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Minime. 259



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 259 del 31 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Si apre il XXII congresso del Movimento Nonviolento
2. Peppe Sini: Il momento e' ora. Una proposta alle persone amiche della
nonviolenza
3. Diana Napoli intervista Pasquale Pugliese
4. Norma Enriquez Riascos: Fondamentalismi, una minaccia reale
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. SI APRE IL XXII CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Riproponiamo ancora una volta il programma del congresso del Movimentro
Nonviolento che avra' inizio a Verona questa sera alle ore 21 con il
dibattito inaugurale]

XXII Congresso del Movimento Nonviolento: "La nonviolenza e' politica per il
disarmo, ripudia la guerra e gli eserciti"
Verona, 1 - 4 novembre 2007, Sala "Comboni", Missionari Comboniani, vicolo
Pozzo 1, San Giovanni in Valle (vicino a Piazza Isolo, centro storico)
*
31 ottobre, mercoledi'
Sera, ore 21: dibattito: "Il caso Verona: dalla citta' di pace, alla
tolleranza zero. Cos'ha da dire la nonviolenza?". Introduce Mao Valpiana,
direttore di "Azione nonviolenta"; partecipano: Sergio Paronetto,
insegnante; Alberto Tomiolo, scrittore; modera Raffaello Zordan, giornalista
di "Nigrizia".
*
Primo novembre, giovedi'
Mattina, ore 10,30: apertura del segretario e relazione introduttiva.
Pomeriggio: comunicazioni sulla rivista "Azione nonviolenta", sul centri
studi, sui gruppi locali; dibattito in assemblea plenaria.
*
2 novembre, venerdi'
Mattina: lavoro in tre commissioni: I Corpi civili di pace; Il Servizio
civile volontario; L'educazione alla nonviolenza.
Pomeriggio: lavoro in tre commissioni: Economia, ecologia, energia; Risposte
di movimento alla crisi della politica; Resistenza nonviolenta contro il
potere mafioso.
Sera, ore 21: incontro con Ibu Robin Lim, Indonesia, ostetrica, Premio
Alexander Langer 2006, "La pace nel mondo puo' venir costruita cominciando
oggi, un bambino per volta".
*
3 novembre, sabato
Mattina: riferiscono le prime tre commissioni e poi dibattito; riferiscono
le altre tre commissioni e poi dibattito; spazio per presentare le mozioni.
Pomeriggio: dibattito sulle mozioni, votazioni, rinnovo delle cariche.
*
4 novembre, domenica, ore 10
"Non festa, ma lutto", iniziativa nonviolenta: camminata attraverso luoghi
simbolici della citta': partenza da via Spagna, Casa per la Nonviolenza,
percorso attraverso San Zeno, Tribunale Militare, Arsenale, Ponte della
Vittoria, arrivo in Piazza Bra' alle ore 12.
*
Per informazioni: Casa per la nonviolenza, via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

2. EDITORIALE. PEPPE SINI: IL MOMENTO E' ORA. UNA PROPOSTA ALLE PERSONE
AMICHE DELLA NONVIOLENZA

E' necessario che le persone amiche della nonviolenza ed i movimenti
nonviolenti organizzati prendano atto della catastrofe della ex-sinistra
italiana giunta al governo.
E si assumano la responsabilita' di essere l'argine che possa contrastare la
vittoria culturale e politica della destra eversiva.
E' necessario rompere ogni attendismo, ogni subalternita', ogni collusione
col partito della guerra e del razzismo, della corruzione e dell'omerta'.
E' necessario costruire un referente politico ed elettorale, culturale ed
istituzionale, per le tante ed i tanti che non hanno ceduto al regime
mondiale della corruzione, al partito planetario delle stragi e del
saccheggio.
E' necessario che in tutte le prossime scadenze elettorali in Italia vi
siano liste che abbiano come proposta teorica e pratica la scelta concreta e
cogente della nonviolenza: liste cioe' ad un tempo femministe, ecopacifiste,
equosolidali, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, socialiste e
libertarie nel senso forte e autentico di questi due storici termini; liste
che propongano la scelta nonviolenta in tutta la sua complessita' e
radicalita'.
*
Solo a partire dalla scelta della nonviolenza e' possibile oggi una politica
democratica adeguata, antifascista ed antirazzista, di disarmo e
smilitarizzazione dei conflitti, nitidamente ed intransigentemente
antimafiosa, di responsabilita' per la biosfera, capace di una proposta
complessiva che erediti ed inveri le proposte ecologiche, economiche,
sociali ed istituzionali che la nonviolenza in cammino ha elaborato nel
corso del "secolo breve" come unica effettuale alternativa ai totalitarismi
comunque mascherati.
Le proposte di Hannah Arendt e di Simone Weil, di Virginia Woolf e di
Vandana Shiva, di Rigoberta Menchu'. Le proposte di Mohandas Gandhi, di
Danilo Dolci, di Murray Bookchin. Esperienze come la Commissione per la
verita' e la riconciliazione sudafricana, come la rete del commercio equo e
solidale, come il microcredito, come i corpi civili di pace. La nonviolenza
in cammino ha pensato e messo in atto innumerevoli proposte e iniziative. E'
tempo che esse divengano azione politica comune, cultura condivisa, coerente
e concreta ipotesi di governo, di autogoverno, di estensione della
democrazia a raggiungere tutti.
*
Una politica internazionale di disarmo, di smilitarizzazione dei conflitti,
di intervento umanitario positivo attraverso corpi civili di pace; sostenuta
dalla smilitarizzazione della difesa, dalla riconversione ad usi civili
dell'industria bellica e armiera, dalla proibizione della produzione e del
commercio delle armi; con la formazione alla nonviolenza delle forze
dell'ordine e una politica penale che valorizzi forme riparative e
riconciliative; con una politica della sicurezza fondata sulla solidarieta',
sul riconoscimento del diritto all'accoglienza e all'assistenza per ogni
essere umano; sulla lotta politica, sociale e culturale alla violenza, in
primis alla violenza maschile sulle donne; una politica ecocompatibile,
della sobrieta' e della condivisione.
Sono molte le proposte concrete e praticabili, gli elementi di un programma
politico ed amministrativo semplici e chiari, facilmente traducibili in atti
legislativi ed amministrativi.
*
Occorre solo decidersi. Ad uscire dalla rassegnazione, dalla subalternita',
dalla complicita' col disordine costituito. Il momento e' ora.

3. TESTIMONIANZE. DIANA NAPOLI INTERVISTA PASQUALE PUGLIESE
[Ringraziamo Diana Napoli e Pasquale Pugliese per questo colloquio.
Diana Napoli, laureata in storia presso l'Universita' degli studi di Milano,
insegna nei licei, e' stata volontaria in servizio civile presso il Centro
per la nonviolenza di Brescia.
Pasquale Pugliese, educatore presso i Gruppi educativi territoriali del
Comune di Reggio Emilia, dove risiede, laureato in filosofia con una tesi su
Aldo Capitini, e' impegnato nel Movimento Nonviolento (del cui comitato di
coordinamento fa parte), nella Rete di Lilliput ed in numerose iniziative di
pace; e' stato il principale promotore dell'iniziativa delle "biciclettate
nonviolente"]

- Diana Napoli: Quali sono essenzialmente le attivita' della Scuola di pace
di Reggio Emilia di cui fai parte?
- Pasquale Pugliese: Mi fa piacere che cominciamo l'intervista da questa
domanda perche' quello della Scuola di pace e' un progetto nel quale credo
molto e nel quale sono impegnato per conto del Movimento Nonviolento. Essa
nasce da una co-progettazione tra il Comune di Reggio Emilia ed una trentina
di associazioni attive sul territorio. Attraverso un percorso
formativo/organizzativo, svolto nel 2006 con la collaborazione di Nanni
Salio, la Scuola ha sviluppato una propria struttura operativa fondata sulle
linee guida, sottoscritte da tutti i soggetti aderenti, che la definiscono
un "progetto aperto di educazione alla nonviolenza". Oltre all'assemblea
degli aderenti, che si riunisce ogni due mesi circa, ed al coordinamento,
composto da sei rappresentanti eletti dalle associazioni ed uno nominato
dall'assessore alla cultura, il vero asse portante sul piano
dell'elaborazione, della progettazione e dell'esecuzione sono i tre gruppi
di lavoro in cui si articola: il gruppo che si occupa dei conflitti
internazionali; quello che si occupa dei conflitti urbani, sociali ed
interculturali; ed infine quello che si occupa specificamente di educazione
e formazione. L'individuazione di questi ambiti di riflessione e azione sono
legati da un lato alla consapevolezza del collegamento strutturale tra gli
eventi globali - le guerre, la fame, la crisi ambientale del pianeta, le
risorse energetiche, i flussi migratori - e le trasformazioni del vivere
quotidiano nelle nostre citta' ñ la percezione dell'insicurezza, la
partecipazione democratica, la conflittualita' urbana, la precarieta', il
razzismo montante ecc. ñ e dall'altra parte alla consapevolezza che
l'educazione alla pace in generale e' strettamente connessa all'educazione
alla gestione nonviolenta di tutti i micro e macroconflitti. Insomma la
Scuola di pace, proprio perche' e' principalmente un progetto educativo e
formativo alla nonviolenza, si e' data un approccio che cerca di operare
tenendo presente la complessita' dei fenomeni nelle diverse scale. Infatti
tutti e tre i gruppi hanno avviato contatti con i soggetti di riferimento
nei rispettivi ambiti (organizzazioni internazionali, circoscrizioni
cittadine, scuole, universita' ecc.) e svolto iniziative sia di carattere
informativo che formativo. Tra le tante, mi piace ricordare le giornate del
30 gennaio e dell'11 settembre: nella prima, anniversario della morte di
Gandhi e compleanno della Scuola di pace, abbiamo fatto incontri al mattino
con i bambini delle scuole elementari sulla comunicazione nonviolenta, al
pomeriggio un convegno all'universita' sui diversi contesti di azione della
Scuola di pace, poi proiettato un filmato su Gandhi che ha introdotto un
incontro pubblico con Giuliano Pontara sul tema dell'"antibarbarie"; nella
seconda abbiamo fatto un seminario rivolto ad insegnanti ed educatori nel
quale, tra l'altro, abbiamo presentato il libretto "perCorsi di Pace" che
racchiude tutti i percorsi educativi che la Scuola di pace propone alle
scuole reggiane, dall'infanzia all'universita', sui diversi temi di
competenza delle associazioni aderenti. Infine, ci tengo molto ad
anticiparti che stiamo lavorando ad un importante evento sull'educazione
alla pace per la primavera inoltrata del 2008 che vorrebbe trasformare per
tre/quattro giorni la citta' - le sue piazze, i suoi parchi, i suoi teatri -
in un cantiere di pace e portare a Reggio Emilia importanti esperienze di
educazione alla nonviolenza nazionali ed internazionali.
*
- Diana Napoli: Perche' e' cosi' importante il nesso nonviolenza-educazione?
Da dove si comincia?
- Pasquale Pugliese: Cos'e' la nonviolenza se non la difficile arte di
trasformare i conflitti da distruttivi in costruttivi? Questa, come tutte le
arti, si puo' apprendere: certo c'e' chi e' piu' dotato, perche' e'
cresciuto in un contesto che ne ha favorito lo svilupparsi di una
"personalita' nonviolenta" (per citare ancora Pontara) e poi, come in ogni
arte che si rispetti, ci sono i geni come Gandhi la cui opera rappresenta un
punto di svolta nella storia dell'umanita'. Ma cio' non significa che
quest'arte sia una competenza per pochi, anzi sempre di piu' oggi si disvela
il senso delle parole di Aldo Capitini: "la nonviolenza e' il varco attuale
della storia". O la storia apre questo varco nella crescente violenza
globale o c'e' il rischio che non vi sia piu' storia... Ma perche' si possa
aprire un varco l'educazione alla nonviolenza deve riguardare sempre di piu'
tutti, dovrebbe anzi diventare, anche a scuola, sul piano degli
apprendimenti relazionali, il corrispettivo dell'alfabetiere o degli insiemi
sul piano degli apprendimenti cognitivi: ossia il punto di partenza
dell'educazione. Sono convinto che il modo in cui si impara a relazionarsi
con gli altri fin da piccoli nei differenti contesti educativi, e
soprattutto il modo in cui viene insegnato ai bambini a gestire i loro
piccoli conflitti quotidiani, sia un elemento fondamentale che strutturera'
le loro modalita' e incidera' sulle loro scelte da adulti rispetto ai
conflitti piu' ampi che si troveranno a gestire o sui quali dovranno
esprimersi: insomma chi avra' ricevuto un'educazione volta a cercare
soluzioni nonviolente e creative avra' maggiori competenze per pensare anche
a soluzioni nonviolente nei conflitti dei grandi, da quelli sociali a quelli
internazionali. Forse cosi', pian piano, la guerra mostrera' tutta la sua
follia e sara' espulsa dalla storia... Del resto, insistendo su questo
elemento si cominciano ad avere anche i primi riconoscimenti pedagogici sul
piano istituzionale, impensabili fino a qualche tempo fa; per esempio le
"linee guida sull'educazione alla pace" emanate il 4 ottobre di quest'anno
dal Ministero della Pubblica Istruzione. E' un documento con luci ed ombre,
ma tra le altre cose recepisce questa impostazione: "Anche lo studio di
talune discipline, quelle piu' propriamente impegnate nella ricostruzione
del senso della comunita' (la Storia, l'Educazione civica, la Filosofia
ecc.) sono chiamate a connettere la dimensione personale dei conflitti
vissuti dai ragazzi e le modalita' di trasformazione nonviolenta da loro
sperimentate, con dimensioni piu' ampie come i conflitti tra Stati (...)
favorendo cosi' negli studenti prospettive nuove nella capacita' di lettura
della realta' globale e nella immaginazione di soluzioni alternative a
quelle regressive (o patologiche) della guerra e della violenza".
Naturalmente i maestri della nonviolenza, da Tolstoj a Gandhi, da Capitini a
don Milani, ci erano arrivati molto tempo prima, facendo dell'impegno sul
piano educativo e pedagogico un elemento fondamentale della loro azione
politica e culturale.
*
- Diana Napoli: Tu come sei arrivato alla nonviolenza? Tu sei anche uno dei
pochi che mi ha parlato a fondo di Capitini: quando e' stato il tuo incontro
con lui?
- Pasquale Pugliese: Nella seconda meta' degli anni '80, da giovane studente
di filosofia attratto dalla politica, orientato a sinistra ma insoddisfatto
dalle rappresentazioni che ne davano (e ne danno tutt'ora) i partiti, ho
incontrato su una bancarella di libri l'autobiografia di Gandhi: per me e'
stata una lettura fondamentale, a partire dalla quale ho approfondito tutti
i testi gandhiani disponibili in lingua italiana (successivamente anche
attraverso un gruppo di lettura costituito tra gli obiettori di coscienza
della Caritas di Messina, dove a quei tempi studiavo e svolgevo il servizio
civile). Un altro incontro importante e' stato quello con la rivista "Azione
nonviolenta" che allora si distribuiva ancora in alcune librerie d'Italia:
quando l'ho scovata ne ho acquistati tutti i numeri arretrati disponibili in
negozio e poi mi sono abbonato. Ecco quindi l'incontro con Aldo Capitini,
del quale ho cominciato a farmi spedire i libri dalla sede di Verona. Man
mano trovavo nell'approfondimento dei temi capitiniani contestualmente una
delucidazione, una conferma ed un'apertura sui diversi piani delle relazioni
tra etica e politica, religione e filosofia, democrazia e potere, pace e
nonviolenza che hanno rappresentato il mio ancoraggio definitivo alla
nonviolenza, tanto che decisi contemporaneamente di fare la tesi di laurea
sul filosofo di Perugia e di iscrivermi al Movimento Nonviolento.
*
- Diana Napoli: Cosa ti aspetti dal prossimo congresso?
- Pasquale Pugliese: Intanto alcuni elementi sono gia' detti dalle
caratteristiche organizzative: sara' un congresso lungo, uno dei piu' lunghi
degli ultimi anni: tre giorni pieni di lavoro oltre alla serata introduttiva
sul "caso Verona" e si concludera' con la significativa manifestazione del 4
novembre "non festa ma lutto"; anche il titolo e' piuttosto lungo: "La
nonviolenza e' politica per il disarmo, ripudia la guerra e gli eserciti".
L'insieme di queste cose dice che il Movimento vuole prendersi un tempo
disteso di confronto e approfondimento, non scontato, ma reale e percio'
impegnativo. I compagni del Movimento, insieme agli amici della nonviolenza
che vorranno aiutarci, sono chiamati a fare un punto ampio della situazione
rispetto ad un presente estremamente contraddittorio ed a tracciare alcune
linee di azione rispetto al prossimo incerto futuro.
Personalmente credo che il punto di partenza debba essere un dato con il
quale dobbiamo fare i conti: l'aumento regolare delle spese militari in
Italia (e nel mondo). Prendiamo gli ultimi dieci anni: nonostante che dal
1996 al 2006 si siano alternati nel nostro paese governi di centrodestra e
centrosinistra la spesa per gli armamenti e' cresciuta costantemente,
finanziaria dopo finanziaria, passando da 18,6 a 24,5 miliardi di euro,
ossia del 25%. Nessun'altra voce del bilancio dello Stato ha visto niente di
simile: anzi governo e opposizione si accusano reciprocamente ñ a fasi
alterne ñ di non operare sufficienti tagli allo stato sociale, gia' il piu'
malridotto d'Europa. I sindacati sono costretti a continui scioperi per
ottenere il semplice rinnovo dei contratti di lavoro con marginali
miglioramenti dei salari, ma mai nessuno si chiede perche' vi sia questo
automatismo di crescita nella spesa per gli armamenti e l'apparato militare.
Il quale oltre ad essere un male in se', perche' finanzia le guerre come
quella in cui, in sfregio alla Costituzione, le nostre truppe sono impegnate
in Afghanistan, e' un buco nero che inghiotte enormi risorse sottratte a
tutti gli altri capitoli di spesa. In particolare a quello sulla pace con
mezzi pacifici, che non esiste neanche... Percio' mi aspetto principalmente
due cose dal congresso: da un lato che vengano fuori idee e proposte per
"costringere" la politica dei partiti a spostare risorse dalle spese di
guerra alle spese di pace, attraverso alcuni passaggi legislativi possibili:
l'istituzione ed il finanziamento dei Corpi civili di pace; l'attuazione
completa (con il relativo finanziamento) della legge istitutiva del Servizio
civile nazionale che nel primo comma del primo articolo ne  prevede la
finalita' di "concorrere, in alternativa al servizio militare, alla difesa
della Patria con mezzi e attivita' non militari"; l'approvazione ed il
finanziamento della legge per l'educazione alla pace nelle scuole di ogni
ordine e grado, giacente in Commissione cultura della Camera (la direttiva,
di cui abbiamo parlato prima, e' un passo avanti ma non e' vincolante per le
scuole come sarebbe la legge); l'istituzione di un "Istituto nazionale di
ricerca sulla pace" finanziato dallo Stato, analogamente a quanto avviene
per le accademie militari... Dall'altro lato mi aspetto che il Movimento
esca rafforzato e rinvigorito dal congresso per potersi dotare di ulteriori
strumenti per svolgere al meglio la propria azione politica diretta,
migliorando la sua struttura organizzativa, la sua capacita' di
comunicazione esterna, la sua capacita' di fare rete con le altre realta'
che si ispirano alla nonviolenza, la sua presenza nei molti luoghi di
violenza del nostro paese dove sono necessarie letture e iniziative di
carattere nonviolento per fare fronte, per esempio, al razzismo crescente in
certe aree ed al dominio delle mafie in certe altre...
*
- Diana Napoli: Io sono originaria del Sud Italia e ogni tanto ci torno per
questioni familiari, ritornandomene poi a casa sempre con un bagaglio
deficiente. In qualche bassofondo della tristezza ho coniato la definizione
del meridione come l'unico paesaggio (e mondo) postindustriale che non sia
stato mai pero' industrializzato. A volte ho la sensazione che di tutte le
cose che amo restino solo gusci vuoti, scavati all'interno dal cancro del
nulla. In questa devastazione che a volte percepisco e' fondamentale il
ruolo della criminalita' organizzata che governa indiscriminatamente almeno
quattro regioni. Per questo guardo con ammirato stupore le iniziative delle
Locride e del centro siciliano Impastato. Tu con le comunita' della Locride
hai dei contatti. Cosa potresti dirmene? Quale ruolo ha la politica (nel
senso piu' ampio del termine) della nonviolenza?
- Pasquale Pugliese: Cara Diana, e' profondamente vero quello che dici. Io
sono originario della Calabria, dove torno periodicamente a Tropea a trovare
il mio anziano papa', quindi conosco un po' la situazione di questa regione.
Credo che gli intrecci di criminalita', massoneria e politica in Calabria
rappresentino in questo momento un vero e proprio vulnus e pericolo per la
democrazia tout court. Il delitto Fortugno prima ed il "caso" de Magistris
in questi giorni hanno portato l'attenzione dei media nazionali per un po'
su questa terra ma poi puntualmente essa sparisce, mentre chi ci vive e vi
opera tutti i giorni deve confrontarsi con un impasto perverso e micidiale
di violenza diretta, strutturale e culturale. Per spiegare meglio che cosa
significa in Calabria voler partecipare con dignita' alla vita pubblica ti
racconto una storia di ordinaria violenza, che non si svolge in Birmania ma
in Italia.
Come forse saprai, il 25 agosto scorso, in preparazione del nostro
congresso, abbiamo svolto un incontro regionale del Movimento Nonviolento a
Palmi al quale hanno partecipato non solo iscritti ed abbonati ad "Azione
nonviolenta" ma molti altri amici che operano con gli strumenti della
nonviolenza contro il dominio della 'ndrangheta. Tra i partecipanti erano
presenti anche Antonio d'Agostino, ingegnere impegnato nel Movimento
Meridionale, con la moglie, magistrato, entrambi di Vibo Valentia. Qualche
giorno dopo Antonio ha scritto una e-mail ai partecipanti all'incontro di
Palmi, raccontando la macabra scoperta fatta sulla porta di casa qualche
giorno prima e di cui aveva dovuto tacere per le indagini in corso. Poiche'
successivamente e' stato intervistato dalla stampa, e quindi il fatto e'
diventato pubblico, faccio continuare le sue parole.
*
"E' innanzitutto un grande conforto poter scrivere a voi per mettervi al
corrente di una violenza che abbiamo subito ancor prima dellíincontro del 25
scorso, ma che non abbiamo potuto comunicarvi prima per motivi connessi alle
indagini in corso. Domani la notizia uscira' sui giornali, ma io desidero
che essa non sia mediata da alcuno e per questo vi scrivo.
Non si e' trattato dunque di una violenza fisica ma, per alcuni aspetti, di
qualcosa di peggio, perche' tale vuol essere l''avvertimento' diretto a
tutta una famiglia nel suo luogo piu' intimo e pacifico qual e' la casa. I
simboli, ovviamente macabri, sono quelli ricorrenti che meglio esprimono la
rozzezza e la primitivita' di cui sono portatrici queste persone: la testa
mozzata del capretto... il sangue... le cartucce, poste in bocca, una per
ogni componente della famiglia...
Ed ecco che le sensazioni, i dubbi, gli interrogativi ti sommergono
riuscendo ad avere la meglio anche sulla paura che non ti puoi permettere
perche' non e' razionale, mentre invece tu devi ragionare, analizzare,
capire... Al massimo quindi ti puoi consentire di essere preoccupato, ma
sempre vigile.
Ma e' giusto che, soprattutto per chi non ci conosce, io debba fornire
qualche dato in piu' perche' possiamo interrogarci insieme.
Mia moglie, Francesca Romano, che era anche presente alla riunione di Palmi,
e' magistrato. Fino al dicembre scorso ha svolto le sue funzioni al
Tribunale di Vibo Valentia alla sezione civile ed alle misure di
prevenzione. Nei circa quindici anni in cui si e' occupata di tale lavoro
non ha mai avuto alcun problema inteso come minacce, sollecitazioni od
altro... Ora e' alla Corte d'appello di Catanzaro. Svolge vita riservata un
po' per via del suo lavoro, un po' per suo carattere.
Io faccio l'ingegnere all'interno di uno studio associato. Ho fatto anche
l'insegnante negli istituti tecnici per circa vent'anni e da un po' di tempo
medito di lasciare l'attivita' per concentrami meglio nell'impegno sociale e
culturale (lavoro all'interno del Movimento Meridionale, di alcune
associazioni culturali e della redazione di 'Quaderni calabresi'). Da circa
tredici anni abitiamo nel centro storico di Vibo Valentia per nostra scelta,
ritenendo che tale contesto consenta piu' di altri di comunicare con la
gente. In effetti cio' mi ha consentito da qualche anno di svolgere insieme
ai cittadini del quartiere una battaglia per la salvaguardia di tali luoghi
che sono stati oggetto di vari appalti per la loro 'riqualificazione' ma
che, in effetti, hanno prodotto molti guasti ed a volte veri e propri sfregi
all'antico impianto storico. Ha prevalso, come capita sempre piu' spesso, la
voglia di lucrare al massimo senza alcuna cura di cio' che si andava
facendo. In tutto questo l'amministrazione comunale si e' mostrata sorda ad
ogni nostro appello (sempre sottoscritto da un gran numero di cittadini del
quartiere) e lo stesso hanno fatto gli altri soggetti preposti tra cui la
Soprintendenza di Cosenza da noi ripetutamente sollecitata. La nostra azione
e' salita proporzionalmente di tono correlativamente al silenzio sempre piu'
inquietante dei soggetti istituzionali. Poi le prime avvisaglie sotto forma
di 'consigli', 'imbasciate' ecc... Infine l'azione del 18 agosto.
Mi chiedo: basta cio' per scatenare tanta violenza? Dobbiamo aspettarci
dell'altro? Si sono davvero ridotti a tal punto gli spazi di democrazia nel
nostro paese? Queste domande ce le poniamo tutti da molto tempo e vogliamo
pensare ancora che non puo' e non deve essere cosi'".
*
Per non essere piu' cosi', credo che il nostro Sud, proprio perche' chiuso
in una morsa di violenza, debba diventare un grande laboratorio di
nonviolenza, di sperimentazione e di azione di forme di difesa popolare
nonviolenta. In parte cio' sta gia' avvenendo, con i ragazzi di Palermo che
lottano contro il pizzo, i ragazzi di Locri che si battono per la legalita',
le Comunita' Libere di Gioiosa Jonica di cui abbiamo raccontato su "Azione
nonviolenta" e diversi altri, ma affinche' queste iniziative si
moltiplichino e diventino efficaci e' necessario che il resto dei movimenti
nonviolenti d'Italia capisca che una parte importante del nostro paese sta
attraversando un'emergenza democratica, al punto che la mafia, nelle sue
diverse articolazioni, e' ormai la prima multinazionale d'Italia sui piani
finanziario e militare, capace di colpire ovunque in Europa, e non solo,
come si e' visto a Duisburg... Per questo, per la prima volta, al congresso
di Verona ci sara' un gruppo di lavoro specifico sul tema "resistenza
nonviolenta contro il dominio mafioso".
*
- Diana Napoli: Qual e' il tuo ricordo piu' bello degli anni passati accanto
alla nonviolenza?
- Pasquale Pugliese: Naturalmente i ricordi sono molti. Ti diro' quello che
considero il piu' bello e poi anche quello piu' importante. Credo che dal
punto di vista dell'efficacia dell'impatto, anche estetico ("L'azione
nonviolenta e' un'opera d'arte" scriveva Daniele Lugli qualche anno fa)
l'esperienza piu' interessante sia stata quella delle "biciclettate
nonviolente". Un'iniziativa partita dal "gruppo di azione nonviolenta" di
Reggio Emilia, in risposta all'aggressione statunitense all'Iraq, nella
quale unimmo la protesta rispetto alla guerra con la denuncia delle cause
legate alla necessita' per gli Usa di appropriarsi dei pozzi di petrolio,
all'indicazione dell'alternativa possibile all'uso dell'automobile: la
bicicletta. Dal 15 dicembre 2002 al 31 maggio 2003, ogni quindici giorni, un
serpentone di biciclette con le bandiere della pace e della nonviolenza si
snodava per le piazze della citta' guidato dalla prima sulla quale avevamo
montato un'impalcatura che sorreggeva un piccolo striscione sul quale
avevamo scritto "contro la guerra del petrolio lasciamo a casa le
automobili". Nella piazza di partenza e di arrivo un tavolo con materiale
informativo sul nesso guerra-petrolio-automobili illustrava il senso della
nostra iniziativa. Fu un'esperienza molto bella in se': un fluire silenzioso
di bandiere arcobaleno issate sulle bici che si snodava nel traffico
cittadino, non ostacolandolo ma dialogando con gli automobilisti in coda, ai
quali lasciavamo i volantini informativi invitandoli a lasciare l'automobile
in garage e ad unirsi a noi... E poi, ancora bella perche' man mano
l'iniziativa si diffuse tra i gruppi nonviolenti e i nodi della Rete
Lilliput di tutta Italia con le bandiere che dalla fissita' dei balconi si
trasferivano sulle bici e il 31 maggio sfilarono contemporaneamente in una
trentina di citta' piccole e grandi...
Invece la piu' importante esperienza legata alla nonviolenza credo che sia
quella che sto realizzando sul piano professionale: come sai, lavoro nei
"gruppi educativi territoriali" (in sigla: G.E.T.) del Comune di  Reggio
Emilia, un'interessante esperienza di promozione educativa extrascolastica,
volta alla prevenzione sociale, diffusa in tutta la citta', dove per diversi
anni ho fatto l'educatore ed ora mi occupo di coordinamento educativo e
formazione dei volontari in servizio civile. Quando vi approdai ciascun
G.E.T. era riconosciuto con il numero della circoscrizione di appartenenza
territoriale e questo nella citta' di Loris Malaguzzi e degli "asili piu'
belli del mondo" non era proprio una bel segnale, per cui nel 2001 proposi
agli educatori di cogliere l'occasione della proclamazione, da parte delle
Nazioni Unite, del "Decennio per una cultura di pace e nonviolenza per i
bambini del mondo" e di intitolare ciascun G.E.T. ad un personaggio
rilevante nel campo della nonviolenza e, a partire da ogni nome, fare
un'esperienza di informazione e "coscientizzazione" con i bambini e i
ragazzi. Gli educatori prima - facendone una ricerca ed una scelta
consapevole - e la giunta comunale dopo approvarono l'idea ed oggi abbiamo i
G.E.T. Mohandas Gandhi, Martin Luther King, Lev Tolstoj, Chico Mendes, Paulo
Freire, Danilo Dolci e Giuseppe Impastato. Proprio a partire da quest'ultimo
abbiamo avviato i laboratori che ogni anno coinvolgono centinaia di bambini
e ragazzi dei cinque continenti su temi che prendono spunto dall'opera di
ciascun personaggio e la declinano in maniera coinvolgente e attiva,
costruendo con bambini e ragazzi spettacoli teatrali, video, performance di
danza ed invitando esperti a parlarci dell'opera di ciascuno. Dopo Impastato
abbiamo lavorato su King, quest'anno su Dolci, ed il prossimo anno
esploreremo la figura di Gandhi... Per quanto siano molte le lingue, le
provenienze, le storie e i disagi di cui ciascun ragazzo e' portatore,
grazie al lavoro di tanti educatori competenti, il messaggio nonviolento si
diffonde tra tanti "bambini del mondo" presenti a Reggio Emilia.

4. RIFLESSIONE. NORMA ENRIQUEZ RIASCOS: FONDAMENTALISMI, UNA MINACCIA REALE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo per averci messo a disposizione nella sua
traduzione il seguente discorso tenuto al World Social Forum di Nairobi,
Kenya (Isis International, 2007).
Norma Enriquez Riascos, coordinatrice del Comitato latinoamericano e
caraibico per la difesa dei diritti delle donne (Cladem), e' femminista ed
attivista nei movimenti per la pace e per i diritti umani in Colombia]

L'idea chiave da tenere in mente e' che i fondamentalismi non lasciano
spazio ad alternative od altre possibilita'. Sono presentati come
indiscutibili, ed imposti tramite il potere politico, e usano ogni sorta di
meccanismi per forzare le persone a credere in una "verita' unica", che puo'
essere di carattere religioso, politico, economico o dottrinario.
Per annichilire l'opposizione che potrebbe levarsi contro queste "verita'",
si usano la coercizione e la violenza, e si ricorre con facilita' alle armi.
Per i fondamentalisti coloro che non si sottomettono devono essere
eliminati, perche' vengono considerati nemici. La possibilita' di un dialogo
informato dalla convinzione che vi sono molteplici e pur sempre validi punti
di vista, dalla convinzione che siamo tutti differenti e che le persone
hanno il diritto di sviluppare la propria vita individualmente e
collettivamente nelle dimensioni che desiderano, tutto questo e' impensabile
per i fondamentalisti.
Le potenze egemoniche occidentali hanno tentato di far apparire l'Islam come
una proposta fondamentalista, e come l'unico fondamentalismo che il mondo si
trovi a dover fronteggiare e gestire al presente. Nondimeno, assumendo la
definizione di "una sola ed incontrovertibile verita' che viene imposta con
la forza e condanna le alternative", noi, le femministe, abbiamo
rintracciato dal Nord al Sud altri fondamentalismi che interessano e
vogliono definire le nostre vite. Sono fondamentalismi che ci tolgono
liberta'. Nella sfera religiosa, vari sistemi di credenze impongono ben di
piu' dei principi della fede: istituiscono leggi, sanzioni e proibizioni,
grazie al potere politico detenuto dai fondamentalisti. Tale potere permette
di intervenire nelle pratiche religiose comuni ai credenti, che sono i
prodotti di tali convincimenti ed obblighi, ma prendendo la forma di leggi e
precetti si impone anche a coloro che non credono.
La liberta' religiosa e' minacciata, la liberta' di poter adottare o non
adottare un sistema di pratiche e credenze religiose. Si tratta di una delle
liberta' fondamentali riconosciute dalla Dichiarazione universale dei
diritti umani, ed e' seriamente minacciata in gran parte del globo. In Medio
Oriente, l'islamismo e' imposto da governi fondamentalisti in un modo che ha
forte impatto sulla vita delle donne. In Asia, l'induismo viene indicato
come imposizione da un gran numero di donne asiatiche, e al Nord il
cattolicesimo lavora praticamente nella stessa maniera repressiva.
Nell'America Latina, la gerarchia della chiesa cattolica, in alleanza con le
forze politiche piu' reazionarie, ha avuto successo nel convertire le
proprie nozioni di fede in leggi, creando grave danno alle esistenze, alla
salute ed al lavoro vitale delle donne. Condannando i metodi contraccettivi
moderni, propagando idee di una sessualita' "corretta", misogine ed omofobe,
la chiesa ha contribuito al perdurare della subordinazione delle donne:
dalle alte percentuali di mortalita' e malattia nelle donne povere
all'esclusione delle coppie gay e lesbiche tramite la stigmatizzazione.
Tutto questo mette a serio rischio i diritti fondamentali di ogni persona.
C'e' molta consapevolezza tra le femministe che sebbene i fondamentalismi
affliggano le vite di ogni essere umano, la loro espressione patriarcale fa
si' che siano le donne a subirne le peggiori conseguenze. I fondamentalismi
sono chiaramente antidemocratici rispetto alle donne.
*
Ma ci sono anche altri fondamentalismi, e spessissimo vanno avanti mano
nella mano con i fondamentalismi religiosi. Noi come femministe li abbiamo
identificati e vogliamo sottolineare che si tratta di ideologie che non
ammettono alternative e che cercano di imporsi in maniere distruttive: si
tratta del fondamentalismo economico, che si esprime attraverso il mercato
nella globalizzazione neoliberista, e del militarismo.
Il fondamentalismo economico ha ridotto le relazioni sociali e politiche a
mere relazioni monetarie, indebolendo le legislazioni e le nazioni. Gli
stati, che avrebbero l'obbligo di provvedere al benessere dei propri
cittadini, stanno ora gradualmente cedendo tale responsabilita' al mercato.
I cittadini sono divenuti clienti, e le leggi statali non danno piu' regole
imparziali, ma sono diventate merci, a disposizione di chiunque abbia i
soldi per comprarle. La cittadinanza, per cui le donne hanno lottato con
tanta passione, non e' piu' una garazina di diritti. Solo il denaro puo'
garantirti istruzione, salute ed altri beni convertiti in merci e messi sul
mercato. I profeti della globalizzazione neoliberista asseriscono che non vi
sarebbero alternative. Che il progresso del mercato e la sua
monopolizzazione di tutti gli spazi della vita sociale sono inarrestabili,
che "non si torna indietro". Impongono il loro egemonico potere di
distruggere ogni produzione che non sia capitalista. Considerano il mercato
il regolatore primario delle relazioni sociali e permettono agli interessi
del mercato di prevalere sulle necessita' umane. Politici e governi al
servizio del capitale internazionale si occupano di rendere agevole la
strada di modo che la globalizzazione neoliberista possa penetrare in ogni
angolo della terra senza incontrare frizioni.
*
Altre visioni fondamentaliste impongono l'idea che il mondo puo' essere
sicuro solo tramite l'uso delle armi. L'irrazionale militarizzazione
sviluppatasi durante la "guerra fredda" sembrava tramontata, ma e' rinata
con zelo anche maggiore. Nell'occidente "democratico" e' avanzata
rapidissima, trainata dalla paura.
Il militarismo ha militarizzato la vita civile: gli ordini non vanno
discussi, le concessioni all'uso della violenza e della coercizione sono
diventate abituali. Chi possiede il potere non tollera contestazioni. Leader
messianici proliferano in ogni continente; il terrore creato da
immaginazioni ferventi viene facilmente incorporato nelle analisi su coloro
che vengono visti come poveri, diversi, coloro che cercano alternative alla
guerra ed al militarismo, coloro che credono o pensano in modi differenti.
Quelli che la pensano in modo diverso e danno la loro preferenza alla vita
umana ed alla vita del pianeta rispetto alle richieste del mercato e all'uso
delle armi: tutti costoro sono potenziali "nemici" e devono essere
eliminati.
Gli interessi relativi alla "sicurezza" vengono privilegiati nei confronti
del rispetto delle leggi o degli altri. Proclamando di difendere dei
diritti, i fondamentalisti non esitano a violare tutti quelli degli altri, a
violare tutto. Distruggere il "nemico" vale bene il prezzo di ridurre,
negare o non garantire i fondamentali diritti di persone e luoghi. I
fondamentalismi sono quindi il volto ingigantito ed assoluto del
patriarcato. Sono gli eserciti del dominio, nella loro massima espressione
basata su un'obbedienza irrazionale e sul terrore della punizione.
*
Noi donne, che abbiamo vissuto nella subordinazione e nell'esclusione, non
possiamo sottometterci a questi concetti. Il nostro credo e' fatto di
rispetto, di coesistenza nella pluralita', di sorellanza, di eguali
opportunita' per tutti, ed ha una lunga storia e va in tutt'altra direzione.
Percio' di fronte ai fondamentalismi religiosi noi chiediamo stati laici;
percio' di fronte alla globalizzazione neoliberista noi chiamiamo alla
resistenza contro il consumismo e contro i poteri transnazionali che
infrangono le leggi della terra e del pianeta, e chiediamo il potenziamento
delle economie alternative. Di fronte alla guerra ed alla militarizzazione
della vita civile, noi optiamo per il dialogo, per le soluzioni negoziate,
per il disarmo, per la creazione di opportunita' per tutta l'umanita' e per
l'equa distribuzione dei redditi.
Dichiariamo che i nostri corpi e le nostre vite non sono proprieta' degli
stati, ne' delle religioni, ne' dei mercati, ne' dei guerrieri. I nostri
corpi e le nostre vite appartengono a noi e noi lottiamo per determinare il
nostro destino.
Ai nazionalismi che invocano i fondamentalismi noi diciamo: ne' i confini,
ne' le politiche, ne' la geografia divideranno l'umanita'. Vogliamo un altro
mondo, e crediamo in esso, un mondo migliore. Noi, come femministe,
lavoreremo per rinforzare le nostre pratiche libertarie, per generare
alleanze in solidarieta' con coloro che sono esclusi, e ricreeremo insieme
questo mondo migliore.
Un mondo in cui ci sara' posto per tutti.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 259 del 31 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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