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Minime. 282



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 282 del 23 novembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Notizie di novembre
2. Eve Ensler: Il Giorno-V compie dieci anni
3. Maha Akeel: Quand'e' che una donna saudita diventa adulta?
4. I viterbesi onesti e informati ringraziano il professor Mercalli
5. Giovanna Providenti: Per Doris Lessing
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. MONDO. MARIA G. DI RIENZO: NOTIZIE DI NOVEMBRE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo articolo.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un
piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in
"Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

A Nuova Delhi, il 30 ottobre, la Ministra per il benessere di donne e
bambini ha organizzato una tavola rotonda sulla violenza domestica:
invitando gli uomini, una rappresentanza che va dai direttori d'industria ai
blogger. "Gli uomini non possono continuare ad essere il nostro problema,
devono diventare parte della soluzione", ha detto la Ministra Renuka
Chowdhury, "Voglio sentire le loro voci, capire che cosa loro intendono per
violenza domestica, cosa gli fa pensare che vada bene picchiare le loro
mogli". L'incontro fa parte delle verifiche sulla "Legge per la protezione
delle donne dalla violenza domestica", emanata nel 2005. "Sono molto
impressionata dalla sensibilita' degli uomini giovani", ha aggiunto Renuka,
"Gli studenti universitari hanno fatto volontariato per la nuova legge,
andando porta a porta a spiegare alle famiglie che esisteva".
*
Che gli uomini siano parte della soluzione devono pensarlo anche le donne
del villaggio nepalese di Pang. Dopo che le assistenti sociali le hanno
raggiunte ed hanno spiegato loro come proteggersi dalle malattie a
trasmissione sessuale, le donne hanno spedito preservativi ai loro mariti
che lavorano all'estero. "Quando abbiamo appreso che rapporti non sicuri
rendono una persona vulnerabile all'Hiv/Aids abbiamo scritto ai nostri
mariti di non averne, ma se del caso abbiamo accluso i condom", ha spiegato
la signora Laxmi Sunar.
*
La pressione internazionale funziona: l'attivista per i diritti umani delle
donne Delaram Ali, iraniana, condannata a piu' di due anni di galera e dieci
frustate per aver partecipato a una manifestazione pacifica, si e' vista
improvvisamente "sospendere" la sentenza. Il giudice sta decidendo se
riconsiderare il caso dopo che Amnesty International, Equality Now, la
Federazione Internazionale per i Diritti Umani, Front Line, Human Rights
First, Women Living Under Muslim Laws e l'Organizzazione mondiale contro la
tortura si erano mosse in favore della ventiquattrenne, il cui unico "reato"
e' chiedere uguaglianza legale per le donne nel proprio paese.
*
C'e' anche chi lavora attivamente per insegnare la diseguaglianza di genere.
Lo fa, dichiaratamente, la signora Dorothy Paige Patterson con un corso
universitario a Fort Worth, Texas. Il corso, riservato alle donne, si chiama
"Modello biblico per la casa e la famiglia" e insegna come ci si sottomette
"con grazia" all'autorita' del marito, come lo si aiuta a far carriera, come
si usa una lavatrice e come si cucinano biscotti al cioccolato. Mi sfugge
perche' tutto questo sia chiamato "seminario teologico", ma non sfugge solo
a me. "Confondono la cultura americana degli anni '50 con le Scritture", ha
detto il pastore battista Wade Burleson, che appartiene alla stessa fede di
Mrs. Dorothy, "Io non riesco a vedere dove Gesu' Cristo abbia posto limiti
ai ruoli che una donna puo' rivestire".
*
Il Primo Ministro cambogiano, Hun Sen, dev'essere una persona confusa. Ha
infatti dichiarato ai giornali che disconoscera' la figlia adottiva perche'
quest'ultima e' lesbica, di modo che non possa ereditare nulla da lui, ma
allo stesso tempo ha invitato i cambogiani a non discriminare gli
omosessuali: "La maggior parte di essi sono brave persone, e non si dedicano
all'alcol, alle droghe, o alle gare automobilistiche" (sic). Il suo discorso
si e' concluso con questa frase: "Mia figlia ha una moglie: sono molto
seccato".
*
La notizia dello stupro di gruppo in cui si punisce la donna vittima a
carcere e frustate (9 novembre scorso), in Arabia Saudita, ha
miracolosamente raggiunto in questi giorni alcuni quotidiani italiani. Non
e' mai troppo tardi. Mi preme pero' far sapere loro anche che:
1) a Bassora, in Iraq, gli estremisti religiosi hanno dato inizio a una
campagna del terrore contro le donne che non si vestono secondo la loro
interpretazione dell'Islam e contro i medici di sesso maschile che curano
donne. "Uccidono le donne e lasciano un messaggio sul cadavere, oppure dopo
averle ammazzate le vestono come se fossero prostitute, per giustificare i
loro orribili crimini". Non lo dicono le femministe, queste sono parole del
capo della polizia di Bassora, Abdul Jalil Khalaf. I "militanti" hanno
ucciso 42 donne in questo modo fra luglio e settembre. Ventidue medici hanno
ricevuto minacce di morte, e due sono stati uccisi: erano ginecologi e
secondo gli assassini i dottori di sesso maschile non devono vedere gli
organi riproduttivi femminili. Disgrazia vuole che se non si lasciano andare
le bambine a scuola sara' ben difficile che arrivino a specializzarsi in
ginecologia.
"I medici hanno paura di continuare il lavoro, molti lasciano, e il numero
delle ginecologhe e' troppo basso per coprire la domanda di cure", attesta
Mayada Zuhair dell'Associazione per i diritti delle donne irachene.
*
2) Le bambine e le ragazze stanno smettendo di frequentare la scuola anche
in Afghanistan. Il 19 ottobre scorso un liceo femminile e' stato distrutto
con lancio di granate, ma gli attacchi andavano avanti dall'8 ottobre, tanto
che il 30% delle scuole della provincia di Herat ha chiuso in un mese. Il
responsabile dell'istruzione per la zona, Saeed Ibrar Agha, dice che:
"L'insicurezza cresce, le aggressioni dei Talebani anche, e mancano
risorse".
*
3) In Iran, il governo ha lanciato l'ennesima campagna di moralita' pubblica
che come al solito riguarda principalmente il modo in cui si vestono le
donne. Ne stanno arrestando, picchiando e ammonendo a migliaia: per farvi un
esempio, il "reato" di molte e' che la loro sciarpa per coprire la testa era
"troppo piccola".
*
4) In Siria, a Damasco, gli estremisti religiosi hanno cominciato a lanciare
acido in faccia alle donne che si vestono in modo che loro disapprovano.
*
5) In Turkmenistan, in cui dal 1994 e' proibito alle donne indossare jeans,
calzoncini o gonne corte, dal primo settembre scorso le insegnanti sono
state costrette, per decreto governativo, a presentarsi al lavoro con
sciarpe in testa e lunghe vesti "tradizionali" a maniche lunghe. Chi si
rifiuta viene licenziata. "Questo e' uno stato laico", ha commentato
un'insegnante di Ashgabat che deve ovviamente restare anonima, "Perche' devo
andare al lavoro con la testa coperta? Sarebbe meglio, se vogliono pensare
alla scuola, che le autorita' ci dotassero delle strutture e dei fondi di
cui abbiamo bisogno per farla funzionare". Che prosaica, 'sta donna.
*
Naturalmente non voglio ritrattazioni, mea culpa o genuflessioni dai
fautori/fautrici del "quella e' la loro cultura" eccetera eccetera, mi basta
che ripetano questo mantra: "La violenza non ha giustificazioni e deve
uscire dalla storia". Provate, non e' difficile.
*
Fonti: Bbc, Irin News, Gulf News, Al Arabiya, Reuters, The Telegraph
Calcutta, Radio Free Europe, New York Times, Los Angeles Times, The
Associated Press.

2. RIFLESSIONE. EVE ENSLER: IL GIORNO-V COMPIE DIECI ANNI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo
apparso nell'"Huffington Post" del 22 novembre 2007.
Eve Ensler, drammaturga, poetessa, sceneggiatrice e regista, docente
universitaria, attivista per i diritti delle donne, fondatrice e direttrice
artistica di "V-Day", movimento globale che combatte la violenza alle donne
e alle bambine, vive a New York. Tra le opere di Eve Ensler: I monologhi
della vagina, Marco Tropea Editore, Milano 2000; Il corpo giusto, Marco
Tropea Editore, Milano 2005. Come e' noto I monologhi della vagina ha
ricevuto nel 1997 il prestigioso Obie Award, ed e' stato portato in scena
con grande successo a Broadway (con star come Susan Sarandon, Glenn Close,
Melanie Griffith e Winona Ryder), a Londra (con Kate Winslet e Cate
Blanchett) e in diverse altre citta' del mondo]

Negli ultimi dieci anni ci sono state molte vittorie: le donne hanno
pronunciato la parola "v" dove non era mai stata neppure sussurrata; donne
si sono opposte a governi locali e nazionali, si sono confrontate con forze
religiose, genitori, mariti, amici, autorita' universitarie, presidi, e con
la voce al loro interno che giudica e censura. Le studentesse dei college in
tutto il mondo hanno fatto del giorno-V un evento radicale annuale, dove le
donne reclamano i loro corpi, raccontano le violazioni che hanno subito, i
loro desideri, i loro successi, la loro vergogna, le loro avventure. Nel
giorno-V le donne scoprono il loro potere, la loro voce, la loro capacita'
di essere guide ed attiviste; e si trovano l'un l'altra, donne che
solidarizzano con altre di differenti parti del mondo, donne che rilasciano
i ricordi che avevano piegato i loro corpi e disperso le loro energie, donne
che salgono sul palco e con accenti africani, indiani, anglosassoni, del sud
e del nord, parlano, gridano, sussurrano, ridono e gemono.
Ho cosi' tante storie da raccontare, cosi' tante immagini: un gruppo di
trenta ex "donne di conforto", tra i 70 e i 90 anni d'eta', che cantano
"puke" (vagina in lingua Tagalog) con i pugni alzati (la maggior parte di
esse non aveva mai neppure pronunciato la parola durante la propria intera
vita). Centinaia di ragazze in Kenya, che danzano sotto il sole africano per
l'apertura del primo rifugio "Giorno-V", perche' i loro genitali non
sarebbero stati mutilati. Una scuola femminile cattolica ad Haiti stipata di
500 donne e ragazzi, con gli uomini ad urlare dal retro alle attrici, e
sempre ad Haiti un corteo di auto preceduto da una sirena, con i cartelli
"Stop alla violenza sulle donne" su tutte le macchine. Le infermiere
dell'ospedale Panzi di Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo, che
leggono "I monologhi della vagina" su un tetto. Le donne di Islamabad, in
Pakistan, vestite di sari rossi, che recitano per le loro sorelle venute
dall'Afghanistan: un misto di risate e lacrime per tutte. Migliaia nelle
strade di Ciudad Juarez, migliaia di donne che venivano da tutte le
direzioni, e provenienti da tutto il mondo, per marciare nel giorno-V contro
gli omicidi e le mutilazioni di donne. Mary Alice, brillante attrice
newyorkese, che fa scendere l'Apollo ad Harlem con i suoi gemiti nel primo
giorno-V che abbiamo celebrato insieme le donne e le ragazze africane,
americane, asiatiche e latine. Un viaggio di quattordici ore in autobus per
aprire una casa per le donne a Pradesh in India. Il sindaco di Roma che apre
il summit del giorno-V nella sua citta'. "La mia vagina era il mio
villaggio", un monologo su una donna bosniaca stuprata tenutosi alla sede
delle Nazioni Unite, al Madison Square Garden, alla Royal Albert Hall, a
Johannesburg, in Macedonia, ad Atene, ed in Bosnia con la piece organizzata
da studentesse universitarie che la guerra l'hanno vissuta. I monologhi
tenuti in sette lingue a Bruxelles, duranti il summit europeo del giorno-V.
La parola "vagina" che balza agli occhi, l'unica parola in inglese scritta
in un articolo in arabo sul Beirut Times. Le piume rosse agitate dalle
native americane a Sioux Falls e Rapid City. L'imparare a dire a segni
"clitoride" in una performance per donne sorde a Washington. E pupazzi,
coperte patchwork, mutande, poster, che celebrano la vagina.
Cosi' tante cose sono accadute. Molto e' cambiato. Possiamo indicare i
luoghi dove la violenza si e' ridotta, o si e' fermata del tutto, o la
consapevolezza attorno ad essa si e' di molto alzata. Abbiamo avuto grandi
vittorie. Ma naturalmente c'e' anche l'altro lato della medaglia. Il mondo
e' ancora profondamente non sicuro per le donne. La violenza cresce. Le
guerre abbondano.
*
Durante l'ultimo anno, per il progetto "Giorno-V punta la luce sulle zone di
conflitto", ho viaggiato ad Haiti e nella Repubblica democratica del Congo.
Ho visitato donne nelle citta' statunitensi ed europee. Ho incontrato le
nostre sorelle del giorno-V in Egitto, Giordania, Marocco, Libano, Iraq e
Afghanistan.
Ad Haiti ho scoperto che lo stupro, attrezzo usato in guerra, ora e'
considerato normale e cresce: tanto che centinaia di donne denunciano
violenze sessuali ogni mese.
In Congo ho udito le storie delle atrocita' commesse contro le donne:
torture sessuali e stupro per centinaia di migliaia di donne e bambine.
Storie terribili, che spezzano il cuore.
In tutta l'America del nord e in Europa ho udito i racconti di donne
stuprate nei college, picchiate nelle loro case, trafficate e vendute per le
strade.
In Iraq ho trovato la distruzione dei diritti delle donne, cominciata con
l'invasione Usa, la crescita dei "delitti d'onore", degli stupri e degli
omicidi di donne.
In Afghanistan, signori della guerra, ex stupratori e assassini al potere,
il ritorno dei talebani, le ragazze che hanno paura di andare a scuola, le
donne insegnanti uccise, donne coraggiose in Parlamento minacciate e
censurate.
In Egitto e in tutta l'Africa, ancora le donne vengono mutilate dei loro
genitali: circa due milioni e mezzo l'anno.
*
Abbiamo attraversato cosi' tanti ostacoli, abbiamo mutato lo scenario del
dialogo, abbiamo reclamato le nostre storie e le nostre voci, ma non abbiamo
ancora portato alla luce o decostruito i basamenti culturali inerenti la
violenza, e le sue cause. Non siamo penetrate nel costrutto mentale che da
qualche parte, in ogni singola cultura, permette la violenza, si aspetta la
violenza, la attende e la istiga. Non abbiamo smesso di insegnare ai bambini
di sesso maschile che devono negare di essere spaventati, dubbiosi,
bisognosi d'aiuto, tristi, vulnerabili, aperti, teneri e compassionevoli.
Non abbiamo eletto leader che rifiutino la violenza come intervento, ne'
siamo diventate questi leader noi stesse, che facciano del porre fine alla
violenza il centro del loro agire anziche' ammassare nuove armi per provare
quanto maschi e quanto duri possono essere. Come Paul Hawken ha fatto notare
nel suo brillante ed ispirato libro Benedetta inquietudine: "Il nostro
prodotto maggiormente esportato, dopo il cibo, sono le armi. Armi che
spediamo a governi dal regime repressivo. Governi che distruggono le culture
indigene per pagare i debiti in cui incorrono acquistando armi. La violenza,
la manifattura della violenza, sono al cuore dell'economia statunitense, e
al centro della nostra anima".
Non abbiamo eletto leader che comprendano come non si possa dire che e'
necessario proteggere le donne e i piccoli e poi sostenere i bombardamenti
in Iraq. Esattamente, quali bimbi volete proteggere? Non abbiamo eletto
qualcuno che capisca che lo stesso meccanismo di occupazione, dominio ed
invasione a livello internazionale influenza e diventa modello per cio' che
accade nelle case, a livello domestico. Non abbiamo eletto qualcuno
sufficientemente coraggioso per fare della fine della violenza contro le
donne l'istanza centrale della sua campagna o del suo agire politico. Ne'
siamo state elette noi.
Se vogliamo che la violenza contro le donne abbia fine, l'intera storia deve
cambiare. Dobbiamo vedere cio' che la vergogna, e l'umiliazione, e la
poverta', e il razzismo e tutto cio' che ha costruito un impero sulla
schiena del mondo fanno alle persone che sono piegate per sostenerlo.
Dobbiamo dire che cio' che accade alle donne e importante per tutti, ed e'
molto importante.
*
Persino raccogliere fondi per fermare la violenza di genere puo' diventare
qualcosa di separato dalla nostra umana condizione, dalle nostre vite di
ogni giorno. Puo' creare una strana frammentazione e un discorso ancor piu'
bizzarro. Noi abbiamo bisogno di fondi, e la gente si sente meglio dopo aver
firmato un assegno. E cosi' abbiamo formato un movimento antiviolenza che ha
costruito rifugi, e attivato linee telefoniche, e creato posti in cui le
donne possono scappare ed essere al sicuro. E sebbene tutte queste cose
siano cruciali, persistono nel mantenere l'attenzione sulle cose e i posti,
anziche' sull'istanza: il focus e' sul salvataggio, non sulla
trasformazione.
E' la cultura che deve cambiare. Le credenze, le storie che stanno sotto, i
comportamenti della cultura. Ho sempre detto fin dallíinizio che nel fermare
la violenza contro le donne non possiamo arrivare troppo tardi. Eppure in
tutti questi anni stiamo ancora lottando per le briciole: briciole morali,
finanziarie, politiche.
Il "giorno-V", al momento, e' l'iniziativa che raccoglie piu' fondi contro
la violenza di genere nel mondo. Ma non e' una buona notizia. In un anno
raccogliamo dai 4 ai 6 milioni di dollari, che e' il costo di dieci minuti
di guerra in Iraq. In quei dieci minuti, una donna su tre sul pianeta verra'
stuprata o picchiata. Fate i conti.
Porre fine alla violenza contro le donne e', in effetti, aver la volonta' di
lottare per diventare un tipo diverso di essere umano. Significa non
accettare la violenza in se', che e' coercizione ed oppressione. Porre fine
alla violenza contro le donne significa aprirsi al loro potere, al loro
mistero, al cuore delle donne, all'indomita e infinita sessualita' e
creativita' delle donne, e non esserne spaventati.

3. MONDO. MAHA AKEEL: QUAND'E' CHE UNA DONNA SAUDITA DIVENTA ADULTA?
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo
apparso su "Arab News".
Maha Akeel, giornalista, e' commentatrice per "Arab News"]

E' sorprendente e frustrante constatare che le donne in Arabia Saudita,
nonostante tutti i loro successi, continuino ad essere trattate come minori
dipendenti, che hanno bisogno di guardiani di sesso maschile e sono forzate
ad essere dirette da costoro. Non possiamo continuare a dire che una donna
saudita ha tutti i suoi diritti, islamici e civili, quando il sistema
persiste a considerarla immatura, irresponsabile e dipendente dal suo
guardiano maschio, senza alcun riguardo per l'eta' che ha, per la sua
istruzione e intelligenza, o per quel che ha potuto raggiungere nella sua
carriera professionale. A che eta', e in quali circostanze, una donna in
Arabia Saudita puo' essere considerata indipendente, sana, responsabile,
adulta? Siamo costrette a sentire e sperimentare storie deprimenti e
umilianti giorno dopo giorno, nelle nostre vite quotidiane e sui giornali,
di come le donne lottino contro complicazioni non necessarie, come siano
lasciate sole a reclamare i propri diritti nei tribunali o presso altre
istituzioni governative. Perche' una giovane intelligente ed ambiziosa deve
avere il permesso del suo guardiano per iscriversi all'universita' o cercare
lavoro?
Il sistema comprende che il suo guardiano di sesso maschile puo' non avere a
cuore i suoi migliori interessi, quando le nega un'istruzione o una
professione? A che eta' una donna viene considerata vecchia abbastanza da
poter decidere con chi sposarsi, anche se il suo guardiano obietta o vuole
forzarla a sposare qualcuno che lei non desidera?
Perche' questo sistema e questa societa' non obiettano quando un padre da'
in moglie la figlia di tredici anni a un settantenne, ma si scandalizza se
una quarantenne decide di sposarsi contro la volonta' del padre, che voleva
continuare a profittare del salario di insegnante della figlia? Perche' un
tribunale divide una coppia felicemente sposata se un parente maschio della
donna obietta al matrimonio, mentre una donna deve comunque restare con un
marito che non vuole? In che momento si e' richiesta l'opinione della donna
sulla faccenda? Una donna adulta e matura puo' aver qualcosa da dire sulla
propria vita privata, oppure quel che conta sono solo i desideri degli
uomini?
Per non parlare degli ostacoli che le donne affrontano giornalmente
nell'ottenere la custodia dei figli, richiedere un divorzio, acquistare una
proprieta', viaggiare all'estero. In tutti questi casi, la donna ha bisogno
di un garante maschio o di un rappresentante maschio o del permesso del suo
guardiano maschio. Una donna lavoratrice con salario e risparmi sufficienti
non puo' comprare un'automobile se non c'e' un garante di sesso maschile che
firma il contratto. Una donna non puo' fare una denuncia senza un
rappresentante maschio o dare inizio a procedure legali, perche' i giudici
non riconoscono la sua carta di identita' e insistono a chiedere che due
uomini la identifichino.
Una donna, persino una di settant'anni, non puo' viaggiare all'estero senza
il permesso scritto, firmato e notificato del suo guardiano, che puo' essere
suo figlio o suo nipote. E' questo il rispetto che diamo alle nostre madri,
noi che ci vantiamo nell'Islam di rispettarle moltissimo?
Semplicemente andare a scuola, al lavoro, o all'ospedale per un'emergenza
medica, o persino a fare la spesa, e' un travaglio per le donne, perche'
dobbiamo preoccuparci di come arriveremo la', con o senza quell'"affidabile"
guidatore maschio da cui dobbiamo dipendere, e che magari e' un criminale.
Come possiamo fidarci di una donna affinche' cresca un figlio, insegni ai
bambini, curi le nostre malattie, ma non possiamo fidarci che sia adulta e
responsabile dietro un volante? Abbiamo chiesto di poter prendere la patente
di guida come ogni altra donna musulmana in giro per il mondo, perche'
sappiamo benissimo che non ci sono basi religiosi per negarci questo
diritto.
Ci hanno risposto che la societa' non accetterebbe mai donne che guidano per
le strade. Ammesso e non concesso che sia vero: e' stato fatto qualcosa in
proposito? Per esempio discussioni nelle scuole, formazione di donne in
polizia affinche' vi siano donne sulle strade e negli uffici, mettere limiti
d'eta' o limiti d'orario o di zone specifiche, o persino ricorrere alla
stessa vecchia faccenda del permesso del guardiano maschio.
Come vedete, la domanda resta quella: a che eta', ed in quali circostanze la
societa' e' disposta a riconoscere una donna come un'adulta responsabile ed
indipendente, che prende le proprie decisioni, fa le proprie scelte, ed ha
pieni diritti come cittadina?

4. RIFLESSIONE. I VITERBESI ONESTI E INFORMATI RINGRAZIANO IL PROFESSOR
MERCALLI
[Riportiamo il seguente comunicato del comitato che si oppone all'aeroporto
di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, dal titolo "I
viterbesi  onesti e informati ringraziano il professor Mercalli per aver
rivelato nella trasmissione televisiva 'Che tempo che fa' la verita' sul
mega-aeroporto per voli low cost a Viterbo che devasterebbe l'area termale
del Bulicame"]

Il comitato  che si oppone alla realizzazione a Viterbo di un mega-aeroporto
e che s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, ringrazia il professor
Luca Mercalli, autorevole climatologo e presidente della Societa'
Meteorologica Italiana (la maggiore associazione nazionale del settore delle
scienze dell'atmosfera), e la trasmissione televisiva "Che tempo che fa",
per aver fatto sapere a tanti telespettatori la verita' sul progetto di
realizzare a Viterbo un mega-aeroporto per voli low cost che devasterebbe
rilevanti beni ambientali e culturali, come l'area termale del Bulicame,
fondamentale ricchezza naturalistica, storico-culturale, sociale e
terapeutica della citta', ricordata gia' da Dante nella Divina commedia.
Finalmente anche attraverso la televisione pubblica viene rivelato quello
che tutti i viterbesi coscienti sanno, e che invece una lobby
politico-affaristica e i suoi interessati o insipienti e ignari
propagandisti cercano di tener nascosto cosi' ingannando i cittadini; e
precisamente che la realizzazione della distruttiva e dissennata opera
aeroportuale costituirebbe un danno immenso: un danno per la salute dei
cittadini, un danno per le ricchezze ambientali e culturali, un danno per le
autentiche vocazioni produttive del territorio, un danno per il pubblico
erario e per la comunita' italiana tutta a causa della distrazione di
ingenti fondi pubblici per un'opera speculativa e nociva quando invece
occorrerebbe utilizzare il pubblico denaro per potenziare le ferrovie e i
servizi a beneficio di tutti i cittadini.
*
Che la tracotante lobby politico-affaristica che propugna il mega-aeroporto
per proprio tornaconto e i suoi propagandisti insipienti o interessati
perdano la testa e passino ancora una volta agli insulti e ad ulteriori
ridicole e grottesche mistificazioni e' sintomatico del loro modo di
condursi e conferma come si siano sentiti ancora una volta smascherati.
Noi, come tutti i viterbesi onesti e informati, solleciti del pubblico bene,
impegnati per il diritto alla salute, per l'ambiente, per la legalita' e la
democrazia, per la difesa della biosfera, siamo grati al professor Mercalli,
ed invitiamo ancora una volta tutte le istituzioni e tutti i cittadini al
massimo impegno affinche' il mega-aeroporto per voli low cost del turismo
"mordi e fuggi" non sia realizzato, ne' a Viterbo ne' altrove, e che anzi si
proceda all'immediata e drastica riduzione dei voli, nel Lazio come ovunque.

5. PROFILI. GIOVANNA PROVIDENTI: PER DORIS LESSING
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) riprendiamo il segunte articolo
dal titolo "La Nobel che rifiuta le etichette" e il sommario "Iraniana di
nascita e poi vissuta in Rhodesia (ora Zimbabwe), Doris Lessino e' stata
insignita del Premio Nobel per la letteratura in quanto "cantrice
dell'esperienza femminile, che con scetticismo, passione e potere visionario
ha messo sotto esame una civilta' divisa".
Giovanna Providenti e' ricercatrice nel campo dei peace studies e women's
and gender studies presso l'Universita' Roma Tre, saggista, si occupa di
nonviolenza, studi sulla pace e di genere, con particolare attenzione alla
prospettiva pedagogica. Ha due figli. Partecipa  al Circolo Bateson di Roma.
Scrive per la rivista "Noi donne". Ha curato il volume Spostando mattoni a
mani nude. Per pensare le differenze, Franco Angeli, Milano 2003, e il
volume La nonviolenza delle donne, "Quaderni satyagraha" - Libreria Editrice
Fiorentina, Pisa-Firenze 2006; ha pubblicato numerosi saggi su rivista e in
volume, tra cui: Cristianesimo sociale, democrazia e nonviolenza in Jane
Addams, in "Rassegna di Teologia", n. 45, dicembre 2004; Imparare ad amare
la madre leggendo romanzi. Riflessioni sul femminile nella formazione, in M.
Durst (a cura di), Identita' femminili in formazione. Generazioni e
genealogie delle memorie, Franco Angeli, Milano 2005; L'educazione come
progetto di pace. Maria Montessori e Jane Addams, in Attualita' di Maria
Montessori, Franco Angeli, Milano 2004. Scrive anche racconti; sta
preparando un libro dal titolo Donne per, sulle figure di Jane Addams, Mirra
Alfassa e Maria Montessori, e un libro su Goliarda Sapienza.
Doris Lessing e' una delle piu' grandi scrittrici viventi. Dal sito
www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente scheda: "Doris Lessing
(Doris May Taylor) e' nata in Persia (Iran), figlia di genitori inglesi, nel
1919, e ha vissuto l'infanzia a Kermanshah dove il padre lavorava in una
banca. Nel 1925 la famiglia si e' trasferita nella colonia britannica della
Rhodesia (oggi Zimbabwe) a gestire una fattoria. Doris Lessing ha studiato
in un convento e poi in una scuola femminile di Salisbury, che ha
abbandonato a quattordici anni. Ha completato la sua formazione da
autodidatta, leggendo i grandi classici della letteratura. Ha lasciato la
casa paterna a quindici anni. Nel 1937 si e' trasferita a Salisbury ed e'
iniziato il suo impegno politico, nella sinistra non razzista. A diciannove
anni si sposa con Frank Charles Wisdom e ha da lui due figli, John e Jean.
Divorzia dal marito e lascia la famiglia nel 1943. Si iscrive al Partito
comunista, che abbandonera' nel 1954. Sposa in seconde nozze l'attivista
politico ebreo-tedesco Gottfried Lessing. Ma anche dal secondo marito si
separa, nel 1949, dopo aver avuto da lui un figlio. Dopodiche' si
trasferisce in Inghilterra col figlio minore, Peter, e li' pubblica il suo
primo romanzo, L'erba canta, nel 1950. Da questo momento consacra la sua
vita alla scrittura. Ha pubblicato romanzi, racconti, opere teatrali, libri
di fantascienza; nella sua opera, che affronta tematiche sociali quali il
conflitto razziale, l'emancipazione femminile, l'impegno politico, ha una
grande importanza l'elemento autobiografico. Nei romanzi degli anni
Cinquanta e dei primi anni Sessanta narra dell'Africa e critica apertamente
l'ingiustizia del sistema di potere dei bianchi, e per questo e' stata
bandita da Zimbabwe e Sudafrica nel 1956. Nel 1951 inizia a scrivere il
ciclo di Martha Quest, I figli della violenza, che comprende fra l'altro:
Martha Quest (1952), romanzo ambientato negli anni Trenta con protagonista
una Martha adolescente che vive in una misera fattoria sudafricana, poi in
citta', a contatto con la politica e i conflitti razziali; Un matrimonio per
bene (1954), che vede Martha sposarsi a diciannove anni e affrontare la vita
cittadina, un marito in guerra, tra tentazioni e dubbi nella solitudine;
Echi della tempesta (1958) e i due libri non tradotti in italiano,
Landlocked (1965) e The Four-Gated City (1969). Nel 1953, pubblica la
raccolta di racconti L'altra donna, che hanno per protagoniste tre donne in
vicende di distanza tra i sessi e di conflittualita' razziale. Nel 1957,
pubblica i racconti L'abitudine di amare, sulla 'necessita'' del rapporto
amoroso. Tra le altre raccolte di racconti, ricordiamo: Racconti africani
(1951-54), ambientati in una Rhodesia ancora sotto l'impero britannico dove
emerge la questione razziale, con le sue problematiche per neri e bianchi; e
successivamente Racconti londinesi (1987), ambientati in una Londra fatta di
diverse etnie, classi, comportamenti sociali, con donne e bambini esposti
alla durezza della metropoli; La storia di un uomo che non si sposava e
altri racconti (1972). Nel 1962, pubblica uno dei suoi romanzi maggiori, Il
taccuino d'oro, quasi una summa delle tematiche piu' care a Lessing, che vi
analizza i motivi di vita, politici, sociali, sessuali, della protagonista
Anna Wulf, raccolti in quattro taccuini. Nel 1967, pubblica un libro sui
gatti, Gatti molto speciali. Nel 1971, pubblica Discesa all'inferno; nel
1974, Memorie di una sopravvissuta. Tra il 1979 e il 1983 scrive la serie
fantascientifica Canopus in Argos. Per alcuni libri decide di usare lo
pseudonimo di Jane Somers per vedere se verra' pubblicata comunque. Nel
1983, pubblica Il diario di Jane Somers, un romanzo sull'amicizia di una
giovane donna, Janna, e di una vecchia signora, Maudie; nel 1984, pubblica
il suo seguito, Se gioventu' sapesse, che vede Janna, ormai
cinquantacinquenne, vedova, con una nipote diciottenne, nel vano tentativo
di far rivivere l'amore spensierato della giovinezza con un uomo. Nel 1985,
pubblica La brava terrorista, un romanzo che ha per protagonista una giovane
borghese militante, Alice, che organizza con generosita' la vita di una casa
occupata londinese e poi scivola lentamente nell'eversione. Nel 1988,
pubblica Il quinto figlio, romanzo sulla nascita in una famiglia borghese di
un bambino 'diverso', creatura di un'altra epoca, che fa saltare equilibri
fasulli e conformismi. Nel 1994, pubblica un libro di viaggio, Sorriso
africano. Quattro visite nello Zimbabwe, dove descrive il suo ritorno in
quattro occasioni nell'arco di dieci anni nell'ex Rhodesia. Nel 1995, fara'
ritorno per la prima volta anche in Sudafrica. Nel 1996, pubblica Amare,
ancora, che ha per protagonista un'anziana produttrice teatrale, Sarah, la
quale mentre allestisce una piece si innamora di due uomini piu' giovani.
Nel 1999, pubblica Mara e Dann. Nel 2000, pubblica Ben nel mondo, il seguito
de Il quinto figlio, sulla vita adulta del figlio 'diverso'. Nel 2001,
pubblica Il sogno piu' dolce, che narra una storia familiare lungo l'intero
Novecento con tutto il suo bagaglio di lotte, sconfitte, splendori ed
eroismi; una saga generazionale, tra Londra e l'Africa, che ruota attorno
alle figure di due donne, Frances e Julia. Nel 2003, pubblica i tre racconti
raccolti in Le nonne. Ha pubblicato inoltre due volumi di un'autobiografia:
Sotto la pelle, nel 1994, sui primi trent'anni di vita, dal 1919 alla
partenza per l'Inghilterra, tra tradizione europea e vita africana, due
continenti e due culture in conflitto; e Camminando nell'ombra, nel 1997,
sugli anni della costruzione dell'identita' letteraria, politica,
esistenziale, in una nazione e una citta' provate dalla guerra, tra il 1949
e il 1962. Non ha scritto, come era nel progetto iniziale, il terzo e ultimo
volume. Tra gli altri premi ha vinto il Grinzane Cavour 'Una vita per la
letteratura' nel 2001. Nel 2007 ha vinto il premio Nobel per la
letteratura"]

Il premio Nobel per la letteratura quest'anno e' stato dato a Doris Lessing
con questa motivazione: "cantrice dell'esperienza femminile, che con
scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civilta'
divisa". Nata nel 1919 in Iran, dove rimane fino all'eta' di sei anni,
quando si trasferisce nella Rhodesia del Sud, allora colonia inglese e oggi
repubblica dello Zimbabwe, dove vive sulla propria pelle le conseguenze di
schematismi, ghettizzazioni e intolleranze, pur facendo parte dei "bianchi"
privilegiati. A meta' secolo lascia l'Africa, con due figli piccoli, alla
volta della sconosciuta patria inglese, dove iniziando a scrivere romanzi
trova in una originale scrittura la propria complessa identita'.
In una intervista di Leda Betti (pubblicata su "Liberta'" il 24 giugno 2003)
Doris Lessing si presenta come una ragazzina che non ha frequentato buone
scuole, molto nevrotica, sempre in fuga e autodidatta, che non e' mai andata
d'accordo con sua madre alla quale, ammette, "devo tutto": le deve
l'iniziazione alla letteratura attraverso i classici che la madre riusciva a
fare arrivare "dall'Inghilterra, via mare, attraverso Citta' del Capo"; le
deve la difficile capacita' di stare da un'altra parte rispetto a quello che
la societa' si aspetta da te.
Uno stile classico e un andamento narrativo mai banale e rivolto a una
indagine profonda della psicologia dei singoli personaggi attraversano la
sua scrittura. Le opere di Lessing, di ambiente africano o meno, respirano
l'aria di piu' continenti e le sue opinioni si discostano da quelle della
massa perche' nei suoi intensi quasi novanta anni di vita ha imparato a
pensare autonomamente e a ridere di se stessa, come, secondo lei, ogni
cittadino e cittadina del mondo dovrebbe imparare a fare dimostrando di
essere persone libere, e, in quanto tali, civili.
*
Tra le mie letture giovanili ho rispolverato un racconto scritto da Lessing
negli anni Settanta, che mi sembra emblematico della sua produzione. Il
racconto, tratto dal volume Tra donne, si intitola "La stanza 19" e
rappresenta "il fallimento della razionalita'", ovvero il fallimento
dell'idea che possa esistere un modo giusto e unico di organizzare la vita
degli individui senza considerare le complesse esigenze interiori di ogni
singolo essere umano. La protagonista del racconto e' Susan Rawlings, una
donna sposata a un uomo "per le numerose affinita' che li accomunavano",
madre di quattro figli, e padrona di una grande casa in riva al fiume,
dentro la quale cerca invano di trovare un proprio spazio di autonomia, che
infine trova in una anonima stanza di un alberghetto per prostitute, che
finisce per appartenerle piu' della sua stessa casa: "quel senso di vuoto le
scivolava deliziosamente nelle vene, come fosse il suo stesso sangue".
Scoperta dal marito, atterrito dalla "follia" della moglie, si ritrova
costretta ad inventarsi un amante per rassicurarlo. Uscita dal ruolo di
madre e moglie si ritrova costretta a indossare il ruolo di amante per non
essere considerata pazza ed essere accettata dalla societa'-marito che le
propone un menage a quattro, avendo anche lui un amante.
Una bella metafora della societa' in cui viviamo oggi: se il modello in cui
sei prevista ti sta stretto c'e' sempre la possibilita' di sfornarne un
altro. Ecco forse perche' Doris Lessing non ama essere definita icona del
femminismo, e crede piu' nelle trasformazioni dei singoli individui che nei
cambiamenti della politica: non vuole essere collocata in nessuna etichetta,
solo continuare a cercare un proprio e sempre rinnovato spazio di autonomia,
forse per riscattare tutte le Susan Rawlings sprofondate nel suicidio o
nella depressione.
Tra le sue opere maggiori ricordiamo I figli della violenza (ciclo di cinque
opere, tra cui Martha Quest, che narra la storia dell'emancipazione della
protagonista e della sua ricerca di identita') e Il taccuino d'oro, che
registra le inquietudini culturali degli anni '60.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 282 del 23 novembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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