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Minime. 257



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 257 del 29 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Il naufragio
2. La guerra
3. Giobbe Santabarbara: Del rispetto per le vittime e del cattivo uso della
retorica
4. Severino Vardacampi: L'attimo fuggente, ovvero una parola rivolta al
congresso delle amiche e degli amici del Movimento Nonviolento
5. Giovanni Sarubbi: Un messaggio al congresso del Movimento Nonviolento
6. Il programma del XXII congresso del Movimento Nonviolento (Verona, 1-4
novembre 2007)
7. Augusto Cavadi ricorda Valdo Panascia
8. Giulio Vittorangeli: In pericolo la cattedrale dei poveri
9. Enrico Peyretti: Altro e alieno
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. IL NAUFRAGIO

Le vittime del naufragio. Neppure il diritto ad essere considerati esseri
umani, per i  mezzi d'informazione che ne danno notizia restano
"clandestini", restano "extracomunitari".
Le vittime del naufragio. Non li ha uccisi il mare in tempesta, li ha uccisi
una legislazione assassina che proibisce agli esseri umani dei paesi poveri
(perche' impoveriti, perche' derubati, perche' oppressi) di muoversi per il
mondo; che proibisce ai poveri cristi di fuggire da guerre, dittature,
occupazioni militari, fame, ed andare a cercar di campare la vita altrove;
che proibisce a donne e uomini come noi di far valer quanto la nostra
Costituzione garantisce loro all'articolo 10, comma terzo: "Lo straniero, al
quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta'
democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel
territorio della Repubblica".
Le vittime del naufragio. Vittime, prima ancora che del naufragio, delle
norme assassine di Schengen, delle mafie cui gli stati europei appaltano le
loro vite e le loro morti, dello schiavismo vigente e imperante - cosi'
palese e cosi' esibito che nessuno piu' se ne accorge, che nessuno piu' ne
e' turbato.
Le vittime del naufragio. Del naufragio delle nostre coscienze, dei nostri
ordinamenti giuridici, della nostra umanita'.

2. EDITORIALE. LA GUERRA

La guerra che sta dilagando ovunque.
E tu contrastala.
Questa miserevole umanita' fatta di corpi di morbida carne e fragili ossa,
di occhi, di voci, capelli, di pianto dirotto.
E tu difendila.

3. LE ULTIME COSE. GIOBBE SANTABARBARA: DEL RISPETTO PER LE VITTIME E DEL
CATTIVO USO DELLA RETORICA

Trovo ripugnante la pretesa di parlare della guerra afgana dimenticandone le
vittime.
Trovo ripugnante la pretesa di parlare della guerra afgana riducendola a una
faccenduola tra le altre del teatrino politico italiano, come se le stragi
fossero una quisquilia.
Ogni vittima ha il volto di Abele. Le stragi della guerra che prosegue
deliberata e finanziata col voto del governo e della coalizione di
centrosinistra non sono meno stragi di quelle del governo di centrodestra.
*
E trovo desolante dover perdere tempo a ripetere che uccidere e' un delitto
e che ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso.
Sono un vecchio militante politico e un vecchio pubblico amministratore, non
mi interessano le chiacchiere da caffe', mi interessa lottare per far
cessare le stragi.
Certo disquisire astratto per metafore e sofismi, chiedo venia, trovo che
sia una perversione di tipo estetizzante (e naturalmente penso a
quell'estetizzazione della politica che Walter Benjamin denunciava come
propria del fascismo), e per cosi' dire altresi' anestetizzante: a tal punto
si e' divenuti incapaci di vedere la realta', che si scambiano le metafore
per i fatti, ed i fatti realmente accaduti - e che ogni giorno truci
accadono ancora - semplicemente si negano e si annegano nella ciarla. Ma
tanto cavillare e sospirare nulla rileva: le stragi restano stragi, e
continuano.
Le stragi, le stragi della guerra terrorista in Afghanistan, le stragi della
guerra cui l'Italia partecipa in violazione del diritto internazionale e
della legalita' costituzionale.
Nella nostra sostanziale indifferenza. Nella nostra effettuale omerta'.
*
Per gentilezza, non ci si venga a parlare di rispetto per i carnefici mentre
sono intenti alle loro basse opere. Il rispetto per i carnefici mentre
massacrano gli innocenti e' complicita' coi carnefici, e' contribuire al
massacro degli innocenti.

4. EDITORIALE. SEVERINO VARDACAMPI: L'ATTIMO FUGGENTE, OVVERO UNA PAROLA
RIVOLTA AL CONGRESSO DELLE AMICHE E DEGLI AMICI DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il XXII congresso del Movimento Nonviolento, che si terra' a Verona dal
primo al 4 novembre, cade in un momento cruciale della vicenda civile e
vorremmo dire morale del nostro paese.
Il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, che dell'area culturale e
politica delle persone amiche della nonviolenza e' in Italia la piu'
importante espressione per storia ed impegno, se non per consistenza
numerica e visibilita' mediatica (queste ultime in effetti ridotte), puo'
con il suo congresso dare un segnale significativo, rivolgere un appello
persuaso, promuovere una mobilitazione necessaria.
*
Quali le emergenze cui ci pare si sia di fronte qui e adesso?
A volerle riassumere fin troppo schematicamente diremmo:
a) Una grave emergenza civile nazionale
- il vulnus alla Costituzione con la reiterazione e prosecuzione della
scelta della partecipazione alla guerra in Afghanistan, una guerra
terrorista e stragista, una guerra illegale e criminale, inammissibile tanto
alla luce dei fondamenti stessi del diritto internazionale quanto per
l'inequivocabile articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana;
- la rinuncia del blocco antiberlusconiano vincitore delle elezioni del 2006
a fare un politica non berlusconiana, e quindi il suo effettuale cooperare
alla vittoria culturale e sociale oggi e conseguentemente elettorale e
politica domani della destra anomica, razzista, rapinatrice ed eversiva,
della mafia, del fascismo;
- nella catastrofe politica e morale della cultura e delle organizzazioni di
quella che fu la sinistra italiana, si manifesta una corruzione dilagante,
abissale una crisi della democrazia, una crisi di civilta'.
b) Una grave emergenza ambientale globale
Dalla Conferenza nazionale sui mutamenti climatici all'attribuzione del
Nobel ad Al Gore e all'Ipcc, alle esplicite ammissioni finanche dei capi di
stato e di governo piu' avvertiti, tutto evidenzia come il surriscaldamento
del clima sia un'emergenza che occorre affrontare con drastici ed immediati
provvedimenti di riduzione delle emissioni che provocano l'effetto serra,
con scelte di modello di sviluppo ecologicamente sostenibili, con politiche
ecoequosolidali che difendano la biosfera e il diritto delle generazioni
presenti e future ad un mondo vivibile.
c) Una grave emergenza di esplosiva emersione della violenza di genere
Se non si contrasta con la massima determinazione ed energia la violenza
maschile, l'ideologia maschilista, le strutture del patriarcato, non solo
non si fermera' il dilagante femminicidio, ma non si potra' contrastare
adeguatamente ne' sfruttamento, ne' inquinamento, ne' guerra, che
nell'oppressione di genere trovano una radice e un paradigma decisivo.
d) Una grave emergenza bellica e terroristica, connessa a tutti i precedenti
aspetti
Opporsi alla guerra, al terrore, alle uccisioni, e' la condizione minima
indispensabile per poter sperare di difendere e salvare non solo la civilta'
umana, ma le nostre stesse vite qui e adesso. Ma opporsi alla guerra, al
terrore, alle uccisioni e' possibile solo se si fa la scelta nitida ed
intransigente di opporsi alla violenza flagrante ed occulta, dispiegata e
cristallizzata, dei singoli, dei gruppi, delle organizzazioni e delle
istituzioni. E' possibile solo se si fa la scelta della nonviolenza, della
nonviolenza non solo nella condotta personale, nn solo nella trama
relazionale della vita quotidiana, non solo nei rapporti sociali piu'
ravvicinati; no, non basta: occorre la scelta della nonviolenza politica,
della nonviolenza giuriscostituente, della nonviolenza come inveramento
della promessa dei grandi codici giuridici e delle grandi tavole morali,
della nonviolenza come criterio della civile convivenza, della nonviolenza
come rivoluzione e conservazione dell'umanita', come mutamento e
mantenimento dell'unico mondo storico-sociale che abbiamo.
*
La nonviolenza puo' e deve proporre, qui e adesso, un progetto politico e
costruire un movimento politico di massa che ne sia la concrezione
effettuale. La nonviolenza deve farsi non solo criterio e programma, ma
soggetto politico, blocco storico: e forza trainante, cultura condivisa e -
nel vivo di una riflessione la piu' ampia e profonda e dialettica
possibile - cammino di autonomia e proposta di egemonia del e nel movimento
delle oppresse e degli oppressi in lotta per la biosfera e la civilta', per
il riconoscimento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.
La nonviolenza deve fare questo non nel mondo delle astrazioni, ma nel mondo
reale dei conflitti e degli orrori.
La nonviolenza puo' e deve ereditare, inverare, portare a coscienza l'intera
storia delle lotte di liberazione, l'intera storia della civilta' e della
solidarieta', l'intera storia del rapporto finalmente cosciente tra tempi
storici e tempi biologici, del rapporto tra umanita' e natura.
Deve essere scienza della complessita' e della responsabilita', gestione del
conflitto e della cura, proposta della contemplazione attiva e dell'azione
autocosciente, incontro infinito dell'altro e apertura oltre ogni pretesa di
totalita'. Ricerca come azione, educazione nel fare. La politica come luogo
e come qualita' degli esseri umani animali sociali, la politica di Hannah
Arendt.
La nonviolenza deve cessare di essere invocazione e farsi prassi. Prassi:
come e' stata nelle esperienze e nelle riflessioni di Gandhi. Prassi: come
e' stata nelle esperienze e nelle riflessioni migliori del movimento reale
di liberazione delle opprese e degli oppressi che ad un tempo abolisce e
conserva, traduce la natura in coscienza e rivela la materialita' delle cose
spirituali, che e' permanente contraddizione e reca il conflitto a gestione
sempre piu' consapevole e limpida, sempre piu' umana, sempre piu' benigna.
La nonviolenza in cammino.
*
La nonviolenza puo' e deve proporre qui e adesso un programma politico per
la crisi italiana, che e' crisi politica ed economica, sociale ed
istituzionale, di strutture e di prospettive, di fondamenti e di dinamiche.
E fondanti elementi di questo progetto nonviolento debbono essere quindi:
1. la lotta alla violenza di genere;
2. la difesa dell'ambiente locale e globale;
3. l'opposizione alla guerra, al terrorismo, alle uccisioni, ed ai loro
strumenti ed apparati e strutture e sovrastrutture;
4. il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani;
5. la traduzione legislativa, giuridica ed amministrativa delle scelte
morali e politiche che la nonviolenza formula ed implica, in ogni campo
della societa'.
Non sara' un pranzo di gala. E' un conflitto non piu' eludibile.
*
Come i movimenti nonviolenti piu' o meno organizzati e piu' o meno
consapevoli potrebbero avviare l'azione che inveri cio' a cui col solo
proclamarsi movimenti nonviolenti si sono impegnati?
Dal congresso del Movimento Nonviolento potrebbe venire un segnale, un
appello, una proposta.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di porre la scelta
della nonviolenza alla base delle mobilitazioni sociali e politiche in corso
in difesa dei beni comuni, della legalita' costituzionale, dei diritti umani
di tutti gli esseri umani.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di porre la lotta alla
violenza di genere come priorita' dell'azione politica, istituzionale,
amministrativa, legislativa.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di porre le politiche
ambientali sotto il segno della priorita' assoluta di fermare il collasso
della biosfera, ridisegnando le scelte economiche, energetiche, insediative,
di mobilita' avendo come fondamento la coerenza e l'efficacia rispetto a
questa primaria emergenza.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di fare dell'articolo
11 della Costituzione il baluardo della difesa del diritto alla vita di ogni
essere umano e la chiave di volta dell'azione internazionale, e di impostare
quindi una politica di smilitarizzione e disarmo, di gestione e risoluzione
nonviolenta dei conflitti, scelta che non puo' piu' tardare, pena il
precipitare di tutti nella barbarie e nella catastrofe.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di ricostruire una
sinistra - una sinistra indipendente - in Italia ereditando quanto di
perennemente valido vi e' nelle esperienze del passato ed aggiungendovi come
criterio esplicitato e fondante la nonviolenza, la nonviolenza senza
aggettivi, la nonviolenza come cammino di liberazione e di conservazione
dell'umanita' e dell'unica Terra che abbiamo.
- Potrebbe venire il segnale, l'appello, la proposta di quella "democrazia
della Terra" che e' la formula con cui Vandana Shiva ci esorta alla
nonviolenza come fondamento della civilta' planetaria, come progetto comune
di impegno politico e sociale, riforma intellettuale e morale, pensiero e
azione che inveri nella prassi storico-sociale quel "principio
responsabilita'" in cui Hans Jonas ha sintetizzato alcune decisive lezioni
della vicenda del "secolo breve" e dei suoi orrori.
*
Potra' il congresso del Movimento Nonviolento essere il luogo e la leva di
questa svolta?
Potra' essere la voce capace di levare un appello in tal direzione,
raggiungendo quelle tante e quei tanti che tale appello attendono e
intendono poiche' esso e' gia' inscritto nelle loro pratiche, nelle loro
ricerche, nelle loro esperienze e riflessioni, nel cuore dei bisogni e delle
attese e degli intendimenti e delle sollecitudini loro?
Non lo sappiamo.
Non lo sappiamo, ma per parte nostra invitiamo con tutto il cuore le amiche
e gli amici del Movimento Nonviolento a proporsi questo compito, ed
invitiamo tutte le persone che in questi anni sono state - col loro concreto
appassionato sentire, col loro concreto generoso agire - nonviolenza in
cammino, ovvero hanno animato le lotte e le ricerche, le azioni e l'ascolto,
il lavoro di cura e l'opera di suscitamento e disvelamento del conflitto e
dell'incontro, a partcipare a questo congresso, a fare di esso quel luogo e
quella leva.
E se ne nascera' qualcosa di buono, finora ne ringraziamo tutte e tutti
coloro che saranno a Verona tra pochi giorni, cui affidiamo questa nostra
inquieta speranza, espressa in queste lacunose e tumultuose parole.
*
Questa non e' l'ora del silenzio, ma delle scelte.
Non e' l'ora della subalternita', ma delle rotture.
Non e' l'ora della rassegnazione, ma della lotta.
Solo la scelta della nonviolenza puo' fermare il fascismo.
Solo la scelta della nonviolenza puo' contrastare la guerra.
Solo la scelta della nonviolenza puo' impedire il collasso della biosfera.
Solo la scelta della nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

5. RIFLESSIONE. GIOVANNI SARUBBI: UN MESSAGGIO AL CONGRESSO DEL MOVIMENTO
NONVIOLENTO
[Ringraziamo Giovanni Sarubbi (per contatti: giovannisarubbi at aliceposta.it)
per questo intervento.
Giovanni Sarubbi, amico della nonviolenza, promotore del dialogo
interreligioso, giornalista, saggista, editore, dirige l'eccellente rivista
e sito de "Il dialogo" (www.ildialogo.org)]

Mi sarebbe piaciuto molto essere presente al prossimo congresso del
Movimento Nonviolento. Purtroppo motivi di salute mi impediscono di
affrontare un viaggio cosi' lungo e per me faticoso.
So bene che il momento storico che stiamo vivendo e' delicatissimo e mi
auguro di vero cuore che il prossimo congresso riesca a dare le indicazioni
giuste e quella scossa che e' sempre piu' necessaria per salvare l'umanita'
dalla catastrofe. So che il congresso non sara' un momento rituale, che il
dibattito fra i nonviolenti e' quanto mai accesso ma anche che questo
dibattito finora non riesce a produrre quello spostamento di forze a favore
della pace che e' quanto mai necessario ed indispensabile raggiungere.
Possiamo discutere quanto vogliamo, avere tutte le idee che vogliamo ma se
poi non riusciamo a spostare di una virgola i rapporti di forza a favore
della pace, tutte le nostre parole sono inutili. Ed in tutte le parole che
diciamo c'e' sempre il rischio della idolatria del proprio ombelico. Cadiamo
spesso nel soggettivismo piu' becero e litighiamo come polli da
combattimento che poi inevitabilmente finiscono in padella.
Serve allora un salto di qualita' altrimenti quello che definiamo "movimento
nonviolento" o "nonviolenza in cammino" sara' di fatto "paralisi
nonviolenta". Dalle parole e dalle dottrine piu' o meno ortodosse sulla
nonviolenza occorre passare ai fatti, alle azioni nonviolente in grado di
coinvolgere milioni e milioni di persone se vogliamo fermare la guerra in
corso e porre fine ad un modo di vivere che e' contrario alla nostra stessa
umanita'.
Mi sento impegnato a pieno sul terreno della nonviolenza e, anche se da
lontano, spero ardentemente che voi tutti possiate fare un ottimo lavoro a
cui cerchero', nel mio piccolo, di dare tutto l'appoggio possibile.

6. INCONTRI. IL PROGRAMMA DEL XXII CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
(VERONA, 1-4 NOVEMBRE 2007)
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: e-mail: azionenonviolenta at sis.it,
sito: www.nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo]

XXII Congresso del Movimento Nonviolento: "La nonviolenza e' politica per il
disarmo, ripudia la guerra e gli eserciti"
Verona, 1 - 4 novembre 2007, Sala "Comboni", Missionari Comboniani, vicolo
Pozzo 1, San Giovanni in Valle (vicino a Piazza Isolo, centro storico)
*
31 ottobre, mercoledi'
Sera, ore 21: dibattito: "Il caso Verona: dalla citta' di pace, alla
tolleranza zero. Cos'ha da dire la nonviolenza?". Introduce Mao Valpiana,
direttore di "Azione nonviolenta"; partecipano: Sergio Paronetto,
insegnante; Alberto Tomiolo, scrittore; modera Raffaello Zordan, giornalista
di "Nigrizia".
*
Primo novembre, giovedi'
Mattina, ore 10,30: apertura del segretario e relazione introduttiva.
Pomeriggio: comunicazioni sulla rivista "Azione nonviolenta", sul centri
studi, sui gruppi locali; dibattito in assemblea plenaria.
*
2 novembre, venerdi'
Mattina: lavoro in tre commissioni: I Corpi civili di pace; Il Servizio
civile volontario; L'educazione alla nonviolenza.
Pomeriggio: lavoro in tre commissioni: Economia, ecologia, energia; Risposte
di movimento alla crisi della politica; Resistenza nonviolenta contro il
potere mafioso.
Sera, ore 21: incontro con Ibu Robin Lim, Indonesia, ostetrica, Premio
Alexander Langer 2006, "La pace nel mondo puo' venir costruita cominciando
oggi, un bambino per volta".
*
3 novembre, sabato
Mattina: riferiscono le prime tre commissioni e poi dibattito; riferiscono
le altre tre commissioni e poi dibattito; spazio per presentare le mozioni.
Pomeriggio: dibattito sulle mozioni, votazioni, rinnovo delle cariche.
*
4 novembre, domenica, ore 10
"Non festa, ma lutto", iniziativa nonviolenta: camminata attraverso luoghi
simbolici della citta': partenza da via Spagna, Casa per la Nonviolenza,
percorso attraverso San Zeno, Tribunale Militare, Arsenale, Ponte della
Vittoria, arrivo in Piazza Bra' alle ore 12.
*
Per raggiungere la sede del Congresso dalla Stazione ferroviaria di Porta
Nuova:
- autobus n. 73, (feriale e diurno), partenza ai minuti 15 e 45, tempo di
percorrenza 20 minuti, scendere al capolinea di Piazza Isolo.
- autobus n. 91 (festivo e serale), partenza ogni 30 minuti, tempo di
percorrenza 20 minuti, scendere alla fermata di Piazza Isolo.
- in automobile uscita al casello autostradale di Verona sud, direzione
centro, poi seguire le indicazioni "Teatro romano", o "Museo africano", o
"Ostello", rione di San Giovanni in Valle; ampia possibilita' di parcheggio
dentro le Missioni Africane
*
Per informazioni: Casa per la nonviolenza, via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

7. LUTTI. AUGUSTO CAVADI RICORDA VALDO PANASCIA
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at lycos.com) per averci
messo a disposizione il seguente intervento apparso sul settimanale
"Centonove" (disponibile anche nel sito www.centonove.it).
Augusto Cavadi, prestigioso intellettuale ed educatore, collaboratore del
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo, e'
impegnato nel movimento antimafia e nelle esperienze di risanamento a
Palermo, collabora a varie qualificate riviste che si occupano di
problematiche educative e che partecipano dell'impegno contro la mafia.
Opere di Augusto Cavadi: Per meditare. Itinerari alla ricerca della
consapevolezza, Gribaudi, Torino 1988; Con occhi nuovi. Risposte possibili a
questioni inevitabili, Augustinus, Palermo 1989; Fare teologia a Palermo,
Augustinus, Palermo 1990; Pregare senza confini, Paoline, Milano 1990; trad.
portoghese 1999; Ciascuno nella sua lingua. Tracce per un'altra preghiera,
Augustinus, Palermo 1991; Pregare con il cosmo, Paoline, Milano 1992, trad.
portoghese 1999; Le nuove frontiere dell'impegno sociale, politico,
ecclesiale, Paoline, Milano 1992; Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa
puo' fare ciascuno di noi qui e subito, Dehoniane, Bologna 1993, nuova
edizione aggiornata e ampliata Dehoniane, Bologna 2003; Il vangelo e la
lupara. Materiali su chiese e mafia, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1994; A
scuola di antimafia. Materiali di studio, criteri educativi, esperienze
didattiche, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994, D G editore, Trapani 2006; Essere profeti oggi. La dimensione
profetica dell'esperienza cristiana, Dehoniane, Bologna 1997; trad. spagnola
1999; Jacques Maritain fra moderno e post-moderno, Edisco, Torino 1998;
Volontari a Palermo. Indicazioni per chi fa o vuol fare l'operatore sociale,
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1998,
seconda ed.; voce "Pedagogia" nel cd- rom di AA. VV., La Mafia. 150 anni di
storia e storie, Cliomedia Officina, Torino 1998, ed. inglese 1999;
Ripartire dalle radici. Naufragio della politica e indicazioni dall'etica,
Cittadella, Assisi, 2000; Le ideologie del Novecento, Rubbettino, Soveria
Mannelli 2001; Volontariato in crisi? Diagnosi e terapia, Il pozzo di
Giacobbe, Trapani 2003; Gente bella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004;
Strappare una generazione alla mafia, DG Editore, Trapani 2005; E, per
passione, la filosofia, DG Editore, Trapani 2006. Vari suoi contributi sono
apparsi sulle migliori riviste antimafia di Palermo e siciliane. Indirizzi
utili: segnaliamo il sito: www.augustocavadi.eu (con bibliografia completa).
Valdo Panascia, pastore valdese, costruttore di pace, e' deceduto pochi
giorni fa]

Ci sono siciliani che hanno vissuto con la determinata intenzione di
lasciare la loro terra un po' migliore di come l'hanno trovata, e ci sono
riusciti. Il pastore Valdo Panascia, deceduto sabato, e' stato uno di
questi. L'ultima volta che andai a visitarlo  - tre anni fa - portava a
fatica il peso della distanza crescente fra una mente sempre lucida e la
complessione fisica indebolita di un vecchio che ha superato la soglia dei
novant'anni. Sapeva che la fede cristiana non esonera da fasi di travaglio
psichico e morale, neppure se sei un ministro di Dio.
Eppure, raccontandomi alcuni passaggi salienti della sua lunga esistenza,
gli occhi di quest'omino ormai curvo si illuminavano ancora: forse di
orgoglio, certo di gioia. Col tono sommesso di chi fugge spontaneamente la
retorica, cercando ogni tanto il silenzioso conforto della moglie, rievocava
le battaglie - talora vinte, sempre nonviolente - di un protestante valdese
radicato in un territorio almeno nominalmente cattolicissimo.
La piu' epica delle sue imprese fu probabilmente la sfida pubblica lanciata,
dopo la strage di Ciaculli, alle cosche mafiose. In nome della sparuta
comunita' minoritaria di cui era guida, fece stampare e affiggere dei
manifesti di condanna della violenza stragista, dichiarata a chiare lettere
incompatibile con qualsiasi professione di cristianesimo. Perfino a Roma
arrivo' l'eco della coraggiosa iniziativa profetica e dai vertici del
Vaticano arrivo' all'arcivescovo di Palermo, cardinale Ernesto Ruffini, una
lettera che sollecitava analoga iniziativa da parte cattolica. Ma - secondo
i documenti pubblicati dallo storico della chiesa don Francesco Michele
Stabile - la risposta del presule fu negativa: i protestanti esagerano,
dimenticano che nel resto del mondo c'e' altrettanta violenza che a Palermo,
si sbraccino piuttosto nel sociale per prevenire il male.
L'apologia della situazione siciliana non fu la meno infelice delle
posizioni di Ruffini, ma l'indicazione di lavorare socialmente per prevenire
la criminalita' aveva un suo valore: solo che anche a questo il pastore
Panascia aveva gia' provveduto fondando il Centro diaconale della "Noce"
che, sino ad oggi, opera nel campo dell'istruzione, della cura dei ragazzi
in difficolta', dell'accoglienza degli immigrati. Per lui la fede era
l'essenziale: ma per fede non intendeva un mero rapporto intimistico ed
individualistico con Dio, bensi' una fedelta' nella storia alla Parola che
invita a servire gli altri, a cominciare dai piu' indigenti.
Per queste iniziative, e per tante altre, Pietro Valdo Panascia ha inciso
positivamente e durevolmente nel tessuto cittadino, innalzando il livello
del dibattito culturale, incrementando il dialogo fra le confessioni
religiose, difendendo i pochi spazi di laicita' e migliorando la qualita'
della vita di generazioni di diseredati. Sarebbe un segno di riconoscimento
e di riconoscenza che la municipalita' cittadina gli dedicasse, quanto
prima, una strada o una piazza o una scuola: un segno di cui abbiamo bisogno
noi per ricordarlo, non certo lui che - quale che sia la soglia varcata -
e' ormai estraneo alle faccende per cui ci agitiamo cosi' tanto sul nostro
pianetino periferico.

8. APPELLI. GIULIO VITTORANGELI: IN PERICOLO LA CATTEDRALE DEI POVERI
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dellÃAssociazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

Viviamo in un paese, l'Italia, estremamente ricco di testimonianze del
proprio passato e della propria storia, in particolare dal punto di vista
architettonico e paesaggistico.
Una parte di storia che e' stata patrimonio, e in qualche modo e' ancora
patrimonio, della nostra cultura. Quella storia ancora visibile nei
monumenti, che c'interessa (o dovrebbe interessarci) non solo come
curiosita' archeologica, ma anche come elemento di comprensione della
realta' attuale e come ricerca delle nostre radici storiche e sociali.
L'identita' di un popolo, di un paese, e' strettamente connessa al recupero
della sua memoria storica che ha la culla nel passato, e un essere umano che
non ha memoria del proprio passato non puo' vivere pienamente il proprio
presente, ne' progettare il proprio futuro.
Purtroppo nella storia dell'umanita' ci sono stati e ci sono momenti di
oscurantismo contro la cultura e l'arte, quando si fomenta l'odio, la
contrapposizione e il settarismo. E' gia' successo: si e' iniziato col
bruciare i libri, si e' finito col bruciare le persone.
Come non ricordare le azioni dei nazisti ieri e dei talebani oggi. Poi ci
sono vicende, ugualmente drammatiche, ma che non raggiungono i nostri mezzi
díinformazione.
*
In seguito a sconsiderate opere di restauro del tetto della chiesa
francescana di Santa Maria de Los Angeles di Managua, in Nicaragua, sono
stati danneggiati e censurati i murales appartenenti al complesso
artistico-monumentale del Riguero, che costituiscono uno dei maggiori esempi
di arte sacra latinoamericana ispirata alla "opzione preferenziale per i
poveri".
Ricordiamo che a volere questi murales fu il francescano Uriel Molina,
parroco del quartiere Riguero, dove negli anni '70 la comunita' della chiesa
locale aveva partecipato alla lotta contro la dittatura di Anastasio Somoza,
al punto che molti suoi membri furono uccisi.
A denunciare il desolante stato di degrado delle opere e' lo stesso autore
Sergio Michilini, che assieme a un gruppo di studenti nicaraguensi ha
raccontato per immagini la storia del Nicaragua riletta alla luce della
Chiesa dei poveri: "E' una situazione di censura totale. Taluni si impegnano
nel trovare i sistemi piu' ingannevoli per far scomparire queste opere
d'arte del patrimonio culturale nicaraguense".
Le opere (visibili nel sito web www.sergiomichilini.com) rappresentano una
delle espressioni del periodo rivoluzionario sandinista ed hanno ottenuto
riconoscimenti anche a livello internazionale; oltre ad essere state
dichiarate "patrimonio culturale della nazione".
Al fine di evitare la totale distruzione dei murales e la drammatica "morte
della memoria", il Comital (Comitato italiano per il restauro dei murales
della chiesa di Santa Maria de Los Angeles ñ Coordinatore Mauro Castagnaro)
ha promosso una campagna di pressione con l'obiettivo di cercare un accordo
che possa conciliare le esigenze di ristrutturazione della chiesa con quelle
di restauro conservativo.
Nell'appello del Comital si scrive:
"Care amiche e cari amici,
abbiamo bisogno di nuovo del vostro aiuto per evitare la definitiva
distruzione dei murales della chiesa di Santa Maria de los Angeles, a
Managua.
Nei mesi scorsi il parroco ha fatto ristrutturare il tetto senza alcun
permesso dell'Istituto nazionale di cultura e soprattutto senza tener conto
dei piu' elementari criteri professionali e tecnici, danneggiando
ulteriormente varie parti dell'opera e coprendo/censurando tutto con teli.
A questo punto e' chiaro che o le autorita' politiche, culturali e religiose
intervengono in difesa della 'cattedrale dei poveri', garantendone il
restauro integrale, o l'opera sara' piu' o meno rapidamente distrutta.
Abbiamo quindi deciso di rilanciare la campagna di pressione nei confronti
del nuovo governo, attraverso un appello su cui si stanno raccogliendo le
firme di parlamentari europei e lettere da inviare al presidente della
Repubblica, Daniel Ortega, e alla moglie, Rosario Murillo, al direttore
dell'Istituto nazionale di cultura, Luis Morales Alonso, all'arcivescovo di
Managua, monsignor Leopoldo Brenes, e al suo predecessore, il cardinale
Miguel Obando y Bravo, al sindaco di Managua, Dionisio Marenco, allo storico
della capitale, Roberto Sanchez, al coordinatore dei francescani in
Nicaragua, fratello Alfredo O'Lochrainn, all'ambasciata italiana a Managua e
ai due maggiori quotidiani del paese, 'La Prensa' e 'El Nuevo Diario'".
Per inviare la lettera (tradotta in spagnolo) alle autorita' responsabili,
indicando i propri dati, e' sufficiente collegarsi al sito dell'Associazione
Italia-Nicaragua: www.itanica.org

9. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: ALTRO E ALIENO
[Riprendiamo il seguente articolo di Enrico Peyretti (per contatti:
e.pey at libero.it).
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di
pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato
con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il
foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel
Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian
Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro
Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo
comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione
col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento
Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora
a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di),
Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni,
Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi
1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?,
Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'.
Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e'
disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica
Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e
nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al
libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro
di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu'
volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli,
indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org,
www.ilfoglio.info e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia
degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n.
68]

Alterita' e' diversita', l'altro e' il non identico a me; egli mi confronta
o anche mi affronta, e' il mio limite e alternativa, eppure ci riconosciamo:
persino nella contesa abbiamo bisogno gli uni degli altri. Quando diciamo
"alieno" diciamo un'altra cosa: un eventuale essere di altra provenienza e
natura, non di questa umanita'. La sfera terrestre, che ritorna sempre a se
stessa, rappresenta questa umanita' che si ritrova, diritta o storta, in
tutti noi. L'alterita', il pluralismo sociale e culturale esaltato in questa
modernita', presuppone il riconoscimento di una unita' che ci accomuna nelle
differenze, senza la quale siamo non differenti, non avversari, non
stranieri, ma semplicemente estranei, di un'altra sfera, senza alcun destino
ne' alcuna radice e interesse comune. Persino gli animali, viventi con noi
in questa sfera, ci sono piu' prossimi.
Il rischio estremo delle attuali societa' del pluralismo e
dell'individualismo e' nulla di meno della dissoluzione, dunque la
solitudine totale del singolo. Se il singolo e' esaltato senza l'altro, e'
perduto. Se non troviamo nell'altro la difesa di noi stessi, e viceversa,
nessuno e' difeso. Se la pluralita' non ha alcuna unita', nessuno e' se
stesso, e tutti siamo sradicati dal terreno umano, condannati a rinsecchire.
Se la societa' e' soprattutto rivalita', ognuno e' vinto. Se la competizione
e' legge non equilibrata dalla cooperazione, la societa' e' senza legge. Se
la contesa politica non e' consenso chiaro sui principi costituzionali, non
c'e' politica ma guerra civile. Dove la forza e' l'unico diritto - chi vince
vince, chi perde perde - nessuno ha un diritto. Le utopie della societa'
senza classi, o dell'interclassismo, dicevano questa verita'. Il pericolo
mortale non e' solo il dominio del piu' forte del momento - ogni impero
finisce - ma l'accettazione di questo criterio da parte dei tanti dominati,
che cosi' si dimettono dalla dignita' umana. Questo e' il problema oggi.
Nulla di meno. Cecita' e' non rendersene conto.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 257 del 29 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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