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La domenica della nonviolenza. 134



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 134 del 21 ottobre 2007

In questo numero:
1. Maria Serena Palieri: Doris Lessing
2. Laura Lilli intervista Doris Lessing (2002)
3. Deborah Ross intervista Doris Lessing (2002)
4. Leda Betti intervista Doris Lessing (2003)
5. Doris Lessing: Non credano i potenti...

1. PROFILI. MARIA SERENA PALIERI: DORIS LESSING
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 12 ottobre 2007, col titolo "Nobel 2007 per
la Letteratura. Il Novecento d'oro di Doris Lessing".
Maria Serena Palieri (Roma, 1953) giornalista, dal 1979 scrive su
"L'Unita'", attualmente lavora alle pagine culturali e si occupa di
narrativa italiana e internazionale e mercato editoriale; ha collaborato con
diverse testate, tra cui "l'Espresso" e "Marie Claire", e' stata consulente
di Rai Educational e autrice-conduttrice per Radiodue; in campo editoriale
lavora anche come editor e traduttrice dal francese; un suo libro-intervista
con Domenico de Masi, Ozio creativo, sui tempi di vita, ha avuto quattro
edizioni (Ediesse, Rizzoli) ed e' stato pubblicato in Brasile da Sextante.
Doris Lessing e' una delle piu' grandi scrittrici viventi. Dal sito
www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente scheda: "Doris Lessing
(Doris May Taylor) e' nata in Persia (Iran), figlia di genitori inglesi, nel
1919, e ha vissuto l'infanzia a Kermanshah dove il padre lavorava in una
banca. Nel 1925 la famiglia si e' trasferita nella colonia britannica della
Rhodesia (oggi Zimbabwe) a gestire una fattoria. Doris Lessing ha studiato
in un convento e poi in una scuola femminile di Salisbury, che ha
abbandonato a quattordici anni. Ha completato la sua formazione da
autodidatta, leggendo i grandi classici della letteratura. Ha lasciato la
casa paterna a quindici anni. Nel 1937 si e' trasferita a Salisbury ed e'
iniziato il suo impegno politico, nella sinistra non razzista. A diciannove
anni si sposa con Frank Charles Wisdom e ha da lui due figli, John e Jean.
Divorzia dal marito e lascia la famiglia nel 1943. Si iscrive al Partito
comunista, che abbandonera' nel 1954. Sposa in seconde nozze l'attivista
politico ebreo-tedesco Gottfried Lessing. Ma anche dal secondo marito si
separa, nel 1949, dopo aver avuto da lui un figlio. Dopodiche' si
trasferisce in Inghilterra col figlio minore, Peter, e li' pubblica il suo
primo romanzo, L'erba canta, nel 1950. Da questo momento consacra la sua
vita alla scrittura. Ha pubblicato romanzi, racconti, opere teatrali, libri
di fantascienza; nella sua opera, che affronta tematiche sociali quali il
conflitto razziale, l'emancipazione femminile, l'impegno politico, ha una
grande importanza l'elemento autobiografico. Nei romanzi degli anni
Cinquanta e dei primi anni Sessanta narra dell'Africa e critica apertamente
l'ingiustizia del sistema di potere dei bianchi, e per questo e' stata
bandita da Zimbabwe e Sudafrica nel 1956. Nel 1951 inizia a scrivere il
ciclo di Martha Quest, I figli della violenza, che comprende fra l'altro:
Martha Quest (1952), romanzo ambientato negli anni Trenta con protagonista
una Martha adolescente che vive in una misera fattoria sudafricana, poi in
citta', a contatto con la politica e i conflitti razziali; Un matrimonio per
bene (1954), che vede Martha sposarsi a diciannove anni e affrontare la vita
cittadina, un marito in guerra, tra tentazioni e dubbi nella solitudine;
Echi della tempesta (1958) e i due libri non tradotti in italiano,
Landlocked (1965) e The Four-Gated City (1969). Nel 1953, pubblica la
raccolta di racconti L'altra donna, che hanno per protagoniste tre donne in
vicende di distanza tra i sessi e di conflittualita' razziale. Nel 1957,
pubblica i racconti L'abitudine di amare, sulla 'necessita'' del rapporto
amoroso. Tra le altre raccolte di racconti, ricordiamo: Racconti africani
(1951-54), ambientati in una Rhodesia ancora sotto l'impero britannico dove
emerge la questione razziale, con le sue problematiche per neri e bianchi; e
successivamente Racconti londinesi (1987), ambientati in una Londra fatta di
diverse etnie, classi, comportamenti sociali, con donne e bambini esposti
alla durezza della metropoli; La storia di un uomo che non si sposava e
altri racconti (1972). Nel 1962, pubblica uno dei suoi romanzi maggiori, Il
taccuino d'oro, quasi una summa delle tematiche piu' care a Lessing, che vi
analizza i motivi di vita, politici, sociali, sessuali, della protagonista
Anna Wulf, raccolti in quattro taccuini. Nel 1967, pubblica un libro sui
gatti, Gatti molto speciali. Nel 1971, pubblica Discesa all'inferno; nel
1974, Memorie di una sopravvissuta. Tra il 1979 e il 1983 scrive la serie
fantascientifica Canopus in Argos. Per alcuni libri decide di usare lo
pseudonimo di Jane Somers per vedere se verra' pubblicata comunque. Nel
1983, pubblica Il diario di Jane Somers, un romanzo sull'amicizia di una
giovane donna, Janna, e di una vecchia signora, Maudie; nel 1984, pubblica
il suo seguito, Se gioventu' sapesse, che vede Janna, ormai
cinquantacinquenne, vedova, con una nipote diciottenne, nel vano tentativo
di far rivivere l'amore spensierato della giovinezza con un uomo. Nel 1985,
pubblica La brava terrorista, un romanzo che ha per protagonista una giovane
borghese militante, Alice, che organizza con generosita' la vita di una casa
occupata londinese e poi scivola lentamente nell'eversione. Nel 1988,
pubblica Il quinto figlio, romanzo sulla nascita in una famiglia borghese di
un bambino 'diverso', creatura di un'altra epoca, che fa saltare equilibri
fasulli e conformismi. Nel 1994, pubblica un libro di viaggio, Sorriso
africano. Quattro visite nello Zimbabwe, dove descrive il suo ritorno in
quattro occasioni nell'arco di dieci anni nell'ex Rhodesia. Nel 1995, fara'
ritorno per la prima volta anche in Sudafrica. Nel 1996, pubblica Amare,
ancora, che ha per protagonista un'anziana produttrice teatrale, Sarah, la
quale mentre allestisce una piece si innamora di due uomini piu' giovani.
Nel 1999, pubblica Mara e Dann. Nel 2000, pubblica Ben nel mondo, il seguito
de Il quinto figlio, sulla vita adulta del figlio 'diverso'. Nel 2001,
pubblica Il sogno piu' dolce, che narra una storia familiare lungo l'intero
Novecento con tutto il suo bagaglio di lotte, sconfitte, splendori ed
eroismi; una saga generazionale, tra Londra e l'Africa, che ruota attorno
alle figure di due donne, Frances e Julia. Nel 2003, pubblica i tre racconti
raccolti in Le nonne. Ha pubblicato inoltre due volumi di un'autobiografia:
Sotto la pelle, nel 1994, sui primi trent'anni di vita, dal 1919 alla
partenza per l'Inghilterra, tra tradizione europea e vita africana, due
continenti e due culture in conflitto; e Camminando nell'ombra, nel 1997,
sugli anni della costruzione dell'identita' letteraria, politica,
esistenziale, in una nazione e una citta' provate dalla guerra, tra il 1949
e il 1962. Non ha scritto, come era nel progetto iniziale, il terzo e ultimo
volume. Tra gli altri premi ha vinto il Grinzane Cavour 'Una vita per la
letteratura' nel 2001. Nel 2007 ha vinto il premio Nobel per la
letteratura"]

"Nobelizzabile": ecco l'aggettivo che un'agenzia di stampa, nel dare
l'annuncio della decisione presa a Stoccolma, conia per Doris Lessing. Si',
era "nobelizzabile" da un pezzo, l'autrice del Taccuino d'oro, il romanzo
che, nell'ormai remoto 1962, con la sua materia - la vicenda interiore d'una
donna in crisi - e con la sua narrazione a pelo d'acqua, su nella luce del
mondo reale, giu' nelle oscurita' dell'inconscio, eros compreso, cadde come
un portentoso oggetto non identificato sulla scena inglese. Ma autrice
anche, nell'arco degli ultimi cinquantasette anni, dal romanzo d'esordio
L'erba canta (1950), di un'altra cinquantina di opere, romanzi per lo piu',
e anche molti racconti e alcuni saggi.
Doris May Taylor, in arte col cognome del secondo marito, l'ebreo comunista
tedesco Gottfried Lessing, compira' 88 anni questo ottobre, e questo fa di
lei "il" vincitore piu' anziano nella secolare storia del Nobel per la
letteratura. Candidata da decenni, a questo giro era addirittura scomparsa
dalle previsioni della vigilia, data, come fosse un cartone di latte, per
"scaduta": "E' stata una delle nostre decisioni piu' meditate", ha
commentato il verdetto, con autoironia, il direttore dell'Accademia, Horace
Engdahl.
"Scaduta" Doris Lessing? Se puo' esserlo una scrittrice che negli ultimi
tredici anni ci ha regalato, con i due volumi dell'autobiografia Sotto la
pelle e Camminando nell'ombra, un bilancio della propria esistenza dalla
nascita ai quarant'anni, e, con esso, un grandioso colpo d'occhio sul pezzo
di pianeta - Persia, Rhodesia, Inghilterra - in cui e' vissuta, come sul
drammatico scorcio di storia che ha attraversato. Con Il sogno piu' dolce,
il romanzo da noi uscito nel 2002, ha fatto i conti, non per la prima volta
ma qui nel modo piu' drastico, con il "sogno", un tempo anche suo, del
comunismo e con gli orrori dell'Africa post-coloniale. Ma che, con il
romanzo Amare, ancora e i racconti di Le nonne, si e' cimentata con un altro
dei suoi amati filoni, quello dei meno epocali piccoli scandali che turbano
la moralita' comune, in questo caso l'attrazione sessuale di donne in la'
con gli anni per dei giovanissimi. Che, ancora, qualche estate fa si
conquisto' l'apertura di prima pagina del "Guardian" per un giudizio
liquidatorio sulle nuove narratrici inglesi enunciato al festival di
Edimburgo: "Sciocche e disimpegnate", cosi' come su uno pseudofemminismo
diffuso e improduttivo. E che ha annunciato che non dara' seguito
all'impresa autobiografica non per mancanza di energia, ma perche' dovrebbe
buttare un po' di fango su persone viventi e note.
Doris Lessing e' - come l'abbiamo conosciuta nel 2003 nel suo viaggio in
Italia - una donna minuta e rotondetta, con occhi chiari non miti ma neppure
imperiosi e con una voce affettuosa e un po' chioccia. Pero' era
"nobelizzabile", e ora e' un Nobel, per due dati pressoche' corporei che
contraddicono questa immagine: la forza, lei l'ha definita "formidabile
energia", che da cinquantasette anni mette nella scrittura, da un lato, e
dall'altro la voce con cui parla a noi lettori, una voce che sa essere secca
come uno schiocco di frusta.
Scrittrice "di" donne, o "per" donne? Con fastidio, ha sempre respinto
questa etichetta. Pero', seppure "malgrado lei", e' enorme il peso che ha
esercitato su una generazione di lettrici. Per spiegarlo, prendiamo a
prestito il termine che Laura Lilli ha impiegato nell'introduzione a un
piccolo libro-intervista uscito nel '96 per Minimum fax: transfert. C'e' una
coorte anagrafica di lettrici che nei suoi personaggi femminili ha visto se
stessa in proiezione, ha visto le proprie rabbie, i propri scatti, le
proprie liberazioni, i propri sbagli.
Forse, solo perche' Doris Lessing e' una scrittrice che ha il talento di
trasformare in romanzi la materia che gli altri scrittori usano piuttosto
come sfondo delle loro storie: le ideologie, i costumi, le mode di un'epoca.
Si sia trattato degli anni Quaranta, nel ciclo assai autobiografico di
Martha Quest - la giovane donna che, come lei, scalpita nell'Africa
dell'apartheid, e compie scelte tradizionali, matrimonio e maternita', ma le
ribalta - cosi' come si trattasse dei primi anni Ottanta nella Brava
terrorista, storia d'una militante dell'Ira che, al contrario, prepara
attentati ma non sfugge all'educazione ricevuta, appende tendine, lustra e
stira in ogni nuovo covo. A suo tempo studiosa appassionata di sociologia,
Lessing sa insomma trasformare in un romanzo lo "spirito del tempo", lo
zeitgeist che, infatti, ha evocato piu' volte come un nume onnipotente e
capriccioso nei due volumi dell'autobiografia.
Doris May Taylor nasce il 25 ottobre 1919 a Kermanshah, attuale Iran, da un
padre impiegato di banca, un "sognatore" - lei lo definisce - tornato dalla
guerra con una protesi di legno al posto della gamba amputata, e da una
madre "ambiziosa" e patita del controllo, cosi' la racconta, specie su
corredi e vasellame vecchia Inghilterra portati dalla madrepatria. Nel 1925
la famiglia si trasferisce in Rhodesia (oggi Zimbabwe): sono gli anni che
lei racconta in un piccolo libro, Mia madre, dove descrive la fattoria nel
bush, col padre che insegue il miraggio della piantagione e la madre che,
stizzita, custodisce la perduta dignita' piccolo-borghese. Mia madre e' un
libro importante - per chi voglia conoscere Doris Lessing - per due motivi:
per la spietata lucidita' con cui la scrittrice disegna la figura materna,
la stessa con cui raccontera', nell'autobiografia, come e perche', nel 1943,
lei abbandonera' il primo marito Frank Charles Wisdom e i due figli
piccolissimi, John e Jean, commentando "e' stata la scelta piu' orribile e
piu' giusta della mia vita"; e perche' ci fa capire dove sia nato un tratto
fondamentale nella sua scrittura, l'antiromanticismo. Un antiromanticismo
sui generis: i personaggi dell'universo narrativo lessinghiano inseguono
spesso sogni, sono soggetti di passioni, ma sognano cose diverse dall'amor
romantico o dalla gloria o dalla santita', proprio come suo padre, che
sognava semplicemente filari rigogliosi e fruttiferi di piante in una terra
impossibile. D'altronde, lei stessa spiega che il dolore piu' cocente della
sua vita (il dolore e' passione) e' stato per un gatto, che aveva dovuto
abbandonare da bambina lasciando la Persia. E non sono le piu' felici le
pagine, come per esempio nel romanzo Se gioventu' sapesse, in cui si cimenta
con cio' che e' pane quotidiano per eserciti di narratori, l'amore tra uomo
e donna.
A 14 anni l'adolescente Doris abbandona la scuola: studiera' poi tutta la
vita da autodidatta. Nel '37 si trasferisce a Salisbury, dove comincia a
militare tra i "leftist" antirazzisti, si sposa, fa due figli, scappa, si
iscrive al Partito comunista, si risposa con Lessing (per lui un impietoso
ritratto, nell'autobiografia), ha un figlio, Peter, minorato, e nel 1949
pianta di nuovo baracca e burattini e parte per l'Inghilterra, pero'
stavolta col piccolo Peter al seguito.
Nel 1950 l'esordio narrativo con L'erba canta, un romanzo breve che gia'
porta dentro di se' molti dei suoi futuri temi: un uomo e una donna
progressisti tentano di gestire un'azienda agricola, nell'Africa razzista,
senza ricorrere ai sistemi di sfruttamento classico dei neri, ma senza
riuscirci, e cadendo in un'implosione del loro stesso matrimonio. Fra il
1951 e il 1969 ecco il ciclo di Martha Quest, I figli della violenza (due
dei cinque volumi ancora non tradotti in italiano, Landlocked e The
Four-Gated City). Com'era stato per lei negli anni di Salisbury, Martha
affronta il lavorio sull'identita' di donna, sui compiti familiari, ma anche
il razzismo e la politica. E' di quel periodo Il taccuino d'oro, l'opera che
le da' fama grande.
Sotto un altro profilo, e' il 1956 per lei un anno cruciale: da' il
definitivo addio all'idea comunista e, contemporaneamente, viene bandita
come persona non grata dal suo paese, lo Zimbabwe, per le sue prese di
posizione sull'apartheid.
Il 1983 e' l'anno in cui la celebre Doris Lessing si diverte a beffare
l'establishment editoriale britannico: col nome fittizio di Jane Somers
propone un Diario che viene rifiutato e che, quando lei uscira' allo
scoperto, diventera' un altro libro di culto. Del 1988 e' Il quinto figlio,
splendida storia di un bambino-elfo che porta dolore dove c'era ordine.
Corre negli anni, intanto, la sua vena narrativa piu' sotterranea, quella
fantascientifica o che, giacche' Doris Lessing rifiuta anche questa
etichetta, e' meglio definire visionaria; da Memorie di una sopravvissuta al
ciclo Canopus in Argos. Leggere questi romanzi aiuta a sciogliere uno degli
equivoci che corrono sulla sua opera: e' una scrittrice "realistica", come
la definiscono in molti? In realta', e' come se la materia di questa sua
produzione "visionaria" battesse anche sotto il pavimento dei romanzi di
costruzione in apparenza realistica e ne schiodasse le assi.
Il Nobel sara' una sorta di epitaffio per l'anziana, secondo alcuni
"scaduta" Doris Lessing? No. Ieri, seduta sui gradini di casa, ha spiegato
ai cronisti che il suo prossimo romanzo, Alfred and Emily, sara' dedicato ai
 suoi genitori e alle loro vite danneggiate dal primo conflitto mondiale:
"Sara' un libro contro la guerra. Spero che qualcuno possa cambiare le teste
di chi ci governa", ha detto. Speriamo arrivi sui comodini giusti. Se
qualcuno, nel 2007, puo' "cambiar teste" e' lei, la grande maestra del
romanzo, con la meravigliosa voce potente con cui ha gia' dipinto, spogliato
e radiografato il Novecento.

2. RIFLESSIONE. LAURA LILLI INTERVISTA DORIS LESSING (2002)
[Dal quotidiano "La Repubblica" dell'11 marzo 2002.
Laura Lilli, giornalista e saggista, vive e lavora a Roma, dove e' nata nel
1937; ha compiuto parte dei suoi studi in Inghilterra e in America,
specializzandosi in Studi Americani allo Smith College e alla Yale
University; militante femminista dai primi anni Settanta, ha partecipato
alla fondazione delle riviste "Quarto mondo" e "Compagna"; i suoi articoli
sono apparsi negli anni Sessanta sul "Mondo" di Mario Pannunzio, e piu'
recentemente sulla "Stampa", su "Panorama", e sul "Corriere della sera"; fa
parte della redazione culturale della "Repubblica" fin dalla nascita del
giornale. Ha scritto libri di poesie in italiano e in inglese; ha pubblicato
racconti su numerose riviste letterarie, da "Il caffe'" negli anni Sessanta
a "Tuttestorie" negli anni Novanta; e' autrice di raccolte di interviste e
di saggi sulla stampa femminile e sulla condizione della donna giornalista
nella grande stampa. Tra le opere di Laura Lilli: Ortiche e margherite. Tra
le pieghe dell'intervista, Essedue, 1987; Voci dall'alfabeto. Interviste con
Sciascia, Moravia, Eco nei decenni Settanta e Ottanta, minimum fax, 1995;
Dolce per le formiche - Sweet to ants, Empiria e Florida, 1996; Otto quarti
d'ora. Catchlines, Empiria e Florida, 2001; Passioni & parole. Incontri e
interviste, La Tartaruga, 2001]

Luglio 1914. Julia Arne, quattordicenne di Stoccarda figlia di un
diplomatico e di una musicista, si fidanza con Philip Lennox, terzo
segretario all'ambasciata inglese di Berlino. Poco dopo scoppia la prima
guerra mondiale. Le due ottime famiglie sono incredule: perche' mai Germania
e Inghilterra dovrebbero combattersi? Il Kaiser non e' nipote della Regina
Vittoria?
Su opposte trincee, Julia perse due fratelli e Philip un braccio. Si
ritrovarono, pero'. E, anche se ormai irriconoscibili l'uno all'altra, si
sposarono. Lei si trasferi' a Londra e lui rinuncio' a una carriera di
ambasciatore per via della moglie tedesca, scegliendo spontaneamente di
lavorare al Foreign Office. Forse si amarono. Certo fra loro la buona
educazione, radicata come una seconda pelle, ebbe il sopravvento. "E' una
storia vera. Qualcuno me l'ha raccontata tempo fa. Mi colpi', e ora mi sono
trovata ad usarla. Ogni tanto mi succede", mi dice Doris Lessing.
Anche se non collocata nelle primissime pagine de Il sogno piu' dolce, suo
ultimo affascinante romanzo, e' proprio questa la storia che da' origine
alle infinite altre storie che popolano questa saga di una famiglia, i
Lennox di Londra, che copre l'intero Novecento, fitta di adolescenti e di
vecchi, di amori e di solitudini, di splendori e miserie, di sognatori
bugiardi e di silenziosi eroi quotidiani.
"In fondo", afferma l'autrice, "si tratta di un romanzo familiare vecchio
stile, che proietta e conduce avanti una storia. Non ci sono trucchi. Ci
tengo molto, a questo spessore di tempo. In Inghilterra ho ricevuto
recensioni che enfatizzano ognuna un periodo: gli anni Trenta, gli anni
Sessanta, gli ultimi anni un cui sposto l'azione in Africa. E invece a me
preme far capire che questa e' una storia tutta intera, da leggere e, spero,
godere dall'inizio alla fine, pagina per pagina, passaggio per passaggio,
trasformazione per trasformazione".
E, verrebbe da aggiungere, salto per salto: non per via della trama, che e'
solidissima, ma del secolo fitto di soprassalti che Doris Lessing ha scelto
di raccontare, e che rende la lettura un bel po' piu' emozionante e
coinvolgente per noi che non quella di un romanzo di Jane Austen. La
narrazione va avanti spavaldamente sul privato: dialoghi fra amiche, fra
innamorati, fra adolescenti, fra suocera e nuora, fra ex (amanti, coniugi,
compagni di partito); minute descrizioni di cosa c'e' da mangiare o di chi
si siede a tavola; disappunto per offerte di lavoro che non si possono
accettare o per amori impossibili o per pianti o silenzi di bambini. Il
punto di vista e' femminile, come nei libri della Lessing che fecero
scalpore in Italia negli anni del femminismo, a cominciare da Il taccuino
d'oro. Sullo sfondo, pero', passano nientemeno che nazismo, comunismo, due
guerre mondiali, due dopoguerra, la decolonizzazione, la battaglia per il
disarmo atomico.
Signora Lessing, Lei dice nella nota introduttiva di avere scritto questo
libro al posto del terzo volume della sua autobiografia. Ci sono, qui,
personaggi o situazioni che riguardino la sua vita?
"No, assolutamente. Questo e' un romanzo, qualcosa di molto diverso
dall'autobiografia. Ho scelto questa scrittura basata sull'invenzione
proprio per non far soffrire alcune persone. Anzi, per proteggerle".
Il titolo e' Il sogno piu' dolce. Ma di sogni, qui, ce ne sono almeno due:
quello comunista degli anni Trenta e quello (quelli) degli anni Sessanta,
culminati nel '68.
"Mi interessava scrivere sugli anni Sessanta, su cui oggi fra l'altro c'e'
tanta curiosita'. Ci ho pensato a lungo. Mi affascinava quella sorta di
pazza generosita', i giovani viaggiavano il mondo, dormivano qua e la' ed
erano dovunque i benvenuti (nella casa di Frances se ne alternano a decine).
Vigeva una sorta di cultura del 'vieni pure avanti, chiunque tu sia, di
qualunque colore tu sia'. Una giornalista tedesca trentenne che mi ha
intervistato era inorridita. Ma perche' facevano questo?, chiedeva.
Invecchiando, uno non si rende conto di quanto il tempo corra, e di quanto
presto tutto sia dimenticato. Non parliamo poi delle donne giovani: danno
tutto per scontato, come se gli agi e i diritti di cui godono fossero sempre
stati li' e non fossero costati niente a nessuno".
Dunque il "sogno piu' dolce" e' quello degli anni Sessanta?
"Oh, no. E' quello della mia prima giovinezza. E' il sogno comunista".
Questo sogno alla fine del libro e' rappresentato dai tragici risultati del
comunismo in alcuni paesi africani immaginari ma non tanto. Ma, in tutto il
romanzo, fin dalla primissima pagina, e' impersonato da una figura dominante
e motrice di eventi, insieme emblematica e caricaturale: il "compagno
Johnny", marito (ma solo per poco) di Frances. Nasce nel 1920, figlio di
Philip e Julia, ultima inaspettata aggressione del "nuovo che avanza" per i
due sventurati aristocratici. Viene chiamato Jolyon Meredith Wilhelm Lennox,
ma pur andando a scuola a Eton, si trasforma presto nel "compagno Johnny".
Non e' solo affascinato dall'ideologia comunista. E' anche bugiardo,
egoista, "macho", petulante, fanfarone (si vanta di aver fatto la guerra in
Spagna mentre non e' vero), sbafatore, ricattatore psicologico (in nome
della rivoluzione marcia sulle vite di quanto gli stanno intorno, pronto ad
accusarli di fascismo per ottenere soldi e favori). Al momento opportuno,
infine, si ricicla in santone, salvo qualche brindisi a Lenin.
Che personaggio incredibile...
"Non capisco perche' lei dica questo. E' un comunista. Sono cosi', lasci che
glielo dica io che ne ho sposato uno".
Ma questo e' un po' speciale. Intanto e' un aristocratico. E' vero che in
Inghilterra ci fu la vague comunista mescolata con l'omosessualita' a Oxford
e Cambridge, e ci furono i famosi casi delle spie, da Burgess e Mac Lean
fino ad Anthony Blunt. Ma questa e' una storia inglese, una storia a parte.
"Non e' affatto vero. E' un modello che si ripete. Classi alte e medie".
Puo' darsi, ma c'e' almeno un paese in cui la maggioranza dei comunisti era
povera gente. Il partito comunista non li ha ammazzati ne' imprigionati,
anzi a suo tempo ha fatto molto per loro.
"E sarebbe?".
L'Italia, dove Lei sta per andare in libreria. Nel dopoguerra era un paese
povero, di contadini analfabeti spesso obbligati a emigrare. Il partito
comunista ha dato un contributo decisivo alla Resistenza, alla scrittura di
una Costituzione democratica, alla educazione (anche democratica) della
gente...
"Il secondo volume della mia autobiografia parla molto dei comunisti. Tutti
li ammiravano, erano bravissimi, ma poi quando si veniva dalla Russia...".
Anche in questo l'Italia e' diversa. Gia' negli anni Settanta Enrico
Berlinguer teorizzava una "terza via" tra capitalismo e socialismo,
dichiarava di preferire la Nato, parlava di diritti civili a Castro e
litigava coi leader sovietici. Al suo funerale Mosca mando' solo un oscuro
funzionario che si proclamava suo allievo, Michail Gorbaciov...
"Vede, io penso che il sogno comunista sia stato una terribile perdita di
energie. Da ragazza ero piena di sogni. Sono cresciuta in Rhodesia (oggi
Zimbabwe). Ero contro il dominio bianco. Ci credevo, credevo alla
liberazione di quei paesi e non potevo stare vicino ai neri quanto avrei
voluto per colpa dell'apartheid. Quante sciocchezze. E ora, nello Zimbabwe,
la gente non fa che morire. Ci sono stata di recente, ho visto gli ospedali
che vanno inutilmente e illegalmente avanti senza medicine grazie alla
pazzia di qualche volontario bianco... ho amici li', ho visto... ti si
spezza il cuore, ecco".
Pensa che l'Africa sia definitivamente condannata?
"Non proprio. Nel Botswana e in Mozambico ci si muove seguendo il buon
senso. Penso che quello che e' stato distrutto non sparira', ed entrera' nel
futuro. Ma il futuro sara' diverso da quello che noi abbiamo sognato e per
cui abbiamo combattuto. Ma questo forse e' solo sentimentalismo".

3. RITRATTI. DEBORAH ROSS INTERVISTA DORIS LESSING (2002)
[Dal "Corriere della sera" del 29 giugno 2002 riprendiamo la seguente
intervista, dal titolo "Lessing: La rivoluzionaria si e' arresa alle
telenovelas", ripresa dal quotidiano "The Independent" (traduzione di Laura
Toschi)]

Cavoli, Doris Lessing. Solo l'idea e' cosi' spaventosamente intimidatoria:
dicono che abbia un'intelligenza feroce, dicono che sia una delle piu'
grandi scrittrici del nostro tempo. E cos'ha scritto? Ventotto romanzi, o
sono ventinove? E' dura mantenersi all'altezza; in piu', c'e' stata una
valanga di non fiction, poesie, opere e drammi. Cavoli, Doris Lessing. Solo
il nome e' cosi' spaventosamente intimidatorio. Ci incontriamo negli uffici
dell'Istituto reale nazionale per i ciechi dove la signora Lessing ha
trascorso la mattinata a registrare brani del suo Il sogno piu' dolce, per
un'antologia di libri sonori per non vedenti. Lei e' proprio piccolina,
sebbene abbia un che d'imperioso. Il suo volto e' saggio e simile a cuoio,
come quello di un capo pellerossa, la sua capigliatura grigia e' ritorta in
una crocchia di stile quacchero. Adesso ha 83 anni.
La spaventa la morte, signora Lessing? "No, sono troppo vecchia per farmi
spaventare dalla morte, ma si diventa molto stanchi, sa? Quando si e'
giovani, ci si precipita dovunque con tutta quell'energia, adesso e' una
tale fatica. Ottantatre. Non potro' durare ancora molto a lungo, no? E'
abbastanza, e' abbastanza, davvero".
Si sgomenta quando le dico che esistono moltissimi siti internet dedicati
allo studio dei suoi testi. I libri, dice, non andrebbero paragonati, messi
in contrasto, disossati, sezionati e psicanalizzati. "Devono solo essere
goduti", sottolinea.
Mi domando chi lei ammiri, nella letteratura; dice che al momento sta
rileggendo Il signore degli anelli. "E' un libro immaginifico. Regge cosi'
bene". Si ricorda del primo libro la cui lettura ha trovato assolutamente
impossibile da interrompere? "Guerra e pace, penso. Quando ho scoperto i
russi me ne sono intossicata per mesi. Che libro!". Se potesse rubare un
racconto di qualcun altro e firmarlo, quale sarebbe? "Il cappotto di Gogol",
risponde. "E' un piccolo libro perfetto".
Pensa che qualcuno dei suoi racconti circolera' ancora tra, diciamo,
cent'anni? "Mi piacerebbe proprio sapere quale, se ce ne fossero, sarebbe
ancora in circolazione. Proprio non si puo' dire. Potrebbe sopravvivere Il
taccuino d'oro, come curiosita', e perche' ricapitola il tempo piuttosto
bene".
Come vede il suo talento per la scrittura? Come un dono? "E' solo quello che
sono - dice - e bisogna avere fortuna: e' molto importante". Fortuna? "Il
successo del mio primo racconto, The grass is singing (L'erba canta, edito
da La Tartaruga, ndr), che si addentra in un terreno proibito, trattando del
rapporto tra la moglie di un fattore bianco e il suo servitore nero in
Rhodesia, e' stata fortuna. Se fosse stato pubblicato cinque anni piu'
tardi, non sarebbe andato cosi' bene". Ma la gente lo sta ancora leggendo,
analizzando, sezionando e disossando cinquant'anni dopo. "E' un buon
racconto - dice - ma l'impatto che ebbe all'epoca fu fortuna. Non bisogna
mai sottovalutare questo".
Le chiediamo se si stia interessando dei Mondiali: "Seguivo le vicende
dell'Inghilterra. Una cosa davvero eccitante: amo il dramma, e'
meraviglioso". E' vero quel che si dice, che abbia una cotta per David
Beckham: dopotutto, ha le gambe piu' voluttuose. "Non ho mai fatto caso alle
sue gambe - risponde - ma e' estremamente di bell'aspetto, non trova? E
cosi' nobile; si comporta come se fosse uscito dal Signore degli anelli".
Le chiediamo a che cosíaltro si interessi. Dice che le sono sempre piaciuti
moltissimo i vestiti "anche se, ai miei tempi, non c'era una gran scelta. Di
solito, ricavavo i miei abiti dai modelli di 'Vogue', vestiti lunghi molto
fascinosi. Adesso, loro sarebbero troppo lunghi ed io troppo grassa".
Qualcos'altro? Confessa di essere al momento piuttosto presa da Neighbours
(I vicini), la telenovela australiana. Doris Lessing presa da Neighbours?
"Ho scoperto di esserne semplicemente affascinata. Per meta' del tempo, sono
solo deliziata dal suo nonsenso; non riesco a credere che stia succedendo
davvero. E, un'altra cosa, con tutta quella luce del sole e' una specie di
Isola che non c'e'. Tutti che corrono in giro in bikini, e le ragazze sono
cosi' carine ".
Un'Isola che non c'e'. La signora Lessing una volta credeva in un'Isola che
non c'e', nei suoi celebri giorni della linea dura comunista, ma ora ha
chiuso con tutto cio'. Le chiediamo se pensa che il comunismo potra' mai
essere di piu' che un'ideologia. "Ne dubito. Non nel modo in cui ci siamo
strutturati. Il comunismo ideale, la roba in cui credevamo quand'eravamo
giovani e pazzerelli, era davvero una replica del Paradiso. Gente
perfettamente intelligente convinta che, 15 anni dopo la guerra, non ci
sarebbero piu' stati odio razziale, disparita' tra i sessi, cattiveria con
le persone anziane o poverta'. Ci credevamo seriamente, e oggi mi chiedo se
non soffrissimo di un rammollimento del cervello, perche' la vita non e'
affatto cosi'".
Le dico che quello che ho ricavato dal suo racconto piu' recente, Il sogno
piu' dolce, e' che, mentre le grandi idee vanno tutte benissimo, sono i
piccoli gesti che fanno la differenza. "Credo che fare quello che si puo'
per chi ci sta intorno sia il meglio che possiamo fare. Mi e' venuta una
tale profonda sfiducia per ogni sorta di grande idea, ma credo che sia
tipico della mia generazione. Ne abbiamo viste finire male troppo spesso".
Quali grandi idee ha visto finire male? "Non credo che il femminismo abbia
preso la strada che mi sarebbe piaciuto prendesse. Quello che avevo contro
le femministe degli anni '60 era che non portavano a compimento quello che
avrebbero potuto fare. Erano cosi' occupate a pavoneggiarsi sui
palcoscenici, e non e' quella la maniera di cambiare le cose; le cose le
cambi sgobbando, con i comitati e portando dalla tua parte i parlamentari.
E' il movimento piu' autocompiaciuto che sia mai esistito. Ha creato un
clima interessante, che ha reso le cose piu' facili alle donne, ma se si
pensa a quello che avrebbero potuto realizzare con tutta quell'energia!".
Qualcos'altro? "Lo Zimbabwe (dove e' cresciuta, e che all'epoca si chiamava
Rhodesia, ndr) e' un pezzo di cuore infranto. Siamo stati un po' troppo
sentimentali in proposito. Ancora una volta, vede, credevamo che quando il
potere sarebbe stato dato ai neri... perche' credevamo cose cosi' sciocche?
Perche' i neri dovrebbero essere migliori di chiunque altro?".
Rimane qualche ideologia politica nella quale valga la pena di credere? "No,
per me non ce ne sono. Mi piace giusta l'idea di democrazia, quando ce n'e',
ma non credo che attualmente ce ne sia molta". Per chi vota nelle nostre
elezioni? "Per i liberaldemocratici". Pausa. Poi: "Per quel che puo'
valere".
Francamente, non si riesce ad immaginare che la signora Lessing sia mai
stata sentimentale. Si torna, suppongo, a quella scheggia di ghiaccio e al
distacco emotivo quasi giudiziario cosi' gelidamente evidente nei grandi
scrittori. A un certo punto, le chiediamo del fratello minore, Harry, che
lei adorava tanto quand'erano piccoli: come va adesso il loro rapporto?
"Be', vede, c'era la politica: lui sosteneva la causa dei bianchi, io quella
dei neri. Non ci siamo parlati per trent'anni, ci siamo solo scambiati
rigidi appunti, poi ci siamo incontrati, e, sa, ci sono volte in cui le
etichette diventano irrilevanti. Non si puo' chiamarlo un reazionario, era
al di la' dell'essere reazionario, era un razzista quale non potrebbe
credere, cosi' dovevo soltanto restarmene buona tutto il tempo. Bisognava
solo stare zitti e dare ascolto a tutto quel veleno". Le e' rimasto un po'
d'amore per lui, ciononostante? "Non lo amavo. Gli volevo bene quand'era
piccolo, ma poi e' diventato parecchio noioso". Amava sua madre? "Oh, qui
scopriamo un verminaio. Lasciamola fuori". E' l'unico momento in cui e'
brusca; in realta' non lo e', per niente.
Tento di tornare a sua madre, Emily, che fini' in Rhodesia quando il padre
di Doris, il capitano Alfred Taylor, un mutilato di guerra, penso' che
avrebbe potuto fare la fortuna della famiglia acquistando del terreno
laggiu' per farne una fattoria. La fattoria non riusci' particolarmente bene
ed Emily non era particolarmente felice. "Mia madre avrebbe dovuto sposare
un grossista e restarsene in Inghilterra. Non aveva la minima idea di dove
stesse andando e si porto' un pianoforte, tendine liberty, vestiti di
Harrod's e biglietti da visita". I suoi successi letterari pero' l'avranno
lusingata? "Non le piaceva quello che scrivevo. Vedeva The grass is singing
come un libro molto sedizioso; tutti i bianchi lo odiavano. Lei lo odiava;
non la critico per questo. Per lei e' stata dura avere una figlia come me,
era una brava donna convenzionale, amante dell'Impero Britannico".
Doris ando' via di casa a quattordici anni, e sposo' Frank Wisdom, un
attendente civile, a diciannove. Ha provato a vivere la vita coloniale, ma
non ci e' riuscita. "Le ho fatte tutte, la cucina, i bambini, ma mi annoiavo
fino alle lacrime". Alla fine, lascio' il marito per Gottfried Lessing, un
comunista della linea dura. Lascio' dietro di se' anche due bambini, Jean e
John. Con Gottfried ebbe un figlio, Peter, ma il matrimonio non duro' a
lungo. Lei pero' e' rimasta attaccata a "Lessing". Com'e' successo? "Perche'
ero stata Taylor, ero stata Wisdom e dovevo pensare a mio figlio, sarebbe
stata dura per lui".
Sa che "signora Doris Beckham" suonerebbe proprio bene? "Chissa'", risponde,
"potrebbe succedere". Si e' mai presa una cotta per qualcuno famoso? "Oh,
si'. Tutte le ragazzine si prendono cotte per gente ben conosciuta. A me
piaceva Gregory Peck". Lei adesso vive da sola a West Hampstead, dove il suo
giardino e' andato in rovina, spiega, perche' lei non puo' piu' chinarsi per
curarlo. Cosa mangia? "Come tutti quelli che vivono da soli, panini, mele,
formaggio, e porridge e farina d'avena con la panna". Non si sente mai sola?
"No. Mi piace la solitudine; e' davvero preziosa. Sola? Voglio dire, come si
fa ad ottenere la solitudine? Quando sei giovane, pensi che nuoterai in quel
lago meraviglioso con un sacco di tempo a disposizione, ma poi diventi
sempre piu' affaccendato... adesso la facciamo finita con quest'intervista
vergognosa?".

4. RIFLESSIONE. LEDA BETTI INTERVISTA DORIS LESSING (2003)
[Dal quotidiano "Liberta'" del 24 giugno 2003, col titolo "Intervista a
Doris Lessing, il fascino eterno dell'intelligenza"]

- Leda Betti: Quali sono i cambiamenti che nota di piu' in Italia?
- Doris Lessing: Trovo cambiato il pubblico. Un tempo c'erano piu' donne a
seguire le presentazioni dei miei romanzi, adesso c'e' piu' equilibrio tra i
due sessi. Ma questo e' un trend generale: in America, addirittura, siamo
ormai alla parita' totale fra i miei lettori maschi e femmine. Cambiano
anche i motivi per cui si leggono i miei libri. Il taccuino d'oro fu
interpretato come un'opera femminista; ora invece e' letto anche dagli
uomini, che ne apprezzano il lato politico-scientifico. Meno male, perche'
e' un errore dividere le cose e le persone a compartimenti stagni, essere
troppo rigidi, vedere il mondo in bianco e nero, non e' salutare. Quando si
escludono dal proprio orizzonte mentale aspetti fondamentali dell'esistenza,
si rischia di andare incontro a problemi: mi domando infatti spesso quale
sia il tasso di crolli nervosi tra i fanatici dell'Islam. Noi della nostra
generazione sappiamo bene quali possano essere le conseguenze delle
schematizzazioni, delle divisioni e dell'intolleranza, perche' abbiamo
assistito al crollo di imperi come quello russo e quello britannico e di
potenti dittatori come Hitler o Mussolini, che avevano appunto fondato la
loro forza sulla divisione e l'intolleranza, e proprio per questo erano
estremamente vulnerabili.
*
- Leda Betti: In una recente intervista lei ha parlato dei danni psicologici
che la guerra puo' provocare: pensa colpiscano tutti o solo chi partecipa?
- Doris Lessing: Una guerra danneggia un intero Paese, ogni suo abitante,
persino chi in apparenza sembra non avervi alcuna parte.
*
- Leda Betti: Il suo Paese si e' schierato al fianco degli Stati Uniti nella
guerra all'Iraq. Cosa c'e' alla base di questa scelta, visto l'alto numero
di oppositori al conflitto in Gran Bretagna?
- Doris Lessing: Nessuno lo capisce. Anche perche' mentre gli americani,
come almeno sembra, ci hanno guadagnato qualcosa, noi non ne abbiamo
ricavato alcun beneficio. Blair non e' piu' molto popolare in Inghilterra;
secondo me, non otterra' il terzo mandato.
*
- Leda Betti: Rimpiange di essere stata una comunista?
- Doris Lessing: Il rimpianto e' inutile. Un'intera generazione e' stata
coinvolta in quell'illusione. Certo, preferirei che non fosse accaduto, ma
e' accaduto.
*
- Leda Betti: Quanto di lei entra nei suoi personaggi?
- Doris Lessing: E' una domanda a cui e' impossibile rispondere. Cosa dovrei
dirle? Un quarto qui, meta' li'...
*
- Leda Betti: Lei una volta ha dichiarato di scrivere "con la pancia".
Quanta razionalita' occorre nel suo lavoro?
- Doris Lessing: Il tentativo di comunicare i propri pensieri ad altri non
e' semplice. Io sono affascinata dalla comunicazione, dal potere delle
parole, da quanto una dozzina di parole possano cambiare una persona, sempre
che questa sia disposta ad ascoltarle. Le racconto un episodio divertente,
che ha cambiato il mio modo di usare le parole. Da ragazzina ero furba e
chiacchierona, e un giorno mi misi a chiacchierare con un signore anziano;
parlai a lungo, ma a un tratto lui mi interruppe dicendomi: "Scusami, ma tu
sei molto giovane e io sono molto vecchio". Da quel giorno smisi di fare la
chiacchierona...
*
- Leda Betti: Lei accusa le femministe... non pensa che le donne abbiano
ancora una vita piuttosto dura?
- Doris Lessing: Voi giovani donne non vi rendete conto di quanta fortuna
avete rispetto alle donne delle generazioni precedenti. Siete fortunate,
siamo tutte fortunate. Un tempo l'esistenza femminile era totalmente
incentrata sul matrimonio e sulla maternita'. Non c'era la possibilita' di
fare altri progetti, percio' sposarsi e avere figli diventava per le ragazze
una vera ossessione. Adesso e' tutta un'altra cosa.
*
- Leda Betti: Percio' pensa che dovremmo essere grate?
- Doris Lessing: No, grate certamente no. Ma senz'altro cercare di mantenere
una prospettiva storica, saper anche apprezzare i passi avanti fatti e non
accanirsi nelle polemiche.
*
- Leda Betti: Come ricorda la sua infanzia nell'Africa dominata dai bianchi?
- Doris Lessing: Rispetto ai neri conducevo una vita privilegiata. Pero', in
termini piu' generali, posso descriverle la mia vita come quella di una
ragazzina che non ha frequentato buone scuole, molto nevrotica, sempre in
fuga e autodidatta, come molte ragazze a quei tempi. Io e mia madre non
andavamo d'accordo, ma lei faceva arrivare a casa i classici con la
copertina di pelle rossa dall'Inghilterra, via mare, attraverso Citta' del
Capo. E quindi le devo questi libri, la mia istruzione, tutto.
*
- Leda Betti: Quanto vicina si sente ad autrici cresciute come lei in
quell'Africa, come Nadine Gordimer? Ci sono affinita' psicologiche e
letterarie tra lei e la Gordimer?
- Doris Lessing: Non direi. Lei e' stata una ragazza di citta', io invece
sono cresciuta in campagna, nel bush. Percio' abbiamo un approccio alla vita
molto, molto diverso.

5. RIFLESSIONE. DORIS LESSING: NON CREDANO I POTENTI...
[Dal "Corriere della sera" del 21 maggio 2003, col titolo "Doris Lessing:
Non credano i potenti di oggi di essere eterni"]

Oggi, quando i giovani osservano il mondo che hanno ereditato, vedono
immense e spaventose strutture di potere che ci minacciano tutti - e
minacciano anche loro.
Vedono gli imperi economici globali; gli Stati Uniti, un impero al vertice
della sua potenza; il conflitto israeliano-palestinese; le minacce della
guerra e del terrorismo - e ve ne sono molte altre.
Con quale disappunto e quale scoraggiamento i giovani che immaginiamo
osservano tutto questo, chiedendosi cosa possono fare per cambiare le cose.
Quando io ero giovane, le nuove generazioni si trovavano di fronte a un
mondo che incuteva altrettanta paura. C'era l'Unione Sovietica, che sembrava
dover durare per sempre. Hitler intendeva regnare per mille anni, e
Mussolini aveva le stesse pretese. L'impero britannico era vanaglorioso e
arrogante. Lo erano anche tutti gli imperi europei. Il Giappone invadeva la
Cina, e cio' che all'epoca era chiamata la Barriera del Colore - il
razzismo - sembrava dover esistere in eterno.
Eppure, nel giro di pochi anni, tutte queste potenti strutture sono
crollate. Nulla ne e' rimasto, non erano piu' solide delle nuvole.
Sono giunta alla conclusione che le grandi organizzazioni monolitiche,
apparentemente indistruttibili, sono di fatto le piu' fragili, e quando
sembrano essere al culmine della loro forza, sono in realta' nel loro
momento piu' vulnerabile.
Quando rifletto sul passato, oggi non vedo i grandi imperi e i dittatori, ma
solo i piccoli individui, e le cose straordinarie che sanno realizzare.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 134 del 21 ottobre 2007

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