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La domenica della nonviolenza. 138



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 138 del 18 novembre 2007

In questo numero:
0. Comunicazione di servizio: centropacevt at gmail.com
1. Peppe Sini: Nel lago di sangue
2. Giampiero Girardi: Beatificato l'obiettore contadino che si oppose alla
guerra hitleriana
3. Maria Grazia Campari: Paura/sicurezza. Riflessioni critiche sul diritto
securitario

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: CENTROPACEVT at GMAIL.COM

Per un problema tecnico non dipendente dalla nostra volonta' il nostro
account nbawac at tin.it in questi giorni non riceve posta.
Preghiamo tutti coloro che vogliono inviarci comunicazioni di scriverci al
seguente altro nostro indirizzo: centropacevt at gmail.com

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: NEL LAGO DI SANGUE

In Afghanistan e' in corso una guerra. Una guerra terrorista e stragista.
L'Italia sta partecipando a questa guerra, in violazione del diritto
internazionale e della legalita' costituzionale.
Io ritengo il governo italiano e il parlamento italiano corresponsabili
delle uccisioni che avvengono in questa guerra. Chiamo col nome di assassini
coloro che uccidono e fanno uccidere.
Provo orrore al pensiero di essere governato da degli assassini.
*
Mi scandalizza sapere che tutti in Italia sappiamo cosa sta accadendo in
Afghanistan. Che tutti in Italia sappiamo che la legge fondamentale del
nostro ordinamento giuridico proibisce la partecipazione italiana a quella
guerra. Che tutti in Italia sappiamo che governo e parlamento hanno tradito
e calpestato la legge e stanno facendo morire degli esseri umani. E nulla
vien fatto per fermare le stragi, per far cessare la guerra.
Mi indigna oltre ogni dire dover prendere atto che quasi nessuno levi la
voce contro le stragi, che quasi nessuno si impegni per fermare le mani
assassine, che quasi nessuno chieda cio' che va chiesto: la cessazione della
partecipazione italiana alla guerra, le dimissioni dei governanti assassini.
*
Alle tante persone che si dicono per la pace chiedo: cosa stiamo facendo per
contrastare la guerra? Cosa stiamo facendo per fermare le stragi?
E se nulla facciamo, cosa ne e' della nostra stessa umanita'?
Io credo che non si possa piu' eludere un dovere che ci incombe: di opporci
alla guerra e al fascismo con tutte le nostre forze, di opporci ai massacri
in corso con tutte le nostre forze.
Di passare all'azione diretta nonviolenta per fermare gli assassini, gli
assassini che ci governano.

2. MEMORIA. GIAMPIERO GIRARDI: BEATIFICATO L'OBIETTORE CONTADINO CHE SI
OPPOSE ALLA GUERRA HITLERIANA
[Ringraziamo Giampiero Girardi (per contatti: gia.gira at gmail.com) per averci
messo a disposizione il seguente testo dal titolo originale "Franz
Jaegerstaetter, martire e padre di famiglia. All'onore degli altari
l'obiettore-contadino che disse no ad Hitler" apparso nel volume di AA. VV.,
Franz Jaegerstaetter, il contadino contro Hitler: una testimonianza per
l'oggi, Berti, Piacenza 2007.
Giampiero Girardi e' animatore di "Franz Jaegerstaetter Italia" e curatore
dell'edizione italiana del libro di Erna Putz su Jaegerstaetter, autore e
curatore di ricerche e pubblicazioni per una cultura della pace, attivo
nella promozione della nonviolenza.
Franz Jaegerstaetter, contadino cattolico, condannato a morte ed ucciso il 9
agosto 1943 per essersi rifiutato di prestare servizio militare
nell'esercito nazista. Scritti di Franz Jaegerstaetter: Scrivo con le mani
legate. Lettere dal carcere e altri scritti, Edizioni Berti, Piacenza 2005.
Opere su Franz Jaegerstaetter: Gordon Zahn, Il testimone solitario. Vita e
morte di Franz Jaegerstaetter, Gribaudi, Torino 1968, poi: Franz
Jaegerstaetter, il testimone solitario, Editoria Universitaria, Venezia
2002; Erna Putz, Franz Jaegerstaetter. Un contadino contro Hitler, Berti
Piacenza, 2000; segnaliamo anche l'articolo di Enrico Peyretti riprodotto
sul n. 637 de "La nonviolenza e' in cammino", articolo che segnalava anche i
seguenti materiali: Alfons Riedl, Josef Schwabeneder (Hg), Franz
Jaegerstaetter - Christlicher Glaube und politisches Gewissen [Fede
cristiana e coscienza politica], Verlag Taur, 1997; videocassetta Franz
Jaegerstaetter: un contadino contro Hitler, (27 minuti, in vhs) prodotta
dall'Associazione Franz Jaegerstaetter, via Endrici 27, 38100 Trento (tel.
0461233777, oppure 810441); il capitolo "Un nemico dello Stato" (pp. 76-86),
in Thomas Merton, Fede e violenza, prefazione di Ernesto Balducci,
Morcelliana, Brescia 1965; una nota di Paolo Giuntella in "Adista", n. 11,
13 febbraio 1993, pp. 9-10. L'associazione "Franz Jaegerstaetter Italia"
pubblica periodicamente una newsletter alla figura di Franz Jaegerstaetter
dedicata (per richieste e contatti: Giampiero Girardi, via del Forte 44/B,
38100 Martignano, tel. 0461829526 o 3474185755, e-mail:
franzitalia at gmail.com, gia.gira at gmail.com)]

Franz Jaegerstaetter, il contadino contro Hitler, condannato a morte nel
1943 per aver rifiutato l'arruolamento nell'esercito nazista, e' stato
dichiarato "beato" dalla Chiesa lo scorso 26 ottobre, festa nazionale
austriaca. Dopo il decreto pontificio del giugno 2007, la solenne cerimonia
si e' svolta nel duomo di Linz, con una folta presenza di persone
provenienti non solo dall'Austria ma da vari paesi europei e anche dagli
Usa.
La beatificazione e' il risultato di un lungo procedimento, definito dal
diritto canonico. Su proposta di coloro che hanno conosciuto il potenziale
beato o beata, la chiesa diocesana avvia una fase di studio e raccolta di
documentazione sulla vita, gli accadimenti, il pensiero dell'interessato. Si
procede intervistando quante piu' persone possibili, valutando documenti e
testimonianze. Nel caso di Franz la fase diocesana e' stata avviata nel 1998
dall'allora vescovo di Linz, Maximilian Aichern, e postulatore e' stato il
teologo (oggi vescovo di Innsbruck) Manfred Scheuer.
Dopo l'approvazione diocesana, la procedura passa di competenza della
Congregazione per le cause dei santi, in Vaticano, che riorganizza il
materiale e definisce la Positio super virtutibus (il punto sulle virtu')
del candidato. Nel caso di Jaegerstaetter essa ha riconosciuto il carattere
di martirio della sua morte, aprendo cosi' le porte alla proclamazione del
beato.
La chiesa, illuminata a giorno per le esigenze della diretta televisiva,
mostra un colpo d'occhio molto scenografico, dove spicca il colore rosso
vivo dei paramenti dei numerosissimi celebranti (il rosso e' il colore
liturgico dei martiri). Sono presenti, oltre al citato cardinale, il primate
d'Austria, Christoph Schoenborn, e ben venticinque vescovi, tra cui Luigi
Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, gia' presidente internazionale di Pax
Christi. Oltre duecento i sacerdoti concelebranti.
In prima fila e' seduta Franziska Jaegerstaetter, moglie novantaquattrenne
del beato, accompagnata dalle tre figlie, che avevano pochi anni quando il
papa' sacrifico' la sua vita in nome della coscienza. Il volto di Franziska
esprime, senza bisogno di parole, la serena gioia di vedere riconosciute le
virtu' dell'uomo che ha accompagnato per pochi anni e di cui ha conservato
la memoria fino ad oggi. Un lunghissimo interminabile applauso sottolinea la
lettura del suo nome nell'introduzione alla celebrazione, officiata
dall'attuale vescovo di Linz, Ludwig Schwarz.
Il vescovo Scheuer legge la Petitio, la richiesta rivolta al Santo Padre,
nella quale si ripercorre la vita di Franz e si legge la sua esperienza alla
luce della fede, concludendo con queste parole: "Franz Jaegerstaetter, per
la decisa condotta della sua vita e per il suo martirio, e' un profeta dalla
visione lungimirante e profonda. E' un esempio della fedelta' alle istanze
della coscienza, un peroratore della causa della nonviolenza e della pace,
un monito vivente di fronte ad ideologie distruttive. Grazie ad una
coscienza formata e generosa, pronuncio' un 'no' deciso all'idolatria del
nazionalsocialismo. Come testimone delle beatitudini evangeliche fornisce un
volto alla buona novella dell'amore di Dio e del prossimo".
Segue la lettura del decreto apostolico, proclamato a Linz dal cardinal
Jose' Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei santi:
"Siamo d'accordo con la richiesta che Franz Jaegerstaetter, martire e padre
di famiglia, d'ora in poi sia invocato come Beato Franz Jaegerstaetter". In
quel momento viene issata dietro l'altare una gigantografia di Franz, che
rimane a fare da sfondo alla celebrazione. Sotto la foto c'e' la scritta:
"martire e padre di famiglia", come lo ha descritto il papa, una definizione
che rende molto bene il senso della testimonianza.
Una reliquia del santo (ricavata dall'urna di sepoltura) viene depositata
all'altare da Franziska. Particolarmente commovente e' il bacio che lei da'
alla reliquia prima di consegnarla nelle mani del celebrante: quasi un
passaggio di consegne nel compito di custodire la memoria di questo grande
uomo, oggi beato.
Nell'omelia il vescovo Schwarz sottolinea l'attualita' della testimonianza
di Franz, esempio di coraggio civile, che oggi va messo in atto contro il
razzismo e ogni forma di discriminazione. In lui va onorato l'amore per la
Sacra Scrittura e l'aver saputo trarre tanta forza dal sacramento del
matrimonio. La vita di Franz e' stata un pezzo di vangelo attualizzato negli
anni piu' bui del XX secolo.
Al termine della cerimonia, la chiesa, una bella costruzione tardo-gotica,
si riempie del Te Deum, cantato ad una sola voce dai presenti, quasi un
afflato collettivo di gioia e riconoscenza verso il nuovo beato. Poi il
cardinal Martins saluta i presenti con queste parole: "Sono molto felice di
aver inserito nella lista dei beati un uomo sposato e padre di famiglia. La
testimonianza del Beato Franz, il suo coraggio indomito e la sua coerenza
tranquilla e forte sono un esempio splendido in un tempo come quello in cui
viviamo".
Erano oltre cinquemila le persone che affollavano le navate della chiesa.
Particolarmente folta la rappresentanza del movimento cattolico Pax Christi,
che da sempre diffonde la conoscenza della figura di Franz Jaegerstaetter.
Tra gli altri spiccava una rappresentanza ecumenica ed erano presenti anche
i militari e l'associazione degli ex combattenti. Anche l'Italia era
rappresentata, con un gruppo di trenta persone riunite dall'associazione
"Franz Jaegerstaetter Italia" e una piccola delegazione di Pax Christi
Italia. Altri sono giunti autonomamente in Alta Austria.
"In questo momento provo sentimenti di gioia, gratitudine e amicizia per
Franziska", ci ha di-chiarato al termine della messa il vescovo Manfred
Scheuer. "Il papa tedesco ha favorito il percorso verso la beatificazione:
non dobbiamo dimenticare che ha vissuto da ragazzo a pochi chilometri da St.
Radegund, paese natale di Franz".
Da parte sua il vescovo Maximilian Aichern, cui si deve la prima "apertura"
della Chiesa nei confronti di Franz, fa notare che la beatificazione ha il
senso di un riconoscimento che lui e' stato piu' vicino alla verita' e alla
giustizia. "Non c'e' alcuna logica di confronto con chi ha compiuto scelte
diverse. La beatificazione e' un invito alla sequela, non un premio per le
azioni compiute".
Le celebrazioni per la beatificazione sono proseguite nel pomeriggio del 26
ottobre con la rappresentazione dell'opera sinfonica dedicata a Franz. In
dieci scene, l'opera, scritta da Gerd Linke con le musiche di Viktor Fortin,
ripercorre i momenti salienti della vicenda: dal riconoscimento
dell'inconciliabilita' tra nazismo e cristianesimo al rifiuto della divisa,
dal rapporto con i paesani alla relazione con la moglie, dal giudizio in
tribunale all'esecuzione.
E' seguito un ricevimento offerto dal presidente del Land, Joseph
Puehringer, nella sede dell'ente regionale. Anche qui l'ospite d'onore era
Franziska ma e' stata festeggiata anche Erna Putz, biografa di Franz e
grande animatrice di ogni attivita' in suo ricordo.
La sera del giorno successivo a Ostermiething, capoluogo del paese natale di
Franz, si e' svolta la veglia di preghiera in onore del santo. E' stato un
momento di festa, organizzato nella chiesa ma animato anche da danze e brani
musicali. Nella prima parte i bambini del paese hanno rappresentato la
storia di Franz con la sottolineatura del valore della coscienza
individuale. Quasi tutti i testi e le preghiere sono stati proclamati in
tedesco, inglese ed italiano. Gioia per il Creato, conversione, famiglia,
preghiera e Sacre Scritture, discernimento, vittime e carnefici, nonviolenza
e amore per i propri nemici, sofferenza ed espiazione, speranza e
resurrezione: questi i temi della veglia, guidata dal vescovo Scheuer.
Domenica 28 ottobre, infine, e' stata celebrata la prima messa in onore del
beato, nella chiesa di St. Radegund. Data la capienza molto limitata, e'
stato issato uno schermo gigante nella piazzetta antistante e cosi' (grazie
anche ad un clima non particolarmente rigido) hanno potuto seguire la messa
le diverse centinaia di persone presenti. La celebrazione e' stata guidata
da tre vescovi: Scheuer, Aichern e Schwarz.
Franziska ha raggiunto la chiesa in corteo, scortata dai cavallerizzi. Era
seduta in un sidecar d'epoca: questo e' un ricordo del marito, che negli
anni '30 era stato il primo in paese a possedere una motocicletta.
Significativo anche un dono portato all'altare da una suora. Dopo
l'esecuzione il corpo fu cremato e l'urna rischiava di essere smarrita nel
cimitero di guerra. Le suore che prestavano assistenza ai carcerati, avendo
riconosciuto il valore di quel condannato, fecero crescere una pianta di
rose nella terra dove lui giaceva, per poterne riconoscere l'urna alla fine
della guerra. Cosi' avvenne e la sua sepoltura oggi puo' essere onorata nel
piccolo cimitero di St. Radegund.

3. RIFLESSIONE. MARIA GRAZIA CAMPARI: PAURA/SICUREZZA. RIFLESSIONI CRITICHE
SUL DIRITTO SECURITARIO
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo questo testo del 13 novembre 2007,
steso come comunicazione sul tema "Paura/sicurezza, riflessioni critiche sul
diritto securitario" per il terzo ciclo di incontri su "Citta' reale /
citta' possibile" della Libera Universita' "Ipazia" a Firenze.
Maria Grazia Campari e' una prestigiosa giurista e intellettuale femminista,
impegnata nei movimenti per la pace e i diritti]

1. La situazione attuale ripresenta e drammatizza antichi problemi
irrisolti, ci impone di riformulare antiche diagnosi.
Sotto la spinta del mercato globale e della sua mano imperiosa che guida i
destini del mondo, la democrazia economica e il diritto alla qualita' della
vita possono considerarsi, da tempo, perduti per i cittadini/sudditi,
esclusi i pochissimi superprivilegiati.
Come e' risultato chiaro fin dagli inizi del secolo scorso, la democrazia
economica e quella politica sono strettamente interconnesse, quindi il
disastro dell'una (democrazia economica, garante della qualita' della vita)
trascina l'altra (democrazia politica, garante dei diritti umani) nel
baratro.
Oggi la profonda disuguaglianza dei livelli di vita e il drastico
ridimensionamento dello stato sociale allargano la forbice fra garantiti e
esclusi, determinano nei primi l'insorgere di un egoismo proprietario che
costruisce muri, in difesa di cittadelle del benessere assediate.
Negli anni Novanta del secolo scorso l'insicurezza si muto' in paura a causa
delle guerre della globalizzazione economica (partner anche l'Italia,
malgrado l'affermato "ripudio" costituzionale), accompagnate da
provvedimenti interni a connotazione securitaria, idonei a provocare
disastri umanitari a carico dei migranti, con conseguente incremento di
odio, reazioni terroriste e belliciste.
All'inizio di questo secolo, per la sicurezza dell'occidente minacciato la
guerra diventa permanente e preventiva. Si instaura un circolo vizioso: la
paura suscita bisogno di sicurezza e legittima risposte che, in nome della
sicurezza, alzano il livello della violenza e riproducono paura.
A livello globale viene sancita una politica di pura potenza che rimuove
qualsiasi pretesa di obbedienza ad un ordine giuridico internazionale
costituito.
L'ordine del mercato globale capitalistico (che porta con se' la guerra
quotidiana dei forti contro i deboli) prevale: il diritto internazionale di
origine pattizia plurilaterale (Trattati, Convenzioni) viene sostituito da
contrattazioni e accordi su base bilaterale fra governi che escludono i
Parlamenti, cioe' le istituzioni legislative espressione piu' diretta del
consenso democratico.
Il diritto internazionale, pubblico per eccellenza, viene in tal modo
privatizzato dalla lex mercatoria sopranazionale, diventa affare fra
leaders, spesso segreto per maggior sicurezza.
Contemporaneamente, nei singoli Stati, la spirale securitaria prevede, per
maggiore sicurezza, la giuridificazione e la pubblicizzazione del privato.
Cio' significa che:
- la legislazione invade tutti gli spazi della vita umana, perfino i piu'
privati, a lungo refrattari a norme esteriori, come quelli delle relazioni
intime interpersonali;
- le tecniche di comunicazione a distanza, di raccolta ed elaborazione dei
dati, pongono seri problemi di protezione dei diritti personali che
richiederebbero interventi legislativi all'altezza della sfida.
Non sfugge, infatti, che chi controlla le immagini e le parole puo' incidere
sulla formazione dei pensieri, dei desideri, sui comportamenti materiali e
sulle scelte, puo' influenzare le percezioni attraverso la diffusione o la
non diffusione dei dati, eventualmente aggiustati alla bisogna.
La categoria della sicurezza consente agli apparati pubblici di disporre
della vita dei cittadini (sudditi) eliminando, in tendenza, i diritti
universali. Ogni intervento di forza del potere diventa legittimo. Non solo,
la difesa securitaria del se' separato e distinto e' il rigetto dell'altro,
crea il clima che normalizza esclusione e violenza, chiusura in fortini
identitari e familistici, che funzionalizza le donne a ruoli tradizionali,
negandone la valenza di soggetto costituente della societa', aprendo varchi
alla violenza sessista: contemporaneamente una rapina di soggettivita', di
liberta', di democrazia, con ampie ricadute negative sull'intero genere
umano.
Si viene sempre piu' affermando una societa' del controllo che esibisce una
sorta di doppio movimento: un di piu' di controllo su un modello di
intervento conformato alla repressione penale per la "gente comune", con
gradazioni commisurate alla marginalita' dei soggetti, un minus per gli
Stati in grado di violare o abolire Trattati, sottrarsi alle giurisdizioni
internazionali o nazionali di altri Stati, anche in casi estremi di
offensive belliche unilaterali, torture, omicidi di massa, disastri (con
gradazioni di possibilita' commisurate alla potenza offensiva).
*
2. Quando si parla di "diritto securitario", come oggi si usa, in realta' ci
si riferisce ad un concetto intimamente contraddittorio, un ossimoro,
poiche' esso prevede spesso l'obliterazione dei principi generali e
astratti, universalmente validi, che connotano la sfera garantista propria
del diritto e si conforma piuttosto alle mutevoli esigenze della politica
individuate dal potere esecutivo, si appiattisce sulla regolamentazione
amministrativa, fornendola, pero', di improprie misure di cogenza penale.
Con violazione palese della tripartizione e dell'indipendenza dei poteri
dello Stato tipica delle democrazie occidentali.
A livello internazionale si tenta ripetutamente di mettere in questione i
Trattati internazionali (di Ginevra, ad esempio) posti a protezione delle
persone e delle infrastrutture civili in teatri di guerra, sotto il pretesto
di perseguire guerre asimmetriche contro il terrorismo che richiedono mano
libera e scarsa considerazione dei cosiddetti danni collaterali (Usa e
Israele).
In ogni caso, la spinta securitaria aveva gia' determinato una legislazione
speciale statunitense prodotta dal settembre 2001 ai giorni nostri,
attualmente vigente e applicabile a tutti gli stranieri per qualche motivo
sospetti; essa prevede: tribunali speciali militari per i sospetti di
terrorismo, discrezionalita' investigativa totale e violazione di qualsiasi
privacy, segretezza dei mezzi di prova a carico ed esclusione degli avvocati
dalle udienze preliminari in mano all'accusa, carcerazione preventiva a
tempo indefinito, possibilita' di condanna a morte deliberata dai due terzi
anziche' dalla totalita' dei giudicanti.
Inoltre, e' prevista l'immunita' totale dei belligeranti nelle zone di
guerra dalla locale giurisdizione in favore di quella dello Stato di origine
(normalmente statunitense).
In tempi recenti, un dubbio cultore del diritto ingaggiato
dall'amministrazione Bush (Alberto Gonzales) ha sostenuto anche la liceita'
della tortura praticata dietro autorizzazione del Dipartimento di giustizia
nei vari carceri piu' o meno segreti come Abu Ghraib.
Chiaramente, tutte quelle disposizioni legislative e ordinamentali si
pongono in contrasto con i valori fondanti degli ordinamenti giuridici
occidentali, a partire dalla Magna Charta Libertatis sulla quale si fonda la
stessa Costituzione degli Stati uniti d'America. Esse contraddicono anche
una sorta di costituzione mondiale cui si fanno risalire Convenzioni e
Trattati internazionali multilaterali, pattuiti a garanzia dei diritti umani
dei singoli e della civile convivenza fra i popoli.
Una involuzione di stampo neoassolutistico pervade, a livello mondiale, la
sfera dei rapporti internazionali e si diffonde come un virus in Europa e
nei singoli Stati dell'Unione.
Oggi una chiave possibile per definire l'Europa e' certamente quella della
sicurezza che descrive le sue politiche securitarie collegandole alle
politiche migratorie.
Si manifesta la difficolta' di definire e applicare una politica migratoria
comune a tutti gli Stati membri poiche' si tratta di materia in cui e'
necessaria l'unanimita' nelle deliberazioni. La politica comune e' stata
pero' una delle priorita' delle istituzioni europee negli ultimi anni e
viene acquisendo caratteri comunitari quasi esclusivamente in materia di
contrasto all'immigrazione definita illegale.
Si e' costituita l'agenzia comunitaria Frontex (con sede a Varsavia)
deputata al controllo delle frontiere che ha coordinato varie operazioni
congiunte di pattugliamento costiero, attivita' che dovrebbe essere ampliata
con una Rete e un Sistema europeo di sorveglianza integrata.
Contemporaneamente, si vanno stipulando accordi con i Paesi di provenienza e
transito dei maggiori flussi migratori (segnatamente in Nord Africa) per il
controllo e la delocalizzazione dei migranti illegali, costituendo Centri di
trattamento fuori dal territorio europeo, si coopera nel controllo delle
frontiere autorizzando pratiche illegali perche' in contrasto con le
previsioni della Convenzione Europea dei Diritti Umani, la Carta di Nizza e
il Trattato Costituzionale.
Anche sul territorio europeo le pratiche di contrasto all'immigrazione sono
spesso illegittime, anche qui esistono centinaia di Centri di detenzione
amministrativa per immigrati ove sono state riscontrate violazioni di
diritti fondamentali, sempre in nome della sicurezza.
La cifra della politica europea e' quella della selezione all'ingresso,
cosi' da stabilire quantita' e caratteristiche dei cittadini di Paesi terzi
in base alle esigenze del mercato europeo: ai lavoratori qualificati in
settori produttivi ritenuti necessari, il Commissario per la Liberta',
Sicurezza e Giustizia (?!) prevede la corresponsione di una "carta blu" per
l'ingresso legale agevolato. Per gli altri e' prevista la detenzione
securitaria e l'esclusione.
*
3. Per venire a noi, va notato come l'Italia partecipi a pieno titolo alla
deriva securitaria con appositi strumenti giuridici varati negli ultimi
anni. Il riferimento obbligato e' alla legge Turco-Napolitano, alla
Bossi-Fini e al recente pacchetto sicurezza del governo Prodi.
Semplificando, il nocciolo duro di ogni violazione di diritti costituzionali
sta nella limitazione della liberta' personale, nella detenzione
amministrativa in Centri di Permanenza Temporanea che colpisce i soli
cittadini stranieri, privandoli della liberta' senza che vi sia
l'indispensabile presupposto della commissione di reati particolari e senza
la necessita' di provvedimenti giudiziari, con evidente discriminazione.
Qui si evidenziano anche contravvenzioni amministrative che recano le
medesime conseguenze di gravi reati: l'ordine di espulsione violato comporta
l'arresto e il processo per direttissima, come per gravi reati, con evidente
violazione del diritto di difesa. Si crea in tal modo un circolo vizioso fra
Cpt e carcere, fra detenzione amministrativa e giudiziaria.
La commistione fra diritto criminale e diritto amministrativo, la violazione
dell'habeas corpus connota tutta una serie di provvedimenti e proposte
legislative previste dal governo.
Si inizia con il disegno di legge delega n. 2976 presentato dal Ministro
Amato che nella relazione parla di inclusione e accoglienza per i cittadini
stranieri, ma nelle disposizioni dell'articolato prevede, al contrario,
l'accesso per i soli migranti desiderabili sotto il profilo delle esigenze
del nostro mercato del lavoro o per quelli dotati di risorse finanziarie
utili alla nostra economia; che mantiene in vita i Cpt e prevede misure e
procedure di identificazione non escluso l'esame del Dna.
Si prosegue con il Patto per la sicurezza tra Ministero dell'Interno e Anci
(associazione dei comuni) che menziona come sua premessa il diritto alla
sicurezza fra i diritti assoluti della persona, tanto assoluto da comprimere
i diritti alla liberta', all'esistenza libera e dignitosa, alla salute, alla
vita, beni primari garantiti dalla Costituzione, ma negati ai migranti.
Le linee di indirizzo prevedono: misure di prevenzione sociale e bonifica in
relazione alle specificita' dei contesti ambientali (bonifica con le ruspe e
allontanamento di migranti), maggiore controllo del territorio, incremento
della forza pubblica e videosorveglianza, potenziamento dei sistemi
informativi, controlli anti abusivismo, contraffazione, mendicita',
prostituzione, tossicodipendenze, bullismo anche da parte della vigilanza
urbana (o polizia locale).
L'autunno porta con se' disegni di legge e una ipotesi di (mutante) decreto
legge.
Il primo tipo di provvedimento (che implica un normale iter alle Camere)
prevede: custodia cautelare per i reati di allarme sociale (es.: furto,
scippo, rapina), con revisione della legge vigente che prevede la
possibilita' di accesso a misure alternative al carcere per reati con pene
fino a tre anni. La misura eguaglia quella in uso per reati associativi con
finalita' sovversive, con aumento della popolazione carceraria stimata in
settantamila unita', allo stato attuale. Potere ai sindaci di emanare
ordinanze non solo per gravi pericoli a minaccia della incolumita' dei
cittadini, ma anche per motivi di sicurezza e decoro urbano, termini assai
generici che consentiranno provvedimenti afflittivi disparati e renderanno i
sindaci ufficiali del governo, termine dotato di suggestioni assai poco
democratiche. Stretta contro graffitari con aumenti di pena per i
disturbatori del decoro urbano, sempre in questa ottica, potere ai sindaci
di modificare luogo e modalita' delle manifestazioni politiche. Attribuzione
ai prefetti della possibilita' di espellere per motivi di pubblica
sicurezza, anche mediante allontanamento immediato, cittadini
extracomunitari o comunitari ovvero un famigliare che compromettano con il
loro comportamento la tutela della dignita' umana, i diritti dei cittadini
oppure l'incolumita' pubblica in modo tale da destare allarme sociale, cosi'
modificando la regola che prevedeva espulsioni per minacce alla sicurezza
dello Stato disposta esclusivamente dal Ministro degli Interni.
Quest'ultima disposizione risulta ulteriormente conturbante per il fatto di
essere stralciata e oggetto di decreto legge, provvedimento urgente di
origine governativa che entra in vigore immediatamente con la pubblicazione
sulla Gazzetta Ufficiale, prima di qualsiasi discussione parlamentare.
La modifica della forma legislativa (da disegno a decreto legge) segue
l'uccisione di una donna italiana, presumibilmente da parte di un uomo rom,
assicurato alla giustizia per la denuncia di una donna rom. Fa da riscontro
ad un moto collettivo di ripulsa nei confronti dell'etnia del presunto
assassino.
Il nucleo del decreto e' costituito dalla previsione che i prefetti possano
procedere all'espulsione, sostanzialmente sottratta al controllo della
magistratura ordinaria, nei casi in cui un cittadino dell'Unione (tali sono
rom e rumeni) o un suo famigliare abbia tenuto comportamenti che
compromettano la dignita' umana o i diritti fondamentali della persona
ovvero l'incolumita' pubblica, rendendo incompatibile la sua presenza nel
nostro Paese con l'ordinaria convivenza.
Sia la forma della decretazione d'urgenza (utilizzata in modo estemporaneo a
seguito di un fatto criminale purtroppo non inconsueto) che costituisce
rottura nella doverosa ordinarieta' della legge penale, sia la genericita'
della previsione, nella quale possono rientrare i comportamenti piu'
disparati (cio' che pure collide con la doverosa dettagliata previsione del
crimine colpito da sanzione penale, per tacer d'altro), sono stati
giustamente criticati dai giuristi piu' avvertiti.
Poiche', inoltre, la norma tende chiaramente ad attribuire responsabilita'
collettive (ma la responsabilita' penale e' personale), anche la Commissione
europea ha criticato l'Italia  e l'ha invitata ad attenersi ai principi
della civilta' giuridica e a rispettare le direttive europee e le
Convenzioni sui diritti umani che vietano punizioni collettive.
Questo decreto, assunto sull'onda emozionale che ha scosso l'opinione
pubblica e' stata la risposta sbagliata poiche' ha fomentato ulteriori
pessime emozioni di stampo securitario, autorizzando distruzioni e
allontanamenti collettivi, scatenando ronde punitive a carattere razzista;
la paura, il sospetto inoculati nella societa' da una propaganda continua e
serpeggiante ha prodotto frutti ulteriori di odio verso l'altro.
Questo decreto, inoltre, utilizzando come materia di ordine pubblico il
bestiale omicidio di una donna da parte di un uomo, ha oscurato la realta',
negato l'evidenza della violenza di genere, ha evitato di assumere pubblica
responsabilita' rispetto ad un misfatto di stampo sessista che richiederebbe
molteplici e mirati interventi (culturali, educativi, formativi, anche
repressivi) dei pubblici poteri per il risanamento di situazioni gravemente
malate di sessismo molto presenti nella societa' italiana.
Anche sotto questo profilo, la risposta governativa non avrebbe potuto
essere piu' sbagliata, inutile e fuorviante rispetto alla realta' del
fenomeno.
*
4. Tutto viene giustificato in nome della sicurezza, concetto erroneamente
sussunto fra i diritti fondamentali, mentre appare piuttosto una reazione
primordiale invalsa in quelle discariche dei problemi prodotti a livello
globale che sono diventate le citta' in cui viviamo come assediati, erigendo
inutili muri. Una pezza che serve a nascondere le molteplici violazioni dei
diritti fondamentali, rifondando ordinamenti che prevedono l'alterazione del
quadro delle liberta' civili.
Come e' stato opportunamente ricordato (Zygmunt Bauman), con il progressivo
smantellamento dei presidi contro le disgrazie esistenziali e
l'enfatizzazione della concorrenza anche interpersonale sui mercati, che
erode la solidarieta', viene delegato ai singoli il compito di trovare
soluzioni individuali a problemi indotti dalla societa'. Cio' attraverso
strumenti individuali palesemente inadeguati alla bisogna.
La situazione gia' per se stessa promuove sensazioni di impotenza,
solitudine, paura.
Si aggira lo spettro del degrado sociale dal quale lo Stato si era impegnato
a difendere i cittadini; quella protezione viene sostituita dalla difesa
contro la minaccia della criminalita', specialmente quella prodotta dalla
miseria di immigrati clandestini.
Ha cosi' luogo una modalita' escludente, securitaria, di rapportarsi
all'altro (l'escluso) che determina pesanti ricadute negative sugli inclusi
poiche' modifica il paradigma della cittadinanza.
La visione progressiva dello spazio sociale come luogo di relazione e di
competizione fra diversi che ricercano collettivamente misure di mediazione,
cede alla visione di una societa' di soggetti che vedono intorno a se'
aggressori, sentendosi vittime.
Paura, vittimismo, reazione securitaria autorizzano qualsiasi reazione di
forza.
La violenza invade lo spazio pubblico e si espande in quello privato.
In particolare le donne sono le vittime potenziali e materiali, soggetti
deboli contemporaneamente da aggredire e da proteggere, rinchiudendole negli
spazi di inclusione, nei ruoli famigliari tradizionali, negando spazio
pubblico e natura di soggetti costituenti della polis.
La paura e il rimedio securitario giustificano il potere e lo mantengono
nelle mani di chi gia' lo possiede, inceppano il gioco democratico.
Contro la societa' della paura/sicurezza (temibile per tutti noi) occorre
riorganizzare la societa' inclusiva che riconosce aiuto e partecipazione
democratica, anziche' infliggere esclusivamente punizioni.
In questa ottica, risulta prezioso ogni sforzo nella direzione di modificare
la natura delle citta' da discariche di problematiche indotte dalla politica
globale a laboratori di buona politica, ove vengono quotidianamente
ricercati strumenti per convivere con l'altro.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 138 del 18 novembre 2007

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