonviolento ha inoltre avviato la
riflessione sul tema "Laicita' e religiosita' della nonviolenza", utile
all'esplorazione delle possibilita' di dialogo tra religiosi e laici sul
comune terreno della nonviolenza. Tra i vari appuntamenti, ricordiamo
l'incontro organizzato dal Mir in concomitanza con la Marcia Perugia-Assisi
del 2000, che ha riscosso un notevole successo e il convegno di studi
"Laicita', religione, nonviolenza" del 2002.
Tale riflessione ha approfondito le ragioni di una collaborazione con tutte
le forze persuase della necessita' della nonviolenza e della pace.
Oggi il Movimento deve rinunciare realisticamente alla trasformazione della
realta' che avverte come inadeguata, e allo stesso modo deve riconoscere di
non avere la forza per fermare la guerra.
Pare essersi realizzata la previsione di Capitini, che affidava, negli
ultimi suoi giorni, il compito di proseguire il suo lavoro di diffusione del
pensiero nonviolento alla "forza preziosa dei piccoli gruppi" (3).
Nessuna forza politica ha finora assunto i principi nonviolenti come
possibili punti del proprio programma, e per questo fino a tempi recenti il
pacifismo integrale e la nonviolenza assoluta sono stati difesi
esclusivamente da gruppi e associazioni di dimensioni esigue.
Nel libro di Atzeni si puo' leggere il giudizio di Lucio Lombardo Radice:
"Malgrado la devozione di un gruppo di allievi fedelissimi... che mantengono
in vita qualcuna delle iniziative di Aldo Capitini, occorre partire
realisticamente dalla constatazione che il filosofo e pedagogista umbro non
ha lasciato come traccia della sua vita un movimento organizzato e neppure
una corrente di opinione. In questo senso, nel senso della 'scuola',
Capitini potrebbe essere considerato uno sconfitto. In politica non opera
nessuna corrente 'liberalsocialista'. In religione, nessun movimento
riformatore 'libero-religioso'. Lo sviluppo della democrazia italiana non
avviene attraverso quelle 'comuni', quei 'centri di orientamento sociale' di
base ai quali Aldo Capitini aveva dedicato tanto impegno pratico e teorico"
(4).
Tale interpretazione dei fatti e' difficile da falsificare.
Attualmente, come abbiamo visto, il Movimento Nonviolento conta appena un
centinaio di iscritti, ma non e' vero che tutto il suo lavoro e' stato
perduto. La nonviolenza ha oggi un ruolo rilevante nella teoria politica, e
lo stesso pensiero capitiniano e' sempre piu' frequentemente ripreso da
parte di intellettuali e politici, riconoscendogli finalmente il ruolo
fondamentale che ha avuto nella cultura italiana del dopoguerra.
A cio' si aggiunge il fatto che oggi, per quanto i fini tradizionali
dell'antimilitarismo e della diretta trasformazione sociale siano ancora
lontani dall'essere realizzati, si aprono ancora diverse possibilita' di
sviluppo del pensiero capitiniano promosse dal Movimento Nonviolento:
- La questione democratica, per una democrazia aperta verso l'omnicrazia;
- La questione istituzionale, per un processo di riforme irreversibili nella
prospettiva della piena cittadinanza e nel ridimensionamento/superamento
delle strutture con essa piu' contrastanti, come l'esercito e la burocrazia;
- La questione politica, per l'avvio di un nuovo potere, ancorato alla
partecipazione e al controllo dal basso, alla solidarieta' civile e sociale,
alla discussione della forma partito;
- La questione dell'educazione, della comunicazione e dell'istruzione, per
la formazione di cittadini consapevoli e critici;
- Le leggi per la formazione, per gli accessi alla comunicazione televisiva,
per la costituzione delle forze di pace, dei caschi bianchi, ecc. (5);
- La questione economica, contro il neocapitalismo e le sue contraddizioni.
Nuove prospettive per la nonviolenza si presentano con la nascita del
"movimento dei movimenti", caratterizzato dall'impegno personale e diretto,
e dall'assunzione di posizione di fronte a qualsiasi appuntamento
internazionale in cui si decidano le sorti dell'umanita'. Esso si
costituisce come voce critica e alternativa alle posizioni di governo e
delle istituzioni sovranazionali, tesa alla solidarieta' e al rispetto di
tutti i popoli.
Il Movimento Nonviolento si inserisce perfettamente in questo contesto,
attraverso la partecipazione alla rete di Lilliput, a cui ha deciso di
mettere a disposizione il suo patrimonio di esperienze e conoscenze ispirate
alla nonviolenza, utili per indirizzare le nuove energie verso l'assunzione
di metodi di lotta pacifici.
La struttura a rete della Rete di Lilliput, composta da oltre cinquanta nodi
locali, richiama l'aspirazione del Movimento all'omnicrazia e al potere dal
basso e la sua concezione della democrazia partecipativa come uno strumento
finalizzato non alla conquista del potere, ma alla sua distribuzione a
tutti. Non solo: e' di ispirazione gandhiana anche il progetto lillipuziano
per un'economia sobria e solidale, locale ed autosufficiente, a basso costo
energetico, rispettosa della natura e al servizio dell'uomo.
I due movimenti condividono anche la volonta' di opposizione integrale alla
guerra e l'impegno per il disarmo, fino all'abolizione degli eserciti,
sostituiti da un modello di difesa non armata.
A livello pratico, la costituzione dei Gruppi di azione diretta nonviolenta
richiama direttamente l'esperienza delle lotte per il riconoscimento
dell'obiezione di coscienza, vissuta dal Movimento Nonviolento negli anni
Sessanta.
Per finire l'assunzione della nonviolenza come prassi politica, alternativa
tanto alla rivoluzione armata, quanto al parlamentarismo, e' la ragione
stessa dell'esistenza del Movimento Nonviolento, e pare appunto trovare
finalmente una effettiva realizzazione su grande scala attraverso la Rete.
Pare allora delinearsi di fronte al Movimento una nuova prospettiva di
sviluppo che potrebbe finalmente fornirgli le forze per attuare il salto
rivoluzionario auspicato da Capitini.
Non si deve dimenticare inoltre che il decennio 2000-2010 e' stato
dichiarato dall'Onu "Decennio per la cultura della nonviolenza", cosa che
oltre a dimostrare l'importanza riconosciuta a questo tema, potrebbe aprire
nuove prospettive per il Movimento Nonviolento...
*
Note
1. F. Atzeni, Aldo Capitini, un laico religioso nonviolento, Edizioni
Sipiel, Milano 1989, p. 69.
2. A. Dogliotti Marasso, Nonviolenza secessione e gandhismo leghista,
"Azione Nonviolenta", anno XXXIII, ottobre 1996, p. 10.
3. Da "Lettera di religione" n. 63 del 6 ottobre 1968, in A. Capitini, Il
potere di tutti, La Nuova Italia, Firenze 1969, pp. 444-448.
4. F. Atzeni, Aldo Capitini un laico religioso nonviolento, cit., p. 68.
5. "Azione Nonviolenta", anno XXXVII, n. 10, ottobre 2000, pp. 4-5.

4. INCONTRI. PASQUALE PUGLIESE: IL 21, 22 E 29 OTTOBRE A REGGIO EMILIA E
PUIANELLO
[Da Pasquale Pugliese (per contatti: puglipas at interfree.it) riceviamo e
diffondiamo.
Pasquale Pugliese, educatore presso i Gruppi educativi territoriali del
Comune di Reggio Emilia, dove risiede, laureato in filosofia con una tesi su
Aldo Capitini, e' impegnato nel Movimento Nonviolento (del cui comitato di
coordinamento fa parte), nella Rete di Lilliput ed in numerose iniziative di
pace; e' stato il principale promotore dell'iniziativa delle "biciclettate
nonviolente"]

in occasione del XXII Congresso nazionale del Movimento Nonviolento, che si
svolgera' a Verona nelle giornate 1, 2, 3 e 4 novembre 2007, ci pare cosa
buona convocare - analogamente a quanto sta avvenendo nel resto d'Italia -
un incontro preparatorio degli iscritti al nostro movimento, degli abbonati
ad "Azione nonviolenta" e di tutti gli amici della nonviolenza residenti
nelle province emiliane. A Ferrara si incontreranno gli amici delle restanti
province della nostra regione.
L'appuntamento che proponiamo vorremmo che fosse sia l'occasione per la
presentazione dei temi del Congresso e la raccolta di stimoli e riflessioni
da portare a Verona, sia un momento di conoscenza e collegamento tra tutti
coloro che nelle nostre province sono impegnati nelle molte iniziative di
cambiamento orientate alla nonviolenza, e usano "Azione nonviolenta" come
strumento di formazione ed informazione.
Il congresso del Movimento Nonviolento ha come tema principale "La
nonviolenza e' politica per il disarmo, ripudia la guerra e gli eserciti", e
si pone come momento conclusivo di un percorso di ricerca culturale e
politica sviluppato dal 2000 ad oggi e contemporaneamente di apertura di una
nuova fase di iniziative declinate sotto i diversi aspetti che saranno
elaborati dai diversi gruppi di lavoro previsti: dalle "risposte di
movimento alla crisi della politica" ai "corpi civili di pace",
dall'"educazione alla nonviolenza" alla "resistenza nonviolenta contro il
potere mafioso" ecc. (vedi programma nel sito www.nonviolenti.org).
Tra l'altro, alcuni avvenimenti di questi giorni ci danno un'ulteriore
conferma di come la nonviolenza sia davvero il "varco attuale della Storia",
come scriveva profeticamente Aldo Capitini: da un lato l'esemplare lotta
nonviolenta dei monaci birmani che - eroica e tragica nello stesso tempo -
e' anche un appello alla coscienza di ciascuno per attivarsi contro tutte le
violenze ed i poteri oppressivi; dall'altro lato la proclamazione da parte
dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2 ottobre, anniversario
della nascita di Gandhi, "Giornata internazionale della nonviolenza",
fornisce un riconoscimento ed un incentivo a tutti coloro che in ogni parte
del mondo portano avanti, con fatica e tenacia, il cammino della
nonviolenza.
A Verona proveremo a fare insieme qualche ulteriore passo.
Percio' siete invitati a partecipare all'incontro preparatorio che si
svolgera' a Reggio Emilia domenica 21 ottobre alle ore 15,30 presso il
Centro "don Gualdi" in via del Guazzatoio, n. 24 (laterale di Piazza
Fontanesi, in centro storico).
E poi alle due serate di approfondimento che si svolgeranno lunedi' 22 e
lunedi' 29 ottobre al Cinema Eden di Puianello di Quattro Castella (Re).
*
Programma
Domenica 21 ottobre, ore 15,30, Centro don Gualdi 24, Reggio Emilia:
incontro degli iscritti al Movimento Nonviolento e degli abbonati ad "Azione
nonviolenta" delle province emiliane.
Lunedi' 22-29 ottobre: "Nonviolenza in pedecollina", cinema Eden di
Puianello, Quattro Castella, Reggio Emilia
- Lunedi' 22 ottobre, ore 21: "La vera scelta non e' tra violenza e
nonviolenza, ma tra nonviolenza e non-esistenza" (M. L. King), visione del
filmato "Le gru di Sadako - l'umanita' contro l'atomica"; a seguire incontro
con Marco Cervino, fisico, ricercatore del Cnr di Bologna e presentazione
della Campagna per la proposta di legge popolare "Un futuro senza atomiche",
a cura di Fulvio Bucci, el Comitato reggiano per un futuro senza armi
nucleari (www.unfuturosenzatomiche.org). Serata in collaborazione con il
punto pace di Pax Christi di Reggio Emilia e l'associazione Papa Giovanni
XXIII di Reggio Emilia.
- Lunedi' 29 ottobre, ore 21: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?",
visione del filmato "Danimarca - vivere con il nemico"; a seguire incontro
con Antonino Drago, dell'Universita' di Pisa, autore del libro Difesa
popolare nonviolenta. Serata in collaborazione con l'Infoshop Mag 6 di
Reggio Emilia e il Laboratorio per la nonviolenza nell'Associazione Mag 6 di
Reggio Emilia.
Introduce e modera le due serate Pasquale Pugliese del Movimento
Nonviolento.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 248 del 20 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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